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Telegrammi. 594



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 594 del 22 giugno 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Giobbe Santabarbara: E dico le parole che van dette

2. Contro la guerra una proposta agli enti locali

3. Si e' svolto il 21 giugno a Viterbo un incontro di studio su "Arte contemporanea ed impegno civile"

4. Giancarla Codrignani: Le donne e l'Italia. 150 anni di presenza

5. Maurizio Ferraris intervista Franco Cassano

6. ingenere.it

7. Per sostenere il Movimento Nonviolento

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. GIOBBE SANTABARBARA: E DICO LE PAROLE CHE VAN DETTE

 

Mente sorseggio il mio caffe' all'arsenico

penso pensieri amari e disgustati.

E dico le parole che van dette.

 

Non e' contento il capo sanguinario

del sanguinario stato in cui viviamo

dei morti che la guerra ha ucciso gia'.

Vuole piu' sangue, vuole piu' massacri.

 

Ne' si contenta delle tante vittime

tra i migranti affogati, schiavizzati

o imprigionati nei campi nazisti

che lui riapri' e di cui mena vanto.

Vuole piu' schiavi, vuole piu' affogati

vuole piu' morti, piu' persecuzione.

 

Ma non e' solo il capo dello stato

col capo del governo e con intero

il parlamento a non saziarsi mai

del sangue dei migranti e degli afgani

dei libici e degli italiani infine

mandati a morire in folli guerre.

 

Non meno complici di queste stragi

sono tutti coloro che cio' vedono

e tacciono. Vi guardo in faccia e vedo

che dalle vostro bocche cola sangue.

 

Solo la nonviolenza puo' salvare

l'umanita'. Solo la nonviolenza

le guerre e le persecuzioni ferma.

 

2. INIZIATIVE. CONTRO LA GUERRA UNA PROPOSTA AGLI ENTI LOCALI

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Proponiamo a tutte le persone amiche della nonviolenza di inviare al sindaco del Comune, al presidente della Provincia ed al presidente della Regione in cui si risiede, una lettera aperta (da diffondere quindi anche a tutti i membri del consiglio comunale, provinciale, regionale, ed ai mezzi d'informazione) con cui chiedere che l'assemblea dell'ente locale approvi una deliberazione recante il testo seguente o uno analogo.

*

"Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... ripudia la guerra, nemica dell'umanita'.

Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... riconosce, rispetta e promuove la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Richiede al Governo e al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Richiede al Governo e al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Richiede al Governo e al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite".

 

3. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 21 GIUGNO A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO SU "ARTE CONTEMPORANEA ED IMPEGNO CIVILE"

 

Martedi' 21 giugno si e' svolto a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace" il secondo incontro di studio su "Arte contemporanea ed impegno civile".

Particolare attenzione e' stata dedicata alla riflessione e all'opera di artisti impegnati contro la guerra, contro il razzismo, contro il nucleare, contro la devastazione dell'ambiente.

 

4. RIFLESSIONE. GIANCARLA CODRIGNANI: LE DONNE E L'ITALIA. 150 ANNI DI PRESENZA

[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at alice.it) per averci messo a disposizione il testo della sua relazione su "Le donne e l'Italia. 150 anni di presenza" presentata al convegno promosso dall'Associazione degli ex-parlamentari della Repubblica, "Tra poplo e governo il ruolo del Parlamento. Convegno nel 150mo anniversario dell'Unita' d'Italia, Sala Zuccari - Senato della Repubblica, 3 maggio 2011.

Giancarla Codrignani, gia' presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; L'amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005. Si veda anche l'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 343. Un profilo di Giancarla Codrignani scritto da Annamaria Tagliavini ed apparso sull'Enciclopedia delle donne abbiamo riportato nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 513]

 

Giacomo Leopardi, per le nozze della sorella Paolina, da patriota consapevole che in Italia "tra fortuna e valor dissidio pose il corrotto costume", raccomandava: "donne, da voi non poco la patria aspetta". Diciamo che le donne ci hanno provato, ci provano; ma al "corrotto costume", che nella storia patria ogni tanto umilia valori che pur si pensano universali, vorrebbero contribuire con maggior riconoscimento.

Il contributo non manco' neppure quando, per "fare l'Italia" il prezzo da pagare era alto e si rischiava la vita. Aveva fatto da antesignana Eleonora Fonseca Pimentel che si batte' per la rivoluzione di Napoli e fini' al capestro pagando di persona passione politica e impegno. Tante - la maggior parte - rimasero anonime: "le giardiniere", le carbonare, le garibaldine, le tante popolane delle quali si perse anche il nome. Ebbero qualche fama le piu' visibili, spesso ritenute strane, se non poco virtuose. Infatti talora si travestirono da uomo per partecipare agli scontri con maggior liberta' di azione; sfilarono perfino in formazione e, secondo i criteri del tempo, non fu per loro onorevole. D'altra parte molte ebbero a cuore la promozione di scuole per bambine, gli interventi assistenziali e gli istituti educativi, in coerenza con la loro lotta per una "nuova" Italia. Ne' fu senza rilevanza che quasi tutte, anche quante ricorsero alle armi, portassero attenzione ai bisogni della societa': la prima inchiesta sulla poverta' e il degrado di Napoli fu di Jessie White Mario: "La miseria in Napoli" del 1877.

