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Telegrammi. 630



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 630 del 28 luglio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Vende la carne loro essendo viva

2. "Assicurare credibilita' all'Italia"

3. Dal 28 luglio si apre a Blera il XV incontro nazionale della rete degli ecovillaggi

4. Alcuni testi del mese di settembre 2006 (parte seconda e conclusiva)

5. L'ateista corrucciato (una dichiarazione di adesione alla giornata del dialogo cristiano-islamico)

6. L'incidente

7. Sven Nykvist

8. Brevi tre note

9. Come e' possibile?

10. Ancora una lettera provinciale

11. Ai signori ministri e ai signori parlamentari, in sei parole

12. Ripudia la guerra, costruisci la pace

13. La nonviolenza

14. Segnalazioni librarie

15. La "Carta" del Movimento Nonviolento

16. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: VENDE LA CARNE LORO ESSENDO VIVA

 

"Vende la carne loro essendo viva;

poscia li ancide come antica belva;

molti di vita e se' di pregio priva"

(Dante, Purg., XIV, 61-63)

 

Col voto che rifinanzia le guerre e le stragi in Afghanistan e in Libia il Senato della Repubblica ha oggi di nuovo violato la legge fondamentale della Repubblica, e il fondamento stesso della coscienza morale e della civilta' giuridica che afferma questo primo dovere: non uccidere.

Proprio nel giorno in cui giunge in Italia la salma del quarantunesimo giovane nostro connazionale ucciso dalla guerra in Afghanistan, centinaia di parlamentari hanno deciso che le guerre afgana e libica continuino, che le stragi non abbiano fine, che le risorse pubbliche del nostro stato siano usate per far morire altri esseri umani ancora.

Tutto cio' e' criminale.

Tutto cio' e' disumano.

Si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Si torni al rispetto della vita umana.

Cessi la partecipazione italiana alle guerre.

 

2. LE ULTIME PAROLE FAMOSE. "ASSICURARE CREDIBILITA' ALL'ITALIA"

 

Riferiscono le agenzie che per taluni senatori ("senatores boni viri, senatus mala bestia" si diceva una volta, e forse ora e' restata solo la seconda forma zoologica) occorre continuare a finanziare guerre e stragi per "assicurare credibilita' all'Italia".

Non commenteremo. Solo ci chiediamo quali ambienti frequenti madama Italia per dover dimostrare la sua credibilita' finanziando l'uccisione di tanti esseri umani.

E se sia abilitato a fare le leggi chi delibera di usare i soldi pubblici per ammazzare le persone.

Studiammo in gioventu' il codice penale: all'epoca l'omicidio era un reato.

 

3. INCONTRI. DAL 28 LUGLIO SI APRE A BLERA IL XV INCONTRO NAZIONALE DELLA RETE DEGLI ECOVILLAGGI

[Dalle amiche e dagli amici della cooperativa "Il Vignale" di Blera (per contatti: tel. 3475988431 - 3478113696, e-mail: ilvignale at gmail.com) riceviamo e diffondiamo]

 

Con il patrocinio del Comune di Blera, da giovedi' 28 luglio a domenica 31 luglio 2011, in localita' il Vignale, presso Civitella Cesi, nel comune di Blera (Vt), la Cooperativa agricola "il Vignale" ospitera' il XV Incontro nazionale della Rete italiana dei villaggi ecologici.

Il tema di quest'anno e': "Ecovillaggi: la transizione fuori e dentro di noi".

Ogni giorno verranno affrontate tematiche diverse che riguardano la vita comunitaria non solo all'interno e all'esterno della comunita', ma anche come viene vissuta dentro e fuori di noi:

- primo incontro tematico: Azioni e semi di consapevolezza sul territorio: agire localmente e pensare globalmente;

- secondo incontro tematico: Ricerca interiore e relazioni: io e gli altri;

- terzo incontro tematico: Dal sogno alla realizzazione: i primi passi dell'ecovillaggio;

- quarto incontro tematico: Tradizione e transizione: natura, altra economia e societa' solidale.

Il programma e' ricco di workshop di approfondimento che si svilupperanno nelle varie fasi della giornata e l'iniziativa e' aperta a tutti, anche ai bambini di qualsiasi eta' che avranno un loro spazio dedicato.

Il programma dettagliato e' consultabile alla pagina web www.mappaecovillaggi.it/article9057.htm

*

La Cooperativa "il Vignale"

Per informazioni: 3471714294 (Daniele), 3483816391 (Fabiana), 3895864091 (Mauro), e-mail: ilvignale at gmail.com

Blera, 27 luglio 2011

 

4. HERI DICEBAMUS. ALCUNI TESTI DEL MESE DI SETTEMBRE 2006 (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo alcuni altri testi apparsi sul nostro notiziario nel mese di settembre 2006.

