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Telegrammi. 571



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 571 del 30 maggio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Mao Valpiana: Sessantacinquesimo giorno di digiuno nonviolento collettivo a staffetta per opporsi alla guerra e al nucleare

2. Si e' svolto il 29 maggio a Viterbo un incontro di formazione nonviolenta

3. Associazione "Respirare": Al referendum votiamo si'

4. Monica Lanfranco: Se tutti gli uomini del mondo

5. Rosanna Benzi

6. Adriana Cavarero

7. Barbara Ehrenreich

8. Carol Gilligan

9. Elena Liotta

10. Joyce Lussu

11. Robin Morgan

12. Rebecca Solnit

13. Per sostenere il Movimento Nonviolento

14. Segnalazioni librarie

15. La "Carta" del Movimento Nonviolento

16. Per saperne di piu'

 

1. INIZIATIVE. MAO VALPIANA: SESSANTACINQUESIMO GIORNO DI DIGIUNO NONVIOLENTO COLLETTIVO A STAFFETTA PER OPPORSI ALLA GUERRA E AL NUCLEARE

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

L'opposizione integrale alla guerra e alla sua preparazione non puo' fermarsi, perche' la guerra non si ferma. Non basta contrastare le guerre in atto, ma bisogna anche contrastare la preparazione delle guerre future.

Gli amici della nonviolenza, diceva Aldo Capitini, hanno sempre qualcosa da fare, perche' la nonviolenza deve essere rinnovata ogni giorno.

Ci opponiamo alle guerre di oggi e alle guerre di domani. E bisogna anche contrastare le ingiustizie che sono frutto delle guerre del passato.

Il nostro impegno nonviolento, oggi, si manifesta con un digiuno.

Il digiuno che stiamo conducendo e' un gesto di nonviolenza attiva, e' un atto di speranza, e' un fatto concreto contro la guerra e la sua preparazione, contro il nucleare che uccide il presente e il futuro.

Sono 160 le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno finora aderito al digiuno promosso dal Movimento Nonviolento "per opporsi alla guerra e al nucleare". C'e' chi digiuna anche se malato in ospedale, chi in una cella di convento o di carcere, chi partecipa ma preferisce non farlo sapere pubblicamente e chi, non potendo aderire per vari motivi, lo fa spiritualmente.

Questa iniziativa nonviolenta prosegue dal 27 marzo scorso, e nuovi aderenti hanno gia' annunciato la loro partecipazione almeno fino a sabato 4 giugno. Ma altri ancora si stanno aggiungendo, e si proseguira' oltre. Si digiuna in ogni parte d'Italia, da Trieste a Palermo, da Torino a Venezia, da Verona a Bari.

La nonviolenza e' contagiosa; abbiamo iniziato con un digiuno di 48 ore, che sta proseguendo da 65 giorni.

Chi desidera aderire al digiuno lo puo' comunicare a: azionenonviolenta at sis.it (indicare nome, cognome, citta', giorno o giorni di digiuno).

*

Di seguito l'elenco delle persone che digiuneranno nei prossimi giorni.

Lunedi' 30 maggio: Paolo Lupattelli (Citta' di Castello), Giovanni Sarubbi (Monteforte Irpino - Avellino), Pasquale Dioguardi (Livorno), Gianluca D'Andrea (Potenza), Marco Rizzinelli (Marcheno - Brescia), Adalgisa Freddi (Marcheno - Brescia), Aurelio Iarrusso (San Giorgio del Sannio - Benevento), Caterina Del Torto (Ferrara - Verona); martedi' 31 maggio: Oriana Gorinelli (Rivalta di Torino); mercoledi' primo giugno: Marco Plombo (Isola d'Elba - Roma), Anna Bellini (Ferrara); giovedi' 2 giugno: Claudio Bedussi (Brescia); venerdi' 3 giugno: Rocco Altieri (Pisa), Raffaele Ibba (Cagliari), Teresa Gargiulo (Castellamare di Stabia - Napoli), Giovanni Mannino (Acireale - Catania), Paola e Marco Baleani (Gubbio), Piero P. Giorgio (Gargnano - Brescia), Maria Bernarda Cursano (Macapa' - Brasile); sabato 4 giugno: Giovanni Chianchini (Chieti), Marco Iannelli (Roma).

Evelina Savini (Jesi), Angela Genco (Jesi), Angela Liuzzi (Jesi) porteranno avanti il digiuno a staffetta, alternandosi, fino alla fine della guerra; Gianluca D'Andrea, Pasquale Dioguardi, Adalgisa Freddi, Marco Rizzinelli e Giovanni Sarubbi digiuneranno tutti i lunedi'; Oriana Gorinelli digiunera' tutti i martedi'; Anna Bellini e Marco Palombo digiuneranno tutti i mercoledi'; Claudio Bedussi digiunera' tutti i giovedi'; Rocco Altieri, Paola e Marco Baleani, Teresa Gargiulo, Piero P. Giorgio, Raffaele Ibba e Giovanni Mannino digiuneranno tutti i venerdi'; Marco Iannelli digiunera' tutti i venerdi' e i sabato; Giovanni Cianchini digiunera' tutti i sabato. Alessandro Natalini e Marzia Manca digiuneranno un giorno a settimana.

 

2. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 29 MAGGIO A VITERBO UN INCONTRO DI FORMAZIONE NONVIOLENTA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Domenica 29 maggio 2011 presso il centro sociale occupato autogestito "Valle Faul" di Viterbo si e' svolto un nuovo incontro del percorso di formazione e informazione nonviolenta che prosegue settimanalmente dal 2009.

