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Voci e volti della nonviolenza. 402



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 402 del 20 agosto 2011

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: Come voleva Aldo Capitini

2. Sette domande a Donatella Albini

3. Una lettera di Adriana Chemello

4. Sette domande ad Anna Pariani

5. Luciano Bonfrate: Dina Bertoni Jovine

6. Luciano Bonfrate: Albert Camus

7. Luciano Bonfrate: Anne Frank

8. Luciano Bonfrate: Anna Freud

9. Luciano Bonfrate: Ada Gobetti

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: COME VOLEVA ALDO CAPITINI

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010.

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]

 

Ogni singola persona che decidera' di partecipare alla marcia Perugia-Assisi, sara' un'aggiunta preziosa. La marcia e' un patrimonio collettivo, costituito dai marciatori tutti, che ne sono i responsabili.

Ogni singolo cartello, ogni striscione, ogni slogan, ha un'importanza decisiva, perche' andra' a costruire il messaggio complessivo che la marcia offrira' alla pubblica opinione. Per questo tutto deve essere orientato ad un rigoroso spirito nonviolento, come voleva Aldo Capitini.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A DONATELLA ALBINI

[Ringraziamo Donatella Albini (per contatti: DAlbini at comune.brescia.it) per questa intervista.

Donatella Albini, 55 anni, medico ginecologo, ostinatamente in difesa del diritto all'autodeterminazione delle donne, nella legge 194, come quando sono violate dall'arroganza e dalla protervia maschile, come quando, giungendo da paesi lontani, non hanno parole, ma corpi che parlano, anche attraverso la sofferenza delle mutilazioni genitali; consigliere comunale a Brescia, incessantemente dalla parte di chi non ha salute, lavoro, casa, giustizia, con intelligenza, competenza e cuore]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Donatella Albini: Dare corpo alla parola pace, attraverso gli sguardi, le mani, le vicinanze di tanti uomini e donne e mostrare il suo alto valore politico attraverso le presenze di quei corpi parlanti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Donatella Albini: Dare, ridare dignita' alla politica.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Donatella Albini: Il coraggio del silenzio e della presenza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Donatella Albini: Ritessere una trama di contenuti etici nella vita quotidiana, per i giovani, ma anche per chi giovane non e' ma mantiene l'etica del dubbio.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Donatella Albini: Mi viene in mente solo la fatica del vivere di oggi di tanti uomini e tante donne.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Donatella Albini: L'accoglienza dei migranti; la denuncia delle guerre, di tutte le guerre; La richiesta che l'Italia non partecipi a nessuna guerra.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la  nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Donatella Albini: E' il coraggio di vivere uno accanto all'altro, di guardare in faccia le ingiustizie, di non avere pace finche' un solo uomo e una sola donna non saranno liberi di vivere.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. UNA LETTERA DI ADRIANA CHEMELLO

[Ringraziamo Adriana Chemello (per contatti: achemello at alice.it) per questa lettera in risposta a una richiesta di intervista.

"Adriana Chemello insegna Letteratura Italiana agli studenti della Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' di Padova e cerca di comunicare ai giovani la passione per la parola onesta e per la letteratura come "epifania della verita'". Si considera "amica della nonviolenza" e si sforza di ispirarsi ad essa nella  pratica delle relazioni singolari e plurali"]

 

In questi cinquant'anni le Marce Perugia-Assisi hanno avuto connotazioni tra loro molto diverse, a secondo del momento e del contesto in cui si situavano. Ricordo con entusiasmo e con commozione la seconda edizione del 1978, in coincidenza con il decimo anniversario della morte di Capitini. Allora eravamo in poco piu' di trentamila ma e' stato un evento culturale, non solo politico, e soprattutto una grande e gioiosa festa. Anche quella del settembre '81, con l'esplosione del "movimento per la pace" e contro i missili a Comiso, ecc. e' stato un grande evento culturale che ha amplificato i temi dei campi di Comiso di quella calda estate.

