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Telegrammi. 355



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 355 del 26 ottobre 2010

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Giancarla Codrignani: Cittadinanza nonviolenta

2. Luisa Morgantini: Un messaggio di auguri per il congresso del Movimento Nonviolento

3. Mao Valpiana: Il disarmo che non c'e'

4. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Remo de Ciocchis

5. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Lorenzo Porta

6. Si e' svolto il 24 ottobre a Viterbo un inconto di formazione e informazione nonviolenta

7. Enrico Peyretti presenta "Uomini di Dio" di Xavier Beauvois

8. Per sostenere il Movimento Nonviolento

9. "Azione nonviolenta"

10. Segnalazioni librarie

11. La "Carta" del Movimento Nonviolento

12. Per saperne di piu'

 

1. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. GIANCARLA CODRIGNANI: CITTADINANZA NONVIOLENTA

[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at alice.it) per questo intervento di saluto al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Giancarla Codrignani, gia' presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; L'amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005. Si veda anche la risposta all'ultima domanda dell'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 343]

 

Alle ed ai partecipanti al XXIII congresso del Movimento Nonviolento "La nonviolenza per la citta' aperta"

Mi dispiace non essere con voi, visto che e' responsabilita' vostra avermi propagandata come una "figura storica della nonviolenza". Ma spero che giustificherete l'assenza, perche' vado a Dakar per il Nobel alle donne africane.

Voglio, tuttavia, mandarvi un saluto, sempre solidale, e dire una parola, spero costruttiva, al nostro XXIII Congresso.

Viviamo un'epoca che mai cosi' giustamente si dira' "di transizione", e l'incertezza produce "paura di futuro". Penso che questa situazione sia oggettivamente pericolosa, perche' la paura genera reazioni irragionevoli e possibilita' di nuova violenza.

Eppure, forse proprio per questo, penso che una riflessione che parta dalla nonviolenza sia oltremodo significativa e che la ricerca proposta dal Congresso sia preziosa. Ho sempre pensato che essere nonviolenti significhi fare politica nel modo piu' coerente con il significato della parola "politica", che non puo' avere altro valore che non sia di onesta' e trasparenza.

La scelta della "citta' aperta" e' immediatamente politica ed esclude le pretese di perfezione civile che spesso mettiamo nelle nostre ambizioni finali. Infatti "educazione", "ecologia", "convivenza" sono termini che non sono certamente del tutto integrati con il modello di citta' del nostro tempo, che non e' ancora di "comunita' solidale" e rischia, al contrario, di incamerare tensioni e sopraffazione. Sembra che la solidarieta' si sia quanto meno appannata in questi ultimi decenni, in cui, anche in virtu' di un benessere illusorio, sono cresciuti egoismo, competitivita' e conflittualita'. Perfino l'interno della famiglia, che e' sempre stata una cellula chiusa e imperfetta di un sistema poco aperto, mostra segni evidenti di emergenza ricostruttiva.

La convivenza e' difficile, ha bisogno di regole, perfino di leggi; ma non puo' funzionare se non parte da un progetto educativo che corrisponda ai bisogni storici. Vale a dire che tenga conto dell'estensione nuova dei mezzi di comunicazione, della necessita' che l'educazione investa anche la sfera dei sentimenti, del dovere di dare senso e respiro alle capacita' relazionali, a partire da quella uomo/donna, investendo anche quella genitori/figli, nell'amicalita' elettronica, e nella societa' tutta intera, in un progetto che non si rifaccia al concetto tradizionale di una qualunque "scuola" piu' o meno convenzionale, ma si allarghi alla vita, oltre che alla professionalita' e stia dentro quella che vogliamo sia la "societa' della conoscenza", dal nido all'educazione permanente.

Un progetto cosi', che tenga conto delle esigenze individuali e sociali, e' per sua natura un progetto nonviolento. Avverra', poi, che dagli ambienti cittadini dilaghi nel paese intero a dare senso nuovo alla cittadinanza nonviolenta e, quindi, non xenofoba o reazionaria, cittadinanza di tutti quelli che vivono in un territorio per residenza e non per sangue. Forse, proprio nel nostro tempo sta diventando piu' chiara, in molte regioni del mondo, la stupidita' delle guerre e, in particolare, il danno che il metodo tradizionale del ricorso alla risoluzione bellica dei conflitti - in Italia anticostituzionale - produce all'economia del mondo. Infatti, lentamente, ma la nonviolenza si diffonde: il percorso ci aspetta, e' ancora in salita, ma vale assolutamente la pena.

Ciao a tutti,

Giancarla Codrignani

 

2. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. LUISA MORGANTINI: UN MESSAGGIO DI AUGURI PER IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

