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Telegrammi. 448



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 448 del 27 gennaio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Memoria, barbarie, antibarbarie

2. Piero Calamandrei: Epigrafi per donne, uomini e citta' della Resistenza

3. Una lettera aperta al Commissario europeo agli Affari sociali

4. Associazione "Respirare": Un inammissibile crimine, un'inammissibile follia

5. Nagla Seed Ahmed: Il rispetto della nostra umanita'

6. Si e' svolto il 26 gennaio a Viterbo un incontro di studio

7. Per sostenere il Movimento Nonviolento

8. "Azione nonviolenta"

9. Segnalazioni librarie

10. La "Carta" del Movimento Nonviolento

11. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. MEMORIA, BARBARIE, ANTIBARBARIE

 

Nel giorno della memoria della Shoah e' necessario che ovunque possibile si organizzino iniziative di ricordo e di impegno, di rinnovato lutto e di tenace lotta contro la disumanita', le disumanita', di ieri e di oggi.

Tanti maestri che abbiamo avuto non sono piu' vivi: sta a noi che da loro lo ricevemmo recarne ai piu' giovani il messaggio.

I testimoni superstiti anno dopo anno vanno estinguendosi, sta a noi che ne ricevemmo le parole comunicarle ai piu' giovani.

La lotta che e' stata di Vittorio Emanuele Giuntella, di Primo Levi, di Lello Perugia, di innumerevoli altre donne ed altri uomini che si opposero all'inumano resistendo fin nell'inferno dei lager, quella lotta per la dignita' umana, per i diritti umani, per la verita' umana e' ancora la nostra.

La memoria delle vittime dell'orrore assoluto del XX secolo, e l'impegno che ne deriva a impedire nuove persecuzioni, nuovi massacri e nuovi genocidi, e' dovere fondamentale di ogni persona di volonta' buona.

*

Come ha chiarito una volta per sempre Giuliano Pontara ne L'antibarbarie (il suo recente fondamentale libro in cui riprende e sviluppa le tesi dell'introduzione all'indimenticabile antologia gandhiana "Teoria e pratica della nonviolenza" da lui curata quarant'anni fa) due modelli opposti si fronteggiano e si combattono in questo tornante della storia: il nazismo e la nonviolenza; se prevarra' il primo sara' il trionfo della barbarie e l'umanita' s'inabissera' nella catastrofe, solo se prevarra' la seconda la civilta' umana potra' proseguire.

 

2. MEMORIA. PIERO CALAMANDREI: EPIGRAFI PER DONNE, UOMINI E CITTA' DELLA RESISTENZA

[I testi che qui ancora una volta riproponiamo sono estratti dal libro di discorsi, scritti ed epigrafi di Piero Calamandrei, Uomini e citta' della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente ristampato da Laterza, Bari 1977 (l'edizione da cui citiamo), poi riproposto da Linea d'ombra, Milano 1994, e nuovamente da Laterza nel 2006.

