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Nonviolenza. Femminile plurale. 397



 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 397 del 27 luglio 2011

 

In questo numero:

1. Anche l'illustre storica Anna Bravo aderisce all'appello affinche' il Parlamento non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia

2. A Nepi la sesta rassegna di cinema per la pace

3. L'amnesia dell'onorevole e il fast-food al posto del Partenone

4. Una sintesi dell'incontro alla Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 4 luglio 2011, sul tema "Dopo i referendum: quali implicazioni per la politica delle donne?"

5. Elettra Deiana: Note sparse su Siena

6. Laura Colombo e Sara Gandini: Le nuove sfide della politica del desiderio

 

1. INIZIATIVE. ANCHE L'ILLUSTRE STORICA ANNA BRAVO ADERISCE ALL'APPELLO AFFINCHE' IL PARLAMENTO NON RIFINANZI LE GUERRE E LE STRAGI IN AFGHANISTAN E IN LIBIA

 

Anche l'illustre storica Anna Bravo, come molte altre persone, movimenti e associazioni, aderisce all'appello affinche' il Parlamento non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia.

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Tra le molte altre autorevoli adesioni segnaliamo almeno, ancora una volta, quelle di Gianfranco Aldrovandi, presidente del "Collettivo nonviolento uomo ambiente"; Marco Bersani, presidente di Attac-Italia; Michele Boato, storica figura dell'ambientalismo; Massimo Bonfatti, presidente dell'autorevole associazione umanitaria "Mondo in cammino"; Marinella Correggia, prestigiosa giornalista e saggista; Enrico del Vescovo, animatore di innumerevoli iniziative ambientaliste, di pace e di solidarieta'; il professor Osvaldo Ercoli, maestro di vita e di pensiero per generazioni di viterbesi; la cantautrice pacifista Agnese Ginocchio; la prestigiosa saggista ed attivista umanitaria Floriana Lipparini; la dottoressa Antonella Litta, dell'"Associazione italiana medici per l'ambiente"; il professor Dario Mencagli, educatore con grande esperienza nella cooperazione internazionale; il professor Giorgio Nebbia, uno dei "padri nobili" dell'ecologia nel nostro paese; l'architetto ed esperto di sicurezza cantieristica Ferdinando Pesce; la prestigiosa intellettuale femminista Rosangela Pesenti; il professor Luigi Piccioni, storico dell'ambiente e dell'ambientalismo; il professor Alessandro Pizzi, gia' sindaco di Soriano nel Cimino e fondamentale punto di riferimento dell'ambientalismo scientifico e delle buone pratiche amministrative nell'Alto Lazio; il pedagogista Pasquale Pugliese, del comitato di coordinamento del Movimento Nonviolento; Anna Puglisi ed Umberto Santino, tra le piu' autorevoli figure dell'impegno antimafia, da sempre animatori del "Centro Impastato" di Palermo; la professoressa Annamaria Rivera, figura di riferimento dell'impegno antirazzista; il drammaturgo, regista ed attore Saverio Tommasi; l'editore Olivier Turquet; Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento...

All'appello hanno aderito anche movimenti ed associazioni da ogni parte d'Italia: dall'Associazione "Senza paura" di Genova, al "Collettivo nonviolento uomo ambiente" della Bassa Reggiana, al Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", al Centro studi umanisti "Ti con Zero", al Comitato "Nepi per la pace", a numerosi altri.

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Di seguito riproduciamo ancora una volta il testo integrale dell'appello affinche' il Parlamento non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia:

"Chiediamo a tutte le persone di volonta' buona e di retto sentire di far sentire la propria voce al Parlamento italiano affinche' non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia.

La partecipazione italiana a quelle guerre e' illegale, poiche' viola l'art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana.

La partecipazione italiana a quelle guerre e' gia' costata troppe morti, tra cui quarantuno giovani soldati italiani.

La partecipazione italiana a quelle guerre costituisce anche uno sperpero scellerato ed assurdo di enormi risorse finanziarie dello stato italiano.

Quegli ingenti fondi non siano piu' utilizzati per provocare la morte di esseri umani, e siano utilizzati invece per garantire in Italia a tutti il diritto alla casa, alla scuola, alla salute, all'assistenza.

Chiediamo che il Parlamento ripudi la guerra, nemica dell'umanita'.

Chiediamo che il Parlamento riconosca, rispetti e promuova la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Chiediamo al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Chiediamo al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Chiediamo al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite".

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Una breve notizia su Anna Bravo

Anna Bravo, storica e docente universitaria, vive e lavora a Torino, dove ha insegnato Storia sociale. Si occupa di storia delle donne, di deportazione e genocidio, resistenza armata e resistenza civile, cultura dei gruppi non omogenei, storia orale; su questi temi ha anche partecipato a convegni nazionali e internazionali. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned (Associazione nazionale ex-deportati) del Piemonte; fa parte della Societa' italiana delle storiche, e dei comitati scientifici dell'Istituto storico della Resistenza in Piemonte, della Fondazione Alexander Langer e di altre istituzioni culturali. Luminosa figura della nonviolenza in cammino, della forza della verita'. Opere di Anna Bravo: (con Daniele Jalla), La vita offesa, Angeli, Milano 1986; Donne e uomini nelle guerre mondiali, Laterza, Roma-Bari 1991; (con Daniele Jalla), Una misura onesta. Gli scritti di memoria della deportazione dall'Italia,  Angeli, Milano 1994; (con Anna Maria Bruzzone), In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995, 2000; (con Lucetta Scaraffia), Donne del novecento, Liberal Libri, 1999; (con Anna Foa e Lucetta Scaraffia), I fili della memoria. Uomini e donne nella storia, Laterza, Roma-Bari 2000; (con Margherita Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia), Storia sociale delle donne nell'Italia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001; Il fotoromanzo, Il Mulino, Bologna 2003; A colpi di cuore, Laterza, Roma-Bari 2008. Si veda anche l'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 353.

