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Telegrammi. 561



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 561 del 20 maggio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Mao Valpiana: Cinquantacinquesimo giorno di digiuno nonviolento collettivo a staffetta per opporsi alla guerra e al nucleare

2. Annamaria Rivera: I nostri Bouazizi ignorati

3. Si e' svolto il 19 maggio a Viterbo un incontro su "Opporsi alla guerra e al razzismo, al maschilismo e all'ecocidio"

4. Circolo della Rosa: Atti del dibattito alla Libreria delle donne di Milano del 26 marzo 2011 sul tema "Mettere il piede nel piatto della politica: dove, come?" (parte seconda e conclusiva)

5. Per sostenere il Movimento Nonviolento

6. Segnalazioni librarie

7. La "Carta" del Movimento Nonviolento

8. Per saperne di piu'

 

1. INIZIATIVE. MAO VALPIANA: CINQUANTACINQUESIMO GIORNO DI DIGIUNO NONVIOLENTO COLLETTIVO A STAFFETTA PER OPPORSI ALLA GUERRA E AL NUCLEARE

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

La guerra c'e', anche quando non la vediamo ai telegiornali.

Le bombe cadono, anche quando non ne sentiamo il rumore.

Le vittime muoiono, anche quando non le piangiamo.

La nonviolenza ha bisogno di noi, anche quando abbiamo altro da fare.

Il digiuno che stiamo conducendo e' un gesto di nonviolenza attiva, e' un atto di speranza, e' un fatto concreto contro la guerra e la sua preparazione, contro il nucleare che uccide il presente e il futuro.

Sono piu' di 150 le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno finora aderito al digiuno promosso dal Movimento Nonviolento "per opporsi alla guerra e al nucleare".

Questa iniziativa nonviolenta prosegue dal 27 marzo scorso, e nuovi aderenti hanno gia' annunciato la loro partecipazione almeno fino a giovedi' 26 maggio. Ma altri ancora si stanno aggiungendo, e si proseguira' oltre. Si digiuna in ogni parte d'Italia, da Trieste a Palermo, da Torino a Venezia, da Verona a Bari.

La nonviolenza e' contagiosa; abbiamo iniziato con un digiuno di 48 ore, che sta proseguendo da 55 giorni.

Chi desidera aderire al digiuno lo puo' comunicare a: azionenonviolenta at sis.it (indicare nome, cognome, citta', giorno o giorni di digiuno).

*

Di seguito l'elenco delle persone che digiuneranno nei prossimi giorni.

Venerdi' 20 maggio: Rocco Altieri (Pisa), Raffaele Ibba (Cagliari), Teresa Gargiulo (Castellamare di Stabia - Napoli), Giovanni Mannino (Acireale - Catania), Paola e Marco Baleani (Gubbio), Piero P. Giorgio (Gargnano - Brescia), Pierpaolo Brovedani (Trieste), Anna Pau (Settimo San Pietro - Cagliari), Aldo Matzeu (Settimo San Pietro - Cagliari), Adelise Mirolli (Follonica - Grosseto); sabato 21 maggio: Giovanni Chianchini (Chieti), Marco Iannelli (Roma); domenica 22 maggio: Franco Perna (Padenghe sul Garda); lunedi' 23 maggio: Giovanni Sarubbi (Monteforte Irpino - Avellino), Pasquale Dioguardi (Livorno), Gianluca D'Andrea (Potenza); martedi' 24 maggio: Oriana Gorinelli (Rivalta di Torino); mercoledi' 25 maggio: Marco Palombo (Isola d'Elba - Roma), Marco Rizzinelli (Marcheno - Brescia), Adalgisa Freddi (Marcheno - Brescia), Anna Bellini (Ferrara); giovedi' 26 maggio: Claudio Bedussi (Brescia).

Evelina Savini (Jesi), Angela Genco (Jesi), Angela Liuzzi (Jesi) porteranno avanti il digiuno a staffetta, alternandosi, fino alla fine della guerra; Gianluca D'Andrea, Pasquale Dioguardi e Giovanni Sarubbi digiuneranno tutti i lunedi'; Oriana Gorinelli digiunera' tutti i martedi'; Anna Bellini, Adalgisa Freddi, Marco Palombo e Marco Rizzinelli digiuneranno tutti i mercoledi'; Claudio Bedussi digiunera' tutti i giovedi'; Rocco Altieri, Paola e Marco Baleani, Teresa Gargiulo, Piero P. Giorgio, Raffaele Ibba e Giovanni Mannino digiuneranno tutti i venerdi'; Marco Iannelli digiunera' tutti i venerdi' e i sabato; Giovanni Cianchini digiunera' tutti i sabato. Alessandro Natalini e Marzia Manca digiuneranno un giorno a settimana.