 

5. HERI DICEBAMUS. L'ATEISTA CORRUCCIATO (UNA DICHIARAZIONE DI ADESIONE ALLA GIORNATA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO)

 

"Soltanto la parte 'sottosviluppata' di noi stessi, cioe' la parte che nella realta' non e' riconosciuta, contiene, ed e', la coscienza e la verita' di quella che e' riconosciuta. Questa e' riconosciuta, nel giorno, dai suoi pari; cospira ad opprimere, reprimere, omettendo la parte servile; 'sta al giuoco' esattamente come ci stanno le grandi industrie programmatrici ed i sindacati riformisti. Solo dove non opprimiamo ne' sfruttiamo noi stessi e gli altri, abitano le forze capaci di non farci 'perdere la vita'"

(Franco Fortini, Le mani di Radek)

 

"Gharb, la parola araba che traduce Occidente, indica anche il luogo dell'oscurita' e dell'incomprensibile, che mette sempre paura. Gharb e' il territorio di cio' che e' strano, straniero (gharib). Tutto cio' che non capiamo ci fa paura"

(Fatema Mernissi, Islam e democrazia)

 

"Era comune a tutti i Lager il termine Muselmann, 'mussulmano', attribuito al prigioniero irreversibilmente esausto, estenuato, prossimo alla morte"

(Primo Levi, I sommersi e i salvati)

 

Si attribuiscono oggi ai migranti e ai musulmani le stesse caratteristiche - lo stesso stigma - che le classi privilegiate e le elites coloniali lungo i secoli hanno attribuito alle classi oppresse, ai popoli colonizzati, al movimento operaio e socialista: brutti, sporchi e cattivi, in una parola: poveri.

E poveri perche' sfruttati, derubati dei loro beni e denegati nella loro umanita' da quelle stesse classi privilegiate, e privilegiate perche' sfruttatrici, rapinatrici e assassine.

Poveri perche' rovescio della medaglia di una storia comune segnata dalla ferocia imperiale e coloniale, dall'oppressione militare, patriarcale e totalitaria, dalle ideologie e dalle prassi dell'asservimento e dello sfruttamento di esseri umani da parte di altri esseri umani, della devastazione della natura, della guerra onnicida.

*

Lo sguardo europeo sull'islam oggi e' innanzitutto uno sguardo razzista.

Non era cosi' per Dante.

Non era cosi' per Cervantes.

Non era cosi' per Lessing.

Ed e' uno sguardo razzista perche' razzista e' la prassi europea nelle relazioni con i popoli di cio' che dall'Europa saccheggiatrice si percepisce come meridione e come oriente del mondo: non vale allora ricordare i tesori di civilta' dell'islam, non vale ricordare come esso si aggiunga con rinnovata rielaborazione alle altre due religioni del libro, non vale ricordare che l'islam e' anche una grande tradizione europea, che un comune maestro come Averroe' e' anche una delle grandi figure intellettuali e morali del nostro continente, che e' grazie agli intellettuali arabi e islamici che sono stati preservati e tramandati all'umanita' intera i grandi pensatori della grecita', prima radice della tradizione occidentale.

Cosi' vale oggi per l'islamofobia delle classi dirigenti europee e del lumpen teppista che ne e' ululante ed unghiuta base di massa la riflessione che Sartre svolgeva sull'antisemitismo.

*

Il virulento razzismo di oggi rivela l'incertezza - e lo sgomento - dell'occidente sulla sua identita' e sulle sue tradizioni, l'incapacita' di discernere cio' che' vivo e cio' che e' morto della propria lunga vicenda di oppressione e ferocia, ma anche di liberazione, diritto, civile convivenza.

Il razzismo di oggi ci dice che quella vicenda da cui sorsero i totalitarismi novecenteschi non si e' ancora esaurita (per dirla con Brecht: "il ventre di quella bestia e' ancora fecondo"), e sarebbe allora necessario riandare alle classiche analisi di Hannah Arendt, di Elias Canetti, della scuola di Francoforte, di Erich Fromm, di Norbert Elias, di Zygmunt Bauman, di Primo Levi.

*

E' questo razzismo che crea le premesse psicologiche e culturali che consentono di non vedere l'orrore delle guerre di sterminio neocoloniali cui anche l'Italia - in flagrante violazione della sua stessa Costituzione - sta partecipando, e tra esse la guerra fatta ai migranti; che uccidiamo in mare, che segreghiamo nei campi di concentramento, che diamo in appalto alla mafia, che usiamo come schiavi tanto nelle campagne quanto sui cigli delle strade nel cuore delle citta'.

