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Telegrammi. 262



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 262 del 25 luglio 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Primo compito della nonviolenza
2. Franca Bimbi: Il dolore innocente
3. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Sonia Giardina
4. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Giorgio Montagnoli
5. Oggi a Viterbo
6. Il cinque per mille al Movimento Nonviolento
7. "Azione nonviolenta"
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'
 
1. EDITORIALE. PEPPE SINI: PRIMO COMPITO DELLA NONVIOLENZA
 
Primo compito della nonviolenza e' la lotta contro la violenza; senza questa lotta non esiste nonviolenza.
Primo compito della nonviolenza in Italia oggi e' opporsi alla guerra afgana ed opporsi al colpo di stato razzista; non facendo questo, tutto il resto e' nulla.
 
2. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. FRANCA BIMBI: IL DOLORE INNOCENTE
[Ringraziamo Franca Bimbi (per contatti: franca.bimbi at unipd.it) per questo intervento scaturito da una richiesta di intervista di Paolo Arena e Marco Graziotti che anch'essi ringraziamo.
Franca Bimbi e' docente universitaria ed e' stata parlamentare; nata a Castelfiorentino, Firenze, nel 1947, e' professore ordinario di Sociologia all’Universita' di Padova. Afferisce al Dipartimento di Sociologia ed e' responsabile del curriculum "Genere, cittadinanza e pluralismo delle identita'" per la Scuola di Dottorato in Scienze Sociali. Ha insegnato per molti anni Sociologia della famiglia e Politica sociale. Attualmente tiene i corsi “Culture, differenze, identita'” e “Politiche familiari dell’Unione Europea” per le Lauree Magistrali di Strategie di comunicazione e Scienze sociologiche ed il Corso “Mutamento sociale e globalizzazione” per la Laurea triennale in Comunicazione. I suoi principali interessi di ricerca riguardano le trasformazioni della famiglia e delle relazioni familiari, i modelli europei di Welfare, i processi di cittadinanza delle donne, le definizioni sociali del corpo. Nel 1992-1995 e' stata Presidente della Commissione Pari Opportunita' della Regione Veneto; dal 2001 al 2008 e' stata in aspettativa dall’Universita' per mandato parlamentare; nel 2006-2008 e' stata Presidente della Commissione per le Politiche europee della Camera dei Deputati; referente scientifica del Sindaco di Venezia per il Progetto Cittadinanza delle donne e cultura delle differenze, per l’Osservatorio Lgbt e per il Centro antiviolenza. Tra le sue pubblicazioni recenti: (a cura di, con Alisa Del Re), Genere e democrazia. La cittadinanza delle donne a cinquant'anni dal voto, Rosenberg & Sellier, Torino 1997; (a cura di, con M. Carmen Belloni, presentazione di Massimo Cacciari), Microfisica della cittadinanza. Citta', genere, politiche dei tempi, Angeli, Milano 1997; (a cura di, con Rita D'Amico), Sguardi differenti. Prospettive psicologiche e sociologiche della soggettivita' femminile, Angeli, Milano 1998; "L'Italie. Concertation sans representation" (con Vincent Della Sala), in Jane Jenson, Mariette Sineau (sous la direction de), Qui doit garder le jeune enfant? Modes d'accueil et travail des meres dans l'Europe en crise, L. G. D. J., Paris 1998; "Measurement, Quality, and Social Change in Reproduction Time. The Twofold Presence of Women and the Gift Economy", in Olwen Hufton, Yota Kravaritou (eds.), Gender and the Use of Time / Gender and Emploi du Temps, European University Institute, Centre for Advanced Studies, Firenze, Kluwer Law International, 1999; "The Family paradigm in the Italian Welfare State", in Gonzalez Maria Jose', Jurado Teresa, Naldini Manuela (eds.), Gender Inequalities in Southern Europe. Women, Work and Welfare in the 1990s, South European Society & Politics, 4/2, Autumn 1999; (a cura di), Madri sole. Metafore della famiglia ed esclusione sociale, Carocci, Roma 2000; (a cura di, con Cristina Adami, Alberta Basaglia, Vittoria Tola), Liberta' femminile e violenza sulle donne, Angeli, Milano 2000; (a cura di, con Ruspini Elisabetta) "Poverta' delle donne e trasformazione dei rapporti di genere", in Inchiesta, 128, aprile-giugno 2000; (a cura di), Sex Worker. Reti sociali, progetti e servizi per uscire dalla prostituzione, Aesse, Roma 2000; "Prostituzione, migrazioni e relazioni di genere", in Polis, 1, 2001; "Violenza di genere, spazio pubblico, pratiche sociali", in C. Adami, A. Basaglia, V. Tola (a cura di), Dentro la violenza: cultura, pregiudizi, stereotipi, Angeli, Milano 2002; (a cura di), Differenze e diseguaglianze, Il Mulino, Bologna 2003; (con Rossana Trifiletti, a cura di), Madri sole e nuove famiglie, Edizioni Lavoro, Roma 2007; “Dietro il velo il corpo”, in Luca Trappolin (a cura di), Genere, stereotipi e multiculturalismo, Guarini, Bologna 2007]

