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Telegrammi. 658



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 658 del 25 agosto 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Floriana Lipparini: Davvero non esisteva altra strada?

2. Sei domande ad Anna Grazia Casieri

3. Sette domande a Giovanni Loreto Colagrossi

4. Maria G. Di Rienzo: "Memini" contro i "delitti d'onore"

5. Shubhi Tandon: "Memini" contro i "delitti d'onore"

6. Aldo Capitini: Principi dell'addestramento alla nonviolenza

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. FLORIANA LIPPARINI: DAVVERO NON ESISTEVA ALTRA STRADA?

[Ringraziamo Floriana Lipparini (per contatti: effe.elle42 at gmail.com) per questo intervento.

Floriana Lipparini, giornalista, ha lavorato per numerosi periodici, tra cui il mensile "Guerre e Pace", che per qualche tempo ha anche diretto, occupandosi soprattutto della guerra nella ex Jugoslavia. Impegnata nel movimento delle donne (Collettivo della Libreria Utopia, Donne per la pace, Genere e politica, Associazione Rosa Luxemburg), ha coordinato negli anni del conflitto jugoslavo il Laboratorio pacifista delle donne di Rijeka, un'esperienza di condivisione e relazione nel segno del femminile, del pacifismo, dell'interculturalita', dell'opposizione nonviolenta attiva alla guerra. E' autrice del libro Per altre vie. Donne fra guerre e nazionalismi, edito nel 2005 in Croazia da Shura publications in edizione bilingue, italiana e croata, e nel 2007 pubblicato in Italia da Terrelibere.org in edizione riveduta e ampliata. Si veda anche l'intervista in "Coi piedi per terra" n. 389 e quella ne "La domenica della nonviolenza" n. 259]

 

Una volta di piu', e forse mai come questa volta, un giornalismo totalmente embedded rispetto alle leadership europee e alla Nato ci ha ammannito la rappresentazione mediatica della guerra in Libia, mostrandoci folle festanti che agitano bandiere, giovani guerrieri col mitra che sorridono alle telecamere, e lontani fumi che si alzano da macerie non ben identificabili. Ma dove sono i morti? Quanti civili sono stati uccisi? Quante donne e bambini? Come mai non ne vediamo traccia?

Certo, la guerra in se' non e' mica bella da vedere. Meglio costruire una narrazione senza veri testimoni, meglio far parlare un solo punto di vista, una sola parte. Altrimenti come si potrebbe rappresentare la guerra come una festa, la violenza come promessa di giustizia e democrazia, le bombe come salvatrici dei popoli oppressi?

Con quanta tronfia ipocrisia l'Occidente si erge a difensore delle "primavere arabe", nelle terre che non piu' di un secolo fa ha saccheggiato e sfruttato, e con quale rapida intesa i leader europei hanno forzato i termini della risoluzione Onu per lanciarsi nell'ennesima, maledetta guerra del petrolio a suon di bombe.

Davvero non esisteva altra strada per liberarsi di un dittatore? Davvero la gente libica non poteva iniziare una resistenza pacifica, forse lunga e pericolosa, ma certo meno sanguinosa di una guerra gestita dalla Nato? Davvero non si poteva aspettare per capire cosa realmente la gente volesse, prima di seminare bombe sulla testa dei civili e probabilmente creare una frattura insanabile fra le diverse anime tribali di cui e' composto il paese? Ora si parla di una taglia sulla testa di Gheddafi, wanted per prossima esecuzione. Tutto il mondo trasformato nel Far West senza regole che gli Usa ci hanno abituato da tempo a conoscere.

Questa overdose di informazione televisiva "in tempo reale" ad alcune persone forse regala l'illusione di condividere il farsi della storia mentre, al contrario, ci si stanno vieppiu' ottenebrando le comuni capacita' critiche. Nulla piu' e' verificabile, tutto e' falsificabile con una potenza mai raggiunta prima.

