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Telegrammi. 657



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 657 del 24 agosto 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. L'eversione dall'alto onnicida e l'urgenza della nonviolenza

2. Sette domande a Francesco Castracane

3. Sette domande a Davide Ghaleb

4. Sette domande a Francesco Masut

5. Sette domande a Mary Nicotra

6. Sette domande a Vittorio Vagelli

7. Eileen Adams, Roman Krznaric: Ricordando Colin Ward (parte quarta e conclusiva)

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. L'EVERSIONE DALL'ALTO ONNICIDA E L'URGENZA DELLA NONVIOLENZA

 

Ancora una volta chiediamo che cessino immediatamente i massacri e le distruzioni, si presti immediato soccorso a tutte le persone le cui vite possono ancora essere salvate, si rispettino i diritti umani di tutti gli esseri umani - in primo luogo il diritto a non essere uccisi.

Ed ancora una volta proponiamo alcune considerazioni a nostro avviso ineludibili.

*

Dopo mesi di bombardamenti stragisti della Nato sembra essere giunto a un punto di svolta il sanguinario colpo di stato (con annessa guerra civile) con cui i poteri imperialisti, neocoloniali e razzisti intendono sostituire parte del ceto politico libico, parte del suo ordinamento istituzionale e forse parte della sua organizzazione sociale, per assicurarsi l'assoluto asservimento di quel paese e di quel popolo, e cosi' potersi impadronire a poco prezzo delle risorse del sottosuolo e - per quel che riguarda specificamente il governo italiano - anche edificarvi nuovi lager per migranti.

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Che il regime cosiddetto "di Gheddafi" fosse criminale e violatore dei diritti umani, e meritasse di essere abbattuto, non vi e' dubbio alcuno. Sebbene a onor del vero ben pochi paesi del mondo hanno governi che non siano tali, a cominciare dal governo Usa i cui crimini contro l'umanita' non hanno eguali, ed il cui attuale presidente con tutta evidenza sta oggi effettualmente eseguendo una politica internazionale ancor piu' irresponsabile e sanguinaria di quella del suo predecessore Bush junior.

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Che la guerra Usa-Ue contro la Libia non sia stata determinata dal fatto che il regime cosiddetto "di Gheddafi" fosse criminale e violatore dei diritti umani, ma solo dal fatto che esso non era asservito al potere imperiale del capitale globale, ebbene, neanche su questo vi e' dubbio alcuno.

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La guerra stragista della coalizione terrorista Usa-Ue contro la Libia non e' stata solo distruttiva di umane esistenze, ma anche dei fondamenti stessi del diritto internazionale. Dopo questa guerra nessun potere violento riconoscera' piu' alcun patto e alcun trattato, alcuna regola e alcun impegno; dal comando imperiale Usa-Ue e' infatti giunto al mondo intero questo messaggio: conta solo la forza, chi puo' uccidere uccida. Un messaggio hitleriano che ogni sera dalle televisioni i capi di stato e di governo di Usa, Francia, Gran Bretagna e Italia vomitano sui loro sudditi senza vergogna alcuna.

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Cio' che sta sostituendo il regime cosiddetto "di Gheddafi", per le modalita' della sua formazione ed imposizione, per il ceto politico di cui si compone, per gli interessi, le politiche e le ideologie di cui e' espressione, non sembra essere molto diverso da esso, se non in questo: che la sua esistenza essendo surdeterminata dalla forza militare terrorista e stragista del potere imperiale Usa-Ue, di esso potere imperiale sara' probabilmente nell'immediato ossequiente servitore e feroce discepolo. Ma probabilmente solo nell'immediato; non si dimentichi l'esperienza afgana: con quanta dovizia gli Usa armarono e finanziarono Osama Bin Laden e la guerriglia contro il governo di Najibullah, e con quali esiti.

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La guerra della Nato, ovvero dell'alleanza Usa-Ue, ovvero dell'imperialismo fase suprema del capitalismo (se ci e' concessa la memoria lunga) contro la Libia, piu' ancora di quella afgana, piu' ancora di quella irachena, apre uno scenario nuovo: lo scenario in cui i terroristi piu' forti e meglio organizzati esplicitamente si arrogano il potere di aggredire qualunque area della Terra per impadronirsi delle risorse strategiche che vanno facendosi scarse.

Questa politica Usa-Ue, di cui la guerra e' lo strumento privilegiato, e' una politica neocoloniale: e non a caso usa l'equivalente odierno della "politica delle cannoniere". Ed e' una politica onnirapinatrice ed onnidistruttrice: e non a caso ove passa lascia solo macerie, cadaveri, sofferenza, odio e nuova barbarie.

Questa politica Usa-Ue, cosi' come si attua nelle nuove guerre della Nato, inesorabilmente distrugge non solo il diritto internazionale, ma la stessa civilta' umana.

*

Questa, in alcuni dei suoi elementi sostanziali, e' la situazione. E dunque, che fare?

Solo la lotta nonviolenta dei popoli e delle classi oppresse puo' adeguatamente contrastare la violenza onnicida dell'eversione dall'alto scatenata dai poteri dominanti.

Solo la solidarieta' nonviolenta delle popolazioni e delle classi sfruttate puo' salvare la civilta' umana dalla catastrofe.

