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Telegrammi. 237



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 237 del 30 giugno 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Mao Valpiana, Daniele Lugli: Una lettera del Movimento Nonviolento alla Tavola della Pace
2. Diffida al Ministro dei Trasporti
3. La sezione dell’Anpi di Cinisello Balsamo ricorda Giuseppe Gozzini
4. Vittorio Bellavite ricorda Giuseppe Gozzini
5. Edoarda Masi ricorda Giuseppe Gozzini
6. Luigi Ciotti ricorda Mario Picchi
7. Centro italiano di solidarieta’: Un profilo di don Mario Picchi
8. Il cinque per mille al Movimento Nonviolento
9. "Azione nonviolenta"
10. Segnalazioni librarie
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'
 
1. LETTERE. MAO VALPIANA, DANIELE LUGLI: UNA LETTERA DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO ALLA TAVOLA DELLA PACE
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax:  0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) riceviamo e diffondiamo.
Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007.
Daniele Lugli e' il presidente nazionale del Movimento Nonviolento. nato a Suzzara (Mn) nel 1941, risiede a Ferrara; laureato in giurisprudenza, opera in associazioni senza fini di lucro e si occupa in particolare di questioni inerenti i diritti umani, la pace, la trasformazione dei conflitti, la partecipazione e l'ambiente; e' Difensore civico della Regione Emilia Romagna. Figura storica della nonviolenza, unisce a una lunga e limpida esperienza di impegno sociale e politico anche una profonda e sottile competenza in ambito giuridico ed amministrativo, ed e' persona di squisita gentilezza e saggezza grande]

Cari amici,
scriviamo a nome e per conto del Movimento Nonviolento, al riguardo del cinquantesimo anniversario della Marcia Perugia-Assisi nel 2011. Come noto il Movimento Nonviolento fu fondato da Aldo Capitini proprio all'indomani della Marcia del 1961 per proseguire negli impegni scaturiti dalla marcia stessa.
La storica prima Marcia della Pace Perugia-Assisi fu promossa da Aldo Capitini del Centro per la Nonviolenza. Il Movimento Nonviolento, che prosegue l’opera capitiniana, indisse altre tre identiche marce nel 1978, 1981 e 1985. Successivamente la paternita' dell’iniziativa e' stata fatta propria dalla Tavola della Pace, con la meritoria promozione di una serie di altrettali marce, fino ad oggi.
Molti dei protagonisti ed organizzatori della prima Marcia sono ancora attivi ed impegnati nel Movimento (da Pietro Pinna a Daniele Lugli, da Franco Perna ad Alberto L'Abate, ecc.) e con loro riteniamo che nell’occasione della celebrazione del cinquantesimo anniversario della Marcia, la Tavola della Pace ed il Movimento Nonviolento debbano accordarsi per provvedere in comune nella promozione congiunta della Marcia della Pace del 25 settembre 2011.
Per questo riteniamo utile un incontro da concordare.
Cordiali saluti,
Mao Valpiana, segretario del Movimento Nonviolento
Daniele Lugli, presidente del Movimento Nonviolento
 
2. DOCUMENTI. DIFFIDA AL MINISTRO DEI TRASPORTI
[Riceviamo e diffondiamo]
 
Al ministro dei Trasporti
e per opportuna conoscenza: alla ministra dell'Ambiente, al ministro della Salute, al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, ai mezzi d'informazione
Oggetto: Diffida
*
Signor Ministro dei Trasporti,
nei giorni scorsi abbiamo appreso dai mezzi d'informazione che Lei intenderebbe perseverare nella volonta' di realizzare a Viterbo, nel cuore della preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame, un insensato ed illegale mega-aeroporto: un mega-aeroporto gravemente nocivo per la salute della popolazione viterbese; un mega-aeroporto distruttivo di beni ambientali, culturali, sociali, economici e terapeutici di inestimabile valore ed insostituibili; un mega-aeroporto che costituisce uno sperpero folle e criminale di risorse pubbliche; un mega-aeroporto che flagrantemente viola le leggi vigenti.
Con la presente vorremmo ricordarle che nel corso degli ultimi anni numerosi studi ed inoppugnabili documentazioni hanno definitivamente dimostrato l'insensatezza e l'illegalita' di questa operazione speculativa e vandalica, inquinante e distruttiva.
Pertanto con la presente siamo a diffidarla dal voler ulteriormente favoreggiare un'iniziativa inammissibile.
E preannunciamo fin d'ora tutte le iniziative legali adeguate al fine di impedire la commissione della serie di crimini che la realizzazione del mega-aeroporto nell'area del Bulicame a Viterbo comporta, ricordandole altresi' come la magistratura abbia gia' aperto un'inchiesta per corruzione a carico di amministratori e dirigenti del Comune di Viterbo.
Distinti saluti,
*
Il Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti
Viterbo, 29 giugno 2010
Per informazioni e contatti: e-mail: info at coipiediperterra.org, sito: www.coipiediperterra.org, recapito postale: c/o Centro di ricerca per la pace, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com
 

