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Telegrammi. 352



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 352 del 23 ottobre 2010

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: La cosa piu' atroce, la cosa piu' turpe

2. Norma Bertullacelli: Auguri

3. Piercarlo Racca: Questo appuntamento

4. Mao Valpiana: La lotta nonviolenta

5. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Silvia Montevecchi

6. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Fabio Ragaini

7. Per sostenere il Movimento Nonviolento

8. "Azione nonviolenta"

9. Segnalazioni librarie

10. La "Carta" del Movimento Nonviolento

11. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: LA COSA PIU' ATROCE, LA COSA PIU' TURPE

 

La cosa piu' atroce e' la guerra assassina.

La cosa piu' atroce e' il colpo di stato razzista.

La cosa piu' atroce e' il femminicidio.

Ma la cosa piu' turpe e' il silenzio di chi non si oppone.

 

2. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. NORMA BERTULLACELLI: AUGURI

[Ringraziamo Norma Bertullacelli (per contatti: norma.b at libero.it) per questo intervento di saluto al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Per un sintetico profilo di Norma Bertullacelli dall'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 245 riprendiamo la seguente notizia biografica: "Sono nata nel 1952, sono figlia di un operaio metalmeccanico e di una casalinga. Sono stata la prima persona della mia famiglia a conseguire un diploma di scuola superiore. Se potessi usare solo una parola per definire me stessa, direi che sono un'insegnante: non ho mai fatto altro, e non saprei fare nient'altro. Amo e credo nel mio lavoro, anche se dare un'occhiata veloce intorno dovrebbe bastare a farmi cambiare idea. Sono contenta che questa vostra domanda mi inviti a ripercorrere la mia storia di pacifista, antimilitarista e nonviolenta, e vado ad elencare. Nel 1970 e nel 1971 ho partecipato alla marcia antimilitarista Trieste-Aviano. Non riesco ad immaginare niente di piu' eterogeneo: dai radicali agli obiettori di coscienza; da Lotta Continua al movimento nonviolento di Pietro Pinna. Pero' fu una tappa fondamentale nella mia vita. Negli anni successivi ho contribuito a fondare a Genova il Movimento Nonviolento, che faceva soprattutto attivita' di promozione dell'obiezione di coscienza e per il suo riconoscimento come diritto. Prima uscita a Genova: una contestazione all'alzabandiera del 4 novembre 1971. Fino al 1989 si svolgeva a Genova ogni due anni la Mostra Navale, che noi ribattezzammo Mostra Navale Bellica, e cosi' viene tuttora definita. Si trattava dell'esposizione del "meglio" dell'industria militare italiana. La prima volta che tentammo un'azione di contestazione ci sedemmo in due davanti ai cancelli, e le auto degli espositori e della polizia ci aggirarono senza nemmeno prenderci in considerazione. All'ultima edizione, quella del 1989 eravamo migliaia: e la Fiera del mare non ospito' piu' la mostra e la "Rivista Militare Italiana" scrisse che Genova "non la meritava". Non ci illudiamo di aver risolto il problema del commercio delle armi, ma credo che si sia trattato di esperienze significative. Nel 1983 partecipai ai blocchi dei cancelli della base di Comiso: la polizia carico' con la stessa violenza che avremmo rivisto al G8 di Genova, ma non furono poche le persone che resistettero alla carica sedute al proprio posto davanti ai cancelli della base. Nel 1999 arrivo', inaspettato, l'annuncio che Genova sarebbe stata la sede del g8, e cominciammo a darci da fare. Un'esperienza tragica, sotto molti punti di vista. Innanzitutto l'assassinio di Carlo Giuliani, che ancora aspetta verita' e giustizia. Grandi rimpianti e riflessioni autocritiche nel nostro gruppo pacifista: fummo i primi a mobilitarci e ad organizzarci ( la prima assemblea contro il g8 porta la data del 13 dicembre '99 e si svolse nella nostra sede), ma non riuscimmo a far sentire la nostra voce  quando le "grosse organizzazioni"  diventarono maggioritarie nel Genoa Social Forum. E questo avvenne nonostante il fatto che la nostra proposta ed il gruppo che mettemmo in piedi, la Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti, avesse ottenuto sostegni autorevoli, da Samir Amin a padre Zanotelli, da George Houtart a Jose' Bove'. Ci piace pero' ricordare che in quella "carta di intenti" era esplicito e condiviso il riferimento alla nonviolenza. La nostra proposta di assedio pacifico degli otto (circondiamo i cancelli, le gabbie e le transenne, e non ci muoviamo di li') ottenne scarsa attenzione: la maggio parte preferi' il corteo "militante" dei centri sociali o le "piazze tematiche" lontano dalla zona rossa. Da quasi dieci anni partecipo all'"ora in silenzio per la pace": presenza ogni mercoledi' dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova (scelto non a caso: fu il palazzo dove si svolse il g8) contro tutte le guerre, in particolare quelle che coinvolgono l'Italia in modo diretto. Siamo arrivati/e alla 422sima ora: i volantini che abbiamo distribuito possono essere letti su www.orainsilenzioperlapace.org Perdonate l'immodestia, ma, visto che lo avete chiesto, cito anche le mie ("ben") tre pubblicazioni: due ricerche sulla didattica della fisica sulla rivista della Societa' Italiana di Fisica; ed una ricerca sui risultati scolastici nelle scuole medie superiori che dimostra che nelle classi piu' numerose e' piu' probabile essere bocciati ( per lo meno, lo era nel 1990...)"]

