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Voci e volti della nonviolenza. 433



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 433 del 26 settembre 2011

 

In questo numero:

1. Peppe Sini: Incipit vita nova

2. Alcuni interventi in preparazione della marcia Perugia-Assisi apparsi su questo foglio nei mesi di agosto e settembre 2011 (parte prima)

3. La doppia, la stessa strage. E la responsabilita' nostra

4. L'orrore quotidiano, il quotidiano golpe

5. Contro le guerre e il razzismo, il 25 settembre in marcia da Perugia ad Assisi

6. A cosa puo' e deve servire la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011

7. Le stragi in corso

8. La manovra finanziaria che occorrerebbe

9. La notte che le cose ci nasconde

10. La nonviolenza alla prova: 25 settembre, 2 ottobre, 4 novembre

11. L'eversione dall'alto onnicida e l'urgenza della nonviolenza

12. Femminista, ecologista, nonviolenta. Nove tesi aperte sulla marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 e per il programma della rivoluzione disarmista necessaria

13. Che fare

14. La nonviolenza e' lotta. Opposizione alla guerra, sciopero generale, marcia Perugia-Assisi

15. Dallo sciopero generale all'alternativa nonviolenta

16. Sciopero generale contro la guerra, contro il razzismo, contro il regime della corruzione

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: INCIPIT VITA NOVA

 

La marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 costiituisce l'inizio di un'azione corale del popolo italiano per imporre la cessazione della partecipazione dello stato italiano alle guerre, per imporre l'abrogazione di tutte le misure in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista e schiavista, per imporre la caduta del governo della malavita e dell'anomia, per imporre il ritorno alla legalita' democratica, alla Costituzione repubblicana, al rispetto della dignita' umana, alla civilta'.

Con la marcia Perugia-Assisi rinasce in Italia, come nel 1961, come nel 1981, un movimento per la pace.

Questo movimento per la pace sa ora che deve fare una scelta politica decisiva: la scelta della nonviolenza (dell'ecologia, del femminismo, del socialismo libertario) non piu' solo come testimonianza individuale, o come tecnica d'azione, o come lievito culturale o come preziosa "aggiunta", bensi' anche infine e precisamente come movimento politico, come progetto politico, come azione politica.

Sa che deve uscire da ogni ambiguita' e subalternita' e deve porsi l'obiettivo urgente di promuovere e guidare la lotta contro il regime guerrafondaio e razzista, filomafioso e corrotto, femminicida e schiavista, distruttivo della dignita' umana e della biosfera.

Sa che deve porsi l'obiettivo urgente di suscitare e guidare la lotta per la liberazione responsabile e solidale dell'umanita' intera, per i diritti umani di tutti gli esseri umani e per la salvaguardia della natura che e' la nostra casa comune e di cui noi stessi siamo parte.

Dalla marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 comincia la riforma morale e intellettuale nel nostro paese. Ma essa avverra' solo se il messaggio genuinanente nonviolento che la marcia ha espresso trovera' seguito nella scelta noviolenta, nell'azione nonviolenta, nella politica nonviolenta di un sempre piu' ampio movimento plurale che sia nitido e intransigente nell'opposizione a tutte le uccisioni, a tutte le persecuzioni, a tutte le oppressioni, a tutte le vilta' e a tutte le menzogne.

La nonviolenza e' in cammino.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. ALCUNI INTERVENTI IN PREPARAZIONE DELLA MARCIA PERUGIA-ASSISI APPARSI SU QUESTO FOGLIO NEI MESI DI AGOSTO E SETTEMBRE 2011 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo alcuni interventi in preparazione della marcia Perugia-Assisi apparsi su questo foglio nei mesi di agosto e settembre 2011.

 

3. LA DOPPIA, LA STESSA STRAGE. E LA RESPONSABILITA' NOSTRA

 

La strage delle vittime delle guerre, delle guerre sempre terroriste e sempre assassine, delle guerre cui anche l'Italia illegalmente partecipa: in Afghanistan, in Libia.

E la strage dei migranti che muoiono annegati nel Mediterraneo, i migranti in fuga dalle guerre, dalle dittature, dai colpi di stato, dai luoghi in cui l'ordine mondiale dei vampiri che rapina interi continenti le popolazioni rapinate condanna alla miseria, alla fame, alla morte. I migranti uccisi dalle politiche razziste che arrivano a negare il loro diritto alla fuga per salvarsi la vita, che negano loro il diritto d'asilo, che negano loro quell'accoglienza e assistenza che ad ogni essere umano e' dovuta. La strage dei migranti di cui e' corresponsabile anche l'Italia e l'Unione Europea, le cui brutali politiche razziste fanno ancora piu' vittime della stessa furia assassina dei raptus massacratori di singoli folli criminali neonazisti - ed e' evidente la continuita' tra i due fenomeni, e come il razzismo patologico dei singoli terroristi sia anche uno dei frutti avvelenati del razzismo istituzionale di tanti stati e governi del mondo -.