Una potenza cosi' schiacciante da riuscire ad annientare anche le tradizionali voci di dissenso che, per quanto poche, comunque esistevano e resistevano. La violazione della risoluzione Onu, che non consentiva i bombardamenti, e dell'articolo 11 della nostra Costituzione, e' passata nel totale silenzio, come se non rappresentasse un segnale devastante rispetto ai rapporti interni e internazionali. Le regole non servono, quando occorre si violano: questa e' la filosofia delle cosiddette "democrazie" occidentali. In altre parole, la legge della giungla. E con questo tipo di democrazia si va a "salvare" un popolo dalla dittatura. Solo uno sparuto gruppo di superstiti nel pacifismo, nel femminismo, nel giornalismo critico ha avuto la forza di continuare a protestare. Il timore di farsi prendere per "amici di Gheddafi" e' grande, come se qualcuno potesse ignorare che sono sempre state queste voci a condannare i crimini di ogni dittatura e specificamente anche quelli di Gheddafi, in particolare per gli orrori contro i migranti nei campi di raccolta. In compenso si sente parlare la destra che prende i panni di un pacifismo d'accatto, sottolineando i danni economici che la caduta del rais ci potra' comportare!

Purtroppo il potere e la potenza nel mondo sono nelle mani di leadership costituite in massima parte da uomini (e da qualche donna) mai evolutisi rispetto a una fase di infantile onnipotenza: prendo cio' che voglio e lo prendo con la forza. Sono piu' forte e quindi il diritto e' mio. Faccio la guerra perche' non so o non voglio nemmeno immaginare un'altra via per risolvere i conflitti, e la chiamo pace. Faccio la guerra anche se e' il piu' tragico spreco di vite e di risorse che si possa immaginare. Faccio la guerra come se fosse un gioco. Gioco ovviamente maschile, oltre che infantile.

Ecco perche' le donne consapevoli dovrebbero riprendere con grande impegno quel discorso contro le guerre che negli anni Novanta ha prodotto esperienze di grandissimo interesse e che si e' poi affievolito fino a sbiadire del tutto. Ma le guerre continuano e anzi ritornano.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SEI DOMANDE AD ANNA GRAZIA CASIERI

[Ringraziamo Anna Grazia Casieri (per contatti: annagraziacasieri at yahoo.it) per questa intervista.

Anna Grazia Casieri dal 1981 ha fatto la scelta di far parte di una Congregazione religiosa che si impegna, come carisma apostolico, a favore della gioventu' e delle famiglie soprattutto piu' povere. Ha lavorato con gruppi giovanili parrocchiali e nell'insegnamento di religione cattolica presso le scuole statali. Dal 1998 al 2004 ha vissuto in una zona periferica di Citta' del Messico iniziando un lavoro di accoglienza per famiglie estremamente povere. Rientrata in Italia ha ripreso l'insegnamento e svolge il suo apostolato prevalentemente con famiglie giovani e nell'animazione dell'Apostolato Biblico nella diocesi di Foggia dove attualmente vive]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Anna Grazia Casieri: Personalmente non ho mai partecipato, ma sono convinta che sia una significativa testimonianza che in molti, singoli e associazioni, crediamo nel valore della nonviolenza come unico impegno di vita e di risoluzione dei conflitti che rispetti la dignita' dell'uomo, pensato come essere in armonia con il creato e in comunione con ogni essere umano.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Anna Grazia Casieri: Un significativo segno di speranza e di fiducia nel fatto che e' possibile non uniformarsi alla logica comune secondo la quale violenza e armi sono l'unico linguaggio capace di risolvere i conflitti e dare segno di autorita'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Anna Grazia Casieri: Un ruolo importante e' continuare a ricordare all'uomo che, al di la' di quanto sembri, e' piu' facile vivere in pace che in guerra, che si fa uno sforzo muscolare minore per sorridere che per essere arrabbiati, che si costruisce solo nella comunione e non nell'egocentrismo personale, politico, delle potenze mondiali...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Anna Grazia Casieri: Credo che siano noti a tutti quei violenti fatti di cronaca nazionale e mondiale che testimoniano un senso di malessere e di disagio dell'umanita' che grida il bisogno di risposte positive.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Anna Grazia Casieri: E' importante essere quel pungolo che scuote il torpore del nostro presunto quieto vivere, essere suscitatori di una mentalita' aperta ai problemi della nazione e del mondo, aprendo gli orizzonti su quest'universo di cui siamo parte.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa è la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Anna Grazia Casieri: Essere persone che gia' dal loro piccolo pezzetto di mondo si preoccupano di costruire scommettendo sull'amore, sull'ascolto, sul mettersi in atteggiamento empatico verso l'altro per costruire "insieme all'altro" il bene comune.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A GIOVANNI LORETO COLAGROSSI

[Ringraziamo Giovanni Loreto Colagrossi (per contatti: glcolagrossi at regione.lazio.it) per questa intervista.

