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Telegrammi. 664



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 664 del 31 agosto 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Cessino le guerre

2. Un intervento di Enrico Bianchi

3. Sette domande a Piero P. Giorgi

4. Sette domande a Basilio Rizzo

5. Sei domande a Damiano Stufara

6. Maria G. Di Rienzo, Stefano Dall'Agata: Una lettera all'Ambasciata della Corea del Sud in Italia

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. CESSINO LE GUERRE

 

Cessino le guerre. Cessino le stragi.

Le risorse a disposizione dell'umanita' siano utilizzate per il bene dell'umanita'.

Cessino le stragi. Cessino le guerre.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. UN INTERVENTO DI ENRICO BIANCHI

[Ringraziamo Enrico Bianchi (per contatti: segrpresidentecc at comune.livorno.it) per questo intervento in risposta a una richiesta di intervista.

"Enrico Bianchi e' presidente del Consiglio Comunale del Comune di Livorno e medico di medicina generale. Nato a Livorno il 12 maggio del 1950, e' laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in malattie del tubo digerente, sangue, ricambio. Autore di dodici lavori clinici di interesse nazionale. Dal 1977 e' anche funzionario Unire preposto alla disciplina delle corse dei cavalli (sua grande passione fin dall'infanzia) presso gli ippodromi di Livorno, Pisa, Firenze, Grosseto e Roma. E' stato curatore di trasmissioni televisive inerenti il mondo ippico, e dal 1993 membro effettivo del cda della Societa' Labronica Corse Cavalli. E' stato eletto Presidente del Consiglio Comunale di Livorno, per la prima volta, nel 2003 dopo essere stato Presidente della V commissione consiliare (sociale e sanitaria). Candidatosi nuovamente nel 2009 per le elezioni del Consiglio Comunale nelle liste del Pd (primo eletto della maggioranza per preferenze) viene ricandidato e rieletto come Presidente del Consiglio Comunale di Livorno, ruolo che ancor oggi ricopre oltre a quello di medico a cui tiene moltissimo. Oltre ai cavalli, ha un'altra grande passione: l'archeologia, ed ama coltivare  orchidee"]

 

La marcia Perugia-Assisi simbolicamente rappresenta un cordone che unisce la gente, nel tempo e nello spazio, la coinvolge. E' la tangibile contrapposizione alla violenza da parte della nonviolenza. La condanna, visibile perche' fatta persona, delle ingiustizie, delle guerre, dei soprusi.

Nella assai preoccupante situazione mondiale odierna, il rimanere uniti contro la disgregazione che minaccia ogni ambito del vivere civile rappresenta l'atteggiamento piu' costruttivo, piu' utile per confrontarsi con le problematiche sociali. Il messaggio della nonviolenza dovrebbe divenire messaggio trasversale, e strumento di formazione delle giovani generazioni, indispensabile nella globalita' del nostro vivere quotidiano.

C'e' bisogno di strumenti adeguati e nuovi per fronteggiare le nuove realta', fatte di diversita', di culture altre, di svantaggio, talvolta di deprivazione. La cultura dell'accoglienza e della nonviolenza rappresenta l'elemento formativo e informativo per un programma di ristrutturazione sociale.

Metaforicamente parlando la nonviolenza e' come una nuvola leggera e soffice sospinta dal vento, "la liberta' dell'essere".

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A PIERO P. GIORGI

[Ringraziamo Piero P. Giorgi (per contatti: pieropgiorgi at gmail.com, www.pierogiorgi.org) per questa intervista.

