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Telegrammi. 721



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 721 del 27 ottobre 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2011

2. Un appello del Movimento Nonviolento, di Peacelink e del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: Ogni vittima ha il volto di Abele

3. Gabriele Cascino: Dalle ceneri di quel conflitto fratricida

4. Giancarla Codrignani: Il mio/nostro "quattro novembre"

5. Gaetano Farinelli: Due parole sulla prima guerra mondiale

6. Gerardo Mancuso: La nonviolenza per il bene comune

7. Antonio Mazzeo: I costi del crimine della guerra, oggi

8. Franco Perna: Ricordare i morti di tutte le guerre

9. Anita Sonego: La strage, le stragi

10. Antonio Vigilante: Quattro novembre

11. Il 25 ottobre si e' svolto a Viterbo un incontro di riflessione

12. La "Carta" del Movimento Nonviolento

13. Per saperne di piu'

 

1. INIZIATIVE. DECIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTANO-ISLAMICO DEL 27 OTTOBRE 2011

[Dal comitato organizzatore della decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2011 (per contatti: www.ildialogo.org) riceviamo e diffondiamo]

 

Si svolgeranno in tutta Italia il 27 ottobre 2011 le iniziative per celebrare la decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. L'iniziativa, com'e' noto, fu ideata nel 2001 a pochi giorni dai tragici attentati dell'11 settembre, affinche', come scrivemmo nell'appello, "quanto e' accaduto non debba in alcun modo mettere in discussione o rallentare l'itinerario del dialogo". Questi dieci anni di vita dell'appello sono stati ricordati nella Lettera alle donne e agli uomini di buona volonta' in occasione della decima Giornata ecumenica del dialogo, scritta da Brunetto Salvarani, direttore di Cem-Mondialita' che della giornata e' stato l'ideatore e promotore instancabile.

La giornata verra' presentata ufficialmente a Roma il 27 ottobre 2011 presso la Camera dei Deputati alle ore 12 in una conferenza stampa organizzata dalla rivista "Confronti" che fin dall'inizio e' stata tra i convinti promotori della giornata. Interverranno Giovanni Bachelet, deputato Pd e membro della commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera; Lucio Malan, senatore Pdl e segretario della presidenza del Senato; Raffaele Volpe, presidente dell'Unione delle chiese evangeliche battiste d'Italia (Ucebi); l'ambasciatore Mario Scialoja per la Grande Moschea di Roma; Alessandro Ahmad Paolantoni per l'Unione delle comunita' islamiche in Italia (Ucoii); Dora Bognandi per la Chiesa avventista del settimo giorno; Tommaso Fulfaro, segretario di Articolo 21; Giovanni Sarubbi, direttore de "Il dialogo"; Gianni Novelli, Cipax. Modera Gian Mario Gillio, direttore di "Confronti".

Dall'ultimo nostro comunicato del 21 ottobre sono state molte e significative le adesioni e gli annunci di iniziative che domani e nei prossimi giorni si terranno nell'ambito della giornata del dialogo cristiano-islamico.

Segnaliamo l'iniziativa "Passi di pace" che si terra' a Merano (Bz), curata da il Giardino delle Religioni - Bolzano / Garten der Religionen - Bozen e da don Mario Gretter, referente diocesano per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Segnaliamo l'adesione congiunta della Diocesi di Firenze e della Comunita' islamica di Firenze che Il 27 ottobre terranno un incontro pubblico di dialogo presso la Moschea. Segnaliamo l'iniziativa a Citta' di Castello di venerdi' 4 novembre 2011 promosso dal Comune di Citta' di Castello, Liceo classico "Plinio il Giovane", Caritas Diocesana, Associazione Insieme per un futuro sereno, A. M. Argana - associazione marocchina in alta valle Tevere. Iniziative si svolgeranno a Faenza, con la visita a luoghi di culto organizzata da moltissime associazioni locali (Associazione Farsi Prossimo, Pax Christi Faenza, Centro di Cultura Islamica di Faenza, Associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII, Ordine Francescano Secolare, Amici Mondo Indiviso (Ami), Centro di Documentazione don Tonino Bello, Societa' Cooperativa di Cultura Popolare, Mani Tese - Faenza, Movimento dei Focolari, Centro per la Pastorale Sociale e il Lavoro, Associazione Pari Opportunita' e Sviluppo).