Nato il 10 dicembre 1957 a San Gregorio da Sassola (Rm). Coniugato, due figlie. Diploma di liceo magistrale. Dal 1982 e' dipendente della societa' del trasporto pubblico di superficie a Roma, Trambus S.p.A. Nel  1999 e' eletto sindaco di San Gregorio da Sassola. Iscritto all'Italia dei Valori con Di Pietro, in questa lista viene eletto nel 2003 consigliere per la Provincia di Roma ed e' capogruppo dell'Italia dei Valori con Di Pietro, nonche' vicepresidente della IV Commissione per l'Edilizia scolastica, componente della I Commissione Bilancio e Programmazione e della Commissione per lo Statuto e il Regolamento Consiliare. Eletto nelle consultazioni regionali del Lazio del 2005 nella circoscrizione di Roma. E' presidente del Gruppo consiliare "Italia dei Valori con Di Pietro", vicepresidente della IX Commissione "Lavoro, Pari opportunita' e Politiche giovanili", componente della XIII Commissione sulla Sanita' e della XVI Commissione sulla Mobilita'. Eletto nuovamente consigliere regionale nelle consultazioni regionali del Lazio del 2010. E' vicepresidente della II Commissione "Affari Comunitari e Internazionali", membro della XVI Commissione "Mobilita'" e del Comitato Regionale di Controllo Contabile. Sempre nel 2010 e' eletto coordinatore dell'Italia dei Valori della provincia di Roma]

 

- Giovanni Loreto Colagrossi: Non voglio entrare nel merito della questione delle scienze della pace, ma credo di poter affermare che queste siano necessarie insieme all'educazione civica per poter intraprendere un percorso virtuoso che possa contribuire al miglioramento della qualita' della vita in Italia, in Europa e nel mondo in. Percorsi di pace, nonviolenza in cammino. Credo che se vogliamo veramente la pace dobbiamo creare dei percorsi interni e personalizzati, prendo a prestito dallo sfortunato conflitto arabo-israeliano il concetto di "road map", nel senso che dobbiamo intraprendere un cammino a tappe nella natura dell'essere umano e nella societa' finalizzato alla ricerca e alla manifestazione della pace dentro l'essere stesso. Purtroppo questo percorso non e' facile, penso alle "distrazioni della modernita'" che offuscano le leggi morali, penso ad esempio alla legge aurea del "non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te stesso" che in nome di concetti egoistici ed arrivisti si trasforma in "meglio a te che a me". Viviamo in una societa' che elogia il ricco e disprezza il povero, una societa' che fa ancora oggi dell'uomo uno strumento al servizio di altri uomini, un indice, un numero per l'ennesima ricerca di mercato, dimenticando che la societa' umana e' nata dall'uomo per proteggere e accrescere la totalita' dell'essere umano. In questa societa' e' necessario riattivare nell'essere umano dei percorsi di pace, percorsi di educazione alla pace, che facciano riscoprire all'uomo la sua vera natura sociale. La pace dunque e' un'opera dell'essere umano al servizio dell'intera comunita' umana, ma quest'opera deve essere costruita e alimentata anche se la base sulla quale poggia e' per sua natura fragile. L'essere umano infatti non e', e non lo sara' mai, un essere eccezionale, un essere supremo perfetto, quindi per sua stessa natura e' soggetto all'errore. Il percorso di pace sara' dunque quello di riconoscere la situazione di errore e cercare costruttivamente delle valide soluzioni.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Giovanni Loreto Colagrossi: Dare testimonianza al pensiero nonviolento.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Giovanni Loreto Colagrossi: La celebrazione del cinquantesimo anniversario della marcia.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Giovanni Loreto Colagrossi: Non credo sia possibile tracciare un quadro dello "stato dell'arte" della nonviolenza in Italia, agli esempi virtuosi si contrappongono quelli negativi.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Giovanni Loreto Colagrossi: Un ruolo di testimonianza: "nonviolento si puo'".

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Giovanni Loreto Colagrossi: Sono stato colpito dalle rivolte in Nord Africa e dalle degenerazioni in Libia e Siria, e credo occorra non dimenticare la decennale guerra in Afghanistan e le altre.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Giovanni Loreto Colagrossi: Io posso solo intraprendere un percorso personale e non indicare agli altri cosa fare.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa è la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Giovanni Loreto Colagrossi: "Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te stesso".