Laureato in Biologia a Bologna (1965), Piero P. Giorgi ha ottenuto un PhD in neurologia in Inghilterra e ha insegnato neuroscienze in Svizzera e Australia fino al pensionamento (2005). E' co-fondatore della laurea in Studi sulla Pace dell'University of Queensland (1991) e dell'Australian Centre for Peace and Conflict Studies (2002). E' tornato in Italia nel 2005 per promuovere la nonviolenza (teoria e pratica). E' attualmente Associate Professor presso il National Centre for Peace and Conflict Studies dell'University of Otago (Dunedin, New Zealand) e membro del Centro Europeo di Gargnano (Brescia). E' co-fondatore del corso Master di Nonviolenza Applicata presso l'Universita' di Bergamo (2012). L'ultimo libro in italiano: La violenza inevitabile. Una menzogna moderna, Jaca Book, Milano 2008. Si veda anche l'intervista in "Coi piedi per terra" n. 387]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Piero P. Giorgi: La notevole partecipazione del pubblico, specialmente dei giovani, e la buona esposizione mediatica.

*

- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Piero P. Giorgi: La ricorrenza del cinquantesimo anniversario della prima marcia Perugia-Assisi promossa da Aldo Capitini nel 1961. Il bisogno urgente di rilanciare l'idea fondamentale dell'Unione Europea (pace e collaborazione), in un momento nel quale tutta l'attenzione sembra concentrata sull'economia. Il bisogno di capire le motivazioni e le dinamiche dell'attuale desiderio di democrazia emerso nel mondo arabo. La necessita' d'inquadrare le nuove strategie energetiche all'interno della pace e della nonviolenza nei riguardi della natura.

*

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Piero P. Giorgi: L'attuale sviluppo dal concetto di nonviolenza, intesa come strategia operativa di trasformazione, e' ben rappresentato dal nuovo corso Master (livello II) in Nonviolenza Applicata introdotto presso l'Universita' di Bergamo (febbraio 2012-febbraio 2013) (http://sdm.unibg.it/struttura/struttura.asp?cerca=nonviolenza_Applicata) con la collaborazione dell'Associazione Neotopia (www.neotopia.it). La novita' del corso riguarda l'importanza data alla violenza strutturale che opera nella vita quotidiana e alle nuove soluzioni nonviolente, lente, legali e locali che proveranno la possibilita' di creare una societa' nonviolenta in una piccola citta'. Questo progetto non e' piu' un'utopia, ma diventa appunto una neotopia ("societa' nuova").

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Piero P. Giorgi: I gruppi interessati alla nonviolenza devono fare rete per ottenere un impatto sul pubblico a livello informativo (non una fusione, perche' la varieta' dei metodi e' preziosa). L'informazione necessaria riguarda l'origine della violenza e della nonviolenza, i meccanismi sociali che promuovono la violenza e i vantaggi che si otterranno adottando invece la nonviolenza (comunita' piu' felici, sane e benestanti).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Piero P. Giorgi: Per un rapporto nonviolento con l'ambiente e' stata importante la decisione del governo tedesco di abbandonare gradualmente la produzione di energia atomica. Per l'Italia e' notevole aver organizzato la Conferenza Cica a Roma (22-25 settembre 2011, Consiglio Nazionale delle Ricerche) dedicata al venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Siviglia, che nel 1986 nego' per la prima volta l'idea (ancora prevalente) della violenza innata negli esseri umani. Altro fatto importante e' descritto in una precedente risposta.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Piero P. Giorgi: Occorre identificare i tanti fenomeni di violenza strutturale nella vita quotidiana, la madre di tutte le altre forme di violenza (guerra inclusa). Bisogna poi formulare soluzioni alternative per promuovere una ri-conversione nonviolenta della societa', specialmente nelle piccole citta' italiane.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Piero P. Giorgi: A differenza del concetto di pace (una giusta aspirazione degli esseri umani), la nonviolenza e' un modo di pensare, di vivere e di agire in societa' che permettera' la graduale eliminazione di tutte le forme di violenza, perche' non convenienti. La nonviolenza rappresenta la sola speranza di sopravvivenza della specie umana minacciata dai crescenti danni messi in atto dopo l'introduzione puramente culturale della violenza circa 7000 anni fa (medio neolitico). La nonviolenza puo' essere perseguita per una convinzione antropologica, o per ragioni etiche, o per rispetto di una prescrizione religiosa. Noti maestri di nonviolenza furono Buddha, Gesu', Gandhi, Martin Luther King, Aldo Capitini. Per accostarsi alla nonviolenza, prendere contatto con il Centro Sereno Regis (Torino), la Casa della nonviolenza (Verona), il Centro di ricerca per la pace (Viterbo), l'Associazione Neotopia (Piacenza) o uno dei numerosi gruppi operanti la nonviolenza in Italia.