In un 4 novembre credo del 1971 con il movimento antimilitarista padovano abbiamo interrotto la preghiera dei fedeli nella Basilica del Santo, alla Messa per la vittoria (sic) officiata dal vescovo Bordignon. Io portavo un vestito rosso perche' il gruppo mi identificasse entrando in chiesa. E’ finita che ho spiegato ad un colonnello dei carabinieri che non poteva arrestarci sul sagrato della Basilica: il Santo e' extraterritoriale. Nonviolenza in questo caso e' stato... farci proteggere dal Vaticano, suo malgrado e nostro malgrado.
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Detto questo non so se sono nonviolenta. Certo preferisco la nonviolenza al pacifismo. Ma se ci sono i mercanti nel tempio, che fare?
Le pratiche nonviolente (Gandhi) richiedono una disciplina interiore molto dura, una coerenza che a volte mi pare non del tutto realistica. Ammiro vite come quella di Capitini. Forse il mio modello e' stato Alex Langer, ma alla fine anche lui avrebbe scelto di intervenire con le armi a Sarajevo.
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Etty Hillesum e' il mio modello. La capisco. Per essere nonviolenti ci vuole molto lavoro su di se' ed essere aperti a tutto. Ma sento anche di aver molto odio dentro e rabbia: come liberarsi della violenza piu' consueta, quella verso le persone che amiamo e che vorremmo “come noi”.
Faccio fatica ad accettare persino le diversita' dei miei figli.
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Leggere solo libri di donne; qualche uomo... dopo averci pensato bene. Anche i nonviolenti mi sembrano spesso... senza misericordia. Tuttavia da adolescente il mio modello e' stato Albert Schweitzer e leggendo alcune sue opere teologiche ecumeniche mi pare che sarebbe la strada giusta, anche per credere.
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Detesto abbastanza gli impegni collettivi, campagne, etc.:  forse perche' vengo da molti anni di militanza femminista e da sette anni di Parlamento.
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Il femminismo: le donne stanno perdendo terreno e trovo insopportabili quegli uomini che ormai mimano il femminismo per avere uno sgabello da cui farsi vedere. Tuttavia leggo solo testi femministi, evitando le Autrici che credono al post-patriarcato tout court. Occorre ricominciare da capo con umilta': non capiamo piu' nulla. Forse rileggere Illich con umilta' farebbe bene (anche se non sono d’accordo con lui...).
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Chi si dice femminista dovrebbe essere nonviolenta: ho trovato moltissima violenza da parte delle compagne che iniziavano a parlare dicendo “qui c’e' troppa violenza...”.
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Un’emergenza per la nonviolenza? Tutto il dolore innocente... Troppo. Il dolore innocente e' l’unica prova certa dell’esistenza di Dio. Qualcuno dovra' risarcirlo e noi non siamo all’altezza, mai. Anche se le briciole sono preziose.
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Intercultura: sono contraria alla parola; presuppone identita' culturale come principio regolatore delle relazioni. A me pare che se parlo con qualcuno, anche se sto sulla mia porta e' gia' mixite'. Aboliamo i predicatori di intercultura: sono violentissimi. Aboliamo la parola “dialogo”. Aveva un senso chiaro negli anni ‘70. Oggi direi “discorriamo”: dove passano le parole, li' ci stiamo toccando e mescolando.
A me va bene anche multiculturalismo: ha una pessima origine ma si capisce che l’identita' e' una retorica in se' ne' buona ne' cattiva se assunta come autorappresentazione (individuale e non di gruppo: i diritti di gruppo sono violentissimi; anche quelli “in nome delle donne”).
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Per un discorso nonviolento sulla salute mentale, ripartire da Basaglia e dalla follia nostra e tra noi. Sugli specialismi la penserei ancora come Illich, senza esagerare (vado dal dentista...).
Riprendersi cura di se' e decostruire i saperi codificati; darsi reciprocamente cura senza cadere nelle trappole della cura. Per quel che riguarda l’etica del care, mi pare sia un filone molto nonviolento, salvo quando predica la dipendenza come valore. La dipendenza e' sempre un disvalore; semmai interdipendenza e autonomia. Sono assolutamente interdipendente dal mio nipotino e lavoro per la sua e mia autonomia. Anche con un malato terminale dovrebbe essere cosi'. Non e' un caso che si impara moltissimo in quel tipo di situazioni dalla persone che aiutiamo a morire.
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Nonviolenza e morte: estote parati. Il senso della mia fragilita' mi accompagna ad ogni ora. Mi devo meravigliare ogni momento perche' sono in vita. La morte e' l’inatteso sempre presente: lo stupore di ogni respiro.
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Sulla scienza e la tecnologia, la nonviolenza insegna radicalmente il senso del limite: difficilissimo se posso affittare l’utero di una donna per diventare una buona coppia di padri gay; sarei violenta, se lo impedissimo per legge? Temo di si'. Ma dico che l’utero in affitto e' violentemente immorale.
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Etica e bioetica: credo che scegliere di abortire sia nonviolento - quando posso saper cosa faccio - e tuttavia ritengo che si tratti di “abolire” un individuo della mia specie. Anche se non e' una persona. Faccio quest’esempio per dire che le scelte morali impongono anche la consapevolezza della decisione violenta. Lasciate decidere alle donne: abbiamo guadagnato la nostra capacita' morale col sangue. Su questo sono categorica.
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Formazione alla nonviolenza (addestramento solo come scelta molto matura). L’unica formazione alla nonviolenza consiste nel pensiero critico a partire da se', dalla propria posizione nel mondo, dall’attenzione al potere che esercitiamo.
Addestramento: tenere sempre in tasca un bigliettino con scritto “de-costruire”. Ci accorgeremmo che tanti testi cosidetti nonviolenti sono molto a-critici e fondamentalisti (cioe' violenti).
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Lo stile di vita nonviolento comincia con un pensiero mattutino: guardarsi dentro e guardare anche altrove (rispetto alle routine che ci assalgono).
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“Madre terra”: vengo da una famiglia contadina e sono ahime' abituata a distinguere tra esseri umani ed altri viventi, trovo sciocco abbracciare alberi e simili. L’umanizzazione degli animali comporta la loro cattivita': questo posso osservare.
Tuttavia “non uccidere” riguarda anche gli animali, per forza. Perche' sentono dolore. Se ti alleni a sentire il dolore di un animale, allora sai chi e', ma non e' io.
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La direzione e' il cammino. Il resto e' illusione o superbia.
Non so quale delle due e' la mia peggiore tentazione.
 

3. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO SONIA GIARDINA

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Sonia Giardina.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Per un profilo di Sonia Giardina si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Sonia Giardina: Mio padre era un ambientalista e un militante della nuova sinistra. All’eta' di cinque anni mi portava alle manifestazioni contro l’installazione dei missili Cruise nella base Nato di Comiso (in provincia di Ragusa). Erano i primi anni '80. Ho pochi ricordi di quel periodo. Conservo soprattutto delle immagini e delle sensazioni. Mi piaceva sventolare la bandiera italiana fatta da mio padre in carta velina. Avevo capito poco di quello che stava accadendo, ma sapevo che c’erano due schieramenti: delle persone disposte a qualsiasi forma di violenza, pronte a uccidere pur di realizzare i propri interessi, ed altre che sognavano e lottavano per un mondo senza guerra ne' odio... Poi, penso che non ci sia stato un evento o un incontro scatenante a spingermi verso la nonviolenza. E' stata piuttosto una lenta maturazione, la crescita di un modo di pensare e di agire in cui la nonviolenza e' una necessita' e un valore da portare avanti quotidianamente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Sonia Giardina: Non ho figure elette di riferimento, perche' innumerevoli sono i tentativi di impegno nonviolento sino ad oggi. Piccoli pezzi di lotta per un mondo diverso, con metodi e forme spesso contrastanti. Ognuno da' il suo apporto, secondo il suo percorso, la sua tradizione e la sua visione del mondo. Alcuni hanno spesso operato distaccandosi dal concetto piu' diffuso e riduttivo di nonviolenza. Anche Malcolm X rappresenta una tappa importante della nonviolenza, se con questo termine si intende la lotta contro la violenza che un Stato, un sistema o un singolo possono esercitare sugli uomini.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Sonia Giardina: Le Lettere dei condannati a morte della Resistenza e Se questo e' un uomo, innanzitutto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con più impegno?