La prima parte dell'incontro e' stata dedicata all'organizzazione di iniziative di informazione e di approfondimento sull'acqua e contro il nucleare in vista dei referendum del 12-13 giugno.

Nella seconda parte dell'incontro e' proseguito l'impegno organizzativo per le prossime iniziative in vista della costituzione dell'"Archivio Alfio Pannega" dedicato alla preservazione della memoria e alla valorizzazione del lascito della grande figura della Viterbo popolare e antifascista.

La terza parte dell'incontro e' stata dedicata alla prosecuzione dell'attivita' di autoformazione giornalistica per la redazione di "Viterbo oltre il muro", in particolare lavorando sulla questione delle ricerche d'archivio e della verifica delle fonti.

La quarta parte dell'incontro e' stata dedicata all'iniziativa in corso per il diritto allo studio, sono state effettuate alcune verifiche e sono state programmate le prossime attivita'.

Nel corso dell'incontro e' stata ancora una volta espressa la piu' decisa opposizione alla guerra e al razzismo, ed e' stato ancora una volta espresso l'impegno a promuovere ulteriori incontri e iniziative per la pace, i diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa della biosfera casa comune dell'umanita' intera.

*

Le persone partecipanti all'incontro

Viterbo, 29 maggio 2011

 

3. APPELLI. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": AL REFERENDUM VOTIAMO SI'

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Al referendum votiamo si' per fermare la criminale follia atomica che gia' troppe stragi ha provocato.

Al referendum votiamo si' per difendere l'acqua bene comune e il diritto umano all'accesso all'acqua, ovvero il diritto umano alla vita.

Al referendum votiamo si' contro l'eversione cesarista di chi, gia' iscritto ad un'associazione segreta golpista, si ritiene e si proclama al di sopra della legge e quindi dei controlli di legalita', e con cio' stesso da se' medesimo si smaschera nella sua aspirazione a un dominio meramente autocratico, ovvero antidemocratico ed antigiuridico.

Al referendum votiamo si' per difendere la dignita' nostra e di tutti, per difendere la legalita' e l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, per difendere la salute e la sicurezza della presente e delle future generazioni, per difendere la casa comune dell'umanita' intera dalla folle rapina che tutto inquina e devasta e distrugge.

Al referendum votiamo si'.

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L'associazione "Respirare"

Viterbo, 29 maggio 2011

L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.

 

4. RIFLESSIONE. MONICA LANFRANCO: SE TUTTI GLI UOMINI DEL MONDO

[Ringraziamo Monica Lanfranco (per contatti: e-mail: monica.lanfranco at gmail.com, sito: www.monicalanfranco.it) per questo intervento.

Monica Lanfranco e' giornalista e formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto. Ha fondato il trimestrale di cultura di genere "Marea". Ha collaborato con Radio Rai International, con il settimanale "Carta", il quotidiano "Liberazione", con Arcoiris Tv, "Linus". Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati (politici, sindacali, scolastici) sulla storia del movimento delle donne e  sulla comunicazione di genere, e sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti. Ha insegnato Teoria e tecnica dei nuovi media all'Universita' di Parma. Il suo primo libro e' stato nel 1990 Parole per giovani donne - 18 femministe parlano alle ragazze d'oggi. Nel 2003 ha scritto assieme a Maria G. Di Rienzo, Donne disarmanti - storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi. Nel 2005 e' uscito il volume Senza velo - donne nell'Islam contro l'integralismo. Nel 2007 ha prodotto e curato il film sulla vita e l'esperienza politica della senatrice Lidia Menapace dal titolo Ci dichiariamo nipoti politici. Nel 2009 e' uscito Letteralmente femminista. Perche' e' ancora necessario il movimento delle donne (Edizioni Punto Rosso). I suoi siti sono www.monicalanfranco.it, www.altradimora.it, www.mareaonline.it, www.radiodelledonne.org. Si veda anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 350]

 

In un assolato pomeriggio estivo della ormai tropicale Torino, nella storica Societa' di mutuo soccorso d'ambo i sessi "Edmondo De Amicis" si discute a partire dal mio Letteralmente femminista. Una donna che si occupa di ricollocazione lavorativa, quel retravailler che un decennio fa sembrava solo roba da donne che tentavano, dopo la gravidanza, di rimettersi in lista per tornare nel mondo dell'occupazione fuori dalle mura domestiche, interviene.

"Certamente esiste il problema del lavoro femminile, della precarieta', e quello della violenza. Ma vorrei dirvi del problema maschile: nel mio ufficio cominciano ad arrivare, per ricollocarsi, molti uomini, e sono preoccupata di quello che vedo e sento. A differenza di cio' che fanno le donne, che cercano di adattarsi nelle pieghe della crisi, mantenendo comunque inalterata quella capacita' di fare acrobazie tra lavoro casalingo, prole e lavoro fuori, provando persino a ricavare spazi per se' e la socialita', gli uomini arrancano, non negoziano, si irrigidiscono, scoppiano. E sembra che, ancora una volta, tocchi a noi farci carico anche della loro incapacita' di cambiare, di mettere da parte l'orgoglio, di assumersi delle responsabilita' da adulti, di crescere".

Ho ripensato a questa affermazione quando ho letto l'editoriale di Francesco Merlo su "Repubblica", a proposito della seconda morte in auto di un bambino dimenticato dal padre, intitolato: "Perche' mi sento vicino a quei papa'".

