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Telegrammi. 288



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 288 del 20 agosto 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Francesco Comina
2. Maria G. Di Rienzo: Le madri di Tiananmen
3. Il 18 agosto si e' svolto a Viterbo un incontro di formazione alla comunicazione nonviolenta
4. Il cinque per mille al Movimento Nonviolento
5. "Azione nonviolenta"
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'
 
1. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO FRANCESCO COMINA

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Francesco Comina.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Francesco Comina, coordinatore del Centro per la pace del Comune di Bolzano, e' stato uno dei principali punti di riferimento in Italia della campagna di sostegno al si' al referendum brasiliano per proibire il commercio delle armi. Giornalista e saggista, pacifista nonviolento, e' impegnato nel movimento di Pax Christi; nato a Bolzano nel 1967, laureatosi con una tesi su Raimon (Raimundo) Panikkar, collabora a varie riviste. Opere di Francesco Comina: Non giuro a Hitler, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000; (con Christl Fink, M. Martin Lintner), Due mondi una vita. Luis Lintner. Prete fidei donum martire, Emi, Bologna 2004; (con Marcelo Barros), Il sapore della liberta', La meridiana, Molfetta (Ba) 2005; (con Arturo Paoli), Qui la meta e' partire, La meridiana, Molfetta (Ba) 2005; Il monaco che amava il jazz. Testimoni e maestri migranti e poeti, Il Margine, 2006; ha contribuito al libro di AA. VV., Le periferie della memoria, Anppia - Movimento Nonviolento, Torino-Verona; e ad AA. VV., Giubileo purificato, Emi, Bologna 1999]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Francesco Comina: Sono stato come trascinato alla nonviolenza da un sentimento profondo che ho sempre riconosciuto in me, ossia la riprovazione della violenza come contesa umana. Fin da bambino e poi da adolescente quando si razzolava nei cortili a giocare o a incontrarsi in gruppi nelle classiche compagnie di quartiere e di tanto in tanto scoppiavano liti e litigi, anche blandi, sentivo dentro di me questo sentimento di ripudio della violenza che mi ha accompagnato poi per tutta la vita. Lo stesso ripudio lo sentivo in situazioni di maltrattamenti di animali o di vite in genere, anche inanimate (taglio di alberi, devastazioni ambientali ecc). Credo che si siano congiunti degli elementi naturali, di indole personale con elementi di educazione familiare. Mia madre, appassionata lettrice, spesso alimentava questo mio sentimento "nonviolento" leggendomi brani della vita di san Francesco o degli scritti di Gandhi, le lettere di don Milani, i racconti dei sopravvissuti di Hiroshima o della seconda guerra mondiale, brani commoventi di Remarque o di Heinrich Boell o di Thomas Merton. Sentivo, insomma, vibrare quel sentimento umano che ha alitato sulla storia e sulla letteratura.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Francesco Comina: Devo dire che padre Ernesto Balducci e' stato per me uno dei riferimenti piu' importanti per il mio accostamento alla cultura della pace e della nonviolenza. Non solo i suoi scritti e le sue conferenze, che mi hanno acceso la passione per l'approfondimento, ma anche la sua opera di mediazione e di divulgazione dei grandi testimoni della pace che egli ci ha lasciato in libri per me fondamentali come quello su Gandhi, su Giorgio La Pira, su Francesco d'Assisi, su Papa Giovanni, ma anche il suo tentativo di elaborare un pensiero universale che aprisse le coscienze dei giovani in una dimensione planetaria come lui amava dire. Su questo versante e' stato importante per me l'incontro con Raimon Panikkar, l'uomo ponte fra oriente e occidente, il pensatore capace di rappresentare le varie anime religiose e culturali dal di dentro, da una combinazione di dna, potremmo dire, ossia dal suo essere al tempo stesso cristiano e induista: "Sono nato cristiano, mi sono scoperto indu' e torno buddhista, senza pero' mai perdere la mia fonte identitaria che e' stata quella cristiana". Credo che Panikkar abbia dato un contributo fondamentale al tema della pace e della nonviolenza rappresentando il problema non tanto sul piano razionale, quanto piuttosto sul piano esistenziale. Un altro incontro che mi porto nel cuore e' stato quello con Alexander Langer, mio conterraneo, un distruttore di muri e un infaticabile costruttore di ponti. La sua morte prematura ha incrinato fortemente quella flebile linea di una prassi politica e istituzionale che potremmo definire pacifista, o comunque permeata dall'orizzonte della cultura della pace. Altri incontri e amicizie sono state per me importantissime, quella con Ryszard Kapuscinski che ebbi l'onore di ospitare a Bolzano per alcuni giorni nel suo ultimo viaggio terreno nell'ottobre del 2006; la sua lezione all'universita' sul tema dell'altro ha fatto storia. Oppure quella con Adolfo Perez Esquivel, il grande difensore dei diritti umani e ambientali, quella con Alex Zanotelli, con Rigoberta Menchu', con Arturo Paoli, con Ivan Illich, con Johan Galtung, Leonardo Boff, frei Betto, Danilo Dolci, e molti altri testimoni del nostro tempo. E debbo molto anche agli amici feriali e al loro infaticabile impegno per la diffusione di una cultura del nonviolenza e della pace come Enrico Peyretti, Peppe Sini, Raniero La Valle, Ettore Masina, Mao Valpiana, Lidia Menapace, Tonio Dell'Olio, Luigi Adami, Achille Rossi, Giuliana Martirani, Luigi Bettazzi, Gianni Novelli e Gianni Novello, don Ciotti e molti altri che in un modo o nell'altro intrecciano i fili della speranza.