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A BASILIO RIZZO

[Ringraziamo Basilio Rizzo (per contatti: Basilio.Rizzo at comune.milano.it) per questa intervista.

Basilio Rizzo e' Presidente del Consiglio Comunale di Milano. "Sono nato nel milanesissimo quartiere del Giambellino nel novembre del 1946. Ma nella mia famiglia il dialetto era il calabrese: i miei genitori appena sposati ed a guerra appena finita sono venuti al nord per sfuggire alla fame e alla disoccupazione. Nell'immediato dopoguerra, lo dico come curiosita', i piu' poveri abitavano nelle case danneggiate dai bombardamenti cosi' alla mia famiglia e' toccato abitare in via San Paolo e a me frequentare l'asilo di via della Spiga, naturalmente con la ricostruzione ritornammo in periferia. Il boom economico, il non risparmiarsi nel lavoro, lo spirito di sacrificio permetterono ai miei genitori di assecondare i miei buoni risultati scolastici e cosi' entrai nella seconda meta' degli anni sessanta all'Universita'. E' li' che inizio' nel mitico '68, l'impegno politico. Laurea in fisica indirizzo nucleare, scelta legata al sogno di una energia "democratica" a basso prezzo ed in grado di garantire alle nazioni in via di sviluppo una crescita economica adeguata con conseguente progresso sociale. Nel frattempo picchetti di solidarieta' ai cancelli davanti alle fabbriche ed i primi comitati unitari studenti-lavoratori. Le lotte studentesche a Citta' Studi ebbero un orientamento molto pragmatico: conquistammo i corsi serali per i lavoratori studenti, ed una didattica centrata sui gruppi di studio e non sull'"autoritaria" lezione ex-cathedra. Partecipai alla nascita delle prime formazioni dette "extraparlamentari" ed al loro progressivo cammino verso le istituzioni. Avanguardia Operaia formo' con il Pdup Democrazia Proletaria che conquisto' una presenza parlamentare. Giunsi anch'io in una istituzione. Nel 1983 entro a Palazzo Marino e vengo confermato in tutte le elezioni successive fino ad oggi. L'impegno politico e sociale ipotizzava in quegli anni una totale dedizione; soprattutto per quelli cui venivano riconosciute capacita', qualita' e dunque ruoli di direzione. Il mio testardo modo di pensare mi consenti', tuttavia, di resistere alle forti richieste di fare politica a tempo pieno. Non diventai mai un funzionario di partito; volli sempre fortissimamente un lavoro "normale" fonte di certezza economica ed in grado quindi di consentirmi indipendenza di pensiero. L'unica concessione che feci fu quella di rinunciare al lavoro in azienda e di scegliere l'insegnamento per il maggior tempo libero che lasciava. Dal 1973 dunque sono insegnante di elettrotecnica all'Itis "Ettore Conti" dove tuttora opero. D'altra parte il fisico che sognava anche per l'Italia la nascita di una industria nucleare, aveva ormai lasciato il posto al conferenziere che nell'ambito del nascente movimento ambientalista girava per convegni ed assemblee propagandando il "Nucleare? No, Grazie!". L'ingresso nel Consiglio Comunale mi obbligo' ad una conversione nel campo di attivita'. Era l'ambito amministrativo che assorbiva ormai il mio impegno. E poiche' sono sempre stato in gruppi consiliari minuscoli, a volte addirittura solo, dovevo occuparmi un po' di tutto. Mi trovai, uomo di sinistra, a fare opposizione a giunte descritte come "giunte rosse". Non e' stato ne' facile , ne' gratificante, ma gli anni di tangentopoli dimostrarono