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Telegrammi. 602



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 602 del 30 giugno 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Le guerre, i massacri di cui consistono

2. Annibale Scarpante: Ancora su destra e sinistra

3. Giobbe Santabarbara: Il tribunale, il lupanare

4. Julia Kristeva: Le nostre civilta' sanno ora

5. Allegra Alacevich: Maria Anna Angelica Catharina Kauffmann

6. Allegra Alacevich: Giuseppina Naturani

7. Allegra Alacevich: Maria Ormani

8. Allegra Alacevich: Angela Maria Pitteti (Angela Palanca)

9. Allegra Alacevich: Rachel Ruysch

10. Allegra Alacevich: Elisabetta Sirani

11. Allegra Alacevich: Maria Felice Tibaldi Subleyras

12. Allegra Alacevich: Maria Amalia Walpurga di Sassonia

13. Lea De Negri: Bianca Milesi Mojon

14. Lea De Negri: Elvira Mistretta Buttitta

15. Contro la guerra una proposta agli enti locali

16. Per sostenere il Movimento Nonviolento

17. Segnalazioni librarie

18. La "Carta" del Movimento Nonviolento

19. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: LE GUERRE, I MASSACRI DI CUI CONSISTONO

 

Le guerre coloniali in corso. I massacri di cui consistono. In Afghanistan, in Libia.

Le guerre razziste in corso. I massacri di cui consistono. In Afghanistan, in Libia.

Le guerre imperialiste in corso. I massacri di cui consistono. In Afghanistan, in Libia.

Le guerre mafiose in corso. I massacri di cui consistono. In Afghanistan, in Libia.

Le guerre terroriste in corso. I massacri di cui consistono. In Afghanistan, in Libia.

*

L'Italia che partecipa a queste guerre. Ai massacri di cui consistono.

La complicita' totalitaria del ceto politico italiano.

La complicita' prostituita e vile della cosiddetta societa' civile italiana.

La complicita' vieppiu' turpe ed infame di quanti continuano a pretendere di pontificare di pace e democrazia e beni comuni e nonviolenza, e non dicono una parola e non muovono un dito per far cessare le stragi alla cui commissione il nostro stato sta partecipando in flagrante violazione della Costituzione della Repubblica Italiana, in flagrante violazione del diritto internazionale, in flagrante violazione della ciivlta' giuridica e del sentire morale.

*

Chi non si oppone alla guerra e' complice della guerra.

Chi non si oppone alle stragi e' complice delle stragi.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. EDITORIALE. ANNIBALE SCARPANTE: ANCORA SU DESTRA E SINISTRA

 

Poiche' cresce in progressione geometrica il numero dei cretini (o dei mascalzoni - e le due schiere non sempre coincidono, ovviamente) che sostengono che i grandi problemi dell'umanita' "non sono ne' di destra ne' di sinistra", forse varra' la pena di ricordare che i problemi no, ma le umane soluzioni si', e sono di destra le soluzioni fondate sulla disuguaglianza delle condizioni e dei diritti, sono di sinistra quelle fondate sul riconoscimento dell'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, presenti e venturi.

E' di destra l'idea imperialista e razzista che si possano assassinare impunemente libici ed afgani, e' di sinistra l'idea che ogni essere umano abbia diritto alla vita ugualmente ad ogni altro essere umano. Noi poveri vecchierelli lo chiamiamo internazionalismo, ci sono anche altri modi per dirlo.

E' quindi di destra l'uso della guerra come politica che si fonda sull'assassinio, ed e' di sinistra l'opposizione alla guerra e alle stragi.

Chi non capisce questo, e' gia' un fascista.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

3. EDITORIALE. GIOBBE SANTABARBARA: IL TRIBUNALE, IL LUPANARE

 

Il cosiddetto "Tribunale penale internazionale" che al soldo e per conto dei governi piu' ferocemente terroristi e stragisti si presta servizievole a legittimare il terrorismo e le stragi compiute dai suoi sanguinari padroni, e a dare il calcio dell'asino ai dittatori terroristi e stragisti di minore grandezza caduti in disgrazia appo i dittatori terroristi e stragisti piu' potenti.

Che tutti i dittatori meritino di essere tratti in giudizio e puniti per i crimini loro, non v'e' dubbio. Che invece si processino solo le bande terroriste e mafiose perdenti all'unico fine di permettere alle bande terroriste e mafiose vincenti di ancor piu' prevalere ed opprimere e vampirizzare l'umanita', questo e' altra cosa: e' pervertimento e prostituzione della funzione delle aule di giustizia. E un tribunale che invece di essere imparziale e di porsi a difesa dell'umanita' intera si presti a funger da manutengolo e quasi sicario del regime hitleriano globale che i governi degli Stati Uniti d'America e dell'Unione Europea pretendono di imporre al resto del mondo che non ha la forza per contrastarne la violenza razzista e rapinatrice, ebbene, non e' piu' un tribunale, al piu' e' un lupanare.

*

Quell'Onu nata per opporsi al flagello della guerra, e che invece e' divenuta nei suoi pingui vertici la complice prima degli assassini dell'umanita', non e' l'organizzazione dei popoli delle nazioni unite di cui l'umanita' ha bisogno, ma il suo malvagio rovesciamento.