Solo la politica della nonviolenza puo' opporsi efficacemente e coerentemente alla barbarie che aggredisce ad un tempo la famiglia umana e la biosfera.

Solo la scelta nitida e intransigente della nonviolenza puo' inverare i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Occorre opporsi sempre a tutte le uccisioni.

E subito occorre abolire le guerre, gli eserciti e le armi.

*

Si levi in piedi e si faccia sentire l'altra America e l'altra Europa: quelle di Henry David Thoreau e di Lev Tolstoj, di Erasmo da Rotterdam e di Martin Luther King, di Rosa Luxemburg e di Simone Weil, di Virginia Woolf e di Hannah Arendt.

Si levi in piedi e si dimostri solidale con i fratelli e le sorelle del sud del mondo.

Si levi in piedi e si opponga alla guerra e alle dittature, al neocolonialismo e al razzismo.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A FRANCESCO CASTRACANE

[Ringraziamo Francesco Castracane (per contatti: francesco.castracane at gmail.com) per questa intervista.

Dal sito www.servas.it riprendiamo la seguente breve scheda: "vivo a Roma, e faccio l'educatore professionale. In questi ultimi anni mi sono occupato di dipendenze e di adolescenti (... nel senso dell'organizzazione di corsi sulla salute). Faccio anche il formatore e il supervisore educativo, sopratutto cooperative e associazioni. Ho fondato a Roma una bottega del commercio equo e sono stato tra i fondatori di Banca Etica. Da circa 25 anni sono socio di Amnesty, all'interno del quale ho avuto vari incarichi. Sono un grande appassionato di cinema e di montagna"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Francesco Castracane: A mio parere la Marcia Perugia-Assisi aveva senso nei primi anni, diciamo fino alla fine degli anni '70. Oggi e' un appuntamento istituzionalizzato, con una piattaforma talmente annacquata che tutti possono aderire. Non dimentico la presenza di D'Alema l'anno in cui bombardava la Serbia, e non dimentico presenze imbarazzanti sul palco in anni passati. E' una bella passeggiata, ma senza alcun impatto reale sui rapporti di forza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Francesco Castracane: Non lo so, le parole mi sembrano le solite, e sinceramente anche i personaggi sempre gli stessi. credo che anche in questo ambito sia ora di cambiare.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Francesco Castracane: Pessimo. Di fatto non esiste alcuna iniziativa concreta che veramente tenti di influenzare il cambiamento. Molte parole ma pochi atti concreti. Diciamo che come al solito in Italia, c'e' molto fumo e nessun arrosto. La nonoviolenza in Italia e' abbarbicata attorno a un percorso autoreferenziale e individualista, senza alcuna assunzione di responsabilita' collettiva e senza alcuna applicazione delle tecniche di Sharp.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Francesco Castracane: Credo di aver gia' risposto.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Francesco Castracane: Visto tutto quello che e' successo nel mondo, soprattuto nel Maghreb, e la completa assenza di risposte da parte dei nonviolenti, credo sia utile creare un coordinamento e un gruppo di azione. Per esempio, non sarebbe stato brutto vedere un presidio di nonviolenti davanti all'ambasciata egiziana.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Francesco Castracane: L'impegno sulla legalita' e la difesa dello stato sociale.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Francesco Castracane: La nonviolenza significa prendere posizione ogni giorno sui meccanismi di potere che ci circondano e agire di conseguenza.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A DAVIDE GHALEB

[Ringraziamo Davide Ghaleb (per contatti: info at ghaleb.com) per questa intervista.

