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Coi piedi per terra. 395



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 395 del 25 ottobre 2010

 

In questo numero:

1. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Roberto Tecchio

2. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Amedeo Tosi

3. Maurizia Giavelli: Un'esperienza ad Asti

4. Johannes Steger: Il semplice rifiuto di usare la violenza

5. Alcune interviste ed alcuni interventi sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia

6. Sergio Albesano: Familiarita' e tensione

7. Pasquale Pugliese: Un pezzo di storia di un'Italia migliore

8. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO ROBERTO TECCHIO

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Roberto Tecchio.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Roberto Tecchio e' in Italia uno dei principali formatori alla nonviolenza, dirige un laboratorio permanente su questo tema presso il Cipax di Roma. Un'ampia notizia biobibliografica su Roberto Tecchio e' apparsa nel n. 239 de "La nonviolenza e' in cammino"; un ampio testo di Roberto Tecchio e' apparso in sei parti nei nn. 231-236 de "La nonviolenza e' in cammino"; un altro testo e' apparso ne "La domenica della nonviolenza" n. 91. Si veda anche la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza?

- Roberto Tecchio: Per me la nonviolenza e' l'azione creativa e costruttiva che scaturisce naturalmente da un soggetto che riesce a comprendere (con la testa e col cuore, ovvero con tutto se stesso) la sofferenza di chi agisce in modo violento - quindi anche e innanzitutto se stessa/o. La nonviolenza e' il naturale prodotto di una saggezza, di una profonda consapevolezza ecologica: tutto cio' che porta verso tale saggezza porta alla nonviolenza. La nonviolenza e', in ultima analisi, gestione costruttiva della sofferenza, perche' il nucleo della violenza e' sofferenza. Ogni discorso sulla violenza che non tenga conto di questo e' destinato ad alimentare la violenza. Il "ripudio della violenza" senza una "infinita capacita' di sofferenza" - cioe' i due dei tre ingredienti che, secondo Gandhi, fanno della vittoria una certezza, laddove il terzo ingrediente e' una "causa giusta" - non fa che alimentare la violenza, perche' non e' possibile rifiutare la violenza se assieme ad essa s'intende rifiutare anche la sofferenza. La nonviolenza e' lavoro interiore continuo, e' sviluppare un rapporto nonviolento con se stessi, col proprio mondo (famiglia, condominio, societa') interiore, indissolubilmente legato al mondo in cui si vive.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali sono le personalita' e le esperienze a suo parere piu' significative della nonviolenza?

- Roberto Tecchio: Quel "a suo parere" da' alla domanda un tono intellettuale che non mi attrae, non m'interessa. Io sento di poter solo parlare delle personalita' che ho incontrato, cioe' quelle che maggiormente mi hanno segnato e mi segnano, ma non direi che queste sono le piu' significative - come a costruire una sorta di classifica. Se penso alla specifico della nonviolenza, cioe' a coloro che hanno scelto di caratterizzare la loro opera nel segno della nonviolenza, penso subito a Gandhi, la cui estesa lettura mi ha piu' di tutti influenzato. Ma quanti ne dovrei aggiungere poi, che hanno rinforzato e arricchito quell'esempio (tra questi certamente Aldo Capitini e Martin Luther King). Se poi guardo al di fuori dello specifico della nonviolenza,  la lista e' ben piu' lunga - come insegna il vostro foglio - di donne e uomini che hanno contribuito e contribuiscono a costruire la pace. Volendo restare sulle dita di una mano, senza dubbio cito l'esperienza della meditazione, del saggio lavoro interiore secondo (nel mio caso) alcune tradizioni del buddhismo, che posso ben riassumere nella figura e testimonianza di Thich Nhat Hanh. Poi Rogers e Gendlin, che secondo me hanno dato fondamento scientifico alla nonviolenza nella psicoterapia e nella pedagogia, investendo poi intenzionalmente e molto attivamente col loro lavoro la dimensione sociale del vivere, del fare comunita', quindi del lavoro, delle istituzioni, ecc. Voglio citare anche Marshall Rosenberg, che apprezzo moltissimo per il suo raffinato ed efficace lavoro legato alla diffusione della comunicazione nonviolenta, il migliore nel suo campo. Infine un posto speciale per Johan Galtung - che su queste pagine non ha bisogno di presentazioni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa consiglierebbe di leggere sulla nonviolenza?

- Roberto Tecchio: Prima farei delle domande a chi mi chiedesse un consiglio del genere, per capire (e aiutare a capire il soggetto richiedente) cosa cerca nella nonviolenza, per cogliere le sue sensibilita', il suo linguaggio. Dopodiche' potrei prestargli uno dei miei libri, o suggerirgli di leggersi un bel po' di numeri de "La nonviolenza in cammino".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze o iniziative nonviolente a suo parere oggi meritano maggior sostegno ovvero meriterebbero di essere intraprese?

- Roberto Tecchio: Io non credo che vi siano lotte che piu' di altre meriterebbero di essere sostenute o intraprese. Meritano sostegno tutte le lotte, locali e/o su scala via via maggiore, che fondano la loro azione sul favorire la partecipazione attiva di tutti e la gestione trasparente del potere. Credo nell'intelligenza diffusa dell'organismo (mente-corpo), non in una super testa che cerca di super coordinare/controllare qualcosa che non puo' essere governato centralmente. L'unica lotta che va sostenuta sempre e comunque e' quella che riguarda il rendere il proprio stile di vita sempre piu' nonviolento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Roberto Tecchio: Un cinquantenne innamorato, nel vero senso della parola, che crede nella possibilita' di infinitamente aprirsi alla vita. Un padre (tardivo, a 41 anni) che ha accettato in pieno la sfida di crescer bene (con) il figlio. Un libero professionista della formazione e della relazione d'aiuto (individuale e di gruppo) che cerca di fare della sua liberta' una professione, e che aiutando gli altri a crescere aiuta se stesso a crescere.

 

2. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO AMEDEO TOSI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista ad Amedeo Tosi.

Per un breve profilo di Amedeo Tosi si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza?

