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Telegrammi. 694



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 694 del 30 settembre 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: 2 ottobre, la nonviolenza alla prova

2. Wangari Maathai, ovvero la rivoluzione necessaria: ecologista, femminista, nonviolenta

3. Daniele Barbieri ricorda Wangari Maathai

4. Maurizio Gubbiotti ricorda Wangari Maathai

5. Pietro Veronese ricorda Wangari Maathai

6. Wangari Maathai: Guarire la Terra, guarire noi stessi

7. Si e' svolto il 27 settembre a Viterbo un incontro di studio

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: 2 OTTOBRE, LA NONVIOLENZA ALLA PROVA

 

Dopo la straordinaria esperienza della marcia Perugia-Assisi "per la pace e la fratellanza dei popoli" del 25 settembre 2011, il 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza, sara' ancora una fondamentale occasione di incontro, di riflessione, di azione nonviolenta.

*

Che in tutte le citta' d'Italia si svolgano iniziative nonviolente contro la guerra e contro il razzismo, contro tutte le uccisioni e contro tutte le persecuzioni.

Che ovunque possibile si organizzino incontri pubblici di testimonianza, di denuncia e di lotta per ottenere:

a) l'immediata cessazione dell'illegale partecipazione dell'Italia alle scellerate guerre in Afghanistan e in Libia;

b) l'immediata abrogazione di tutte le illegali misure di persecuzione nazista dei migranti in cui si e' strutturato il colpo di stato razzista in Italia;

c) l'immediato drastico taglio dei fondi pubblici destinati agli armigeri, alle armi, alle guerre assassine;

d) le dimissioni del governo delle guerre e del colpo di stato razzista, assassino e persecutore, corrotto e corruttore, criminale e criminogeno, anomico e barbaro;

e) il ripristino nel nostro paese della legalita' costituzionale, della democrazia, del rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

*

Chi non si oppone alla guerra ne e' complice.

Chi non si oppone alle persecuzioni razziste ne e' complice.

La civilta' umana consiste nella solidarieta' che salva le vite.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. MAESTRE. WANGARI MAATHAI, OVVERO LA RIVOLUZIONE NECESSARIA: ECOLOGISTA, FEMMINISTA, NONVIOLENTA