Poi ovviamente i grandi maestri, Gandhi, Martin Luther King, Tolstoj, Teilhard de Chardin, Lanza del Vasto, che hanno costruito le fondamenta della cultura nonviolenta.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Francesco Comina: Beh, direi innanzitutto i classici, dall'Utopia di Tommaso Moro al Lamento della pace di Erasmo da Rotterdam, dalla Brevissima relazione sulla distruzione delle indie di Bartolome' de Las Casas a Per la pace perpetua di Kant e via discorrendo fino alla Disobbedienza civile di Thoreau.

Venendo al Novecento credo sia di fondamentale importanza leggere le testimonianze dei sommersi e dei sopravvissuti alla shoa', dal Diario di Anna Frank ai libri di Primo Levi, ma anche quei coraggiosi che si sono opposti ai totalitarismi pur non essendo perseguitati, come la vicenda dei giovani della Rosa Bianca, raccontata da Paolo Ghezzi in La Rosa Bianca, un gruppo di resistenza al nazismo in nome della liberta' o quella di Franz Jaegerstaetter (Giampiero Girardi, Franz Jaegerstaetter un contadino contro Hitler) o Josef Mayr Nusser (Non giuro a Hitler).

Fondamentale e' pure il racconto della costruzione e del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki con la lettura dei racconti dei sopravvissuti.

