[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Telegrammi. 445



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 445 del 24 gennaio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Per Tullia Zevi

2. Un brutto sogno di Giuseppe Ca (2000)

3. Maria G. Di Rienzo: Due chiacchiere con gli "imprenditori"

4. Angela Giuffrida: La parzialita' dello sguardo maschile sul mondo

5. Monica Lanfranco: "Magari"

6. Marco Ambrosini e Marco Graziotti intervistano Giuseppe Barone

7. Dire una semplice e necessaria verita' in quattro e quattr'otto

8. Si e' svolto il 23 gennaio a Viterbo un incontro di formazione nonviolenta

9. Una lettera aperta al Commissario Europeo ai Trasporti

10. Per sostenere il Movimento Nonviolento

11. "Azione nonviolenta"

12. Segnalazioni librarie

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'

 

1. LUTTI. PER TULLIA ZEVI

 

Sempre difese l'umanita'

sempre la pace e la verita'.

 

2. EDITORIALE. UN BRUTTO SOGNO DI GIUSEPPE CA (2000)

[E' un testo del 6 novembre 2000, gia' pubblicato sul nostro notiziario nel 2003]

 

Ecco il sogno che ho fatto, mi dice Giuseppe Ca.

Che ero nella Germania nazista, ed ero una persona tranquilla e perbene, sensibile e gentile.

Detestavo che delle persone venissero aggredite, sapevo che certi venivano portati a forza in luoghi innominabili, capivo che qualcosa di brutto accadeva. E nel mio cuore me ne sdegnavo.

Ma avevo il mio lavoro, le mie cose, i miei interessi, e la politica non era affar mio.

Questo il sogno, e nel sogno un'angoscia opprimente, che persiste anche ora. Che mai vorra' dire, mi chiede Giuseppe Ca.

*

Conosco da tanto Giuseppe Ca, so che e' una persona buona e mite.

Il sogno, presumo, significa questo:

- che nel paese in cui Giuseppe Ca vive, da due anni sono stati aperti e statuiti campi di concentramento in cui uomini innocenti hanno gia' trovato la morte, e taluni tra il fumo e le fiamme;

- in quel  paese una legge il regime ha imposto, per cui il fuggiasco che li' trovi scampo viene riconsegnato agli aguzzini cui era sfuggito;

- e in quel paese allo straniero non e' fatto luogo vicino al focolare, ma i mazzieri perlustrano le strade e lo riducono schiavo, lo riducono cencio, gli tolgono tutto e infine la vita.

*

Dunque Giuseppe Ca sente, e nella lingua dei sogni soltanto riesce a dirlo a se stesso, che nella sua vita diurna e cosciente anche lui persona mite e buona e' stato ridotto a complice di questo orrore, in quanto lo accetti come un dato di fatto e non vi si ribelli mane e sera.

Avverte, Giuseppe Ca, la tragica degradazione in cui tutti siamo precipitati, qui, in Italia, oggi.

*

Gli storici futuri si chiederanno come era possibile che in Italia, sul finire del secolo di Auschwitz e di Hiroshima, si accettava fossero legge i campi di concentramento, si catturavano le vittime sfuggite ai carnefici per riconsegnarle ai carnefici, si costringevano uomini e donne e bambini in schiavitu', di viva carne umana si facesse bassa macelleria.

E scriveranno, gli storici futuri, di noi, proprio di noi Giuseppe Ca, cio' che noi mille volte abbiamo pensato della giuliva popolazione del Reich millenario: che complici fummo dell'orrore.

Cosi' ho sentito, cosi' ridico.

 

3. RIFLESSIONE. MARIA G. DI RIENZO: DUE CHIACCHIERE CON GLI "IMPRENDITORI"

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per questo intervento.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250, e quella nei "Telegrammi" n. 425]

 

Cosa si dice in giro dalle vostre parti, ultimamente? Al bar, alla ricevitoria del lotto, dal droghiere, in ufficio, in fabbrica? Una volta, il provino di efficacia di una tecnica comunicativa era la cosiddetta "casalinga di Voghera": i ..., chiamiamoli professionisti del settore per non dire parolacce, sostenevano che se tu avessi convinto questa persona "media", essa avrebbe poi ripetuto all'infinito qualsiasi idiozia tu le avessi fatto trangugiare.