Avevo gia' sussultato, qualche giorno fa, alle parole della moglie incinta del primo padre che aveva abbandonato la figlia; la donna aveva difeso il marito, sostenendo che quell'uomo del quale si parlava come di un assassino non aveva colpa, che era un buon padre. Mi ero soffermata, con la pelle d'oca e un senso infinito di angoscia, a pensare che non c'era altro modo per una donna di continuare a vivere con un uomo che di fatto ha ucciso la loro figlia (da lei stessa partorita), soprattutto mentre nutre nella pancia un'altra creatura: l'unica strada per non impazzire era giustificare il suo compagno, continuando a credere in lui e nella sua umanita', opponendo alla disperazione che nemmeno riesco a immaginare una immane forza di volonta' e fiducia che, per me,  rasenta l'assurdo.

E' possibile che sia piu' facile scrivere che ci si sente solidali con chi ha fallito, rispetto al sentirsi vicino a chi e' vittima e senza colpa.

Merlo lo fa benissimo, praticando quel "partire da se'" che quando e' menzionato come uno dei doni del femminismo dalle donne viene bollato come pratica non politicamente ne' socialmente rilevante.

Merlo dice che capisce quell'uomo, che definisce un padre che ha peccato per troppo amore, perche' anche lui, spesso, tenta di essere madre oltre che padre della sua prole, e viene colto dal complesso dell'ippocampo, "l'unico animale maschio che prende su di se' la gestazione e si occupa lui delle uova. Ma - continua Merlo - e' appunto li' che sta in agguato la disgrazia, nell'avere un cuore troppo grande e due occhi soltanto, nel volere fare quelle mille cose che mia zia 'la signorina' avrebbe commentato cosi': 'mbriachi e picciriddi, centu occhi li devono guardare".

E' ben evidente che quegli occhi dei quali parla la zia signorina sono solo occhi di donne. E che gli uomini non sono capaci di quello sguardo circolare che invece si da' per scontato nelle donne, anche quelle piu' misere e di poca cultura.

Ma se le donne sono cosi' capaci di sguardo circolare e di attenzione, perche' sono gli uomini a continuare ad avere il potere, un potere cosi' miope e limitato nello sguardo quando si tratta di tutelare il bene piu' prezioso?

Credo che non esistano verita' facili da esibire di fronte alla morte cosi' insensata di due creature, ma una domanda mi sento di porla: perche' il comportamento irresponsabile da parte di un uomo e di un padre puo' raccogliere cosi' tanta solidarieta' da essere addirittura trasformato in un gesto d'amore?

Se l'incapacita' di un uomo (e come sembra dall'articolo di Merlo di tutti gli uomini che si provano nella titanica impresa di essere padri) viene definita amore, perche' allora non dire che evidentemente c'e' un gravissimo problema che gli uomini hanno nell'affrontare la paternita', quella concreta, quella di tutti i giorni? Continuiamo a dare per scontato che la maternita' sia connaturata al femminile, ma evidentemente la paternita' e' ancora ben lontana dall'essere considerata, anche da uomini colti e riflessivi, una condizione che il maschile puo' pensare come cosciente e possibile.

Al di la' della cronaca tragica di questi giorni il tema e' importante e ci riguarda come collettivita' di donne e uomini.

E' padre non chi feconda con il suo seme una donna, ma un uomo che si assume la responsabilita' per la vita della sua prole, come le donne fanno in miliardi nel mondo; chi viene cambiato nel profondo nel diventare tutore, guida, esempio e testimone della figlia e del figlio che la donna che lo accompagna ha generato.

Si potrebbe continuare con le descrizioni che raccontano la paternita', e che purtroppo non sono cosi' frequenti e dettagliate come quelle che dicono il materno, perche' l'amara verita' e' che oltre alla trita storia del "mammo" non ci sono molte moderne narrazioni dell'amore e del ruolo paterno, al di la' appunto della banalizzazioni.

Abbiamo alle spalle, e spesso ancora di fronte, le immagini dei padri padroni, ma possiamo davvero dire di avere un'altra dimensione adulta di padri da presentare come altrettanto forte e definita? Gli uomini stanno provando a pensarsi e a dirsi anche padri, oltre a navigatori, santi, eroi, guerrieri, indefessi lavoratori?

Non ci puo' essere crisi economica, non ci puo' essere eccesso di impegni, non ci puo' essere alcuna sindrome di ippocampo a motivare una dimenticanza cosi' atroce.

Dai tempi del mito di Ulisse e' chiaro che il maschile non riesce ad accettare il senso del limite delle proprie capacita' e risorse: il mondo globale ne e' prova, e non saro' io a dire che le donne non sono ampiamente conniventi con questo sfacelo. Grande e' anche la responsabilita' di molte donne, anche e soprattutto di quelle che continuano a fare il lavoro degli uomini al posto loro, procrastinando cosi' la presa di coscienza maschile autonoma. Sono uomini, che ci si puo' fare, alcune cose non sono per loro, sembrano dire. E' una profezia che si autoavvera: ed e' cosi' che i piccoli finiscono abbandonati in auto roventi.

Finche' gli uomini non faranno un passo indietro rispetto alla smania superegoica che li allontana dalla materialita' della vita e finche' non si fermeranno a guardare i loro limiti, quelli del loro corpo e della loro forza, non potranno ne' essere padri e neppure solo uomini. Ingranaggi, forse. Dov'e' l'amore in tutto questo?

