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Telegrammi. 15



 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 15 del 19 ottobre 2011

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: Tutta la forza della nonviolenza per opporci integralmente alla guerra

2. Un appello del Movimento Nonviolento, di Peacelink e del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: Ogni vittima ha il volto di Abele

3. Primo Levi

4. Primo Levi: Shema'

5. Primo Levi: Alzarsi

6. Primo Levi: Si immagini ora un uomo

7. Primo Levi: Che appunto perche'...

8. Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945

9. Primo Levi: Hurbinek

10. Primo Levi: Approdo

11. Primo Levi: La bambina di Pompei

12. Primo Levi: Non ci sono demoni...

13. Primo Levi: Partigia

14. Primo Levi: Il superstite

15. Primo Levi: Contro il dolore

16. Primo Levi: Canto dei morti invano

17. Primo Levi: Agli amici

18. Primo Levi: La vergogna del mondo

19. Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire

20. Ricciardo Aloisi: Il 4 novembre contro la guerra e il razzismo, perche' ogni vittima ha il volto di Abele

21. Antonio Bianciardi: Ai poveri morte, ai ricchi quattrini

22. Matteo Bortolon: Contro la guerra una politica di giustizia

23. Massimo Maisto: Rispetto per la vita umana

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: TUTTA LA FORZA DELLA NONVIOLENZA PER OPPORCI INTEGRALMENTE ALLA GUERRA

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del comitato scientifico e di garanzia della Fondazione Alexander Langer Stiftung; fa parte del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta istituito presso L'Ufficio nazionale del servizio civile; e' socio onorario del Premio nazionale "Cultura della pace e della nonviolenza" della Citta' di Sansepolcro; ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

Davanti ai monumenti e alle lapidi che ricordano i caduti in guerra, noi proviamo pieta'.

Facendo memoria dei morti del passato, pensiamo a chi oggi e' vittima della guerra.

Ci vergognamo sapendo che il nostro paese e' direttamente coinvolto nella guerra in Afghanistan e in Libia, e ci impegnamo solennemente ad utilizzare tutta la forza della nonviolenza per opporci integralmente alla guerra e alla sua preparazione.

 

2. INIZIATIVE. UN APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO, DI PEACELINK E DEL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

*

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Peacelink

per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac at tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

3. MAESTRI. PRIMO LEVI

 

Primo Levi e' nato a Torino nel 1919, e qui e' tragicamente scomparso nel 1987. Chimico, partigiano, deportato nel lager di Auschwitz, sopravvissuto, fu per il resto della sua vita uno dei piu' grandi testimoni della dignita' umana ed un costante ammonitore a non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio. Le sue opere e la sua lezione costituiscono uno dei punti piu' alti dell'impegno civile in difesa dell'umanita'. Opere di Primo Levi: fondamentali sono Se questo e' un uomo, La tregua, Il sistema periodico, La ricerca delle radici, L'altrui mestiere, I sommersi e i salvati, tutti presso Einaudi; presso Garzanti sono state pubblicate le poesie di Ad ora incerta; sempre presso Einaudi nel 1997 e' apparso un volume di Conversazioni e interviste. Altri libri: Storie naturali, Vizio di forma, La chiave a stella, Lilit, Se non ora, quando?, tutti presso Einaudi; ed Il fabbricante di specchi, edito da "La Stampa". Ora l'intera opera di Primo Levi (e una vastissima selezione di pagine sparse) e' raccolta nei due volumi delle Opere, Einaudi, Torino 1997, a cura di Marco Belpoliti. Opere su Primo Levi: AA. VV., Primo Levi: il presente del passato, Angeli, Milano 1991; AA. VV., Primo Levi: la dignita' dell'uomo, Cittadella, Assisi 1994; Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, Milano 1998; Massimo Dini, Stefano Jesurum, Primo Levi: le opere e i giorni, Rizzoli, Milano 1992; Ernesto Ferrero (a cura di), Primo Levi: un'antologia della critica, Einaudi, Torino 1997; Ernesto Ferrero, Primo Levi. La vita, le opere, Einaudi, Torino 2007; Giuseppe Grassano, Primo Levi, La Nuova Italia, Firenze 1981; Gabriella Poli, Giorgio Calcagno, Echi di una voce perduta, Mursia, Milano 1992; Claudio Toscani, Come leggere "Se questo e' un uomo" di Primo Levi, Mursia, Milano 1990; Fiora Vincenti, Invito alla lettura di Primo Levi, Mursia, Milano 1976.

