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Nonviolenza. Femminile plurale. 337



 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 337 del 30 aprile 2011

 

In questo numero:

1. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento

2. Arianna Marullo: Pietro Consagra

3. Arianna Marullo: Nato Frasca'

4. Arianna Marullo: Paolo Icaro

5. Arianna Marullo: Berto Lardera

6. Arianna Marullo: Colombo Manuelli

7. Arianna Marullo: Umberto Milani

8. Arianna Marullo: Francesco Somaini

9. Arianna Marullo: Cesare Tacchi

10. Arianna Marullo: Gilberto Zorio

 

1. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Giova ripetere le cose che e' giusto fare.

Tra le cose sicuramente ragionevoli e buone che una persona onesta che paga le tasse in Italia puo' fare, c'e' la scelta di destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.

"Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono: 1. l'opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo. Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli". Cosi' recita la "carta programmatica" del movimento fondato da Aldo Capitini.

Sostenere il Movimento Nonviolento e' un modo semplice e chiaro, esplicito e netto, per opporsi alla guerra e al razzismo, per opporsi alle stragi e alle persecuzioni.

Per destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' sufficiente apporre la propria firma nell'apposito spazio del modulo per la dichiarazione dei redditi e scrivere il numero di codice fiscale dell'associazione: 93100500235.

Per contattare il Movimento Nonviolento, per saperne di piu' e contribuire ad esso anche in altri modi (ad esempio aderendovi): via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

2. ARTE. ARIANNA MARULLO: PIETRO CONSAGRA

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007.

Arianna Marullo e' una delle piu' autorevoli collaboratrici del Centro di ricerca per la pace di Viterbo; dottoressa in beni culturali, lungo un decennio e' stata fondamentale animatrice del centro sociale "Valle Faul", in quel periodo forse la piu' rilevante, appassionante ed innovativa esperienza di solidarieta' concreta, di convivenza delle differenze, e di promozione della dignita' umana che ci sia stata a Viterbo negli ultimi decenni, caratterizzata dalla scelta della nonviolenza; negli ultimi anni lavora a Roma nell'ambito della critica d'arte e dell'attivita' museale, della valorizzazione di esperienze culturali e di artisti sovente negletti, e dell'allestimento di rassegne e mostre, contribuendo anche - con la perizia e l'acribia che le sono proprie - a ricerche e cataloghi; e' tra le promotrici dell'associazione nonviolenta "We have a dream". Si veda anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino", n. 356, e particolarmente la sintetica notizia biografica in essa contenuta che di seguito riportiamo: "Nata a Palermo ma cresciuta a Roma, ho seguito la mia passione infantile per le arti figurative fino alla laurea in Conservazione dei Beni Culturali a Viterbo. Qui ho partecipato all'esperienza del Centro sociale occupato autogestito Valle Faul, molto importante per me anche dal punto di vista personale grazie alle magnifiche persone con cui ho potuto condividerla, uno fra tutti Alfio Pannega. Pur mantenendo forti legami con Viterbo, nel 2001 sono tornata stabilmente a Roma, dove lavoro nel campo della conservazione, della ricerca e della realizzazione di mostre d'arte"]

 

Pietro Consagra (Mazara del Vallo, 1920 - Milano, 2005).

Compie gli studi artistici a Palermo fra il 1938 e il 1944. Giunto in quell'anno a Roma, ospite di Guttuso, si inserisce nel clima di cultura antifascista che si manifesta nella capitale nel dopoguerra, vicino a Mafai, Leoncillo e Mazzacurati, Mirko Basaldella e successivamente a Franchina, Turcato e Vedova. Le sue opere del periodo, esposte alla Mostra del disegno della galleria Il Cortile nel 1946, riflettono le ricerche di tono espressionista che erano state proprie della Scuola Romana. Nel 1946 compie un primo viaggio a Parigi. L'anno successivo Consagra e' tra i fondatori del gruppo Forma e della rivista "Forma 1" insieme a Carla Accardi, Ugo Attardi, Piero Dorazio, Lorenzo Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Nel 1947 Consagra ha la prima personale alla galleria Mola di Roma. Le personali a Roma e a Venezia nel 1948, cosi' come le sue partecipazioni alle Biennali veneziane del 1950, 1952 e 1954, lo vedono impegnato nella costruzione di uno spazio bidimensionale che allude suggestivamente a figure ed atteggiamenti psichici; e' il periodo delle sculture totemiche, cui subentreranno nei primi anni Cinquanta la scultura frontale e i Colloqui. Nel 1952 scrive il saggio Necessita' della scultura, in risposta al testo di Arturo Martini Scultura, lingua morta, nel quale sostiene una visione impegnata dell'astrattismo. Nel 1956 e' invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia e vince il Premio Einaudi. Dalla meta' degli anni Cinquanta la fisionomia artistica di Consagra si definisce sempre piu' chiaramente nel senso di una ricerca realizzata attraverso la frontalita', la compenetrazione e  lo schiacciamento di superfici piatte quadrangolari, che pur nel severo impegno della definizione formale propongono contenuti ed implicazioni simboliche. In seguito all'interesse suscitato dalle sue personali alla Tartaruga a Roma nel 1958 e all'Odyssia nel 1961, la sua notorieta' si consolida anche all'estero, dove aveva esposto in collettive fin dal 1952; nel 1958 ha la sua prima personale all'estero all' Expo 58 di Bruxelles e ottiene il Prix de la Critique, nello stesso anno all'International Exhibition di Pittsburgh gli viene conferita l'Honorable Mention. Nel 1960 Argan presenta la personale di Consagra alla Biennale di Venezia, dove vince il Gran Premio per la Scultura. Nel 1961 pubblica L'agguato c'e'. Alla meta' degli anni Sessanta Consagra utilizza il colore per alleggerire la tensione delle sue opere e il senso polemico della frontalita' (Piani sospesi 1964, Allumini appesi, Ferri Trasparenti e Giardini, 1966). Ritornato da un lungo soggiorno negli Stati Uniti, nel 1968 pubblica La citta' frontale, saggio in cui l'artista progetta un profondo rinnovamento dell'architettura e dell'urbanistica contemporanea; crea inoltre due plastici e diverse sculture esemplificative. Parte del suo progetto verra' applicato a Gibellina (Meeting, edificio frontale per incontri, Cancelli del cimitero, Stella del Belice). Nello stesso anno Consagra e' impegnato nello studio del rapporto tra spessore e forma (Sottilissime, Sottilissima impossibile); inizia ad utilizzare episodicamente il marmo e la pietra, di cui fara' largo uso, anche per le sue qualita' cromatiche, a partire dal 1976.

