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Telegrammi. 633



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 633 del 31 luglio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Sette domande a Ivan Bettini

2. Comitato organizzatore della decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2011: Auguri ai musulmani per l'inizio del Ramadan 1432

3. Annamaria Rivera: La costola

4. Alcuni testi del mese di ottobre 2006 (parte terza e conclusiva)

5. Gabriele, o dell'umanita'

6. Una vita, molte vite da salvare

7. L'appello

8. L'opposizione integrale alla guerra

9. Una persona, tutte le persone

10. La scelta dell'umanita'

11. Le voci, i volti

12. Sia liberato Gabriele Torsello. Cessi la guerra

13. L'orrore, il dovere

14. Riflettendo su Guevara dal punto di vista della nonviolenza

15. Il primo diritto, il primo dovere

16. L'ora, la via

17. Segnalazioni librarie

18. La "Carta" del Movimento Nonviolento

19. Per saperne di piu'

 

1. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A IVAN BETTINI

[Ringraziamo Ivan Bettini (per contatti: ivan.bettini at rcm.inet.it) per questa intervista.

Per un sintetico profilo di Ivan Bettini riportiamo la seguente breve scheda autobiografica: "Sono nato nel 1964 a Gorgonzola (Mi). Sono sposato e ho due figli. Sono laureato in filosofia con una tesi su "Il dovere degli inermi. Guerra e pace nel pensiero di Norberto Bobbio". Mi sono avvicinato alla nonviolenza a sedici anni, grazie all'incontro con altri giovani obiettori di coscienza con i quali ho costituito prima il Collettivo obiettori e poi il Centro per la nonviolenza di Gorgonzola, che e' stato attivo tra il 1980 e il 1998. Nel 1995 sono stato tra i fondatori della lista civica "Democrazia e' Partecipazione", per la quale sono stato consigliere comunale dal 1998 al 2003. Sono socio fondatore della cooperativa MondoAlegre, che gestisce sette botteghe del mondo, con prodotti del commercio equo e dell'agricoltura biologica, nell'est milanese. Sono delegato Rsu, eletto nella lista del Collettivo Prendiamo la parola - Slai Cobas, al Comune di Milano, dove lavoro dal 1985 come bibliotecario. Non ho la patente e sono vegetariano". Cfr. anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 346]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Ivan Bettini: La marcia Perugia-Assisi e' stata a volte convocata - soprattutto negli ultimi venti anni -  su piattaforme non coerenti con l'impostazione originaria di "opposizione integrale alla guerra" ed e' stata spesso strumentalizzata da forze politiche non coerentemente nonviolente. Nonostante cio' essa e' stata per migliaia di giovani un'esperienza forte di impegno civile e l'occasione per conoscere Aldo Capitini e il suo messaggio.

*

- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Ivan Bettini: L'appello di convocazione della marcia, firmato congiuntamente da Movimento Nonviolento e Tavola della pace,  mi sembra molto interessante. Spero si concretizzi in un'ampia partecipazione di giovani e nella ripresa dell'ispirazione originaria della marcia, cioe' nella proposta della nonviolenza come forza di liberazione individuale e collettiva. Spero inoltre che la marcia segni l'inizio di un ampio movimento contro le spese militari e per il ritiro delle truppe italiane da Afghanistan e Libia.

*

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Ivan Bettini: La nonviolenza rimane minoritaria e poco conosciuta, nonostante l'impegno notevole - soprattutto in campo pedagogico e culturale - di molte compagne e compagni di grande levatura.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Ivan Bettini: Gli "amici della nonviolenza" devono tenere viva la teoria e la pratica della nonviolenza partecipando attivamente - portando la loro "aggiunta" - ai movimenti di trasformazione della societa'. Oggi mi sembra importante essere presenti nel movimento sindacale, nel movimento per la difesa dei "beni comuni", nel movimento per una scuola pubblica di qualita', nell'arcipelago dell'economia solidale. Rimane inoltre imprescindibile - e andrebbe rilanciato - l'impegno antimilitarista. Servirebbe forse un maggior coordinamento tra le varie realta' che compongono la galassia della "nonviolenza organizzata", per elaborare proposte e iniziative comuni.

*

- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Ivan Bettini: Sul piano mondiale i movimenti giovanili e femminili che stanno trasformando in profondita' le societa' del Nord Africa e del  Medio Oriente. In Italia il vasto movimento che ha portato alla vittoria nei referendum per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Ivan Bettini: Bisogna innanzitutto lavorare per la buona riuscita della Marcia Perugia-Assisi, sia dal punto della quantita' dei partecipanti che da quello della qualita' della proposta culturale e politica. Sarebbe poi importante promuovere un movimento contro le spese militari e per il ritiro delle truppe italiane dai fronti di guerra, magari rilanciando la campagna di obiezione di coscienza alle spese militari.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Ivan Bettini: Per dargli un'idea generale e sintetica di cos'e' la nonviolenza gli farei leggere la Carta del Movimento Nonviolento, in cui  Capitini e' riuscito a dare una visione chiara e ancora attualissima della  nonviolenza come ideale di liberazione che si traduce in uno stile di vita, in obiettivi di trasformazione sociale e politica, in metodi e strumenti di lotta coerenti con gli obiettivi dichiarati. Per approfondire gli consiglierei di leggere Teoria e pratica della nonviolenza (l'antologia degli scritti di Gandhi con la fondamentale introduzione di Giuliano Pontara) e L'obbedienza non e' piu' una virtu' di don Milani. Lo inviterei inoltre ad abbonarsi ad "Azione nonviolenta" e a prendere contatto con qualche gruppo o "amico della nonviolenza" della sua citta'.

