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Voci e volti della nonviolenza. 406



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 406 del 25 agosto 2011

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: Il varco attuale della storia

2. Sette domande a Gianfranco Aldrovandi

3. Una lettera di Tonino Drago

4. Movimento Nonviolento: Mozione del popolo della pace: ripudiare la guerra, non la Costituzione

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: Il VARCO ATTUALE DELLA STORIA

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010.

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]

 

La nonviolenza e' il varco attuale della storia, diceva Aldo Capitini.

Ancor oggi la marcia Perugia-Assisi cammina sui sentieri della storia e cerca il varco.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A GIANFRANCO ALDROVANDI

[Ringraziamo Gianfranco Aldrovandi (per contatti: gianfranco at texalsrl.it) per questa intervista di cui riportiamo ampi estratti.

"Vado per i 70 anni, sono nato a Guastalla il 3 aprile 1942 ed ivi residente. Quattro figli, di cui il terzo morto dopo sei anni di leucemia, due nipoti. Da sempre imprenditore, tuttora lavoro. Con la mia famiglia, cresciuta alla luce degli insegnamenti di don Mazzolari, don Milani, padre Balducci, Roger Garaudy, ecc. entrai nei primi movimenti dei cattolici del dissenso, quindi nei Cristiani per il socialismo fine anni '60 - primi '70. Il 4 novembre 1972 vidi sui muri di Reggio Emilia il manifesto "Non vittoria ma lutto" e la firma "Movimento Nonviolento": questo segno' la mia entrata nel sociale e la mia scoperta che esisteva una elaborazione teorica laica messa a prassi di vita del Comandamento "Non uccidere" che veniva chiamata nonviolenza. Divenne quindi insostenibile la mia militanza di cattolico in una chiesa che sosteneva da sempre la "guerra giusta", come fa tutt'ora: vedi Libia. Nel '74 e nel '78  con altri amici cattolici, ed io da Presidente dell'Azione Cattolica parrocchiale locale subito defenestrato, formammo i Comitati referendari per il no al Referendum sul divorzio e successivamente per il Referendum sull'aborto. Nel '75 con altri amici laici costituimmo il "Collettivo nonviolento uomo ambiente della Bassa Reggiana" per la diffusione culturale sul territorio della nonviolenza, in particolare per svolgere consulenza sull'obiezione di coscienza al servizio militare e poi sull'obiezione alle spese militari. Fino all'83 partecipammo pienamente alla vita del Movimento Nonviolento a livello nazionale. A fine anni '70 ospitammo proprio a Guastalla uno dei congressi nazionali del Movimento Nonviolento, dal venerdi' sera alla domenica anche con le performances artistiche del gruppo di Verona, del compianto Davide Melodia ed altri. Dal ' 78, dalla prima marcia Perugia-Assisi organizzata direttamente dal Movimento Nonviolento, abbiamo dato un contributo logistico-organizzativo per i rifornimenti per i marciatori, allora fondamentale perche' altrimenti i rifornimenti sarebbero stati inesistenti. Fine anni '70: fummo incaricati dal Movimento Nonviolento dello studio e l'organizzazione della prima campagna nazionale per l'obiezione alle spese militari, giacche' tra di noi c'era gia' il secondo obiettore in Italia, dopo quello in  Sicilia che isolato aveva intrapreso questa obiezione. Dall' 83 il Collettivo nonviolento fu tra gli animatori della prima lotta antinucleare che sfocio' nel referendum dell'87, e questo nelle province (Mantova, Cremona, Reggio Emilia, Modena, Parma) vicine alle previste localizzazioni di centrali a Viadana e S. Benedetto sul Po. A fine anni '80, la cultura nonviolenta acquisita per l'uomo e per l'ambiente ci porto' alla partecipazione alla nascita dell'arcipelago verde. Negli anni '90 quindi nei Verdi e nelle istituzioni locali. Nel '99 rinunciai alla tessera di questa formazione politica che abiurava ai principi ispiratori iniziali appoggiando i bombardamenti "umanitari" di D'Alema e dei sinistri attuali. Dal '98 animatore del Coordinamento provinciale di Reggio Emilia di comitati contro gli inceneritori. Dal 2007 io ed un amico mantovano siamo denunciati (con altri) da una delle aziende per aver scoperto e pubblicizzato l'esistenza di 5 inceneritori privati da oltre trenta anni esistenti sulle nostre rive del Po tra Mantova e Reggio Emilia, per un totale di 580.000 t/a, il secondo inceneritore d'Europa dopo quello di Brescia. Dal 2009, dall'entrata in vigore dell'infamia del Decreto Sicurezza, sono animatore del Tavolo antirazzista della Bassa Reggiana, tra le varie iniziative il ritiro dell'Ordinanza anti-accattonaggio del Sindaco tramite Tar e Consiglio di Stato. Il 28 dicembre 2009 - 4 gennaio 2010 ho partecipato alla Gaza Freedom March. Con contatti avuti con "Combatants for Peace", associazione nonviolenta israelo-palestinese, e lo scrittore Mazin Qumseyef stiamo organizzando un primo campo estivo in Italia per bambini palestinesi"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Gianfranco Aldrovandi: Per me e' l'aver messo in evidenza le contraddizioni del momento storico vissuto rispetto alla violenza istituzionalizzata versata finora a piene mani a livello planetario. A livello nazionale invece ha messo in evidenza due periodi fondamentali: i primi 40 anni dell'Italia repubblicana fino al 1985 con il presidente Pertini, il socialista romantico, con il suo programma "svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai", e gli ultimi 25 anni invece con i presidenti e tutte le forze politiche a tradire  l'art. 11 della Costituzione, per ultimo il  presidente attuale che ancora oggi incarna l'altra cultura, quella della guerra...