- Sonia Giardina: Tutti i percorsi di resistenza e lotta che mirano a un mondo migliore e alla difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, il diritto alla vita e quello all’autodeterminazione primi fra tutti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Sonia Giardina: La nostra societa' si basa sull’oppressione purtroppo. L’impegno nonviolento deve abbracciare tutti i campi. Non ci sono ambiti privilegiati, anche se ci sono individui che subiscono una violenza maggiore rispetto ad altri. Ovunque deve nascere o deve continuare a crescere un impegno di resistenza perche' senza la resistenza si rinuncia ad un mondo di liberta' e di democrazia, basato sul rispetto degli altri.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Sonia Giardina: Consiglio semplicemente un impegno quotidiano per il bene del singolo e dell’intera collettivita'. Ognuno puo' scegliere il gruppo o l’associazione che porta avanti il progetto piu' vicino al proprio modo di pensare ed agire.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Sonia Giardina: Per me non si puo' dissociare la nonviolenza dalla resistenza. Perche' se la violenza in un paese pseudo-democratico o meno corrisponde all’indifferenza e al cinismo, alla prevaricazione e all’affermazione degli interessi di una minoranza sui diritti della maggioranza (in primo luogo il diritto ad un tetto, alla libera espressione, all’istruzione, al lavoro e alla sanita'), l’unica nostra risposta e' la resistenza. Resistere, anche se questo puo' significare restare fuori posto. Ma non concepisco l’accettazione passiva, l’essere costretti ad una vita o a qualcosa che mai avremmo voluto. Ogni giorno si subisce la violenza di un sistema in cui non ci si ritrova, che non si riconosce come proprio. E allora e' necessaria la lotta per un mondo migliore. Per molti potrebbe sembrare un sogno, una follia. Ma e' pur sempre un piccolo tassello nella costruzione di un mondo migliore. Insomma, io non credo in una nonviolenza intesa come accettazione, come non-risposta, sarebbe una rinuncia alla liberta' di tutti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull’educazione?

- Sonia Giardina: L’importanza di far acquisire a ciascuno di noi la consapevolezza della propria responsabilita' nella lotta verso la liberazione, nel non farci soggiogare, nel perseverare nel cammino della nonviolenza e nella costruzione di un mondo per l’uomo in cui la liberta' di ognuno sia la base della liberta' dell’altro.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Sonia Giardina: Come condivisione delle scelte. Credo profondamente nella democrazia partecipata.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Sonia Giardina: Voglio parlare della nonviolenza nell’ambito dell’informazione a Catania, la citta' in cui vivo. Tante piccole testate ("UCuntu", "La periferica", "Catania possibile", "I Cordai", ecc.) promuovono un’informazione libera contro la violenza delle falsita' e delle manipolazioni imposte dai grandi quotidiani locali e nazionali. Qui da noi quasi tutte le testate locali appartengono ad un unico imprenditore che controlla tv, radio e pubblicita'. Si chiama Mario Ciancio ed e' il piccolo Berlusconi del sud. Io faccio parte di "UCuntu" (e non solo), magazine online che prosegue l’esperienza di Giuseppe Fava, giornalista ucciso dalla mafia negli anni '80. "Ucuntu" non e' l’unica l’esperienza a Catania, tanti altri giornali lottano contro un sistema informativo che schiaccia e violenta il diritto dei cittadini ad essere informati e il dovere dei giornalisti ad informare. Questa e' la nostra lotta, raccontiamo la Catania che i media nascondono, facciamo informazione dal basso. Resistiamo assieme, condividendo gli obiettivi anche se ricorrendo a forme e pratiche diverse. Ogni giorno facciamo rete, perche' solo se si e' uniti le forze si moltiplicano e si puo' creare una vera alternativa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Sonia Giardina: L’impegno nonviolento e' uno solo, poi si declina in molteplici ambiti con forme diverse. Non bisogna mai perdere di vista l’insieme, l’importanza di una risposta collettiva alla violenza esercitata dal sistema. Non bisogna procedere per compartimenti stagni: antirazzismo, femminismo, ambientalismo sono forme di opposizione al sistema. Se non vengono inquadrati in un’ottica complessiva, perdono di significato diventando delle lotte con rivendicazioni prive di una progettualita' ampia. Tale progettualita' puo' nascere solo da una duplice consapevolezza: cioe' che stiamo subendo la violenza di un sistema e che senza un fronte comune imbocchiamo un vicolo cieco.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Sonia Giardina: E' la stessa risposta data alla domanda precedente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Sonia Giardina: Come dicevo prima, cerco di fare informazione scrivendo su diversi giornali. Ma non solo. Sono una regista cinematografica e la forma espressiva da me prediletta e' quella documentaristica. Sento il bisogno di raccontare tutti gli sforzi di resistenza dell’uomo; la videocamera e' il prolungamento del mio occhio, fa parte del mio corpo perche' registra attraverso le immagini il mio modo di interagire con gli altri, i miei sussulti, i miei gridi, la mia ricerca. Con la camera esploro i meccanismi nascosti sotto l’apparenza delle cose. Mi interessano gli uomini, cosa essi sentono di fronte ai soprusi del sistema e come rispondono a tali violenze. Nel mio piccolo e' quello che faccio quando filmo e poi quando monto. Insegno anche cinema a bambini, ragazzi e adulti. E con loro cerco di fare lo stesso percorso tentando di sviluppare capacita' critiche verso le immagini che ci bombardano ogni giorno e di esplorare il mondo raccontandolo per immagini.
 
4. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO GIORGIO MONTAGNOLI
[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Giorgio Montagnoli.

Per un profilo di Giorgio Montagnoli si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Giorgio Montagnoli: Appartengo all’associazione di solidarieta' internazionale Rete Radie' Resch, che ha il sito in rete; ad un convegno di introduzione alla nonviolenza ho incontrato Enrico Peyretti che non vedevo da anni, da quando mi occupavo della Fuci all’universita' di Pisa e lui ne era il presidente nazionale. Ora collabora col Centro studi "Sereno Regis" di Torino, con il quale sono poi entrato in relazione, conoscendo Nanni Salio e Angela Dogliotti Marasso, con i quali ho collaborato nella mia veste istituzionale di curatore della stampa di libri del Cisp, Centro di ateneo Interdisciplinare Scienze per la Pace. In quella veste ho stampato la traduzione di Peyretti del testo di  Muller, Il principio nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Giorgio Montagnoli: Per la ovvia  facilita' di entrare in amicizia: oltre ai tre nominanti sopra, nel mio paese ho successivamente avuto rapporti con Rocco Altieri del Centro Gandhi che mi ha nominato vicedirettore della sua rivista "Quaderni Satyagraha" insieme con Martina Pignatti Morano; ho avuto come mia carissima collaboratrice Maria G. Di Rienzo, formatrice alla nonviolenza; come anche Carlo Schenone, con il quale condivido la citta' di provenienza e l’amore per gli scout; Tonino Drago con il quale a suo tempo avevo compiuto il corso di studi universitario, e affiliato all’Arca mi ha presentato Manfredi Lanza, nipote di Lanza del Vasto; a sua volta Manfredi ha pubblicato nella collana da me diretta le Lettere giovanili, documento rilevante della formazione del suo zio, del quale ho letto e meditato il Pellegrinaggio alle sorgenti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Giorgio Montagnoli: Un compito impossibile da svolgersi e che posso avvicinare in maniera rapsodica e molto personale, portando al ricordo alcuni testi poco frequentati: tra i noti, certamente i testi di Peyretti, quello fondamentale di Jean-Marie Muller, i classici delle Gandhi Edizioni, ma anche quelli dei nonviolenti italiani, rintracciabili nella rivista "Azione nonviolenta": Danilo Dolci, Pietro Pinna, Aldo Capitini, compreso il testo del suo allievo Alarico Mariani Marini (Marciare per la pace, Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Pisa, Plus - Pisa University Press, 2007, pubblicato insieme con E. Resta, sulla storia della Marcia della pace Perugia-Assisi). Il volume contiene informazioni vitali sulla nonviolenza in Italia. Un testo che ho trovato fondamentale e' quello di Gloria Germani: Tiziano Terzani. La rivoluzione dentro di noi, Milano, Longanesi, 2008, in quanto mi ha risolto il problema che mi ha assillato dagli inizi: "Come mai la nonviolenza non riesce ad entrare nella cultura occidentale, nonostante le grandi anime che l’hanno introdotta?". Le ragioni sono molteplici, ma la centrale e' da trovarsi nel pensiero dualista e riduzionista, che contrasta la visione olistica (sistemica), necessaria per la nonviolenza. Per una discussione di questo argomento, rimando al mio: Violenza e nonviolenza. Costruzioni culturali o produzioni dell’io? (Rimini, Pazzini editore, 2010).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Giorgio Montagnoli: Uno dei nodi per la pace rimane il Medio Oriente, dove agli inizi si era avuto un impiego della nonviolenza nella prima intifada dei palestinesi. Oggi per quest’area si distingue il lavoro di Martina Pignatti di “Un Ponte per”, in Iraq, attraverso la collaborazione con la rete irachena Laonf.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Giorgio Montagnoli: A parte il problema dei conflitti, tra i quali il piu' significativo e' quello tra palestinesi e israeliani, oppure quelli tra i ribelli all’impero statunitense e l’amministrazione Usa, l’impegno che ritengo maggiormente necessario e' rispetto al paradigma di vita nel nostro mondo, nel quale si assiste ad un ineluttabile degrado della vita stessa e dell’ambiente in cui si svolge, come pure alle sofferenze di un numero sempre crescente di umani esclusi dalla partecipazione alla mensa comune.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Giorgio Montagnoli: Ci sono centri di attivita' come il citato “Un Ponte per” e altre ong come l'associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII, i Berretti Bianchi e le Peace Brigades International, che prevedono corsi di preparazione per interventi all’estero. Sul piano culturale numerose organizzazioni come il Centro studi "Sereno Regis" di Torino, il Cisp di Pisa col suo corso di laurea in Scienze per la pace, l’attivita' del Centro Gandhi di Pisa, tra altri consimili in diverse citta' con centri universitari (Bologna, Trieste, Udine, Firenze, oltre alle citate Pisa e Torino). In ogni caso consiglierei ad un giovane l’interesse verso il servizio civile, per il quale un riferimento e' il Cissc, un centro studi promosso dal Cisp di Pisa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Giorgio Montagnoli: Un principio umano essenziale per lo stabilirsi delle relazioni virtuose; pericoloso, pero', con il suo fondarsi su restrizioni all’io, fino alla eventualita' di donare la vita per amore. Anche in questo caso un riferimento proponibile rimane il mio libretto su Violenza e nonviolenza. Rimando anche alla mia attivita' di scrittura e di organizzazione, ad esempio ai tre volumi preparati per la Plus come rapporti sull’attivita' dell’Osservatorio sui sistemi d’arma, la guerra e la difesa del Cisp, nel campo della Difesa civile non armata e nonviolenta. Essi sono i volumi: Armi e intenzioni di guerra, rapporto 2004 (Pisa 2005); Difendere, difendersi. Rapporto 2005 (Pisa 2007); La violenza e il dolore degli altri (Pisa, 2008), il testo che, con il numero elevato dei contributi curati da me o da miei collaboratori, rappresenta una sintesi del mio lavoro.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Giorgio Montagnoli: Esiste un volume dei "Quaderni Satyagraha" dedicato a La nonviolenza delle donne, curato da Giovanna Providenti; a mio parere la formatrice piu' apprezzata e' Maria G. Di Rienzo, che ha anche scritto dei capitoli nei libri curati da me.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Giorgio Montagnoli: Citerei per questo il volume La natura come rivelazione (2007) della rivista "L’Ecologist italiano", edito da Giannozzo Pucci della Lef (casa editrice delle opere di una grande anima nonviolenta, don Lorenzo Milani).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Giorgio Montagnoli: Per questi argomenti, a mio parere un utile riferimento e' l’attivita' del Centro Gandhi, che ha anche un attivista dedicato, Andrea Cozzo, che si occupa di acculturare alla nonviolenza le forze dell'ordine dello stato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Giorgio Montagnoli: A mio parere qui il maggiore cultore e' Tonino Drago, autore di molte pubblicazioni sulla Difesa popolare nonviolenta (in sigla: Dpn).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica e alla riflessione delle e sulle religioni?