3. MEMORIA. LA SEZIONE DELL’ANPI DI CINISELLO BALSAMO RICORDA GIUSEPPE GOZZINI

[Dal sito della sezione di Cinisello Balsamo dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (http://anpicinisello.blogspot.com) riprendiamo il seguente ricordo dal titolo “A 73 anni ci ha lasciato Giuseppe Gozzini, un maestro di pace”]

 

Giuseppe Gozzini era nato a Cinisello Balsamo nel 1936 in una famiglia operaia, il padre era saldatore alla Breda. Cresce nell’ambiente dell’oratorio San Luigi e dell’Azione Cattolica, animato da profondi sentimenti di giustizia e uguaglianza e dal desiderio di andare a fondo di tutte le cose.

Laureato in giurisprudenza, lavora come pubblicista, scrivendo anche per riviste di forte impegno politico e sociale, rivelando una cultura e un’acutezza di pensiero che, per forza di cose, catturano chi entra in contatto con lui.

Durante il ’68 e’ attivo nella controinformazione e negli anni dell’universita’ frequenta la Corsia dei Servi a Milano dove conosce padre Camillo De Piaz.

Nel novembre del 1962, chiamato alle armi, rifiuta di indossare la divisa militare: sara’ il primo obiettore di coscienza cattolico italiano, scelta che ai quei tempi equivaleva a reato militare.

Il suo coraggioso gesto, costatogli una condanna a sei mesi di carcere militare, suscita nell’Italia degli anni Sessanta un notevole scalpore e crea un caso mediatico di notevoli proporzioni. Mai in Italia si era visto un giovane cattolico, settentrionale, istruito, di buona famiglia, disobbedire in modo cosi' palese e intransigente ad un’istituzione dello Stato. Gozzini, tuttavia, vive l’obiezione al servizio militare come la piu' naturale conseguenza del proprio credo.

Esplode, clamoroso, il "caso Gozzini". Viene dunque incarcerato e processato, ma ne prendono le difese il sindaco di Firenze Giorgio La Pira e due preti toscani. Padre Ernesto Balducci che sara' denunciato a sua volta per un articolo apparso su "La Nazione" e condannato in Corte d'Appello a otto mesi di reclusione (15 ottobre '63), sentenza poi confermata in Cassazione (giugno '64), e don Lorenzo Milani, che diffonde una lettera aperta ai cappellani militari che sara' pubblicata su "Rinascita" (citato in giudizio, don Milani sara' assolto il 17 febbraio '66). Dalla lettera e dagli atti del successivo processo scaturira' un libro fondamentale: L'obbedienza non e' piu' una virtu'.

Il suo gesto segna uno spartiacque nella storia dell’obiezione di coscienza in Italia; da quel momento anche altri giovani si sentono motivati a rifiutare il servizio militare in nome del proprio pacifismo e giustificano questa scelta con il proprio essere cattolici.

Gozzini e' solo il primo di una serie di casi che avvengono fra il 1962 e il 1972, anno di promulgazione della prima legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia.

Giuseppe Gozzini esce dal carcere nel 1963, si avvicina al gruppo dei "Quaderni rossi", si presenta come un cattolico di formazione marxista, come lo erano stati Felice Balbo o Franco Rodano (gli amici di padre Camillo De Piaz). Convinto dell'importanza della "nonviolenza di parte", anima critica e figura del dissenso, s'impegna costantemente, soprattutto nella controinformazione di base, scrivendo e promuovendo iniziative editoriali per i movimenti, documentando l'opposizione degli obiettori americani alla guerra nel Vietnam. Dopo la prima guerra del Golfo (1991) riprende i contatti in Italia con l'area pacifista ed e' tra i fondatori della rivista "Guerre & pace".

L’Amministrazione comunale di Cinisello Balsamo gli assegna, nel 2004, l’onorificenza “Spiga d’Oro” con la seguente motivazione: Per essere stato nel 1962 il primo obiettore di coscienza cattolico, un testimone che ha fatto della nonviolenza un principio fondamentale della propria vita, con un impegno costante contro la guerra promuovendo una cultura di pace. Con questa sua azione ha favorito un nuovo modo di pensare, di intendere e praticare un diverso servizio al Paese, attraverso attivita' di carattere sociale e assistenziale espletate nelle associazioni e negli enti pubblici. Una obiezione di coscienza intesa come strumento di ogni persona per testimoniare valori e scelte di vita che concorrono alla realizzazione di se' e dell’intera societa' civile”.

