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Coi piedi per terra. 370



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 370 del 30 settembre 2010

 

In questo numero:

1. Oggi a Viterbo presso il centro sociale "Valle Faul" una iniziativa pubblica contro il nucleare

2. Verso il 2 ottobre, giornata internazionale della nonviolenza

3. Anna Bravo: La resistenza nonviolenta nel Kosovo degli anni Novanta e la figura di Ibrahim Rugova

4. Alessandra Siragusa: Il metodo dell'azione nonviolenta

5. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Amerigo Bigagli

6. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Pancrazio Degnente

7. Alcune interviste ed alcuni interventi sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia

8. Una lettera aperta all'assessore alla Cultura della Regione Lazio

9. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. INIZIATIVE. OGGI A VITERBO PRESSO IL CENTRO SOCIALE "VALLE FAUL" UNA INIZIATIVA PUBBLICA CONTRO IL NUCLEARE

 

Oggi, giovedi' 30 settembre, con inizio alle ore 20,30, presso il centro sociale autogestito "Valle Faul", in strada Castel d'Asso snc, fara' tappa a Viterbo la "carovana antinucleare" che sta attraversando l'Italia.

L'incontro viterbese e' promosso dall'associazione "Respirare" e dal centro sociale "Valle Faul".

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L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente. Per informazioni e contatti: recapito postale: c/o Centro di ricerca per la pace, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, siti: www.coipiediperterra.org e http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

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Per contattare il Centro sociale occupato autogestito "Valle Faul": tel. 3315063980 - 3288680551, e-mail: csavallefaul at autistici.org, sito: csavallefaul.noblogs.org, www.csavallefaul.org

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Per contattare direttamente la "Carovana antinucleare" che fara' tappa a Viterbo la sera del 30 settembre 2010: tel. 3400878893, 3292035418, e-mail: locosm at tin.it, sito consultabile: www.osmdpn.it

 

2. INIZIATIVE. VERSO IL 2 OTTOBRE, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA

 

Il 2 ottobre, che l'Onu ha dichiarato "Giornata internazionale della nonviolenza" nell'anniversario della nascita di Gandhi, impegnamoci a promuovere e sollecitare ovunque possibile - nelle scuole, nelle istituzioni, nei luoghi di incontro e di aggregazione - iniziative di accostamento alla nonviolenza.

 

3. VERSO IL 2 OTTOBRE. ANNA BRAVO: LA RESISTENZA NONVIOLENTA NEL KOSOVO DEGLI ANNI NOVANTA E LA FIGURA DI IBRAHIM RUGOVA

[Ringraziamo Anna Bravo (per contatti: anna.bravo at iol.it) per questo intervento.

Anna Bravo, storica e docente universitaria, vive e lavora a Torino, dove ha insegnato Storia sociale. Si occupa di storia delle donne, di deportazione e genocidio, resistenza armata e resistenza civile, cultura dei gruppi non omogenei, storia orale; su questi temi ha anche partecipato a convegni nazionali e internazionali. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned (Associazione nazionale ex-deportati) del Piemonte; fa parte della Societa' italiana delle storiche, e dei comitati scientifici dell'Istituto storico della Resistenza in Piemonte, della Fondazione Alexander Langer e di altre istituzioni culturali. Luminosa figura della nonviolenza in cammino, della forza della verita'. Opere di Anna Bravo: (con Daniele Jalla), La vita offesa, Angeli, Milano 1986; Donne e uomini nelle guerre mondiali, Laterza, Roma-Bari 1991; (con Daniele Jalla), Una misura onesta. Gli scritti di memoria della deportazione dall'Italia,  Angeli, Milano 1994; (con Anna Maria Bruzzone), In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995, 2000; (con Lucetta Scaraffia), Donne del novecento, Liberal Libri, 1999; (con Anna Foa e Lucetta Scaraffia), I fili della memoria. Uomini e donne nella storia, Laterza, Roma-Bari 2000; (con Margherita Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia), Storia sociale delle donne nell'Italia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001; Il fotoromanzo, Il Mulino, Bologna 2003; A colpi di cuore, Laterza, Roma-Bari 2008]

 

Se qualcuno volesse farsi un'idea sul Kosovo degli anni Novanta, gli risponderei cosi': era un paese, nel cuore della Jugoslavia devastata dalle guerre, dove la stragrande maggioranza della popolazione conduceva da anni una resistenza nonviolenta all'apartheid di fatto imposto dal regime di Milosevic. Le organizzazioni internazionali e i leader del mondo avrebbero potuto appoggiare la lotta dei kosovari, impegnarsi per farla conoscere. Invece praticamente l'hanno ignorata (1). E' accaduto spesso nella storia. Ma stavolta era persino peggio, perche' di fronte ai massacri nei Balcani quella resistenza rappresentava la sola alternativa in atto. In Italia, a sostenerla erano quasi esclusivamente alcuni gruppi di ispirazione cristiana come la Comunita' di sant'Egidio, la Campagna per una soluzione nonviolenta in Kossovo (2), Pax Christi, la vasta Associazione Madre Teresa; e naturalmente il Movimento Nonviolento, e qualche organizzazione culturale come la piccola e interessante Fondazione Langer, che nel 2000 attribuira' il premio omonimo a due donne, la kosovara Vjosa Dobruna e la belgradese Natasha Kandic, impegnate fianco a fianco per dare aiuto alla popolazione nel pieno della guerra del 1999 - perche' la storia finisce male, con le pulizie etniche dei serbi e i bombardamenti della Nato su Serbia e Kosovo.

Per il 2 ottobre, vorrei proporre un omaggio alla resistenza civile del Kosovo e al suo principale leader, Ibrahim Rugova: non per santificarlo, ma per riflettere su come sia stato prima misconosciuto, poi rapidamente dimenticato.