Ovviamente fondamentali per una cultura nonviolenta sono i libri di Capitini, le note di Giorgio La Pira per una citta' della pace, gli scritti di don Lorenzo Milani in particolare la Lettera ai giudici, ma anche le testimonianze nonviolente delle prime comunita' che posero il problema del primato della coscienza come quelle dei giovani testimoni di Geova, di Pietro Pinna e quella di Giuseppe Gozzini, che accese il dibattito nazionale con il coinvolgimento di padre Balducci. Italo Mancini, L'ethos dell'occidente, Tornino i volti. Fondamentale in una libreria della nonviolenza e' l'antologia gandhiana curata da Giuliano Pontara Teoria e pratica della nonviolenza; ma anche e sempre di Giuliano Pontara La personalita' nonviolenta. E ancora: Gandhi: La mia vita per la liberta'. Thomas Merton e' un altro autore che e' fondamentale, in modo particolare il suo Semi di distruzione, Gandhi e la nonviolenza, Nessun uomo e' un isola. Ancora Thich Nhat Hanh e tutto il suo lavoro sul rapporto fra spirito e nonviolenza. Ivan Illich: Descolarizzare la societa', La convivialita', Nemesi medica; Rene' Girard: La violenza e il sacro, La spirale mimetica; Emmanuel Levinas: La traccia dell'altro, Totalita' e infinito; Simone Weil: L'ombra e la grazia; Hannah Arendt: La banalita' del male; Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi, Educazione come pratica di liberazione. Un altro libro che deve stare in una libreria nonviolenta e' quello di Raniero La valle e Linda Bimbi che ricostruisce la storia di Marianella Garcia Villas nel Salvador devastato dalla guerra civile, Marianella e i suoi fratelli; quello di Ettore Masina su Monsignor Romero L'arcivescovo deve morire; quello di Joan Jara sulla drammatica fine del marito Victor Jara nel Cile di Pinochet, Victor Jara, una canzone infinita. Altri libri da archiviare sono quello di Marcos Ana sulla sua storia di detenuto per ventidue anni nelle carceri franchiste dal titolo Ditemi com'e' un albero, e la straordinaria testimonianza dei sette monaci trappisti uccisi dagli integralisti islamici in Algeria nel 1996: Piu' forti dell'odio. E moltissimi altri tanto che ci vorrebbe un solo libro per dire quanto e' stato scritto e testimoniato sul tema della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Francesco Comina: In America Latina ci sono ancora troppe verita' nascoste sui terribili eccidi che hanno insanguinato la storia del continente nella seconda meta' del Novecento. Il movimento delle donne di plaza de Mayo in Argentina va sostenuto e incoraggiato; cosi' gli importantissimi progetti per togliere i ragazzi dalle strade e liberare le periferie da una violenza divenuta endemica; importantissimo in tutta l'America e' il movimento contro il commercio e la vendita di armi da fuoco. Abbiamo fortemente sostenuto il referendum che il presidente Lula aveva promosso in Brasile ma purtroppo hanno vinto ancora una volta gli interessi delle imprese. La lotta contro il femminicidio, una piaga che purtroppo e' terribilmente diffusa in varie parti dell'America Latina e in primo luogo in Messico. In Africa vanno sostenuti i progetti per debellare la piaga dei bambini soldato attraverso nuove opportunita' di formazione e di educazione per i "figli di nessuno". In Medio Oriente vanno sostenuti tutti quei tentativi di porre una alternativa possibile all'obbligo di leva, come nel caso di Israele. Vanno sostenuti i refusnik, ossia quei giovani che si rifiutano di servire lo stato con le armi dentro una logica di opposizione al "nemico" palestinese. Vanno incoraggiati tutti quei luoghi di incontro e di convivenza fra israeliani, palestinesi, ebrei, cattolici, musulmani ecc. In Europa va rafforzato ancora di piu' il diritto all'obiezione di coscienza e all'obiezione alle spese militari. Va poi allargato il tema della nonviolenza anche a quel corpo piu' esteso del corpo umano che e' la terra, la Pachamama. In questo senso le sfide sono enormi, dalla difesa nonviolenta dei beni essenziali come l'acqua, le foreste, le montagne. Tutti quei movimenti che lottano per la salvaguardia dell'ambiente coinvolgono direttamente anche l'azione nonviolenta.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Francesco Comina: In politica credo sia fondamentale che il principio della nonviolenza diventi l'orizzonte non solo di stile e di prassi ma anche di organizzazione dello stato. Nella chiesa la nonviolenza dovrebbe diventare anima e spirito di una religione accogliente, aperta, solidale, umile e povera. Sarebbe importante tornare e approfondire il Cristo nonviolento sulla linea delle riflessioni balducciane.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Francesco Comina: La nonviolenza e' un cuore di carne che si accosta ad altri cuori di carne. La nonviolenza e' la vita e la vita e' la nonviolenza. Liberare la vita equivale ad agire con nonviolenza. Opprimere la vita e' fare violenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Francesco Comina: Penso a quella bellissima riflessione del filosofo Italo Mancini a proposito del principio femminile come principio nonviolento, ossia come principio che e' all'opposto di quello maschile che ha dominato la storia del mondo e che e' quel principio che ha costruito e alimentato lo spirito della guerra, della forza e della contesa violenta. Un principio, quello maschile, che ha negato la vita all'opposto di quello femminile creatore di vita, custode della creazione, un principio della responsabilita', della tenerezza, della carezza, della forza creativa. Questo non significa che la donna e' un essere nonviolento per principio e l'uomo un essere violento. Ci sono donne fortemente avvolte dal principio maschile della guerra, della violenza e uomini permeati dal principio femminile. Il femminismo come movimento diffuso ha posto il tema dei diritti della donna al centro del dibattito politico, civile, etico, storico. Ha assunto il tema della pace come suo tema.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Francesco Comina: Ho gia' risposto rispondendo ad una domanda precedente. Un rapporto strettissimo perche' la vita umana dipende dalla vita del pianeta. E dunque la guerra contro il pianeta e' una guerra contro l'uomo. L'unica soluzione e' un il superamento della violenza che va nella direzione dell'azione nonviolenta per salvare il pianeta dalle acque alla biosfera.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Francesco Comina: Rispondo citando Italo Mancini che nel suo libretto Tornino i volti sintetizza la lezione che viene da quel grande filone di pensiero che ha posto l'altro al centro dell'analisi e della interpretazione di senso della storia (Bubner, Ricoeur, Levinas, Panikkar...): "Riconoscimento del volto altrui questa e' la pace, rifiuto del volto questa e' la guerra".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Francesco Comina: Anche in questo caso la lotta contro il crimine organizzato e contro la legge della forza per implementare interessi personali e di gruppo che tolgono risorse alla societa' tenendola sotto scacco e' un altro grande tema nonviolento. In questo senso da Danilo Dolci in avanti abbiamo avuto grandi testimonianze di lotte nonviolente contro l'omerta' e la subordinazione alla legge criminale. Quanti giornalisti, sacerdoti, politici sono stati uccisi perche' hanno tentato di opporsi con mezzi nonviolenti ai poteri forti dei vari territori?