Gozzini si impegna a fondo per insegnare ai giovani l’importanza della scelta pacifista e nonviolenta e, infatti, tornera' spesso nella sua citta' per incontrare i ragazzi che prestano servizio civile presso l’Amministrazione comunale.

Il 20 aprile 2006, in occasione del LXI anniversario della Liberazione, sara' a Cinisello Balsamo per presentare il suo libro Sulla frontiera. Camillo De Piaz, la Resistenza, il Concilio e oltre; durante la presentazione sara' al suo fianco padre Camillo.

Avremmo voluto averlo ancora qui a parlare del suo ultimo libro Esercizi di memoria, il '68 visto dal basso. Sussidio didattico per chi non c'era. Una cronistoria dettagliata dei movimenti sociali, che hanno trasformato modi di pensare e di vivere, idee e comportamenti di una generazione fino al '75. Ma purtroppo la sua ultima uscita pubblica con i "movimenti" era stata per l’aeroporto Dal Molin, poi il letto, l’ospedale, la fine: "Se ne e' andato sereno", hanno detto la moglie e le due figlie, e l’hanno detto con un sorriso, davanti alla modesta bara di legno chiaro coperta solo dalla bandiera della pace ai funerali nella chiesa di San Simpliciano.

Non altre insegne, non un fiore, un grido, una persona famosa, un politico. La piccola folla di giovani che avevano capito il suo esempio, di vecchi che l’avevano conosciuto fin da ragazzo, forse anche di persone che con la religione avevano avuto sempre poco a che fare, e' entrata seria, ma amichevole, con una grande gioia e pace dentro di se'. Almeno, da come tutti si salutavano, e da cio' che qualcuno aveva detto parlando dall’altare.

Durante la messa, il vecchio don Germano, suo amico anche negli anni piu' difficili, ha detto due parole e poi si e' commosso e ha di botto lasciato la balaustra. Moltissimi si sono accostati all’eucaristia per ricordare questo "ragazzo" (negli anni non era cambiato: la pulizia interiore gli impediva di invecchiare) che veniva definito cattolico-marxista ed era amico degli anarchici. Non era stato solo il primo obiettore cattolico, era stato anche il primo che, contro le versioni dei media, aveva pubblicamente difeso l’immagine dell’anarchico Pino Pinelli, precipitato da una finestra della Questura dopo la strage del dicembre 1969 in piazza Fontana.

Aveva il coraggio cristiano.

Manchera', a chi lo ha conosciuto e a tutta la societa' civile, il suo impegno, il suo rigore, la sua dolcezza.

A Giuseppe Gozzini un saluto affettuoso dalla sua citta'.
 

4. MEMORIA. VITTORIO BELLAVITE RICORDA GIUSEPPE GOZZINI

[Dal sito di “Adista” (www.adistaonline.it) riprendiamo il seguente ricordo dal titolo “E’ morto Giuseppe Gozzini, primo obiettore cattolico, profeta della ‘nonviolenza di parte’”]

 

Giuseppe Gozzini e' morto a Milano il 13 maggio a 73 anni, dopo due anni di sofferta malattia. La sua scomparsa ha avuto purtroppo poca risonanza, anche nell’area pacifista e della sinistra alternativa, di cui Beppe e' stato un protagonista per tutta la vita. Ai funerali, sabato 15 maggio, nella parrocchia di S. Simpliciano, Giuseppe e' stato pero' accompagnato dalla presenza e dall’amicizia dei tanti amici, cattolici, anarchici, non credenti incontrati nel corso della sua lunga militanza politico-ecclesiale. A celebrare, l’anziano salesiano don Germano Proverbio, amico fraterno di iniziative di rottura. Dall’altare, don Germano ha ricordato le caratteristiche di una personalita', quella di Gozzini, tanto schiva quanto profetica. Pensare a Beppe - ha detto - e' avere in mente un modo di essere uomo e cittadino, una specie di modello dell’antiretorica nel modo di pensare e di vivere, in famiglia, nei rapporti con gli amici (e coi meno amici), nel concentrarsi in un impegno culturale e sociale durato una vita, sempre ai margini o esterno ai tanti luoghi comuni di ogni cultura di massa, a partire da quella che si dice per il cambiamento; i semi che Beppe ha personalmente e in modo originale e da solo diffuso per tutta la vita, spesso non adeguatamente riconosciuti e valorizzati, hanno poi contribuito - ha detto il salesiano - nonostante tutto, alla crescita del Paese e al raggiungimento di conquiste di grande civilta', come l’obiezione di coscienza al potere nella sua dimensione piu' direttamente ed esplicitamente violenta, quello delle strutture militari.