Il "genere" del contributo corrisponde alle grandi patriote, nomi che andrebbero meglio memorizzati. Come Bianca De Simone Rebizzo, nel cui salotto genovese si progetto' sia la spedizione di Pisacane, sia l'impresa dei Mille. La contessa Clara Maffei, che, quando si separo' da un marito donnaiolo, riceveva in casa i patrioti - i salotti sono prerogativa femminile e il suo fu dovuto all'iniziativa del conte per distrarre la moglie dopo la morte della figlioletta - e condivise "le trame" fino alla repressione austriaca dopo i moti del '53. Luigia Battistotti Sassi, sicuramente sconosciuta, ma non una timorata da retrovie, se le cronache del tempo dicono che nelle Cinque giornate fosse a Milano "la migliore fra gli uomini" per combattivita'. Luisa Solera Mantegazza che, anticipando la Montessori, istitui' il primo asilo-nido e creo' un centro educativo per lavoratrici, ma che, dopo il 1848, accolse nella sua villa disertori e garibaldini feriti e piu' volte tenne testa alle perquisizioni austriache. Antonietta De Pace, una pugliese antiborbonica, audacissima e pronta a tutti i travestimenti, imprigionata e sottoposta a carcere durissimo, che resistette senza denunciare i compagni e al processo si appello' alla stampa e alla pubblica opinione; fu lei che, con Emma Ferretti, sfilo' a fianco di Garibaldi a Napoli nel 1860. Jessie White Mario, la giornalista inglese che diffuse le idee risorgimentali in Europa e in America; seguendo Garibaldi si impegno' in tutti i luoghi di conflitto insieme con il piu' noto marito Alberto. La stessa Virginia Oldoini contessa di Castiglione, la "seduttrice" che, per ordine di Cavour (una bella donna puo' essere una complice consapevole?), "conquisto'" Napoleone III inducendolo all'alleanza franco-piemontese. E anche Elisabetta Caracciolo, una suora ribelle, che gia' in convento era conosciuta come rivoluzionaria; non avendo ottenuto la dispensa, durante un permesso per malattia, entro' nel movimento, venne liberata da un arresto pericoloso, si fece clandestina, finche' nel 1860, ottenuta la riduzione laicale, scrisse il romanzo della sua vita, Misteri del chiostro napoletano, uno dei best-seller del tempo, tradotto in diversi paesi europei.

Il Risorgimento va riletto, dunque, e, come ogni pagina della storia, andrebbe ripensato a misura non dei soli dati oggettivi, ma dalle testimonianze dei contemporanei e dalle nuove ricerche storiche e archivistiche, in particolare quelle innovative delle storiche. Infatti, sembra che ancor oggi bastino due righe nei libri scolastici per dire che "parteciparono anche le donne", senza definire quante sono state e che cosa hanno fatto e, soprattutto, pensato.

Tra le iniziative memorabili di queste celebrazioni mi sembra abbastanza provocatorio il film di Mario Martone sul volto nascosto del Risorgimento, Noi credevamo. Una donna che lo abbia visto si accorge di aver memorizzato solo idee e figure maschili, anche se ci sono due "protagoniste", Giuditta Bellerio e Cristina di Belgioioso, compagne del movimento risorgimentale. Infatti interpretano ruoli tradizionalmente femminili che fanno dell'una la consolatrice e dell'altra la donna libera che dispone di se', finanzia i patrioti e sceglie gli amanti.

Donne che, invece, sono da ricordare per qualche motivo piu' originale. La baronessina Giuditta Bellerio, andata sposa giovanissima al ricco patriota carbonaro Sidoli, che, morto precocemente, la lascio' con quattro figli, immediatamente sottratti alla madre dal suocero austriacante che l'accuso' di incapacita' perche' di idee sovversive. Incarcerata a Modena, in Toscana, a Milano imprigionata da Radetzky, e' lei che aveva consegnato ufficialmente nel 1832 alla guardia civica di Reggio Emilia il tricolore ed e' lei che, esule a Lugano e a Marsiglia, aveva ospitato gli esuli e tra essi Mazzini. Con lui, divenuto suo partner e padre dell'ultimo figlio, fondo' la Giovane Italia continuando la campagna di sostegno al Risorgimento in Europa e in Italia. Stabilitasi infine a Torino, apri' un salotto politico in cui la nuova politica consolidava le vie dell'unita'.

Quanto alla figlia di Gerolamo Trivulzio, Cristina, nonostante i dodici nomi datile nel 1808 al fonte battesimale e nonostante l'enorme patrimonio di cui divenne a quattro anni erede universale, per ribellione al matrimonio con il figlio del tutore sposo' il bel principe di Belgioioso. Quando il marito le propose un menage a' trois, Cristina ha diciotto anni: scandalizzando i benpensanti, lascia il marito e Milano per trascorrere un paio d'anni di viaggi in Italia, incontrando patrioti e rivoluzionari. Quando la polizia austriaca l'obblighera' al rientro, fuggira' in Francia, dove continuera' ad impegnarsi per la causa. Recuperata parte del patrimonio, nel 1840 ritorna in Italia dove, senza abbandonare l'interesse per la politica, si dedica al riformismo sociale. Vive con la sua bambina "illegittima" a Locate, nel feudo Trivulzio, a contatto con la poverta' dei contadini lombardi. Rifacendosi alle teorie di Saint-Simon e Fourier, crea un asilo esemplare (secondo il giudizio di Ferrante Aporti), poi scuole elementari maschili e femminili, contestata dal perbenismo borghese di chi - lo stesso Manzoni - riteneva che i contadini non avessero bisogno di cultura. Pubblica libri (un "Saggio sulla formazione del dogma cattolico"), traduce in francese il Vico, ha contatti con le grandi personalita' del Risorgimento da Cavour a Cattaneo, si impegna nell'editoria liberale e collabora con contributi propri, critici anche delle contrapposizioni litigiose dei patrioti, a sostegno della necessita' della mediazione monarchica. Tuttavia, quando scoppiano le "cinque giornate di Milano" porta alla citta' i 200 volontari della "divisione Belgioioso". Dopo il cedimento di Carlo Alberto torna a Parigi, ma, quando anche i francesi "tradiscono", va a sostenere la Repubblica romana, organizzando anche il corpo delle infermiere. Dopo la fine tragica della Repubblica, Cristina torna alle peregrinazioni, da Malta ad Atene, alla Turchia (in Cappadocia compera un terreno per fondare una colonia per gli esuli italiani), alla Terrasanta; pubblica le sue esperienze in Ricordi e in articoli che, contro l'esotismo di moda, registrano le piaghe della poverta' e dell'ignoranza in Oriente. Una volta che l'unita' si e' realizzata, non cessa l'impegno: fonda un giornale di impianto europeo, "L'Italie", e produce saggistica fino alla morte, nel 1871. Di se' disse che sapeva di essere stata una bambola da salotto, ma voleva essere ricordata come topo di biblioteca.