 

4. MEMORIA. MARIA G. DI RIENZO: "MEMINI" CONTRO I "DELITTI D'ONORE"

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per questo intervento.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005; (a cura di), Voci dalla rete. Come le donne stanno cambiando il mondo, Forum, Udine 2011. Cfr. il suo blog lunanuvola.wordpress.com Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250, e quella nei "Telegrammi" n. 425]

 

Secondo la "Campagna internazionale contro i delitti d'onore" e le Nazioni Unite sono circa 5.000 le vite che vanno perdute ogni anno in nome dell'"onore familiare". Dallo scorso aprile, il sito "Memini" ("Ricordo") ospita i volti e le storie delle donne che sono scomparse, affinche' esse vivano per sempre nella nostra memoria.

Shubhi Tandon, giornalista indipendente indiana, ne ha scritto per Women's News Network. Shubhi crede fortemente che il suo lavoro nel riportare e testimoniare le lotte che le donne attraversano ogni giorno aiuti il cambiamento globale negli atteggiamenti che si tengono verso le donne stesse, e aumenti la consapevolezza della sua necessita'.

E cosi' crede la traduttrice, Maria G. Di Rienzo, che ha estratto il pezzo che segue dal suo articolo del 15 giugno scorso e la ringrazia dal profondo dal cuore.

 

5. MEMORIA. SHUBHI TANDON: "MEMINI" CONTRO I "DELITTI D'ONORE"

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di Shubhi Tandon, giornalista indipendente indiana, apparso su "Women's News Network"]

 

Molte di queste donne sono uccise perche' effettuano scelte personali che non si accordano con i limiti loro imposti dalle famiglie o dalle societa' in cui si trovano. Gli omicidi si danno in contesti in cui il controllo del comportamento delle donne e' il fattore principale che definisce la posizione degli uomini fra i loro pari. Le scelte personali entrano in conflitto con il cosiddetto onore familiare quando una giovane donna comincia a chiedersi: Chi voglio come compagno per la mia vita? Che succede se rifiuto un matrimonio forzato? Come voglio vestirmi? Che musica voglio ascoltare? Posso gestire degli affari commerciali per conto mio? Posso frequentare l'universita' che ho scelto? Mi e' permesso cantare in pubblico, o andare a ballare? Posso andare a scuola?

Giudicate pesantemente su liberta' basilari come le scelte in merito a istruzione o carriera, lo stile nel vestire, le amicizie e persino il numero di figli che desiderano avere, le donne che diventano vittime della "violenza d'onore" sono intrappolate in un circolo vizioso di auto-negazione. "E i perpetratori di questi crimini vogliono che tutti i segni dell'esistenza delle donne uccise siano completamente spazzati via, come se esse non fossero mai esistite", aggiunge Deeyah, nello spiegare perche' ha aperto il sito "Memini" (www.memini.co).

Deepika Thathaal, regista pluripremiata, compositrice e cantante pop, che i suoi fans conoscono appunto come Deeyah, e' nata in Norvegia da genitori immigrati pashtun e punjabi. Conosce bene i pericoli che una donna affronta quanto sfida una "norma culturale": "I delitti d'onore rappresentano la misura ultimativa nel controllo e nell'oppressione delle donne".

Familiari o amici della famiglia sono in stragrande maggioranza gli esecutori degli omicidi ed i "delitti d'onore" avvengono ovunque nel mondo, ma si danno con particolare frequenza in Siria, Egitto, Marocco, India, Turchia, Bangladesh, Giordania, Kurdistan iracheno, Afghanistan, Pakistan, Libano, Israele e Palestina, e nelle comunita' di immigrati negli Usa, in Canada, Spagna, Italia, Germania, Svezia, Norvegia e Gran Bretagna.

"Memini" documenta molte di queste storie. Spesso le polizie dei vari paesi non hanno recepito l'allarme lanciato da chi poi sarebbe stata uccisa. "Riferii l'incidente alla polizia, ma non mi presero sul serio", testimonio' Fadime Sahindal il 21 novembre 2001, incontrando membri del Parlamento svedese, "Mio padre disse che ero stata espulsa dalla famiglia e che non mi era permesso di rimettere piede ad Uppsala, dove il mio fidanzato era sepolto. Se lo avessi fatto, disse, non avrei lasciato la citta' da viva".