Di famiglia operaia, Gozzini era nato nel 1936 a Cinisello Balsamo, vicino Milano, dove inizio' la sua attivita' di organizzatore di iniziative di base. La conoscenza con padre Camillo De Piaz, della Corsia dei Servi, di padre David Maria Turoldo, il rapporto con Jean Goss del Mir, la lettura di don Primo Mazzolari sono gli incontri che faranno di Gozzini un militante della nonviolenza e del pacifismo. Dopo aver aiutato disertori francesi della guerra d’Algeria, nel novembre del 1962, richiamato alle armi, si rifiuto' di indossare la divisa militare; fu il primo cattolico italiano. Il processo e la condanna a sei mesi di carcere senza condizionale ebbero enorme risonanza. Testimone al processo fu, tra gli altri, Aldo Capitini. Padre Ernesto Balducci prese le sue difese e fu, a sua volta, condannato. Successivamente, fu don Lorenzo Milani, anche in seguito alla vicenda di Gozzini (con cui tenne un contatto epistolare), con la sua “Lettera ai cappellani militari” a subire un processo e a dare una risonanza ancora piu' vasta alla questione dell’obiezione di coscienza. Si estese cosi' un movimento antimilitarista che ebbe, alla fine, un positivo esito parlamentare con l’approvazione della legge 772 nel 1972 sull’obiezione di coscienza al servizio militare.

Intanto, per Gozzini uscito dal carcere nel 1963, si apri' una seconda stagione di vita; gia' prima dell’obiezione aveva letto non solo Tommaso o Agostino, ma anche Il Capitale di Karl Marx e gli scritti di Rosa Luxemburg, avvicinandosi al gruppo dei “Quaderni rossi” che proponevano una critica del Pci da sinistra. Gozzini si presenta come un cattolico di formazione marxista, come lo erano stati nel primo dopoguerra Felice Balbo e Franco Rodano.

Fino alle soglie del ’68, pur continuando a far parte del gruppo formatosi intorno ai “Quaderni rossi”, Gozzini mantiene i contatti con altri gruppi di impronta antimilitarista e conosce cosi', fra gli altri, Giuseppe Pinelli. La mattina dopo che Pinelli “e' stato morto” nella Questura di Milano, sara' il primo a sostenere l’impegno nonviolento di questo sconosciuto ferroviere, con una lettera aperta pubblicata da decine di giornali e riviste.

In questi anni e in quelli che seguono, inizio' a domandarsi che senso avesse impegnarsi in gruppi che si occupano del problema della pace, quasi fosse una “specializzazione”, isolata dalle altre battaglie che si combattevano sul fronte culturale, politico, religioso. Anche lottare contro l’ingiustizia sociale partendo da un’analisi di classe e' un modo per contribuire alla pace. Il superamento evangelico della contrapposizione fra amico e nemico non esclude la scelta “da che parte stare”, con chi impegnarsi per abbattere il “disordine costituito”. Anche Gesu' stava dalla parte dei poveri, dei pubblicani, delle samaritane.

Su questa convinzione di fondo (l’importanza della “nonviolenza di parte”), partecipa al ’68, impegnandosi soprattutto nella controinformazione di base, scrivendo e promuovendo iniziative editoriali per i movimenti, documentando, ad esempio, l’opposizione alla guerra nel Vietnam degli obiettori di coscienza negli Usa e di migliaia di soldati americani ammutinati e disertori.

Dopo la prima guerra del Golfo (1991) riprende i contatti in Italia con l’area pacifista ed e' tra i fondatori della rivista “Guerre & pace”. L’ultimo suo impegno di un’abbondante produzione pubblicistica (dal punto di vista professionale Gozzini era copywriter e lavorava per agenzie di comunicazione) fu la redazione di una biografia di padre Camillo, pubblicata per le edizioni Scheiwiller quattro anni fa, con il titolo Sulla frontiera. Camillo De Piaz: dalla Resistenza al Concilio.
 

5. MEMORIA. EDOARDA MASI RICORDA GIUSEPPE GOZZINI

[Dal sito de “L’ospite ingrato” (www.ospiteingrato.org) riprendiamo il seguente ricordo apparso col titolo “Ricordare Giuseppe Gozzini”, trascrizione a cura del Centro Fortini di un intervento di Edoarda Masi a Radio Popolare del 18 maggio 2010]

 