[Ringraziamo Luisa Morgantini (per contatti: luisamorgantini at gmail.com) per questo intervento di auguri al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Luisa Morgantini, gia' parlamentare europea (e per anni vicepresidente del Parlamento Europeo e presidente della delegazione del Parlamento Europeo al Consiglio legislativo palestinese), fa parte delle Donne in nero, dell'Associazione per la pace, ed e' coordinatrice della Rete internazionale per la resistenza popolare nonviolenta; e' una delle figure piu' note e piu' vive dei movimenti per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani. Lei stessa cosi' si descrive (in un breve profilo disponibile anche nel suo sito www.luisamorgantini.net): "La guerra l'ho sentita nella pancia di mia madre. Sono nata alla fine del '40 nella Val d'Ossola, al confine svizzero e prima repubblica nata dalla Resistenza. Mio padre ha fatto il partigiano. Di fronte alla mia ammirazione diceva: 'Mai piu' la guerra'. Per anni non ho capito, pensavo che di fronte alle oppressioni, alle ingiustizie la risposta anche armata fosse una strada percorribile. Oggi penso, insieme a tante donne e uomini che la strada sia quella della nonviolenza, della trasformazione delle coscienze, del riconoscimento del diritto di ogni donna ed ogni uomo alla liberta', alla giustizia sociale, al lavoro, alla casa, alla salute. Penso al diritto della terra, dell'aria, dell'acqua, del cielo, degli animali, di ogni essere vivente a non essere ferito, umiliato, usato ai fini del profitto invece che del benessere per tutte e tutti. Certo, nel riconoscimento delle differenze, sessuali, religiose e politiche, il 'mai piu' guerra' e' diventato per me un impegno per il quale ha senso la mia esistenza. Non sono ingenua, so come e' difficile agire per interrompere la spirale guerra-terrorismo. Lo misuro ogni giorno nei luoghi di conflitto, dove da ormai molti anni mi misuro cercando di costruire relazioni tra le parti in conflitto, dalla Palestina-Israele all'Afghanistan, all'Iraq, alla Bosnia, al Kosovo, in Kurdistan-Turchia, e tanti tanti altri paesi. Sembra impossibile, quando ti dicono che la guerra e' sempre stata e sempre sara'. Eppure vale la pena provare a percorrere un'altra strada, quella di riconoscere i conflitti senza negarli e cercare di superarli, partendo dal riconoscimento dell'altra/o per una convivenza civile, quella di assumersi la responsabilita' di costruire un mondo, un'Italia, un'Europa dove ciascuna/o sia di aiuto all'altra/o. Sogni, utopie? Forse, ma sono il principio per cambiare e agire e dire con milioni di persone che un altro mondo, un mondo migliore, si puo' costruire". Il seguente piu' ampio profilo di Luisa Morgantini (che abbiamo in un punto aggiornato) abbiamo ripreso alcuni anni fa sempre dal sito www.luisamorgantini.net: "Luisa Morgantini e' nata a Villadossola (No) il 5 novembre 1940. Dal 1960 al 1966 ha lavorato presso l'istituto Nazionale di Assistenza a Bologna occupandosi di servizi sociali e previdenziali. Dal 1967 al 1968 ha frequentato in Inghilterra il Ruskin College di Oxford dove ha studiato sociologia, relazioni industriali ed economia. Dal 1969 al 1971 ha lavorato presso la societa' Umanitaria di Milano nel settore dell'educazione degli adulti. Dal 1970 e fino al 1999 ha fatto la sindacalista nei metalmeccanici nel sindacato unitario della Flm. Eletta nella segreteria di Milano - prima donna nella storia del sindacato metalmeccanico - ha seguito la formazione sindacale e la contrattazione per il settore delle telecomunicazioni, impiegati e tecnici. Dal 1986 e' stata responsabile del dipartimento relazioni internazionali del sindacato metalmeccanico Flm - Fim Cisl, ha rappresentato il sindacato italiano nell'esecutivo della Federazione europea dei metalmeccanici (Fem) e nel Consiglio della Federazione sindacale mondiale dei metalmeccanici (Fism). Dal novembre del 1980 al settembre del 1981, in seguito al terremoto in Irpinia, in rappresentanza del sindacato, ha vissuto a Teora contribuendo alla ricostruzione del tessuto sociale. Ha fondato con un gruppo di donne di Teora una cooperativa di produzione, "La meta' del cielo", che e' tuttora esistente. Dal 1979 ha seguito molti progetti di solidarieta' e cooperazione non governativa con vari paesi, tra cui Nicaragua, Brasile, Sud Africa, Mozambico, Eritrea, Palestina, Afghanistan, Algeria, Peru'. Si e' misurata in luoghi di conflitto entro e oltre i confini, praticando in ogni luogo anche la specificita' dell' essere donna, nel riconoscimento dei diritti di ciascun essere umano: nelle rivendicazioni sindacali, con le donne contro la mafia, contro l'apartheid in Sud Africa, con uomini e donne palestinesi e israeliane per il diritto dei palestinesi ad un loro stato in coesistenza con lo stato israeliano, con il popolo kurdo, nella ex Yugoslavia, contro la guerra e i bombardamenti della Nato, per i diritti degli albanesi del Kosovo all'autonomia, per la cura e l'accoglienza a tutte le vittime della guerra. Attiva nel campo dei diritti umani, si e' battuta per il loro rispetto in Cina, Vietnam e Siria, e per l'abolizione della pena di morte. Dal 1982 si occupa di questioni riguardanti il Medio Oriente ed in modo specifico del conflitto Palestina-Israele. Dal 1988 ha contribuito alla ricostruzione di relazioni e networks tra pacifisti israeliani e palestinesi. In particolare con associazioni di donne israeliane e palestinesi e dei paesi del bacino del Mediterraneo (ex Yugoslavia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia). Nel dicembre 1995 ha ricevuto il Premio per la pace dalle Donne per la pace e dalle Donne in nero israeliane. Attiva nel movimento per la pace e la nonviolenza e' stata portavoce dell'Associazione per la pace. E' tra le fondatrici delle Donne in nero italiane e delle rete internazionale di Donne contro la guerra. E' stata deputata al Parlamento Europeo... In Italia continua la sua opera assieme alle Donne in nero e all'Associazione per la pace". Opere di Luisa Morgantini: Oltre la danza macabra, Nutrimenti, Roma 2004. Si veda anche la recente intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 393]

 

Care tutte e cari tutti,

e' con grande dispiacere che manchero' al vostro congresso nazionale, perche' mi trovo e mi trovero' in Palestina e Israele, dove ogni giorno di piu' prende forza un movimento di resistenza popolare nonviolento, che si confronta ogni giorno con la violenza dell`occupazione militare. Ne fanno parte palestinesi, israeliani ed internazionali, ed abbiamo dato vita ad una Rete internazionale per sostenerlo, che mi auguro possa avere il vostro appoggio e partecipazione.