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Gianfranco Aldrovandi: I giovani, questo dovrebbe essere l'obiettivo che caratterizzera' maggiormente la marcia. Infatti dalla Tavola della Pace gli inviti a coinvolgere scuole e giovani sono stati diversi negli ultimi mesi. Inascoltato pero' finora dagli stessi organizzatori l'appello a loro rivolto a contestare gia' da ora, durante la marcia, e come obiettivo del dopo-marcia a rendere pubblica al massimo la contestazione del Disegno di Legge bipartisan sulla camuffata introduzione dell'educazione alla guerra nelle scuole di ogni ordine e grado: il Ddl 2609 (da Pdl n. 2596 e  n. 3287)  30/3 /2011 "Disposizioni per la promozione e la diffusione della cultura della difesa attraverso la pace e la solidarieta'"...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Gianfranco Aldrovandi: Sicuramente, per me che ora vivo ai margini del movimento nonviolento, la nonviolenza in Italia non e' uscita dal suo limite di testimonianza di pochi che si evidenzia comunque e particolarmente nei momenti delle grandi  macroscopiche espressioni della violenza, quali la guerra esportata ovunque e le violenze contro cui si impegnano i movimenti come i No Tav, No Dal Molin, No al nucleare, ecc. Sicuramente la cultura della nonviolenza non e' ancora diventata cultura diffusa come avrebbe dovuto realizzarsi, a tal  punto che tutti i partiti dominanti, organismi digiuni completamente di nonviolenza, pur presenti o rappresentati strumentalmente alle diverse marce Perugia-Assisi, si sentono ora autorizzati a promulgare il Ddl n. 2609 per l'educazione alla guerra nelle scuole di ogni ordine e grado...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Gianfranco Aldrovandi: Il ruolo dei movimenti nonviolenti sarebbe quello di privilegiare sempre e comunque i giovani, le scuole, perche' le nuove generazioni sono il futuro, e la nonviolenza e' il futuro... Il messaggio della nonviolenza e' un messaggio epocale nella storia dell'umanita', che nemmeno la Chiesa ha saputo interpretare e far suo pur essendosi proclamata rappresentante di Cristo, il portatore del messaggio dell'amore tra gli uomini: detta Chiesa anzi e' ancora per la "guerra giusta", vedi Libia. Il messaggio della nonviolenza segna un passaggio fondamentale nella crescita dei valori umani, come e' stato a suo tempo ad esempio il superamento della schiavitu' (quella classica, perche' i rigurgiti della bestialita' umana producono ancora nuove e piu' raffinate forme di schiavitu'). Finalmente il "Buttiamo la guerra fuori dalla storia" di Gino Strada esprime l'anelito piu' genuino di questi tempi, che promana dalla nonviolenza fattasi in divenire storia.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Gianfranco Aldrovandi: Da semplice spettatore, ho colto nel mondo: gli Indignados di Madrid e di tutta la Spagna; in Israele Daphne Leef, 25 anni, videoeditor di professione, installata con la sua tenda nella piu' prestigiosa via di Tel Aviv a iniziare la  protesta del popolo israeliano; la Primavera Araba 2011; l'impegno del Dalai Lama; quello in India di quella personalita' uscita di prigione e volta allo sciopero della fame per sostenere iniziative anti-corruzione; in Cile Camila Vallejo Dowling, la giovane eroina del mondo universitario a capo delle piu' forti mobilitazioni studentesche. E in Italia: lo sciopero della fame di Marco Pannella e il seguito di adesioni avute per il problema carceri; l'indagine della Commissione del Senato sui manicomi giudiziari in Italia...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Gianfranco Aldrovandi: Mi ripeto, ma intendo ancora una volta evidenziare la necessita' di concentrarsi ora, da parte del Movimento Nonviolento tutto, sull'opposizione assoluta preventiva al Ddl n. 2609 sull'educazione alla guerra nelle scuole di ogni ordine e grado. Sapendolo e non facendo nulla ora, non ci assimiliamo forse a quelli che giustificano con interpretazioni distorte e tendenziose il tradimento dell'art. 11 della Costituzione? Dopo, non serve piu' piangere...