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Bibliografia ed esposizioni di Colloquio libero (Conversazione liberale), 1961: Sculpture contemporaine, Le Havre, 1962 n. 39; Argan, 1962, n. 77, ripr.; Stone, wood, metal, Staempli's Gallery, New York, 1964, ripr.; III Documenta, Kassel, 1964, p. 222; G. C. Argan, Pietro Consagra, Amministrazione Provinciale di Trapani, Trapani agosto 1964, p. 16; L'art actuel en Italie, Casino Municipale, Cannes, dicembre 1965 - gennaio 1966, fig. 30; G. Dorfles, Milano, 1965, n. 9; Moderne Kunst aus Italien, Dortmund, Colonia, Bergen, Oslo, Belfast, Edimburgo, 1966, fig. 28, n. 27; Aspetti dell'arte italiana contemporanea, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma, 1966, n. 28; G. C. Argan, L'arte moderna 1770-1970, Firenze 1970, p. 644; P. Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1973, pp. 108, 135, 258, fig. p. 242;  Italy and Japan art in last ten decades, National Museum of Art, Osaka 6 ottobre - 2 dicembre 1979, Osaka 1979, n. 12 p.n.n.; G. Ballo, Consagra, Palazzo dell'Arengo, Rimini 30 giugno - 30 settembre 1981, Ravenna 1981, p. 21; Pietro Consagra, a c. di A. Imponente e R. Siligato, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 24 maggio - I ottobre 1989, n. 37; G. M. Accame, G. Di Milia, Pietro Consagra. Scultura e architettura, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano 26 marzo - 5 maggio 1996, Bergamo 1996, p. 48, fig. p. 50.

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Bibliografia ed esposizioni de La citta' frontale, 1968: P. Consagra, La citta' frontale, Bari 1968, p. 95 n. 66 (disegno); Pietro Consagra. La citta' frontale, Galleria dell'Ariete, Milano 1969, ripr.; G. Kaisserlian, Le sculture di Consagra diventano nuove citta', in "Avvenire", Milano, 25 marzo 1969; D. Buzzati, Scultura di un'utopia, in "Corriere della sera", 3 aprile 1969; M. Valsecchi, Progetta case come sculture. Incontro con Pietro Consagra, in "Il giorno", Milano, 29 marzo 1969; Pietro Consagra. La citta' frontale, Galleria Malborough, 23 maggio 1969; L. Tundo, Uno scultore (Consagra) fa proposte (concrete) per una nuova architettura, in "Arte e poesia", Firenze, a. I, n. 2-3, marzo-giugno 1969, pp. 127-130; C. Vivaldi, Le mostre a Roma. Pietro Consagra, in "Avanti!", I luglio 1969; V. Fagone, La citta' frontale, in "Corriere del Ticino", Lugano, 26 giugno 1969; S. Orienti, Sempre piu' la citta' ci coinvolge tutti, in "Il popolo", Roma, 11 giugno 1969; N. Ponente, La citta' frontale, in "L'eco della stampa", Milano, 20 giugno 1969, pp. 52-53; L. Trucchi, Consagra alla Marlborough e alla Romero, in "Momento sera", Roma, 28 giugno 1969, (fig.); L. Sinisgalli, Progetto citta' facendo il filosofo, in "Il Tempo", Milano, 26 luglio 1969; M. Panciera, Ha creato e distrutto la citta' del futuro, in "Annabella", Milano, 27 aprile 1971; Pietro Consagra. La citta' frontale, Galleria Rampa, Napoli 1969 (no catalogo); La arti, 1969, ripr.; Zwoelf italienische Bilhauer, a c. di H. Platte, Kunstverein, Amburgo,  9 agosto - 21 settembre 1969, n. 17 p.n.n.; Mostra di Pietro Consagra, Palazzo dei Normanni, Palermo, 24 febbraio - 24 aprile 1973, Palermo 1973, p. 87, fig. p.n.n.; Pietro Consagra. La citta' frontale, Gibellina, Villaggio Rampinzeri, 1973 (no catalogo); G. Ballo, Consagra, Palazzo dell'Arengo, Rimini 30 giugno - 30 settembre 1981, Ravenna 1981, p. 29, nn. 40-42 pp.nn.nn.; Consagra a Celano, a c. di C. Belli, Castello di Celano, agosto 1981, ripr.; Arte italiana 1960-1982, Hayward Gallery, Londra 20 ottobre 1982 - 9 gennaio 1983, Institute of Contemporary Arts, Londra 12-24 ottobre 1982, Milano 1982, fig. p. 195; Elogio dell'architettura. XVIII Rassegna Internazionale d'arte ad Acireale, Palazzo Romeo, Acireale aprile-giugno 1985; Pietro Consagra. Citta' frontale e interferenze 1968-1985, a c. di G. Carandente,  Salone Renault, Roma novembre-dicembre 1985, pp. 15-17, 19; G. Carandente, Lorenzelli Arte, Milano, 1986;  Forma 1. 1947-1986, Matildenhohe, Darmstadt, 1988, nn. 68, 69, 70 p. 123;  Pietro Consagra, a c. di A. Imponente e R. Siligato, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 24 maggio - I ottobre 1989, nn. 60, 62; Consagra. Architetti mai piu', Milano 1993; G. M. Accame, G. Di Milia, Pietro Consagra. Scultura e architettura, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano 26 marzo - 5 maggio 1996, Mazzotta, Bergamo 1996, pp. 31, 43, 59-61, fig. p. 192; G. Di Milia, A. Maggi, Consagra e la frontalita', Galleria Fumagalli, Bergamo, maggio-giugno 1997, p. 30; Pietro Consagra. Ospite d'onore, Biennale Internazionale del Cairo, Palazzo delle Arti - Centro Akhenaton, Il Cairo 15 marzo - 15 maggio 2001, Milano 2001, p. 18, figg. pp. 22, 60, 61.