 

Auguri di un buono e proficuo lavoro a tutte e tutti i partecipanti al congresso del Movimento Nonviolento.

*

Norma Bertullacelli a nome del Centro ligure di documentazione per la pace e della Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti

 

3. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. PIERCARLO RACCA: QUESTO APPUNTAMENTO

[Ringraziamo Piercarlo Racca (per contatti: piercarlo.racca at fastwebnet.it) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Piercarlo Racca e' uno dei militanti "storici" dei movimenti nonviolenti in Italia ed ha preso parte a pressoche' tutte le esperienze piu' vive e piu' nitide di impegno di pace; e' per unanime riconoscimento una delle voci piu' autorevoli della nonviolenza in cammino. Si veda anche l'ampia intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 249 che contiene anche questa breve risposta autobiografica: "Sono nato a Cocconato (At) nel 1946, mio padre operaio alla Fiat, mia madre casalinga. Livello scolastico: scuola media superiore. A partire dal 1968 fino al 1976 ho partecipato alle marce antimilitariste prima sul percorso Milano-Vicenza e poi sul percorso Trieste Aviano; alla carovana internazionale Bruxelles-Varsavia, alla marce La Spezia-Livorno e Catania-Comiso. Nel 1969 mi sono dichiarato obiettore di coscienza. Nel 1971 sette giorni di sciopero della fame con tenda di fronte alla stazione di Torino Porta Nuova per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Dal 1971 mi sono impegnato attivamente nel Movimento Nonviolento anche ricoprendo incarichi di responsabilita' che svolgo tuttora. A causa del mio impegno politico ho subito processi, condanne e assoluzioni, sono stato pignorato per obiezione fiscale. Attualmente sono un pensionato delle ferrovie dello stato, abito a Torino dove collaboro con il Centro Studi Sereno Regis"]

 

Il prossimo anno sara' il cinquantesimo anniversario della "marcia della pace e della fratellanza dei popoli" promossa da Aldo Capitini (24 settembre 1961).

Subito dopo Aldo Capitini fondo' il Movimento Nonviolento e nel 1964 la rivista "Azione nonviolenta".

Nei giorni dal 29 ottobre al primo novembre, a Brescia, si svolgera' il XXIII congresso nazionale del Movimento Nonviolento.

Questo appuntamento e' una scadenza importantissima per tutti coloro che si definiscono "amici della nonviolenza"; e' il luogo dove ognuno e' invitato a portare il proprio contributo di idee e iniziative, e' il luogo dove si decide assieme quali percorsi intraprendere certi che solo la nonviolenza puo' dare una risposta positiva al buio economico, razzista e guerrafondaio in cui la classe politica italiana ha precipitato il nostro paese.