Riproponiamo ancora una volta alcuni estratti da alcune sue opere.

 

4. TESTI. PRIMO LEVI: SHEMA'

[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un uomo), ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]

 

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

 

Considerate se questo e' un uomo,

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un si' o per un no.

Considerate se questa e' una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza piu' forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d'inverno.

 

Meditate che questo e' stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

 

10 gennaio 1946

 

5. TESTI. PRIMO LEVI: ALZARSI

[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]

 

Sognavamo nelle notti feroci

Sogni densi e violenti

Sognati con anima e corpo:

Tornare; mangiare; raccontare.

Finche' suonava breve sommesso

Il comando dell'alba:

"Wstawac":

E si spezzava in petto il cuore.

 

Ora abbiamo ritrovato la casa,

Il nostro ventre e' sazio,

Abbiamo finito di raccontare.

E' tempo. Presto udremo ancora

Il comando straniero:

"Wstawac".

 

11 gennaio 1946

 

6. TESTI. PRIMO LEVI: SI IMMAGINI ORA UN UOMO...

[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 21]

 

Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu' fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento"...

 

7. TESTI. PRIMO LEVI: CHE APPUNTO PERCHE'...

[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 35]

 

Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta' ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la facolta' di negare il nostro consenso.

 

8. TESTI. PRIMO LEVI: VERSO IL MEZZOGIORNO DEL 27 GENNAIO 1945

[Da Primo Levi, La tregua, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 205-206]

 

La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).

Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).

Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.

 

9. TESTI. PRIMO LEVI: HURBINEK

[Da Primo Levi, La tregua, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 216]

 

Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.

 

10. TESTI. PRIMO LEVI: APPRODO

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 542]

 

Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,

Che lascia dietro se' mari e tempeste,

I cui sogni sono morti o mai nati;

E siede e beve all'osteria di Brema,

Presso al camino, ed ha buona pace.

Felice l'uomo come una fiamma spenta,

Felice l'uomo come sabbia d'estuario,

Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte

E riposa al margine del cammino.

Non teme ne' spera ne' aspetta,

Ma guarda fisso il sole che tramonta.

 

10 settembre 1964

 

11. TESTI. PRIMO LEVI: LA BAMBINA DI POMPEI

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]

 

Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra

Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna

Che ti sei stretta convulsamente a tua madre

Quasi volessi ripenetrare in lei

Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.

Invano, perche' l'aria volta in veleno

E' filtrata a cercarti per le finestre serrate

Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti

Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.

Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata

A incarcerare per sempre codeste membra gentili.

Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,

Agonia senza fine, terribile testimonianza

Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.

Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,

Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura

Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:

La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,

La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.

Nulla rimane della scolara di Hiroshima,

Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,

Vittima sacrificata sull'altare della paura.

Potenti della terra padroni di nuovi veleni,

Tristi custodi segreti del tuono definitivo,

Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.

Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

 

20 novembre 1978

 

12. TESTI. PRIMO LEVI: NON CI SONO DEMONI...

[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 1519]

 

Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.

 

13. TESTI. PRIMO LEVI: PARTIGIA

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 561]

 

Dove siete, partigia di tutte le valli,

Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?

Molti dormono in tombe decorose,

Quelli che restano hanno i capelli bianchi

E raccontano ai figli dei figli

Come, al tempo remoto delle certezze,

Hanno rotto l'assedio dei tedeschi

La' dove adesso sale la seggiovia.

Alcuni comprano e vendono terreni,

Altri rosicchiano la pensione dell'Inps

O si raggrinzano negli enti locali.

In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.

Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,

Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,

Con molti inverni nel filo della schiena.

Il pendio del sentiero ci sara' duro,

Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.

Ci guarderemo senza riconoscerci,

Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.

Come allora, staremo di sentinella

Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.

Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,

Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,

La mano destra nemica della sinistra.

In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:

La nostra guerra non e' mai finita.

 

23 luglio 1981

 

14. TESTI. PRIMO LEVI: IL SUPERSTITE

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 576]

 

a B. V.