[Su Wangari Muta Maathai (Nyeri, 1940 - Nairobi, 2011), riportiamo la seguente scheda che pubblicammo qualche anno fa su questo foglio: premio Nobel per la pace nel 2004, biologa, docente universitaria, gia' presidente del Consiglio nazionale delle donne del Kenya, sottosegretario nel Ministero dell'Ambiente e delle Risorse naturali del Kenya, con un lungo impegno in difesa dei diritti umani e dell'ambiente (impegno che l'ha portata a subire minacce, aggressioni, persecuzioni), ha fondato nel 1977 il movimento "Green Belt", un movimento formato da donne che hanno piantato decine di milioni di alberi in Kenya e in altri paesi africani: in particolare Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe, promuovendo difesa dell'ambiente e diritto al lavoro, e valorizzando la centralita' delle donne nel mondo rurale. Dal sito www.greencrossitalia.it riprendiamo per estratti la seguente scheda a cura di Sergio Ferraris: "E' donna, e' ecologista, e' africana. E' Wangari Maathai, il premio Nobel per la Pace 2004, viceministro per l'ambiente del Kenia, rappresentante della Carta della Terra per l'Africa e membro di Green Cross. Il comitato norvegese per il premio Nobel ha assegnato il prestigioso riconoscimento per la pace all'ecologista kenyana, 64 anni, prima donna africana nella storia a ricevere l'importante premio. Alla Maathai e' stato riconosciuto il suo impegno nella lotta per la preservazione dell'ambiente e la difesa dei diritti umani. 'La causa ecologista e' un aspetto importante della pace - ha affermato Wangari Maathai, immediatamente dopo la notizia del premio - perche' nel momento in cui le risorse si rarefanno, noi ci battiamo per riappropriarcene. Piantiamo i semi della pace, ora e per il futuro'. L'ecologista keniana e' anche avvocato dei diritti umani. Dopo il conferimento del premio la biologa ha detto: ''Continuero' nella mia campagna e chiedo ai keniani di unirsi a me'. L'impegno di Wangari Maathai sul fronte ambientale e' storico. E' stata la fondatrice del movimento 'Green Belt' (cintura verde) che ha piantato oltre trenta milioni di alberi lungo il continente africano per lottare contro la desertificazione. La deforestazione, infatti, e' un grave problema per l'Africa che spinge, ogni anno, milioni di persone nella poverta'. L'organizzazione fondata da Maathai, il 'Movimento della cintura verde' ha anche dato, tra le altre cose, lavoro a decine di migliaia di persone... La motivazione con cui il Comitato del premio Nobel per la pace, con sede a Oslo, ha assegnato il premio per la pace recita: 'Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace nel 2004 a Wangari Maathai per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace. La pace sulla terra dipende dalla nostra capacita' di assicurare l'ambiente dove viviamo. Maathai e' in prima linea nella lotta per promuovere ecologicamente lo sviluppo sociale, economico e culturale in Kenya e in Africa. Ella ha adottato un approccio olistico allo sviluppo sostenibile che comprende democrazia, diritti umani e diritti delle donne in particolare, pensando globalmente e agendo localmente. Maathai ha contrastato coraggiosamente il precedente regime oppressivo in Kenya. Le sue iniziative in prima persona hanno contribuito ad attirare l'attenzione sull'oppressione politica, sul piano nazionale e internazionale. Maathai combina scienza, impegno sociale e politica attiva. Piu' che proteggere semplicemente l'habitat esistente, la sua strategia tende ad assicurare e rafforzare la vera base per lo sviluppo ecologicamente sostenibile. Ha fondato il movimento Green Belt (Cintura Verde), con cui da circa 30 anni ha attivato donne povere per piantare 30 milioni di alberi. I suoi metodi sono stati adottati anche da altri Paesi. Siamo tutti testimoni di come la deforestazione e la perdita del verde abbiano portato alla desertificazione in Africa e minacciato altre regioni del globo, compresa l'Europa. Proteggere le foreste dalla desertificazione e' un fattore vitale nella lotta per rafforzare l'ambiente in cui viviamo sulla nostra comune Terra. Attraverso istruzione, pianificazione familiare, nutrizione e lotta contro la corruzione il movimento Green Belt ha aperto la strada allo sviluppo a livello rurale. Riteniamo che Maathai sia una voce, appartenente alle migliori forze dell'Africa, che parla per promuovere pace e condizioni di benessere su questo continente. Wangari Maathai sara' la prima donna africana a essere insignita del premio Nobel per la Pace. Sara' anche la prima cittadina africana della vasta area tra il Sudafrica e l'Egitto a ricevere il Nobel. Rappresenta un esempio e una fonte di ispirazione per chiunque in Africa lotti per lo sviluppo sostenibile, la democrazia e la pace'. 64 anni, la Maathai e' stata la prima donna in Africa centrale-orientale a fare carriera unversitaria. Ha fondato il movimento ambientalista kenyota nel 1977, e grazie a un progetto da lei ideato che ha coinvolto soprattutto le donne, ha fatto si' che venissero piantati milioni di alberi per impedire l'erosione del terreno e per fornire la legna da ardere a tutto il Paese... Laureata in biologia all'Universita' del Kansas e all'Universita' di Pittsburgh, ritornata in Kenya, Wangari Maathai ha lavorato nel dipartimento di ricerca in medicina veterinaria all'Universita' di Nairobi e, malgrado lo scetticismo e perfino l'opposizione degli allievi e della facolta' tradizionalmente maschili, ha ottenuto il dottorato. Wangari Maathai ha iniziato a lavorare per alleviare la poverta' della gente del suo Paese cercando di creare progetti dal basso, partecipati, su base comunitaria, per offrire occupazione e migliorare l'ambiente allo stesso tempo... Wangari Maathai e' stata presidente nazionale del Consiglio nazionale delle donne del Kenya, e nel 1997 si e' candidata alla presidenza del paese, senza tuttavia poter concorrere perche' il suo partito ritiro' la sua candidatura alcuni giorni prima delle elezioni... Nel 1998, Wangari Maathai si guadagno' l'attenzione di tutto il mondo quando si oppose al progetto del presidente del Kenya di costruire alloggiamenti di lusso eliminando centinaia di ettari di foreste. Nel 1991, venne arrestata e incarcerata, fu poi liberata in seguito a una campagna internazionale. Nel 1999 venne ferita alla testa mentre piantava alberi nella foresta di Karura, a Nairobi, nel corso di una protesta contro il disboscamento continuo. E' stata arrestata piu' volte dal governo del presidente Arap Moi e nel gennaio del 2002, la Maathai ha accettato il posto di ricercatore alla facolta' di agraria dell'universita' di Yale, occupandosi di silvicoltura sostenibile. Dal gennaio 2003 e' sottosegretario al Ministero dell'ambiente, delle risorse naturali e della fauna selvatica. Nel 2001 ha dato vita a 'Tree is Life'... Il progetto di Tree is Life e' recentemente stato riconosciuto come "buona pratica" dalle Nazioni Unite. Wangari Maathai e' la dodicesima donna, la prima africana, a ricevere il premio Nobel per la pace". Tra le opere di Wangari Maathai: Solo il vento mi pieghera', Sperling & Kupfer, Milano 2007; Piantiamo i semi della pace, Nuovi Mondi Media, 2010; La religione della Terra. Amare la natura per salvare noi stessi, Sperling & Kupfer, Milano 2011. Su Wangari Maathai si veda anche il profilo scritto da Nanni Salio nel n. 792 de "La nonviolenza e' in cammino"]

