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Telegrammi. 624



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 624 del 22 luglio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Un appello: Il Parlamento non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia

2. Maria G. Di Rienzo: Serenita' zen

3. Beatrice Mariotti: Un futuro luminoso

4. Sergio Paronetto: Parole assenti

5. Pasquale Pugliese: Dal decennale del massacro di Genova un compito per il prossimo decennio

6. Alcuni testi del mese di luglio 2006 (parte sesta e conclusiva)

7. Prima di tutto la pace

8. L'ora della nonviolenza giuriscostituente

9. Tutti i fuochi, il fuoco

10. La guerra e chi la approva

11. Gli assassini al lavoro

12. Il nonviolento abile e arruolato

13. La piccola metamorfosi

14. Prima che sia troppo tardi

15. Cessate il fuoco, cessiamo il fuoco

16. Madama Guerrina

17. Il processo

18. Segnalazioni librarie

19. La "Carta" del Movimento Nonviolento

20. Per saperne di piu'

 

1. ADESSO. UN APPELLO: IL PARLAMENTO NON RIFINANZI LE GUERRE E LE STRAGI IN AFGHANISTAN E IN LIBIA

 

Chiediamo a tutte le persone di volonta' buona e di retto sentire di far sentire la propria voce al Parlamento italiano affinche' non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia.

*

La partecipazione italiana a quelle guerre e' illegale, poiche' viola l'art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana.

La partecipazione italiana a quelle guerre e' gia' costata troppe morti, tra cui quaranta giovani soldati italiani.

*

La partecipazione italiana a quelle guerre costituisce anche uno sperpero scellerato ed assurdo di enormi risorse finanziarie dello stato italiano.

Quegli ingenti fondi non siano piu' utilizzati per provocare la morte di esseri umani, e siano utilizzati invece per garantire in Italia a tutti il diritto alla casa, alla scuola, alla salute, all'assistenza.

*

Chiediamo che il Parlamento ripudi la guerra, nemica dell'umanita'.

Chiediamo che il Parlamento riconosca, rispetti e promuova la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Chiediamo al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Chiediamo al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Chiediamo al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite.

*

Appello promosso dal "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 21 luglio 2011

 

2. RIFLESSIONE. MARIA G. DI RIENZO: SERENITA' ZEN

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per questo articolo.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005; (a cura di), Voci dalla rete. Come le donne stanno cambiando il mondo, Forum, Udine 2011. Cfr. il suo blog lunanuvola.wordpress.com Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250, e quella nei "Telegrammi" n. 425]

 

Tre notizie di fila in prima pagina, oggi 20 luglio 2011:

1) Deputato indagato per corruzione, utilizzo di segreti di stato, favoreggiamento, va a messa: "Sono sereno".

2) Sui rifiuti il governo battuto due volte. La Ministra competente: "Vado avanti serena".

3) Ex sindaco indagato per concussione e corruzione: "Io sereno, nulla da temere".

All'interno, la quarta: possibile uxoricida rifiuta di rispondere al giudice per le indagini preliminari ma dichiara: "Sono sereno con la mia coscienza".

Sicuramente non ho le qualifiche per fare le pulci ad insigni direttori di giornali e alle loro onorevoli redazioni, ma non sembra loro di sforare (non di sfiorare) il ridicolo? E cosa rende questi signori e signore infusi di serenita'? Chiunque di noi, persone comuni, nella stessa situazione sarebbe al minimo discretamente agitato anche se innocente e limpido come l'acqua di sorgiva.

Ora, immaginiamo di fare un po' di giornalismo di strada, per cosi' dire. Ad esempio: Il tasso di disoccupazione femminile in Italia e' il secondo piu' alto dell'Unione Europea (48,9%) inferiore solo a quello di Malta. Una donne su due non ha un lavoro ed ha rinunciato a cercarlo. La signora Bianchi, disoccupata con due figli a carico, mentre riceve l'intimazione di sfratto per morosita': "Vado avanti serena".

In Italia un giovane su cinque - fra i 15 ed i 29 anni - non studia ne' lavora. Giovannino o' bello, 19 anni, ha deciso di affiliarsi alla camorra: "Sono sereno con la mia coscienza".

