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Telegrammi. 318



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 318 del 19 settembre 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Daniele Lugli: Il messaggio della nonviolenza
2. Invitiamo Comuni e scuole a celebrare la Giornata internazionale della nonviolenza istituita dall'Onu
3. Modello di lettera ai sindaci
4. Modello di lettera ai dirigenti scolastici
5. Ermete Ferraro: Nonviolenza qui e ora
6. Nadia Neri: Due punti fondamentali
7. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Agostino Letardi
8. Annamaria Rivera: La barbarie
9. Si e' svolto venerdi' 17 settembre un incontro di studio a Viterbo
10. Per sostenere il Movimento Nonviolento
11. "Azione nonviolenta"
12. Segnalazioni librarie
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'
 
1. EDITORIALE DANIELE LUGLI: IL MESSAGGIO DELLA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Daniele Lugli (per contatti: daniele.lugli at libero.it) per questo intervento.
Daniele Lugli e' il presidente nazionale del Movimento Nonviolento; nato a Suzzara (Mn) nel 1941, risiede a Ferrara; laureato in giurisprudenza, opera in associazioni senza fini di lucro e si occupa in particolare di questioni inerenti i diritti umani, la pace, la trasformazione dei conflitti, la partecipazione e l'ambiente; e' Difensore civico della Regione Emilia Romagna. Figura storica della nonviolenza, unisce a una lunga e limpida esperienza di impegno sociale e politico anche una profonda e sottile competenza in ambito giuridico ed amministrativo, ed e' persona di squisita gentilezza e saggezza grande. Si veda anche l'ampia intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 278]
 

Merita di essere raccolto l’invito dell’Assemblea dell’Onu a divulgare il messaggio della nonviolenza, anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica, nella giornata del 2 ottobre, anniversario di Gandhi.

La Giornata Internazionale della Pace,  21 settembre, la preannuncia. E’ il giorno del “cessate il fuoco”. Sarebbe gia' molto. La nonviolenza resta poi la strada, difficile da praticare, unica possibile per una pace che meriti questo nome.

Non puo' esservi pace infatti in un mondo in cui permane la violenza strutturale dell’insopportabile disuguaglianza di ricchezza e di opportunita' tra aree continentali, nazioni e, all’interno degli stati, tra ceti e singole persone. Per certi aspetti la distanza appare addirittura accrescersi e alimenta una crescente violenza da parte di chi non vuol perdere privilegi e posizioni raggiunte e di chi lotta per una situazione migliore o la pura sopravvivenza. La cultura della violenza, dell’esercizio della forza, fuori e contro ogni diritto faticosamente affermato, si diffonde in ogni ambito.

Si conclude cosi' amaramente il decennio che era stato dedicato all’attuazione del diritto delle giovani generazioni a un’educazione nonviolenta. Resta pero' questo un elemento essenziale dell’impegno del Movimento Nonviolento, che anche quest’anno e' impegnato in attivita' che sottolineano l’importanza della ricorrenza e preparano il Congresso di fine ottobre, come sempre aperto al contributo delle amiche e degli amici della nonviolenza.

Per noi la data del 2 ottobre ha una valenza aggiuntiva: la consideriamo infatti in qualche modo fondativa del Movimento stesso. Nei giorni immediatamente successivi alla prima marcia Perugia-Assisi, 24 settembre 1961, maturo' infatti in Aldo Capitini la decisione di promuovere la costituzione del Movimento. Saranno cinquant’anni l’anno prossimo.

 
2. INIZIATIVE. INVITIAMO COMUNI E SCUOLE A CELEBRARE LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA ISTITUITA DALL'ONU
 
Il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi, l'Onu ha istituito la Giornata internazionale della nonviolenza, proponendo che si svolgano ovunque iniziative di commemorazione e di impegno.
Chiediamo che in tutti gli enti locali ed in tutte le scuole d'Italia si svolgano iniziative.
A tal fine presentiamo di seguito due modelli di lettere ai Sindaci ed ai Dirigenti scolastici, pregando i lettori di utilizzarli sottoscrivendoli ed inviandoli all'amministrazione comunale ed alle scuole del proprio territorio.
 