 

2. AMICIZIA. COMITATO ORGANIZZATORE DELLA DECIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO DEL 27 OTTOBRE 2011: AUGURI AI MUSULMANI PER L'INIZIO DEL RAMADAN 1432

[Dal Comitato organizzatore della decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2011 (per informazioni e contatti: www.ildialogo.org/cristianoislamico) riceviamo e diffondiamo questo messaggio del 29 luglio 2011]

 

Cari fratelli e sorelle,

in occasione dell'inizio del Ramadan 1432 vi porgiamo i nostri auguri piu' sinceri e fraterni e niente affatto rituali.

L'inizio del vostro Ramadan avviene quest'anno a pochi giorni dall'infame e terribile atto criminale realizzato in Norvegia da chi si e' dichiarato "cristiano" e propugna idee naziste e razziste. Vittime di quell'infame azione sono stati giovani e giovanissimi fra cui tantissimi cristiani e musulmani che in quel paese convivono pacificamente oramai da decenni e che insieme stavano partecipando ad un campo giovani del Partito Laburista norvegese per costruire un futuro migliore.

Questa azione infame e l'ideologia infame che l'ha generata ci devono spingere ancora di piu' sulla strada del dialogo, dell'amicizia, del rispetto e della stima reciproci, del superamento di qualsiasi incomprensione e pregiudizio reciproco. Di fronte a tale barbarie, che ripete cio' che i nazisti hanno fatto nel corso della seconda guerra mondiale e di tutta la loro infame storia, siamo ancora piu' convinti che non c'e' alternativa alla via del dialogo se vogliamo dare un futuro alla nostra umanita'.

Sono passati oramai dieci anni da quando nel 2001 lanciammo l'appello per la realizzazione di una giornata del dialogo cristiano-islamico. Da allora tantissime cose positive sono accadute ma purtroppo, come gli ultimi tragici avvenimenti della Norvegia ci ricordano, non siamo ancora riusciti a sconfiggere la guerra e la violenza e l'ideologia odiosa che la genera e la sostiene.

Ma proprio i tragici fatti della Norvegia ci confermano ancora di piu' sulla necessita' del dialogo nonche' sull'urgenza del tema, "Dialogo, pluralismo, democrazia: il nostro comune orizzonte", che quest'anno abbiamo indicato alle comunita' cristiane e musulmane per la celebrazione della Decima Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico del prossimo 27 ottobre 2011, perche' il dialogo, per consolidarsi tra le persone e tra i popoli, non puo' fare a meno di pluralismo e democrazia.

Crediamo sia necessario che tutti gli uomini e donne di volonta' buona prendano esempio dal primo ministro norvegese Stoltenberg che ha affermato di voler rispondere all'odio e alla violenza con "piu' democrazia e piu' apertura", esattamente l'opposto di quello che vogliono terroristi e guerrafondai.

Sappiamo che il Ramadan per le comunita' musulmane e' un momento di gioia, di impegno personale e collettivo sulla via del bene, rifiutando tutto cio' che e' male e aprendosi al povero e al diseredato per i quali vengono raccolti fondi di solidarieta'.

Auguriamo che un tale spirito possa espandersi anche alle comunita' cristiane e a tutte le altre comunita' di fede, per riscoprire il bene comune, l'amore per la vita ed il rifiuto di ogni violenza, rifiutando l'idea di poter essere padroni di Dio, perche' - cosi' abbiamo concluso il nostro appello - il dialogo e' lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Ramadan karim!

Con un fraterno saluto di shalom, salaam, pace

Il Comitato organizzatore della decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2011

 

3. RIFLESSIONE. ANNAMARIA RIVERA: LA COSTOLA

[Dal blog di Annamaria Rivera nel sito di "MicroMega" (blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it) riprendiamo il seguente articolo del 28 luglio 2011 dal titolo "Breivik, Borghezio e Bersani. Ovvero i tradimenti della 'costola della sinistra'".

Annamaria Rivera, antropologa, vive a Roma e insegna etnologia all'Universita' di Bari. Fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ha sempre cercato di coniugare lo studio e la ricerca con l'impegno sociale e politico. Attiva nei movimenti femminista, antirazzista e per la pace, si occupa, anche professionalmente, di temi attinenti. Al centro della sua ricerca, infatti, sono l'analisi delle molteplici forme di razzismo, l'indagine sui nodi e i problemi della societa' pluriculturale, la ricerca di modelli, strategie e pratiche di concittadinanza e convivenza fra eguali e diversi. Fra le opere di Annamaria Rivera piu' recenti: (con Gallissot e Kilani), L'imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari 2001; (a cura di), L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterita', Dedalo, Bari 2005; Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo, Bari 2009; La Bella, la Bestia e l'Umano. Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo, Ediesse, Roma 2010]

 

Esiste un Paese europeo nel quale il segretario del maggior partito di opposizione, metamorfosi del vecchio partito comunista, si fa intervistare dal quotidiano di un partito secessionista di estrema destra, che partecipa alla coalizione di governo, per proporgli un patto politico "per il federalismo". Un patto, egli aggiunge, fra "le sole due vere forze popolari e autonomiste", checche' ne pensi chi sostiene che una delle due e' eversiva e razzista. Questo Paese e' l'Italia. L'intervistato e' Pier Luigi Bersani. Il partito al governo e' la Lega Nord, quello all'opposizione e' il Partito Democratico. Naturalmente e' sempre possibile nascondere la cenere sotto il tappeto. Cioe' confinare parole come quelle di Bersani in un limbo eccentrico, attribuirle a una patologia marginale e tutto sommato fisiologica in ogni democrazia, quella (generica) dell'opportunismo.

Solo che, per compiere questa de-classificazione, che e' anche una rimozione, e' necessario dimenticare che Bersani non fa parte di una frangia di rincitrulliti che farnetica sul web, roba che puo' interessare solo la gerontologia o la psichiatria. Bersani perpetua una tradizione di lungo corso, quella del geniale inventore della formula "costola della sinistra", il quale ha governato con piena legittimita' il nostro Paese.