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Gianfranco Aldrovandi: Cos'e' la nonviolenza? E' una domanda difficile le cui risposte le troviamo solo da uomini come Capitini: "nonviolenza, un ideale nobile, sinonimo di amore, coerenza di mezzi e fini". Come accostarsi ad essa? Al proposito posso dare solo l'esperienza avuta lungo il cammino della mia vita: sono cresciuto cristiano cercando con tutti i miei limiti di fare mio il messaggio di amore del Cristo. Ho colto nella nonviolenza una "prassi di vita" possibile per poter mettere in atto quel messaggio. Ritengo fermamente lo possa fare chiunque pero', anche un laico. Infatti il filosofo francese Roger Garaudy al proposito riferiva una frase del profeta Isaia che recitava: "Fare il bene non e' forse conoscere Dio?". Fare il bene, l'amore apre la strada comunque a chicchessia, ad ognuno di noi, credente o laico, ad una vita piena.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. UNA LETTERA DI TONINO DRAGO

[Ringraziamo Tonino Drago (per contatti: drago at unina.it) per questa lettera di risposta a una richiesta di intervista.

Antonino (Tonino) Drago, nato a Rimini nel 1938, e' stato il primo presidente del Comitato ministeriale per la difesa civile non armata e nonviolenta; gia' docente universitario di Storia della fisica all'Universita' di Napoli, ha poi insegnato Storia e tecniche della nonviolenza all'Universita' di Firenze, e Strategie della difesa popolare nonviolenta all'Universita' di Pisa; da sempre impegnato nei movimenti nonviolenti, e' uno dei piu' prestigiosi peace-researcher italiani e uno dei piu' autorevoli amici della nonviolenza. Tra le molte opere di Antonino Drago: Scuola e sistema di potere: Napoli, Feltrinelli, Milano 1968; Scienza e guerra (con Giovani Salio), Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; L'obiezione fiscale alle spese militari (con G. Mattai), Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986; Le due opzioni, La Meridiana, Molfetta; La difesa e la costruzione della pace con mezzi civili, Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 1997; Atti di vita interiore, Qualevita Torre dei Nolfi (Aq) 1997; Storia e tecniche della nonviolenza, La Laurenziana, Napoli 2006; Difesa popolare nonviolenta. Premesse teoriche, principi politici e nuovi scenari, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2006. Segnaliamo anche una recente intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 307 da cui riprendiamo questa breve notizia autobiografica: "Nato a Rimini il 5 maggio 1938, sposato con quattro figli e quattro nipoti, laureato in fisica, ho lavorato nell'Universita' e nelle scuole superiori, ho lavorato nel movimento per i baraccati, studentesco, per l'obiezione di coscienza, per il servizio civile, per l'obiezione fiscale alle spese militari, per realizzare corsi universitari sulla pace; ho fatto ricerca sulla scienza alternativa, sulla nonviolenza, sull'educazione alla pace, sulla difesa alternativa, sulla rivoluzione alternativa, sull'intervento all'estero alternativo". Cfr. anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 421]

 

Condivido le risposte di Domenico Gallo. Ci aggiungerei solo il documento che presentai due anni fa alla Assemblea della campagna per l'obiezione alle spese militari per la difesa popolare nonviolente (campagna Osm-Dpn). E che allego.

