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Coi piedi per terra. 399



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 399 del 29 ottobre 2010

 

In questo numero:

1. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Giovanna Providenti

2. Alcune interviste ed alcuni interventi sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia

3. Daniele Barbieri presenta "Tu non ucciderai. Diario di un obiettore di coscienza alla guerra di Algeria" di Jean Pezet

4. Anna Pozzi presenta "Tu non ucciderai. Diario di un obiettore di coscienza alla guerra di Algeria" di Jean Pezet

5. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO GIOVANNA PROVIDENTI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Carlo Gubitosa.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Giovanna Providenti (Messina, 1965) e' ricercatrice nel campo dei peace studies e women's and gender studies, saggista, si occupa di nonviolenza, studi sulla pace e di genere, con particolare attenzione alla prospettiva pedagogica. Ha due figli. Collabora alle attivita' del Centro studi Montessori e partecipa al Circolo Bateson di Roma. Scrive per la rivista "Noi donne". Ha curato il volume Spostando mattoni a mani nude. Per pensare le differenze, Franco Angeli, Milano 2003, e il volume La nonviolenza delle donne, "Quaderni satyagraha", Firenze-Pisa 2006; ha pubblicato numerosi saggi su rivista e in volume, tra cui: Cristianesimo sociale, democrazia e nonviolenza in Jane Addams, in "Rassegna di Teologia", n. 45, dicembre 2004; Imparare ad amare la madre leggendo romanzi. Riflessioni sul femminile nella formazione, in M. Durst (a cura di), Identita' femminili in formazione. Generazioni e genealogie delle memorie, Franco Angeli, Milano 2005; L'educazione come progetto di pace. Maria Montessori e Jane Addams, in Attualita' di Maria Montessori, Franco Angeli, Milano 2004; il suo libro piu' recente (di imminente pubblicazione) e': La porta e' aperta. Vita di Goliarda Sapienza. Scrive anche racconti, di cui alcuni pubblicati sulla rivista "Marea"; sta preparando un libro dal titolo Donne per, sulle figure di Jane Addams, Mirra Alfassa e Maria Montessori. Si veda la risposta alla penultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Giovanna Providenti: Quando ero in quarta ginnasio una mia amica mi ha portato ad un gruppo atletico che aveva formato una "Polisportiva movimento nonviolento", a Messina, che e' durata dai primi anni Ottanta fino a meta' anni Novanta circa (o forse esiste ancora?). Io vi ho partecipato per quattro, cinque anni da allora. Si faceva sia atletica che politica e, soprattutto, una volta alla settimana ci si riuniva per leggere i testi di Aldo Capitini. Per un certo periodo di tempo siamo anche stati una sezione del Movimento Nonviolento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Giovanna Providenti: Sicuramente Aldo Capitini perche' ho iniziato a leggerlo da giovanissima e l'ho sempre continuato ad apprezzare e studiare. Come ricercatrice l'ho ripreso studiando il pensiero e la figura di Maria Montessori (altra personalita' nonviolenta per me di grandissima importanza), facendo anche dei confronti tra Capitini e Montessori. Poi c'e' Jane Addams, Lev Tolstoj e Gandhi, da me studiati per interesse sia personale che di ricerca accademica.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Giovanna Providenti: Thich Nhat Hanh, Essere pace; e tutti i molti altri pubblicati. Gregory Bateson: Verso un'ecologia della mente; Dove gli angeli esitano. Maria Montessori: Educazione e pace; Educare alla liberta'. Aldo Capitini: Il messaggio di Capitini; Le tecniche della nonviolenza. Martin Luther King, I have a dream. Autobiografia. Raimon Panikkar, Pace e disarmo culturale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Giovanna Providenti: Tutte quelle iniziative, di tipo sia politico che culturale, che, in perfetta sincerita', siano rivolte allo sviluppo di una mentalita' piu' complessa che non veda le cose in maniera dualistica (il bene vs il male; la pace vs la guerra; la violenza vs la nonviolenza) ma le affronti con spirito aperto e curioso e con una certa disponibilita' a poter cambiare idea su fatti, idee e persone... Io personalmente trovo questa apertura nei due gruppi di cui faccio parte: il Circolo Bateson e il gruppo "Change" che si ispira alla pratica del "focusing" di Eugene Gendlin. Credo vi siano moltissimi gruppi e iniziative con questa apertura e prospettiva culturale in Europa e nel mondo intero. Una buona pratica e' anche quella della meditazione, sia di tipo religioso che atea.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Giovanna Providenti: Nel campo educativo ed a livello personale, ma non e' necessario vi sia la parola "nonviolenza", basta vi sia una sincera ricerca di autenticita' soggettiva e di apertura all'altro, al "tu", come diceva Capitini.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalarebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Giovanna Providenti: A parte la newsletter da Viterbo "La nonviolenza e' in cammino", cui consiglierei di iscriversi, la "nonviolenza organizzata" che c'e' oggi in Italia mi convince poco.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Giovanna Providenti: Capitini la definiva "Omnicrazia", Gandhi "Sarvodaya": una societa' costruita sui fondamenti della nonviolenza e quindi autenticamente pacifica, senza bisogno di difese armate. In particolare una tale societa' presuppone una condizione in cui ciascuna persona determina le decisioni riguardanti la propria vita in maniera compatibile con il riconoscimento dell'Altro, si' che "ciascuno abbia in ogni momento la massima possibilita', compatibile con la massima possibilita' di ogni altro, di realizzare la miglior vita di cui e' capace". Perche' il massimo riconoscimento dell'altro sia possibile e' necessaria una mente aperta e disponibile a guardare al mondo in tutta la sua complessita', di cui sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Giovanna Providenti: Rispondo citando me stessa da un saggio inserito nel libro "La pace delle donne" (a cura del Coordinamento provinciale per la pace di Belluno, 2007): "Il femminismo inizia quando le donne prendono coscienza dell'urgenza di discernere la loro personalita' umana dalla retorica in cui la cultura oppressiva patriarcale e maschilista aveva collocato il genere femminile.  Guardare alla storia delle donne e del femminismo puo' essere utile per individuare modalita' alternative, valorizzando l'ingresso nel mondo di sempre piu' donne attive e consapevoli alla ricerca della propria liberazione personale. Il femminismo non e' tanto la rivendicazione femminile di condividere il potere (e i bottini di guerra) insieme agli uomini, anche se oggi vediamo tante donne rivolte a questo tipo di conquista "politica". Ma le donne nei posti decisionali, se non mettono seriamente in discussione il sistema su cui tali posti decisionali si reggono, non sono molto utili a limitare il ricorso all'opzione guerra. La politica delle donne, che hanno "fatto il femminismo", ha rivolto il proprio sguardo per lo piu' altrove da poltrone e scanni in cui i molti uomini (e poche donne che li scimmiottano) continuano a considerare la guerra uno strumento per risolvere non solo i conflitti, ma i problemi effettivi di milioni di persone che soffrono e muoiono per fame e malattie guaribili in pochi giorni nei paesi da dove arrivano soldati invece di medicine! [...] Spostare i termini della relazione Maggiore>minore e' una pratica nonviolenta, che molte donne hanno messo in atto, divenendo protagoniste dalla propria vita, individuando i "nodi insolubili" del "rapporto emotivo superiore-inferiore". Carla Lonzi, "prendendo coscienza dei condizionamenti culturali, di quelli che non sappiamo, non immaginiamo neppure di avere", tenendo una quotidiana pratica di autocoscienza sia personale che collettiva, ha scoperto qualcosa di essenziale alla realizzazione della pace: una liberazione autentica non proviene dall'esterno ma va coltivata interiormente giorno dopo giorno. La pratica politica femminista si rivolge alla trasformazione e liberazione della donna, mentre quella nonviolenta, alla trasformazione e liberazione della societa', ed entrambe poggiano su due nessi molto attinenti tra loro: "mezzo/fine" e "personale/politico". Femminismo e nonviolenza, sono percorsi di liberazione, sia collettiva che personale, ma solo se svolti con autenticita' e radicalita'. Entrambi sono percorsi di trasformazione della societa' a partire dall'individuo. Nella concretezza della pratica quotidiana la singola persona che si mette in cammino per trasformare e liberare se stessa, facendo coincidere cio' che fa con cio' che si propone di essere e cio' che e' in privato con cio' che pubblicamente manifesta, si sta comportando sia da femminista che da nonviolenta".