 

2. RIFLESSIONE. ANNAMARIA RIVERA: I NOSTRI BOUAZIZI IGNORATI

[Dal blog di Annamaria Rivera nel sito di "MicroMega" (blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it) riprendiamo il seguente articolo del 19 maggio 2011 dal titolo completo "La riscossa della sinistra e i nostri Bouazizi ignorati".

Annamaria Rivera, antropologa, vive a Roma e insegna etnologia all'Universita' di Bari. Fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ha sempre cercato di coniugare lo studio e la ricerca con l'impegno sociale e politico. Attiva nei movimenti femminista, antirazzista e per la pace, si occupa, anche professionalmente, di temi attinenti. Al centro della sua ricerca, infatti, sono l'analisi delle molteplici forme di razzismo, l'indagine sui nodi e i problemi della societa' pluriculturale, la ricerca di modelli, strategie e pratiche di concittadinanza e convivenza fra eguali e diversi. Fra le opere di Annamaria Rivera piu' recenti: (con Gallissot e Kilani), L'imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari 2001; (a cura di), L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterita', Dedalo, Bari 2005; Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo, Bari 2009; La Bella, la Bestia e l'Umano. Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo, Ediesse, Roma 2010]

 

Lo so, ora che in Italia non si discute d'altro che dei risultati elettorali e dei prossimi ballottaggi, e' incongruo, forse anche disturbante e impopolare, scrivere di suicidi di protesta. Eppure, a ben vedere, qualche nesso c'e' fra il declino del berlusconismo, la riscossa della sinistra e questo fenomeno in apparenza secondario. Per cominciare: avete mai sentito parlare di Noureddine Adnane? E di Penda Kebe o di Georg Semir? Probabilmente no. Di sicuro, invece, conoscete i nomi di Jan Palach e di Mohamed Bouazizi. Eroe e martire della Primavera di Praga, il primo, della rivoluzione tunisina in corso, il secondo. Palach e Bouazizi hanno in comune il fatto d'essersi suicidati col fuoco per protestare contro regimi oppressivi e dispotici. In entrambi i casi le fiamme che hanno distrutto la loro vita sono servite ad appiccare l'incendio della sollevazione popolare. Cosi' come nel 1963, a Saigon, nel Sud Viet Nam, i suicidi dei bonzi buddisti accesero la miccia della rivolta contro il regime autoritario e intollerante di Ngo Dihm Diem e piu' tardi contro la guerra di aggressione statunitense.

Invece, nessuna rivolta o rivoluzione hanno prodotto i suicidi di protesta dei migranti in Italia. Penda Kebe, che ho avuto il privilegio di conoscere, era una splendida donna senegalese, madre di cinque figli, infaticabile attivista per i diritti dei migranti. Viveva a Brescia dal 1996. Il 7 dicembre 2007, a Roma, durante la visita del presidente senegalese Abdoulaye Wade, si da' fuoco in piazza del Campidoglio. E' l'atto estremo di rivolta contro le discriminazioni e i soprusi subiti, e contro le autorita' del suo paese. L'estate precedente, a Milano, era stata arrestata dalla polizia italiana all'interno del consolato senegalese: reclamava procedure piu' veloci e trasparenti per il rilascio dei passaporti ai suoi connazionali. Muore il 30 dicembre, dopo ventitre giorni di agonia.

Piu' recentemente, il 16 marzo 2011, Georg Semir, cittadino albanese di 33 anni, padre di due bambini, residente in Italia da alcuni anni, si da' fuoco in piazza, a Vittoria, in provincia di Ragusa, di fronte al Teatro comunale. Manteneva se stesso, la moglie e i figli col lavoro da bracciante nelle serre: un'attivita' dura e malpagata che i locali non sono piu' disposti a fare. Non solo: lavorava in condizioni servili e non riceveva il salario da mesi. Muore il 26 marzo, dopo dieci giorni di agonia. L'atto disperato di protesta contro il padrone non avra' alcuna risonanza, neppure mediatica.

Ma compariamo nel dettaglio i due casi piu' simili, l'uno divenuto celebre, l'altro rimasto un semplice fatto di cronaca: minore, anzi minimo. Le analogie fra le due vicende sono tanto impressionanti quanto l'asimmetria degli esiti.

