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Nonviolenza. Femminile plurale. 304



 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 304 del 23 marzo 2011

 

In questo numero:

1. Un'azione diretta nonviolenta per impedire i decolli dei bombardieri

2. Per l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere della pace (alcuni materiali gia' diffusi nel 1999)

3. Maria Luisa Boccia: Carla Lonzi

4. Imma Barbarossa presenta "La bella, la bestia e l'umano" di Annamaria Rivera

 

1. PROPOSTE. UN'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA PER IMPEDIRE I DECOLLI DEI BOMBARDIERI

[Riproponiamo il seguente testo gia' apparso ne "La nonviolenza e' in cammino" n. 475 del 13 gennaio 2003]

 

L'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere della pace" con cui ostruire lo spazio aereo di decollo dei bombardieri, realizzata con successo per alcune ore ad Aviano nel 1999 durante la guerra dei Balcani, aveva due caratteristiche fondamentali:

a) la concretezza anziche' la mera simbolicita', l'efficacia anziche' la mera testimonialita';

b) il fatto che la nonviolenza contrastava una potentissima macchina militare, lo faceva durante una guerra, lo faceva efficacemente e concretamente, operativamente e per cosi' dire "sul campo", valorizzando alcune condizioni a nostro vantaggio (la legislazione italiana; il rispetto e l'amicizia da parte delle forze dell'ordine impegnate cola' - peraltro ovviamente reciproci; la limpidezza del nostro agire ed una preparazione accurata anche nella costruzione di un rapporto corretto con tutti gli interlocutori incluse le controparti);

c) la chiarezza nell'assunzione di responsabilita' in difesa della legalita' costituzionale, dello stato di diritto e della democrazia, del diritto internazionale, della pace e della vita umana; e la nitida scelta di tutelare l'incolumita' di tutti, di promuovere il diritto alla vita di tutti.

Si e' trattato di uno dei pochissimi casi di azione diretta nonviolenta di effettivo, operativo contrasto di una macchina bellica impegnata in guerra. Uno dei pochissimi casi di azione diretta nonviolenta in difesa della legalita' costituzionale, dello stato di diritto e della democrazia, del diritto internazionale, della pace e della vita umana.

E' nostra convinzione che se questa azione diretta nonviolenta venisse fatta propria da un movimento di massa - che naturalmente si attenesse nel modo piu' rigoroso alla nonviolenza - essa potrebbe mettere in effettiva profonda difficolta' la macchina bellica almeno per quanto concerne la parte di essa dislocata nel territorio italiano.

Di seguito riportiamo alcuni materiali relativi all'iniziativa gia' diffusi nel 1999.

 

2. DOCUMENTAZIONE. PER L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA DELLE MONGOLFIERE DELLA PACE (ALCUNI MATERIALI GIA' DIFFUSI NEL 1999)

[Riportiamo qui ancora una volta (riprendendole da "La nonviolenza e' in cammino" n. 475 del 13 gennaio 2003, da cui e' tratta anche questa nota ntroduttiva) alcune parti della nostra "Guida pratica all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri", che diffondemmo in migliaia di copie durante la guerra [dei Balcani nel 1999], opuscolo nel quale presentavamo il ragionamento, la sperimentazione e la proposta dell'azione diretta nonviolenta che per alcune ore blocco' i decolli dei bombardieri ad Aviano. Sottolineiamo ancora una volta che questa azione e' stata l'unica concepita e realizzata in Italia nel periodo della guerra del 1999 con lo scopo preciso di bloccare realmente con la forza della nonviolenza i decolli dei bombardieri, in una logica non simbolica o testimoniale ma concretamente operativa; l'esperienza condotta dimostra che la nonviolenza puo' fronteggiare efficacemente, e - se condotta da un numero adeguato di persone adeguatamente preparate - puo' mettere in scacco la piu' forte macchina bellica del mondo. E' un troppo grande dolore per noi non essere riusciti a persuadere di questo piu' che poche persone; fossimo stati capaci di spostare il movimento pacifista sulle posizioni della nonviolenza, e si fosse stati capaci di passare all'azione diretta nonviolenta a livello di massa, molte vite umane sarebbero state salvate]

 

Quattro regole di condotta obbligatorie per partecipare all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace

I. A un'iniziativa nonviolenta possono partecipare solo le persone che accettano incondizionatamente di attenersi alle regole della nonviolenza.

II. Tutti i partecipanti devono saper comunicare parlando con chiarezza, con tranquillita', con rispetto per tutti, e senza mai offendere nessuno.

III. Tutti i partecipanti devono conoscere perfettamente senso e fini di questa azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", vale a dire:

a) fare un'azione nonviolenta concreta:

- per impedire il decollo dei bombardieri;

- opporsi alla guerra, alle stragi, alle deportazioni, alle devastazioni, al razzismo;

- chiedere il rispetto della legalita' costituzionale e del diritto internazionale che proibiscono questa guerra;

b) le conseguenze cui ogni singolo partecipante puo' andare incontro (possibilita' di fermo e di arresto), conseguenze che vanno accettate pacificamente e onestamente, ed alle quali nessuno deve cercare di sottrarsi.

IV. Tutti devono rispettare i seguenti principi della nonviolenza:

- non fare del male a nessuno (se una sola persona dice o fa delle stupidaggini, o una sola persona si fa male, la nostra azione diretta nonviolenta e' irrimediabilmente e totalmente fallita, e deve essere immediatamente sospesa);

- spiegare a tutti (amici, autorita', interlocutori, interpositori, eventuali oppositori) cosa si intende fare, e che l'azione diretta nonviolenta non e' rivolta contro qualcuno, ma contro la violenza (in questo caso lo scopo e' fermare la guerra, cercar di impedire che avvengano altre stragi ed atrocita');

- dire sempre e solo la verita';

- fare solo le cose decise prima insieme con il metodo del consenso ed annunciate pubblicamente (cioe' a tutti note e da tutti condivise); nessuno deve prendere iniziative personali di nessun genere; la nonviolenza richiede lealta' e disciplina;

- assumersi la responsabilita' delle proprie azioni e quindi subire anche le conseguenze che ne derivano;

- mantenere una condotta nonviolenta anche di fronte all'eventuale violenza altrui.

