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Telegrammi. 264



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 264 del 27 luglio 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Le stragi in Afghanistan, il colpo di stato razzista qui
2. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Enrico Peyretti
3. Con Omero e la nonviolenza al centro sociale "Valle Faul" a Viterbo
4. Il cinque per mille al Movimento Nonviolento
5. "Azione nonviolenta"
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'
 
1. EDITORIALE. PEPPE SINI: LE STRAGI IN AFGHANISTAN, IL COLPO DI STATO RAZZISTA QUI
 
Le stragi in Afghanistan.
La persecuzione razzista qui.
Innumerevoli le vittime.
Occorre essere ciechi per non vedere cio' che sta accadendo.
*
Vorrei esprimermi senza possibilita' di equivoco.
Lo so che i partiti che quando sono stati al governo nel 1998 hanno votato a favore dell'istituzione dei campi di concentramento hanno qualche difficolta' ad opporsi adeguatamente al colpo di stato razzista del governo berlusconiano. In riferimento al razzismo cedere un po' e' capitolare del tutto.
E lo so che tutti i partiti che hanno governato l'Italia in quest'ultimo decennio, quando appunto sostenevano il governo - il governo Berlusconi dal 2001 al 2006, ma Prodi dal 2006 al 2008, e poi ancora Berlusconi dal 2008 a oggi - hanno votato a favore della guerra in Afghanistan. Cosi' oggi quelle forze politiche faticano ad ammettere di essere state assassine, e per non ammettere questo continuano ad essere complici delle stragi.
E lo so che la generalita' delle onlus e delle ong e dell'associazionismo che fu democratico accettando di essere lautamente finanziate dalla mano pubblica di fatto preferiscono fare dichiarazioni roventi su conflitti rispetto a cui sono sovente del tutto ininfluenti (quando addirittura non ne sono complici in varie forme e gradazioni) e tacere sulla guerra cui l'Italia partecipa in Afghanistan: non si sputa nel piatto in cui si mangia.
E lo so che tanto antirazzismo da parata e tanto assistenzialismo subalterno e narcotizzante restano paternalisti e non sono affatto disposti a riconoscere uguaglianza di diritti a coloro su cui pur sostengono di piegarsi compassionevolmente, non essendo disposti a rinunciare ai propri privilegi, privilegi che si fondano proprio anche sullo sfruttamento, sull'esclusione, sulla riduzione a una condizione servile di coloro di cui si spacciano per benefattori.
E lo so che tanti vecchi militanti, una volta oltre ogni dire integerrimi ed animosi, non riescono piu' a rinunciare agli incarichi ed alle prebende, alle onorificenze ed alle sinecure, ed a fare un altro giro di giostra nel luna park in cui sono entrati grazie al sostegno di lobbies, partiti o patroni nei cui confronti non vorrebbero apparire ingrati e quindi nel dubbio di esser loro dispiacenti tacciono anche quando occorrerebbe gridare dai tetti.
Tutto cio' lo so, e mi indigna, e mi ripugna. Lo so, e non mi faccio illusioni.
*
Ma ci sara' pure una parte del popolo italiano che non e' stata comprata e corrotta; ci sara' pure una parte del popolo italiano che vuole la pace e i diritti umani per tutti gli esseri umani, che si oppone alla guerra e al razzismo.
A questa parte del popolo italiano questo foglio incessantemente rivolge il suo appello.
Occorre un'insurrezione nonviolenta contro la guerra e contro il razzismo.
Occorre un'insurrezione nonviolenta per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Occorre un'insurrezione nonviolenta contro il colpo di stato hitleriano.
Occorre un'insurrezione nonviolenta per la legalita' che salva le vite.
Occorre un'insurrezione nonviolenta in difesa della Costituzione della Repubblica Italiana scritta col sangue dei martiri della Resistenza all'orrore nazifascista.
Occorre un'insurrezione nonviolenta contro la barbarie onnicida.
Occorre un'insurrezione nonviolenta per la civilta', per la convivenza, per l'umanita'.
Vi e' una sola umanita'.
 
2. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO ENRICO PEYRETTI
[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista ad Enrico Peyretti.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.serenoregis.org, www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68. Si veda anche la risposta alla penultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Enrico Peyretti: Non e' cosi' evidente il formarsi di una sensibilita'. Per me, credo di capire, e' stata l’educazione familiare, morale e religiosa, ma anche la reazione interiore, pur da bambino (sono nato nel 1935), alle violenze viste (ho raccontato e scritto molte volte un fatto cruento a cui ho assistito a nove anni) e udite narrare, del fascismo e della guerra. Ma certo l’orrore della violenza non e' ancora la ricerca della nonviolenza positiva. In seguito, come per molti, il Vietnam, l’America latina, Martin Luther King, sono state vicende vissute con partecipazione, che hanno orientato alla ricerca di nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Enrico Peyretti: Sicuramente Gandhi, appena ho cominciato a conoscerlo e leggerlo. Non so dire esattamente quando, ma direi almeno dagli anni della guerra d’Algeria e soprattutto del Vietnam. Poi, da Gandhi sono passato alla lettura degli altri maestri e mi sono avvicinato ad associazioni e movimenti nonviolenti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Enrico Peyretti: Consiglierei di introdursi attraverso, per esempio, la collana “Maestri” delle Edizioni Cultura della Pace, diretta da Ernesto Balducci (che spero venga ripubblicata integralmente), per passare poi a leggere ampiamente gli autori stessi. Oggi la letteratura nonviolenta, quella classica e quella via via nuova, e' molto ampia. Ma ognuno, guidato dall’affinita' e cogliendo le occasioni, fa il suo personale percorso. Direi anche che ciascuno si scelga un maestro in particolare, e continui ad approfondirlo piu' degli altri.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Enrico Peyretti: Se capisco, si tratta di indicare quale movimento o associazione o azione indicherei come da sostenere. Anche qui, fatto conoscere il ventaglio delle possibilita', tutto dipende dalle possibilita' concrete e dalle tendenze personali: uno seguira' cammini formativi, intellettuali, morali, religiosi, operativi, politici, pubblicistici, pedagogici, storici, filosofici, psicologici, o altro, secondo il suo genio e le occasioni. La cultura e la formazione nonviolenta e' ampiamente interdisciplinare e plurale. Importante e' seguire il proprio cammino tenendo bene d’occhio tutto il campo di lavoro.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Enrico Peyretti: Mi verrebbe da dire: la politica. Cioe' la riduzione piu' profonda possibile del tasso di violenza incorporato di fatto nella concezione e nella prassi politica, nonostante i relativi progressi democratici. Mi rendo conto che e' una trasformazione cosi' radicale che occorreranno lunghi tratti del cammino umano nella storia. Se non porremo fine alla storia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalarebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Enrico Peyretti: Se faccio un elenco rischio l’incompletezza, oppure di stabilire una gerarchia un po’ casuale. Gli direi: prendi contatto con un gruppo nonviolento, anche piccolo, fatti indicare le riviste, i convegni, le azioni. Troverai il tuo ruolo proprio, se credi nell’idea.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Enrico Peyretti: Si puo' accostarla e vederla da diversi lati. Una “definizione” restringe. Il rifiuto della violenza e' la base. Si tratta poi di vederne le possibilita' positive a attive, anche realizzate nella storia, piu' di quanto si crede. E' una lotta, e' stare nei conflitti dominando gli istinti distruttivi (niente facile) e sviluppando la spiritualita' e le tecniche sperimentabili e inventabili di resistenza alla provocazione, la capacita' di soffrire senza far soffrire, una risposta alternativa che offra all’avversario una ricerca comune e dialettica di giustizia e di verita'. Si puo' fallire nel momento, ma si semina sempre per un’altra occasione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Enrico Peyretti: Conosco genericamente la realta' del movimento delle donne, ma lo ritengo importante per l’analisi della violenza e per la sua riduzione. E cio', forse, non perche' le donne siano per natura meno violente degli uomini, ma perche' storicamente e' cosi'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Enrico Peyretti: Anche la coscienza e il movimento ecologico sono ricerca di alternativa alla violenza suicida che abbiamo fatto e facciamo alla natura, che e' il nostro corpo comune. Il destino guida quelli che vogliono e costringe quelli che non vogliono, dice Kant. Ma politica ed economia non hanno ancora capito davvero la necessita' di cambiare il modello di rapporto e di uso della natura. Senza di cio' permane una grande violenza globale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Enrico Peyretti: Non c’e' davvero molto da aggiungere a cio' che la domanda implica. La discriminazione razziale e la negazione dei diritti violentano la dignita' uguale fra tutti gli esseri umani, anche se non vi fosse alcuna violenza fisica e militare. Certamente la cultura nonviolenta agisce per superare questa violenza strutturale e culturale. La nonviolenza e' assai piu' estesa del pacifismo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Enrico Peyretti: La nonviolenza positiva guarda piu' lontano della pura legalita', ma certo implica una rigorosa legalita'. La violenza mafiosa non e' solo quella criminale omicida, ma anzitutto consiste nella dura gerarchia tra forti e deboli. La legge giusta e' la forza dei deboli e il limite dei forti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