Piero Calamandrei, nato a Firenze nel 1889 ed ivi deceduto nel 1956, avvocato, giurista, docente universitario, antifascista limpido ed intransigente, dopo la Liberazione fu costituente e parlamentare, fondatore ed animatore della rivista "Il Ponte", impegnato nelle grandi lotte civili. Dal sito dell'Anpi di Roma (www.romacivica.net/anpiroma) riprendiamo la seguente notizia biografica su Piero Calamandrei: "Nato a Firenze nel 1889. Si laureo' in legge a Pisa nel 1912; nel 1915 fu nominato per concorso professore di procedura civile all'Universita' di Messina; nel 1918 fu chiamato all'Universita' di Modena, nel 1920 a quella di Siena e nel 1924 alla nuova Facolta' giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile. Partecipo' alla Grande Guerra come ufficiale volontario combattente nel 218mo reggimento di fanteria; ne usci' col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello. Subito dopo l'avvento del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'"Unione Nazionale" fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe ne' chiese la tessera continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collaboro' al "Non mollare", nel 1941 aderi' a "Giustizia e Liberta'" e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d'Azione. Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli veniva richiesta dal Rettore del tempo. Nominato Rettore dell'Universita' di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicche' esercito' effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioe' dalla liberazione di Firenze, all'ottobre 1947. Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipo' attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilita' del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 fu deputato per "Unita' socialista". Nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di "Unita' popolare" assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri. Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Universita' di Firenze, direttore con Carnelutti della "Rivista di diritto processuale", con Finzi, Lessona e Paoli della rivista "Il Foro toscano" e con Alessandro Levi del "Commentario sistematico della Costituzione italiana", nell'aprile del 1945 fondo' la rivista politico-letteraria "Il Ponte". Mori' a Firenze nel 1956". Tra le opere di Piero Calamandrei segnaliamo particolarmente Uomini e citta' della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente ristampato da Laterza, Roma-Bari 1977, poi riproposto da Linea d'ombra, Milano 1994, e nuovamente ripubblicato da Laterza nel 2006]

 

VIVI E PRESENTI CON NOI

FINCHE' IN LORO

CI RITROVEREMO UNITI

 

MORTI PER SEMPRE

PER NOSTRA VILTA'

QUANDO FOSSE VERO

CHE SONO MORTI INVANO

 

(In limine al libro Uomini e citta' della Resistenza)

 

*

 

DA QUESTA CASA

OVE NEL 1925

IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA

DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D'ORDINE

NON MOLLARE

FEDELI A QUESTA CONSEGNA

COL PENSIERO E COLL'AZIONE

CARLO E NELLO ROSSELLI

SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII

IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA

MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE

INCONTRO ALL'AGGUATO FASCISTA

CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO

IL 9 GIUGNO 1937

A BAGNOLES DE L'ORNE

MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI

DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI

QUANDO SPUNTO' L'ALBA

SI VIDERO IN ARMI

SU OGNI VETTA D'ITALIA

MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO

VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI

CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO

GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL'AVVENIRE

GIUSTIZIA E LIBERTA'

 

(Epigrafe sulla casa dei fratelli Rosselli, in Firenze, via Giusti n. 38)

 

*

 

GIUSTIZIA E LIBERTA'

 

PER QUESTO MORIRONO

PER QUESTO VIVONO

 

(Epigrafe sulla tomba dei fratelli Rosselli, nel cimitero di Trespiano - Firenze)

 

*

 

NON PIU' VILLA TRISTE

SE IN QUESTE MURA

SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI

ARMATI SOL DI COSCIENZA

IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI

VOLLERO

PER RISCATTARE VERGOGNA

PER RESTITUIR DIGNITA'

PER NON RIVELARE IL COMPAGNO

LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE

NON TRADIRE

 

(Epigrafe sulla villa di via Bolognese, a Firenze - dove fu la sede della banda Carita' - nella quale Enrico Bocci fu torturato: e che fu chiamata in quei mesi "Villa triste")

 

*

 

GIANFRANCO MATTEI

DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA

NELL'ORA DELL'AZIONE CLANDESTINA

FECE DELLA SUA SCIENZA

ARMA PER LA LIBERTA'

COMUNIONE COL SUO POPOLO

SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO

 

SU QUESTA CASA OVE NACQUE

RIMANGANO INCISE

LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE

QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE

E INVITTA CONSEGNO' ALL'AVVENIRE

LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE

"SIATE FORTI - COME IO LO FUI"

 

Milano 11 dicembre 1916 - Roma febbraio 1944

 

(Epigrafe sulla casa di Milano, ove nacque l'11 dicembre 1916 Gianfranco Mattei)

 

*

 

LA MADRE

 

QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI

SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE

IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL'USCIO

PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO

MA QUANDO IN UN UNICO SPARO

CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO

LA MADRE DISSE

NON VI RIMPROVERO O FIGLI

D'AVERMI DATO TANTO DOLORE

L'AVETE FATTO PER UN'IDEA

PERCHE' MAI PIU' NEL MONDO ALTRE MADRI

DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA

MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA

SE PIU' LA SERA NON TORNERETE

IL PADRE E' FORTE E RINCUORA I NIPOTI

DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO

MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA

O FIGLI CARI

VENGO CON VOI

 

(Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)

 

*

 

A POCHI METRI DALL'ULTIMA CIMA

AVVOLTA NEL NEMBO

QUALCUNO PIU' SAGGIO DISSE SCENDIAMO

MA LIVIO COMANDA

QUANDO UN'IMPRESA SI E' COMINCIATA

NON VALE SAGGEZZA

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

 

DALLA MONTAGNA NERA

DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO

S'AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA

L'HANNO RICONOSCIUTO

SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI

RICANTAN LE VECCHIE CANZONI

E' LIVIO CHE SALE

E' IL LORO CAPO

CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA

TRA I MORTI GIOVANI

GIOVANE ANCH'EGLI

E' VOLUTO RESTARE

 

ASCIUGHIAMO IL PIANTO

GUARDIAMO SU IN ALTO

IN CERCA DI TE

COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI

FERMO SULLA RUPE

LE SPALLE QUADRATE MONTANARE

LA MASCHIA FRONTE OSTINATA

L'OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA

FACCI UN CENNO LIVIO

SE VACILLEREMO

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

ANCHE SE QUESTO

E'

MORIRE

 

(Epigrafe per la morte di Livio Bianco avvenuta nel luglio del 1953, per una sciagura di montagna)

 

*

 

DALL'XI AGOSTO MCMXLIV

NON DONATA MA RICONQUISTATA

A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE

LA LIBERTA'

SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE

PER INSURREZIONE DI POPOLO

PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI

IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI

PIU' ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI

HA RIPRESO STANZA

NEI SECOLI

 

(Epigrafe apposta dopo la liberazione sulla parete di Palazzo Vecchio che guarda Via dei Gondi, a Firenze)

 

*

 

SULLE FOSSE DEL VOSTRO MARTIRIO

NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA

O SUPPLIZIATI DI BELFIORE

O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA

DOPO UN SECOLO

MANTOVA VI AFFIDA

QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA

 

COME VOI SONO ANDATI INCONTRO ALLA MORTE

A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO

SENZA VOLTARSI INDIETRO

ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE

SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA

 

MUTANO I VOLTI DEI CARNEFICI

RADETZKY O KESSELRING

VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI

RISORGIMENTO O RESISTENZA

MA L'ANELITO DEI POPOLI E' UNO

NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI

LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO

QUESTA FIAMMA RIBELLE

PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO

DOPO CENT'ANNI

QUANDO L'ORA SPUNTA

I CIMITERI CHIAMANO LIBERTA'

DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA

L'AVANZATA RIPRENDE

FINO A CHE OGNI SCHIAVITU' SARA' BANDITA

DAL MONDO PACIFICATO

 

(Epigrafe murata nella sala del Palazzo Provinciale di Mantova nel primo decennale della Resistenza, giugno 1954)

 

*

 

RITORNO DI KESSELRING

 

NON E' PIU' VERO NON E' PIU' VERO

O FUCILATI DELLA RESISTENZA

O INNOCENTI ARSI VIVI

DI SANT'ANNA E DI MARZABOTTO

NON E' PIU' VERO

CHE NEL ROGO DEI CASALI

DIETRO LE PORTE INCHIODATE

MADRI E CREATURE

TORCENDOSI TRA LE FIAMME

URLAVANO DISPERATAMENTE PIETA'

 

AI CAMERATI GUASTATORI

CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA

SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA

RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI

SI SCHIERINO IN PARATA

ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI

PER LA FELICITA' DEL MONDO

 