*

Cessi la partecipazione italiana alle guerre: torni l'Italia al rispetto della legalita' costituzionale, della civilta' giuridica, della coscienza umana.

Cessi la persecuzione razzista dei migranti da parte dell'Italia: torni l'Italia al rispetto della legalita' costituzionale, della civilta' giuridica, della coscienza umana.

*

E' dovere di noi cittadini italiani ottenere che il nostro paese, il nostro stato, cessi di uccidere con le guerre e il razzismo; e' dovere di noi cittadini italiani ottenere che il nostro paese, il nostro stato, torni ad essere un paese civile, uno stato di diritto, un luogo di esseri umani consapevoli che vi e' una sola umanita' di cui tutti gli esseri umani fanno parte.

 

4. L'ORRORE QUOTIDIANO, IL QUOTIDIANO GOLPE

 

Dopo il Senato della Repubblica anche la Camera dei Deputati ha approvato il rifinanziamento delle guerre in cui l'Italia e' illegalmente, criminalmente impegnata. Le guerre che quotidianamente provocano stragi in Afghanistan e in Libia, le guerre in cui anche decine di nostri giovani connazionali sono morti, tra le altre innumerevoli vittime, afgane, libiche, di altri paesi ancora, tutti esseri umani, tutti membri dell'unica umana famiglia.

Cessi la partecipazione italiana alle guerre e alle stragi.

Torni l'Italia al rispetto della sua legge fondamentale, la Costituzione della Repubblica Italiana, che la partecipazione a quelle guerre terroriste e stragiste esplicitamente proibisce.

Solo la pace salva le vite.

 

5. CONTRO LE GUERRE E IL RAZZISMO, IL 25 SETTEMBRE IN MARCIA DA PERUGIA AD ASSISI

 

Il 25 settembre 2011 si svolgera' da Perugia ad Assisi la marcia della pace, nel cinquantesimo anniversario della prima, ideata ed organizzata da Aldo Capitini, il grande filosofo ed educatore fondatore del Movimento Nonviolento.

L'edizione di quest'anno dello storico appuntamento delle persone operatrici di pace e amiche della nonviolenza cade ancora una volta in un momento tragico per l'umanita'.

Per quel che concerne puo' immediatamente il nostro paese tre fatti e tre esigenze assumono particolare evidenza:

- occorre che cessi l'illegale, criminale partecipazione italiana alle guerre in Afghanistan e in Libia: guerre che ogni giorno mietono vittime;

- occorre che cessi da parte dello stato italiano l'illegale, criminale persecuzione razzista dei migranti;

- ed occorre che tornato lo stato italiano al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana, della Carta dell'Onu e della Dichiarazione universale dei diritti umani, l'Italia si adoperi nell'ambito internazionale per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti, la promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

*

In questo contesto ed in considerazione di queste primarie esigenze la marcia Perugia-Assisi del prossimo 25 settembre puo' essere per il nostro paese un'ora di verita' e un punto di svolta; e dai partecipanti ad essa, popolo in cammino, puo' e deve scaturire corale e persuaso un appello all'intero popolo italiano, una convocazione non eludibile al compito necessario ed urgente: far cessare immediatamente la partecipazione italiana alle guerre; far cessare immediatamente la persecuzione razzista dei migranti.

Sia questo la marcia. Per questo vi si partecipi. Questo dica la sua voce, che sia ovunque udita e ascoltata.

 

6. A COSA PUO' E DEVE SERVIRE LA MARCIA PERUGIA-ASSISI DEL 25 SETTEMBRE 2011

 

Puo' e deve servire a far cessare la criminale partecipazione dello stato italiano alle guerre terroriste e stragiste in Aghanistan e Libia.

Puo' e deve servire a sconfiggere il colpo di stato razzista imposto al nostro paese dai governi succedutisi negli ultimi 14 anni.

Puo' e deve servire a capire che la nonviolenza e' gia' il sentire e il linguaggio e la prassi comune di quante e quanti nel nostro paese si battono contro la barbarie globale, contro il governo golpista, in difesa dei beni comuni e per i diritti umani di tutti gli esseri umani.

*

E puo' e deve servire a capire che la corrente calda, il cuore pulsante e la testa pensante della nonviolenza in cammino e' il femminismo, il pensiero e la pratica del movimento delle donne, decisivo asse della lotta di liberazione dell'umanita' da Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft a oggi.

Puo' e deve servire a capire che la nonviolenza da almeno un secolo non e' piu' mera testimonianza, ma progetto e proposta e azione giuriscostituente in grado di governare la societa' e le relazioni internazionali di un'umanita' che si riconosce una e solidale (un esempio? la Commissione sudafricana per la verita' e la riconciliazione, esperienza storica con cui la nonviolenza si e' dimostrata capace finanche di esercitare le funzioni giuridisdizionali relative al diritto penale).