- Amedeo Tosi: La nonviolenza, a mio avviso, si alimenta e trova una definizione nelle pratiche concrete in cui essa viene attuata. La nonviolenza e' per la vita, e' assenza del desiderio di nuocere, di reprimere, uccidere. E' impegno per la verita' che si raggiunge mediante il dialogo. E' impegno per la giustizia. E' continua riscoperta della solidarieta' tra tutti gli esseri viventi, scevra da opportunismi. E' praticare la sobrieta' nella quotidianita'. E' il rispetto dell'altro, il vicendevole impegno per affermare i propri diritti e rispondere dei propri doveri. E' disobbedienza civile contro ogni forma di discriminazione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Amedeo Tosi: E' avvenuto quando, alla fine degli anni '80, mi sono trovato, molto concretamente, a dover decidere se svolgere come quasi tutti gli amici il servizio militare oppure - coerentemente con alcune sensibilita' personali e politiche - i venti mesi di servizio civile alternativo. Avevo di fronte a me alcune testimonianze di vita apprese attraverso le letture biografiche di Martin Luther King, Lanza del Vasto, Oscar Romero, Primo Mazzolari, la disobbedienza di massa teorizzata e attuata da Gandhi, alcuni scritti filosofici e sulla nonviolenza di Aldo Capitini. E proprio nel periodo di quella scelta, ero fortemente impegnato nel movimento contro l'apartheid in Sudafrica e per la liberazione di Nelson Mandela. Seguivo da vicino le testimonianze e le azioni di denuncia sul commercio delle armi, la "Campagna contro i mercanti di morte", lanciata in quegli anni da Alex Zanotelli ed Eugenio Melandri, rispettivamente direttore di "Nigrizia" e di "Missione Oggi". Iniziativa che ha poi portato nel 1990 all'approvazione della legge 185 sul commercio delle armi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali altre personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Amedeo Tosi: Oltre alle suddette personalita', mi hanno sempre colpito le letture e le riflessioni sul messaggio evangelico e la coerenza di Francesco d'Assisi. Poi Papa Giovanni, in particolare il suo impegno per dar voce alla base della chiesa anche attraverso il Concilio Vaticano II.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Amedeo Tosi: Sono affezionato e consiglio la lettura dell'autobiografia di Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta'. Poi le raccolte dei discorsi pronunciati da Martin Luther King, e L'arcivescovo deve morire su Oscar Romero, scritto da Ettore Masina. Ed ancora: il Diario di Anna Frank e gli scritti di Etty Hillesum; L'obbedienza non e' piu' una virtu' e, in particolare, la Lettera ai capellani militari di don Milani, Il lamento della pace di Erasmo da Rotterdam.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze o iniziative nonviolente a suo parere oggi meritano maggior sostegno ovvero meriterebbero di essere intraprese?

- Amedeo Tosi: Sono molteplici. Oltre all'impegno per il disarmo e la riduzione delle spese militari, credo che uno sforzo particolare dovrebbe essere profuso per l'abolizione della pena di morte in tutti i paesi del mondo. E la difesa dei diritti umani nei luoghi in cui sono a maggior rischio, come nelle carceri. Vanno di pari passo sostenute le iniziative di convivenza tra popoli diversi in Medio Oriente. E tutte quelle iniziative che operano in difesa dei beni comuni, contro il nucleare, per la salvaguardia ambientale. Senza dimenticare l'incredibile lavoro e testimonianza dei movimenti contro la violenza e la guerra animati da donne in Iran, India, Afghanistan, nei territori dell'ex Jugoslavia, in Pakistan e diversi paesi africani.

In Italia, in particolare, credo che dovrebbe essere maggiormente sostenuta la lotta No Tav piemontese, quelle legate ai pericoli relativi allo smaltimento dei rifiuti e le varie iniziative tese a frenare l'espansione delle basi militari.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Amedeo Tosi: Vivo in provincia di Verona e dopo aver insegnato a normodotati e diversamente abili per sette anni nella Formazione professionale, da tredici anni lavoro nell'ambito di un servizio di informazione e orientamento rivolto ai giovani. Sono stato animatore di gruppi giovanili della mia parrocchia per una dozzina di anni. Tra i miei vari interessi c'è da sempre l'informazione: dal 1994 sono giornalista pubblicista. Sono stato corrispondente locale per due quotidiani e un mensile, e addetto stampa di un parlamentare. Negli anni ho ricoperto l'incarico di direttore responsabile in una decina di piccole testate giornalistiche locali. Oggi curo nel tempo libero la testata giornalistica www.grillonews.it che cerca di promuove la partecipazione dei lettori agli eventi sociali, culturali e per la pace organizzati, in particolare, nelle province di Verona, Vicenza e Trento. Infine studio per laurearmi in Scienze della Comunicazione.

 

3. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. MAURIZIA GIAVELLI: UN'ESPERIENZA AD ASTI

[Ringraziamo Maurizia Giavelli (per contatti: indigom at libero.it) per questo intervento suscitato da una richiesta di intervista da parte di Paolo Arena e Marco Graziotti che anch'essi ringraziamo.

Per un breve profilo di Maurizia Giavelli si veda l'incipit di questo intervento]

 

Mi chiamo Maurizia Giavelli, sono nata a Cuneo il 29 marzo 1974, attualmente vivo e lavoro nella citta' di Asti come educatrice professionale presso le politiche sociali - servizio disagio adulti ed handicap del Comune di Asti. Sono diplomata educatrice professionale ed animatrice sociale.

La nonviolenza attiva e' un cammino che non solo si sceglie ma anche ti sceglie; cosi' e' successo a me: sono partita da una mia predisposizione ai giochi cooperativi per poi arrivare ad approfondire le tematiche ed il cammino della nonviolenza attraverso l'incontro con il Centro studi "Sereno Regis" di Torino.

Il mio incontro con la nonviolenza viene da un interesse specifico e personale ai giochi cooperativi e "contemplativi" che deriva da una infanzia passata con i nonni in campagna nelle Langhe a giocare con gli animali, i fiori e la natura, ed una certa avversione a quei giochi in cui c'e' un vinto ed un vincitore, dove il campo di battaglia presenta sempre qualche vittima.

Non credo sia necessario qui approfondire troppo il discorso, ma penso siano queste le motivazioni che mi hanno spinta ad ottobre del 2003 ad iscrivermi al corso organizzato dalla Uisp dal titolo "Il gioco e i conflitti" tenutosi nella ludoteca di Gradara.

Dice Sigrid Loos: "Sono convinta che la competizione in se' non fa male, ma l'uso che se ne fa puo' essere negativo. La competizione e' come il sale nella minestra. Quando ce n'e' troppo la minestra e' guastata".

Le categorie della possibilita' e della progettualita' sono quelle che piu' mi hanno folgorato nell'incontro con l'animazione socioculturale; il sogno di una vera rifondazione culturale e politica in cui i solidali, i comunitari, coloro che sono dotati di senso dell'umorismo, non debbano sentirsi gli eterni profeti di qualcosa che ha da venire, gli eterni esclusi dal ciclo produttivo, ma soggetti attivi in grado di innescare processi di coscientizzazione e partecipazione. Quel sogno mi fa sperare.

Ci vuole una dimensione politica intesa nel senso di partecipazione, uno stare nel presente, "produrre impegno anziche' parole. Lavorare, crescere culturalmente, essere in mezzo alla gente con coraggio, con ottimismo, con volonta' di comprendere le situazioni dal loro interno, con il senso dei limiti, con fedelta', senza stanchezze inutili e atteggiamenti viscerali, con realismo corretto da un pizzico di utopia e molto senso dell'umorismo"; dice cosi' don Aldo Ellena, uno dei padri dell'animazione nel primo numero di "Animazione sociale" del 1971. Senza questa dimensione politica, ogni pedagogia rischia l'intimismo, mentre c'e' bisogno di senso critico, resistenza, coraggio.