Anche se non con voi, voglio pero' inviarvi i miei migliori auguri per lo svolgimento dei vostri lavori, ed esprimervi la mia gratitudine per l`incessante lavoro che avete fatto e che continuerete a fare per diffondere il pensiero e l'agire della nonviolenza.

Come sicuramente saprete anche l'Associazione per la Pace, di cui faccio parte fin dalla sua fondazione nel 1988, ha posto a sue fondamenta la scelta nonviolenta come pratica attiva nelle diverse aree di conflitto, guerre e occupazioni militari nelle quali ci troviamo ad agire, cercando di costruire relazioni con e tra le parti in conflitto, riconoscendo pero' le assimetrie delle condizioni di ciascun soggetto coinvolto.

Naturalmente a partire dalle nostra situazione e dal nostro territorio, costruendo una cultura di rispetto del diritto, della giustizia e dell'uguaglianza, accanto alla inderogabile necessita' di disarmare gli eserciti ma anche le menti, e di salvare la nostra terra, acqua e cielo da ogni abuso e violazione.

Per questa ragione la scelta di organizzare il vostro congresso nazionale in un territorio spesso al centro di episodi di violenza, razzismo ed intolleranza e' non solo simbolicamente importante, ma gia' un agire nella nonviolenza.

Buon lavoro dunque, nella consapevolezza che il nostro sia un cammino comune, e nella speranza e volonta' di intrecciare i nostri percorsi e il nostro agire.

Luisa Morgantini, Associazione per la Pace

 

3. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. MAO VALPIANA: IL DISARMO CHE NON C'E'

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

In occasione dell'anniversario della fondazione delle Nazioni Unite (24 ottobre 1945), ha preso avvio la Settimana per il Disarmo (dal 24 al 30 ottobre), istituita nel 1978 per sensibilizzare gli Stati membri sul pericolo della corsa agli armamenti (sia convenzionali che nucleari), affermare la necessita' di interrompere tale corsa e diffondere tra i cittadini una maggiore comprensione sull'urgenza del disarmo. Allo stesso tempo, si esortano i Paesi a destinare le risorse economiche investite sulle armi a favore dello sviluppo economico e sociale.

Ma le spese militari nel mondo ogni anno aumentano.

Il vero disarmo e' quello che puo' venire solo da una scelta consapevole di nonviolenza e dall'abolizione della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Partecipare al congresso del Movimento Nonviolento e' un modo per prendere sul serio la Settimana per il Disarmo.

 

4. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO REMO DE CIOCCHIS

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Remo de Ciocchis.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Remo de Ciocchis e' nato ad Agnone (Isernia). Ha insegnato la lingua francese nelle scuole superiori della sua cittadina natia, nelle quali ha organizzato anche le "Giornate della pace", apprezzate da Norberto Bobbio. Ha dedicato tutta la sua vita alla diffusione del messaggio della nonviolenza. Dirige le "Edizioni dell'Amicizia", dietro i cui volumi non c'e' scritto il prezzo ma la parola "Dono". Ha fondato  il "Centro di spiritualita' nonviolenta", il cui sito internet e': www.centrodispiritualitanonviolenta.it Tutta la sua attivita' per promuovere il bene e' stata all'insegna del dono. Ha avuto contatti con molte significative figure nonviolente del nostro tempo, come Lanza del Vasto, Ernesto Balducci, don Zeno Saltini, Pietro Pinna,  Giacomo Zanga, Jean Goss, ecc. Tra i suoi libri sono da ricordare Approdi nonviolenti, L'Amicizia e Il volto della nonviolenza. Svolge un'ampia attivita' giornalistica soprattutto sul periodico  "L'Eco dell'Alto Molise", su cui e' apparso recentemente un suo articolo intitolato "La nonviolenza evangelica". Per i suoi "satyagraha culturali", tesi a promuovere tra l'altro l'archeologia dell'Alto Molise, una delle aree piu' belle ed emarginate del Centro-Italia, e' stato investito recentemente della carica di Ispettore onorario per i Beni archeologici da parte del Ministero per i Beni e le attivita' culturali. Si veda anche la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza?

- Remo de Ciocchis: La nonviolenza e' sinonimo di amore, o per meglio dire e' la pratica dell'amore. In genere essa viene definita come azione morale tendente a rimuovere l'ingiustizia. In verita' questo e' solo un aspetto della nonviolenza, perche' - a mio avviso - essa non agisce solo sul piano sociale, economico e politico, ma nei confronti di tutta la realta'. Si puo' quindi parlare anche di una nonviolenza che opera nell'interiorita' dell'uomo, nelle relazioni interpersonali, nei confronti degli animali, nei contatti con la natura e nei rapporti con Dio. L'uomo deve essere nonviolento in ogni suo comportamento di vita. La nonviolenza per me non e' quindi soltanto un atto missionario, ma e' soprattutto uno stile di vita. Di tutti gli aspetti della nonviolenza, quello relativo alla trasformazione interiore dell'uomo e' fondamentale, perche' la societa' si trasforma soprattutto educando l'uomo al bene.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali sono le personalita' e le esperienze a suo parere più significative della nonviolenza?