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia, tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani, tra nonviolenza e lotta antimafia, tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse, tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi, tra nonviolenza e pacifismo, antimilitarismo e disarmo, tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza, tra nonviolenza e psicoterapie, tra nonviolenza e informazione?

- Giovanna Providenti: Per rispondere a queste domande si puo' dire che la nonviolenza e' una scelta che sicuramente ha rapporti con tutte queste cose. A questo proposito richiamerei a tutto quello che da anni scrive e dice il maestro Thich Nhat Hanh. Per quanto riguarda il tema della cura inoltre, credo, che tutti quegli approcci medici che guardano alla persona nella sua unita' mente-corpo, e non interpretano la malattia come un nemico da distruggere, ma come un "simbolo" proveniente dalla nostra psiche o anche semplicemente un evento da comprendere per affrontare e gestire nel modo migliore possibile piu' che avversare, siano molto vicini a cio' che intendiamo per nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?

- Giovanna Providenti: La concezione del "tu", dell'altro, come parte di noi, o come interessere.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?

- Giovanna Providenti: Probabilmente l'autore di "Il banchiere dei poveri" si basa su alcuni principi collegabili alla nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Giovanna Providenti: Un metodo autenticamente democratico, che andrebbe maggiormente conosciuto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Giovanna Providenti: La cosa piu' importante secondo me e' la capacita' di comprendere e abbracciare qualsiasi tipo di avversita', sia personale (la rabbia, il dolore, l'insoddisfazione, etc.) sia proveniente dall'esterno (la perdita di una persona cara, eventi traumatici, la violenza subita, la guerra). Solo comprendendo e abbracciando ogni piccola cosa avversa che ci succede, ci sara' possibile continuare ad assumere un atteggiamento autenticamente nonviolento di fronte alle violenze e avversita' che possiamo iniziare a non subire piu', a contrastare realmente solo dopo averlo compreso profondamente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Giovanna Providenti: L'educazione alla liberta' ed al fare da se', ad essere persone autonome e capaci di pensare e farsi una propria autentica opinione, e' educazione alla nonviolenza. Mi cito ancora, da uno dei miei tanti scritti su Maria Montessori: "L'intero impianto pedagogico montessoriano, tra teoria e pratica, e' finalizzato ad un progetto di pace e di ecologia della mente. Come lei  stessa ebbe a scrivere nel 1936: "Evitare i conflitti e' opera della politica: costruire la pace e' opera dell'educazione [rivolta a] lo sviluppo interiore della personalita' umana: ma e' anche un orientamento verso i fini dell'umanita' e le condizioni presenti della vita sociale. [...] L'uomo di oggi e' il cittadino della grande nazione dell'umanita'. Oggi tutti gli uomini sono in comunicazione tra loro; le idee serpeggiano e corrono per l'etere da un capo all'altro del mondo, senza conoscere frontiere". Per Montessori scopo dello sviluppo interiore di ogni singola persona e' il miglioramento dell'umanita', e' il raggiungimento della consapevolezza di non essere atomi isolati, ma parte di un tutto, di cui ognuno e ognuna e' responsabile per la propria parte. La pace e l'ecologia sono il risultato di un processo evolutivo umano, che e' sia interno alla formazione di ogni singolo individuo sia generazionale, e avviene attraverso lo sviluppo della mente del bambino: "Il bambino non solo acquista tutte le facolta' umane, assai piu' varie e numerose di quelle degli altri animali, ma deve anche adattare il proprio essere fisico e psichico, che durante l'infanzia egli stesso va costruendo, alle condizioni climatiche ed ecologiche in cui dovra' vivere, e alle esigenze di una civilta' che si va facendo sempre piu' complessa  [...] Gli adulti possono ammirare un ambiente e ricordarlo, ma il bambino ha la capacita' di assorbirlo inconsciamente e farne una parte della sua psiche: cosi' facendo, incarna in se stesso le cose che vede e ode, come il linguaggio, operando delle vere trasformazioni". La sfida montessoriana alla attuale societa' complessa si identifica, come scrive Franca Pinto Minerva, con la possibilita' "di disporre di forme di pensiero dinamiche e flessibili, aperte e problematiche, antidogmatiche e critiche [e di una] attrezzatura cognitiva e