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Coi piedi per terra. 364



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 364 del 24 settembre 2010

 

In questo numero:

1. Verso il 2 ottobre, giornata internazionale della nonviolenza

2. Giampiero Girardi: Uomini con la schiena dritta

3. Raffaello Saffioti: L'avvocato Gandhi difensore dei diritti umani

4. Ai Presidenti delle Regioni per il 2 ottobre, Giornata Onu della nonviolenza

5. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. INIZIATIVE. VERSO IL 2 OTTOBRE, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA

 

Il 2 ottobre, che l'Onu ha dichiarato "Giornata internazionale della nonviolenza" nell'anniversario della nascita di Gandhi, impegnamoci a promuovere e sollecitare ovunque possibile - nelle scuole, nelle istituzioni, nei luoghi di incontro e di aggregazione - iniziative di accostamento alla nonviolenza.

 

2. VERSO IL 2 OTTOBRE. GIAMPIERO GIRARDI: UOMINI CON LA SCHIENA DRITTA

[Ringraziamo Giampiero Girardi (per contatti: gia.gira at gmail.com) per questo intervento.

Giampiero Girardi, piemontese, laureato in Sociologia, ha svolto il servizio civile sostitutivo. Vive in Trentino. Ha lavorato nel campo della formazione, della ricerca e nel settore sociale, con funzioni manageriali. Ha diretto l’Ufficio Servizio civile della Provincia autonoma di Trento, ente per il quale tuttora lavora. Da sempre si interessa di pace e nonviolenza ed ha scritto vari saggi e curato alcuni libri. E' stato responsabile diocesano degli obiettori Caritas e consulente della Caritas italiana. Ha introdotto in Italia la figura di Franz Jaegerstaetter (su cui ha pubblicato alcuni volumi, soprattutto Scrivo con le mani legate. Lettere dal carcere e altri scritti dell’obiettore-contadino che si oppose ad Adolf Hitler, edizioni Berti, Piacenza, 2005) e si dedica ad un’azione di diffusione e divulgazione. Si veda anche l'ampia notizia biografica nell'intervista in “Coi piedi per terra” n. 348]

 

E' certamente vero che “la nonviolenza e' antica come le montagne” e dunque e' connaturata alla natura umana, ma e' anche vero che il profeta e lo “svelatore” della nonviolenza e' Mohandas Karamchand Gandhi. E' un dato che emerge anche dalle interviste sulla nonviolenza pubblicate dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo, che indicano prevalentemente in lui la fonte prima di accostamento alla nonviolenza.

La grandezza di Gandhi e' consistita nel non essersi limitato a predicare la nonviolenza ma nell’averla messa in pratica. Anche per noi, oggi, la sfida e' quella di saperne tradurre i valori nel qui ed ora.

Prima di tutto cio' significa essere uomini, saper ascoltare le propria coscienza e cercare la verita' sempre.

Questo vuol dire essere responsabili di cio' che facciamo e di cio' che il nostro comportamento determina: nelle relazioni, nel consumo, nella produzione di rifiuti, nella nostra impronta ecologica, nel nostro stile di vita.

Vuol dire anche saper accogliere, saper ascoltare le ragioni dell’altro, saper riconoscere il bisogno di popoli interi e voler cercare soluzioni possibili per un vero sviluppo umano, economico, sociale.

La nonviolenza ci insegna ad essere uomini e donne autentici, con la schiena dritta, sempre in ricerca per migliorare noi stessi e il mondo che ci sta attorno.

Il 2 ottobre, nel ricordo di Gandhi, sia occasione e stimolo di comprensione e maturazione. Ma la nonviolenza sia un dimensione di vita per tutto l’anno.

 

3. VERSO IL 2 OTTOBRE. RAFFAELLO SAFFIOTI: L’AVVOCATO GANDHI DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI

[Ringraziamo Raffaello Saffioti (per contatti: rsaffi at libero.it) per questo intervento.

Raffaello Saffioti, amico della nonviolenza, infaticabile promotore di iniziative di pace, solidarieta', cultura, e' animatore dell'esperienza della Casa per la pace "Domenico Antonio Cardone" di Palmi.

Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra, avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico. Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il 30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va  mitizzato, e che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton; Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento (traduzione del fondamentale libro di Gandhi: Hind Swaraj; ora disponibile anche in nuova traduzione col titolo Vi spiego i mali della civilta' moderna, Gandhi Edizioni); La cura della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi sono stati pubblicati da Comunita': la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verita'; Feltrinelli ha recentemente pubblicato l'antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori, e quello di Christine Jordis, Gandhi, Feltrinelli. Tra gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e' quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu' recenti pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini, L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006; Giuliano Pontara, L'antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega, Torino 2006.

Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) nel 1924, arrestato a Genova nel '43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso sul finire del 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento" ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu' povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione". Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita' preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E' convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile; l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone "all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu' recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita". Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recentissimo e' il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006. Tra i vari siti che contengono molti utili materiali di e su Danilo Dolci segnaliamo almeno www.danilodolci.it, danilo1970.interfree.it, www.danilodolci.toscana.it, www.inventareilfuturo.com, www.cesie.org, www.nonviolenti.org, www.fondodanilodolci.it

Primo Levi e' nato a Torino nel 1919, e qui e' tragicamente scomparso nel 1987. Chimico, partigiano, deportato nel lager di Auschwitz, sopravvissuto, fu per il resto della sua vita uno dei piu' grandi testimoni della dignita' umana ed un costante ammonitore a non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio. Le sue opere e la sua lezione costituiscono uno dei punti piu' alti dell'impegno civile in difesa dell'umanita'. Opere di Primo Levi: fondamentali sono Se questo e' un uomo, La tregua, Il sistema periodico, La ricerca delle radici, L'altrui mestiere, I sommersi e i salvati, tutti presso Einaudi; presso Garzanti sono state pubblicate le poesie di Ad ora incerta; sempre presso Einaudi nel 1997 e' apparso un volume di Conversazioni e interviste. Altri libri: Storie naturali, Vizio di forma, La chiave a stella, Lilit, Se non ora, quando?, tutti presso Einaudi; ed Il fabbricante di specchi, edito da "La Stampa". Ora l'intera opera di Primo Levi (e una vastissima selezione di pagine sparse) e' raccolta nei due volumi delle Opere, Einaudi, Torino 1997, a cura di Marco Belpoliti. Opere su Primo Levi: AA. VV., Primo Levi: il presente del passato, Angeli, Milano 1991; AA. VV., Primo Levi: la dignita' dell'uomo, Cittadella, Assisi 1994; Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, Milano 1998; Massimo Dini, Stefano Jesurum, Primo Levi: le opere e i giorni, Rizzoli, Milano 1992; Ernesto Ferrero (a cura di), Primo Levi: un'antologia della critica, Einaudi, Torino 1997; Ernesto Ferrero, Primo Levi. La vita, le opere, Einaudi, Torino 2007; Giuseppe Grassano, Primo Levi, La Nuova Italia, Firenze 1981; Gabriella Poli, Giorgio Calcagno, Echi di una voce perduta, Mursia, Milano 1992; Claudio Toscani, Come leggere "Se questo e' un uomo" di Primo Levi, Mursia, Milano 1990; Fiora Vincenti, Invito alla lettura di Primo Levi, Mursia, Milano 1976]

 

La novita' di quest'anniversario: prima e dopo il 2 ottobre

Il 2 ottobre, giorno della nascita di Gandhi centoquarantuno anni fa e Giornata internazionale della nonviolenza, quest’anno presenta una novita': gli ultimi mesi dell’anno sono segnati da date ed eventi significativi, da collegare con il 2 ottobre.

1) Prima del 2 ottobre. Il 21 settembre avviene la celebrazione della “Giornata Internazionale dell’Onu per la Pace”. In questa occasione  viene presentato l’“Anno della Marcia Perugia-Assisi: 21 settembre 2010-25 settembre 2011”.