Meno di due mesi dopo questo incontro, Fadime Sahindal fu uccisa a colpi di arma da fuoco da suo padre, un contadino turco-curdo che si era trasferito in Svezia nel 1980, perche' contro i desideri di costui si era recata a far visita alla tomba dove il suo "non approvato" fidanzato svedese era stato sepolto dopo essere deceduto in un incidente stradale.

Heshu Yones e' similmente morta per mano del padre a 16 anni, perche' aveva una relazione con un compagno di classe, e cosi' la venticinquenne Sandeela Kanwal, che il padre ha assassinato perche' voleva uscire da un infelice matrimonio imposto.

Le complicita' familiari e sociali sono spesso estese: "Un delitto d'onore e' una decisione pianificata, di gruppo", sottolinea Deeyah, "Sostanzialmente, lo si potrebbe definire crimine organizzato". Il sito "Memini" spera di mantenere in vita il ricordo e la dignita' di tutte le vittime di questo crimine.

 

6. MATERIALI. ALDO CAPITINI: PRINCIPI DELL'ADDESTRAMENTO ALLA NONVIOLENZA

[Riproponiamo ancora una volta il testo del capitolo ottavo, "Principi dell'addestramento alla nonviolenza", del libro di Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, Libreria Feltrinelli, Milano s. d. (ma 1967). Successivamente il libro e' stato ristampato nel 1989 da Linea d'ombra edizioni, Milano (con minimi tagli nella nota bibliografica). E' stato poi integralmente incluso in Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992 (alle pp. 253-347).

 

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]

 

Una parte del metodo nonviolento, tra la teoria e la pratica, spetta all'addestramento alla nonviolenza. Le ragioni principali per cui e' necessaria questa parte sono queste:

a) l'attuazione della nonviolenza non e' di una macchina, ma di un individuo, che e' un insieme fisico, psichico e spirituale;

b) la lotta nonviolenta e' senza armi, quindi c'e' maggior rilievo per i modi usati, per le qualita' del carattere che si mostra;

c) una campagna nonviolenta e' di solito lunga, e percio' e' utile un addestramento a reggerla, a non cedere nemmeno per un istante;

d) la lotta nonviolenta porta spesso sofferenze e sacrifici; bisogna gia sapere che cosa sono, bisogna che il subconscio non se li trovi addosso improvvisamente con tutto il loro peso;

e) le campagne nonviolente sono spesso condotte da pochi, pochissimi, talora una persona soltanto; bisogna che uno si sia addestrato a sentirsi in minoranza, e talora addirittura solo, e perfino staccato dalla famiglia.

I maestri di nonviolenza si sono trovati davanti al problema dell'addestramento, sia per riprodurre nel combattente nonviolento le qualita' fondamentali del "soldato", sia per trarre dal principio della nonviolenza cio' che essa ha di specifico. Si sa che le qualita' del guerriero sono formate e addestrate fin dai tempi della preistoria e si ritrovano perfino al livello della vita animale. Le qualita' del nonviolento hanno avuto una formazione piu' incerta, meno consistente ed energica, per la stessa ragione che la strategia della pace e' meno sviluppata della strategia della guerra. Ma, prima che Gandhi occupasse il campo della nonviolenza con il suo insegnamento, il piu' preciso e articolato che mai fosse avvenuto, indubbiamente ci sono stati addestramenti alla nonviolenza, contrapposti a quelli violenti; esempi di monaci buddisti, i primi cristiani, i francescani, che hanno lasciato indicazioni preziose in questo campo, che qui non e' possibile elencare. Ma basti pensare all'armonia della posizione di Gesu' Cristo espressa in quella raccolta di passi che e' detta "il discorso della montagna", dove e' il suscitamento di energia per resistere, per incassare i colpi, ricordando il "servo di Dio" come era stato espresso da Isaia (cap. LIII): "Maltrattato, tutto sopportava umilmente"; l'enunciazione del rapporto con le cose, del valore della prassi, ma anche l'elemento contemplativo, come un mondo migliore gia' dato in vista all'immaginazione nelle beatitudini, messe giustamente in principio perche' sono l'elemento piu' efficace nell'addestramento, anche piu' della preghiera.