NON PIU' FIORI PER LE VOSTRE TOMBE

SONO STATI TUTTI REQUISITI

PER FARE LA FIORITA

SULLE VIE DEL LORO RITORNO

LI COMANDERA' ANCORA

COLL'ONORE MILITARE

CUCITO IN ORO SUL PETTO

IL CAMERATA KESSELRING

IL VOSTRO ASSASSINO

 

*

 

IL MONUMENTO A KESSELRING

 

LO AVRAI

CAMERATA KESSELRING

IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI

MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA'

A DECIDERLO TOCCA A NOI

 

NON COI SASSI AFFUMICATI

DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO

NON COLLA TERRA DEI CIMITERI

DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI

RIPOSANO IN SERENITA'

NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE

CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO

NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI

CHE TI VIDE FUGGIRE

 

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI

PIU' DURO D'OGNI MACIGNO

SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO

GIURATO FRA UOMINI LIBERI

CHE VOLONTARI SI ADUNARONO

PER DIGNITA' NON PER ODIO

DECISI A RISCATTARE

LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

 

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE

AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI

MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO

CHE SI CHIAMA

ORA E SEMPRE

RESISTENZA

 

(Lapide murata nel Palazzo Comunale di Cuneo il 21 dicembre 1952)

 

*

 

ALL'OMBRA DI QUESTE MONTAGNE

IL 12 SETTEMBRE 1943

POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI

ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI

FURONO LA PRIMA PATTUGLIA

DELLA RESISTENZA PIEMONTESE

CHE DOPO DUE INVERNI

CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO

PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI

DIVENTO'

L'ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTA'

DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA

 

NEL PRIMO DECENNALE

I VIVI SALUTANO I MORTI

DORMITE IN PACE COMPAGNI

L'IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME

VERSO L'AVVENIRE

NON E' CADUTO

 

(Epigrafe murata sulla Chiesa di Madonna del Colletto, inaugurata il 27 settembre 1953 con un discorso di Ferruccio Parri)

 

*

 

CONTRO OGNI RITORNO

 

INERMI BORGATE DELL'ALPE

ASILO DI RIFUGIATI

PRESE D'ASSALTO COI LANCIAFIAMME

ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI

I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI

FOSSE NOTTURNE SCAVATE

DAGLI ASSASSINI IN FUGA

PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI

QUESTO VI RIUSCI'

 

S. TERENZIO BERGIOLA ZERI VINCA

FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO

SCRIVETE QUESTI NOMI

SON LE VOSTRE VITTORIE

MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO

DI DOVE IL POPOLO APUANO

CAVATORI E PASTORI

E LE LORO DONNE STAFFETTE

TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTA'

VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA

QUESTO NON VI RIUSCI'

ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI

 

E NELLE CAVE I BOATI DELLE MINE

CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA

MA QUESTA PACE NON E' OBLIO

STANNO IN VEDETTA

QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D'ORO

AL VALORE PARTIGIANO

TAGLIENTI COME LAME

IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL'ERTA

CONTRO OGNI RITORNO

 

(Epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido, inaugurata il 21 ottobre 1954)

 

*

 

FANTASMI

 

NON RAMMARICATEVI

DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA

SE GIU' AL PIANO

NELL'AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE

MURATA COL VOSTRO SANGUE

SONO TORNATI

DA REMOTE CALIGINI

I FANTASMI DELLA VERGOGNA

TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI

E' BENE CHE SIANO ESPOSTI

IN VISTA SU QUESTO PALCO

PERCHE' TUTTO IL POPOLO

RICONOSCA I LORO VOLTI

E SI RICORDI

CHE TUTTO QUESTO FU VERO

CHIEDERANNO LA PAROLA

AVREMO TANTO DA IMPARARE

MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI

VENT'ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE

I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA

TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO

L'ITALIA RIDOTTA UN ROGO

QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE

PER FAR GRANDE LA PATRIA

APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA

LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI

PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL'ASSE

I FIERI MINISTRI DI SALO'