Serve all'umanita' un'organizzazione come l'Onu? Sicuramente si', ma a condizione che sia fedele alla sua carta fondativa ed alla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Serve all'umanita' un Tribunale penale internazionale? Probabilmente si', ma a condizione che anche in esso viga il principio che "la legge e' uguale per tutti", la legge difesa del debole dall'abuso del forte, la legge che salva le vite.

*

Vi e' un principio ordinatore ispirandosi al quale le strutture internazionali che aspirano a rappresentare l'umanita' possono esercitare in modo adeguato il loro mandato?

Certamente si', quel principio e' la nonviolenza.

Solo la nonviolenza si oppone alla barbarie.

Solo la nonviolenza invera il diritto.

Solo la nonviolenza convoca alla convivenza nella giustizia e nella solidarieta'.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

4. MAESTRE. JULIA KRISTEVA: LE NOSTRE CIVILTA' SANNO ORA

[Da Julia Kristeva, Sole nero. Depressione e melanconia, Feltrinelli, Milano 1988, 1989, p.187.

Julia Kristeva e' nata a Sofia in Bulgaria nel 1941, si trasferisce a Parigi nel 1965; studi di linguistica con Benveniste; intensa collaborazione con Sollers e la rivista "Tel Quel"; impegnata nel movimento delle donne, psicoanalista, ha dedicato una particolare attenzione alla pratica della scrittura ed alla figura della madre; e' docente all'Universita'  di Paris VII. Opere di Julia Kristeva: tra quelle tradotte in italiano segnaliamo particolarmente: Semeiotike', Feltrinelli, Milano; Donne cinesi, Feltrinelli, Milano; La rivoluzione del linguaggio poetico, Marsilio, Venezia; In principio era l'amore, Il Mulino, Bologna; Sole nero, Feltrinelli, Milano; Stranieri a se stessi, Feltrinelli, Milano; I samurai, Einaudi, Torino; Colette, Donzelli, Roma; Hannah Arendt. La vita, le parole, Donzelli, Roma; Melanie Klein, Donzelli, Roma; Il bisogno di credere, Donzelli, Roma; Teresa mon amour, Donzelli, Roma. In francese: presso Seuil: Semeiotike', 1969, 1978; La revolution du langage poetique, 1974, 1985; (AA. VV.), La traversee des signes, 1975; Polylogue, 1977; (AA. VV.), Folle verite', 1979; Pouvoirs de l'horreur, 1980, 1983; Le langage, cet inconnu, 1969, 1981; presso Fayard: Etrangers a nous-memes, 1988; Les samourais, 1990; Le vieil homme et les loups, 1991; Les nouvelles maladies de l'ame, 1993; Possessions, 1996; Sens et non-sens de la revolte, 1996; La revolte intime, 1997; presso Gallimard, Soleil noir, 1987; Le temps sensible, 1994; presso Denoel: Histoires d'amour, 1983; presso Mouton, Le texte du roman, 1970; presso le Editions des femmes, Des Chinoises, 1974; presso Hachette: Au commencement etait l'amour, 1985. Dal sito dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche (www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente scheda: "Julia Kristeva e' nata il 24 giugno 1941 a Silven, Bulgaria. Nel 1963 si diploma in filologia romanza all'Universita' di Sofia, Bulgaria. Nel 1964 prepara un dottorato in letteratura comparata all'Accademia delle Scienze di Sofia; nel 1965 ottiene una borsa di studio nel quadro di accordi franco-bulgari e dopo il 1965 prosegue gli studi e il lavoro di ricerca in Francia all'Ecole Pratique des Hautes Etudes. Nel 1968 consegue il dottorato sotto la direzione di Lucien Goldmann (con Roland Barthes e J. Dubois). Sempre nel 1968 e' eletta segretario generale dell'Association internationale de semiologie ed entra nel comitato di redazione del suo organo, la rivista 'Semiotica'. Nel 1973 consegue il dottorato di stato in lettere sotto la direzione di J. C. Chevalier. Dal 1967 al 1973 e' ricercatrice al Cnrs di linguistica e letteratura francese, al Laboratoire d'anthropologie sociale, al College de France e all'Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales. Nel 1972 tiene un corso di linguistica e semiologia all'Ufr di Letteratura, scienze dei testi e documenti dell'Universita' Paris VII 'Denis Diderot'. E' nominata direttore del Dea di Etudes Litteraires. Nel 1974 viene eletta Permanent visiting professor al Dipartimento di letteratura francese della Columbia University, New York. Nel 1988 e' responsabile del Draps (Diplome de recherches approfondies en psycopathologie et semiologie). Nel 1992 e' nominata direttore della Scuola di dottorato "Langues, litteratures et civilisations, recherches transculturelles: monde anglophone - monde francophone", all'Universita' di Paris VII 'Denis Diderot' e Permanent Visiting Professor al Dipartimento di Letteratura comparata dell'Universita' di Toronto, Canada. Nel 1993 e' nominata membro del comitato scientifico, che affianca il ministro dell'educazione nazionale. Attualmente e' professoressa all'Universita' Paris VII 'Denis Diderot'. Dal 1978 dopo una psicoanalisi personale e una analisi didattica presso l'Institut de psychanalyse, esercita come psicoanalista. Gli interessi scientifici di Julia Kristeva vanno dalla linguistica alla semiologia, alla psicoanalisi, alla letteratura del XIX secolo. Esponente di spicco della corrente strutturalista francese e in particolare del gruppo di 'Tel Quel', che ha sviluppato in Francia le ricerche iniziate dai formalisti russi negli anni Venti e continuate dal Circolo linguistico di Praga e da Jakobson, Julia Kristeva ritiene che la semiotica sia la scienza pilota nel campo delle cosiddette 'scienze umane'. Pervenuta oggi a un'estrema formalizzazione, in cui la nozione stessa di segno si dissolve, la semiotica si deve rivolgere alla psicoanalisi per rimettere in questione il soggetto senza di cui la lingua come sistema formale non si realizza nell'atto di parola, indagare la diversita' dei modi della significazione e le loro trasformazioni storiche, e costituirsi infine come teoria generale della significazione, intesa non come semplice estensione del modello linguistico allo studio di ogni oggetto fornito di senso, ma come una critica del concetto stesso di semiosi. Opere di Julia Kristeva: Semeiotike'. Recherches pour une semanalyse, Seuil, Paris 1969; Le texte du roman, Mouton, La Haye 197l; La revolution du language poetique. L'avant-garde a' la fin du XIX siecle: Lautreamont et Mallarme', Seuil, Paris 1974; Des chinoises, Editions des femmes, Paris l974; Polylogue, Seuil, Paris 1977; Pouvoirs de l'horreur. Essai sur l'abjection, Seuil, Paris 1980; Le language, cet inconnu. Une initiation a' la linguistique, Seuil, Paris 198l; Soleil noir. Depression et melancolie, Gallimard, Paris 1987; Les Samourais, Fayard, Paris 1990; Le temps sensible. Proust et l'experience litteraire, Gallimard, Paris l994. Numerosi articoli di Julia Kristeva sono apparsi sulle riviste 'Tel Quel', 'Languages', 'Critique', 'L'Infini', 'Revue francaise de psychanalyse', 'Partisan Review', 'Critical Inquiry' e molte altre. Tra le opere della Kristeva tradotte in italiano, ricordiamo: Semeiotike'. Ricerche per una semanalisi, Feltrinelli, Milano 1978; La rivoluzione del linguaggio poetico, Marsilio, Venezia 1979; Storia d'amore, Editori Riuniti, Roma 1985; Sole nero. Depressione e melanconia, Feltrinelli, Milano 1986; In principio era l'amore. Psicoanalisi e fede, Il Mulino, Bologna 1987; Stranieri a se stessi, Feltrinelli, Milano; Poteri dell'orrore, Spirali/Vel, Venezia; I samurai, Einaudi, Torino 1991; La donna decapitata, Sellerio, Palermo 1997"]