2) Dopo il 2 ottobre. Il 9 ottobre a Genova avra' luogo il Convegno internazionale per la chiusura del Decennio 2001-2010, proclamato dall’Onu “Decennio internazionale per la promozione di una cultura della pace e della nonviolenza per i bambini del mondo”.

3) Il 7 novembre ricorre il centenario della morte di Lev Tolstoj.

Ci sono vari modi di commemorare l’anniversario della nascita di Gandhi, ma tutti dovrebbero servire a collegare i vari eventi per promuovere la cultura della nonviolenza. L’anniversario e' occasione per riflettere sul cammino della nonviolenza moderna, interrogandosi sul che fare per valorizzare Gandhi, evitando la retorica, la ritualita' e i luoghi comuni.

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Gandhi e Dolci

Avendo avuto la fortuna di collaborare per molti anni con Danilo Dolci, soprattutto a Palmi e in Calabria, ho imparato a ricercare come valorizzare Gandhi.

“Ma un aspetto del suo enorme contributo al risanamento e alla crescita della vita del mondo credo sia particolarmente necessario scoprirlo e valorizzarlo (parlo soprattutto dell’Occidente, che conosco meglio) nella fondamentale importanza che ha attribuito al saper apprendere a fare esperienza, soprattutto ove piu' urgente si evidenziano, o stanno per evidenziarsi (forse anche in Oriente), i danni della modernita'. Puo' esistere un’empiria chiusa, o piu' illuminata; l’esperienza puo' pervenire a vari livelli di ricerca illuminante, con l’ipotesi da verificare, inventando anche i metodi opportuni, riguardando un futuro alternativo. Non vi e' coscienza senza l’esperienza; non vi e' esperienza senza la coscienza” (Danilo Dolci, La comunicazione di massa non esiste, Piero Lacaita Editore, 1995, pp. 63-64).

Quell’aspetto di Gandhi a Dolci sembrava “ancora troppo poco considerato”, come ci disse in un seminario nazionale a Saint Nicolas (Aosta) nel 1994.

Il tema “esperienza” e' ricorrente nella ricerca-azione di Dolci: ci veniva proposto frequentemente nei seminari da lui organizzati e risulta anche dai titoli di alcune sue opere.

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L'avvocato Gandhi

Riprendo ora una parte dell’esperienza di Gandhi, quella della sua professione di avvocato in Sud Africa. Consideriamo una parte della sua vita, prima dei quarant’anni, non molto nota, che serve per comprendere meglio il suo pensiero e la sua opera.

Gandhi frequento' l’Universita' di Londra, dove si era iscritto nel 1888, e dopo tre anni si laureo' in giurisprudenza, ottenendo l’abilitazione alla professione legale e fu iscritto all’albo degli avvocati il 10 giugno 1891.

“Farsi iscrivere all’albo degli avvocati era facile, ma era difficile esercitare; avevo studiato legge, ma non avevo imparato a praticarla, avevo letto con interesse le Massime legali ma non sapevo come applicarle alla mia professione. Una di esse era Sic utere tuo ut alienum non laedas (usate della vostra proprieta' in modo da non danneggiare quella altrui), ma io ignoravo come si potesse applicare questa massima a vantaggio dei propri clienti. Avevo letto i casi piu' salienti, ma non mi erano serviti di guida per la sua applicazione nell’esercizio della legge” (Gandhi, La mia vita per la liberta', Newton Compton, 1988, pp. 85-86).

Dopo la laurea, nel 1891 Gandhi ritorno' in India e pratico' la professione forense con l’idea che per diventare un buon avvocato bastassero “l’onesta' e la voglia di lavorare”. Nel 1893 parti' per il Sud Africa dove fu profondamente colpito dalla condizione dei suoi connazionali, vittime della segregazione razziale. La permanenza in Sud Africa doveva essere breve, ma durera' molti anni. Diviene l’avvocato difensore dei diritti umani degli immigrati indiani e, col tempo, viene riconosciuto anche leader del loro movimento di protesta contro la politica discriminatoria delle autorita' del Natal. E’ l’indignazione per le discriminazioni razziali a spingere l’avvocato Gandhi verso la lotta politica, con la sperimentazione delle prime forme di protesta. E’ nel 1894 che fonda il Natal Indian Congress, un’associazione per la difesa degli interessi indiani nell’Unione Sudafricana. E’ nel 1904 che Gandhi abbandona la sua attivita' professionale per dedicarsi completamente alla causa dei suoi connazionali.