- Giorgio Montagnoli: Rilevante l’esame della posizione di Gandhi su Gesu' di Nazareth, associata alla quale mi sembra rilevante il significativo testo di Walter Wink, Rigenerare i poteri (Emi, Bologna 2003). Questo testo realizza una mia convinzione radicata: i testi piu' convincenti per l’educazione sono quelli di autori non direttamente coinvolti nello sviluppo della nonviolenza, e che devono raccontare qualcosa che hanno imparato. Come esempio lo splendido riassunto delle osservazioni di Gene Sharp nel capitolo 13 del volume di Wink qui citato, e ancora il grande lavoro di Gloria Germani, una indologa, nel volume su Tiziano Terzani sopra citato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?
- Giorgio Montagnoli: Ogni problema ha una sua soluzione, e il metodo del consenso vuole cercare la soluzione interna, alzando la spinta a coalizzare le menti diverse che vi si applicano, fino a trovarne il punto di convergenza. Il metodo si oppone alla modalita' di separazione degli esaminatori in partiti: non sono ricercate le soluzioni piu' brillanti, sulle quali poi esercitare una scelta appropriata attraverso una votazione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Giorgio Montagnoli: Nella citata collana del Cisp per la Plus e' uscito un volume di metodologia, il n. 18: P. Consorti, A.Valdambrini, Gestire i conflitti interculturali e interreligiosi. Approcci a confronto. Personalmente ho stampato la traduzione del volume di Johan Galtung sul suo metodo, Transcend and Transform: An Introduction to Conflict Work, cambiando un poco il titolo per venire incontro al problema della traduzione di “transcend” come “trascendere“, un concetto che nella lingua italiana suggerisce un significato proprio, e diverso da quello riferito al conflitto. Il titolo proposto da Giorgio Gallo e da me, e accettato dall’autore, che comprende la lingua italiana, e' diventato: Affrontare il conflitto. Trascendere e trasformare.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Giorgio Montagnoli: Nella mia convinzione che la nonviolenza, come la violenza, siano produzioni dell’io, rimango fedele alla necessita' di una preparazione psicologica e antropologica.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?
- Giorgio Montagnoli: Il problema centrale rimane quello della visione scientifica, centrata sul dualismo cartesiano tra anima e corpo, come punto non superabile di mancanza di una visione olistica (la vita e' una, come la realta' in cui si svolge). Certamente ci sono anche problemi di disinformazione voluta, perche' la nonviolenza sarebbe (come dice Terzani) "la bomba atomica morale"; per questa ragione c'e' una notevole campagna di disinformazione sui suoi successi, campagna che mira a imporre la convinzione che “solo la violenza rimane risolutiva”, necessaria per mantenere il paradigma attuale di vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se si', come?