 

5. PROFILI. ROSANNA BENZI

 

Rosanna Benzi, nata nel 1948 e scomparsa all'inizio del 1991, per la maggior parte della sua vita ha vissuto in un polmone d'acciaio. Direttrice della rivista "Gli altri. Periodico di tutti gli emarginati della societa'", ed infaticabile promotrice di iniziative di solidarieta' e di liberazione, una delle figure piu' belle dell'impegno per i diritti e la dignita' umana. Opere di Rosanna Benzi: segnaliamo particolarmente Il vizio di vivere, Rusconi, Milano 1984, 1987.

 

6. PROFILI. ADRIANA CAVARERO

 

Adriana Cavarero, filosofa del pensiero della differenza sessuale ed autorevole studiosa arendtiana, e' docente di filosofia politica all'Universita' di Verona; dal sito "Feminist Theory Website: Zagreb Woman's Studies Center" ospitato dal Center for Digital Discourse and Culture at Virginia Tech University (www.cddc.vt.edu/feminism), copyright 1999 Kristin Switala, riportiamo questa scheda bibliografica delle sue opere pubblicate in volume [che abbiamo parzialmente aggiornato]: a) libri: Dialettica e politica in Platone, Cedam, Padova 1974; Platone: il filosofo e il problema politico. La Lettera VII e l'epistolario, Sei, Torino 1976; La teoria politica di John Locke, Edizioni universitarie, Padova 1984; L'interpretazione hegeliana di Parmenide, Quaderni di Verifiche, Trento 1984; Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma1990 (traduzione tedesca: Platon zum Trotz, Rotbuch, Berlin 1992; traduzione inglese: In Spite of Plato, Polity, Cambridge 1995, e Routledge, New York 1995); Corpo in figure, Feltrinelli, Milano 1995; Platone. Lettera VII, Repubblica: libro VI, Sei, Torino 1995; Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano 1997; Adriana Cavarero e Franco Restaino (a cura di), Le filosofie femministe, Paravia, Torino 1999; A piu' voci. Filosofia dell'espressione vocale, Feltrinelli, Milano 2003; Orrorismo, Feltrinelli, Milano 2007; con Angelo Scola, Non uccidere, Il Mulino, Bologna 2011. b) saggi in volumi collettanei: "Politica e ideologia dei partiti in Inghilterra secondo Hume", in Per una storia del moderno concetto di politica, Cleup, Padova 1977, pp. 93-119; "Giacomo I e il Parlamento: una lotta per la sovranita'", in Sovranita' e teoria dello Stato all'epoca dell'Assolutismo, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1980, pp. 47-89; "Hume: la politica come scienza", in Il politico. Da Hobbes a Smith, a cura di Mario Tronti, Feltrinelli, Milano 1982, vol. II, pp. 705-715; "Il principio antropologico in Eraclito", in Itinerari e prospettive del personalismo, Ipl, Milano 1987, pp. 311-323; "La teoria contrattualistica nei Trattati sul Governo di John Locke", in Il contratto sociale nella filosofia politica moderna, a cura di Giuseppe Duso, Il Mulino, Bologna 1987, pp. 149-190; "Per una teoria della differenza sessuale", in Diotima. Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, pp. 43-79. (traduzioen tedesca: "Ansatze zu einer Theorie der Geschlechterdifferenz", in Diotima. Der Mensch ist Zwei, Wiener Frauenverlag, Wien 1989); "L'elaborazione filosofica della differenza sessuale", in La ricerca delle donne, Rosenberg & Sellier, Torino 1987, pp. 173-187. (traduzione inglese: "The Need for a Sexed Thought", in Italian Feminist Thought, ed. by S. Kemp and P. Bono, Blackwell, Oxford 1991); "Platone e Hegel interpreti di Parmenide", in La scuola Eleatica, Macchiaroli, Napoli 1988, pp. 81-99; "Dire la nascita", in Diotima. Mettere al mondo il mondo, La Tartaruga, Milano 1990, pp. 96-131. (traduzione spagnola: "Decir el nacimiento", in Diotima. Traer al mundo el mundo, Icaria y Antrazyt, Barcelona 1996); "Die Perspective der Geschleterdifferenz", in Differenz und Gleicheit, Ulrike Helmer Verlag, Frankfurt 1990, pp. 95-111; "Equality and Sexual Difference: the Amnesias of Political Thought", in Equality and Difference: Gender Dimensions of Political Thought, Justice and Morality, edited by G. Bock and S. James, Routledge, London 1991, pp. 187-201; "Il moderno e le sue finzioni", in Logiche e crisi della modernita, a cura di Carlo Galli, Il Mulino, Bologna 1991, pp. 313-319; "La tirannia dell'essere", in Metamorfosi del tragico fra classico e moderno, a cura di Umberto Curi, Laterza, Roma-Bari 1991, pp. 107-122; "Introduzione" a: B. Head, Una questione di potere, El, Roma 1994, pp. VII-XVIII; "Forme della corporeita'", in Filosofia, Donne, Filosofie, Milella, Lecce 1994, pp. 15-28; "Figures de la corporeitat", Saviesa i perversitat: les dones a la Grecia Antiga, coordinacio de M. Jufresa, Edicions Destino, Barcelona 1994, pp. 85-111; "Un soggetto femminile oltre la metafisica della morte", in Femminile e maschile tra pensiero e discorso, Labirinti 12, Trento, pp. 15-28; "La passione della differenza", in Storia delle passioni, a cura di Silvia Vegetti Finzi, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. 279-313; "Il corpo e il segno. Un racconto di Karen Blixen", in Scrivere, vivere, pensare, a cura di Francesca Pasini, La Tartaruga, Milano 1997, pp. 39-50; "Schauplatze der Einzigartigkeit", in Phaenomenologie and Geschlechterdifferenz, edd. Silvia Stoller und Helmuth Vetter, Wuv-Universitatsverlag, Wien 1997, pp. 207-226; "Il pensiero femminista. Un approccio teoretico", in Le filosofie femministe, a cura di Franco Restaino e Adriana Cavarero, Paravia, Torino 1999, pp. 111-164; "Note arendtiane sulla caverna di Platone", in Hannah Arendt, a cura di Simona Forti, Bruno Mondadori, Milano 1999, pp. 205-225.