E' questa nostra azione stragista, questa nostra indicibile disumanita', che lo specchio del terrorismo islamista riflette e ci rimanda.

*

Quattro lotte - che poi sono una sola - mi pare allora che siano da condurre con urgenza somma.

Contro il patriarcato, contro il razzismo, contro il totalitarismo, contro la guerra.

a) Le dimensioni del femminicidio sono oggi tali che nessuno puo' fingere di non capire che esso si puo' realizzare perche' l'oppressione maschilista ha raggiunto livelli di violenza immani: tanto piu' crescenti quanto piu' tutte e tutti si avverte che l'oppressione di genere e' un crimine contro l'umanita', quanto piu' tutte e tutti si coglie che la liberta' femminile e' la misura della dignita' umana. O si riconosce, si affronta e si sconfigge l'oppressione maschilista, o la sua barbarie dilaghera' sempre piu', e in forme sempre piu' cruente e bestiali. La lotta contro il patriarcato va condotta ovunque: nella nostra stessa coscienza, nelle ideologie e nelle legislazioni, negli assetti sociali e culturali, nei rapporti di potere e di proprieta', e nei comportamenti quotidiani. Ad esempio nelle religioni: alcune confessioni cristiane che hanno meglio saputo porsi all'ascolto del femminismo - una delle grandi esperienze storiche della nonviolenza in cammino - hanno fatto negli ultimi decenni passi avanti straordinari; la chiesa cattolica come istituzione ancora no: la negazione dell'accesso al sacerdozio per meta' del genere umano e' con tutta evidenza un tratto inaccettabile che demolisce alla radice la credibilita' delle gerarchie di quella chiesa nella pretesa di congruenza con un'adeguata esegesi e ricezione e sequela del messaggio dell'uomo di Nazareth. Son cose tristi, ma non possono essere nascoste. Ed e' solo un esempio fra innumerevoli altri. Nessuna religione cosi' come nessuna ideologia laica elaborata da maschi (e diciamo solo di quelle tradizioni di pensiero che hanno un valore, non parliamo delle ideologie dell'alienazione e della violenza tout court) e' immune dal recare le tracce della violenza maschilista, e nell'ambito di ciascuna la lotta e' da condurre.

b) Poiche' nel razzismo si manifesta una delle forme estreme di negazione dell'umanita' dell'altra persona, l'opposizione al razzismo e' anch'essa un dovere essenziale per affermare la propria stessa dignita'. Tanta parte della riflessione filosofica contemporanea ha saputo tematizzare acutamente le radici di cio' e indicare le vie che portano al riconoscimento dell'umanita' di tutti gli esseri umani. Non c'e' bisogno di aggiungere quanto decisive siano alcune fondamentali riflessioni di Martin Buber, di Emmanuel Levinas.

c) La lotta contro il totalitarismo e' anch'essa uno dei compiti piu' urgenti di tutte le persone di volonta' buona: sia che esso si incarni negli "stati etici" (teocratici o laici che siano, tutti si fanno ipso facto fascisti), sia che esso s'incarni in appartenenze identitarie e comunitarie sulle piu' diverse scale: dalla setta, al clan, al partito, alla chiesa, all'impresa multinazionale. Il totalitarismo nega cio' che e' piu' proprio degli esseri umani: la pluralita', le differenze, l'unicita' di ogni singola persona, il consistere di tutti e di ciascuno di molteplici, infinite relazioni.

d) Ed essendo la guerra la distruzione organizzata e sistematica degli esseri umani e del mondo in cui possono vivere, opporsi alla guerra - ed alle sue logiche, ai suoi strumenti ed ai suoi apparati - e' "conditio sine qua non" per difendere l'umanita', per costruire la convivenza, quella convivenza civile che solo si da' nella forma della pace, della giustizia e della salvaguarda della natura.

*

In questa situazione e' di grande importanza ed autentico valore la giornata del dialogo cristiano-islamico, che va oltre il semplice incontrarsi e parlarsi dei fedeli delle due religioni, ed infatti ad essa hanno aderito anche persone di altre fedi o di nessuna fede religiosa, anche il materialista che scrive queste righe.