Non manchiamo a questo appuntamento, dimostriamo di essere attivi, partecipiamo al congresso.

 

4. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. MAO VALPIANA: LA LOTTA NONVIOLENTA

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010.

Simone Weil, nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa, militante sindacale e politica della sinistra classista e libertaria, operaia di fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i fascisti, lavoratrice agricola, poi esule in America, infine a Londra impegnata a lavorare per la Resistenza. Minata da una vita di generosita', abnegazione, sofferenze, muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione meramente esterna come quella che precede non rende pero' conto della vita interiore della Weil (ed in particolare della svolta, o intensificazione, o meglio ancora: radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze mistiche del 1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita vorrebbe imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i propri figli o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la serieta' come vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di Simone Weil: tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte di scritti pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e su periodici (e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in Francia stanti le persecuzioni antiebraiche). Tra le raccolte piu' importanti in edizione italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita', poi Rusconi), La condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima radice (Comunita', SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le intuizioni precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi), Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr. AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985; Gabriella Fiori, Simone Weil. Biografia di un pensiero, Garzanti, Milano 1981, 1990; Eadem, Simone Weil. Una donna assoluta, La Tartaruga edizioni, Milano 1991, 2009; Giancarlo Gaeta, Simone Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna 1997; Eadem, Simone Weil. Un'intima estraneita', Citta' Aperta, Troina (Enna) 2006; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994.

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]

 

Il saggio di Simone Weil "Non ricominciamo la guerra di Troia" (pubblicato nei "Nouveaux Cahiers" nell'aprile del 1937), si conclude con questa frase: "Si tratta di discriminare l'immaginario e il reale, per diminuire i rischi di guerra senza rinunciare alla lotta che e', come diceva Eraclito, la condizione della vita".

Lo stesso concetto lo ritroviamo una decina d'anni dopo in Aldo Capitini: "La nonviolenza e' guerra anch'essa o, per dir meglio, lotta, una lotta continua contro le situazioni circostanti, le leggi esistenti, le abitudini altrui e proprie, contro il proprio animo e il subcosciente, contro i propri sogni, che sono pieni, insieme, di paura e di violenza disperata" (da "Il problema religioso attuale", del 1948).

Le amiche e gli amici della nonviolenza che si riuniranno a Brescia dal 29 ottobre al primo novembre per il XXIII Congresso del Movimento Nonviolento, parteciperanno insieme a questa lotta, che e' lotta come amore.

 

5. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO SILVIA MONTEVECCHI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Silvia Montevecchi.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Dal sito di Silvia Montevecchi (www.silviamontevecchi.it) riprendiamo alcuni stralci dalla scheda sulla sua persona: "Silvia Montevecchi, pedagogista, e' nata nel 1962 a Bologna, citta' dove risiede. Ha lavorato molti anni come educatrice in servizi all'handicap, cominciando nel 1980, all'Anffas di Bologna, allora diretta da Anna Chiodini. Nel 1988 si e' laureata in Pedagogia con Piero Bertolini e Roberto Farne', a Bologna,  con una tesi sull'educazione interculturale dal titolo "Educazione alla differenza e alla comprensione tra i popoli", pubblicata da Aifo (Associazione amici di Raoul Follereau). Da allora ha operato come pedagogista e project manager nel mondo delle organizzazioni non governative di cooperazione internazionale: in Italia, nell'ambito dell'educazione allo sviluppo e interculturale, e del turismo etico; all'estero (in Africa dal 1996 al 2006) occupandosi in particolare di educazione e child protection in paesi in guerra. Il suo primo viaggio in Africa e' del 1982. Nel 2003 ha lavorato a Ramallah. Ama la fotografia, il trekking, la bicicletta, il nuoto (dal 2008 ha il brevetto come istruttrice di noto Uisp), i viaggi, le musiche e danze popolari, la storia, l'antropologia culturale, la lettura, il cinema - in particolare quello documentario. Fa riprese e montaggio in digitale per hobby. Ama il bricolage, lavorare con le mani. Tra il 1988 e il '93 si e' occupata della ristrutturazione totale di un edificio in un borgo medievale dell'Appennino bolognese. Produce moltissimi lavori a maglia, per se', per amici e parenti. Ama cio' che si produce lentamente, come il lavoro al telaio tradizionale. E' profondamente ecologista. Ama la dimensione religiosa e la sacralita', nelle varie forme che i  popoli le danno. Ama il cristianesimo, il buddismo, lo shintoismo. Ha svolto studi di teologia e scienze della religione. Quando le e' possibile ama partecipare ai festival del cinema: e' stata all'Infinity festival presso la Fondazione Ferrero di Alba, al Fespaco di Ouagadougou, al Biografilm festival della Cineteca Lumiere di Bologna. Frequenta corsi di cinema presso la Cineteca comunale e il Dams di Bologna. In novembre 2009 e' membro della Giuria del Festival del Cinema africano di Verona. Ama scrivere e ha pubblicato numerosi lavori per bambini e adulti, in gran parte ricchi di immagini. Ha ricevuto un premio di poesia nel 1987, mentre nel 2000 i suoi scritti africani sono stati premiati dall'Archivio Diari di Pieve Santo Stefano. Non smette mai di studiare, e dopo gli studi di Scrittura Autobiografica alla Libera Universita' di Anghiari, ha deciso di re-iscriversi per una seconda laurea, a Urbino, presa nel 2008. Tiene corsi di scrittura autobiografica, sia in proprio sia con varie collaborazioni. Le piace occuparsi di comunicazione, divulgazione, e costruzione di siti web. (...) Esperienze professionali: 1981-83: educatrice per handicap gravi in centri diurni dell'Usl, presso Anffas; 1983-84: educatrice per il Comune di Bologna in scuole elementari, per bambini con handicap psicofisici ed epilessia; 1988: consulenza pedagogica per il Comune di Riccione nell'ambito dell'educazione interculturale, in collaborazione con il prof. A. Canevaro; 1988-91: esperta per le attivita' di educazione allo sviluppo e all'intercultura a livello nazionale, presso Aifo (Associazione italiana Amici di Raoul Follereau), Bologna; 1991-92: responsabile di struttura residenziale dell'Usl per handicap psichici adulti; 1992-95: responsabile del settore educazione allo sviluppo del Cipsi (Roma), Ong di coordinamento che raggruppa 26 Ong di cooperazione di tutta Italia. Nel '95 partecipa al Gruppo Pilota per la Campagna del Consiglio d'Europa contro il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo e l'intolleranza; 1995: creazione del Centro studi L'Emilio, a Bologna, associazione per la formazione interculturale, gli scambi e il turismo etico per la conoscenza di popoli e culture. Il Centro partecipa a Ecpat, la Campagna internazionale contro il turismo sessuale; 1996: diviene presidente dell'Associazione, che collabora con diverse organizzazioni internazionali tra cui Enda Tiers Monde di Dakar e la Fondazione Danielle Mitterrand di Parigi. Per la Fondazione, partecipa al gruppo di lavoro europeo, in ambito pedagogico, per la produzione di un cd rom contro il razzismo; 1996 - giugno 97: responsabile del progetto Scolarizzazione di Unicef-Burundi, per i bambini di quindici campi profughi nella provincia di Muyinga, al nord del paese. Il progetto comporta in particolare: l'allestimento di scuole temporanee, la formazione di insegnanti e di personale locale, la distribuzione di aiuti per i casi vulnerabili, l'integrazione graduale delle scuole d'emergenza nel sistema pubblico; 1997 luglio: consulente per l'Unicef-Mauritius per la formazione di insegnanti nell'ambito della Educazione per lo sviluppo; 1997 agosto-novembre: consulente Unicef-Burundi per un programma di