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Telegrammi. 689



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 689 del 25 settembre 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: La marcia di chi si oppone alla guerra e al razzismo

2. Sette domande a Paolo Arena

3. Sette domande a Matteo Masin

4. Sette domande a Dario Mencagli

5. Sette domande a Lorenzo Porta

6. L'appello del Movimento Nonviolento per la Marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 per la pace e la fratellanza dei popoli

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: LA MARCIA DI CHI SI OPPONE ALLA GUERRA E AL RAZZISMO

 

La marcia Perugia-Assisi e' la marcia di chi si oppone alla guerra e al razzismo.

E' oggi l'unica vera iniziativa politica realmente partecipata del popolo italiano contro il colpo di stato razzista nel nostro paese e contro la criminale partecipazione dello stato italiano alle guerre terroriste e stragiste in Afghanistan e in Libia. Guerre e persecuzione razzista che ogni giorno stanno uccidendo, uccidendo, uccidendo degli esseri umani.

Dalla marcia Perugia-Assisi oggi, come gia' nel 1961, come gia' nel 1981, puo' e deve rinascere in Italia un movimento politico per la pace e i diritti umani che abbia le necessarie caratteristiche di rigore e coerenza, di autonomia e limpidezza: che sia ecologista e  femminista, per la giustizia sociale e la difesa della biosfera; in una parola: un movimento nonviolento promotore della riforma intellettuale e morale urgente nel nostro paese.

La marcia Perugia-Assisi del 25 dicembre 2011 e' l'avvio di una prolungata e crescente azione diretta nonviolenta del popolo italiano per imporre le dimissioni del governo della guerra e del razzismo, del governo del potere mafioso e del regime della corruzione.

La marcia Perugia-Assisi del 25 dicembre 2011 e' l'avvio di una prolungata e crescente azione diretta nonviolenta del popolo italiano per riconquistare al nostro paese la vigenza della legalita' costituzionale, dello stato di diritto democratico, della civilta' umana, dell'umana responsabile convivenza.

Contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

La verita' e' in marcia.

La dignita', la solidarieta' umana e' in marcia.

La nonviolenza e' in cammino.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A PAOLO ARENA

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: posta.paolo.arena at gmail.com) per questa intervista.

Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali e comunicazioni di massa, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che da due anni si svolgono settimanalmente a Viterbo; nella seconda meta' del 2010 insieme a Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Recentemente ha tenuto una conferenza all'Universita' di Roma "La Sapienza" sul cinema di Tarkovskij]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Paolo Arena: Credo che il senso principale della marcia Perugia-Assisi sia stato quello di mettere in cammino singoli, gruppi e persino istituzioni ma senza dare la priorita' ad appartenenze se non quella comune a tutti: l'umanita'. Conosco la marcia tramite le letture, le testimonianze, le occasioni di formazione comune ma vorrei riuscire a partecipare almeno una volta, non tanto come "manifestazione" nel senso che tanto piace ai telegiornali; vorrei camminare insieme ad altre donne ed uomini, stupirmi nel conoscere le tante realta' che vi partecipano, conoscere gente, prendere contatti, allontanare il senso di solitudine ed inutilita' che invece i media di massa ci iniettano quotidianamente per neutralizzare questa forza e voglia di fare che proprio durante la marcia credo si manifesti. Vivere un incontro non come un momento in cui "ognuno puo' dire la propria" ma come importante occasione di ascolto dell'altro. Il cammino in una direzione comune, un senso sentito di unita' nella diversita'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Paolo Arena: Seppure ogni anno ci sia una guerra nuova o una nuova geografia dell'oppressione penso che la direzione di fondo della marcia sia da indirizzare verso contesti specifici ma anche su proposte ad ampio spettro affinche' sia ben chiaro che non c'e' nessuna intenzione di localismo o al contrario di esotismo. Il tema della fratellanza dei popoli e' piuttosto esplicito, parte dalla storia della marcia e la rilancia nel futuro senza retorica buonista; la pace e' forma di cui solo la nonviolenza puo' essere materia.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Paolo Arena: Se la nonviolenza e' una grande mescolanza di energie le piu' diverse e' anche vero che c'e' una certa fatica ad orientarsi tutti verso una meta comune e spesso un'autentica difficolta' a camminare assieme. Se e' vero che la nonviolenza e' per natura refrattaria ad operare con lo stesso clamore della violenza penso che non occorra alzare il volume della voce od operare in maniera eclatante (ed ambigua). Piu' che acquisire visibilita' mediatica dovremmo continuare a migliorarci, a coinvolgere le persone crescendo insieme senza gerarchie; piu' che fare massa, permeare la societa' nella vita quotidiana e nelle relazioni - nel personale e nel politico, non esclusivamente come movimenti o associazioni (che dovrebbero essere il punto di partenza e non di arrivo). Se la nonviolenza fosse essa stessa il medium non ci sarebbe piu' alcun desiderio di apparire su media diversi - non ce ne sarebbe la necessita': quindi e' opportuno continuare a cercare di fare sempre il bene, di aggiungere sempre qualcosa che valga la pena aggiungere al mondo. Pero' con sobrieta' e coerenza: non abbandonarci ad iniziative di bassa lega che servano solo a rastrellare svogliati consensi o lampi di visibilita'. Oggi ci sono molte iniziative che si definiscono nonviolente ma che a me non sembrano tali: non sono aperte alla partecipazione di chiunque, non entrano in dialettica con la controparte, impongono una propria ortodossia spacciata per partecipazione. Camminare insieme sara' sicuramente un momento di condivisione vera e progettuale. Occorre anche un confronto con le istituzioni costante, chiaro, aperto all'ascolto, propositivo e non esclusivo e soprattutto non soggetto a compravendite di alcun tipo (ad esempio: "io ti do la piazza per il concerto e tu stai zitto sulla speculazione, sulla centrale, sull'acqua e naturalmente sulla guerra"). La marcia penso che sia un buon momento di incontro e di studio, nel senso che al camminare si dava nell'antichita' (e non solo a quella classica occidentale, basta pensare alle culture come quella aborigena australiana che praticavano la misura della terra e il contatto tra le genti tramite il cammino continuo). Si puo' fare il bene senza aver mai sentito la parola nonviolenza, ma penso che gli "addetti ai lavori" possano mettere la propria responsabilita' al servizio di una collettivizzazione di consapevolezza e di capacita' con cui trasformare un sentimento comune a molti in coscienza e determinazione. E penso che sia ora di farlo: non mi piace l'idea che i nonviolenti (uso appositamente una definizione poco corretta) siano un avanguardia di movimenti di massa, e' ora che tutti sappiano e facciano le stesse cose. Penso ci sia un certo stallo: non riusciamo ad essere incisivi sulle questioni fondamentali, se non nell'ambito ristretto di negare almeno il nostro consenso, negarlo chiaramente. Ad un livello piu' organico di movimento o insieme di movimenti il nostro rapporto con la societa' di cui facciamo parte e' debole, ma non sono sicuro del perche'; ho avuto modo di conoscere molte realta' amiche della nonviolenza, grazie alle interviste a cui ho lavorato con Marco Graziotti di recente: c'e' molta gente determinata e c'e' molta energia, ci sono iniziative buone e altre meno buone, ci sono risultati su certe questioni (ambiente, diritti su scala locale) e meno su altre (guerra, razzismo).