 

2. INCONTRI. A NEPI LA SESTA RASSEGNA DI CINEMA PER LA PACE

[Dal comitato Nepi per la Pace (per contatti: info at comitatonepiperlapace.it) riceviamo e diffondiamo]

 

Si svolgera' da lunedi' primo agosto a giovedi' 4 agosto 2011, in piazza del Comune a Nepi (Vt), la sesta rassegna di "Cinema per la pace".

La rassegna, divenuta ormai un appuntamento tradizionale, non solo per Nepi ma per l'intera provincia viterbese, e' parte importante delle tante attivita' del comitato di diffusione della cultura della pace.

La rassegna si compone quest'anno di quattro film (ingresso gratuito ed inizio delle proiezioni alle ore 21,30), che saranno occasione per informare, conoscere e discutere su argomenti di grande attualita'.

In questa rassegna il comitato con i film "Iqbal" e "La stella che non c'e'" ha voluto rivolgere l'attenzione in modo particolare al tema  dello sfruttamento del lavoro minorile e alla realta' di popoli e culture a noi lontani e in fase di grandi e veloci cambiamenti politici ed economici che stravolgono la vita di persone e intere comunita' considerate ormai solo merce da cui trarre il maggior profitto.

L'emozionante film "Uomini di Dio", attraverso la drammatica vicenda di un gruppo di monaci trappisti in Algeria negli anni '90 ci riproporra' il tema della necessita' di perseguire con assoluta fedelta' e coerenza i valori del dialogo e della nonviolenza per il conseguimento della pace.

Come ormai da tradizione, verra' proiettato anche un classico della cinematografia e quest'anno e' la volta di "Roma citta' aperta", capolavoro del neorealismo italiano.

Tutti i film saranno introdotti dalla lettura di una scheda informativa circa i contenuti e la trama e al termine di ogni proiezione e' previsto uno spazio di discussione ed approfondimento.

La rassegna vuole essere anche un momento di confronto per rilanciare con ancora maggior forza il costante appello del comitato "Nepi per la pace" affinche' cessino subito tutte le guerre e la partecipazione dell'Italia alla guerra in Afghanistan e in Libia e perche' le pubbliche risorse non siano piu' destinate all'acquisto di armi e alle guerre ma siano utilizzate per la scuola, per i servizi di assistenza sociale e sanitaria, per la lotta alla fame e alla poverta' e per gli aiuti ai Paesi  in gravi difficolta' economiche.

Il comitato aderisce pertanto all'appello affinche' il Parlamento non rifinanzi le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia.

 

3. RIFLESSIONE. L'AMNESIA DELL'ONOREVOLE E IL FAST-FOOD AL POSTO DEL PARTENONE

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Gli attardati che ancora s'ingegnano di favoreggiare la lobby speculativa, inquinatrice e devastatrice di estrema destra che vorrebbe realizzare nel cuore della preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo un mega-aeroporto nocivo e distruttivo, insensato ed illegale, si mettano l'anima in pace: quel crimine non si compira'.

E a certi signori colpiti da amnesia, o che ancora fingono di non sapere quale disastro quella operazione vandalica, illecita ed ignobile provocherebbe, lo ricordiamo una volta ancora.

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La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore della preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze:

a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;

b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;

c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;

d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');

e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';

f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;

g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

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La preziosa area del Bulicame va invece tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Ed il viterbese ha bisogno del potenziamento della ferrovia e di un modello di sviluppo che valorizzi e non distrugga i suoi preziosi beni ambientali e culturali e la vocazione agricola del territorio.

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Voler distruggere l'area del Bulicame per realzzarvi un mega-aeroporto e' come voler radere al suolo il Partenone per costruire al suo posto un fast-food.

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Il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti

Viterbo, 26 luglio 2011

 

4. RIFLESSIONE. UNA SINTESI DELL'INCONTRO ALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, A ROMA IL 4 LUGLIO 2011, SUL TEMA "DOPO I REFERENDUM: QUALI IMPLICAZIONI PER LA POLITICA DELLE DONNE?"

[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) riprendiamo la seguente sintesi dell'incontro alla Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 4 luglio 2011, sul tema "Dopo i referendum: quali implicazioni per la politica delle donne?"]

 

Riportiamo di seguito una sintesi della discussione e degli interventi ricostruita dagli appunti. Le eventuali integrazioni e modifiche sono dunque benvenute (inviare una e-mail a: masi909 at hotmail.com o costituentedellacasa at gmail.com). Grazie.

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Apertura

- Maria Grazia Sentinelli: Questa iniziativa e' stata pensata dopo quella sul sostegno ai referendum organizzata dalla Costituente della Casa Internazionale delle donne al Parco della Caffarella. Avevamo deciso di rivederci per condividere insieme gli esiti della consultazione referendaria e per continuare la riflessione su queste tematiche. La costituente ha voluto incontrare le donne che si occupano di queste tematiche perche' da quando si e' costituita ha sempre cercato di aprirsi all'esterno e di creare relazioni con le donne che sono attive fuori della Casa. Gruppi e associazione ma anche donne singole interessate ad un percorso di ricerca. In particolare ci sembrava che la consultazione referendaria rappresentava un momento di partecipazione attiva delle donne nella redifinizione di una politica che partisse dalle esperienze concrete, che coinvolgesse i bisogni della gente e superasse le mediazioni partitiche ed istituzionali. Ora siamo qui ad interrogarci sul successo dei referendum e ci fa piacere poterne discutere insieme.