Puo' e deve servire a capire che il tempo e' poco: occorre rovesciare subito il modello di sviluppo che sta distruggendo la biosfera, e realizzare una civilta' responsabile e sostenibile fondata sulla cura consapevole ed amorevole per tutti gli esseri viventi, per l'unica Terra che abbiamo, casa comune dell'umanita' intera.

*

E' una rivolta? No, maesta', e' una rivoluzione.

 

7. LE STRAGI IN CORSO

 

La guerra afgana e la guerra libica continuano a mietere vittime: in Afghanistan, in Pakistan, in Libia, nel Mediterraneo. E non solo: poiche' quelle guerre alimentano altresi' altri conflitti e contribuiscono a provocare altre stragi ancora in altre parti del mondo.

Sono guerre imperialiste, colonialiste, razziste. Sono crimini contro l'umanita'.

L'Italia vi partecipa illegalmente oltre che insensatamente.

E dunque il primo dovere del popolo italiano e' costringere chi prende le decisioni in suo nome ed usa le risorse dello stato a recedere dalla commissione di questi crimini.

Cessi la criminale partecipazione italiana alle guerre in Afghanistan e in Libia.

Cessi la scellerata persecuzione razzista da parte dell'Italia nei confronti dei migranti in fuga da guerre, dittature e fame.

 

8. LA MANOVRA FINANZIARIA CHE OCCORREREBBE

 

La manovra finanziaria che occorrerebbe consiste innanzitutto in questo.

1. Cessare immediatamente di partecipare alle guerre e alle stragi di cui esse consistono.

2. Cessare immediatamente di sperperare ingentissime risorse finanziarie pubbliche per le guerre, il riarmo, l'industria bellica, le spese militari.

 

9. LA NOTTE CHE LE COSE CI NASCONDE

 

"La notte che le cose ci nasconde"

(Dante, Par., XXIII, 3)

 

Sei mesi di guerra neocoloniale, imperialista e razzista in Libia.

Sei mesi di bombardamenti, di stragi, di devastazioni.

Sei mesi di ritorno dell'Italia al fascismo.

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E noi?

Dico quei pochi di noi che digiunarono contro la guerra i primi giorni e i primi mesi.

Dico quei pochi di noi che hanno almeno dichiarato la propria opposizione a questo crimine.

Cosa abbiamo fatto noi? Ben poco, in verita'.

Cosa attendiamo ancora a insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, in difesa della Costituzione della Repubblica Italiana, in difesa della legalita' che salva le vite, in difesa della civilta' e del diritto?

Cosa attendiamo ancora a insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, per cacciare il governo golpista e assassino che ha reso lo stato italiano corresponsabile dei quotidiani massacri di esseri umani in Libia come in Afghanistan?

Cosa attendiamo ancora a insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, per cacciare il governo golpista e assassino che perseguita i migranti in fuga da guerre, dittature e fame?

Cosa attendiamo ancora a insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, per ottenere che le risorse pubbliche siano utilizzate per salvare le vite anziche' per sopprimerle?

Vi e' una sola umanita'.

Solo la pace salva le vite.

 

10. LA NONVIOLENZA ALLA PROVA: 25 SETTEMBRE, 2 OTTOBRE, 4 NOVEMBRE

 

Nei prossimi mesi tre cruciali scadenze attendono le persone amiche della nonviolenza.

La marcia Perugia-Assisi "per la pace e la fratellanza dei popoli" del 25 settembre 2011.

La "Giornata internazionale della nonviolenza" il 2 ottobre, indetta dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi.

La giornata del 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale: non festa ma lutto per le vittime di tutte le guerre.

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La marcia "per la pace e la fratellanza dei popoli" da Perugia ad Assisi del 25 settembre 2011, che cade nel cinquantesimo anniversario della prima marcia Perugia-Assisi ideata e promossa da Aldo Capitini, occorre che si caratterizzi come la marcia contro la guerra, il militarismo, il riarmo, perche' solo la pace salva le vite; come la marcia contro la persecuzione razzista dei migranti, per i diritti umani di tutti gli esseri umani; come la marcia per il ritorno del nostro paese alla democrazia, alla civile convivenza, alla legalita' che salva le vite. Ovvero occorre che dall'"assemblea itinerante" dei partecipanti emerga inequivocabile la richiesta che l'Italia cessi immediatamente di prender parte alle guerre terroriste e stragiste, imperialiste e colonialiste, razziste e mafiose in Afghanistan e in Libia; e la richiesta che cessi immediatamente la persecuzione razzista dei migranti, e si garantisca accoglienza ed assistenza a tutti gli esseri umani in fuga da guerre, dittature e fame.

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La "Giornata internazionale della nonviolenza" del 2 ottobre 2011 non sia uno stracco rituale che vieppiu' oblia anziche' rammemorare l'insegnamento di Mohandas K. Gandhi: sia invece un giorno in cui in tutto il mondo nel ricordo della vicenda e della proposta gandhiana e delle altre donne ed uomini che hanno scelto la nonviolenza e beneficato l'umanita', se ne prosegua l'azione affinche' ovunque prevalga la dignita' e la solidarieta' umana, il rispetto per la vita, la generosa e responsabile cura reciproca e per la biosfera casa comune dell'umanita' intera.