Chi educa alla cooperazione, alla ecocompatibilita', chi si oppone allo spietato dominio della "mors tua vita mea" nel gioco, nelle attivita' scolastiche, nella vita di tutti i giorni, oggi e' sorretto solo dal futuro, dalla tensione verso una societa' in cui verranno "insegnate" come prioritarie la simpatia, l'empatia o meglio, come dice la Sclavi, l'exotopia e la capacita' di gestire i conflitti attraverso la nonviolenza.

Le professioni legate all'educazione, all'istruzione, all'animazione hanno la responsabilita' etica, a mio parere, di muoversi in un orizzonte di nonviolenza, di diritti umani, di democrazia, di solidarieta' che non incultura l'altro uomo, l'altro gruppo, ma, riconoscendone l'alterita', scopre la necessita' di alfabetizzarsi e coscientizzarsi per produrre insieme una vera crescita, ottenuta nella complessita' dello stare nella differenza.

Questa puo' essere una via per sviluppare un autentico dialogo interculturale che faccia maturare nuovi percorsi che portino a lavorare alla ridefinizione dei diritti per tutti ed a scelte di vita piu' eque.

"L'incontro con Altri rappresenta immediatamente la mia responsabilita' per lui: la responsabilita' per il prossimo". Riproponendo la centralita' dell'altro uomo, riconoscendo l'umanita' dell'altro, puo' iniziare il vero umanesimo, il cui destino sara' di giustizia e di liberazione, e che Levinas chiama pace.

Fondamentale e' ricordarsi della lezione di Paulo Freire, secondo cui "Nessuno educa nessuno, nessuno educa se stesso, ma ci si educa insieme". Si tratta di agire in modo da accompagnare l'altro uomo, l'altro gruppo al piacere di crescere senza giudizi ne' competizioni sfrenate, prendendo progressivamente coscienza dei propri bisogni e possibilita' e dei bisogni e possibilita' degli altri, del valore dell'ascolto reciproco, del rispetto delle norme ragionevoli e condivise, vivendo giorno per giorno il senso di responsabilita' individuale e collettivo. "L'umanita' della coscienza non risiede affatto nei sui poteri, ma nella sua responsabilita'... E' l'altro che e' il primo, e qui la questione della mia coscienza sovrana non e' piu' la prima questione".

In altre parole non posso animare, educare, insegnare se non nel rispetto della persona, se non rendendomi degno di una trasmissione di valori e di una pedagogia di liberazione e di ascolto che si fondi  sulla coerenza mezzi-fini e quindi su una nonviolenza praticata, vissuta in ogni momento, prima ancora che affermata o sbandierata.

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Una definizione di nonviolenza

Si possono distinguere due principali concezioni della nonviolenza. La prima, l'ahimsa, indica letteralmente il non nuocere, il non uccidere, l'innocentia. Essa induce un significato prevalentemente di astensione, di passivita', che riguarda la sfera personale, soggettiva. Dal punto di vista morale si richiama al principio del "non commettere" violenza. Ma la nonviolenza gandhiana introduce esplicitamente una seconda concezione, il satyagraha, intesa come "forza della verita'", nonviolenza attiva, intervento e lotta contro ogni ingiustizia. Essa si richiama al principio morale del "non omettere", non permettere che altri commettano violenza e ingiustizia.

Come ci ricorda Aldo Capitini, la nonviolenza e' una rivoluzione permanente che si basa su un metodo di lotta, il satyagraha, inventato e sperimentato da Gandhi, che e' fondamentalmente un principio etico, l'essenza del quale e' una tecnica sociale di azione.

L'introduzione del metodo gandhiano in qualsiasi sistema sociale e politico effettuerebbe necessariamente modificazioni di quel sistema, altererebbe l'abituale esercizio del potere e produrrebbe una ridistribuzione e una nuova strutturazione dell'autorita'. Esso garantirebbe l'adattamento di un sistema sociale e politico alle richieste dei cittadini e servirebbe come strumento di cambiamento sociale.

Autori e persone da cui non si puo' prescindere: Mohandas Gandhi, Aldo Capitini, Giogio La Pira, Danilo Dolci, Paulo Freire, Johan Galtung, Edgar Morin, Marinella Sclavi, Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani, Nanni Sanlio, Tonio Dell'Olio, don Luigi Ciotti, Angela Dogliotti Marasso, Daniele Novara, Sigrid Loos, don Tonino Bello, padre Angelo Cavagna, Emmanuel Levinas, Immanuel Kant. Ho avuto inoltre modo di conoscere un prete operaio di Ottiglio (poco lontano da Casale Monferrato), don Gino Piccio, che e' uno dei pochi casi di applicazione del metodo di Paulo Freire in Italia e che ancora all'eta' di 90 anni organizza esperienze teorico-pratiche presso la sua Cascina G.

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Ho iniziato il mio percorso formativo e professionale come educatrice in comunita' per minori a rischio nell'anno 1994, ho scoperto  poi (anno 2002) l'animazione socioculturale e scelto una formazione specifica sulle tematiche della nonviolenza (anno 2003), dell'educazione alla pace, alla trasformazione nonviolenta dei conflitti e dell'educazione alla legalita' ed all'antimafia.

Ho collaborato dal 2004 al 2007 in qualita' di consulente e referente alla costitituzione dell'Ufficio per la Pace del Comune di Asti, luogo che aveva come obiettivi la promozione di una cultura di pace e nonviolenza sul territorio astigiano e che utilizzava come strumento fondamentale il lavoro di rete e come interlocutori privilegiati le scuole, le associazioni, i gruppi attivi sul territorio locale ma anche una buon network a livello regionale e nazionale (Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace).

Ho partecipato e coordinato progetti di formazione rivolti a docenti, a volontari ed a studenti delle scuole superiori in qualita' di formatrice sulle tematiche della trasformazione nonviolenta dei conflitti e dell'educazione alla legalita' ed antimafia.

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L'esperienza dell'Ufficio per la Pace del Comune di Asti

L'esperienza dell'Ufficio per la Pace del Comune di Asti si e' conclusa nel 2007 per l'avvento di un'amministrazione di centrodestra che non vedeva di buon occhio un ufficio di tal genere.

L'Ufficio per la Pace del Comune di Asti era nato nell'anno 2002 dall'idea di un gruppo di lavoro (il piu' possibile rappresentativo delle "esperienze di educazione alla pace" astigiane) convocato dall'Assessorato alle Politiche Giovanili per pensare/progettare percorsi di educazione alla pace; fin dal primo incontro il gruppo aveva scelto di "allargare gli orizzonti" del proprio mandato e di ragionare su un possibile progetto di Ufficio per la Pace del Comune di Asti per promuovere, sostenere e dare continuita' alle iniziative che nascevano sul territorio astigiano ed avevano la finalita' di promuovere la cultura di pace, partecipazione, legalita' democratica, solidarieta' e gestione nonviolenta dei conflitti. L'Ufficio per la Pace nacque ufficialmente nell'ottobre 2003 e da subito avvio' una serie di collaborazioni, supporti e contatti, collaborando anche alla realizzazione di una serie di iniziative e progetti.