Per le persone amiche della nonviolenza, che sanno che la nonviolenza e' la corrente calda dell'ebraismo come del cristianesimo come dell'islam come di tutte le grandi tradizioni religiose e filosofiche del mondo; per le persone amiche della nonviolenza, che sanno che la nonviolenza e' la corrente calda delle esperienze e delle riflessioni del movimento liberale e di quello socialista, delle esperienze storiche del movimento operaio e dei movimenti di liberazione, del movimento delle donne, delle grandi esperienze anticoloniali ed antimperialiste, delle Resistenze a tutti i totalitarismi; per le persone amiche della nonviolenza, che sanno che la nonviolenza e' il principio giuriscostituente delle grandi codificazioni dei diritti umani, degli ordinamenti giuridici intesi alla civile convivenza; per le persone amiche della nonviolenza, che sanno che la nonviolenza e' il sostrato comune delle grandi esperienze di affermazione della dignita' umana di ogni essere umano, come Simone Weil a Luce Fabbri, Virginia Woolf e Franca Ongaro Basaglia hanno saputo luminosamente insegnarci; per le persone amiche della nonviolenza, che sanno che la nonviolenza e' la cura per l'unico mondo che abbiamo poiche' non si da' umanita' se non in simbiosi amorosa con la natura, come Rigoberta Menchu' e Vandana Shiva hanno saputo enunciare e dimostrare con sublime chiarezza; per le persone amiche della nonviolenza, in una parola, impegnate perche' siano riconosciuti la dignita' e i diritti di ogni essere umano, aderire a questa iniziativa di dialogo e riconciliazione - che e' insieme iniziativa di lotta contro ogni potere oppressivo e contro ogni offesa al valore infinito di ogni persona - e' insieme del tutto naturale e profondamente impegnativo: semplice come bere un bicchier d'acqua e necessario come respirare.

Nel dialogo tra le culture, nell'opposizione a tutte le violazioni della dignita' umana, nella sollecitudine per il bene comune che nessuno esclude, li' agisce quel "principio responsabilita'" cui ogni essere umano e' convocato.

Vi e' una sola umanita'.

 

6. HERI DICEBAMUS. L'INCIDENTE

 

Le decine di ragazzi italiani mandati a morire in Afghanistan e in Iraq.

La politica di potenza di un governo che ricalca il ragionamento con cui Mussolini entro' nella seconda guerra mondiale, il ragionamento fascista.

Le innumerevoli donne, gli innumerevoli uomini assassinati dalla guerra in Afghanistan, in Iraq. Assassinati dal terrorismo della "coalizione dei volenterosi" di cui anche l'Italia oscenamente, scelleratamente fa parte, ed assassinati dal terrorismo ad esso speculare, in una escalation in cui a orrore orrore si aggiunge, a strage strage, fino all'incipiente onnicidio.

*

La Costituzione della Repubblica Italiana lo dice chiaro e forte: "L'Italia ripudia la guerra".

La coscienza di ogni persona di retto sentire lo sa, lo proclama: tu non uccidere.

La guerra e' orribile solo quando la fanno gli altri?

Le stragi sono stragi solo quando le compiono gli altri?

Il dovere di rispettare la legge vale solo per gli altri?

*

O non e' forse giunta l'ora di una insurrezione morale, di un movimento nonviolento di massa che imponga al governo e al parlamento la cessazione della partecipazione italiana alle guerre e l'impegno a soccorrere le vittime e a una politica internazionale di costruzione della pace con mezzi di pace?

Non e' forse giunto il momento di uscire da ogni equivoco, ogni ambiguita', ogni subalternita' e promuovere una politica internazionale coerente con la Costituzione italiana, con la Carta delle Nazioni Unite, con la Dichiarazione universale dei diritti umani?

Non e' forse giunto il giorno dell'azione nonviolenta contro tutte le guerre, contro tutte le stragi, contro tutte le armi, in difesa della democrazia, della legalita', della convivenza, dell'umanita' intera infine e dell'unico mondo che abbiamo?

*

Non e' forse il tempo di dichiarare la bancarotta della politica guerrafondaia, militarista e armista, rapinatrice e assassina, e promuovere invece la politica dell'umanita': del disarmo, della smilitarizzazione, della pace, della giustizia e della solidarieta'?

E se queste cose le pensiamo perche' non le facciamo?

 

7. HERI DICEBAMUS. SVEN NYKVIST

 

E' deceduto a Stoccolma Sven Nykvist.

Era stato direttore della fotografia - pressoche' eponimo - di innumerevoli capolavori di Ingmar Bergman che sono un brano della nostra stessa carne, un tratto della nostra vita piu' autenticamente vissuta; ma anche di film di Andrej Tarkovskij, Louis Malle, Roman Polanski, Woody Allen.

E' anche col suo occhio che abbiamo visto per la prima volta il mondo, i suoi colori e il suo silenzio, la sua grana e il suo spegnersi, i suoi vuoti e i suoi baluginanti varchi, la sua infinita disperazione, la stoffa di luce e di ombra e di tempo e di strazio di cui consistiamo nel ratto nostro apparire, svanire.