Credo che bisognerebbe recuperare il piu' possibile e naturalmente valorizzare la dimensione "culturale" di questi eventi: la loro capacita' di creare relazioni di pace e di nonviolenza, di suscitare idee sempre nuove e pratiche politiche "creative" che nascono appunto dalle relazioni e dalla rete che si costruisce lungo il percorso (non solo casuale, spesso con le piu' impensate coincidenze!). La dimensione "orizzontale" della marcia, il camminare insieme lungo lo stesso percorso, coindividendo tempo, fatica, e quant'altro nulla toglie alla verticalita' di queste relazioni e alla dimensione della "scoperta" e della valorizzazione delle presenze singolari.

Sto lavorando - anzi sto per concludere il lavoro - intorno ad un importante carteggio di Capitini e mi accorgo sempre di piu' che la nonviolenza oggi in Italia ha bisogno di restituire il giusto profilo umano, culturale e politico di questo personaggio, non a parole ma facendo parlare direttamente alcuni dei suoi testi nella loro genuina letterarieta'. Dovremmo proprio ripartire da li', da alcune sue intuizioni, molto in anticipo sul suo tempo e percio' rimaste lettera morta, e provare a metterle in essere, per esempio partendo dalle "pratiche politiche".

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE AD ANNA PARIANI

[Ringraziamo Anna Pariani (per contatti: APariani at Regione.Emilia-Romagna.it) per questa intervista.

Anna Pariani, 48 anni, mamma, laureata in Chimica Industriale, e' consigliera regionale dell'Emilia-Romagna e responsabile Welfare del Partito Democratico dell'Emilia-Romagna. "Sono laureata in Chimica industriale anche se attualmente mi dedico al 100% al ruolo politico come consigliera regionale nell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna e responsabile Welfare del Pd regionale. Ho ricoperto l'incarico di assessore per il Comune di Imola e per la Provincia di Bologna e, nel mio impegno, ho lavorato prevalentemente sull'ambiente, i diritti della donna ed il valore del volontariato, prendendo parte ad importanti battaglie fra cui il superamento degli ospedali psichiatrici. Come responsabile Welfare del Pd dell'Emilia-Romagna, in rete con i referenti territoriali e tutte le persone che partecipano al nostro progetto, lavoro affinche' non si metta in discussione il valore della solidarieta' ed il diritto di tutti ad essere curati, in contrasto con chi, con una politica diversa da quella emiliano-romagnola, vorrebbe lasciare sole le persone davanti al bisogno"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Anna Pariani: Il messaggio di fratellanza tra i popoli che ispira la marcia ogni anno e che ci obbliga a ricordare non solo quel giorno, ma ogni giorno dell'anno quanto ce ne sia ancora bisogno.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Anna Pariani: La scelta di promuovere i valori costituzionali della nonviolenza, giustizia, liberta', pace, diritti umani, responsabilita' e speranza tramite i pensieri e le esperienze dei ragazzi che hanno partecipato al progetto "Ogni scuola un grande Laboratorio dei Valori". La scuola e' il vero luogo in cui credo sia possibile non ridurre a carta straccia la nostra Costituzione, ma invece far rivivere i valori che contiene nelle generazioni future. So che anche l'organizzazione giovanile del Partito Democratico aderisce e mi fa molto piacere: dobbiamo partire dai giovani.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Anna Pariani: Se scopo del movimento nonviolento e' chiamare con il loro nome le cose e ricercare la verita', credo che ci sia moltissimo da fare oggi, perfino piu' di ieri. Da quello che accade quotidianamente ai rifugiati che arrivano in Italia agli episodi in cui bambini che frequentano scuole italiane sono stati lasciati a pane e acqua: il movimento nonviolento e' chiamato al lavoro.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Anna Pariani: Come anticipavo, continuare a battersi per una societa' dove il materialismo e le menzogne non abbiano la meglio, solo cosi' credo si possa far crescere una cultura nonviolenta oltre a promuovere una cultura della Politica che costruisce Pace nelle organizzazione internazionali  (Unione Europea, Onu, etc.).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Anna Pariani: Trovo che la manifestazione del movimento "Se non ora quando" sia stato un esempio concreto di protesta nonviolenta; pur nei loro mille ruoli di lavoratrici, studentesse, madri, nonne, ecc. le donne hanno deciso che quella giornata doveva servire per ridare dignita' a tutte loro e che ci sarebbero state. Quel giorno nella mia citta' eravamo tantissime: pacifiche e determinate.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Anna Pariani: Non posso non vedere come questo Paese stia tracciando la rotta sull'abbandono delle fasce deboli: dai tagli alla sanita' all'assenza di ammortizzatori sociali per i giovani. Una societa' che sceglie di abbandonare l'altro a se stesso non e' forse quella piu' prossima all'uso della violenza? Penso che si possa tagliare tanto in momenti di crisi, ma abbandonare il sociale e' un errore che non si deve commettere. Per questo il mio pensiero va a tutte le persone che operano nell'ambito sociale e sanitario e alle organizzazioni di volontariato affinche' tengano duro: e' nel difendere il loro lavoro che dovra' andare il nostro impegno civico e politico.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Anna Pariani: Che la nonviolenza e' uno stile di vita e per comprenderlo si puo' partire dal rispetto per noi stessi e per l'altro... poi non potrei non invitarlo alla marcia Perugia-Assisi, a cui ho partecipato in anni passati ed in cui si puo' respirare di persona la gioia di condividere un'idea nonviolenta del mondo.