APRIRANNO

I LORO ARCHIVI SEGRETI

DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA

DI OGNI INCENDIO SI RITROVERA' IL PROTOCOLLO

CIVITELLA SANT'ANNA BOVES MARZABOTTO

TUTTE IN REGOLA

SAPREMO FINALMENTE

QUANTO COSTO' L'ASSASSINIO

DI CARLO E NELLO ROSSELLI

MA FORSE A QUESTO PUNTO

PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA

PECCATO

QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO

AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE

 

(Epigrafe pubblicata sul "Ponte" dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953)

 

3. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA AL COMMISSARIO EUROPEO AGLI AFFARI SOCIALI

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Al Commissario Europeo agli Affari Sociali

e per opportuna conoscenza: ai capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo, al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla Presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, al ministro della Difesa, al ministro dell'Economia, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Segnalazione ed appello contro la realizzazione e l'acquisto da parte del governo italiano di 131 cacciabombardieri F-35, in palese contrasto con l'impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti sociali ed umani

*

Gentile Commissario Europeo agli Affari Sociali,

la decisione del governo italiano di sperperare miliardi di euro del pubblico erario per acquistare 131 cacciabombardieri F-35 costituisce un crimine e una follia.

Le armi servono a uccidere. La guerra e' nemica dell'umanita'.

Quei miliardi di euro possono e devono essere utilizzati invece per promuovere la vita, i diritti, il benessere dei cittadini.

Con la presente chiediamo che anche l'Unione Europea - di cui l'Italia fa parte - si associ alla richiesta che quella decisione insensata e scellerata sia immediatamente e definitivamente revocata.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 23 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 27 gennaio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

4. RIFLESSIONE. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": UN INAMMISSIBILE CRIMINE, UN'INAMMISSIBILE FOLLIA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

La pace salva le vite, la guerra e' nemica dell'umanita'.

Le armi uccidono.

Le risorse dei cittadini italiani siano utilizzate per garantire case, scuole, sanita', assistenza, lavoro, diritti.

*

L'acquisto da parte dello stato italiano di 131 cacciabombardieri F-35 predisposti per armamento atomico, acquisto che implica lo sperpero di miliardi di euro sottraendoli al popolo italiano, miliardi di euro che potrebbero e dovrebbero essere utilizzati per scuole e sanita', case ed assistenza, lavoro e diritti, questo acquisto di strumenti di morte dilapidando i soldi di tutti i cittadini e' un inammissibile crimine, e' un'inammissibile follia.

Chiediamo al governo e al parlamento di revocare questa scellerata decisione.

Chiediamo a tutte le articolazioni della societa' civile ed a tutte le istituzioni del popolo italiano di esprimersi e di premere su governo e parlamento affinche' questo crimine non sia compiuto.

*

La pace salva le vite, la guerra e' nemica dell'umanita'.

Le armi uccidono.

Le risorse dei cittadini italiani siano utilizzate per garantire case, scuole, sanita', assistenza, lavoro, diritti.

*

Associazione "Respirare"

Viterbo, 26 gennaio 2011

L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.

 

5. DIRITTI. NAGLA SEED AHMED: IL RISPETTO DELLA NOSTRA UMANITA'

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di Nagla Seed Ahmed.

Nagla Seed Ahmed, "citizen journalist" sudanese, usa la sua videocamera per denunciare le violazioni dei diritti umani in Sudan; arrestata durante le dimostrazioni anti-fustigazione del dicembre scorso, Nagla Seed Ahmed e' riuscita a produrre un video della sua carcerazione]

 

La prima volta in cui guardai il video, che comincio' a circolare in dicembre, di una giovane donna sudanese impietosamente fustigata in pubblico, potevo sentire come la frusta stava tagliando la sua carne. Vedere la scena ha riportato in superficie i ricordi della mia stessa dolorosa esperienza.