 

8. HERI DICEBAMUS. BREVI TRE NOTE

 

Tengo per ferme le tesi seguenti.

1. Che la nonviolenza sia eminentemente un insieme di esperienze storiche di lotta sociale e politica - e di riflessioni ad esse connesse - il cui nucleo e' l'opporsi alla violenza nel modo piu' nitido e piu' intransigente.

2. Che la nonviolenza sia un insieme di insiemi (scelte epistemologiche, assiologiche, ermeneutiche, metodologiche - in campo sia deliberativo che operativo -, sociali, economiche-ecologiche, politiche); che essa sia dialettica e contestuale, che sia sperimentale ed aperta; che si dia solo nella concretezza del conflitto: al di fuori del conflitto non si da' nonviolenza, ed essendo essa sempre relativa a una situazione di violenza cui concretamente si oppone, essa conseguentemente non e' mai un assoluto, ma solo si da' come prassi viva e incarnata, mai astratta, mai "pura", ma sempre nel fuoco del farsi, quindi sempre ad un tempo in verita' ed errore, nella parzialita' e nel limite del suo dispiegarsi non sciolto ma sempre intrecciato al dato reale, al conflitto instante.

3. La nonviolenza non e' quindi un canone di autorita', non e' una schidionata di dogmi, non si esercita ex cathedra: la nonviolenza e' la lotta concreta, la piu' nitida e la piu' intransigente possibile, contro la concreta violenza di ogni oppressione, menzogna, vulnerazione e negazione di umanita'.

4. Credo che le esperienze del pensiero delle donne e del movimento di liberazione delle donne - i femminismi - siano la corrente calda, il flusso principale, della nonviolenza come storicamente, inventivamente, inesauribilmente si e' data e si da'.

5. Molte altre esperienze date si sono che nonviolente chiamare possiamo, certo; e tra esse mi preme mettere in particolare rilievo cio' che e' vivo e vivifica - cio' che piu' vale - della storia del movimento di liberazione delle classi oppresse; e le Resistenze contro i totalitarismi.

6. Poiche', in somma delle somme, la nonviolenza non e' una scuola di buona creanza (vi sono stati assassini elegantissimi, gli autori di impeccabili baciamano hanno menato strage per tutti i continenti, Cesare scriveva una prosa eccellente) ma lotta, lotta, lotta la piu' nitida e la piu' intransigente, incessante conflitto contro la violenza - dispiegata e cristallizzata, flagrante e occulta, eruttiva e strutturale, grossolana e sottilissima, dalle infinitamente proliferanti forme: l'oppressione, l'ingiustizia, la menzogna, l'alienazione, l'asservimento, l'uccisione -; lotta contro la violenza che sempre ritorna e che tu di nuovo e di nuovo devi contrastare.

7. La nonviolenza sa che la sua lotta non finira' mai. Ma sa anche che solo la sua affermazione, il suo rinnovato incarnarsi nelle donne e negli uomini di volonta' buona, il suo sempre piu' limpido ed esteso farsi cultura condivisa di civile convivenza, puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

8. La nonviolenza non ha una parola per tutto, essa non e' un'ennesima ideologia, e neppure una teoria conchiusa, ma solo una guida per l'azione: vive del confronto e dell'eredita' di esperienze teoretiche e  pratiche, morali e giuridiche, le piu' variegate, e ad esse esperienze apporta la sua aggiunta; vive dell'incessante ricerca e sperimentazione di forme di lotta e di vie di riconoscimento di umanita', di liberazione e dialogo, di convivenza civile.

9. La nonviolenza e' la scelta umana di lottare per l'umanita' contro la violenza. Nel modo piu' nitido. E piu' intransigente.

*

Nella tradizione delle esperienze nonviolente - che per essere concrete e situate, contestuali e dialettiche, non si danno mai come forme pure, ma sempre nella pesantezza e nel chiaroscuro del vivo conflitto, sempre come "scelte tragiche" esposte all'errore e di errore impastate, mai come perfezione ed unanimita' - ovviamente non mancano i tratti discutibili derivanti dalla peculiare contestualizzazione e fin inculturazione in cui volta a volta quelle esperienze si sono date.

Ad esempio in alcune delle esperienze e delle figure per molti versi piu' luminose e aggettanti, ed a parere di taluni fin imprescindibili, non sono mancati tratti patriarcali e maschilisti, non sono mancati atteggiamenti autoritari e dogmatici, non sono mancate repressioni sessuofobiche e umiliazioni e scotomizzazioni della corporeita', non sono mancate molteplici alienazioni, non sono mancati errori anche tragici.