Non e' senza interesse aggiungere la menzione delle donne che approfittarono della rivoluzione risorgimentale per alzare anche la bandiera di una propria liberta', per "fare" l'Italia con le idee, l'esperienza, le proposte delle donne che speravano nel grande cambiamento, liberatorio anche per il genere femminile. "Anche noi credevamo...". Nel 1861 le condizioni delle donne erano, anche giuridicamente, di assoluta subalternita' e il costume restava totalmente patriarcale: gran parte delle prime notti nuziali erano stupri; se una vedova era incinta, riceveva la tutela di un "curatore al ventre" perche' la legge la riteneva inaffidabile; se studiavano, erano ritenute strane e, comunque, erano loro vietate cattedre e potere culturale; se condividevano le lotte del lavoro, i sindacati le collocavano in prima fila nei cortei per la speranza che il regio esercito non sparasse sulle donne. Chiesero il voto - e la Repubblica romana lo aveva implicitamente ammesso nella sua Costituzione - ma lo ebbero dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia in Italia circolava un centinaio di riviste e rivistine femminili non sempre modellate sul perbenismo ufficiale. Lo scorrere dei decenni avrebbe comprovato che ai grandi fermenti femminili non corrispondeva alcuna volonta' politica paritaria. Infatti, nonostante la pressione del movimento suffragista, nel 1912 il voto fu dichiarato "universale" solo per i maschi maggiorenni e il socialista Turati provoco' lo sdegno delle lavoratrici (e di Anna Kuliscioff, rappresentante del partito e sua compagna di vita) sostenendo in Parlamento che si trattava ancora di una richiesta borghese. La donne contestarono le guerre e nel 1912 si sdraiarono sui binari per impedire la partenza delle tradotte per la conquista della Libia. Come genere furono umiliate dal fascismo, che le rese riproduttrici di corpi da cannone o da fabbrica. Parteciparono alla Resistenza e le partigiane vennero chiamate "staffette", termine riduttivo - rispetto allo sparare in montagna - per chi portava armi smontate nelle sporte piene di verdura lungo strade pattugliate da SS e fascisti. Subirono la Shoa' e trovarono in Etty Hillesum la donna che, senza essere teologa, sciolse in anticipo i dubbi di chi non riconosce piu' Dio dopo Auschwitz: non e' Dio - disse Etty - che aiuta noi, siamo noi umani che, proprio nel lager, lo aiutiamo. Sotto le dittature e le repressioni ancora poco lontane da noi nel tempo, in America Latina come in Urss, in Asia come in Africa subirono - e subiscono - torture specializzate e verranno - vengono - stuprate per odio etnico e politico. Troppe subiscono tuttora violenza, una violenza specifica che diventa spesso mortale, anche nei paesi definiti civili, all'interno della famiglia delle relazioni amicali e sociali: non riesce a diventare "universale" il diritto all'inviolabilita' del corpo; e anche gli aborti, conseguenza dell'irresponsabilita' di rapporti di forza, sono a loro carico. Le donne sono il 52% dell'elettorato, ma la rappresentanza in Parlamento e' del tutto sproporzionata (1). Anche nelle Chiese c'e' anomala sproporzione tra la partecipazione di fede e l'autorevolezza di parola. Sono diventate soldate, secondo un criterio di parita' che non tiene conto della necessita' di riflettere se chi partorisce la vita puo' disporsi ad uccidere altri corpi, nati come i propri figli da un corpo che come il suo con fatica da' vita. E sembra che, in questi ultimi tempi, l'adeguamento al "modello unico" comporti altre intriganti complicazioni: se il corpo diventa merce, si puo' farne oggetto di compravendita mediatica. Ancora una volta la differenza gioca a danno: l'uomo puo' diventare schiavo sul lavoro, mentre la donna, oltre ad avere meno diritti e paghe inferiori, da un lato diventa un ammortizzatore sociale per il lavoro domestico che le viene assegnato per ruolo e che e' sostitutivo dei servizi sociali; dall'altro subisce la distorsione della propria immagine, distruttiva di ogni rispetto, formale e sostanziale, della dignita' femminile.