Davide Ghaleb e' artista, suscitatore di cultura, editore di forte impegno civile. Dal sito www.ghaleb.it riprendiamo la seguente notizia sulla casa editrice: "La Casa Editrice Davide Ghaleb, pubblica ufficialmente dal 1998 in sinergia con il Museo della Citta' e del Territorio di Vetralla, fondato da Enrico Guidoni e diretto da Elisabetta De Minicis. E' divenuta nell'ambito culturale uno dei maggiori punti di riferimento e mezzo principale di divulgazione e comunicazione di importanti studi e ricerche sul territorio della Tuscia e dal 2006 ha allargato il proprio campo di interesse anche ai centri della provincia romana. La principale caratteristica della casa editrice e' quella di focalizzare l'attenzione sulla conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico, ambientale, dando cosi' voce a iniziative culturali volte a sensibilizzare l'opinione pubblica e le amministrazioni locali verso una migliore gestione di queste risorse, a volte trascurate o semplicemente ignorate. L'assidua e preziosa collaborazione con alcune associazioni culturali ha portato alla pubblicazione di testi e progetti culturali che altrimenti sarebbero andati perduti. Esperienze editoriali con singoli autori su svariate tematiche sono annoverate nella sezione "Varia". Alcune pubblicazione sono scaricabili on line, in formato pdf, direttamente dal sito web. Ulteriore importante attivita' e' quella volta all'organizzazione di eventi, quali mostre, dibattiti, proiezioni, reading letterari e interventi musicali che promuovono artisti e realta' emergenti. Tali iniziative, da circa un decennio, contribuiscono ad accrescere il patrimonio culturale della Tuscia"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Davide Ghaleb: Evidenzierei due fatti contrapposti tra loro. Il primo, senz'altro positivo, e' dato dall'esistenza di certi valori: nonostante i cambiamenti sociali nel mondo (caduta di regimi, ideologie, partiti politici e pensieri radicali) esiste ancora chi si oppone alla violenza con iniziative di comunita' e di protesta. Il secondo e' il rammarico che dopo cinquant'anni ancora siamo qui a ribellarci alle guerre, alla fame e alle ingiustizie. Il giorno che non avremo piu' il bisogno di farlo saremo giunti allo scopo.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Davide Ghaleb: Credo che i fatti accaduti nel mondo arabo-islamico a cominciare dall'Egitto, Tunisia, Libia e Siria, la cosiddetta "primavera araba" sia la caratteristica che interessera' la marcia Perugia-Assisi 2011.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Davide Ghaleb: L'arte nonviolenta ha sempre maggiore visibilita' sia tra gli artisti che tra le persone che ne fruiscono. La comunicazione tramite il web ha eliminato le distanze che non permettevano la conoscenza di questo tipo di disciplina artistica. Forse manca ancora una certa conoscenza dell'anima, tra la maggior parte della gente, affinche' ci si renda conto che i sentimenti nonviolenti possono essere scatenanti per la creazione di opere d'arte.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Davide Ghaleb: Il ruolo di tramandare la cultura di pace. Il suo insegnamento e' stato immenso. Ci ha lasciato un patrimonio da cui poter attingere sempre. Lettere, libri, articoli, saggi, pensieri e addirittura poesie che dovrebbero essere fatti conoscer di piu'. Le associazioni, i movimenti e i gruppi devono continuare nel lavoro che li ha distinti in questi cinquanta anni come unici portatori di idee di pace. Quello che alcune associazioni stanno facendo nel mondo mi sembra notevole. Un monito e un messaggio per chi utilizza metodi diversi.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Davide Ghaleb: Direi senz'altro le "Navi per la Pace" e le numerose manifestazioni per il diritto allo studio e il diritto al lavoro.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Davide Ghaleb: Sulla difesa dell'ambiente che ci stanno distruggendo; e di conseguenza anche su uno stile di vita piu' umano. Boicottiamo le produzioni invasive e facciamo a meno del superfluo. Torniamo ad una vita piu' semplice.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Davide Ghaleb: La nonviolenza direi che e' quel modello di comportamento che da' origine al piacere reciproco e si manifesta a volte con un semplice sorriso. Come accostarsi ad essa? Con il contatto con la natura.

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A FRANCESCO MASUT

[Ringraziamo Francesco Masut (per contatti: f.masut at alice.it) per questa intervista.

"Sono sposato e ho tre figlie, lavoro in un'azienda privata. Ho sempre cercato di impegnarmi nel sociale e nella chiesa per la promozione di una cultura di pace e della dignita' dell'uomo. Dopo la scuola ho frequentato per alcuni anni una comunita' di preghiera e di accoglienza in Emilia. Negli ultimi anni ha lasciato da parte la chiesa e tra le attivita' piu' rilevanti segnalo il coordinamento per la pace di Belluno, che per diversi anni ci ha impegnati nel territorio per la promozione di una cultura di pace. Negli ultimi anni ho condiviso il lavoro del comitato per l'acqua bene comune per la promozione della legge di iniziativa popolare ed il referendum, perche' l'acqua non divenga oggetto di lucro"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Francesco Masut: Risvegliare una coscienza alla pace in relazione alle situazioni di conflitto e di spregio della dignita' umana nel mondo, soprattutto nei giovani.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Francesco Masut: I cinquant'anni della prima marcia organizzata da Aldo Capitini. Il bisogno forte di cambiamento. Dentro e fuori dal nostro paese, ci sono situazioni croniche d'ingiustizia, di poverta', di violenza e di sofferenza che non possono piu' essere tollerate. Siamo indignati e preoccupati, perche' sappiamo che se le cose non cambiano, i rischi e i pericoli diventeranno sempre piu' grandi e noi diventeremo sempre piu' poveri, si moltiplicheranno le guerre, sprofonderemo sempre di piu' nell'incertezza e nella barbarie, aumenteranno le tensioni, gli scontri, la collera, le rivolte e la violenza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e'lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Francesco Masut: Negli ultimi anni non ho seguito con molta attenzione le associazioni che operano nella nonviolenza. Mi sembra pero' che essa stia attraversando un momento di ristagno. Gruppi sparsi che non hanno un radicamento ed iniziative comuni (a parte la marcia Perugia-Assisi). Anche la chiesa sotto questo profilo e' carente.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Francesco Masut: Non saprei rispondere. Non so come e' strutturato, le sue risorse, il suo radicamento nel territorio. Forse potrebbe, con la Tavola per la pace, promuovere iniziative comuni sul territorio nazionale.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Francesco Masut: Il movimento referendario per l'acqua bene comune; la gente della Val di Susa; l'azione dei radicali per la situazione carceraria italiana.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Francesco Masut: Siria, Africa settentrionale, Corno d'Africa, Palestina.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Francesco Masut: E' la forza della verita'. La capacita' di porsi in modo razionale e lungimirante rispettto ai problemi di oggi. La capacita' di valutate gli effetti delle decisioni di oggi sulle generazioni di domani.