 

In questa sede, credo che alla microspiegazione per "non esperti" basti aggiungere che nel paese si era creata una rete di istituzioni alternative (scuole, centri sanitari, di supporto sociale, per i diritti civili, sedi politiche, luoghi di cultura) finanziate dall'autotassazione popolare e dai contributi degli emigrati, e capaci di dare ai kosovari un senso di identita' e un assaggio di democrazia. Era stato Rugova, ovviamente non da solo, a promuovere questo processo, e a trasformare in pratiche pacifiche le manifestazioni per l'autonomia e poi per l'indipendenza del Kosovo, all'inizio (anche) violente e schiacciate a prezzo di molti morti e feriti. Grazie a questa impostazione - e al fatto che nei primi anni Novanta il grosso delle forze serbe e' impegnato in Bosnia - in Kosovo non si arriva subito alla guerra, a dispetto della spaccatura ormai radicale fra la maggioranza albanese e la minoranza serba.

 

Con gli anni pero', mentre il governo di Milosevic continua impunemente nella repressione, subentra la stanchezza, molti cittadini non ne possono piu' di subire violenze e soprusi, gli studenti di fare lezione in appartamenti, garage, scantinati, seduti per terra, con pochi testi a disposizione, sotto la continua minaccia di arresti e percosse della polizia (3). La fiducia popolare nella strategia nonviolenta si logora, e gli accordi di Dayton, che per il Kosovo non prevedono alcuna soluzione, le danno il colpo decisivo. Fra il '96 e il '97 si affaccia un Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), che rapidamente guadagna ascolto a livello internazionale - le armi, un esercito, ecco qualcosa di familiare, da prendere sul serio.

 

Il 24 marzo 1999 la Nato da' il via ai bombardamenti, l'Uck scende in conflitto aperto. Rugova ha perso, e con lui ha perso la popolazione. Subito si diradano notizie e analisi, fino allora relativamente numerose in Italia, Germania e Francia.

 

 Il fatto e' che prima della guerra la comunita' internazionale ha capito ben poco non solo della nonviolenza, ma dei kosovari e del loro leader. Rugova e' un intellettuale musulmano laico e moderato, che ha in mente uno Stato senza esercito e senza frontiere, interetnico, aperto a tutti; non e' un teorico della nonviolenza, e anche se ammira il pensiero gandhiano a volte sembra travisarlo, come quando lo identifica con la resistenza passiva, e dichiara quella del Kosovo una resistenza politica, quasi che la strategia gandhiana non lo fosse (4) (bisogna pero' tener conto che in occidente il termine "passivo" ha una connotazione negativa sconosciuta in India).

 

Rugova e' una figura complessa, anomala, contradditoria, su cui vale la pena riflettere. Peccato che agli occhi dell'establishment internazionale sembri uno strano leader, troppo mite, un utopista che ha misteriosamene "ammorbidito" un popolo battagliero e che in anni e anni non e' riuscito a ottenere niente dalla Serbia.

 

Nel '99, Rugova e' un uomo solo, per di piu' accusato dall'Uck di connivenza con il nemico per avere accettato di incontrare Milosevic in piena guerra (ma ventisei persone della sua famiglia erano ostaggio della polizia speciale e il suo miglior partner e amico, il grande negoziatore Fehmi Agani, era stato assassinato dall'esercito serbo).

 

Se non che, alle elezioni amministrative dell'autunno 2000, il suo partito, la Lega democratica per il Kosovo, conquista 26 municipi su 30; alle elezioni politiche dell'anno dopo Rugova e' riconfermato presidente, anche se non con la quasi unanimita' delle due consultazioni del decennio '90. Quella del 2000 e' una vittoria che nessuno si sarebbe mai aspettato, e che procura un "mal di testa" agli Stati Uniti: Rugova non e' il loro uomo, "troppo 'albanese', troppo distaccato" (5).

 

Come si e' arrivati alla resurrezione del "Lazzaro del Balcani"? Al di fuori dei gruppi nonviolenti (6), impegnati da subito, se lo chiedono in pochi, e le risposte per lo piu' mancano di spessore storico e del ripensamento critico che ci si aspetterebbe dopo la guerra; ma appunto per questo sono interessanti. Un buon esempio dell'intreccio fra desiderio e difficolta' di capire viene da Robert Fox, che scrive sul free newspaper londinese "Evening Standard" e sull'autorevole rivista italiana "Limes". "Rugova - sostiene Fox - e' rimasto fedele al suo consueto modo di fare, quello di un professore riservato che predica il Vangelo del Mahatma Gandhi, la resistenza passiva e la disobbedienza civile come mezzi per raggiungere fini radicali. Per le sue idee, e' tanto radicale quanto qualsiasi nazionalista albanese del Kosovo; e' intransigente nella sua fede in un Kosovo indipendente, non importa quanto tempo ci vorra' per raggiungere questo obiettivo. (...) Per molti versi, Rugova e' un politico che non e' un politico. A volte sembra a fatica appartenere al mondo contemporaneo: e' riservato, non comunicativo; non ama pronunciare lunghi discorsi di fronte alle telecamere e offre ai giornalisti a malapena una briciola di dichiarazioni. Senza Agani, la sua politica sembra a volte nebulosa e vaga. Ma e' proprio perche' e' tanto diverso che resta popolare. E' il leader di un movimento clandestino intellettuale, quasi come lo e' stato Vaclav Havel nella Praga degli anni Settanta e Ottanta. La sua resistenza passiva ha in effetti raccolto limitati successi dopo il 1990, anno in cui Milosevic elimino' l'autonomia del Kosovo. Rugova ha avuto successo alle recenti elezioni amministrative proprio perche' non e' l'Uck, ed ha uno stile e un comportamento totalmente diversi d quelli dei seguaci di Thaci e Hajradina" (7).