- Giorgio Montagnoli: Personalmente ho partecipato a un numero enorme di riunioni di coordinamento, che sono finite nell’imbuto del potere: chi comanda al momento di coordinare? (sottintendendo che ogni gruppo non puo' che ritenersi l’interprete migliore delle necessita' della nonviolenza). La realta', in ogni caso, e' migliore di come la considero, in quanto alcune forme di coordinamento gia' esistono, anche se rispetto a singoli problemi (come le missioni all’estero). Molte di esse sono centrate su singole personalita', come Nanni Salio del Centro studi "Sereno Regis" o il professr Alberto L’Abate di Firenze.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?

- Giorgio Montagnoli: Per quanto ho capito io, sarebbe necessario studiare, con la dovuta umilta', sia la storia che la natura della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si e' data?

- Giorgio Montagnoli: La mia esperienza con i gruppi nonviolenti e' stata di amicizia, ma non esclusivamente, perche' ho trovato anche resistenze di gruppo, sino al punto di dover dichiarare di aver trovato i pacifisti sostanzialmente litigiosi, ed esprimenti maggiori tendenze all’esclusione rispetto che all’accordo inclusivo. Una discussione complessiva e' contenuta nel primo capitolo del libro Difendere, difendersi. Uno dei punti da me indicati come causa e' la tendenza a privilegiare l’aspetto tecnologico del problema, rispetto al cambiamento del modo di pensare. Come riprova, la considerazione che si parla piu' spesso di "metodo nonviolento" che non di "filosofia nonviolenta".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e politica: quale relazione?

- Giorgio Montagnoli: Nel primo capitolo di Difendere, difendersi, cito la convinzione di un grande esperto come Roberto Mancini, espressa in un suo libro esemplare: L’amore politico. Sulla via della nonviolenza con Gandhi, Capitini e Levinas (Cittadella, Assisi 2005), sulle difficolta' insite nella scelta di Bertinotti di Rifondazione comunista, con il suo libro in collaborazione con la Menapace e Revelli, Nonviolenza. Le ragioni del pacifismo (Fazi, Roma 2004). Per perseguire le ragioni politiche, e la scelta di non fare decadere la nonviolenza a ideologia, Bertinotti precisa che la nonviolenza non ha valore assoluto o incondizionato, facendola al contrario dipendere dalla congiuntura storica presente, nella quale essa si rivela il mezzo migliore e piu' efficace, l’unica vera alternativa di trasformazione e di liberazione della societa', divaricata tra guerra e terrorismo. Ovvia la perdita di peso della nonviolenza (vedi discussione).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?
- Giorgio Montagnoli: Ritengo questo il maggior problema aperto nei nostri giorni, nei quali si assiste all’allungamento della vita senza interessarsi alla sua qualita', e al verificarsi di sofferenze per la sua fine necessaria. Il problema concerne l’eutanasia. Ovviamente ci sto pensando, ma credo di non essere all’altezza del compito.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: E' adeguato il rapporto tra movimenti nonviolenti italiani e movimenti di altri paesi? E come migliorarlo?
- Giorgio Montagnoli: Non so se posso essere un esperto in questo caso, ma riporto il caso che nel bisogno di studiare il problema degli obiettori di coscienza, sono stato indirizzato dalla Loc ad un ufficio internazionale, il quale si e' rivelato incapace di aiutarmi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative intraprendere perche' vi sia da parte dell'opinione pubblica una percezione corretta e una conoscenza adeguata della nonviolenza?