 

5. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A MARY NICOTRA

[Ringraziamo Mary Nicotra (per contatti: redazione at donneinviaggio.it) per questa intervista.

Mary Nicotra, psicologa, psicoterapeuta con una formazione psicoanalitica secondo gli insegnamenti di Freud e Lacan, giornalista pubblicista e regista. Nel 2000 ha fondato l'Associazione DonneInViaggio insieme ad Elena Vaccarino ed ha creato la rivista on line "Donneinviaggio" (www.donneinviaggio.it) con lo scopo di dare voce alle donne e di interrogare i saperi del nostro tempo in un'ottica di genere. Impegnata nel sociale e in molte attivita' di volontario, si e' dedicata nell'ultimo decennio a progetti di intercultura, a sostegno delle donne e per i diritti glbt. Tra i suoi progetti di ricerca, di studio e di impegno sociale si e' dedicata a tematiche che riguardano i generi nelle molteplici accezioni/eccezioni, il transgenderismo, la transessualita', l'intersessualita'. Pubblicazioni su questa tematica: M. Nicotra (2008), Transgender FtM. Snodi nel discorso sociale, scientifico e soggettivo, in M. Inghilleri, E. Ruspini (a cura di), Transessualita' e scienze sociali. Identita' di genere nella postmodernita', Milano, Liguori; M. Nicotra (2006), "Un uomo intrappolato nel corpo di una donna". L'intreccio tra discorso medico e posizionamenti soggettivi FtM,  in  C. Barbarulli e L. Borghi (a cura di), Forme della diversita'. Genere, precarieta' e intercultura, Edizioni Cuec, Cagliari; M. Nicotra (2006), TransAzioni, corpi e soggetti FtM. Una ricerca psicosociale in Italia, Milano, Edizioni Il dito e la luna, Collana Vibrazioni a cura del Centro Studi Gltq; M. Nicotra (2005), Identita' precarie, quali spazi tra diritti e democrazia, in Democrazia conquistata, democrazia ereditata, democrazia in pericolo, Atti del convegno del 22 ottobre 2005, Edizioni Neos, Rivoli (To). Filmografia, documentari: M. Nicotra, R. Padovano (2008), Tdor a Torino, (4'); L. Borghi, M. Nicotra (2005), DragKinging, (18') documentario; M. Nicotra (2005), Kings per una notte, (12') cortometraggio; M. Nicotra (2004), TransAzioni, ( 29') documentario; M. Nicotra, R. Padovano(2004), VisibiLes, (3') cortometraggio. Siti di riferimento: www.Donneinviaggio.it, www.casaubaga.org, www.psicologatorino.info]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Mary Nicotra: Riprendendo alcune parole che ho potuto incontrare proprio nell'incontro con voi: "Abbiamo bisogno di un'altra cultura". Ecco il significato piu' rilevante di questi cinquant'anni: non desistere, credere che un processo culturale si costruisce insieme, tutti e tutte.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Mary Nicotra: E' un momento culturale difficile, piu' di altri. La spinta al consumo che caratterizza il nostro tempo non favorisce il legame sociale, c'e' un malessere diffuso ma anche un'inerzia diffusa; la marcia e' un momento di aggregazione, di condivisione, di un "tutti insieme uno per uno", non una massa indefinita, ma un "uno per uno" nella propria singolarita' che insieme ad altri si riconosce, si incontra su temi quali la pace, i diritti, la non paura.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Mary Nicotra: Il mio lavoro mi porta a contatto con molte persone, l'attivita' di volontariato anche, sicuramente la marcia resta un momento cruciale di nonviolenza, ci sono altre esperienze significative ovviamente in ambito interculturale, femminista, dei diritti glbt. Piccole schegge di resistenza contro un sistema che punta ad omologare e a negare diritti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Mary Nicotra: Credo sia necessario sviluppare sempre piu' un pensiero critico, coinvolgere i giovani.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Mary Nicotra: Non saprei citarne di eclatanti, il che dice forse di una mia disinformazione, ma anche di un'informazione che non riesce a circolare abbastanza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Mary Nicotra: Sicuramente sulle questioni dell'immigrazione, della violenza alle donne, della transfobia, dell'omofobia.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Mary Nicotra: Risponderei cosi': La nonviolenza e' uno stile di vita, che si costruisce giorno dopo giorno in ogni nostro atto quotidiano. Non e' necessario aspettare che altri facciamo atti eclatanti, si puo' scegliere soggettivamente la nonviolenza e non fermarsi li' - spendersi e lavorarci per condividerla in un processo culturale che puo' prendere forma solo attraverso una forza collettiva. E aggiungerei: Hai sentito parlare della marcia Perugia-Assisi? Ti consiglio di andarci, e' un'esperienza che tocca corde profonde, un'esperienza che e' anche un atto - e come  ogni atto c'e' un 'prima' e 'un dopo' -, dopo non si puo' piu' essere come prima, non si puo' tornare al proprio orticello e coltivarlo in solitudine...

 

6. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A VITTORIO VAGELLI

[Ringraziamo Vittorio Vagelli (per contatti: vic.vic at libero.it) per questa intervista.