Il punto focale dell'Ufficio per la Pace era quello di promuovere una cultura di pace cercando di coinvolgere attivamente tutti: enti locali, realta' organizzate, mondo del volontariato  e singoli cittadini.

Il Comune di Asti ha partecipato dal 2003, al "Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani". Fondato nel 1986, il Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani e' un'associazione che riunisce i Comuni, le Province e le Regioni impegnate in Italia a promuovere la pace, i diritti umani, la solidarieta' e la cooperazione internazionale. Il Coordinamento e' gestito da una Presidenza nazionale, eletta dall'Assemblea, della quale fanno parte 40 Comuni, Province e Regioni. Le sue finalita' sono (articolo 4 dello Statuto): promuovere l'impegno costante degli Enti Locali e delle Regioni a favore della pace, della solidarieta' e della cooperazione internazionale, valorizzandone le iniziative; promuovere il coordinamento nazionale e lo sviluppo di iniziative comuni, lo scambio di informazioni ed esperienze tra gli Enti Locali e le Regioni impegnati sui diversi problemi della pace; approfondire la ricerca e la riflessione politica e giuridica sui compiti degli Enti Locali per la pace e i diritti umani; realizzare un archivio nazionale dell'attivita' degli Enti Locali per la pace e i diritti umani; assicurare il collegamento con le principali associazioni europee e internazionali degli Enti Locali, e favorire la partecipazione degli Enti Locali italiani alle Conferenze internazionali; favorire la collaborazione tra gli Enti locali, le Regioni e le associazioni della societa' civile che operano per la promozione della pace, dello sviluppo e dei diritti umani; promuovere tra la gente e in particolare tra i giovani - lo sviluppo della cultura e di comportamenti di pace e solidarieta'.

La scelta di collocare l'Ufficio per la Pace presso il Centro Giovani della citta' di Asti - Assessorato alle Politiche Giovanili e' stata da subito fondamentale: la vicinanza ai giovani e il desiderio di renderli protagonisti dei progetti intrapresi sono infatti stata parte delle priorita' di quell'amministrazione e il Centro, accessibile a tutti, dispone di buoni spazi e strumentazioni.

Gli obiettivi prioritari dell'Ufficio per la Pace erano: 1. Porre come prioritari nell'agenda politica dell'ente locale i temi della pace, del disarmo, e di uno sviluppo a misura d'uomo che riconosca la dignita' di tutti; 2. Cooperare con la societa' civile, coinvolgendo il maggior numero di cittadini possibile e costruendo con  loro una rete fatta di una pluralita' di voci; 3. Favorire un coordinamento tra le iniziative locali; 4. Promuovere l'educazione alla pace valorizzando i percorsi gia' attivi nelle scuole astigiane di ogni ordine e grado e costruire insieme ai docenti nuovi percorsi declinando l'educazione alla pace in: educazione alla democrazia; educazione ai diritti umani; educazione all'intercultura e alla convivenza; educazione alla solidarieta'; educazione allo sviluppo; educazione alla nonviolenza; educazione alla gestione dei conflitti; educazione alla mondialita'; educazione alla legalita'.

Inoltre: attivare percorsi formativi rivolti a soggetti che hanno responsabilita' educative nei confronti della cittadinanza; creare un centro di documentazione specializzato sui temi della cultura di pace, nonviolenza attiva e dello sviluppo sostenibile.

Ritengo che la fine di questa esperienza sia stata di danno per tutta la cittadinanza astigiana ma rilevo che ancora oggi il concetto di pace, di educazione alla pace ed alla cittadinanza attiva, sia visto purtroppo come qualcosa "di parte" e non di trasversale a tutto il mondo politico.

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Ad oggi come educatrice applico con i miei utenti un metodo di educazione piu' rispettoso possibile della diversita' e capace di valorizzare le qualita' di ciascuno e partecipo attivamente da volontaria nell'associazione Libera fondata da don Ciotti che mi sembra unire con efficacia il metodo nonviolento ad un impegno sociale di lotta a tutte le mafie che mi pare doveroso nel nostro Paese soprattutto di questi tempi.

Inoltre essendo stata molti anni precaria ed avendo subito fino a due anni fa l'impossibilita' di progettarmi un futuro come tanta parte dei giovani del nostro paese (se persone che hanno piu' di trent'anni si possono ancora definire cosi') ho inziato sei anni fa a condurre battaglie sindacali attraverso il Nidil-Cgil (nuove identita' di lavoro): anche questo mi sembra un ottimo modo, se fatto con serieta', impegno e senso di responsabilita', di difendere i diritti dei piu' deboli in maniera legale e rispettosa degli altri.

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Una bibliografia essenziale

Testi di carattere generale su  nonviolenza e conflitto

Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino, nuova edizione aggiornata 1996. Un'antologia  di scritti gandhiani, con un ampio e lucido saggio introduttivo di Giuliano Pontara, per comprendere i principi della nonviolenza e del metodo satyagraha di trasformazione dei conflitti nel confronto con la realta' storica del colonialismo britannico, dei conflitti interni all'India, della resistenza non armata al nazismo, della nonviolenza nell'eta' atomica.

Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1987. Il noto esponente della peace research presenta l'ottica gandhiana del conflitto. Con una introduzione di Giuliano Pontara.

Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta, Potere e lotta (vol. 1, 1985), Le tecniche (vol. 2, 1986), La dinamica (vol. 3, 1997), Edizioni Gruppo Abele, Torino. L'opera piu' ampia in traduzione italiana sulla nonviolenza come strumento di cambiamento nei conflitti socio-politici, curata dal "Machiavelli della nonviolenza", studioso della Harvard University e uno dei massimi ricercatori  del  settore a livello internazionale.

Alberto L'Abate, Consenso, conflitto, e mutamento sociale. Introduzione a una sociologia della nonviolenza, Angeli, Milano, 1990. Partendo da un'ottica nonviolenta, L'Abate, docente di Metodologia della ricerca sociale a Firenze e noto attivista per la pace, affronta questioni centrali della riflessione interdisciplinare sul conflitto.

Giovanni Salio, Il potere della nonviolenza. Dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1995. Una lettura in chiave nonviolenta dei conflitti del dopo '89, dell'ordine (o dis-ordine) mondiale che si   è delineato; un'analisi del movimento per la pace e delle sue prospettive.

S. Sharoni, La logica della pace, Ega, Torino 1997. Un agile volumetto sull'evoluzione della conflict resolution e sulle nuove direzioni della ricerca per la pace e la trasformazione dei conflitti.