Ci saranno, ancora, iniziative a Pavullo (Mo), a Ravenna, che andranno avanti da ottobre a dicembre 2011 con il patrocinio del Comune e della Provincia di Ravenna; iniziative si svolgeranno a Parma; a Genova (curata dai Gruppi di Genova di Religioni per la Pace (Wcrp), Segretariato Attivita' Ecumeniche (Sae), Comunita' Islamica di Genova, Centro Banchi, Movimento dei Focolari, Comunita' di Sant'Egidio, e il patrocinio di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e del Centro di Solidarieta' di Genova); alla Comunita' "La collina" di Serdiana (Ca); a Solarino (Sr) anche qui con il coinvolgimento dell'Ufficio diocesano per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso e delle istituzioni locali del Comune di Solarino, della Presidenza del Consiglio della Provincia di Siracusa, Assessorato Politiche Sociali Siracusa, dell'Issr San Metodio. Altre adesioni importanti si sono aggiunte e fra queste quelle del Centro ecumenico di Galatina, o quella del filosofo Giulio Girardi.

Oltre alle moltissime adesioni individuali (circa 300) sono circa 200 le associazioni locali e nazionali che hanno aderito e che dal basso e senza sponsorizzazioni mediatiche daranno vita ad iniziative e continueranno a mantenere viva la speranza in un mondo in cui le religioni possano dialogare e costruire insieme la pace.

E sono questi stessi uomini e donne di buona volonta' e queste associazioni che, nel mentre promuovono l'incontro tra cristiani e musulmani, guarderanno con grande speranza all'incontro di tutte le religioni che sempre domani 27 ottobre si svolgera' ad Assisi "facendo memoria - come scrive Brunetto Salvarani nella sua lettera - di quel 27 ottobre 1986 quando Giovanni Paolo II li convoco' la prima volta insieme a pregare per la pace nella cittadina di Francesco".

Auguriamo a tutte/i le/i partecipanti alle iniziative del dialogo cristiano-islamico e all'incontro delle religioni di Assisi e a tutto il popolo italiano di vivere il dialogo, come conclude l'appello per la decima giornata, come impegno continuo perche' esso e' "lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora".

Con un fraterno saluto di shalom, salaam, pace

Il Comitato organizzatore

Roma, 26 ottobre 2011

Per i materiali relativi all'appello, il dibattito, le notizie ed il calendario completo delle iniziative e tutti i riferimenti alle varie associazioni vedi il sito :www.ildialogo.org/cristianoislamico

Per aderire all'appello: www.ildialogo.org/cristianoislamico/Cstampa_1308129442.htm

Per la lista completa dei promotori e delle adesioni: www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cristianoislamico/promotori_1308131182.htm

 

2. INIZIATIVE. UN APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO, DI PEACELINK E DEL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

*

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Peacelink

per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac at tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

3. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. GABRIELE CASCINO: DALLE CENERI DI QUEL CONFLITTO FRATRICIDA

[Ringraziamo Gabriele Cascino (per contatti: ass.sport.personale at regione.liguria.it) per questo intervento.

Gabriele Cascino e' assessore allo Sport e Tempo libero, Organizzazione e Personale della Regione Liguria. E' nato a Praia a Mare (Cs) il 24 maggio 1973. E' laureato in Giurisprudenza. Nel 1978 all'eta' di cinque anni, si trasferisce con la sua famiglia in Liguria, a Taggia, dove ancora risiede. Dopo aver completato il praticantato, supera l'esame per l'abilitazione alla professione di avvocato presso il proprio studio di Sanremo. Dal 2003 Gabriele Cascino e' iscritto all'Italia dei Valori e dal 2005 e' segretario provinciale di Imperia. Dal 2008 e' membro del consiglio di amministrazione di Secom spa]

 