 

5. SCORCIATOIE. LUCIANO BONFRATE: DINA BERTONI JOVINE

[Ringraziamo il nostro buon amico Luciano Bonfrate per questa quartina.

Dina Bertoni Jovine, nata nel 1898, figlia di maestri e maestra lei stessa, allieva e collaboratrice di Giuseppe Lombardo Radice, moglie di Francesco Jovine, militante comunista, studiosa dei problemi dell'educazione e della scuola, saggista, muore a Roma nel 1970. Opere di Dina Bertoni Jovine: Storia della scuola popolare in Italia, Einaudi, Torino 1954, poi Laterza, Bari 1961; Storia della scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri, Editori Riuniti, Roma 1958; I periodici popolari del Risorgimento, Feltrinelli, Milano 1959; Breve storia della scuola italiana, Editori Riuniti, Roma 1961; L'alienazione dell'infanzia, Editori Riuniti, Roma 1963; (a cura di), Enciclopedia della donna, Editori Riuniti, Roma 1965; (con Nicola Badaloni), Storia della pedagogia, Laterza, Bari 1966; (con R. Tisato), Positivismo pedagogico, Utet, Torino 1973; Storia della didattica, Editori Riuniti, Roma 1976; Principi di pedagogia socialista, Editori Riuniti, Roma 1977. Opere su Dina Bertoni Jovine: per un primo orientamento si vedano le notevoli introduzioni a cura di Angelo Semeraro ai due ultimi volumi citati. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo la seguente scheda: "Dina Bertoni Jovine (Falvaterra, primo giugno 1898 - Roma, 19 marzo 1970) direttrice didattica, scrittrice, giornalista e pedagogista oltre che docente universitaria italiana. I genitori di Dina Bertoni, nata a Falvaterra il primo giugno 1898, erano entrambi maestri elementari emiliani. Sia il padre, Domenico, che la madre, Luigia Terzi, si erano per oltre quarant'anni impegnati a combattere l'allora diffusissimo analfabetismo per migliorare, anche con corsi gratuiti per adulti, la situazione culturale e sociale degli abitanti del piccolo paese (Falvaterra) cui erano stati assegnati. Malgrado le ristrettezze economiche e la nascita di dieci figli, di cui solo sette sopravvissuti (tra questi il fratello Benvenuto, futuro Ragioniere generale dello Stato e direttore dell'Enciclopedia Treccani), essi riuscirono ad avviarli tutti agli studi nella citta' di Roma. Dina si diplomo' a sedici anni presso l'Istituto Magistrale Vittoria Colonna e, continuando negli studi, consegui' anche il diploma di licenza liceale e si iscrisse all'Istituto Superiore di Magistero. Insieme con Francesco Jovine, che aveva sposato il 16 dicembre 1928 (entrambi direttori didattici a Roma), si trasferi' a Tunisi nel 1937 e successivamente al Cairo dove fu ispettrice didattica negli istituti italiani fino al 1940. Lo scoppio della seconda guerra mondiale costrinse entrambi al rientro a Roma ove Dina continuera' la sua opera di educatrice e di giornalista collaborando al "Giornale d'Italia", a "Il Politecnico" di Elio Vittorini ed alla "Enciclopedia della donna" per conto degli Editori Riuniti. Nel 1953 dirige, insieme con Ada Marchesini Gobetti, la rivista "Educazione Democratica" e successivamente collabora ad altre riviste pedagogiche e culturali quali "Scuola e citta'", "Belfagor", "I problemi della pedagogia". Successivamente, dopo una lunga serie di approfondimenti e di esperienze culturali presso le organizzazioni scolastiche di numerosi paesi esteri, scrive la Storia dell'educazione popolare in Italia (1954 Einaudi) e, qualche tempo dopo, la Storia della scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri (1958 Editori Riuniti), cui seguiranno: I periodici popolari del Risorgimento (1959 Feltrinelli), Scritti di pedagogia e di politica scolastica (1961 Editori Riuniti), L'alienazione dell'infanzia (1963 Editori Riuniti), Storia della pedagogia (1966-1968 Laterza) opera in tre volumi realizzata da Dina Bertoni e Nicola Badaloni. Rientrando a Roma dall'Universita' di Catania, ove era docente, muore per un infarto nella notte tra il 18 e il 19 marzo 1970. Nel 1974 viene pubblicato, postumo, dalla Utet il Positivismo pedagogico portato a termine con le integrazioni ed i controlli conclusivi del professor Renato Tisato dell'Universita' di Pavia e, nel 1976, la Storia della didattica (Editori Riuniti) a cura di Angelo Semeraro. Opere principali: Storia della scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri, Roma, Editori Riuniti, 1958; Storia della scuola popolare in Italia, Torino, Einaudi, 1954, poi Bari, Laterza, 1961; Enciclopedia della donna (a cura), Roma, Editori Riuniti, 1965; Positivismo pedagogico (con la collaborazione di R.Tisato), Torino, Utet, 1973; Storia della didattica, Roma, Editori Riuniti, 1976". Dal sito www.treccani.it riprendiamo la seguente voce: "Dina Bertoni-Jovine, pedagogista italiana e storica della scuola (Falvaterra, Frosinone, 1898 - Roma 1970). Allieva e collaboratrice di Giuseppe Lombardo Radice, insegnante elementare e poi direttrice didattica a Roma; la sua personale esperienza maturo' in lei la coscienza dei limiti storici, sociali ed economici delle strutture educative, che si e' tradotta in un fattivo impegno di educatrice, di studiosa e anche politico; dal 1967 insegno' pedagogia all'universita' di Catania. Tra le sue opere: Storia della scuola popolare in Italia (1954); La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri (1958); Storia della didattica, dalla legge Casati ad oggi (a cura di A. Semeraro, 2 voll., 1976)"]

 

Se si educa e' alla liberta'

Se si educa e' alla uguaglianza

Se si educa e' alla fratellanza

Se si educa e' alla dignita'.

 

6. SCORCIATOIE. LUCIANO BONFRATE: ALBERT CAMUS

[Ringraziamo il nostro buon amico Luciano Bonfrate per questa quartina.