 

Questa donna la cui morte ora piangiamo, con la sua vita, le sue esperienze e le sue riflessioni, questo ha insegnato all'umanita': che la rivoluzione necessaria che sola potra' salvare insieme la famiglia umana e la biosfera sara' ecologista, femminista e nonviolenta, o non sara'.

 

3. LUTTI. DANIELE BARBIERI RICORDA WANGARI MAATHAI

[Ringraziamo Daniele Barbieri (per contatti: pkdick at fastmail.it) per averci messo a disposizione questo suo articolo originariamente pubblicato sul quotidiano "L'unione Sarda" il 27 settembre 2011.

Daniele Barbieri, nato a Roma il 3 ottobre 1948, vive a Imola; pubblicista dal 1970 e giornalista professionista dal 1991, da sempre impegnato nei movimenti per la pace, di solidarieta' e per i diritti civili, ha lavorato all'interno dei quotidiani "Il manifesto" (per il quale e' stato a lungo corrispondente dall'Emilia Romagna), "L'unione sarda" e "Mattina" (supplemento bolognese de "L'unita'"); ha collaborato a numerose riviste, fra cui "Mondo nuovo", "Musica jazz", "Azione sociale", "Muzak", "Il discobolo", "Politica ed economia" (di cui e' stato redattore), "Meta", "Cyborg", "Alfazeta", "Mosaico di pace", "Hp - Acca parlante", "Zero in condotta", "Amici dei lebbrosi", "Redattore sociale", attualmente e' redattore del settimanale "Carta"; da tempo collabora con il mensile "Piazza grande" (con cui ha organizzato anche vari corsi di giornalismo sociale) e con alcune ong (in particolare il Cospe) nella formazione o in ricerche; ha lavorato all'agenzia on line "Migranews" (sostenuta dalla linea Equal dell'Unione europea): nel giugno 2005 la Emi di Bologna ha pubblicato il volume Migrante-mente, il popolo invisibile prende la parola, che raccoglie una selezione di venticinque autori e autrici fra quelli che hanno scritto per "Migranews". Come reporter (e come persona impegnata contro le guerre) e' stato nei Balcani, in America latina e in Africa; nell'aprile del 2002 si e' recato in Palestina con una delegazione del "Coordinamento degli enti locali per la pace". E' genitore di Jan. Inoltre e' autore o co-autore di alcuni testi per la scuola (due sulla fantascienza e uno sullo sport), di un book-game sul '68 e inoltre di Agenda nera: 30 anni di neofascismo in Italia, de I signori del gioco: storia, massificazione, interpretazioni dello sport (con lo pseudonimo di Gianni Boccardelli) e di testi inseriti in alcuni libri a piu' mani. Con Riccardo Mancini, da poco scomparso, ha pubblicato alcuni libri e moltissimi articoli di fantascienza (erano loro quell'"Erremme Dibbi'" che scriveva tanti anni sul quotidiano "Il manifesto" articoli non dimenticati)]