Peace education; 1998-1999: viaggio di studio e ricerche in Madagascar; 1999 gennaio-agosto: Education expert in Somaliland per un progetto di rimessa in funzione del sistema scolastico somalo, dopo dieci anni di mancanza di governo. Il progetto si inseriva nel Programma nazionale per la Somalia, dell'Unione Europea, con Unicef e Unesco; 1999 agosto-novembre: responsabile di progetto d'emergenza di Coopi e Unicef-Sierra Leone per il recupero e la reintegrazione dei bambini soldato, rilasciati dalle forze armate; 2000 febbraio-settembre: nuovamente in Somalia-Puntland per analogo progetto dell'Unione Europea; 2002 giugno: monitoraggio aiuti Ue nei campi profughi saharawi in Algeria; giugno-agosto 2003: project manager in Ramallah, Palestina, per un progetto finanziato da Unione Europea per i giovani di un campo profughi del '48; luglio 2004 - giugno 2005: capo progetto in Ciad, per le scuole comunitarie; novembre 2005 - febbraio 2006, di nuovo in Ciad, come consulente Unicef, per una ricerca sulla violenza nelle scuole. Fa formazione degli adulti in ambito autobiografico. Collabora anche con la Cna di Bologna, nell'ambito della comunicazione d'impresa. 2008 aprile-maggio, consulente per Coopi in Sierra Leone per un progetto a favore della scolarizzazione nel nord del paese. Dal 2000 a tutt'oggi, tornata dall'Africa, vive a Bologna dove lavora come free lance e come insegnante di sostegno e di inglese nella scuola materna. Si occupa della madre, e quando puo' viaggia! Impegni non professionali: da maggio 2007 ad aprile 2009 e' stata coordinatrice per l'Emilia Romagna e San Marino dell'associazione pacifista internazionale Servas porte aperte (www.servas.it)". E' autrice di varie pubblicazioni]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Silvia Montevecchi: Molti anni fa, non ricordo esattamente, penso per una congiuntura di elementi: Alex Langer a un convegno, Gandhi all'universita'... ma forse, prima di tutti, san Francesco e le sua scelta dalla parte dei poveri, quando avevo otto anni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Silvia Montevecchi: Probabilmente Gandhi: il piu' convinto, il piu' forte, quello che ha raggiunto i risultati piu' strabilianti, e poi molti altri, molte figure di religioni diverse...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Silvia Montevecchi: Oltre a quelli classici (Gandhi, Langer, don Milani, Dolci, Capitini...) credo siano fondamentali anche i libri di Jared Diamond, anche se non sono legati direttamente a questo tema, ma sono analisi scientifiche a mio avviso fondamentali per il nostro rapporto con la differenza, al di fuori dai consueti buonismi e sensi di colpa di colpa di noi bianchi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Silvia Montevecchi: In Italia, quella degli abitanti di Terzigno contro la discarica. Non e' un problema solo locale, ma sembra che gli italiani non lo vedano. Quella gente e' lasciata sola, con i rifiuti di un'intera citta', e l'incapacita' di chi ci deve amministrare. Cio' che ora capita a loro, potrebbe capitare ovunque.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Silvia Montevecchi: C'e' l'imbarazzo della scelta purtroppo! La lotta al nucleare, l'opposizione ai meccanismi della finanza globale, l'opposizione alla violenza fisica e verbale che impera nei mezzi di comunicazione... L'educazione alla legalita' e ai doveri, oltre che ai diritti. Ecc. ecc.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Silvia Montevecchi: Libera Terra, e simili.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Silvia Montevecchi: Una scelta e uno stile di vita, che si manifesta sempre, in ogni luogo/gesto/momento della giornata. Dai rapporti di vicinato, a quelli di lavoro, al sorriso che portiamo quando facciamo la spesa in un supermercato pieno di gente, alla precedenza che diamo, a come rispettiamo i diritti degli altri, ecc. ecc. E' una questione di coerenza. Se vogliamo essere tranquilli quando attraversiamo la strada, occorre che noi per primi, alla guida, ci fermiamo davanti alle strisce pedonali. E non possiamo pensare di essere nonviolenti nelle macrosituazioni, se non sappiamo esserlo nelle micro.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Silvia Montevecchi: Non vedo una correlazione stretta. La nonviolenza si deve applicare senza distinzioni di alcun tipo, quindi neanche di genere, senza bisogno di precisarlo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Silvia Montevecchi: Fondamentali. La violenza sull'ambiente e' per me una delle piu' vergognose.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Silvia Montevecchi: Molto stretto, e proprio per il discorso del razzismo ho citato i libri di Diamond, in particolare Armi, acciaio e malattie (Einaudi). Per quanto riguarda i diritti umani forse ci si dovrebbe far sentire di piu' per far in modo che i nostri governi non scendano a patti con quelli piu' violenti (ad esempio la vecchia faccenda dei rapporti commerciali con la Cina).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Silvia Montevecchi: Ho gia' indicato Libera terra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