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La giornata del 4 novembre, non festa ma lutto per le vittime di tutte le guerre, e' giornata in cui dovremmo deciderci a togliere dalle mani degli assassini la commemorazione (da parte loro ipocrita e perversa) delle loro vittime, ed assumerla noi quella commemorazione - autentica e sincera, in dolore e fraternita' - come nostro dovere ed onore: "Ogni vittima ha il volto di Abele". Sia quindi il 4 novembre giorno del ripudio di tutte le guerre, di tutte le armi, di tutti gli eserciti; sia giorno di pio ricordo degli esseri umani che le guerre assassine hanno umiliato e avvilito, ferito e mutilato, travolto e annientato; sia giorno di impegno per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani.

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Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

11. L'EVERSIONE DALL'ALTO ONNICIDA E L'URGENZA DELLA NONVIOLENZA

 

Ancora una volta chiediamo che cessino immediatamente i massacri e le distruzioni, si presti immediato soccorso a tutte le persone le cui vite possono ancora essere salvate, si rispettino i diritti umani di tutti gli esseri umani - in primo luogo il diritto a non essere uccisi.

Ed ancora una volta proponiamo alcune considerazioni a nostro avviso ineludibili.

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Dopo mesi di bombardamenti stragisti della Nato sembra essere giunto a un punto di svolta il sanguinario colpo di stato (con annessa guerra civile) con cui i poteri imperialisti, neocoloniali e razzisti intendono sostituire parte del ceto politico libico, parte del suo ordinamento istituzionale e forse parte della sua organizzazione sociale, per assicurarsi l'assoluto asservimento di quel paese e di quel popolo, e cosi' potersi impadronire a poco prezzo delle risorse del sottosuolo e - per quel che riguarda specificamente il governo italiano - anche edificarvi nuovi lager per migranti.

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Che il regime cosiddetto "di Gheddafi" fosse criminale e violatore dei diritti umani, e meritasse di essere abbattuto, non vi e' dubbio alcuno. Sebbene a onor del vero ben pochi paesi del mondo hanno governi che non siano tali, a cominciare dal governo Usa i cui crimini contro l'umanita' non hanno eguali, ed il cui attuale presidente con tutta evidenza sta oggi effettualmente eseguendo una politica internazionale ancor piu' irresponsabile e sanguinaria di quella del suo predecessore Bush junior.

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Che la guerra Usa-Ue contro la Libia non sia stata determinata dal fatto che il regime cosiddetto "di Gheddafi" fosse criminale e violatore dei diritti umani, ma solo dal fatto che esso non era asservito al potere imperiale del capitale globale, ebbene, neanche su questo vi e' dubbio alcuno.

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La guerra stragista della coalizione terrorista Usa-Ue contro la Libia non e' stata solo distruttiva di umane esistenze, ma anche dei fondamenti stessi del diritto internazionale. Dopo questa guerra nessun potere violento riconoscera' piu' alcun patto e alcun trattato, alcuna regola e alcun impegno; dal comando imperiale Usa-Ue e' infatti giunto al mondo intero questo messaggio: conta solo la forza, chi puo' uccidere uccida. Un messaggio hitleriano che ogni sera dalle televisioni i capi di stato e di governo di Usa, Francia, Gran Bretagna e Italia vomitano sui loro sudditi senza vergogna alcuna.

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Cio' che sta sostituendo il regime cosiddetto "di Gheddafi", per le modalita' della sua formazione ed imposizione, per il ceto politico di cui si compone, per gli interessi, le politiche e le ideologie di cui e' espressione, non sembra essere molto diverso da esso, se non in questo: che la sua esistenza essendo surdeterminata dalla forza militare terrorista e stragista del potere imperiale Usa-Ue, di esso potere imperiale sara' probabilmente nell'immediato ossequiente servitore e feroce discepolo. Ma probabilmente solo nell'immediato; non si dimentichi l'esperienza afgana: con quanta dovizia gli Usa armarono e finanziarono Osama Bin Laden e la guerriglia contro il governo di Najibullah, e con quali esiti.

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La guerra della Nato, ovvero dell'alleanza Usa-Ue, ovvero dell'imperialismo fase suprema del capitalismo (se ci e' concessa la memoria lunga) contro la Libia, piu' ancora di quella afgana, piu' ancora di quella irachena, apre uno scenario nuovo: lo scenario in cui i terroristi piu' forti e meglio organizzati esplicitamente si arrogano il potere di aggredire qualunque area della Terra per impadronirsi delle risorse strategiche che vanno facendosi scarse.