 

3. ARTE. ARIANNA MARULLO: NATO FRASCA'

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Nato Frasca' (Roma, 1931).

Compie studi classici; frequenta per tre anni la facolta' di Architettura a Roma, lasciandola per dedicarsi all'attivita' artistica. Segue il corso di Scenografia di Toti Scialoja all'Accademia di Belle Arti. Espone per la prima volta nel 1952 alla galleria di Roma, nella mostra Incontri della Gioventu'; nel 1954 partecipa al Premio Michetti. Nel 1955 vince una borsa di studio al Centro Sperimentale di Cinematografia e dal 1957 inizia, parallelamente a quella di artista, l'attivita' di scenografo che lo portera' a collaborare con Antonioni, Visconti, Bolognini, Dino e Nelo Risi. E' ammesso nel 1957 alla Scuola di Oskar Kokoschka. Ha la prima personale alla galleria Schneider di Roma nel 1958; nello stesso anno partecipa al Premio San Fedele, vincendo il terzo premio. Nel 1960 riceve il Premio del Ministero della Pubblica Istruzione e l'anno successivo una borsa di studio messa a disposizione dal governo francese, grazie alla quale soggiorna per un anno a Parigi; qui frequenta i corsi di incisione presso l'Atelier 17 di William Stanley Hayter ed entra in contatto con Alberto Giacometti, Jean Fautrier, Hans Hartung, Alberto Magnelli, Cesar, Arman e Alexander Calder. Nel 1961 partecipa a Six italian painters a New York e al VI Premio Termoli. Le opere di questo periodo riflettono l'interesse di Frasca' per le ricerche optical e gestaltiche. Tornato a Roma nel 1962, e' tra i fondatori del Gruppo 1 con Gastone Biggi, Achille Pace, Pasquale (Nini') Santoro e Giuseppe Uncini, a cui si unisce all'inizio del 1963 Nicola Carrino. Il Gruppo 1, che esordisce al completo nel 1963 alla galleria Quadrante di Firenze dopo la mostra all'Autoscuola Schiavo dell'anno precedente, si propone di superare l'informale e creare un nuovo linguaggio artistico, puntando a un diretto coinvolgimento dello spettatore. In occasione della mostra alla galleria del Cavallino di Venezia nel 1964, il Gruppo ufficializza la sua Poetica della percezione. Nel 1965 Frasca' realizza il suo primo film d'artista, Kappa, cui seguiranno Soglie nel 1978 e Identikit nel 1980. Partecipa alla Biennale di San Marino del 1963, Oltre l'informale, al XV Premio Avezzano, Strutture di visione, del 1964, alla IX Quadriennale di Roma del 1965 e alla Biennale di Venezia del 1966. Nel 1967 il Gruppo 1 si scioglie e Frasca' continua individualmente la pratica artistica, approfondendo lo studio del colore e del volume e ampliando la ricerca sulla percezione fino alla creazione, negli anni Settanta, di ambienti (Ambiente prospettico polivalente, 1971 e 1974). Nel 1965 inizia la sua attivita' didattica, chiamato da Argan a dividere la cattedra di Esercitazioni Visive per la fondazione dell'Istituto Superiore di Industrie Artistiche; insegna Teoria della percezione e Psicologia della forma dal 1975, prima presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara e poi, fino al 1998, in quella di Roma. Dal 1982 si dedica alla psiconologia, lo studio degli aspetti psicologici che danno vita all'icona, e dal 1987 fa parte del direttivo della Societa' Internazionale di Antropologia del Prenatale di Roma.

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Bibliografia ed esposizioni di Strutturale variante II, 1966: XXXIII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, 1966, p. 104; Nuove tecniche d'immagine. VI Biennale di San Marino, Palazzo dei Congressi, San Marino, 15 luglio - 30 settembre 1967, Venezia 1967, pp. 76, 77; Expo 67. Exposition Universelle et Internationale de Montreal, 28 aprile - 27 ottobre 1967, Montreal 1967; Da Frasca' a Frasca'. Dipinti, disegni, strutture 1959-2003, a c. di G. dalla Chiesa, Galleria Santo Ficara, Firenze 21 febbraio - 27 marzo 2004, Roma 2004, p. 6, fig. p.n.n.; Nato Frasca'. Antologica 1962-1967. Il periodo del Gruppo 1, a c. di B. Martusciello, Galleria Mascherino, Roma 26 febbraio-9 aprile 2005, Roma 2005, fig. 9.

 

4. ARTE. ARIANNA MARULLO: PAOLO ICARO

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Paolo Icaro (Pietro Paolo Chissotti) (Torino, 1936).