 

Nonostante le imprecisioni e i veri e propri errori, non c'e' motivo per accusare di cattiva fede o cattiva volonta' giudizi come questi. Ma a me sembrano, oltre che deboli, devianti. Dietro lo stupore per la tenuta di un leader sobrio e schivo, c'e' in primo luogo l'idea (quasi razzista) che i popoli dei Balcani si riconoscano piu' facilmente nei peggiori demagoghi, per non dire nei macellai delle stragi etniche. Dei serbi, si e' spesso denunciato il vittimismo, il romanticismo bellicoso, l'eccesso di orgoglio, la convinzione di essere un popolo eletto, che ha saputo trasformare la sconfitta militare del Campo dei Merli nel passaporto per la "Gerusalemme celeste". Si e' descritta con un certo sarcasmo la parata hollywoodiana del 1989 nel luogo della battaglia - il corteo con le reliquie del principe Lazar che attraversa con gran pompa la regione, la discesa in elicottero di Milosevic, i commenti che lo mettono piu' o meno espressamente al centro del mito, i proclami roboanti, l'accoglienza trionfale. Ma come si concilia tutto questo con l'enorme numero di disertori serbi nelle guerre balcaniche, con la fantasia e l'ironia degli studenti belgradesi che nel 1996, nel pieno dello scontro politico, designano il poliziotto piu' bello dello schieramento che fronteggiano da giorni? (8). E i kosovari, sono "i selvaggi delle montagne", o il popolo che la scelta nonviolenta spinge a inventare forme di lotta capaci di ridicolizzare gli oppressori? Il concetto di carattere nazionale sembra fatto apposta per occultare questa pluralita'. Il punto e', piuttosto, che i leader ragionevoli e aperti sono pochi, e spesso tacitati con la forza.

 

In secondo luogo, mi sembra spropositato, anche nella societa' dell'apparenza, il peso attribuito all'immagine del leader, come se i contenuti politici sfumassero nell'adesione emotiva a un'icona fuori del tempo, a malapena attualizzata dal paragone con Havel. E mi sembra fallimentare la tendenza, implicita nel discorso di Fox e in vari altri, a spiegare il successo del moderato Rugova con la sua moderazione. Una tautologia, se non si chiarisce dove e come questa moderazione si esercitava.

 

Rugova e' stato definito ripetutamente l'uomo del compromesso: ma con chi, su cosa, e perche'? Certo la sua ricerca di mediazioni politiche puo' sembrare estrema, ingenua, addiritura velleitaria - e poco lucida, il che e' forse vero nei suoi ultimi anni. Ma c'e' un punto su cui Rugova non transige, ed e' il rifiuto di alcune pratiche diffuse nei movimenti di resistenza in armi: per esempio la tecnica del "mordi e fuggi", che lascia le popolazioni esposte alle rappresaglie degli occupanti; l'abitudine a "gonfiare" i propri successi e nello stesso tempo il numero dei civili uccisi; l'insistenza sulla condizione di vittime; a volte la creazione deliberata dell'"incidente" per provocare una reazione, cosi' da legittimare se stessi e far esplodere l'ostilita' delle popolazioni. Nel caso dell'Uck, c'e' forse altro, dalle origini oscure alla manipolazione delle notizie, alla pretesa di rappresentare l'unica forma di lotta e l'unico "autentico" spirito nazionale. Ma tutto questo basta a liquidare Rugova riducendolo all'opposto dell'Uck?

 

E' vero che, come scrive Fox, molti elettori kosovari criticano amaramente la condotta dei guerriglieri, che attaccavano i serbi e si ritiravano lasciandoli liberi di radere al suolo i villaggi. E' vero che sono allarmati dall'uso della violenza e dell'intimidazione da parte dei "sedicenti veterani" della resistenza armata, e che non li considerano affatto i liberatori del nuovo Kosovo, se mai sono grati "alla Nato e alla comunita' internazionale per aver indotto indurre Milosevic a ritirarsi" (9). E' anche vero che Rugova e' una buona barriera all'estremismo militarista.

 

Ma sostenere che "ha avuto successo alle recenti elezioni amministrative proprio perche' non e' l'Uck", significa aggrapparsi a una formula, fino a chiudere gli occhi su fatti elementari: esistevano altri partiti moderati, la Lega democratica non era l'unica scelta disponibile, e soprattutto Rugova non era visto dai kosovari come la mera antitesi all'Uck.

 

La verita' e' che la maggior parte dei commentatori ritiene, ciecamente, che non ci sia nulla da imparare dal modo in cui Rugova pratica la nonviolenza, un modo personale, molto concreto e per certi aspetti eterodosso. In varie interviste degli anni Novanta spiega che non ama dilungarsi sui massacri, ne' accreditare le dicerie antiserbe (10), ne' definire vittime i kosovari (11). Perche' non vuole vincere (12), ma trattare - come insegnava Agani - con i serbi, con gli albanesi radicali di Adem Demaci, con chiunque sia disponibile; perche' non vuole contribuire alla cristallizzazione dell'odio; e perche', credo, rifiuta la rappresentazione del sociale sottesa all'esaltazione della vittima, in cui la dicotomia amico/nemico si riproduce tacitamente in quella offensore/offeso (13). Negli stessi anni, ammette che il mondo si disinteressa del Kosovo perche' non c'e' una guerra in atto, ma l'indipendenza - dice - non vale una vita. Se spesso invita gli studenti a non manifestare apertamente, e' perche' ha paura che qualcuno risponda alle provocazioni serbe e che si arrivi al massacro. La repressione ha gia' fatto troppe vittime, la sproporzione di forze e' spaventosa, non c'e' scelta - sono parole che dispiacciono ad alcuni pensatori, per cui (e giustamente) la nonviolenza e' una strategia, non il ripiego dei deboli. Ma a me vengono in mente, fatte le debite differenze, le osservazioni di Tom Holt sulla lotta per i diritti civili: "la scelta non era fra violenza e nonviolenza, era fra azione nonviolenta e nessuna azione" (14). Per questo, e perche' teme l'internalizzazione del conflitto balcanico, Rugova chiede di aspettare e pazientare, e continua a chiederlo, pur sapendo che rischia di vedere intaccato il suo seguito popolare, come avverrà dal '95-'96.

 

Ma nel frattempo ha cercato di insegnare ai suoi che i tempi sono lunghi, le accelerazione spesso dannose, che le persone e i popoli possono cambiare, e soprattutto che "per smontare i meccanismi del nazionalismo serbo bisogna assolutamente criticare il nazionalismo albanese" (15).