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

- Francesco Comina: In gran parte la storia dell'emancipazione operaia e delle classi sociali sfruttate e oppresse e' stata una storia nonviolenta costruita attraverso processi, anche lenti, di consapevolezza dei diritti e dei doveri che hanno portato anche a momenti di scontro violento, ma che alla fine hanno trovato la giusta collocazione dentro un quadro di mediazione politica e istituzionale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Francesco Comina: Su questo punto credo che la lezione di Paulo Freire sia di fondamentale importanza. La nonviolenza e' prima di tutto consapevolezza. Quando gli sfruttati sapranno parlare, ossia conosceranno le parole che indicano gli strumenti per la liberazione dallo stato di sottomissione e di ingiustizia, allora si apre una nuova storia per i popoli oppressi, quella del confronto diretto e della affermazione dei propri diritti. Purtroppo oggi il problema dell'esclusione di altri popoli e altri stati non e' soltanto un problema politica ma e' diventato un problema economico che aumenta la durezza e la complessita' del sistema di sfruttamento. Su questo il movimento nonviolento ha il dovere di impegnarsi maggiormente per scoperchiare i meccanismi perversi del mercato che oramai sono diventati sistema di divaricazione fra ricchi e poveri. Questi sistemi hanno i loro centri nei grandi istituti internazionali preposti alla gestione e al controllo dello sviluppo mondiale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Francesco Comina: Come lo intendo io il pacifismo e' un movimento di massa che pone il tema di un mondo finalmente libero dall'idea che le contese fra gli stati si possano risolvere per via militare. La nonviolenza scava piu' a fondo ed entra nel cuore umano ponendo il problema del rispetto della vita (animata e inanimata) come centro di ogni azione del quotidiano. Mi viene una citazione di Gandhi: "Lo spirito universale e onnipresente dell'ahimsa equivale ad amare la piu' modesta creatura quanto noi stessi".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

- Francesco Comina: La nonviolenza e' un universo di vita. Un occhio della nonviolenza guarda con passione e si impegna con convinzione per debellare gli eserciti. Ma e' un occhio. La nonviolenza e' molto di piu'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

- Francesco Comina: La nonviolenza e' disarmo. Le armi sono la spina dorsale del sistema violento. La vita e' disarmata. La clava dei nostri antenati era certamente un'arma che serviva alla sopravvivenza. Le clave di oggi, ossia i missili e le bombe, i fucili e le pistole, non servono alla sopravvivenza, servono per uccidere. La nonviolenza oggi e' il disarmo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?

- Francesco Comina: La nonviolenza e' il luogo dei diritti (e anche dei doveri). E' lo spazio della responsabilita' nei confronti del mondo e nei confronti degli altri. Un uomo che chiede aiuto ha tutto il diritto di essere aiutato e la nonviolenza e' questo tendere la mano al bisognoso. Quindi c'e' il dovere di dare aiuto e il diritto di chiedere aiuto senza distinzioni e discriminazioni. In questo senso la parabola del buon samaritano e' un manifesto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Francesco Comina: Le derive della psiche, il non adattamento della psiche alle forme del vivere serenamente dipendono da tante cose, ma prima di tutto dipendono da una problematica di adattamento del soggetto ai ritmi e alla frenesia del mondo moderno, ritmi e dinamiche che spesso sono subalterne a logiche violente. La nonviolenza e' l'armonia fra la mente, il corpo e l'ambiente. La nonviolenza e' prima di tutto un atto di equilibrio interiore. E non e' un caso che i grandi maestri della nonviolenza puntino molto all'armonia fra la mente e il corpo lavorando sul piano del respiro e sulla meditazione. E questo non solo i maestri dell'oriente ma anche all'interno del contesto occidentale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti fra nonviolenza e informazione?