 

"Arokoma kuuraga" - che tu possa domire la' dove piove - e' l'augurio tradizionale del popolo keniota a una persona morta. Nel suo libro "Solo il vento mi pieghera'" Wangari Maathai aggiunse: "per me quel luogo e' intriso di rugiada, percio' e' verde. Forse il paradiso e' verde".

Wangari Maathai e' morta, per un tumore, a 71 anni. Nobel per la pace nel 2004 con questa motivazione: "La pace nel mondo dipende dalla difesa dell'ambiente" e l'aggiunta che la sua azione per i diritti delle donne ha ispirato moltissime persone e ha saputo conciliare la scienza e l'ideale democratico.

Di fronte a quel Nobel inatteso, la Maathai non si scompose: scavo' la terra e vi mise una pianticella. "Perche' quel che faccio", continuava a ripetere, "e' molto semplice: pianto gli alberi".

Prima donna nel Centrafrica a laurearsi (in biologia) e a ricevere un Nobel. Fondo' nel 1977 il Green Belt Movement che ha piantato 40 milioni di alberi in Kenia e altri Paesi africani per combattere l'erosione. Ma - spiegava - bisogna anche difendere gli alberi che ci sono, e Wangari Maathai nel suo Paese e' stata insultata, bastonata, sfrattata, denunciata perche' fermava chi buttava giu' foreste per costruire alberghi di lusso. Nella sua biografia racconta di quando, barricata in casa, disse ai poliziotti venuti a prenderla: "So che dovete arrestarmi. Ma anch'io sto facendo il mio lavoro e non vi apriro' la porta. So che avete freddo. Vi preparero' una tazza di the ma non ho piu' latte. Se vi do' i soldi andate a comprarlo?". Per la cronaca i poliziotti, dopo una breve consultazione, andarono a prendere il latte.

Nel suo "La religione della terra" (in italiano presso Sperling & Kupfer, come il precedente) uscito quest'anno, Maathai spiego' che scavare buche o difendere gli alberi non e' un lavoro particolarmente spirituale ma che questi sforzi spargono "semi di altro tipo: quelli necessari a curare le ferite inflitte alle comunita', depredate della loro autostima". E i quattro principi del Green Belt Movement partono da qui: "1. Amore per l'ambiente. 2. Gratitudine e rispetto per le risorse della terra. 3. Autopotenziamento e automiglioramento. 4. Spirito di servizio e volontariato".

In un famoso articolo del 2007 (per "The Globalist") ha raccontato la lotta del Kenia per l'indipendenza e la sua... per lo stesso motivo. Come donna era discriminata in ogni modo. Protesto'. "Da allora le docenti continuarono ad essere pagate meno degli uomini che facevano il loro stesso lavoro, ma a me e a un'altra ribelle fu conferito il titolo di 'professore maschio onorario'". E ancora: "Spesso incontro donne che hanno aspettato che quella sicurezza chiamata uomo svanisse dalle loro vite per ricordarsi che avrebbero dovuto proteggere i loro diritti. Donne che dicono: 'L'avrei fatto anche prima, ma lo sai come sono fatti gli uomini'".