Nel 1942 inizia a studiare musica e a suonare il pianoforte. Nel 1955 si iscrive alla facolta' di lettere dove e' allievo tra gli altri di Getto, Sanguineti, Guzzo, Rostagni e Pareyson. Nel 1958, anno da cui si dedica esclusivamente alla scultura, inizia l'apprendistato nello studio di Mastroianni ed esegue i ritratti in bronzo di Ferrarone e Fregola. Nel 1960 si trasferisce a Roma, dove lavora per la Litografica Romero. L'anno successivo inizia a realizzare le prime terracotte, patrocinato da Ovidio Incecchi, di cui esegue un ritratto in bronzo. Nel 1962 partecipa alla III Biennale Internazionale di Scultura di Carrara e ha la sua prima personale alla galleria Schneider di Roma, presentato in catalogo da Murilo Mendes; ottiene un premio alla Mostra del Ministero della Pubblica Istruzione a Roma. Nel 1964 presenta tre terrecotte, Incastri, alla Biennale di Gubbio, dove ottiene il Premio del Ministero degli Esteri. Nel 1966 inaugura una personale alla galleria 2000 di Bologna dove espone i Ferri, tra cui Um pa pa, che viene acquistata dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna; partecipa con la terracotta Pane tondo a una collettiva alla galleria Odyssia di New York, dove si trasferisce: qui esegue le prime Gabbie. Nel giugno dello stesso anno e' alla III Exposition Internationale de la Sculpture Contemporaine al Musee Rodin di Parigi dove espone Happening II; in autunno partecipa alla mostra Dieci scultori italiani alla Pinacoteca Comunale di Lissone ed espone i Cementi alla IX Quadriennale romana. Nel 1967 Um pa pa e' esposto nel padiglione italiano dell'Expo Universale di Montreal; espone per la prima volta le Gabbie alla Biennale dei Giovani di Parigi. Nel 1968 torna in Italia, a Genova. Nello stesso anno allestisce al Teatro delle mostre, presso la galleria La Tartaruga, un'opera che prevede l'interazione con il pubblico, un telo di plastica trasparente fustellato in riquadri staccabili; partecipa inoltre ad Amalfi al raduno Arte povera, azioni povere ed espone il Cumulo di catene al Deposito di Arte Presente di Torino. Nel 1969 partecipa a Op losse schroeven allo Stedelijk di Amsterdam, dove realizza un ambiente con finestre affumicate su cui scrivere e un foglio di carta con impronte alla parete, un tavolo cosparso di fotografie di passate inaugurazioni del museo; nello stesso anno interviene alla mostra When attitudes become form, alla Kunsthalle di Berna e all'I.C.A. di Londra, facendo spegnere le luci del museo per il tempo necessario a pronunciare la frase "I was born for love". Negli anni Settanta la sua ricerca volge allo studio della fisicita' delle parole scritte e del valore dei testi comunicativi e, in opposizione all'imperante processo di razionalizzazione, alla ricerca di una nuova metodologia creativa, che trovera' espressione nei cicli Luoghi del punto e Misure intime. Nel 1990 presenta due nuove serie di lavori, Fili d'ombra e Spazio continuo.

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Bibliografia ed esposizioni di Um pa pa, 1965: Paolo Icaro, a c. di M. Fagiolo dell'Arco, Galleria 2000, Bologna, 19 febbraio 1966, p.n.n.; B. Alfieri, G. Marchiori, La nuova scultura italiana, in "Metro" n. 11, 1966, pp. 78-81; Expo 67. Exposition Universelle et Internationale de Montreal, 28 aprile - 27 ottobre 1967, Montreal 1967; P. Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1973, pp. 95, 143; Paolo Icaro. Lavori 1963-1975, Milano, 1976, tav. 13, p.n.n.; Paolo Icaro. Opere 1982-1987, Galleria Civica di Modena, Palazzina dei Giardini, 13 dicembre 1987-14 febbraio 1988, Modena 1987, p. 91.

 

5. ARTE. ARIANNA MARULLO: BERTO LARDERA

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Berto Lardera (La Spezia, 1911 - Parigi, 1989).

Compie gli studi classici a Firenze, dove vive fino al 1947. Al 1929 risalgono i primi viaggi a Londra e a Parigi, che avranno un grande peso nella sua formazione. Frequenta l'universita' e solo verso la fine del 1939 studia per un breve periodo alla Scuola Libera del Nudo di Firenze; in questo anno realizza il suo primo bronzo, un ritratto del padre. Dal 1942 partecipa alla Resistenza e, in campo artistico, terminata una fase di sperimentazione dei diversi materiali, abbandona la figurazione e la tradizionale nozione di volume per dedicarsi ai primi tentativi di scultura a due dimensioni. Nel 1942 ha la prima personale alla galleria del Milione di Milano. Nel 1945 esegue i bassorilievi del Monumento per i partigiani caduti a Pian d'Albero di Ponte a Ema. Nel 1947 si trasferisce a Parigi, dove l'anno successivo ha la sua prima personale alla galleria Denise Rene' e partecipa regolarmente al Salon de Mai e al Salon des Realites Nouvelles. A partire dal 1948 le sculture di Lardera ritrovano la terza dimensione attraverso piani metallici perpendicolari od obliqui organizzati rigorosamente in un rapporto di pieni e vuoti; a questo periodo risalgono le prime grandi opere monumentali che l'artista esegue personalmente in ogni fase di lavorazione. Nel 1948 aderisce al Movimento Arte Concreta e successivamente al gruppo Espace. Espone alla Biennale di Venezia dal 1948, dall'anno successivo e fino al 1954 al Salon de la Jeune Sculpture. Gli anni Cinquanta vedono un progressivo intensificarsi delle esposizioni all'estero, personali (Palais des Beaux Arts, Bruxelles, 1954; Haus Lange Museum, Krefeld, 1956; galleria Knoedler, New York, 1957) e collettive (Three contemporary Sculptors - Berto Lardera, Reg Butler, David Smith, San Francisco Museum of Art, 1956;  Biennale di Venezia, Biennale di San Paolo, Documenta, Kassel, 1959). Appartengono a questi anni i cicli Occasions dramatiques, Rythmes heroiques, Cathedrales humaines, Entre deux mondes e Colloques, e, dal 1953, le sculture murali; dal 1958 Lardera inizia ad utilizzare l'acciaio inossidabile e dal 1959 a creare le sculture da terra. Negli anni Sessanta, tralasciato il rame, Lardera utilizza prevalentemente il ferro, la ghisa di bronzo e l'acciaio inossidabile, e dal 1965, l'acciaio corten. Tra il 1963 e il 1968, convinto che la vocazione della scultura sia di entrare in contatto con l'uomo della strada, realizza sculture monumentali strettamente legate all'architettura in Francia, Stati Uniti, Canada, Italia e Germania; nel 1966 diviene cittadino francese e l'anno seguente la sua scultura Ile de France e' collocata davanti al padiglione francese all'Esposizione Mondiale di Montreal. Dalla meta' degli anni Settanta, per motivi di salute, riduce la sua attivita' creativa.