- Francesco Comina: Cito una bellissima frase di uno dei piu' grandi reporter della storia, che ho avuto la fortuna di conoscere e di essergli amico, Ryszard Kapuscinski: "Il cinico non puo' fare il mestiere di giornalista, solo le persone buone possono farlo". Ryszard poi argomentava questa sua tesi. Il giornalista ha come fonte principale del suo lavoro la gente comune, il popolo. E' questa la fonte prioritaria. Amare le persone, riuscire ad avere un rapporto fraterno con loro significa anche raccogliere il materiale vivo per l'elaborazione di un reportage o di un articolo. Perche' la fonte sono gli altri. Per questo motivo il grande reporter polacco negli ultimi anni insisteva molto sulla responsabilita' per l'altro, sul riconoscimento del volto altrui.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?

- Francesco Comina: Beh, qui c'e' un po' tutto. Dal pensiero nasce l'idea e dall'idea l'azione. Possiamo pensare il mondo come un terreno di sperimentazione del libero arbitrio o come senso di responsabilita'. Credo che su questo valga la lettura introduttiva di padre Balducci nel suo libro su Gandhi li' dove contrappone i due grandi pensieri del moderno, quello che sta all'origine della cosiddetta civilta' moderna, ispirato da Cartesio quando disse il suo famoso "Cogito ergo sum" e dette avvio alla linea speculativo del pensiero moderno (con la divisione fra res cogitans e res extensa e l'immissione della violenza strutturale) e quello di Gandhi che punta invece sull'armonia, tanto da rifiutare la violenza al punto da ribaltare il principio della vendetta e arrivare a dire: "Se tu mi uccidi sono io che muoio", ossia se tu fai questo, se tu ti comporti cosi' tu hai la responsabilita' della mia morte...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni?

- Francesco Comina: Qui si aprirebbe un capitolo enorme. Bisognerebbe fare una miriade di distinzioni fra religione e istituzione, fra parola e strumento, fra chiese e comunita'... Diciamo che nel momento in cui lo spirito della religione diventa sistema e si sacralizza, allora emerge il tema della violenza. I principi ispiratori delle grandi religioni adottano la nonviolenza, le dinamiche di potere assumono la violenza. Credo che Panikkar abbia svolto un lavoro importantissimo per trovare scenari di fraternita' reciproca fra i grandi flussi religiosi dell'umanita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'educazione?

- Francesco Comina: Anche questo e' un enorme capitolo. Credo che uno dei punti su cui l'azione nonviolenta dovrebbe investire di piu' e' proprio il tema dell'educazione. Viviamo in un tempo "liquido" come ci dicono i sociologi, dominato dalla cultura fast food, da internet, dai mezzi informatici, dai nuovi network. I giovani sono i piu' esposti al rischio di una banalizzazione della vita, ad una perdita del senso di approfondimento della complessita' del vivere. Il tempo sembra correre sempre piu' veloce, non ci si ferma piu' a pensare, a ragionare sulle cose, a discutere. La lezione di don Milani sembra lontanissima. Eppure credo che bisognerebbe recuperarla cosi' come bisognerebbe recuperare la grande lezione di Dolci.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?

- Francesco Comina: La nonviolenza e' anche impegno per la giustizia. Oggi non e' tanto la politica che governa le cose ma l'economia. E l'economia e' vista non come gestione di un patrimonio collettivo ma come guerra di accaparramento delle risorse disponibili. E poi come lotta per il potere e il controllo sugli altri. L'azione nonviolenta ha il compito di denunciare questo scempio.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sul diritto e le leggi?

- Francesco Comina: Credo che buona parte della risposta sia stata formulata in maniera splendida da don Milani nella sua Lettera ai giudici. Oggi pero' si pone un problema ulteriore, ossia la tensione fra la legge di uno stato e la legge di uno stato diventato pianeta. Come si conciliano questi due piani?

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'etica e sulla bioetica?

- Francesco Comina: Il rapporto fra vita e etica e' un rapporto strettissimo. Tutto cio' che fa si' che la vita venga difesa e salvata e' un tema che investe la nonviolenza. Pero' non a tutti i costi. La vita e' un dinamismo, la vita e' un'energia che ha un suo inizio e che ha una sua fine nell'assorbimento di questa energia in un tutto piu' grande. La tecnologia aiuta la vita ma la natura e' parte della vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione storica e alla pratica storiografica?