- Enrico Peyretti: Il movimento operaio, cioe' l’affermazione della dignita' e diritti del lavoro umano per necessita' vitale (altro e' il lavoro come libera espressione), e' stato e puo' essere una lotta sostanzialmente nonviolenta. I mutamenti della societa' hanno indebolito la coscienza e l’azione di questo movimento con una contaminazione culturale: "Non siamo ricchi, ma pensiamo come i ricchi" (Peter Bichsel). La “rivoluzione dei ricchi” sembra aver sottomesso il movimento del lavoro. Ma tutto sempre muta. L’oppressione sociale nel mondo e' ancora tantissima, anche in paesi ricchi. Una cultura nonviolenta riflessa e piu' consapevole puo' rafforzare le lotte per i diritti del lavoro. Ricordiamo che Gandhi lotto' per questo prima che per l’indipendenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Enrico Peyretti: La liberazione violenta non libera davvero. Mi sembra, e spero di non sbagliare, che il mito della violenza redentrice sia oggi diminuito assai.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Enrico Peyretti: Il pacifismo si oppone alla violenza bellica, la piu' visibile e offensiva. Ma le violenze strutturale e culturale sono piu' profonde e incisive, piu' difficili da vedere, piu' facili da subire. La nonviolenza include il pacifismo ma avversa soprattutto queste piu' profonde violenze con l’educazione e la cultura alternative e ricostruttive di cio' che e' umano e inter-umano.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

- Enrico Peyretti: Vale quanto ora detto, aggiungendo che la guerra non e' colpa dei militari, ma di una cultura e politica dei conflitti che li affida alle armi omicide, e si crea i suoi professionisti. In quanto persone e tradizione di impegno difensivo, la classe militare puo' elaborare una diversa cultura del conflitto, avvalendosi anche delle esperienze nonviolente. Ma i militari devono liberarsi dall’idea di essere supremamente indispensabili, che la tradizione politico-militare appiccica loro addosso. Il dialogo coi militari e' lento e difficile, ma va cercato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

- Enrico Peyretti: Le armi non sanno fare altro che uccidere o minacciare. Se il disarmo e' l’obiettivo, il transarmo (da armamenti offensivi a esclusivamente difensivi) e' il passaggio intermedio. Resta da verificare se l’opinione pubblica, ben informata, rifiuta davvero una politica di vero disarmo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?

