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Telegrammi. 383



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 383 del 23 novembre 2010

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Ma due cose prima di tutto

2. Per la liberazione del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo

3. Maria G. Di Rienzo presenta "Nostra Signora della Luce"

4. Kathleen Barry: Disfare la guerra, rifare gli uomini

5. Una lettera aperta alle commissioni parlamentari Cultura

6. Enrico Peyretti presenta "Io sono con te" di Guido Chiesa

7. Per sostenere il Movimento Nonviolento

8. "Azione nonviolenta"

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. MA DUE COSE PRIMA DI TUTTO

 

Opporsi alla guerra assassina.

Opporsi al colpo di stato razzista.

 

2. EDITORIALE. PER LA LIBERAZIONE DEL PREMIO NOBEL PER LA PACE LIU XIAOBO

 

E' paradossale ed insieme assolutamente rivelatore - apocalittico quindi, se ci si consente l'uso etimologico di quest'antica parola - che lo stato che si avvia palesemente ad essere il piu' potente del mondo (ed e' forse dai tempi dell'impero romano che una tale prospettiva egemonica non si dava) tema a tal punto la forza testimoniale della parola e delle idee di una singola ragionevole persona, come fa il governo cinese che tiene tuttora detenuto l'ultimo premio Nobel per la pace Liu Xiaobo.

Vedi come tutti i soverchiatori e i persecutori, col loro radicale abissale timore finanche di una singola inerme persona, loro malgrado rivelano a fortiori quanto grande e' la potenza ermeneutica e quanto luminosa la dignita' che promana da ogni singolo essere umano.

Se vi fosse una comunita' internazionale degli ordinamenti giuridici, dei popoli e delle persone, ovvero dell'umanita', essa chiederebbe senza esitazioni e senza circonlocuzioni l'immediata piena liberazione di Liu Xiaobo e dei suoi congiunti e sodali anch'essi in varie forme e misure perseguitati per essergli vicini per vincolo naturale e civile o ideale.

Dopo la liberazione di Aung San Suu Kyi in Birmania, sia liberato Liu Xiaobo, siano liberate tutte le persone prigioniere per motivi di coscienza ovunque nel mondo. Nasca finalmente quell'internazionale delle coscienze, ovvero dell'umanita' consapevole della sua essenziale unita' e del suo ineludibilmente comune destino, che fu presagita da tante esperienze di lotta e di pensiero, di solidarieta' e di liberazione, ed infine statuita nel patto delle Nazioni Unite all'indomani della seconda guerra mondiale, dinanzi all'orrore di Auschwitz e di Hiroshima.

Tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

La nonviolenza e' in cammino.

La nonviolenza e' l'umanita' in cammino.

 

3. LIBRI. MARIA G. DI RIENZO PRESENTA "NOSTRA SIGNORA DELLA LUCE"

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione la seguente presentazione del suo ultimo libro, svolta il 13 novembre 2010 alla Fiera della Microeditoria tenutasi a Chiari (Bs).

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250]

 

"Nostra Signora della Luce" e' essenzialmente un'anti-utopia, classificabile nella fantascienza post-catastrofe. Voi sapete che "utopia" significa "non-luogo", ma il significato attuale del termine - non solo per quanto riguarda la letteratura - e' "luogo buono", o "luogo perfetto", dove i problemi del tempo presente sono stati risolti; un'anti-utopia, per contro, puo' condurre all'estremo i problemi del tempo presente e mostrarci il peggiore possibile dei mondi.

L'utopia e l'anti-utopia sono sempre state usate come forma immaginativa della critica sociale: sembrano distantissime dalla realta', ma di solito sono una sfida di chi scrive all'assetto presente in cui si trova. Per le donne in particolare, sin dal '600, scrivere utopie o anti-utopie e' stato il poter dare voce a sogni e pratiche di liberta'. Il fantastico femminile di questo tipo fornisce, infatti, un'esperienza di lettura trasformativa, e cioe' rende ad esempio i lettori consci delle strutture del genere e delle metafore concettuali che le sostengono: abilita quindi i lettori a mettere in questione le cosiddette "verita'" quotidiane su cosa sia essere uomini o essere donne.