Questa politica Usa-Ue, di cui la guerra e' lo strumento privilegiato, e' una politica neocoloniale: e non a caso usa l'equivalente odierno della "politica delle cannoniere". Ed e' una politica onnirapinatrice ed onnidistruttrice: e non a caso ove passa lascia solo macerie, cadaveri, sofferenza, odio e nuova barbarie.

Questa politica Usa-Ue, cosi' come si attua nelle nuove guerre della Nato, inesorabilmente distrugge non solo il diritto internazionale, ma la stessa civilta' umana.

*

Questa, in alcuni dei suoi elementi sostanziali, e' la situazione. E dunque, che fare?

Solo la lotta nonviolenta dei popoli e delle classi oppresse puo' adeguatamente contrastare la violenza onnicida dell'eversione dall'alto scatenata dai poteri dominanti.

Solo la solidarieta' nonviolenta delle popolazioni e delle classi sfruttate puo' salvare la civilta' umana dalla catastrofe.

Solo la politica della nonviolenza puo' opporsi efficacemente e coerentemente alla barbarie che aggredisce ad un tempo la famiglia umana e la biosfera.

Solo la scelta nitida e intransigente della nonviolenza puo' inverare i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Occorre opporsi sempre a tutte le uccisioni.

E subito occorre abolire le guerre, gli eserciti e le armi.

*

Si levi in piedi e si faccia sentire l'altra America e l'altra Europa: quelle di Henry David Thoreau e di Lev Tolstoj, di Erasmo da Rotterdam e di Martin Luther King, di Rosa Luxemburg e di Simone Weil, di Virginia Woolf e di Hannah Arendt.

Si levi in piedi e si dimostri solidale con i fratelli e le sorelle del sud del mondo.

Si levi in piedi e si opponga alla guerra e alle dittature, al neocolonialismo e al razzismo.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

12. FEMMINISTA, ECOLOGISTA, NONVIOLENTA. NOVE TESI APERTE SULLA MARCIA PERUGIA-ASSISI DEL 25 SETTEMBRE 2011 E PER IL PROGRAMMA DELLA RIVOLUZIONE DISARMISTA NECESSARIA

 

La marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 dovra' esprimere alcuni chiari concetti e un semplice, nitido ed intransigente programma di alternativa di governo per l'Italia.

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I. Il femminismo e' la corrente calda della lotta di liberazione dell'umanita' dalle violenze che tuttora la opprimono.

Se non vince la lotta del movimento delle donne contro la violenza maschilista e l'oppressione patriarcale, non vi e' alcuna possibilita' di impedire la regressione dell'umanita' nella barbarie, barbarie in cui la stanno palesemente precipitando le politiche belliche e desertificatrici dei poteri politici, economici, ideologici, mediali e militari dominanti.

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II. La biosfera e' in enorme, immediato pericolo: il modello di sviluppo dominante ha forzato i limiti della natura e sta provocando distruzioni irreversibili e disastri ambientali e sociali apocalittici.

O la politica del XXI secolo sara' ecologica, o non vi sara' piu' alcuna politica, alcuna civilta', alcuna organizzazione sociale dell'umanita' degna di questo nome.

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III. L'organizzazione sociale, economica e politica fondata sull'esercizio della violenza ha portato l'umanita' sull'orlo di un abisso: oltre questo limite vi e' solo l'annichilimento della civilta' umana.

Occorre fermarsi e cambiare radicalmente strada: erede del costituzionalismo moderno, cosi' come erede delle piu' antiche e luminose tradizioni di pensiero e convivenza, solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

La conversione alla nonviolenza della politica e dell'economia, dell'amministrazione e della formazione, della riproduzione sociale, delle relazioni tra le persone e tra i popoli, della morale e del diritto ad ogni livello giurisdizionale, e' l'imperativa, primaria esigenza dell'ora attuale per l'umanita' intera presente e futura.

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IV. La marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 deve raccogliere, unificare e rendere pienamente autocoscienti e reciprocamente responsabili ed interdipendenti le esperienze piu' vive di lotta per la democrazia, la legalita' e i diritti nel nostro paese in questi ultimi mesi: dalla manifestazione "Se non ora quando" alla vittoria referendaria, dalla difesa del diritto allo studio e alla salute, alla difesa del diritto al lavoro, alla difesa dell'ambiente.

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V. La marcia in quanto "assemblea itinerante" deve dibattere, recare a sintesi e formulare il programma politico su cui coalizzare il plurale ed aperto comitato di liberazione nazionale inclusivo di tutte le forze democratiche del nostro paese per mettere fine al governo della guerra e del razzismo, al regime dell'illegalita' e della corruzione, all'eversione dall'alto da parte dei poteri dominanti; ovvero per tornare alla legalita' costituzionale, allo stato di diritto, alla democrazia progressiva.

*

VI. Premesse indispensabili di questo programma di liberazione nazionale devono essere:

1. l'immediata cessazione della partecipazione italiana a tutte le guerre, ovvero l'immediato ritorno al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana;

2. l'abrogazione di tutte le misure in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista in Italia dal 1998 ad oggi, e quindi il ritorno al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, ergo ad una politica rispettosa ed inveratrice della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani, fondata sull'accoglienza e l'assistenza atte a salvare la vita ed a promuovere l'esistenza di tutti gli esseri umani.