Albert Camus, nato a Mondovi (Algeria) nel 1913, nel 1940 a Parigi, impegnato nella Resistenza con il movimento "Combat" (dopo la liberazione sara' redattore-capo del quotidiano con lo stesso titolo), premio Nobel per la letteratura nel 1957, muore nel 1960 per un incidente automobilistico. Lo caratterizzo' un costante impegno contro il totalitarismo e per i diritti umani, che espresse sia nell'opera letteraria e saggistica, sia nel giornalismo e nelle lotte civili (oltre che nella partecipazione alla Resistenza). In un articolo a lui dedicato ha scritto Giovanni Macchia (citiamo da "Camus e la letteratura del dissenso", in Giovanni Macchia, Il mito di Parigi, Einaudi): "L'assurdo fu per Camus un punto di partenza... Poiche' non si puo' immaginare una vita senza scelta, e tutto ha un significato nel mondo, anche il silenzio, e vivere 'en quelque maniere' significa pur riconoscere l'impossibilita' della negazione assoluta, la prima cosa che noi non possiamo negare e' la vita degli altri. Nell'interno dell'esperienza assurda nasce come prima evidenza (credere al proprio grido) la rivolta: slancio irragionevole contro una condizione incomprensibile e ingiusta, e che pur rivendica l'ordine nel caos. E ricordo la gioiosa impressione che provoco' la formula cartesiana di Camus, con la sua aria di limpido giuoco, quando la leggemmo la prima volta. Non 'je me revolte, donc je suis': ma 'je me revolte, donc nous sommes'. Risollevare gli uomini dalla loro solitudine, dare una ragione ai loro atti; mettersi non dalla parte degli uomini che fanno la storia ma di coloro che la subiscono... Rivolta come fraternita'". Opere di Albert Camus: tra le opere di Camus particolarmente significative dal nostro punto di vista ci sembrano Il mito di Sisifo, Caligola, La peste, L'uomo in rivolta, tutti piu' volte ristampati da Bompiani. Utile anche la lettura dei Taccuini (sempre presso Bompiani). Si veda anche (con Arthur Koestler), La pena di morte, Newton Compton, Roma 1981. Opere su Albert Camus: numerose sono le monografie su Camus; si vedano almeno la testimonianza di Jean Grenier, Albert Camus, souvenirs, Gallimard, e per una sommaria introduzione: Pol Gaillard, Camus, Bordas; Roger Grenier, Albert Camus, soleil et ombre, Gallimard; Francois Livi, Camus, La Nuova Italia; una recente vasta biografia e' quella di Olivier Todd, Albert Camus, una vita, Bompiani]

 

Sempre rivoltati contro le falsita'

sempre rivoltati contro ogni prepotenza

sempre disponiti alla resistenza

e sempre alla virtu' della pieta'.

 

7. SCORCIATOIE. LUCIANO BONFRATE: ANNE FRANK

[Ringraziamo il nostro buon amico Luciano Bonfrate per questa quartina.

Annelies Marie Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte; emigro' con la famiglia in Olanda nel 1933. Dal 1942 al 1944 visse segregata nell'alloggio segreto per sfuggire ai  nazisti. A seguito di una segnalazione spionistica tutti i rifugiati nell'alloggio furono arrestati; deportata ad Auschwitz, poi trasferita a Bergen Belsen, vi mori' nel marzo 1945, poche settimane dopo le truppe inglesi liberavano i sopravvissuti del campo. Opere di Anne Frank: il Diario (in italiano edito da Einaudi e negli Oscar Mondadori; ovviamente l'edizione di riferimento e' adesso la nuova edizione integrale, Einaudi, Torino 1993, 20003) fu trovato nell'alloggio segreto e consegnato dopo la guerra al padre, unico sopravvissuto della famiglia; fu pubblicato nel 1947. Cfr. anche i Racconti, Cappelli, poi Racconti dell'alloggio segreto, Einaudi, Torino 1983; l'edizione critica dei Diari, Einaudi, Torino 2002. Opere su Anne Frank: Melissa Mueller, Anne Frank. Una biografia, Einaudi, Torino 2000; C. Ann Lee, Storia di Anne Frank, Rizzoli, Milano 1998; segnaliamo anche l'interessante lavoro di Willy Lindwer, Gli ultimi sette mesi di Anna Frank, Newton Compton, Roma 1989, 1995; e la testimonianza di Miep Gies, Si chiamava Anne Frank, Mondadori, Milano 1988]

 

La uccisero i nazisti: una bambina.

Ma le parole di quella fanciulla

ancora oppongono l'umano al nulla

e al buio oppongono nuova mattina.

 

8. SCORCIATOIE. LUCIANO BONFRATE: ANNA FREUD

[Ringraziamo il nostro buon amico Luciano Bonfrate per questa quartina.