Il summit di questa primavera di Women in the World, tra i casi di paesi sessisti, dopo Iran, Arabia Saudita e Cambogia registrava l'Italia. Non e' lusinghiero, anche perche' sono dati non contestabili. Tutti i dati statistici italiani indicano l'eccellenza delle competenze femminili in ogni campo e sembra francamente autolesionista che il sistema non si giovi della meta' del contributi qualitativamente alti a disposizione. Mazzini diceva che "dovunque ci sia stato uno schiavo, c'e' stato anche un padrone e ambedue distorcono e corrompono l'idea della vita". A prescindere dall'art. 3 della Costituzione (letto anche nel suo secondo comma), una filosofa come Martha Nussbaum assegna ai governi il compito di creare i presupposti per "la vita buona", rappresentata dallo sviluppo delle capacita' dei cittadini, la buona salute, la visione morale, la sintonia con la natura, e l'apprezzamento per l'aspetto ironico e giocoso dell'esistenza. Sarebbe come "prendersi in braccio la societa'" per vedere se, insieme, si riesce a cambiare l'ordine delle priorita' attualmente valide per i governi. L'Associazione internazionale delle economiste femministe da anni propone la trasformazione del concetto di Pnl, tuttora, nonostante la finanziarizzazione, fondato sulla sola produttivita': se lo si incrociasse con la riproduzione (da intendersi non in termini biologici, ma nel legame con i valori della sopravvivenza e della convivenza) dovrebbe cambiare l'ordine delle priorita' politiche. Appare davvero uno spreco l'oscuramento della cultura delle donne. Forse neppure noi siamo cosi' felici come sperava Cristina di Belgioioso che nel 1866, sul primo numero della "Nuova Antologia", scriveva "della presente condizione delle donne e del loro avvenire": "Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicita'!".

*

Note

1. In Italia il Parlamento e' composto di 191 donne su 945 eletti (il 20,2 %) e, in particolare, 133 donne alla Camera (21,5%) e 58 al Senato (18,4). Nei Comuni, fino al maggio 2011, su 118.000 amministratori il 18,2 sono di genere femminile (ma per i sindaci la percentuale cala al 10,6 %).

 

5. RIFLESSIONE. MAURIZIO FERRARIS INTERVISTA FRANCO CASSANO

[Dal quotidiano "La Repubblica" del 2 giugno 2011 riprendiamo la seguente intervista a Franco Cassano a cura di Maurizio Ferraris dal titolo "Contro la ragione cinica. Cassano e l'umilta' del male".

Maurizio Ferraris (Torino, 1956) e' professore ordinario di Filosofia teoretica nella Facolta' di Lettere e filosofia dell'Universita' di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata (Ctao). E' stato direttore di programma al College International de Philosophie (Parigi), visiting professor in numerose universita' (Colorado Springs, Monterrey, Ginevra, Montpellier, Lipsia...) e, a piu' riprese, borsista della Alexander von Humboldt-Stiftung (Bonn). Ha collaborato e collabora a vari quotidiani e dirige la "Rivista di estetica". Ha scritto una trentina di libri, tra cui la Storia dell'ermeneutica (Milano, Bompiani 1988), giunta alla quinta edizione e tradotta in inglese e in spagnolo, Estetica razionale (Milano, Cortina 1997), che ha rilanciato il dibattito sull'estetica come teoria della percezione. Tra i piu' recenti: Experimentelle Aesthetik (Vienna, Turia und Kant 2001), L'altra estetica (con altri autori, Torino, Einaudi 2001), Una ikea di universita' (Milano, Cortina 2001), Il mondo esterno (Milano, Bompiani 2001), A taste for the Secret (con Jacques Derrida, London, Blackwell 2001), Ontologia (Napoli, Guida 2003), Introduzione a Derrida (Roma-Bari, Laterza 2003, seconda edizione 2004). Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura (Milano, Bompiani 2004) e' giunto in pochi mesi alla terza edizione. Tra le opere di Maurizio Ferraris: (2008) Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani, Turin, Einaudi; (2007) La Fidanzata Automatica, Milan, Bompiani; (2007) Sans Papier. Ontologia dell'attualita', Rome, Castelvecchi; (2006) Babbo Natale, Gesu' Adulto. In cosa crede chi crede?, Milan, Bompiani; (2006) Jackie Derrida. Ritratto a memoria, Turin, Bollati Boringhieri; spanish translation Jackie Derrida. Retrato de memoria, Bogota', Siglo del Hombre, 2007; (2005) Dove sei? Ontologia del telefonino, Milan, Bompiani, 2nd edition 2006; french translation T'es ou'? Ontologie du telephone mobile, Paris, Albin Michel, 2006; forthcoming translations in spanish, korean and hungarian; new edition in "Letture di filosofia" collection, introduction by Umberto Eco, Milan, Il Sole 24 ore, 2007; (2004) Goodbye Kant!, Milan, Bompiani, 5th edition 2006; spanish translation Goodbye, Kant! Que' queda hoy de la Critica de la razon pura, Madrid, Losada, 2007; (2003) Ontologia, Naples, Guida; (2003) Introduzione a Derrida, Rome-Bari, Laterza, 2nd edition 2004; spanish translation Introduccion a Derrida, Buenos Aires-Madrid, Amorrortu editores, 2006; (2001) L'altra estetica, Turin, Einaudi (with other authors); (2001) Il mondo esterno, Milan, Bompiani; (2001) Experimentelle Aesthetik, Vienna, Turia und Kant; (2001) Una ikea di universita', Milan, Cortina; (2000) Nietzsche y el nihilismo, Madrid, Akal; (1999) Nietzsche, Rome-Bari, Laterza (with other authors), 2nd edition 2004; (1998) L'ermeneutica, Rome-Bari, Laterza, 2a edizione 2003; mexican translation La hermeneutica, Ciudad de Mexico, Taurus Mexicana, 2000; spanish translation by La aro Sanz, La Hermeneutica, Madrid, Ediciones Cristiandad, 2004; (1998) Honoris causa a Derrida, Turin, Rosenberg & Sellier; (1997) Estetica razionale, Milan, Cortina; (1997) Il gusto del segreto, with J. Derrida, Rome-Bari, Laterza; english translation, A Taste for the Secret, London, Blackwell, 2001; portuguese translation, O Gosto do Segredo, Lisboa, Fim de Seculo, 2006; (1996) Estetica, Turin, Utet; (with other authors); (1996) L'immaginazione, Bologna, il Mulino; spanish translation, La Imaginacion, Madrid, Visor, 1998; (1994) Analogon rationis, Milan, Pratica filosofica; (1992) Storia della volonta' di potenza, in Friedrich Nietzsche, La volonta' di potenza, Milan, Bompiani; (1992) Mimica. Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Milan, Bompiani; spanish translation, Luto y Autobiografia, Mexico City, Taurus, 2000; (1991) La filosofia e lo spirito vivente, Rome-Bari, Laterza; (1990) Postille a Derrida, Turin, Rosenberg & Sellier; (1990) Cronistoria di una svolta, in Martin Heidegger, La svolta, Genoa, il Melangolo; (1989) Nietzsche e la filosofia del Novecento, Milan, Bompiani; 2nd edition 1999; (1988) Storia dell'ermeneutica, Milan, Bompiani; 8th edition 1998; english translation, History of Hermeneutics, New Jersey, Humanities Press, 1996; spanish translation, Historia de la Hermeneutica, Madrid, Akal, 2001 and Mexico City, Siglo XXI, 2002; (1987) Ermeneutica di Proust, Milan, Guerini e associati; (1986) Aspetti dell'ermeneutica del Novecento, in Il pensiero ermeneutico. Testi e materiali, Genoa, Marietti; (1984) La svolta testuale. Il decostruzionismo in Derrida, Lyotard, gli "Yale Critics", Pavia, Cluep; 2nd edition, Milan, Unicopli, 1986; partial spanish translation in M. Asensi (ed.), Teoria literaria y deconstruccion, Madrid, Arco / Libros, 1990; (1983) Tracce. Nichilismo moderno postmoderno, Milan, Multhipla; 2nd edition, Milan, Mimesis, 2006; (1981) Differenze. La filosofia francese dopo lo strutturalismo, Milan, Multhipla, 2nd edition, Milan, Edizioni Albo Versorio, 2007. Cfr. anche il sito www.labont.it/ferraris