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Bibliografia ed esposizoni di Scultura (Ocasion Dramatique n. 1), 1950-1952: XXV Biennale Internazionale d'Arte, Venezia 1952, pp. 121, 128; M. Seuphor, Lardera, Milano 1953, n. 14 p.n.n. (1951); Ionel Jianou, Lardera, Parigi 1968 pp. 65, 69 (1951); Michel Seuphor, Berto Lardera, Edition du Griffon, Neuchatel, 1960, n. 40 p.n.n. (1951); P. Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1973, pp. 108, 144; Berto Lardera tra due mondi, a c. di B. Cora', T. Dufrene, M. Ratti, Museo Diocesano, Palazzina delle Arti, La Spezia 22 settembre 2002 - 12 gennaio 2003, Pontedera 2002.

 

6. ARTE. ARIANNA MARULLO: COLOMBO MANUELLI

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Colombo Manuelli (Papiano, Perugia, 1931).

Compie gli studi a Perugia, all'Istituto d'Arte e in seguito all'Accademia di Belle Arti. Dal 1956 si dedica all'insegnamento negli Istituti d'Arte di San Sepolcro, Spoleto e Perugia. Nel 1958 a Roma, alla Rome New York Art Foundation, espone per la prima volta le sue opere. L'anno successivo partecipa al Premio Spoleto, alla VIII Quadriennale d'Arte di Roma, a cui prendera' parte anche nell'edizione seguente. Nel 1960 il Ministero della Pubblica Istruzione gli assegna il Premio di Incoraggiamento a Roma. Nel 1961, presentato da Nello Ponente, ha la sua prima personale alla galleria Pogliani di Roma ed e' presente a una collettiva (con Paolo Galli, Massimo Pierucci, Umberto Raponi e Sergio Sani) alla Galleria Numero di Firenze. Le sculture di Manuelli di questo periodo riflettono l'abbandono di ogni reminiscenza naturalistica e un rinnovato interesse dell'artista per le forme geometriche e la materia, in particolare per i processi di lavorazione del ferro. Nel 1963 espone alla Biennale del metallo di Gubbio, dove vince il II premio per la scultura. Nel 1965 partecipa con tre opere, Strutture n. 1, 2, 3, alla IX Quadriennale di Roma, l'anno seguente alla Biennale di Venezia. A Milano nel 1966, presentato da Nello Ponente, ha una personale alla galleria dell'Ariete; nel giugno dello stesso anno partecipa alla collettiva Nuove ricerche visive in Italia alla galleria Milano. Nello stesso anno espone alla XXXIII Biennale di Venezia; partecipa alla mostra Bianco+Bianco alla galleria L'Obelisco e ad una collettiva alla galleria il Punto di Roma. Nel 1967 espone a Milano, alla galleria dell'Ariete nella rassegna curata da Gillo Dorfles Luce movimento in Europa e alla galleria Gian Ferrari in Piccoli bronzi da collezione, presentata da Fortunato Bellonzi; e' invitato all'Esposizione Universale di Montreal. In polemica con la mercificazione dell'arte e il sistema delle gallerie, nel 1969 Manuelli abbandona la pratica artistica pubblica, per riprenderla solo alla fine degli anni Settanta. La mostra Valori d'uso alla Rocca Paolina di Perugia del 1980 esemplifica la nuova ricerca dell'artista, tesa a scoprire, attraverso una tridimensionalita' materica che ingloba utensili e immagini, le proprieta' estetiche ed evocative degli oggetti di uso quotidiano e del mondo del lavoro. Gli ultimi anni vedono la partecipazione di Manuelli a diverse collettive: Appetizers, Perugia, Contemporaneo, 2004; I costruttori, Palermo, Reale Albergo delle povere, e Rimini, Castel Sismondo, 2006; XXIV Biennale della Scultura di Gubbio, 2006. Nel 2006, con la personale Luce/Notte alla Rocca Paolina di Perugia, Manuelli presenta un'installazione che, prendendo spunto dalla riflessione su un frammento di Parmenide, modifica la percezione degli spazi, alternando il buio respiro del mare e la circolarita' di una scrittura luminosa.

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Bibliografia ed esposizioni di Oggetto plastico, doppia struttura modulare, 1966: XXXIII Esposizione Biennale Internzionale d'Arte di Venezia, p. 98, tav. 107 p.n.n.; Nello Ponente, Manuelli, Galleria L'Ariete, Milano 14 gennaio 1966; XI Premio Termoli, Palazzo del Comune, Termoli, agosto 1966, Campobasso 1966, n. 58 p. 75 (Oggetto plastico); Exposition Universelle et Internationale de Montreal, Montreal 1968; G. C. Argan, L'arte moderna 1770-1970, Firenze 1970, fig. 694 p.n.n. (Struttura, 1965).

 

7. ARTE. ARIANNA MARULLO: UMBERTO MILANI

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Umberto Milani (Milano, 1912 - 1969).