Chi non accetta queste regole non puo' partecipare all'azione diretta nonviolenta, poiche' sarebbe di pericolo per se', per gli altri e per la riuscita dell'iniziativa che e' rigorosamente nonviolenta.

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Possibili conseguenze penali per chi promuove e per chi partecipa all'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace"

- Chi promuove, propaganda, sostiene ed invita a realizzare l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" puo' essere incriminato per Istigazione a delinquere, reato previsto e punito dall'art. 414 del Codice Penale.

La pena prevista e' da uno a cinque anni di reclusione; l'arresto e' facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo' essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita' e' d'ufficio.

- Chi esegue o tenta di eseguire l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" puo' essere incriminato per Attentato alla sicurezza dei trasporti, reato previsto e punito dall'art. 432 del Codice Penale.

Anche per questa fattispecie di reato la pena prevista e' da uno a cinque anni di reclusione; l'arresto e' facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo' essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita' e' d'ufficio.

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Una breve descrizione della nostra proposta (del 15 aprile 1999, diffusa all'assemblea nazionale del movimento per la pace a S. Maria degli Angeli, aprile 1999)

- Passare dalla testimonianza dell'orrore e dell'impotenza all'azione diretta nonviolenta: aggiungere alle manifestazioni locali diffuse ed alle manifestazioni nazionali, una pratica concreta di specifica lotta nonviolenta che contrasti direttamente la macchina bellica; qualificare l'impegno pacifista nel senso della concretezza e dell'intervento diretto nel conflitto con le tecniche della nonviolenza.

- Una proposta di azione diretta nonviolenta: qui in Italia concretamente occorre fermare i bombardieri, che appunto partono dall'Italia; si puo' fermarli al decollo, che e' l'unico momento in cui cio' e' realmente possibile con mezzi nonviolenti (e quindi senza provocare pericoli per la vita di alcuno); l'idea e' di cercare di farlo invadendo lo spazio aereo circostante e sovrastante le basi da cui partono i raid; e di invadere questo spazio aereo con mongolfiere di carte e palloncini gonfiati ad elio con appesi festoni e striscioni con motti pacifisti, e fogli di alluminio o piccoli elementi metallici - fil di ferro e simili - che possano essere di disturbo sia alla visibilita', sia per gli apparecchi elettronici militari di guida dei decolli e di controllo dello spazio aereo.

- Solo con la nonviolenza si puo' contrastare efficacemente la guerra: l'iniziativa deve essere rigorosamente nonviolenta, e non prestare il fianco ne' ad equivoci, ne' a strumentalizzazioni e falsificazioni; l'iniziativa deve essere visibile, creativa, facilmente comprensibile e tale da poter essere accolta e diffusa da tutti, ed altresi' dai mass-media, senza che ne venga distorto il significato, che e' semplicemente quello di cercar di impedire i bombardamenti, di essere una iniziativa per cercar di fermare la guerra, le stragi, le deportazioni; questa iniziativa ha una vera possibilita' di efficacia concreta; ci sembra anche che essa sia riproducibile su ampia scala (perche' e' economica - i materiali usati sono di poco costo -; perche' e' facile da realizzare da parte di chiunque; perche' non implica pericoli ne'  per se' ne' per altri); infine tale iniziativa puo' dimostrare a nostro avviso che con la nonviolenza si puo' intervenire concretamente ed efficacemente nel conflitto, e contrastare realmente i bombardamenti; per quelli di noi che sono "amici della nonviolenza" la realizzazione di questa iniziativa ed il suo successo nel bloccare od ostacolare il decollo dei bombardieri sia pure per poche ore, sarebbe un forte argomento a sostegno della tesi che la nonviolenza, con la sua carica di creativita' ed amore, puo' essere piu' forte anche dei piu' giganteschi e feroci apparati di morte e di distruzione...

- Per concludere: l'opposizione alla guerra deve essere fatta su posizioni limpide e che vadano alla radice; ergo a noi pare che l'opposizione alla guerra debba essere rigorosamente nonviolenta...

- Alcuni suggerimenti pratici: Una iniziativa nonviolenta richiede che si comunichi preliminarmente alle autorita' cosa si intende fare; richiede che i partecipanti siano addestrati alla nonviolenza e si attengano strettamente ad essa, e siano disposti a subire le conseguenze anche giudiziarie del loro gesto; richiede che in nessun caso si faccia del male ad alcuno; richiede una condotta limpida e coerente ed una disponibilita' ad accettare le sofferenze che il proprio impegno richiede; noi sconsigliamo che ad azioni dirette nonviolente partecipino persone non preparate e non informate, o che non accettino le regole condivise della condotta nonviolenta.

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Modello di cartellino di riconoscimento da indossare durante l'azione diretta nonviolenta

Premessa: e' indispensabile che tutti coloro che sono presenti all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace indossino sugli abiti (attaccandolo con lo scotch in posizione visibile sul petto) un cartellino di riconoscimento: esso costituisce un elemento di responsabilizzazione personale e collettiva, ed un elemento di rassicurazione per tutti (quindi anche per i mass-media, le forze dell'ordine, gli interlocutori, gli eventuali oppositori dell'iniziativa) poiche' tutti sanno perfettamente chi hanno di fronte.

