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Telegrammi. 415



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 415 del 25 dicembre 2010

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Istruzioni per essere fessi (come se ce ne fosse bisogno)

2. Hannah Arendt: Stanchezza

3. Mao Valpiana: La guerra e' finita

4. Raffaello Saffioti: Possiamo dirci cristiani? Che senso ha il Natale?

5. Pier Cesare Bori: Una lettera aperta a Tolstoj

6. Per sostenere il Movimento Nonviolento

7. "Azione nonviolenta"

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: ISTRUZIONI PER ESSERE FESSI (COME SE CE NE FOSSE BISOGNO)

 

Ancora una captatio benevolentiae o forse no

Perdoneranno gli affezionati lettori se un vecchio militante ha l'ineleganza di concionare anche nei di' di festa. Certi vizi non si perdono piu', e la vecchiaia non rende bonaccioni.

*

Istruzioni per essere fessi

La ex-sinistra che non serve piu' a nulla e' quella che abbocca ad ogni idiozia ed e' sempre subalterna al fascismo al potere.

Invece di lottare contro il colpo di stato razzista e contro la guerra assassina si accoda a un personaggio che or non e' guari definiva Mussolini il massimo statista del XX secolo. Prosit.

Invece di opporsi alla mafia fa le moine a un partito che ha portato in parlamento un presidente regionale che favoreggiava i mafiosi (e per questo e' stato condannato in tribunale). Prosit.

Invece di lottare contro il regime della corruzione si appassiona a un uomo di potere che una consiliatura fa guidava una giunta regionale gremita di ladroni. Prosit.

Scopre oggi che un ministro era fascista nel secolo scorso ma tace sulla politica fascista che quel ministro sta conducendo oggi (la guerra afgana, il colpo di stato razzista: a cui anch'essa ha dato il suo consenso ripetutamente votando per la guerra; o addirittura ha dato avvio - con l'apertura dei campi di concentramento voluta dalla legge Turco-Napolitano). Prosit.

La tragedia di un paese che subisce il dominio anomico e saccheggiatore di un governo corrotto e illegalitario, razzista e bellicista, e' ridotta alla macchietta di un deputato che fa il salto della quaglia (in un parlamento eterodiretto dal comitato d'affari dell'eversione dall'alto, in cui la transumanza par essere divenuta sport nazionale tra gli applausi dei ciechi a meta'). Prosit.

Last but not least, basta che un prominente proferisca una sesquipedale corbelleria e tutti di corsa ad esternare su quella allucinata farneticazione invece di dare battaglia sulle questioni reali e drammatiche che stanno devastando la nostra terra e le nostre vite. Prosit.

Non e' solo la vecchia cineseria della luna e del dito: e' la catastrofe di un ceto politico e intellettuale che ormai non sa piu' pensare e risponde a comando a quel che gli dice la televisione, e tutta la televisione e' gia' il fascismo.

*

Noi poverelli

Altro e' il compito che incombe a noi poverelli: di lottare per la liberazione dell'umanita' intera; di opporci al governo della guerra assassina e del colpo di stato fascista; di difendere la biosfera; di essere nitidi e intransigenti nella scelta della nonviolenza: solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

Altra e' la politica che dobbiamo organizzare e condurre: femminista, ambientalista e nonviolenta; socialista, libertaria e nonviolenta; di difesa nitida e intransigente della legalita' costituzionale; di difesa nitida e intransigente dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Di ripudio nitido e intransigente di tutte le guerre, tutte le armi e tutti gli armigeri; di ripudio nitido e intransigente della violenza che e' sempre assassina: solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Tra vecchi compagni

E' ancora nostro il motto di Bertolt Brecht al congresso di Parigi: "Compagni, parliamo dei rapporti di proprieta'".

E' ancora nostro il motto che fu dei resistenti di Giustizia e liberta': "Insorgere per risorgere".

Insorgere con la forza della verita'.

Insorgere con la scelta della nonviolenza.

Insorgere per la legalita' che salva le vite. Con la forza della verita'. Con la scelta della nonviolenza.