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VII. Decisioni fondamentali di questo programma di liberazione nazionale devono essere:

1. una politica economica e finanziaria che attui come prima e ineludibile misura d'emergenza il taglio di tutte le spese militari;

2. una politica internazionale rigorosamente antimilitarista e disarmista; non solo antimperialista, anticolonialista e antirazzista, ma anche esplicitamente e concretamente attiva per l'abolizione di tutti gli eserciti e le armi, cominciando con la smilitarizzazione e il disarmo unilaterale del nostro paese.

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VIII. Che ogni decisione sia presa con la specifica tecnica nonviolenta del metodo del consenso.

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IX. Che ogni decisione ed azione politica sia orientata dal principio: non uccidere; ovvero: salvare le vite.

 

13. CHE FARE

 

Lo sciopero generale del 6 settembre indetto dalla Cgil, e la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre promossa congiuntamente dalla tavola della Pace e dal Movimento Nonviolento, costituiscono per l'Italia due decisive mobilitazioni che possono segnare un punto di svolta nel conflitto politico e sociale di lungo periodo tuttora in corso - e, verrebbe da dire con lessico gramsciano, due passaggi cruciali per la "riforma intellettuale e morale" la cui necessita' ed urgenza e' evidente ormai a tutti.

Ambedue le iniziative ovviamente non si danno "in vitro", ma nel vortice di una crisi profonda i cui esiti nessuno e' in grado di prevedere, e quindi nelle loro rispettive convocazioni presentano anche aspetti ancora non del tutto chiariti, ma nella sostanza pongono in modo corretto due questioni, che poi sono una e la stessa: la necessita' e l'urgenza di opporsi alla politica economica ed istituzionale ferocemente classista e rapinatrice del governo golpista; la necessita' di opporsi alla politica interna ed internazionale ferocemente razzista e assassina del governo golpista.

Bene ha fatto il Movimento Nonviolento ad aderire allo sciopero del 6 settembre e ad invitare la Cgil sia a sostenere la marcia Perugia-Assisi, sia a portare la proposta della drastica riduzione delle spese militari come elemento cruciale nella piattaforma dello sciopero generale.

Il nocciolo della questione e' che occorre sia riunificare il movimento di opposizione al governo golpista e al regime della corruzione, sia - e soprattutto - di definire nel vivo della mobilitazione sociale un programma minimo ma essenziale di alternativa di governo che sia realmente adeguato alla distretta presente.

Questo programma minimo di alternativa non solo al "berlusconismo", ma alla gestione da parte del capitalismo finanziario della crisi da esso stesso provocata, deve riuscire ad essere non solo egemonico, ma innanzitutto concreto ed efficace, sia nelle misure immediate che nelle prospettive a medio termine che nel progetto politico ed amministrativo complessivo.

Elementi sostanziali di esso devono essere:

1. la smilitarizzazione e il disarmo, con scelte drastiche ed unilaterali;

2. la difesa nitida e intransigente dei diritti umani di tutti gli esseri umani (e quindi in primo luogo l'abrogazione immediata di tutte le misure razziste illegalmente introdotte nel corso degli anni nell'ordinamento);

3. la difesa dell'ambiente e la lotta ai poteri criminali e all'economia illegale, con scelte anche qui drastiche: ad esempio: blocco immediato delle cosiddette "grandi opere", disinquinamento, tutela e ricostituzione dei beni comuni; semplificazione e velocizzazione delle procedure di confisca dei beni ai poteri criminali e per il loro riuso in forme adeguatamente controllate e pienamente trasparenti a fini di pubblica utilita';

4. una politica fiscale, del territorio e dei servizi orientata a difendere la dignita' e i diritti fondamentali di tutti gli esseri umani, quindi esplicitamente antagonista alla speculazione e all'affarismo illecito, ed energicamente perequativa:

a) applicando pertanto meccanismi di prelievo fiscale fortemente progressivi;

b) riducendo la spesa pubblica ove e' possibile agevolmente ridurla: oltre che nelle spese militari, per le "grandi opere" et similia, abolendo lo sperpero per prebende e vitalizi al ceto politico, amministrativo e dei tecnici; abolendo gli enti inutili; abolendo il foraggiamento ad intraprese pretesamente di pubblica utilita' ed in realta' meri carrozzoni clientelari e parassitari; riorganizzando strutture, funzioni e personale della macchina amministrativa restituendo ad essa trasparenza ed efficacia;

5. una politica economica mirata alla conversione ecologica delle attivita' produttive, al risanamento del territorio, alle energie rinnovabili e al risparmio energetico, alla gestione sostenibile e partecipata del ciclo produttivo.