Quella data del 4 novembre, quasi a sottolineare l'inutilita' della guerra come strumento di composizione delle dispute tra le Nazioni, segno' la sigla dell'armistizio tra Austria-Ungheria, gli sconfitti, ed Italia al termine della prima guerra mondiale che il Santo Padre di allora, il genovese Benedetto XV, ebbe giustamente a definire "inutile strage". Dalle ceneri di quel conflitto fratricida per tutti i popoli della civile Europa nacquero i nefasti prodomi di quei terribili nazionalismi che, solamente vent'anni piu' tardi, portarono alla carneficina della seconda guerra mondiale. Oggi che, dopo aver fatto tesoro di tali incommensurabili sciagure, finalmente abbiamo dato vita all'Unione europea, appare in tutta la sua evidenza come quelle due guerre siano risultate perfettamente inutili.

Le nefaste ideologie diffusesi nel secondo decennio del secolo scorso, e cioe' il fascismo ed il comunismo, sono state giustamente sconfitte irrimediabilmente dall'anelito di liberta' dei popoli; Le terre per cui allora si combatte', distruggendo un Impero come quello austro-ungarico, innegabilmente fonte di stabilita' politica in Europa e, per ora, insuperato esempio nella storia moderna di civile e pacifica convivenza tra popoli di etnia diversa, sono tornate ad essere affratellate, in grandissima parte sotto un'unica bandiera: quella stellata dell'Unione europea.

Oggi chi voglia andare da Trento a Cracovia, Budapest, Praga o Brasov in Transilvania lo puo' benissimo fare pur rimanendo entro i confini dell'Unione proprio come cent'anni fa lo poteva fare pur rimanendo entro i confini dell'Impero austro-ungarico, ma non solo: a questi pacifici spostamenti si aggiungono anche quelli di chi proviene da Parigi, Madrid o Reggio Calabria; oggi un calabrese come un transilvanico od un sassone possono giustamente sentirsi accomunati sotto i medesimi ideali di liberta' e rispetto dei diritti civili di cui l'Unione europea e' portatrice. Finalmente, oserei dire!

La nuova realta' degli Stati Uniti d'Europa con la forza della diplomazia e dei trattati sta cancellando in tempi rapidi quegli stupidi anacronismi di stampo razzista, nazionalista e protezionista che sono proprio l'eredita' peggiore della prima guerra mondiale.

Certo la strada da percorrere verso gli Stati Uniti d'Europa e' ancora lunga ma e' la costanza la virtu' dei forti senza dimenticare che si tratta di un'esperienza di pace esportabile altrove.

 

4. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. GIANCARLA CODRIGNANI: IL MIO/NOSTRO "QUATTRO NOVEMBRE"

[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at alice.it) per questo intervento.

Giancarla Codrignani, gia' presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; L'amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005. Si veda anche l'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 343. Un profilo di Giancarla Codrignani scritto da Annamaria Tagliavini ed apparso sull'Enciclopedia delle donne abbiamo riportato nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 513]

 

Sembra che non c'entri, ma c'entra. Mentre la pericolosita' che abbiamo sempre denunciato delle ricerche nel campo della produzione bellica, investendo nanotecnologie e neuroscienze, si fa sempre piu' inquietante e inafferrabile (e avrebbe bisogno di qualche campagna conoscitiva in piu'), ci sono notizie "divertenti". Infatti quella cosa spaventosa che sono, per esempio, i Centri operativi per i droni del Nevada (da dove un tecnico, digitando come fosse davanti a una playstation, li manovra in Afghanistan) sono stati invasi da un virus che ha impedito di impartire ordini ai Predator e ai Reaper. Nuova tecnologia nonviolenta versus nuova tecnologia bellica?!