Dopo gli anni bui della repressione, anche in Kenia si e' aperta una speranza e Maathai se ne e' rallegrata. "Solo il vento mi pieghera'" si chiudeva cosi': "Sono una delle poche fortunate che ha potuto vedere un nuovo inizio. Ma ho sempre creduto che, non importa quanto sia scuro il cielo, c'e' sempre un po' di rosa all'orizzonte ed e' quello che dobbiamo cercare".

Il 2011 e' l'anno internazionale delle foreste. Come sempre queste campagne hanno risvolti pratici importanti e molto fumo di bei discorsi. Forse l'esempio di Wangari Maathai, piantare alberi e impedire che vengano abbattuti, e' la strada giusta. In ogni caso "arokoma kuuraga" per lei.

 

4. LUTTI. MAURIZIO GUBBIOTTI RICORDA WANGARI MAATHAI

[Ringraziamo Maurizio Gubbiotti (per contatti: m.gubbiotti at legambiente.it) per questo ricordo.

Maurizio Gubbiotti e' coordinatore della segreteria nazionale e responsabile del dipartimento internazionale di Legambiente. Si occupa sotto varie vesti di tematiche legate all'ambiente, all'occupazione, al Terzo settore e alla cooperazione internazionale. E' membro del Consiglio nazionale e del Coordinamento nazionale del Forum permanente del Terzo settore, della Commissione su Occupazione e Terzo settore del Ministero del Lavoro, del Direttivo della Tavola della Pace, del Comitato di Sorveglianza nell'ambito del Quadro Comunitario di Sostegno (Qcs) obiettivo 1 2000-2006. E' membro del Comitato Esecutivo dell'Associazione Ong Italiane, e del Comitato Tecnico della Fondazione Sud. Giornalista, ha collaborato con diverse testate nazionali e agenzie di stampa su tematiche ambientali e del terzo settore]

 

E' davvero una tristissima notizia che mentre marciavamo a centinaia di migliaia e un serpentone festoso e colorato si distendeva nelle strade e nelle campagne umbre chiedendo pace nel mondo e celebrando il cinquantenario della Marcia Perugia-Assisi voluta da Aldo Capitini nel 1961, si spegneva a Nairobi Wangari Maathai, prima donna africana a ricevere nel 2004 il Nobel per la pace, per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace.

Fin dai primi momenti dell'impegno della nostra associazione in campo internazionale lei aveva rappresentato uno dei nostri punti di riferimento piu' importanti. Wangari aveva da sempre la capacita' di coniugare le battaglie ambientaliste a quelle per la sostenibilita' alimentare e per i diritti delle donne nel continente africano, quindi un vero modello per l'impegno di Legambiente nel nostro Paese e a livello mondiale, ma soprattutto era un esempio per tutti gli ambientalisti nonche' interprete fondamentale dell'ambientalismo moderno. Una grande donna, una grande persona della quale, quando l'ascoltavi o ci parlavi, percepivi la grande passione, la grande cultura e un senso di responsabilita' nei confronti del suo Paese enormi.

Ho avuto il piacere di incontrarla piu' volte, alcune anche nel suo ufficio a Nairobi, sia quando ricopriva un ruolo istituzionale, era membro del parlamento keniota ed era stata assistente ministro per l'Ambiente e le risorse naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki fra il gennaio 2003 e il novembre 2005, che da leader ambientalista a capo di Green belt (cintura verde), e oltre alla sua gentilezza unita ad una risolutezza da persona che aveva pagato tanto in prima persona, ti colpiva anche tutto quell'affetto che la circondava.

Come Legambiente l'avevamo invitata tante volte ma non era facile sottrarla all'impegno costante nei suoi luoghi, ma anche quando non riusciva ad accogliere personalmente l'invito non rinunciava mai a mandarti qualcuno che la potesse sostituire o uno scritto o un video. Oggi che e' evidente a tutti quanto siano drammaticamente centrali la crisi ambientale e quella climatica, la sua mancanza sara' davvero enorme. Piaceva a tantissimi questa professoressa di anatomia veterinaria di etnia Kikuyu ed era proprio giusto che fosse cosi'!