Al nostro interno abbiamo avviato una discussione sulle prospettive che apre questa vittoria e sui motivi che hanno portato le donne ad essere partecipi in prima persona in queste battaglie. Per semplificazione abbiamo pensato di porre al confronto comune tre tematiche anche se ovviamente intrecciate tra loro:

1. Il successo referendario ha dimostrato un forte coinvolgimento delle persone nella difesa di beni che vengono considerati essenziali (acqua, energia, democrazia e legalita'). La partecipazione attiva delle persone ha dimostrato che la forza della societa' civile puo' modificare gli equilibri politici dati, scavalcando le pastoie burocratiche ed autoreferenziali dei partiti. Ora vogliamo chiederci se questa presa di coscienza attiva e' in grado di continuare nel suo percorso ampliando la rete degli attori territoriali e costringendo i partiti e le istituzioni a modificare la loro ottica e ad assumere nei loro programmi strategie politiche che abbiano come obiettivo il buon vivere delle persone uscendo da un'ottica del pensiero unico sull'economia, sul welfare, sul rapporto del potere con i cittadini. Quali prospettive e quali spazi apre questa vittoria?

2. Questa campagna referendaria ha visto la partecipazione di moltissime donne, ma anche in precedenza e in altri campi affini (battaglie ed esperienze anche in altri paesi) le donne stanno contribuendo alle lotte per la salvaguardia dei beni comuni, dell'ambiente, di un nuovo modo di concepire il lavoro, la produzione e il consumo. Ci piace interrogarci sul perche' le donne siano particolarmente attente a queste tematiche e alla partecipazione attiva e quindi sarebbe interessante a partire dal nostro vissuto interrogarci sul perche' le donne hanno scelto di lavorare con queste modalita' (comitati e gruppi autogestiti) invece che affidarsi alla rappresentanza politica o al lavoro dentro i partiti. C'e' qualcosa che rende piu' immediato e naturale nelle donne occuparsi di cose che incidono sulla loro vita quotidiana, c'e' meno scissione tra il sapere, l'agire politico e la propria vita individuale?

3. Ci piace collegare queste battaglie referendarie con le altre lotte che la societa' civile sta portando avanti su un altro modo di produrre, consumare, vivere nei propri territori. Penso alle esperienze sul consumo critico, sull'accorciamento delle filiere produttive, sulle riconversioni ecologiche di alcune produzioni, sul riassetto energetico di alcuni edifici, sul cohousing, sul riciclaggio dei rifiuti, sull'autogestione cooperativa di servizi, banche del tempo, finanza etica, etc.). Queste buone pratiche sono destinate a rimanere pure testimonianze o possono essere gli embrioni di superamento del modello attuale di produzione, consumo e redistribuzione del reddito attraverso i servizi pubblici? Possono rappresentare un nuovo modello di societa', fondato sulla partecipazione attiva e sull'autogoverno? Queste esigenze sono piu' facilmente perseguibili attraverso la rivendicazione di uno stato sociale piu' forte che garantisca piu' diritti ai cittadini o e' necessario pensare a sottrarsi sia agli interessi privati quanto alle diverse articolazioni burocratiche del potere statale mettendo in atto forme di autogoverno basate sulle relazioni personali? E' possibile una trasformazione della societa' piu' sostenibile, piu' ecologica, piu' partecipata, piu' controllata dal basso? E in questo senso che importanza hanno le relazioni tra individui?

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Interventi

- Francesca Koch: l'incontro e' nato anche dalla volonta' di riflettere sugli eventi dell'ultimo anno, alla luce della vittoria dei referendum. Il bisogno di cambiamento e' il fattore comune a molti degli eventi di cui parliamo. Il lavoro politico di questi anni, anche alla Casa, ha agevolato la nascita di nuove forme d'intervento e di presa di parola pubblica da parte delle donne. Dal 13 febbraio 2011 in poi, le voci di donne che si esprimono su temi generali sono aumentate, coinvolgendo per prime le citta' (Napoli, Milano, Genova, l'Aquila, le citta' del Maghreb ecc.), le loro amministrazioni. Occorre ascoltare e trovare delle forme alla volonta' di "fare rete" tra queste tante realta', anche per avere nuove agende politiche.

- Patrizia Sentinelli: il successo dei referendum nasce da antiche campagne di movimento e marca una differenza rispetto al passato. I movimenti, soprattutto quello dell'acqua, hanno mostrato forme e modalita' di partecipazione nuove, caratterizzate da una orizzontalita' delle decisioni e da una forte presenza di donne. A partire dai beni comuni e dalle economie del "noi" si puo' costruire, avviare una ricerca per pensare ad un'altra economia, basata sulle relazioni e sulle nuove forme di socialita' nate intorno alle lotte per i beni comuni: un nuovo modello di sviluppo economico e' forse gia' in pratica, sta a noi riconoscerlo e promuoverlo.

- Danila: e' determinante riprendere una riflessione sulla rappresentanza a partire dalla divaricazione che e' avvenuta negli anni '80 tra quelle che proponevano la via della rivendicazione dei diritti (leggi, parita', etc.) e quelle che privilegiavano la trasformazione del sociale tenendo insieme protagonismo femminile sul piano del simbolico e autorganizzazione di luoghi pubblici fondati sulle relazioni. Rimettere oggi in discussione le forme tradizionali della rappresentanza per una democrazia sostanziale, partecipativa e autorganizzata (No Tav, No dal Molin, le Citta' vicine, etc.).