Franco Cassano, docente universitario, e' un autorevole sociologo e saggista. Dal sito www.comune.benevento.it riprendiamo la seguente scheda di qualche anno fa: "Franco Cassano e' nato ad Ancona nel 1943 e insegna Sociologia della conoscenza nell'Universita' di Bari. E' stato intellettuale di punta del marxismo meridionale, ma ha iniziato, negli anni Ottanta, una riflessione che, senza rinnegare quelle radici, si apriva a nuovi orizzonti. Il pensiero meridiano, ovvero ripensare il Mezzogiorno riconsiderando la sua identita' culturale rispetto a una modernizzazione che non lo ha fatto, e' l'opera che nel 1996 ha aperto il dibattito sull'autonomia del pensiero meridionale. In Approssimazione. Esercizi di esperienza dell'altro (Il Mulino, 1989), partendo dal presupposto dell'assoluta trascendenza dell'altro, chiunque egli sia, venivano analizzati i modi dell'avvicinamento, riconoscendo la necessita' di "una volonta' d'impotenza". Partita doppia. Appunti per una felicita' terrestre (Il Mulino, 1993) era uno straordinario percorso in otto stazioni che cercavano di evidenziare come ogni situazione della vita e della storia sia, appunto, una "partita doppia", abbia vantaggi e svantaggi, schiudendoci spesso all'orizzonte tragico, che e' quello in cui l'uomo e' gettato. Ne Il pensiero meridiano (Laterza, 1996), il suo libro piu' celebre che ha posto le basi teoriche di un nuovo meridionalismo, il Sud del mondo (anche attraverso una riflessione su Camus e Pasolini) viene pensato a partire da parametri nuovi, valorizzandone prima di tutto l'osmosi con il mare, l'"andar lenti", contro il mito moderno dell'"homo currens", la sua dimensione di frontiera. Con Mal di Levante (Laterza, 1997) e Paeninsula (Laterza, 1998) Cassano ha esteso la sua riflessione a Bari e all'Italia, insistendo su temi come la contaminazione tra le culture per risolvere il rapporto con il futuro. Modernizzare stanca (Il Mulino, 2001) raccoglie una serie di saggi in cui Cassano riflette con sobrieta' e ironia su una gran varieta' di aspetti del vivere umano. La modernita' - questa la tesi di fondo - presenta dei coni d'ombra: esistono degli aspetti che non riesce a risolvere in modo soddisfacente, esistono dei valori (favole, preghiere, ricordi infantili, passioni, relazioni affettive) che essa, a volte colpevolmente, trascura, e che possono essere proficuamente riattivati per renderci meno nevrotici. Il suo ultimo lavoro e' una breve saggio su Leopardi, Oltre il nulla (Laterza, 2003), la cui tesi centrale e' che il "nulla" nell'autore de La ginestra e' solo la penultima parola. Il disincanto di cui il recanatese si fece teorico e poeta non coincide con la resa. Nostro compito e' farci carico della verita' senza rassegnarsi. Nello stesso tempo Leopardi va riattivato come poeta civile, alfiere di una "solidarieta' planetaria", che puo' nascere dalla capacita' dello "sguardo da lontano". Cassano appare come uno dei pensatori piu' liberi ed originali del panorama intellettuale italiano, grazie anche alla sua passione e alla sua inesausta curiosita' intellettuale, che rompe barriere tra discipline e ideologie. Fa parte del comitato scientifico del Laboratorio Progetto Poiesis e della redazione della rivista "Da qui". Presiede a Bari il movimento di cittadinanza attiva Citta' plurale"]