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Ricordi del tribunale

Gandhi scrisse: “Prima di cominciare a raccontare il corso che prese la mia vita in India, mi sembra necessario ricordare alcune mie esperienze sudafricane, che ho tralasciato di proposito.

Alcuni miei amici avvocati mi hanno chiesto di scrivere i miei ricordi del tribunale: sono cosi' tanti, che se dovessi descriverli tutti, riempirebbero da soli un intero volume e mi fuorvierebbero dal mio scopo principale. Tuttavia potra' essere utile ricordare qualche episodio che concerne l’abitudine di rispettare la verita'.

Mi pare di aver gia' detto che nella mia professione non son mai ricorso alla menzogna e che gran parte della mia attivita' legale la svolsi nell’interesse della comunita'; percio' mettevo in parcella soltanto le spese vive e anche queste talvolta le pagavo di tasca mia. Credevo con cio' di avere detto tutto l’essenziale della mia attivita' di legale. Ma gli amici vogliono che faccia di piu', sostengono che il mio racconto, sia pure per sommi capi, degli episodi in cui rifiutai di deviare dalla verita' possa giovare alla professione forense.

Quand’ero studente avevo sentito dire che il mestiere dell’avvocato e' il mestiere del bugiardo, ma non mi lasciai influenzare, dato che non intendevo procacciarmi ne' denaro ne' onori con la menzogna.

Questo principio venne messo alla prova spessissimo in Sud Africa, molte volte venni a sapere che i miei avversari avevano istruito i loro testimoni e se anch’io avessi incoraggiato il mio cliente o i suoi testimoni a mentire, avremmo vinto la causa, ma ho sempre resistito alla tentazione. Mi ricordo solo di una volta quando, avendo vinto la causa, mi venne il sospetto che il mio cliente mi avesse ingannato: in fondo al cuore speravo sempre di vincere solo se la causa del mio cliente era giusta. Non ricordo di avere mai condizionato le mie parcelle alla vincita delle cause; non volevo ne' piu' e ne' meno delle mie competenze, che il mio cliente vincesse o perdesse la causa.

Avvisavo subito ogni mio nuovo cliente di non chiedermi di patrocinare cause truccate o di istruire i testimoni, col risultato che mi feci una reputazione tale per cui non mi venivano proposte cause poco pulite.

Anzi qualche mio cliente affidava a me le cause pulite e ad altri quelle di natura dubbia”.

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I clienti diventano collaboratori

“Fu inoltre mia abitudine, nel corso della mia attivita' professionale, non nascondere mai la mia ignoranza ai clienti o ai colleghi. Quando ero seriamente perplesso, consigliavo al cliente di rivolgersi ad un altro avvocato o, se preferiva continuare ad avvalersi dei miei servigi, gli chiedevo di permettermi di ricorrere all’assistenza di un avvocato difensore anziano; la mia sincerita' mi guadagno' l’affetto e la stima dei miei clienti che erano sempre disposti a pagare l’onorario quando si rendeva necessaria una consultazione con un avvocato difensore anziano. Questo affetto e questa fiducia mi furono di grande aiuto nel mio lavoro.

Nei capitoli precedenti ho detto che lo scopo del lavoro da me svolto in Sud Africa era il servizio della comunita', ma condizione indispensabile, anche per arrivare a questo fine, era riuscire a guadagnarsi la fiducia delle persone. I generosi indiani esaltavano come favori speciali le prestazioni professionali eseguite a fine di lucro e quando consigliai loro di sopportare le durezze del carcere per salvaguardare i loro diritti, molti accettarono di buon grado il consiglio, non tanto perche' si erano convinti della giustezza della causa, ma grazie alla fiducia e all’affetto che avevano per me.