 

Il "segreto" di Rugova non sta dunque nell'immagine e neppure del moderatismo. E' piuttosto un'idea di nazione opposta a quella propagandata dall'Uck, da Milosevic, Tudjiman, Itzetbegovic e altri avvelenatori di coscienze che in quegli anni si disputano la primogenitura dell'insediamento nei Balcani. Per questi, e per tutti i nazionalismi, la nazione e' un destino scritto della storia dei popoli, il frutto di un processo secolare finalizzato alla sua emersione - come se momenti ed eventi che in realta' sono slegati fra loro, e magari casuali, si componessero in una genealogia reale e simbolica.

 

Per Rugova, e per altri leader non solo kosovari, la nazione e' una (importante e condivisa) realta' storica, ma non un assoluto, non un principio sacro cui sottomettere aspirazioni, desideri, vite, su cui erigere una barriera fra "noi" e "loro".

 

"Siamo tutti piccoli - aveva detto Rugova nei primi anni Novanta - Anche i serbi. Ci sono sei o sette milioni di Albanesi, sei o sette milioni di Serbi, nove milioni di Bulgari, dieci milioni di Greci. Bisogna capire che siamo tutti piccoli, bisogna collaborare, essere amici domani, integrarsi, ciascuno nel posto dove sta. Non e' una tragedia" (16).

 

Tragedia c'e' stata, con la persecuzione serba contro i kosovari, poi con le loro ritorsioni sui serbi. Rogova le temeva: "Se domani il nostro governo, arrivato al potere, permettesse una cosa simile in nome del 'loro hanno fatto quello, dunque noi facciamo questo', vorrebbe dire che il nostro movimento non ha significato niente, non ha fatto niente per far finire il ciclo della violenza" (17). Qui si direbbe che Rugova e la nonviolenza abbiano perso davvero. Ma e' un fallimento totale?

 

Mi chiedo come mai milioni di serie e oneste persone abbiano sospeso per decenni il giudizio sui regimi sovietici in nome della loro novita', e molte altrettanto oneste persone, magari le stesse o i loro figli, si siano affrettate a decretare la sconfitta dell'esperimento kosovaro. Sorvolo sui motivi ovvi - dai problemi geopolitici al rimpianto per la Yugoslavia "socialista" all'antiamericanismo, dalle simpatie storiche per la Serbia alla diffidenza verso l'Islam e verso gli albanesi. Ma suggerisco un'altra ragione, difficile da confessare: un successo della nonviolenza avrebbe indebolito, quantomeno a breve, lo stereotipo secondo cui la guerra e' un male inevitabile; l'insuccesso l'ha rafforzato, esimendoci dalla fatica di cercare altre strade - e risparmiando ai commentatori l'imbarazzo di registrare che almeno uno fra i paesi della ex Yugoslavia aveva raggiunto l'indipendenza con un ridotto spargimento di sangue. Se del Kosovo molti sottolineano oggi piu' le tensioni "etniche" che le prove di convivenza (come la partecipazione di una parte dei serbi  alle ultime elezioni) e' anche, credo, per la renitenza ad accettare una smentita delle proprie convinzioni e profezie. Sara' casuale la scelta da parte di Fox di un titolo come "Ma tra i kosovari continuano le faide mafiose"?

 

Eppure, gia' nell'imprevista vittoria di Rugova alle amministrative del 2000 si sarebbe potuto vedere l'indizio di una certa tenuta delle idee moderate e nonviolente. Solo che pochi l'hanno fatto. Nel 2009, decennale del primo bombardamento della Nato, sulla resistenza nonviolenta del Kosovo non si e' spesa una parola.

 

*

 

Note

 

1. Lo denuncia, fra gli altri, Johan Galtung, The Crime against the Serbs: Kosova Independence, febbraio 2008, al sito di "Trascend: A Peace and Development Network".

 

2. I suoi esponenti tra il 1993 e il 1995 hanno visitato piu' volte il paese e nel 1995 hanno avviato a Pristina una presenza stabile, l'Ambasciata di pace, condotta da Alberto L'Abate. Di L'Abate, si veda Prevenire la guerra nel Kossovo per evitare la destabilizzazione dei Balcani, Quaderni della Difesa Popolare Nonviolenta, La Meridiana, Molfetta 1997. Cfr. anche Salvoldi, Gjergji, La resistenza nonviolenta in Kosovo, Emi, Bologna 1993; Salvoldi, Gjergji, Un popolo che perdona, Emi, Bologna 1997.

 

3. Annie Lafontaine, After the Exile: Displacements and Suffering in Kosovo, in Archives of Memory/ Supporting Traumatised Communities through Narration and Remembrance ("Psycosocial Notebook", vol. 2, october 2001, ed. by Natale Losi, Luisa Passerini and Silvia Salvatici), pp. 67-68.

4. Lo fa notare M. Cereghini, in Il funerale della violenza, 1999 (ancora oggi una fonte di dati e riflessioni), citando lo stesso Rugova, La question du Kosovo. Entretien avec Marie-Francoise Allain et Xavier Galmiche, Fayard, Parigi 1994, p. 126.

5. Robert Fox, Ma tra i kosovari continuano le faide mafiose, "Limes", n. 5, 2000.

6. Si vedano i notiziari dell'Accademia Apuana della Pace e del torinese Centro Studi Sereno Regis, la rivista "La nonviolenza e' in cammino" (tutti e tre on line), "Testimonianze", "Azione nonviolenta" e i relativi Quaderni. Molte anche le iniziative di mediazione, come il progetto diretto da Angela Dogliotti di scambio scolastico tra due classi del Liceo scientifico "Gramsci" di Ivrea e due classi del Kossovo, una serba e una albanese, in collaborazione con la Campagna Kossovo per la nonviolenza e la riconciliazione (anni scolastici 2001/2 e 2002/3).