Le donne che hanno scritto all'interno del genere utopico/fantastico hanno contribuito grandemente a far uscire il genere stesso dalla classificazione "intrattenimento superficiale" (leggi spazzatura) con cui era stato bollato dalle accademie. Vi hanno introdotto psicologia, biologia, filosofia, spiritualita', esperimenti sui ruoli sociali e di genere, costruzione di linguaggi non gerarchici, portando il fantastico fuori dal ghetto: adesso la fantascienza e la fantasy scritte da donne sono soggetto frequente di studi e seminari universitari, di saggi e di cicli di conferenze in tutto il mondo, anche se davvero poco in Italia.

Ci sarebbe molto da scoprire, e sicuramente anche da imparare, se riuscissimo a conoscere qualcun'altra, oltre alla bravissima Mary Shelley ed al suo "Frankenstein" del 1818. Perche' dopo sono venute Roquia Sakhawat Hussain, femminista musulmana bengalese con il suo "Il sogno della sultana", nel 1905, dove descrive una segregazione sessuale all'incontrario in un universo alternativo. E dieci anni dopo, 1915, Charlotte Perkins Gilman creera' "Herland", la "terra di lei" dove le donne si riproducono per partogenesi. E queste saranno le madri simboliche delle future Ursula K. Le Guin, Marge Piercy, Suzette Elgin, Margaret Atwood, Joanna Russ, Sheri Tepper, Joan Slonczewski, e persino Toni Morrison.

Questo per spiegarvi da cosa nasce la mia propensione ad usare il fantastico per quello che ho da dire, nonche' per sottolineare il fatto che non ritengo il genere "minore" o "piu' facile" rispetto allo scrivere all'interno di un'altra cornice letteraria. Nello specifico, con "Nostra Signora della Luce" ho cercato di affrontare piu' aspetti del tempo presente proiettandoli nel futuro. Naturalmente, il lavoro risente delle riflessioni che io andavo portando avanti quando e' stato scritto, qualche anno fa; queste riflessioni concernevano per lo piu' i contatti che avevo, ed ho tuttora, con le attiviste per i diritti umani delle donne (che in moltissimi casi sono anche delle attiviste ecologiste) in giro per il mondo, e specialmente in quelli che ora sono i luoghi peggiori, per viverci, del pianeta: tipo l'Afghanistan, l'Iran, l'Iraq, la Palestina, eccetera. I punti di vista di queste donne, le loro fatiche, le loro sofferenze, le loro vittorie, la loro resistenza, il loro coraggio, e le loro incrollabili voglia e gioia di vivere, sono cose che io cerco di trasmettere solitamente con articoli e traduzioni. Le traduzioni sono le piu' letterali possibile, quindi io sono solo il megafono per la voce di un'altra donna; gli articoli devono, com'e' ovvio, presentare dei fatti ed argomentare in modo logico, razionale e convincente delle opinioni. In entrambi i casi c'e' certo anche spazio per l'emozione e per i sentimenti, un po' meno per le sensazioni e le esplorazioni speculative, meno ancora per la presentazione polivocale della situazione basata su queste ultime.

In breve, con "Nostra Signora della Luce" io ho voluto immergermi in una situazione (il classico "come sarebbe se...?") e descriverla dagli svariati punti di vista dei personaggi. Nella maggioranza degli altri miei lavori io adotto il punto di vista della o del protagonista e racconto la storia come lei o lui la racconterebbe. Usualmente questo tipo di narrazione rende piu' agevole l'identificazione di chi legge con il personaggio o il provare almeno simpatia e trepidazione per lui (o per lei). In questo romanzo, invece, la cosa non e' cosi' scontata, sia appunto perche' la narrazione e' polivocale, sia perche' tutti i personaggi presentano in maggior o minor misura ambiguita' e chiaroscuri.

L'ambientazione e' la citta' in cui vivo, il tempo e' un lontano futuro, le questioni in gioco sono: le conseguenze di politiche ambientali di sfruttamento e di militarizzazione dei territori, la relazione che con esse ha la liberta' delle donne (per esempio, queste politiche tendono ad enfatizzare una gerarchizzazione estrema dei ruoli di genere), il ruolo che la spiritualita' puo' giocare sia sul piano costrittivo sia sul piano della liberazione e della guarigione.