- Enrico Peyretti: Ogni politica di aiuto dignitoso ai bisogni umani dei piu' deboli riduce forme di sofferenza. La sofferenza, se non e' causata, neppure indirettamente, da azioni umane, non puo' essere detta violenza. Ma quante volte e' causata da azioni o omissioni gravi! Il diritto a una vita migliore e al sollievo della sofferenza fa parte della coscienza civile piu' matura, ma non lo chiamerei nonviolenza. Nonviolenza e' individuare e opporsi alle cause volontarie. La cura della salute era parte del programma costruttivo di Gandhi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Enrico Peyretti: Vedi la risposta precedente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?

- Enrico Peyretti: Con l’informazione non veritiera o manipolata si puo' esercitare una violenza sottile, profonda, che supera le difese naturali. Penso alla micidiale pubblicita' commerciale, come alla propaganda politica indifferente alla verita' delle cose. Quindi l’informazione onesta e' un antidoto a tale violenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?

- Enrico Peyretti: La nonviolenza e' una antropologia, sebbene problematica, articolata, non apodittica; una ricerca di risposta a necessita' vitali, fondata su possibilita' ed esperienze reali. E' anche una critica a quella filosofia della storia che vi vede regnare la legge della violenza. In tal modo apre la possibilita' di pensare una storia umana piu' degna e costruttiva. C’e' da fare un immenso lavoro filosofico: Panikkar dice che oggi il compito della filosofia e' “disarmare la ragione armata”.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni?

- Enrico Peyretti: Le esperienze e gli studi che conosco su questo rapporto indicano che le religioni in generale possono aprire prospettive e pratiche di profonda nonviolenza, ma possono pure lasciarsi usare nel consacrare con ragioni trascendenti le violenze umane. I due effetti si accavallano nella storia. Confido che la prima possibilita', specialmente se continua e si approfondisce questa verifica delle religioni sul metro della violenza, possa prevalere sulla seconda.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'educazione?

- Enrico Peyretti: Le realta' storiche di nonviolenza, basate e preparate in una cultura delle persona e dei rapporti indicano, mai in modo semplicistico, che le facolta' di empatia e coraggio possono essere liberate e potenziate nella personalita' umana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?

- Enrico Peyretti: Il dogma egoistico condiziona la concezione e la pratica dell’economia. Una nozione della persona e un’esperienza dei suoi rapporti con gli altri e con le cose meno possessivi, piu' gratuiti, piu' felicemente condivisi, puo' intaccare quel pesante dogma paralizzante e obbligante.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sul diritto e le leggi?

- Enrico Peyretti: Spostare il concetto di diritto da ordinamento oggettivo verso la qualita' e dignita' della persona, in cui il diritto sussiste, mentre ne accresce il valore umanistico, ne riduce il carattere impositivo. Restera' di fatto (anche per Gandhi quando immagina lo stato nonviolento) la necessita' della sanzione, ma questa potra' essere pensata e praticata sempre piu' come giustizia riparativa, ricostruttiva (Desmond Tutu e il processo sudafricano di Verita' e Riconciliazione), piu' che pena, cioe' retribuzione di un male con un altro male.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'etica e sulla bioetica?

- Enrico Peyretti: L’antica universale “regola d’oro”, il principio “rispetto per la vita” formulato da Albert Schweitzer, il precetto negativo-positivo “non uccidere”, l’imperativo categorico di Hans Jonas (in Il principio responsabilita'), intesi in modo non formalistico e nel loro nucleo sottostante ai dibattiti e alle differenze storiche nell’applicazione, riflettono l’esigenza etica umana di valorizzare e difendere la nostra esistenza, insieme alla realta' tutta, cogliendo un suo valore misterioso al di la', senza contraddirli, dei concetti teorici che possiamo farcene. La nonviolenza, antica e contemporanea, sembra riassumere e sviluppare, attraverso le differenze culturali, questa profonda esigenza e appello. Resta una quantita' di problemi complessi, che, orientati da questi principi e assunti con responsabilita' senza pretese assolute, possono essere affrontati con serieta' e con amore per la vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sulla scienza e la tecnologia?