Ma la dicitura non si adatta ai ripetitori ambulanti di scemenze che vagano per la citta' in cui vivo. Direi che oggi il provino e' una nuova figura retorica: "l'imprenditore/imprenditrice di Treviso". Chiamasi imprenditore o imprenditrice, in cotali zone, chiunque abbia una partita Iva e/o denaro sufficiente a mostrarsi in centro citta' con suv e pelliccia, non ha importanza che attivita' professionale svolga effettivamente o in quanti debiti affoghi per mostrare gli adeguati segnali di status. E dunque, sono costoro che in questi giorni fanno capolino dal panettiere e parlano all'aere (mai a voi direttamente) delle tragedie della democrazia italiana. Che non sono la disoccupazione giovanile al 29 virgola qualcosa per cento o la partecipazione alla guerra afgana, tanto per fare un paio di esempi, ma le persecuzioni subite dal capo del governo. Anche se state chiacchierando con il gestore del figlioletto appena nato o dell'ultimo film visto al cinema, i soliti argomenti neutri e insuscettibili di accensioni rapide del conflitto, l'impellicciata o il trend-man dopo uno sbuffo, un sospiro e un "Eh si', dove andremo a finire" che non ha alcun rapporto con la discussione in atto, attacca il ritornello sulla spaventosa e crudele e malvagia magistratura italiana. "Ce l'hanno proprio con lui", ripete con stupore e angoscia, "Vogliono farlo fuori". Potrebbero sorgervi due legittimi sospetti, ascoltando queste persone: che le loro condizioni mentali necessitino dell'intervento di un medico, o che qualcuno abbia allungato loro una mazzetta per indurli a mentire.

Ma non e' cosi'. Le bugie non le dicono a voi, ma a se stessi. Stanno disperatamente incerottando una ferita suppurante, fingendo che non andra' mai in cancrena (non puo' succedere a loro, ognuno di loro e' il centro del mondo, ha votato l'Unto del Signore, si identifica del tutto con lui, e' invincibile, immortale!). Quello che vorrebbero dirvi davvero e': Il mondo ce l'ha con me? Credevo di aver capito cosa si deve fare per avere successo, oggetti di lusso, conto in banca rigonfio, riconoscimento sociale e una vita sessuale da pornostar: cosa sta succedendo? Perche' mi sembra di scorgere il disprezzo negli occhi della domestica filippina, della badante del nonno, del meccanico? Non si accorgono piu' che vesto bene e parlo "fico"? La patacca d'oro che mi penzola al collo potrebbe svalutarsi nei prossimi giorni? Se vincono i magistrati dovro' denunciare tutto quel che guadagno?

E perche' sento questo dolore nella regione toracica, non staro' mica covando una malattia cardiaca? Oppure e' il peso di una coscienza che credevo di aver tacitato inviando un caritatevole sms per i bambini affetti da "pleroma"? (per dettagli sulla patologia menzionata vedasi nota a pie' di pagina). Perche' sono infelice, se prendo persino il Prozac?

Poiche' non sempre ho il tempo di rassicurare e consolare tali anime in pena vis-a-vis, lo faccio per iscritto ora: signora, signore, non si agiti cosi'. Definisca i termini del problema prima di andare a sbattere la testa contro il muro: quest'ultima parte del suo processo di trasformazione ed apprendimento potrebbe non essere necessaria, se mi ascolta. Innanzitutto, lei sa cos'e' la magistratura? La nostra Costituzione la definisce un "ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere" (art. 104) che amministra la giustizia in nome del popolo (art. 101), nell'ambito di un ordinamento giuridico che "si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute" (art. 9). La magistratura esiste affinche' ciascuno possa "agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi" (art. 24), dato che tutti i cittadini "hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3).

Rifletta sull'ultima frase. Questo e' cio' che dice il suo paese, anzi, di piu': questo e' cio' su cui il suo paese e' fondato ed e', ancor meglio, cio' che il suo paese pensa di lei. Non ha nessuna importanza che lei parcheggi davanti al tribunale un suv o un motorino, o che ci arrivi a piedi. Nell'aula, l'importante sara' stabilire chi ha violato la legge, e che compenso deve per tale violazione. Non ha nessuna importanza neppure cos'abbia parcheggiato chi ha leso i suoi diritti, chi le ha rubato qualcosa o chi ha avviato alla prostituzione minorile sua figlia o suo figlio: costui dovra' rispondere di cio' che ha fatto, perche' davanti alla legge gode dello stesso identico credito di cui gode lei. Non di piu', non di meno. E dovra' risponderne quand'anche fosse Presidente del Consiglio. Se i magistrati hanno prove che un reato e' stato commesso, devono dare inizio ai procedimenti di legge: "Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale" (art. 112).