3. MATERIALI. MODELLO DI LETTERA AI SINDACI
 
Al Sindaco del Comune di ...
Oggetto: Proposta di iniziative per la "Giornata internazionale della nonviolenza" del 2 ottobre, istituita dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi
Egregio sindaco,
l'Onu ha dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi, "Giornata internazionale della nonviolenza".
Sarebbe opportuno che in ogni realta' locale in quel giorno venissero promosse iniziative di commemorazione e di sensibilizzazione.
Con la presente formuliamo anche a lei tale proposta.
Distinti saluti,
Firma
luogo e data
Mittente
 
4. MATERIALI. MODELLO DI LETTERA AI DIRIGENTI SCOLASTICI
 
Al dirigente scolastico del ...
Oggetto: Proposta di iniziative per la "Giornata internazionale della nonviolenza" del 2 ottobre, istituita dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi
Egregio dirigente scolastico,
l'Onu ha dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi, "Giornata internazionale della nonviolenza".
Sarebbe opportuno che in ogni istituto scolastico in quel giorno venissero promosse iniziative di commemorazione e di sensibilizzazione.
Con la presente formuliamo anche a lei tale proposta.
Distinti saluti,
Firma
luogo e data
Mittente
 

5. VERSO IL 2 OTTOBRE. ERMETE FERRARO: NONVIOLENZA QUI E ORA.

[Ringraziamo Ermete Ferraro (per contatti: ermeteferraro at alice.it) per questo intervento.

Ermete Ferraro (Napoli, 1952) e' stato uno dei primi obiettori di coscienza napoletani e si e' occupato a lungo di azione per la pace, educazione alla pace e ricerca sulla pace. Tra i fondatori dei Verdi nella sua citta', li ha rappresentati a livello circoscrizionale e provinciale e resta tuttora impegnato in campo ambientalista ed ecopacifista. Per dieci anni animatore ed operatore sociale in un centro comunitario napoletano, da 23 anni insegna lettere nelle scuole medie, continuando ad occuparsi anche di disagio minorile e di amministrazione sociale. (sito: www.ermeteferraro.it)]

 

Si avvicina la data del 2 ottobre - dichiarata dall’Onu Giornata internazionale per la nonviolenza - e mi sembra giusto rispondere all’invito a parlare della mia scelta nonviolenta, per testimoniare un piccolo contributo personale ad un’alternativa politica quasi del tutto ignorata dai media. Non avrebbe senso, infatti, celebrare una volta all’anno la Nonviolenza con la maiuscola se, per  tutti gli altri giorni, si relegasse questa  prospettiva di cambiamento in una dimensione puramente mentale ed utopica, senza incidenza effettiva nel quotidiano.

Un testo che trovo fondamentale in questa ricerca di qualcosa che illumini, oggi, il nostro “cammino” in direzione della nonviolenza, mi sembra “L’Antibarbarie” di Giuliano Pontara, uno dei maggiori studiosi del pensiero di Gandhi. Egli ci ha mostrato chiaramente che siamo di fronte al problema di una ritornante ed incalzante barbarie, che pervade il nostro mondo, sempre piu' globalizzato, iniquo, violento e guidato da un pensiero unico, sollecitandoci soluzioni realmente alternative a quelle che la “politica” sembra offrirci. Cio' e' possibile solo se la nostra prospettiva d’azione si contrapporra' davvero, nei mezzi come nei fini, alle otto categorie che, secondo Pontara, caratterizzano la “neo-barbarie” contemporanea: la lotta per la supremazia mondiale; il diritto assoluto del piu' forte; lo svincolamento della politica da qualsiasi limite morale; l’elitismo; il disprezzo per i deboli; la glorificazione della violenza; il culto dell’obbedienza assoluta; il dogmatismo fanatico.

Alcuni di questi punti ci riportano drammaticamente all’ideologia nazi-fascista da cui il mondo sembrava essersi liberato alla fine della seconda guerra mondiale, uscendo da quell’autentica “barbarie” in nome di un’esaltante prospettiva di liberta' e giustizia sociale. Eppure e' difficile negare che quelle categorie continuino a pervadere la politica contemporanea. Basta guardarsi attorno, infatti, per verificare che il potere, a tutti i livelli, resta saldamente fondato sugli stessi moventi: supremazia fondata sulla forza; assenza di limiti etici; giustificazione della violenza sia per obbedienza agli ordini di chi comanda, sia come strumento mediante il quale i “vincenti” spazzano via i deboli, perpetuando una sorta di "selezione della specie".