Emanuele Arielli - Giovanni Scotto, I conflitti. Introduzione a una teoria generale, Bruno Mondadori, Milano 1998. E' il piu' recente e completo saggio che tenta un'unificazione teorica in un campo di studi tipicamente interdisciplinare e affronta il problema delle strategie di trasformazione costruttiva dei conflitti.

Ulteriore bibliografia

AA.VV., Gioco e dopogioco, La Meridiana, Molfetta 1996.

AA.VV., L'animazione socioculturale, Ega, Torino 2001.

Emanuele Arielli, Giovanni Scotto, Conflitti e mediazione, Bruno Modadori, Milano 2003.

Marcello Bernardi , Educazione e liberta', Giovanni De Vecchi Editore.

Christoph Besemer, Gestione dei conflitti e mediazione, Ega, Torino 1999.

Augusto Boal, Il poliziotto e la maschera. Giochi, esercizi e tecniche del teatro dell'oppresso, La Meridiana, Molfetta 1993.

S. Bonino, Bambini e nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele 1988.

Battista Borsato, L'alterita' come etica. Una lettura di Emmanuel Levinas, Edizioni Dehoiane, Bologna 1995.

Elena Camino e Angela Dogliotti Marasso, Il Conflitto. Rischio e opportunita', Edizioni Qualevita, 2004.

Aldo Capitini, L'atto di educare, La Nuova Italia, Firenze 1951.

Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, Feltrinelli, Milano.

Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992.

S. Castelli, La mediazione, Cortina, Milano 1996.

Guido Contessa, Aldo Ellena (a cura di), Manuale di animazione socioculturale, Ega, Torino 1989.

M. Di Pietro, L'Abc delle mie emozioni. Corso di alfabetizzazione socio-affettiva, Erickson, Trento 1999.

Danilo Dolci, Dal trasmettere al comunicare, Edizioni Sonda, Torino 1988.

Danilo Dolci, Nessi fra esperienza etica e politica, Laicata, 1993.

Paulo Freire, L'educazione come pratica della liberta', Mondadori, Milano 1973.

Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002.

Paulo Freire, La pedagogia dell'autonomia, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2004.

Mohandas K. Gandhi, Antiche come le montagne, Comunita', Milano 1963.

Ghidini , Dialogo con Emmanuel Levinas, Morcelliana, Brescia 1987.

J. C. Gillet, Il senso e l'agire sociale dell'animazione, in "Animazione Sociale", n. 6/7, 2000.

J. C. Gillet, La strategia dell'animazione nel tessere legami sociali, in "Animazione Sociale", n. 8/9, 2000.

J. C. Gillet, Sette coppie di alternative che modellano l'animazione.

Daniel Goleman, Intelligenza emotiva. Che cos'e', perche' puo' renderci felici, Rizzoli, Milano 1997.

Ivan Illich, Descolarizzare la societa', Mondadori, Milano 1974.

Giovanni Jervis, Individualismo e cooperazione, Laterza, Roma-Bari 2003.

Emmanuel Levinas, Filosofia, giustizia e amore, conversazione tenuta con R. Fernet e A. Gomez il 3 e 8 ottobre 1982, in "Concordia, Revue internationale de philosophie", traduzione italiana 1983.

Jerome Liss, Manuale per la gestione dei gruppi di cambiamento sociale. La comunicazione ecologica.

Sigrid Loos, Novantanove giochi cooperativi,  Edizione Gruppo Abele, Torino 1989.

Sigrid Loos, Viaggio a Fantasia, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991.

Chiara Manina e Mariella Lajolo, Le emozioni nel conflitto, la fiducia nelle relazioni.

Don Lorenzo Milani, L'obbedienza non e' piu' una virtu' e gli altri scritti pubblici, Stampa alternativa, Roma.

Montagu, Il buon selvaggio, Eleuthera, Milano 1987.

Edgar Morin, Educare gli educatori, Edup, Roma 2005.

Edgar Morin, I sette saperi necessari all'educazione del futuro, Cortina, Milano 2001.

Serge Moscovici, Preface, in Jodelet D., Viet J., Besnard P., La psychologie sociale, une discipline en mouvement, Mouton, Paris - La Haye 1970.

Daniele Novara, Lino Ronda, Scegliere la pace - guida metodologica, Ega, Torino 1986.

L. Pagliarani, Violenza e bellezza.Il conflitto negli individui e nelle istituzioni, colloquio con C. Weber e U. Morelli, Guerini e associati, Milano 1993.

Antonio Papisca, Diritto e democrazia internazionale via di pace, I quaderni di mosaico di pace, Molfetta, dicembre 2003.

Pat Patfoort, Costruire la nonviolenza. Per una pedagogia dei conflitti, La Meridiana, Molfetta 1992.

Pat Patfoort, Io voglio tu non vuoi. Manuale di educazione nonviolenta, Ega, Torino 2001.

Fernando Pessoa, Una sola moltitudine, Adelphi, Milano 2000.

Pollo e Floris, Nuclei di metodo dell'animazione, in "Animazione Sociale", n. 6/92.

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Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Paravia Bruno Mondadori, Milano 2003.

S. Sharoni, La logica della pace, Ega, Torino 1997.

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4. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. JOHANNES STEGER: IL SEMPLICE RIFIUTO DI USARE LA VIOLENZA

[Ringraziamo Johannes Steger (per contatti: johannes.steger at gmx.de) per questo intervento in forma di lettera in risposta a una richiesta di intervista di Paolo Arena e Marco Graziotti che anch'essi ringraziamo.

Johannes Steger, obiettore di coscienza, ha svolto il servizio civile in Palestina con i Caschi Bianchi]

 

Cari amici,

mangio la carne con gusto, e quindi non sono un "nonviolento". Amo troppo la mia pelle per sacrificarla in nome di chi soffre ingiustizie, e quindi non sono un "nonviolento". Ed essere un "nonviolento" nemmeno mi piace. Perche' sa di ideologia, sa di morale, sa di valori, ma soprattutto, sa di confusione tra nonviolenza come mezzo e come fine in se'.

La nonviolenza come fine e' pericolosa perche' non scende a compromessi. E chi dovrebbe decidere sul contenuto di tale concetto? E' ecologismo? E' femminismo oppure solo pari opportunita'? E' una societa' anarchica, oppure significa affidare la propria sicurezza a forze di polizia? E' di destra, la nonviolenza, oppure di sinistra? E' cristiana oppure atea? Come si pone di fronte ai valori della resistenza patriottica?

Chi si e' reso conto di quanto sia difficile mettere assieme credenze proprie, ha ragione da vendere, e non dovrebbe deplorare la divisione tra i vari movimenti nonviolenti italiani. Solo in un paese totalitario il fine e' unico.

A parer mio, la nonviolenza e' il semplice rifiuto di usare la violenza per raggiungere i propri scopi - e su questo, penso, ci si potrebbe mettere d'accordo in molti. Ritengo, inoltre, che la nonviolenza acquisisca il suo valore nell'agire politico, ossia un agire a livello di gruppo all'interno della societa' attraverso mezzi nonviolenti per raggiungere gli obiettivi scelti.