7. Robert Fox, Ma tra i kosovari continuano le faide mafiose, cit.

8. Sottolinea questa compresenza Cereghini, in Il funerale della violenza, cit. p. 41.

9. Robert Fox, Ma tra i kosovari continuano le faide mafiose, cit.

10. In particolare, un chirurgo suo collaboratore rigetta le voci sui medici serbi che avrebbero deliberatamente assistito male le partorienti albanesi, cfr. I. Rugova, La question du Kosovo, cit., p. 74-75.

11. J. Y. Carlen, S. Duchene, J. Ehrhart, Ibrahim Rugova. "Le frele colosse du Kosovo", Desclee de Brouwer, Parigi 1999, p. 22.

12. Sull'impossibilita' della vittoria, cfr. E. Peyretti, Dov'e' la vittoria?, Il Segno dei Gabrielli, Negarine (Vr) 2005.

13. T. Pitch, L'embrione  e il corpo femminile, al sito www.costituzionalismo.it

14. T. Holt, Generation(s) de resistance. Le mouvement des droits civiques, in M. Zancarini-Fournel, Le moment 68. Une histoire contestee, Seuil, Parigi 2008, pp. 196-97.

15. La relativa intervista e' citata in J. Y. Carlen, S. Duchene, J. Ehrhart, Ibrahim Rugova, cit., alla p. 70.

16. Cfr I. Rugova, La question du Kosovo cit. p. 39.

17. I. Rugova, La question du Kosovo cit, pp. 38-39.

 

4. VERSO IL 2 OTTOBRE. ALESSANDRA SIRAGUSA: IL METODO DELL'AZIONE NONVIOLENTA

 

[Ringraziamo Alessandra Siragusa (per contatti: siragusa_a at camera.it) per questo intervento.

 

Alessandra Siragusa (Palermo, 1963), insegnante, impegnata nell'associazionismo, dal 1993 al 2000 assessore alla politiche educative e all'edilizia scolastica al Comune di Palermo, e' attualmente deputata in parlamento]

 

 

 

La nonviolenza come metodo per cambiare la societa' e' per me un obiettivo di vita, prima che una scelta politica, in parlamento e nella mia terra: la Sicilia.

 

Sono profondamente convinta, infatti, che il metodo dell'azione nonviolenta sia quello piu' efficace per combattere i meccanismi di oppressione e ingiustizia che troppo spesso mortificano i diritti.

 

Nel mio piccolo, in questi anni, ho cercato di portare avanti iniziative di sensibilizzazione e di impegno su diverse questioni, sul ruolo delle donne, sulla scuola, sul contrasto alla mafia e sulla difesa dell'ambiente, sperando di cambiare la politica e la societa', nel rispetto, talvolta faticoso, di chi vi si oppone.

 

Credo che le condizioni civili, politiche e sociali, in cui si trova il nostro Paese in questo momento richiedano un grande sforzo e un impegno nonviolento che unisca la politica ai movimenti e ai soggetti che sono espressione della societa' civile.

 

Di temi su cui mobilitarsi, purtroppo, ce ne sono davvero tanti: la difesa della Costituzione, i diritti dei lavoratori e la lotta alla precarieta', la liberta' di informazione, i respingimenti dei migranti, la distruzione della scuola, dell'universita' e della ricerca, il disarmo e la non proliferazione nucleare, la lotta alla criminalita' organizzata e in poche parole: il nostro futuro!

 

 

5. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO AMERIGO BIGAGLI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista ad Amerigo Bigagli.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Amerigo Bigagli, gia' obiettore di coscienza, e' impegnato nel Movimento Nonviolento]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Amerigo Bigagli: Attraverso la conoscenza dei testimoni della nonviolenza che hanno suscitato il mio interesse in quanto forti personalita' fuori dal coro.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Amerigo Bigagli: Martin Luther King perche' e' stato una delle mie prime conoscenze. Gandhi per le grandi gesta.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Amerigo Bigagli: La forza di amare e' stata la mia prima lettura, le altre sono venute di conseguenza. Ma si tratta di un percorso personale e non sono in grado di indicare quali possono essere le prime letture da consigliare oggi ad un giovane.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Amerigo Bigagli: Le Comunita' di pace colombiane, i Corpi civili di pace, il Centro di ricerca per la pace di Viterbo, la Campagna di obiezione alle spese militari per la Difesa popolare nonviolenta... sono solo i primi richiami che mi vengono in mente tra i tanti nel mondo. L'importante e' che facciano rete tra loro.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Amerigo Bigagli: Nell'educazione dei giovani.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Amerigo Bigagli: I campi estivi del Movimento Internazionale della Riconciliazione e del Movimento Nonviolento, gli ecovillaggi... ma poi in ogni citta' ci sono centri, associazioni, gruppi che possono mettere in contatto con la nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Amerigo Bigagli: Assenza di violenza nell'azione e nella reazione cosi' da palesare la superiorita' delle idee sulla forza fisica. Quindi la nonviolenza e' disponibile all'ascolto, ma ferma nella difesa del debole e della verita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Amerigo Bigagli: Nessuno: la nonviolenza si rapporta con la persona senza distinzione di genere.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Amerigo Bigagli: L'ascolto e il rispetto della persona non possono prescindere dal rispetto dell'integrita' della natura.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Amerigo Bigagli: Autentici impegni di quel tipo comportano adesione alla nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Amerigo Bigagli: Pacifismo e' divenuto un termine ambiguo...

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

- Amerigo Bigagli: La nonviolenza e' contro l'uso delle armi e degli eserciti, non contro i militari.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?

- Amerigo Bigagli: La nonviolenza ricerca la cause che nuocciono alla salute e all'assistenza.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Amerigo Bigagli: Non so.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?

- Amerigo Bigagli: La nonviolenza ascolta e ricerca, comunica e informa.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?

- Amerigo Bigagli: Il pensiero filosofico che prescinde dalla nonviolenza e' monco.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni, sull'educazione, sull'economia, sul diritto e le leggi, sull'etica e sulla bioetica, sulla scienza e la tecnologia, sulla riflessione storica e la pratica storiografica?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Amerigo Bigagli: Armonia delle diversita'.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Amerigo Bigagli: Non sono tutte ugualmente importanti?