Insorgere per la Costituzione della Repubblica Italiana contro il regime hitleriano al potere. Con la forza della verita'. Con la scelta della nonviolenza.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Sapendo di non sapere

Io non so se riusciremo a sconfiggere il maschilismo e il patriarcato che da millenni lacerano e massacrano l'umanita'.

Non so se riusciremo ad abolire la guerra divoratrice di esseri umani.

Non so se riusciremo a impedire la devastazione della biosfera.

Non so se riusciremo ad adempiere il compito lasciatoci in eredita' dalle sorelle e dai fratelli che sconfissero Hitler, non so se riusciremo ad inverare il programma scritto col sangue dei martiri della Resistenza nella Carta delle Nazioni Unite, nella Costituzione della Repubblica Italiana, nella Dichiarazione universale dei diritti umani.

Non so se riusciremo a costruire una societa' di persone libere ed eguali in diritti in cui valga il principio "da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni".

So che vale la pena lottare per questo.

So che questa lotta o e' nonviolenta o non e'.

So che solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. MAESTRE. HANNAH ARENDT: STANCHEZZA

[Da Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt 1906-1975. Per amore del mondo, Bollati Boringheri, Torino 1990, 1994, p. 66, riproponiamo - nella traduzione di David Mezzacapa - questa poesia di Hannah Arendt dell'inverno 1923-'24 (il testo originale tedesco e' nello stesso volume alle pp. 538-539).

Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel 1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo l'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dell'edizione originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951), Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen (1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti, Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli, Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e' apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano, 1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975, Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta Responsabilita' e giudizio, Einaudi, Torino 2004; la recente Antologia, Feltrinelli, Milano 2006; i recentemente pubblicati Quaderni e diari, Neri Pozza, 2007. Opere su Hannah Arendt: fondamentale e' la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri, Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella, Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt, Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann, Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001; Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2005; Alois Prinz, Io, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1999, 2009. Per chi legge il tedesco due piacevoli monografie divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono: Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999; Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000]

 

Sera che discende.

Come un sommesso lamento

risuona nel gridio d'uccelli

che io ho evocato.

 

Grigie mura

si sgretolano.

Le mie mani

si ritrovano.

 

Quel che ho amato

non posso tenerlo,

quel che mi circonda

non posso lasciare.

 

Tutto affonda mentre

sale l'oscurita'.

Nulla mi sopraffa':

e' ben questo il corso della vita.

 

3. EDITORIALE. MAO VALPIANA: LA GUERRA E' FINITA

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010.

Su John Lennon (Liverpool, 1940 - New York, 1980), "il menestrello della nonviolenza", un bel profilo - scritto da Mao Valpiana - e' nel n. 1137 de "La nonviolenza e' in cammino", un recente articolo sempre di Mao Valpiana e' nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 398]

 

In occasione del Natale desidero rivolgere un pensiero a tutti i lettori della "nonviolenza in cammino". Lo faccio con un testo a me molto caro, che racconta la nonviolenza: Happy Xmas (War Is Over). "Buon Natale (la guerra e' finita)" e' una canzone scritta da John Lennon nel 1971. Nell'esecuzione e' accompagnato dai bambini dell'Harlem Community Choir.

*

E cosi' e' arrivato il Natale,

e tu cosa hai fatto?

Un altro anno se n'e' andato

e uno nuovo e' appena iniziato.

E cosi' e' Natale,

auguro a tutti di essere felici

alle persone vicine e a quelle care

ai vecchi ed ai giovani.

Buon Natale

e felice anno nuovo.

Speriamo sia un buon anno

senza timori ne' paure.

E cosi' e' Natale,

per i deboli ed i forti,

per i ricchi ed i poveri,

il mondo e' cosi' sbagliato.

E cosi' e' Natale,

per i neri ed i bianchi,

per i gialli ed i rossi,

smettiamola di combattere.

Buon Natale

e felice anno nuovo.

Speriamo sia un buon anno

senza timori ne' paure.

E cosi' e' Natale,

con tutto quello che e' successo.

Un altro anno se n'e' andato

e uno nuovo e' appena iniziato.

E cosi' e' Natale,

auguro a tutti di essere felici

alle persone vicine e a quelle care

ai vecchi ed ai giovani.

Buon Natale

e felice anno nuovo.