- Cecilia D'Elia: questo referendum ha dimostrato la grande competenza delle persone all'interno dei comitati come anche la serieta' e l'energia di tutta la societa' civile, mentre i partiti si sono distinti per la loro mancanza di iniziativa e protagonismo. A partire da queste buone pratiche si puo' ripensare a un nuovo welfare moderno, basato sulla partecipazione della cittadinanza. Non contrapposizione tra un welfare pubblico e forme di autorganizzazione, ma una dialettica che a partire dalle forme di autogoverno riesca a colloquiare con le istituzioni. La politica e i partiti riusciranno a dare spazio a questi nuovi saperi?

- Claudia Bella: valore della partecipazione soprattutto quando parte da esperienze concrete (vedi movimento contro la legge Tarsia). I referendum hanno dimostrato che i beni comuni devono essere gestiti dal pubblico perche' i beni essenziali non sono merci. Le donne sono le piu' indignate perche' sono le piu' colpite da questa crisi economica. Si dovrebbe definire un'agenda politica a partire dal protagonismo femminile su lavoro, precarieta', welfare.

- Gianna Urizio: non sorpresa dal risultato referendario perche' gia' si sentiva la possibilita' della vittoria nei volantinaggi fatti precedentemente al voto. Oggi la politica neoliberista produce poverta', precarieta', interesse privato (beni comuni sottratti al pubblico) che i partiti tradizionali non riescono a contrastare perche' fermi a vecchie strategie e forme della politica. Come far accogliere dalla politica le proposte che vengono dai movimenti? Pluralita' e non pluralismo come intreccio tra diverse posizioni, gestione dei conflitti per procedere insieme tra "diversi".

- Tiziana Bartolini: Purtroppo non ci sono ancora grosse esperienze che riescano a incidere sulla societa'. Valorizzare l'esistente e fare in modo che queste nuove pratiche vengano assunte dalla politica.

- Laura: esperienza positiva delle giornate di Genova (punto G) in cui si e' discusso in chiave di genere su: corpo, multiculturalismo, lavoro. Successo delle elezioni amministrative e dei referendum perche' scaturite dal territorio e da una politica partecipata. Ripartire dai beni comuni e invertire la gerarchia delle decisioni.

- Oria Gargano: decidere quali sono i beni comuni per tutti. Tratti della pratica delle donne: esperienza, collettivita', capacita' di ragionare insieme, sistema dell'intelligenza per decidere. Avere uno sguardo delle donne sull'economia (citato il libro di F. Rampini).

- Vittoria Tola: vittoria dei referendum come frutto di alcune "non rassegnate", preparate e in relazione tra loro, per proprio interesse e gratuito impegno. E' importante parlare e agire su problemi concreti e le donne lo hanno gia' dimostrato con la lotta contro la legge Tarzia. Anche la salute e' un bene comune.

- M. Luisa Gizzio: Il protagonismo di cittadine/i nella riuscita dei 4 referendum sui beni comuni - che e' stato riconosciuto da tutti e sottolineato in molti interventi - non nasce dal nulla. Esso raccoglie le pratiche e le riflessioni del femminismo degli anni '70 e '80 - che rifiutavano la rappresentanza e il leaderismo e indicavano l'assunzione diretta di responsabilita' (il partire da se'...) dei soggetti, le relazioni fra soggetti e un confronto costante con altre/i - quale pratica necessaria per un cambiamento della politica e della realta'. E tutto cio' e' in buona parte all'origine delle pratiche diffuse attuali dei movimenti e del loro protagonismo.

- Rosanna Marcodoppido: dopo il femminismo la relazione tra donne ha sorretto la mia pratica politica e la "differenza" e' stata la categoria per leggere la realta'. Contrastare la violenza e questo modello di sviluppo contro natura, per una societa' piu' giusta. Dal bisogno di separatismo del passato, oggi le giovani precarie lottano insieme ai ragazzi. Qual e' il nostro ruolo in questo orizzonte complesso? Doppia militanza o una pratica che coinvolga anche gli uomini?

- Tiziana Bartolini: entrare nelle questioni non prettamente femminili. Occuparsi di tutto il mondo e la societa' per trasformarli con la nostra pratica.

- Silvia del Vecchio (gruppo della "Rivoluzione gentile"): spostare interessi attraverso microazioni e pratiche su problemi concreti; ripensare ad una societa' fondata sulla green economy (detersivi alla spina). Pensare a lotte contro l'inceneritore di Roma. Ridefinire diritti sociali sganciati dal lavoro. Fare una riflessione non solo di genere ma di donne e di uomini.

- Fulvia Bandoli: il movimento sull'acqua pubblica aveva gia' seminato da piu' di dieci anni. Hanno vinto i contenuti concreti, che i partiti e i sindacati non riescono a portare avanti (guarda legge elettorale nel Pd e accordo Camusso in Cgil). Non sono d'accordo con il 50/50 ma se c'e', come a Milano, un'indicazione di quali donne mettere in giunta allora il riequilibrio e' piu' valido. Le relazioni tra donne diventano forti se sono capaci di radicarsi fino a incidere sul programma del sindaco. Occorre parlare da un luogo forte e in modo autorevole per incidere sulla politica (piattaforma cittadina).