Pur di venire incontro alle modeste richieste del loro governo (1.000 euro in piu' al mese di balzelli e aumenti), dirette solo alle famiglie con reddito medio-basso, i signori Rossi hanno abbandonato per strada l'improduttivo e rognoso nonno che li stava affossando a colpi di ticket sanitari. Si dichiarano "sereni" e il nonno stesso, intervistato mentre rovistava nell'immondizia, ha commentato: "Io sereno, nulla da temere. Tanto il prossimo ictus, in queste condizioni, dovrebbe essere l'ultimo".

 

3. DIRITTI. BEATRICE MARIOTTI: UN FUTURO LUMINOSO

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente estratto da "African Women in Europe Victims of Human Trafficking" di Beatrice Mariotti apparso su "InDepth" il 4 luglio 2011.

Beatrice Mariotti lavora per l'ong Solwodi (Solidarieta' con le donne in difficolta') a Berlino]

 

Mentre i paesi europei si arrovellano per trovare una soluzione a Lampedusa, che e' diventata il simbolo dell'assai disprezzata migrazione africana in Europa, poca attenzione viene data alle donne africane ed ai bambini africani in Europa, coloro che devono confrontarsi con le nuove forme di schiavitu' e colonialismo di cui fanno esperienza giorno dopo giorno nei democratici stati del "Nord" per altri versi attenti ai diritti umani.

Sebbene dati precisi non siano disponibili, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite stima che circa due milioni e mezzo di persone l'anno siano trafficate attraverso i confini in tutto il mondo. Dopo lo spaccio di droghe, il traffico di esseri umani e', assieme a quello di armi, la seconda industria mondiale del crimine (con un giro di 7/10 miliardi di dollari annui) e l'Ufficio su droghe e crimine delle Nazioni Unite lo dice in rapida crescita.

Eurostat stima vi fossero 90.000 donne africane migranti in Europa nel 2007, ma paesi quali l'Italia, la Francia, l'Irlanda ed il Portogallo non avevano fornito alcun dato. Nel 2009, davvero pochi paesi ne hanno forniti: l'Italia ha tuttavia riportato di avere 30.000 donne africane migranti. Il tedesco "Bundesamt fuer Statistik" ha riportato nel 2009 la presenza di mezzo milione di migranti africani (uomini e donne) in Germania. Solo a Berlino, ci sono circa 30.000 africane migranti, meta' delle quali non documentate. (...)

Solwodi (acronimo di Solidarity with Women in Distress) e' un'ong fondata in Kenya che da piu' di 25 anni contrasta il traffico di esseri umani in Kenya come in Germania e in tutta Europa. Negli ultimi tre anni ha lavorato a Berlino principalmente con donne africane vittime del traffico. Queste donne sono l'esempio piu' evidente del fallimento dei programmi bilaterali di cooperazione e delle politiche di sviluppo. Esse sono il segno concreto che qualcosa non ha funzionato nel discorso dei diritti umani.

Ad ogni modo, esse sono anche l'evidenza che la verita' non ha bisogno di avvocati, che la verita' difende se stessa e trova la propria via sottoterra come il fuoco attraverso le ceneri, sino a che irrompe e cambia i sistemi dal basso, mostrando che il potere della vita e la dignita' delle persone non possono essere ristretti o soffocati.

Queste donne sono qui, in mezzo a noi, e nonostante la loro sofferenza non hanno perso speranza e potere interiore. Le loro storie sono molto simili. Hanno lasciato i loro paesi a causa della poverta'. Qualcuno doveva sostenere la famiglia. E' stato loro offerto lavoro in Europa. Non c'era alternativa, quindi non c'era senso nel fare troppe domande.

Sono partite, affrontando un lungo viaggio attraverso il deserto ed alcune non ce l'hanno fatta. Altre sono arrivate in Italia o in Spagna. L'unico lavoro per loro e' stato la prostituzione. Parte di esse sono state inviate in Germania, parte in altri paesi del Nord per soddisfare la richiesta, come se fossero merci, facili da ottenere, da usare e da gettare via.

Questo tipo di mercato nero sta fiorendo qui nel bel mezzo del cosiddetto "mondo civilizzato", dove le donne africane sono vittime di abusi, ignorate, marginalizzate e trattate dai nostri uffici pubblici come un fardello per le nostre societa'. In Germania, molte di quelle che si sono liberate dalla schiavitu' odierna hanno tentato di avere un figlio da un uomo con un permesso di residenza permanente, l'unico modo per loro di restare nel paese e di non essere rimpatriate dopo essere state sfruttate e derubate di tutto, compreso il rispetto per se stesse. Le leggi sono chiare, non c'e' altra maniera. (...)