Speriamo sia un buon anno

senza timori ne' paure.

La guerra e' finita

Se tu lo vuoi

La guerra e' finita

La guerra e' finita, adesso.

 

4. RIFLESSIONE. RAFFAELLO SAFFIOTI: POSSIAMO DIRCI CRISTIANI? CHE SENSO HA IL NATALE?
[Ringraziamo Raffaello Saffioti (per contatti: rsaffi at libero.it) per questo intervento.
Raffaello Saffioti, amico della nonviolenza, infaticabile promotore di iniziative di pace, solidarieta', cultura, e' animatore dell'esperienza della Casa per la pace "Domenico Antonio Cardone" di Palmi]

L'idea di scrivere questa lettera mi e' venuta dopo aver letto in questi ultimi giorni alcuni editoriali del notiziario.  Mi riferisco a "La notte" (nel numero 408, del 18 dicembre), a "Luce e buio" (nel numero 410, del 20 dicembre), a "Ogni essere umano" (nel numero 413, del 23 dicembre).

Come restare indifferente alla notizia della morte per assideramento di un essere umano, in un rifugio di cartone e compensato?

Non possiamo farci abbagliare dalle finte luci di questi giorni prenatalizi.

Mi piace citare Mao Valpiana: "Citta' e contrade, in questi giorni prenatalizi, si sono riempite di luminarie, sempre piu' ostentate, sempre piu' pacchiane. (...) Luci accecanti, poste su finti alberi di plastica, sono un misero tentativo per nascondere l'oscurita' nella quale e' precipitata la coscienza di questi tempi bui. Strade, vetrine, monumenti, illuminati a giorno per illudersi di cancellare il nero di questo inizio millennio, condannato dalla guerra e dalla fame ancora presenti sul pianeta. Finte luci che non possono illuminare".

Che senso ha il Natale?

Gesu', nato in una grotta, perche', secondo il racconto del vangelo di Luca, per Maria e Giuseppe "non c'era posto in albergo", non puo' essere prigioniero dei nostri presepi di cartapesta. Non puo' essere prigioniero di quanti vivono sicuri nelle tiepide case, di quanti trovano tornando a sera il cibo caldo e visi amici (se cosi' possiamo dire, ricordando e parafrasando "Se questo e' un uomo" di Primo Levi).

Possiamo dirci cristiani?

Come riconoscere il volto di Gesu' nel volto dell'uomo di oggi?

Quali parole servono per scuotere le coscienze?

Puo' servire la pagina evangelica del giudizio finale?

"Allora il re dira' a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sino dalla creazione del mondo. Perche' ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi albergaste; ero nudo e mi rivestiste; infermo e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti vedemmo affamato e ti demmo ristoro; assetato e ti demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti alloggiammo, o nudo e ti rivestimmo? Quando ti vedemmo infermo o carcerato e siam venuti a visitarti? E il re rispondera' loro: In verita' vi dico: ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei piu' piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatta a me. Infine dira' a quelli che saranno alla sua sinistra: Andate lontano da me, voi maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per gli angeli suoi. Perche' ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui pellegrino e non mi albergaste; nudo e non mi rivestiste; infermo e carcerato e non mi visitaste. Allora anche questi gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato, o assetato, o pellegrino, o nudo, o infermo, o carcerato, e non t'abbiamo assistito? Ma egli rispondera' loro: In verita' vi dico: qualunque cosa non avete fatto ad uno di questi piu' piccoli, non l'avete fatta a me" (Matteo 25, 34-45).

 

5. MEMORIA. PIER CESARE BORI: UNA LETTERA APERTA A TOLSTOJ

[Dagli amici del Centro interconfessionale per la pace di Roma (per contatti: cipax-roma at libero.it) riceviamo e diffondiamo questa meditazione elaborata in occasione della serata in memoria di  Lev Tolstoj, a Roma il 15 dicembre 2010, nel corso "La pace e' in cammino: attualita' di maestri, esperienze e metodi", organizzato dal Cipax in collaborazione con Adista, Archivio Disarmo, Comunita' di base di S. Paolo, Confronti, Lega per i Diritti dei Popoli, Ore Undici, Pax Christi Roma, Progetto Continenti, Religions for Peace - Italia, Sae gruppo romano, Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle Chiese Evangeliche.