- Enrico Peyretti: Scienza e tecnologia, conoscenza e applicazione, si sono sviluppate, specialmente nella modernita', in una mentalita' di potenza prevalente sul servizio alla vita e sulla fruizione onesta e felice del mondo. La scienza e la guerra si sono sposate tra loro. Cio' non e' il 100% della realta' della scienza, ma una quota sempre immensamente grave. Una filosofia nonviolenta del mondo, del sapere e della vita aiutera' la scienza a ripudiare la guerra, a negarle il proprio rifornimento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione storica e alla pratica storiografica?

- Enrico Peyretti: La nonviolenza e' anche storia, non solo utopia. La gran parte della storiografia accademica non ha avuto occhi per le lotte nonviolente, abbacinata dal bagliore e dal fracasso delle guerre, e anche per la vicinanza delle classi colte ai troni, salvo preziose eccezioni. Cio' che e' fatto e' possibile. Ma si deve conoscerlo. Da anni aggiorno una modesta ma estesa bibliografia storica delle lotte nonviolente (si trova cliccando in Google: Difesa senza guerra). Se nella storia effettiva c’e' anche la nonviolenza, una filosofia della storia non puo' livellarla sotto il regno della violenza. Anzi, Gandhi mostra che il tessuto della vita e' la collaborazione pacifica, per quanto imperfetta, e la violenza e' solo uno strappo nel tessuto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Enrico Peyretti: Ricercare e raggiungere il consenso e' la forma migliore nelle decisioni collettive. Ma non escluderei la regola della maggioranza, purche' bene intesa: non la prevaricazione del numero e dei relativi interessi sulle argomentazioni; non l’illusione che i piu' necessariamente vedano e ragionino meglio dei meno e che dunque la maggioranza sia piu' vicina alla “verita'”. Vale la regola della maggioranza se un dibattito libero e serio precede e istruisce davvero la decisione, se la regola e' riconosciuta da tutti, praticata senza violenza del numero e senza tacitare la minoranza, che acconsente accettando argomenti non condivisi ma non ripugnanti, per il valore dell’unita' nell’azione. Senza la prima o la seconda forma di consenso non c’e' decisione comune. Certo, la democrazia ridotta a pura forza dei numeri, senza convergenza sui valori di fondo (come la Costituzione italiana), e' degenerata.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Enrico Peyretti: Il principale mezzo d’azione e' la non-collaborazione alla violenza. Questa ha bisogno di collaborazione, almeno passiva. Ogni potere dipende dall’obbedienza, anzi consiste nell’essere obbedito. Poi, secondo situazioni e circostanze, quel mezzo si articola e inventa via via tecniche di resistenza e di opposizione con la forza umana alla violenza antiumana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Enrico Peyretti: Il fondamento e' la interiore sensibilita' agli altri, al dolore e ai bisogni, alla dignita' e alle speranze specialmente degli ultimi, delle vittime, dei piu' deprivati. Cio' che coltiva e sviluppa questa radicale qualita' umana avvia alla conoscenza ed esperienza delle lotte nonviolente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?

- Enrico Peyretti: Ci si addestra anzitutto nei rapporti umani quotidiani, in famiglia, nel lavoro, affrontando tensioni e conflitti col rispondere all’arroganza con la mitezza, al male col bene. Dura tutta la vita questo addestramento al potere su di se'. Solo su questa base si puo' addestrarsi all’azione nei conflitti sociali di media o grande scala.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Enrico Peyretti: Non indico in particolare l’uno o l’altro dei diversi periodici. Ognuno da' il suo contributo. Apprezzo chi evita un pacifismo a rischio di retorica ma divulga e approfondisce precisa cultura ed esperienza nonviolenta. Cosi' per gli editori e i non pochi libri in tema, anche se il genere non ha successo di mercato, naturalmente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Enrico Peyretti: Dalle primarie alle superiori non mancano insegnanti nonviolenti che propongono un indirizzo e formano coscienze offrendo agli allievi una possibilita' di base per il loro impegno successivo. Ovviamente, ogni seme e' affidato al terreno. Ma la politica scolastica oggi rischia di favorire orientamenti piattamente pratici, funzionali, relegando gli ideali nell’inutile. Negli studi universitari conosciamo alcune poche iniziative di ricerca interdisciplinare, che passa ancora molto poco, a quanto puo' constatarmi, nella didattica. La ricerca per la pace e' un settore vivo e attivo, ancora non recepito nelle istituzioni scolastiche.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Enrico Peyretti: Domanda per me difficilissima. Minoranza e marginalita' non significano necessariamente ininfluenza e sterilita'. La legge dell’azione, e dunque dei movimenti, non e' l’efficacia pronta, ma la fecondita'. Serieta' e autenticita', insieme alla ininterrotta costanza, e a collegamenti organizzativi leggeri e regolari, promettono fecondita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se si', come?