Inizia precocemente lo studio della pittura con il fratello Franco, pittore e restauratore, in seguito pratica la bottega dello scultore Giambattista Tedeschi. Frequenta, tra il 1928 e il 1931, il corso di pittura e quello di scultura, tenuto da Leone Lodi, alla Scuola Superiore d'Arte Applicata all'Industria del Castello Sforzesco e saltuariamente i corsi serali alla Scuola del Marmo dell'Accademia di Brera, tenuti da Adolfo Wildt; contemporaneamente apprende la medaglistica presso lo studio dello scultore Emilio Monti. Dal 1928 espone regolarmente alle mostre sindacali milanesi; nel 1937 partecipa alla Exposition Universelle et Internationale di Parigi, due anni dopo alla World Exhibition di New York. Le prime mostre personali nel 1943, alla galleria Cairola di Milano e alla galleria Como di Como, lo vedono impegnato in una ricerca che rispecchia il clima artistico milanese caratterizzato da un rinnovato interesse per l'opera di Medardo Rosso. Alla prima delle sue numerose personali presso la galleria del Milione, nel 1946, Milani presenta una serie di opere indicative di una nuova ricerca, forme di passaggio verso una sperimentazione neo-cubista, i cui esiti espone alla Biennale di Venezia del 1948. L'aspirazione a comporre secondo una concezione architettonica della forma porta l'artista a produrre, nel biennio 1949-1950, una serie di sculture "costruttiviste", che espone alla Biennale di Venezia del 1950. Ma gia' da questo anno Milani si orienta definitivamente verso l'astratto con le forme arcane, che riecheggiano le sculture di Arp e Brancusi. Per la IX Triennale milanese del 1951 realizza un insieme di sculture in gesso appese al soffitto; avvia un'intensa collaborazione con i maggiori architetti operanti a Milano (Baldessari, De Carli, Zanuso, Parisi e Longhi) realizzando opere destinate per lo piu' alle Triennali e alle Fiere Internazionali. La sua ricerca approda a un'esperienza originale, che si colloca tra le prime manifestazioni dell'informale in Italia. Nel 1955 partecipa alla mostra del Movimento Nucleare alla galleria Schettini e agli esperimenti di sintesi delle arti presentati dal Mac/Espace alla Galleria del Fiore di Milano. Dal 1957 e' presente in varie rassegne artistiche nazionali (Biennale di Carrara, 1965, 1967; Quadriennale di Roma, 1959, 1965, 1972; Mostra itinerante del Bronzetto Italiano Contemporaneo, 1969, 1972) e internazionali (Neue Darmstaedtter Sezession, 1957; Junge Italienische Plastick, Berlino, Duesseldorf, 1958; V Biennale voor Beeldhouwkunst, Anversa, 1959; Sculpture italienne contemporaine d'Arturo Martini a' nos jours, Parigi, 1960). Espone alla Biennale di Venezia del 1958 un gruppo di plastiche parietali; a partire da quest'anno la scultura di Milani tende a un progressivo recupero della tridimensionalita'. Nel 1962 ha una sala personale alla XXXI Biennale di Venezia e gli viene assegnato, ex aequo con Aldo Calo', il Primo Premio per la Scultura. Nel 1965 diviene Accademico di San Luca. Dalla meta' degli anni Sessanta riversa nel bronzo il cartone ondulato, inaugurando un procedimento molto frequente nelle ultime opere.

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Bibliografia ed esposizioni di Colloquio, 1960-1962: F. Russoli, Umberto Milani, in XXXI Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, Venezia 1962, pp. 37-39, n. 13, tav. 16 p.n.n.; M. Valsecchi, Umberto Milani. Sculture dal 1944 al 1962, Quaderni del Milione, Milano 1962, tav. 89; M. Novi, Sculture di Milani, in "Giornale del Mattino", Firenze, I dicembre 1963; P. Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1973, pp. 95, 149;  Umberto Milani, Rotonda della Besana, Milano, ottobre-dicembre 1979, Milano 1979, fig. 52 (1962); Umberto Milani, a c. di G. Appella, Chiese rupestri Madonna della virtu' e San Nicola dei Greci, Sasso Barisano, Matera 7 luglio - 15 ottobre 1996, Edizioni della Cometa, Roma 1996, fig. p.n.n.

 

8. ARTE. ARIANNA MARULLO: FRANCESCO SOMAINI

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Francesco Somaini (Lomazzo, Como, 1926 - 2005).

Si applica precocemente alla scultura, compiendo gli studi artistici parallelamente a quelli classici. Nel 1945 si laurea in giurisprudenza a Pavia e frequenta, in modo irregolare, l'Accademia di Belle Arti di Brera. Fra il 1946 e il 1948 si dedica allo studio di crani umani ed animali, iniziando una sua produzione originale di bronzi, Crani di cavallo, che accentuando in lui l'interesse per le pure forme lo portano ben presto ad abbandonare la figurazione, passando per una fase neocubista. Nel 1950 espone alla XXV Biennale di Venezia e nel 1952 vince il primo premio italiano al concorso per il Monumento al Prigioniero Politico Ignoto. Nel 1953 abbandona definitivamente la rappresentazione della figura umana, elaborando un linguaggio artistico autonomo. Dal 1954, anno in cui espone alla Biennale di Venezia un'opera in cemento scavato, inizia lo studio di nuovi materiali e realizza sculture in conglomerato ferrico, una combinazione di polveri ferrose e cemento da lui composta, adatta in modo particolare ad opere di grandi dimensioni. Sculture in conglomerato ferrico, Canto aperto e Forza del nascere, sono esposte da Somaini alla XXVIII Biennale di Venezia ed accolte favorevolmente dalla critica e da artisti come Hans Arp e Antonio Pevsner. Nel 1954 esegue a Milano, nel Parco Sempione, la prima scultura in diretto rapporto con l'architettura, Grande motivo. Sul finire degli anni Cinquanta la superficie delle opere di Somaini diviene piu' aspra e tormentata, interventi di fresatura sembrano controllare l'espandersi magmatico della materia, evidenziandone per contrasto il vitalismo; la base da mero supporto diviene parte integrante dell'opera e la lama di ferro industriale taglia, e al tempo stesso sostiene, le sculture (ciclo dei Feriti, Ordalia, Apocalisse I, II e III). Nel 1960 e' invitato alla Biennale di Venezia con una sala personale, presentato da Argan; nello stesso anno espone all'Istituto di Cultura Italiano di New York e vince il primo premio per il miglior scultore straniero alla V Biennale di San Paolo del Brasile. Nel 1961 gli viene assegnato il premio della critica d'arte francese alla Biennale dei Giovani di Parigi. Intorno al 1962 Somaini mette a punto una tecnica nuova, che gli consente di intervenire direttamante sul metallo saltando alcune fasi del procedimento tradizionale: l'uso di un getto di sabbia spinto dall'aria compressa per modellare le superfici metalliche. Dal 1965 l'artista lavora al ciclo della Caduta ed elabora l'idea di una scultura indissociabile dall'architettura, capace di assumere l'importante ruolo di elemento riqualificante del tessuto urbano. A questi anni risalgono molte delle sue sculture monumentali: Grande scultura verticale a Baltimora (1958-1970), Monumento ai Marinai d'Italia a Milano (1965-1967), Fenice ad Atlanta (1962-1970), Discesa dello Spirito Santo a Bergamo (1968-1972). Negli anni Settanta, a partire dal progetto per Operazione Arcevia, Somaini inizia la sperimentazione delle Tracce, che espone alla Biennale di Venezia del 1978. Gli anni Ottanta vedono l'artista, sempre piu' interessato al recupero della figura umana, impegnato nella realizzazione di una serie di opere assimilabili alla anamorfosi (Anamorfosi Bargellini, 1982-1984) e di altorilievi di grandi dimensioni in poliestere e vetroresina (Nascita di Venere, 1985).