Lei mi dira': Ma sono solo parole sulla carta, quando mai si e' vista della giustizia in Italia, e' tutto uno schifo e i giudici si comprano come chiunque altro. Naturalmente lei ha una parte di ragione nel provare scoraggiamento, ma per favore non smetta di pensare. I giudici corrotti sono essi stessi persone che hanno violato la legge e tradito il proprio mandato (che esercitano "in nome del popolo", quale rappresentanti della civile convivenza che avere delle leggi statali, e cioe' per tutti valide sull'intero territorio nazionale, permette). Chi li ha corrotti ha pure commesso un delitto. E dunque, come questo vanifica la necessita' dell'esistenza di una magistratura? Lei ha un impianto diverso, e migliore, in mente? Diamo un fucile in mano ad ogni cittadino/a al compimento della maggiore eta' dicendogli o dicendole "Va', e fatti giustizia"? Diversifichiamo le leggi per regione, di modo che se lei si ammala, poniamo, in Puglia hanno l'obbligo di soccorrerla, ma se l'identico accidente le accade in Lombardia la lasciano crepare per strada? Vede bene che al momento un'opzione alternativa credibile, efficace, rispettosa dei diritti umani e della Costituzione, non c'e'. E la "guerra" che lei paventa, quella in cui teme di perdere la pelliccia o l'automobile, non gliela stanno muovendo contro i magistrati.

Se ne rende conto, nevvero? Lei non e' quell'ignorante che vuol sembrare. E' da molto tempo che lei non solo tenta di non sapere nulla di piu' del "necessario", ma cancella, erode e manipola quel che sa gia'. La chiave che le hanno dato per leggere il mondo comincia a non spiegare piu' nulla. Soprattutto, non spiega la sua infelicita': dopotutto ha un appartamento al mare, due amanti, una figlia cubista che si fara' strada nello spettacolo e un figlio disposto a qualsiasi cosa per un posto in Regione (da impiegato o da consigliere, non importa come, non importa per chi, non importa neppure se deve vendere la sorella per un paio di notti: successo, vittoria, soldi, ecco quel che conta). Ma non sta vivendo da essere umano. Tutto quel che c'e' di umano in lei si ribella a vedere quel che lei e' diventato/a. Lo specchio sembra urlare: E' questa la ragazza che scriveva poesie? E' questo il ragazzo che sognava di cambiare il mondo con la musica? E' questa la bambina che voleva curare gli animali? E' questo il bambino che disse alla madre che l'amava per quanto grande era il cielo, e che le ha rubato libretti e soldi due minuti dopo il suo ultimo respiro, affinche' gli altri parenti non avessero niente?

Butti via il Prozac assieme alle bugie che le hanno raccontato e a quelle che lei continua a raccontarsi, butti via la necessita' di difendere scelte sbagliate e personaggi ignobili solo perche' le e' capitato di votarli alle elezioni. Io la perdono, per il male che sta facendo a se stesso/a e agli altri, persino a me, come io stessa desidero essere perdonata per ogni fastidio che posso averle causato con questo testo. Mi ha sentito? Non ha bisogno di sentirsi in colpa, di sentirsi sotto assedio, di avere paura. Voglio leggere le sue poesie, ascoltare la sua musica e ballare in piazza con lei il 25 aprile, il giorno in cui dovremmo ricordare da dove viene il paese in cui viviamo ed esserne, in quel ricordo, fieri.

*

Nota: I bambini possono ammalarsi di "pleroma" (abbondanza) a causa dell'immersione continuata in giocattoli inutili, vestiti costosi e non comodi, e merendine di marca, nonche' dall'incitamento ad imitare quel che vedono in televisione. Crescendo tendono a camminare facendo il passo dell'oca.

 

4. RIFLESSIONE. ANGELA GIUFFRIDA: LA PARZIALITA' DELLO SGUARDO MASCHILE SUL MONDO

[Ringraziamo Angela Giuffrida (per contatti: frida.43 at libero.it) per averci messo a disposizione il seguente articolo gia' pubblicato sul sito de "Il paese delle donne".

Angela Giuffrida e' docente di filosofia ed acuta saggista; tra le sue pubblicazioni: Il corpo pensa, Prospettiva edizioni, Roma 2002]

Negli innumerevoli dibattiti sui comportamenti poco edificanti del cavaliere, la cosa che piu' mi colpisce e mi indispone e' il balbettio degli oppositori, che finisce per alimentare la petulanza dei suoi arroganti legulei. Cio' che intralcia uno svolgimento franco e coerente del discorso, io credo, e' il timore di sentirsi tacciare di moralismo e di mischiare campi  tenuti rigorosamente divisi da un'impostazione mentale che pensa in modo atomistico, ogni cosa per se stessa, separata e opposta a tutte le altre.

Ogni nostra azione, e' vero, ha ricadute molteplici in diversi ambiti che, pero', sono strettamente connessi. Prendiamo ad esempio il caso in ispecie: comprare giovani donne, ridurle a semplice "sfogatoio" per una sessualita' miserabile, non e' solo immorale, e' anche un problema politico; da', infatti, segnali antinomici rispetto agli sforzi passati e presenti delle donne per appropriarsi del diritto di cittadinanza, tuttora negato nelle societa' che restano androcentriche anche nella versione cosiddetta democratica. Il risvolto giudiziario della faccenda, dovuto al coinvolgimento di una minore, si intreccia ai primi due, mettendo in discussione l'onorabilita' dell'indagato in uno con la sua credibilita' politica. Indissolubilmente legati, gli aspetti morale-politico-giudiziario fanno saltare anche la separazione pubblico-privato, tornata in auge malgrado il pensiero femminista ne abbia mostrato l'inconsistenza. D'altronde quali garanzie puo' offrire un politico che nel privato corrompe giovani donne e privilegia la corruzione nelle sue attivita' imprenditoriali? Se anche si trattasse di semplici sospetti, non dovrebbero essere garantiti prima di tutto cittadini e cittadine di cui la politica regola la vita?