che avevo visto giusto. Con Emilio Molinari ed Elio Veltri in Regione, molto osteggiati dalla politica ufficiale, ma con l'aiuto di un giornalismo un po' piu' coraggioso e libero di oggi, smascherammo l'intreccio tra politica ed affari che prosperava in un sistema che aveva elevato il consociativismo anche a modello di governo della citta' (anche se, per questo, sia chiaro, non credo di aver fatto cose straordinarie - l'onesta' non e' un merito, ma un dovere - ma solo scelsi di non chiudere gli occhi e di non fare sconti a nessuno). Se mi e' permesso dirlo la Magistratura e Mani Pulite sono arrivate solo qualche anno dopo. In quegli anni la cosa piu' importante cui credo contribuii fu quella di far diventare oggetto di attenzione a livello, potremmo dire, di massa il complesso delle scelte urbanistiche. La resistibile ascesa di Ligresti, l'urbanistica contrattata, il piano Casa, le aree d'oro non erano piu' argomenti per addetti ai lavori, ma se ne discuteva in assemblee affollate, in convegni, nei quartieri. Alla stagione di tangentopoli segui' il governo leghista. Di quel periodo ricordo con soddisfazione la mia elezione a Presidente della Commissione Urbanistica: con il voto di alcuni dissidenti leghisti divenni il primo membro dell'opposizione a guidare la piu' importante Commissione Consiliare. Mi dimisi all'indomani dell'affermazione, nella Lega, di una netta impostazione secessionista che a mio avviso rendeva impossibile anche una benche' minima forma di collaborazione istituzionale. Sconfitta la Lega giunse l'era Albertini. Divento' ancora piu' deciso il mio impegno di oppositore (mentre per la verita' qualcuno tra noi dell'opposizione sembrava volergli aprire - ahime', quanto sbagliando! - una "linea di credito" considerando la sua pretesa "impoliticita'" un elemento di diversita' dal centrodestra e da Berlusconi). Ho combattuto in particolare privatizzazioni, esternalizzazioni e vendite del patrimonio pubblico che mi paiono essere state, malgrado i molti fallimenti, il tratto caratteristico del governo di Milano di questi anni. Ma sulle ultime vicende, per la loro vicinanza nel tempo, credo sia maggiore la memoria di chi legge, ed in ogni caso le questioni piu' rilevanti sono ritrovabili nel mio sito. Resta, come chiusa finale, da dire che il tempo dedicato alla politica lo sottraggo, non senza sensi di colpa, ad una splendida famiglia: Marta mia moglie, anch'essa insegnante e Lorenzo e Cecilia i miei figli, "berchettiano" il primo e prossima "manzoniana" la seconda. Funge il ricordarli come piccolo ringraziamento per la molta pazienza con cui mi sopportano"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Basilio Rizzo: E' un evento che aiuta a riflettere sulle vere cause delle tante guerre, del terrorismo e dei conflitti nel mondo. In sintesi alla loro origine c'e' una economia di ingiustizia. La marcia aiuta la riflessione sulle possibili modalita' per promuovere la giustizia, la pace e la nonviolenza nel mondo. E' stata un punto di contatto tra associazioni di diverse ideologie, ma per essere piu' efficace ed incisiva deve trasformarsi in azioni concrete fino all'ottenimento degli obiettivi tipo boicottaggi, obiezione alle spese militari, disubbidienza civile.