Il problema e' che la stessa parola “nonviolenza”, nella mente della maggioranza delle persone, evoca ancora un concetto negativo, passivo e poco costruttivo, mentre ormai dovremmo sapere bene che, come opportunamente ricorda un manuale pubblicato dall’Universita' di Berkeley, in California: “In effetti, [essa] e' una forza positiva... che genera potenza dal nostro interno, per usare la compassione e l’empatia come elementi catalizzatori per un cambiamento sociale... La nonviolenza e' un’irresistibile e pulsante fonte di energia per tutti gli esseri umani; pochi, pero', diventano consapevoli della sua forza” (www.efnv.org:8000/efnv/en/resources/Nonviolence-Today-UCB-PACS-164B.pdf).

Diceva giustamente Aldo Capitini che la nonviolenza e' un modo di fare che deriva da un modo di essere. Non basta, allora, sceglierla come semplice metodo d’azione, perche' agire senza violenza puo' essere solo conseguenza di una scelta personale, piu' generale e di fondo, della “in-nocentia”, termine latino che forse traduce meglio quello originale sanscrito, cioe' “ahimsa”.

*

Eppure basta parlare con alcuni giovani, come mi e' capitato di fare recentemente in occasioni di mobilitazioni pur espressamente antimilitariste e pacifiste, per constatare quanti equivoci ci siano ancora sulla “nonviolenza” e quante banalita' e luoghi comuni regnino ancora in questo campo.

Chi rifiuta a priori la prospettiva di un’azione di tipo nonviolento in base al presupposto che si tratterebbe di mera resistenza passiva, di un’opposizione di principio senza una reale incidenza sui problemi da fronteggiare, non soltanto non conosce cio' che le lotte nonviolente sono effettivamente riuscite a realizzare in tutto il mondo, ma soprattutto confonde il “risultato” di un conflitto con la tradizionale logica definita "a somma zero", che prevede che una delle parti vinca e l’altra perda.

Il secondo luogo comune, dopo quello della pretesa "passivita'" della nonviolenza, e' quello secondo cui si tratterebbe di un metodo di lotta adatto ai deboli ed ai vigliacchi. Eppure e' vero l’esatto contrario, se e' vero che il coraggio e' un pre-requisito della nonviolenza, al punto tale che Gandhi ebbe a sostenere che “c’e' speranza che una persona violenta possa un giorno diventare nonviolenta, ma non ce n’e' affatto per una vigliacca”. Il dubbio che sorge e' che chi esclude a priori la scelta nonviolenta in quanto non darebbe risultati netti ed evidenti come quelli di uno scontro armato, non abbia, piuttosto, il coraggio di rinunciare alla violenza e non se la senta di correre il rischio di tentare una terza via tra negare il conflitto o affrontarlo in modo distruttivo.

Che essere nonviolenti richieda spirito proattivo, rispetto della verita' e molto coraggio e' cio' che abbiamo il dovere di chiarire ai nostri figli, testimoniandolo possibilmente in prima persona. Essi ormai respirano quotidianamente violenza e sopraffazione. Peggio: restano avvelenati dai subdoli gas di quest’inquinamento morale quotidiano al punto da non riconoscere nemmeno piu' la violenza come una scelta. Molti di loro, infatti, la vivono quasi come una necessita', facendosi pervadere da essa come se fosse l’unico possibile nutrimento per l’affermazione personale e collettiva. Il guaio e' che, evidentemente, quelli delle generazioni precedenti, pur avendo vissuto un periodo in cui i giovani avevano imparato a sfidare convenzioni ed ordini costituiti, non sono riusciti a trasmettere granche' della loro esperienza, dimostrando che un altro mondo e' possibile.

*

Personalmente, quando cominciai a masticare qualcosa della nonviolenza ebbi subito a verificare che si trattava di una scelta impopolare, spesso fraintesa, quasi sempre osteggiata apertamente o comunque ridicolizzata e sminuita. Ebbene, quasi 40 anni dopo, non mi sento affatto un eroe o una persona eccezionale e non credo neppure di aver fatto qualcosa di particolarmente alternativo o rivoluzionario. Ho solo cercato di restare coerente con le mie convinzioni, scegliendo magari la strada meno agevole o la soluzione meno utile pur di non tradirle.