 

7. PROFILI. BARBARA EHRENREICH

 

Barbara Ehrenreich e' sociologa, docente universitaria, giornalista e saggista; insegna all'Universita' di Berkeley; scrive sul "New York Times", "Time", "Harper's Magazine", "The Nation", "The Progressive", "Mother Jones", "Z Magazine"; vive in Florida, e' autrice di tredici libri; e' stata tra le prime firmatarie dell'appello "Not in our name", sottoscritto da migliaia di intellettuali statunitensi contro la guerra in Iraq. Tra le opere tradotte recentemente in italiano di Barbara Ehrenreich: Riti di sangue. All'origine della passione della guerra, Feltrinelli, Milano 1998; Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese piu' ricco del mondo, Feltrinelli, Milano 2002, 2004; (a cura di, con Arlie  Russell Hochschild), Donne globali. Tate, colf e badanti, Feltrinelli, Milano 2004.

 

8. PROFILI. CAROL GILLIGAN

 

Carol Gilligan, docente di psicologia alla New York University, e' una delle piu' influenti pensatrici femministe contemporanee. Tra le opere di Carol Gilligan: Con voce di donna, 1982, tr. it. Feltrinelli, Milano 1987; La nascita del piacere, 2002, tr. it. Einaudi, Torino 2003. Opere su Carol Gilligan: Bianca Beccalli, Chiara Martucci (a cura di), Con voci diverse. Un confronto sul pensiero di Carol Gilligan, La Tartaruga, Milano 2005. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per stralci la seguente voce: "Carol Gilligan (New York, 28 novembre 1936) e' una psicologa statunitense. Femminista, studiosa di etica, ha approfondito problemi di etica legati al gender. E' professore di Psicologia evolutiva alla Graduate School of Education dell'Universita' di Harvard. Ha conseguito un B.A. in Letteratura inglese allo Swarthmore College, un masters degree in psicologia clinica al Radcliffe College e un Ph.D. in psicologia sociale alla Harvard University, dove insegna. Il suo libro più noto, In A Different Voice (del 1982), e' descritto dalla Harvard University Press come "il piccolo libro che ha dato inizio a una rivoluzione". Dopo In A Different Voice, la Gilligan ha continuato il suo studio sulla psicologia femminile e sull'evoluzione delle bambine. Ha collaborato - o ne ha curato la stesura - a cinque libri realizzati con i suoi studenti: Mapping the Moral Domain (1988), Making Connections (1990), Women, Girls, and Psychotherapy: Reframing resistance (1991), Meeting at the Crossroads: Women's Psychology and Girls' Development (1992) - libro dell'anno per il "New York Times" - e Between Voice and Silence: Women and Girls, Race and Relationships (1995). Ha ricevuto un Senior research scholarship award dalla Spencer Foundation, un Grawemeyer Award per i suoi contributi alle scienze dell'educazione, un Heinz Award per aver contribuito alla comprensione della condizione umana. E' stata citata da "Time Magazine" come uno dei 25 americani piu' influenti. Dopo la sua ricerca sull'evoluzione delle bambine, ha condotto uno studio su bambini maschi e sulle loro relazione con i genitori. Membro dell'Universita' diHarvard per trent'anni, divenne nel 1997 la prima insegnante di Studi di genere. Nel 1992, divenne "Pitt Professor" di Storia e istituzioni americane all'Universita' di Cambridge; nel 2002, docente alla New York University. Attualmente e' "visiting professor" dell'Universita' di Cambridge, al Centro per gli Studi di Genere e al Jesus College di Cambridge. La sua notorieta' e' dovuta principalmente al libro In a Different Voice: Psychological Theory and Women's Development (1982), da più parti riconosciuto come una pietra miliare del pensiero della differenza... Il lavoro della Gilligan, che nasce da storie di donne alle prese con un dilemma etico, costitui' la base per quella che e' conosciuta come l'etica della cura... E' stato osservato che il titolo con cui il libro usci' in Italia ("Con voce di donna") non rendesse il pensiero dell'autrice: la "voce differente" di cui parla non e' tanto quella della donna, e' quella che privilegia, ad esempio, la relazione alla competitivita', e sebbene nella civilta' occidentale essa sia appannaggio delle donne piu' che degli uomini, la liberazione di entrambi i generi dalla rigidita' dei ruoli tradizionali della societa' patriarcale (ruolo oblativo di cura per la donna, ripiegamento individualista su se stesso per l'uomo) passa attraverso la valorizzazione, da parte degli uomini come delle donne, di quella "voce": che rappresenta, in definitiva, un modo diverso di parlare della condizione umana, capace di decostruire i dualismi socialmente costruiti e mantenuti. Alla critica di chi, come Christina Hoff Sommers nel libro The War Against Boys, sostiene che gli studi della Gilligan non seguano protocolli standard di ricerca, e pertanto siano statisticamente inattendibili, e' stato risposto che quella di usare piccoli campioni, e di non essere replicabili, e' una critica che sovente viene rivolta alle ricerche qualitative e basate su interviste. La stessa obiezione - dicono i difensori della Gilligan e dei metodi qualitativi - fu rivolta a Sigmund Freud. Tra le opere di Carol Gilligan: Con voce di donna. Etica e formazione della personalita', Feltrinelli, 1987, 1991; (con Lyn M. Brown), L'incontro e la svolta. La psicologia femminile e lo sviluppo delle adolescenti, Feltrinelli, 1995; La nascita del piacere, Einaudi, 2003: Tra le opere su Carol Gilligan: Sommers, C. H., The war against boys: How misguided feminism Is harming our young men, New York, Simon and Schuster, 2001; Bianca Beccalli e Chiara Martucci, Con voci diverse. Un confronto sul pensiero di Carol Gilligan, La Tartaruga, 2005; Hekman, S., Moral Voices, Moral Selves: Carol Gilligan and Feminist Moral Theory, Oxford, Polity Press, 1995".