- Silvia Montevecchi: Strettissimo, specie in questa fase storica, in cui anziche' esportare i diritti ai paesi e ai lavoratori piu' poveri, si cerca di neutralizzarli anche qui, con il ricatto dell'esportazione del lavoro dove costa meno (vedi caso Fiat).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Silvia Montevecchi: Che purtroppo non sempre la nonviolenza vince...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Silvia Montevecchi: Due facce della stessa medaglia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

- Silvia Montevecchi: Idem.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

- Silvia Montevecchi: Idem

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?

- Silvia Montevecchi: Di per se' non li vedrei correlati, in quanto il diritto alla salute dovrebbe esistere a prescindere, ma certo le politiche piu' liberiste (e quindi piu' filosoficamente violente) sono quelle che generalmente considerano la salute come un bene a pagamento, sicche'... Forse bisogna essere dei nonviolenti per considerare la salute come un diritto per tutti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Silvia Montevecchi: Probabilmente un percorso di conoscenza su se stessi rende piu' capaci di guardarsi dentro, fare scelte piu' consapevoli, e in generale capaci di ascoltare l'altro, rispettarlo, nonche' di dare risposte meno impulsive, di fronte alla violenza altrui.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?

- Silvia Montevecchi: L'informazione e' spesso violentissima, anche quando si vende per essere il contrario; puo' essere una violenza estremamente strisciante, che cambia le menti; e' molto difficile restarne fuori, non esserne toccati.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?

- Silvia Montevecchi: Vedo di piu' il contrario: la riflessione filosofica apporta alla nonviolenza. E' fondamentale, proprio anche per il punto qui sopra. L'informazione non basta, occorre essere in grado di saper pensare, e pensare con la ricerca della saggezza, che si forma, si "allena", come direbbe il Dalai Lama. La nonviolenza e' una filosofia. E' un'etica di vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni?

- Silvia Montevecchi: Come sopra, sono rapporti reciproci. Le religioni ci insegnano la nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'educazione?

- Silvia Montevecchi: Per la mia esperienza personale, di pedagogista e persona che ha vissuto in molti paesi poveri, apporterebbe tantissimo, solo che pochi la fanno! Credo che nei sistemi educativi di oggi ci sarebbe tanto, ma proprio tanto da rivedere; ci vorrebbe anche la capacita', su molte cose, di fare un po' di marcia indietro. Siamo all'interno di sistemi educativi estremamente violenti, e i risultati si vedono.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?

- Silvia Montevecchi: Che l'economia sarebbe da stravolgere! Anche qui, i risultati di un'economia si vedono!

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sul diritto e le leggi?

- Silvia Montevecchi: Nel nostro paese sarebbe gia' molto nonviolento se le leggi venissero applicate, e se ci fosse certezza della pena. Nella situazione attuale, diventa pressoche' legittimo se poi alcuni sono tentati di farsi giustizia da se'!

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'etica e sulla bioetica?

- Silvia Montevecchi: Come ho detto sopra, la nonviolenza e' etica. Non si possono disgiungere l'una dall'altra. E credo non vi possa essere etica, se non nonviolenta. La bioetica e' spesso molto relativa, poiche' vi entrano in campo le credenze religiose dei singoli. E qui puo' succedere che cio' che per uno sia violento, per l'altro non lo e' (vedi il caso dell'interruzione di un coma irreversibile, per non parlare dell'eutanasia).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sulla scienza e la tecnologia?

- Silvia Montevecchi: Come sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione storica e alla pratica storiografica?