Noi proponiamo due possibili qualifiche sul cartellino: "partecipante", ovvero persona che concretamente partecipa al lancio delle mongolfiere e quindi si assume anche il rischio della denuncia, del fermo e dell'arresto; ed "osservatore", ovvero persona che non partecipa al lancio delle mongolfiere, ed il cui ruolo e' unicamente quello di osservare lo svolgimento degli eventi, di essere imparziale testimone, di contribuire con la sua sola presenza osservante a rasserenare tutti ed a garantire la denuncia di tutte le violenze ed i soprusi che dovessero eventualmente verificarsi (ed a tal fine e' utile che gli osservatori abbiano anche macchine fotografiche, videocamere, registratori).

Proponiamo il seguente modello di cartellino di riconoscimento:

Luogo e data

Azione diretta nonviolenta per la pace e la legalita' costituzionale

Nome e cognome:

Qualifica:

Firma del movimento promotore dell'iniziativa

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Sulla necessita' dei training nonviolenti

Sottolineiamo che e' indispensabile che chi vuole partecipare all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace abbia precedentemente partecipato ad almeno un ciclo di incontri di addestramento alla nonviolenza.

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Schema di richiesta di autorizzazione

Al Sindaco del Comune di ...; al Segretario Comunale; al dirigente dell'Ufficio Tecnico Comunale; al dirigente della Polizia Municipale; a tutti i consiglieri comunali di ...; al Prefetto di ...; al Questore di ...; al Presidente della Provincia di ...; al Comandante della Stazione Carabinieri di ...; al Ministro della Difesa; al Ministro dei Trasporti; al Ministro dell'Interno; al Ministro degli Affari Esteri; e per opportuna conoscenza: al Comandante della base Nato di ...; al Presidente del Consiglio dei Ministri

Oggetto: richiesta di autorizzazione per realizzare a ... a partire dal giorno ... una azione diretta nonviolenta denominata "mongolfiere per la pace" consistente nell'innalzamento di mongolfiere di carta, di palloncini gonfiati ad elio e di aquiloni con appesi festoni di carta con motti umanitari e pacifisti, striscioni di leggere stoffe, corti fogli di alluminio; lancio di mongolfiere che ha lo scopo di invadere lo spazio aereo circostante e sovrastante la pista di decollo delle basi da cui partono i bombardieri che stanno provocando devastazioni e stragi in Jugoslavia, con l'intento di impedire il decollo dei bombardieri cosi' impedendo l'esecuzione dei bombardamenti stragisti (bombardamenti illegali e criminali ai sensi della Costituzione della Repubblica Italiana, dello Statuto dell'Onu e dello Statuto della Nato).

Egregi signori,

con la presente il sottoscritto ..., nato a ... il ... e residente in ..., a nome di ...,

fa richiesta di autorizzazione

per realizzare a ... a partire dal giorno ... una azione diretta nonviolenta denominata "mongolfiere per la pace" consistente nell''nnalzamento di mongolfiere di carta e di palloncini gonfiati ad elio con appesi festoni di carta con motti umanitari e pacifisti, striscioni di leggere stoffe, corti fogli di alluminio; lancio di mongolfiere che ha lo scopo di invadere lo spazio aereo circostante e sovrastante la pista di decollo delle basi da cui partono i bombardieri che stanno provocando devastazioni e stragi in Jugoslavia, con l'intento di impedire il decollo dei bombardieri cosi' impedendo l'esecuzione dei bombardamenti stragisti (bombardamenti illegali e criminali ai sensi della Costituzione della Repubblica Italiana, dello Statuto dell'Onu e dello Statuto della Nato).

Si sottolinea il fatto che tale iniziativa sara' rigorosamente nonviolenta, che non si offendera' nessuno, non si fara' del male a nessuno, si accetteranno tutte le conseguenze della propria condotta, accettando nonviolentemente quindi le decisioni ed i provvedimenti che le autorita' dovessero prendere nei confronti dei nonviolenti che partecipano all'iniziativa (compreso il fermo e l'arresto), ed a tal fine vi invio in allegato i seguenti documenti (che formano parte integrante di questa richiesta; documenti che vi pregherei di leggere con attenzione, ed in relazione a cui vi sarei grato di comunicarmi eventuali vostri pareri e commenti):

1. testo del nostro Appello all'azione diretta nonviolenta per bloccare i decolli dei bombardieri;

2. testo delle nostre Regole di condotta obbligatorie per partecipare all'iniziativa nonviolenta delle mongolfiere per la pace (testo la cui accettazione incondizionata sara' da noi richiesta a tutte le persone che vorranno partecipare o assistere all'iniziativa nonviolenta stessa);

3. testo della nostra Lettera aperta a tutto il personale delle basi aeree da cui partono i bombardamenti sulla Jugoslavia.

In attesa di riscontro alla presente richiesta si comunica l'intendimento di realizzare comunque tale azione diretta nonviolenta a partire dalla data del ..., iniziativa finalizzata a cercar di salvare delle vite umane, a contrastare la guerra, ed a difendere il diritto internazionale e la legalita' costituzionale, in particolare gli articoli 11 e 78 della nostra legge fondamentale che il governo italiano ha sciaguratamente violato.