Lovely (non il suo vero nome) sta ancora vivendo con un "Duldung", una sorta di permesso temporaneo che non consente a chi lo possiede di assicurarsi lo standard minimo grazie a cui sopravvive ogni nativo tedesco: "Ho lavorato in numerosi paesi europei come prostituta. Dovevo lavorare in strada anche quando ero incinta. A Berlino ho partorito un bimbo prematuro a causa dello stress e degli anni di abusi. E' stato difficile, molto difficile, ma io sono forte e so che ce la faro' e che mio figlio avra' un futuro migliore in Germania. Un giorno mi piacerebbe lavorare per un'organizzazione come la tua, ed aiutare le altre donne ad avere una possibilita', una seconda possibilita'. Dio mi ha dato il potere di andare avanti e di lottare per la mia vita".

Brigid (non il suo vero nome) ha l'Aids a causa degli abusi che ha subito, grazie alla forte domanda di "merci" come lei: "Mi auguro vita e amore, ecco cosa spero per me stessa. C'e' un mondo fatto di oscurita' che tenta di prevalere, ma io so che l'amore e' piu' forte. L'amore, una famiglia, io sogno questo. Vedo il futuro di fronte a me ed e' luminoso". Con queste parole Brigid descrive un suo dipinto, che ha fatto al Centro di Solwodi. Il suo talento e' incredibile, cosi' come la sua forza interiore.

La nostra societa' vuole davvero perdere l'occasione di riapprendere la speranza, come Lovely, come Brigid, come le molte donne africane che nonostante gli enormi travagli attraversati sanno ancora danzare, cantare, ridere e ringraziare Dio per il dono della vita?

 

4. RIFLESSIONE. SERGIO PARONETTO: PAROLE ASSENTI

[Ringraziamo Sergio Paronetto (per contatti: paxchristi_paronetto at yahoo.com) per questo intervento.

Sergio Paronetto insegna presso l'Istituto Tecnico "Luigi Einaudi" di Verona dove coordina alcune attivita' di educazione alla pace e ai diritti umani. Tra il 1971 e il 1973 e' in Ecuador a svolgere il servizio civile alternativo del militare con un gruppo di volontari di Cooperazione internazionale (Coopi). L'obiezione di coscienza al servizio militare gli viene suggerita dalla testimonianza di Primo Mazzolari, di Lorenzo Milani e di Martin Luther King. In Ecuador opera prima nella selva amazzonica presso gli indigeni shuar e poi sulla Cordigliera assieme al vescovo degli idios (quechua) Leonidas Proano con cui collabora in programmi di alfabetizzazione secondo il metodo del pedagogista Paulo Freire. Negli anni '80 e' consigliere comunale a Verona, agisce nel Comitato veronese per la pace e il disarmo e in gruppi promotori delle assemblee in Arena suscitate dall'Appello dei Beati i costruttori di pace. In esse incontra o reincontra Alessandro Zanotelli, Tonino Bello, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Perez Esquivel, Beyers Naude' e tanti testimoni di pace. Negli anni '90 aderisce a Pax Christi (che aveva gia' conosciuto negli anni Sessanta) del cui Consiglio nazionale e del cui Centro studi fa parte e di cui attualmente e' vicepresidente nazionale. E' membro del Gruppo per il pluralismo e il dialogo e del Sinodo diocesano di Verona. Opere di Sergio Paronetto: La nonviolenza dei volti. Forza di liberazione, Editrice Monti, Saronno (Va) 2004. Una recente intervista a Sergio Paronetto e' nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 433]

 

Le parole legate al disarmo e alla pace sono oggi le grandi assenti dall' economia, dalla politica, dal linguaggio. Tre esempi.

Nella manovra finanziaria. Nessun accenno a una riduzione-riconversione delle spese militari, delle missioni militari o dei progetti di costruzione di costosissimi sistemi d'arma. Anni fa Raoul Follereau chiedeva alle due superpotenze un bombardiere in meno per sconfiggere la lebbra. Quasi nessuno oggi chiede qualche F-35 in meno per spese sociali o per la cooperazione internazionale. La campagna della Rete Disarmo e di Pax Christi e' pienamente attuale. Ma sconosciuta e inascoltata.