 

14. LA NONVIOLENZA E' LOTTA. OPPOSIZIONE ALLA GUERRA, SCIOPERO GENERALE, MARCIA PERUGIA-ASSISI

 

E' l'opposizione alla guerra la chiave di volta dell'alternativa politica e sociale, della riforma intellettuale e morale oggi necessaria. Dall'opposizione alla guerra (e quindi ai poteri criminali assassini, al razzismo, al colonialismo, all'imperialismo, alla distruzione della biosfera) scaturisce altresi' la politica economica e sociale alternativa fedele alla democrazia progressiva inscritta nella Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza al nazifascismo.

Opposizione alla guerra, opposizione al fascismo, opposizione al regime della corruzione: e' una sola e la stessa opposizione, che apre la via all'alternativa necessaria e urgente.

Questa lotta quest'anno in Italia e' gia' cominciata con le grandi manifestazioni promosse dalle donne contro la violenza maschilista e patriarcale - il movimento femminista essendo la corrente calda e il maggior inveramento storico della nonviolenza nella storia dell'umanita' -; e' proseguita con la vittoria nei referendum per difendere l'acqua e i beni comuni, per contrastare la criminale follia atomica e per riaffermare l'uguaglianza di diritti di ogni essere umano.

Lo sciopero generale del 6 settembre, al di la' dei limiti e delle ambiguita' delle piattaforme proposte, costituisce ora un passaggio cruciale: che sia un'ora di verita' - kairos -, il rendersi visibile di una volonta' popolare non piu' disponibile a subire un regime assassino e corrotto; una volonta' popolare che vuole riconquistare sovranita', legalita', democrazia, dignita' umana per tutti gli esseri umani.

E la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre, anch'essa ancora una volta al di la' dei limiti e delle ambiguita' della piattaforma proposta dalla Tavola della Pace, costituisce il passo successivo, coerente e indispensabile di questa opera di disvelamento, di questo impegno di resistenza e alternativa: che sia la manifestazione del popolo italiano che senza piu' esitazioni si oppone alla guerra e al razzismo, e quindi prefigura la scelta della pace, del disarmo, della smilitarizzazione dei conflitti, della rivendicazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Ha scritto bene il Movimento Nonviolento nella sua "Mozione del popolo della pace": questa e' la marcia che serve per ripudiare la guerra e per difendere la Costituzione.

La nonviolenza e' la lotta di liberazione dell'umanita' e di difesa della biosfera con mezzi adeguati e coerenti al fine.

Come e' scritto nella "carta" del Movimento Nonviolento che questo foglio ogni giorno ripropone, "Il movimento nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti. Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono: 1. l'opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo. Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica...". Ben detto.

La nonviolenza e' in cammino. La nonviolenza e' il cammino.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

15. DALLO SCIOPERO GENERALE ALL'ALTERNATIVA NONVIOLENTA

 

E' di fondamentale importanza lo sciopero generale del 6 settembre contro la politica economica antipopolare del governo belligerante e razzista, il governo dell'illegalita' e della corruzione.

E dallo sciopero generale venga l'indicazione a forzare le dimissioni del governo golpista, e venga l'indicazione all'arco delle forze democratiche a coalizzarsi in un vero e proprio comitato di liberazione nazionale in difesa della legalita' e della democrazia, per andare al piu' presto alle elezioni con un programma di profonda alternativa politica, economica, sociale. Un programma che abbia tra i suoi elementi caratterizzanti la cessazione della partecipazione italiana alle guerre in corso; l'abrogazione di tutte le misure razziste introdotte illegalmente nel corpus giuridico e nella prassi amministrativa; il drastico taglio alle spese militari; la cessazione dello sperpero dei pubblici denari per le cosiddette "grandi opere" che devastano la biosfera, avvelenano le comunita' locali e favoreggiano l'economia illegale e i poteri criminali; la lotta alla corruzione; la scelta della conversione ecologica dell'economia per fermare la catastrofe ambientale che il modello di sviluppo dominante sta provocando a livello planetario.

Un programma per l'alternativa nonviolenta alla crisi strutturale del modo di produzione caratterizzato dal capitalismo finanziario e dalla globalizzazione neoliberista.

Un programma per l'alternativa nonviolenta: ovvero femminista, ecologista, socialista e libertaria.

Un programma su cui unificare lotte e movimenti, forze politiche e realta' associative, soggetti culturali e aree sociali in un blocco storico consapevole dell'assoluta necessita' di salvare ad un tempo la civlta' giuridica e la convivenza sociale, gli istituti della democrazia e il futuro dell'umanita'.

Lo sciopero generale del 6 settembre e' un passo in questa direzione.

Il passo successivo, ognuno lo vede, e' la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre.

 

16. SCIOPERO GENERALE CONTRO LA GUERRA, CONTRO IL RAZZISMO, CONTRO IL REGIME DELLA CORRUZIONE

 

Al di la' dei limiti e delle ambiguita' delle piattaforme con cui meritoriamente la Cgil ed altri sindacati hanno convocato lo sciopero generale di oggi, esso ha un significato fondamentale assolutamente inequivocabile.