La scelta dell’obiezione di coscienza e del servizio civile fu la prima tappa di questo cammino che, prendendo in prestito un’espressione gandhiana, chiamerei “i miei esperimenti con la nonviolenza”. L’impegno antimilitarista e per la pace, arricchito da quello come operatore sociale e come insegnante, ha poi generato l’interesse per l’educazione alla pace e per una dimensione che incarnasse l’opzione per la nonviolenza in un contesto operativo piu' ampio.  E’ maturato poi l’interesse per l’ecologia e l’impegno ambientalista, ma anche in questo caso non avrei potuto immaginare queste dimensioni se non alla luce di quella mia iniziale scoperta della nonviolenza come alternativa, e quindi in un’ottica ecopacifista.

La mia stessa attivita' lavorativa d’insegnante di lettere nelle scuole medie e' stata profondamente contagiata dalla nonviolenza, inducendomi a scegliere contesti apparentemente meno gratificanti (ragazzi più piccoli ed aree socialmente "a rischio"), ma in cui sentivo di potermi rendere piu' utile, proseguendo l’esperienza educativa dei miei primi indimenticabili dieci anni di animazione socio-culturale con gruppi di ragazzi dei rioni sottoproletari di Napoli.

Francamente, non so quanto questo mio essere “persuaso della nonviolenza” - per citare ancora Capitini - sia riuscito davvero a trasformarsi in un impegno coerente ed effettivo, dal momento che conosco le mie contraddizioni e sono consapevole di quanto sia difficile non caderci dentro. Quello che conta - e che mi sembra giusto condividere con altri - e' che 35 anni di “esperimenti nonviolenti” mi hanno insegnato che “ci sono alternative” - per dirla con Galtung - e che perseguirle, in fondo, e' meno difficile ed eroico di quanto potrebbe sembrare.

Perfino la mia esperienza con la politica, in particolare quella svolta a livello istituzionale, mi ha fatto comprendere che non ci sono ambienti "troppo sporchi” per essere frequentati. La politica come servizio, infatti, non e' un mito da poveri illusi, ma una reale possibilita' per chi abbia imparato preventivamente a fare scelte meno scontate e a non conformarsi al malvezzo comune.

*

Ecco, volevo fare un bel discorso sulla Nonviolenza con la maiuscola e sono scivolato a parlare delle mie modeste esperienze personali, per cercare di trovare in esse le risposte alle sfide di tutti i giorni. Ma forse e' meglio cosi'. Per chi vuole imparare qualcosa sulla nonviolenza, sui suoi fondamenti teorici e sulle sue tecniche d’azione ci sono tantissimi libri, ma e' evidente che pochi lo sanno, per cui facciamo senz’altro bene a diffonderne la conoscenza.

Cio' che conta, pero', e' trovare qualcuno che ci faccia toccare con mano che non si tratta di un’utopia, di un affascinante ideale, ma di pane per i nostri denti, di stoffa per il nostro corpo. C’e' bisogno, anche e soprattutto in questo caso, di testimoni e non solo di maestri. C’e' bisogno di chi ci faccia verificare che la palude nella quale sembriamo sprofondati non è l’unico ambiente di vita possibile, ma una realta' dalla quale dobbiamo uscire, liberandoci.

E dobbiamo stare anche attenti a non tentare di salvarci da soli, perche', come ammoniva don Milani: “Ho imparato che il problema degli altri e' uguale al mio. Sortirne insieme e' la politica, sortirne da soli e' l’avarizia”.

Questo ovviamente non ci impedisce di sperimentare personalmente la nonviolenza in tutte le occasioni ed i contesti in cui lo possiamo fare, ma ci chiede di cercare comunque una dimensione collettiva di azione e di condivisione ideale,  sacrificando la presunta “purezza” della nostra scelta alla necessita' di condividerla con gli altri e di testimoniarne pubblicamente l’efficacia, oltre che la giustezza.
 