Gli Esercizi spirituali di Sant'Ignazio, il fondatore della Compagnia dei Gesuiti, sono un testo famoso di addestramento spirituale, e il loro esame puo' essere utile per vedere il carattere di quell'addestramento incentrato sulla persona di Gesu' Cristo, sull'istituzione della Chiesa romana, sull'obbedienza assoluta come se si fosse cadaveri: tali caratteri vanno posti insieme con quelli dell'addestramento militare, che e' chiuso nell'immedesimazione con un Capo o Sovrano, nella difesa di un'istituzione che e' lo Stato, nell'obbedienza che e' rinuncia a scelte e ad iniziative; "chiuso", perche' il metodo nonviolento non discende da un Capo, ma e' aperto a immedesimarsi con tutte le persone, a cominciare dalle circostanti: non fa differenza tra compagni e non compagni, perche' e' aperto anche agli avversari che considera uniti nella comune realta' di tutti; ne' puo' fare dell'obbedienza un principio di assoluto rilievo, perche' l'addestramento nonviolento tende a formare abitudini di consenso e di cooperazione, riducendo l'obbedienza a periodi non lunghi per i quali essa venga concordata, per condurre un'azione particolare.

I piu' grandi valori spirituali escono da una concezione aperta, non chiusa; essi sono per tutti, non per un numero chiuso di persone. Cosi e' per es. la musica; essa parla come da un centro, ma il suo raggio e' infinito, oltre il cerchio di coloro che in quel momento sono presenti: ci sono altri che l'ascoltano per radio e altri, infinitamente, che potranno ascoltarla. Cosi' e' l'azione nonviolenta: essa e' compiuta da un centro, che puo' essere di una persona o di un gruppo di persone; ma essa e' presentata e offerta affettuosamente al servizio di tutti: essa e' un contributo e un'aggiunta alla vita di tutti. Questo animo e' fondamentale nell'addestramento alla nonviolenza: sentirsi centro rende modesti e pazienti, toglie la febbre di voler vedere subito i risultati, toglie la sfiducia che l'azione non significhi nulla. Anche se non si vede tutto, l'azione nonviolenta e' come un sasso che cade nell'acqua e causa onde che vanno lontano. Questo animo di operare da un centro genera a poco a poco il sentimento della realta' di tutti., dell'unita' che c'e' tra tutti gli esseri, un sentimento molto importante per la nonviolenza, che e' incremento continuo del rapporto con tutti.

*

Elementi storici, ideologici, psicologici dell'addestramento

Entriamo ora nell'esame dei vari elementi che compongono l'addestramento. E vediamo come primi due elementi storici, uno particolare ed uno generale:

a) nella situazione storica in cui si vive bisogna accertare cio' contro cui si deve lottare nonviolentemente: un'oppressione, uno sfruttamento, un'ingiustizia, un'invasione ecc.; questo accertamento e' uno stimolo per raccogliere le energie e per indurre ad un attento esame della concreta situazione;

b) l'elemento storico generale e' la persuasione del posto che oggi ha la nonviolenza nella storia dell'umanita': se si tiene presente il quadro generale attuale si vede che ai grandi Stati-Imperi politico-militari che si stanno formando, bisogna contrapporre, come al tempo dei primi cristiani, un agire assolutamente diverso, una valutazione dell'individuo, una fede che congiunge persone diverse e lontane. Sentire che questo e' il momento per l'apparizione e il collegamento del mondo nonviolento fa capire che oggi non valgono piu' le vecchie ideologie che assolutizzavano la patria: oggi la patria suprema e' la realta' di tutti, da cui viene il rifiuto di divinizzare gli Stati e i loro Capi, di bruciare il granello d'incenso in loro onore.

Anche gli elementi ideologici sono essenziali nell'addestramento:

a) lo studio delle teorie della nonviolenza, la lettura dei grandi episodi e delle grandi campagne, l'escogitazione di casi in cui uno potrebbe trovarsi per risolverli con la nonviolenza; l'informazione su cio' che e' stato finora fatto con il metodo nonviolento e le frequenti discussioni con gruppi nonviolenti e anche con estranei alla nonviolenza, per ricevere obbiezioni, critiche, disprezzo o ridicolo;

b) il mutamento della considerazione abituale della vita come amministrazione tranquilla del benessere: il sapere bene che in questa societa' sbagliata i nonviolenti sono in un contrasto, che la loro vita sara' scomoda, che e' normale per loro ricevere colpi, essere trattati male, veder distrutti oggetti propri.