 

9. PROFILI. ELENA LIOTTA

 

Elena Liotta, nata a Buenos Aires il 25 settembre 1950, risiede a Orvieto, in Umbria; e' psicoterapeuta e psicologa analista, membro dell'Ordine degli Psicologi dell'Umbria, membro dell'Apa (American Psychological Association), socia fondatrice del Pari Center for New Learning; oltre all'attivita' psicoterapica, svolta prevalentemente con pazienti adulti, in setting individuale, di coppia e di gruppo, ha svolto e svolge altre attivita' culturali e organizzative sempre nel campo della psicologia e della psicoanalisi; tra le sue esperienze didattiche: professoressa di Psicologia presso la "American University of Rome"; docente in corsi di formazione, e coordinatrice-organizzatrice di corsi di formazione a carattere psicologico, per servizi pubblici e istituzioni pubbliche e private; didatta presso l'Aipa, societa' analitica accreditata come scuola di specializzazione post-laurea, per la formazione in psicoterapia e per la formazione di psicologi analisti; tra le altre esperienze parallele alla professione psicoterapica e didattica: attualmente svolge il ruolo di Coordinatrice psicopedagogica e consulente dei servizi sociali per il Comune di Orvieto, e di Coordinatrice tecnico-organizzativa di ambito territoriale per la Regione Umbria nell'Ambito n. 12 di Orvieto (dodici Comuni), per la ex- Legge 285, sul sostegno all'infanzia e adolescenza e alle famiglie, occupandosi anche della formazione e monitoraggio dei nuovi servizi; e' stata assessore alle politiche sociali presso il Comune di Orvieto; dopo la prima laurea ha anche lavorato per alcuni anni in campo editoriale, redazionale e bibliografico-biblioteconomico (per "L'Espresso", "Reporter", Treccani, Istituti di ricerca e biblioteche). Autrice anche di molti saggi apparsi in riviste specializzate e in volumi collettanei, tra le opere di Elena Liotta segnaliamo particolarmente Educare al Se', Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2001; Le solitudini nella societa' globale, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2003; con Luciano Dottarelli e Lilia Sebastiani, Le ragioni della speranza in tempi di caos, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2004; Su Anima e Terra. Il valore psichico del luogo, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2005; La maschera trasparente, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2006; A modo mio. Donne tra creativita' e potere, Magi, Roma 2007. Cfr. anche l'ampia intervista apparsa nei nn. 241-242 dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" e l'altra ampia intervista apparsa nei "Telegrammi" n. 347.

 

10. PROFILI. JOYCE LUSSU

 