Oggi faremmo bene a rammentare le parole pronunciate da Bersani cinque mesi fa, poiche' ci aiutano a inquadrare con un minimo di lucidita' e coraggio una delle molte ragioni per cui un esponente della Lega Nord, l'eurodeputato Mario Borghezio, possa spingersi fino ad affermare pubblicamente che le posizioni di Breivik, l'autore della strage di Oslo, "sono sicuramente condivisibili, alcune ottime al netto della violenza".

Ora, se Borghezio osa accreditare le idee deliranti che hanno ispirato il massacro di 76 giovani norvegesi inermi, nessuno potra' levargli la patente del fanatico paranoide, ma nessuno potra' isolare le sue asserzioni (politiche nelle intenzioni e nelle conseguenze) dal contesto ideologico, culturale e sociale nel quale sono nate, hanno potuto nutrirsi, attecchire, infine spingersi fino alla rivendicazione della "sacrosanta crociata cristiana contro la deriva islamista".

Il contesto, la famosa "acqua in cui nuota" la violenza, e' una questione che riguarda la societa' italiana intera, i suoi media, le parole messe in circolo, i suoi giornalisti e i suoi scrittori, i suoi politici, la responsabilita' di chi prende la parola in pubblico, soprattutto se ricopre cariche elettive.

Il contesto e' quello in cui un rispettabile quotidiano, uno dei due maggiori, lancia, pubblicandolo come inserto, il delirante La Rabbia e l'Orgoglio di Oriana Fallaci, che Borghezio giustamente ricorda come propria ideologa. E' come se in Francia, per fare una comparazione, "Le Monde" avesse pubblicato uno scritto omogeneo alle posizioni del Front national.

Il contesto e' quello di una straordinaria indulgenza o sottovalutazione del fenomeno Lega Nord fin dalla sua nascita e dopo, quando il Carroccio consolidava i rapporti con l'internazionale nera e andava palesandosi come "un movimento eversivo, razzista e tendenzialmente totalitario" (W. Peruzzi e G. Paciucci, Svastica verde, Editori Riuniti 2011, p. 11). Mentre il Carroccio moltiplicava e radicalizzava dichiarazioni e imprese razziste, omofobe e sessiste, v'era chi - perfino qualche studioso "antirazzista" - si adoperava nell'impresa di derubricare il leghismo a fenomeno goliardico, a folklore, a innocuo populismo, dipingendolo perlopiu' come un partito "ne' di destra, ne' di sinistra", "pragmatico e non ideologico", "con forte radicamento territoriale e popolare", "con una composizione sociale eterogenea", ergo immune dai  caratteri tipici delle destre estreme.

Insomma, dalla "costola della sinistra" dalemiana in poi, vi e' sempre stato un drappello di politici e commentatori anche di sinistra (o quasi) che hanno legittimato come sostanzialmente democratico il partito di Bossi e tentato piu' volte accordi politici (la proposta del patto per il federalismo di Bersani e' figlia del dialogo sulle "riforme"). E non solo: nell'illusione di arginare l'espansione leghista e catturare consenso elettorale, alcuni partiti di centrosinistra hanno incluso nella propria agenda politica e nei programmi governativi temi e norme sicuritari e anti-immigrati, in parte mutuati dalla stessa Lega.

Certo, questa volta il Carroccio si e' reso conto d'averla fatta grossa. Ma a chi ha affidato il compito di prendere le distanze ufficialmente dal disinfettatore di vagoni ferroviari? A un ministro inventore del "Maiale day", al sostenitore della castrazione chimica per gli stupratori, a colui che nel 2009 defini' le assistenti familiari "badanti del sesso e della droga", a uno dei mandanti morali della strage del 2006 di 11 cittadini libici, massacrati dalla polizia a Bengasi, davanti al Consolato italiano. Uccisi mentre protestavano per la vignetta anti-musulmana che l'allora ministro delle Riforme, in un clima di rovente polemica internazionale, aveva ostentato provocatoriamente durante un'intervista televisiva.

Infine, su un punto Borghezio ha perfettamente ragione: quando afferma che le idee di Breivik, che sono anche le sue, "collimano al cento per cento con quelle espresse dai movimenti che ormai prendono il 20 per cento dei voti in Europa, cioe' cento milioni di persone". In Europa, negli anni piu' recenti, l'onda nera ultrarazzista, antisemita, antimusulmana, nazionalista, in alcuni casi secessionista, va allargandosi dall'Austria all'Olanda, dal Belgio all'Ungheria, dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna ai Paesi scandinavi. Ne' mancano, oltre all'italiano, casi di partiti di estrema destra che sostengono (o hanno sostenuto) i governi oppure che ne fanno (o ne hanno fatto) parte.

Per concludere. Fino alle parole "cariche elettive" non ho fatto altro che riprendere e interpolare "La Lega e la sindrome norvegese", un articolo del 27 luglio di Michele Serra.

La parafrasi ironica del pezzo di Serra, che ringrazio per l'ispirazione, mi e' utile a dire che oggi, dopo il massacro di Oslo, e' relativamente facile prendersela con il cote' piu' estremista, incontinente o stragista dell'Europa dell'intolleranza, del razzismo, della crociata antimusulmana. Ma qualche responsabilita' non risiede anche nel versante perbenista e rispettabile, quello che ha contribuito, sia pur solo per ignavia o miopia, ad alimentare le acque in cui nuotano i pesci mostruosi della mai archiviabile vocazione europea al fascismo, al razzismo, alla soluzione finale?

 

4. HERI DICEBAMUS. ALCUNI TESTI DEL MESE DI OTTOBRE 2006 (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo ancora altri testi apparsi sul nostro notiziario nel mese di ottobre 2006.