Che dire poi dell'idea peregrina di comprendere nel concetto di liberta' sessuale l'uso e abuso di donne o uomini come si trattasse di cose? Si puo' reificare un essere umano se non si e' in grado di distinguere una persona da una cosa, un vivente da un non vivente. Giustificare l'indegno baratto parlando di libera scelta da parte di chi si prostituisce significa non riuscire a vedere le tante ragioni, di solito economiche ma non solo, che spingono in tale direzione. Se parliamo di liberta' delle donne dobbiamo riconoscere che e' inficiata in radice, non solo nella fattispecie; esse devono infatti optare per scelte interne ad un sistema pensato interamente da altri. Quanto cio' sia limitante e' dimostrato dal fatto che anche le piu' colte tra loro non colgono la totale inadeguatezza del pensiero dominante ad assolvere il compito, difficile ed impegnativo, di assicurare l'esistenza e l'evoluzione alla specie.

 

5. RIFLESSIONE. MONICA LANFRANCO: "MAGARI"

[Ringraziamo Monica Lanfranco (per contatti: e-mail: monica.lanfranco at gmail.com, sito: www.monicalanfranco.it) per questo intervento.

Monica Lanfranco e' giornalista e formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto. Ha fondato il trimestrale di cultura di genere "Marea". Ha collaborato con Radio Rai International, con il settimanale "Carta", il quotidiano "Liberazione", con Arcoiris Tv, "Linus". Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati (politici, sindacali, scolastici) sulla storia del movimento delle donne e  sulla comunicazione di genere, e sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti. Ha insegnato Teoria e tecnica dei nuovi media all'Universita' di Parma. Il suo primo libro e' stato nel 1990 Parole per giovani donne - 18 femministe parlano alle ragazze d'oggi. Nel 2003 ha scritto assieme a Maria G. Di Rienzo, Donne disarmanti - storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi. Nel 2005 e' uscito il volume Senza velo - donne nell'Islam contro l'integralismo. Nel 2007 ha prodotto e curato il film sulla vita e l'esperienza politica della senatrice Lidia Menapace dal titolo Ci dichiariamo nipoti politici. Nel 2009 e' uscito Letteralmente femminista - perche' e' ancora necessario il movimento delle donne (Edizioni Punto Rosso). I suoi siti sono www.monicalanfranco.it, www.altradimora.it, www.mareaonline.it, www.radiodelledonne.org. Si veda anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 350]

 

Riusciremo a ridere, o quanto meno a sorridere, quando tutto questo sara' alle spalle?

Cercando di dare un nome ai sentimenti che si provano davanti allo spettacolo che una intera classe politica sta dando di se', e del paese, al mondo intero, credo che si possa anche parlare di lutto.

Un senso di lutto che sta tutto dentro ad un avverbio, piu' volte ricorso nelle risposte dei padri e dei fratelli delle presunte fidanzate del capo del governo che, raggiunti dai colleghi speranzosi di fare lo scoop, rispondevano cosi' alla domanda se la loro congiunta fosse la favorita del sultano: "Magari". La storia umana e' piena di frasi semplicistiche ma efficaci, che si tramandano e si traducono in molte lingue per dire verita' scomode e incancellabili, e una di queste e' "pecunia non olet". E infatti questi padri e fratelli hanno educato e promosso le loro figlie ad un principio e ad una pratica di vita che bene e' stata confermata da una di esse, che in un brano telefonico intercettato dice, riferendosi al premier: "Finche' ci sta lui io mangio, se lui se ne va che mangio piu'?".

Cibo, sostentamento, casa, riparo, salute, lavoro, pace, bisogni primari come quello di potersi mantenere per vivere la propria vita. Ma e' davvero ormai diventato normale fare qualunque cosa per soddisfare ogni bisogno? Di quali bisogni, di quali valori trasmessi come imprescindibili stiamo realmente parlando, di fronte ad adulti e maggiori (ricordate la famiglia che offriva la figlia con tranquilla serenita' al premier e alla stampa?) che invitano le nuove generazioni a vendersi, perche' e' cosi' che si fa, perche' e' cosi' che tutte e tutti fanno?