Invece non c'entra assolutamente il seguito del mio contributo al "quattronovembre 2011", perche' riparto dalla mia storia personale, un 4 novembre che, al ripensarci, in qualche modo e' stato il mio debutto politico. Quando l'obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio era ancora reato a Bologna un gruppo di ragazzi si incontrava nei locali della chiesa evangelica (luogo - irrealisticamente - ritenuto franco per dei "clandestini") dove ragionavano, appunto, di diritto all'obiezione. Erano recenti i processi - che oggi appaiono paradossali - intentato a carico di padre Balducci e di don Milani favorevoli al riconoscimento di quel diritto, e faceva notizia la testimonianza di giovani reclusi in carcere militare a Peschiera o a Gaeta per aver scelto di ricusare la "chiamata alla leva" e di  diventare "disertori". Io e un sindacalista amico eravamo i soli adulti del gruppo interessati e disposti ad accompagnare la formazione nonviolenta contraria al riconoscimento di qualsiasi guerra. I ragazzi decisero un'iniziativa pubblica: stesero un innocuo documento pacifista in occasione della celebrazione della "vittoria" (pensiamoci anche oggi: della prima guerra mondiale!), che firmammo tutti con convinzione (e con il sacrificio della mia tentazione "da prof" di apportare qualche correzione di stile). La mattina del 4 novembre uscirono a volantinare. In piazza Maggiore la polizia era gia' pronta a bloccarli: sequestro dei volantini e denuncia dei firmatari per "vilipendio". Il procedimento fu bloccato dall'intelligenza del giudice Antonacci che, scoperto che il testo diceva cose ormai leggibili anche sui testi scolastici, ricorse ad una "declaratoria immediata" per dire alla polizia che aveva solo perso tempo e fatto figura di ignoranza. I giovani, alcuni dei quali, minorenni, non avevano informato la famiglia della denuncia, furono contenti, anche se avevamo gia' predisposto la difesa e recuperata, insperatamente, nell'avv. Rosetta Mazzone un altra militante della causa.

Dopo la professionalizzazione dell'attivita' militare, l'aneddoto sembra preistorico e l'obiezione svuotata di senso. Anche per incapacita' di andare oltre: oggi l'obiezione "di coscienza" dovrebbe spettare al militare professionale, se, per esempio, inviato ad eseguire i respingimenti dei migranti, ricusasse di farlo (come i refusenik israeliani che vanno in carcere per non  spianare le case di inermi famiglie palestinesi).

Nonostante l'evolversi dei tempi e la necessita' di innovare anche le tradizionali pratiche "antimilitariste", nessuno ha la bacchetta magica per abolire gli eserciti e quella paura della violenza che obbliga alla "difesa" nell'inevitabile circuito perverso. Non sempre si riesce ad evitare la genericita' negli inviti alla pace, il valore che nessun essere umano (e tanto meno nessun paese) ha mai goduto, se e' vero che non c'e' stato mai un giorno in cui non fosse in atto nel mondo almeno una guerra. La pace, infatti, e' una causa indivisa che, se non e' di tutti, si chiama solo tregua.

La mia e' l'ultima generazione che ha vissuto, anche se era bambina, i disastri della guerra, i morti, le bombe, i crolli delle case che posso "sentire" uguali a quelli attuali in Iraq, in Afghanistan, in Libia. L'esperienza non si trasmette e, per giunta, si copre delle rimozioni per cio' che ha dato sofferenza. Solo la conoscenza e l'approfondimento "di coscienza" rappresentano i primi doveri necessari per prevenire che i conflitti - di per se' dati di realta' non necessariamente orientati alla guerra - esplodano senza aver esorcizzato, con il metodo della nonviolenza e la diplomazia istituzionale dei negoziati, quella paura dell'altro che inventa il nemico e la finzione dell'eroismo.

La mia testimonianza per il "quattro novembre 2011" finirebbe qui. Ma oggi ho negli occhi le immagini di altre violenze: in Norvegia a causa di un (solo?) neonazi o a Roma (o altrove) con cento blakblokker. Non e' la guerra, si dira', ma qualche giovane demente (esecutore di forze occulte?) ne evoca impropriamente il termine. Qualunque sia la causa che produce effetti distruttivi non solo di "cose" non possiamo accettare di diventare disumani: per i violenti - come per molti banchieri e politici - anche la societa' civile inerme non e' composta di uomini e donne, ma di "cose". Non indulgo a semplicismo pacifista: sono in gioco i diritti, a partire da quelli indifesi dei piu' poveri. Ed il principio di convivenza, che fa sempre dell'essere umano, qualunque essere umano, un fine, mai un mezzo. Tanto meno violento.