E' un atto di opposizione non solo a una politica economica governativa sciagurata, ma anche a quel governo stesso ed alla sua politica complessiva nella quale "tutto si tiene".

Ed e' un atto di opposizione che nel suo stesso darsi invoca e prefigura l'altenativa politica ed economica, sociale e culturale, morale e civile ad un tempo possibile e necessaria: l'alternativa nonviolenta, ovvero: l'alternativa femminista ed ecologista, socialista e libertaria, una politica di pace e di solidarieta'.

E' quindi lo sciopero generale contro il governo golpista e contro il regime della corruzione.

E' quindi lo sciopero generale contro la guerra e contro il razzismo: guerra e razzismo essendo i due elementi maggiormente caratterizzanti la politica del governo golpista e corrotto, ed essendo altresi' gli elementi maggiormente strutturanti la politica governativa in campo economico.

Ed e' quindi altresi' lo sciopero generale contro i poteri criminali e la devastazione della biosfera: essendo l'internita' all'economia illegale e la contiguita' ai poteri criminali cosi' come il saccheggio ambientale altrettante caratteristiche non solo della politica governativa, ma del governo in carica tout court nella sua stessa ispirazione, genesi e composizione.

Lo sciopero generale e' allora anche un atto di riaffermazione e riconquista di legalita' e democrazia, di opposizione agli omicidi e alle distruzioni.

Lo sciopero generale e' l'azione diretta nonviolenta oggi necessaria.

*

E dallo sciopero generale si avvii un percorso che:

1. promuova la costruzione di un comitato di liberazione nazionale che unisca tutte le forze democratiche, politiche e sociali, con l'obiettivo di un'alternativa di governo per la legalita', la democrazia, la pace, l'ambiente, i diritti umani di tutti gli esseri umani;

2. promuova un programma politico di governo di alternativa che abbia tra i suoi elementi fondamentali l'opposizione alla guerra e al razzismo, l'impegno per il disarmo, la difesa dell'ambiente, il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani, il rispetto della legalita' costituzionale;

3. ponga l'obiettivo immediato delle dimissioni del governo golpista della guerra e del razzismo.

*

In questo percorso di resistenza e di liberazione la prossima decisiva tappa sara' la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre, che puo' e deve essere una grande assemblea itinerante in cui discutere democraticamente il progetto dell'alternativa nonviolenta.

Anche qui: non e' di grande importanza la piattaforma proposta dagli organizzatori della marcia; decisiva sara' la quantita' e la qualita' della partecipazione, ovvero il manifestarsi della consapevolezza del compito dell'ora: e il compito dell'ora e' la costruzione dell'alternativa nonviolenta.

Dalla marcia Perugia-Assisi puo' e deve venire una parola di verita' per il programma di lotta e di governo dell'intero movimento democratico, e tale programma deve avere come cardini:

a) l'opposizione integrale alla guerra: e quindi l'immediata cessazione della partecipazione italiana alle guerre in corso; e quindi il taglio drastico delle spese militari; e quindi una politica reale di disarmo (disarmo vero, con iniziative unilaterali), di smilitarizzazione, di riconversione dell'industria bellica a produzioni civili e laddove cio' non sia possibile di smantellamento dell'industria bellica tout court creando alternative occupazionali nel campo della pace, dei servizi sociali, della sostenibilita' ambientale;

b) l'opposizione al razzismo e la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani: e quindi l'abrogazione immediata di tutte le incostituzionali, criminali e criminogene leggi e misure amministrative in cui si e' concretizzato negli anni il colpo di stato razzista in Italia; una politica di accoglienza ed assistenza che miri a salvare le vite di tutte le persone e a promuovere la civile convivenza fra tutte le persone;

c) la conversione ecologica dell'economia: e quindi lo stop immediato a tutte le "grandi opere" che consumano, degradano, inquinano, devastano il territorio e aggrediscono le comunita' locali e la biosfera; la difesa intransigente dei beni comuni; una promozione e gestione democratica e responsabile della ricerca scientifica e delle applicazioni tecnologiche; una politica sostenibile dell'energia e dei consumi che promuova stili di vita sobri e adeguati ai limiti del pianeta ed a garantire a tutti gli esseri umani ora esistenti ed alle generazioni future un mondo vivibile;

d) la lotta al regime della corruzione, all'economia illecita, ai poteri criminali;

e) la difesa della salute e il rispetto della vita di tutti gli esseri umani;

f) il rispetto degli animali non umani e della biosfera;

g) la difesa della civilta' umana nella pluralita' dei suoi saperi e linguaggi;

h) l'opposizione intransigente alla violenza maschilista e patriarcale;

i) l'inveramento del diritto al lavoro attraverso una politica della piena occupazione con una adeguata redistribuzione dei compiti, degli orari e dei beni, a beneficio dell'umanita' intera.

La nonviolenza e' in cammino.

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 433 del 26 settembre 2011

 

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