Mohamed Bouazizi, cittadino tunisino di 26 anni, vive a Sidi Bouzid, grosso borgo agricolo, capoluogo di una regione abbandonata alla marginalita' e al sottosviluppo. Benche' diplomato, e' costretto a fare il venditore ambulante abusivo di frutta e verdura, per mantenere se stesso, la madre e sei fratelli. Vessato dalle guardie municipali, multato, schiaffeggiato da un'ausiliaria, respinto dalle autorita' allorche' cerca di farsi ricevere per denunciare i soprusi subiti, si da' fuoco il 17 dicembre 2010. Muore dopo diciassette giorni di agonia, il 3 gennaio 2011. In Tunisia scoppia la rivoluzione. Il 14 gennaio Ben Ali e' costretto ad abbandonare il potere e il paese.

Noureddine Adnane, cittadino marocchino di 27 anni, di Ben Ahmed, borgo agricolo della regione di Settat, povera e spopolata dall'emigrazione, a 18 anni decide di emigrare: arriva a Palermo nel 2002. Fa l'ambulante per mantenere se stesso, i genitori e sette fratelli. Benche' abbia tutte le carte in regola, dal permesso di soggiorno alla licenza, e' di continuo vessato, multato, forse anche taglieggiato dalle guardie municipali. Dopo l'ennesima multa, il 10 febbraio 2011 si cosparge di benzina e si da' fuoco. Muore il 19 febbraio, dopo nove giorni di agonia. In Italia non scoppia alcuna rivoluzione, neppure qualche rivolta circoscritta.

E come potrebbe? La vita di un immigrato, per di piu' povero, conta il niente assoluto. Cosi' ad Adnane il suicidio non varra' per essere annoverato nella schiera dei martiri come Bouazizi, ne' servira' a scuotere le coscienze dei cittadini italiani, rendendoli consapevoli delle discriminazioni e umiliazioni che patiscono i migranti o dei soprusi che essi stessi subiscono da certi prepotenti, in divisa e non.

In conclusione e a proposito di riscossa della sinistra. Nel corso dell'ultimo governo Prodi, proposi ai ministri competenti il progetto di un museo nazionale dell'immigrazione: un museo non imbalsamato, anzi interattivo, da sviluppare a partire da un'installazione che informasse, minuto per minuto, delle vittime della Fortezza Europa e dello sfruttamento del lavoro dei migranti. E' pleonastico precisarlo: il progetto non ando' in porto. Ora che la sorte di nuovo sembra sorridere alla sinistra, vi chiedo: perche' non rilanciamo quel progetto, a partire da un monumento che ricordi il sacrificio di Noureddine Adnane, cioe' il nostro Bouazizi? Oltre tutto, potrebbe essere di buon auspicio per le sorti della nostra seconda Liberazione.

 

3. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 19 MAGGIO A VITERBO UN INCONTRO SU "OPPORSI ALLA GUERRA E AL RAZZISMO, AL MASCHILISMO E ALL'ECOCIDIO"

 

Giovedi' 19 maggio si e' svolto a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace" un incontro di riflessione su "Opporsi alla guerra e al razzismo, al maschilismo e all'ecocidio".

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Il responsabile della struttura ecopacifista viterbese, nel suo intervento introduttivo, ha sottolineato la necessita' della consapevolezza che una stessa logica sottende la violenza bellica, razzista, patriarcale, ecocida, e che per contrastare adeguatamente questi fenomeni di crescente distruttivita' occorre la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

Solo la nonviolenza contrasta efficacemente e concretamente la violenza senza riprodurla, poiche' ad essa integralmente si oppone e sul piano fattuale e sul piano valoriale e concettuale, tanto sul piano della prassi quanto sul piano del metodo e dei fondamenti.

Solo la nonviolenza contrasta efficacemente e concretamente la guerra, poiche' essa e' gestione e risoluzione dei conflitti dal punto di vista del bene comune dell'umanita' intera e del prendersi cura di ogni singola vita.

Solo la nonviolenza contrasta efficacemente e concretamente il razzismo, perche' di ogni essere umano riconosce la dignita' nell'infinita diversita' esistenziale e nell'uguaglianza di diritti che tutti accomuna, e nell'umanita' riconosce un'unica famiglia la cui esistenza si da' nell'irriducibile pluralita' delle persone, tutte uniche e tutte parimenti preziose.

Solo la nonviolenza contrasta efficacemente e concretamente l'ideologia e le pratiche della dominazione maschilista e patriarcale, poiche' a ogni essere umano riconosce piena dignita', e ad ogni iniquo privilegio e ad ogni forma di sfruttamento e oppressione contrappone la luminosa e liberatrice pienezza ed eguaglianza di diritti di ogni essere umano.