Anna Freud, illustre studiosa, figlia di Sigmund Freud, nata a Vienna nel 1895 e deceduta a Londra nel 1982, si e' occupata soprattutto di psicoanalisi infantile e di aiuto ai bambini. Dal sito www.treccani.it rirpendiamo la seguente voce: "Anna Freud, psicanalista austriaca (Vienna 1895 - Londra 1982) naturalizzata britannica, figlia di Sigmund. Nel 1927 si segnalava con un importante articolo sulla psicanalisi infantile (Zur Theorie der Kinderanalyse). In Das Ich und die Abwehrmechanismen (1936; trad. it. 1968) indicava nella repressione, nella proiezione e nella identificazione i principali meccanismi di difesa. Nel 1938 si trasferi' a Londra assieme al padre e lavoro' (1940-45) presso il centro Hampstead War Nurseries da lei fondato. Con una serie di studi compiuti in collaborazione con Dorothy Burlingham (Infant without families, 1943; trad. it. 1972) individuo' la principale causa del ritardo dello sviluppo psichico e fisico infantile nella mancanza di una relazione stabile tra madre e bambino. Nel 1947 l'Hampstead War Nurseries divenne Hampstead Child-Therapy Training Course and Clinic, centro per la formazione di terapeuti infantili e per la diagnosi e la terapia di bambini e adolescenti, del quale fu direttrice dal 1952. Partendo da una concezione integrata e unitaria della personalita' (Normality and pathology in childhood, 1965; trad. it. 1969), intesa come il risultato dello sviluppo delle pulsioni e dell'Io nel corso del rispettivo adattamento alla realta', fisso' il concetto di linee evolutive volto a differenziare le diverse tappe e i possibili modi attraverso cui si realizza la crescita. Convinta che la usuale classificazione delle malattie derivate dalla patologia degli adulti non fosse applicabile al bambino, introdusse un nuovo metodo di valutazione dello sviluppo psicofisico infantile (profilo psicodiagnostico). Nel 1981 sono state pubblicate le sue opere complete Die Schriften der Anna Freud (10 voll.)". Dal sito www.psicolinea.it riprendiamo per stralci la seguente scheda scritta da Giuliana Proietti: "Sesta e ultima figlia di Sigmund e Martha Freud, Anna nacque a Vienna il 3 dicembre del 1895. Fu una bambina vivace e mascolina; crebbe all'ombra della sorella Sophie, che aveva due anni e mezzo piu' di lei e con la quale andava poco d'accordo (infatti, quando Sophie si sposo', Anna scrisse al padre: 'Sono contenta che Sophie si sposi, perche' non ne potevo piu' delle continue litigate con lei'). Prese il diploma magistrale presso il Cottage Lyceum di Vienna nel 1912. Nel 1914 non aveva ancora deciso che strada intraprendere: decise intanto di migliorare il suo inglese in Inghilterra, dove ando' viaggiando da sola. Durante quel soggiorno scoppio' la prima guerra mondiale e la figlia di Freud dovette tornare a Vienna accompagnata dall'ambasciatore austro-ungarico, passando per Gibilterra e Genova. Lo stesso anno decise di intraprendere la carriera di insegnante, proprio in quel Cottage Lyceum, dove lei stessa aveva studiato, appassionandosi alla psicologia dell'eta' evolutiva. Anna aveva cominciato a leggere i libri del padre dall'eta' di quindici anni, ma il suo coinvolgimento profondo nella materia psicoanalitica inizio' a sbocciare nel 1918, quando il padre la psicoanalizzo' (cosa che oggi sarebbe considerata deontologicamente inaccettabile). Anna