 

Mentre i progressisti puntano le loro carte sulla necessita' della emancipazione dell'uomo, i conservatori hanno sempre insistito sul fatto che l'uomo e' una creatura strutturalmente debole, che matura tardi e che non esce mai definitivamente dall'infanzia. Per i conservatori, dunque, l'umanita' ha bisogno, molto piu' che di determinare liberamente il proprio destino, di essere guidata dall'autorita' e legata da una "dolce catena", prodiga di indulgenza e di complicita'. Questi sentimenti non sono disinteressati, perche' trasformano il potere in un padre che comanda, protegge e perdona, ma che al momento buono puo' chiedere a sua volta di essere perdonato.

Tra i meriti dell'ultimo libro di Franco Cassano, L'umilta' del male (Laterza), c'e' il riconoscere quanto questo principio abbia trovato attuazione nel mondo del populismo mediatico, e nell'invitare il pensiero progressista a fare i conti con questa circostanza. Lo fa attraverso una analisi che muove da una lettura della Leggenda del Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij e trova i suoi punti di forza nel confronto con la nozione di "zona grigia" elaborata da Primo Levi e con il dialogo tra Adorno e Gehlen sul ruolo delle istituzioni nel modellare la natura umana. Il tutto per mettere a fuoco il problema: la via dell'emancipazione e del rigorismo razionale e morale - che costituisce tradizionalmente il vessillo un po' astratto delle sinistre spesso troppo fiere della loro superiorita' - e' forse una porta troppo stretta, che rischia di fare il gioco dei conservatori, che sanno sfruttare per i loro fini la propensione dell'uomo alla sottomissione, alla festa e all'illusione.

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- Maurizio Ferraris: Professor Cassano, il suo libro ha suscitato, a giusto titolo, un ampio dibattito, in particolare sul "Foglio", che ci ha letto soprattutto una critica del perfettismo morale di stampo illuminista.

- Franco Cassano: La critica del perfettismo non conduce ne' a posizioni reazionarie ne' all'esaltazione del libertinismo. Chi lo afferma stravolge ad altri fini la mia critica. Ne' d'altra parte e' possibile ridurre la fiducia dell'Illuminismo nell'uomo ad una rimozione dei suoi difetti e delle sue debolezze. Basti pensare a Kant, che diceva che "da un legno storto, come quello di cui l'uomo e' fatto, non puo' uscire nulla di interamente diritto", ma non per questo lasciava cadere l'impegno per approssimarsi alla perfezione. La mia critica al perfettismo mira soprattutto a evitare l'isolamento dei migliori, di quelli che il Grande Inquisitore chiama i "dodicimila santi", a spingerli a non lasciare al male la confidenza con le debolezze dell'uomo, cioe' a non regalare ad esso la maggioranza. Tra la perfezione e la passivita' esistono infinite sfumature della condizione umana. Io invito ad avere curiosita' per queste mille sfumature, perche' e' dalla loro conoscenza che dipende l'esito della lotta.

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- Maurizio Ferraris: Il suo discorso contiene analisi obiettiva e proposta strategica. Incomincio riassumendone l'analisi. Coloro che esortano al bene si impegnano su una via difficile, che e' data a pochi, ai dodicimila eletti di cui parla la leggenda del Grande Inquisitore. I quali poi possono diventare orgogliosi e sprezzanti nei confronti di coloro che non rientrano nel novero degli eletti, cioe' della maggioranza. La via del male, invece, e' tollerante e aperta. Conosce le debolezze umane, le perdona, e assume come motto il principio "Non giudicare se non vuoi essere giudicato".

- Franco Cassano: In realta' il male non e' sempre cosi' tollerante. L'Inquisitore della Leggenda ha appena fatto bruciare sul rogo cento eretici e puo' far incarcerare chi vuole. La sua "umilta'" e' molto asimmetrica e custodisce una spietata disuguaglianza. Per lui gli uomini sono fanciulli incapaci di essere liberi, che cedono volentieri il peso della loro liberta' a qualcuno che decida per loro. Tenendosi basso, umile nel senso etimologico della parola, l'Inquisitore comanda e governa. E non solo l'Inquisitore del Cinquecento, ma anche quello di oggi. Penso al grande peso assunto oggi dalla cultura di massa. Su quest'ultima Adorno dice, sia pure in modo unilaterale, una cosa importante: essa non viene prodotta spontaneamente da chi la consuma, ma da un'industria culturale, che mira a profitto e potere. Solo che chi vuole vendere un prodotto, deve conoscere bene il consumatore. Non vuole giudicarlo, ma conquistarlo, anzi sedurlo, portarlo a se'. La logica e' sempre la stessa, mantenerlo fanciullo per decidere al posto suo. L'umilta' del male e' un'umilta' molto interessata.