Joyce Lussu, nata da una famiglia di intellettuali antifascisti, esule fin dall'infanzia, compagna di Emilio Lussu, impegnata nella lotta contro il fascismo, per i diritti dei popoli, nel movimento femminista ed in quello ambientalista. Scrittrice, traduttrice. Una straordinaria figura di militante e di intellettuale. E' scomparsa nel 1998. Opere di Joyce Lussu: segnaliamo particolarmente Fronti e Frontiere, Laterza, Bari 1967. Opere su Joyce Lussu: Silvia Ballestra, Joyce L., Baldini & Castoldi, Milano 1996. Dal sito www.joycelussu.org riprendiamo la seguente notizia biografica: "Joyce Lussu nasce come Gioconda Salvadori a Firenze, l'8 maggio 1912, da genitori marchigiani, entrambi con ascendenze inglesi. Il padre, Guglielmo Salvadori, docente universitario e primo traduttore del filosofo Herbert Spencer, malmenato e piu' volte minacciato dalle camicie nere, fu costretto all'esilio in Svizzera nel 1924, e con lui la moglie Giacinta, i due figli maggiori Max e Gladys, e la piccola Joyce. Joyce vivra' cosi' all'estero gli anni dell'adolescenza, in collegi ed ambienti cosmopoliti, maturando un'educazione non formale, ispirata agli interessi della famiglia per la cultura, l'impegno politico e la propensione alla curiosita', al dialogo, ai rapporti sociali. Con i fratelli, comunque, ufficializzera' questo originale percorso conoscitivo, ottenendo la licenza di liceo classico con esami da privatista nelle Marche, tra Macerata e Fermo. Ad Heidelberg, mentre segue le lezioni del filosofo Karl Jaspers, vede nascere, con allarmata e critica vigilanza, i primi sintomi del nazismo. Si sposta, quindi, in Francia e in Portogallo, e si licenzia in Lettere alla Sorbona di Parigi e in Filologia a Lisbona. Tra il 1933 e il 1938 e' in piu' zone dell'Africa; l'interesse partecipe per la natura e per lo sfruttamento colonialistico di genti e paesi, resteranno, da adesso in avanti, motivazioni fortemente legate alla sua scrittura ed alla sua vita in genere. I primi testi poetici significativi si possono collocare in questo periodo, e di Liriche (1939 ed. R. Ricciardi) sara' curatore eccellente Benedetto Croce, affascinato anche dalla carica vitale della giovanissima scrittrice. In una sua recensione su "La Critica" (fasc. II, 1939), ne evidenziera' la laica capacita' di rapportarsi con coraggio al dolore del vivere, e la forza dei paesaggi e delle scene che "si sono fatte interne, si sono fuse con la sua anima". Intanto il tempo della Storia incalza. Insieme al fratello Max, Joyce entra a far parte del movimento "Giustizia e Liberta'" e nel 1938 incontra Emilio Lussu - mister Mill, per gli organizzatori della Resistenza in esilio, compagno e marito da ora in poi fino alla sua morte - e con lui vive la drammatica e spericolata vicenda della clandestinita', nella lotta antifascista. La Francia occupata dai nazisti, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, l'Inghilterra, saranno il teatro di rischiose missioni, passaggi oltre confine, falsificazioni di documenti, corsi di guerriglia... Raggiunto, in questa militanza nelle formazioni di G. L., il grado di capitano, nel dopoguerra verra' decorata di medaglia d'argento al valor militare. In Fronti e Frontiere - 1946 - lei stessa raccontera', in forma autobiografica, le dure e al tempo stesso avventurose esperienze di questo periodo: sara' un libro di grande successo. A liberazione avvenuta, vive da protagonista i primi passi della Repubblica Italiana ed il percorso del Partito d'Azione, fino al suo scioglimento. Promotrice dellÌ'Unione Donne Italiane, milita per qualche tempo nel Psi e nel 1948 fa parte della direzione nazionale del partito; preferira', tuttavia, tornare ad occuparsi di attivita' culturali e politiche autonome, insofferente di vincoli e condizionamenti d'apparato. Dal 1958 al 1960, continuando a battersi nel segno del rinnovamento dei valori libertari dell'antifascismo, spostera' il suo orizzonte di riferimento nella direzione delle lotte contro l'imperialismo. Sono gli anni dei viaggi con organizzazioni internazionali della pace, con movimenti di liberazione anticolonialistici; e per conoscere le situazioni storico-culturali del "diverso", si occupera' della poesia lontana ed, in un certo senso, estranea all'antica cultura dell'Occidente, quella degli "altri", dalla quale era fortemente attratta perche' la sentiva strumento unico, rapido ed efficace di conoscenza. Traduce, quindi, da poeti viventi, alternativi, non letterati, spesso provenienti dalla cultura orale: albanesi, curdi, vietnamiti, dell'Angola, del Mozambico, afroamericani, eschimesi, aborigeni australiani... Fu una splendida avventura, umana e letteraria, in cui la comunicazione derivo' non dalla conoscenza filologica di grammatiche e sintassi, quasi sempre inesistenti, ma dal rapporto diretto poeta con poeta, dalle lingue di mediazione, dai gesti, dai suoni, dal dolore cupo di sofferenze antiche ed ingiuste. La sua traduzione delle poesie del turco Nazim Hikmet - a tutt'oggi tra le piu' lette in Italia - e' un esempio eccellente per tutte. Fu cosi' naturale partecipare attivamente alle mobilitazioni in favore di perseguitati politici, quali l'angolano Agostinho Neto ed Hikmet, appunto, tanto per fare alcuni nomi. Proprio attraverso quest'ultimo verra' a conoscenza del problema curdo, "un popolo costretto a vivere da straniero nel suo territorio", come scrivera' in Portrait (1988, Transeuropa). E in un viaggio epico, dopo essere passata spavaldamente indenne attraverso le pastoie della burocrazia irachena, ed aver ottenuto dal Presidente, generale Aref in persona, un lasciapassare, raggiunse il Kurdistan e conobbe il valoroso popolo che lo abitava e i suoi eroi di allora: Jalal Talabani con i mitici guerrieri peshmarga', ed il "Mollah Rosso" Mustafa' Barzani. Era la meta' degli anni Sessanta e da allora la causa del popolo curdo divenne la causa di Joyce, che la porto' nel mondo e, soprattutto, nelle scuole. Dall'esperienza terzomondista derivo', cosi', dagli anni Settanta in poi, l'impegno alla riscoperta e valorizzazione dell'"altra storia": quella delle sibille e delle streghe, dei movimenti pacifisti, delle tradizioni locali devastate dalla globalizzazione, dando vita a molti progetti frutto della sua visione critica del divenire e delle sue intuizioni profetiche, che il tempo e gli studi avrebbero verificato esatte ed eccezionalmente attuali. Dedichera' una parte fondamentale della sua straordinaria carica vitale al rapporto con i giovani, nell'ipotesi di un futuro di pace, da costruire con impegno sistematico e conoscenze adeguate del passato, degli errori, delle violenze e delle ingiustizie che non dovevano ripetersi. Se conservera', allora, una certa diffidenza nei confronti delle istituzioni e delle persone che le rappresentano, riporra' pero' massima fiducia ed apertura verso le nuove generazioni; per questo fino alla primavera del 1998 ha occupato una parte notevole del suo tempo in scuole di ogni ordine e grado, animando incontri che incrociavano percorsi di storia, poesia, autobiografia, progettualita' sociale. E' morta a Roma il 4 novembre 1998, all'eta' di 86 anni". Cfr. anche la voce nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 513.