Mentre scrivo, molti dolci ricordi mi tornano in mente, centinaia di clienti che mi divennero amici e collaborarono con me nell’opera sociale che avevo intrapresa e la cui vicinanza allevio' una vita peraltro irta di difficolta' e di pericoli” (Gandhi, La mia vita per la liberta', cit., pp. 325-326, 329, 330).

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Una esperienza personale

Riporto due interrogativi di Gandhi, tra altri, formulati da Dolci:

“Come posso imparare ad ampliare la mia esperienza?”, “Si puo' fare esperienza senza ipotesi, senza la prova e senza il meditare?” (in La comunicazione di massa non esiste, p. 171).

Nel mio impegno per promuovere la cultura della nonviolenza mi trovo spesso a fare ricorso alla mia personale esperienza della collaborazione con Dolci.

Un momento forte e' stato l’incontro di Dolci con una mia classe, la III A, dell’Istituto Magistrale “Corrado Alvaro” di Palmi, il 24 aprile del 1987, da lui documentato in Dal trasmettere al comunicare, nel capitolo “Cosi' il sistema si giustifica” (Edizioni Sonda, 1988, pp. 103-107). In quell’incontro Dolci descrisse, rappresentandolo alla lavagna, il “sistema clientelare-mafioso”.

Forte della sua esperienza derivante anche dai frequenti viaggi all’estero, egli fu il primo a scoprire fin dagli anni Sessanta “il sistema clientelare-mafioso”, esistente con nomi diversi in vari paesi del mondo.

La mia esperienza piu' recente mi ha portato, approfondendo l’analisi dolciana, a scoprire l’esistenza, non solo nella mia citta' e nella mia regione, della cosiddetta “zona grigia”.

Il libro di Primo Levi, I sommersi e i salvati (Einaudi, 1986) mi ha molto aiutato nella conoscenza del funzionamento del “sistema clientelare-mafioso”. “La zona grigia” e' il titolo del capitolo piu' importante del libro di Levi, come disse egli stesso.

Una breve citazione: “Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma e' normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi. Limitiamoci al Lager, che pero' (anche nella sua versione sovietica) puo' ben servire da ‘laboratorio’: la classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura, ed insieme il lineamento piu' inquietante. E’ una zona grigia dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna terribilmente complicata, ed alberga in se' quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare... Questo modo di agire e' noto alle associazioni criminali di tutti tempi e luoghi, e' praticato da sempre dalla mafia, e tra l’altro e' il solo che spieghi gli eccessi, altrimenti indecifrabili, del terrorismo italiano degli anni ‘70” (pp. 29, 30).

Chi fa parte della zona grigia?

E’ dalla zona grigia che tutte le mafie traggono la loro forza ed e' in essa che si trovano collusioni, connivenze e complicita' di ogni genere.

Da tempo mi vado chiedendo quale ruolo svolga oggi nel nostro Paese la categoria professionale degli avvocati e quale presenza abbia nella zona grigia. Se consideriamo la presenza degli avvocati in Parlamento, a quali principi obbediscono nel processo di formazione delle leggi?

Mi chiedo anche se e in che misura la cultura della nonviolenza faccia parte della loro cultura. Quanti sono gli avvocati che si possono dire amici della nonviolenza?

Possiamo proporre loro l’esempio dell’avvocato Gandhi?

Nel tempo che viviamo ci sarebbe un grande bisogno di avvocati capaci di essere difensori dei diritti umani, di tutti gli esseri umani.

 

4. DOCUMENTI. AI PRESIDENTI DELLE REGIONI PER IL 2 OTTOBRE, GIORNATA ONU DELLA NONVIOLENZA

 

Oggetto: Proposta di iniziative per la "Giornata internazionale della nonviolenza" del 2 ottobre, istituita dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi

Egregi Presidenti delle Regioni,

l'Onu ha dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi, "Giornata internazionale della nonviolenza".

Sarebbe opportuno che in ogni realta' locale in quel giorno venissero promosse iniziative di commemorazione e di sensibilizzazione.

Con la presente formuliamo anche a voi tale proposta.

Distinti saluti,

*

Peppe Sini

responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 23 settembre 2010

 

5. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 364 del 24 settembre 2010

 

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