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"Vogliamo riprendere a fare politica?". Intervento di Drago Antonino alla Assemblea Osm-Dpn, Firenze 27-28 marzo 2009

Saluti e invito all'autocritica 

Cari amici, mi fa piacere rivederci; ma, dopo quattro anni infelici, debbo dire parole un po' crude. Sono passati quattro anni dal novembre 2005, quando ci fu l'assemblea nazionale rivolta a tutte le associazioni sulla questione del Comitato Dcnanv, al fine di organizzare assieme una resistenza. Allora si consumo' il secondo sbandamento della Campagna in un solo anno: a sorpresa si e' cambiato l'obiettivo (formare un innocuo osservatorio su quel Comitato); cioe' si scelse di fare i Ponzi Pilati, invece di fare politica (perche' non si diffondono gli atti di quella assemblea, gia' preparati da Scaramellini?). E gia' in quell'anno, nella Assemblea Osm-Dpn, si era giustificato il sostegno al Comitato (nonostante le dimissioni di Venditti, Minervino e mie) con la promessa solenne di una verifica dell'operato del Comitato nel giro di tre mesi, cosa mai avvenuta. In effetti quella verifica ormai e' palese anche ai piu' speranzosi: c'e' il blocco delle nostre iniziative politiche. Il tutto nel silenzio assordante delle associazioni nonviolente.

Oggi il nostro primo problema e': quando impareremo a fare autocritica pubblica? O la nonviolenza e' solo buona volonta', poi "chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato, ha dato. Scurdammoce 'o passato, simme in Italia, paisa'!".

Queste mie note sono personalismi? Fanno solo polemica? Ripondo che queste sono facili accuse di chi si risparmia una analisi politica della situazione. Troppo a lungo siamo stati infettati dal virus radicale, quello di personalizzare ogni problema politico come litigiosita' personale. Ormai e' evidente (se non altro dopo i contrasti pubblici Lotti-Zanotelli sulla ultima Marcia Perugia-Assisi) che le politiche per la pace in Italia sono piu' d'una; e che esse sono in gran parte incompatibili. E che qualcuno gioca con i personalismi per nascondere la propria politica.

Il virus ci ha infettato a tal punto che oggi, a forza di scambiare per personalismi le differenze politiche reali, le parole tra noi hanno perso senso, sono diventate equivoche o polivalenti; non abbiamo piu' nemmeno un linguaggio comune. Se prima il lavoro politico era quello di resistere, ora e' quello di ricostruirci, dopo un periodo di distruzioni.

(E' vero che a livello internazionale non si sta meglio: e' la prima volta nella storia che non c'e' piu' un trend positivo pr la nonviolenza. Ma prima noi avevamo dei grandi vantaggi sugli altri Paesi: grandi maestri di nonviolenza, un Servizio civile esemplare, la Campagna Osm-Dpn piu' forte del mondo, le prime leggi sulla Difesa popolare nonviolenta e per il transarmo. In questi anni abbiamo perduto o bruciato ogni vantaggio; e ora ci troviamo sconfitti come tutti gli altri).

E' con questo spirito, di ricostruire, che vengo alla Assemblea Osm-Dpn, sperando di trovare in molti una corrispondenza nel voler cambiare rispetto il passato.

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Analisi della situazione: siamo solo volontariato?

Quale e' la nostra situazione politica attuale? Siamo stati ridotti a generico volontariato!

Gia' nel 1995 incomincio' Libera a tagliarci la strada con un accordo politico bipartisan (destra e sinistra unite) che riusci' a raccogliere tutte le associazioni di base su una "non politica"; subito i suoi aderenti vennero qualificati come "volontari" rispetto alle persone serie, come i magistrati, i poliziotti e i politici. Poi nel 2001 una legge ha abolito tutti quelli che con la loro scelta personale gia' facevano politica dalla parte nostra: gli obiettori di coscienza. La seguente legge 64/2001, sul Servizio civile volontario finalizzato alla Difesa popolare nonviolenta, fu poi distorta dalle associazioni per creare tanti bravi volontari che li aiutassero a guadagnare una grossa fetta del Terzo settore. L'Unsc, la prima istituzione di difesa alternativa al mondo, nei cinque anni dalla nascita non ha riconosciuto nulla di concreto del lavoro degli 800.000 obiettori al servizio militare e della preparazione di una Dpn in Italia (neanche nella formazione dei serviziocivilisti). Infine, l'anno scorso l'Ipri-Ccp, che e' riuscito ad ottenere un riconoscimento quasi politico dal Ministero degli Affari Esteri (finanziamento di 230.000 euro per la formazione in Italia), ora l'ha presentato con un depliant dal titolo "Ruolo del volontario..."; mentre i militari si laureano tutti all'Universita' (magari per il solo essere stati qualche mese in Iraq), l'Ipri-Ccp ancora continua con la formazione ai ragazzotti, quelli che solo tra alcuni anni potranno fare una esperienza di interposizione, non gli studenti universitari, che invece possono partire anche la prossima estate, e che farebbero interagire con la docenza universitaria. Non parliamo poi del Comitato Dcnanv, che ci vede come volonterosi senza alcun peso; e questo anche dopo un secondo tentativo (2008), di grande buona volonta', per rivolgerlo alla nostra politica. Piu' volontariato di cosi'!