- Francesco Comina: Che e' possibile scriver una storia aliena dalla forza, fatta di grandi principi di diritto universali, di concordia e di mutua fecondazione fra uomini e popoli.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Francesco Comina: Consenso non solo democratico, ma anche fiducia nel carisma e nella visione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Francesco Comina: Galtung ha fatto degli studi approfonditi su questo versante. Credo innanzitutto l'ascolto. Ascoltare le ragioni delle parti in conflitto e' il primo elemento che dovrebbe essere messo in campo, di qui poi il lavoro sulle ragioni dell'una e dell'altra parte, la lettura del contesto, la geografia, l'occhio particolare alla diversita' culturale, religiosa, le prospettive politiche ecc. Insomma credo che nella gestione del conflitto vadano valutati tutti gli elementi in campo. E' un discorso complicato, difficile, rischioso.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Francesco Comina: Umanistica, antropologica, storica, letteraria, filosofica, geografica, politica, giuridica, economica. Una formazione a 360 gradi perche' la nonviolenza e' una comprensione totale della realta'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Francesco Comina: Non conosco tutti gli ambiti editoriali e d'informazione legati alla nonviolenza. In Italia c'e' "Azione nonviolenta" che si occupa specificatamente del tema, ma anche "Mosaico di pace", i "Quaderni Satyagraha", "La nonviolenza e' in cammino", ci sono poi varie pubblicazioni sui territori legati a centri per la pace o iniziative sulla nonviolenza. Sul piano editoriale presso varie case editrici ci sono pubblicazioni sulla nonviolenza. Purtroppo le vecchie Edizioni cultura della pace di padre Balducci si sono affievolite molto dopo la sua morte, ma quello era un tentativo importante di dare profilo alla cultura della pace e della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Francesco Comina: La nonviolenza nella scuola e nell'universita' non e' ancora penetrata come meriterebbe. Comunque ci sono le esperienze di Rocco Altieri, di Alberto L'Abate, Tonino Drago, Alberto Conci, Achille Rossi sul campo educativo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Francesco Comina: Credo che sia un po' il gatto che si morde la coda. Il movimento nonviolento ha fatto fatica a costruirsi un ambito solido di presenza sul proscenio e dall'altra parte manca fortemente la cultura della nonviolenza nella nostra societa', catturata da ben altri interessi e miti. Va fatto un serio e impegnativo sforzo per fare del tema della nonviolenza non un argomento di interesse di quei pochi volenterosi che se ne occupano ma un tema strategico per la societa'. A Bolzano, grazie al lavoro di un piccolo nucleo di persone che si sono occupate di nonviolenza, negli ultimi dieci anni si e' riusciti a creare un centro per la pace collegato al Comune che sta diventando sempre piu' un organismo strategico sia sul piano della cultura sul territorio con notevole afflusso di persone, sia sul piano della diffusione di contenuti. La crescita del Centro pace di Bolzano connessa al successo enorme di pubblico che sta avendo dimostra come in realta' ci sia grande interesse popolare. Ci vuole una capacita' creativa e organizzativa capace di sfruttare le possibilita' di appoggio sulla realta' territoriale.

C'e' poi il vasto problema della capacita' di diffondere le iniziative e le azioni nonviolente, e anche in questo caso secondo me ci vuole una maggior conoscenza del settore dell'informazione che ha un suo linguaggio, dei tempi particolari e delle procedure fisse. Il nonviolento che ha la premura di far conoscere le sue iniziative deva anche saper comunicare con i media e saper catturare l'attenzione del mondo dell'informazione in generale. Ma deve conoscere le leggi e le logiche che governano i media.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e pratiche artistiche: quali rapporti?

- Francesco Comina: La nonviolenza ha l'arte come suo elemento vitale. L'utopia di un mondo diverso sta alla capacita' di rappresentare l'orizzonte ultimo della realta'. Non e' un caso che le espressioni artistiche piu' pregnanti ci siano venute da uomini che hanno ascoltato quel sentimento profondo dell'umanita' che e' la vita nella sua nudita' ontologica, la vita senza corazze. Frate Francesco ha cantato il Cantico delle creature e Marcos Ana ha cantato l'orrore dei sotterranei del generale Franco per ventitre anni riuscendo a sopravvivere alla morte. Quando usci' non aveva vendetta. Ancora stretto fra le sbarre come prigioniero politico scrisse questi versi pieni di pace, pieni di amore:

"Se un giorno tornero' alla vita
la mia casa non avra' chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l'aria.
Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell'aurora;
la luna, mia dolce amante.
Che l'amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
ne' la rondine il volo,
ne' l'amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l'aria".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si e' data?

- Francesco Comina: L'amicizia e' quel filo sottile che lega due persone e che le fa vibrare nel profondo. L'amicizia e' un altro nome della nonviolenza perche' l'amicizia e' quella corrispondenza che c'e' fra due uomini che si sorreggono vicendevolmente gratuitamente. Un mondo di amici e' un mondo di pace, un mondo di nemici e' un mondo di guerra. La violenza e' quella forma patologica di creazione del nemico che nelle sue derive politiche rappresenta il paradosso della politica, ossia la guerra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione dell'unita' dell'umanita': quale relazione e quali implicazioni?