Solo la nonviolenza contrasta efficacemente e concretamente l'inquinamento, la devastazione e la distruzione della natura, poiche' sa che della natura anche gli esseri umani sono parte e l'ambiente e' la casa comune di tutti comprese le generazioni future, e quindi propone scelte politiche, economiche e sociali, modelli di relazione e stili di vita adeguati a realizzare un'armoniosa e responsabile convivenza.

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I partecipanti all'incontro hanno assunto l'impegno a continuare a promuovere iniziative contro l'illegale e criminale partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan e in Libia; a continuare a promuovere iniziative contro il colpo di stato razzista e in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani; a continuare a promuovere iniziative contro la violenza maschilista e patriarcale; a continuare a promuovere iniziative in difesa dell'ambiente e della salute, in difesa dei beni comuni e della biosfera.

I partecipanti all'incontro rivolgono ancora un invito a tutte le cittadine ed a tutti i cittadini a votare si' ai referendum di giugno: contro la criminale follia nucleare; in difesa dell'acqua bene pubblico e diritto umano; per la legalita' e la dignita', per la democrazia ed il bene comune, per la biosfera e per l'umanita'.

 

4. RIFLESSIONE. CIRCOLO DELLA ROSA: ATTI DEL DIBATTITO ALLA LIBRERIA DELLE DONNE DI MILANO DEL 26 MARZO 2011 SUL TEMA ""METTERE IL PIEDE NEL PIATTO DELLA POLITICA: DOVE, COME?" (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)

[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) riprendiamo pressoche' integralmente il seguente resoconto]

 

Marina Terragni

A proposito di quello che diceva Luisa, che la politica non esiste piu' nei luoghi della rappresentanza, che li' c'e' solo brutale esercizio del potere: il call center della Regione Lombardia e' a Paterno', voi chiamate e vi rispondono in siciliano, perche' Paterno' e' il feudo di Ignazio La Russa... Questo e' solo un piccolo esempio, c'e' senz'altro di peggio, ma e' molto suggestivo.

A proposito del fatto di portare la politica in quei luoghi: si puo' pensare una specie di doppio movimento. Un movimento e' quello di cercare di costruire relazioni. Non parlando di politica prima, non avendo questa urgenza di nominarla, ma semplicemente facendola. Facendola come l'hai fatta tu (qui mi rivolgo sempre a Maria Giovanna). A un certo punto ti sei resa conto che con queste funzionarie tu avevi istaurato delle relazioni in cui correva politica, e ci hai dato dentro perche' questa cosa crescesse e prendesse piede e quindi c'e' stato un gioco di riverbero. Questo e' bellissimo. Quindi un movimento e' cercare di costruire relazioni con chi gia' e' dentro ed e' corrotto da un altro linguaggio, il linguaggio tremendo dell'amministrazione che a te ha inizialmente fatto spavento. L'altro movimento e' provare a portare li' dentro relazioni che hanno gia' corso fuori.

L'altro giorno, nell'ambito di questo lavoro faticoso e doloroso che sto provando a fare con grande dispendio di tempo e di energie, ho deciso, sentendo girare dei nomi di cooptate per le parte di vicesindaca di centrosinistra, di darmi autorita' da sola per dire che la vicesindaca per il centrosinistra poteva essere Arianna Censi. Tante di noi la conoscono. Naturalmente ci sono state delle obiezioni: alcune hanno detto che con Arianna c'erano gia' stati tentativi di relazione non andati bene, intermittenti e faticosi. Ma io penso che comunque ne valga la pena. Mi muovo in una logica di riduzione del danno, e Arianna Censi e' giusta per questo tentativo per molte ragioni: ha un'ottima capacita' di mediazione, un legame anche con quello che viene detto un nuovo femminismo. L'idea di Arianna vicesindaca era nata dentro questo Tavolo Zero/ Doppio Sguardo dove abbiamo cominciato a ragionare insieme, con Silvia Marastoni e Lilli Rampello. Poi la cosa si e' allargata, abbiamo fatto una giornata di riflessione. Il nome di Arianna quindi c'era venuto in mente, ma ho dovuto decidere da sola e in velocita' che era il momento di dare lo strappo. Si puo' lavorare intorno a questo nome, e anche ad altri nomi per la squadra, perche' si andra' probabilmente al ballottaggio, e spero che subito dopo il primo turno il centrosinistra presenti una squadra, e' molto importante per vincere al secondo turno. Sarebbe interessante portare nomi di donne e anche di uomini con cui noi abbiamo gia' un discorso, il che non toglie la possibilita' di mettere un piede li' dentro, in quello che gia' esiste, e costruirle queste relazioni, come l'esperienza di Maria Giovanna ci insegna. Questo appare forse piu' faticoso, ma non e' detto. Magari li' ci vanno le persone che hai indicato tu, ma mantenere questa relazione non e' meno faticoso, nulla e' scontato. Pero' io voglio intensamente provarci perche' non posso piu' sopportare la politica dei call center a Paterno'.