- Remo de Ciocchis: Chiunque visita il Centro di spiritualita' nonviolenta, che ho fondato ad Agnone, puo' vedere sulle pareti in cornici le immagini delle personalita' nonviolente a me piu' care. E' possibile anche vederle su internet, aprendo il sito www.centrodispiritualitanonviolenta.it Tra esse e' bene ricordare Gesu', Gandhi, Martin Luther King, Tolstoj, Buddha, Schweitzer, Francesco d'Assisi, Lanza del Vasto e Capitini. Proprio perche' credo che bisogna prima vivere la nonviolenza individualmente e a livello interpersonale, e poi impegnarsi a realizzarla nel sociale, considero le iniziative comunitarie le piu' importanti esperienze nonviolente. Esempi di vita e di azione comunitaria ispirati alla nonviolenza sono gli ashram creati da Gandhi, o la Comunita' dell'Arca fondata da Lanza del Vasto. In esse si diventa i piu' radicali seguaci della nonviolenza. Infatti ci si impegna, tramite l'autocontrollo, a trasformare se stessi al bene, recidendo le radici della violenza interiore, come la gola, la lussuria, l'ira, l'orgoglio, la sete di potere e di ricchezza ecc. E poi, giacche' non e' sufficiente farsi fautori individualistici del bene, perche' cio' ci lascerebbe alla fine soli,  bisogna vivere con amici fidati la bellezza dello stare insieme nonviolento. Con essi si deve infine agire per cercare di educare il mondo ai valori morali, proponendosi di risolvere i problemi violenti piu' urgenti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa consiglierebbe di leggere sulla nonviolenza?

- Remo de Ciocchis: Nell'ampia biblioteca del Centro di spiritualita' nonviolenta, che dirigo ad Agnone, vi sono molti libri sulla nonviolenza o su personalita' che si ispirano ad essa. Se dovessi consigliare alcuni libri utili alla formazione nonviolenta dell'uomo e a un inquadramento del pensiero nonviolento, oltre al "Discorso della montagna" di Gesa', suggerirei le seguenti pubblicazioni: C. Fusero, Gandhi, dall'Oglio Editore, Milano 1968; M. K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi Editore, Torino 1996, a cura di G. Pontara; Gandhi, Autobiographie ou mes experiences de verite', Presses Universitaires de France, Paris 1964, con l'introduzione di P. Meile, "Gandhi ou la sagesse déchainee" (Gandhi o la saggezza scatenata); Martin Luther King, "I have a dream", Mondadori, Milano 2000; Lanza del Vasto, Che cos'e' la nonviolenza, Jaca Book, Milano 1979; L. Tolstoj, Il regno di Dio e' in voi, Manca Editrice, Genova 1991; E. Garin, Erasmo, Edizioni cultura della pace, Fiesole 1988; G. Zanga, Aldo Capitini, Bresci Editore, Torino 1988; C. Drevet, Gandhi interpella i cristiani, Cittadella Editrice, Assisi 1968; B. Haring, La forza terapeutica della nonviolenza, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1987. Consiglierei anche il mio libro, Il volto della nonviolenza, Edizioni dell'Amicizia, Agnone 2004. Leggere libri che educano alla nonviolenza e' certamente importante. Ma ancor piu' importante e' vivere la nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze o iniziative nonviolente a suo parere oggi meritano maggior sostegno ovvero meriterebbero di essere intraprese?

- Remo de Ciocchis: Dal punto di vista sociale e politico, credo che siano prioritarie le iniziative che riguardano il disarmo, il dissesto ecologico, l'economia nonviolenta, la criminalita' organizzata, i problemi degli ultimi, ecc. E' necessario in qualche modo far comprendere come la nostra societa' puo' essere salvata solo dall'amore, favorendo sia a livello nazionale che internazionale quelle attivita' che tendono a promuovere il bene dell'uomo. Sono quindi benemerite quelle associazioni o quelle personalita' impegnate in questa direzione. Importante e' anche la creazione di gruppi o comunita' decise a vivere la nonviolenza e a far crescere moralmente la societa'. Ogni nonviolento, insieme ad amici, farebbe bene a impegnarsi nella direzione dei problemi piu' importanti, presenti nell'ambiente in cui vive. Le associazioni alle quali mi sono sentito legato sono il Movimento Internazionale della Riconciliazione (Mir), il Movimento Nonviolento, Nomadelfia e la Comunita' dell'Arca. Esse meritano certamente di essere sostenute.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Remo de Ciocchis: La mia vocazione e' stata sempre quella di impegnarmi per costruire il bene. Tutta la mia vita e' caratterizzata da continue riflessioni e lotte, perche' venissero affermati i valori della pace, della giustizia, della nonviolenza e della fraternita'. Sono un'anima che vive di religiosita', di morale, di tolleranza e di apertura verso i modi di pensare diversi. Per me il fine della nonviolenza e' la Verita', che puo' essere raffigurata eticamente come il bene morale e religiosamente come Dio. Credo che tutti gli sforzi che facciamo devono tendere alla salvezza terrena e ultraterrena. In altre parole la santita' e' il fine ultimo della nonviolenza e di tutti gli altri valori umani. Anche per Gandhi il fine della vita era la moksha, cioe' la liberazione in Dio. In concreto da molti anni dirigo ad Agnone le "Edizioni dell'Amicizia", che non vendono i libri, ma li donano (dietro ad ogni volume al posto del prezzo c'e' scritta la parola "Dono") e ho poi fondato nel 2000 il "Centro di Spiritualita' Nonviolenta" con il fine di diffondere e vivere il messaggio dell'amore. Tutte e due queste iniziative si basano solo sul principio dell'autofinanziamento. Per questo spirito radicale di gratuita' c'e' stato qualcuno che mi ha definito "L'uomo del dono". Io sono stato un insegnante di francese, ma oltre ad insegnare la lingua estera ho cercato di educare i miei alunni ai valori della nonviolenza. Vengono ben ricordate le "Giornate della Pace" che ho organizzato con loro. Lo studio delle lingue mi ha portato poi a interessarmi all'archeologia altomolisana, per il cui sviluppo, utile alla promozione soprattutto turistica di questa zona, ho fatto dei veri e propri satyagraha culturali. Il mio impegno culturale ed etico-nonviolento ha indotto il Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali a nominarmi Ispettore onorario per i Beni Archeologici. Per me ogni attivita' umana, e quindi anche quella scientifica, deve essere al servizio della nonviolenza e della verita'.