- Paola Masi: la campagna referendaria e' stata molto creativa (semafori) e ha messo insieme contenuti concreti e nuove forme di relazione. Politica partecipata, reti, rapporti con altri referenti. C'e' qualcuno nella politica tradizionale in grado di ascoltare le nostre novita'? Ma anche noi dobbiamo riflettere meglio su come la teoria e la pratica femminista sono cambiate: p.e. quale spostamento e' avvenuto nello spostare l'asse delle riflessioni dai diritti ai beni comuni? E' importante poi capire perche' parliamo di "beni comuni" e non del "bene comune" che ha un altro significato. Lasciare aperta la riflessione, valorizzare le pratiche e le relazioni.

- Donatella Artese: Non si e' sottolineato abbastanza l'impatto di genere delle scelte politiche. Per esempio, riguardo all'ambiente bisogna tenere presente che la raccolta differenziata, i detersivi alla spina, i Gas comportano un surplus di fatica nel quotidiano, fatica che nel nostro paese e' ancora a carico delle donne. Abbiamo lottato ed ottenuto la presenza qualificata di donne nei Consigli di amministrazione delle societa', ma non abbiamo ancora messo in discussione la pensione sociale di 400 euro, percepita soprattutto da anziane, parametro per decidere i tagli delle pensioni nell'attuale finanziaria. Occorre ampliare lo sguardo verso le donne europee: Gisele Halimi si e' chiesta: "quale Europa per le donne?". La sua associazione Choisir ha preparato un dossier delle leggi europee in vigore nei 27 paesi dell'Unione piu' favorevoli alle donne, presentato al Parlamento Europeo l'8 marzo. Occorre farlo conoscere qui in Italia.

- Mariella Eboli: importanza della partecipazione attiva nel successo referendario. Partire dalle "buone pratiche" per cambiare il mondo. Capire i comportamenti di ciascuna nella propria vita quotidiana su consumo, risparmio, raccolta differenziata e attivare pratiche concrete che possano trasformare la societa'.

- Fabiola Del Vecchio: continuare a lavorare nelle relazioni, produrre un'agenda per le prossime elezioni. Non e' necessario agire sempre in modo "separatista" ma l'importante e' l'individuazione dei contenuti e la partecipazione attiva delle persone.

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Temi ricorrenti

- Le "nuove pratiche": Tutte le riflessioni sottolineano che un cambiamento nelle pratiche e' gia' avvenuto. Le caratteristiche dei gruppi che hanno lavorato e sostenuto l'agire sui beni comuni sono simili: I) partecipazione e coinvolgimento diretto invece che rappresentanza e delega; II) sperimentazione di linguaggi e comunicazioni, anche artistiche, in presenza e via web; III) serieta' nell'informazione e competenza negli interventi; IV) molte donne nei comitati come risposta alla "chiusura" della politica tradizionale verso nuovi soggetti, verso il femminismo, per una democrazia reale e partecipata.

- Le "buone pratiche": Partire da esperienze concrete per poter favorire il cambiamento di ognuno e la trasformazione della societa'. La voce di ognuna, la pratica quotidiana di rapporto con l'ambiente, il confronto sulle scelte personali, sono rilevanti nella costruzione di spazi (anche simbolici) condivisi e vivibili. Le buone pratiche rilevate, diffuse, capite e confrontate: sono nel contemporaneo e non vogliono piu' essere ignorate.

- Le "agende politiche": Tema delicato e da pensare. Sarebbe utile continuare ad avere esempi su come i gruppi di donne, anche di altri paesi, decidono le agende (il corpo? il territorio? le relazioni tra gruppi? l'amministrazione?).

 

5. RIFLESSIONE. ELETTRA DEIANA: NOTE SPARSE SU SIENA

[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) riprendiamo il seguente intervento del 15 luglio 2011 apparso nel sito www.zeroviolenzadonne.it