 

Le nostre civilta' sanno ora non solo di essere mortali, come proclamava Valery dopo il 1914, ma anche di potersi dare la morte.

 

5. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: MARIA ANNA ANGELICA CATHARINA KAUFFMANN

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa).

Per un profilo della curatrice di questa voce, cfr. i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 557]

 

Pittrice e scultrice svizzera (Coira 1741 - Roma 1807). Allieva del padre Joseph Johann, fu una bambina prodigio: svolse il proprio primo lavoro su commissione prima dei tredici anni. Dopo la morte della madre, studio' in Italia, a Milano, Firenze, Roma e nel 1763 a Napoli, ove rimase probabilmente fino al 1766, accolta da Carlo III di Borbone, che la pittrice ritrasse quando aveva soli diciassette anni, per poi effigiarne il figlio Ferdinando diversi anni dopo, di ritorno dall'Inghilterra. Dal 1766 al 1781 fu a Londra, in Russia, in Austria e poi di nuovo, stabilmente, a Roma, dopo il matrimonio con il pittore veneziano A. Zucchi. Tra i rappresentanti del primo neoclassicismo l'artista fu assai celebrata specialmente per i ritratti, che esegui' in uno stile manierato e corretto; le commissionarono ritratti Reynolds, Winckelmann, Goethe e Garrick.

Opere: Abra che intreccia una ghirlanda, Galleria di stato, Stoccarda, 1770; La famiglia del conte Gower, Museo nazionale delle donne artiste, Washington, 1772; Ritratto di donna, Tate Gallery, Londra, circa 1775; Carlisle Street, Guildhold Gallery, Londra, 1781; Cerere, Guildhold Gallery, Londra, 1782; Giunone, Guildhold Gallery, Londra, 1782; Inverno, Guildhold Gallery, Londra, 1782; Pomona, Guildhold Gallery, Londra, 1782; Portrait of the Duchess of Courland, Hermitage San Pietroburgo, 1785; Ritratto di Catherine Skawronska, Museo nazionale tedesco di Norimberga, 1789; non datati: Tre grazie e Cupido, Guildhold Gallery, Londra; Europa e il toro, MacKenzie Art Gallery, Saskatchewan; Miss Cornelia Knight, MacKenzie Art Gallery, Saskatchewan; Autoritratto, National Portrait Gallery, Londra.

Bibliografia: Victoria Manners and G. C. Williamson, Angelica Kauffmann, Her Life and Her Works, Londra, John Lane, 1924

AA.VV., Lives and Works in the Arts: From the Renaissance to the 20th Century, New York, M.E. Sharpe, 1996

Simona Weller, Angelica Kauffmann, Monaco, Bertelsmann, 1998.

