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Coi piedi per terra. 431



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 431 del 30 novembre 2010

 

In questo numero:

1. Arsenico: il punto

2. Due campagne per i diritti umani delle donne

3. Monica Piloya: Donne come me

4. Maria G. Di Rienzo: Signor ministro...

5. Una lettera aperta alle commissioni parlamentari Trasporti

6. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. EDITORIALE. ARSENICO: IL PUNTO

 

Nel dibattito pubblico sulla questione della presenza dell'arsenico nell'acqua potabile si rischia spesso di dimenticare il punto decisivo. Ed il punto deciviso e' che ingerire arsenico e' velenoso.

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Pertanto occorre non solo che l'Italia immediatamente si adegui a quanto prescritto dall'Unione Europea e cessi ogni regime di deroga che si traduce di fatto in licenza di avvelenare a livello di massa.

Occorre anche che le istituzioni si impegnino immediatamente non solo per rientrare nei parametri europei, ma altresi' per dearsenificare del tutto le acque destinate a consumo umano.

Che per anni ed anni irresponsabilmente nel Lazio si sia permesso attraverso il regime della deroga di avvelenare i cittadini fornendo acqua ad uso potabile che "legalmente" poteva contenere fino a 50 microgrammi di arsenico per litro, e' un crimine scandaloso, che deve immediatamente cessare. E ad esempio l'"Associazione italiana medici per l'ambiente" ha indicato con precisione i provvedimenti che possono e devono essere presi immediatamente in tutti i Comuni in cui il problema si presenta.

Ma se vi fossero degli insipienti e degli irresponsabili che volessero sostenere che una presenza di 20 microgrammi di arsenico per litro di acqua e' un avvelenamento "accettabile", a costoro occorre replicare che non lo e'.

Come in verita' non e' accettabile neppure una presenza di 10 microgrammi per litro.

L'arsenico e' un veleno: nell'acqua che entra nell'organismo degli esseri umani non deve esservene ne' poco ne' punto.

Per questo agli amministratori pubblici che in questi giorni si sono finalmente accorti della gravita' della situazione e che devono prendere provvedimenti urgenti, vogliamo ricordare che l'unico criterio cui devono attenersi e' il seguente: cessare di avvelenare gli esseri umani.

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Cessare di avvelenare gli esseri umani: i provvedimenti a tal fine necessari sono evidenti.

Nel caso specifico la prima cosa da fare da parte delle pubbliche amministrazioni e' dichiarare non potabile l'acqua che contiene arsenico; fornire con adeguate modalita' acqua bevibile alle persone; procedere laddove occorra alla dearsenificazione con tecnologie appropriate; e last but not least decidersi a considerare la difesa dell'ambiente - ergo la salute e la sicurezza della vita degli esseri umani - come il primo decisivo dovere dell'azione politica ed amministrativa.

 

2. INIZIATIVE. DUE CAMPAGNE PER I DIRITTI UMANI DELLE DONNE

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione le seguenti segnalazioni]

 

Oggi, 29 novembre 2010, uniamo le mani in solidarieta' e chiediamo ad attiviste ed alleate nelle differenti parti del mondo di sostenere il lavoro delle difensore dei diritti umani che chiedono di mettere fine alla violenza giustificata in nome della "cultura", della "religione" o della "tradizione".

La Campagna "La violenza non e' la nostra cultura" definisce tale violenza come: atti di violenza contro le donne giustificati e condonati tramite la politicizzazione e l'abuso delle credenze, dei valori e delle pratiche culturali, religiose o tradizionali al fine di imporre controllo su donne e bambine. Cio' puo' includere il controllo sul corpo di lei, sulla sua sessualita', su chi lei ama, su chi lei sposa, su come esprime se stessa, su cio' che lei sa, su cio' che lei crede e sull'esercizio del suo libero arbitrio.