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Mirella Maifreda

Vorrei fare una domanda all'amica sarda. Hai fatto una bellissima relazione, ma mi manca il pezzo finale: hai accennato alle contraddizioni nelle quali sei incappata ma non ti sei soffermata nello specifico. Vorrei che tu approfondissi meglio qual e' stata la fonte del malessere e quali le modalita' che hai trovato per affrontarlo e conviverci.

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Silvia Marastoni

Innanzitutto, Maria Giovanna, noto che quel che ci hai riportato conferma i racconti di altre mie amiche sarde a proposito di Soru: quando si e' candidato l'hanno sostenuto con convinzione, hanno scommesso su di lui; ma poi il suo modo di governare, di interpretare il suo ruolo (uno stile che ho recepito come quello di "un uomo solo al comando") le ha molto deluse. L'episodio che ci hai riferito assomiglia molto ai loro racconti.

Poi, una domanda: dicevi che la vostra politica, le vostre pratiche hanno modificato l'atteggiamento inerziale delle funzionarie con cui interloquite nelle istituzioni. Ho capito che si tratta soprattutto di donne: se e' cosi', m'interessa sapere se e come conta, per te, questo fatto. Quanto la disponibilita' a ripensare e ristrutturare i processi e le procedure dipenda dall'aver visto nel vostro modo di lavorare qualcosa di se', uno stile in cui ritrovare un senso che la burocrazia impersonale non offre, un guadagno che vale lo sforzo necessario per inventare percorsi diversi.

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Maria Giovanna Piano

Quando abbiamo cominciato a occuparci del lavoro, di come le donne stavano nel mondo del lavoro, ci sembrava di non avere riferimenti. Ancora non era nato il Gruppo lavoro della Libreria, e la politica della differenza non sembrava interessata a questo. Il lavoro delle donne era un tema proprio della tradizione dell'emancipazionismo. La presenza delle donne nel mondo del lavoro era interpretata criticamente, per lo piu' in termini di segregazione.

Non esistevano interpretazioni che guardassero al senso del lavoro, ne' l'idea che l'ambito del lavoro fosse per le donne un ambito pubblico a valenza politica. Poi nel giro di poco tempo Lia mi aveva invitato a degli incontri allargati sul lavoro (non era ancora il Gruppo lavoro). Era stato interessante confrontarsi anche con uomini come Sergio Bologna e Christian Marazzi, che riflettevano sul lavoro con un taglio diverso e nuovo. Le cose sono andate meglio via via che la riflessione e il confronto si articolavano.

Rispetto a quanto diceva Luisa, e' vero che dove c'e' politica prima non c'e' politica seconda, pero' tale considerazione non rende superflue le problematizzazioni cui accennavo. Perche' e' vero anche che le pratiche di politica prima non si sono ancora cimentate sui temi che tradizionalmente sono propri degli ambiti in cui domina la politica seconda, ossia i temi dell'organizzazione, dell'amministrazione, del governo. La nostra esperienza ci ha portato nel rapporto con le istituzioni a pratiche che hanno costituito una vera e propria interferenza rispetto a modalita' rigorosamente dipendenti dal potere politico. Nelle relazioni con le funzionarie dell'amministrazione regionale si e' creato un di piu' che ha aperto per loro una maggiore liberta' nelle scelte quotidiane del loro lavoro e di assunzione di responsabilita' piu' autentiche. Tutto questo non era stato nominato e inizialmente era fuori dalla loro consapevolezza come dalla nostra. Quel di piu' ha richiesto pazienza e tempo ma poi si e' reso visibile come risorsa di liberta' per loro e per noi.

Quel di piu' ha fatto arretrare, sia pure parzialmente e in maniera intermittente, collaudatissime politiche di potere. L'istituzione ovviamente non ne risulta modificata, ma e' come se all'interno di un universo compatto si fosse aperta una crepa e per quella crepa si fosse mostrato che qualcuno/a cominciava a respirare di suo.

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Bianca Bottero

Sono stata molto interessata dal racconto di Maria Giovanna, un racconto a lieto fine per quella che si potrebbe definire una lunga marcia attraverso le istituzioni. Si danno questi casi, per fortuna. Sono congiunzioni eccezionali di astri che permettono - grazie anche alla particolare intelligenza e preparazione dei soggetti che costruiscono la struttura delle relazioni - il crearsi di sinergie, di empatie, che superano secondo forme nuove e creative quelle rigidita' burocratiche, quelle logiche autodifensive che caratterizzano in genere gli organismi istituzionali di governo e di potere, in questo caso gli uffici regionali della Sardegna.

