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Telegrammi. 476



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 476 del 24 febbraio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Dei compiti dell'ora

2. Cinque cose semplici e chiare sull'arsenico nell'acqua e sugli amministratori mendaci ed avvelenatori

3. Pax Christi: Libia-Italia: l'imbarazzata complicita'. Bloccare il mercato delle armi e rispettare i diritti umani

4. Giovanni Mandorino: No all'"hub aereo militare nazionale" a Pisa

5. Una lettera aperta ai Presidenti del Senato e della Camera

6. Giovanni Mandorino: No ai bambini in caserma

7. Rocco Altieri: I bambini e la pace

8. Per sostenere il Movimento Nonviolento

9. "Azione nonviolenta"

10. Segnalazioni librarie

11. La "Carta" del Movimento Nonviolento

12. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: DEI COMPITI DELL'ORA

 

1. Sostenere i movimenti delle donne nei paesi in cui sono in corso mobilitazioni popolari contro regimi dispotici: solo un ruolo dirigente dei movimenti delle donne puo' garantire che il movimento di lotta, se e dove riuscira' ad abbattere i regimi criminali, sapra' realizzare ordinamenti rispettosi dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Solo un ruolo dirigente dei movimenti delle donne puo' garantire esiti nonviolenti alle lotte popolari.

*

2. Accogliere ed assistere tutti i profughi, i fuggiaschi, i migranti. Tutti. Nel pieno rispetto dei diritti umani di tutti. Vi e' una sola umanita' in quest'unico pianeta casa comune.

*

3. Sia riconosciuto immediatamente il diritto di voto a tutti gli immigrati residenti in Italia.

*

4. Cessi la partecipazione italiana alla guerra illegale e assassina; si impegni subito l'Italia per una politica di smilitarizzazione e disarmo; si impegni subito l'Italia per una politica internazionale di cooperazione finalizzata a salvare le vite.

*

5. Siano immediatamente abrogate tutte le misure hitleriane imposte in Italia dal governo del colpo di stato razzista. Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.

*

6. Anche in Italia ci si sollevi per la democrazia e per la giustizia, per una equa distribuzione delle risorse, per la legalita' che salva le vite, contro il regime della corruzione e contro i poteri criminali. Anche in Italia sia il pensiero delle donne, l'agire delle donne, il movimento delle donne a guidare la necessaria azione nonviolenta per ripristinare civilta' giuridica e dignita' morale, stato di diritto e rispetto integrale dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Anche in Italia occorre contrastare e sconfiggere il regime dell'eversione dall'alto, il regime dell'illegalitarismo e dell'abbrutimento, il regime della violenza maschilista e patriarcale.

 

2. RIFLESSIONE. CINQUE COSE SEMPLICI E CHIARE SULL'ARSENICO NELL'ACQUA E SUGLI AMMINISTRATORI MENDACI ED AVVELENATORI

 

Mentono due volte i mascalzoni che ancor oggi continuano a blaterare che "manca chiarezza" e "bisogna evitare allarmismi" sulla questione dell'arsenico nell'acqua destinata al consumo umano.

In verita' le cose sono da molto tempo fin troppo chiare.

In verita' prosegue l'avvelenamento della popolazione per responsabilita' diretta e criminale di pubblici amministratori sciagurati.

*

Sara' dunque opportuno ripetere ancora una volta cio' che da tempo e' evidente a tutte le persone ragionevoli.

1. La legge in vigore prevede che il limite massimo consentito di presenza di arsenico nell'acqua per consumo umano e' di 10 microgrammi per litro di acqua. Ove il limite sia superato occorre che i sindaci dei Comuni emettano ordinanza di non potabilita', e le istituzioni provvedano ad approvvigionare altrimenti la popolazione di acqua potabile. Chi dice altra cosa mente sapendo di mentire. Chi dice altra cosa si colloca fuori e contro la legge. Quei pubblici amministratori che in questi mesi hanno continuato a costringere la popolazione a bere acqua avvelenata, ed hanno ingannato la popolazione, devono essere perseguiti per il crimine commesso.