 

5. HERI DICEBAMUS. GABRIELE, O DELL'UMANITA'

 

Speriamo con tutto il cuore che chiunque ne abbia il potere stia facendo tutto il possibile per salvare la vita di Gabriele Torsello.

E per quel che puo' contare la nostra voce, con tutto il cuore anche noi ci uniamo all'appello dei familiari, delle persone amiche, dei concittadini e delle tante persone di volonta' buona che chiedono che Gabriele Torsello sia restituito alla liberta', sano e salvo, al piu' presto.

E per quel che puo' contare la nostra voce chiediamo alle istituzioni italiane di adoperarsi per salvare un nostro concittadino, e chiediamo alla societa' civile italiana di rendere visibile la coralita' di questa richiesta. Non solo da Alessano, ma da ogni citta' e da ogni piazza d'Italia dovrebbe levarsi un medesimo appello: liberate Gabriele, cessino le uccisioni, finisca la guerra, si aiuti il popolo afgano a costruire la pace con mezzi di pace, ogni persona umana e' un valore infinito.

*

Noi riteniamo che la partecipazione militare italiana alla guerra afgana sia un crimine: essa e' illegale perche' viola la Costituzione della Repubblica Italiana; essa e' criminale perche' compartecipa dell'occupazione e delle stragi che la Nato sta compiendo; essa e' complice del terrorismo poiche' la guerra e' terrorismo e suscitatrice di terrorismo ulteriore. La guerra uccide. E ogni vittima ha il volto di Abele.

Oggi come ieri noi ci opponiamo alla guerra, oggi come ieri noi ci opponiamo alla partecipazione italiana alla guerra. Oggi come ieri noi chiediamo che la comunita' internazionale aiuti il popolo afgano nell'unico modo lecito e possibile: cessando di fare la guerra e di occupare militarmente il territorio afgano, recando aiuti umanitari alla popolazione, favorendo con incentivi positivi la smilitarizzazione del conflitto e il disarmo di tutte le parti, sostenendo tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani nell'unico modo possibile: con aiuti materiali, con interventi nonviolenti, rispettando la dignita' di ogni popolo e di ogni persona, promuovendo il benessere di ogni popolo e di ogni persona.

*

Se la nostra voce e' ascoltata da qualcuno che qui o la' ha il potere di fare qualcosa per rendere visibile la volonta' di pace del popolo italiano, per chiedere e ottenere che Gabriele Torsello sia restituito sano e salvo alla liberta', all'affetto dei suoi familiari, all'umanita' intera, ebbene, noi preghiamo tutti di agire, di agire adesso: di scegliere la misericordia, di scegliere l'umanita'.

Chiediamo pace, liberta' e solidarieta' per Gabriele Torsello, e chiedendolo per lui chiediamo pace, liberta' e solidarieta' per tutto il popolo afgano martoriato da decenni di guerra, di stragi, di oppressioni, di devastazioni.

*

Sia salva la vita di Gabriele Torsello.

Cessi la guerra e l'occupazione militare. Cessi ogni terrorismo.

Si rechino aiuti umanitari alla popolazione afgana.

*

L'Italia faccia un primo passo: cessi di partecipare alla guerra stragista e terrorista.

E forte di questo primo necessario ed urgente gesto di pace nitido e dovuto, imponga alla Nato, coalizione di cui fa parte, che cessino le stragi che oggi sta commettendo.

E forte di questo secondo gesto di pace si adoperi perche' tutte le parti accedano alla smilitarizzazione del conflitto, al disarmo, alla bonifica del territorio da mine, bombe ed armi di ogni genere.

E contestualmente si impegni l'Italia, e l'Europa, e la comunita' internazionale, ad un piano straordinario di ingenti aiuti umanitari in ambito alimentare, sanitario, abitativo, educativo, infrastrutturale, a sostegno di una economia autocentrata con tecnologie appropriate per l'autosostentamento (e solo garantendo sussistenza, lavoro, benessere, diritti, si potra' contrastare l'economia criminale).

Ed attraverso la solidarieta' materiale, con l'intervento nonviolento, si promuovano i diritti umani di tutti gli esseri umani, muovendo dal piu' elementare: il diritto a non essere uccisi, fino a tutti gli altri: il diritto al benessere, il diritto alla liberta' di pensiero e di espressione, il diritto alla conoscenza e al libero associarsi, il diritto a una vita degna in cui ogni persona sia rispettata ed aiutata, il diritto alla civile convivenza.

*

Pace, liberta' e solidarieta' per il popolo afgano e per l'umanita' intera.

Cessi la guerra.

La pace si costruisce con la pace.

Chi salva una vita umana salva il mondo.

La misericordia e' la via.

Liberate Gabriele Torsello.

 

6. HERI DICEBAMUS. UNA VITA, MOLTE VITE DA SALVARE

 

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra in Afghanistan.

L'Italia faccia cio' che le leggi e la giustizia richiedono: si adoperi per salvare la vita di un nostro concittadino; cessi immediatamente di prendere parte a una guerra terrorista e stragista; si impegni per la pace, la liberta', la solidarieta', il riconoscimento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Cessi la guerra in Afghanistan.

Sia liberato Gabriele Torsello.

*

Ogni persona faccia sentire la sua voce.

La pace si costruisce con la pace.

Cessino le uccisioni. Vi e' una sola umanita'.

 

7. HERI DICEBAMUS. L'APPELLO

 

La drammatica vicenda di Gabriele Torsello ci interpella: chiede a tutte e tutti di fare quanto e' in nostro potere affinche' sia salvata la sua vita, affinche' sia salvata ogni vita, affinche' la guerra cessi.