Dieci anni fa sono stata frustata per aver partecipato ad una manifestazione di protesta. Era il mio compleanno, un momento in cui avrei dovuto essere gioiosa e inondata di regali. Invece fui punita perche' avevo rifiutato di rimanere in silenzio mentre gli studenti delle scuole superiori erano inviati nelle zone di guerra del Sudan del sud, a perdere le loro vite per un'ideologia con cui non avevano niente a che fare. Non dimentichero' mai il suono che la frusta produceva mentre scendeva a colpirmi la schiena.

Quando vidi la medesima brutalita' scatenata contro un'altra donna, seppi che dovevo agire. Il 14 dicembre 2010 mi unii ad altre 150 attiviste ed attivisti durante una protesta pacifica a Khartoum. Sebbene ci picchiassero ed arrestassero 50 di noi, restammo saldi. Prima di essere trascinato via dalle forze di sicurezza, un uomo grido': "Umiliare una donna e' umiliare l'intera nazione". E questa e' la ragione per cui ci trovavamo tutti la'.

Le donne sono state soggette alla fustigazione prevista dal codice penale sudanese sin dal 1991. Nel 2008 il capo della polizia riporto' che 43.000 donne erano state fustigate solo quell'anno. Non e' mai stato chiarito di quale crimine fosse accusata la donna del video di YouTube, ma i poliziotti che si vedono nel filmato fanno riferimento ad una legge sull'ordine pubblico che concerne la prostituzione. Io credo che il governo del Sudan abbia in mente di riportare le donne all'era dell'harem. Le donne del mio paese a volte vengono picchiate perche' protestano contro il regime, e a volte diventano bersagli perche' indossano abiti "provocanti". Nel 2009 il mondo noto' la vicenda della giornalista Lubna Hussein: arrestata, accusata di "indecenza" e minacciata da una sentenza di quaranta frustate perche' indossava pantaloni.

La fustigazione e' una violazione dei diritti umani ed una violazione diretta dell'articolo 5 della "Carta africana dei diritti umani e dei diritti dei popoli", un documento che protegge gli individui da "tutte le forme di sfruttamento e degradazione" e nello specifico proibisce "la tortura e le punizioni crudeli, disumane o degradanti". Ma il regime lo ignora. Frustare qualcuno ferisce la vittima anche psicologicamente. In Sudan e' difficile per una vittima parlare delle proprie esperienze, perche' spesso la sua stessa comunita' la isola, marchiandola come "indecente". Lei e la sua famiglia possono dover sopportare lo stigma per il resto delle loro vite. Nonostante io abbia una famiglia che mi sostiene, ed un marito che ha pagato la mia multa affinche' non dovessi restare in prigione, e' ancora difficoltoso per me parlarne. Questo e' il motivo per cui la maggioranza delle vittime resta in silenzio.

Gia' da tempo, pero', io ho fatto la scelta di non restare zitta. Come cittadina giornalista ho ormai prodotto piu' di 2.000 video che mettono in luce le ingiustizie della societa' in cui vivo, ed in special modo le brutalita' dirette contro le donne. Sebbene questo faccia di me un bersaglio, non esco mai di casa senza la videocamera. Nel 2009 mi sono unita al gruppo "Iniziativa delle donne contro la violenza", che era formato da attivisti che seguivano la vicenda di Lubna Hussein. Ho contribuito a svelare le storie simili a quella di Lubna, fra cui quella di Silva Kashif, una minorenne che ha ricevuto 50 frustate per aver indossato una gonna giudicata "provocante" dalle autorita'.