2. E' dovere delle istituzioni informare correttamente la popolazione: ne va della vita, ne va della salute delle persone. Molte dichiarazioni rilasciate e taluni documenti diffusi negli ultimi mesi ed ancora nelle ultime settimane da vari enti pubblici contengono notizie false e tendenziose, e che hanno contribuito alla prosecuzione dell'avvelenamento della popolazione. Tutti coloro che sono stati complici in questo infame gioco al massacro, in questa ignobile propalazione di menzogne, devono essere perseguiti per il crimine commesso.

3. E' dovere delle istituzioni garantire acqua potabile alla popolazione. Gli interventi agevolmente possibili ed assolutamente necessari ed urgenti sono stati indicati da mesi dall'"Associazione italiana medici per l'ambiente". I pubblici amministratori che hanno ritardato ed ancora ritardano questi interventi adeguati ed indispensabili devono essere perseguiti per il crimine commesso.

4. E' dovere delle istituzioni realizzare interventi strutturali immediati e adeguati per dearsenificare le acque distribuite attraverso i pubblici acquedotti. Le tecnologie appropriate sono disponibili e relativamente semplici. Le risorse pubbliche ci sono. I pubblici amministratori che non hanno voluto e tuttora non vogliono realizzare questi necessari interventi strutturali devono essere perseguiti per il crimine commesso.

5. Sia chiaro: anche una presenza di 10 microgrammi di arsenico per litro di acqua costituisce comunque un avvelenamento. Occorre dearsenificare del tutto l'acqua destinata al consumo umano, o perlomeno ridurla al di sotto della soglia dei 5 microgrammi/litro indicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'. Ma nel frattempo quantomeno si rispetti ovunque - ovunque - il limite stabilito dalla legge vigente di 10 microgrammi/litro. E quei pubblici amministratori insipienti ed irresponsabili che continuano a costringere la popolazione a bere acqua con presenza di arsenico superiore, ebbene, devono essere perseguiti per il crimine commesso.

 

3. RIFLESSIONE. PAX CHRISTI: LIBIA-ITALIA: L'IMBARAZZATA COMPLICITA'. BLOCCARE IL MERCATO DELLE ARMI E RISPETTARE I DIRITTI UMANI

[Da Pax Christi Italia (per contatti: info at paxchristi.it) riceviamo e diffondiamo]

 

Il 2 settembre scorso abbiamo espresso il nostro disgusto per lo "spettacolo indecoroso" in onore di Gheddafi preparato dal capo del governo che ha ostentatamente baciato la mano al dittatore trascurando completamente ogni accenno alla violazione dei diritti umani, alla tragica sorte delle vittime dei respingimenti, a chi muore nel deserto o nelle prigioni libiche. Ora la repressione delle rivolte e' spietata. Gruppi armati sparano sulla folla che viene anche bombardata.

Pax Christi vuole ricordare che l'Italia e' il primo esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi. Nel biennio 2008-2009 il governo italiano ha autorizzato alle proprie ditte l'invio di armamenti per oltre 205 milioni di euro, piu' di un terzo di tutte le autorizzazioni rilasciate dall'Unione Europea. A differenza dei colleghi europei, il ministro degli Esteri si e' guardato bene dal dichiarare anche solo la sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi.

L'Italia, complice di tanti affari e orrori, imbarazzata, balbetta.

Eppure non sono mancate le sollecitazioni. Dopo i primi tumulti nei paesi del nord Africa, con la Rete Disarmo e la Tavola della pace avevamo chiesto al Governo di sospendere ogni forma di cooperazione militare con tutti i paesi dell'area.

La vita dei libici vale piu' del petrolio, del gas e di ogni altro interesse.

E' urgente rivedere il "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia" firmato a Bengasi nell'agosto del 2008 da Berlusconi e Gheddafi - con cui le esportazioni di armamenti italiani verso le coste libiche hanno preso slancio.