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- Maurizio Ferraris: Veniamo ora alla sua proposta strategica.

- Franco Cassano: Il mio criterio-guida e' molto netto: fa bene chi allarga la fraternita' tra gli uomini e mira a renderli liberi, fa male chi procede nella direzione contraria, chi mira a mantenerli fanciulli per renderli dipendenti da se'. E il terreno di questa contesa e' la fragilita' degli uomini, che non e' un difetto di alcuni di essi, ma la nostra condizione comune. Certamente rispetto al cinismo dell'uomo di potere la supponenza dei giusti e' un peccato molto minore, ma puo' portarli ad isolarsi dagli altri uomini, e cosi' ad oscillare, come spesso e' accaduto, tra il moralismo impotente e una potenza che si trasforma in terrore. A questa oscillazione rovinosa ci si sottrae solo riscoprendo la fragilita' dell'uomo, parlando ad essa, provando a ridurla. La cavalleria morale mi interessa, ma io vorrei salvare anche la fanteria. A che servono i santi se non a salvare i fanti?

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- Maurizio Ferraris: Spesso il male non si limita a declassare il bene come un ideale irraggiungibile, ma propone il discorso del "che male c'e'?" nel commettere certe azioni che il senso comune considera, a torto o a ragione, un male. A questo punto, specie se a fare il discorso del "che male c'e'?" e' un potente, un aspirante superuomo, ha luogo (o si auspica che abbia luogo) una trasvalutazione, e il male diventa il bene, o quantomeno un ideale legittimamente desiderabile.

- Franco Cassano: Recentemente ho letto un libro di un giovane studioso francese che, partendo dalla Favola delle api di Mandeville, teorizzava la corruzione come il meno repressivo dei legami sociali, un tipo di relazione da estendere perche' fondata sul consenso e non sull'obbedienza a dei principi. Ma se tutto e' negoziabile dagli individui, dal corpo di una ragazza all'onesta' di un funzionario, l'unico valore che sopravvive e' quello di scambio. La trasvalutazione di tutti i valori evocata da Nietzsche ha trovato la sua piu' coerente realizzazione in quell'individualismo di massa che nasce dall'estensione del mercato ad ogni sfera delle relazioni sociali. Il superuomo su scala ridotta di cui lei parla e' il beniamino di molte campagne pubblicitarie. E' il mercato che oggi salva o sommerge. Esso fa si' che anche i tanti perdenti continuino a pensarsi come individui, a credere che l'unica via sia quella di salvarsi da soli. L'umilta' permette al male di diventare molto popolare, di riempire l'orizzonte. Ma per quanto popolare, esso rimane sempre il male. Per farlo capire e per denunciarlo sono necessari la voce e l'esempio di uomini verticali. Ma la denuncia puo' non bastare: bisogna provare a smontare il rapporto che il male ha costruito con la maggioranza degli uomini. Si devono criticare le risposte, ma non censurare le domande.

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- Maurizio Ferraris: In Italia il Grande Inquisitore ha un vantaggio rispetto ad altre nazioni, e cioe' che alle debolezze che caratterizzano tutti gli uomini in tutto il mondo si aggiunge la fragilita' delle istituzioni.

- Franco Cassano: Sono del tutto d'accordo. La legalita' e' un bene comune fondamentale di una societa' e la sua difesa rigorosa e' uno strumento necessario per sbarrare la strada a tutti i prevaricatori, senza distinzioni di rango. Pero' mi consenta un'osservazione: necessario non vuol dire anche sufficiente. Io voglio che siano rispettate le leggi esistenti, ma voglio pensare anche a quelle da fare. Se mi passa la metafora calcistica direi che il dramma dell'attuale situazione politica italiana sta nel fatto che essa ci schiaccia sulla fase difensiva della legalita' e non ci spinge mai a curare quella offensiva. Quando, spero presto, ci troveremo di fronte a scenari politici nuovi, dovremo ritornare al futuro e dire, ad esempio, con quali provvedimenti intendiamo affrontare in modo rapido ed efficace il problema della disoccupazione giovanile. Su questi argomenti dovremo avere idee forti, largamente condivise e praticabili. Se cosi' non fosse, si aggraverebbero tutti i problemi e quindi anche la tenuta della legalita'.

 

6. SITI. INGENERE.IT

[Dal sito www.ingenere.it riportiamo la seguente scheda di presentazione]

 

ingenere.it e' fatto da una piccola redazione e un grande numero di collaboratrici e collaboratori.

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Redazione

Francesca Bettio insegna economia del lavoro e applicazioni microeconometriche all'Universita' di Siena. Fa parte del Board Editoriale di riviste nazionali e internazionali e ha una lunga esperienza di collaborazione scientifica con diverse organizzazioni internazionali. Attualmente e' coordinatore scientifico del network europeo Egge (Employment and Gender Equality Issues).

Roberta Carlini, giornalista free lance, si occupa di economia, societa', lavoro, politica economica. Collabora con "L'espresso" e altri periodici. Coordina il sito di informazione economica www.sbilanciamoci.info. E' stata vicedirettore del "Manifesto" dal 1998 al 2003. Sito personale: www.robertacarlini.it

Marcella Corsi, economista, Ph.D. presso l'Universita' di Manchester (Uk), insegna Economia Politica presso l'Universita' "La Sapienza" di Roma. E' autrice di numerosi lavori che spaziano dall'economia del lavoro alle tematiche dello sviluppo umano (spesso in ottica di genere). Attualmente e' coordinatore scientifico del network europeo EggsiI (Gender equality, social inclusion, health and long term care). E' socia di Asdo (Assemblea per lo sviluppo delle donne e la lotta all'esclusione) e fa parte del comitato scientifico di Fondazione Risorsa Donna.