Cordiali saluti,

Johannes

 

5. MATERIALI. ALCUNE INTERVISTE ED ALCUNI INTERVENTI SULLA SITUAZIONE DELLA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA

 

Di seguito riportiamo l'elenco delle interviste e degli interventi della e sulla inchiesta sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia condotta da Paolo Arena e Marco Graziotti apparsi fin qui su "La nonviolenza e' in cammino" nei mesi da luglio 2010 a oggi (aggiornato al 25 ottobre 2010).

*

- "Telegrammi", n. 240 del 3 luglio 2010: Andrea Cozzo;

- "Telegrammi", n. 242 del 5 luglio 2010: Roberto Malini;

- "Telegrammi", n. 243 del 6 luglio 2010: Leila D'Angelo, Enzo Mazzi;

- "Telegrammi", n. 244 del 7 luglio 2010: Michela De Santis;

- "Telegrammi", n. 245 dell'8 luglio 2010: Norma Bertullacelli, Augusto Cavadi, Franca Guana;

- "Telegrammi", n. 246 del 9 luglio 2010: Michele Meomartino, Sergio Paronetto;

- "Telegrammi", n. 247 del 10 luglio 2010: Paola Mancinelli, Dacia Maraini, Helene Paraskeva;

- "Telegrammi", n. 248 dell'11 luglio 2010: Omero Caiami Persichi, Mimma Ianno' Latorre;

- "Telegrammi", n. 249 del 12 luglio 2010: Benito D'Ippolito, Marco Palombo, Piercarlo Racca, Carlo Schenone, Alberto Castiglione;

- "Telegrammi", n. 250 del 13 luglio 2010: Maria G. Di Rienzo, Roberto Mazzini, Marilena Spriano;

- "Coi piedi per terra", n. 291 del 13 luglio 2010: Laura Tussi (parte prima);

- "Telegrammi", n. 251 del 14 luglio 2010: Paolo Cacciari, Giobbe Santabarbara;

- "Coi piedi per terra", n. 292 del 14 luglio 2010: Mario Di Marco, Laura Tussi (parte seconda e conclusiva);

- "Telegrammi", n. 252 del 15 luglio 2010: Gino Buratti;

- "Telegrammi", n. 253 del 16 luglio 2010: Letizia Lanza, Paolo Predieri;

- "Coi piedi per terra", n. 294 del 16 luglio 2010: Eleonora Bellini, Alessio Di Florio;

- "Telegrammi", n. 254 del 17 luglio 2010: Luisa Mondo, Anselmo Palini;

- "Coi piedi per terra", n. 295 del 17 luglio 2010: Mao Valpiana;

- "Telegrammi", n. 255 del 18 luglio 2010: Benito D'Ippolito, redazionale, Carla Biavati;

- "Coi piedi per terra", n. 296 del 18 luglio 2010: Nicoletta Crocella;

- "Telegrammi", n. 256 del 19 luglio 2010: Raffaele Mantegazza;

- "Telegrammi", n. 257 del 20 luglio 2010: Matteo Renato Dabascio;

- "Telegrammi", n. 258 del 21 luglio 2010: Daniela Musumeci;

- "Telegrammi", n. 260 del 23 luglio 2010: redazionale, Marina Martignone;

- "Telegrammi", n. 261 del 24 luglio 2010: Marilena Salvarezza;

- "Telegrammi", n. 262 del 25 luglio 2010: Peppe Sini, Franca Bimbi, Sonia Giardina, Giorgio Montagnoli;

- "Coi piedi per terra", n. 303 del 25 luglio 2010: Franca Maria Bagnoli;

- "Telegrammi", n. 263 del 26 luglio 2010: Sandro Canestrini, Alberto Camata, Christiana Soccini, Paola Pavese;

- "Telegrammi", n. 264 del 27 luglio 2010: Enrico Peyretti;

- Coi piedi per terra, n. 305 del 27 luglio 2010: Alessandro Colocolli, Carlo Ruta;

- "Telegrammi", n. 266 del 29 luglio 2010: Aristarco Scardanelli;

- "Coi piedi per terra", n. 307 del 29 luglio 2010: Peppe Sini, Pierpaolo Calonaci, Antonino Drago;

- "Telegrammi", n. 267 del 30 luglio 2010: Pasquale Pugliese;

- "Telegrammi", n. 268 del 31 luglio 2010: Burbanzio Malvolenti, Assunta Signorelli;

- "Coi piedi per terra", n. 309 del 31 luglio 2010: Severino Vardacampi, Giannarosa Marino, Francesco Pullia;

- "Telegrammi", n. 269 del primo agosto 2010: Geremia Cattristi;

- "Coi piedi per terra", n. 311 del 2 agosto 2010: Paolo Borsoni;

- "Telegrammi", n. 271 del 3 agosto 2010: Arnaldo Nesti, Giuseppe Anelli, Virginia Del Re;

- "Telegrammi", n. 273 del 5 agosto 2010: Alex Zanotelli;

- "Telegrammi", n. 274 del 6 agosto 2010: Luciano Bonfrate, Nicola Lo Bianco;

- "Telegrammi", n. 275 del 7 agosto 2010: Peppe Sini, Giobbe Santabarbara, Angelo Cavagna;

- "Telegrammi", n. 276 dell'8 agosto 2010: Severino Vardacampi, Pierluigi Consorti;

- "Coi piedi per terra", n. 317 dell'8 agosto 2010: Giobbe Santabarbara, Paolo Macina;

- "Telegrammi", n. 277 del 9 agosto 2010: Nino Lisi;

- "Telegrammi", n. 278 del 10 agosto 2010: Mauro Furlotti, Daniele Lugli;

- "Coi piedi per terra", n. 319 del 10 agosto 2010: Marta Ghezzi;

- "Telegrammi", n. 279 dell'11 agosto 2010: Pia Covre, Paolo Bertagnolli, Vincenzo Puggioni;

- "Telegrammi", n. 280 del 12 agosto 2010: Catiuscia Barbarossa, Tiziano Cardosi, Francesca Fabbri;

- "Telegrammi", n. 281 del 13 agosto 2010: Giovanni Benzoni, Valter Toni, Angela Giuffrida;

- "Telegrammi", n. 282 del 14 agosto 2010: Daria Dibitonto, Achille Scatamacola;

- "Telegrammi", n. 283 del 15 agosto 2010: Vergiliano Scorticossi;

- "Telegrammi", n. 284 del 16 agosto 2010: Giuseppe Moscati;

- "Coi piedi per terra", n. 325 del 16 agosto 2010: Giulio Vittorangeli;

- "Telegrammi", n. 285 del 17 agosto 2010: Gaetano Farinelli, Gloria Gazzeri, Fredo Olivero;

- "Telegrammi", n. 286 del 18 agosto 2010: Generoso Canagliozzi;

- "Coi piedi per terra", n. 327 del 18 agosto 2010: Maria D'Asaro;