Questa vicenda e' quindi anche un appello a una presa di coscienza: che l'infinito dolore della pluridecennale guerra afgana e' anche una nostra responsabilita'; che la partecipazione militare italiana alla guerra afgana e' un crimine; che la Nato, coalizione militare di cui l'Italia fa parte, sta commettendo stragi terroristiche ed alimentando altre stragi terroristiche; che la partecipazione italiana a questi crimini - la guerra, le stragi, il terrorismo - viola la Costituzione della Repubblica Italiana e rende il nostro stato fuorilegge e mette in pericolo anche la sicurezza personale di tutti i cittadini italiani; e ancora: che la guerra non costruisce la pace; che la guerra e' illegale e criminale; che la guerra e' terrorismo e alimenta terrorismo; infine: che occorre una politica internazionale fondata sulla smilitarizzazione dei conflitti, su pace e cooperazione, su disarmo e solidarieta', sul riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani: una politica della nonviolenza.

*

La vicenda di Gabriele Torsello, come altre che l'hanno preceduta, ci convoca a un esame di coscienza, a un agire coerente, alla scelta di cessare di uccidere, alla scelta di salvare le vite. Vi e' una sola umanita'. La nonviolenza e' la via.

 

8. HERI DICEBAMUS. L'OPPOSIZIONE INTEGRALE ALLA GUERRA

 

Opposizione integrale alla guerra significa opposizione alla guerra anche quando a  farla e' un governo di cosiddetto centrosinistra.

Opposizione integrale alla guerra significa opposizione ad ogni terrorismo.

Opposizione integrale alla guerra significa fondare questa opposizione sulla scelta della nonviolenza.

Scelta della nonviolenza significa non solo predicare, ma praticare la lotta contro tutte le guerre, tutti gli eserciti, tutti i gruppi armati, tutte le armi, tutti i poteri assassini, tutte le uccisioni.

Vi e' una sola umanita'.

 

9. HERI DICEBAMUS. UNA PERSONA, TUTTE LE PERSONE

 

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessino le uccisioni.

Pace e liberta' per l'Afghanistan.

Giustizia e misericordia per ogni persona.

*

Da ogni citta' d'Italia si levi un appello di solidarieta' e di pace.

Affinche' torni libero sano e salvo Gabriele Torsello.

Affinche' l'Italia cessi di partecipare alla guerra terrorista e stragista in Afghanistan.

Affiinche' l'Italia s'impegni per la cessazione dei crimini della Nato - di cui fa parte - e di tutte le parti in conflitto, per la smilitarizzazione del conflitto, per il disarmo, per recare aiuti umanitari all'intera popolazione in forme rigorosamente non armate e nonviolente.

Solo se si sceglie la pace si sceglie l'umanita'.

 

10. HERI DICEBAMUS. LA SCELTA DELL'UMANITA'

 

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra in Afghanistan.

*

La guerra e' questa barbarie: ne' i vivi ne' i morti rispetta, ma tutto devasta e impietrisce, ma tutti uccide ed imbestia. Trasforma in porci gli umani, per sempre le anime spezza, rompe i corpi, i volti frantuma.

La guerra che e' sempre nemica di tutta l'umanita'.

*

L'Italia faccia tutto il possibile per salvare la vita di Gabriele Torsello.

Ma faccia anche cio' che e' necessario ed urgente per salvare anche le infinite altre vite che la guerra minaccia e distrugge.

E cio' che e' necessario e' che l'Italia cessi immediatamente di partecipare alla guerra; che esplicitamente si opponga alle stragi commesse dalla Nato, coalizione di cui fa parte, e le faccia cessare; che si impegni per la smilitarizzazione del conflitto e il disarmo delle parti; che rechi aiuti umanitari con interventi rigorosamente disarmati e nonviolenti.

*

Cessi la guerra in Afghanistan.

Sia liberato Gabriele Torsello.

 

11. HERI DICEBAMUS. LE VOCI, I VOLTI

 

Molte voci si stanno finalmente levando per chiedere che Gabriele Torsello sia restituito alla liberta'.

E tra queste, si parva licet componere magnis, anche la nostra.

Molte voci chiedono che sia salvata la vita di un uomo di pace che col suo lavoro ha documentato e denunciato gli orrori della guerra, all'umana solidarieta' convocando.

Sia restituito alla liberta'.

*

Ma si dica anche questo: che l'intero popolo afgano e' da decenni vittima di una guerra infinita, di orrori inauditi; si dica anche questo: si salvino le infinite vitime che la guerra minaccia e distrugge, sia restituita la liberta' all'intero popolo afgano, e ad ogni singola persona.

Cessi la guerra che tutto devasta e perverte.

Cessi la guerra onnicida, nemica dell'umanita'.

Cessi la guerra stragista e terrorista, che altre stragi ed altro terrore alimenta.

*

E per quanto riguarda noi cittadini italiani, e' necessario ed urgente che facciamo la nostra parte per opporci alla guerra e alle stragi: molto possiamo e dobbiamo fare, perche' sciaguratamente il nostro stato in quella guerra e' coinvolto, e' partecipe dei crimini di cui il popolo afgano e' vittima, e' uno degli stati stranieri le cui truppe sono occupanti e belligeranti, e' uno degli stati membri della coalizione stragista e terrorista della Nato. L'Italia in Afghanistan e' uno stato criminale.

E non basta a restituire dignita' al nostro paese il fatto che altri italiani, quelli dell'associazione umanitaria Emergency, siano li' da anni, disarmati e nonviolenti, a recare aiuto alle vittime della guerra. Lo stato italiano, la coalizione militare di cui fa parte, ha scelto di fare l'esatto contrario di quanto i volontari di Emergency stanno facendo: Emergency salva vite umane, la coalizione della Nato le distrugge.

Cessi l'orrore e l'infamia della partecipazione italiana alla guerra; torni lo stato italiano al rispetto della legalita' costituzionale e del diritto internazionale.