Annalisa Rosselli insegna storia dell'economia politica e storia dei mercati finanziari all'Universita' di Roma "Tor Vergata". Economista, membro dell'International Association for Feminist Economics. In Italia ha collaborato con numerose amministrazioni locali a progetti di Bilanci di genere e insegnato a corsi di formazione e Master sul tema delle Pari Opportunita'. Fa parte dell'European Gender Budgeting Network che, tramite workshop e conferenze internazionali, mantiene i collegamenti in Europa tra esperte di Gender Budgeting.

Annamaria Simonazzi insegna Economia Politica ed Economia Italiana ed Europea all'Universita' di Roma "La Sapienza". Da molti anni coordina, in qualita' di presidente del comitato scientifico della Fondazione G. Brodolini, ricerche e progetti europei. Attualmente e' co-coordinatore scientifico del network europeo Egge (Employment and Gender Equality Issues) e Consulente scientifico del network europeo Eggsi (Gender equality, social inclusion, health and long term care). Fa parte di diverse organizzazioni internazionali, fra cui l'International Working Party on Labour Market Segmentation.

Paola Villa, economista, Ph.D alla University of Cambridge, e' docente alla Facolta' di Economia dell'Universita' degli Studi di Trento. Il campo di ricerca principale e' l'economia del lavoro. E' autrice di numerosi studi con riferimento specifico alle dinamiche dell'occupazione e della disoccupazione. Una parte rilevante dell'attivita' di ricerca degli ultimi anni e' stata dedicata alle problematiche connesse con l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro.

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Segreteria di redazione

Barbara Leda Kenny, di formazione antropologa, attualmente gestisce la libreria delle donne Tuba e collabora con la Fondazione Brodolini nell'area di ricerca e progettazione sulle pari opportunita'. Nel 2007 e' stata project manager di Wonbit "Donne e biotecnologie: approcci femministi e scientifici", un progetto della Fondazione Brodolini e l'Associazione Donne e Scienza, sponsorizzato dalla Commissione Europea. Nel 2005 ha vinto una borsa di studio quadriennale per disegnare e implementare le politiche per la promozione delle pari opportunita' nella scienza per il Nanofunpoly Network di Eccellenza Europeo. Dal 2002 al 2005 ha lavorato per l'Associazione Differenza Donna nei diversi centri antiviolenza che l'Associazione gestisce.

Giulia Tercovich, laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, collabora con la Fondazione Giacomo Brodolini all'organizzazione delle attivita' di ricerca principalmente rivolte alla promozione delle pari opportunita' nell'area dell'Est Europa.

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Editore

La Fondazione Giacomo Brodolini (www.fondazionebrodolini.it) e' un Istituto Culturale e un Centro di Ricerca che incentra la propria attivita' su tematiche economiche e sociali rivolgendo particolare attenzione ai problemi riguardanti l'occupazione, la tutela del lavoro e la protezione sociale con rigore metodologico e seguendo un approccio interdisciplinare. La Fondazione e' stata istituita nell'aprile del 1971 al fine di continuare l'opera culturale e sociale dell'ex ministro del lavoro Giacomo Brodolini, a cui si deve l'approvazione dello Statuto dei lavoratori. L'evoluzione della societa' italiana ed europea ha portato negli ultimi anni la Fondazione G. Brodolini a concentrare la propria attenzione sui temi dell'inclusione sociale e della differenza di genere, producendo numerose ricerche sul tema delle pari opportunita'. In questo ambito la Fondazione coordina dal 2007 per la Commissione Europea (Dg Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità) la rete Egge - Gender Equality and Employment- che fornisce analisi e raccomandazioni sulle politiche del lavoro in un'ottica di genere per ognuno dei paesi membri dell'Unione Europea ed e' tra i coordinatori della rete Eggsi - Gender Equality and Social Inclusion- che analizza in un'ottica di genere le politiche per l'inclusione e la protezione sociale. La Fondazione G. Brodolini inoltre coopera con l'Istituto di Studi Sindacale Europeo (Etui) e fa parte dei networks internazionale di ricerca Rldwl, Regional and Local Development of Work and Labour e Iwplms, International Working Party on Labour Market Segmentation e della rete Elnep - European Labour Network for Economic Policy. Dal 2000 e' rappresentante per l'Italia dell'Osservatorio Europeo sull'Occupazione (Eeo), istituito dalla Commissione Europea. La Fondazione pubblica dal 1967 le rivista "Economia & Lavoro", quadrimestrale di politica economica, sociologia e relazioni industriali edito da Carocci e "Labour" in collaborazione con il Ceis dell'Universita' di Tor Vergata, trimestrale di economia del lavoro e relazioni industriali edito da Blackwell.

 

7. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Cristiana Vettori (a cura di), La nostra scuola e' il mondo intero. Storie di migrazione e di inte(g)razione, Centro Gandhi Edizioni, Pisa 2011, pp. 200, euro 15. E' il volume 19 dei "Quaderni Satyagraha", richiedibile al Centro Gandhi di Pisa, tel. 050542573, e-mail: centro at gandhiedizioni.com, sito: www.gandhiedizioni.com

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 594 del 22 giugno 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e': nbawac at tin.it