Il sole e' scomparso dal mondo, una cappa lo nasconde agli abitanti di questo futuro tranne che per poche occasionali visioni della durata di qualche ora; le relazioni sociali sono normate da una sorta di "vangelo" (la "Rivelazione del Secondo Avvento") che considera la creativita' umana come il peggiore dei mali: in particolare, le macchine e la tecnologia sono le icone della malvagita', perche' e' attraverso macchine e tecnologia che abbiamo bombardato, distrutto, inquinato, ucciso sino a riuscire persino a separare il pianeta dalla sua stella. La conoscenza dev'essere rigidamente controllata, se si deve scrivere qualcosa non puo' che essere un commentario o una lode alla Rivelazione del Secondo Avvento, e se si trovano libri che non corrispondono a queste caratteristiche e' meglio bruciarli che leggerli. La citta' agonizza in uno stato di lento ma inesorabile disfacimento, animali non ve ne sono piu' tranne pochi insetti, le piante continuano a morire. L'unica speranza e' appunto il ritorno di dio sulla terra; nel frattempo, nulla puo' ne' deve essere fatto per migliorare la situazione.

In questo scenario, il racconto segue - per la prima parte - le vicende di una famiglia, di modo che noi si possa percepire come si vive, o meglio come si sopravvive, giorno dopo giorno, senza luce, fra muffe e oggetti che si disfano, piogge e nevicate continue, in una condizione in cui la costrizione e la sofferenza derivate dal bisogno si pensa di maneggiarle dichiarando la necessita', e financo la santita', della costrizione e della sofferenza. Naturalmente c'e' sempre chi deve soffrire un po' di piu', c'e' sempre chi e' un po' piu' peccatore e un po' meno umano, e il genere femminile che e' stato costretto a recitare questa parte per circa 4.000 anni di storia reale, anche nella mia storia fittizia si trova un gradino piu' in basso. Piu' esattamente, si trova ad uno dei due estremi dell'oggettificazione sessuale, quello che vuole il corpo femminile completamente coperto a causa degli impuri desideri che suscita negli uomini. All'altro capo di questa linea stanno le ballerine seminude sui cubi delle discoteche, ma chi definisce la linea e' sempre e solo lo sguardo patriarcale; le donne devono essere velate o svelate a seconda della volonta' degli uomini che stanno loro attorno, per cui nessuno riuscira' mai a convincermi che l'una o l'altra opzione siano scelte libere.

La seconda parte del romanzo vede personaggi che gia' conosciamo come co-protagonisti prendere il centro della scena e l'ingresso di nuove figure. La situazione politica e' cambiata, ed e' cambiata in peggio, perche' la citta' e' stata conquistata da un esercito religiosamente ispirato che ritiene di avere la "vera" versione della Rivelazione. E questo e' stato il mio sberleffo ai fanatici, agli zeloti, ai sedicenti fondamentalisti, ai quali ho praticamente detto: fate attenzione, in nome dello stesso dogma che usate per inneggiare alla discriminazione ed alla distruzione altri possono discriminare e distruggere voi.

La metafora della sparizione della luce per descrivere un'epoca oscurantista e' semplice e scoperta. E dal momento che la prima parte del romanzo, a causa di questa oscurita', non offre consolazioni a chi legge, volevo che il finale fosse positivo. Si trattava quindi, nella seconda parte, di rispondere alla domanda: chi riporta la luce alla Terra, chi libera il Sole? I trevigiani potevano resistere e confrontarsi in modo nonviolento con la dittatura militare sino a sconfiggerla, e cosi' accadra', ma il ritorno del Sole presupponeva sia l'utilizzo di tecnologia avanzata, sia la riscrittura del simbolismo concernente la sua scomparsa. Cosi', avevo bisogno che qualcuno tornasse dal passato per far funzionare in modo diverso le macchine (e cioe' la Rete Climatica che mantiene in essere la cappa che nasconde il Sole), e avevo bisogno che qualcuno raccontasse in modo diverso la storia della scomparsa. Questo e' il compito che si assumono una clone umana, priva di qualsiasi indizio rispetto alla situazione attuale e persino rispetto a se stessa, giacche' e' la copia fisica di una persona ormai deceduta, ma non la copia della personalita' che apparteneva a quella persona, e un ragazzino classificato alternativamente come ritardato mentale o indemoniato. Volevo infatti fossero quelli visti come ultimi, i non considerati, i non capiti, i disprezzati, a sollevare la tenda che nel mio romanzo mantiene nel buio non solo i corpi, ma anche la ragione ed il sentimento.