Hello, kiss, Wangari.

 

5. LUTTI. PIETRO VERONESE RICORDA WANGARI MAATHAI

[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano (www.universitadelledonne.it) riprendiamo il seguente articolo apparso originariamente sul quotidiano "La Repubblica" del 27 settembre 2011 col titolo "Addio Maathai, regina degli alberi".

Pietro Veronese (Roma 1952) e' giornalista professionista; dopo aver lavorato presso diverse testate, dal 1982 scrive su "La Repubblica", per cui e' stato per molti anni inviato speciale di politica estera, seguendo i conflitti delle maggiori aree di crisi del mondo: Medio Oriente, Balcani, Africa subsahariana. E' autore di diversi libri tra i quali una raccolta di reportages africani]

 

Ancora in recenti dibattiti tra ambientalisti kenyani, pochi mesi fa, ho sentito chiamare la premio Nobel Wangari Maathai semplicemente "the Professor" e tutti capivano a chi si stesse alludendo. L'epiteto, per meta' rispettoso e per meta' insofferente, con cui era indicata questa persona straordinaria, che si e' spenta ieri a 71 anni in un ospedale di Nairobi dopo una lunga lotta contro il cancro, ben riassume il suo prestigio universale e al tempo stesso la distanza che malgrado i trionfi ha sempre separato questa "donna contro" da un piu' vasto consenso.

Malgrado il suo sorriso disarmante e l'apparente buon senso delle sue battaglie ecologiste, Wangari Maathai era scomoda e difficile, anche per i suoi stessi compagni di lotta, talora addirittura imbarazzandoli per la radicalita', o la "scorrettezza politica", di certe sue prese di posizione. I media ora la ricordano chiamandola "la Madre degli alberi", per via delle campagne contro la deforestazione che la resero famosa; Nelson Mandela e l'arcivescovo Tutu salutano in lei "una vera eroina africana"; e mezzo mondo, dai governi alle organizzazioni ambientaliste, la piange con commozione.

Eppure torna in mente, come possibile epitaffio, il commento attribuito al marito da cui lei divorzio' poco piu' che quarantenne, quasi un trentennio fa: Wangari, disse l'uomo, era "troppo istruita, troppo forte, troppo di successo, troppo ostinata e troppo difficile da controllare". Molti maschi, africani ma non solo, molti rivali ma anche molti alleati, molti uomini politici del suo Paese, sia che l'avessero all'opposizione sia che le avessero assegnato un ruolo di governo, la pensano probabilmente allo stesso modo.

Wangari Maathai era nata a Nyeri, sull'altopiano del Kenya, il primo aprile del 1940, e si era distinta tra le ragazze della sua generazione per lo straordinario successo negli studi, diventando la prima donna in tutta l' Africa centro-orientale a conseguire un dottorato. Era il 1971, la materia Anatomia veterinaria. Di qui la cattedra all'universita' di Nairobi e il titolo accademico che le sarebbe rimasto attaccato per il resto della vita. Altri sarebbero stati pero' i motivi che avrebbero dato fama universale a "the Professor".

Alla fine di quello stesso decennio, mossa da una passione ambientalista all'epoca ancora profetica non solo per l'Africa ma per il mondo intero, scese in campo contro la deforestazione selvaggia che affliggeva il Kenya cosi' come buona parte del continente (e avrebbe causato di li' a poco le prime grandi carestie di fine secolo).

L'idea meravigliosa di Wangari Maathai non fu tanto, o non solo, quella di fondare un movimento che aveva il semplice scopo di ripiantare alberi, il Green Belt Movement; ma di renderne protagoniste le donne. Sono loro, ovunque in Africa, costrette a cercar legna, l'unico combustibile facilmente reperibile in natura, sempre piu' lontano dalla capanna e dal villaggio; loro le autentiche custodi della vita, della tradizione e del futuro; loro, nell'intenzione del futuro premio Nobel, il soggetto della conservazione ambientale e del cambiamento.