E' bene saperlo: non si e' persone amiche della nonviolenza se si pensa che le persone amiche della nonviolenza siano infallibili: le persone amiche della nonviolenza hanno un atteggiamento pluralista e sperimentale, sanno di essere sempre esposte all'errore, non rifuggono dalla lotta ma sanno anche che di rado la ragione e' tutta da una parte, sanno che il mondo e' complesso e complicato, scelgono di stare nel conflitto sapendo che nel conflitto anche con se stessi in conflitto si e'.

Sapendosi fallibili si impegnano a ricercare la massima coerenza tra i mezzi e i fini, adottano sempre il principio di precauzione, mai si concedono buona coscienza, semrpe si attengono al "principio responsabilita'". Sanno di aver scelto una dura fatica, segnata dall'incertezza e dal limite; sanno che affrontare la violenza non e' indolore.

Le persone amiche della nonviolenza sanno che non esistono persone "nonviolente", e che chi si definisse tale si rivelerebbe per cio' stesso palesemente lontano le mille miglia dalla nonviolenza.

Occorre costante una critica nonviolenta della tradizione nonviolenta, per cogliere, contrastare e superare i tratti violenti ed ambigui che anche in essa sono presenti. Senza l'illusione di una impossibile perfezione, ma nella coscienza della possibilita' di un sempre piu' limpido e profondo comprendere e comprendersi, di un sempre piu' fine ed acuto sapere che potenzia la nostra capacita' di lotta contro la violenza, la nostra capacita' di combattere anche ed in primo luogo la violenza di cui noi stessi, noi tutti, siamo portatori.

Pare a chi scrive queste righe che una critica della nonviolenza dal punto di vista del femminismo - dei femminismi - sia straordinariamente proficua.

*

Ma altrettanto proficua e' anche una critica delle esperienze dei femminismi dal punto di vista della nonviolenza.

Alcuni filoni del femminismo, del pensiero delle donne, questa analisi e questo travaglio hanno da tempo intrapreso. Ed e' anche per questo che non solo l'esperienza del movimento di liberazione delle donne nel suo insieme ci pare essere la piu' rilevante manifestazione storica della nonviolenza in cammino, ma anche ci sembra che in alcune riflessioni autoanalitiche dei femminismi si sia svolta una critica di se' "a partire da se'" la cui fecondita' ermeneutica e' immensa.

Chiunque legge queste righe sa che vi sono temi - particolarmente quelli che piu' strettamente afferiscono alla nascita, alla vita, alla morte, nella concretezza piu' estrema - su cui la riflessione e il dibattito sono assai articolati, frastagliati, vivacissimi. E' bene che cosi' sia.

*

Fin dalla nascita di questo foglio nulla ci e' parso cosi' urgente e cosi' decisivo come  promuovere la consapevolezza che il pensiero delle donne e' filone centrale della nonviolenza in cammino: che il lavoro teorico di Virginia Woolf, di Simone Weil, di Edith Stein, di Etty Hillesum, di Hannah Arendt, di Simone de Beauvoir, di Franca Ongaro Basaglia, di Luce Fabbri, di Vandana Shiva - per citare solo i primissimi nomi che ci vengono in mente - e' un punto di riferimento imprescindibile per tutte le persone amiche della nonviolenza, e' pensiero della nonviolenza in atto.

Fin dalla nascita di questo foglio nulla ci e' parso cosi' urgente e cosi' decisivo come promuovere la consapevolezza che le esperienze del movimento delle donne costituiscono la corrente calda della nonviolenza in cammino.

 

9. HERI DICEBAMUS. COME E' POSSIBILE?

 

Come e' possibile tacere dinanzi all'orrore della guerra afgana?

Come e' possibile tacere dinanzi alle stragi compiute dalla Nato?

Come e' possibile tacere dinanzi alla illegale e criminale partecipazione militare italiana alla guerra?

Come e' possibile tacere dinanzi a una politica assassina che avalla ed alimenta il terrorismo?

*

Se in Italia vi e' qualcuno che ha a cuore la pace e rivendica il diritto alla vita di tutti gli esseri umani, cosa aspetta a chiedere l'immediata cessazione della partecipazione italiana alla guerra?

Cosa aspetta a chiedere che lo stato italiano contesti e denunci i crimini della Nato, alleanza di cui fa parte?

Cosa aspetta a chiedere che la politica internazionale del nostro paese inverta la rotta rispetto a quella seguita dal 1991 ad oggi, e torni al rispetto della Costituzione, e si impegni quindi per costruire la pace con mezzi di pace, per contrastare tutti i terrorismi, per il disarmo, per la smilitarizzazione dei conflitti, per la cooperazione e la solidarieta' tra gli ordinamenti giuridici, i popoli e le persone?