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Basilio Rizzo: La marcia del 25 settembre non puo' esimersi dal parlare della violenza dell'attuale manovra finanziaria, della ingiustizia perpetrata sui ceti medio-bassi, mentre i ricchi possono continuare ad evadere le tasse e a non contribuire al risanamento del bilancio. Occorre con forza indicare i rimedi: taglio delle spese di guerra e militari (27 miliardi nel 2010 piu' 17 miliardi per acquistare i cacciabombardieri F35); introduzione della tassa sui grandi patrimoni; lotta all'evasione fiscale, al lavoro in nero, al fatturato della mafia; rilancio dei servizi e beni pubblici: acqua, sanita', scuola; riduzione del numero dei parlamentari e consiglieri regionali, tagli ai loro stipendi e prebende; difendere i diritti dei lavoratori, dei migranti, dei pensionati, dei portatori di handicap e dei redditi piu' bassi. Altro argomento importante da portare sempre piu' alla ribalta della marcia del 25 settembre sono i cambiamenti climatici, il risparmio energetico, il cambiamento degli stili di vita individuali e collettivi per ridurre l'impatto sull'ambiente della CO2 e salvaguardare la biodiversita'. I dati sono allarmanti e tutti, governi e comunita', dobbiamo agire. Come Presidente del Consiglio Comunale di Milano mi impegnero' perche' l'amministrazione comunale si avvii sulla strada dell'abbattimento delle tonnellate di CO2 prodotte nel nostro comune.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Basilio Rizzo: Si sono fatti passi avanti nei movimenti di rivendicazione che partono dalla base, da quello degli studenti, l'Onda, alle varie rivendicazioni del territorio come i No-Tav, ma l'apparato statale e' ancora violento come dimostrano l'esistenza dei Cie e le violenze sistematiche perpetrate in essi, il respingimento in mare dei migranti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Basilio Rizzo: Puo' e deve essere di pungolo alla societa' civile e politica per cambiare le idee su cui si fonda l'attuale sistema economico di mercato promuovendo di conseguenza cambiamenti verso stili di vita sobri e solidali.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Basilio Rizzo: Straordinaria e' stata in Italia la vittoria dei referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Importanti sono il movimento dei No-Tav, la lotta di Libera contro le mafie, il movimento Stop al consumo di territorio e la promozione delle energie rinnovabili.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Basilio Rizzo: Sul contrasto delle terapie liberiste che si vogliono adottare per uscire dalla crisi con la consapevolezza della perversita' dell'attuale modello di sviluppo fondato sulla crescita del Pil. Gli indicatori di benessere degli Stati devono riguardare non solo la quantita' del progresso economico, magari ottenuta producendo armi o causando forti cambiamenti climatici, ma soprattutto devono riguardare la qualita' della vita sociale, ambientale ed economica (aspettativa di vita, sperequazioni sui redditi, lotta alla poverta', danni ambientali, emissioni di gas serra, welfare, l'investimento in istruzione, utilizzo delle energie rinnovabili, sviluppo sostenibile, esaurimento delle risorse naturali). Questa, a mio parere, e' nonviolenza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Basilio Rizzo: La nonviolenza e' un'aspirazione che deve tradursi in un progetto di vita e in un progetto politico. Ci si deve accostare ad essa con semplicita' ed umilta', ascoltando e leggendo chi la vive e la mette in pratica, avendo attenzione agli altri e alla societa' che ci circonda.