La Campagna fu lanciata nel 2007 come "Campagna globale per metter fine all'assassino ed alla lapidazione di donne" per fermare l'insistente abuso di religione e cultura per giustificare gli omicidi, le mutilazioni e la tortura delle donne come punizione per la violazione di "norme" imposte, in special modo quelle che riguardano i ruoli di genere ed il comportamento sessuale.

La capacita' di donne e ragazze di esercitare la loro liberta' di espressione e' cruciale per contrastare la continua disseminazione di messaggi culturali usati per giustificare la violenza contro le donne. Cio' include il diritto per donne e ragazze di formare liberamente e liberamente esprimere le loro opinioni e di cercare, ricevere e fornire informazioni e idee liberamente tramite ogni media, al di la' delle frontiere (art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Include anche il diritto di associarsi e di tenere assemblee (art. 20 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

Le tecnologie informatiche e di comunicazione come internet hanno grande potenziale nel permettere alle donne di partecipare allo sviluppo delle societa' in cui vivono e nel fare evolvere una cultura che onori e rispetti la dignita' umana e i diritti umani.

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La Campagna "Riprendiamoci la tecnologia" ("Take Back The Tech!") chiama donne e ragazze a creare i propri media, a sfidare e contrastare le repressive nozioni vigenti di "cultura" e "identita'" che pretendono di dettare, anziche' di rispettare, il diritto base di ogni donna a definire se stessa. Promuovendo l'uso creativo della tecnologia da parte di donne e ragazze stiamo sostenendo il loro potere di documentare ed esprimere le loro diverse realta', la loro auto-rappresentazione e la loro contestazione delle credenze, delle attitudini e delle pratiche che perpetuano e scusano gli atti di violenza contro le donne.

Da quando la campagna "Riprendiamoci la tecnologia" comincio', nel 2006, centinaia di attiviste e difensore dei diritti umani, in piu' di trenta paesi, hanno usato internet, i cellulari, le radio per organizzare azioni contro la violenza di genere.

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Le due Campagne sono unite come parte dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. Potete vedere le azioni comuni su:

www.takebackthetech.net/take-action

www.stop-stoning.org/16_Days_2010

Difendete i diritti umani delle donne. Dichiarate la nostra cultura libera dalla violenza contro le donne!

Quest'anno, "Riprendiamoci la tecnologia" chiede di difendere il nostro diritto di donne di esprimerci e di essere informate: le fondamenta per essere in grado di stare insieme, organizzarci per il cambiamento, intervenire nel dibattito pubblico, definire la cultura, costruire spazi sicuri e mettere fine alla violenza contro le donne.

Video su You Tube: www.youtube.com/watch?v=DCwK8Y1Unr4

 

3. DIRITTI. MONICA PILOYA: DONNE COME ME

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento del 28 nvembre 2010 di Monica Piloya dal titolo originale "Women Maimed by Landmines Need to Be Heard by UN"]

 

Onyama, Uganda. A migliaia di miglia di distanza da qui, a Ginevra, ufficiali governativi - rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite e membri della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine - si incontreranno dal 29 novembre al 3 dicembre per discutere dei loro sforzi e piani per implementare il Trattato di bando delle mine del 1997. Stanno scambiando informazioni sui progressi fatti nel mantenere le date di scadenza per la ripulitura dei terreni minati. Stanno parlando dei piani nazionali di assistenza alle vittime delle mine, inclusi i modi in cui i sopravvissuti sono coinvolti nel disegnare, portare avanti e monitorare tale lavoro. Stanno parlando di questioni che trattano delle donne come me.

Per la maggior parte noi, donne disabili, siamo state lasciate fuori da queste importanti conversazioni per tutto il decennio passato, proprio come siamo state lasciate fuori dai programmi di sviluppo e rifiutate dalle nostre stesse comunita'. Chi decide le politiche deve tenere in conto i nostri bisogni, di modo che noi si possa condividere i benefici di ogni programma ideato.