Pier Cesare Bori e' docente dell'Istituto di Scienze Religiose di Bologna; nato a Casale Monferrato nel 1937, docente universitario di filosofia morale e storia delle dottrine teologiche, lavora nel campo dei diritti umani e collabora con Amnesty International ed altre esperienze ed iniziative pacifiste e nonviolente. Opere di Pier Cesare Bori: segnaliamo particolarmente: (con Gianni Sofri), Gandhi e Tolstoj. Un carteggio e dintorni, Il Mulino, Bologna 1985; Tolstoj oltre la letteratura, Edizioni Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1991; Per un consenso etico tra culture, Marietti 1991; L'altro Tolstoj, Il Mulino, Bologna 1995; (con Saverio Marchignoli), Per un percorso etico tra culture, Carocci, Roma 1996, 2003. Ha anche curato due importanti convegni di cui sono stati pubblicati gli atti: La pena di morte nel mondo, Marietti, Casale Monferrato 1983; e L'intolleranza: eguali e diversi nella storia, Il Mulino, Bologna 1985. Un'ampia bibliografia di Pier Cesare Bori e' nel n. 112 del 5 febbraio 2001 de "La nonviolenza e' in cammino".

Lev Tolstoj, nato nel 1828 e scomparso nel 1910, non solo grandissimo scrittore, ma anche educatore e riformatore religioso e sociale, propugnatore della nonviolenza. Opere di Lev Tolstoj: tralasciando qui le opere letterarie (ma cfr. almeno Tutti i romanzi, Sansoni, Firenze 1967; e Tutti i racconti, Mondadori, Milano 1991, 2005), della gigantesca pubblicistica tolstojana segnaliamo particolarmente almeno Quale scuola, Emme, Milano 1975, Mondadori, Milano 1978; La confessione, SE, Milano 1995; Perche' la gente si droga? e altri saggio su societa', politica, religione, Mondadori, Milano 1988; Il regno di Dio e' in voi, Bocca, Roma 1894, poi Publiprint-Manca, Trento-Genova 1988; La legge della violenza e la legge dell'amore, Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1998; La vera vita, Manca, Genova 1991; l'antologia Tolstoj verde, Manca, Genova 1990. Opere su Lev Tolstoj: dal nostro punto di vista segnaliamo particolarmente Pier Cesare Bori, Gianni Sofri, Gandhi e Tolstoj, Il Mulino, Bologna 1985; Pier Cesare Bori, Tolstoj, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1991; Pier Cesare Bori, L'altro Tolstoj, Il Mulino, Bologna 1995; Amici di Tolstoi (a cura di), Tolstoi il profeta, Il segno dei Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Vr) 2000]

 

Caro Lev Nikolaevic,

gli amici, nel titolo dell'incontro che abbiamo fatto per ricordarti, hanno voluto chiamarti profeta, "profeta di nonviolenza". Non credo che ti piaccia essere chiamato profeta, ma un poco lo sei stato. Hai visto molte cose. Quando fu ucciso Alessandro II, nel 1881, hai implorato il figlio di concedere la grazia ai terroristi attentatori. Le tue parole ancora commuovono chi ha cuore: "Maesta', imperatore, io che sono una nullita', uomo per nulla degno, fragile, malvagio... Una parola solamente di perdono e di carita' cristiana... puo' sopprimere quel male che consuma la Russia...". La lettera forse non fu nemmeno aperta, la sequenza di attentati e di condanne continuo', nel 1887 anche il fratello di Vladimir Ilic Uljanov fu impiccato per una attentato a Alessandro III, e questo fatto segno' per sempre Lenin.

Hai visto con spavento il montare degli imperialismi e dei nazionalismi. Hai visto la fame e l'ignoranza delle moltitudini. Gridasti inascoltato - alla vigilia di quella guerra che si puo' dire duro' sino al 1945 - che il carro delle nazioni europee stava per ribaltare. Hai visto la corruzione e l'asservimento delle religioni - perfino del buddhismo - e li denunciasti. Hai visto la miseria della droga, della lotta fra i sessi e fra le generazioni, hai visto, hai parlato con forza... Non avesti il premio Nobel e la tua chiesa ti escluse.