 

5. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SEI DOMANDE A DAMIANO STUFARA

[Ringraziamo Damiano Stufara (per contatti: rifo at crumbria.it) per questa intervista.

Damiano Stufara, nato a Terni il 21 maggio 1978, e' il consigliere regionale dell'Umbria piu' giovane anche in questa legislatura. Inizia a fare politica prima nel movimento studentesco e poi nel Partito della rifondazione comunista. Nel 1995 viene eletto coordinatore provinciale dei Giovani comunisti, nel'aprile 1997 consigliere comunale a Terni e un anno dopo segretario provinciale del Prc. Rieletto consigliere comunale nel '99 e nel 2004, riconfermato nel ruolo di segretario provinciale del Prc, entra a far parte del Comitato nazionale del partito. Dal 2003 coordina, a nome dei piu' importanti enti locali della provincia di Terni, con la supervisione dell'Unops, un'agenzia dell'Onu, un progetto di cooperazione internazionale fra la Provincia di Terni e la Provincia di Granma, a Cuba. Nelle elezioni regionali del 2005 e' stato il candidato piu' votato in Umbria del Prc. Nelle regionali del 2010 e' stato eletto nella lista provinciale di Terni di "Rifondazione Comunisti Italiani"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Damiano Stufara: La marcia rappresenta, oggi come cinquant'anni fa, un punto di svolta nel metodo del movimento pacifista. Il contrasto alle politiche belliciste e inumane, da presa di coscienza individuale esercitata nell'ambito della propria sfera vitale, diviene un processo collettivo di resistenza attiva che non solo trasforma il sentire comune all'interno della societa', ma riesce anche ad operare una trasvalutazione dei valori di coloro che questa resistenza esercitano. Si tratta di un'esperienza che insegna la possibilita' di un'unita' d'intenti e di prospettive basata sul riconoscimento reciproco, al di la' di ogni forma di totalitarismo ideologico. Il suo significato antisistemico nel corso degli anni e' andato crescendo, nella stessa misura con cui si e' fatta carico di sempre piu' complesse problematiche.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Damiano Stufara: Uno dei contributi piu' importanti del movimento pacifista, almeno nei paesi che dal secondo dopoguerra godono dell'assenza di conflitti armati sul loro territorio, e' l'aver costretto tutti quanti a guardare al mondo nella sua interezza ed a prendere atto delle ingiustizie su cui si e' fondato negli anni il nostro benessere. Non ci sono mai stati cosi' tanti conflitti nel mondo come nell'era postmoderna, non c'e' mai stata una cosi' grande diseguaglianza fra nord e sud del pianeta, non e' mai stata cosi' evidente la funzione repressiva delle missioni internazionali rispetto alle istanze di quanti stanno alla base della piramide sociale mondiale. Se c'e' un tema che caratterizza la marcia quest'anno, alla luce di quella grande domanda di democrazia reale che viene dalla primavera araba, secondo me e' proprio l'internazionalismo.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Damiano Stufara: E' impossibile parlare del movimento nonviolento italiano prescindendo dalla societa' italiana. Dopo anni di normalizzazione ideologica e di censura preventiva, sembra che la sabbia del dubbio inizi a bloccare gli ingranaggi della macchina militarista. La grande maggioranza degli italiani non crede piu' ad un esito positivo delle missioni internazionali e alla possibilita' di "esportare la democrazia", una conquista sempre piu' sconfessata dentro la nostra stessa societa'. Il passaggio successivo e' rendere feconda questa disillusione, trasformarla in una forza consapevole di poter incidere sulle scelte di politica internazionale del nostro Paese, come pure su quelle in materia di lavoro, di prevenzione, di pari opportunita'. Si tratta di cogliere, nell'indignazione crescente, una capacita' creativa di nuovi mondi possibili.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Damiano Stufara: I movimenti sono dei luoghi d'interlocuzione in perenne cammino, dove chiunque puo' contribuire alla produzione di senso. La decostruzione di ogni principio d'autorita' dato per presupposto nel senso comune rappresenta attualmente la loro opera piu' feconda, che la stessa dimensione politica, se vuole rispondere al compito che si pone di tutelare l'interesse collettivo, e' chiamata a fare dentro se stessa. Partiamo ad esempio da una considerazione di base, che per la sua semplicita' attraversa tutte le generazioni: perche' ci dev'essere chi ha di piu' e chi niente? Perche' i ricchi e i poveri? Come fa a mantenersi un tale squilibrio? Il movimento, come ogni critica, deve prendere le cose alla radice; questa riscoperta della dimensione pratica nella coscienza che ogni individuo ha di se' e' dirimente per la qualita' dell'azione nonviolenta, in quanto consente di accedere ai modi della cultura giovanile.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza? E su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Damiano Stufara: Non si puo' nascondere il fatto che la mancanza di una campagna nazionale contro la guerra in Libia, come pure rispetto alla vicenda afghana, sia un segno di debolezza; viviamo in una fase in cui il dissenso a questo come ad altri interventi e' ancora indeterminato nei contenuti, ma potenzialmente vastissimo, come dimostrano invece le innumerevoli mobilitazioni contro la crisi economica o le tante vertenze ambientali tutt'ora aperte ad ogni esito, a partire dalla Tav. Il dramma economico che attraversano i paesi europei porta con se' anche il rischio di un restringimento degli orizzonti. Quella che pero' si configura come una debolezza - ovvero l'incapacita' di connettere il contrasto alle politiche antisociali con l'opposizione alla guerra - puo' trasformarsi in una grande possibilita' di cambiamento se questa connessione verra' posta in atto. Per dirla in maniera forse un po' brutale, il movimento nonviolento e' chiamato a parlare maggiormente di economia, a riconoscere la violenza armata come un prodotto della violenza dei rapporti sociali.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Damiano Stufara: Gli direi che il rifiuto della violenza e' cio' che ci consente di essere noi stessi senza con questo negare nulla agli altri. Ci sono delle domande la cui risposta dura tutta una vita, come quelle poste da Gandhi: "Se esiste un uomo nonviolento, perche' non puo' esistere una famiglia nonviolenta? E perche' non un villaggio, una citta', un paese, un mondo nonviolento?".