Nel dibattito economico. I "nove impegni" per lo sviluppo proposti da "Il Sole 24 Ore", apprezzati dal presidente Napolitano, contengono elementi interessanti ma non prevedono le parole disarmo, riduzione o riconversione bellica, che sembrano tabu', avvolte da un manto sacrale intoccabile, annuncio di "alieni". Le parole di monsignor Martinelli sulle vittime civili in Libia o quelle di chi informa sul dramma di Gaza sembrano provenire da altri mondi.

Nel linguaggio "democratico". Un recente studio sul lessico degli italiani, promosso dall'Osservatorio Demos-Coop, rileva il diffondersi di un linguaggio "mite", di parole come solidarieta', bene comune, partecipazione... Il clima politico sembra rinnovarsi. E' vero che bene comune e solidarieta' contengono l'idea di pace. Ma la pace collegata al disarmo o a una "politica di pace con mezzi di pace" (nonviolenza) non e' evidente, non e' parola operativa tra tanti giovani "indignati".

Conclusione. Avverto con tormento che l'azione degli operatori di pace e' da rinnovare, da rilanciare, da reinventare. Parole generatrici come pace, disarmo e nonviolenza hanno bisogno di radicarsi nella politica, nell'economia, nei processi di formazione, nei progetti pastorali, in nuove iniziative nonviolente, in un calmo e determinato impegno quotidiano. Necessitano di attori capaci di dirle, di tradurle, di viverle. Altrimenti perdono significato e, osserva un sociologo, ci lasciano sperduti e senza parole.

 

5. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: DAL DECENNALE DEL MASSACRO DI GENOVA UN COMPITO PER IL PROSSIMO DECENNIO

[Ringraziamo Pasquale Pugliese (per contatti: puglipas at interfree.it) per averci messo a disposizione il seguente intervento apparso sul suo blog www.pasqualepugliese.blogspot.com

Per un profilo di Pasquale Pugliese dall'ampia intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 267 riprendiamo la seguente notizia biografica: "Sono nato nel 1968 a Tropea, sul Tirreno calabrese, ho studiato filosofia e svolto il servizio civile al di la' dello stretto, Messina. Migrante in direzione Nord, come molti calabresi della diaspora, sono infine approdato a Reggio Emilia. Dove ho fatto per diversi anni l'educatore in un progetto del Comune chiamato Gruppi Educativi Territoriali. Ne sono poi diventato coordinatore, supervisore ed oggi mi occupo di progettazione educativa. Contemporaneamente, fin dai tempi dell'universita', ho mantenuto un costante dialogo con il Movimento Nonviolento grazie al quale sono maturate molte di quelle convinzioni che ho appena espresso. Da un po' di tempo, accompagno la vita del movimento cercando di dare un contributo al suo coordinamento nazionale ed alla rivista "Azione nonviolenta", sulla quale seguo, per lo piu', le tematiche educative. A Reggio Emilia, dopo aver partecipato negli anni, a molte "reti", "coordinamenti" e "campagne", negli ultimi tempi mi dedico alla Scuola di Pace, sia sul piano dell'organizzazione che della formazione (www.comune.re.it/scuoladipace). Da poco tempo sto provando anche a muovere i primi passi sul web, dove ho un "profilo" su facebook, nel quale sono attivi diversi contatti con amici della nonviolenza di tutt'Italia, e dove cerco di seguire un rudimentale blog nel quale, man mano, inserisco articoli e interventi e dove finira' anche questa intervista. (www.pasqualepugliese.blogspot.com). Tuttavia, tra tutte le attivita', quella principale, che richiede le mie migliori energie e mi da' le maggiori soddisfazioni, e' quella di papa' di due splendide bambine: Annachiara e Martina"]

 

Il 20 luglio del 2001, a sera, la tragedia era gia' compiuta. Il dramma sarebbe continuato per altri giorni ancora. Il ritorno pieno della democrazia non e' ancora completo.

Tuttavia il "movimento dei movimenti", che a Genova e' stato massacrato in senso letterale e non figurato, dieci anni dopo - oggi - ha cominciato a vincere.