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Paolo Arena: Penso che il Movimento Nonviolento (ed anche certe altre associazioni) siano i luoghi che maggiormente possano garantire a chi vuole avvicinarsi alla nonviolenza la possibilita' di essere tutelato e indirizzato efficacemente. Non e' una novita' che a volte la parola "nonviolenza" e' usata con pericolosi secondi fini a cui solo una "entita' garante" puo' opporre un polo di attracco sicuro. Il Movimento Nonviolento ha l'autorevolezza della teoria e della prassi di Capitini e delle altre figure importanti che vi hanno aderito; l'autorevolezza dell'esempio e dell'apertura, non l'autorita' dello scranno politico o del palco o del teleschermo. Forze politiche in cerca di visibilita', gruppi di potere, personalita' desiderose di seguaci possono sfruttare la buona fede delle persone, farsi associazione o movimento per rastrellare il consenso per le strade. Il Movimento Nonviolento dovrebbe essere la rotta da seguire o quantomeno il modello a cui ispirarsi. Penso inoltre che sia necessaria una sempre maggiore reciprocita' tra il Movimento Nonviolento ed il resto dell'arcipelago associativo delle varie realta' amiche della nonviolenza. Gruppi e associazioni non dovrebbero essere settari o esclusivi e non dovrebbero esitare a deporre le proprie bandiere per mescolarsi tra le persone, parlare come singoli e non come gruppi spesso para-istituzionali. Come dicevo: un punto di partenza piu' che di arrivo. Poi naturalmente dovrebbero emergere nel momento di fare massa critica: dialogando come una sola entita' dalle mille personalita' ma dall'unica voce; in questo caso il ruolo e la storia del Movimento Nonviolento ne fanno il centro naturale, il luogo di raccolta e condensazione di tutte queste idee.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Paolo Arena: Mi sento ancora condizionato dal far coincidere la significativita' col risalto mediatico; e' un imprinting difficilissimo da rimuovere. Penso che una parte del coinvolgimento operato sul nucleare e sulla questione dell'acqua siano stati un buon agire: ha funzionato il passaparola, il coinvolgimento, la riflessione collettiva, le capillari e qualitativamente importanti iniziative di formazione e condivisione dei saperi, e cosi' una certa sensibilizzazione delle persone e delle istituzioni sulle questioni ambientali (la questione degli aereoporti, del traffico aereo e della mobilita' ad esempio). Non sono invece convinto che alcune iniziative presentate come nonviolente lo siano state ma non riesco a capire per quale motivo non sembri evidente a tutti quanti - riferendomi sempre ad un ambito ecologico e infrastrutturale (Tav, oppure certi recenti scioperi o certe iniziative di per se' importanti). Mi chiedo perche' non siamo cosi' risoluti con la guerra ed il razzismo - a livello di massa intendo. Forse non tutti comunichiamo ancora efficacemente la nostra opposizione a tutte le guerre - all'esterno intendo, perche' tra di noi ci capiamo fin troppo bene, ma non riusciamo sempre ad essere piu' convincenti dell'indignazione populista di internet o di certa televisione e di certi movimenti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Paolo Arena: Guerra, diritti, l'ambiente. Sono tutte questioni collegate, spesso in orbita attorno ad un centro maschile di potere decisionale. Dobbiamo evidenziare piu' efficacemente questi collegamenti, comunicare meglio e soprattutto tra particolare e generale non tralasciare nessuno dei due ambiti. La violenza sotto casa (o dentro) e la guerra, il battito delle ali di farfalla e il tornado. Concentrare il nostro impegno su tutte, contemporaneamente perche' si tratta della stessa cosa. Nello specifico possiamo pretendere dalle istituzioni di cui siamo responsabili il rispetto della Costituzione in materia di guerra e accoglienza dei migranti (ambito generale) e noi stessi cominciare rifiutando il nostro consenso (particolare). Ancor piu' nello specifico per quanto riguarda quello su cui dovremmo e possiamo agire qui ed ora le guerre in cui l'Italia e' direttamente coinvolta: Afghanistan e Libia (che finira' per smascherarsi anch'essa in un brutale affare di petrolio e ricostruzioni, oltre che il solito trastullo di politiche internazionali), e sulle questioni dei Cie e delle leggi razziali che sono veramente in casa nostra, sono veramente scempi che qualcuno ha firmato anche a nostro nome: campi di concentramento e deportazioni, una situazione sempre piu' drammatica. Le questioni geograficamente piu' distanti possono essere sostenute facendo pressione sul nostro governo e sostenendo le attivita' che gia' sono in atto in loco, senza smanie di esotismo - qualcosa di simile a pensare globalmente ed agire localmente - resistere qui e sostenere le resistenze altrove in parallelo.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Paolo Arena: L'esempio gandhiano del seme e dell'albero e' ancora molto efficace. Fare bene il bene, disvelare l'impossibilita' di ottenere la pace con mezzi che non siano la pace stessa. Direi a questa persona che la nonviolenza e' la lotta piu' intensa contro la violenza perche' e' una lotta che trasforma le energie distruttive in costruttive: questo avviene perche' non c'e' un nemico da abbattere ma una meta comune da raggiungere (la vita) tutti insieme. Gli direi che l'umanita' e' una sola e che la natura e' un insieme di cui l'umanita' e' una parte che non puo' esistere in maniera autonoma. Per questo di nuovo la dialettica personale-politico risulta efficace: la nonviolenza e' lotta interiore innanzitutto, contro la parte di noi che fa e accetta il male; ma e' anche lotta per salvare la vita di tutti. Quindi gli direi, perche' a me e' servito sentirmelo dire, che la nonviolenza non e' "le buone maniere" ma e' la lotta piu' dura che si possa vivere. Poi lo indirizzerei alle realta' che conosco ed alle letture che ho fatto. Anzi lo indirizzerei alla lettura in generale, intesa come studio e come ascolto. A quel punto parlando delle esperienze storiche avvenute prima che ci fosse la parola nonviolenza si accorgera' come noi che essa e' antica nell'uomo almeno come la violenza. A questo punto ne sapra' quanto me, assieme faremo il prossimo passo: coinvolgere un'altra persona e continuare a crescere assieme. Accostarsi ed ascoltarsi, chiedersi continuamente se non ci sia il rischio di ferire qualcuno, cercare sempre il buon compromesso, che non danneggi nessuno ma che non receda di un solo passo da una posizione per la vita, per la liberta' e dignita' di tutti gli umani e i viventi. A questo punto per fortuna ci penserebbero le parole e le testimonianze dei grandi momenti dell'umanita' a chiarire un discorso che farei sicuramente con passione ma forse con una certa confusione.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A MATTEO MASIN