In conclusione, lasciatemi chiudere su un registro leggero, per cosi' dire. Io sono profondamente grata e molto orgogliosa di poter lavorare con una persona come Nicoletta Crocella, per cui credo che il mio romanzo non potesse aver miglior destino che quello di incontrare le sue mani e il suo cuore, e la sua associazione di artisti. Generalmente, la cosiddetta editoria "maggiore" non si prende la briga neppure di leggere una pagina di quel che mando loro, mi propone di pagare io stessa per la pubblicazione (cosa che non sono in grado di fare e non sono disposta a fare), o neppure mi risponde. "Nostra Signora della Luce" vanta pero' un primato in questo campo. Un editore non "micro" ha effettivamente sfogliato il testo e mi ha risposto che non poteva pubblicarlo: perche' era scritto troppo bene. Il mio mondo e' effettivamente cambiato, quel giorno. E' chiaro che non mi trovo piu' sul pianeta che conosco, su cui sono nata, ma che sono stata trasferita - probabilmente a causa di una distorsione spazio-temporale - in un'anti-utopia per cui i medici che curano male i pazienti sono promossi a primari, i politici che approfittano del loro status per truffare e rubare e spassarsela vengono ossessivamente rivotati, i poliziotti che abusano della loro autorita' sono trasferiti a mansioni superiori, e chi non sa fare nulla tranne che vendersi al miglior offerente vince premi per il suo "talento futuro". Spero di poter tornare in un mondo decente, prima o poi, ma nel frattempo non mi tirero' indietro nel cercare di cambiare questo, e continuero' a scrivere.

Per quanto riguarda il libro, se e' scritto bene, troppo bene, male, decentemente, eccetera, gli unici legittimati a deciderlo sono le lettrici e i lettori. Quindi, tocca a voi. Grazie.

 

4. RIFLESSIONE. KATHLEEN BARRY: DISFARE LA GUERRA, RIFARE GLI UOMINI

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di Kathleen Barry del 10 novembre 2010 ripreso da Women's Media Center.

Kathleen Barry, sociologa femminista, autrice, fra l'altro, di "Female sexual slavery" del 1979, libro tradotto in sei lingue, ha di recente dato alle stampe il libro "Unmaking War, Remaking Men" (Disfare la guerra, rifare gli uomini)]

 

La guerra rinforza la mascolinita' violenta. L'asserzione degli uomini di essere i protettori delle donne e' la giustificazione per il controllo estremo delle donne stesse. Ancora, regolarmente, si afferma che l'occupazione dell'Afghanistan abbia "liberato" non solo il paese ma le donne in particolare. In realta' la guerra fa regredire la condizione delle donne: sia nel paese in cui e' combattuta, sia in ogni paese che ne invada un altro.

In Afghanistan, l'istruzione delle bambine ebbe inizio nel 1941 e divento' obbligatoria nel 1978, un anno prima dell'invasione sovietica. I diritti umani delle donne stavano emergendo assieme al crescente sviluppo economico; a partire dal 1959 le donne ottennero il diritto di voto e nessuno richiedeva loro di essere velate. Le donne studiavano ed insegnavano nelle universita' afgane.

Poi l'Unione Sovietica occupo' il paese per dieci anni, l'occupazione fu seguita dalla guerra civile, ed ora la guerra statunitense in Afghanistan e' entrata nel suo decimo anno: la situazione oggi e' che le ragazze sorprese ad andare a scuola possono avere dell'acido lanciato in faccia, che sulle insegnanti delle ragazze pendono condanne a morte (e queste donne coraggiosamente continuano ad insegnare in scuole segrete) e che l'onnipresente burqa nasconde le donne alla vista.

Il presidente Karzai, lo scorso anno, ha proposto una legge per accontentare i capi tribali che avrebbe a tutti gli effetti legalizzato lo stupro all'interno del matrimonio. Emendata prima della sua adozione, oggi la legge permette ad un marito di negare il cibo alla moglie che gli neghi il sesso.