Elettra Deiana, gia' parlamentare, e' da sempre impegnata per la pace, i diritti, la liberazione; attualmente fa parte della presidenza nazionale di "Sinistra ecologia liberta'" (Sel). Dal sito www.elettradeiana.it riprendiamo per stralci la seguente scheda autobiografica (scritta in occasione della campagna elettorale del 2008): "Sono Elettra Deiana, deputata di Rifondazione comunista nella XIV e  XV legislatura. Sono di nascita e origine sarda, come il mio cognome inequivocabilmente dice e come il mio amore per quella terra dice a me e a chi mi conosce da vicino. La Sardegna e' per me soprattutto un richiamo del cuore, un luogo mentale, la suggestione di cose perdute. La mia vita infatti si e' svolta per lo piu' altrove, fin dalla prima infanzia, e faticosamente, col tempo e l'ostinazione che ho ereditato da mio padre, ho rimesso insieme e fatte mie le ragioni di quelle suggestioni della memoria. Ed e' anche per ridare senso a quei richiami lontani che mi sono dedicata fin da ragazza a saperne di piu' della Sardegna, a indagare le conseguenze delle dinamiche di forte colonizzazione interna su cui si costrui' da noi lo Stato unitario e di cui l'isola porto' e porta i segni negativi. Negli anni dell'insegnamento era l'esempio che facevo sempre per far capire le contraddizioni del processo unitario ai ragazzi e alle ragazze delle mie classi. Ho vissuto per lo piu' a Roma, dove ho studiato, mi sono laureata in lettere, ho lavorato come insegnate. Mi sento anche romana. A Roma ho fatto le scelte decisive, pubbliche e private, personali e politiche. Di sinistra e femminista. Ma ho vissuto anche a Milano, gran parte degli anni Settanta, quelli che cambiarono l'Italia, aprirono nuovi orizzonti, resero protagonisti della scena pubblica soggetti nuovi, gli operai, i tecnici, gli studenti, mentre dilagavano ovunque le donne con una forza soggettiva che ancora resiste e ancora produce spostamenti positivi. Nonostante riflussi, reazioni, regressioni sempre piu' marcate che ci affannano. La mia esperienza politica fu legata ai gruppi della nuova sinistra, alle lotte per la pace - mitica Comiso - al movimento delle donne. Con Democrazia Proletaria confluimmo fin dalle prime battute in Rifondazione comunista. Io con l'idea che non ci poteva essere rifondazione della politica e tanto meno del comunismo senza la critica femminista, la soggettivita' delle donne, la messa in discussione radicale dell'ordine maschile che dominava la mente, il cuore, l'intelligenza di uomini e donne del nuovo partito. Ci abbiamo provato in tante, tra conflitti, contraddizioni, solitudini che la Rifondazione dei primi anni e di tanti anni ancora dopo - tetragona e maschile come la vecchia guardia - costruiva intorno a noi. Le femministe, malviste e mal considerate. Un po' borghesi, un po' intellettuali, molto elitarie: queste le critiche piu' gentili. Oggi il femminismo fa tendenza e tutti/e si nominano cosi', e il Forum delle donne di Rifondazione comunista e' un soggetto politico femminista a tutto tondo che, per ammissione di molti, ha segnato la storia del partito. Sono entrata in Parlamento nel 2001, pochi mesi prima delle Twin Towers, optando per la Commissione Difesa. Il mio primo intervento impegnativo lo feci nella riunione congiunta delle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, il 13 settembre. Spiegai le ragioni per le quali il mio gruppo ed io ritenevamo illegittimo che venisse attivato l'articolo 5 del Trattato dell'Alleanza Atlantica per andare in soccorso degli Stati Uniti e perche' la scelta di guerra contro l'atto terroristico sarebbe stata una sciagura. Quella sciagura ne ha preparato altre, che ancora durano, e ha determinato il nuovo contesto delle relazioni internazionali dove le guerre sono previste come possibile variante delle politica..."]

 

Dunque, Snoq. "Se non ora, quando?" diventa un acronimo e sembra avere la dura risonanza di un'onomatopea di battaglia. Per il momento, pero', da li' sembra nascere solo un movimento un po' scontornato oppure un contenitore indefinito o forse anche un'ambigua tentazione di nuova rappresentanza femminile. O le tre cose insieme. Magari poi ci saranno anche battaglie o scaramucce. Dove? Per che cosa? Al momento non se ne avverte sentore ne' sentimento.

Il Palazzo Pubblico di Siena ospita le Allegorie del Buono e Cattivo Governo in Citta' e in Campagna. E' il capolavoro del pittore trecentesco Ambrogio Lorenzetti, che riempi' le scene senesi di figure femminili, allegorie di virtu' ma anche donne di quel mondo, immerse operosamente nella quotidianita' della vita cittadina.

Stando a Siena la suggestione del richiamo e' forte.

E allora viene da chiedersi: "Che hanno a che vedere le donne col buon governo o con l'idea del governare, che dovrebbe, come e' ovvio, venire prima del governo?" Certamente hanno molto a che vedere, al punto che la vera domanda dell'epoca che viviamo dovrebbe essere: "Se non le donne, chi?". Una domanda del genere sposta il punto di vista del problema e libera le donne dalle strettoie della contingenza politica, peraltro in via di esaurimento, dell'antiberlusconismo. "Se non ora, quando?" e' infatti domanda che nasce da quella contingenza e a essa continuamente rimanda, nascondendo la questione oggi cruciale, su cui interrogarsi e interrogare: "In piena crisi dell'ordine dei padri, i cui effetti deprimenti sono davanti a tutti, che cosa impedisce alle donne di diventare protagoniste a tutto tondo della sfera pubblica, assumendosi piena e diretta responsabilita' nella politica e mettendo mano alle scelte che contano?".

Snoq, invece. Nella due giorni di Siena, si sono evidenziati i molti limiti di conduzione politica e soprattutto di proposta politica di quella domanda e cio' si e' avvertito in misura molto maggiore rispetto a quello che le piazze avevano messo in scena il 13 febbraio. A Siena il luogo dell'appuntamento era piccolo, ancorche' affollato e di grande bellezza, mentre il luogo della regia - il palco col grande schermo alle spalle - era mediaticamente preponderante, esattamente al contrario di quanto avvenne il 13 febbraio. In quella giornata d'inverno, cosi' invasa e trasformata dal mondo delle donne in movimento, la piazza fu politicamente preponderante e diede il segno a tutto, andando oltre le intenzioni, i messaggi, il simbolico della dignita' delle donne offesa, su cui le organizzatrici avevano intensamente lavorato con la conseguenza di suscitare non pochi risentimenti tra le donne, soprattutto le giovani. Risentimenti che la piazza ben rappresento'. Come dimenticare le "indecorose e libere", e la baldanza della loro discesa nelle strade?

Nella due giorni senese e' successo il contrario.