Vogliamo ricordare che la legge 185 del 1990 sulle esportazioni di armamenti chiede di accertare il "rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale" e di rifiutare le esportazione di armamenti "qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna".

Disarmo, giustizia e democrazia sono la premessa perche' il nord Africa e il Mediterraneo diventino, secondo il sogno di La Pira, un "grande nuovo lago di Tiberiade". Non il bagno di sangue che siamo costretti a guardare di fronte a casa.

Pax Christi Italia

Firenze, 22 febbraio 2011

Fonti e ulteriore documentazione in: Rete Disarmo (www.disarmo.org) e Unimondo (www.unimondo.org)

Per contatti: Pax Christi Italia, info at paxchristi.it

 

4. INIZIATIVE. GIOVANNI MANDORINO: NO ALL'"HUB AEREO MILITARE NAZIONALE" A PISA

[Ringraziamo Giovanni Mandorino (per contatti: gmandorino at interfree.it) per questo intervento.

Giovanni Mandorino e' una delle piu' rigorose e attive persone impegnate per la nonviolenza, partecipa all'esperienza del Centro Gandhi di Pisa e cura il sito della rivista "Quaderni satyagraha" (pdpace.interfree.it)]

 

Quelli che erano a Pisa, il 2 agosto del 2010, hanno saputo che si progettava di trasformare l'aeroporto militare di Pisa, base della 46esima Aerobrigata, in "hub aereo militare nazionale" ampliando l'infrastruttura aeroportuale in modo da poter gestire il transito e lo smistamento di fino a 36.000 "uomini" al mese e relativo equipaggiamento in partenza per i "teatri operativi" internazionali.

La vicinanza, quasi contiguita', dell'aeroporto con la base logistica delle forze armate statunitensi di Camp Darby - il maggior deposito di armamenti statunitense in Europa - invita ai peggiori sospetti.

Il progetto, accolto a braccia aperte e con entusiasmo dal sindaco di Pisa (Marco Filippeschi del Pd), ha incontrato un'opinione pubblica generalmente disattenta e indifferente, ma ha anche stimolato coloro che, a vario titolo e provenendo da varie esperienze di impegno per la pace, non si sono ancora rassegnati al trionfo della cultura della violenza e della sopraffazione a dar vita ad un coordinamento che lotti contro la realizzazione di questa infrastruttura.

Il nostro primo obbiettivo e' stato  quello di stimolare il dibattito e l'informazione in citta'. Consapevoli delle forze in campo, ci siamo mossi attraverso la realizzazione di un blog (nohub.noblogs.org), incontri con gruppi pacifisti delle citta' vicine e pressione e supporto ai consiglieri comunali piu' sensibili all'argomento.

Fino ad oggi la discussione ha visto gia' i seguenti appuntamenti: una interpellanza (presentata da Sel) in Consiglio Comunale il 4 novembre 2010; tre audizioni della Prima Commissione Consiliare che, accogliendo una sollecitazione del Coordinamento in questo senso, tra il 14 e il 26 gennaio ha avuto modo di ascoltare sul tema le autorita' militari, il Coordinamento NoHub e le associazioni che collaborano alla realizzazione di "Pisa Citta' per la Pace" che hanno ritenuto di doversi esprimere sul progetto; la discussione di mozioni che ha impegnato molta parte delle sedute del Consiglio Comunale del 3 febbraio 2011 (quando la discussione e' stata rinviata su richiesta del gruppo del Pd) e del 17 febbraio 2011 quando la discussione si e' fermata, alle 21,30, prima delle dichiarazioni di voto sulla prima delle due mozioni in calendario.

Sia le discussioni in Consiglio Comunale che le audizioni presso la Prima Commissione sono state caratterizzate da grande passione ed attenzione da parte dei partecipanti.