 

Since then, at an uncertain hour,

Dopo di allora, ad ora incerta,

Quella pena ritorna,

E se non trova chi lo ascolti

Gli brucia in petto il cuore.

Rivede i visi dei suoi compagni

Lividi nella prima luce,

Grigi di polvere di cemento,

Indistinti per nebbia,

Tinti di morte nei sonni inquieti:

A notte menano le mascelle

Sotto la mora greve dei sogni

Masticando una rapa che non c'e'.

"Indietro, via di qui, gente sommersa,

Andate. Non ho soppiantato nessuno,

Non ho usurpato il pane di nessuno,

Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.

Ritornate alla vostra nebbia.

Non e' mia colpa se vivo e respiro

E mangio e bevo e dormo e vesto panni".

 

4 febbraio 1984

 

15. TESTI. PRIMO LEVI: CONTRO IL DOLORE

[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 675]

 

E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e' strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.

 

16. TESTI. PRIMO LEVI: CANTO DEI MORTI INVANO

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]

 

Sedete e contrattate

A vostra voglia, vecchie volpi argentate.

Vi mureremo in un palazzo splendido

Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco

Purche' trattiate e contrattiate

Le vite dei vostri figli e le vostre.

Che tutta la sapienza del creato

Converga a benedire le vostre menti

E vi guidi nel labirinto.

Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,

L'esercito dei morti invano,

Noi della Marna e di Montecassino

Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:

E saranno con noi

I lebbrosi e i tracomatosi,

Gli scomparsi di Buenos Aires,

I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,

I patteggiati di Praga,

Gli esangui di Calcutta,

Gl'innocenti straziati a Bologna.

Guai a voi se uscirete discordi:

Sarete stretti dal nostro abbraccio.

Siamo invincibili perche' siamo i vinti.

Invulnerabili perche' gia' spenti:

Noi ridiamo dei vostri missili.

Sedete e contrattate

Finche' la lingua vi si secchi:

Se dureranno il danno e la vergogna

Vi annegheremo nella nostra putredine.

 

14 gennaio 1985

 

17. TESTI. PRIMO LEVI: AGLI AMICI

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623]

 

Cari amici, qui dico amici

Nel senso vasto della parola:

Moglie, sorella, sodali, parenti,

Compagne e compagni di scuola,

Persone viste una volta sola

O praticate per tutta la vita:

Purche' fra noi, per almeno un momento,

Sia stato teso un segmento,

Una corda ben definita.

 

Dico per voi, compagni d'un cammino

Folto, non privo di fatica,

E per voi pure, che avete perduto

L'anima, l'animo, la voglia di vita.

O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu

Che mi leggi: ricorda il tempo

Prima che s'indurisse la cera,

Quando ognuno era come un sigillo.

Di noi ciascuno reca l'impronta

Dell'amico incontrato per via;

In ognuno la traccia di ognuno.

Per il bene od il male

In saggezza o in follia

Ognuno stampato da ognuno.

 

Ora che il tempo urge da presso,

Che le imprese sono finite,

A voi tutti l'augurio sommesso

Che l'autunno sia lungo e mite.

 

16 dicembre 1985

 

18. TESTI. PRIMO LEVI: LA VERGOGNA DEL MONDO

[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158]

 

E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.

 

19. TESTI. PRIMO LEVI: IL NOCCIOLO DI QUANTO ABBIAMO DA DIRE

[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1149-1150]

 

L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a mano a mano che passono gli anni (...).

Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e' avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo da dire.

 

20. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. RICCIARDO ALOISI: IL 4 NOVEMBRE CONTRO LA GUERRA E IL RAZZISMO

 

E' solidale con le vittime della guerra solo chi si oppone alla guerra, solo chi s'impegna a salvare le vite.

Il 4 novembre, anniversario della fine per l'Italia della "inutile strage" della prima guerra mondiale, sia giorno di lutto per le vittime di quella e di tutte le guerre, e sia giorno di lotta nonviolenta contro tutte le guerre, le uccisioni, le persecuzioni.

Facciamo cessare l'illegale, criminale, assassina partecipazione italiana alle guerre in Afghanistan e in Libia.

Facciamo cessare l'illegale, criminale, assassina persecuzione dei migranti da parte dello stato italiano.

Facciamo cessare il mostruoso sperpero delle pubbliche risorse per le armi, le strutture belliche, le azioni omicide.