 

6. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: GIUSEPPINA NATURANI

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Nata a Retorbido (Pv), nel 1753, mori' nel suo paese natale nel 1785. Figlia di un mercante di modeste condizioni e di una donna colta e di famiglia agiata, apprese con grande profitto, con la supervisione di Carl'Antonio Tanzi,  il "toscano", il francese (da Carlo Canetta, nipote di Tanzi), il greco (dal padre cistercense don Angelo Fumagalli), il latino (da Giacomo Baillou) ed il tedesco (dal gesuita Giacomo Sassone) e si applico' alla filosofia (sotto la guida del padre somasco Stefano Fumagalli), alla geometria ed alla geografia. Tanzi, parente di Giuseppina Naturani, oltreche' poeta ed intellettuale lombardo, porta la giovane a Milano con se' e fino alla di lui morte (1762) ella lo segue negli studi e ricambia la sua ospitalita' facendogli da segretaria, scrivana e infermiera. Sposatasi nel 1763 con Gaetano Perez Rosa corrisponde per tutta la vita, anche durante gli ultimi anni trascorsi in solitudine nell'Oltrepo' Pavese, con grandi intellettuali del tempo: Baretti (che le indirizza pubblicamente una lettera dalle pagine de "La Frusta Letteraria"), Parini, Baldassarre Zamboni, Giambattista Corniani degli Orci, Baldassarre Oltrocchi, Giambattista Rodella, Ludovico Maria Ricci e Giambattista Chiaramonti. Autrice di versi, di un epigramma latino e traduttrice (di due operette di Plutarco, Dell'educazione dei figliuoli e Della virtu' delle donne), ad appena diciott'anni entra a far parte dell'Accademia degli Agiati di Rovereto come Letilia.

Opere: Plutarco, Della educazione dei figli, tradotto dalla signora Giuseppa Naturani Rosa.

Carteggi: Lettere autografe a Giambattista Chiaramonti cittadino bresciano, dal 1749 al 1794; Lettere di vari scrittori al Canonico Ricci; Carteggio Zamboni-Tanzi.

Bibliografia: J. Gussago, Memorie intorno alla vita e agli scritti di Baldassarre Zamboni arciprete di Calvisano, Brescia, Vescovi, 1798; G. Baretti, Epistolario, Bari, Laterza, 1936; Idem, La scelta delle lettere familiari, Bari, Laterza, 1912; Idem, La Frusta Letteraria, Bari, Laterza, 1932; F. Trentini, Duecent'anni di vita dell'Accademia degli Agiati, "Atti dell'Accademia roveretana degli Agiati" 1952; G. Giulini, La "Peppina" del Tanzi, in Curiosita' di storia milanese, Milano, 1933.

 

7. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: MARIA ORMANI

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Calligrafa e miniatrice, nel 1453 scrisse e minio' un "Breviarium cum Calendario ad usum Ordinis S. Augustini" estremamente elegante, che attualmente si trova nella Biblioteca Imperiale di Vienna e che ci permette di comprendere che la monaca aveva raggiunto un alto livello di perfezionamento artistico. A p. 89 e' dipinto egregiamente il ritratto dell'autrice in abito di agostiniana con questa leggenda: "Ancilla Iesu Christi Maria Ormani filia scripsit MCCCCLIII".

Opere: Breviario cum calendario, 1453, Biblioteca Imperiale di Vienna.

 

8. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: ANGELA MARIA PITTETI (ANGELA PALANCA)

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Angela Maria Pitteti, nota come Angela Palanca (Palanca era il soprannome usato per tutta la famiglia), nata a Torino intorno al 1710, era la sorella di Anna Maria, protetta di re Carlo Emanuele III. Attiva nella citta' natale soprattutto nella prima meta' del XVIII secolo (il primo pagamento della Real Casa a lei relativo risale al 1738, l'ultimo al 1752), lavoro' essenzialmente per casa Savoia: disegno' numerosissimi cartoni per "vent'uno boscarecce" (scene di campagna) destinate all'"Appartamento Piccolo" del re e per i paesaggi per la camera ed il gabinetto dell'"Appartamento d'Estate" di Palazzo Reale a Torino, dipinse quadri di "bambochiate" e i modelli d'ispirazione fiamminga per gli arazzi di Demignot. Risalenti al 1771 sono scene di genere d'"aristocratica amabilita' villereccia", marine ed architetture fatte con gli Antoniani (per la duchessa Maria Antonia).

Opere: Disegno d'una tappezzeria d'arazzo per la Real Casa, 1738; Disegno d'una tappezzeria d'arazzo di Demignot per la Real Casa, 1738; Quadri di bambochiate, per tappezzerie, 1739; Paesaggio alla fiamminga per una tappezzeria d'arazzo di Demignot, 1740; Quadro a figure, cani e paesaggio, per una tappezzeria d'arazzo, 1751; Disegni per tre tappezzerie per il duca di Chiablese, 1752; Tre quadri da usarsi come modelli per arazzi, 1752; Scena di piazza; Banchetto in villa; Scena di mercato su sfondo di citta'.