L'opposizione alla guerra e' il compito dell'ora.

La nonviolenza e' la via.

 

10. HERI DICEBAMUS. ANCORA UNA LETTERA PROVINCIALE

 

"et veggio 'l meglio, et al peggior m'appiglio"

(Petrarca, Canzoniere, CCLXIV, 136)

 

Signore,

capita sovente in questi ultimi mesi di leggere opinioni di persone gia' impegnate per la pace che con il ritorno al governo di partiti sentiti affini (o verso cui provano un sentimento di sudditanza, per i piu' variegati motivi) di colpo hanno scoperto le profonde  virtu' della guerra (cosi' profonde che gentaglia superficiale come chi scrive queste righe non e' mai riuscita a vederle, e che Tirteo ci perdoni).

Beninteso, questi buoni ed onesti signori non sono cosi' ingenui o storditi da esplicitamente sostenere che la guerra sia cosa buona (qui da noi e' da tempo che solo certi letterati amanti del frastuono, e certi esili esteti estenuati, si prestano ancora a vociferare, in pro dei terroristi di tutte le risme e di tutte le livree, che la macelleria di carni umane sia un onorevole mestiere e salvifica una missione); no, continuano a professare la bonta' della pace, poi - ma proprio alla fine e quasi senza parere, tra un sospirino ed una lacrimuccia - lasciano aperta una porticina, e da quella porticina entra l'orco che tutto divora. Come quei signori che "io non sono razzista, pero'", e naturalmente e' da quel piccolo "pero'" che la furia razzista irrompe e dilaga. Conosciamo, ahinoi, la canzone.

*

Cosi' capita di leggere ragionamenti assai apprezzabili finche' svolgono alate e talora acute considerazioni generali (e astratte) sul legno storto dell'umanita', sulla fallibilita' che ci e' comune, sul dovere della mitezza e la venusta' della comprensione reciproca, sulla differenza che di necessita' intercorre tra quell'iperuranio da taluni sognato e questo basso mondo che a tutti ci tocca qual magione, ed altre soavita' le piu' sapienti, ma che poi da quelle universali meditazioni deducono conseguenze operative (ovvero concrete) del tutto sconcertanti e inaccettabili, che di fatto si riducono:

a) all'accettazione (e di fatto al sostegno) della partecipazione militare italiana alla illegale e criminale guerra afgana;

b) all'accettazione (e di fatto al sostegno) degli interventi armati nei conflitti ove occorrerebbero invece interventi non armati e nonviolenti di aiuto alle vittime e di ricostruzione ad un tempo delle basi materiali e di quelle sociali, culturali e politiche della convivenza; interventi armati che ipso facto non promuovono la pace ma prolungano la guerra e l'oppressione, laddove solo la smilitarizzazione dei conflitti e il disarmo degli attori tutti apre la via al riconoscimento di umanita', alla riconciliazione necessaria, alla civile convivenza;

c) all'accettazione (e di fatto al sostegno) della scellerata politica militarista, riarmista e bellicista perseguita dall'attuale governo italiano in assoluta continuita' con i governi precedenti (e per cio' stesso con un consenso parlamentare pressoche' totale, anzi: pressoche' totalitario).

*

Non sara' allora inutile tornare a ripetere alcune banali osservazioni.

La nonviolenza o e' opposizione alla guerra e a tutte le uccisioni, agli eserciti (statali e privati), alle armi, o non e' nulla. Nulla.

E un movimento per la pace che non si oppone alla guerra non e' un movimento per la pace, e' un'altra cosa, quell'altra ignobile cosa.

Se non si esce dalla subalternita', si precipita - o si resta, magari assai comodamente acquartierati - nella complicita'.

*

Gandhi (e lo citiamo non perche' sia per noi una auctoritas infallibile, ma perche' - avendo nella sua vasta attivita' pubblicistica scritto testi che, furbescamente sforbiciati e decontestualizzati, possono essere strumentalizzati a sostegno di ogni tesi - viene oggi sovente evocato dagli arresi alla guerra, perfidamente e ignobilmente sfigurandolo, finanche a sostegno della liceita' dell'uccidere: con cio' tradendo fino al capovolgimento il senso della sua esperienza e della sua proposta) dava frequentemente buoni consigli di prudenza, era sempre straordinariamente aperto all'ascolto delle ragioni altrui, agiva il conflitto sempre e solo per perseguire buoni compromessi; ma non ha esitato a subire persecuzioni e finanche a trascorrere lunghi periodi della sua vita in carcere pur di tener ferma la sua opposizione alla violenza del potere: non ci auguriamo la galera, ma dovendo scegliere tra essere complici delle stragi di stato (ed ogni guerra consiste di stragi; e sono in verita' stragi di stato anche quelle dei migranti assassinati nel canale di Sicilia o nelle campagne o lungo le strade del Belpaese) o finire in galera, ebbene, preferiremmo finire in galera. Come Gandhi.