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Bibliografia ed esposizioni di Memorie dell'Apocalisse III, 1963: Trigon. Malerei und Plastik der Gegenwart aus Italien, Jugoslawien, Oesterreich, a c. di O. Bihalji-Merin, Burggarten, Forum Stadtpark, Kunstlerhaus, Graz 14 settembre - 6 ottobre, n. 57 p. 25; VIII Biennale Middelheim Antwerpen, Anversa, 20 giugno - 30 settembre, Anversa 1965, n. 171 p. 40; Expo 67. Exposition Universelle et Internationale de Montreal, 28 aprile - 27 ottobre 1967, Montreal 1967; P. Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1973, pp. 96, 164.

 

9. ARTE. ARIANNA MARULLO: CESARE TACCHI

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Cesare Tacchi (Roma, 1940).

Espone per la prima volta nel 1958 alla Rassegna di Arti Figurative a Roma e nel Lazio. Nel 1959, presentato da Mario Seccia, ha una collettiva alla galleria Appia Antica con Renato Mambor e Schifano. Nel 1962 partecipa al VII Premio Termoli. Espone per la prima volta nel 1963 alla galleria La Tartaruga alla mostra Tredici pittori a Roma, inserendosi nel clima della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo. Le opere di questo periodo presentano immagini di vita quotidiana estremamente semplificate, riassunte in contorni grafici e larghe campiture dipinte a smalto; tema privilegiato e' l'automobile, in particolare i Tassi', di cui Tacchi riprende particolari della carrozzeria e dei finestrini, ingrandendoli fino ad occupare tutta la superficie della tela. Dal 1963 l'artista sente la necessita' di ristabilire un contatto piu' intimo con l'operazione artistica, recuperandone la conponente artigianale, e avvia una nuova ricerca, che forza i limiti del quadro, con le Tappezzerie: tessuti stampati, imbottiti e dipinti a smalto con raffigurazioni di personaggi desunti dalla stampa, dal cinema e dalla televisione, o dalla divulgazione delle opere d'arte piu' famose (Cleo-Paolina, La primavera allegra). Presentato da Vittorio Rubiu, tiene la prima personale alla galleria La Tartaruga nel 1965; nello stesso anno partecipa alla V Rassegna di Arti Figurative a Roma e nel Lazio. Nel 1966 partecipa alla rassegna della Galleria Nazionale d'Arte Moderna Aspetti dell'arte italiana contemporanea e, qualche mese dopo, alla galleria del Naviglio di Milano in Nuove tendenze in Italia, presentato da Gillo Dorfles. Espone alla mostra di Germano Celant alla galleria La Bertesca di Genova del 1967, Arte povera e Im spazio, ed e' presente al Salone internazionale dei giovani alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Milano. Nel 1968 partecipa alla VI Biennale di Roma e al Teatro delle mostre alla galleria La Tartaruga; qui esegue la sua Cancellazione d'artista: dipingendo il retro di un vetro Tacchi gradualmente sparisce dalla vista dei partecipanti alla mostra, celato dalla sua "opera". Questo nuovo interesse per l'environment e l'arte concettuale e' alla base del passaggio alla galleria L'Attico. Nel 1970 e' invitato da Achille Bonito Oliva alla mostra Vitalita' del negativo nell'arte italiana. Intorno al 1970 Tacchi vive un rinnovato interesse verso la vita vissuta e l'oggettualita', gia' latenti nelle opere precedenti, senza accantonare del tutto la matrice pop di questa operazione aperta verso la plasticita'; appartengono a questo periodo le numerose variazioni sul tema della cornice. Del 1981 e' la personale alla galleria La Salita Secretaire e il gruppo che vede il ritorno alla pittura dell'artista, coltivato negli anni Ottanta nella serie, dipinta con colori acrilici, dedicata ai sensi dell'uomo: Tatto, Udito, Vista. La ricerca sulla pittura di Tacchi prosegue con opere in cui sono inserite frasi o parole non immediatamente percepibili all'interno del sistema di linee curve monocrome che ricoprono la tela. Dagli anni Ottanta partecipa a diverse rassegne incentrate sulle espressioni artistiche degli anni Sessanta (Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980, 1981; Roma anni '60. Al di la' della pittura, 1990; 1960-1990. Trent'anni di avanguardie romane, 1991; Tutte le strade portano a Roma, 1993).