 

9. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: RACHEL RUYSCH

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Nata ad Amsterdam nel 1664, figlia del botanico Frederik Ruysch (1638-1731), professore di anatomia e pittore, e di una delle figlie dell'architetto Pieter Post, all'eta' di 15 anni Rachel divento' apprendista di Willelm van Aelst (forse precedentemente servitore di Maria van Oosterwyck; Ruysch continuo' a lavorare da van Aelst fino alla morte di quest'ultimo, nel 1683), con il fine di specializzarsi nella pittura di fiori, genere in cui divenne senz'altro la pittrice piu' apprezzata di ogni tempo. Nel 1693 sposo' il ritrattista Juriaen Pool (1665-1745), da cui ebbe dieci figli. Nel 1709 la coppia si trasferi' all'Aja, dove entrambi gli artisti presero parte alla gilda di San Luca. Dal 1708 al 1716 vissero a Duesseldorf; ivi ricoprirono il ruolo di pittori di corte dell'allora Elettore del Palatinato, Giovanni Guglielmo, per cui lavorarono fino a quando egli mori'. Quindi ritornarono ad Amsterdam, dove Rachel Ruysch continuo' a lavorare almeno fino all'eta' di 83 anni. Mori' ad Amsterdam il 12 agosto 1750.

L'opera di Ruysch influenzo' tanti pittori dell'epoca, procurando all'autrice una grande fama sia in vita che dopo la morte. I soggetti prediletti dall'artista sono nature morte consistenti in ricchi bouquets, in cui compaiono spesso anche dei frutti, dipinti a delicati colori; i dettagli floreali sono delineati meticolosamente, secondo la genuina tradizione tedesca, e gli sfondi sono gli scuri esterni classici di van Aelst, di van Huysum e dei successori di quest'ultimo.

Pittrice lenta, ma prolifica, acquisto' una fama tale da permetterle di lasciare le sue opere alle figlie in dote. I quadri che le sono stati attribuiti, piu' di un centinaio e in gran parte datati tra 1681 e 1747, sono quasi tutti appartenenti a collezioni private.

Opere: Frutta e insetti, Uffizi; Fiori in un vaso, National Museum of Women in the Arts, Washington; Fiori in un vaso, National Gallery, London; Natura morta con fiori su di un tavolo, Rijksmuseum, Amsterdam; Vaso con fiori, Museum of Art, San Diego.

Bibliografia: Chadwick Whitney, Women, Art and Society, New York, Thames and Hudson, 1990; AA.VV., Oxford Dictionary of Art, Oxford, University Press, 1997; Nancy Heller, Women Artists: An Illustrated History, Nancy Grubb, Paperback, 1997; Liz Rideal, Women's Self-Portraits, New York, Paperback, 1998.

Siti: www.artcyclopedia.com/artists/ruysch_rachel.html

Abel-Francois Poisson, marchese di Marigny, come direttore generale dei Batiments reali dal 1751 al 1773, possedeva una ricca collezione con una sezione di pregevoli dipinti fiamminghi e olandesi, con opere di Rachel Ruysch oltre che di Berchem e van Huysum.

 

10. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: ELISABETTA SIRANI

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Nata a Bologna nel 1638, ivi mori', forse per un'ulcera perforante che i limiti della medicina coeva diagnosticarono come decesso per sopravvenuto avvelenamento, nel 1665.

Nella secentesca Bologna, cittadina in cui avevano operato diverse pittrici famose come Properzia de' Rossi e Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani era considerata, per le proprie straordinarie capacita' artistiche, una sorta di virtuosa. La sua pittura era stimata di qualita' suprema, denotante la grande familiarita' dell'autrice con i modelli antichi e con quelli contemporanei diffusi a Roma, Firenze e Bologna. Benche' la pittrice operasse col padre Gian Andrea (1610-1670), pare che egli avesse agli esordi avversato l'educazione alla pittura della figlia anche se poi si risolse a curarla lui stesso; l'abilita' di Sirani suscito' ammirazione frammista a incredulita' per le capacita' raggiunte dalla sua vena creativa, tanto da costringere l'artista ad accettare l'impegno in prove pubbliche per tacitare l'assurdo sospetto su una segreta attribuzione al genitore delle opere da lei invece realizzate. Pittrice ed incisore dall'eta' di diciassette anni, ella apri' un proprio studio molto presto, lavorando per committenti privati; la sicurezza conseguita innesco' una spinta verso l'avviamento alla didattica, difatti promosse localmente diverse allieve consentendo il formarsi di un circolo femminile. Era cosi' abile che a soli ventisette anni, quando mori', aveva gia' compiuto un cospicuo numero di opere, sovente firmate, eseguite con singolare maestria e buon disegno: piu' di 170 quadri, 14 acqueforti e numerosi schizzi. In molti aneddoti si narra del rapido metodo pittorico adottato dall'artista, come quando Cosimo III de' Medici visito' lo studio dell'artista nel 1664 e le ordino' una Madonna che venne compiuta in cosi' poco tempo che il granduca pote' portarla via con se' immediatamente.