6. VERSO IL 2 OTTOBRE. NADIA NERI: DUE PUNTI FONDAMENTALI
[Ringraziamo Nadia Neri (per contatti: nadianeri at hotmail.com) per questo intervento.
Nadia Neri e' psicologa analista, membro didatta dell'Associazione Italiana e Internazionale di Psicologia Analitica, vive e lavora a Roma; ha esplorato in articoli e saggi alcuni aspetti della dimensione psichica femminile; ha pubblicato, tra l'altro, numerosi studi su Etty Hillesum (il primo, del 1988, e' tradotto in olandese). Opere di Nadia Neri: Oltre l'Ombra. Donne intorno a Jung, Borla, Roma 1995; Un'estrema compassione: Etty Hillesum testimone e vittima del Lager, Bruno Mondadori, Milano 1999; (a cura di), L'odio. Irreparabile?, "Quaderni di Psicoterapia Infantile" - Borla, Roma 2007]
 
Sul 2 ottobre: vorrei segnalare due punti che mi sembrano fondamentali oggi.
Innanzitutto l'assenza di memoria nelle generazioni giovani, intendo dai 40 in giu'. Mesi fa ho fatto l'esperienza durante un seminario che nessuno aveva mai sentito nominare Danilo Dolci, con lui nel 1968 partecipai alla marcia della pace per il Vietnam nell'ultima tappa dalle Fosse Ardeatine al parlamento con relativo lungo sit-in. E' un esempio soltanto, ne possiamo trovare numerosi, ma e' triste non sentire in giro l'urgenza della memoria.
Il secondo punto riguarda la necessita' di fare un lavoro introspettivo per cogliere innanzitutto in noi i germi eventuali di odio o di intolleranza, la pratica della nonviolenza non puo' prescindere da cio' e fare questo lavoro in noi non e' facile perche' si puo' predicare contro le intolleranze e le discriminazioni, ma non esserne immuni nella vita quotidiana. Si pensi alla deportazione dei rom con un silenzio assordante delle persone o peggio con un appoggio silenzioso!
 
7. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO AGOSTINO LETARDI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista ad Agostino Letardi.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.
Per un breve profilo di Agostino Letardi si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]
 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Agostino Letardi: Grazie all'"imitazione" della sorella e del fratello maggiori, impegnati in vario modo sull'argomento (sia attraverso lo scoutismo che, per mio fratello, attraverso la scelta del servzio civile come obiezione al servizio militare, allora obbligatorio).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Agostino Letardi: Non ho avuto una vera e propria "formazione" sull'argomento, quindi la mia conoscenza di figure classiche (tipo Gandhi, Danilo Dolci, ecc.) e' abbastanza generica. Hanno contato piu' persone che ho incrociato nel mio personale percorso di vita per le testimonianze pratiche che mi hanno fornito.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Agostino Letardi: Ecco, appunto. Qui la mia ignoranza in materia emerge appieno. A parziale discolpa di tale mancanza posso dire che ritengo che la nonviolenza sia qualcosa da apprendere primariamente in forma esperienziale, piu' che attraverso letture.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Agostino Letardi: In Italia sono rimasto molto favorevolmente colpito da come si e' organizzata la campagna referendaria a favore del mantenimento della proprieta' pubblica sul bene acqua, ma esistono anche diverse iniziative per i diritti degli immigrati per le quali ritengo sia utile spendersi. A livello internazionale, per motivi sicuramente anche simbolici, visto che vi sono conflitti altrettanto gravi anche in altre parti del mondo, credo che le iniziative volte a risolvere il conflitto israelo-palestinese siano per un europeo d'oggi motivo di sicuro impegno.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Agostino Letardi: Credo che il settore educativo sia quello che attualmente possa avere i migliori benefici da un impegno efficace da parte del movimento nonviolento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Agostino Letardi: A parte la realta' viterbese di cui fate parte, trovo interessante il rapporto con la Tavola per la Pace di Perugia e il lavoro che fa l'associazione Libera.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Agostino Letardi: Come ho gia' detto, non ho una formazione teorica "solida" sulla tematica. Trovo essenzialmente interessante il convergere di alcuni presupposti di tale approccio esperienziale ed alcuni aspetti delle scienze naturali di cui sono piu' esperto (sono per formazione e per passione un appassionato di scienze naturali), in particolare l'efficacia di un approccio altruistico nell'interazione tra organismi viventi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Agostino Letardi: Ho una conoscenza troppo generica del femminismo per poter dare una risposta in merito.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Agostino Letardi: Trovo una forte connessione tra alcuni fondamenti della nonviolenza e alcune leggi che regolano aspetti chiave dell'ecologia; tanto per fare un esempio il parallelismo di come determinate situazioni hanno una maggiore "resistivita'" in presenza di un piu' elevato livello di interconnessioni tra gli elementi presenti nella situazione stessa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Agostino Letardi: Credo che molti elementi fondamentali dell'idea nonviolenza nascano proprio dall'emergere di una coscienza dell'universalita' dei diritti umani.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Agostino Letardi: Credo che a livello sociale l'approccio nonviolento sia il "pericolo" maggiore per la criminalita' organizzata.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse, e quali tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Agostino Letardi: Mi sembra che vi siano ottimi esempi storici di come l'approccio nonviolento abbia data risultati positivi piu' duraturi in molti esempi di lotta in difesa di gruppi piu' o meno ampi di persone oppresse.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Agostino Letardi: Laddove l'obiettivo sia una soluzione pacifica dei conflitti, l'approccio nonviolento e' lo strumento piu' efficace.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo, e tra nonviolenza e disarmo?