affettiva necessaria a pensare, a progettare e a gestire la differenza, la pluralita', la problematicita' della società contemporanea". Tale attrezzatura cognitiva puo' svilupparsi, a partire dal bambino, solo se il potenziale creativo di ogni persona viene rispettato e lasciato libero di espandersi attraverso un processo formativo coerente con il fine proposto. Per questo il/la bambino/a montessoriano/a si forma in un ambiente adatto alla crescita sana delle sue potenzialita', rispettato/a nei tempi di apprendimento e nella naturale propensione alla curiosita'. Non vi e' imposizione ne' trasmissione di contenuti ma possibilita' di scegliere tra differenti attivita', "lavori", proposti dall'insegnante, la quale dovra' soprattutto "osservare" che "lo spirito del bambino sia libero di espandersi ed esprimersi: l'importanza del suo compito sta nel non interrompere il bambino nel suo sforzo". Il processo educativo, in Montessori, e' sopratutto intrinseco e si svolge attraverso una profonda concentrazione e attenzione ("senza il consenso interno dell'attenzione, invano gli stimoli agirebbero sui sensi") della mente del bambino sui meccanismi delle cose e non sulle cose in se'. Un bambino "libero di svolgere la sua interiore personalita'" e' un bambino in grado di costruire da se' la chiave per accedere alla conoscenza delle cose "mediante l'esperienza diretta del mondo circostante. Il compito del maestro sara' dunque di preparare una serie di spunti e incentivi all'attivita' culturale, distribuiti in un ambiente espressamente preparato, per poi astenersi da ogni intervento troppo diretto o invadente. [...] Cosi' facendo assistera' allo sviluppo dell'anima umana e alla comparsa dell'Uomo  Nuovo, che non sara' piu' la vittima degli avvenimenti, ma avra' la chiarezza di visione necessaria per dirigere e plasmare il futuro della societa' umana". [...] un abito mentale corretto ed ecologico e' possibile e sperimentabile nella formazione, attraverso una messa in discussione degli stili obsoleti di istruzione scolastica ed una auspicata cooperazione tra ricerca pedagogica e mondo della scuola. Come? A partire da una "pedagogia dell'ascolto" (che richiama l'osservazione del/la maestro/a montessoriana) in grado di fare pieno uso della risorsa principale dell'atto educativo: la mente del bambino. Come pensano, dunque, queste bambine e questi bambini? Innanzitutto, il pensiero del bambino e' flessibile (Montessori diceva adattabile), non avendo ancora acquisito abitudini di pensiero "sprofondate nell'inconsapevolezza", e inoltre e' plurale nel senso che i bambini sono in grado di pensare insieme: "piu' degli adulti un gruppo di bambini e' in grado di produrre diverse alternative. E' comprensibile che, la' dove il procedimento "per tentativi ed errori" e' la strada piu' efficace, sia favorito chi non parte credendo di sapere gia' la soluzione, ma anche, e soprattutto chi e' consapevole che il contesto di apprendimento e' del tipo "per tentativi ed errori"". Inoltre i bambini pensano per storie: mentre l'adulto tende a classificare gli oggetti, a oggettivare la realta' (come se la realta' fosse un pavimento da piastrellare o un album di fotografie da giustapporre, diceva Montessori), i bambini vedono le cose nella loro dinamicita', intuendo le trasformazioni, i processi di cambiamento. Infine i bambini pensano in maniera complessa. Montessori ritiene che la complessita' del pensiero sia l'acquisizione di uno sviluppo adeguato e libero (senza gli ostacoli frapposti da una educazione restrittiva) della mente del bambino e sia connessa alla liberazione delle potenzialita' di una personalita' integra. Il batesoniano Sala invece individua tale complessita' nel "pensare originario dei bambini". Una tale mente complessa permetterebbe al bambino di affrontare "situazioni intrinsecamente imprevedibili", entrando in un rapporto di conoscenza non pregiudiziale con situazioni e persone sconosciuti [questo significherebbe che atteggiamenti mentali come il razzismo o simili non sono istintivi ma appresi?] e "di utilizzare il conflitto per modificare, sviluppare, integrare, il proprio pensiero" (p. 144). La mente complessa "originaria" permetterebbe all'essere umano di affrontare con un atteggiamento di ricerca e curiosita' [la paura? e' appresa?] le situazioni piu' imprevedibili, come nell'esempio del laboratorio con gli atomi booleani: "quello che si puo' osservare nei sistemi di automi booleani e' che un ordine puo' emergere non previsto alla coscienza dell'osservatore" (p. 208).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?