Vittorio Vagelli e' ambientalista, animalista, pacifista, da sempre impegnato in molte iniziative]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Vittorio Vagelli: La testimonianza, incapace pero' di incidere su chicchessia (media, parlamento, governo...).

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Vittorio Vagelli: Uno dei soliti temi (Libia, fame, Iraq...).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Vittorio Vagelli: Rasenta il nulla, incapace di incidere.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Vittorio Vagelli: Dovrebbe incidere politicamente, "democrazia e' partecipazione" (iniziativa del 1993), far eleggere rappresentanti pacifisti...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Vittorio Vagelli: La guerra alla Libia...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Vittorio Vagelli: Possibile che chi decide una guerra non possa essere perseguitato da sberleffi e insulti dei cittadini nonviolenti?

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cos'e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Vittorio Vagelli: Leggere Gandhi e frequentare il Centro "Sereno Regis" di Torino.

 

7. MEMORIA. EILEEN ADAMS, ROMAN KRZNARIC: RICORDANDO COLIN WARD (PARTE QUARTA E CONCLUSIVA)

[Da "A. rivista anarchica", anno 41, n. 364, estate 2011 (disponibile anche nella rete telematica al sito www.arivista.org) riprendiamo la traduzione dell'opuscolo commemorativo "Remembering Colin Ward (1924-2010)".

Colin Ward (1924- 2010) e' stato uno straordinario militante, pensatore, educatore e saggista anarchico. Tra le opere di Colin Ward: Anarchy in Action, Allen & Unwin 1973, Freedom Press 1988 (trad. it.: Anarchia come organizzazione, Antistato, Milano, 1976 e ried. Eleuthera 2006); Streetwork: The Exploding School, con Anthony Fyson, Routledge 1973; (a cura di), Vandalism, Architectural Press 1973; Utopia, Penguin 1974; Tenants take Over, Architectural Press 1976; Work, Penguin Education 1978; Violence, Penguin Education 1979; Housing: An anarchist approach, Freedom Press 1983; (a cura di), British School buildings: Desing & Appraisals, Architectural Press 1977; The Children in the City, Architectural Press 1979; Penguin 1994 (trad. it.: Il bambino e la citta', L'Ancora del Mediterraneo 2000); (con Dennis Hardy), Arcadia for All: the Legacy of a Makeshift Landscape, Mansell 1986; When we Build Again, Lets have Housing That Works, Pluto Press 1985; (con Dennis Hardy), Goodnight Campers! The History of the British Holiday Camp, Mansell 1986; Chartres: the Making of a miracle, Folio Society 1986; (a cura di), A Decade Of Anarchy, selezione del mensile "Anarchy" 1961-1970, Freedom Press 1987; (con David Crouch), The Allotment: Its landscape & culture, Faber & Faber 1988; The Child in the Country, Hale 1988; Bedford Square Press 1990; Welcome Thinner City, Bedford Square Press 1989; (con Ruth Rendell), Underminig The Central Line, Chatto & Windus 1989; Talking Houses, Freedom press 1990; (con Tim Ward), Images of Childhood, Sutton 1991 (trad. it.: Dopo l'automobile, Eleuthera 1997); Influences: Voices Of Creative Dissent, Green Books 1992; New Town, Home Town: The Lessons of Experience, Gulbenkian Foundation 1993; Talking Schools, Freedom Press 1995; Reflected in Water, Cassel 1997 (trad. it: Acqua e comunita', Eleuthera 2003); (a cura di D. Goodway), Conversazioni con Colin Ward Eleuthera 2003; Anarchism, Oxford up 2004 (trad. it.: L'Anarchia, Eleuthera 2008). Alcuni materiali di e su Colin Ward sono nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 236 e in "Coi piedi per terra" n. 276]

 

Eileen Adams: Colin Ward ricordato

Indosso questi abiti, che sono quelli che porto quando me ne vado in vacanza, questa giacca, la cosa piu' simile che ho di una sahariana, in ricordo di Colin. Quando teneva una conferenza, la prima domanda riguardava ovviamente l'argomento di cui parlava, e l'ultima era: dove ha preso quella sahariana? (L'aveva fatta Harriet) Un'icona della moda non e' esattamente la prima cosa che viene in mente quando si pensa a Colin.

La prima e piu' duratura impressione di Colin era quanto fosse generoso con le proprie idee, il proprio tempo e la propria attenzione. Certe volte da bambini ci hanno fatto saltare un giorno di scuola per qualche importante ricorrenza pubblica. Da giovane insegnante, mi era stata concessa una mezza giornata di liberta' per incontrare Colin Ward, perche' mi avrebbe confuso troppo dover insegnare e parlare con lui nello stesso tempo. Per prepararmi all'incontro, presi dalla biblioteca tutti i suoi libri che potevo trovarvi. Arrivo' nel mio appartamento e vuoto' prontamente la sua cartella rigonfia per darmi i suoi libri in regalo. Fin dal primo approccio e' stato gentile e generoso con me, come lo era con tutti. Pero', quando si accorse che avevo gia' molti dei suoi libri, rimise le sue copie nella cartella. Io ero troppo timida per dirgli che non mi appartenevano. Non potevo certo immaginarmi che qualche anno dopo avrebbe firmato insieme a me il mio primo libro!