 

11. PROFILI. ROBIN MORGAN

 

Robin Morgan e' nata a Lake Worth in Florida nel 1941, e vive e lavora a New York; poetessa, saggista, romanziera, giornalista, e' dagli anni '70 una delle figure piu' vive del movimento delle donne. Tra le sue opere disponibili in italiano: l'intervista a cura di Maria Nadotti, Cassandra non abita piu' qui, La Tartaruga, Milano 1996; Sessualita', violenza e terrorismo, La Tartaruga, Milano 1998 (col titolo: Il demone amante. Sessualita' del terrorismo), 2003. Il suo sito e': www.robinmorgan.us

 

12. PROFILI. REBECCA SOLNIT

 

Rebecca Solnit e' un'intellettuale, scrittrice e attivista pacifista americana, autrice di diverse opere che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti; vive a San Francisco e per il suo impegno culturale e politico e' considerata l'erede di Susan Sontag. Riportiamo anche la scheda biobibliografica in calce a un'intervista a cura di Marco D'Eramo apparsa sul quotidiano "Il manifesto" e ripresa in "Coi piedi per terra" n. 133 del 5 novembre 2008: "Rebecca Solnit ha studiato a Parigi, e' una collaboratrice regolare di "Harper's", ha vinto nel 2004 il National Book Critics Circle Award (il premio nazionale dei critici americani). Ha scritto finora tredici libri e oltre venti saggi in volumi collettivi. Il testo di cui si discute nell'intervista, Hope in the Dark, e' del 2004 ed e' stato tradotto in coreano, francese, giapponese, olandese, svedese, tedesco; in Italia e' uscito nel 2005 presso Fandango libri col titolo Speranza nel buio, in cui rischia di perdersi il gioco di parole inglese: "in the dark" significa anche "essere all'oscuro", l'oscurita' di cio' che e' ignoto. Tra i suoi altri volumi, Savage Dreams: A Journey into the Landscape Wars of the American West (Sogni selvaggi: un viaggio nelle guerre di paesaggio del West americano, Sierra Club Books 1994, riedito nel 1995 e 1999), su Yosemity Park e i test nucleari in Nevada; Wanderlust: A History of Walking (Viking/Penguin 2000), tradotto in italiano presso la Bruno Mondadori (Storia del camminare, 2005); Hollow City: The Siege of San Francisco and the Crisis of American Urbanism (Citta' vuota: l'assedio di San Francisco e la crisi dell'urbanismo americano, Verso 2001); As Eve Said to the Serpent. On Landscape, Gender and Art (Come Eva disse al serpente: su paesaggio, genere e arte, University of Georgia Press 2001), River of Shadows: Eadweard Muybridge and the Technological Wild West (Fiume di ombre: Eadweard Muybridge e il tecnologico selvaggio West, Viking 2003); Storming the Gates of Paradise: Landscapes for Politics (All'assalto del paradiso: paesaggi per la politica, UC Press 2007). Il suo testo piu' recente, cui si fa cenno anche nell'intervista, e' News from Nowhere: Iceland's polite dystopia, sull'Islanda, uscito nel numero di ottobre 2008 della rivista "Harper's"". Opere di Rebecca Solnit: Savage Dreams: A Journey Into the Landscape Wars of the American West (1994); Book of Migrations: Some Passages in Ireland (1998); (con Susan Schwartzenberg), Hollow City: The Siege of San Francisco and the Crisis of American Urbanism (2002); Wanderlust: A History of Walking (2002); River of Shadows: Eadweard Muybridge and the Technological Wild West (2003); As Eve Said to the Serpent: On Landscape, Gender, and Art (2003); Hope in the Dark: Untold Histories, Wild Possibilities (2006); (con Philip L. Fradkin, Mark Klett, Michael Lundgren), After the Ruins, 1906 and 2006: Rephotographing the San Francisco Earthquake and Fire (2006); A Field Guide to Getting Lost (2006); Storming the Gates of Paradise: Landscapes for Politics (2007); A Paradise Built in Hell (2009). In italiano sono disponibili: Storia del camminare, Bruno Mondadori, Milano 2002, 2005; Speranza nel buio. Guida per cambiare il mondo, Fandango, 2005; Un paradiso all'inferno, Fandango, Roma 2009. Cfr. anche "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 426, "Voci e volti della nonviolenza" n. 159, "Coi piedi per terra" n. 133 e 345, "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 366, "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 309.

 

13. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

14. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Umberto Galimberti, La terra senza il male. Jung: dall'inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano 1984, 2001, pp. 272.

- Edward Glover, Freud o Jung?, Sugarco, Milano 1978, pp. VI + 218.

- Barbara Hannah, Vita e opere di C. G. Jung, Rusconi, Milano 1980, pp. 516

- Paolo Francesco Pieri, Introduzione a Jung, Laterza, Roma-Bari 2003, pp. VI + 194.

- Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung raccolti ed editi da Aniela Jaffe', Rizzoli, Milano 1978, pp. 496.

 

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

16. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 571 del 30 maggio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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