- Francesco Comina: L'unita' nell'umanita' non puo' essere uniformismo e nemmeno livellamento sul piano di una sola cultura, questo sarebbe monomorfismo, vittoria di una cultura sulle altre. E' quello che hanno da sempre auspicato i totalitarismi. Gia' nella Bibbia l'idea di una torre di Babele che desse la scalata al cielo e' stata travolta dalla furia del Dio del pluralismo che ha poi disperso l'umanita' nei suoi linguaggi e culture particolari. L'unita' del genere umano deve avvenire nella sua diversita' e dunque non attraverso spianate ma attraverso i ponti di congiunzione delle varie diversita' culturali. Anche su questo Panikkar ci lascia una grande lezione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e politica: quale relazione?

- Francesco Comina: Direi con Raniero La Valle: "La politica e' pace e la pace e' politica". La rottura della politica e' la guerra. La violenza e' il piegamento della politica ad interessi parziali.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e vita quotidiana: quale relazione?

- Francesco Comina: Ogni giorno e' un passo in avanti nella costruzione della personalita' nonviolenta.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura del territorio in cui si vive: quale relazione?

- Francesco Comina: Pensare globalmente e agire localmente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura delle persone con cui si vive: quale relazione?

- Francesco Comina: Il volto dell'altro, diceva Levinas, non e' solo il volto del culturalmente altro, ma e' il volto di colui che ti sta accanto: "Incontrare un uomo - scriveva Levinas - significa essere tenuti svegli da un enigma".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?

- Francesco Comina: San Francesco era arrivato ad una cosi' forte comprensione della sua personalita' nonviolenta che nel dare un nome alle cose che aveva intorno, chiamava sorella la morte. David Maria Turoldo, quando ha scoperto il tumore che poi lo portera' a morte nel fabbraio del 1992, inizio' a fare i conti con il tema della morte al punto da dialogare con lei. Tiziano Terzani, dopo averla combattuta fin che pote' farlo, l'accetto' come evoluzione della vita. Ivan Illich aveva un tumore al collo. Non volle mai curarlo perche' anche il male e' una componente della vita e non si puo' scacciare, diceva lui, con i cannoni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali le maggiori esperienze storiche della nonviolenza?

- Francesco Comina: Gandhi rappresenta ovviamente la trasposizione pratica, politica, di una nonviolenza che ha saputo farsi storia. Ma anche i suoi seguaci sono degni di menzione: in modo particolare il Gandhi dell'islam che si rifece fortemente al metodo gandhiano e ne fu amico: Badshah Khan. Importante la lezione di Martin Luther King, quella di Mandela e di Desmond Tutu in Sudafrica. Ma sono molti i segni nonviolenti che hanno cambiato la storia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi nel mondo?

- Francesco Comina: La nonviolenza oggi nel mondo e' messa a dura prova dal pensiero unico che vorrebbe appiattire ogni discorso sul piano economico e tecnocratico. Ma c'e' anche un risveglio delle coscienze davanti ai problemi assoluti che incombono. Credo che la rinascita e il risveglio delle coscienze rimetta in moto un nuovo spirito dell'azione nonviolenta e dell'obiezione di coscienza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi in Italia?

- Francesco Comina: Un po' ritirata rispetto a pochi anni fa quando alcuni grandi maestri e alcuni movimenti piu' articolati della societa' avevano maggior coscienza del tema. Credo che si ponga un forte problema generazionale. Bisogna consegnare ai giovani l'amore per la nonviolenza prima che l'amore si spenga.
 

2. MONDO. MARIA G. DI RIENZO: LE MADRI DI TIANANMEN

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione il seguente articolo tratto da un piu' ampio servizio di Elahe Amani e Lys Anzia per "Women News Network" del 10 agosto 2010.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250.

Su Ding Zilin si veda la motivazione dell'attribuzione del "Premio Alexander Langer" nel 1999, riprodotta in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 18, e la "laudatio" tenuta da Gianni Sofri in quell'occasione e riprodotta anche in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 19]

 

Dopo oltre vent'anni di sorveglianza, telefono sotto controllo e posta elettronica filtrata, la settantatreenne Ding Zilin, docente universitaria in pensione, non ha ancora smesso di tentare di scoprire la verita' sui fatti che condussero alla morte di suo figlio. La madre del liceale Jiang Jielian, che fu il primo ad essere ucciso nel massacro della Piazza Tiananmen a Pechino, nel 1989, ancora spera di trovare pace.