 

5. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO LORENZO PORTA

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Lorenzo Porta.

Per un sintetico profilo di Lorenzo Porta si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza?

- Lorenzo Porta: E' l'orizzonte che puo' orientare ogni nostra azione nella sfera pubblica e privata che si fonda su pratiche e teorie messe in atto consapevolmente, e anche inconsapevolmente, da singoli e masse per fare emergere l'ingiustizia e far progredire il processo di riconoscimento reciproco e di umanizzazione. Questa tensione verso l'uniformita' tra mezzi e fini fa si' che chi la pratica si astenga dall'arrecare danni irreversibili all'avversario, ma apra contraddizioni tali nel fronte opposto e nelle terze parti da conquistarne il consenso. Gli esempi storici ci aiutano a constatarne la praticabilita'. Nei rapporti umani e nelle lotte sociali essa si manifesta prevalentemente come "aggiunta", nel senso capitiniano del termine. Nei movimenti sociali per la liberta', l'indipendenza, la giustizia sociale essa si configura come prassi tanto piu' efficace, quanto piu' nasce all'interno delle dinamiche sociali ad opera degli attori/attrici protagonisti/e delle lotte, non come ammaestramento esterno ad opera di "specialisti della nonviolenza" o di ipotetici "partiti della nonviolenza", che la vivono come un possesso sicuro.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali sono le personalita' e le esperienze a suo parere piu' significative della nonviolenza?

- Lorenzo Porta: Nella prassi politica vi sono diverse espressioni di nonviolenza, da quelle storiche di Gandhi a Martin Luther King, che studio' in modo specifico la prassi gandhiana per disseminarla creativamente nella lotta per il movimento dei diritti civili dei neri negli Stati Uniti e nell'opposizione alle guerre (Vietnam) assieme agli studenti e ai giovani americani dell'Sds ( Students for a democratic society) che negli anni '60 a partire da Berkeley dettero vita alla contestazione studentesca su basi fortemente nonviolente. In Europa questa connotazione non era sufficientemente conosciuta, anche se il leader del '68 tedesco Rudi Dutschke e' forse la persona piu' vicina a quell'impostazione. La lotta in Sud Africa contro l'apartheid ha attraversato una fase di resistenza armata. Negli anni '80 ha assunto decisamente i tratti della lotta nonviolenta, grazie anche alla solidarieta' concreta internazionale, ai boicottaggi. Questa dialettica tra chi sosteneva la lotta armata per contrastare la forte repressione e l'isolamento internazionale (ala militare dell'Anc) e chi si poneva su posizioni di opposizione nonviolenta, come Steve Biko (Black consciousness movement) e Desmond Tutu, e' gia' presente almeno un decennio prima. Quel regime coloniale, impregnato di un calvinismo teocratico, tra i piu' duri a morire, ha dovuto cedere e Mandela e' l'esempio vivente di questa strada verso la liberta', che ancora deve superare difficili sfide nell'edificazione di una societa' giusta, con leaders che oggi tendono a dimenticare quel percorso intrapreso. Una solidarieta' internazionale che per esempio la donna birmana Aung San Suu Kyi non riceve a sufficienza poiche' Cina e India fanno blocco per interessi economici e di geopolitica. I casi storici di Solidarnosc (1980), della liberazione dal dittatore Marcos nelle Filippine (1986). Le lotte dei giovani cinesi (1989) e delle formazioni del dissenso nei paesi del socialismo reale (soprattutto negli anni '80 e a seguire) a cui pero' non ha fatto seguito un'adeguata forza per l'edificazione di una societa' che coniugasse liberta' e giustizia sociale. In Italia Capitini ha saputo intrecciare una profonda cultura con l'impegno sociale con una costante attenzione e compresenza alle singole persone, di cui oggi vedo poca traccia. Danilo Dolci ha goduto della sua compresenza. Lorenzo Milani ha fatto emergere l'universalita' di una prassi collettiva con un piccolo numero di ragazzi e ragazze che ha amato piu' di Dio stesso (sono parole sue) . Detto questo non si tratta di fare un coroncino di santi con questi nomi, poiche' la sacralizzazione esprime in realta' un inconscio desiderio della parte piu' mediocre di noi di separare dal contesto umano queste persone e trasformarle in feticci utili alla bisogna.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa consiglierebbe di leggere sulla nonviolenza?