Vorrei sottolineare che si e' trattato, nel caso descritto, dello svolgimento di un iter programmatorio normale, normale non perche' normalmente avviene, ma perche' tale ci parrebbe dover essere quando si affrontano problemi vitali per una comunita': sono state svolte delle ricerche, se ne sono derivate delle proposte, queste sono state valutate nel merito, sono state apprezzate, premiate e incentivate.

Di solito, pero', le cose vanno diversamente e parlo per diretta esperienza nella mia regione, che e' la Lombardia, e nel mio luogo di lavoro che e' l'Universita'. Qui (faccio solo un esempio) per anni ho diretto un gruppo di ricerca che aveva il proprio centro di interesse sui problemi della casa e dell'ambiente. Ora, in anticipo sugli altri studiosi del ramo, il nostro gruppo propose alcuni anni fa un Master sui temi dell'ecologia ambientale e della progettazione sostenibile. Il primo anno, evviva, il corso viene finanziato dalla Regione! Ma l'anno successivo molteplici altre proposte vengono presentate sugli stessi argomenti da improvvisati ricercatori provenienti, sospetto, dal fertile vivaio di Comunione e Liberazione! L'esito si puo' immaginare.

Dunque competenza e intelligenza dei rapporti ben raramente riescono a rompere certi muri di interesse, certi poteri forti. Rispetto ai quali Loredana Aldegheri, che con la sua organizzazione Mag si trova sempre a scontrarsi con problemi di questo tipo, evocava addirittura la necessita' di una vera e propria rivolta. Separare la politica dal potere, come sempre si auspica in questa sede, e' allora un'alchimia difficile che, oggi in particolare, richiede di essere vagliata caso per caso.

Una strada suggestiva e' quella che ci indica Anna di Salvo, con la sua immaginosa strategia del lento accerchiamento delle istituzioni.

Tale e' in fondo l'obiettivo ambizioso che si e' espresso nella costituzione della rete delle Citta' Vicine, un coordinamento tra citta' che Anna ha fortissimamente voluto e che gia' ora ci fornisce un supporto di ragionamento e di scambio prezioso, ricco di esperienze e di teoria, e da' forza alla costruzione di iniziative e azioni non subalterne alle logiche istituzionali - come abbiamo constatato nel Convegno "Microarchitetture del quotidiano, sapere femminile e cura della citta'" tenutosi in questa sede due anni fa e i cui atti, di grande interesse, saranno a breve pubblicati dall'editore Liguori col titolo Citta' del desiderio.

Proprio in quel convegno, per tornare un attimo alla lunga marcia nelle istituzioni, Emilia Costa riferiva di una sua esperienza nella progettazione di un piano regolatore per un piccolo centro dell'entroterra ligure, dove pure si era trovata in un rapporto molto collaborativo con la sindaca, desiderosa di svolgere un azione di buon governo: ma raccontava che alla fine aveva dovuto scontrarsi, insieme alla sindaca, con difficolta' enormi, con ostacoli messi da chi il buon governo non sa nemmeno dove sta di casa, con imprenditori che, come lei dice, dovrebbero piuttosto chiamarsi prenditori.

*

Vita Cosentino

Mentre parlava Bianca Bottero ho pensato che io mi trovavo in una posizione quasi opposta alla sua. Quello che ho colto di molto interessante questa sera, soprattutto dall'intervento di Maria Giovanna Piano, e' il come raccontava la loro esperienza. Per esempio quando diceva: "Noi credevamo di fare politica prima e andavamo avanti, invece avevamo tutte queste contraddizioni". Secondo me in quell'esperienza ha molto pagato questa sorta di innocenza. La chiamo cosi' per un atteggiamento che mi corrisponde per le mie, le nostre pratiche di quegli anni a scuola: pensare che una cosa sia giusta e farla anche con una certa semplicita'. Mi sembra che questo atteggiamento oggi sia diventato piu' difficile, non perche' ci siano meno possibilita', quanto per una specie di gabbia mentale: ne sentiamo talmente tante di malefatte del potere - basta ascoltare la rassegna stampa al mattino - che questa molla innocente non e' piu' cosi' facile da trovare. Credo sia questo il problema. E' vero che oggi quella politica li' e' veramente morente e questo apre ancora di piu' di allora, ma e' anche vero che c'e' quest'intoppo di essere come appesantite da una pesantezza che non ci appartiene. Sottolineo questo punto: e' una pesantezza che non ci appartiene. Nelle parole di Maria Giovanna si vedeva benissimo che quella pesantezza non c'era e poteva andare. Mi sembra questo uno dei punti da considerare. E' vero che Formigoni e' potente, tutto vero, pero' non e' li' la nostra questione.