Restando in attesa di un vostro sollecito riscontro, al nostro recapito postale o piu' tempestivamente al nostro numero telefonico e fax ...,

e restando altresi' a disposizione per ogni opportuno chiarimento o comunicazione,

vogliate gradire distinti saluti ed auguri di ogni bene,

Firma

luogo e data

*

Lettera aperta al personale delle basi Nato

Lettera aperta a tutto il personale delle basi aeree da cui partono i bombardamenti sulla Jugoslavia in cui si enuncia il senso e il fine dell'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" con cui cercheremo di impedire il decollo dei bombardieri che stanno provocando stragi in Jugoslavia, e si invita a far prevalere le ragioni dell'umanita' e della legalita'

Egregi signori,

con questa lettera aperta, nell'impossibilita' di farlo singolarmente, vi informiamo della nostra intenzione di realizzare un'azione diretta nonviolenta consistente nel tentativo di invadere con delle piccole mongolfiere lo spazio aereo sovrastante e circostante le basi da cui si levano in volo gli aerei impegnati nei bombardamenti che stanno massacrando le popolazioni della Jugoslavia; con tale tentativo cerchiamo di impedire che gli aerei assassini decollino, e quindi speriamo di riuscire a salvare delle vite umane, le vite di coloro che le bombe ed i missili scagliati dai bombardieri Nato stanno appunto sopprimendo.

Vi preghiamo pertanto di tener conto di questa nostra iniziativa e di rinunciare a far decollare i bombardieri.

Cercando di impedire i bombardamenti, con questa nostra iniziativa nonviolenta intendiamo anche:

1. fare appello alla vostra coscienza di esseri umani;

2. impedirvi di essere corresponsabili degli omicidi causati dai bombardamenti;

3. proporvi di rifiutare di partecipare ad una guerra assolutamente fuorilegge sia in relazione alle basi stesse del diritto internazionale, sia in relazione agli accordi e le norme dell'alleanza atlantica;

4. con particolar riferimento a quanti di voi sono cittadini italiani (e comunque tutti vi trovate in territorio italiano), vi richiamiamo altresi' al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana, che vi proibisce di prender parte a questa guerra che in base alla nostra Costituzione e' illegale (cfr. art. 11 Cost.).

Abbiamo voluto scrivervi questa lettera perche' vi sia chiaro che non abbiamo alcuna intenzione di nuocere alle vostre persone, e che anzi la nostra iniziativa nonviolenta finalizzata ad impedire, se possibile, il decollo dei bombardieri e quindi le stragi, ha anche la funzione di aiutarvi a veder chiaro in questa terribile situazione e nella vostra stessa coscienza, di aiutarvi a far prevalere la vostra umanita', di pregarvi di non volervi macchiare di crimini efferati.

Un fraterno saluto di pace.

*

Lettera aperta ai responsabili delle basi Nato

Al responsabile della base di ... da cui decollano i bombardieri stragisti

Egregio signore,

come le e' gia' noto, a partire dal pomeriggio del ... eseguiremo l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", con le quali invaderemo lo spazio aereo circostante e sovrastante la base di ... posta sotto la sua responsabilita', per impedire cosi' il decollo dei bombardieri che portano devastazione e morte in Jugoslavia.

La preghiamo pertanto di soprassedere ai decolli dei bombardieri finche' lo spazio aereo sara' ingombrato dalle nostre mongolfiere di carta, dai nostri palloncini gonfiati ad elio, dai nostri aquiloni di carta.

A onor del vero la preghiamo anche, e qui le parliamo da esseri umani ad essere umano, di cessare definitivamente di far decollare i bombardieri che portano devastazione e morte su popolazioni innocenti, che non sono certo responsabili dei crimini dei loro governanti.

E la preghiamo anche di desistere dai bombardamenti, nella nostra qualita' di cittadini italiani, e lei e' ospite del nostro paese, quindi alle nostre leggi deve obbedienza: lei sa, o dovrebbe sapere, che la legge fondamentale dello Stato italiano, la Costituzione della Repubblica Italiana, proibisce all'Italia di avallare o partecipare ad una guerra come questa: illegale secondo la nostra Costituzione (art. 11), illegale secondo i principi del diritto internazionale, illegale secondo la Carta delle Nazioni Unite, illegale secondo lo stesso Statuto della Nato.

Come lei sa, sciaguratamente il nostro governo ha violato la nostra Costituzione, ma questo non rende inefficace la Costituzione della Repubblica Italiana, semplicemente rende fuorilegge il governo che l'ha violata.

Quindi, dal profondo del cuore la preghiamo: desista dal contribuire al protrarsi di stragi, desista da una guerra illegale e criminale. Ascolti la voce delle leggi scritte e delle leggi non scritte che illuminano la sua coscienza di essere umano.

Vorremmo infine che lei fosse certo che la nostra e' un'iniziativa rigorosamente nonviolenta: non nutriamo odio per nessun essere umano, non vogliamo far del male a nessun essere umano. Ci sta a cuore anche l'incolumita' sua e dei suoi uomini.

Un fraterno saluto di pace.

*

"Ma abbiamo il dovere di farlo"

Cercar di salvare delle vite umane e di difendere la legalita' costituzionale attraverso l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere che bloccano i bombardieri puo' costare dieci anni di reclusione. Ma abbiamo il dovere di farlo.

Sabato primo maggio [1999] ad Aviano sono stato denunciato per istigazione a delinquere (art. 414 C. P., che prevede da uno a cinque anni di reclusione) e per attentato alla sicurezza dei trasporti (art. 432 C. P., che prevede anch'esso da uno a cinque anni di reclusione).

Il motivo: aver proposto ed aver cercato di fermare il decollo dei bombardieri Nato che dalle basi italiane portano devastazione e morte alle popolazioni della Jugoslavia.

Ed aver proposto ed aver cercato di farlo con l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace, ovvero invadendo lo spazio aereo circostante e sovrastante le basi Nato con mongolfiere di carta, palloncini gonfiati ad elio, aquiloni.