Di Sirani si apprezzano la grande sensibilita', la forza della pennellata, la lucida e lirica organizzazione spaziale, le invenzioni artistiche, forse da ricondurre al maestro ideale della pittrice, il felsineo Guido Reni, uno dei maggiori artisti italiani della prima meta' del XVII secolo. Il National Museum of Women in the Arts di Washington conserva, tra le altre opere di Sirani, la tela della Vergine e il bambino (1663), commissionata dal secentesco signore Paolo Poggi; riproducendo un momento dolce ed intimo di Maria e Gesu', quello in cui l'Infante circonda con una corona di rose il capo della madre, Sirani usa sottili accorgimenti per rappresentare la Madonna, dall'incarnato olivastro, ed il bambino, dalle guance rosee e paffute: numerosi sono i toni di bianco, rosso e blu per far risaltare madre e figlio sullo sfondo scuro. Nella sua opera piu' drammatica e maestosa, Giuditta con la testa di Oloferne, tema di nutrita rivisitazione "femminile" al quale pittrici seicentesche quali Fontana o Artemisia Gentileschi dedicarono rilevante attenzione, Sirani restituisce alla posa dell'eroina l'eco di una distratta partecipazione al progetto cruento, con la spada ormai appoggiata a terra in posizione di riposo mentre riceve l'aiuto della complice fantesca nel mantenere tra le mani il capo decapitato del sovrano. La mitica commistione di eros e thanatos e' incarnata da Salome', che presenta l'aspetto di una dama vestita con abiti di foggia seicentesca, quietamente impegnata nel trasporto del vassoio contenente l'agognato trofeo, che riduce l'efferata teatralita' dell'evento.

Assai ammirata dagli animi romantici, poiche' protagonista di un'esistenza breve e tormentata, si presumeva fosse al centro di una fosca storia amorosa.

Opere: Maddalena Penitente, 1660, olio su tela, Pinacoteca Nazionale, Bologna; Autoritratto, n.d., olio su rame, Pinacoteca Nazionale, Bologna; Susanna e i vecchioni, olio su tela, Pinacoteca Nazionale, Bologna; Giuditta con la testa di Oloferne, n.d., olio su tela, Walters Art Gallery, Baltimore, Maryland; Madonna del latte, n.d., olio su tela, Narodni Gallerie, Praga 1638 - 1665.

Bibliografia

Monografie: N. Baker, Elisabetta Sirani, Her Life, Her Influence, and Her Legacy. Masters thesis, University of Cincinnati, Cincinnati, Ohio, 1995.

Cataloghi: Maestri della pittura del Seicento emiliano, Palazzo dell'Archiginnasio, Bologna, Italy, 1959; Women Artists: 1550-1950, Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California, 1976; Italian Drawings: From the Sixteenth to the Eighteenth Centuries, Sarah Campbell Blaffer Gallery, University of Houston, University Park, Texas, 1985; The Primacy of Drawing: An Artist's View, The South Bank Center, Bristol Museum Art Gallery, Bristol, England, 1991.

Bibliografia: A. Sutherland Harris e L. Nochlin, Women Artists, 1550-1950, New York: Alfred A. Knopf, 1984; M. Bryan, Dictionary of Painters and Engravers, 5 vols. George Williams, ed. New York, New York: Macmillian, 1903; C. Pettyes, Dictionary of Women Artists: An International Dictionary of Women Artists Born Before 1900, Boston, Massachusetts: G. K. Hall, 1985; W. Sparrow, Women Painters of the World, New York, New York: Hacker Art Books, 1976; C. Waters, Women in the Fine Arts, Boston, Massachusetts and New York, New York: Houghton Mifflin, 1904.

Articoli: E. Broun, A. Gabhart, Old Mistresses, Women Artists of the Past, "Walters Art Gallery Bulletin" n. 24 (aprile 1972); Edwards e Evelyn Foster, Elisabetta Sirani, "Art in America" vol. 5 (agosto 1929); A. Faxon, Elisabetta Sirani: Bolognese Jewel. "Boston Globe" (13 luglio 1972); N. Stapen, Who Are the Women Old Masters?, "Artnews" (marzo 1994).

 

11. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: MARIA FELICE TIBALDI SUBLEYRAS

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Miniaturista nata a Roma nel 1707, era la figlia di un noto musicista. Attiva nella capitale, fu la seconda donna ammessa alla prestigiosa Accademia di San Luca e una delle prime pastorelle dell'Arcadia; ben introdotta nell'ambiente ecclesiastico, sposo' dopo il 1728 il pittore Pierre Subleyras, che grazie a lei si stabili' a Roma, nella casa della pittrice, ed in tal modo si accaparro' numerose commissioni del clero. Lavoro' anche in Piemonte intorno alla meta' del XVIII secolo, ma purtroppo ben pochi dei suoi lavori sono attualmente stati identificati come tali; uno dei piu' famosi, la Cena in casa del Fariseo, e' una piccola copia, firmata e datata 1748, di un dipinto del marito eseguito nel 1737 per la chiesa di Santa Maria Nuova di Asti e oggi al Louvre. Nella scritta l'autrice ricorda con orgoglio la sua appartenenza alle accademie citate. Rimase vedova nel 1749 e mori' nella citta' natale nel 1770. Un pastello di Rosalba Carriera, sua conoscente e collega (anch'ella faceva parte dell'Accademia di S. Luca), la rappresenta.