era un tipo di media statura, poco appariscente; frequentava il mondo del padre, ma aveva un carattere schivo e cercava di restare sempre ai margini. Nel 1920 i due Freud parteciparono a L'Aja al Congresso internazionale di psicoanalisi. Anna e Sigmund cominciarono a condividere anche gli amici, oltre che gli interessi. Entrambi stabilirono una relazione di amicizia con la scrittrice e psicoanalista Lou Andreas-Salome', intima amica di Friedrich Nietzsche e Rainer Maria Rilke e poi confidente di Anna Freud negli anni Venti. Nel 1922 la Freud presento' alla Societa' Psicanalitica di Vienna, di cui divenne membro, il suo primo lavoro: Fantasie ricorrenti e sogni diurni. L'anno successivo Anna comincio' ad occuparsi di psicoanalisi infantile e due anni piu' tardi condusse un seminario presso l'Istituto di Formazione Psicoanalitica di Vienna, sulle tecniche psicoanalitiche da applicare ai bambini. Nel 1927 a seguito di queste sue conferenze per insegnanti e genitori, pubblico' il libro Introduzione alla tecnica della psicoanalisi infantile. Anna aveva allora 32 anni. Di questo periodo ebbe a ricordare: 'eravamo tutti molto eccitati, pieni di energia. Era come se stessimo esplorando un continente completamente nuovo; noi eravamo gli esploratori ed avevamo la possibilita' di cambiare molte cose...'. Anna non si sposo' e, vivendo in famiglia, ebbe ad occuparsi moltissimo della precaria salute del padre, che si era accorto di avere un cancro alla mascella nel 1923: una malattia che gli costo' ben 16 operazioni. Fra il 1927 ed il 1934 Anna fu Segretario Generale della Societa' Psicoanalitica Internazionale. In questa veste conduceva seminari, organizzava conferenze e, in privato, si prendeva cura del padre malato. Nel 1935 Anna divenne direttore dell'Istituto di Formazione Psicoanalitica di Vienna; l'anno successivo pubblico' L'Io ed i meccanismi di difesa, un libro che divenne di importanza fondamentale per la successiva corrente degli psicologi dell'Io. Nel libro la Freud descriveva infatti la varieta' dei meccanismi di difesa, sia dal punto di vista teorico che pratico. Negli anni Trenta la situazione economica austriaca peggioro' sensibilmente: Anna e la sua amica del cuore Dorothy Burlington decisero di dedicarsi al volontariato, a favore dei bambini poveri. Nel 1937 si presento' un'occasione interessante, quando l'americana Edith Jackson fondo' un asilo per i bambini poveri di Vienna. Anna e Dorothy divennero le dirigenti dell'istituzione e questa esperienza permise loro di avere un osservatorio privilegiato per osservare il comportamento infantile. I genitori portavano i loro figli volentieri in questa scuola, dove i bambini venivano non solo nutriti e vestiti, ma dove imparavano a comportarsi con gli altri, ad essere autonomi. La regola era infatti quella di lasciare che i bambini scegliessero il cibo che volevano e si rispettava la loro liberta' nell'organizzare i giochi. Dopo pochi mesi pero' (marzo 1938) a Vienna arrivarono i nazisti e la famiglia Freud dovette trasferirsi a Londra. In questo periodo si occuparono dell'assistenza alla famiglia Freud Ernest Jones e la principessa Marie Bonaparte: essi provvidero a fornire le carte per l'espatrio, di cui poi si occupo' personalmente Anna Freud. Nel settembre del 1939 scoppio' la seconda guerra mondiale