Ed averlo proposto, ed aver cercato di farlo, per cercar di salvare qualche vita umana, per oppormi a una guerra illegale e criminale, per difendere il diritto internazionale e la Costituzione della Repubblica Italiana che il governo ha sciaguratamente violato.

Ebbene, continuo ad essere convinto che sia dovere di ogni cittadino italiano difendere la legalita' costituzionale ed opporsi ad una guerra fuorilegge; continuo ad essere convinto che sia dovere di ogni essere umano cercar di salvare altre vite umane; continuo ad essere convinto che impedire con un'azione diretta nonviolenta il decollo dei bombardieri stragisti sia azione legittima e giusta.

E quindi continuero' a proporre di farlo a tutte le persone di volonta' buona; e quindi continuero' a cercare di farlo. Con la nonviolenza, senza fare del male a nessuno, con le mongolfiere per la pace.

 

3. MAESTRE. MARIA LUISA BOCCIA: CARLA LONZI

[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano riprendiamo il testo della postfazione di Maria Luisa Boccia alla riedizione di Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel e altri scritti; postfazione anticipata sul quotidiano "Il manifesto" del 4 marzo 2010 col titolo "Fare differenza" e la seguente notizia: "Al via la ristampa di tutte le opere. Quarant'anni dopo l'uscita del Manifesto di Rivolta femminile e di Sputiamo su Hegel, l'opera completa di Carla Lonzi viene ripubblicata dalle edizioni Et/Al di Sandro D'Alessandro. Il primo volume, in questi giorni in libreria, ripropone con il titolo Sputiamo su Hegel e altri scritti e con la postfazione di Maria Luisa Boccia che qui anticipiamo il volume edito da Rivolta Femminile nel 1970 (Sputiamo su Hegel, La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti). Fra il 2010 e il 2011 e' prevista l'uscita di Taci anzi parla, con la postfazione di Annarosa Buttarelli, di Autoritratto, con la postfazione di Laura Jamurri, e di Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra. In questi stessi giorni esce anche una ristampa Baldini e Castoldi della monografia di Maria Luisa Boccia, L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, pubblicato da La Tartaruga nel 1990".

Maria Luisa Boccia (Roma, 1945), infuente intellettuale, docente di storia della filosofia politica all'Universita' di Siena, fondatrice negli anni Settanta della rivista femminista "Reti" e di "Rosa. Quaderno di studio e di movimento sulla condizione della donna"; ha collaborato e collabora con riviste e centri di ricerca, tra i quali il "Centro studi e iniziative per la Riforma dello Stato", la "Fondazione Basso", il "Centro studi filosofici Mario Rossi"; e' autrice di saggi sul rapporto tra donne e politica, sul pensiero della differenza e su grandi temi sociali connessi alle tematiche femminili. Nell'aprile 2006 e' stata eletta senatrice. Tra le opere di Maria Luisa Boccia: L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, 1990; (a cura di), La legge e il corpo, 1997; (con Grazia Zuffa), L'eclissi della madre, Pratiche, Milano 1998; La differenza politica, Il Saggiatore, Milano 2002.

Carla Lonzi e' stata un'acutissima intellettuale femminista, nata a Firenze nel 1931 e deceduta a Milano nel 1982, critica d'arte, fondatrice del gruppo di Rivolta Femminile. Opere di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982; Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978; Scacco ragionato, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985. Opere su Carla Lonzi: Maria Luisa Boccia, L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990]

 

Per la prima volta l'opera di Carla Lonzi viene riproposta in una nuova edizione, in tutto fedele a quella originale.

Nel primo volume sono raccolti gli scritti a sua firma, composti tra il 1970 e il 1972, e quelli a firma del gruppo femminista Rivolta Femminile, la cui stesura si deve sempre alla sua mano.

Nella primavera del 1970 a Roma si ritrovano per giorni e giorni tre donne, Carla Accardi, Elvira Banotti e Carla Lonzi, per il bisogno di esprimere l'emozione e lo scatto di coscienza provocati in loro dalla ripresa del femminismo nel mondo. E' Lonzi a scrivere il testo, scandendo in frasi concise e folgoranti quelli che saranno i principali temi del neofemminismo.

Con la pubblicazione nel luglio del Manifesto di Rivolta Femminile si formano i primi gruppi di Rivolta, prima a Roma e Milano poi in molte altre citta', attorno alla pratica, li' enunciata, del separatismo e dell'autocoscienza.

Nell'estate dello stesso anno Lonzi scrive Sputiamo su Hegel, titolo irriverente di congedo dalla cultura patriarcale. Un invito rivolto innanzitutto a quelle femministe che, per la propria liberazione, si affidano piu' alle teorie e forme di lotta degli uomini che non alla riflessione su di se'.

Per Lonzi questo congedo e' innanzitutto un cambiamento di vita netto e radicale. Segnato soprattutto dal rifiuto dell'emancipazione.

Interrompe la professione di critica e per tutta la vita dedichera' se stessa alla pratica femminista. Alla scrittura, alla casa editrice di Rivolta, alle riunioni dei gruppi di autocoscienza, ai rapporti con le tante donne che, soprattutto attraverso gli scritti, entrano in contatto con Rivolta Femminile.

Sul piano privato questo comporta la dipendenza economica da Pietro Consagra, una scelta tutt'altro che indolore, oggetto di critiche e riserve, poco o nulla compresa nel femminismo. Ma alla quale rimane sempre aderente, in modo convinto.

*

Promesse mancate

Nel 1970 Carla Lonzi e' una donna adulta, con esperienze importanti alle spalle. Nata a Firenze il 6 marzo 1931, primogenita di due sorelle e due fratelli, si e' laureata nel 1956, con una tesi in storia dell'arte, Rapporti tra la scena e le arti figurative dalla fine dell'Ottocento, discussa con Roberto Longhi. Un lavoro edito postumo da Olschki, nel 1996, avendo lei rifiutato la proposta di Longhi di pubblicarla e dare cosi' inizio alla professione accademica.