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Come mai siamo arrivati a cio'? Collateralismo, burocrazia

Certo, i militari, che prima del 1989 ci ignoravano considerandoci "abiettori", dopo le liberazioni nonviolente nel mondo hanno reagito. Allora sono passati al contrattacco duro: sospensione della leva, esercito professionale docile ai loro obiettivi politici, integrazione con l'esercito Usa e strategia nucleare da primo colpo, missioni all'estero (dove la concorrenza dei nonviolenti puo' essere solo minima), il Cimic per gestire i civili sul terreno bellico. Certo i militari hanno avuto dalla loro parte tutte le istituzioni e tutti i partiti. Ma che cosa abbiamo detto noi in proposito? Addirittura sul punto che ci riguardava direttamente, l'obiezione di coscienza, "Azione Nonviolenta", marzo 1999, ha inneggiato alla "fine della naja"!

La nostra storia collettiva e' nata con la legge 772 del 1972 e il conseguente servizio civile. Ma solo il Mir ha sostenuto il Servizio civile, per alcuni anni. Poi quando nel 1980 il Servizio civile si e' ingrossato, per fortuna la Caritas ci ha tolto le castagne dal fuoco per gestire il Servizio civile in grande. Ma cosi' ci siamo abituati a non fare politica nel sociale: da allora le associazioni nonviolente si sono abituate a campare sugli iscritti e sulla politica delle iniziative altrui (ad esempio la Campagna Osm-Dpn).

Negli anni '80 e '90, quando comunque avevamo una forte base sociale negli obiettori militari e negli obiettori fiscali, abbiamo rimediato al poco lavoro nella societa', dandoci almeno una strategia (anche se era controversa, fino a quasi essere combattuta da alcuni gruppi di nonviolenti): la Difesa popolare nonviolenta. E gloriosamente abbiamo vinto la battaglia politica per ottenere la legge apposita. Ma, ancora una volta, non abbiamo saputo affrontare la battaglia reale: quella per fare applicare la legge. Era finito il tempo di stare solo a chiedere ad altri, facendo anticamera nel Parlamento; occorreva lavorare (con una stampa a frequenza maggiore dei mensili) nella politica degli Enti locali, con le associazioni (almeno quelle del Servizio civile), sugli avvenimenti quotidiani per indirizzarli verso gli obiettivi tattici della strategia ormai legalizzata. Infatti dopo la legge 64/2001, c'e' stata una inattivita', che ha lasciato campo aperto alle Associazioni di Servizio civile; che allora hanno voltato le spalle a noi e alla Difesa popolare nonviolenta.

Prima del 2001, quando c'erano gli obiettori, rappresentavamo gia' un'ipotesi politica; dopo, senza piu' le obiezioni, siamo diventati dei clienti politici generici. Ci siamo cullati nell'idea di avere comunque una nostra politica: il collateralismo a qualche partito (Verdi, Prc, Ds, ecc.); tanto che pochissima attenzione e' stata rivolta alle vicende del Comitato Dcnanv; come se esso non fosse la chiave per organizzare decine di migliaia di serviziocivilisti, che, per legge, dovevano iniziare una difesa statale alternativa; invece e' stato trattato come fosse una cosa per pochi specialisti, avventuratisi nel palazzo del governo. Su questo tema cruciale per la politica di 35 anni di lotta politica in Italia, quanti articoli avete letto sulla nostra stampa? Due, forse tre... Eppure abbiamo almeno tre riviste mensili.

Dopo aver sperato invano nel "governo amico", naturalmente alle elezioni del 2008, poiche' non avevamo piu' una base nel sociale, siamo crollati assieme ai partiti della sinistra ai quali ci eravamo appesi. E ora non sappiamo piu' come fare politica. Dobbiamo ricominciare daccapo!