Il Campo di S. Agostino, a due passi della piazza del Campo, ha ospitato piu' o meno mille donne, venute da tutta Italia. Un successo di partecipazione, al di la' delle aspettative, dicono le organizzatrici, una piccola grande folla di donne, nei fatti, che hanno seguito con attenzione il dibattito, entusiasmandosi per i passaggi che piu' le toccavano, manifestando il proprio disappunto quando ne sentivano la necessita', applaudendo, fischiando, bofonchiando. Susanna Camusso e' stata applaudita calorosamente quando e' intervenuta come dirigente sindacale di primo piano, dando mostra della sua innegabile grinta; ma, sia pure indirettamente, e' stata anche criticata nell'applauso altrettanto caloroso destinato a una convegnista che le ha rivolto una dura critica per aver firmato l'accordo che ha firmato.

Si da' riconoscimento a una protagonista della vita pubblica - le donne sanno "riconoscere" le donne? - ma si esprime anche un punto di vista critico rispetto a lei - le donne pensano politicamente e dunque esprimono posizioni politiche diverse?

Una piazza viva, insomma, capace di vivere quelle giornate davvero "come assemblea partecipata e partecipante", come succede spesso negli incontri politici delle donne.

Ma la vivacita' ha prodotto piu' scena che altro.

Il dibattito era organizzato "orizzontalmente": cosi' hanno sottolineato dal palco. Quasi novanta interventi, si legge nei resoconti. Tre minuti a testa, tempo uguale per tutte, comprese le molte esponenti nazionali del Pd invitate a parlare, senza riscuotere grande successo, peraltro. Facevano eccezione, ovviamente, le relatrici che hanno introdotto e concluso i lavori. Relazioni e conclusioni a piu' voci, di dieci minuti ciascuna. E poi altre donne che, sempre dal palco, dipanavano il filo della narrazione stando a quello che le organizzatrici avevano in testa.

Che dire di questa orizzontalita'? Pratica innovativa? Fino a un certo punto, va detto con franchezza. Forse si tratterebbe davvero di un'innovazione se la questione fosse di decidere su cose su cui il dibattito e' stato ampio e condiviso e non c'e' nulla o c'e' poco da aggiungere se non la decisione. O la puntualizzazione. La' invece la supposta orizzontalita' accentuava soltanto il carattere di evento, di messa in scena di un progetto o di un'intenzione gia' altrove pensata e confezionata. I tre minuti di questa o quella non aggiungevano proprio nulla e assai poco chi interveniva poteva relazionarsi con quanto da altre detto. E se qualcuna immetteva nel dibattito qualcosa di non conforme con le proposte del gruppo nazionale, la regia dal palco interveniva per aggiustare il tiro, ricondurre nei binari, oppure semplicemente lasciando cadere il punto di vista difforme.

Il carattere di evento dell'appuntamento era anche accentuato dall'attenzione mediatica che lo circondava, dalla diffusa presenza di giornalisti, dalle dirette e tutto il resto. L'attenzione dei media e' rara e avara, quando si tratta di iniziative di donne. A Siena e' stata strabocchevole. Anche questo va detto e dice anche altro di quello che si e' mosso intorno all'evento.

Tante donne di tutte le eta', ma un prevalere di over cinquantenni con antica storia femminista: questa soprattutto la piazza di Siena. Gli abbracci e i saluti tra amiche di una vita si sono ripetuti accompagnando lo svolgersi dei lavori. C'erano anche giovani donne e ragazze ma non costituivano certo il segno prevalente dell'appuntamento. Per lo piu' poi destinate, le giovani che hanno preso la parola, a rappresentare le competenze femminili nel campo del web e della rete. Uno specifico insomma, piu' che una pienezza di ruolo politico, alimentato, come e' per le giovani, dalla ricchezza performativa della rete.

Non a caso sono passate come acqua fresca le parole di una ragazza che con grande passione politica ha messo in discussione l'intreccio tra lavoro e maternita', uno dei punti forti della proposta di "Se non ora, quando?". Nell'epoca della generazione "no future" - lei chiede - come stanno insieme nella realta' il lavoro, la maternita' e la sessualita'? E risponde: non stanno. Le sue parole, che mettono in scena con tutta evidenza una critica di fondo al punto centrale della proposta di Siena, cadono nel vuoto, non hanno seguito, non "fanno evento". E sono invece uno dei punti su cui bisognerebbe davvero confrontarsi e su cui la domanda "Se non ora, quando?" potrebbe forse riacquistare pertinenza.

Punti di vista, tematiche, pratiche.

Tutto della due giorni di Siena ha parlato di un'impostazione gia' definita e conclusa, di tematiche individuate altrove, su cui non c'era spazio per discutere, di pratiche selettive e conformi all'obiettivo. Il che forse corrisponde a quello che di solito in politica tutti fanno. Chi ha l'idea la mette in campo, si va e si vedra'.

Forse tutto e' legittimo, stando al meanstream della politica corrente. Forse.

Ma questa pratica non va proprio se l'idea e' quella di rimettere in movimento donne che sono gia' in movimento. Da molto tempo, peraltro, come vale sempre la pena di ricordare.

 

6. RIFLESSIONE. LAURA COLOMBO E SARA GANDINI: LE NUOVE SFIDE DELLA POLITICA DEL DESIDERIO

[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) riprendiamo il seguente intervento del 24 luglio 2011 apparso su "Pedagogika".

Laura Colombo e Sara Gandini partecipano all'esperienza della Libreria delle donne di Milano, del cui sito internet www.libreriadelledonne.it sono "webmater"]

 

Il docufilm La politica del desiderio (dvd di Manuela Vigorita e Flaminia Cardini, prodotto dalla Libreria delle donne di Milano) mostra lo splendore di una parola che molti hanno timore a usare, femminismo, e mette in scena cosa e' capitato grazie a questo movimento, anche per chi non ha saputo vederlo. Cosi' spiega Clara Jourdan nell'ottimo librino che accompagna questo bel film che fa vedere il femminismo italiano in tutta la sua originalita'.