Negli anni '90, dopo aver fronteggiato il dolore ed il trauma persistente per la perdita del figlio, Ding Zilin incontro' un'altra madre che aveva perso un figlio adulto nel massacro. Le Madri di Tiananmen cominciarono allora a crescere, arrivando a 150: sostenute dalle loro famiglie, si sono messe insieme per aiutarsi l'un l'altra mentre chiedono alle autorita' cinesi di dare informazioni sulle inchieste irrisolte rispetto all'arresto, alla morte e/o alla scomparsa dei loro figli.

Secondo le Madri, sessantaquattro persone, in maggioranza giovani studenti, furono uccisi durante le proteste di Tiananmen del 1989. Altri svanirono senza lasciare traccia. Altri ancora furono arrestati e sono tuttora in carcere. Sino ad oggi, il governo della Repubblica popolare cinese non ha messo in moto alcuna inchiesta trasparente. Nonostante la richiesta delle Madri, i casi sono stati lasciati senza soluzione e le domande pendenti restano senza risposta.

Nel 2003, Ding Zilin e' stata segnalata per il Premo Nobel per la Pace, in ragione del suo coraggio. Nel 2005, fu arrestata dalle forze di sicurezza e poi rilasciata senza imputazioni, assieme ad altre due Madri, la signora Huang Jinping e la signora Zhang Xianling: il governo le ammoni' di non tentare di commemorare l'anniversario del massacro. (le Madri testimoniano regolarmente, in Piazza Tiananmen, in quell'occasione).

“Il nostro gruppo di madri in lutto sa di non aver piu' molto tempo a disposizione”, ha detto Ding Zilin nella newsletter del 4 giugno 2010 diffusa dalle Madri di Tiananmen, “Ma persino sull'orlo della morte noi continueremo ad andare avanti”.

Parlando pubblicamente sulla liberta' di informazione e l'accesso a internet nel suo paese ha aggiunto: “Noi crediamo che la Cina, oggi, si trovi in un momento critico. Il nostro paese sta andando avanti o indietro? La decisione che deve prendere, in accordo alle pratiche internazionali che seguono la Dichiarazione universale dei diritti umani, sta nel non esitare nel difendere il diritto dei suoi cittadini alla liberta' di parola. La liberta' di parola sta in media aperti e nell'accesso alle informazioni”.

Il sito delle Madri e’: www.tiananmenmother.org

 
3. INCONTRI. IL 18 AGOSTO SI E' SVOLTO A VITERBO UN INCONTRO DI FORMAZIONE ALLA COMUNICAZIONE NONVIOLENTA
 
Mercoledi' 18 agosto 2010 si e' svolto a Viterbo, nell'ambito di uno specifico percorso formativo iniziato da diversi mesi, un incontro di accostamento alla comunicazione nonviolenta in ambito comunitario.
All'incontro ha preso parte il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo.
Nel corso dell'incontro sono state dapprima esaminate alcune questioni relative alla formazione e alla trasmissione storica ed istituzionale delle tradizioni culturali; alla disamina si e' intrecciata una riflessione sulle forme di oppressione ideologiche e pratiche imposte da strutture di dominio; un'attenzione particolare e' stata dedicata all'analisi dell'oppressione maschilista e patriarcale.
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Si e' poi sperimentata una modalita' attuativa del metodo del consenso (una delle tecniche deliberative nonviolente piu' note, che consente processi decisionali realmente partecipati e pienamente responsabilizzanti) nel definire alcuni criteri morali adeguati a una gestione delle relazioni interpersonali rispettosa della dignita' e dei diritti di ogni persona.
 
4. APPELLI. IL CINQUE PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi si puo' destinare il cinque per mille al Movimento Nonviolento.

Non si tratta di versare denaro in piu', ma solo di utilizzare diversamente soldi gia' destinati allo Stato.

Destinare il cinque per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il numero di codice fiscale del Movimento Nonviolento, che e': 93100500235.

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Per ulteriori informazioni: tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 
5. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"
 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riletture
- Jorge Luis Borges, Inquisiciones, 1925, Alianza, Madrid 1998, pp. 182.
- Jorge Luis Borges, El tamano de mi esperanza, 1926, Alianza, Madrid 1998, pp. 160.
- Jorge Luis Borges, Biblioteca personal, Alianza, Madrid 1988, 2000, pp. 174.
- Jorge Luis Borges, Textos cautivos, 1986, Alianza, Madrid 1998, pp. 344.
 
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
8. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 288 del 20 agosto 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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