I media americani omettono, in modo conveniente e consistente, di contestualizzare e storicizzare la condizione femminile nel mondo islamico ed arabo. Negli Usa e nel resto del mondo, uomini e donne, in largo numero, sono giunti a credere che la guerra in Afghanistan abbia solo potuto migliorare la triste condizione delle donne, e niente e' piu' lontano dalla verita'. Il fatto e' che le donne stanno soffrendo di piu' perche' il nostro allora presidente decise che era nell'interesse nazionale combattere contro un paese che non ci aveva attaccati ne' aveva in progetto di farlo. E quando negoziava con Karzai su altre istanze, ha sempre ignorato le leggi punitive per le donne.

Le donne americane non guadagnano nulla dalla mascolinita' violenta che risorge rinforzata dalle guerre contro l'Iraq e contro l'Afghanistan: delle donne che sono nell'esercito, una su tre e' vittima di violenza sessuale da parte dei soldati americani suoi commilitoni. In questo senso e' piu' pericoloso per una donna stare nell'esercito che in zona di guerra. Il tasso di violenza domestica subito dalle mogli di militari e' piu' alto della media. E la cultura della guerra da' respiro politico alla destra estrema che vorrebbe privare noi donne di molti diritti umani, compreso quello di avere il controllo sui nostri corpi.

Queste sono solo le piu' evidenti delle violazioni, subite dalle donne, che si intensificano in tempo di guerra. Nel mentre i diritti delle donne vengono concessi o sottratti a seconda del trovarsi in pace o in guerra di un paese, un problema piu' grave governa la condizione delle donne durante la guerra: e' la spendibilita' degli uomini. Nel mio nuovo libro, "Unmaking War, Remaking Men" identifico l'addestramento ad un tipo di mascolinita' come la base per la socializzazione dei ragazzi nel loro diventare uomini, e cio' e' trasversale a culture e stati: per diventare uomini devono essere riconosciuti come "protettori" delle donne, dei bambini, della loro tribu' o del loro paese. L'apprendimento e' rinforzato dai messaggi mandati dai media, dal gruppo di pari e dalla societa' nel suo insieme. La violenza e l'aggressione sono gli elementi principali di questo tipo di mascolinita' e sono essenziali al ruolo di "protettori". L'esercito costruisce l'attitudine al combattimento dei suoi membri su tale base. E sempre da tale base nasce l'aspettativa del "sacrificio del soldato".

Rendere gli uomini spendibili per la guerra dicendo loro che sono protettori li incoraggia, io credo, a sentirsi superiori alle donne, giacche' sono i difensori di creature piu' deboli, inferiori. Di certo questo fenomeno non spiega tutte le diseguaglianze che toccano alle donne, ma fa un bel tratto di strada nell'analizzarle. Dalle donne di tutte le culture e le classi sociali ci si attende che accettino gli uomini come "protettori": mentre una su quattro subisce violenza dagli stessi uomini che dovrebbero difenderla da altri uomini.

Nel libro suggerisco, con maggiori dettagli di quanto possa fare in un articolo, che la spendibilita' degli uomini e' una condanna a morte inerente nell'aspettativa di genere che debbano combattere guerre. Viola in modo cosi' intenso la loro stessa umanita', che molti di loro rivolgono la loro rabbia, alimentata dal senso di superiorita', contro le donne e i bambini in casa propria. E grazie all'incoraggiamento fornito dall'esercito, in Iraq e Afghanistan civili sono uccisi su base giornaliera.

Neppure la pace mette fine alla violenza contro le donne. La violenza contro le donne in casa e nelle strade resta il terreno di crescita per le prossime guerre, e' il palcoscenico su cui il "macho" recita e gli uomini in genere si preparano ai combattimenti futuri.

Un impegno efficace per la pace richiede l'alleanza tra il femminismo ed i movimenti pacifisti o contro la guerra. Specialmente il lavoro femminista sulla violenza contro le donne deve informare ed aiutare a costruire le pianificazioni e le azioni dei movimenti contro la guerra. Questo permetterebbe agli uomini di assumersi la responsabilita' di rifare la mascolinita' ed alle donne di disfare la loro complicita' nel rendere gli uomini spendibili.

 

5. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA ALLE COMMISSIONI PARLAMENTARI CULTURA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Ai presidenti delle Commissioni parlamentari Cultura

e per opportuna conoscenza: al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, alla ministra dell'Ambiente, al ministro dei Beni Culturali, al ministro della Salute, al ministro dei Trasporti, alla ministra del Turismo, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Segnalazione ed appello in difesa dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame; contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge

*

Egregi presidenti delle Commissioni Cultura della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica,

vi segnaliamo che l'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, di dantesca memoria, un vero e proprio bene dell'umanita', e' gravemente minacciata di irreversibile devastazione e catastrofico inquinamento da manovre speculative di selvaggia aggressione sia del territorio e dei beni naturali e culturali, sia della salute e dei diritti della popolazione locale.