- Silvia Montevecchi: Anche la lettura storica e' estremamente soggettiva. La nonviolenza ci dovrebbe dare quantomeno la capacita' di relativizzare le nostre posizioni, di cercare una pluralita' di teorie, e soprattutto di dar voce agli sconfitti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Silvia Montevecchi: L'ascolto dell'altro e il decentramento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Silvia Montevecchi: Lettura di autori, e conoscenza dei casi che hanno avuto successo, su scala planetaria, nonche' conoscenza dei casi che hanno fallito, e perche'; occorre sapere i limiti della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?

- Silvia Montevecchi: Dopo e in parallelo ad una approfondita parte teorica (vedi sopra), un'ampia serie di messa-in-situazione (situazioni sia macro che micro).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Silvia Montevecchi: Mah... non mi sembra ve ne siano, se non quelle come si suol dire "di nicchia", cioe' per chi in realta' la conosce gia'; forse il movimento di don Ciotti con Libera Terra, o ong come Emergency, fanno conoscere stili di vita e modi di fare diversi, ma non vere e proprie iniziative editoriali. Non su larga scala voglio dire. Un libro d'impatto che mi viene in mente e' "Lettera a un consumatore del nord", di Gesualdi. Altro autore da inserire della biblioteca...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Silvia Montevecchi: Come insegnante posso dire che nella scuola ce ne sono moltissime, che purtroppo vengono affossate da una societa' in generale violenta, ed e' quindi difficile conoscerle, ma certamente per i ragazzi che le seguono lasciano molti semi; sul piano universitario, citerei senz'altro tutto il lavoro del Centro studi Donati di Bologna, che si rivolge proprio agli studenti universitari.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Silvia Montevecchi: I movimenti nonviolenti in Italia molto spesso sono tanto litigiosi quanto (o di piu') di tutti gli altri movimenti in generale; conosco persone sedicenti nonviolente che sono estremamente violente, e per di piu' in maniera molto strisciante. Se i movimenti nonviolenti fossero capaci di mettersi insieme, sarebbero certamente di maggiore impatto. Ma il nostro paese e' cosi': tutti litigano con tutti: dentro i sindacati, dentro le alleanze politiche, dentro le giunte cittadine... Siamo un popolo generoso, forse anche religioso, ma per nulla nonviolento. Se lo fossimo davvero, saremmo capaci di mediare di piu', e avremmo risultati ben diversi. Di nuovo rientra in ballo sia la filosofia sia, ancor piu', la psicoterapia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento?

- Silvia Montevecchi: ... come minimo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?

- Silvia Montevecchi: Credo che i mezzi di comunicazione di massa in generale siano poco inclini ad ascoltare i dettami della nonviolenza, perche' per definizione vende di piu' cio' che pone l'accento sul conflitto, sul problema, non sulla soluzione. In questo senso, li vedo quindi perdenti in partenza, almeno nell'attuale modello di societa'. Ad ogni modo, se penso alle caratteristiche, mi vengono alla mente le campagne fotografiche di anni fa di Oliviero Toscani. Delle immagini a caratteri cubitali, con dei messaggi, capaci di creare scandalo ma al contrario, per far riflettere, porre domande... Quelle si', si facevano vedere/ascoltare. Ora siamo invasi dai messaggi pubblicitari, che sono immensamente violenti, ma solo se un messaggio e' altrettanto dirompente puo' sperare (forse) di farsi notare in questo marasma. E di far sapere che esistono delle alternative. Diversamente, restano sempre messaggi che si fanno conoscere da chi gia' e' sensibilizzato, ma non raggiunge e non cambia gli altri.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?

- Silvia Montevecchi: Non si puo' temere la morte. Va accolta, vissuta.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi nel mondo?

- Silvia Montevecchi: Mi sembra che da un lato appaia sconfitta, al contempo lo stato attuale del pianeta e del vivere sociale mostra molto bene che e' il sistema attuale (economico, di rapporti, di lavoro...) ad essere perdente. Appare evidente che qualunque sistema basato sulla violenza e' votato al suicidio. Infatti non ci siamo lontani...

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi in Italia?

- Silvia Montevecchi: Idem. Con l'aggiunta che l'attuale situazione politica ci sta portando sempre piu' verso conflitti piu' profondi e aspri.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale le sembra che sia la percezione diffusa della nonviolenza oggi in Italia?