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Tre strategie nel Movimento per la Pace italiano

Allora per prima cosa domandiamoci chi siamo. Per rispondere, ormai non possiamo fare a meno di tener conto delle divisioni che segnano anche il campo della pace e dell'antimilitarismo. Oggi il problema non e' piu' quello di distinguersi solo da Pannella, come e' stato dal 1975 (quando rifiuto' di sostenere il Servizio civile); ora c'e' da capire che Flavio Lotti segue una politica diversa da quella di Zanotelli, che quasi nessun Ente locale ha voglia di parlare di intervento nonviolento all'estero, che Papisca pensa all'Onu e ai diritti e basta, che contro la mafia Ciotti vuole che la societa' civile faccia solo la tifosa per lo Stato che arresta mafiosi e sequestra beni.

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[Qui segue una figura su "Distribuzione dei vari pacifismi sui quattro modelli di difesa (e sviluppo)" - denominati rosso, blu, verde e giallo -, figura non riproducibile graficamente nel nostro foglio]

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Gli ultimi avvenimenti sono stati: 

1) la strategia dei Mds blu e rosso ha scoperto le carte: la Marcia Perugia-Assisi si fa solo per i diritti e per la riforma dell'Onu, non per la Pace e tanto meno per la nonviolenza dei Corpi civili di pace o la Difesa popolare nonviolenta.

2) Nel Mds verde la strategia europea ha dovuto ritirarsi dall'obiettivo speranzoso (Corpi civili di pace europei) ed e' ricaduta a livello nazionale, ottenendo almeno un riconoscimento finanziario (ma purtroppo rischia di buttarlo al vento, per averlo rivolto agli studenti dei licei). Intanto si e' costituito l'Icp con la pretesa di essere l'unico che fa sul serio (nonviolentemente?).

3) La vittoriosa strategia della Difesa popolare nonviolenta e' stata bloccata (niente iniziative di Difesa popolare nonviolenta, niente interposizione dei serviziocivilisti all'estero, niente convegni sulla Difesa popolare nonviolenta) dal Comitato Dcnanv. I suoi seguaci, tornando a lavorare alla base, si sono associati al movimento per le interposizioni nonviolente; cosicche' oggi l'Ipri-Ccp raccoglie tutto il movimento di base che intende la difesa alternativa in senso ampio.

Ma verso che cosa? La strategia e' chiara: realizzare la nonviolenza sia nella difesa alternativa, anche statale, intesa sia come difesa dall'invasione nazionale, sia per la interposizione nelle crisi internazionali, sia contro la mafia. Ma e' chiaro anche che oggi siamo in pochi, perche' gli enti locali ci sono tutti lontani (salvo eccezioni); e oggi col 5 per mille le associazioni, anche le piu' piccole, si interessano di ben altro che di progetti politici di servizio e di sacrificio. E' chiaro anche che ora, senza piu' la politica dell'obiezione, dobbiamo compiere azioni collettive importanti pe riuscire a superare la soglia (alta) di una minima incidenza politica. E' anche chiaro che disponiamo di poche energie, in termini di uomini e di risorse finanziarie.

In definitiva, o siamo saggi a trovare una intesa collettiva rapidamente, su pochi ma chiari punti praticabili, oppure resteremo in balia delle onde di una politica (quella delle Associazioni di Servizio civile, degli Enti locali, del Comitato Dcnanv, dei Partiti, dei militari, degli Usa, dell'Onu) che ci svaluta come volontariato generico.

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Proposte minime per intenderci e per ricominciare una politica comune

1) Ricostituire il soggetto della politica dell'obiezione nonviolenta:

a) o [riconoscersi] rilanciare la obiezione fiscale come: 1) contribuzione volontaria (meglio se con il 5 per mille) alle sole associazioni che fanno interposizione (Ipri-Ccp, Operazione Colomba, Pbi, Un Ponte per..., ecc.); 2) piu' versamento dell'8 per mille alla Chiesa cattolica (per la Caritas che fa Difesa popolare nonviolenta) e alla Chiesa Valdese (che finanzia le Pbu) e lettera all'Unsc per essere iscritti all'albo degli obiettori;

b) o [ritrovare l'unita' politica delle associazioni] ogni associazione, che si dichiara nonviolenta, versa una quota del suo bilancio per realizzare l'obiettivo politico comune dell'interposizione nonviolenta; con questi versamenti costituire un fondo comune per finanziare i progetti comuni di interposizioni nonviolente, da decidere in assemblea nazionale annuale;

c) o [farsi riconoscere giuridicamente] puntare sulla istituzione presso l'Unsc (che e' obbligato per legge a farlo) di un albo pubblico di tutti gli italiani che si dichiarano obiettori alla guerra (costo per l'Unsc: zero); su questo obiettivo chiedere la solidarieta' a livello nazionale e finalizzare tutta una Campagna fino ad ottenerlo.