Come risultato della pressione internazionale, la fustigazione di Lubna e' stata commutata in una multa. Quando ella rifiuto' di pagare, l'Unione sudanese dei giornalisti ha pagato per lei ed ha assicurato il suo rilascio. La storia di Lubna Hussein ha gettato un sasso in uno stagno altrimenti fermo: il suo coraggio di fronte all'ingiustizia continua a produrre onde. Ha ribaltato la questione sul comportamento delle autorita' ed ha portato l'attenzione internazionale sulla situazione delle donne in Sudan.

Mentre mi avvicinavo al luogo designato per la manifestazione, il 14 dicembre scorso, sentivo che la cosa aveva il significato di un momento storico per le donne sudanesi. Decisi che avrei resistito sino alla fine e documentato quel momento con ogni mezzo. Sapevo quel che ci aspettava. Immediatamente dopo l'apparizione del video della fustigazione, l'"Iniziativa delle donne contro la violenza" aveva chiesto un incontro con i partiti politici, i rappresentanti nelle istituzioni, la societa' civile ed i gruppi di donne per pianificare l'azione. "Ajras al-Hurriya", un quotidiano stampato in arabo, aveva acconsentito ad ospitare l'incontro, ma ritiro' la sua disponibilita' a causa delle pressioni subite. Abdel-Basit Merghani, direttore del "Centro Al-Fanar", un'organizzazione volontaria pro diritti umani con sede a Khartoum, ospito' diversi incontri, ma dopo due giorni di interrogatorio da parte del Niss (Servizi nazionali di sicurezza e controspionaggio) fu arrestato, ed alla sua famiglia fu impedito di fargli visita.

Mentre scrivo, il signor Abdel-Basit Merghani e' ancora prigioniero.

Quando arrivammo al luogo della manifestazione c'era gia' una forte presenza delle forze di sicurezza. C'erano agenti in uniforme blu e agenti in borghese, tutti armati con vari tipi di bastoni e manganelli. Ci ordinarono subito di andar via, ma noi spiegammo che ci eravamo riuniti pacificamente per poter consegnare un memorandum al Ministro della giustizia. Gli agenti del Niss permisero a due sole donne di andare a consegnare il documento, cosi' il resto di noi rimase ad attenderle. Quando gli agenti tentarono di disperderci gridammo "Donne, state giu'!", cosi' sedemmo tutte e rifiutammo di andarcene. Vidi un agente intimare ad una donna anziana di andarsene. Quando lei rifiuto', la trascino' con violenza sino ad un furgone aperto e la lancio' all'interno, ignorando le sue grida. Poi il personale della sicurezza e la polizia ci attaccarono insieme. La prima ad essere portata via fu Ustaza Aziza al- Zaibaq, la leader dell'Unione delle donne sudanesi. Come se volessero vendicarsi del ruolo da pioniera che quest'organizzazione ha giocato nell'emancipare le donne del Sudan, Aziza fu gettata nel furgone aperto come un animale macellato. Ogni donna presente e' stata picchiata e insultata.

Le forze di sicurezza hanno impedito ai corrispondenti dell'agenzia di stampa Reuters di avvicinarsi, ed ho visto con i miei occhi il momento in cui hanno preso a pugni un corrispondente della Bbc, gettandolo a terra, mentre tentava di fare un servizio sulla situazione. Sequestrarono il suo equipaggiamento e cancellarono tutto quel che aveva filmato prima di restituirglielo. Anche la mia videocamera fu confiscata. Io ero fra le 46 donne e i 4 uomini che furono arrestati e costretti a salire nei furgoni del Niss. Per tutta la strada sino al dipartimento di polizia cantammo inni nazionali e gridammo slogan contro le leggi ingiuste e l'umiliazione. Continuammo a far questo per tutte le cinque ore del nostro fermo. Ci furono comunicate le accuse a nostro carico: disturbo della quiete pubblica, assembramento illegale, minacce alla sicurezza ed al benessere pubblico. Poi fummo rilasciati dietro cauzione.