Chi invece vuol essere complice della guerra, si accomodi pure, il competente ministero non manchera' certo di apprezzare.

 

11. HERI DICEBAMUS. AI SIGNORI MINISTRI E AI SIGNORI PARLAMENTARI, IN SEI PAROLE

 

Quanti ancora ne vorrete far morire?

 

12. HERI DICEBAMUS. RIPUDIA LA GUERRA, COSTRUISCI LA PACE

 

Ripudia la guerra. Ripudiala tu. Ripudiala adesso.

Costruisci la pace. Costruiscila tu. Costruiscila adesso.

Smilitarizzazione, disarmo, solidarieta' con le vittime, salvare le vite.

La nonviolenza e' la via.

 

13. HERI DICEBAMUS. LA NONVIOLENZA

 

La nonviolenza si oppone alla guerra.

La nonviolenza si oppone alle stragi.

La nonviolenza si oppone agli eserciti.

La nonviolenza si oppone alle armi.

La nonviolenza salva le vite.

 

La nonviolenza non e' la gentilezza con gli assassini all'opera.

La nonviolenza non e' il silenzio complice.

 

La nonviolenza e' lotta contro tutte le uccisioni.

La nonviolenza denuncia tutte le menzogne.

Dice i nomi degli assassini.

Sta dalla parte degli assassinati.

Non gioca con le parole.

 

Si oppone a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre, a tutti gli eserciti, a tutte le armi, a tutti i poteri assassini.

Sa che una e' l'umanita'.

 

14. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Louis Aragon, Le Creve-coeur. Le Nouveau Creve-coeur, Gallimard, Paris, 1946, 1948, 1992, pp. 192.

- Louis Aragon, Le Mouvement perpetuel. Precede' de Feu de joie. Et suivi de Ecritures automatiques, Gallimard, Paris 1925, 1970, 1991, pp. 160.

- Louis Aragon, Poesie surrealiste e dada'. Falo', Newton Compton, Roma 1979, pp. 96.

- Paul Eluard, Poesia 1946-1951, Accademia-Sansoni, Milano 1971, pp. 196.

- Paul Eluard, Poesie, Einaudi, Torino 1955, 1966, Mondadori, Milano 1969, 1976, pp. 574.

- Paul Eluard, Poesie, Newton Compton, Roma 1974, 1990, pp. 272.

- Benjamin Peret, Il disonore dei poeti preceduto da La parola a Peret, Edizioni L'Affranchi, Salorino (Ch) 1988, pp. 78.

- Benjamin Peret, La cometa del desiderio, Arcana Editrice, Roma 1980, pp. 128.

- Benjamin Peret, La poesia surrealista francese, Schwarz, Milano 1959, Feltrinelli, Milano 1978, pp. 308.

- Paul Eluard, Benjamin Peret, Proverbi surrealisti, Stampa alternativa, Viterbo 2000, pp. 32.

- Jacques Prevert, Choses et autres, Gallimard, Paris 1972, 1992, pp. 286.

- Jacques Prevert, Contes pur enfants pas sages, Gallimard, Paris 1963, 1983, pp. 96.

- Jacques Prevert, Paroles, Gallimard, Paris 1972, 1982, pp. 256.

- Jacques Prevert, Poesie, Newton Compton, Roma 1971, 1975, pp. 270.

- Jacques Prevert, Poesie, Guanda, Parma 1981, Gruppo editoriale L'Espresso, Roma 2006, pp. XVI + 240.

- Arnaud Laster, Profile d'une oeuvre. Paroles. Prevert, Hatier, Paris 1972, 1980.

- Paul Valery, Monsieur Teste, Il Saggiatore, Milano 1961, 1980, pp. 104.

- Paul Valery, Poesie. E il dialogo "L'anima e la danza", Feltrinelli, Milano 1962, 1980, pp. 216.

- Paul Valery, Poesies, Gallimard, Paris 1929, 1958, 1990, pp. IV + 216.

- Paul Valery, Varieta', Rizzoli, Milano 1971, pp. 358.

- Oreste Macri', Il Cimitero marino di Paul Valery. Studi, testo critico, versione metrica e commento, Sansoni, Firenze 1947, Le Lettere, Firenze 1989, pp. 384.

- Paul Valery, Andre' Breton, Paul Eluard, Note sulla poesia, Edizioni Loplop, Piano Tavola (Ct) 1986, pp. 60.

 

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

16. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 630 del 28 luglio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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