[Ringraziamo Matteo Masin (per contatti: consigliere.masin at provincia.rovigo.it) per questa intervista.

Matteo Masin (Rovigo, 1959) e' consigliere comunale e provinciale di Rovigo della Federazione della Sinistra]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Matteo Masin: Credo sia stato il luogo che ha permesso di mettere in contatto diverse anime sociali e politiche, laici credenti e non credenti, cattolici e comunisti, scout e giovani dei centri sociali, per progettare un altro mondo possibile in pace e fratellanza, senza violenze.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Matteo Masin: E' il cinquantennale della marcia ideata da Aldo Capitini, il 150mo anniversario dell'unita' d'Italia, come allora ci sono focolai di guerra nel mondo, oggi siamo noi attori principali in alcuni di questi scenari. Nel '61 eravamo in pieno boom economico, il futuro era roseo, ora siamo in piena recessione senza vederne uno sbocco. Diventa un imperativo l'impegno richiamato dallo Slogan del 1961 riproposto nel 2011 "Per la pace e la fratellanza dei popoli".

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Matteo Masin: Credo  che il popolo italiano sia per natura non violento, anche se bisogna rilevare un elevato tasso di violenza nelle giovani generazioni di cui sono punte di iceberg il bullismo,  la violenza da stadio, la presenza di "disturbatori" nelle manifestazioni.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Matteo Masin: Credo che se non si metteranno in atto tutti gli strumenti di lotta nonviolenta le solite marce, anche se partecipate, sono sentite come un qualcosa di folkloristico dalle classi dirigenti, sono inefficaci per incidere sulle politiche di riarmo e di partecipazione diretta negli scenari di guerra, prova ne sono le alte spese militari e gli interventi armati cosiddetti "di pace" che ci vedono protagonisti negli ultimi decenni.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Matteo Masin: I migliori esempi di nonviolenza credo siano i movimenti "No Tav" e "No Dal Molin".