Ci lavoro' in quello che era stato il capanno del carbone della sua casa nel Suffolk. Il tavolo era una vecchia porta in equilibrio su due pile di libri. Io stavo seduta su una sedia da giardino, accanto a cassette di mele. Colin scriveva con la piccola macchina portatile che mi avevano regalato per i miei quattordici anni, perche' la sua era guasta. Non potro' mai dimenticare il soddisfatto tic-tac dei tasti, il ronzio delle api e dei mosconi, l'aria profumata che mi sfiorava, la sonnolenza che mi avviluppava alla sera, appena Harriet ci chiamava a tavola per la cena. Il nostro libro parlava di come si sviluppa il senso dei luoghi che alimenta l'intelligenza dei sentimenti.

Colin mi avvio' verso un particolare percorso professionale, che coniugava arte, design ed educazione ambientale, partendo dal Royal College of Art e dal progetto Front Door alla Pimlico School di Londra (1974-76), poi lavorando con lui al progetto Art and the Built Enviromnent dello School Council alla Tcpa (1976-79). I progetti furono elaborati in un periodo in cui il pensiero pedagogico era permeato dalle idee che mettevano il bambino al centro, e da quelle di giustizia sociale e di democrazia partecipata. Colin definiva il nostro lavoro una leva per un cambiamento della scuola e un mezzo per dare potere ai bambini.

La collaborazione con Colin influi' sul mio mondo di intendere il mondo, di pensare e di lavorare. Gliene sono molto grata. Come collega, ho sempre avuto grande rispetto, ammirazione e affetto per lui. Non succede spesso che uno possa parlare cosi' del proprio boss (uso apposta questa parola). Era sempre molto divertente: mi faceva ridere! E, fatto ancor piu' importante, mi faceva riflettere! C'erano tante occasioni di un apprendimento indiretto: mi ficcava casualmente un certo libro sotto il naso, citava un autore, faceva un'osservazione estemporanea, mi metteva in una situazione insolita, mi lanciava una sfida. Sapevo che mi sarebbe venuto in aiuto, mi avrebbe salvata, se mi fossi trovata nei guai. Come amico, aveva sempre un atteggiamento positivo, incoraggiava e sosteneva, anche se diceva che invecchiando si alzava ottimista al mattino ma andava a dormire pessimista.

Il mio ruolo di educatrice, di sostenitrice della partecipazione dei giovani alla trasformazione dell'ambiente mi e' stato ispirato dalle sue idee. Non faccio tutto da sola. Colin ha influenzato una generazione di educatori in tutto il mondo, affermando come l'educazione all'ambiente urbano fosse un campo di studio emozionante, importante e stimolante. Ho avuto la fortuna di incontrare molti di questi educatori. E' stato Colin che mi ha indirizzato verso le collaborazioni internazionali. Un giorno ci arrivo' una lettera della International Society for Art , che lo invitava a Parigi per un fine settimana di seminari.

"Parigi", disse, "e' in Francia, no?". "Si'" gli risposi. "E' all'estero, no?". "Gia'" assentii. "E' il tuo reparto".

Presa la decisione, respinte le obiezioni, andai a Parigi per quel seminario, seguito da una conferenza al Centre Pompidou e da un altro viaggio come consulente per un produttore televisivo, tutto perche' Colin aveva deciso di non mettersi in viaggio!

Per quarant'anni ho avuto la grande fortuna di lavorare in ventitre' paesi e sono stata in grado di condividere le idee di Colin con tanti altri. Non sono mai riuscita nemmeno ad avvicinarmi alla sua abilita' di conferenziere e mi sarebbe stato impossibile adattare i miei tentativi al suo stile originale. Ma mi ricordo bene come se ne stava seduto con un'aria sgualcita e poi si alzava balzando su come se tornasse in vita quando era il suo turno di parlare. Mi ricordo com'era vivace quando raccontava e convincente nell'esporre le proprie argomentazioni, come sapeva intrattenere con storie e aneddoti e dare un tono spiritoso alle sue parole. Alle domande rispondeva con franchezza. Nessuno se ne andava dopo una sua conferenza senza avere in testa nuove opinioni e nuove idee. Ho tentato di emulare il suo metodo nelle mie conferenze di didattica attraverso il paesaggio, la collaborazione interdisciplinare nella scuola, l'educazione alla sostenibilita', l'arte pubblica e il Power Drawing. In tutte queste occasioni ci sono state analoghe prese di coscienza, per agire, per sviluppare le capacita' di partecipare alla vita culturale e per dare forma all'ambiente.

Colin e' famoso per il suo lavoro come anarchico, ma io lo vedo piu' come un umanista. L'umanesimo e' basato sulle caratteristiche e sui comportamenti che si considerano i migliori negli esseri umani. Colin credeva nel meglio delle persone ed era capace di tirarlo fuori da tutti.

*

Roman Krznaric: Colin Ward e la rivoluzione delle relazioni umane

Il giorno che ho saputo della morte di Colin, ho raccolto i suoi libri presenti nella mia biblioteca - almeno venti titoli su una quantita' sorprendente di argomenti - e sono rimasto alzato a leggere tutta la notte. Uno dei miei preferiti e' Influences, nel quale parla dei pensatori che hanno formato la sua visione del mondo, fra i quali Alexander Herzen, Mary Wollstonecraft e Paul Goodman. Quella notte mi sono reso conto di quanto Colin mi avesse influenzato, offrendomi nuove idee e ispirazione per il mio approccio all'arte di vivere.