e, dopo poche settimane, Sigmund Freud mori'. Anna si trovava bene in Inghilterra, che considerava un 'Paese civile', amava la campagna e la sua bella casa spaziosa, che oggi ospita il museo Freud. In Inghilterra pero' c'era un'altra collega che si occupava di analisi infantile: Melanie Klein. Le teorie della Klein differivano da quelle della Freud sui tempi di sviluppo delle 'relazioni oggettuali', delle strutture interne, del complesso di Edipo e sulla pulsione di morte, che la Klein considerava molto importante nei bambini. La Societa' psicoanalitica britannica piu' volte fu sul punto di spaccarsi per il disaccordo fra Anna Freud e Melanie Klein: i problemi tra le due psicoanaliste-rivali si risolsero con la creazione di corsi di formazione paralleli, secondo i due diversi approcci. Durante la seconda guerra mondiale, Anna istitui' gli Asili di Guerra di Hampstead, che accoglievano 80 bambini. Questa esperienza le ispiro' tre libri: Bambini al tempo della guerra (1942), Bambini senza famiglia (1943), e Guerra e bambini (1943). La nursery chiuse nel 1945 e nel 1947 l'iniziativa continuo' con l'Hampstead Child Therapy Courses. Una clinica pediatrica fu annessa cinque anni dopo. La Freud divenne una vera e propria autorita' nel campo della psicologia infantile e la sua influenza crebbe rapidamente. Nel suo libro Normalita' e Patologia nell'infanzia (1965) la Freud raccolse tutto il materiale prodotta dall'osservazione effettuata presso la Hampstead Clinic. A partire dagli anni Cinquanta Anna Freud viaggio' molto negli Stati Uniti, per fare conferenze, insegnare e visitare amici. Negli anni Settanta si occupo' di bambini socialmente svantaggiati e studio' i ritardi e le deviazioni tipiche dell'eta' evolutiva. Presso la Yale Law School si occupo' invece di violenza domestica sui minori. Nel 1973 pubblico' il libro Problemi di tecnica e terapia psicoanalitica. Anna non era laureata, pero' prese molte lauree honoris causa: la prima fu nel 1950 presso la Clark University, dove suo padre aveva tenuto delle conferenze nel 1909, l'ultima nel 1980, ad Harvard. Nel 1972 ricevette a Vienna la laurea di Dottore in medicina e l'anno successivo divenne presidente onorario della Societa' Psicoanalitica Internazionale. Tutti questi riconoscimenti "la facevano sentire gia' morta", diceva. Mori' davvero a 86 anni di eta', nel 1982. La Hampstead Clinic divenne il Centro Anna Freud e quattro anni dopo la sua casa londinese divenne il Museo Freud. Lei stessa una volta dichiaro': 'Non credo sarei un buon soggetto per una biografia: nella mia vita c'e' poca azione. Potrete dire di me che l'unica cosa che c'e' da dire e' che ho passato la mia vita in mezzo ai bambini'...". Opere di Anna Freud: Opere, 3 voll., Boringhieri, Torino 1978-1979; Psicoanalisi e bambini, Mondadori, Milano 1954; Normalita' e patologia del bambino. Valutazione dello sviluppo, Feltrinelli, Milano 1969, 2003; Il trattamento psicoanalitico dei bambini, Boringhieri, Torino 1972; Conferenze per insegnanti e genitori, Bollati Boringhieri, Torino 1986; L'aiuto al bambino malato, Bollati Boringhieri, Torino 1987; L'Io e i meccanismi di difesa, Fabbri-Rcs, Milano 2007, 2010. Tra le opere su Anna Freud: Elisabeth Young-Bruehl, Anna Freud. Una biografia, Bompiani, MIlano 1993; Clifford Yorke, Anna Freud, Armando, Roma 2000]