2) Darsi quattro obiettivi tattici immediati:

a) o [resistenza] per mantenere quella finalita' 1a) della legge 64/01 sul Servizio civile per cui il Servizio civile, facendo difesa alternativa, e' di competenza dello Stato (piu' che delle Regioni); almeno una lettera a Giovanardi contro la sua riforma del Servizio civile che va contro quella finalita';

b) o [chiudere le finalita' della vecchia Campagna Osm-Dpn] ottenere per gravi motivi di coscienza l'opzione fiscale attraverso il 5 per mille per la voce Dpn del bilancio Unsc;

c) o [prima iniziativa di Dpn operativa] lettera e pressione su Giovanardi per ottenere un percorso di attuazione di quella Dcnanv che e' prescritta dalle leggi italiane: finanziare corsi universitari a contratto su Dpn e Ccp (500-1000 euro l'uno); nominare consulenti dell'Unsc sulla Dpn (solo in subordine, accettare il rinnovo del Comitato Dcnanv e sulle nomine nuove dobbiamo avere voce in capitolo), una prima iniziativa operativa.

 

4. DOCUMENTI. MOVIMENTO NONVIOLENTO: MOZIONE DEL POPOLO DELLA PACE: RIPUDIARE LA GUERRA, NON LA COSTITUZIONE

[Riproponiamo il seguente appello del Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org)]

 

Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli Perugia - Assisi, 25 settembre 2011

Mozione del popolo della pace: ripudiare la guerra, non la Costituzione

"Una marcia non e' fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attivita'" Aldo Capitini (1962)

Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a commento della "Marcia per la  pace e la fratellanza tra i popoli" del 1961 era consapevole di aver aperto un  varco nella storia del '900 attraverso il quale per la prima volta era entrato in scena ed aveva preso la parola, in prima persona, il "popolo della pace" che, convocato in una "Assemblea itinerante" partita da Perugia e giunta alla Rocca  di Assisi, approvava la Mozione del popolo della pace.

Da quel settembre di 50 anni fa il popolo della pace non e' piu' uscito di scena e non ha piu' rinunciato al diritto alla parola. Molte altre volte si e' riconvocato in assemblea ed ha marciato da Perugia ad Assisi, ponendo problemi, indicando orientamenti, promuovendo attivita'.

L'onda prodotta dalla prima Marcia e' ora giunta fino a noi. Noi ci assumiamo la responsabilita' di convocare ancora il popolo della pace, non solo perche' c'e' da celebrare il suo cinquantesimo anniversario, ma soprattutto perche' e' necessario che esso faccia sentire ancora la sua voce, approvi oggi una  nuova Mozione del popolo della pace. Faccia ancora sorgere problemi, orientamenti, attivita'.

Il problema fondamentale che vuole far sorgere il popolo della pace, nel 50mo anniversario della prima Marcia per la pace e nel 150mo anniversario dell'Unita' d'Italia, e' il rispetto integrale della Costituzione della Repubblica italiana.

La Costituzione e' da tempo sotto attacco sotto molteplici aspetti, ma sotto uno in particolare e' gia' profondamente e dolorosamente lacerata, anzi ripudiata. I padri costituenti hanno accuratamente selezionato le parole con le quali scrivere il Patto fondativo della nazione e solo nei confronti della guerra  hanno usato, all'articolo 11, il verbo "ripudiare" - che vuol dire rinnegare,  sconfessare, respingere - non solo "come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli", ma anche "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Da tempo ormai, attraverso l'artificio retorico dell'"intervento umanitario", e' invece questo articolo della Costituzione ad essere stato ripudiato (rinnegato, sconfessato, respinto) e la guerra e' tornata ad essere strumento e mezzo accettato, preparato e utilizzato. Inoltre la preparazione di questo mezzo risucchia la parte piu' consistente della spesa pubblica che non puo' essere utilizzata ne' per garantire i diritti sociali affermati dalla stessa Costituzione, ne' per costruire e sperimentare altri mezzi di risoluzione delle controversie internazionali coerenti con la lettera e lo spirito della Costituzione.

Questo e' il problema fondamentale che pone il popolo della pace e riguarda le basi stesse del nostro ordinamento democratico, del nostro patto civile nazionale: occorre ripudiare la guerra, non la Costituzione.