- Silvia Montevecchi: Inesistente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e coscienza del limite: : quali implicazioni e conseguenze?

- Silvia Montevecchi: E' fondamentale. L'attuale sistema globale pretende una "crescita continua", cosa che e' evidentemente impossibile, e infatti siamo in una crisi sempre piu' profonda e diffusa. Io ho sempre amato, e sposato, il concetto di "sobrieta' felice". Piccolo e' bello. Per questo ritengo San Francesco un grande maestro di nonviolenza. Se non siamo capaci di amare la semplicita' nonche' la poverta'... continuiamo cosi', facciamoci del male!

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza come cammino: in quale direzione?

- Silvia Montevecchi: Verso la sobrieta', la semplicita', la condivisione, il sorriso.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Silvia Montevecchi: si veda il sito www.silviamontevecchi.it; come dire... la mia vita e' un libro aperto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'e' qualcosa che vorrebbe aggiungere?

- Silvia Montevecchi: Mah, si potrebbe aggiungere tanto. Mi viene solo da dire che attualmente la vedo dura per la nonviolenza. Credo che dopo l'11 settembre abbiamo perso una grande occasione per fare (a livello globale) delle scelte di saggezza. Ancora una volta, e' stata scelta la via della violenza: dall'America, da Israele con il suo muro immenso... A livello personale tutto cio' (incluse le conseguenze globali di questa finanza devastante) mi ha portata a un grande ripiegamento. Credo che ormai "il limite" sia stato abbondantemente superato, e abbiamo oltrepassato il punto di non ritorno. Siamo circa 6 miliardi. Consumiamo come folli. E tra questi 6 miliardi... quanti saranno i nonviolenti?

 

6. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO FABIO RAGAINI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Fabio Ragaini.

Fabio Ragaini e' impegnato nell'esperienza del "Gruppo Solidarieta'" di Castelplanio (Ancona), un'esperienza di volontariato che opera nel territorio della provincia di Ancona dal 1980; oltre all'azione concreta di solidarieta' con persone in situazioni di disagio o difficolta', promuove incontri formativi e svolge un valido servizio di informazione e documentazione; dal 1982 pubblica il periodico cartaceo "Appunti", e successivamente ha anche attivato un utile sito nella rete telematica: www.grusol.it Si veda anche la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza?

- Fabio Ragaini: Una modalita' di essere e quindi di porsi, un atteggiamento che permea il rapporto con se stessi e con gli altri.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali sono le personalita' e le esperienze a suo parere piu' significative della nonviolenza?

- Fabio Ragaini: L'ispirazione profonda delle grandi tradizioni religiosa, spesso tradita dai loro seguaci; Gesu' di Nazareth, Francesco d'Assisi, Gandhi, Martin Luther King, Lanza del Vasto, Lorenzo Milani; poi alcune esperienza di resistenza: penso a quella della Danimarca, ai giovani della Rosa bianca...

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa consiglierebbe di leggere sulla nonviolenza?

- Fabio Ragaini: I vangeli; Mohandas Gandhi, Antiche come le montagne; don Milani, L'obbedienza non e' piu' una virtu'; consiglierei anche La pace giusta di  Emilio Butturini e i tanti testi proposti dal Centro di ricerca per la pace, o quelli del Centro nuovo modello di sviluppo e di Franco Gesualdi che intrecciano pace e giustizia con proposte di iniziative nonviolente.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze o iniziative nonviolente a suo parere oggi meritano maggior sostegno ovvero meriterebbero di essere intraprese?

- Fabio Ragaini: Dove la giustizia e' violata proposte e resistenze ispirate alla noviolenza trovano terreno adeguato di manifestazione.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Fabio Ragaini: Lavoro come fisioterapista part time in una Asl della regione Marche; nel resto del tempo sono impegnato all'interno di una organizzazione di volontariato (www.grusol.it) che cerca di coniugare presenza e vicinanza a situazioni di difficolta' insieme ad un lavoro di tutela e promozione dei diritti.

 

7. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere finanziariamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

8. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

9. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Tzvetan Todorov, Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001, pp. 406.

 

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

11. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 352 del 23 ottobre 2010

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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