- Lorenzo Porta: Qui intendo rivolgermi agli intellettuali nonviolenti. Sarebbe importante che andassero a consultare i passi dei Collected Papers di Gandhi, anche nelle forma antologizzate (Raghavan Iyer, per esempio) o ancor meglio i diari del segretario particolare di Gandhi, Mahadev Desai (Day by day with Gandhi), opere dotate di un buon apparato con indice di nomi ed argomenti, per vedere quanto importante sia per Gandhi svolgere inchieste accurate, vere e proprie ricerche-azione, indispensabili a comprendere i bisogni sociali ed a preparare delle campagne di lotta. Dall'inchiesta sulla condizione dei lavoratori dell'indaco nel Champaran, passando per le lavoratrici delle filande di Ahmedabad, fino alle piu' famose campagne per l'autoproduzione degli abiti (khadi) Gandhi e i suoi collaboratori e collaboratrici raccolgono dati, intervistano persone. Le tre S (sarvodaya, swaraj, swadeshi) sono parole dietro cui c'e' uno sforzo continuo e sistematico di comprensione dei bisogni fondamentali delle masse.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze o iniziative nonviolente a suo parere oggi meritano maggior sostegno ovvero meriterebbero di essere intraprese?

- Lorenzo Porta: Da diversi anni in Italia i nonviolenti "storici" non hanno prodotto analisi significative e non agiscono per far emergere una questione sociale caratterizzata da disuguaglianze crescenti, da un polverizzazione sociale fortissima (decine di contratti atipici), che blocca i processi di umanizzazione e riconoscimento reciproco, indispensabili per qualsiasi progetto e per la creazione di una coesione sociale costruttivamente conflittuale. Nel settore dell'istruzione dalla scuola primaria all'universita', dove tradizionalmente i piccoli movimenti nonviolenti contano un buon numero di presenze, e' in atto un "riordino" (cosi' chiamato dal nostro Ministro), nell'universita' una "riforma" che risponde alla logica dello svuotamento della cultura come bene comune. Come ho avuto modo di scrivere in miei interventi precedenti i migliori alleati di questo disegno sono coloro che nelle scuole e nelle universita' pubbliche hanno sarchiato il terreno fino a trasformare quegli spazi pubblici in squallidi cortili di casa. In altre parole e' di lungo corso la pratica di vivere il posto pubblico come garantito, utilizzarlo come piattaforma per affari privati, svilirlo nelle sue prestazioni per poi rendere piu' agevole l'operazione di liquidarlo e mettere sul mercato l'accesso alla cultura. Cio' sta comportando l'espulsione dalle scuole elementari e secondarie di migliaia di precari e cosi' avviene anche nelle universita'. Il solco tra la societa' dei garantiti e dei flessibili si approfondisce. Basterebbe leggere veramente le analisi del sociologo Luciano Gallino. Le pratiche corruttive, clientelari e nepotistiche trovano riscontro in documentate ricerche, il blocco della mobilita' sociale ascendente nella nostra societa' e' un fatto riconosciuto anche dal mondo confindustriale piu' assennato ed anche l'attuale sistema universitario pubblico contribuisce a realizzare questo pernicioso risultato (vedi il sito www.infolavoce.it, anni 2007-2008 e seguenti). Le pratiche corruttive hanno colpito anche Corsi di laurea come quello di Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti a Firenze nei recentissimi anni come su questo stesso giornale telematico ebbi modo di dichiarare ben tre anni fa ( vedi una mia lettera pubblicata nei resoconti del novembre 2007 sul precedente Congresso del Movimento Nonviolento). Per quanto riguarda Firenze personalmente ho prodotto accurata e puntuale documentazione di irregolarita' nel Corso di laurea succitato tra il 2006 e il 2008, consistenti in verbali inventati, volti a favorire soggetti nella carriera, in barba alle regole. Ben due rettori d'Ateneo sono stati resi edotti su quanto avveniva. Per questa elementare, ma difficile ed aspra azione di trasparenza sono stato allontanato dall'insegnamento a contratto che svolgevo da anni anche dopo aver conseguito un dottorato di ricerca e con giudizio eccellente. E' con vivo rammarico che ho constatato un tiepidissimo appoggio e financo un'assenza di prese di posizioni efficaci per bloccare la deriva di trasparenza, legalita' e democrazia. E con altrettanto disappunto ho constatato che, quando ancora prima dell'esplosione dell'Onda studentesca nell'autunno 2008 in un numero sparuto di docenti a contratto protestavamo, nel febbraio-marzo dello stesso anno, contro lo scippo operato dal Senato accademico di Firenze a grande maggioranza, del diritto di voto vincolante nei consigli di corso di laurea da parte dei docenti a contratto, come minima garanzia di controllo delle decisioni ed in particolare delle operazioni di proposte di reclutamento da parte dei docenti strutturati, la componente dei docenti nonviolenti a Firenze nel Corso di laurea di Operazioni di pace non disse nulla, non era nemmeno presente ai Consigli! Ma in autunno si trovavano a partecipare alle iniziative dell'Onda ed a svolgere le lezioni in piazza! Nei piccoli ma significativi movimenti nonviolenti constato che manca il momento della verifica delle azioni svolte e della loro efficacia. Il semplice fatto di essere nominalmente nonviolenti costituisce talvolta una rendita di posizione autoimmunizzante, che non tiene conto della scelta di tempo nelle azioni. Perche' invece non sottoporre ad analisi e giudizio collettivo quella "corta marcia attraverso le istituzioni" costituita dai corsi di laurea per la pace? Perche' non fare un pubblico bilancio delle condotte e delle scelte attuate? Questo chiedo ad Alberto L'Abate, ad Antonino Drago, persone che hanno dato contributi importanti al diffondersi del metodo nonviolento in Italia. Proprio in ragione di questo non possono esimersi dal discutere nel movimento sulle azioni svolte. I risultati positivi delle campagne di carattere nonviolento si sono realizzati soprattutto quando i soggetti singoli e collettivi di tale ispirazione hanno saputo "nuotare come pesci nell'acqua" in piu' vasti movimenti sociali: la smilitarizzazione del servizio civile, la rimozione degli euromissili, il referendum antinucleare negli anni '80, la legge sul commercio delle armi, 1990 (a rischio ora). Ma in quegli anni, sia pure gia' preludio di una ristrutturazione del lavoro e sociale imponente e dirompente, i sindacati, i partiti, le associazioni ancora funzionavano come gruppi intermedi su cui si innervava la pratica partecipativa, e la forza d'urto del movimento per la pace ed ambientalista ha sortito qualche effetto. Oggi lo sforzo pluriennale profuso per i corpi civili di pace equivale a chiedere la rivoluzione per decreto, perche' questo obiettivo salta completamente quella fase di creazione di solidarieta' sociale di massa che nasce dal processo di riconoscimento nei luoghi di studio e di lavoro, nella vita sul territorio per il suo uso sociale, oggi bloccato dalle politiche della deregolamentazione che creano polverizzazione sociale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Lorenzo Porta: Sono stato obiettore al servizio militare. Ho partecipato attivamente alla campagna contro gli euromissili a Comiso trasferendomi li' da Milano. Per quell'atto fui imputato di diserzione e incarcerato a Palermo, perche' il servizio civile era ancora sotto la giurisdizione militare. Grazie alla vasta solidarieta' del movimento per la pace internazionale (gennaio 1983) fui scarcerato e dopo qualche mese mi congedarono senza processarmi. Ho vissuto in Sicilia a Comiso di fianco alla base missilistica per alcuni anni nel progetto di produzione ecologica e resistenza alla militarizzazione della Verde Vigna (fino al 1987). Sono docente di Filosofia e Scienze Sociali nei licei e sono impegnato nelle lotte di resistenza per un'istruzione come bene comune, settore vitale come l'acqua. Sono presidente dell'Associazione Centro di documentazione sociale per la nonviolenza e i diritti umani (Cedas). Svolgiamo interventi nelle scuole, nelle universita', sul territorio e negli anni piu' recenti abbiamo avviato progetti sulla legalita' e la partecipazione sociale con detenuti-studenti, giovani studenti, docenti, i cui esiti sono contenuti nel libro (a cura mia, di A. M. Bracciante e di S. Fossati), Legalita' e partecipazione. Itinerari formativi tra docenti, studenti e detenuti per la cittadinanza e la Costituzione, Edizioni Zella, Firenze 2009.