Alcune delle parole che nelle strade e piazze di Genova sono state spezzate nelle bocche dei manifestanti, impastate nei fiotti di sangue, azzittite dalle sirene - e dalle pale degli elicotteri, dalle vetrine spaccate, dai manganelli picchiati sugli scudi e sulle teste, dai colpi di pistola - sono oggi le parole del "nuovo lessico degli italiani".

La ricerca sul "dizionario degli italiani", pubblicata qualche giorno fa dalla Demos di Ilvo Diamanti, posiziona nel quadrante delle parole positive e importanti per il futuro proprio quelle che da Seattle a Genova a Porto Alegre hanno mobilitato una generazione di attivisti: Solidarieta', Energia pulita, Bene Comune, Partecipazione e, addirittura, Decrescita.

Quando cambiano le parole vuol dire che comincia a cambiare la cultura profonda. Lo dice lo stesso Diamanti: "il lessico degli italiani compilato nell'estate 2011 rivela che questo clima culturale e' cambiato. Insieme al linguaggio. E che il Bene comune, oggi, non occorre piu' farlo di nascosto. Come la Solidarieta'. Pratiche diffuse da tempo nel nostro paese, come dimostra la fitta rete di associazioni volontarie e la crescente propensione al consumo critico e consapevole. Oggi, invece, sono divenute parole di successo". E' una lenta progressiva egemonia culturale che si sta affermando, facendosi strada dentro un ventennio di egemonia razzista, mafiosa e berlusconiana.

Ed e' un'egemonia che ha gia' raggiunto una massa critica capace di incidere politicamente, costruendo e vincendo dal basso - contro tutti e contro tutto - i referendum popolari con i quali sono stati affermati proprio quei principi e, contemporaneamente, messi in campo capacita' e strumenti di partecipazione, vecchi e nuovi.

Come ricorda il documento del Movimento Nonviolento "Dalla Val di Susa al decennale del G8 di Genova" il "movimento dei movimenti" in questo decennio e' riuscito a sottrarsi al destino segnato da chi voleva intrappolarlo nella rincorsa ai vertici del potere, nell'assalto alle zone rosse, nella lotta degli studenti borghesi contro i poliziotti proletari, nel "diritto all'autodifesa", nel vicolo cieco del terrorismo, nelle questioni cruciali per il futuro derubricate a faccende di ordine pubblico. Ha saputo sottrarsi ad un triste "deja' vu"; ed ha intrapreso una strada del tutto nuova e, per certi versi, inedita, spiazzando letteralmemte gli apparati e i poteri costituiti. E' diventato un movimento "lillipuziano", cioe' molecolare, capace di radicarsi fortemente sui territori locali nelle mille iniziative di botteghe, comitati, associazioni, movimenti...; "reticolare", cioe' capace di stringere alleanze su impegni comuni, di pensare globalmente agendo localmente, ma in relazione con gli altri; "nonviolento", cioe' capace di impostare campagne volte a comunicare ed educare, a spiegare e formare, a coinvolgere ed allargare il consenso, utilizzando al meglio lo straordinario potere del web.

Naturalmente molte questioni sono ancora aperte, questo "vantaggio" puo' sempre essere perso e non e' difficile smarrire il sentiero sul quale ci siamo incamminati. Bisogna percio' non farsi distrarre dalle sirene "anticasta" che vogliono trascinarci nella "notte in cui tutte le vacche sono nere", per riaffermare i poteri occulti di sempre.

Occorre intelligenza e capacita' di individuare i nodi cruciali da affrontare e sciogliere per una duratura trasformazione profonda, sui quali fare ancora massa critica. A cominciare da un nodo ancora ben integro e saldo, quello della guerra e degli armamenti.

Nonostante le spese militari siano sempre di piu' il vero pozzo senza fondo del bilancio dello Stato che sottrae ingenti risorse a tutti i settori pubblici; nonostante la guerra venga costantemente preparata, pianificata e agita come unico "mezzo di risoluzione delle controverie internazionali"; nonostante questo determini un ribaltamento dello spirito e della lettera della Costituizione che "ripudia la guerra" ed invece e' essa ad essere ripudiata; nonostante tutto cio', le parole "pace", "disarmo", nonviolenza" sono ancora assenti dal "dizionario degli italiani".