 

6. APPELLI. MARIA G. DI RIENZO, STEFANO DALL'AGATA: UNA LETTERA ALL'AMBASCIATA DELLA COREA DEL SUD IN ITALIA

[Da Maria G. Di Rienzo (per contatti: e-mail: sheela59 at libero.it, blog: lunanuvola.wordpress.com) e da Stefano Dall'Agata (per contatti: e-mail: agaste at yahoo.it, blog: http://sdallagata.wordpress.com/) riceviamo e diffondiamo.

Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005; (a cura di), Voci dalla rete. Come le donne stanno cambiando il mondo, Forum, Udine 2011. Cfr. il suo blog lunanuvola.wordpress.com Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81; si veda anche l'intervista in "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 250, e quella nei "Telegrammi" n. 425.

Su Stefano Dall'Agata riportiamo la seguente breve scheda: "Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il diploma di Perito chimico industriale presso l'Itis "Enrico Fermi" di Treviso. Sin dalla gioventu' la mia grande passione e' la musica, ho anche collaborato come Dj a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il Pds, poi con i Ds. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al Pd e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e ora con Sinistra Ecologia e Liberta'. Alle elezioni amministrative del 2006 sono stato eletto al Consiglio Provinciale di Treviso per il mandato 2006/2011. Parallelamente si e' svolto anche il mio impegno nell'associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e con Legambiente"]

 

All'Ambasciata della Repubblica di Corea, via Barnaba Oriani 30, 00197 Roma

e per conoscenza ai Consolati della Repubblica di Corea presenti in Italia

Treviso, 28 agosto 2011

Egregio ambasciatore Kim Young-seok,

quali membri consapevoli della comunita' internazionale, le chiediamo con urgenza di adoperarsi per fermare la costruzione della base navale sull'isola di Jeju. Quando i piani per la base navale sono stati annunciati cinque anni orsono, il 95% dei residenti dell'isola hanno votato contro la sua costruzione ed hanno usato ogni mezzo democratico a loro disposizione per bloccarla. Pure, le loro proteste non sono state udite dal suo governo.

Condividiamo con i residenti di Jeju lo sdegno per il fatto che il governo sudcoreano sia disponibile a sacrificare la loro sicurezza pur di costruire una base missilistica statunitense che e' parte di una strategia di provocazioni verso la Cina. Gli abitanti di Jeju non credono affatto che la base navale migliorera' la sicurezza del popolo coreano: sanno benissimo che essa destabilizzera' ulteriormente la regione dell'Asia del Pacifico e rendera' l'isola di Jeju un bersaglio sicuro per le risposte militari.