- "Telegrammi", n. 288 del 20 agosto 2010: Francesco Comina;

- "Telegrammi", n. 289 del 21 agosto 2010: Osvaldo Caffianchi;

- "Telegrammi", n. 291 del 23 agosto 2010: Crispino Scotolatori, Antonio Vigilante;

- "Telegrammi", n. 292 del 24 agosto 2010: Massimo Grandicelli; Anna Pascuzzo;

- "Telegrammi", n. 295 del 27 agosto 2010: Luigi Sandri;

- Telegrammi", numero 299 del 31 agosto 2010: Michele Boato;

- "Coi piedi per terra", numero 340 del 31 agosto 2010: Patrizia Caporossi, Alessandro Pizzi;

- "Telegrammi", numero 301 del 2 settembre 2010: Francesco de Notaris;

- "Telegrammi", numero 302 del 3 settembre 2010: Wanda Tommasi;

- "Telegrammi", numero 303 del 4 settembre 2010: Vittorio Pallotti;

- "Telegrammi", numero 304 del 5 settembre 2010: Luciano Benini;

- "Telegrammi", numero 306 del 7 settembre 2010: Anna Baluganti;

- "Telegrammi", numero 307 dell'8 settembre 2010: Mariella Cao, Mauro Cereghini, Giovanni Sarubbi;

- "Coi piedi per terra", numero 348 dell'8 settembre 2010: Giampiero Girardi;

- "Telegrammi", numero 312 del 13 settembre 2010: Carla Mariani;

- "Telegrammi", numero 313 del 14 settembre 2010: Luigi Mochi Sismondi; Bruna Peyrot; Francesco Pistolato;

- "Telegrammi", numero 315 del 16 settembre 2010: Zenone Sovilla;

- "Coi piedi per terra", numero 356 del 16 settembre 2010: Giacomo Alessandroni;

- "Telegrammi", numero 316 del 17 settembre 2010: Maria Rosaria Baldin;

- "Coi piedi per terra", numero 357 del 17 settembre 2010: Gianni Tamino;

- "Coi piedi per terra", numero 358 del 18 settembre 2010: Chiara Cavallaro;

- "Telegrammi", numero 318 del 19 settembre 2010: Agostino Letardi;

- "Coi piedi per terra", numero 359 del 19 settembre 2010: Marcello Vigli;

- "Telegrammi", numero 319 del 20 settembre 2010: Marino Marinelli;

- "Telegrammi", numero 322 del 23 settembre 2010: Antonio Mazzeo;

- "Telegrammi", numero 323 del 24 settembre 2010: Itala Ricaldone;

- "Telegrammi", numero 324 del 25 settembre 2010: Giovanni Balacco;

- "Telegrammi", numero 328 del 29 settembre 2010: Gennaro Abele Avalimi; Luca Carlini;

- "Coi piedi per terra", numero 369 del 29 settembre 2010: Annarosa Buttarelli; Peppe Sini;

- "Telegrammi", numero 329 del 30 settembre 2010: Giulio De la Pierre;

- "Coi piedi per terra", numero 370 del 30 settembre 2010: Amerigo Bigagli; Pancrazio Degnente;

- "Coi piedi per terra", numero 371 del primo ottobre 2010: Giuliano Falco;

- "Coi piedi per terra", numero 372 del 2 ottobre 2010: Livio Miccoli;

- "Telegrammi", numero 338 del 9 ottobre 2010: Stella Bertuglia;

- "Coi piedi per terra", numero 381 dell'11 ottobre 2010: Andrea Alessandrini; Onorato Delipomeni;

- "Telegrammi", numero 343 del 14 ottobre 2010: Giancarla Codrignani;

- "Telegrammi", numero 344 del 15 ottobre 2010: Farid Adly; Luciano Capitini; Marinella Correggia;

- "Coi piedi per terra", numero 385 del 15 ottobre 2010: Sergio Albesano;

- "Telegrammi", numero 345 del 16 ottobre 2010: Angela Dogliotti Marasso; Ermete Ferraro; Alberto L'Abate; Silvano Tartarini;

- "Coi piedi per terra", numero 386 del 16 ottobre 2010: Massimo Bonfatti; Alessandro Murgia; Nora Rodriguez;

- "Telegrammi", numero 346 del 17 ottobre 2010: Ivan Bettini; Pietro Lazagna; Nello Margiotta; Antonio Parisella; Fabrizio Truini; Beppe Pavan.

- "Coi piedi per terra", numero 387 del 17 ottobre 2010: Angelo Bertani; Alessandro Capuzzo; Piero P. Giorgi;

- "Telegrammi", numero 347 del 18 ottobre 2010: Liliana Boranga; Silvio Cinque; Silvano Leso; Elena Liotta; Stefano Melis; Antonella Santarelli; Olivier Turquet;

- "Coi piedi per terra", numero 388 del 18 ottobre 2010: Lino Cattabianchi; Franco Lorenzoni;

- "Telegrammi", numero 348 del 19 ottobre 2010: Davide Berruti; Vittorio Merlini; Gualtiero Via;

- "Coi piedi per terra", numero 389 del 19 ottobre 2010: Francesco Andreini; Floriana Lipparini;

- "Telegrammi", numero 349 del 20 ottobre 2010: Federico Fioretto; Vito La Fata;

- "Coi piedi per terra", numero 390 del 20 ottobre 2010: Gianluca Carmosino; Maria Luisa Paroni;

- "Telegrammi", numero 350 del 21 ottobre 2010: Davide Arnone; Monica Lanfranco; Amalia Navoni; Filomena Perna; Giorgio Beretta;

- "Coi piedi per terra", numero 391 del 21 ottobre 2010: Umberto Santino;

- "Telegrammi", numero 351 del 22 ottobre 2010: Pierluca Gaglioppa; Silvia Quattrocchi;

- "Coi piedi per terra", numero 392 del 22 ottobre 2010: Giovanna Fiume; Giovanni Mandorino; Tiziana Plebani;

- "Telegrammi", numero 352 del 23 ottobre 2010: Silvia Montevecchi; Fabio Ragaini;

- "Coi piedi per terra", numero 393 del 23 ottobre 2010: Luisa Morgantini;

- "Telegrammi", numero 353 del 24 ottobre 2010: Osvaldo Ercoli; Anna Bravo; Piero Coltelli; Carlo Sansonetti;

- "Coi piedi per terra", numero 394 del 24 ottobre 2010: Amilcare Ammonio Annazzoni;

- "Telegrammi", numero 354 del 25 ottobre 2010: Giuliano Pontara; Daniele Gallo; Raffaella Mendolia; Marta Mureddu; Marisa Pessione e Alessandro Mortarino; Antonia Sani;

- "Coi piedi per terra", numero 395 del 25 ottobre 2010: Roberto Tecchio; Amedeo Tosi; Maurizia Giavelli; Johannes Steger.