Facciamo rispettare la Carta delle Nazioni Unite.

Facciamo rispettare la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Facciamo rispettare la Costituzione della Repubblica Italiana.

Pace, diritti umani, disarmo.

Vi e' una sola umanita'.

Ogni essere umano ha diritto alla vita.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

21. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. ANTONIO BIANCIARDI: AI POVERI MORTE, AI RICCHI QUATTRINI

[Ringraziamo Antonio Bianciardi (per contatti: Antonio.Bianciardi1 at banca.mps.it) per questo intervento.

"... ho firmato piu' volte petizioni contro tutte le guerre, degli anni passati e dei nostri giorni. Non sono un militante attivo nonviolento e non ho mai partecipato alla marcia della pace Perugia-Assisi, anche se vedo con simpatia tutti coloro che vi partecipano e che la portano avanti da lungo tempo. Ho un passato da militante del "Manifesto", di cui credo di essere uno dei piu' vecchi abbonati e affezionati lettori, dato che ho partecipato alla sottoscrizione per farlo nascere, nel lontano 1972, e non ne ho perso una copia in tutti questi anni. Lavoro dal 1979 in una banca senese e l'unico impegno "pubblico" che ho da un po' di anni a questa parte e' la partecipazione, con la mia compagna ed altri poeti, al "Laboratorio del Sonetto", dove (con lo pseudonimo di Civettone) scrivo, anche se non troppo assiduamente, versi sull'attualita' politica italiana e, a volte,  anche di quella internazionale, e quindi della violenza e delle guerre"]

 

E' l'anniversario della grande Guerra,

della sua storia sempre maledetta,

che sconvolse l'Europa e la sua terra,

quell'"inutile strage" poi fu detta.

 

Ma ancora un groppo la gola ci serra,

pensando a quella strage cosi' abbietta,

a quei soldati, tanti zappaterra,

mandati a morte in cima ad una vetta,

 

o a fondovalle dentro le trincee.

Eran povera gente, etnie mischiate,

del centro, nord, sud, partenopee,

 

e tante inutilmente sterminate,

per la gloria di pochi assassini,

ai poveri morte, ai ricchi quattrini...

 

22. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. MATTEO BORTOLON: CONTRO LA GUERRA UNA POLITICA DI GIUSTIZIA

[Ringraziamo Matteo Bortolon (per contatti: m.bortolon at cultureaconfine.net) per questo intervento.

Matteo Bortolon, attivista della Fucina per la Nonviolenza (sezione fiorentina del Movimento Nonviolento) e volontario di Mani Tese. Abita e lavora a Firenze, si e' interessato dei problemi della globalizzazione economica e degli accordi di libero mercato, successivamente di pluralismo culturale e di militarismo nell'ambito delle mobilitazione sociali dopo l'11 settembre 2001, ha seguito il cammino del Movimento di Porto Alegre partecipando ai forum di Firenze, Atene, Malmoe, Genova. Ultimamente si e' dedicato per la campagna di Mani Tese Food for World al problema della sovranita' alimentare]

 

La guerra ha subito molte modificazioni ma alcuni suoi tratti rimangono gli stessi. Fra questi ricordero' il fatto che assorba risorse consistenti togliendole alla spesa sociale e le pesanti conseguenze che rimangono sul terreno per anni interi, solitamente non contabilizzate (mutilazioni, danni psicologici, nuove gerarchie sociali, eccetera).

Quello che mi sembra piu' urgente ricordare per l'anniversario del 4 novembre e' che viene sempre combattuta dai popoli - intesi come la massa delle persone non facenti parte delle elite dirigenti. Queste ultime rimangono riparate e al caldo, solitamente. Ma c'e' di piu'.

Non solo i poveri soldati si scannano mentre i capi li dirigono da lontano, ma la guerra come processo di mobilitazione scarica verso un esterno le energie che andrebbero dirette invece contro l'alto, contro le elite in carica (includendovi assieme alla classe politica quella industriale e proprietaria). Cosi' le classi dirigenti risolvono i propri problemi mandando i propri popoli l'uno contro l'altro, con gran spreco di energie, per scaricare al di fuori il peso delle proprie responsabilita'.