La resistenza della gente di Jeju alla militarizzazione dell'isola nasce dal massacro del 3 aprile 1948, quando circa 80.000 civili furono uccisi dall'esercito sudcoreano durante manifestazioni pacifiche che si opponevano alla divisione dell'isola fra nord e sud. Nel 2006, l'ex Presidente Roh Moo Hyun si e' scusato ufficialmente per l'episodio, designando Jeju quale "Isola della Pace". La base navale viola gli impegni presi dal governo con i residenti di Jeju ed ignora il loro desiderio di pace.

Il 24 agosto scorso, il sindaco del villaggio di Gangjeong, Kang Dong-kyun, si e' avvicinato ai contractors militari che hanno iniziato ad usare una gru da 250 tonnellate portata di contrabbando nel villaggio, di notte. Mentre chiedeva che la gru illegale fosse smantellata e rimossa, il sindaco e' stato caricato su un veicolo della polizia assieme al suo concittadino Kim Jong-Hwan ed altri attivisti della societa' civile. Per dieci dure e lunghe ore cento fra abitanti di Jeju ed attivisti pacifisti hanno usato i loro corpi per impedire che la polizia trasferisse altrove il sindaco e gli altri. Due attivisti sono stati rilasciati, ma il sindaco, il signor Kim e fratello Moon sono ancora in stato di arresto.

Siamo profondamente preoccupati per la salute e la sicurezza degli attivisti pacifisti: permettendo l'uso della violenza contro attivisti nonviolenti si mina la reputazione del governo sudcoreano e si fornisce al mondo intero l'opportunita' di dubitare della sua democrazia.

Famosa per la sua straordinaria bellezza ed il suo ambiente incontaminato, Jeju e' stata indicata dall'Unesco come patrimonio dell'umanita' ed e' una dei 28 finalisti per le Nuove Sette Meraviglie della natura. Ci rende perplessi il fatto che nonostante la first lady si stia impegnando molto per quest'ultima causa il suo governo distrugga le possibilita' di Jeju permettendo la costruzione della base. Per alloggiare le navi da guerra statunitensi, la marina coreana e la Samsung Corporation stanno gia' minacciando l'habitat del corallo e la ricca vita marina.

La costa di cui si tratta, Joongduk, e' famosa non solo per essere il luogo in cui i delfini migrano dall'Alaska in estate, ma le sue acque sono anche quelle in cui centinaia di donne coreane, le "haenyo", fanno pesca subacquea per raccogliere i molluschi che sono un pilastro dell'alimentazione del paese. La base navale distruggera' cio' su cui le haenyo e i pescatori si basano per vivere ed ha gia' reso profughi i coltivatori di agrumi di Gangjeong le cui terre sono state confiscate, le cui serre sono state demolite e i cui alberi da frutto sono stati sradicati.

La marina coreana aveva assicurato agli abitanti di Gangjeong che la base navale avrebbe avuto un impatto minimo sull'ambiente, ma loro non possono credere a questa menzogna, e neppure noi. I residenti sanno di prima mano come la base mette in pericolo le loro comunita', le loro esistenze e l'equilibrio naturale di Jeju.

Siamo dunque al fianco dei residenti di Jeju nella loro lotta nonviolenta per proteggere non solo i ricchi ecosistemi marini dell'isola, ma per proteggere la pace in una regione del mondo sempre piu' fragile e sempre piu' militarizzata. Chiediamo si fermino immediatamente i lavori per la costruzione della base navale su Jeju.

Distinti saluti,

Maria G. Di Rienzo, Stefano Dall'Agata

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Primo Levi, Opere, Einaudi, Torino 1997, 2 voll. rispettivamente di pp. CXXVI + 1474 e di pp. XVI + 1606.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 664 del 31 agosto 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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