Beppe Gozzini ha avuto un momento di notorieta' quando nei primi anni Sessanta fece la prima obiezione di coscienza dei cattolici al servizio militare. Ne segui' l’imprigionamento per alcuni mesi a Firenze. Un grande successo dei fiorentini di opposizione, specialmente cattolici, nella Firenze di quel tempo. Poi seguirono le polemiche di Balducci, di don Milani. Beppe Gozzini e' una personalita' esemplare del secolo XX: poco conosciuto, in fondo, mentre era un uomo di eccezionali qualita', di estrema intelligenza e sensibilita'. Suo padre era un operaio e Beppe ha mantenuto per tutta la vita la tradizione del proletario, anche se grazie alle sue capacita' ha studiato da giovane con l’aiuto dei preti, poi pagandosi gli studi superiori. Faceva il mestiere di pubblicitario, che non gli piaceva, nel quale pero' ebbe molto successo. Lo faceva per campare: aveva la famiglia, con la moglie Paola, molto amata. E' stata una coppia meravigliosa. Quello che di meglio l’Italia ha dato nel secolo scorso, che pochi conoscono. E' un uomo che e' il frutto della tradizione socialista e cattolica del proletariato, insieme a una borghesia antagonista che, in parte, era di alto livello, non quella di oggi. Gli ultimi sprazzi di capitalismo con degli aspetti positivi. Gozzini fu intransigentemente all’opposizione. Era capace di distinguere, da vero credente cristiano e cattolico, i grandi dogmi dai motivi religiosi dalla politica corrente. La forza dell’opposizione, oltre che dalla tradizione socialista, gli veniva proprio da questa conoscenza profonda del vero cristianesimo. Quindi fu sempre in opposizione, quando era necessario, alle politiche delle gerarchie ecclesiastiche. Fu un uomo che espresse quel miscuglio di cattolicesimo e socialismo anarchico della tradizione italiana, che fu raccolto non esplicitamente, ma nella pratica, dal Partito comunista, e che espresse anche in Italia cio' che e' stata la grandezza del XX secolo: il fatto che motivi, che un tempo erano stati solo di avanguardie operaie o di elite intellettuali, sono divenuti patrimonio di interi popoli, di milioni di persone, in Italia e nel mondo. E' stato il periodo che e' cominciato con la prima guerra mondiale, le rivoluzioni d’Europa, il movimento della decolonializzazione, poi la socialdemocrazia del secondo dopoguerra: tutto questo prese forma anche in uomini come Gozzini. Sono il tessuto vero, positivo, di un’Italia che oggi sembra scomparsa nella miseria. Scomparsa perche' in tutto il mondo sappiamo che il sistema vigente e' in crisi. Non una momentanea crisi economica, ma una crisi di struttura, sulla via del tramonto, e che trascina via per primi gli anelli piu' deboli. Per questo dobbiamo ricordare uomini come Beppe, non per tornare al passato, ma perche' guardare questo passato recente ci puo' servire per costruire finalmente un futuro possibile.
 
6. MEMORIA. LUIGI CIOTTI RICORDA MARIO PICCHI
[Dal sito del Gruppo Abele (www.gruppoabele.org) riprendiamo il seguente comunicato del 31 maggio 2010 dal titolo "Don Ciotti: Don Picchi ha dato dignita' e speranza"]
 
Don Luigi Ciotti ricorda don Picchi: "E' stato un prete generoso, che ha speso la sua vita per dare dignita' e speranza alle persone. E che lascia tanti affetti e cose concrete". Cosi' don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e Libera ricorda don Mario Picchi.
"Ci lascia l'impegno educativo e l'attenzione ai giovani - sottolinea don Ciotti -, la capacita' di andare oltre la superficie del disagio, di coglierne le cause sociali, il contributo per cambiare le leggi, per costruire contesti di maggiore giustizia e accoglienza. E quel 'Progetto uomo' che condensa lo spirito di un' opera tutta al servizio delle persone".
"Mi legava a don Mario - dice don Ciotti - l'essere partiti in quegli anni dalla strada, ma anche la fedelta' a una Chiesa davvero al servizio dei poveri, dei fragili, degli esclusi".
"L'ultima immagine che conservo di lui - conclude - e' quella di una persona che affronta con grande dignita' la malattia: con quella bombola di ossigeno che si portava sempre appresso, ma che non gli ha impedito, anche negli ultimi tratti della vita, di continuare a dare ossigeno, e speranza, ai progetti e alle persone incontrate nel suo cammino".
 

7. MEMORIA. CENTRO ITALIANO DI SOLIDARIETA’: UN PROFILO DI DON MARIO PICCHI

[Dal sito del Ceis (www.ceis.it) riprendiamo la seguente notizia biografica su don Mario Picchi (1930-2010) deceduto a Roma il 29 maggio]

 