Ho incontrato i suoi testi la prima volta nel 1997, sul giornale anarchico "Freedom", che avevo cominciato a leggere come antidoto contro la stampa ufficiale che era ossessionata dalle elezioni generali che si tenevano in quell'anno. Sono ben presto diventato dipendente dai suoi libri, dal classico Anarchy in Action a titoli piu' eccentrici, come Goodnight Campers! The History of the British Holiday Camp. Piu' tardi sono diventato amico di Colin e di sua moglie Harriet (lei stessa una formidabile pensatrice e scrittrice) e per un decennio ho fatto viaggi regolari per stare in loro compagnia nel Suffolk. Colin era una persona gentile e un meraviglioso parlatore. Aveva una risata fanciullesca, un lampo malizioso nello sguardo, e ogni tanto o si metteva a cantare a voce spiegata mentre masticava una salsiccia, pescando dalla sua memoria straordinaria - che purtroppo e' andata svanendo negli ultimi anni - per riprendere le parole di canzoni della sua infanzia nell'Essex negli anni trenta. Non deve sorprendere che suo figlio e i suoi due figliocci abbiano finito per fare i musicisti.

Pur avendo raggiunto una fama internazionale ed essendo spesso invitato a parlare in ogni angolo del mondo, approfittava raramente dell'opportunita' di fare viaggi all'estero. Invece per lui uno dei momenti di gloria nel corso della settimana era un viaggio in autobus (non sapeva guidare) dalla sua casa in campagna alla citta' di Ipswich, dove andava al cinema con Harriet e faceva incursioni nella biblioteca locale, della quale deve essere stato il piu' fervido utente. Tornato a casa, quando non leggeva passava gran parte del tempo a battere i tasti della sua macchina da scrivere, per tirare fuori un altro libro di Colin Ward o per rispondere diligentemente ai propri corrispondenti - anarchici coreani, esperti di concessioni urbanistiche norvegesi, e tanti altri suoi interlocutori internazionali.

Di lui ammiravo soprattutto la capacita' di vedere il buono nelle persone. Non sprecava energie per prendersela con coloro con i quali non andava d'accordo e di solito riusciva a trovare una parola gentile anche per loro. Dell'anarchico americano Murray Bookchin, dal carattere notoriamente spigoloso, una volta disse: "Sono proprio contento che ci vediamo al massimo ogni quindici anni, cosi' ci scambiamo notizie sulla salute e la famiglia senza parlare di cio' che ci puo' unire o dividere". Questo era il massimo della critica alla quale poteva spingersi e stava molto attento a evitare le beghe interne al movimento anarchico. Credo che potremmo imparare tutti da lui, che aveva capito che lo scopo delle idee e' di contribuire a creare il mondo, non a distruggerlo.

La storia che lo riguarda che io preferisco (e che devo forse avere inconsapevolmente abbellito nel corso degli anni) si riferisce al suo periodo di insegnante della materia allora in gran voga dei liberal studies, al Wandsworth Technical College di Londra, negli anni sessanta. Molti suoi studenti facevano gli apprendisti nell'industria edilizia e quando entro' a tenere la prima lezione domando' loro che cosa volessero imparare, quali difficolta' incontravano nella vita che lui potesse davvero aiutare a superare. Venne fuori che la loro maggiore preoccupazione riguardava la mancanza di sonno. Allora Colin si riempi' diligentemente la testa di nozioni scientifiche sul sonno e per un semestre si mise a tenere lezioni sull'arte del dormire. E' una storia che mi e' rimasta sempre impressa come insegnante, l'esempio estremo di come ci si puo' impegnare per andare incontro ai bisogni degli studenti.

Per la maggior parte delle persone l'immagine tipica dell'anarchico e' un dinamitardo russo dell'Ottocento o un giovanotto con il passamontagna nero delle odierne manifestazioni anticapitaliste. Colin non corrispondeva a nessuna delle due immagini. Veniva da una tradizione anarchica differente, quella che vedeva il cambiamento sociale emergere non dalla violenza e dalla rivoluzione, ma dall'espansione della cooperazione e del mutuo aiuto nella vita quotidiana. I suoi scritti esaltavano le cooperative di lavoratori, le associazioni di inquilini, gli assegnatari di appezzamenti, i campi giochi per i bambini, le societa' di mutuo soccorso e le organizzazioni come la Royal National Lifeboat Institution. E' li' che vedeva "l'anarchia in azione" - persone che si organizzano per proprio conto, su base volontaria, non gerarchica e decentrata - un modello sociale che rispecchia le teorie anarchiche di una delle personalita' che piu' l'aveva influenzato, lo scrittore e geografo russo Kropotkin. Colin era convinto che una societa' anarchica non fosse una situazione prospettata in un immaginario futuro, ma una cosa che esisteva qui e ora, tutta intorno a noi, una forza latente, "come un seme sotto la neve", com'era solito dire, che ha la capacita' di far arretrare i confini dello Stato centralista e del sistema capitalista.