Nel 1959 ha un figlio, Battista, con Mario Lena, chimico industriale e sindacalista. Vivono in Toscana, Carla scrive poesie e collabora a riviste e a programmi Rai sull'arte. Ma e' dopo l'incontro con Pinot Gallizio, e poi con Carla Accardi e Pietro Consagra, che il suo lavoro si concentra sugli artisti contemporanei.

Cura diverse mostre, personali e collettive, dei piu' importanti esponenti delle avanguardie di quegli anni: dal gruppo "Forma1" a Paolini, Pascali, Kounellis, Nigro, Fontana.

Nel 1962 cura due importanti mostre a Torino, la prima al Valentino, "L'incontro di Torino", con pittori degli Usa, dell'Europa e del Giappone, la seconda alla galleria Notizie, "Artisti americani: Kline, De Kooning, Nevelson Tobey, Hultberg, Borduas, Rothko, Gottlieb, Simpson, Mitchell, Twombly".

Nel 1969 esce da De Donato Autoritratto, libro-convivio, composto dal libero montaggio di brani tratti da colloqui con quattordici artisti, registrati tra il 1962 e il 1969. E' l'opera piu' importante di Lonzi critica ed e' uno dei testi piu' belli e originali sull'arte degli anni Sessanta. Quando decide di porvi termine ha insomma raggiunto maturita' e affermazione nell'attivita' professionale.

Tuttavia vive con frustrazione profonda l'inautenticita' di una realizzazione di se' affidata all'inserimento nella societa' maschile. Nel bisogno di trovare altre strade vi e' la spinta personale al femminismo.

E si stringe quel nesso forte tra biografia e pensiero che e' la cifra piu' autentica del suo pensiero e dei suoi scritti.

La consapevolezza con cui Lonzi avverte il bisogno di alternative non e' certo comune allora tra le donne. Potenzialmente di tutte e' pero' la scoperta che l'emancipazione e' una promessa mancata. Perche' non mette davvero fine al destino tradizionale, ma soprattutto perche' nell'uguaglianza o parita' con l'uomo una donna non trova risposte esistenziali, politiche e culturali al senso di se'.

Negli anni Settanta tutto il femminismo, come fenomeno mondiale, si cimenta con questo nodo. Rivolta Femminile lo fa con la pratica della presa di parola, sia orale che scritta. Gia' nel 1970 nasce la casa editrice "Scritti di Rivolta Femminile" che avra' in seguito due collane: i "libretti verdi" ospitano i testi dell'autocoscienza, i "prototipi" quelli di confronto con la cultura maschile.

E' la prima esperienza in Italia che si misura con l'esigenza dell'autonomia, creando un'impresa, misurandosi con i problemi dei soldi e del mercato, con discreto successo.

Nel 1974 esce la raccolta degli scritti di Carla Lonzi e di quelli firmati da Rivolta. E gia' nel 1975 il libro e' tradotto prima in Argentina, poi in Germania.

Sono gli anni di massima espansione del femminismo, contrassegnati anche da importanti avvenimenti: la vittoria del No al referendum sul divorzio, i processi per reato di aborto a Padova e Trento, poi l'irruzione della polizia in una clinica di Firenze.

Sull'aborto si hanno le prime, grandi manifestazioni di massa che accendono l'interesse dei media, dei partiti e dell'opinione pubblica.

Ma la mobilitazione per l'aborto produce anche un mutamento significativo all'interno del femminismo. Alla proliferazione dei gruppi e alla creazione di una rete di incontri, scambi e comunicazione di esperienze si affiancano, finendo spesso per sostituirsi alle pratiche originali, le modalita' piu' tradizionali dell'iniziativa politica. Dal corteo, appunto, alla rivendicazione della legge, al rapporto, sia pure conflittuale, con le istituzioni.

In questo passaggio dal femminismo al "movimento femminista" Rivolta Femminile non si riconosce. Anzi prende esplicitamente distanza, sia sul merito dei contenuti, in particolare sull'aborto, sia sulle forme politiche.

Basta leggere Sessualita' femminile e aborto per misurare quanto sia lontano questo approccio dalla richiesta della legalizzazione dell'aborto. Quelle pagine oggi possono aiutare a riflettere su qual e' il cambiamento necessario che nessuna legge, nessuna riforma sociale puo' soddisfare.

Un aiuto analogo puo' venire dalla lettura di Sputiamo su Hegel, rispetto alla crisi, sempre piu' vistosa, che da tempo investe la politica, il suo linguaggio, le sue regole, le sue organizzazioni.

Nonostante si sia aperta questa divaricazione tra la propria pratica e il movimento femminista Rivolta Femminile non si scioglie, come accade invece a molti gruppi di autocoscienza.

Naturalmente vi sono mutamenti e fasi alterne. Alle riunioni settimanali dei diversi gruppi si sostituiscono alcuni incontri allargati di due o tre giorni tra tutte le donne di Rivolta. Spesso hanno luogo a Turicchi, la casa in Toscana di Carla Lonzi e Pietro Consagra.

Le riflessioni stimolate da questi incontri vengono raccolte in due volumi a piu' voci: E' gia' politica (1977) e La presenza del femminismo (1978).

Peraltro Rivolta Femminile non si appaga del suo percorso interno, isolandosi dal contesto politico e dal modo in cui vi trova posto il movimento femminista. Cerca un'interlocuzione, prende posizione sulle falsificazioni e semplificazioni, effetto della divulgazione mediatica delle idee e pratiche femministe, a partire da quelle che la coinvolgono. Ma non trova riscontro in un contesto fortemente dominato dalla contrapposizione ideologica e politica tra movimenti e sistema politico. Ne offro solo due esempi.