Dopo che la Prima Commissione ha trovato il modo di diradare, sia pure solo parzialmente, la fitta nebbia che avvolgeva il progetto (nel corso del Consiglio del 4 novembre scorso il sindaco e gli assessori hanno detto di non conoscere praticamente alcunche' del progetto dell'hub - salvo la sua esistenza), le ultime due sedute del Consiglio Comunale sono state dedicate alla discussione in Consiglio.

La prossima seduta del 24 febbraio 2011 (presumibilmente a partire dalle 16,30) vedra' la conclusione del dibattito e il voto sulle due mozioni presentate in Consiglio.

 

5. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DEL SENATO E DELLA CAMERA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Al Presidente del Senato della Repubblica

Al Presidente della Camera dei Deputati

e per opportuna conoscenza: al presidente della Repubblica Italiana, al presidente della Commissione Europea, ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputati, ai capigruppo parlamentari del Senato della Repubblica, ai capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo, al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla Presidente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, al ministro della Difesa, al ministro dell'Economia, al Comitato interministeriale per la programmazione economica, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Segnalazione ed appello contro la realizzazione e l'acquisto da parte del governo italiano di 131 cacciabombardieri F-35, in palese contrasto con l'impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti sociali ed umani, l'oculata gestione delle risorse economiche e del bilancio dello stato

*

Gentili signori,

la decisione del governo italiano di sperperare miliardi di euro del pubblico erario per acquistare 131 cacciabombardieri F-35 costituisce un crimine e una follia.

Le armi servono a uccidere. La guerra e' nemica dell'umanita'.

Quei miliardi di euro possono e devono essere utilizzati invece per promuovere la vita, i diritti, il benessere dei cittadini.

Con la presente chiediamo un impegno di tutte le istituzioni affinche' quella decisione insensata e scellerata sia immediatamente e definitivamente revocata.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 20 febbraio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 23 febbraio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com, e anche: "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac at tin.it

 

6. INIZIATIVE. GIOVANNI MANDORINO: NO AI BAMBINI IN CASERMA

[Ringraziamo Giovanni Mandorino (per contatti: gmandorino at interfree.it) per questo intervento]

 

Questa lotta nasce dall'iniziativa del Comune di Pisa che ha deciso di patrocinare (sostenendola presso tutte le scuole del territorio comunale, da quelle dell'infanzia a quelle secondarie inferiori - bambini dai 3 ai 14 anni) l'iniziativa promossa originariamente dall'"Associazione Nicola Ciardelli Onlus", una organizzazione fondata e presieduta dalla sorella di Nicola Ciardelli, maggiore dei paracadutisti della "Folgore" ucciso nell'attentato di Nassiryia del 27 aprile 2006.

Si tratta di un'iniziativa che, prendendo il nome di "Giornata della Solidarieta'" e affermando di mirare ad obbiettivi (tra cui la raccolta di fondi per la costruzione di una casa alloggio per i bambini provenienti da zone di conflitto in attesa di essere curati presso l'Ospedale Meyer di Firenze, ed i loro genitori) e di ispirarsi a principi di "pace, amore e solidarieta'", assume pero' la forma di una visita di una giornata al Capar (il Centro di Addestramento Paracadutisti e caserma pisana della "Folgore") inserita all'interno dell'orario e della programmazione scolastica.

Lo scorso anno, il primo in cui il Comune patrocino' questa iniziativa, si ebbe notizia del patrocinio solo poche settimane prima che la "giornata" avesse luogo (un vero e proprio blitz), mettendo i genitori che ritenevano inappropriato qesto tipo di "acculturamento" della propria prole davanti all'unica alternativa di non mandare i propri bambini a scuola il giorno dell'iniziativa.

La mobilitazione, avviata l'anno scorso, grazie all'impegno di alcuni genitori supportati dal Gruppo Franz Jagerstatter per la Nonviolenza, quest'anno ha agito preventivamente, gia' dall'apertura dell'anno scolastico, e si e' manifestata in modo aperto in occasione della mobilitazione del 13 febbraio, a pochi giorni di distanza da quando abbiamo avuto la conferma che anche quest'anno il Comune ha stabilito di ripetere l'esperienza.