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Matteo Masin: Ambiente, risparmio delle risorse, qualita' di vita, sono impegni che in Polesine concretizzeremo con il "No al  carbone" con battaglie contro la trasformazione a carbone della centrale di Polesine Camerini in quel di Porto Tolle, un si' al compimento della legge istitutiva del Parco del Delta del Po, perche' diventi lo strumento di crescita, sviluppo e lavoro, com'e' gia' nella Regione Emilia-Romagna.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Matteo Masin: Le definizioni dei maestri della nonviolenza come Gesu' Cristo "ama il prossimo tuo come te stesso", Gandhi "la nonviolenza e' la forza della verita'", Martin Luther King "la nonviolenza e' il potere dell'amore", lo stesso Capitini "la nonviolenza e' apertura all'esistenza, alla liberta', allo sviluppo di ogni essere", sono di per se' esaustive. L'uso della nonviolenza segna il progresso dell'uomo che abbandona la lotta per la sopravvivenza per la condivisione fraterna delle risorse. L'approccio e' un qualcosa di intimo che non puo' venire dall'alto o dall'esterno, in chi nasce questa consapevolezza, vive la speranza e la gioia, perche' mette al centro degli interessi l'uomo e l'umanita' intera, non l'economia e la finanza.

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A DARIO MENCAGLI

[Ringraziamo Dario Mencagli (per contatti: dario.mencagli at gmail.com) per questa intervista.

Dario Mencagli, di vasti e solidi studi di filosofia e teologia, di sociologia e scienze della comunicazione, con ricchissime esperienze di vita e di impegno sociale in Africa, in Asia, in America Latina, cooperante internazionale, educatore, impegnato nella solidarieta', apprezzatissimo docente e gia' pubblico amministratore di esemplare competenza, limpidezza e sensibilita', e' persona di straordinario rigore morale e intellettuale tanto nell'azione pubblica come nello stile di vita, e una delle figure piu' vive della pace, del dialogo interculturale e della nonviolenza. Tra i suoi scritti hanno avuto ampia circolazione e profonda ripercussione tra le persone che hanno la fortuna di essergli amiche le sue Lettera dalla Guinea-Bissau]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Dario Mencagli: Tenere viva la memoria che pace e nonviolenza esistono e sono cose possibili e non sole idee strane di qualche idealista fuori della realta'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Dario Mencagli: Che siamo un paese in guerra, anche se non cadono bombe sulla nostra testa e anche se ne' giornali ne' televisioni fanno vedere (per autocensura o per ricatto?), come continua a denunciare il vescovo di Tripoli (vedi Agenzia missionaria Misna), i corpi di civili, donne e bambini, ammazzati dalle nostre bombe.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Dario Mencagli: Molto poco conosciuta. Chiedendo a 360 studenti di liceo, solo uno aveva saputo dell'esistenza della Marcia della Pace (nonostante il fatto che fosse orientata specialmente ai giovani!).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Dario Mencagli: Continuare, senza scoraggiarsi, a diffondere la conoscenza e il valore della pace e della nonviolenza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Dario Mencagli: Il tentativo di far conoscere agli italiani cosa significhi, in realta', l'intervento militare italiano in Libia. Esattamente dopo cento anni dalla prima invasione italiana in Libia (1911), l'Italia e' tornata a bombardare i libici: la prima volta dicendo di portare la civilta', la seconda volta dicendo di portare la liberta'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Dario Mencagli: Documentare il meglio possibile gli effetti concreti degli interventi militari "di pace", soprattutto le sofferenze della popolazione civile (uomini, donne e bambini). Documentare i costi (almeno per l'Italia) di queste operazioni militari, spesso denominate "missioni di pace" e "cooperazione". La cooperazione italiana ai paesi "poveri" e', praticamente, scomparsa dal bilancio italiano.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Dario Mencagli: La nonviolenza e' il rispetto dell'umanita' degli esseri umani e della mia umanita': umanita' che ha un grande valore per tutti e non di piu' per alcuni e di meno per altri. Per accostarsi (penso a tutti quelli, i giovani e non, che usano internet e le reti sociali - social network): fate un giro sui siti che trovate, mettendo nel motore di ricerca le parole: nonviolenza, pace, vangelo.