- Giovanna Providenti: Non mi piace il termine "addestramento", comunque io stessa ho partecipato a dei training nonviolenti in preparazione a "Genova 2001", la caratteristica e' quella di sapere mantenere la calma di fronte alle provocazioni violente e di non resistere alle aggressioni. La forza e' quella di essere in gruppo e coesi, perche' un singolo puo' ben poco. In ogni caso tutto questo e' senza senso se non parte da una personalita' innanzitutto pacificata con se stessa. Non ha senso, ad esempio, farsi passare addosso i poliziotti in agguato per rallentare le loro azioni (come abbiamo fatto noi nonviolenti a Genova) per non avere nient'altro che un calcio in faccia noi e qualche minuto di rallentamento loro... Questo e altro avrebbe senso solo se inserito in una opera continua e costante di autoformazione personale. Per diventare persone libere ed autenticamente rispettose di ogni altro essere vivente sulla terra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Giovanna Providenti: Qualsiasi se nell'ottica di cui sopra. Anche il cinema puo' molto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Giovanna Providenti: Poco e niente allo stato attuale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Giovanna Providenti: Lavorando di piu' a partire da se'. Da questo punto di vista consiglio pratiche tipo quelle proposte da Thich Nhat Hanh. Anche altre, non necessariamente quella sua. In ogni caso la lettura dei suoi libri sulla pratica della nonviolenza per me e' stata molto illuminante.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e stili di vita: quale relazione?

- Giovanna Providenti: Per rispondere a questa domanda mi viene da consigliare quello che molto meglio di me dice Thich Nhat Hanh nei suoi libri e nelle molte conferenze e introduzioni a ritiri da lui tenute in giro per il mondo. Per la domanda sulla relazione con la morte: Gavin Harrison, Nel grembo del Budda, 1999.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Giovanna Providenti: La caratteristica che piu' mi contraddistingue e' la curiosita'. Per questo il mestiere che piu mi si addice e' quello della ricercatrice, nel senso letterale del termine: una persona alla ricerca. Mi piace guardare cosa c'e' dentro, dietro e attraverso idee, eventi e persone che mi capita incontrare lungo la mia strada di persona umana limitata. Altre caratteristiche che mi contraddistinguono sono vitalita' personale e fiducia negli altri e nel fatto che ognuno di noi abbia un valore che merita di avere uno spazio in questa esistenza. Mi piace ascoltare le storie delle persone che incontro, compresi ammalati, barboni e malati di mente (che ultimamente mi capita incontrare frequentemente). Mi piace avere sempre la possibilita' di cambiare idea su qualsiasi scelta abbia fatto o idea abbia condiviso. Alle verita' assolute preferisco le piccole cose vere che mi capita di scoprire giorno per giorno nello sguardo di ogni persona che incontro, o anche nel guardare eventi naturali banalissimi eppure cosi' straordinari come il sole che sorge e muore ogni giorno, l'onda che si infrange sulla terra, la luna... tutti quei piccoli-grandi eventi naturali che hanno una caratteristica in comune: non sono mai uguali a se stessi. Ogni giorno e ogni notte riescono a ripetersi sempre in un modo diverso da quello precedente e quello seguente... Un'ultima cosa su di me: tra qualche mese (a novembre, credo) verra' finalmente pubblicato il mio libro La porta e' aperta. Vita di Goliarda Sapienza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'e' qualcosa che vorrebbe aggiungere?

- Giovanna Providenti: Forse che le interviste, si' insomma il fatto di fare domande a qualcuno, sarebbe meglio se fatto di persona, guardandosi negli occhi. Anche i giornalisti usano ormai questo sistema della mail, ma mi sembra una perdita, anche in un'ottica nonviolenta i giornalisti dovrebbero calarsi di piu' in quello che scrivono e conoscere di persona le persone di cui parlano. Io ho avuto la fortuna di lavorare per la rivista "Noi donne" e fare interviste "vere" era la cosa che piu' mi piaceva... Mi piacerebbe continuare a lavorare in quel senso ma sono entrata un po' in crisi con il sistema vigente e la poca qualita' richiesta...

 

2. MATERIALI. ALCUNE INTERVISTE ED ALCUNI INTERVENTI SULLA SITUAZIONE DELLA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA

 

Di seguito riportiamo l'elenco delle interviste e degli interventi della e sulla inchiesta sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia condotta da Paolo Arena e Marco Graziotti apparsi fin qui su "La nonviolenza e' in cammino" nei mesi da luglio 2010 a oggi (aggiornato al 29 ottobre 2010).

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- "Telegrammi", n. 240 del 3 luglio 2010: Andrea Cozzo;

- "Telegrammi", n. 242 del 5 luglio 2010: Roberto Malini;

- "Telegrammi", n. 243 del 6 luglio 2010: Leila D'Angelo, Enzo Mazzi;

- "Telegrammi", n. 244 del 7 luglio 2010: Michela De Santis;

- "Telegrammi", n. 245 dell'8 luglio 2010: Norma Bertullacelli, Augusto Cavadi, Franca Guana;

- "Telegrammi", n. 246 del 9 luglio 2010: Michele Meomartino, Sergio Paronetto;

- "Telegrammi", n. 247 del 10 luglio 2010: Paola Mancinelli, Dacia Maraini, Helene Paraskeva;

- "Telegrammi", n. 248 dell'11 luglio 2010: Omero Caiami Persichi, Mimma Ianno' Latorre;

- "Telegrammi", n. 249 del 12 luglio 2010: Benito D'Ippolito, Marco Palombo, Piercarlo Racca, Carlo Schenone, Alberto Castiglione;

- "Telegrammi", n. 250 del 13 luglio 2010: Maria G. Di Rienzo, Roberto Mazzini, Marilena Spriano;

- "Coi piedi per terra", n. 291 del 13 luglio 2010: Laura Tussi (parte prima);

- "Telegrammi", n. 251 del 14 luglio 2010: Paolo Cacciari, Giobbe Santabarbara;

- "Coi piedi per terra", n. 292 del 14 luglio 2010: Mario Di Marco, Laura Tussi (parte seconda e conclusiva);

- "Telegrammi", n. 252 del 15 luglio 2010: Gino Buratti;

- "Telegrammi", n. 253 del 16 luglio 2010: Letizia Lanza, Paolo Predieri;