Il 13 febbraio, in meno di dieci persone, abbiamo distribuito un migliaio di volantini ai partecipanti alla manifestazione "Se non ora quando?" che si e' svolta a Pisa, rimediando l'accusa di "propalare falsita' e snaturare la manifestazione" da parte dell'assessora alle politiche socio-educative e scolastiche del Comune di Pisa (Maria Luisa Chiofalo).

Da questo episodio ha preso avvio un ampio dibattito in cui sono intervenuti, oltre a Rocco Altieri e altri amici di Pisa, Raffaello Saffioti e Gloria Germani.

Anche qui, abbiamo tentato di raccogliere i diversi contributi in un blog: nocaserma.blogspot.com

 

7. INIZIATIVE. ROCCO ALTIERI: I BAMBINI E LA PACE

[Da Rocco Altieri, presidente del Centro Gandhi onlus di Pisa (per contatti: centro at gandhiedizioni.com), riceviamo e diffondiamo questa lettera originariamente inviata al periodico locale "Pisa Notizie".

Rocco Altieri e' nato a Monteleone di Puglia, studi di sociologia, lettere moderne e scienze religiose presso l'Universita' di Napoli, promotore degli studi sulla pace e la trasformazione nonviolenta dei conflitti presso l'Universita' di Pisa, docente di Teoria e prassi della nonviolenza all'Universita' di Pisa, presidente del Centro Gandhi di Pisa, dirige la rivista "Quaderni satyagraha" e la casa editrice "Gandhi Edizioni". Tra le opere di Rocco Altieri segnaliamo particolarmente La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998]

 

Pisa, 18 febbraio 2011

"Forgeranno le loro spade in vomeri,

le loro lance in falci;

un popolo non alzera' piu' la spada contro un altro popolo,

non si eserciteranno piu' nell'arte della guerra"

(Isaia 2, 4)

*

Care lettrici e cari lettori di "Pisa Notizie",

da piu' parti ci e' venuta la sollecitazione a chiarire pubblicamente perche' il Centro Gandhi, di cui sono il presidente, abbia sollevato un conflitto con l'assessora alla scuola del comune di Pisa, professoressa Marilu' Chiofalo, opponendosi al suo progetto di invio dei bambini in caserma, nell'anniversario della morte avvenuta a Nassiryia il 27 aprile 2006 di Nicola Ciardelli, maggiore del 185mo reggimento paracadutisti della "Folgore".

Noi tutti siamo vicini con profonda compassione alla famiglia Ciardelli che ha subito l'incommensurabile dolore per la morte in guerra di Nicola, cosi' come  abbiamo un'eguale pieta' per tutte le vittime della guerra. Proprio perche' condividiamo con profonda partecipazione le sofferenze inenarrabili che la follia della guerra procura, siamo impegnati da anni con molteplici attivita' editoriali, di studio, ricerca e azione educativa, perche' l'umanita' elimini dalla storia il ricorso alla violenza nella gestione dei conflitti, adottando il satyagraha, cioe' una lotta che si svolge senza fare violenza all'avversario, facendo leva sulla forza della verita', un metodo sperimentato con successo da Mohandas K. Gandhi, Martin Luther King, Danilo Dolci, Nelson Mandela, dalle societa' dell'Est Europa nel 1989 e, in questi giorni, dalle rivolte dei popoli arabi.

Noi ci siamo impegnati con fermezza, insieme a milioni di pacifisti in tutto il mondo, perche' la guerra in Iraq non fosse scatenata e, insieme a centinaia di migliaia di famiglie italiane che esposero alle finestre le bandiere della pace, chiedemmo che l'Italia rispettasse il dettato costituzionale del ripudio della guerra.

Se le implorazioni di pace fossero state ascoltate dai potenti della terra, ora non staremmo qui a piangere le migliaia di vittime della sciagurata guerra in Iraq e Nicola Ciardelli sarebbe ancora vivo!