 

5. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A LORENZO PORTA

[Ringraziamo Lorenzo Porta (per contatti: porta.l at email.it) per questa intervista.

Lorenzo Porta ha vissuto l'intera esperienza di resistenza alla nuclearizzazione militare a Comiso (Sicilia) per una parte degli anni  '80 dove ha cercato di far convivere in un lavoro collettivo la resistenza ai missili nucleari a medio raggio, poi ritirati dal territorio europeo, ad un  progetto costruttivo di attivita' ecologica nei terreni circostanti la base missilistica. Incarcerato nel carcere militare di Palermo per diserzione perche' autotraferitosi da Milano a Comiso durante il servizio civile, che allora era sotto la giurisdizione militare. Scarcerato (1983) grazie alla solidarieta' internazionale e congedato dopo pochi mesi senza processo. Per diversi anni docente a contratto di Metodologia della ricerca sociale, Sociologia dell'educazione alla pace e Maieutica reciproca e ricerca-azione per la pace presso l'Universita' di Firenze. Dottore di ricerca in Qualita' della formazione presso la stessa Universita'. E' docente di ruolo nelle scuole superiori statali di filosofia, psicologia e scienze sociali. Ha pubblicato libri e saggi su tematiche diverse con riferimento alla realta' giovanile, alla prevenzione dei conflitti armati, alla tematica del pregiudizio antisemitico e al rapporto tra legalita' e partecipazione sociale. E' presidente dell'associazione Cedas (Centro di documentazione sociale, sito: www.cedasnonviolenza.it). Collabora con le associazioni che nel Medio Oriente promuovono i diritti umani, la conoscenza interculturale, la laicita' contro i pregiudizi. Socio attivo per molti anni degli Amici italiani di Neve' Shalom - Wahat al-Salam (villaggio ebraico-palestinese in Israele) collabora con la rivista italiana "Keshet" e con "Peace Power" (Berkeley Ca), "Azione nonviolenta", i "Quaderni della Fondazione Balducci" dove sono comparsi suoi scritti su don Milani e Danilo Dolci. Ultimo libro: Legalita' e partecipazione. Itinerari formativi tra docenti, studenti e detenuti per la legalita' e la Costituzione, a cura di Lorenzo Porta, A. M. Bracciante e Silvia Fossati, Zella, Firenze 2009. Cfr. anche l'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 355]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Lorenzo Porta: Aver introdotto la teoria e le tecniche della lotta nonviolenta in un'Europa rotta in due dai blocchi americano e sovietico dove un'affermazione vera pronunciata da una parte diventava strumentale per l'altra parte. La proposta nonviolenta di Capitini cercava un luogo per far emergere un discorso vero che andasse oltre le sclerotizzazioni degli schieramenti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Lorenzo Porta: Mi sembra che si viva non solo in Italia in una grande sala di rianimazione. I Think-Tanks, mossi dai loro referenti politico-economici si arrovellano per trovare ricette ed ingegnerie tecniche ai morsi di questa crisi che accentua la forbice tra chi accumula beni e chi li perde, che fa pagare gli sfondamenti dei privati alle casse pubbliche svuotate, non solo, che indica la ricetta dello smantellamento dei servizi pubblici. Il piccolo caso italiano all'interno della compagine europea e' un esempio da manuale della disuguaglianza sociale, del corporativismo, del familismo, del blocco della mobilita' sociale ascendente. Eppure, come di rimbalzo, e' vivo un anelito alla trasparenza, alla partecipazione, alla democrazia sostanziale che ha bisogno di strutturarsi: i beni comuni? Andiamo tutti cercando un soggetto... La Marcia Perugia-Assisi, pensata e praticata da Aldo Capitini nel 1961, ci puo' consentire per un po' di staccarci le cannule della respirazione artificiale, di riprendere le conoscenze, di guardarci negli occhi, riconoscerci in una comune condizione e mettere a fuoco qualche punto unificante: il nesso tra questione sociale e militarizzazione. L'impresa e' difficile piu' che negli anni '80 all'epoca dei movimenti per la pace contro la nuclearizzazione militare dei due blocchi. Ora nel mondo sempre piu' multipolare il grande freddo soffia da molte parti e siamo poco equipaggiati.