Dai furbetti del quartierino, alle veline, alle velone, alle letterine, passando per le ragazze immagine, i tronisti, le escort, l'Italia in questi anni ha arricchito di nuove parole e nuove figure il vocabolario e l'immaginario della corruzione, del disimpegno, della banalita' del male che lentamente ci ha fatto regredire a paese da studiare con attenzione, ma non certo dove vivere con agio.

Non molto tempo fa si diceva "dignitosa", della vita, come auspicio per se' e per chi ci era vicino.

Forse vale la pena di rammentare cosa si intenda per dignita'. Vado in rete, su wikipedia, e leggo: "Con il termine dignita' si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilita' e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione. Per i modi della sua formazione e le sue caratteristiche intrinseche, questo sentimento si avvicina a quello di autostima, ovvero di considerazione di se', delle proprie capacita' e della propria identita'. Pertanto il concetto di dignita' dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di compiere, sviluppando il proprio 'io'. Ugualmente si riconosce dignita' alle alte cariche dello Stato, politiche od ecclesiastiche richiedendo che chi le ricopre ne conservi le alte caratteristiche".

Ed ecco un'altra parola, autostima, che rimbalza, e ferisce fortissima come una lama improvvisa negli occhi abituati al buio. Quale puo' essere l'autostima che provano per se stesse le migliaia di giovani donne che in questi anni sono state l'esercito di manovalanza per le cene, le trasferte vacanziere, gli intrattenimenti (nel prima e nel dopo cena), per gli ospiti, anche di Stato, come Gheddafi e Putin?

Il "Financial Time", che ieri titolava "L'Italia merita di piu'", nel 2007 aveva aperto una finestra sullo squallore culturale in cui il nostro paese versava: l'articolo di Adrian Michaels era intitolato "Naked ambition" (ambizione nuda) e anticipo' le riflessioni offerte due anni dopo da Lorella Zanardo nel suo documentario "Il corpo delle donne". Pensare che quell'articolo fu aspramente criticato dal governo, fino al punto di suggerire una possibile ingerenza negli affari italiani, oggi sembra quasi irreale. Veramente gli italiani, ed in particolare le donne italiane, ritengono accettabile che si vendano, sulla tv terrestre, quiz di prima serata cercando di provocare i genitali dei maschi e non i cervelli degli spettatori? - si chiedeva Michaels nell'articolo. Veramente oggi in Italia ci sono cosi' tante madri e padri che si augurano che le figlie e i figli riescano a sfondare nel mondo dello spettacolo, o in altri ambiti, non importa come? Veramente ha vinto nel cuore e nelle teste di molti adulti il modello che da venti anni a questa parte la mafiosa gestione nazionalpopolare dell'informazione e dell'intrattenimento ha inculcato dalle tv nelle nostre case?

Perche' tutto non si risolva in una battuta, in qualche servizio tv (ieri erano ben tre solo su Rai tre, tutti alla ricerca della fidanzata, quando forse ci sarebbero notizie da dare e inchieste da fare) non basta chiedere che questa classe politica corrotta vada via, e che la magistratura operi con severita'.

Serve un progetto culturale e politico che dia spazio, voce e opportunita' alle tante, e ai tanti, giovani e non, invisibili fin qui perche' quasi mai oggetto di ribalta mediatica, che hanno detto no. Non a tutti i costi: ci sono beni e valori indisponibili, non siamo in vendita, la dignita' viene prima.

 

6. RIFLESSIONE. MARCO AMBROSINI E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO GIUSEPPE BARONE

[Ringraziamo Marco Ambrosini (per contatti: agrcasetta at inventati.org) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Giuseppe Barone.

Marco Ambrosini e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Giuseppe Barone, amico e studioso della nonviolenza, e' uno dei piu' importanti studiosi di Danilo Dolci, di e su cui ha curato varie pubblicazioni; si veda anche l'intervista in "Coi piedi per terra" n. 405]

 

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: Nella storia del Novecento la nonviolenza ha caratterizzato importanti esperienze, dalle lotte condotte da Gandhi dapprima in Sudafrica e successivamente in India, alle esperienze di resistenza nonviolenta contro il nazifascismo, alle lotte di Martin Luther King contro il razzismo, fino alla lotta di Aung San Suu Kyi. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza alla storia degli ultimi cento anni?

- Giuseppe Barone: Non e' facile in poche righe sintetizzare oltre un secolo di vicende. Mi pare evidente, tuttavia, che la nonviolenza rappresenti la vera "novita'" degli ultimi cento anni di storia. Non che, ovviamente, la nonviolenza non esistesse prima: e' possibile tracciare una storia dell'azione e del pensiero nonviolenti che percorre per intero l'evolversi della civilta' sul nostro pianeta. E' importante, tuttavia, marcare la grande novita' rappresentata dal Novecento: per la prima volta la nonviolenza non e' piu' solo scelta individuale o di sparute minoranze, non esaurisce la sua forza in una pur alta e nobile testimonianza, non e' condannata a esprimere solo una spinta di opposizione, destinata a rimanere tale. Il Novecento e ora il nostro secolo, a partire dalla geniale opera di Gandhi fino alla straordinaria battaglia di Aung San Suu Kyi (non ancora conclusa, ma che ha fatto segnare risultati rilevanti e, forse, insperati), hanno mostrato come la nonviolenza possa rappresentare il motore essenziale per costruire nuova storia.