Mettercele dentro e fare massa critica per affermarle culturalmente, socialmente e politicamente e' il nostro compito per il prossimo decennio.

 

6. HERI DICEBAMUS. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2006 (PARTE SESTA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo ulteriori testi apparsi sul nostro notiziario nel mese di luglio 2006.

 

7. HERI DICEBAMUS. PRIMA DI TUTTO LA PACE

 

Perche' sempre la guerra uccide esseri umani.

 

8. HERI DICEBAMUS. L'ORA DELLA NONVIOLENZA GIURISCOSTITUENTE

 

La guerra che sta infiammando il Medio Oriente deve essere fermata al piu' presto, ed al piu' presto occorre recare soccorso alle vittime, a tutte le vittime.

Il cessate il fuoco e' il primo, indispensabile passo. Il fondamentale diritto a non essere uccisi va riconosciuto a tutti gli esseri umani. Per questo obiettivo ciascuno si adoperi con azioni coerenti: ovvero che si basino sulla consapevolezza che fini di pace e di convivenza non si possono raggiungere con atti di guerra e di morte.

*

Il fallimento di un'operazione meramente propagandistica come quella della conferenza di Roma era implicito nelle sue stesse premesse: l'ipocrisia di governi e di organismi internazionali - come il governo Usa e quello italiano, come il segretario generale dell'Onu che negli ultimi decenni ha avallato crimini inenarrabili quando a commetterli erano i piu' potenti tra i potenti - non poteva che mostrare la corda: non possono pretendere di dar lezioni di pace coloro che commettono o avallano guerre e stragi.

Occorre un'azione di pace con mezzi di pace, che abbia credibilita' e ingeneri fiducia: e' evidente che gli Usa - e i loro alleati e scudieri - non possono essere soggetto promotore e protagonista di un'azione di pace credibile mentre stanno continuando a massacrare iracheni ed afgani.

*

Sono anni che questo foglio sostiene la tesi che occorre che la nonviolenza entri e pienamente si dispieghi nelle istituzioni e nella politica statuale ed internazionale; che divenga fondamento della legislazione e dell'organizzazione degli ordinamenti giuridici, e chiave di volta delle relazioni tra gli stati e tra i popoli, cardine delle agende poltiche internazionali.

Del resto la nonviolenza e' sempre stata eminentemente lotta politica e principio giuriscostituente: Gandhi e' innanzitutto un leader politico e in decisive fasi della lotta per l'indipendenza dell'India finanche un capo di partito.

Esperienze di nonviolenza giuriscostituente sono ormai realta' in varie parti del mondo: l'esperienza sudafricana della Commissione per la verita' e la riconciliazione dmostra che persino nel campo del diritto penale la nonviolenza puo' e deve farsi principio-guida legislativo ed operativo.

Il lavoro in corso da anni in Europa e in italia per i Corpi civili di pace e per la Difesa popolare nonviolenta (come gia', a suo tempo, le lotte che portarono al riconoscimento dell'obiezione di coscienza al militare, e le esperienze di servizio civile alternativo - quelle valide, poiche' come tutti sappiamo si sono date anche tante pratiche discutibili e fin ignobili), costituiscono percorsi di lavoro su cui occorre ancor piu' procedere e premere.

*

Chi - come certi dirigenti politici e certi ministri guerrafondai che trovano addirittura talora ascolto in accademici troppo segnati dalla loro subalternita' a partiti politici che li hanno a suo tempo reclutati come fiori all'occhiello nelle istituzioni - continua a predicare che la nonviolenza deve stare alla larga dalla politica e dalle istituzioni democratiche, non sa quel che si dice, o forse lo sa fin troppo bene.

*

Oggi o la nonviolenza si fa proposta politica, progetto giuriscostituente, principio informatore delle politiche internazionali come di quelle statuali e locali, o svanisce nel nulla.

 

9. HERI DICEBAMUS. TUTTI I FUOCHI, IL FUOCO

 

Tutti i fuochi, il fuoco.

Tutte le stragi, una stessa strage.

Tutte le guerra, contro l'umanita' intera.

Cessate il fuoco.

 

10. HERI DICEBAMUS. LA GUERRA E CHI LA APPROVA

 

Tutte le chiacchiere di questo mondo non mutano il fatto che la guerra sia un crimine che consiste nell'uccisione di esseri umani, e chi vota in suo favore se ne fa corresponsabile.