Io sono sicuro che la famiglia Ciardelli sia consapevole di tutto cio' e ci e' vicina nell'implorare con Giovanni Paolo II: "Mai piu' la guerra, avventura senza ritorno"! Mai piu' guerre, mai piu' soldati mandati a morire per gli interessi economici delle superpotenze.

"Dulce bellum inexpertis" scriveva Erasmo nel 1508: "Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia". Per questo motivo capita spesso che i militari che hanno conosciuto la guerra sui campi di battaglia diventino i piu' fermi e convinti pacifisti. Cosi' capito' nell'antica India al re Asoka, o in epoca cristiana ad alcuni grandi santi come Martino di Tours, Francesco d'Assisi, Ignazio di Loyola. In epoca moderna vogliamo ricordare il grande scrittore russo Lev Tolstoj, teorico della non resistenza al male con la violenza; il generale inglese Baden-Powell, che dopo aver partecipato alla guerra contro i boeri in Sud Africa si impegno' nell'educare la gioventu' a un sostituto morale della guerra, dando vita al movimento internazionale degli scout; infine, piu' recentemente, l'ammiraglio inglese King Hall che dopo le esplosioni atomiche capi' che bisognava elaborare nuove strategie di difesa non armata e nonviolenta.

Al contrario dei militari i politici danno spesso prova di superficialita' e di opportunismo, partecipano sempre con grande narcisismo e compiacimento alle parate, impettiti piu' di un generale, suggestionati dalle fanfare e dai giochi acrobatici, strumentalizzando con la retorica del patriottismo e delle cosiddette "missioni di pace" i lutti delle famiglie di chi e' stato mandato in guerra a morire.

Creare una commistione tra pace e guerra, tra aspetti umanitari e azioni di combattimento, come si fa a Pisa con le giornate dei bambini in caserma, e' un modo nocivo per edulcorare la guerra, giustificare le spese belliche, trovare consenso alle missioni militari all'estero, promuovere fin da piccoli la simpatia per l'arruolamento militare.

Guardate su internet i numerosi video prodotti per le giornate in caserma, per cogliere quanto sia seduttiva l'atmosfera creata intorno ai bambini con i para' che si lanciano dagli aeri o che animano i vari giochi allestiti nel cortile della caserma Gamerra, trasformata in luna park con arrampicate, piste ciclabili, tiri a segno, materassi gonfiabili e  piscine artificiali.

Non si dubita che quest'atmosfera contagiosa abbia avuto i suoi effetti anche sugli adulti. L'umano narcisismo non puo' non gonfiarsi a contatto con tanto sfoggio di forza e di organizzazione, sentendosi importanti vicino a uomini in divisa che hanno potere di vita e di morte, legittimati in cio' e benedetti anche dalla massima autorita' religiosa, l'arcivescovo di Pisa. In conseguenza di una tale commistione sacrilega, ci si puo' sentire come condottieri di una grande nave e guardare dall'alto in basso quei miseri pacifisti che si ostinano a non adorare il vitello d'oro.

Dalla grande ammiraglia  gli obiettori di coscienza appaiono dei poveri illusi, tanti Sileni di Alcibiade che vorrebbero su fragili scialuppe impedire a navigli sicuri e ben attrezzati, guidati da esperti capitani di lungo corso, di prendere il largo.

La metafora navale evocata dall'assessora Chiofalo, in vena di poesia nella sua lettera a "Pisa Notizie", ignora, in realta', l'esito finale dell'umana traversata in mare aperto. Il racconto ci e' stato tramandato dagli Atti degli Apostoli nel capitolo 27. Paolo di Tarso, l'apostolo delle genti, cerco' inutilmente di avvertire il centurione che la navigazione si sarebbe fatta rischiosa, supplicandolo di non partire. Ma chi era Paolo per dare consigli? Un folle, un disobbediente, un prigioniero che stava per essere condotto a Roma davanti a Cesare per essere giudicato. Sicuramente piu' affidabili erano il pilota e il comandante della nave, e al loro insindacabile giudizio si affido' il centurione. Costoro si ritenevano esperti navigatori e, accecati dall'hybris del loro orgoglio e della loro scienza, ignorarono gli avvertimenti di Paolo e portarono la nave al naufragio con tutto il suo carico umano.