Nel gennaio 1975 Carla Lonzi invia al "Corriere della sera" il testo "Sessualita' femminile e aborto", in risposta a un articolo di Pier Paolo Pasolini che aveva denunciato la mancata messa in questione, da parte delle femministe, del legame tra eterosessualita', procreazione, aborto. Il giornale non lo pubblica. Lonzi scrive allora una lettera a Pasolini, come gesto di riconoscimento della reciproca differenza, senza ricevere alcuna risposta.

Il 5 febbraio 1978 invia una lettera a "L'espresso" per confutare la riduzione del femminismo a movimento, la sua filiazione dal Sessantotto e dunque la sua riduzione a costola femminile di ideologie, rivoluzioni e rivolte degli uomini. Viceversa, scrive Lonzi, e' malgrado il Sessantotto che le giovani donne del movimento hanno preso coscienza di se'; scardinando parole d'ordine, modi di far politica e miti dei loro compagni. Anche questa lettera non sara' pubblicata.

Privilegiando da sempre la comunicazione, Lonzi e Rivolta Femminile, con questi e altri gesti, mostrano di aver ben compreso l'importanza della rappresentazione mediatica. E la necessita' di interloquire con chi la produce.

*

Un anno doloroso

La pubblicazione nel 1979 del diario Taci, anzi parla rappresenta una tappa decisiva.

Non e' solo un documento prezioso del personale percorso di Lonzi, o una ricostruzione degli eventi diversi che si intrecciano nella complessa vicenda femminista di quegli anni. In quelle pagine si trovano gli interrogativi, gli ostacoli e le scoperte che una donna deve affrontare, dal momento che non si riconosce piu' in un'identita' femminile precostituita.

Il 1979 e' anche un anno doloroso per Carla Lonzi. Si apre una crisi nel rapporto con Consagra che dara' luogo a un periodo di separazione. Lonzi registra il lungo colloquio tra due coscienze e, con il consenso di lui, lo pubblica in Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra, dopo che il rapporto e' ripreso (1981). E' l'ultimo libro dato alle stampe da Lonzi.

In quei mesi torna a manifestarsi il tumore di cui era stata operata nel 1968 a Boston.

Carla sta lavorando sul teatro di Moliere, in particolare su Le preziose, alla ricerca di situazioni di rapporti tra donne e uomini che possano costituire dei precedenti storici, rispetto all'esperienza di Rivolta.

Sebbene sofferente, si sente carica di energia: "ho fatto una mia estate. Ero veramente felice", dice in un'intervista a "Quotidiano donna". Rinvia i controlli fino all'ottobre 1981. E' operata il 15 dicembre a Zurigo. Dopo una lunga convalescenza, muore a Milano il 2 agosto 1982.

Rivolta pubblica postumi, nel 1985, Scacco ragionato. Poesie dal '58 al '63, nel 1992 raccoglie in Armande sono io! i materiali su Le preziose.

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Conflitti irriducibili

Negli anni Ottanta il femminismo vive un secondo passaggio: dall'attore politico collettivo "il movimento" al "femminismo diffuso". Mentre sul terreno piu' propriamente politico si parla di riflusso, non si arresta, anzi si estende e arricchisce, il cambiamento nelle vite e nelle soggettivita' femminili.

In modi e con scelte spesso molto diverse rispetto a quelle della generazione "storica" di femministe, sono sempre di piu' le donne che cercano nella consapevolezza di se' una differente misura per le scelte di vita.

Insomma il cambiamento avviene con modalita' che corrispondono a quelle di Rivolta, molto piu' di quelle del movimento politico. Seppure con altre pratiche, con la creazione di centri, riviste, case delle donne, collettivi di ricerca e studio, anche la realta' femminista appare meno divergente dall'esperienza del gruppo. Ma ne' Lonzi ne' Rivolta sono assunte a diretto riferimento.

Probabilmente l'ostacolo e' proprio l'immagine costruita dai media sul femminismo anni Settanta: quella dei cortei sull'aborto e sulla violenza sessuale, della chiusura nel separatismo, del conflitto irriducibile con gli uomini.

Ci vorra' una maggiore distanza perche' la parola di Lonzi torni a essere attuale e comunicativa e si rinnovi l'interesse per il suo femminismo, originale e originario. Nel 1990 esce il mio L'io in Rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, la sola monografia a lei dedicata. Ma e' in questi ultimi anni che si e' avuto un susseguirsi di studi, convegni, tesi di laurea.

Per sostenere e far crescere questo rinnovato interesse non vi e' modo migliore che offrire a un pubblico, crediamo vasto, di lettrici e lettori i suoi testi.

 

4. LIBRI. IMMA BARBAROSSA PRESENTA "LA BELLA, LA BESTIA E L'UMANO" DI ANNAMARIA RIVERA

[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano riprendiamo la seguente recensione del 28 ottobre 2010.

Imma Barbarossa, docente, pubblica amministratrice, parlamentare, militante femminista e pacifista, e' impegnata - tra altre esperienze e iniziative - nella Convenzione permanente di donne contro le guerre. Tra le opere di Imma Barbarossa: (a cura di), La polveriera. I Balcani tra guerre umanitarie e nazionalismi, La Meridiana, Molfetta (Bari) 2004; (a cura di), Laicita' e spazio della polis, Edizioni Punto Rosso, Milano 2007; con Lina Bianconi (a cura di), Corpi/Anticorpi, Edizioni Punto Rosso, Milano 2010.