Niente ipocrisie per favore: nessun obiettivo politico puo' giustificare la commissione di omicidi.

*

Tutte le chiacchiere di questo momento non mutano il fatto che la partecipazione militare italiana alla guerra afgana e' illegale e criminale, che e' un atto di violazione della legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico, la Costituzione della Repubblica Italiana che all'articolo 11 e' inequivocabile: ripudia la guerra, sia come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli, sia come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Niente ipocrisie per favore: se la Costituzione e' in vigore, il voto a favore della guerra e' un atto criminale, il piu' scellerato che un parlamento possa commettere.

*

La trovata - da machiavellismo degli stenterelli - del voto di fiducia al senato rivela solo a quale abisso di infamia e di irresponsabilita' si sia giunti: il governo in carica attesta che la scelta della guerra e' una scelta cosi' intrinseca alla sua azione complessiva da giocarsi su essa l'intera sua credibilita'. Siamo al cuore dell'assurdo e dell'orrore.

*

Nessuno creda di potersi far scudo di penosi giochi di parole, di squallidi trucchi da ciarlatani. Chi vota per la guerra vota per la guerra. E chi in queste settimane si e' arruolato al servizio della scelta della guerra si e' arruolato al servizio della scelta della guerra. Certe decisioni sono irreversibili. Ciascuno ne rispondera' alla sua coscienza, e dinanzi alle vittime.

*

La nonviolenza si oppone alla guerra.

La Costituzione si oppone alla guerra.

Il senso di umanita' si oppone alla guerra.

Chi vota per la guerra, e chi lo favoreggia, non speri nella nostra complicita', non speri nel nostro silenzio.

E non speri neppure in un futuro perdono: poiche' il perdono e' un privilegio delle sole vittime - solo la vittima di un male, non altri, puo' perdonare chi quel male le ha inflitto: ma le vittime della guerra vengono uccise, ed essendo state uccise non possono piu' perdonare, e quindi il crimine della guerra resta imperdonabile per sempre.

 

11. HERI DICEBAMUS. GLI ASSASSINI AL LAVORO

 

"Intento al sordido lavoro suo

pretende l'assassino gentilezza"

(Misone, frag. apocr., 1)

 

Neanche un voto contrario alla guerra al senato. Solo quattro voti contrari alla guerra alla camera dei deputati. Un parlamento pressoche' unanime nel proseguire la guerra, cioe' nell'assassinare gli afgani.

La Costituzione fatta a pezzi. Il totalitarismo e il razzismo trionfanti. La decisione di uccidere, uccidere, uccidere. Gli osanna corali alla guerra. Il ghigno dell'ipocrita che pretende di chiamare pace la guerra, nonviolenza la violenza, salvezza le stragi.

E' una indicibile catastrofe. Non solo sul piano politico e giuridico, ma morale e intellettuale.

Ed il silenzio, la complicita', la rassegnazione che accompagnano questa scelta assassina reduplicano l'orrore.

Ogni persona si assuma le sue responsabilita', ogni persona ne tragga le conseguenze.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

12. HERI DICEBAMUS. IL NONVIOLENTO ABILE E ARRUOLATO

 

Speriamo che finisca questa moda delle forze politiche di dirsi nonviolente.

Comincio' il Partito radicale e i suoi leader finirono in divisa dell'esercito croato.

Continuarono i Verdi e finirono nel governo che bombardava la Jugoslavia.

Poi si aggiunse anche il Prc che fini' a votare per la guerra afgana.

Speriamo che finisca questa moda delle forze politiche di dirsi nonviolente.

 

13. HERI DICEBAMUS. LA PICCOLA METAMORFOSI

 

Una mattina Gregorio Samsa si sveglio' trasformato in parlamentare governativo.

Prima: no alla guerra, senza se e senza ma.

Oggi: si' alla guerra, senza se e senza ma.

Per un monosillabo non vale proprio la pena di fare tante storie.

 

14. HERI DICEBAMUS. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

 

Cessate il fuoco.

Vi e' una sola umanita'. La guerra, ogni guerra, dell'umanita' unica e intera e' nemica.

Cessate il fuoco.