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Amerigo Bigagli: Con l'educazione civica a partire dai giovani studenti, poi non so.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?

- Amerigo Bigagli: Con il gioco interattivo, il teatro dell'oppresso, etc.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Amerigo Bigagli: Oltre a curare siti internet ben strutturati, sono dell'avviso che si dovrebbero concentrare tutte le esperienze editoriali in un'unica pubblicazione.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Amerigo Bigagli: Non so.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Amerigo Bigagli: Domanda retorica in un paese che vota per Berlusconi e con un'opposizione senza lungimiranza.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se si', come?

- Amerigo Bigagli: Una costituente nazionale o tavola per la nonviolenza.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e movimenti sociali: quali rapporti?

- Amerigo Bigagli: La tavola per la nonviolenza curerebbe la critica costruttiva verso i movimenti sociali.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cultura, nonviolenza e forze politiche, nonviolenza e organizzazioni sindacali, nonviolenza e agenzie della socializzazione, nonviolenza e pratiche artistiche: quali rapporti?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e istituzioni: quali rapporti?

- Amerigo Bigagli: Cominciamo puntando sulla realizzazione dell'albo degli obiettori alle spese militari...

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si e' data?

- Amerigo Bigagli: La mia esperienza non mi suggerisce specifica influenza della nonviolenza nell'amicizia.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura del territorio in cui si vive: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione dell'unita' dell'umanita': quale relazione e quali implicazioni?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e vita quotidiana: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Difficile la coerenza...

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura delle persone con cui si vive: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?

- Amerigo Bigagli: Considero la morte continuazione, senza corpo, della vita...

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali le maggiori esperienze storiche della nonviolenza?

- Amerigo Bigagli: Non ce ne sono di maggiori, ma solo di piu' conosciute.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi nel mondo?

- Amerigo Bigagli: Non so.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: E' adeguato il rapporto tra movimenti nonviolenti italiani e movimenti di altri paesi? E come migliorarlo?

- Amerigo Bigagli: Non so.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale le sembra che sia la percezione diffusa della nonviolenza oggi in Italia?

- Amerigo Bigagli: Forse la percezione e' buona e per questo l'adesione debole...

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative intraprendere perche' vi sia da parte dell'opinione pubblica una percezione corretta e una conoscenza adeguata della nonviolenza?

- Amerigo Bigagli: La tavola per la nonviolenza potrebbe promuovere diffuse azioni nonviolente che stimolino la riflessione dell'opinione pubblica.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e intercultura: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Forse la cultura della nonviolenza migliora la comprensione interculturale.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e conoscenza di se': quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e scienze umane: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e linguaggio: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: Non so.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e stili di vita: quale relazione?

- Amerigo Bigagli: La scelta della nonviolenza e' stimolo al cambiamenti di stile, ma anche viceversa.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e critica dell'industrialismo: quali implicazioni e conseguenze?

- Amerigo Bigagli: L'implicazione e' la scelta della sobrieta', la conseguenza come detto prima.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e rispetto per i viventi, la biosfera, la "madre terra": quali implicazioni e conseguenze?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, compresenza, convivenza, scelte di vita comunitarie: quali implicazioni e conseguenze?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, riconoscimento dell'altro, principio responsabilita', scelte di giustizia, misericordia: quali implicazioni e conseguenze?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e coscienza del limite: quali implicazioni e conseguenze?

- Amerigo Bigagli: Idem come sopra.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza come cammino: in quale direzione?

- Amerigo Bigagli: "Il varco della storia".

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e internet: quale relazione? e quali possibilita'?

- Amerigo Bigagli: L'ho gia' detto prima.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti:  Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Amerigo Bigagli: Si', ma con estrema fatica.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'e' qualcosa che vorrebbe aggiungere?

- Amerigo Bigagli: Perche', non e' abbastanza?

 

6. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO PANCRAZIO DEGNENTE

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Pancrazio Degnente.

Pancrazio Degnente e' un vecchio amico di questo foglio]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Pancrazio Degnente: Mi sembra che piu' che un singolo episodio abbiano contato una temperie e una prassi. La temperie: quella degli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso in Italia, in cui e' avvenuta la mia formazione. La prassi: l'impegno politico nella sinistra che si chiamava nuova in un'esperienza che contrastava ogni dogmatismo, ogni autoritarismo, ogni totalitarismo, e che solidarizzava con il dissenso dell'est cosi' come con i movimenti di liberazione del sud del mondo, che si opponeva ad ogni delirio violentista, ad ogni perversione militarista, e - decisivamente - al maschilismo e al patriarcato. E che - particolarmente nella realta' territoriale in cui vivevo ed in cui ebbi in quel tempo un ruolo di organizzazione e direzione del movimento - aveva colto la centralita' dell'emarginazione sociale e della lotta alle istituzioni totali, era impegnata nella nascita della nuova ecologia (e del nuovo pacifismo) nel vivo dell'esperienza del movimento antinucleare, e soprattutto - almeno nelle persone migliori - praticava la verifica critica e pratica e la coerenza meditata e vissuta tra le parole e le azioni, tra i mezzi e i fini, tra il personale e il politico. La scelta della nonviolenza per me fu la cosa piu' logica e naturale del mondo: scaturiva da tutto cio' per cui ed in cui ero impegnato.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Pancrazio Degnente: Tutte quelle che si oppongono alla guerra e alle stragi, alle armi e alle organizzazioni armate, alle uccisioni e alle persecuzioni. Questo innanzitutto conta: salvare le vite, salvare l'integrita' dei corpi, salvare la dignita' e i diritti degli esseri viventi; e cosi' salvare la biosfera dalla devastazione, la civilta' dalla barbarie.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Pancrazio Degnente: Lottare sempre contro la violenza e la menzogna. Riconoscere a tutti il diritto di vivere. Prendere sul serio e pensare onestamente le proprie idee. Ascoltare e rispettare l'alterita' degli altri. Avere cura dell'unico mondo che abbiamo.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Pancrazio Degnente: Se non vi fosse il femminismo, la nonviolenza non esisterebbe.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Pancrazio Degnente: Uscendo dalla subalternita'. E quindi dalle ambiguita'.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento?