- Giorgio Montagnoli: Nel mio piccolo, questo e' quello che sto curando con i miei scritti. Infatti e' necessario uscire allo scoperto, e fuori dal campo di quanti sono esperti, che si conoscono fra di loro, e finiscono per costituire una conventicola. Non e' facile, e soprattutto perche' i libri eventualmente scritti non hanno mercato; ma mi pare necessario parlare chiaro dei rischi che si stanno correndo nella presente crisi, per la quale i politici di riferimento non hanno capito che si tratta di qualcosa di complesso e grave, e continuano a parlare di problemi banali legati a singole crisi (della fame, dell’ambiente, della natalita' eccessiva, dell’organizzazione complessiva in megalopoli, ecc.) mentre i piani politici, economici, ambientali, urbanistici, demografici, ecc., si sovrappongono aggravandosi, e non sono neppure scalfiti da eventuali soluzioni parziali.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e conoscenza di se': quale relazione?

- Giorgio Montagnoli: Questo e' il nodo sul quale ho condotto maggiore ricerca, partendo dalla considerazione di essere stato professionalmente un chimico, e nell’osservazione che tutte le analisi scientifiche trascurano che siamo fatti di atomi e molecole; devo pero' accettare di essere stato ben poco conclusivo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, compresenza, convivenza, scelte di vita comunitarie: quali implicazioni e conseguenze?

- Giorgio Montagnoli: Mi sono interessato personalmente di Consigli di circoscrizione, fino a diventarne presidente di uno di Pisa, ma ho dovuto registrare il loro fallimento nella deriva attuale della politica; il lavoro non deve essere personale, ma di gruppo. Ho partecipato a un bel programma della provincia di Lucca, finito poi male per difficolta' con l’amministrazione comunale, e con i partiti sopravvissuti della sinistra, i quali non hanno saputo accogliere la novita' del superamento delle divisioni con gruppi di destra sulla base delle distinzioni ideologiche. L’unica speranza risiede nello sviluppo del pensiero nonviolento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Giorgio Montagnoli: La domanda e' opportuna, ma dolorosa, e tira in ballo tutta una vita poco concludente. Guardando indietro, sono una persona che sa leggere, sa apprezzare il contributo degli altri, ma e' poco adatta a portare contributi originali. Sono nato a Genova nel 1937. Ho compiuto gli studi in chimica, e sono poi passato alla ricerca nel Cnr sulla chimica del riconoscimento molecolare; contemporaneamente mi sono occupato di partecipazione popolare, con impegno nei confronti della cultura dei gruppi non dominanti, oppure soggetti ad esclusione. Giunto ad eta' avanzata ho pensato (sbagliando) che l’esperienza maturata dovesse essere riportata direttamente ai giovani, per cui sono passato all’universita', occupandomi di chimica della vita. L’interesse dei giovani per la chimica non l’ho alzato; ma in ogni caso ho partecipato con amici ad ottenere un risultato bello, con la preparazione di un corso di laurea in scienze per la pace, nel quale ho insegnato sia scienze della vita, sia come le armi chimiche e biologiche diano la morte. In questo corso siamo anche riusciti a insegnare sia principi di nonviolenza che di difesa popolare nonviolenta, costituendo uno dei pochissimi esempi di ingresso della nonviolenza e della Dpn negli studi universitari.

 
5. INCONTRI. OGGI A VITERBO
 
Oggi, domenica 25 luglio 2010, con inizio alle ore 15,30, presso il centro sociale autogestito "Valle Faul" a Viterbo, si svolgera' il trentaquattresimo incontro di studio del percorso di formazione e informazione nonviolenta iniziato da alcuni mesi.
All'incontro partecipa il responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo.
Il centro sociale autogestito "Valle Faul" si trova in strada Castel d'Asso snc, a Viterbo.
L'iniziativa e' ovviamente aperta alla partecipazione di tutte le persone interessate.
 
6. APPELLI. IL CINQUE PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi si puo' destinare il cinque per mille al Movimento Nonviolento.

Non si tratta di versare denaro in piu', ma solo di utilizzare diversamente soldi gia' destinati allo Stato.

Destinare il cinque per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il numero di codice fiscale del Movimento Nonviolento, che e': 93100500235.

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Per ulteriori informazioni: tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 
7. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"
 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riletture
- Charles P. Snow, Le due culture, Feltrinelli, Milano 1964, 1977, pp. XIV + 106.
- Charles P. Snow, Scienza e governo, Einaudi, Torino 1966, 1972, pp. 158.
- George Steiner, La lezione dei maestri, Garzanti, Milano 2004, pp. 182.
- George Steiner, I libri che non ho scritto, Garzanti, Milano 2008, pp. 232.
- Tzvetan Todorov, Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001, pp. 406.
- Tzvetan Todorov, La paura dei barbari, Garzanti, Milano 2009, pp. 288.
 
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
10. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 262 del 25 luglio 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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