 

15. HERI DICEBAMUS. CESSATE IL FUOCO, CESSIAMO IL FUOCO

 

Come puo' un governo che ha appena rifinanziato la partecipazione militare del proprio paese alla guerra afgana in alleanza e al servizio delle truppe di occupazione stragiste e torturatrici pensare di essere credibile quando chiede a un altro governo di rinunciare alla guerra, all'occupazione militare di territori altrui, alle stragi e alle torture?

Con quale credibilita' possono protestare contro i crimini di guerra e contro l'umanita' compiuti dal governo di un altro paese coloro che non hanno mosso un dito per contrastare i crimini di guerra e contro l'umanita' compiuti dall'alleanza bellica di cui fa parte il proprio paese?

Come possono appellarsi al diritto coloro che non piu' tardi della scorsa settimana hanno nuovamente infranto la legge fondamentale dell'ordinamento giuridico in nome di cui governano il proprio paese?

E perche' ci sembra cosi' ambiguo, ipocrita e strumentale il proclamarsi contro la guerra, le stragi e le atrocita' in Libano, in Palestina e in Israele di coloro che tacciono sulla guerra e le atrocita' in Afghanistan?

*

Occorre opporsi a tutte le guerre, a tutte le occupazioni militari, a tutte le torture, a tutti i terrorismi, a tutte le violazioni dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Il pacifismo dimidiato e' bellicismo conclamato.

 

16. HERI DICEBAMUS. MADAMA GUERRINA

 

Hanno votato si' alla guerra, ma in fondo non e' proprio una guerra, e' tanto lontana che vista da qui piu' che una guerra sembra una guerrina. Meschina.

 

17. HERI DICEBAMUS. IL PROCESSO

 

Qualcuno doveva aver calunniato Giuseppe Ca, poiche' senza che avesse fatto nulla di male una mattina venne incluso nel Consiglio dei ministri.

 

18. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Yves Bonnefoy, Movimento e immobilita' di Douve, Einaudi, Torino 1969, pp. 184.

- Yves Bonnefoy, Poemes. Du muovement et de l'immobilite' de Douve, Hier regnant desert, Pierre ecrite, Dans la leurre du seuil, Gallimard, Paris 1982, 1994, pp. 356.

- Joe Bousquet, Note d'inconoscenza, Elitropia Edizioni, Rggio Emilia 1983, pp. 144.

- Simone Weil - Joe Bousquet, Corrispondenza, SE, Milano 1994, pp. 78.

- Blaise Cendrars, Dal mondo intero, Guanda, Milano 1980, pp. XXX + 240.

- Blaise Cendrars, L'oro, Guarnati, Milano 1959, pp. 254.

- Blaise Cendrars, Poesie, Nuova Accademia Editrice, Milano 1961, 1965, pp. 256.

- Rene' Char, Fogli d'Ipnos 1943-1944, Einaudi, Torino 1968, pp. 126.

- Rene' Char, Le Nu perdu 1964-1970, Gallimard, Paris 1978, 1988, pp. 222.

- Andre' Frenaud, Non c'e' paradiso, Rizzoli, Milano 1971, Mondadori, Milano 1998, pp. XXX + 354.

- Andre' Frenaud, Il silenzio di Genova e altre poesie, Einaudi, Torino 1967, pp. 112.

- Eugene Guillevic, Inverno, Vanni Scheiwiller, Milano 1974, pp. 116.

- Francis Jammes, De l'Angelus de l'aube a' l'Angelus du soir (1888-1897), Gallimard, Paris 1971, 1989, pp. 256.

- Henri Michaux, La vie dans les plis, Gallimard, Paris 1972, 1989, pp. 226.

- Francis Ponge, Il partito preso delle cose, Einaudi, Torino 1979, 1980, pp. XII + 138.

- Pierre Reverdy, La maggior parte del tempo, Guanda, Parma 1966, pp. 296.

- Pierre Reverdy, Flaques de verre, Flammarion, Paris 1972, 1984, pp. 192

- Saint-John Perse, Eloges. Suivi de La Gloire des Rois, Anabase, Exil, Gallimard, Paris 1960, 1994, pp. 228.

- Jules Supervielle, La favola del mondo, Guanda, Parma 1964, pp. XXXVI + 192.

- Paul-Jean Toulet, Les contrerimes, Gallimard, Paris 1979, pp. 240.

 

19. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

20. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 624 del 22 luglio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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