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Loredana Aldegheri

Io volevo dire che non sono d'accordo con Marina Terragni quando suggeriva di non nominare piu' la politica prima perche' "basta farla". Secondo me invece e' molto importante nominarla perche' e' importante incoraggiare il maggior numero di persone che la politica prima e' semplicemente cio' che ognuno/a puo' fare nel luogo dov'e', con le proprie energie, passioni, desideri, con le proprie relazioni, dando credibilita' e fiducia agli scambi di vicinato. E' fondamentale che circoli quest'idea che non c'e' solo la politica organizzata e quindi, proprio in questo senso, va nominata la politica prima non per un discorso di manierismo.

Un altro punto: politica prima e grandi poteri - ne avevamo parlato nelle ultime riunioni di Citta' Vicine. In mezzo ci sono le funzioni pubbliche a cui tantissime donne e uomini danno credibilita', che vuol dire fare bene la scuola, gli ospedali, le strade e tante altre cose che vanno salvate. Quindi il governo delle funzioni pubbliche, che non e' da identificare in toto con la politica seconda ovvero con i partiti. Va percio' riguadagnato e significato, come diceva Luisa Muraro, uno stile di autorita' politica volta a far vedere i bisogni essenziali delle comunita' dei territori e la loro buona gestione pubblica. Qui c'e' anche tutto l'avanzato lavoro fatto da Elinor Ostrom che ha avuto il Nobel sul Governo dei Beni Comuni che non sono solo l'acqua, l'aria, ecc. ma tutto quello che alle collettivita' serve e urge sempre piu' precisamente, tra cui il lavoro, l'impresa sociale e la finanza solidale.

E' venuto a Verona Montezemolo, sono stata invitata a partecipare all'incontro e lui ha fatto un elenco di cose da chiedere a tutte le forme di governo. Proprio il contrario di quello che dice l'economia liberista. Senza tutte quelle cose di natura statuale l'economia privatistica e del profitto non va avanti. Questo sta a significare che, in una societa' complessa come la nostra, l'interdipendenza c'e' e andrebbe nominata come tale. Le funzioni pubbliche vanno riattivate e risignificate, vanno rigenerate e razionalizzate. Questo processo riguarda tutti: associazioni, aggregazioni, cittadini/e attivi/e e va sottratto al potere e alle logiche dei clientelismi e dei favoritismi per un salto di civilta' di tutti/e.

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Sandra Bonfiglioli

Mi hanno interessata le due esperienze che sono state narrate. Mentre ascoltavo, mi sono figurata nel laboratorio della mente (lo faceva fare Einstein ai suoi studenti) in che cosa i due casi siano diversi pur essendo anche profondamente simili. Cio' che hanno fatto entrambi i progetti, sebbene con contenuti diversi, e' stato di mettere in moto una pratica politica di donne che ha prodotto un cambiamento felice. La leva e' stata la costruzione di relazioni con donne incontrate casualmente in istituzioni necessarie alla gestione dei progetti. Tra le donne promotrici dei progetti e le donne che lavorano nelle istituzioni e' prima nato e poi e' stato curato nel tempo un rapporto non solo professionale ma piu' profondo. In entrambi i casi le relazioni e le esperienze di cosa stava succedendo sono cresciute nel tempo. Tutte hanno imparato facendo. La prima, quella promossa dal circolo Citta' Felice e' cresciuta in modo rizomatico: come le fragole, che agendo sotto, nel terreno, gemmano altri rizomi in altri terreni dove esistono le condizioni adeguate alla crescita e cosi' si diffondono. La seconda, quella narrata da Giovanna Piano, e' cresciuta per approfondimento della stessa relazione fra donne. La relazione e' diventata sistematica e duratura nel tempo. Le une venendo dal di fuori e le altre all'interno dell'istituzione, parlando con lessici profondamente diversi (si puo' immaginare bene la scena), hanno colto nell'altra un desiderio. E tutte assieme si sono reciprocamente e sistematicamente sostenute mantenendo aperto il desiderio nel tempo e alimentandolo con la relazione durevole. Fino a liberare la loro carica di liberta', una liberta' nuova e diversa che andava oltre a quella semplicemente professionale, e oltre lo scambio strettamente necessario allo scopo del lavoro.

Questo effetto felice di una relazione, cioe' liberare una pratica ulteriore di liberta' e' forse una delle mete piu' agognate della nostra pratica politica di donne. E rassicura circa la forza politica di cambiamento della relazione fra donne.