Opere: Cena in casa del Fariseo, Pinacoteca Capitolina, Galleria Cini (1748, acquerello); Ritratto dell'abate Ramelli, 1738 circa; Ventaglio della regina di Spagna tratto da un quadro del XVIII secolo (Musee des Augustins).

Lo studioso Pierre Fresnault-Deruelle ha tenuto una conferenza nel 1997 sul ventaglio dipinto da Maria Felice Tibaldi.

Presso il Warburg Institute di Londra, sono conservate fotografie di alcune opere di Maria Felice Tibaldi.

 

12. PROFILI. ALLEGRA ALACEVICH: MARIA AMALIA WALPURGA DI SASSONIA

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae"]

 

Nata a Dresda il 24 novembre 1724, era figlia di Augusto III Re di Polonia e nipote di Augusto il Forte. Educata alla matematica ed all'architettura dal padre, la principessa partecipo' attivamente alla progettazione ed alla costruzione dei palazzi in cui visse, nonche' all'arredamento degli stessi. Sposatasi nel maggio 1738 con Carlo III di Borbone, per raggiungere il futuro marito fece un lungo viaggio; rimane un'interessante testimonianza relativa alla disposizione dei giardini che Amalia di Sassonia ebbe l'occasione di visitare durante il tragitto. Madre di Ferdinando IV, soprintese nel 1743 al cantiere dell'edificio della Fabbrica della Porcellana, innalzato con l'intento di creare a Napoli l'equivalente della manifattura di Meissen (la prima fabbrica di porcellana destinata a diffondere la moda in Europa fondata dal Grande Elettore di Sassonia, padre di Maria Amalia), di cui alcuni pezzi arricchivano il corredo della regina (in parte conservato presso il Museo degli Argenti e Museo delle Porcellane, Firenze; si ricordino l'originalissima zuccheriera a forma di tartaruga e la teiera a forma di gallina). Nel 1745 Maria Amalia si occupa della chiesa di San Gennaro, parrocchia per le maestranze impegnate nella Fabbrica di Porcellana, abbellita all'interno da due statue raffiguranti Carlo di Borbone e la consorte e da un dipinto di Francesco Solimena. Ma il suo intervento piu' importante e' relativo all'incarico affidato a Luigi Vanvitelli di ideare un palazzo che potesse competere con le grandi residenze dei sovrani europei, scegliendo come luogo la pianura nei pressi di Caserta. Tale villa diventera' la Reggia di Caserta. Parallelamente eredito' il gusto paterno per le cineserie e collaboro' con l'elettore alla diffusione di tale moda commissionando il salottino per arredare la sala del boudoir del suo particolarissimo appartamento privato nella reggia di Portici, per il quale scelse la porcellana come rivestimento delle pareti, piuttosto che le canoniche pannellature di lacche decorate o di parati di carta o tessuto. Coltivando una grande passione per la musica, dimostro' di apprezzare l'opera del compositore Francesco Fortunati, che raccomando' a diversi sovrani contemporanei procurandogli lavori sia a Dresda che a Berlino.

Mori' di etisia per le numerosissime maternita' il 27 settembre 1760 a Madrid, citta' dove per onorarla viene eseguito un solenne funerale in S. Giacomo e Idelfonso; la chiesa fu addobbata dal celebre architetto romano Giuseppe Pannini.

Bibliografia: Giovanni La Cecilia, Storie segrete delle famiglie reali, Genova, Cecchi, 1857; Ruggero Moscati, I Borboni in Italia, Napoli, Edizioni Scientifiche, 1970; Strazzullo Franco, Le lettere di Luigi Vanvitelli della Biblioteca Palatina di Caserta, Caserta, Congedo, 1976; Franco Strazzullo, Le lettere di Luigi Vanvitelli della Biblioteca Palatina di Caserta, 3 voll., Roma, Galatina, 1976-1977; Giuseppe Campolieti, Il re Lazzarone, Napoli, Le Scie, 2000.

 

13. PROFILI. LEA DE NEGRI: BIANCA MILESI MOJON

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa)]

 

Naque a Milano nel 1790. A sei anni fu mandata a Firenze, in un convento, per sottrarla alla minaccia della rivoluzione con la discesa di Napoleone in Italia. Ricondotta a Milano, dopo qualche tempo, continuo' gli studi nel monastero di Santo Spirito. Nel 1804 perse il padre, un facoltoso commerciante. Studio' la letterarura italiana, greca, latina e francese. Scrisse molte opere letterarie dedicandosi in particolare ai ragazzi. Infatti tradusse dall'inglese fiabe per i periodici del Lambruschini e fu la prima a far conoscere le novelle dello Smith; compose ella stessa fiabe originali e racconti. Collaboro' inoltre con Federico Confalonieri nel tentativo di introdurre anche in Lombardia le scuole di mutuo insegnamento. Viaggio' molto in Italia e all'estero, sfuggendo spesso alle persecuzioni politiche di cui era fatta oggetto come "giardiniera", attiva propugnatrice di liberta'. Nel 1823 sposo' Carlo Mojon, medico e professre all'Universita' di Genova, patriota e letterato. Dieci anni dopo i coniugi si trasferirono a Parigi per sfuggire alle persecuzioni politiche. Nel 1849, a Parigi, Bianca si ammalo' di colera e mori' nello stesso anno.