- "Coi piedi per terra", n. 294 del 16 luglio 2010: Eleonora Bellini, Alessio Di Florio;

- "Telegrammi", n. 254 del 17 luglio 2010: Luisa Mondo, Anselmo Palini;

- "Coi piedi per terra", n. 295 del 17 luglio 2010: Mao Valpiana;

- "Telegrammi", n. 255 del 18 luglio 2010: Benito D'Ippolito, redazionale, Carla Biavati;

- "Coi piedi per terra", n. 296 del 18 luglio 2010: Nicoletta Crocella;

- "Telegrammi", n. 256 del 19 luglio 2010: Raffaele Mantegazza;

- "Telegrammi", n. 257 del 20 luglio 2010: Matteo Renato Dabascio;

- "Telegrammi", n. 258 del 21 luglio 2010: Daniela Musumeci;

- "Telegrammi", n. 260 del 23 luglio 2010: redazionale, Marina Martignone;

- "Telegrammi", n. 261 del 24 luglio 2010: Marilena Salvarezza;

- "Telegrammi", n. 262 del 25 luglio 2010: Peppe Sini, Franca Bimbi, Sonia Giardina, Giorgio Montagnoli;

- "Coi piedi per terra", n. 303 del 25 luglio 2010: Franca Maria Bagnoli;

- "Telegrammi", n. 263 del 26 luglio 2010: Sandro Canestrini, Alberto Camata, Christiana Soccini, Paola Pavese;

- "Telegrammi", n. 264 del 27 luglio 2010: Enrico Peyretti;

- Coi piedi per terra, n. 305 del 27 luglio 2010: Alessandro Colocolli, Carlo Ruta;

- "Telegrammi", n. 266 del 29 luglio 2010: Aristarco Scardanelli;

- "Coi piedi per terra", n. 307 del 29 luglio 2010: Peppe Sini, Pierpaolo Calonaci, Antonino Drago;

- "Telegrammi", n. 267 del 30 luglio 2010: Pasquale Pugliese;

- "Telegrammi", n. 268 del 31 luglio 2010: Burbanzio Malvolenti, Assunta Signorelli;

- "Coi piedi per terra", n. 309 del 31 luglio 2010: Severino Vardacampi, Giannarosa Marino, Francesco Pullia;

- "Telegrammi", n. 269 del primo agosto 2010: Geremia Cattristi;

- "Coi piedi per terra", n. 311 del 2 agosto 2010: Paolo Borsoni;

- "Telegrammi", n. 271 del 3 agosto 2010: Arnaldo Nesti, Giuseppe Anelli, Virginia Del Re;

- "Telegrammi", n. 273 del 5 agosto 2010: Alex Zanotelli;

- "Telegrammi", n. 274 del 6 agosto 2010: Luciano Bonfrate, Nicola Lo Bianco;

- "Telegrammi", n. 275 del 7 agosto 2010: Peppe Sini, Giobbe Santabarbara, Angelo Cavagna;

- "Telegrammi", n. 276 dell'8 agosto 2010: Severino Vardacampi, Pierluigi Consorti;

- "Coi piedi per terra", n. 317 dell'8 agosto 2010: Giobbe Santabarbara, Paolo Macina;

- "Telegrammi", n. 277 del 9 agosto 2010: Nino Lisi;

- "Telegrammi", n. 278 del 10 agosto 2010: Mauro Furlotti, Daniele Lugli;

- "Coi piedi per terra", n. 319 del 10 agosto 2010: Marta Ghezzi;

- "Telegrammi", n. 279 dell'11 agosto 2010: Pia Covre, Paolo Bertagnolli, Vincenzo Puggioni;

- "Telegrammi", n. 280 del 12 agosto 2010: Catiuscia Barbarossa, Tiziano Cardosi, Francesca Fabbri;

- "Telegrammi", n. 281 del 13 agosto 2010: Giovanni Benzoni, Valter Toni, Angela Giuffrida;

- "Telegrammi", n. 282 del 14 agosto 2010: Daria Dibitonto, Achille Scatamacola;

- "Telegrammi", n. 283 del 15 agosto 2010: Vergiliano Scorticossi;

- "Telegrammi", n. 284 del 16 agosto 2010: Giuseppe Moscati;

- "Coi piedi per terra", n. 325 del 16 agosto 2010: Giulio Vittorangeli;

- "Telegrammi", n. 285 del 17 agosto 2010: Gaetano Farinelli, Gloria Gazzeri, Fredo Olivero;

- "Telegrammi", n. 286 del 18 agosto 2010: Generoso Canagliozzi;

- "Coi piedi per terra", n. 327 del 18 agosto 2010: Maria D'Asaro;

- "Telegrammi", n. 288 del 20 agosto 2010: Francesco Comina;

- "Telegrammi", n. 289 del 21 agosto 2010: Osvaldo Caffianchi;

- "Telegrammi", n. 291 del 23 agosto 2010: Crispino Scotolatori, Antonio Vigilante;

- "Telegrammi", n. 292 del 24 agosto 2010: Massimo Grandicelli; Anna Pascuzzo;

- "Telegrammi", n. 295 del 27 agosto 2010: Luigi Sandri;

- Telegrammi", numero 299 del 31 agosto 2010: Michele Boato;

- "Coi piedi per terra", numero 340 del 31 agosto 2010: Patrizia Caporossi, Alessandro Pizzi;

- "Telegrammi", numero 301 del 2 settembre 2010: Francesco de Notaris;

- "Telegrammi", numero 302 del 3 settembre 2010: Wanda Tommasi;

- "Telegrammi", numero 303 del 4 settembre 2010: Vittorio Pallotti;

- "Telegrammi", numero 304 del 5 settembre 2010: Luciano Benini;

- "Telegrammi", numero 306 del 7 settembre 2010: Anna Baluganti;