 

6. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 24 OTTOBRE A VITERBO UN INCONTRO DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE NONVIOLENTA

 

Domenica 24 ottobre presso il centro sociale occupato autogestito "Valle Faul" di Viterbo si e' svolto un nuovo incontro del percorso di formazione e informazione nonviolenta.

La prima parte dell'incontro e' stata dedicata alla prosecuzione dell'iniziativa in difesa dell'area del Bulicame e contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta all'assessore ai Servizi sociali della Provincia di Viterbo per denunciare la gravita' dello scempio che la realizzazione della folle e criminale opera aeroportuale provocherebbe.

La seconda parte dell'incontro e' stata dedicata alla prosecuzione di un impegno sulla situazione delle acque del lago di Vico, per contribuire all'iniziativa in difesa dell'ambiente e della salute della popolazione; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta al Ministro dei Beni culturali.

La terza parte dell'incontro e' stata dedicata alla lettura e al commento di un capitolo di Se questo e' un uomo di Primo Levi, e successivamente alla lettura e al commento del canto XXVI dell'Inferno di Dante.

La quarta parte dell'incontro e' stata dedicata alla riflessione sull'esperienza condotta in questi mesi dell'inchiesta sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia.

Il prossimo incontro del percorso di formazione e informazione nonviolenta si terra' domenica 31 ottobre 2010 con inizio alle ore 15,30 sempre presso il centro sociale "Valle Faul" in strada Castel d'Asso snc a Viterbo.

 

7. FILM. ENRICO PEYRETTI PRESENTA "UOMINI DI DIO" DI XAVIER BEAUVOIS

[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per averci messo a disposizione la seguente recensione.

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.serenoregis.org, www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68.

Xavier Beauvois, regista francese (ma anche attore, sceneggiatore e docente di cinema), e' autore di film apprezzati dalla critica e piu' volte premiati nei festival. Tra le opere di Xavier Beauvois: Nord (1991); N'oublie pas che tu vas mourir (1995); Le petit lieutenant (2005); Uomini di Dio (2010)]

 

Uomini di Dio (titolo originale: Des hommes et des dieux), Francia 2010, regia di Xavier Beauvois.