Di qui il carattere unico del Green Belt Movement: verde e al tempo stesso femminista; ecologista ed emancipatorio. L'idea era semplice e luminosa; la vita divenne immediatamente difficile. Il movimento si scontro' quasi subito con le autorita', specie quando si oppose alla svendita a speculatori privati di foreste del demanio ancora intatte e soprattutto nella celebre battaglia (vinta) contro l'edificazione di una mega-sede dell'allora partito unico nel solo parco verde di Nairobi. Wangari Maathai subi' diversi arresti, fu picchiata, additata come nemico pubblico dall'allora presidente-padrone del Kenya Daniel Arap Moi, insultata, minacciata di morte. Lei tenne duro; e quando il tempo di Moi fini', sembro' incominciare il suo.

Il Kenya conobbe una breve stagione di rinnovamento e nel 2002 la Maathai fu eletta trionfalmente al Parlamento e nominata sottosegretaria all' Ambiente. Nel 2004 la consacrazione mondiale: il premio Nobel per la Pace, prima donna africana. Duro' poco. Nel 2008 fini' intossicata dai lacrimogeni durante una manifestazione contro il progetto governativo di aumentare il numero delle poltrone ministeriali. Wangari Maathai era tornata "contro".

Lascia tre figli, una nipote, milioni di alberi piantati in Kenya su sua istigazione e un'eredita' di speranza alle donne povere del mondo.

 

6. MAESTRE. WANGARI MAATHAI: GUARIRE LA TERRA, GUARIRE NOI STESSI

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente testo di Wangari Maathai, ripreso da "Yes! Magazine" del 26 settembre 2011, estratto dal libro "Replenishing the Earth: Spiritual Values for Healing Ourselves and the World"]

 

Durante i trent'anni e piu' che ho passato come ambientalista e attivista per i diritti democratici, la gente mi ha spesso chiesto se la spiritualita', differenti tradizioni religiose e la Bibbia in particolare mi avessero ispirato, ed avessero influenzato il mio impegno o il lavoro con il Green Belt Movement (Gbm). Consideravo la conservazione dell'ambiente ed il dare potere alla gente comune come un tipo di vocazione religiosa? C'erano lezioni spirituali da apprendere ed applicare agli sforzi ambientalisti o alla vita in generale?

Quando iniziai questo lavoro nel 1977 non ero motivata dalla mia fede o dalla religione in generale. Stavo invece letteralmente e praticamente pensando a come risolvere problemi concreti. Volevo aiutare le popolazioni rurali, in special modo le donne, a soddisfare le necessita' di base che mi descrivevano durante i miei seminari e laboratori. Mi dicevano che avevano bisogno di acqua pulita, potabile; di cibo nutriente in quantita' adeguata; di reddito; di energia per cucinare e riscaldare.

Percio' quando mi facevano le domande sulla spiritualita', all'inizio, io rispondevo che non pensavo allo scavare buche ed al mobilitare le comunita' affinche' difendessero o curassero gli alberi, le foreste, le fonti d'acqua e il suolo, l'habitat delle specie selvatiche, come a un lavoro spirituale. Inoltre, non ho mai differenziato le attivita' "spirituali" e quelle "laiche". Dopo qualche anno, sono arrivata a riconoscere che i nostri sforzi non erano limitati al piantare alberi, ma che stavamo anche piantando semi di un tipo diverso, quelli necessari per dare alle comunita' la fiducia in se stesse e la conoscenza necessarie a riscoprire la loro vera voce ed a rivendicare i loro diritti (umani, ambientali, civili e politici). Il nostro scopo divenne espandere quello che chiamiamo "spazio democratico", uno spazio in cui cittadini comuni possono prendere decisioni per se stessi a beneficio proprio, della propria comunita', del proprio paese e dell'ambiente che li sostiene.