- Agostino Letardi: Credo semplicemente che l'approccio nonviolento sia la miglior strategia per contrastare una visione "militaristica" del destino dell'umanita' e per perseguire l'obiettivo della riduzione del peso che gli armamenti comportano sull'economia mondiale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?

- Agostino Letardi: Francamente non saprei.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Agostino Letardi: Non mi intendo minimamente di psicoterapie...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?

- Agostino Letardi: Anche qui, non mi intendo in particolare della questione...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione nei vari campi del sapere (filosofia, religioni, educazione, economia, diritto, etica e bioetica, scienza e tecnologia, storia e storiografia...)?

- Agostino Letardi: Queste domande mi mettono in crisi, perche' rispondervi in modo semplice e sintetico e' difficile, e ci vorrebbe molto tempo per discutere della cosa. Forse anche proprio perche' il mio approccio alla nonviolenza e' molto istintivo e poco teorico...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Agostino Letardi: E' la ricerca strategica del miglior risultato per tutti non intesi nel complesso ma nelle singole parti (non quindi la ricerca del bene comune ma del miglior benessere per tutti).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Agostino Letardi: Credo che esercitare una particolare capacita' di ascolto sia cruciale per la gestione dei conflitti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza, e come l'addestramento all'azione nonviolenta?

- Agostino Letardi: Formazione ed addestramento avvengono in modo esperienziale con una comunita' di confronto e magari dei bravi trainer.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Agostino Letardi: Credo che la nonviolenza si apprenda principalmente in modo operativo...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Agostino Letardi: Sinceramente non ne conosco in modo sufficientemente approfondito.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Agostino Letardi: Non credo, non ho la stessa impressione. Mi pare che lavorino al di fuori di canali di diffusione di massa che comunque tendono attualmente ad alterare e distorcere molti messaggi, dunque non mi dispiace che tali movimenti non si avvalgano di questi canali di diffusione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se si', come?

- Agostino Letardi: Sinceramente non conosco l'argomento in modo sufficientemente approfondito.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?

- Agostino Letardi: Trovo che una efficace comunicazione nonviolenta debba essere sufficientemente "diretta", quindi gli strumenti che a mio avviso funzionano meglio sono proprio le mailing list.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti tra nonviolenza e vari ambiti sociali, civili e culturali (ad esempio: movimenti sociali, istituzioni, cultura, forze politiche, organizzazioni sindacali, agenzie della socializzazione, pratiche artistiche)?
- Agostino Letardi:
Chiaramente la nonviolenza e' applicabile in ogni contesto sociale, sebbene in alcuni (quali ad esempio le ultime due citate) trova piu' facilmente spazio per un ambiente piu' pronto a dinamiche "diverse" dal contesto culturale-ideologico prevalente nel mondo occidentale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si e' data?

- Agostino Letardi: Senza che cio' sia stato minimamente perseguito con questo scopo, la formazione alla pratica nonviolenta nei rapporti interpersonali mi ha permesso di vivere in modo particolarmente soddisfacente i rapporti di amicizia con la maggior parte delle persone con le quali ho allacciato questo tipo di rapporto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione dell'unita' dell'umanita': quale relazione e quali implicazioni? e quale relazione tra nonviolenza e politica, nonviolenza e vita quotidiana, nonviolenza e cura del territorio in cui si vive, nonviolenza e cura delle persone con cui si vive?