Colin amava citare Gustav Landauer, un anarchico tedesco dei primi del Novecento, che aveva scritto: "Lo Stato non e' una cosa che puo' essere distrutta da una rivoluzione, ma una condizione, una certa relazione tra gli esseri umani, un modo di comportarsi; lo abbattiamo stabilendo relazioni diverse, comportandoci in un modo diverso".

Di qui l'idea che il cambiamento della societa' non viene da nuove leggi, da nuovi governi o da nuove politiche, ma da una rivoluzione delle relazioni umane a partire dal basso, modificando il modo in cui gli individui si trattano a vicenda. Era un metodo che ha inciso profondamente sul mio modo di pensare, allontanandomi dal mio precedente interesse per i partiti tradizionali e per il potere statale (ero un ricercatore di scienze politiche all'universita') e spingendomi a elaborare le mie idee sull'empatia come forza del cambiamento sociale. Cio' che scrive Colin sul pensiero sociale di Martin Buber, nel suo libro Influences mi ha fatto conoscere un altro pensatore che ha profondamente influenzato le mie convinzioni sulla forza dell'empatia.

Al di fuori dei circoli anarchici, Colin ha avuto un importante influsso come studioso di storia sociale e di storia orale, mostrando ai suoi lettori paesaggi imprevisti e facendo ascoltare voci generalmente ignorate dagli storici tradizionali. Il suo libro The Allotment: Its Landscape and Culture (scritto con David Crouch) presenta le qualita' di geniale improvvisazione degli orticultori, mentre The Child and the City ha rivelato la straordinaria creativita' dei bambini che giocano nelle strade di periferia. Uno dei suoi ultimi libri, Cotters and Squatters, una cronistoria delle occupazioni di case e di terre in Inghilterra dal diciassettesimo secolo, e' caratteristico del suo lavoro, che riporta in vita un'intera subcultura sociale nota solo a pochi. Una delle qualita' che rendono cosi' affascinanti i suoi libri, al di la' della straordinaria gamma e originalita' degli argomenti, e' il suo stile dialogico, la sua prosa accessibile: e' del tutto allergico al gergo teorico e accademico. Per questo lo considero uno dei grandi comunicatori politici del secolo scorso, accanto ad autori come George Orwell. Mentre scrivo, ho davanti a me una foto di Colin che mi fissa, che tiene d'occhio non solo la qualita' delle mie idee, ma anche il mio modo di esprimerle.

Colin provava un'estrema avversione per il separatismo nazionalista, religioso o politico. Rifiutava le ideologie e il patriottismo semplicista che porta la persone ad ammazzarsi a vicenda. Nel 1942, nei giorni piu' bui della seconda guerra mondiale, il Colin sedicenne decise di ricopiare queste parole scritte dal giornalista Bill Connor sul "Daily Mirror": "I nostri bambini sono protetti dalla difterite grazie a cio' che hanno fatto un giapponese e un tedesco. Non prendono il vaiolo grazie all'opera di un inglese. Evitano la rabbia grazie a un francese. Dalla nascita alla morte sono circondati da un'invisibile schiera: sono gli spiriti degli uomini che null'altro hanno servito con assoluta fedelta' quanto il benessere del genere umano".

Colin amava questa citazione, considerandola al centro della propria visione del mondo, e poco a poco arrivo' a diventare il protagonista di queste stesse parole. Colin Ward fa ora parte di quell'invisibile schiera che circonda le nostre esistenze, la cui opera continua silenziosamente a formare il nostro benessere e a creare la rivoluzione delle relazioni umane della quale abbiamo un disperato bisogno.

*

Leggere Colin Ward (in italiano)

Anarchia come organizzazione, Eleuthera, Milano, varie edizioni.

(a cura di Colin Ward), P. Kropotkin, Campi, fabbriche, officine, Antistato, Milano 1975.

Dopo l'automobile, Eleuthera, Milano 1992.

La citta' dei ricchi e la citta' dei poveri, e/o, Roma 1998.

Il bambino e la citta', L'Ancora del Mediterraneo, Napoli 2000.

Acqua e comunita', Eleuthera, Milano 2003.

Conversazioni con Colin Ward, Eleuthera, Milano, 2003.

L'anarchia. Un approccio essenziale, Eleuthera, Milano, 2008.

Per una efficace introduzione al suo pensiero si consiglia di leggere di Stuart White, L'anarchismo pragmatico di Colin Ward, "Bollettino dell'Archivio Pinelli", n. 30, Milano.

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riedizioni

- Pietro Costa, La civilta' liberale, Laterza, Roma-Bari 2001 (terzo volume di Civitas. Storia della cittadinanza in Europa), Mondadori, Milano 2011, pp. XII + 662, euro 12,90 (in supplemento a vari periodici Mondadori).

- Pierre Fedida, Il buon uso della depressione, Einaudi, Torino 2022, Fabbri-Rcs, Milano 2007, 2009, pp. XLII + 258, euro 9,90.

- Rodolfo Maffeis, Goya, Skira-Rcs, Milano 2003, 2011, pp. 192, euro 6,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

- Edgar Allan Poe, Tre donne (Berenice, Morella, Ligeia), Il sole 24 ore, Milano 2011, pp. 78, euro 2 (in supplemento al quotidiano "Il sole 24 ore").

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 657 del 24 agosto 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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