Siccome la forza, anche profetica, e' pur sempre forza, molti oggi trovano piu' vicine e persuasive e gentili le tue parole come scrittore dei grandi romanzi e racconti. Sono belli, ma dimenticano che hai dedicato molti libri a riflettere direttamente sul mondo, su Dio, sulla vita e sulla morte e non sanno che questi libri sono indispensabili per capirti anche come scrittore; per capire perche' hai messo una certa scritta biblica all'inizio di Anna Karenina o perche' dici che Ivan Ilic vede alla fine una certa luce o perche' la violenza sia per te il contrario del Regno di Dio.

Alcuni pensano che la nonviolenza sia una tecnica per risolvere i conflitti senza armi. Ma per te era una scelta metafisica: era nientedimeno che il passaggio dalla menzogna alla verita', dalla morte alla vita e quindi anche dalla guerra alla pace. Tu hai detto che e' possibile arrivare gia' ora a una esistenza vera e piena e totale e senza fine, se si risveglia in noi la consapevolezza che "la vita si manifesta si' nel tempo e nello spazio, ma questo e' soltanto il suo manifestarsi" (Della vita, 1886). Hai spiegato che a questa consapevolezza si giunge non con le parole, ma attraverso una porta stretta: un atto di sottomissione al principio che la vita si trova solo perdendola. Il non rispondere all'offesa era per te il principale di questi gesti, cui se ne accompagnano tanti altri cui le grandi tradizioni spirituali ci invitano, insieme con una promessa di quella vera felicita' che Gesu' di Nazaret chiamava "beatitudine".

In questo senso tu sei stato piuttosto che un profeta, un maestro che "tramanda, non fabbrica" (Confucio, che tu amavi): volevi trasmettere il nucleo delle diverse esperienze spirituali dell'umanita', volevi invitare ciascuno a riconoscere questo nucleo nella propria tradizione (come hai fatto con Gandhi). In mille modi diversi questo nucleo puo' essere formulato. A te piaceva quello della lettera di Giovanni: "come si fa a dire di amare Dio che non si vede, se non si ama il fratello, che si vede?".

Negli ultimi dieci anni ti dedicasti a preparare libri di lettura che raccoglievano la tradizione sapienziale dei popoli. Tu stesso usavi il tuo Ciclo di lettura e te lo facevi leggere da tua figlia negli ultimi giorni di malattia nella stazione di Astapovo. Leggeste il 5 novembre, forse il 6, il 7 il tuo corpo mori'. La pagina del 7 novembre finiva, e finisce cosi': "Noi poniamo inutilmente la domanda, che cosa avviene dopo la morte? perche' parlando del futuro, parliamo del tempo, ma morendo, usciamo dal tempo". Ed e' questa la ragione per cui sappiamo, Lev Nikolaevic, che tu riceverai questa lettera che ti abbiamo scritto, con tanto affetto.

Pier Cesare e i partecipanti all'incontro

Roma, 15 dicembre 2010

 

6. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

7. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Rudolf Arnheim, Arte e percezione visiva, Feltrinelli, Milano 1962, 1997, pp. 416.

- Ernst H. Gombrich, A cavallo di un manico di scopa, Einaudi, Torino 1971, 1976, pp. XXVI + 278.

- Erwin Panofsky, La prospettiva come "forma simbolica" e altri scritti, Feltrinelli, Milano 1961, 1976, pp. 222.

- Edgar Wind, Arte e anarchia, Adelphi, Milano 1968, Mondadori, Milano 1972, 1977, pp. 240.

*

Riedizioni

- James G. Gibson, Un approccio ecologico alla percezione visiva, Il Mulino, Bologna 1999, Fabbri - Rcs Libri, Milano 2007, 2010, pp. 484, euro 9,90.

- Maurizio Viroli, Il soriso di Niccolo'. Storia di Machiavelli, Laterza, Roma-Bari 1998, Il sole 24 ore, Milano 2010, pp. VIII + 268, euro 9,90.

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 415 del 25 dicembre 2010

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

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