Don Mario Picchi, fondatore e presidente del Centro Italiano di Solidarieta' (CeIS), era nato a Pavia nel 1930. Ordinato sacerdote nel 1957 a Tortona, dove aveva vissuto la sua infanzia e adolescenza con i genitori e quattro fratelli, esercito' la sua missione per dieci anni ancora in Piemonte, in particolare come viceparroco di Pontecurone, il paese di san Luigi Orione, per essere poi chiamato a Roma, nel 1967, con l’incarico di cappellano del lavoro presso la Pontificia Opera di Assistenza.
Nel 1968, occupandosi di ferrovieri e dei loro figli, con grande attenzione ai problemi dei giovani, comincio' a riunire e ad animare i primi gruppi di volontariato, creando una prima associazione denominata Centro Internazionale di Solidarieta'. Attraverso azioni di sensibilizzazione, recite teatrali e altre iniziative, si cercava di attirare l’attenzione della pubblica opinione su problemi nazionali e internazionali. Un primo risultato fu una raccolta di denaro inviato in Nigeria alle popolazioni in grave difficolta' negli anni della sanguinosa guerra del Biafra.
Da quelle iniziative prese corpo il Centro Italiano di Solidarieta' (CeIS di Roma), al quale, da allora, dedico' tutto il suo tempo e tutte le proprie energie. Il CeIS si costitui' legalmente come libera associazione nel 1971 e don Mario Picchi trovo' aiuto nel pontefice Paolo VI, che gli offri' un appartamento in un palazzo di proprieta' del Vaticano, in piazza Benedetto Cairoli, presso Largo di Torre Argentina, nel cuore di Roma. Si chiuse cosi' il periodo della vita in strada, della ricerca affannosa di un alloggio giorno dopo giorno e notte dopo notte: ma di quel primo periodo restava la porta del CeIS aperta sulla strada e disponibile ad accogliere chiunque fosse in difficolta' e avesse bisogno di un aiuto, morale e spirituale, ma anche economico e concreto, un piatto caldo o un letto dove riposare.
Negli anni '70 l’attenzione del sacerdote e dei suoi collaboratori volontari - giovani studenti, insegnanti, professionisti, alcuni religiosi e religiose - si diresse principalmente verso il problema della tossicodipendenza, perche' questa era la necessita' piu' impellente. Dall’uso di amfetamine e allucinogeni, nonche' dei derivati della cannabis, si stava passando con una situazione epidemiologica drammatica all’uso di eroina. L’Italia era del tutto impreparata, non disponeva neppure di una legge adeguata, considerato che fino al 1975 le uniche destinazioni per un tossicodipendente erano il carcere o il manicomio.
I mass media criminalizzavano indiscriminatamente l’assuntore di droghe. Le famiglie vivevano nella disperazione e nella paura. I governanti non sapevano come tradurre in atti politici la loro preoccupazione. L’allarme sociale cresceva in modo esponenziale.
L’intuizione di don Mario e dei suoi collaboratori fu duplice. Sul piano concettuale, capire - e poi trasmettere tale convinzione - che l’attenzione doveva essere posta sulla persona e non sulle droghe. Chi sta male e vuol sballare puo' farlo con qualsiasi sostanza, anche legale, con l’alcool, con i farmaci prescrivibili dai medici, con gas, colle, vernici... Ha bisogno dunque di un ripensamento dei propri valori, di ritrovare la voglia di vivere, di un cammino interiore, opportunamente accompagnato da operatori preparati, per abbandonare la droga. La crisi di astinenza e' dolorosa ma dura pochi giorni o poche ore: il punto e' come non tornare, poi, alla droga.
Sul piano pratico, il CeIS guardo' con interesse a quanto si era realizzato in quei Paesi stranieri in cui l’emergenza droga, e l’eroina in particolare, si erano diffuse prima che in Italia. Partecipando a convegni internazionali e guidando viaggi di studio, don Picchi si rese conto che una risposta importante e foriera di successi era la comunita' terapeutica residenziale, indicata fin dall’inizio non come una panacea o una soluzione buona per chiunque, ma certo come una struttura di contenimento in cui la vita in comune, la possibilita' del confronto quotidiano con gli altri e con le proprie responsabilita', le dinamiche dell’auto-aiuto e i vari strumenti pedagogici e terapeutici messi in campo erano in grado di allontanare i giovani dalla tossicodipendenza.
Nel settembre 1978 a don Picchi fu affidata l’organizzazione dei III Congresso mondiale delle Comunita' Terapeutiche, celebrato a Roma con circa 500 delegati da ogni Paese e continente. Fu quello il momento decisivo in cui l’Italia scopri' l’esistenza delle comunita' terapeutiche e inizio', molto lentamente, a trasformare la paura e lo scoraggiamento in azione concreta. La prima comunita' terapeutica del CeIS si apri' nel febbraio 1979 alla periferia di Roma, nella borgata del Trullo, in una piccola struttura messa a disposizione dalle suore olandesi di Tillburg. Vi confluirono i primi ospiti e operatori, anch’essi alle prime esperienze: “Sant’Andrea”, questo il nome della comunita' terapeutica, fu anche la prima scuola di formazione per operatori.