- Pancrazio Degnente: Il cielo ce ne scampi e liberi.

 

7. MATERIALI. ALCUNE INTERVISTE ED ALCUNI INTERVENTI SULLA SITUAZIONE DELLA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA

 

Di seguito riportiamo l'elenco delle interviste e degli interventi della e sulla inchiesta sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia condotta da Paolo Arena e Marco Graziotti apparsi fin qui su "La nonviolenza e' in cammino" nei mesi da luglio a settembre 2010 (aggiornato al 30 settembre 2010).

*

- "Telegrammi", n. 240 del 3 luglio 2010: Andrea Cozzo;

- "Telegrammi", n. 242 del 5 luglio 2010: Roberto Malini;

- "Telegrammi", n. 243 del 6 luglio 2010: Leila D'Angelo, Enzo Mazzi;

- "Telegrammi", n. 244 del 7 luglio 2010: Michela De Santis;

- "Telegrammi", n. 245 dell'8 luglio 2010: Norma Bertullacelli, Augusto Cavadi, Franca Guana;

- "Telegrammi", n. 246 del 9 luglio 2010: Michele Meomartino, Sergio Paronetto;

- "Telegrammi", n. 247 del 10 luglio 2010: Paola Mancinelli, Dacia Maraini, Helene Paraskeva;

- "Telegrammi", n. 248 dell'11 luglio 2010: Omero Caiami Persichi, Mimma Ianno' Latorre;

- "Telegrammi", n. 249 del 12 luglio 2010: Benito D'Ippolito, Marco Palombo, Piercarlo Racca, Carlo Schenone, Alberto Castiglione;

- "Telegrammi", n. 250 del 13 luglio 2010: Maria G. Di Rienzo, Roberto Mazzini, Marilena Spriano;

- "Coi piedi per terra", n. 291 del 13 luglio 2010: Laura Tussi (parte prima);

- "Telegrammi", n. 251 del 14 luglio 2010: Paolo Cacciari, Giobbe Santabarbara;

- "Coi piedi per terra", n. 292 del 14 luglio 2010: Mario Di Marco, Laura Tussi (parte seconda e conclusiva);

- "Telegrammi", n. 252 del 15 luglio 2010: Gino Buratti;

- "Telegrammi", n. 253 del 16 luglio 2010: Letizia Lanza, Paolo Predieri;

- "Coi piedi per terra", n. 294 del 16 luglio 2010: Eleonora Bellini, Alessio Di Florio;

- "Telegrammi", n. 254 del 17 luglio 2010: Luisa Mondo, Anselmo Palini;

- "Coi piedi per terra", n. 295 del 17 luglio 2010: Mao Valpiana;

- "Telegrammi", n. 255 del 18 luglio 2010: Benito D'Ippolito, redazionale, Carla Biavati;

- "Coi piedi per terra", n. 296 del 18 luglio 2010: Nicoletta Crocella;

- "Telegrammi", n. 256 del 19 luglio 2010: Raffaele Mantegazza;

- "Telegrammi", n. 257 del 20 luglio 2010: Matteo Renato Dabascio;

- "Telegrammi", n. 258 del 21 luglio 2010: Daniela Musumeci;

- "Telegrammi", n. 260 del 23 luglio 2010: redazionale, Marina Martignone;

- "Telegrammi", n. 261 del 24 luglio 2010: Marilena Salvarezza;

- "Telegrammi", n. 262 del 25 luglio 2010: Peppe Sini, Franca Bimbi, Sonia Giardina, Giorgio Montagnoli;

- "Coi piedi per terra", n. 303 del 25 luglio 2010: Franca Maria Bagnoli;

- "Telegrammi", n. 263 del 26 luglio 2010: Sandro Canestrini, Alberto Camata, Christiana Soccini, Paola Pavese;

- "Telegrammi", n. 264 del 27 luglio 2010: Enrico Peyretti;

- Coi piedi per terra, n. 305 del 27 luglio 2010: Alessandro Colocolli, Carlo Ruta;

- "Telegrammi", n. 266 del 29 luglio 2010: Aristarco Scardanelli;

- "Coi piedi per terra", n. 307 del 29 luglio 2010: Peppe Sini, Pierpaolo Calonaci, Antonino Drago;

- "Telegrammi", n. 267 del 30 luglio 2010: Pasquale Pugliese;

- "Telegrammi", n. 268 del 31 luglio 2010: Burbanzio Malvolenti, Assunta Signorelli;

- "Coi piedi per terra", n. 309 del 31 luglio 2010: Severino Vardacampi, Giannarosa Marino, Francesco Pullia;

- "Telegrammi", n. 269 del primo agosto 2010: Geremia Cattristi;

- "Coi piedi per terra", n. 311 del 2 agosto 2010: Paolo Borsoni;

- "Telegrammi", n. 271 del 3 agosto 2010: Arnaldo Nesti, Giuseppe Anelli, Virginia Del Re;

- "Telegrammi", n. 273 del 5 agosto 2010: Alex Zanotelli;

- "Telegrammi", n. 274 del 6 agosto 2010: Luciano Bonfrate, Nicola Lo Bianco;

- "Telegrammi", n. 275 del 7 agosto 2010: Peppe Sini, Giobbe Santabarbara, Angelo Cavagna;

- "Telegrammi", n. 276 dell'8 agosto 2010: Severino Vardacampi, Pierluigi Consorti;

- "Coi piedi per terra", n. 317 dell'8 agosto 2010: Giobbe Santabarbara, Paolo Macina;

- "Telegrammi", n. 277 del 9 agosto 2010: Nino Lisi;

- "Telegrammi", n. 278 del 10 agosto 2010: Mauro Furlotti, Daniele Lugli;