- Enrico Peyretti: Si', un collegamento leggero, di tipo federativo, che permetta di parlare meglio, insieme, alla cultura e alla politica del paese, e soprattutto al popolo. Da anni, vedrei necessaria una “federazione nonviolenta” italiana, con rapporti internazionali. La difficolta' sta nella fatica che ogni associazione gia' fa nell’adempiere i propri impegni, nei limiti di tempo e di energie personali, e anche con un po’ di patriottismo associativo, da superare. Qualche tentativo e' stato fatto. Altri vanno fatti ancora.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?

- Enrico Peyretti: Le voci, a stampa e in rete, sono relativamente tante. Non si tratta di unificare o di assorbire, ma far confluire indici dei materiali ad un centro della raggiera, che indichi tutte le direzioni a chi cerca informazioni e riflessioni, sarebbe davvero utile. Chi ha le capacita' tecniche provi a pensarci.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e movimenti sociali: quali rapporti?

- Enrico Peyretti: La nonviolenza si propone come alternativa qualitativa tanto al sistema quanto a quei movimenti anti-sistema, che non puntano precisamente alla progressiva riduzione dei fattori violenti, mediante i metodi nonviolenti specifici.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e istituzioni, nonviolenza e cultura, nonviolenza e forze politiche, nonviolenza e organizzazioni sindacali: quali rapporti?

- Enrico Peyretti: Puo' darsi che le istituzioni delle nostre societa', e ancor piu' le forze politiche, con l’obiettivo del potere, restino ancora a lungo insensibili all’istanza propria della nonviolenza (salvo riferimenti retorici, ogni tanto). La cultura libera puo' comprenderla di piu'. I sindacati hanno nella loro storia, come il movimento operaio, quasi soltanto mezzi nonviolenti, ma meno una consapevolezza riflessa. La cultura del conflitto deve evolvere dal criterio della forza, o della pura pressione dei fatti e dei numeri, al criterio della verita', cioe' della giustizia da rendere, non da prendere. Che cosa e' giusto? Come distinguerlo dall’interesse particolare? Cio' che e' giusto per l’altro puo' essere giusto per me. Un criterio principe nonviolento nelle lotte sociali lo formulerei cosi': “la giustizia non solo per me”.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come articolerebbe il rapporto tra la nonviolenza e i vari ambiti della vita sociale?

- Enrico Peyretti: La nonviolenza e' una rivoluzione culturale che irraggia un’influenza su tutto, ma non facciamone qualcosa di totale...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Enrico Peyretti: Se un lettore non mi conosce non e' necessario che mi conosca. Per cortesia verso di voi: sono nato nel 1935; ricordo bene la guerra, per fortuna vissuta solo marginalmente, in un paese tranquillo; ma - come ho raccontato e scritto una quantita' di volte - ho assistito a nove anni ad un episodio crudele di guerra, che credo mi abbia segnato nel profondo e orientato fin da allora alla ricerca della pace; ho avuto una educazione cattolica tradizionale ma non bigotta, evoluta oggi nella ricerca di cristianesimo essenziale, aperto a tutti i cammini religiosi dell’umanita'; ho fatto il liceo classico, ho lavorato come impiegato durante gli studi di giurisprudenza; sono stato presidente della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) negli anni di Papa Giovanni; ho avuto compiti nella chiesa cattolica torinese negli anni del vescovo Michele Pellegrino; dopo la laurea mi sono abilitato all’insegnamento di storia e filosofia, che ho svolto fino alla pensione. Altro si trova al mio nome in Wikipedia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'e' qualcosa che vorrebbe aggiungere?