Durante gli interrogatori, gli investigatori cercarono di imporci il concetto di tribalismo e di classificarci in accordo ad identita' culturali ed etniche. Ad ognuno di noi hanno chiesto il nome della tribu' di appartenenza. All'unanimita' abbiamo rifiutato di rispondere alla domanda, insistendo sul fatto che siamo sudanesi. Abbiamo anche rifiutato di firmare un impegno a non partecipare a qualsiasi protesta futura contro il partito di governo. Da parte mia, ho detto all'investigatore che avrei continuato a dimostrare contro le leggi sull'ordine pubblico che umiliano le donne, che avrei continuato a protestare contro l'attuale governo, e che non mi sarei risparmiata alcuno sforzo per far si' che la mia voce venisse udita: persino se questo avesse dovuto costarmi la vita.

A causa delle mie attivita' ora sono un bersaglio per le autorita'. Oggi le mie azioni sono ampiamente monitorate e ci sono stati numerosi tentativi di intimidirmi affinche' io resti in silenzio. Di recente ci sono state due irruzione in casa mia, nel mezzo della notte, ed ogni volta gli intrusi hanno rubato il mio laptop e le videocamere. Temendo per la sicurezza della mia famiglia mi sono trasferita. Sono preoccupata che non appena il Sudan del sud dichiarera' la sua indipendenza dal mio paese, il regime peggiorera' ulteriormente le leggi "islamiche" ed io avro' ancora maggiori motivi per aver paura. E' solo grazie al sostegno della mia famiglia che sono in grado di continuare il mio lavoro. I miei amati genitori hanno sempre messo me e le mie quattro sorelle sullo stesso piano dei nostri fratelli. Ho anche un marito meraviglioso e quattro bambini miei.

Vengo da una famiglia che conta molte donne, e desidero ardentemente vedere tutte le donne, incluse le mie figlie, vivere e crescere in un ambiente sano. Le donne meritano il rispetto della loro umanita' senza che genere, tribu' o etnia facciano differenza. Seguendo la mia visione, non ho mancato e non manchero' a nessuna manifestazione di protesta, anche se verro' imprigionata, multata e frustata. C'e' una sola cosa che temo veramente: che i miei figli debbano crescere in un'atmosfera che sopprime le loro voci e amplifica la diseguaglianza di genere fra loro.

 

6. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 26 GENNAIO A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO

 

Mercoledi' 26 gennaio 2011 a Viterbo, presso la sede del "Centro di ricerca per la pace", si e' svolto un incontro di studio.

Tema dell'incontro: questioni fondamentali della storiografia e proposte di periodizzazione della storia contemporanea.

Nel corso dell'incontro sono state esaminate varie questioni metodologiche con specifiche letture.

 

7. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

8. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

9. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Hannah Arendt, La banalita' del male, Feltrinelli, Milano 1964, 1993, pp. 318.

- Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita', Milano 1967, 1999, Einaudi, Torino 2004, Mondadori, Milano 2010, pp. LXXXIV + 710, euro 12,90 (in supplemento a vari periodici Mondadori).

- Primo Levi, Opere, Einaudi, Torino 1997, 2 voll. rispettivamente di pp. CXXVI + 1474 e di pp. XVI + 1606.

*

Riedizioni

- Albert Bandura, Autoefficacia, Edizioni Erickson, Trento 2000, Fabbri - Rcs Libri, Milano 2007, 2010, 2 voll. per complessive pp. 794, euro 9,90 + 9,90.

- Francesca Dini, Fattori e i macchiaioli, E-ducation.it, Firenze 2007, 2010, pp. 336 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica" e al settimanale "L'espresso").

- Luigi Pirandello, Teatro, Rcs Rizzoli Libri, Milano 2007, 2011, 2 voll. rispettivamente di pp. 410 e 492, euro 7,50 + 7,50 (in supplemento al "Corriere della sera").

 

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

11. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 448 del 27 gennaio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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