- "Coi piedi per terra", n. 319 del 10 agosto 2010: Marta Ghezzi;

- "Telegrammi", n. 279 dell'11 agosto 2010: Pia Covre, Paolo Bertagnolli, Vincenzo Puggioni;

- "Telegrammi", n. 280 del 12 agosto 2010: Catiuscia Barbarossa, Tiziano Cardosi, Francesca Fabbri;

- "Telegrammi", n. 281 del 13 agosto 2010: Giovanni Benzoni, Valter Toni, Angela Giuffrida;

- "Telegrammi", n. 282 del 14 agosto 2010: Daria Dibitonto, Achille Scatamacola;

- "Telegrammi", n. 283 del 15 agosto 2010: Vergiliano Scorticossi;

- "Telegrammi", n. 284 del 16 agosto 2010: Giuseppe Moscati;

- "Coi piedi per terra", n. 325 del 16 agosto 2010: Giulio Vittorangeli;

- "Telegrammi", n. 285 del 17 agosto 2010: Gaetano Farinelli, Gloria Gazzeri, Fredo Olivero;

- "Telegrammi", n. 286 del 18 agosto 2010: Generoso Canagliozzi;

- "Coi piedi per terra", n. 327 del 18 agosto 2010: Maria D'Asaro;

- "Telegrammi", n. 288 del 20 agosto 2010: Francesco Comina;

- "Telegrammi", n. 289 del 21 agosto 2010: Osvaldo Caffianchi;

- "Telegrammi", n. 291 del 23 agosto 2010: Crispino Scotolatori, Antonio Vigilante;

- "Telegrammi", n. 292 del 24 agosto 2010: Massimo Grandicelli; Anna Pascuzzo;

- "Telegrammi", n. 295 del 27 agosto 2010: Luigi Sandri;

- Telegrammi", numero 299 del 31 agosto 2010: Michele Boato;

- "Coi piedi per terra", numero 340 del 31 agosto 2010: Patrizia Caporossi, Alessandro Pizzi;

- "Telegrammi", numero 301 del 2 settembre 2010: Francesco de Notaris;

- "Telegrammi", numero 302 del 3 settembre 2010: Wanda Tommasi;

- "Telegrammi", numero 303 del 4 settembre 2010: Vittorio Pallotti;

* "Telegrammi", numero 304 del 5 settembre 2010: Luciano Benini;

* "Telegrammi", numero 306 del 7 settembre 2010: Anna Baluganti;

* "Telegrammi", numero 307 dell'8 settembre 2010: Mariella Cao, Mauro Cereghini, Giovanni Sarubbi;

* "Coi piedi per terra", numero 348 dell'8 settembre 2010: Giampiero Girardi;

* "Telegrammi", numero 312 del 13 settembre 2010: Carla Mariani;

* "Telegrammi", numero 313 del 14 settembre 2010: Luigi Mochi Sismondi; Bruna Peyrot; Francesco Pistolato;

* "Telegrammi", numero 315 del 16 settembre 2010: Zenone Sovilla;

* "Coi piedi per terra", numero 356 del 16 settembre 2010: Giacomo Alessandroni;

* "Telegrammi", numero 316 del 17 settembre 2010: Maria Rosaria Baldin;

* "Coi piedi per terra", numero 357 del 17 settembre 2010: Gianni Tamino;

* "Coi piedi per terra", numero 358 del 18 settembre 2010: Chiara Cavallaro;

* "Telegrammi", numero 318 del 19 settembre 2010: Agostino Letardi;

* "Coi piedi per terra", numero 359 del 19 settembre 2010: Marcello Vigli;

* "Telegrammi", numero 319 del 20 settembre 2010: Marino Marinelli;

* "Telegrammi", numero 322 del 23 settembre 2010: Antonio Mazzeo;

* "Telegrammi", numero 323 del 24 settembre 2010: Itala Ricaldone;

* "Telegrammi", numero 324 del 25 settembre 2010: Giovanni Balacco;

* "Telegrammi", numero 328 del 29 settembre 2010: Gennaro Abele Avalimi; Luca Carlini;

* "Coi piedi per terra", numero 369 del 29 settembre 2010: Annarosa Buttarelli; Peppe Sini;

* "Telegrammi", numero 329 del 30 settembre 2010: Giulio De la Pierre;

* "Coi piedi per terra", numero 370 del 30 settembre 2010: Amerigo Bigagli; Pancrazio Degnente.

 

8. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE ALLA CULTURA DELLA REGIONE LAZIO

[Riceviamo e diffondiamo]

 

All'assessore alla Cultura della Regione Lazio, a tutti i membri della Commissione Cultura della Regione Lazio

e per opportuna conoscenza:

al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, alla ministra dell'Ambiente, al ministro dei Beni Culturali, al ministro della Salute, al ministro dei Trasporti, alla ministra del Turismo, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Appello in difesa dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame; contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge

*

Gentile assessore alla Cultura della Regione Lazio,

le segnaliamo che l'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, di dantesca memoria, un vero e proprio bene dell'umanita', e' gravemente minacciata di irreversibile devastazione e catastrofico inquinamento da manovre speculative di selvaggia aggressione sia del territorio e dei beni naturali e culturali, sia della salute e dei diritti della popolazione locale.

Punta di lancia di questa aggressione e' il progetto dissennato ed illecito di realizzare, nel cuore di un'area cosi' unica e preziosa, un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge.

La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze: a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano; b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante; c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali; d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta'); e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu'; f) uno sperpero colossale di soldi pubblici; g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

Quell'area va tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Con la presente lettera sollecitiamo un suo impegno in difesa di questa preziosa area, assurdamente minacciata di irreversibile devastazione, e in difesa del diritto alla salute della popolazione viterbese; un impegno che si opponga alla realizzazione di un insensato ed illegale mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bullicame a Viterbo.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 26 settembre 2010 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 26 settembre 2010

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

9. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com

Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 370 del 30 settembre 2010

 

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