 

5. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. GAETANO FARINELLI: DUE PAROLE SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE

[Ringraziamo Gaetano Farinelli (per contatti: farinelli at macondo.it) per questo intervento.

Gaetano Farinelli, prete operaio, educatore, e' uno dei principali animatori dell'esperienza di "Macondo", associazione per l'incontro e la comunicazione tra i popoli (sito: www.macondo.it). Tra le opere di Gaetano Farinelli: Attraversare il deserto, Macondo Libri - Citta' Aperta, Troina (En) - Pove del Grappa (Vi) 2001]

 

Quattro novembre millenovecentodiciotto. Vittoria dell'esercito Italiano su quello austro-ungarico, che ancora celebriamo come grande vittoria. Nel bollettino di guerra il generale Armando Diaz proclamava la vittoria dell'esercito italiano e la sconfitta dell'esercito austro-ungarico: "I resti di quello che fu uno dei piu' potenti eserciti del mondo ( gli Austriaci) risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza". Quello che avvenne poi dopo la guerra in Italia, fu un periodo difficile di recupero sociale, economico e politico, che sfocio' nel fascismo ed in una seconda guerra mondiale, ancora piu' violenta e disastrosa della prima.

Le nazioni che diedero inizio alla prima guerra mondiale pensavano di risolvere la contesa in pochi mesi; ma il conflitto si trasformo' in una lunga guerra di posizione, in cui persero la vita dieci milioni di soldati, di cui seicentocinquantamila italiani. Nonostante la presenta di una artiglieria potente, che mutava la strategia bellica, i quadri dirigenti degli eserciti, uomini conservatori, qualcuno dei quali pensava ancora che le guerre si potessero fare con la cavalleria, mandarono al macello centinaia di migliaia di uomini della fanteria (carne da cannone) contro le postazioni nemiche armate di cannoni e mitragliatrici a ripetizione, per conquistare e presto perdere pochi metri di terra nemica.

Il governo italiano entro' in guerra nonostante l'opposizione del parlamento e di un clima sociale contrario alla guerra. Il governo allora in carica spinse il popolo alla guerra con due obiettivi: rinsaldare  lo spirito nazionale e dare sbocco al  progetto imperialistico per essere alla pari con gli altri stati. Rinuncio' alle proposte di neutralita' e quindi di non belligeranza avanzate dall'Austria, che venivano compensate con l'annessione di alcune terre irredente, per ascoltare lo profferte vantaggiose della Triplice Intesa, che poi non sarebbero state mantenute.

Giustamente quella guerra fu definita "l'inutile strage", per l'Italia e per l'Europa tutta. E durante il periodo bellico si sviluppo' una industria di guerra, che poi sarebbe dovuta essere trasformata in industria civile, industria di guerra che danneggio' l'agricoltura e fu la rovina economica e sociale di migliaia di famiglie.

Per questo la celebrazione di questa ricorrenza dovrebbe essere un atto di pieta' per quanti morirono al fronte da ogni parte ed un monito per quanti ancora vedono nella guerra l'unica via di uscita nelle contese tra gli stati. In proposito sarebbe utile rivedere il film "Uomini contro" e l'altro "Gott mit uns", due film contro la guerra.

 

6. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. GERARDO MANCUSO: LA NONVIOLENZA PER IL BENE COMUNE

[Ringraziamo Gerardo Mancuso (per contatti: gerardo.mancuso at provincia.torino.it) per questo intervento.

Gerardo Mancuso e' consigliere alla Provincia di Torino per l'Italia dei Valori. Nato a Sant'Onofrio (Vv) il 4 giugno 1955, laureato a Torino in Medicina e Chirurgia, e' medico di famiglia, sposato e padre di due figli]

 

Vittime innocenti del gioco delle parti, dietro le ragioni di stato e gli interessi delle superpotenze che puntano a dividersi il mondo, ci sono nomi dimenticati, volti ignorati, identita' cancellate nel tritacarne della storia che, guerra dopo guerra, caratterizza il destino dell'umanita' scandito da date che fanno da monito ed avvertimento per le future generazioni.