Annamaria Rivera, antropologa, vive a Roma e insegna etnologia all'Universita' di Bari. Fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ha sempre cercato di coniugare lo studio e la ricerca con l'impegno sociale e politico. Attiva nei movimenti femminista, antirazzista e per la pace, si occupa, anche professionalmente, di temi attinenti. Al centro della sua ricerca, infatti, sono l'analisi delle molteplici forme di razzismo, l'indagine sui nodi e i problemi della societa' pluriculturale, la ricerca di modelli, strategie e pratiche di concittadinanza e convivenza fra eguali e diversi. Fra le opere di Annamaria Rivera piu' recenti: (con Gallissot e Kilani), L'imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari 2001; (a cura di), L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterita', Dedalo, Bari 2005; Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo, Bari 2009; La bella, la bestia e l'umano. Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo, Ediesse, Roma 2010]

 

Annamaria Rivera, La bella, la bestia e l'umano. Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo, Ediesse, Roma 2010, pp.196, euro 12.

*

La scelta di inaugurare una collana denominata "sessismoerazzismo" della casa editrice Ediesse (in collaborazione con il Crs e curata da Lea Melandri, Isabella Peretti, Ambra Pirri e Stefania Vulterini) con l'ultima ricerca di Annamaria Rivera appare davvero opportuna e utile. Si tratta del libro "La Bella, la Bestia e l'Umano" (sottotitolo "Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo") che mette a valore in maniera sintetica e, a volte, utilmente pedagogica, decenni di studi, ricerche, riflessioni sia pubblicate sia comunicate in incontri, convegni, seminari anche internazionali.

Il merito principale di questa ricerca, a mio avviso, sta nell'intreccio di punti di vista e nella non semplificazione dei parametri interpretativi e delle angolazioni di letture, si' che l'acuta e "puntuta" esemplificazione di fatti, episodi, fenomeni si intreccia con la formulazione, di volta in volta, di approdi teorici, di definizioni consapevolmente e dichiaratamente parziali e "relative".

L'approccio antropologico viene rigorosamente fondato storicamente, contestualizzato: se c'e' un parametro di lettura permanente che attraversa tutta la ricerca e' la critica alla naturalizzazione delle differenze, delle soggettivita', delle situazioni di potere. Il nesso tra razzismo e sessismo non e' automatico, meccanico, deterministico (qui Rivera si pone in problematica attenzione nei confronti di certo femminismo francese che considera l'oppressione delle donne come conseguenza dell'oppressione di classe), ma va costruito e indagato; la lettura del sessismo come fenomeno coloniale (come negli studi postcoloniali), se parte da una giusta critica dell'universalismo del femminismo bianco eurocentrico, rischia pero' di non leggere il sessismo patriarcale all'interno delle comunita' immigrate.

Rivera analizza gli aspetti del neorazzismo in Italia, dalla esclusione alla espulsione o segregazione permanente alla, infine, inclusione differenziata e strumentale (per badanti e nuovi schiavi in lavori rifiutati dagli italiani e sottopagati), per stigmatizzare il fenomeno della paura dell'Altro/a, in una sorta di identitarismo che cerca sicurezza in un "noi" corporativo e situato nell'ideologia delle piccole patrie ormai tanto diffusa in Europa.

Insomma, sessismo e razzismo si fondano sulla naturalizzazione della presunta inferiorita', sulla svalorizzazione, su elementi pretestuosamente biologici, su gerarchie e su relazioni di potere. Questo rende possibile all'autrice una breve ma acuta lettura del dominio del vivente umano sulla natura e sui viventi non umani, che spiega, a mio avviso, le torture sugli animali e lo scempio dell'ambiente, ossia la riduzione del circostante a strumento degli individui dominanti (al di la' persino di generi e classi, come dimostrano alcuni esempi acutamente forniti nel libro).

Il dominato viene reificato, disumanizzato, strumentalizzato, ridotto a nuda vita, come direbbe Agamben, e possiamo ricordare a questo proposito la dissacrante lettura arendtiana dei campi di sterminio.

L'ultima parte del libro ci conduce verso impostazioni critiche gia' note dell'autrice, sia nei confronti di un pezzo del pensiero della differenza di tipo essenzialista (esemplare la citazione dei noti articoli di Luisa Muraro sul razzismo da umanizzare e comprendere, ma anche la concezione del patriarcato come reazione al "potere generante materno" e quindi la lettura del superamento del patriarcato in virtu' della presa di parola femminile) sia nei confronti di certo femminismo francese e anche italiano che condanna le usanze "islamiche" alla luce di una emancipazione occidentale e che, di fatto, chiede alle immigrate una integrazione a un Occidente pensato come universale.

Se, infatti, Rivera problematizza la lettura delle mutilazioni genitali femminili che vanno abolite, secondo lei, in accordo con le donne che le hanno finora praticate, e non demonizzate dall'esterno, esprime invece una dura critica nei confronti delle leggi contro il velo (e delle loro sostenitrici) che vengono considerate come l'esempio piu' lampante della introiezione di una pretesa superiorita' eurocentrica e occidentale.

Il volume, infine, nel criticare l'universalismo, ci suggerisce la categoria dell'universalita' e si chiude con un riferimento a Fanon che subordinava la possibilita' di un confronto alla pari tra differenze alla abolizione dei colonialismi, dello statuto coloniale, ossia delle gerarchie di potere.

Il mio accordo con l'autrice e' totale quando mette in evidenza l'aspetto culturale e simbolico dell'intreccio tra sessismo e razzismo, ossia la pretesa del dominante di ritenersi modello e canone di lettura del mondo: questo in particolare ha permesso al genere maschile di fondare l'universalismo astratto e di considerarsi il soggetto neutro assoluto.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Numero 304 del 23 marzo 2011

 

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