In tale contesto, cominciai ad apprezzare il fatto che ci fosse qualcosa che ispirava e sosteneva il Green Belt Movement e coloro che partecipavano alle sue attivita'. Molte persone provenienti da gruppi e regioni differenti ci contattarono perche' volevano condividere il nostro approccio con altri. Capii che il lavoro del Green Belt Movement era guidato da alcuni valori intangibili. Essi erano: amore per l'ambiente, gratitudine e rispetto per le risorse della Terra, capacita' di darsi potere e di migliorare se stessi, spirito di servizio e volontariato. Insieme, questi valori incapsulavano l'aspetto intangibile, sottile, non materialistico del Green Belt Movement come organizzazione. Ci permettevano di continuare a lavorare anche quando i tempi si facevano difficili.

Naturalmente, so bene che tali valori non sono appannaggio del Green Belt Movement. Essi sono universali. Non possono essere toccati o visti. Non possiamo dar loro un valore monetario: in effetti, sono impagabili. Questi valori non sono contenuti in specifiche tradizioni religiose, ne' uno deve far professione di fede per essere guidato da essi. Sembrano piuttosto essere parte della nostra natura umana, ed io sono convinta che siamo persone migliori perche' li abbiamo, e che l'umanita' e' migliore avendoli piuttosto che non avendoli. Dove questi valori sono ignorati, li rimpiazzano dei vizi come l'egoismo, la corruzione, l'avidita' e lo sfruttamento.

Nel processo in cui aiutiamo la Terra a guarire, aiutiamo noi stessi.

Per quel che posso dire attraverso le mie esperienze e le mie osservazioni, credo che la distruzione fisica della Terra si estenda anche a noi. Se viviamo in un ambiente ferito, dove l'acqua e' inquinata, il cibo e' contaminato da metalli pesanti e residui plastici, e il suolo e' praticamente immondizia, cio' ci affligge, influisce sulla nostra salute e crea ferite a livello fisico, psicologico ed esistenziale. Degradando l'ambiente degradiamo sempre noi stessi.

 

7. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 27 SETTEMBRE A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO

 

Martedi' 27 settembre 2011 si e' svolto a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace" un incontro di studio su "Rappresentazioni della nonviolenza nella letteratura, nel cinema, nei media".

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Germaine Beaumont, Andre' Parinaud, Colette, Seuil, Paris 1990, pp. 192.

- Henry Fielding, Diario di un viaggio a Lisbona, Ladisa Editore, Bari 1994, pp. XXXIV + 106.

- Henry Fielding, Gionata Wild il Grande, Rizzoli, Milano 1958, pp. 288.

- Henry Fielding, Jonathan Wild, Oxford University Press, 1999, 2003, pp. XLIV + 308.

- Henry Fielding, Shamela, Marsilio, Venezia 1997, pp. 192.

- Henry Fielding, Tom Jones, Wordsworth Editions, Ware 1992, 1993, edizione in un unico volume che tuttavia mantiene (con qualche approssimazione) la paginazione in due volumi dell'edizione precedente per pp. XXVI + 390 (vol. I) + XII + 420 (vol. II).

*

Riedizioni

- Henry Fielding, Joseph Andrews, Garzanti, Milano 1973, 2008, pp. XX + 404, euro 12.

- Henry Fielding, Tom Jones, Garzanti, Milano 1995, 2009, 2 voll. per complessive pp. XLVIII + 998, euro 17,50.

- Samuel Richardson, Pamela o la virtu' ricompensata, Frassinelli, 1995, Mondadori, Milano 2009, pp. XXVIII + 642.

- Samuel Richardson, Pamela, Rcs, Milano 2009, pp. 712, euro 13.

*

Testi di riferimento

- Miguel de Cervantes Saavedra, Tutte le opere, Mursia, Milano 1972, 1978, 2 voll. rispettivamente di pp. XII + 1310 e pp. VI + 1266.

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 694 del 30 settembre 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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