Da questi due elementi ideologici conseguono due tipi di esercizi:

1. il primo e' la meditazione (che puo' essere fatta dalla persona singola o dal gruppo nonviolento in circolo silenzioso) di qualche evento culminante delle passate affermazioni della nonviolenza. Esempi: Gesu' Cristo al momento dell'arresto, quando riaffermo' chiaramente la sua differenza dal metodo della rivolta armata; la marcia del sale effettuata da Gandhi; la visita di San Francesco al Sultano per superare le crociate sanguinose; l'angoscia dell'aviatore di Hiroshima;

2. il secondo e' la scuola di nonviolenza istituita appositamente (come hanno fatto i negri d'America) per abituarsi a ricevere odio, offese, ingiurie, colpi (esempi: parolacce, percosse, oggetti lanciati; essere arrestato, legato).

Vediamo ora alcuni elementi psicologici:

a) il nonviolento e' convinto che la cosa principale non e' vincere gli altri, ma comportarsi secondo nonviolenza; nelle dispute il nonviolento non vuota tutto il sacco delle critiche, delle accuse, degli argomenti a proprio vantaggio, e lascia sempre qualche cosa di non detto, come un silenzioso regalo all'avversario; naturalmente evita le ingiurie, quelle che si imprimono per sempre come fuoco nell'animo dell'avversario, e che pare aspettassero il momento adatto per esser dette. Il nonviolento pensa che l'avversario e' un compagno di viaggio; e puo' avere fermezza e chiarezza, senza amareggiarlo;

b) il nonviolento e' convinto che non e' la fretta a vincere, ma la tenacia, l'ostinazione lunga, come la goccia che scava la pietra, come la cultura che cresce a poco a poco, come il corallo (il paragone e' del Gregg) si forma lentamente ed e' durissimo. La pressione nonviolenta e' lenta e instancabile: e' difficile che se e' cosi, non riesca. Perde chi cede, chi si stanca, chi ha paura;

c) il persuaso della nonviolenza, formandosi, viene collocando la nonviolenza al contro delle passioni, degli altri affetti, dei sentimenti; cioe' non e' necessario che egli faccia il vuoto nel mondo dei suoi sentimenti, perche' il vuoto potrebbe inaridire la stessa nonviolenza; ma egli stabilisce, con un lungo esercizio di scelte e di freni, la prospettiva che mette al centro lo sviluppo della nonviolenza, e tutto il resto ai lati;

d) l'interno ordine psicologico puo' essere aiutato dalla persuasione che la nonviolenza conta su una forza diversa da quella dei meccanismi naturali (la scienza non dice di aver esaurito l'elenco delle forze che agiscono sulla realta'): questa forza diversa puo' essere chiamata lo Spirito, puo' essere personificata in Dio, e la preghiera e' uno dei modi per stabilire e rafforzare il proprio ordine interno;

e) un altro elemento di forza interiore e' quello conseguito con decisione come voti, rinunce, digiuni: sono eventi importanti che influiscono sulla psiche, le danno il senso di una tensione elevata, la preparano a situazioni di impegno.

Da questi elementi psicologici conseguono importanti modi di comportamento:

1. la costante gentilezza e pronta lealta' verso tutti; la gentilezza e' un'espressione della vita nonviolenta, come una volta l'eremitismo era una posizione della vita religiosa; gentilezza vuol dire anche tono generalmente calmo e chiaro della voce;

2. la cura della pulizia personale, degli abiti, delle cose circostanti; essa suscita rispetto verso se stessi e rispetto negli altri verso il nonviolento, mentre e' facile destare violenza contro chi e' sporco, puzza, non si lava ed e' trascurato nel vestito e nelle sue cose;

3. un buon umore e spesso lo humor (dice giustamente il Gregg che corrisponde alla "umilta'" raccomandata un tempo). Insomma il nonviolento lascia ridere gli altri su di se', e si associa spesso a loro;

4. l'attenzione a mantenersi in buona salute e capaci di resistere agli sforzi, mediante la sobrieta', regole igieniche, cure, e' utile al nonviolento per possedere una riserva di energia per affrontare prove straordinarie.