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Lorenzo Porta: La nonviolenza non e' un partito, e' un'arte appunto, ma non una corporazione. Quindi vanno tenuti gli occhi aperti a tutto campo. Quest'anno mi era capitato di scrivere in fondo ad una poesia: "il cuore bianco di Piazza Tahrir e' un fuoco/ discreto e tenace che vorremmo imitare". Le primavere arabe, Il movimento degli "indignados" non solo spagnoli, ma anche americani davanti a Wall Street ci spingono a trovare punti di contatto tra i gruppi attivi in Italia per premere con efficacia sulle istituzioni, scongiurando le posizioni moralistiche dell'antipolitica.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Lorenzo Porta: Il movimento nonviolento tiene viva una memoria storica, e' una piccola forza che in qualche modo deve saper realizzare l'aggiunta capitiniana appassionata e cosciente nella realta' sociale ed istituzionale. Sul nesso non solo teorico ma pratico tra crisi, questione sociale e smilitarizzazione ho avuto gia' occasione di dire che qualcuno si e' mosso un po' in ritardo.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Lorenzo Porta: Ho gia' accennato alle lotte per i beni comuni: l'acqua. La vittoria contro il nucleare. Ma prendiamo l'esempio di un altro bene comune: l'istruzione o la sanita'. Li' la lotta di resistenza e' piu' difficile ancora: i neoliberisti post-crisi 2008 procedono per l'immiserimento e la messa sul mercato di quei beni. Il settore pubblico viene contemporaneamente utilizzato per dispensare favori e lavori ai mediocri dal sistema familistico corporativo: due rovesci della stessa medaglia. Tra i due fuochi ci sono soggetti che lavorano quotidianamente con forte senso civico ed un'idea di societa' della condivisione, ma con risultati talvolta invisibili, non hanno adeguata rappresentanza ne' nei sindacati, ne' altrove. Nel mondo: le primavere arabe e non solo arabe, le resistenze in Iran, il movimento della societa' civile in Israele, che afferma il diritto di sopravvivenza, piu' democrazia e giustizia nel paese, ha molto in comune con il Manifesto dei giovani di Gaza e con la lotta per la liberta' e la giustizia nei paesi arabi. Poi succede pero' che quella meravigliosa spinta alla democrazia e alla dignita' viene in parte deviata dai "signori della guerra" (i voltagabbana tra i massacratori dei loro popoli di ieri) nei truci riti dei roghi alle ambasciate.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Lorenzo Porta: L'articolazione e la strutturazione della rete di contatto per la difesa dei beni comuni significa uno sforzo di raccordo internazionale per colpire e smascherare il modello della messa sul mercato dei cenci del pubblico servizio. Il sostegno alle iniziative economiche fondate sulla compatibilita' e sulla sostenibilita' ecologica. Loro ci dicono che l'export di armi da' una boccata di ossigeno al Pil. Evviva il modello Finmeccanica! Affari, corruzione e morte.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Lorenzo Porta: Risponderei con la maieutica socratica e accadrebbe che tutti e due scopriremmo di non essere cosi' ignari: qualcosa emerge dalle nostre esperienze che possiamo chiamare spinta ad un modo diverso di affrontare i conflitti. Questo passa attraverso il riconoscimento personale e collettivo delle ingiustizie, la ricerca di percorsi per farle emergere, quindi tenerle almeno sotto controllo. E allora a questo punto ci apriamo alla ricerca piu' vasta: le esperienze storiche di lotta che si trovano in quarta di copertina della rivista "Azione nonviolenta" e nelle riviste internazionali: "Alternatives nonviolentes", negli archivi dei "peace studies" nei diversi centri di ricerca che si trovano sul web. Nelle persone che la nonviolenza la praticano senza farne un professione. Ma e' imprescindibile la dimensione personale: Capitini dal versante della riflessione filosofica e letteraria con il suo stile ci parla della nonviolenza come compresenza anche dei morti e dei viventi.