Penso, e spero anche, che le pagine piu' luminose di questa nuova storia possano e debbano ancora essere scritte.

*

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La riflessione nonviolenta si e' intrecciata con varie tradizioni del pensiero politico, ha apportato contributi fondamentali, ed ha costituito e costituisce una delle esperienze maggiori della filosofia politica odierna. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero politico?

- Giuseppe Barone: Uno dei cardini dell'azione nonviolenta e' la necessaria, costante dialettica tra teoria e prassi. Tutti i protagonisti delle principali esperienze nonviolente dell'ultimo secolo ci hanno lasciato contributi teorici di altissimo livello. Non credo sia possibile fissare la priorita' dell'una rispetto all'altra: la riflessione sui presupposti, sulle finalita', sulle strade da percorrere procede sempre parallelamente all'azione concreta. Non si puo' non riconoscere, tuttavia, come la valorizzazione del nesso tra filosofia e prassi non sia ascrivibile al solo ambito nonviolento: e' almeno a partire dall'opera di Marx che la riflessione politica non ha potuto eludere questo tema.

La grande innovazione del pensiero politico nonviolento e', invece, l'inscindibilita' del binomio mezzi/fini.

Proprio il Novecento si e' incaricato in fin troppe occasioni di ribadire tragicamente come sia illusorio, oltre che profondamente criminale, insistere nel considerare gli strumenti, i metodi del tutto autonomi dagli obiettivi auspicati e perseguiti.

Se ancora fino a qualche decennio fa sopravviveva sovente un atteggiamento di scarsa considerazione e talvolta persino di derisione nei confronti del pensiero nonviolento, non c'e' da meravigliarsi se oggi il valore e il ruolo della proposta nonviolenta siano largamente riconosciuti.

Molte altre sarebbero le riflessioni da enucleare e approfondire (penso, ad esempio, a come sarebbe urgente ripartire dall'idea del potere di tutti, dell'omnicrazia di Aldo Capitini), ma questo richiederebbe, certo, altro spazio e, anche, una pluralita' di punti di vista.

*

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La riflessione nonviolenta si e' intrecciata anche con la ricerca e la riflessione sociologica, dando contributi rilevantissimi. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero sociologico e alla ricerca sociale?

- Giuseppe Barone: Anche in questo ambito e' stato necessario superare non poco scetticismo e accuse di scarsa "scientificita'" (mentre e' "scientifico" studiare come convincere una persona a comprare un certo tipo di automobile, o come persuadere che e' "necessario" uccidere centinaia di migliaia di persone e radere al suolo interi Paesi per combattere il terrorismo).

Oggi, per fortuna, quasi piu' nessuno dubita del valore e del contributo fornito alle scienze sociali, per esempio, delle inchieste condotte negli anni Cinquanta e Sessanta da Danilo Dolci o di altre fondamentali esperienze di "sociologia dal basso" (segnalo, a questo proposito, con gioia, la recente ristampa di Milano, Corea di Franco Alasia e Danilo Montaldi presso l'editore Donzelli).

Piu' in generale credo sia essenziale il contributo offerto dal punto di vista di quanti si richiamano alla nonviolenza: un punto di vista che anche nella lettura, nell'analisi dei fenomeni sociali non perde mai di vista lo specifico di ciascun individuo. Come amava ripetere Danilo: di ognuno, di ogni uno.

*

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La riflessione e le esperienze nonviolente hanno potentemente investito anche l'economia sia come realta' strutturale sia come relativo campo del sapere. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero economico?

- Giuseppe Barone: La capacita' di incidere anche in ambito economico rappresenta un altro successo della nonviolenza: e' innegabile la matrice di numerose esperienze che in modo sempre piu' rilevante si stanno affermando negli ultimi anni. Penso ovviamente al microcredito o al commercio equo e solidale o alle battaglie per l'acqua pubblica. Ma sono certo che se si provasse a mettere insieme un elenco delle iniziative con forti risvolti economici che in modo piu' o meno esplicito si richiamano alla nonviolenza, rimarremmo tutti stupiti dal numero rilevante di vicende che comporrebbero il nostro elenco.

Mi pare che l'ennesima e gravissima crisi in cui da oltre tre anni si dibatte il sistema economico-finanziario che regola il nostro tempo mostri in modo del tutto evidente la necessita' di un'alternativa. Che in parte sta gia' crescendo.