Come nell'antichita' le opinioni di Paolo di Tarso furono irrise e perseguitate dai pagani, ugualmente ai nostri tempi gli insegnamenti di Aldo Capitini, Giorgio La Pira, padre Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani, Teresa Mattei, maestri e testimoni dell'obiezione di coscienza agli eserciti, vengono ignorati o messi a tacere da chi governa gli Stati.

La minaccia che incombe sull'umanita' non e' oggi un uragano di acqua, ma di fuoco. La possibilita' di una guerra nucleare dovrebbe, in verita', indurre i teorici del realismo e della ragion di Stato a meditare su quanto scriveva Einstein: "Non so come si combattera' la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combattera' con pietre e bastoni". E similmente scriveva il Mahatma Gandhi: "O l'umanita' distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l'umanita'".

Cercare forme di difesa alternative alle armi e', quindi, l'unica scelta razionale e realistica per la sopravvivenza del pianeta. Ben vengano i bambini e i giovani a frequentare le caserme riconvertite a usi di pace, ad addestrarsi ai modi della difesa popolare nonviolenta. Da tempo reclamiamo che una delle caserme in via di dismissione ospiti i corsi di laurea in scienze per la pace, unici in Italia, le cui lezioni, dopo dieci anni dall'attivazione, continuano a svolgersi in situazioni strutturali molto precarie, andando raminghi da un luogo all'altro della citta' senza avere una sede stabile.

Ben vengano gli aerei che si sollevano in volo non per trasportare armi, ma bambini bisognosi di cure. Ma cio' che avviene solo sporadicamente non sia utilizzato in modo strumentale per giustificare l'ampliamento dell'aeroporto e la costruzione dell'hub militare, mescolando ancora una volta la dimensione umanitaria e quella bellica.

Quando abbiamo chiesto al Comune di Pisa nell'autunno scorso il patrocinio del convegno per il centenario della morte di Tolstoj, il grande maestro di Gandhi, ci fu risposto che l'amministrazione comunale non aveva neanche la possibilita' di stampare un centinaio di inviti per il convegno. Allora viene spontaneo chiedersi in situazioni di penuria quanto venga a costare la trionfalistica manifestazione in caserma dei 1.500 bambini e bambine con i loro insegnanti. Questi numeri cosi' imponenti, che non neghiamo, fiore all'occhiello dell'amministrazione comunale, ci lasciano in realta' costernati e preoccupati per la regressione culturale che ha subito negli ultimi anni la societa' italiana, di cui l'adesione acritica a un tale progetto da parte di scuole e insegnanti e' un sintomo evidente.

Intanto, mentre sono gli stessi amministratori a lamentare il taglio dei finanziamenti statali per i servizi sociali e culturali, nessuno denuncia il nesso evidente tra il crescere delle spese per gli armamenti e i tagli all'istruzione pubblica. In realta' sul sostegno al riarmo e sul progetto di costruzione a Pisa dell'hub militare si assiste a un convergere in egual modo sia delle forze di centrosinistra che di quelle di centrodestra. Che tristezza! Che mancanza di coraggio!

Cosi' va il mondo, predicano i machiavellici in nome del realismo politico. E ad una comune visione della politica di potenza degli Stati si accodano anche coloro che pur si dicono seguaci del Maestro divino che aveva detto: "Il mio Regno non e' di questo mondo"!