Le donne disabili sono troppo spesso isolate nelle loro comunita', ignorate dai soccorsi e vittime di violenza sessuale. Abuso ed abbandono sono comuni, e la mancanza di accesso alle cure sanitarie, all'istruzione e ad opportunita' di impiego sono la realta' per la maggioranza di noi. Persino nelle relazioni umane, vi e' spesso vergogna e paura. Non e' insolito che gli uomini si facciano vedere di notte e ripartano al mattino, perche' non vogliono essere visti con una moglie disabile.

Io so tutto questo per esperienza personale, quell'esperienza che ebbe inizio una notte del 1996, quando i ribelli del Lord's Resistance Army entrarono ad Onyama, il mio villaggio nell'Uganda del nord. Bruciarono e saccheggiarono le case dei miei vicini. Io vidi la distruzione il mattino seguente, mentre andavo a prendere acqua e a comprare cibo al mercato, portando il mio figlio piu' piccolo sulla schiena. Mentre tornavo a casa, per evitare un uomo che la percorreva in senso inverso in bicicletta, mi sono spostata di lato. Ho udito lo scoppio di un tuono e tutto e' diventato buio attorno a me.

Ho passato tre mesi in ospedale: ho perso una gamba e mio figlio. Avevo messo il piede su una mina, ed il mondo che avevo conosciuto divenne un vicolo cieco. La vita con mio marito cambio' completamente. Subivo di continuo il suo abuso verbale; mi diceva che ero inutile, che ero senza speranza. I miei suoceri gli dicevano: "Monica e' disabile, prenditi un'altra donna".

Dopo un anno, mio marito mi lascio'. Io allora ero incinta di quattro mesi e lottavo per riuscire a prendermi cura del mio primogenito. Mi vergognavo di essere mutilata. Avevo paura di quel che la gente poteva dire. Con il tempo mi isolavo sempre di piu'. Sono stati i miei bambini ad impedirmi di suicidarmi. Cosa sarebbe accaduto loro, se io morivo? E quando scoppiavo in lacrime, anche loro si mettevano a piangere, cosi' io smettevo e li consolavo.

Infine decisi di unirmi all'associazione locale dei sopravvissuti alle mine, e la' trovai speranza, amicizia e coraggio. Lentamente ho ricostruito la mia vita. Adesso ho un piccolo commercio, vendo pesce al mercato, e sono la leader di un'organizzazione di sopravvissuti dell'Uganda del nord.

Migliaia di donne disabili, in Uganda e ovunque, che hanno perso membra del loro corpo, familiari, e dignita' a causa della guerra, continuano a sperimentare barriere in troppi aspetti delle loro vite. I paesi di piu' di meta' del mondo, Uganda incluso, hanno ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilita', e piu' di 150 paesi hanno firmato il Trattato di bando alle mine. Questi sono impegni importanti presi dai governi, ma in che modo aiutano le donne come me nella vita quotidiana? Se veramente contiamo qualcosa c'e' bisogno di contare sul serio, o continueremo a vivere come ombre. In Uganda non sappiamo quante siamo, quante beneficiano dei programmi governativi e quante subiscono violenze sessuali. Siamo invisibili.

Spero che le Nazioni Unite, i volontari dell'aiuto umanitario ed altri che lavorano in situazioni di conflitto vorranno gettare luce sugli ostacoli che le donne con disabilita' devono affrontare, spero che ascolteranno quel che abbiamo da dire, e che lavoreranno con noi per fare qualcosa.