L'ultima riflessione che ho fatto tra me mentre ascoltavo, e' stata attorno a un'esperienza alla quale sono stata presente. Il progetto e' durato una decina d'anni e ha dato luogo a entrambe le forme di crescita, per diffusione e per approfondimento della relazione fra donne di diverse istituzioni. In questo progetto la pratica della relazione, che chiamerei felice perche' i risultati non sono necessariamente sempre brillanti come quelli narrati oggi, ha messo in moto il lento mutamento delle condizioni di liberta' di altre donne. Anche in questo caso la pratica ha colto un desiderio gia' in noi presente e forse ancora nascosto, e hanno saputo esprimerlo con pratiche istituzionali non interamente ortodosse (lo sono diventate in seguito perche' riconosciute come buone pratiche dati i visibili successi conseguiti). Nel caso di cui parlo, stupisce la vastita', il grande numero di donne coinvolte in una relazione felice. L'occasione fu data dalle politiche sui tempi della citta'. Un progetto che ha visto la presenza di donne in quanto abitanti che vivono duri conflitti fra tempi di vita, orari di lavoro e cura di se' e del mondo, donne con ruoli di funzionarie presso enti locali, donne elette, donne sindacaliste, donne ricercatrici e altro.

Desidero raccontarvi non questa mia esperienza ma la sua fine. Una domanda che ci dobbiamo porre e' se queste pratiche, che abbiamo osservato produrre buoni cambiamenti, rimangono anche stabili nel tempo. E come possono rimanere stabili nel tempo.

Ho partecipato a queste pratiche nel ruolo ufficiale di esperta del Politecnico di Milano, ruolo che ho svolto nella massima liberta' e responsabilita' di cio' che ritenevo buono e utile per la crescita delle politiche volute, fatte e gestite da un vasto movimento di donne. La presenza di un'universita' di prestigio come il Politecnico ha certamente dato forza al progetto. A un certo punto ho deciso di smettere (avevo l'autorita' e l'autorevolezza per farlo), ho deciso di togliere al progetto, di sottrarre la presenza: di me stessa, del laboratorio di ricerca nel quale lavoravano numerosi ricercatori, del nome del Politecnico e anche di un gruppo folto di donne che si era organizzato al suo interno. Perche'? Mi ero resa conto che la nostra presenza - che in una lunga fase mi era parsa fertile per la crescita, diffusione, risultati del progetto e che aveva messo in risonanza la relazione fra donne di istituzioni diverse - stava creando una sorta di tappo, una sorta di eccesso di autorita', un freno a uno sviluppo piu' liquido, piu' legato alle circostanze favorevoli, piu' aperto a nuovi modi di esprimersi e di desiderare il cambiamento da parte delle donne. Stava diventando una confezione tecnica piu' che una relazione aperta.

E' li', secondo me, nelle circostanze che si vanno creando e che continuamente si creano nei contesti dinamici, messi in moto magari da una nostra iniziativa, che si puo' esercitare al meglio la nostra presenza e cogliere le occasioni di relazioni felici fra di noi fino a liberare una nuova liberta' che si esercita con successo nel cambiamento di qualcosa del mondo. Li', in quelle circostanze e in modo opportuno. Se ha senso piu' generale questa mia personale esperienza, allora occorre non solo saper agire ma anche saper sottrarre, togliere la presenza per lasciare libero spazio ad altre piu' opportune. Questa della fine e' una questione che vi pongo alla riflessione.

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Marisa Guarneri

Anche nella mia esperienza il fatto di non avere padrini e' stato favorevole e sfavorevole nello stesso tempo. Sfavorevole dal punto di vista economico, favorevole dal punto di vista politico nel senso che si sono create delle relazioni, anche qui nel Comune di Milano: rete antiviolenza, case delle donne maltrattate. Sulla qualita' del lavoro, su questo mi riconosco molto nell'esperienza che portava Giovanna Piano. Se c'e' qualita' del lavoro a un certo punto il riconoscimento deve venire, pero' l'istituzione non demorde: adesso che siamo in fase di rinnovo di convenzione, vengono avanti coperte da un discorso di legge sulla privacy delle cose che per noi sono fondamentali dal punto di vista dell'anonimato, della segretezza che garantiamo alle donne. Qui si apre un altro fronte con cui misurarsi e vedere se il contenuto riesce a spostare il terreno.

 

5. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

6. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Giambattista Vico, Opere filosofiche, Sansoni, Firenze 1971, pp. LX + 872.

- Giambattista Vico, Opere giuridiche, Sansoni, Firenze 1974, pp. XLIV + 940.

 

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

8. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 561 del 20 maggio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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