L’incontro con Giovanni Paolo II, che invito' don Mario a concelebrare messa in Vaticano e ne ascolto' le preoccupazioni, permise al CeIS di cominciare una straordinaria avventura che lo ha trasformato da piccolo gruppo di volontariato in una delle associazioni non governative piu' note a livello internazionale nell’ambito sociale. La villa ai Castelli Romani ceduta dal papa divenne nel novembre 1979 la comunita' terapeutica “San Carlo, il grande laboratorio educativo-terapeutico delle piu' importanti strategie del CeIS, ospitando fino a 130 residenti al giorno e oltre 3.000 nei suoi 31 anni di vita.
La “Casa del Sole”, altra villa nel comune di Castel Gandolfo, si trasformo' nella Scuola di formazione internazionale che ha accolto docenti e discenti di tutto il mondo, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, sociologi, pedagogisti, e persone desiderose di avviare iniziative sul modello del CeIS di Roma. Tali iniziative si sarebbero sviluppate in alcuni Paesi europei, a cominciare dalla Spagna (e poi Portogallo, Danimarca, Slovenia, ecc.) e dall’America Latina, con presenze significative anche in Asia e in Africa.
Le strutture e le metodologie di lavoro proposte erano flessibili e tengono conto delle situazioni storiche, religiose, politiche, economiche e culturali di ciascun Paese. Ma si richiamavano a una precisa filosofia d’intervento, che don Mario Picchi chiamo' semplicemente, dal 1980, “Progetto Uomo”.
“Progetto Uomo” non e' una metodologia specifica o un credo filosofico ne' tantomeno una terapia, ma piu' semplicemente l’insieme di principi e di valori che guidano l’azione di chi pone la persona umana al centro della storia, come protagonista affrancata da ogni schiavitu', tesa al rinnovamento, alla ricerca del bene, delle liberta', della giustizia. E' la valorizzazione della propria identita' rispettando nello stesso tempo quella degli altri, valorizzando il dialogo e la cooperazione.
“Progetto Uomo” - ha ripetuto sempre don Mario Picchi - vuol dire “amare”. Amare tutte le creature e il loro valore, senza giudicarle, ma rispettandole e aiutandole. Il suo significato nel XXI secolo - aveva aggiunto recentemente - rimane intatto e si pone anzi con rinnovato vigore dinnanzi alle tante sfide riguardanti le nuove generazioni e la sofferenza di uomini e donne di ogni eta'.
L’esperienza e i sistemi formativi del CeIS hanno dunque promosso, in molti Paesi, la nascita di decine di programmi e associazioni che si collegano al “Progetto Uomo”. L’organizzazione, sempre a Roma, dell’VIII Congresso mondiale delle Comunita' Terapeutiche nel 1984, l’anno di maggiore allarme sociale e politico nei confronti della droga, suscito' ulteriormente l’interesse generale per cio' che il mondo e le metodologie comunitarie erano in grado di offrire ed anche per le necessarie iniziative di reinserimento sociale e lavorativo, di coinvolgimento attivo delle famiglie, di impegno educativo per la prevenzione.
In Italia la maggior parte di queste associazioni si riunirono nella Federazione Italiana delle Comunita’ Terapeutiche (Fict), di cui don Mario e' rimasto presidente fino al 1994.
A Roma e nella provincia si sono moltiplicate le strutture e i servizi del Centro Italiano di Solidarieta', evolutisi nel tempo secondo le nuove esigenze e richieste degli utenti. Dalla comunita' terapeutica per assuntori di droghe con legami sociali ancora saldi (comunita' terapeutica “Santa Maria”, in origine a Torvaianica sul litorale laziale e poi nel complesso di via Appia Nuova, in zona Capannelle), al
Programma “Serale” per adulti lavoratori; dall’Accoglienza diurna ai servizi specifici per adolescenti (“Mentore”) e per bambini di famiglie problematiche (“Mani Colorate” nella struttura di lungotevere Raffaello Sanzio, gia' sede della Comunita' di Reinserimento degli ospiti provenienti dalla comunita' terapeutica, negli anni '80); dalle attivita' in favore delle scuole e degli insegnanti, oltre che degli studenti (“Koine’” e poi “Gulliver”), per la prevenzione del malessere e la promozione del benessere, alle iniziative culturali, educative, informative con la rivista “Il delfino” (dal 1976), il centro studi e la biblioteca “Agora'”, i libri, i manuali, i rapporti di progetto e dalla fine degli anni Novanta la newsletter e il sito internet); dal “Barone Rampante” per persone senza fissa dimora a “Eco” per giovani in doppia diagnosi (tossicodipendenza e problemi psichiatrici); dall’assistenza domiciliare ai malati di Aids al gruppo di volontariato per l’assistenza agli anziani; dalle iniziative in favore di stranieri immigrati, rifugiati e richiedenti asilo politico alla piu' recente comunita' “La Casa” per pazienti psichiatrici dimessi dagli ospedali.
Nel 1985 l’