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Algeria, anni '90: l'esercito con un colpo di mano ha annullato il successo elettorale del partito islamista. Nasce il terrorismo islamista: 120.000 morti nella guerra civile. Nell'Atlante, il piccolo monastero cistercense di Tibhirine (che significa giardino) e' schiacciato tra governo corrotto e incursioni dei terroristi. Sono monaci francesi, inseriti in amicizia nella vita locale: lavorano, vendono miele sul mercato, curano i malati dei villaggi circostanti, partecipano alle feste popolari e li vediamo presenti anche alla preghiera nella moschea. La vita quotidiana dei monaci, concreta, non idilliaca - che il regista ha osservato soggiornando nell'abbazia di Tamie', come spiega Enzo Bianchi - e' descritta con sobrieta' non estetizzante. Uno di loro, nella paura, dice: "Siamo come uccelli sul ramo". Ma una donna del villaggio lo corregge: "Gli uccelli siamo noi, voi siete il ramo". Cioe', i monaci, che l'islam rispetta, sarebbero una protezione per il villaggio. Le minacce, pero', si fanno piu' gravi. I monaci rifiutano la protezione dell'esercito. Come cristiani e come francesi, essi sono sul crinale tra piu' storie: la colonizzazione francese, l'indipendenza e la democrazia, il risveglio islamico, l'odierna difficile necessaria preziosa convivenza di popoli, civilta', religioni.

Anche a uomini di fede - "Si va di nascita in nascita", dice il priore Christian - il coraggio non e' facile. Sull'idea di tornare in Francia, come chiedono anche i superiori dell'ordine, prevale faticosamente la fedelta' al "vivere insieme" con quel popolo musulmano, su quella terra.

Nel marzo 1996, sette monaci sono rapiti e, dopo venti giorni, uccisi. C'e' un enigma sulla loro morte, tra i vari effetti di violenza politica, fanatismo religioso, ragion di stato. Al funerale, il governo algerino fece resistenza alla richiesta dell'abate di aprire le bare: contenevano solo le teste, non i corpi. Rapiti dai terroristi? Eliminati dall'esercito per frustrare la richiesta di scambio con prigionieri algerini in Francia? Non e' mai stata fatta una perizia medica sui resti, che pure e' obbligo di legge francese per i cittadini uccisi all'estero. Questo film ha gia' avuto tre milioni di spettatori in Francia: forse portera' un avvicinamento alla verita'.

Una scena del film sintetizza gli estremi della tragedia: sotto il fragore di un elicottero che gira sul villaggio, i monaci cantano preghiere a voce spiegata. Il giornalista Pellizzari, nell'anteprima al cinema Massimo di Torino, il 21 ottobre, paragona questa sequenza all'esperienza da lui fatta a Bagdad nel 2003: a mezzanotte, sotto i bombardamenti con bombe che perforano muri di cemento di 12 metri di spessore, si cantano preghiere nella moschea. Piu' bombe esplodono, piu' alti si levano i canti. Cosi' nelle chiese ortodosse in Bosnia. C'e' una umanita' universale, in ogni religione, che oppone lo spirito disarmato alle bombe omicide.

La Comunita' di Bose ha pubblicato, gia' nel 1996 e di nuovo nel 2006, lettere e documenti dei monaci uccisi (Piu' forti dell'odio, Ed. Qiqaion, a cura di Guido Dotti e Enzo Bianchi, entrambi intervenuti nel dibattito seguito all'anteprima). Nel suo testamento spirituale, il priore Christian, prevedendo i fatti, scriveva, tra l'altro: "So anche le caricature dell'islam che un certo islamismo incoraggia". Difende gli algerini dal disprezzo che li circonda. Ringrazia tutti, anche chi lo uccidera' "amico dell'ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi (...). E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen! Inshallah" (pp. 219-221).

Nella discussione, naturalmente e' emerso il problema della giustificazione religiosa della violenza nell'islamismo. Faccio notare che bisogna anche ricordare e valorizzare le esperienze storiche, non soltanto aspirazioni utopiche, di una nonviolenza attiva, gandhiana, precisamente ispirata all'islam: Badshah Khan, Mubarak Awad, Chaiwat Satha-Anand, Adnane Mokrani, Ramin Jahanbegloo, i villaggi palestinesi come Bil'in. Chi conosce e fa conoscere queste e simili realta', che indicano un cammino in corso, anche nell'islam? Pure l'Occidente ha usato e usa la religione cristiana a giustificazione del potere violento, dello "scontro di civilta'". Noi occidentali abbiamo avuto la dolorosa "fortuna" delle guerre di religione, tra "verita' armate", che ci hanno costretto a disarmare - cominciare a disarmare - la verita'. Compito oggi comune a tutte le civilta' umane e' progredire insieme su questa via, l'unica in cui troviamo tracce vere di verita', e possibilita' vere di pace e giustizia.

 

8. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere finanziariamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

9. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

10. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- AA.VV., La vita come noi l'abbiamo conosciuta. Autobiografie di donne proletarie inglesi, Savelli, Roma 1980, pp. 160.

- Guido Davico Bonino, Paola Mastrocola (a cura di), L'altro sguardo. Antologia delle poetesse del Novecento, Mondadori, Milano 1996, 1999, pp. 406.

- Nadia Fusini e Mariella Gramaglia (a cura di), La poesia femminista, Savelli, Roma 1974, pp. 304.

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Riedizioni

- Alessandro Barbero, Carlo Magno. Un padre dell'Europa, Laterza, Roma-Bari 2000, Il sole 24 ore, Milano 2010, pp. IV + 452, euro 9,90.

- Arnaldo Marcone, Pagano e cristiano. Vita e mito di Costantino, Laterza, Roma-Bari 2002, Il sole 24 ore, Milano 2010, pp. VIII + 220, euro 9,90.

 

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

12. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 355 del 26 ottobre 2010

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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