- "Telegrammi", numero 307 dell'8 settembre 2010: Mariella Cao, Mauro Cereghini, Giovanni Sarubbi;

- "Coi piedi per terra", numero 348 dell'8 settembre 2010: Giampiero Girardi;

- "Telegrammi", numero 312 del 13 settembre 2010: Carla Mariani;

- "Telegrammi", numero 313 del 14 settembre 2010: Luigi Mochi Sismondi; Bruna Peyrot; Francesco Pistolato;

- "Telegrammi", numero 315 del 16 settembre 2010: Zenone Sovilla;

- "Coi piedi per terra", numero 356 del 16 settembre 2010: Giacomo Alessandroni;

- "Telegrammi", numero 316 del 17 settembre 2010: Maria Rosaria Baldin;

- "Coi piedi per terra", numero 357 del 17 settembre 2010: Gianni Tamino;

- "Coi piedi per terra", numero 358 del 18 settembre 2010: Chiara Cavallaro;

- "Telegrammi", numero 318 del 19 settembre 2010: Agostino Letardi;

- "Coi piedi per terra", numero 359 del 19 settembre 2010: Marcello Vigli;

- "Telegrammi", numero 319 del 20 settembre 2010: Marino Marinelli;

- "Telegrammi", numero 322 del 23 settembre 2010: Antonio Mazzeo;

- "Telegrammi", numero 323 del 24 settembre 2010: Itala Ricaldone;

- "Telegrammi", numero 324 del 25 settembre 2010: Giovanni Balacco;

- "Telegrammi", numero 328 del 29 settembre 2010: Gennaro Abele Avalimi; Luca Carlini;

- "Coi piedi per terra", numero 369 del 29 settembre 2010: Annarosa Buttarelli; Peppe Sini;

- "Telegrammi", numero 329 del 30 settembre 2010: Giulio De la Pierre;

- "Coi piedi per terra", numero 370 del 30 settembre 2010: Amerigo Bigagli; Pancrazio Degnente;

- "Coi piedi per terra", numero 371 del primo ottobre 2010: Giuliano Falco;

- "Coi piedi per terra", numero 372 del 2 ottobre 2010: Livio Miccoli;

- "Telegrammi", numero 338 del 9 ottobre 2010: Stella Bertuglia;

- "Coi piedi per terra", numero 381 dell'11 ottobre 2010: Andrea Alessandrini; Onorato Delipomeni;

- "Telegrammi", numero 343 del 14 ottobre 2010: Giancarla Codrignani;

- "Telegrammi", numero 344 del 15 ottobre 2010: Farid Adly; Luciano Capitini; Marinella Correggia;

- "Coi piedi per terra", numero 385 del 15 ottobre 2010: Sergio Albesano;

- "Telegrammi", numero 345 del 16 ottobre 2010: Angela Dogliotti Marasso; Ermete Ferraro; Alberto L'Abate; Silvano Tartarini;

- "Coi piedi per terra", numero 386 del 16 ottobre 2010: Massimo Bonfatti; Alessandro Murgia; Nora Rodriguez;

- "Telegrammi", numero 346 del 17 ottobre 2010: Ivan Bettini; Pietro Lazagna; Nello Margiotta; Antonio Parisella; Fabrizio Truini; Beppe Pavan.

- "Coi piedi per terra", numero 387 del 17 ottobre 2010: Angelo Bertani; Alessandro Capuzzo; Piero P. Giorgi;

- "Telegrammi", numero 347 del 18 ottobre 2010: Liliana Boranga; Silvio Cinque; Silvano Leso; Elena Liotta; Stefano Melis; Antonella Santarelli; Olivier Turquet;

- "Coi piedi per terra", numero 388 del 18 ottobre 2010: Lino Cattabianchi; Franco Lorenzoni;

- "Telegrammi", numero 348 del 19 ottobre 2010: Davide Berruti; Vittorio Merlini; Gualtiero Via;

- "Coi piedi per terra", numero 389 del 19 ottobre 2010: Francesco Andreini; Floriana Lipparini;

- "Telegrammi", numero 349 del 20 ottobre 2010: Federico Fioretto; Vito La Fata;

- "Coi piedi per terra", numero 390 del 20 ottobre 2010: Gianluca Carmosino; Maria Luisa Paroni;

- "Telegrammi", numero 350 del 21 ottobre 2010: Davide Arnone; Monica Lanfranco; Amalia Navoni; Filomena Perna; Giorgio Beretta;

- "Coi piedi per terra", numero 391 del 21 ottobre 2010: Umberto Santino;

- "Telegrammi", numero 351 del 22 ottobre 2010: Pierluca Gaglioppa; Silvia Quattrocchi;

- "Coi piedi per terra", numero 392 del 22 ottobre 2010: Giovanna Fiume; Giovanni Mandorino; Tiziana Plebani;

- "Telegrammi", numero 352 del 23 ottobre 2010: Silvia Montevecchi; Fabio Ragaini;

- "Coi piedi per terra", numero 393 del 23 ottobre 2010: Luisa Morgantini;

- "Telegrammi", numero 353 del 24 ottobre 2010: Osvaldo Ercoli; Anna Bravo; Piero Coltelli; Carlo Sansonetti;

- "Coi piedi per terra", numero 394 del 24 ottobre 2010: Amilcare Ammonio Annazzoni;

- "Telegrammi", numero 354 del 25 ottobre 2010: Giuliano Pontara; Daniele Gallo; Raffaella Mendolia; Marta Mureddu; Marisa Pessione e Alessandro Mortarino; Antonia Sani;

- "Coi piedi per terra", numero 395 del 25 ottobre 2010: Roberto Tecchio; Amedeo Tosi; Maurizia Giavelli; Johannes Steger;

- "Telegrammi", numero 355 del 26 ottobre 2010: Remo de Ciocchis; Lorenzo Porta;

- "Coi piedi per terra", numero 396 del 26 ottobre 2010: Sebastiano Malcontenti; Nadia Scardeoni; Luca Buzzi;

- "Telegrammi", numero 356 del 27 ottobre 2010: Giobbe Santabarbara; Silvia Berruto; Valerio Gennaro; Arianna Marullo; Andrea Mazzi;

- "Telegrammi", numero 357 del 28 ottobre 2010: Alberto Cacopardo; Tiziana Valpiana;

- "Coi piedi per terra", numero 398 del 28 ottobre 2010: Gabriella Falcicchio; Asdrubale Scarrone;

- "Telegrammi", numero 358 del 29 ottobre 2010: Carlo Gubitosa;

- "Coi piedi per terra", numero 399 del 29 ottobre 2010: Giovanna Providenti.