Assemblea generale del’Onu ha riconosciuto il CeIS di Roma come Organizzazione non governativa del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. In tal modo il CeIS ha potuto operare sistematicamente come agenzia esecutiva di progetti finanziati dall’Onu, che porteranno a una cinquantina di iniziative in tutto il mondo, la piu' importante delle quali e' l’Ospedale Generale Universitario di Coroico, in Bolivia, un modello di efficienza e un punto di riferimento per la crescita dell’educazione sanitaria, della prevenzione e dell’aggregazione sociale di tutto il povero territorio degli Yungas dove i contadini vivevano quasi esclusivamente della coltivazione della coca rivenduta ai narcotrafficanti.
Don Mario, coadiuvato dal vicepresidente Juan Pares y Plans (1930-2009), instancabile “ambasciatore” dell’organizzazione e mente creativa nel disegnare nuovi progetti e servizi sempre anticipando i tempi, conducono il CeIS ad una collaborazione attiva anche con l’
Unione Europea, il Ministero degli Affari Esteri e alcuni governi di Paesi stranieri.
Don Picchi fu chiamato fin dagli ultimi anni Settanta a far parte di numerose commissioni istituite dal
Governo e da Enti locali. In tal modo pote' contribuire a portare le idee del CeIS nel mondo della scuola e dell'istruzione, della giustizia penale e delle carceri, della sanita' (in particolare quando si diffuse l’Aids che porto' con se' grandi paure e pregiudizi), della finanza al servizio del sociale (per questo motivo venne chiamato a far parte per alcuni anni del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Roma).
Ha incontrato piu' volte, con gli operatori e gli ospiti delle sue strutture, papa Wojtyla e inoltre capi di Stato e di governo italiani (i presidenti
Pertini, Cossiga, Scalfaro e Ciampi) e stranieri, ministri, esperti internazionali, personaggi della cultura, dell’arte, della scienza.
Oltre ad essere stato il direttore editoriale della rivista “Il delfino”, don Mario Picchi e' autore di numerosi libri, alcuni tradotti in varie lingue. Il suo “Progetto Uomo” e' stato pubblicato in varie edizioni, dalla prima del 1981 alle ultime
Un Progetto per l’Uomo (1994) e Progetto Uomo nel Terzo Millennio (2005), dalle edizioni Paoline prima e dal Centro Italiano di Solidarieta’ poi.
Tra le altre sue pubblicazioni,
Intervista sulla droga e sull’uomo (Bompiani, 1984), Vincere la droga (Piemme-Mondadori 1990), Dietro la droga un uomo (Franco Angeli 1991), La sfida del Vangelo (San Paolo 1994) e, per le edizioni del CeIS, La vita e' una meravigliosa avventura (1986), La provocazione della droga. Lettere aperte (1987), Il cuore e i talenti (1988), La farfalla e l’uragano (1991), Riflessi di speranza (1993), Senza fare miracoli (1997), A braccia aperte 2002), Negli occhi degli altri (2009).
Don Mario Picchi ha ricevuto, tra gli altri, i seguenti riconoscimenti: Howard Mowrer Award della
World Federation of Therapeutic Communities (1992); Three of Life Award della Organization of the Mayors of the Capital of the World (1993); Premio del Comitato “Roma Europea” (1995); Paul Harris Fellow (2000); Premio di solidarieta' “Vittorio Bachelet” (2003); Premio Provincia di Roma per la Solidarieta' (2003); Premio Simpatia del Comune di Roma (2004); Decorazione “Simon Bolivar” con il grado di Commendatore della Repubblica Boliviana (2004); Premio della Solidarieta' della Federazione Italiana delle Comunita' Terapeutiche (2004); Premio della European Federation of Therapeutic Communities (2007). Don Mario Picchi e' stato anche insignito del titolo di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.
 
8. APPELLI. IL CINQUE PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi si puo' destinare il cinque per mille al Movimento Nonviolento.

Non si tratta di versare denaro in piu', ma solo di utilizzare diversamente soldi gia' destinati allo Stato.

Destinare il cinque per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il numero di codice fiscale del Movimento Nonviolento, che e': 93100500235.

*

Per ulteriori informazioni: tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 
9. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"
 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
10. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riletture
- Agnes Heller, Etica generale, Il Mulino, Bologna 1994, pp. 310.
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Riedizioni
- Stieg Larsson, La regina dei castelli di carta, Marsilio, Venezia 2009, 2010, Rcs Quotidiani, Milano 2010, 2 voll. per pp. 446 + 416, euro 6,90 + 6,90 (in supplemento al "Corriere della sera").
 
11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
12. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 237 del 30 giugno 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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