- Agostino Letardi: Credo che rischierei di ripetere cose gia' dette...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e rispetto per i viventi, la biosfera, la "madre terra": quali implicazioni e conseguenze?

- Agostino Letardi: La conoscenza della biosfera ha sofferto storicamente la riduttiva contrapposizione tra "meccanicismo" e "spiritualismo". Senza voler in poche parole entrare in una questione cosi' complessa, per chi si occupa di scienza c'e' senpre stata la difficolta' di "barcamenarsi" tra questi due (solo apparenti) poli se non l'"adesione armata" ad uno dei due fronti contrapposti. Anche se gli sviluppi della filosofia della scienza nell'ultimo secolo hanno permesso di mettere fortemente in crisi questa apparente contrapposizione, cio' e' ancora lungi dall'essere patrimonio comune del mondo scientifico che ancora per lo piu' (e soprattutto nella vulgata comune) si contrappone su questi due fronti semplicistici. Nella mia personale formazione di scienziato, l'approccio nonviolento mi e' stato molto utile per approcciarmi "con occhi nuovi" a questioni basilari delle scienze biologiche (che rapporto con "l'osservato", come considerare i diritti del vivente e le esigenze dell'essere umano, e tante altre questioni...).

*
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Agostino Letardi: Sono nato a Roma nel 1964 e mi sono trovato per motivi familiari (un fratello obiettore di coscienza al servizio militare, fratello e sorella maggiori, e poi anche io, attivi nello scoutismo, in particolare nel settore scoutistico dell'educazione alla pace e alla nonviolenza) a contatto con la nonviolenza. Parallelamente alla formazione nel settore delle scienze naturali (nel quale ho conseguito la laurea), con un interesse particolare per l'entomologia e la comunicazione nel mondo animale, dopo l'esperienza scoutistica ho intrapreso una attivita' di intervento nel territorio cofondando l'associazione "Tamburi di Pace" e attivandomi in questa associazione sia nelle relazioni con altre strutture associative cittadine, sia nella formazione di una associazione che lavorasse con il metodo del consenso e che fosse ambiente di crescita personale per chi ne e' socio. Attualmente svolto lavoro di ricercatore nel settore dell'ecotossicologia ambientale in un ente pubblico di ricerca e collaboro ad associazioni sportive, scientifiche, educative e ricreative.

 

8. RIFLESSIONE. ANNAMARIA RIVERA: LA BARBARIE

[Ringraziamo Annamaria Rivera (per contatti: annamariarivera at libero.it) per averci messo a disposizione il seguente intervento apparso col titolo "Una barbarie che parla alla sinistra" sul quotidano “Il manifesto” del 17 settembre 2010.

Annamaria Rivera, antropologa, vive a Roma e insegna etnologia all'Universita' di Bari. Fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ha sempre cercato di coniugare lo studio e la ricerca con l'impegno sociale e politico. Attiva nei movimenti femminista, antirazzista e per la pace, si occupa, anche professionalmente, di temi attinenti. Al centro della sua ricerca, infatti, sono l'analisi delle molteplici forme di razzismo, l'indagine sui nodi e i problemi della societa' pluriculturale, la ricerca di modelli, strategie e pratiche di concittadinanza e convivenza fra eguali e diversi. Fra le opere di Annamaria Rivera piu' recenti: (con Gallissot e Kilani), L'imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari 2001; (a cura di), L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterita', Dedalo, Bari 2005; Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo, Bari 2009]

 

Se almeno a sinistra si fosse capaci di fare esercizio di decentramento, forse si coglierebbero la gravita' di cio' che accade in Europa e l’affinita' con alcune delle tendenze che condussero alla catastrofe. E allora suonerebbe meno infondato l’allarme delle rare cassandre che da alcuni anni cercano di richiamare l’attenzione sul razzismo di massa che dilaga in Italia e in Europa e sulla temibile saldatura fra razzismo di Stato e razzismo popolare. Quando si prende di mira una minoranza (non una qualsiasi, ma i rom, cioe' le vittime storiche, insieme agli ebrei, della discriminazione, della persecuzione e dello sterminio europei), attribuendole caratteri essenziali - che siano intesi come razziali, sociali o culturali e' irrilevante - non si sa mai dove si va a finire. Quando si stigmatizza e si discrimina, si vessa e si perseguita quella minoranza negandole diritti umani fondamentali, in realta' mettendone in dubbio la stessa qualita' umana, la strada e' spianata per ogni genere di avventura autoritaria (per non dire totalitaria).