- Enrico Peyretti: No, grazie.

 
3. INCONTRI. CON OMERO E LA NONVIOLENZA AL CENTRO SOCIALE "VALLE FAUL" A VITERBO
[Riceviamo e diffondiamo]
 
Si e' svolto domenica 25 luglio il trentaquattresimo incontro di formazione e informazione nonviolenta al centro sociale "Valle Faul" a Viterbo.
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L'incontro inizia con una riflessione sulla felice riuscita della festa popolare promossa dal centro sociale nel cuore del quartiere popolare del Carmine svoltasi sabato 24 luglio, festa popolare nel corso della quale e' stato ricordato Alfio Pannega con una lettura pubblica di sue poesie.
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Si conferma poi l'impegno per la salvaguardia dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame, contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge che la devasterebbe irreversibilmente; si decide di inviare una lettera di sensibilizzazione alla ministra del turismo.
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La parte centrale dell'incontro e' stata dedicata ad una riflessione sull'importanza dell'accesso al sapere e dell'educazione come pratica di solidarieta', di liberazione e di responsabilita'; evidenziando che ogni essere umano e' un valore infinito e che operando scelte di giustizia e di generosita', nella persuasa condivisione dei doveri e nel pieno riconoscimento dei diritti, ogni persona puo' riuscire ad esprimere adeguatamente le sue migliori qualita', e tutte contribuire positivamente al cammino comune dell'umanita'.
A tal fine le relazioni fondate sulla fiducia e la corresponsabilizzazione aiutano in chiunque la crescita dell'autostima e lo sviluppo dell'autoaiuto, in un rapporto di reciproco sostegno, di promozione dell'autonomia personale e di valorizzazione degli infiniti talenti di cui ciascun essere umano e' portatore.
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La giornata si conclude con una riflessione sulla cultura greca classica ed in particolare con un esame dell'Iliade e dell'Odissea.
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Il prossimo incontro del percorso di formazione e informazione nonviolenta si terra' domenica primo agosto con inizio alle ore 15,30 sempre al centro sociale "Valle Faul" in strada Castel d'Asso a Viterbo.
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Le persone partecipanti all'incontro
Viterbo, 26 luglio 2010
Per informazioni e contatti: viterbooltreilmuro at gmail.com
 
4. APPELLI. IL CINQUE PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi si puo' destinare il cinque per mille al Movimento Nonviolento.

Non si tratta di versare denaro in piu', ma solo di utilizzare diversamente soldi gia' destinati allo Stato.

Destinare il cinque per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il numero di codice fiscale del Movimento Nonviolento, che e': 93100500235.

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Per ulteriori informazioni: tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 
5. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"
 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riletture
- Bruno Basile (a cura di), Letteratura e filologia, Zanichelli, Bologna 1975, pp. IV + 244.
- Gian Luigi Beccaria (a cura di), Letteratura e dialetto, Zanichelli, Bologna 1975, pp. IV + 192.
- Adriano Colombo (a cura di), Letteratura e potere, Zanichelli, Bologna 1977, pp. VI + 158.
- Mario Pazzaglia (a cura di), Letteratura e storia della letteratura, Zanichelli, Bologna 1978, pp. VI + 250.
- Alfredo Stussi (a cura di), Letteratura italiana e culture regionali, Zanichelli, Bologna 1979, pp. IV + 240.
 
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
8. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 264 del 27 luglio 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).
 
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