 

Fu Anna vera amica dei bambini

li aiuto', li ascolto' e difese

dalle violenze e dalle pretese

di adulti tracotanti e belluini.

 

9. SCORCIATOIE. LUCIANO BONFRATE: ADA GOBETTI

[Ringraziamo il nostro buon amico Luciano Bonfrate per questa quartina.

Ada Gobetti, nata a Torino nel 1902, moglie e collaboratrice di Piero Gobetti, fortemente impegnata nella lotta antifascista, nel dopoguerra svolse un rilevante impegno come educatrice e per la democrazia, tra l'altro dirigendo le riviste "Educazione democratica" ed il "Giornale dei genitori". E' scomparsa nel 1968. Opere di Ada Gobetti: (a cura di), Samuel Johnson. Esperienza e vita morale, Laterza, Bari 1939, poi Garzanti, Milano; Storia del gallo Sebastiano, Garzanti, Milano 1940, poi Einaudi, Torino 1963; Alessandro Pope. Il poeta del razionalismo settecentesco, Laterza, Bari 1943; Cinque bambini e tre mondi, Aie, Torino 1953; Partigiani sulla frontiera, Anpi, Torino 1954; (a cura di), Donne piemontesi nella lotta di liberazione, Anpi, Torino 1954; Diario partigiano, Einaudi, Torino 1956; Non lasciamoli soli, La Cittadella, Torino 1958; Vivere insieme, Loescher, Torino 1967; (a cura di), Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino, Guanda, Parma 1969; Educare per emancipare (Scritti pedagogici 1953-1968), Lacaita, Manduria 1982. Cfr. anche la voce nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 523]

 

Conobbe quel dolor che non si smorza,

fu fiera antifascista, partigiana,

educatrice. A ogni poter che sbrana

oppose sempre del bene la forza.

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 402 del 20 agosto 2011

 

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