Il popolo della pace non si limita a denunciare il problema, ma indica un orientamento per la sua soluzione: la nonviolenza. Che non e' principio astratto ma concreta ricerca di mezzi alternativi alla violenza e alla guerra.

Mentre i padri costituenti sanciscono il ripudio della guerra come "mezzo" di  risoluzione delle controversie, i padri e le madri della nonviolenza si concentrano proprio sulla ricerca dei "mezzi" per affrontare e trasformare positivamente i conflitti. "Nella grossa questione del rapporto tra il mezzo e il fine, la nonviolenza porta il suo contributo in quanto indica che il fine della pace non puo' realizzarsi attraverso la vecchia legge 'Se vuoi la pace,  prepara la guerra', ma attraverso un'altra legge: 'Durante la pace prepara la  pace'", scrive Aldo Capitini. Perche', come spiega Gandhi, "tra mezzo e fine vi e' lo stesso inviolabile nesso che c'e' tra seme e albero".

L'orientamento che indica il popolo della pace e' di investire le risorse pubbliche non piu' per le ingenti, e sempre crescenti, spese militari e per armamenti, ma per ricercare, promuovere e sperimentare efficaci strumenti e mezzi di pace. Sia sul piano culturale di una diffusa educazione alla pace e alla nonviolenza, volta a rivitalizzare sentimenti di responsabilita' individuale, di partecipazione democratica, di apertura alla convivenza. Sia sul piano dell'organizzazione sociale, economica ed energetica fondata sulla  sostenibilita', la semplicita', i beni comuni. Sia sul piano dell'approntamento degli strumenti non armati per gli interventi veri e propri nelle situazioni di  oppressione e di conflitto, interni e internazionali.

Nel porre il problema del ripudio della guerra, e non della Costituzione, nell'indicare l'orientamento alla nonviolenza e ai mezzi non armati per la risoluzione dei conflitti, il popolo della pace promuove le attivita' e le campagne necessarie: il disarmo e la costituzione dei corpi civili di pace.

La guerra, comunque aggettivata - umanitaria, preventiva, giusta, chirurgica  ecc. - e' un costo insostenibile sia in termini di vite umane e sofferenze per le popolazioni, sia in termini di tenuta del patto democratico, sia in termini di  bilanci economici. Mentre tutti i settori della spesa pubblica subiscono pesanti e continue contrazioni, mentre i settori produttivi risentono delle crisi finanziarie internazionali, solo il settore delle spesa pubblica militare lievita incessantemente e solo il settore dell'industria degli armamenti diventa piu' florido. In questo preparare quotidianamente, ed economicamente, il mezzo della guerra, la Costituzione e' gia' ripudiata. L'invio dei bombardieri ne e' solo la tragica ma inevitabile conseguenza. Percio' la condizione preliminare e necessaria per il ripudio della guerra e' il disarmo. In tempo di crisi, l'invito del presidente Pertini e' sempre piu' attuale: "Svuotare gli arsenali e riempire i granai": questa e' la prima attivita'.

La seconda attivita' e' darsi i mezzi e gli strumenti necessari per intervenire all'interno dei conflitti, come prevedono sia la Costituzione italiana che la Carta delle Nazioni Unite, ossia costituire i Corpi Civili di Pace nazionali e internazionali. Dotare il nostro Paese, e orientare in questo senso le Organizzazioni internazionali, di Forze disarmate costituite da personale formato ed equipaggiato, presente nei luoghi dei conflitti prima che questi degenerino in guerra. Corpi civili esperti nella complessa ma indispensabile arte della prevenzione, mediazione, interposizione e riconcliazione tra le parti.

Significa costruire un nuovo ordine internazionale fondato sulla nonviolenza. Se poi tutti gli interventi civili messi in campo, fino in fondo, all'interno di un conflitto non saranno stati efficaci e sara' necessario un intervento, limitato e circoscritto, di una forza armata, sara' compito della Polizia internazionale al servizio delle Nazioni Unite. La quale, come tutte le polizie, non fara' guerre e bombardamenti ma separera' i contendenti, neutralizzando i soggetti piu' violenti e arrestando chi si rende responsabile di crimini.

Per il popolo della pace questo e' il nuovo varco da aprire oggi nella storia.

Questa la sua mozione: ripudiare la guerra, non la Costituzione.

Per questo marcera' ancora una volta da Perugia ad Assisi

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Il Movimento Nonviolento

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Numero 406 del 25 agosto 2011

 

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