*

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La teoria-prassi nonviolenta ha recentemente avuto uno svolgimento importantissimo nel campo del diritto e specificamente del diritto penale, con l'esperienza sudafricana della "Commissione per la verita' e la riconciliazione" e con le numerose altre iniziative e successive teorizzazioni che ad essa si sono ispirate. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero giuridico e alla pratica del diritto?

- Giuseppe Barone: La nonviolenza ha mostrato - e sempre piu' continua a mostrare - la capacita' di proporsi come alternativa non solo piu' rigorosa e "sostenibile" dal punto di vista etico, ma anche del tutto credibile e affidabile sul piano delle realizzazioni concrete. L'esperienza sudafricana ha - ritengo - aperto una strada in ambito giuridico i cui ultimi esiti sono ancora difficilmente prevedibili: basti pensare solo alle tante iniziative che dall'Africa all'America Latina sono nate ispirandosi alla Commissione di Tutu o all'auspicabile ampliarsi degli spazi operativi del Tribunale penale internazionale. Un ostacolo non piccolo e' rappresentato da una certa tendenza "conservatrice" di molti studiosi di materie giuridiche (esistono ovviamente diverse e luminose eccezioni), ma non si possono celare (ne ho contezza anche per diretta esperienza) un'attenzione e un'apertura crescenti, anche nelle Universita'.

Non mancano, ovviamente, elementi di debolezza o anche discutibili, di alcune di queste esperienze. Questa consapevolezza, non puo' non condurci a ribadire la necessita' di non smarrire mai un robusto equilibrio e un doveroso senso critico. Allo stesso modo, tuttavia, non puo' esimere anche i critici piu' radicali a riflettere su quali erano e sono le alternative effettivamente praticabili, sulle loro prevedibili conseguenze e sugli enormi costi in termini di ulteriore sofferenza umana che avrebbero comportato.

La nonviolenza non puo' essere considerata - banalmente - una sorta di "bacchetta magica" capace di cancellare ogni male, ogni sofferenza, ogni conflitto. Ma e' difficile, all'esito di tante macerie e tanta violenza consegnatici dal "secolo breve", non riconoscere lo straordinario contributo di quanti si sono sottratti alla disperata spirale autodistruttiva in cui sembrava essersi smarrita un'intera civilta', chi e che cosa hanno avviato la costruzione di una nuova storia, quanti hanno saputo aprire la strada per una nuova possibilita' per il genere umano.

 

7. RIFLESSIONE. DIRE UNA SEMPLICE E NECESSARIA VERITA' IN QUATTRO E QUATTR'OTTO

 

La questione dell'arsenico si pone in termini assolutamente semplici e chiari:

1. L'arsenico e' tossico.

2. L'Unione Europea dallo scorso decennio ha stabilito (e l'Italia ha recepito nella sua legislazione) che il limite massimo di arsenico consentito nell'acqua destinata a consumo umano sia di 10 microgrammi per litro.

3. Ne consegue che e' dovere degli enti pubblici garantire alla popolazione acqua in cui l'eventuale (e comunque nociva) presenza di arsenico non superi quella soglia.

4. Ma ovviamente l'arsenico fa comunque sempre male, e quindi compito della buona pubblica amministrazione e' non solo operare e vigilare affinche' l'acqua erogata dai pubblici acquedotti per uso domestico rientri nei parametri stabiliti dalla legge (concentrazione massima consentita di 10 microgrammi/litro) ma anche di adoperarsi per dearsenificare totalmente l'acqua che le persone bevono.

*

Detto questo non vi e' piu' luogo a chiacchiere pretestuose. Ne discendono conseguenze altrettanto semplici e chiare.

1. Gli enti locali competenti garantiscano ai cittadini di avere nelle loro case acqua potabile coem stabilito dalla legge, ovvero che per quanto attiene alla presenza di arsenico esso non superi i 10 microgrammi per litro di acqua.

2. Laddove l'acqua erogata presenti una concentrazione di arsenico superiore, essa va dichiarata non potabile; la popolazione va prontamente informata; gli enti preposti devono immediatamente provvedere a forme alternative di approvvigionamento idrico potabile per la popolazione.

3. Tutti coloro che nel corso di un lungo lasso di tempo - ed almeno dal 2003 - pur essendo consapevoli della situazione, pur avendo il compito istituzionale di provvedere e pur disponendo di relative risorse hanno trascurato di effettuare i necessari controlli e interventi, ed hanno cosi' contribuito ad avvelenare i cittadini, devono essere perseguiti ai sensi di legge per ogni condotta attiva od omissiva che ha avuto come esito un danno per la pubblica incolumita'.

4. Tutti coloro che oggi disinformano i cittadini, sottovalutano il danno e il pericolo, omettono gli interventi necessari ed urgenti, vanno anch'essi perseguiti ai sensi di legge.