 

4. RIFLESSIONE. MARIA G. DI RIENZO: SIGNOR MINISTRO...

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per questo intervento.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250]

 

Devo ammettere la mia ignoranza ancor prima di cominciare: non so, non ho capito, di che si occupi esattamente il dicastero dello Sviluppo Economico. Oltre che ignorante sono ingenua; pensavo, infatti, che un Ministro dello Sviluppo Economico potesse rilasciare dichiarazioni pubbliche su, mettiamo, la disoccupazione nel suo paese (oltre due milioni di italiani, percentuale in crescita, dati Istat), oppure sul debito pubblico (a gennaio era aumentato sino a toccare il 115,8% ed ammontava a 1.761,191 miliardi di euro, sempre dati Istat: adesso siamo a novembre, non oso pensarci). Invece, il 25 novembre scorso, il cosiddetto e suddetto Ministro rilascia queste due dichiarazioni: 1) abbiamo intenzione di accontentare Confindustria e di investire due miliardi di euro sul "made in Italy" ed altre cose; 2) chiunque abbia un contratto per la fornitura elettrica dovra' pagare il canone televisivo, perche' se ha l'elettricita' ha anche la televisione e chi non ha la televisione dovra' dimostrarlo e solo in quel caso non paghera'.

Quindi, prima riflessione: le due affermazioni sono in relazione? Cioe': non sappiamo da dove pescare i due miliardi per tener buoni i grandi industriali ed intendiamo spremerli dagli italiani? Ai quali, tra l'altro, nessuno ha chiesto se i dividendi di Confindustria siano effettivamente una loro priorita', o se preferirebbero qualche consiglio su come arrivare a fine mese.

Seconda riflessione. La logica non e' un'opinione. Se sai nuotare sott'acqua non sei necessariamente il mostro di Loch Ness. Se possiedi un paio di scarpe non ne consegue che ti piace prendere a calci nel didietro i tuoi simili. E se sei un Ministro non sei obbligato a dire stupidaggini.

La sottoscritta ha un contratto per la fornitura elettrica e nessuna televisione da tre decenni. Signor Ministro, ne prenda atto: vivo benissimo senza televisione e spesso sono persino piu' informata di quelli che ce l'hanno. Prenda atto anche di questo: e' la colpevolezza che va provata, a norma di legge, non l'innocenza. E la Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 23, recita: "Nessuna prestazione personale o patrimoniale puo' essere imposta se non in base alla legge".

Vede, signor Ministro, lei non puo' alzarsi al mattino e stravolgere i fondamenti del diritto semplicemente perche' lo desidera. Perche' se invece puo' farlo significa che l'Italia non e' piu' una democrazia. Faccia del suo meglio per rassicurarmi, glielo chiedo umilmente; ho ormai una certa eta' e sarei seccata dal dovermi trasferire in montagna: ad ogni modo, tenga presente che prima di partire non dovro' ricordarmi di spegnere la televisione. Non posso spegnere quello che non ho, e non paghero' un centesimo per quello che non uso.

 

5. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA ALLE COMMISSIONI PARLAMENTARI TRASPORTI

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Ai presidenti delle Commissioni parlamentari Trasporti

e per opportuna conoscenza: al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, alla ministra dell'Ambiente, al ministro dei Beni Culturali, al ministro della Salute, al ministro dei Trasporti, alla ministra del Turismo, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Segnalazione ed appello in difesa dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame; contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge

*

Egregi presidenti delle Commissioni Trasporti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica,

vi segnaliamo che l'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, di dantesca memoria, un vero e proprio bene dell'umanita', e' gravemente minacciata di irreversibile devastazione e catastrofico inquinamento da manovre speculative di selvaggia aggressione sia del territorio e dei beni naturali e culturali, sia della salute e dei diritti della popolazione locale.

Punta di lancia di questa aggressione e' il progetto dissennato ed illecito di realizzare, nel cuore di un'area cosi' unica e preziosa, un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge.

La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze:

a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;

b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;

c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;

d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');

e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';

f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;

g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

Quell'area va tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Con la presente lettera sollecitiamo tutte le istituzioni variamente competenti a un impegno in difesa di questa preziosa area, assurdamente minacciata di irreversibile devastazione, e in difesa del diritto alla salute della popolazione viterbese; un impegno che si opponga alla realizzazione di un insensato ed illegale mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bullicame a Viterbo.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 28 novembre 2010 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 29 novembre 2010

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

6. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com

Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 431 del 30 novembre 2010

 

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