S'impegni l'Italia contro la guerra, le stragi, il terrorismo: e s'impegni nell'unico modo in cui si puo' farlo: cessando di partecipare alla guerra, opponendosi alle stragi della Nato - coalizione militare di cui fa parte e delle cui azioni e' quindi pienamente corresponsabile  -, impegnandosi per la smilitarizzazione del conflitto e a sostegno del negoziato politico in Afghanistan, recando aiuti umanitari alla popolazione, scegliendo e praticando e proponendo la via della nonviolenza.

*

E si assumano le loro responsabilita' - riconoscano il tragico, criminale errore, e si adoperino per porre sia pur tardivamente rimedio al male cui hanno cooperato - coloro che questa estate hanno deliberato la prosecuzione della partecipazione militare italiana alla guerra afgana, e coloro che si sono prestati all'operazione propagandistica attraverso la quale si e' preteso di far credere che la prosecuzione della partecipazione militare italiana alla guerra afgana fosse cosa lecita e buona - e tra essi anche alcune persone che avevano tutti gli strumenti per sapere che si prestavano a un'infamia le cui conseguenze sarebbero state assassine. La retorica della "riduzione del danno" pervertiva una formula che designava ben altro, per legittimare il non legittimabile: cioe' la prosecuzione della partecipazione a una guerra terrorista e stragista. La retorica del "metodo del consenso" pervertiva una formula che designava ben altro, per legittimare il non legittimabile: cioe' la prosecuzione della partecipazione a una guerra terrorista e stragista. Coloro che si sono resi responsabili di quella criminale decisione e coloro che si sono prestati a favoreggiare quella scellerato scelta, che lo abbiano fatto per infame astuzia o per laida insipienza, oggi dai frutti loro giudichino se stessi. Ma innanzitutto si decidano a tornare alla ragione, all'onesta' e alla legalita', e ad impegnarsi anch'essi affinche' cessi l'orrore e l'infamia della partecipazione italiana alla guerra; affinche' si torni al rispetto dela legalita' costituzionale e del diritto internazionale.

Ma si assumano le loro responsabilita' anche quelli - e tra essi noi - che alla guerra sempre si sono opposti, ma la cui opposizione non ha saputo essere adeguata ed efficace. E non e' stata adeguata ed efficace perche' non abbiamo saputo condurla come condotta essere doveva: con la forza della nonviolenza, con l'azione diretta nonviolenta. E non abbiamo saputo farlo perche' non abbiamo saputo fare chiarezza nel cosiddetto movimento per la pace, contrastando le sue ambiguita' e le sue subalternita', le sue complicita' con cio' che della pace e' l'opposto: la violenza, il totalitarismo, la rassegnazione allo status quo, logiche meschine ed interessi speculativi, la cooptazione nei meccanismi del potere che sfrutta ed opprime, last, but not least: l'incapacita' di cogliere la cruciale necessita' della coerenza tra i mezzi e i fini. E non avendo saputo fare chiarezza non abbiamo neppure saputo separarci, come pure era necessario, e condurre la lotta che era da condurre con la necessaria autonomia, con la necessaria determinazione, con la necessaria intransigenza e limpidezza. Sono cose che su questo foglio scriviamo da anni, sovente in palese solitudine, ma naturalmente non bastava predicare, occorreva praticare l'opposizione nonviolenta alla guerra, la resistenza nonviolenta all'anomia, l'azione nonviolenta in difesa del diritto alla vita di ogni umana persona, in difesa della Costituzione della Repubblica Italiana che quel diritto attesta e che la guerra ripudia. Anche noi siamo corresponsabili della guerra nella misura in cui non abbiamo saputo pensare ed agire tutto il possibile per contrastarla.

*

Ma detto tutto questo, che andava pur detto, diciamo anche ancora: in ogni citta', in ogni piazza, in ogni luogo d'incontro e di deliberazione d'Italia, si levi corale un appello: sia liberato Gabriele Torsello, cessi la partecipazione italiana alla guerra afgana, ci si adoperi perche' cessino tutte le uccisioni, perche' a tutte le vittime della violenza sia recato soccorso. Vi e' una sola umanita'.

 

12. HERI DICEBAMUS. SIA LIBERATO GABRIELE TORSELLO. CESSI LA GUERRA

 

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra.

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Gabriele Torsello col suo lavoro documentava e denunciava la violenza della guerra, col suo lavoro invocava che si cessasse di uccidere e si recasse soccorso ai superstiti, invocava il rispetto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Documentava e denunciava gli orrori indicibili tuttora in corso in Afghanistan.

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra.

*

Massacri di civili, sequestri illegali e torture le piu' atroci, finanche profanazione di resti umani; e devastazioni che ricordano Coventry, Dresda, Hiroshima; ieri anche l'annuncio protervo e insensato che l'occupazione militare della Nato e le sue pratiche naziste, e l'animalizzazione di tutte le vittime e di tutti i combattenti, dureraranno ancora per altri dieci anni almeno: crimine e disumanita', follia e terrorismo, che terrorismo e follia, disumanita' e crimine, propagheranno in tutto il mondo.

E' cosi' evidente che la guerra e' nemica dell'umanita', che la guerra e' il terrorismo supremo, che l'intera umanita' e' minacciata di distruzione se non si fa la scelta della pace, la scelta della convivenza, la scelta della nonviolenza.

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra.

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E l'Italia - in flagrante violazione della sua stessa legge fondamentale, della sua carta costituzionale - sta partecipando alla guerra afgana, e' complice di tutto questo orrore, e' parte della coalizione militare stragista e terrorista e suscitatrice di stragismo e terrorismo.

Nel silenzio vile e schiavo di un'opinione pubblica narcotizzata e idiotizzata, nella criminale corresponsabilita' di un ceto politico che nella sua quasi totalita' ha condiviso la scelta dell'occupazione militare neocoloniale e della guerra terrorista e stragista, e nella complicita' dei cosiddetti "movimenti" che si occupano di tutto tranne che di questo: della guerra che la Nato - e con essa l'Italia - sta conducendo in Afghanistan.

Cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra afgana. Torni lo stato italiano al rispetto del diritto internazionale e della legalita' costituzionale. Troppo sangue e' stato sparso.

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra.

*

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra.

 

13. HERI DICEBAMUS. L'ORRORE, IL DOVERE

 

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra in Afghanistan.

*

E cessi anche questa nostra infame italiana ipocrisia, questo nostro ignobile italiano cinismo: non basta appellarsi alla pieta' dei rapitori (se pure ne abbiano), non basta appellarsi alla capacita' dei mediatori (se pure ve ne siano), occorre innanzitutto dire chiaro che la nostra richiesta della liberazione di Gabriele Torsello non e' disgiunta dal riconoscimento del fatto che mentre lui, ed altri italiani come lui, si trovano in Afghanistan in solidarieta' con le vittime della guerra, contro la guerra e contro la violenza, contro le stragi e per l'umanita', tragicamente lo stato italiano e' li' a fare la guerra, e' li' come esercito occupante, e' li' complice delle stragi, e' li' colpevole di questa immane catena di terrorismo, terrorismo il cui vertice planetario e' l'attuale presidenza degli Usa. E quindi cosi' come chiediamo la liberazione di Gabriele chiediamo anche la cessazione della guerra, ed in quanto cittadini italiani chiediamo anche innanzitutto che lo stato italiano cessi di partecipare alla guerra, e contro la guerra si impegni.

*

Della guerra afgana ogni giorno nuovi orrori vengono rivelati. Che sono quelli che tutti gia' sapevamo. Chi ha letto Ragazzi di zinco di Svetlana Aleksievic, quella terribile raccolta di testimonianze sulla guerra dell'Armata rossa in Afghanistan tra 1979 e 1989, ritrova oggi il medesimo abisso. E' la stessa guerra. Solo che a quel decennio di orrori altri decenni di orrori e quindi di piu' vasto e profondo dolore e odio e imbarbarimento aggiunti si sono, e al posto dell'Armata rossa oggi ci sono gli Usa, la Nato, e l'Italia. E' una guerra terrorista e stragista, tutti lo vediamo. Ed e' in flagrante violazione del diritto internazionale e della nostra Costituzione, tutti lo sappiamo.

Cessi dunque l'Italia di partecipare a questa guerra illegale e criminale.

E poiche' anche l'attuale governo italiano e l'attuale parlamento italiano, in totale, totalitaria continuita' con l'esecutivo e la maggioranza parlamentare golpisti della legislatura precedente hanno confermato ancora questa estate la partecipazione militare italiana alla guerra, la violazione della legalita', la scelta di uccidere e far morire, ebbene, e' dovere del popolo italiano chiedere ed ottenere che l'Italia cessi di partecipare a qesta guerra illegale e criminale, e' dovere del popolo italiano costringere governo e parlamento a tornare al rispetto della legalita', a tornare al rispetto dell'umanita'.

Occorre manifestare ovunque, in ogni citta' d'Italia, in ogni istituzione d'Italia, per chiedere che l'Italia cessi di partecipare alla guerra, e si impegni per la pace e per recare soccorsi a tutte le vittime.

Per le stesse ragioni per cui chiediamo che sia liberato Gabriele Torsello.

Perche' ogni vita umana e' un valore infinito.

Perche' la guerra e' il terrorismo piu' grande, ed incubatrice di ulteriore odio, barbarie, terrore.

Perche' la guerra non ha piu' confini e tutti coinvolge, e minaccia di distruzione l'umanita' intera.

Perche' dopo Auschwitz e dopo Hiroshima o l'umanita' sceglie la nonviolenza, o la guerra distruggera' l'umanita'.

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Cessi la guerra in Afghanistan.

Sia liberato Gabriele Torsello.

 

14. HERI DICEBAMUS. RIFLETTENDO SU GUEVARA DAL PUNTO DI VISTA DELLA NONVIOLENZA

 

Proponiamo di seguito alcuni materiali piu' o meno recenti sulla figura, l'azione, la riflessione, il lascito di Ernesto "Che" Guevara, e l'appello e gli interrogativi che la sua vicenda e la sua opera pongono alle persone di volonta' buona, e particolarmente a coloro che hanno fatto la scelta dell'accostamento alla nonviolenza.

Guevara, come e' noto, e' stato sostenitore nella prassi e nella teoria di un'azione di liberazione degli oppressi fondata sull'uso della violenza rivoluzionaria, e particolarmente su quella specifica azione militare che e' la guerra di guerriglia. Questa analisi e questa proposta va presa sul serio e discussa approfonditamente dalle persone che - come chi redige questo foglio - invece sostengono che la violenza sia inutilizzabile ai fini della liberazione dell'umanita', cosi' come vanno prese sul serio e discusse approfonditamente sia le varie teorie filosofiche e giuridiche che sostengono la liceita' della guerra, sia le ricerche e le elaborazioni che costituiscono il corpus teorico e le verifiche empiriche degli studi militari, dai classici a Clausewitz a oggi.

Si puo' fare la scelta della nonviolenza solo se si prende sul serio la violenza, e se ne svolge una critica sistematica adeguata, proponendo una migliore modalita' di azione, sia in difesa della dignita' e dei diritti di ogni persona, sia di liberazione dell'umanita' da ogni forma di oppressione. La nonviolenza non e' qualcosa di meno, ma qualcosa di piu' della violenza; essa non e' rassegnazione all'esistente, ma lotta contro l'ingiustizia e l'oppressione piu' forte della stessa lotta violenta; la nonviolenza non e' meno ma piu' rivoluzionaria della violenza. Per contrastare adeguatamente la violenza, la nonviolenza deve studiarla, e studiarla non solo nelle sue manifestazioni e teorizzazioni palesemente piu' rozze e barbariche, terroristiche e dereistiche, ma finanche nelle sue espressioni piu' formalizzate e nelle sue pretese "legittimazioni" teoriche piu' acute e piu' penetranti.