Il film inizia con la mossa di alcune che, negli anni '60, decidono di incontrarsi tra donne alla ricerca di un'altra via rispetto all'emancipazionismo. E' posto in primo piano il taglio simbolico della politica della separazione: gruppi di sole donne che mettono al centro della riflessione l'esperienza di se', la pratica di relazione, il rapporto col proprio desiderio. Nei luoghi "separati" le donne prendono la parola a partire da se', dalla propria vita e parlano del loro rapporto con gli uomini, della sessualita', della maternita' e del lavoro. L'uguaglianza di tutte le donne nell'oppressione, che emerge nel gioco del reciproco riconoscimento, puo' diventare una gabbia perche' non tiene conto delle differenze fra donne, uccide il desiderio, mortifica la forza femminile. La svolta politica e' data dal famoso "Sottosopra" Piu' donne che uomini del 1983, che getta i semi di un principio di liberta' fondato sul senso che ciascuna da' al proprio essere donna nella relazione con un'altra e non sulla rivendicazione contro gli uomini e la societa'. Ecco che emerge l'importanza di vedere la disparita' tra donne e riconoscere autorita' all'altra donna.

La politica del desiderio e' la storia di un movimento che ha cambiato la storia: racconta l'avvento della liberta' femminile e come questa abbia modificato radicalmente la vita di tanti uomini e donne. In un continuo rimando di vecchi filmati e foto delle stesse donne intervistate quarant'anni dopo, vediamo l'esplosione del femminismo: scorrono immagini che danno visibilita' a visi, corpi, storie concrete. Emerge un immaginario composto da relazioni fra donne, in cui circola eros, passione, entusiasmo per una politica che entra nelle vite e le sconvolge, una politica che sa mostrare cosa preme nelle vite delle donne e le rende progettualita' concreta.

La politica del desiderio, film di valore storico, mostra la forza che il movimento delle donne ha saputo dare alle pratiche del nostro presente. I segni del cambiamento, lento ma indelebile, si trovano ovunque. Si tratta di una rivoluzione che ha trasformato il mondo del lavoro, le relazioni tra donne e uomini, fino alla concezione dell'economia e della societa'. Uno degli aspetti piu' ambiziosi del film e' mostrare la capacita' del femminismo italiano di mobilitare desideri e passioni vive nel presente. Sono messe sulla scena alcune esperienze di gruppi a Cagliari, Verona, Foggia, Catania, spesso composti da donne e uomini, che si rifanno al pensiero della differenza e realizzano oggi imprese artistiche, politiche, sociali...

La parte del leone, pero', la fanno gli anni '70: l'entusiasmo, la consapevolezza di vivere in un momento storico unico in cui "sta montando qualcosa di nuovo e tu sei la', sulla cresta dell'onda" come dice Luisa Muraro, non e' confrontabile con l'epoca attuale. Allora erano tempi che le scelte radicali di alcune potevano scatenare una rivoluzione simbolica. Oggi ne ereditiamo i frutti, ma non sono quei tempi: il lavorio quotidiano delle diverse associazioni, animato dalla passione della differenza, e' frammentato, disperso, non abbracciato da un'onda che porta cambiamento personale e sociale. Il film risulta quasi spezzato in due. Due epoche storiche con debiti reciproci ma che si percepiscono sbilanciate quanto a energia, fervore, fiducia nella capacita' di trasformazione delle proprie pratiche. Sembrano due epoche differenti anche rispetto alla capacita' di mettere in campo invenzioni, pensiero che sappia fare ordine, illuminare la realta'. Guardando il film, pare che siano sempre solo le donne che hanno vissuto gli anni '70 quelle in grado di dire, di inventare, di spiegare. Ancora adesso. E viene da chiedersi: dov'e' il pensiero di quelle venute dopo?

In "Generazione locked-in" ("Il Manifesto", 7 novembre 2010) Marco Mancassola scrive "Le generazioni precedenti ci hanno condotto in un vicolo cieco" e si riferisce a "quella parte ingombrante di quelle generazioni, soprattutto in questo paese, sessanta e settantenni uncinati al potere". Per le donne e' diverso. Le piu' giovani hanno nominato il desiderio di ereditare in vita la ricchezza del pensiero femminista e l'importanza di un'autorita' circolante che sappia rilanciare il desiderio di donne e uomini in relazione. Pero' quel vicolo cieco e' evidente a tutti e abbiamo bisogno di fiducia per cambiare l'immaginario del cambiamento, come dice Rebecca Solnit in Speranza nel buio. Guida per cambiare il mondo (Fandango libri, Roma 2005).

A noi che siamo nate a ridosso degli anni '70 e che prestiamo i nostri visi come incipit di questa storia, piace il ruolo simbolico in cui ci hanno messe, ma le nostre riflessioni, come quelle di tante altre venute dopo sembrano non esserci, non trovando rappresentazione. Ogni tanto ci chiediamo se, come dice Fiorella Cagnoni nel docufilm, non ci sia bisogno di un nuovo "atto di fiducia iniziale", come quello che ha fatto nascere il pensiero della differenza italiano. Se non ci sia bisogno di un nuovo salto per far si' che chi e' abbagliato dallo splendore degli anni '70 sappia vedere anche le perle che ci sono di questi tempi. Sono tempi difficili: per esserci e creare mondo ci vuole tutta la nostra intelligenza e passione.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Numero 397 del 27 luglio 2011

 

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