 

3. LIBRI. DANIELE BARBIERI PRESENTA "TU NON UCCIDERAI. DIARIO DI UN OBIETTORE DI COSCIENZA ALLA GUERRA DI ALGERIA" DI JEAN PEZET

[Ringraziamo Daniele Barbieri (per contatti: pkdick at fastmail.it) per averci messo a disposizione la seguente recensione apparsa sulla bella rivista "Cem Mondialita'".

Daniele Barbieri, nato a Roma il 3 ottobre 1948, vive a Imola; pubblicista dal 1970 e giornalista professionista dal 1991, da sempre impegnato nei movimenti per la pace, di solidarieta' e per i diritti civili, ha lavorato all'interno dei quotidiani "Il manifesto" (per il quale e' stato a lungo corrispondente dall'Emilia Romagna), "L'unione sarda" e "Mattina" (supplemento bolognese de "L'unita'"); ha collaborato a numerose riviste, fra cui "Mondo nuovo", "Musica jazz", "Azione sociale", "Muzak", "Il discobolo", "Politica ed economia" (di cui e' stato redattore), "Meta", "Cyborg", "Alfazeta", "Mosaico di pace", "Hp - Acca parlante", "Zero in condotta", "Amici dei lebbrosi", "Redattore sociale", attualmente e' redattore del settimanale "Carta"; da tempo collabora con il mensile "Piazza grande" (con cui ha organizzato anche vari corsi di giornalismo sociale) e con alcune ong (in particolare il Cospe) nella formazione o in ricerche; ha lavorato all'agenzia on line "Migranews" (sostenuta dalla linea Equal dell'Unione europea): nel giugno 2005 la Emi di Bologna ha pubblicato il volume Migrante-mente, il popolo invisibile prende la parola, che raccoglie una selezione di venticinque autori e autrici fra quelli che hanno scritto per "Migranews". Come reporter (e come persona impegnata contro le guerre) e' stato nei Balcani, in America latina e in Africa; nell'aprile del 2002 si e' recato in Palestina con una delegazione del "Coordinamento degli enti locali per la pace". E' genitore di Jan. Inoltre e' autore o co-autore di alcuni testi per la scuola (due sulla fantascienza e uno sullo sport), di un book-game sul '68 e inoltre di Agenda nera: 30 anni di neofascismo in Italia, de I signori del gioco: storia, massificazione, interpretazioni dello sport (con lo pseudonimo di Gianni Boccardelli) e di testi inseriti in alcuni libri a piu' mani. Con Riccardo Mancini, da poco scomparso, ha pubblicato alcuni libri e moltissimi articoli di fantascienza (erano loro quell'"Erremme Dibbi'" che scriveva tanti anni sul quotidiano "Il manifesto" articoli non dimenticati).

Jean Pezet e' stato obiettore di coscienza alla guerra in Algeria]

 

E' il 20 aprile 1961 quando si annuncia che "su richiesta del tribunale militare di Metz (...) e del Signor Generale del corpo d'armata, diamo citazione al nominato Pezet Jean, soldato di seconda classe (...) sui fatti del rifiuto di obbedienza".

Anche chi ricorda o sa cosa fu la guerra d'Algeria - un milione di morti fra gli algerini e torture sistematiche dei francesi - non ricorda il nome di Jean Pezet e magari neppure che il giorno dopo l'inizio di quel piccolo, insignificante processo, un gruppo di generali colonialisti - o "patrioti" secondo un altro punto di vista - tentano un colpo di Stato contro De Gaulle che e' disposto a trattare con i patrioti algerini (ribelli o terroristi li avrebbero chiamato altri).

Ma la piccola storia di Jean Pezet, coraggioso obiettore, e' importante proprio perche' sta dentro la macchina della Storia maiuscola che sembra inarrestabile e invece puo' essere inceppata anche dai piccoli Pezet. Ed e' proprio perche' il loro esempio si perda che i loro nomi vengono sistematicamente cancellati. Grazie dunque a Enrico Peyretti che, quasi per caso, ha trovato questo libretto - stampato a cura dell'autore nel 1994 - e ha voluto tradurlo in italiano, trovando ascolto nelle edizioni Il pozzo di Giacobbe (0923540339 se volete contattarle) che quest'anno ha pubblicato "Tu non ucciderai: diario di un obiettore di coscienza alla guerra di Algeria" (164 pagine per 18 euri) con la bella prefazione di Raffaele Nogaro e una utilissima post-fazione di Sergio Tanzarella. Sono abbastanza appassionato di storia eppure nel diario di Pezet come nella post-fazione ho trovato notizie importanti e sconosciute a me come (temo) ai piu'. Per citarne due sole: le dimissioni del generale De Bollarderie o di Paul Teitgen (segretario della Prefettura di Algeri) contro la pratica delle torture. Scrive il 18 marzo 167 Teitgen di aver "rivisto sui corpi martoriati dei prigionieri algerini gli stessi segni delle sevizie e delle torture da me subite da parte della Gestapo durante l'occupazione nazista".