Agli studenti con i quali chi scrive queste righe lavora da anni sempre propone di avviare la riflessione sulla nonviolenza iniziando col prendere sul serio ed analizzando in profondita' le teorie della "guerra giusta" e della "violenza liberatrice", esaminando, studiando, discutendo e sottoponendo quindi ad una rigorosa e sistematica critica radicale una tradizione che viene dall'antichita' classica e ancora nel XX secolo annovera figure di grande rigore e dignita' come ad esempio Frantz Fanon ed Ernesto Guevara.

Esaminare, smascherare, denunciare la violenza nella sua concreta fenomenologia come nella sua tradizione teorica, istituzionale e ideologica, e' uno dei compiti fondamentali della nonviolenza: e' una delle decisive modalita' attraverso cui la violenza va contrastata.

*

In questa opera di ricognizione, interpretazione, smascheramento, denuncia e contrasto della violenza e delle sue tradizioni, pratiche, istituzioni ed ideologie, di decisivo valore e' la tradizione teorica e pratica dei femminismi, il pensiero e la prassi delle donne: da Hannah Arendt a Virginia Woolf, da Edith Stein a Etty Hillesum, da Simone Weil a Luce Fabbri, da Simone de Beauvoir a Franca Ongaro Basaglia, da Marianella Garcia Villas a Rigoberta Menchu', dalle madri di Plaza de Mayo a Cindy Sheehan, da Aung San Suu Kyi a Shirin Ebadi, a Vandana Shiva.

La nonviolenza e' in cammino.

La nonviolenza e' piu' forte.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

15. HERI DICEBAMUS. IL PRIMO DIRITTO, IL PRIMO DOVERE

 

Il primo diritto di ogni essere umano e' quello di non essere ucciso.

Cessi la guerra assassina in Afghanistan.

Sia liberato Gabriele Torsello.

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Sia liberato Gabriele Torsello: l'Italia faccia quanto in suo potere affinche' sia restituito sano e salvo all'affetto dei suoi cari, al suo lavoro di costruttore di pace con la forza della verita', alla liberta' che e' una e indivisibile.

E cessi l'Italia di partecipare alla guerra terrorista e stragista in Afghanistan; cessi di partecipare alla guerra e s'impegni contro la guerra, s'impegni per costruire la pace con mezzi di pace, s'impegni per la smilitarizzazione del conflitto, s'impegni per il disarmo, s'impegni per recare aiuti umanitari per concretamente inverare gli umani diritti di tutti gli esseri umani.

La guerra e' un flagello, la guerra e' antiumana, opporsi alla guerra e' il compito primo di ogni persona e di ogni ordinamento giuridico.

*

E faccia sentire la sua voce, si mobiliti il popolo italiano contro la guerra.

Faccia sentire la sua voce, si mobiliti il popolo italiano per chiedere ed ottenere che l'Italia cessi di partecipare alla guerra, che l'Italia torni al rispetto della Costituzione che la guerra ripudia, che l'Italia s'impegni per la pace e la cooperazione tra i popoli, che l'Italia scelga la nonviolenza come principio e come pratica cui informare la sua politica internazionale.

Faccia sentire la sua voce, si mobiliti il popolo italiano per chiedere ed ottenere la liberazione di Gabriele Torsello.

*

Sia liberato Gabriele Torsello.

Cessi la guerra assassina in Afghanistan.

Il primo dovere di ogni essere umano e' quello di salvare le vite umane.

 

16. HERI DICEBAMUS. L'ORA, LA VIA

 

Cessi la guerra in Afghanistan.

Sia restituito alla liberta' Gabriele Torsello.

Nulla giustifica le uccisioni.

Nulla giustifica l'omissione di soccorso.

*

Lo stato italiano puo' molto: lo faccia. Ottenga la liberazione di Gabriele Torsello. Cessi di partecipare alla guerra afgana, e si impegni contro ogni guerra e contro ogni terrorismo: con il disarmo, con l'azione nonviolenta, con la promozione di iniziative internazionali di smilitarizzazione dei conflitti e di gestione negoziale e cooperativa dei conflitti, con aiuti umanitari alle vittime dei conflitti, con azioni positive ed incentivi concreti al riconoscimento ed alla promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani, riconoscendo la necessita' e l'urgenza di una politica della nonviolenza e mettendola in atto.

*

Lo stato italiano puo' molto: ma in primo luogo deve cessare di partecipare alla guerra terrorista e stragista; in primo luogo deve denunciare e contrastare i crimini della Nato, coalizione di cui fa parte; in primo luogo deve tornare al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Troppa gente il pregresso e il presente governo hanno contribuito a far morire. Ora basta.

Troppa gente il pregresso e il presente parlamento hanno contribuito a far morire. Ora basta.

*

Basta con le uccisioni. Pace e Costituzione.

Basta con le uccisioni. Disarmo e solidarieta'.

Basta con le uccisioni. Vi e' una sola umanita'.

Basta con le uccisioni. Occorre la scelta della nonviolenza.

*

Nulla giustifica l'omissione di soccorso.

Nulla giustifica le uccisioni.

Sia restituito alla liberta' Gabriele Torsello.

Cessi la guerra in Afghanistan.

 

17. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi, Voci della scuola 2011. Le parole chiave della scuola che cambia, Tecnodid, Napoli 2011, euro 25 (ma in omaggio agli abbonati a "Notizie della scuola").

*

Riletture

- Michel Serres, Jules Verne, Sellerio, Palermo 1979, pp. 236.

- Michel Serres, Lucrezio e l'origine della fisica, Sellerio, Palermo 1980, pp. 204.

 

18. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

19. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 633 del 31 luglio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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