Esemplare e' il caso della patria dei Diritti dell’Uomo divenuta terreno delle scorrerie razziste di un mediocre presidente-sceriffo e dei suoi accoliti: ansiosi di sottrarre ai lepenisti lo scettro di difensori di legge-e-ordine, convinti di fronteggiare gli effetti sociali della crisi economica e la perdita di consenso con la frusta strategia del capro espiatorio, in cio' favoriti da chi a sinistra ha spianato loro la strada. Conviene ricordare che il primo disegno di legge “contro il velo islamico”, in realta' contro i musulmani, fu presentato da un socialista; e che comunista e' il presentatore della legge “contro il burqa”, approvata dal parlamento francese pochi giorni fa.
D’altra parte, nella sinistra italiana, non sono pochi/e coloro che vorrebbero “fare come la Francia”, ignari/e, forse, di quanto veleno razzista ci sia nella coda di quelle leggi proibizioniste. Esse, in realta', appartengono allo stesso ciclo che ha prodotto il grottesco dibattito sull’identita' nazionale, in cui era implicito il disegno di fare “pulizia etnica”, di liberare la nazione dalle impurita' che la storia le ha lasciato in eredita'. Pur di perseguirlo, Sarkozy e i suoi tradiscono la consueta compostezza francese, la lealta' formale verso le istituzioni europee, con uno stile grossolano da par loro, simili come sono ai governanti nostrani, con i quali anche in questa occasione hanno volentieri “giocato di sponda”.
Non ci sorprende troppo che a ripetere la volgare frase fatta “Se gli piacciono tanto - i ‘negri’, gli ‘extracomunitari’, gli ‘zingari’ - li accolga a casa sua” sia l’uomo della strada o il Beppe Grillo di turno (nel 2006 rivolse questo invito al ministro Ferrero; piu' tardi, con coerenza, defini' i rom “una bomba a tempo”). Non e' banale, invece, che la frase insultante sia indirizzata dal presidente della Repubblica di un importante paese europeo a una autorevole rappresentante delle istituzioni europee. Non e' solo una caduta di stile; e' il segno che il razzismo a tal punto e' stato detabuizzato da divenire forma della politica, per citare Alberto Burgio. In Italia cio' e' avvenuto da piu' lungo tempo, col concorso decisivo di quei “razzisti democratici” che, tra una strage di profughi albanesi e un consiglio di guerra sulla “piaga” dei rom, hanno costruito le tessere che altri hanno composto per farne, appunto, forma della politica. Questa forma non puo' produrre altro che barbarie.
Ed e' percio' che la condizione primaria per qualsiasi progetto di ricomposizione della sinistra, o solo di alleanza in difesa della democrazia, e' che al primo punto vi siano l’impegno antirazzista e la difesa incondizionata dei diritti dei rom, dei migranti, dei profughi.
 
9. INCONTRI. SI E' SVOLTO VENERDI' 17 SETTEMBRE UN INCONTRO DI STUDIO A VITERBO
 
La mattina di venerdi' 17 settembre 2010 a Viterbo, presso la sede del "Centro di ricerca per la pace", si e' svolto un nuovo incontro di studio della letteratura italiana.
Si e' proseguito nella lettura del capolavoro dantesco.
Gli incontri sulla letteratura italiana che si svolgono presso il Centro di ricerca per la pace di Viterbo sono parte di un'iniziativa di promozione del diritto allo studio.
 
10. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Sostenere finanziariamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

11. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
12. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riletture
- Giuseppe Gioachino Belli, Tutti i sonetti romaneschi, Newton Compton, Roma 1998, 2 voll. per pp. LII + 1196 (vol. I) e 1280 (vol. II).
- Giosue Carducci, Tutte le poesie, Newton Compton, Roma 1998, pp. 880.
- Dante, Tutte le opere, Newton Compton, Roma 1993, pp. 1216.
- Giacomo Leopardi, Tutte le poesie e tutte le prose, Newton Compton, Roma 1997, pp. 1472.
- Giacomo Leopardi, Zibaldone, Newton Compton, Roma 1997, pp. 1200.
 
13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
14. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 318 del 19 settembre 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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