Punta di lancia di questa aggressione e' il progetto dissennato ed illecito di realizzare, nel cuore di un'area cosi' unica e preziosa, un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge.

La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze:

a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;

b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;

c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;

d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');

e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';

f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;

g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

Quell'area va tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Con la presente lettera sollecitiamo tutte le istituzioni variamente competenti a un impegno in difesa di questa preziosa area, assurdamente minacciata di irreversibile devastazione, e in difesa del diritto alla salute della popolazione viterbese; un impegno che si opponga alla realizzazione di un insensato ed illegale mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bullicame a Viterbo.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 21 novembre 2010 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 22 novembre 2010

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

6. FILM. ENRICO PEYRETTI PRESENTA "IO SONO CON TE" DI GUIDO CHIESA

[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per averci messo a disposizione la seguente recensione.

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.serenoregis.org, www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68.

Guido Chiesa (Torino, 1959) e' regista, sceneggiatore cinematografico e saggista; tra i suoi film segnaliamo i lungometraggi: Il caso Martello, 1991; Babylon (La paura e' la miglior amica dell'uomo), 1994; Materiale resistente, 1995; Non mi basta mai, 1999; Il partigiano Johnny, 2000; Lavorare con lentezza, 2004; Le pere di Adamo, 2007; Io sono con te, 2010; e' anche autore di vari saggi, e vari saggi, volumi e tesi di laurea sono stati scritti sul suo lavoro; molti materiali utili sono reperibili nel sito www.guidochiesa.net]

 

Io sono con te, regia di Guido Chiesa, 2010

*

In questo film su Maria e Gesu', del tutto fuori da schemi devozionali, bello nell'ambientazione e interpretazione, il filo conduttore e' costituito dai "perche'" riguardo alla Legge, al cui sacro indiscusso rispetto obbliga e preme la societa' religiosa. Sono le raffiche di "perche'?" dei bambini che arrivano come vento nuovo, se non li eludiamo e deludiamo, a rinnovare ogni pigra e paurosa sistemazione del mondo. Sono le madri che permettono agli uomini nuovi di vedere nuovi orizzonti.

Gia' Maria sa tranquillamente che Dio vuole misericordia e non sacrifici. Afferma queste cose col sorriso felice di chi possiede un bel segreto. Conosceva il profeta Osea che altri, come il cognato Mardocheo, dimenticano a favore di dure regole di purita' e di rigore. Maria gestisce in tutta autonomia la sua maternita', addirittura, come Elisabetta, non vuole circoncidere il suo bambino (perche' ha visto con pena l'operazione cruenta su un neonato) e lo educa senza restrizioni, con fiducia totale.

Giuseppe ha cuore buono, e la segue. Il bimbo osserva e riflette sulle leggi e i costumi religiosi, e interroga: "Mamma, la Scrittura puo' sbagliare? Come si distingue il giusto dall'ingiusto? Perche' si deve picchiare per correggere?". Gesu' non si batte coi suoi coetanei. Come la mamma, va a parlare con l'"indemoniato", che e' soltanto uno sfortunato: "Non ho avuto una madre come la tua".

Ai dottori del tempio Gesu' dodicenne chiede perche' non si puo' di sabato percorrere piu' di sei stadi (come ha fatto il suo amico impuro, contro la legge) per andare a riconciliarsi con Dio. Non e' forse questa la sola cosa importante? Non capisce perche' mai si fanno nel tempio tanti penosi sacrifici di sangue, uccidendo teneri animali innocenti.

I dottori non sanno cosa rispondere, muovono la testa perplessi, sembra che inclinino all'assenso. C'e' qualcosa piu' della legge, piu' della religione. Il film, come un vangelo dell'infanzia, immagina che Gesu', fin da bambino, abbia indicato e vissuto questo di piu'. Gli costera' la vita. Ma e' l'unico modo di essere vivi, perche' quel di piu' e' la vita.

 

7. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

8. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 383 del 23 novembre 2010

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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