 

6. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. SERGIO ALBESANO: FAMILIARITA' E TENSIONE

[Ringraziamo Sergio Albesano (per contatti: sergioalbesano at tiscali.it) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Sergio Albesano e' impegnato nei movimenti di pace, di solidarieta' e per la nonviolenza, cura una rubrica di storia e una di libri su "Azione nonviolenta". Opere di Sergio Albesano: Storia dell'obiezione di coscienza in Italia, Santi Quaranta, Treviso 1993; con Bruno Segre e Mao Valpiana ha coordinato la realizzazione del volume di AA. VV., Le periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, coedizione Anppia e Movimento Nonviolento, Torino-Verona 1999]

 

Ci sono mille motivi importanti e seri per partecipare al congresso del Movimento Nonviolento: fare il punto sulla situazione della nonviolenza in Italia, organizzarsi con altri compagni per promuovere progetti e azioni, discutere sulle tematiche che ci sono care, ecc. Ma io voglio ora evidenziarne uno che, anche se non e' il piu' importante, non deve essere dimenticato. E' quello della festa.

Cerco di spiegarmi meglio. Il congresso e' certamente un momento politico di revisione dei risultati conseguiti e di impostazione degli obiettivi futuri, ma non dobbiamo dimenticare che e' anche un'occasione per incontrarci, noi provenienti da diverse parti d'Italia, per vederci in faccia, per conoscerci dopo magari esserci parlati per mesi solo attraverso il telefono o le mail, per abbracciarci e riabbracciarci dopo tanto tempo che i nostri occhi non hanno avuto la possibilita' di incontrare i volti degli altri.

Perche' non dobbiamo dimenticare che il nostro non e' un congresso di un partito o la riunione di un consiglio di amministrazione. E', appunto, la festa di ritrovarsi, di vedersi, di parlarsi, di abbracciarsi. Non siamo solo compagni impegnati; siamo soprattutto persone che hanno un ideale comune e che lo promuovono, cercando di viverlo, volendosi bene. E ricordo quindi la famosa indicazione di Aldo Capitini quando ammoniva che nelle nostre riunioni ci deve essere familiarita' e tensione; tutte e due insieme, perche' la familiarita' senza tensione scade nella faciloneria e la tensione senza familiarita' si trasforma in durezza.

Quindi aspetto il congresso sia per discutere con voi, per ascoltare le vostre proposte, per avanzare le mie, ma, anche, per vedervi di persona, per mangiare insieme a voi, per guardarvi negli occhi, per abbracciarvi.

 

7. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. PASQUALE PUGLIESE: UN PEZZO DI STORIA DI UN'ITALIA MIGLIORE

[Ringraziamo Pasquale Pugliese (per contatti: puglipas at interfree.it) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Per un profilo di Pasquale Pugliese dall'ampia intervista recentemente apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 267 riprendiamo la seguente notizia biografica: "Sono nato nel 1968 a Tropea, sul Tirreno calabrese, ho studiato filosofia e svolto il servizio civile al di la' dello stretto, Messina. Migrante in direzione Nord, come molti calabresi della diaspora, sono infine approdato a Reggio Emilia. Dove ho fatto per diversi anni l'educatore in un progetto del Comune chiamato Gruppi Educativi Territoriali. Ne sono poi diventato coordinatore, supervisore ed oggi mi occupo di progettazione educativa. Contemporaneamente, fin dai tempi dell'universita', ho mantenuto un costante dialogo con il Movimento Nonviolento grazie al quale sono maturate molte di quelle convinzioni che ho appena espresso. Da un po' di tempo, accompagno la vita del movimento cercando di dare un contributo al suo coordinamento nazionale ed alla rivista "Azione nonviolenta", sulla quale seguo, per lo piu', le tematiche educative. A Reggio Emilia, dopo aver partecipato negli anni, a molte "reti", "coordinamenti" e "campagne", negli ultimi tempi mi dedico alla Scuola di Pace, sia sul piano dell'organizzazione che della formazione (www.comune.re.it/scuoladipace). Da poco tempo sto provando anche a muovere i primi passi sul web, dove ho un "profilo" su facebook, nel quale sono attivi diversi contatti con amici della nonviolenza di tutt'Italia, e dove cerco di seguire un rudimentale blog nel quale, man mano, inserisco articoli e interventi e dove finira' anche questa intervista. (www.pasqualepugliese.blogspot.com). Tuttavia, tra tutte le attivita', quella principale, che richiede le mie migliori energie e mi da' le maggiori soddisfazioni, e' quella di papa' di due splendide bambine: Annachiara e Martina"]

 

Stamattina ho seguito alla radio l'intervento conclusivo di Nichi Vendola al Congresso di fondazione di Sinistra Ecologia e Liberta' e mi ha colpito una suo, non rituale, riferimento alla nonviolenza quale elemento costitutivo del nuovo partito, non come un nuovo "galateo" ma come vera "radicalita'" dell'agire politico che consente di sovvertire, appunto, "alla radice" il potere della violenza. Indicando come precisi riferimenti l'opera di Gandhi, Martin Luther King e Aldo Capitini.

Richiamando, in qualche modo, una definizione che lo stesso Capitini ha dato della nonviolenza, come "il punto piu' profondo della tensione per il sovvertimento di una societa' inadeguata". Aldo Capitini, a conclusione della prima Marcia per la Pace del 1961, consegno' questo compito cosi' arduo, ma urgente e allo stesso tempo permanente, a tutti gli "amici della nonviolenza". E in primo luogo, alla piccola organizzazione da lui voluta e costruita a questo fine, insieme a pochi amici: il Movimento Nonviolento.

Se oggi Vendola - possibile candidato del centro-sinistra a sfidare il dominio berlusconiano alle prossime elezioni politiche - ha potuto fare un riferimento cosi' preciso alla radicalita' della nonviolenza forse e' anche perche' quella piccola organizzazione, voluta da Capitini nel 1961, in questo quasi mezzo secolo di storia italiana - attraversato da stragismo di stato e terrorismo, da colpi di stato striscianti e massonerie occulte, da dominio delle mafie e rinascita del razzismo, dalla riabilitazione della guerra e dal berlusconismo - ha tenuto viva la fiammella della nonviolenza. Con pochi mezzi, con il lavoro volontario e i sacrifici personali di alcuni persuasi, con una rivista libera e bella come "Azione nonviolenta", una sede nazionale e alcuni centri locali.

Anche per questo, credo che il XXIII Congresso nazionale del Movimento Nonviolento - che si terra' a Brescia dal 29 ottobre al primo novembre -, nel suo piccolo, contribuira' - cosi' come hanno fatto i precedenti - a costruire, qui ed ora, un pezzo di storia di un'Italia migliore. In una tensione al "sovvertimento" delle chiusure, delle paure, delle violenze, che non potra' mai avere fine, ma andra' tanto piu' "alla radice" quanti piu' compagni di strada l'accompagneranno.

 

8. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 395 del 25 ottobre 2010

 

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