Mi ha sempre insospettito stigmatizzare la guerra come cosa inutile, irrazionale. Per le elite e' molto, molto utile; per gli altri incide in una maniera oscillante fra lo spreco e la catastrofe. Per questo non mi piacciono i tipi di opposizione "morale" alla guerra, che invece va giudicata alla luce del modello socio-economico sottostante. Altrimenti si coglie solo l'aspetto piu' superficiale di essa, l'aspetto degli scontri, dei feriti, della strategia e simili, e ci si priva della possibilita' di combatterla in profondita'.

Il centro morale della lotta alla guerra e' certo la centralita' delle vittime, soprattutto non combattenti (donne, bambini, anziani, ecc.) che nelle guerre attuali pagano il prezzo piu' alto (si valuta che l'80-90% delle vittime siano civili), ma per coprire adeguatamente tale aspetto e' importante mettere a fuoco il fatto che fondamentalmente la guerra e' un conflitto di classe. Con la differenza che far rompere la testa a chi manifesta in piazza ha un costo politico, mandare il popolino al fronte assai meno, perche' e' il "nemico" a fare il lavoro. Cosi' che l'elite vince facendosi fare il lavoro sporco da una alterita' verso cui dirigere le frustrazioni e la rabbia. Come lucido machiavellismo, un capolavoro.

Percio' la fine delle guerre (o una loro significativa diminuzione) non risiede in un surplus di razionalita' o di moralita'; queste caratteristiche sono importanti ma subordinate ad una economia di eguaglianza realizzabile solo con una politica di giustizia, l'obiettivo politico da perseguire.

 

23. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. MASSIMO MAISTO: RISPETTO PER LA VITA UMANA

[Ringraziamo Massimo Maisto (per contatti: segreteria.vicesindaco at comune.fe.it) per questo intervento.

Massimo Maisto e' vicesindaco e assessore a Personale, Cultura, Turismo e Area Giovani del Comune di Ferrara. Nato a Ferrara il 26 febbraio 1968, coniugato, prima dell'incarico nell'Amministrazione comunale ha svolto diverse attività professionali nel mondo associazionistico, legate - in particolare - alla cultura, al mondo del cinema ed all'organizzazione di spettacoli. Laureato al Dams di Bologna, e' divenuto presidente provinciale del comitato Arci nel 2002 e presidente dell'Arci Emilia-romagna nel 2004, incarichi lasciati nel 2007 con la nomina ad assessore comunale alla Cultura, Pubblica istruzione e Cooperazione internazionale]

 

Nel nostro linguaggio quotidiano, le parole non trovano molto spesso un aggancio con il dato concreto che rappresentano, hanno un uso astratto, sul quale agiscono sedimentazioni culturali e uso corrente nel corso dei secoli.

Il termine "guerra", nello specifico, nel tempo ha quasi assunto accenti nobili: molti filosofi hanno teorizzato l'indissolubilita' del binomio uomo-violenza, e quindi l'impossibilita' di espellere la guerra dalla sfera umana, un libro come L'arte della guerra di Sun Tzu viene utilizzato per la formazione delle figure manageriali nel mondo produttivo, per secoli il Ministro piu' importante del Governo di ogni nazione era il Ministro della Guerra.

La guerra, tuttavia, significa concretamente vite umane che vengono troncate, lutti, devastazioni, popoli ed aree geografiche in cui l'odio che viene depositato pregiudicano ogni sviluppo futuro. La guerra, soprattutto, indica uno spazio di azione nel quale l'essere umano cancella quello che e' il suo tratto piu' distintivo, vale a dire la capacita' raziocinante, la volonta' di ricondurre ad analisi e risoluzione le pulsioni, il faticoso ed esaltante processo di civilizzazione che ci ha caratterizzato nei secoli.

Forse, allora, per opporsi alla guerra dobbiamo rigettare in profondita' il percorso culturale che l'ha nobilitata e resa componente intrecciata a doppio filo al genere umano, introiettare in noi stessi e nelle nostre istituzioni, nelle nostre pratiche quotidiane, un valore piu' alto e fondante della convivenza fra le persone e fra i popoli: il rispetto per la vita umana deve sempre essere piu' forte della volonta' di portare avanti, a qualunque costo, le proprie convinzioni.

 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Numero 15 del 19 ottobre 2011

 

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