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Bibliografia ed esposizioni di Cornice, 1968 circa: Tredici pittori a Roma La Tartaruga, 9 febbraio 1968, galleria La Tartaruga, Roma 1968; S. Giannattasio, Cesare Tacchi, in "Flash art", settembre-ottobre 1968; R. Siligato, Roma anni '60 al di la' della pittura, Palazzo delle Esposizioni, Roma dicembre 1990 - febbraio 1991, fig. p. 188.

 

10. ARTE. ARIANNA MARULLO: GILBERTO ZORIO

[Ringraziamo Arianna Marullo (per contatti: ariannamarullo at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente testo estratto dal catalogo della mostra "'50 - '60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna", svoltasi a Villa d'Este, Tivoli, dal 14 giugno al 4 novembre 2007, a cura di Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Giulia Grosso, Paolo Martore, Arianna Marullo, De Luca editori d'arte, Roma 2007]

 

Gilberto Zorio (Andorno Micca, Biella, 1944).

Si forma a Torino, all'Accademia Albertina, dove stringe rapporti amichevoli con Pistoletto, Mondino, Gilardi e Penone. Nel 1967 ha la prima personale alla galleria Sperone di Torino, dove espone anche nel 1969 e nel 1971, e alla fine dello stesso anno prende parte alla mostra Arte povera e Im spazio, curata da Germano Celant, alla galleria La Bertesca di Genova. Le prime opere di Zorio sono costituite da combinazioni di materiali industriali come il cemento, l'eternit, pali per ponteggi, scelti e messi in relazione dall'artista secondo un criterio di contrapposizione (pieno/vuoto, leggero/pesante, rigido/cedevole) volto ad evidenziare la loro potenziale energia. Nel 1969 e' invitato alla rassegna Nine Young artists: Theodoron Awards al Solomon Guggenheim di New York ed ha una personale alla galleria Sonnabend di Parigi. In questo periodo Zorio inizia a lavorare a un nuovo ciclo di opere, Per purificare le parole, costituito da alambicchi riempiti di alcool posti vicino a immagini emblematiche della tensione, il giavellotto, la canoa, la stella a cinque punte. Quest'ultimo tema in particolare dal 1972 e' sviluppato dall'artista utilizzando diversi materiali, nel 1973 incandescenza al nichelcromo e un giavellotto, nel 1975 cristallo e laser, nel 1977 il cuoio, il bronzo e la terracotta rispettivamente nel 1978 e nel 1980. Nella poetica di Zorio ricorre anche la ricerca intorno alle parole "odio" e "confine", vocaboli resi percepibili visivamente da una corda passante su un lingotto di piombo, dall'incisione sul muro con un'ascia o sulla fronte con un tubo di plexiglas (Odio, 1969 e 1971) oppure da una scritta fluorescente (Confine, 1970). Nel 1976 il Kunstmuseum di Lucerna gli dedica una personale, seguita nel 1979 da quella allo Stedelijk Museum di Amsterdam. La prima antologica italiana si tiene alla Loggetta Lombardesca di Ravenna nel 1982, cui fa seguito quella alla Galleria Civica di Modena  nel 1985, anno in cui espone anche al Kunstverein di Stoccarda. Mentre si susseguono le riletture critiche delle vicende dell'Arte Povera, il Musee National d'Art Moderne di Parigi e il Centre d'Art Contemporain di Ginevra gli dedicano una personale nel 1986, nel 1987 il Van Abbemuseum di Eindhoven. Nel 1992 partecipa a Documenta di Kassel e ha una retrospettiva al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

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Bibliografia ed esposizioni di Untitled, 1967: T. Trini, Gilberto Zorio, Galleria Sperone, Torino 1967; T. Trini, Mostre. La scuola di Torino, in "Domus", n. 457, dicembre 1967, p. 69; Italienische Kunst des XX Jehrhunderts, Staedtische Kunstgalerie, Bochum 5-30 maggio 1968, Koeln 1968, p. 99, fig. p.n.n. (Palazzo Zacheta, Varsavia; Werkstaetten Galerie der Spiegel, Colonia; Malmo Museum, Malmo; Liljevachs Konsthall, Stoccolma); Cento opere d'arte italiana dal futurismo a oggi, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 20 dicembre 1968 - 20 gennaio 1969, Roma 1968, n. 99, pp. 216-217; Prospect '68, Duesseldorf, Stadtische Kunsthalle, 1968; Jole De Sanna, Gilberto Zorio. Un'intervista, in "Data", Milano, n. 3, aprile 1972; M. Bandini, Torino 1960-1973, in "Nac", n. 3, marzo 1973, pp. 13-14; P. Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1973, pp. 123, 167; B. Merz, D. Zaccaropoulos, Gilberto Zorio, Loggetta Lombardesca, Ravenna 1982, pp. 20, 80, 131; Gilberto Zorio, Galleria Civica, Modena 1985, pp. 11, 71, 73; F. Gualdoni, On language and ecstasy. A generation in italian art, Alvar Aalto Museo, Jyvaskila, 12 settembre - 13 ottobre 1985, Porin Taidemuseo, Pori, 27 ottobre - 8 dicembre 1985, fig. p.n.n.; Gilberto Zorio, Centre d'art contemporain, Geneve, 1985; Gilberto Zorio, a c. di G. Celant, Stedelijk Van Abbemuseum, Eindhoven, I novembre - 13 dicembre 1987, Torino 1987, figg. pp.n.n., fig. 58 p.n.n., fig 70 p.n.n., p. 147; Gilberto Zorio, a c. di G. Celant, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Museo d'Arte Contemporanea Prato, Centro di Informazione e Documentazione Arti Visive, Prato 11 aprile - 30 giugno 1992, Firenze 1992, fig. p. 24, pp. 30, 32; Gilberto Zorio, a c. di D. Eccher, Galleria Civica d'Arte Contemporanea, Trento I giugno -18 agosto 1996, Torino 1996, n. 8 p. 37 (part.), n. 18 p. 47, p. 243.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Numero 337 del 30 aprile 2011

 

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