Durante la manifestazione delle donne del 13 febbraio scorso a nome del Centro Gandhi per la nonviolenza ho preso la parola per salutare e incoraggiare le donne nel loro impegno per la pace. Ho riportato una considerazione di Gandhi: "Soltanto che le donne dimenticassero di appartenere al sesso debole, non ho dubbi che potrebbero opporsi alla guerra infinitamente meglio degli uomini... Supposto che le donne e i fanciulli d'Europa si infiammino di amore per l'umanita', trascinerebbero gli uomini e annienterebbero il militarismo in tempo incredibilmente breve". A qualcuno dei presenti e' sembrato improprio che nella giornata della dignita' delle donne si distribuisse un volantino contro l'invio dei bambini in caserma. Ma non e' forse il militarismo l'espressione più truce del maschilismo? E i missili e le bombe, come ci ricorda Galtung, non sono forse la rappresentazione tragica del potere fallocratico che stupra la Madre Terra e massacra con un terrorismo dall'alto le popolazioni civili? Parlando ai piedi della torre pendente, alla fine del corteo, ho invitato le donne a mantenere un'uguale capacita' di mobilitazione nel contestare i progetti dell'hub militare e di impedire che l'amministrazione comunale prostituisca la citta' alle logiche della guerra.

Non bisognerebbe mai temere la diversita' di opinioni e negare la liberta' di espressione a chi contesta le decisioni di chi comanda.

La nostra iniziativa di contestazione non ha nulla di personale nei confronti dell'assessora Chiofalo di cui riconosciamo il carisma e la personale generosita'. La pace e la guerra, pero', sono questioni troppo importanti per tenerle confinate nei limiti di una discussione privata e i cittadini devono poter ricevere il massimo di informazioni.

Come Centro Gandhi accetteremmo volentieri la sfida che ci lancia l'assessora Chiofalo di recarci in caserma con una nostra iniziativa di nonviolenza.

Ma andando in caserma il Centro Gandhi sarebbe garantito nell'esercizio della liberta' di espressione? I bambini e le bambine potranno invitare i soldati al rispetto dell' art. 11della Costituzione italiana, sollecitando i paracadutisti a ritirasi dall'Afghanistan, o questa richiesta sarebbe interpretata come un reato, un invito alla diserzione?

In caserma vorremmo, se fosse possibile:

- spiegare che le spese per gli armamenti costringono alla morte per fame, per malattie, milioni di bambini della terra. Le armi uccidono anche se non vengono usate, diceva Raoul Follereau, mentre invitava a concedere l'equivalente di due bombardieri per sconfiggere la lebbra.

- ricordare al cappellano militare il comandamento biblico: Non uccidere!

- sollecitare nei bambini con laboratori audiovisivi, con musiche e drammatizzazioni, la repulsione per il sangue e per le armi, perche' la guerra, dice padre Zanotelli, deve diventare tabu', e un tale meccanismo culturale si sviluppa nella prima infanzia.

- esporre le foto dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, le foto dei bombardamenti su Pisa del 31 agosto 1944, che provocarono 9.000 morti.

- pregare e cantare con le canzoni pacifiste di Fabrizio De Andre', Joan Baez, Mercedes Sosa, meditare con la lettura di brani dagli scritti di Tolstoj, Gandhi, Capitini, Lanza del Vasto, Danilo Dolci, don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani.

Quel giorno i soldati metteranno i fiori nei loro cannoni. E sui muri della caserma cartelli accoglieranno i bambini con frasi che inneggiano all'amore, e non alla guerra.

Finalmente "svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai", come invito' a fare il compianto presidente Sandro Pertini.

*

Rocco Altieri, presidente del Centro Gandhi di Pisa

 

8. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

9. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

10. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Eschilo, Le tragedie, Mondadori, Milano 2003, 2007, pp. LXXXII + 1254.

- Sofocle, Le tragedie, Mondadori, Milano 1982-1983 ed Einaudi, Torino 1994, Mondadori, Milano 2007, pp. LVI + 840.

- Euripide, Le tragedie, Einaudi, Torino 2002, Mondadori, Milano 2007, 3 voll. per complessive pp. LXIV + 2428.

 

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

12. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 476 del 24 febbraio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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