*

Gli elementi sociali

Gli elementi sociali hanno importanza preminente nell'addestramento. Vediamone alcuni:

a) Una prova di apertura sociale e' la nonmenzogna. E' noto quanta importanza abbia la veracita' nei voti gandhiani, nei voti francescani. San Francesco una volta accetto' che fosse messo un pezzo di pelliccia all'interno della tonaca dove questa urtava sulla sua piaga, purche' un identico pezzo di pelliccia fosse messo all'esterno, nella parte corrispondente. La nonmenzogna rende gli altri potenzialmente presenti alla propria vita, stabilisce che cio' che uno pensa, e' potenzialmente di tutti.

b) Un addestramento di alta qualita' sociale e' l'unirsi con altri per costituire assemblee periodiche per la discussione dei problemi locali e generali, per esercitare il controllo dal basso su tutte le amministrazioni pubbliche. I nonviolenti sono i primi animatori di questa attivita' aperta che comprende tutti, e fa bene a tutti, e che si realizza con la regola del dialogo di "ascoltare e parlare".

c) Un'attivita' particolare esercitano i nonviolenti per diffondere tra tutti la lotta contro la guerra, la sua preparazione e la sua esecuzione.

d) I nonviolenti impiantano un'attivita' continua di aiuto sociale nel mondo circostante, sia associandosi nei Pronti Soccorsi, sia realizzando iniziative di visite ai carcerati, di aiuto agli ex-carcerati, di visitare malati, di educazione e ricreazione dei fanciulli, di educazione degli adulti, di cura dei vecchi, di aiuto alla salute pubblica, di amicizia con i miseri. I nonviolenti fanno le loro campagne nonviolente, movendo da una normale attivita' di servizio sociale precedente alla campagna e tornando ad essa, appena finita la campagna con successo o no: e' anche un modo per ritemprare le forze, per non incassare inerti una sconfitta.

e) Il Gregg ha molto insistito, anche in un saggio speciale, sull'importanza del lavoro manuale nell'addestramento alla nonviolenza perche' crea un senso di fratellanza nel fare qualche cosa con gli altri ben visibilmente, e abitua alla disciplina, a sottomettersi pazientemente ad uno scopo.

f) Un altro elemento sociale e' il cantare insieme, fare balli popolari, passeggiate ed esecuzioni e sport collettivi, mangiare insieme.

g) Qualcuno suggerisce anche di sostituire a quello che e' l'orgoglio dei soldati per le glorie del loro "reggimento", l'affermazione di cio' che il gruppo nonviolento ha fatto. Ma fondamentale e' far comprendere che le azioni nonviolente sono per tutti, e, non soltanto per il centro che le promuove.

h) Affiancata all'addestramento nella nonviolenza, e' la conoscenza di leggi, per il caso dell'urto con la polizia o lo Stato, con arresti, processi, prigionia.

L'addestramento e' necessario per dare una solida preparazione alle situazioni. I nonviolenti debbono avere una serie di abitudini consolidate e possedere una serie di previsioni di probabili conseguenze delle loro azioni nonviolente. Il Gregg cita l'utilita' dell'imparare a nuotare come segno dei passaggio al possesso di un'abitudine, della paura iniziale e dell'aiuto venuto anche da altri nell'addestramento. Chi ha provato che cosa sia la prigione per un notevole periodo, sa quanto sarebbe utile prepararsi a. sdrammatizzare l'avvenimento nel proprio animo, visitando le prigioni, aiutando gli ex-carcerati ecc. Anche la nonviolenza e' certamente danneggiata dagli improvvisatori, da coloro che pretendono di creare tutto sul momento; che sono quelli che si stancano prima. E la nonviolenza, se per un quarto e' amorevolezza, e per un altro quarto e' conoscenza, per due quarti e' coraggiosa pazienza.

E' stato detto giustamente che gli iniziatori del metodo scientifico non potevano prevedere quali risultati esso avrebbe dato; e cosi' sara' del metodo nonviolento.

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Dino Formaggio, Goya, Mondadori, Milano 1951, 1979, pp. 176.

- Jose' Ortega y Gasset, Carte su Velazquez e Goya, Electa, Milano 1984, pp. 172.

- Gwyn A. Williams, Goya e la rivoluzione impossibile, Edizioni di Comunita', Milano 1978, pp. 262.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 658 del 25 agosto 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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