Opere: Vita di Saffo. Milano, 1827; Vita di Maria Gaetana Agnesi, in Vite e ritratti di donne illustri. Padova, 1815; Prime lettere per i fanciulli di tre o quattro anni, Milano, 1831; Vita di M. Gaetana Agnesi, in Vite e ritratti delle donne illustri d'ogni paese. Milano, 1836.

Traduzioni: Cenni per il miglioramento della prima educazione dei fanciulli, traduzione libera dall'inglese, Milano, 1830; Inni in prosa per fanciulli, traduzione dall'inglese, Milano, 1832; Lezioni elementari di storia naturale ad uso dei fanciulli, traduzione dall'originale francese di Corsari Carlo, Milano, 1838.

Bibliografia: Canonici Fachini G., Prospetto biografico delle donne italiane rinomate in letteratura. Venezia, 1824; Gioia M., Lettera intorno alla signora Bianca Milesi. Lugano, 1834; Ferri P. L., Biblioteca femminile italiana. Padova, 1842; Souvestre E., Bianca Milesi Mojon. Notice Biografique. Parigi, 1854; Greco O., Bio-bibliografia femminile italiana del XIX secolo. Venezia, 1875; Cattaneo C., Bianca Milesi Mojon, in Opere edite ed inedite, Firenze, 1883; Manuel de bibliographie, biographie et d'iconographie des femmes celebres par un vieux bibliophile, Torino, 1892-1905; Campani A., B. Milesi Mojon, in "Rassegna  nazionale" aprile, maggio, luglio 1905; Lombardo G., B. Milesi Mojon con documenti inediti, Firenze, 1905; Faldella G., Una giardiniera d'Italia: Bianca Milesi, in "La Stampa", n. 219, 1905; Alessi M., Una giardiniera del Risorgimento italiano. Torino-Milano, 1906; Bacalogiu E., B. Milesi e Giorgio Asaky, in "Nuova Antologia", settembre 1912; Trompeo P. P., Stendhal e B. Milesi, in "Il libro e la stampa", marzo 1914; Neri A., Una lettera di B. Milesi Mojon, in "Rivista ligure", XLII, 1915; Villani C., Stelle Femminili. Appendice, Napoli, 1916; Salata F., Il conte di Cavour rivelato all'Austria da una donna, in "Nuova Antologia", 16 giugno 1923; Giacobbe O., Letteratura infantile. Torino, 1934; Visentini O., Libri e ragazzi. Milano, 1940; Bandini Buti M., Enciclopedia biografica e bibliografica italiana, Serie IV, Roma , Ist. Ed. Tosi, 1941; Santoro A., Veglione F., Catalogo della scrittura femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli, Napoli, Dick Peerson, 1990.

 

14. PROFILI. LEA DE NEGRI: ELVIRA MISTRETTA BUTTITTA

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa)]

 

Nata a Palermo il 22 settembre 1888, vi mori' il 18 luglio 1937; dedico' la sua attivita' prevalente alla scuola, ove insegno' per vari anni, utilizzando cosi' i suoi studi di carattere pedagogico. La sua cultura spazio' anche in altri campi, e si volse alla storia dell'arte, alla storia patria, all'archeologia e all'arte drammatica.

Opere: La precocita' dei bambini, Palermo, 1913; Ritratto di bimbo, Palermo, 1914; Istituzioni sussidiarie ed integrative della scuola, Palermo, 1914; Il giardino d'infanzia, Palermo, 1915; Relazione su la bachicoltura nella scuola: terzo anno di esperimento: aprile-giugno 1927, Palermo, Stamp. Commerciale, 1927; Il campicello sperimentale della scuola attiva e serena F. S. Cavallari, con prefazione di Giovanni Modugno, Palermo, Scuola tip. Boccone del Povero, 1930; La vita e le opere di F. Saverio Cavallari, Palermo, 1930.

Bibliografia: Di Giusto G., in "La scuola fascista", Roma, 9 marzo 1930; Rinella M., in "La scuola" n. 7, Milano, 15 novembre, 1931; Mistretta Salvatore, Raccolta di ricordi e giudizi su la vita e le opere di Elvira Mistretta Buttitta, con prefazione di E. R. Lucini, Palermo, Scuola tip. Boccone del povero, 1940; Bandini Buti M., Enciclopedia biografica e bibliografica italiana, Serie IV, Roma, Ist. Ed. Tosi, 1941.

 

15. INIZIATIVE. CONTRO LA GUERRA UNA PROPOSTA AGLI ENTI LOCALI

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Proponiamo a tutte le persone amiche della nonviolenza di inviare al sindaco del Comune, al presidente della Provincia ed al presidente della Regione in cui si risiede, una lettera aperta (da diffondere quindi anche a tutti i membri del consiglio comunale, provinciale, regionale, ed ai mezzi d'informazione) con cui chiedere che l'assemblea dell'ente locale approvi una deliberazione recante il testo seguente o uno analogo.

*

"Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... ripudia la guerra, nemica dell'umanita'.

Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... riconosce, rispetta e promuove la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Richiede al Governo e al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Richiede al Governo e al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Richiede al Governo e al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite".

 

16. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

17. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Gyorgy Lukacs, Storia e coscienza di classe, Sugarco, Milano 1974, pp. LII + 426.

 

18. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

19. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 602 del 30 giugno 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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