 

6. REPETITA IUVANT. L'APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO PER LA MARCIA PERUGIA-ASSISI DEL 25 SETTEMBRE 2011 PER LA PACE E LA FRATELLANZA DEI POPOLI

[Riproponiamo l'ultimo appello del Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per la partecipazione alla marcia Perugia-Assisi]

 

Finalmente ci siamo. Mancano pochi giorni alla "Marcia per la pace e la fratellanza dei popoli" che il 25 settembre vedra' sfilare migliaia e migliaia di persone da Perugia ad Assisi.

E' il popolo della pace che si mette in cammino per smobilitare la guerra di oggi, attraverso il ritiro dell'esercito dall'Afghanistan e dalla Libia, e quella di domani, attraverso il disarmo e il taglio drastico delle spese militari. Cio' potra' cominciare solo se ciascun marciatore di pace assumera' questa esigenza come impegno personale.

Il Movimento Nonviolento ha convocato questa Marcia nel cinquantesimo anniversario della prima, voluta ed organizzata da Aldo Capitini nel 1961, come risposta popolare alla folle corsa agli armamenti in un'Europa divisa fra Est ed Ovest. Nei cinquant'anni che ci separano da quella Marcia, pur con la conclusione della "guerra fredda", le spese per gli armamenti sono incredibilmente lievitate a livelli astronomici, portando gli investimenti militari a diventare, di gran lunga, il primo spreco pubblico nel bilancio di uno Stato che, invece, sottrae continuamente risorse alle "spese di pace" (sanita', scuola, cultura, servizi sociali, ricerca, servizio civile, ecc.).

I governanti, da vent'anni, impegnano costantemente il nostro Paese in "guerre calde" in giro per il mondo, che uccidono in nome del popolo italiano. La nostra Costituzione repubblicana che "ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" e' ripetutamente, a sua volta, ripudiata!

Ci sono, oggi, ancora piu' ragioni di cinquant'anni fa per marciare in maniera consapevole e determinata affinche', percorrendo i 24 chilometri che da Perugia portano ad Assisi, il popolo della pace torni ad essere un soggetto autonomo ed indipendente per aiutare il Paese ad uscire dalla grave crisi sociale, politica, economica, morale nella quale e' precipitato.

La Marcia della pace non e' un rito, e' un impegno. Non e' una passeggiata, e' un'azione politica. E' un'azione nonviolenta. Questo era chiaro ad Aldo Capitini quando nel 1961 dalla Rocca di Assisi disse: "la pace e' troppo importante perche' possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti".

Dunque, mettiamoci in marcia per ripudiare le guerre di domani avviando da oggi la politica del disarmo.

L'appuntamento e' ai Giardini del Frontone di Perugia, alle ore 9, o lungo il percorso fino alla Rocca di Assisi, dietro al grande striscione "Nonviolenza".

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Il Movimento Nonviolento

Verona, 19 settembre 2011

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Adriana Cavarero, Orrorismo. Ovvero della violenza sull'inerme, Feltrinelli, Milano 2007, pp. 174.

- Julia Kristeva, Etrangers a' nous-memes, Fayard, Paris 1988, Gallimard, Paris 1991, 1998, pp. 314.

- Martha C. Nussbaum, La fragilita' del bene. Fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca, Il Mulino, Bologna 1996, 2011, pp. VI + 832.

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Riedizioni

- Gregory Bateson, Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano 1976, Rcs, Milano 2011, pp. XXII + 546, euro 9,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

- Adriano Zamperini, Psicologia dell'inerzia e della solidarieta'. Lo spettatore di fronte alle atrocita' collettive, Einaudi, Torino 2001, Fabbri-Rcs, Milano 2007, 2011, pp. XII + 24, euro 9,90.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 689 del 25 settembre 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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