E' stato a lungo vietato in Francia "La battaglia di Algeri", il bel film di Gillo Pontecorvo. Ma e' forse bene ricordare che a un film sugli orrori del nostro colonialismo e' di fatto vietato subdolamente di circolare in Italia: si chiama "Il leone del deserto".

 

4. LIBRI. ANNA POZZI PRESENTA "TU NON UCCIDERAI. DIARIO DI UN OBIETTORE DI COSCIENZA ALLA GUERRA DI ALGERIA" DI JEAN PEZET

[Dal quotidiano "Avvenire" del 30 giugno 2010 col titolo "Storie. Guerra d'Algeria, e la recluta disse no".

Anna Pozzi, nata a Lecco nel 1970, laureata in filosofia, giornalista professionista, e' redattrice e responsabile del settore Africa di "Mondo e Missione", autorevole rivista di informazione e cultura sul Terzo mondo del Pime; ha vissuto e lavorato in diverse parti dell'Africa, e' stata caporedattrice di un settimanale camerunense e ha realizzato numerosi reportages da vari paesi africani. Opere di Anna Pozzi: Made in Africa. Storie di un continente che rinasce, Editrice Monti; con Enrico Mascheroni, I colori di Dio, Editrice Monti; con Renato Kizito Sesana, Shiko'. Una bambina di strada, Sperling & Kupfer; con Eugenia Bonetti, Schiave, San Paolo Edizioni]

 

Il contesto specifico non e' tra i più conosciuti in Italia: la guerra d'indipendenza dell'Algeria dalla Francia, con tutto il suo carico di morte, violenze, torture... Ma il tema e' di quelli davvero universali e che non conosce tempo. Si ispira al quinto comandamento: "Non uccidere". E si traduce in una scelta di obiezione di coscienza, ispirata direttamente dal Vangelo. Una scelta tuttora di grande attualita', che interpella le coscienze di tutti, in un mondo disseminato di guerre e conflitti, spesso mascherati dietro altri nomi. Cambia la forma, non la sostanza.

Quella "sostanza" l'aveva compresa a fondo una giovane recluta francese appena ventenne, Jean Pezet, che con grande lucidita' e coraggio aveva saputo guardare in faccia la guerra d'Algeria per quella che era: violazione sistematica dei diritti umani, accompagnata da efferate torture, violenze, stragi. Il bilancio finale parlera' di oltre un milione di morti algerini. Una ferita ancora aperta tra i due Paesi e che continua a fare discutere, litigare, soffrire.

Giugno 1961. Gare de l'Est, Parigi. Un gruppo di una quarantina di prigionieri e' in arrivo da Metz. Pezet e' legato mani e piedi a un altro detenuto. "Quanti anni ti hanno dato?", chiede. "Dovrebbero essere cinque". "Anch'io. Furto con scasso. E tu?". "Non voglio andare ad ammazzare in Algeria". "Di' piuttosto che non vuoi farti ammazzare...". "Forse c'e' anche questo".

Un gruppo di passeggeri li osserva. Pezet cerca di mantenere la testa alta. "E' per voi che sono trattato cosi'!", vorrebbe gridare. "Per denunciare la violenza, la tortura. Capite?".

Molti non hanno capito e non capiscono neppure oggi. Pezet scontera' effettivamente tre anni di carcere. Senza rinnegare nulla della sua scelta. Il suo cammino interiore, la maturazione di quella decisione - anche contro il parere di alcuni uomini di Chiesa -, il radicamento nel Vangelo di quella scelta nonviolenta, accompagnata da preghiere e digiuni, sono raccontati nel suo diario. Che non poteva avere che un titolo, Tu non ucciderai.

Una testimonianza viva, profonda e coraggiosa, che anche in Francia non e' stata capita. Quell'obiezione di coscienza continua a turbare molti cuori, anche a diversi anni di distanza dalla fine di quella sporca guerra. E infatti il diario e' stato pubblicato solo molto tempo dopo, nel 1994, a spese dello stesso autore. Ma quello di Pezet e' un messaggio che va oltre il contesto storico e geografico in cui e' maturata la sua esperienza. Il suo testo, il cui sottotitolo recita Diario di un obiettore di coscienza alla guerra di Algeria, e' uscito da poco in Italia per i tipi della piccola casa editrice Il pozzo di Giacobbe (pagine 159, euro 18), che tra l'altro ha un'interessante collana intitolata "Oi Christianoi, nuovi studi sul cristianesimo nella storia". Tale volume puo' essere un'occasione per tornare a riflettere sul senso di scelte che riguardano non solo i politici o i potenti, ma anche tutti noi. Un invito alla responsabilita', che nasce dalla conoscenza e dalla consapevolezza, che trae ispirazione e nutrimento da una profonda spiritualita' e si aggrappa a una tenace capacita' di resistenza.

"E' proprio il fermento del Vangelo - scrive Pezet - che innalza progressivamente la conoscenza del diritto e la comprensione delle cose divine. Se perdi la speranza, se rinunci, il male prende il sopravvento e la nobilta' interiore retrocede, in te e intorno a te. Se resisti, se attingi la fiducia nella preghiera, che e' un dialogo con Dio, se credi che il Signore conduce l'umanita' al superamento dei suoi crimini e all'accesso alla santita', allora la tua lotta ritorna ad apparirti utile, indispensabile: ritrovi la tua identita' di figlio di Dio".

La versione italiana del libro di Pezet e' arricchita da tre testi, che offrono ciascuno un reale valore aggiunto all'opera: la prefazione del vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro, l'introduzione di Enrico Peyretti, che molti anni prima aveva "scovato" questo libro nel monastero di Tamie' e lo ha segnalato all'amico Sergio Tanzarella, curatore della collana e autore di un'ampia postfazione che contestualizza - non solo storicamente, ma anche indagando il ruolo dei cristiani di fronte alla guerra - l'esperienza di Pezet.

 

5. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com

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COI PIEDI PER TERRA

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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 399 del 29 ottobre 2010

 

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