 

8. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 23 GENNAIO A VITERBO UN INCONTRO DI FORMAZIONE NONVIOLENTA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Domenica 23 gennaio presso il centro sociale occupato autogestito "Valle Faul" di Viterbo si e' svolto un nuovo incontro del percorso di formazione e informazione nonviolenta che si tiene dal 2009.

I partecipanti all'incontro hanno di nuovo ribadito l'impegno per la riduzione del trasporto aereo, in difesa dell'area del Bulicame, contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge, e per la realizzazione invece di un "parco naturalistico, archeologico e termale del Bulicame"; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta al Commissario Europeo ai Trasporti sia per nuovamente denunciare la gravita' dello scempio che la realizzazione della folle e criminale opera aeroportuale provocherebbe, sia per nuovamente segnalare come invece la realizzazione del parco naturalistico, archeologico e termale del Bulicame costituirebbe un indubitabilmente considerevole beneficio per la citta', la cultura, il territorio, la popolazione.

Analogamente i partecipanti hanno ribadito altresi' l'impegno sulla situazione delle acque del lago di Vico, per contribuire all'iniziativa in difesa dell'ambiente e della salute della popolazione; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta al Commissario Europeo alla Salute.

Successivamente i partecipanti hanno ribadito l'impegno per la prosecuzione dell'iniziativa in corso contro la presenza di arsenico nelle acque destinate a consumo umano; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta al Commissario Europeo all'Ambiente.

I partecipanti hanno altresi' confermato il sostegno alle iniziative nonviolente contro il riarmo, e particolarmente contro l'acquisto da parte dell'Italia dei cacciabombardieri F-35 con un folle e criminale sperpero di miliardi di euro del pubblico erario: su questo argomento si e' concordato di inviare una lettera aperta al Commissario Europeo agli Affari Sociali.

I partecipanti hanno altresi' confermato il sostegno alle iniziative nonviolente contro il razzismo e particolarmente contro il colpo di stato razzista compiuto dal governo in carica: su questo argomento si e' concordato di inviare una lettera aperta al Commissario Europeo alla Cooperazione Internazionale.

I partecipanti hanno altresi' confermato il sostegno alle iniziative nonviolente contro la guerra e particolarmente contro l'incostituzionale partecipazione militare italiana alla guerra in Afghanistan: su questo argomento si e' concordato di inviare una lettera aperta al Commissario Europeo alla Politica di Sicurezza.

I partecipanti hanno altresi' confermato il sostegno alle iniziative nonviolente contro il nucleare: su questo argomento si e' concordato di inviare una lettera aperta alla Commissario Europeo all'Energia.

Al termine dell'incontro e' stato espresso sostegno all'impegno per il diritto allo studio, in relazione a cui i partecipanti al percorso di formazione e informazione nonviolenta da tempo hanno promosso e stanno conducendo una iniziativa comune.

*

Le persone partecipanti all'incontro

Viterbo, 23 gennaio 2011

Per informazioni e contatti: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

9. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA AL COMMISSARIO EUROPEO AI TRASPORTI

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Al Commissario Europeo ai Trasporti

e per opportuna conoscenza: ai capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo, al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, alla ministra dell'Ambiente, al ministro dei Beni Culturali, al ministro della Salute, al ministro dei Trasporti, alla ministra del Turismo, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Segnalazione ed appello in difesa dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame; contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge

*

Gentile Commissario Europeo ai Trasporti,

le segnaliamo che l'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, di dantesca memoria, un vero e proprio bene dell'umanita', e' gravemente minacciata di irreversibile devastazione e catastrofico inquinamento da manovre speculative di selvaggia aggressione sia del territorio e dei beni naturali e culturali, sia della salute e dei diritti della popolazione locale.

Punta di lancia di questa aggressione e' il progetto dissennato ed illecito di realizzare, nel cuore di un'area cosi' unica e preziosa, un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge.

La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze:

a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;

b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;

c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;

d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');

e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';

f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;

g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

Quell'area va tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Con la presente lettera sollecitiamo tutte le istituzioni variamente competenti a un impegno in difesa di questa preziosa area, assurdamente minacciata di irreversibile devastazione, e in difesa del diritto alla salute della popolazione viterbese; un impegno che si opponga alla realizzazione di un insensato ed illegale mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bullicame a Viterbo.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 23 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 24 gennaio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

10. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

11. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

12. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Walter Laqueur (a cura di), Dizionario dell'Olocausto, Einaudi, Torino 2004, 2007, pp. XXXIV + 934.

 

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

14. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 445 del 24 gennaio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:

nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

 

Per non riceverlo piu':

nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

 

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web

http://web.peacelink.it/mailing_admin.html

quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

 

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica alla pagina web:

http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

 

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e': nbawac at tin.it