Il 4 novembre si inserisce tra queste. Non perche' rappresenta la data di una vittoria, il simbolo dell'amor di patria dimostrato dagli italiani che hanno combattuto per l'indipendenza della propria terra e la fine del conflitto; bensi' perche' commemora i milioni di morti, feriti, dispersi militari e civili che in quei lunghi anni di conflitto hanno perso la vita.

La Grande Guerra e' stato il conflitto mondiale a cui per anni hanno anelato e atteso le grandi  potenze europee, e che per troppi anni ha dilaniato quei medesimi stati. Furono nove milioni i caduti nel mondo tra i militari che parteciparono al conflitto. Sette milioni i civili che persero la vita, loro malgrado coinvolti in un conflitto. Altrettanti i feriti, e gli invalidi, reduci dalla guerra dei grandi combattuta con l'esistenza di tutti gli uomini.

La data simbolo di una guerra ingiusta, i monumenti ai caduti sparpagliati sul territorio nazionale, la memoria condivisa di un errore del passato, sono l'eredita' che ci trasmette ancora questo 4 novembre di un anno che non ha potuto essere senza guerre, e senza morti innocenti. La nonviolenza e' in cammino ogni volta che ci si sofferma a riflettere sulle ragioni di una violenza e si decide di non commetterla. La nonviolenza e' uno stile di governo che non riesce ancora a conciliarsi con le ragioni di stato, ma che sta a ciascun singolo applicare nella propria particolare esperienza. Quando, in un giorno come il 4 novembre, ci fermiamo e il nostro pensiero si rivolge alle vittime innocenti di tutte le guerre. Quando insegniamo a un bambino il rispetto del prossimo e la crescita che si arricchisce delle reciproche differenze. Quando inorridiamo e protestiamo di fronte alla violenza gratuita di chi quella violenza utilizza per attirare l'attenzione e ottenere un risultato ingiusto. E quando ci spediamo per il rispetto dei diritti inviolabili dell'umanita', la nonviolenza avra' ottenuto una sua piccola vittoria per il bene comune.

La nonviolenza e' fatta di piccoli gesti, ed ognuno puo' dare il suo contributo.

 

7. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. ANTONIO MAZZEO: I COSTI DEL CRIMINE DELLA GUERRA, OGGI

[Ringraziamo Antonio Mazzeo (per contatti: a_mazzeo at yahoo.com) per questo intervento.

Antonio Mazzeo e' peace-researcher e giornalista impegnato sui temi della pace, della militarizzazione, dell'ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalita' mafiose. Ha pubblicato alcuni saggi sui conflitti nell'area mediterranea, sulla violazione dei diritti umani e piu' recentemente un volume sugli interessi criminali per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina, Edizioni Alegre, Roma). Ha ricevuto il "Premio Giorgio Bassani - Italia Nostra 2010" per il giornalismo. Cfr. anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 322]

 

"Giornata delle Forze Armate e dell'Unita' Nazionale". Continua ad essere chiamato cosi' il 4 novembre, cent'anni dopo la fine del primo terribile conflitto mondiale del secolo breve. Celebrata dai cappellani militari nelle piazze di tutta Italia, caserme e unita' navali aperte alla visita di civili, giovani e studenti, donne e uomini armati nel nome della difesa del suolo patrio, dell'onore, di liberta' sempre piu' effimere e intangibili. Eppure mai come quest'anno ci sarebbe tanto bisogno di riflettere sui soffocanti e deleteri processi di militarizzazione della societa', dell'economia, della vita di milioni di italiani. Siamo in guerra, una guerra fatta di morti invisibili, in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Libia, Somalia, Africa centrale, Filippine, Kurdistan, Yemen e chissa' in quanti posti ancora. Una guerra che nelle periferie delle megalopoli e' fatta di disperazione, abbandono, emarginazione, morte per fame e malattie. Una guerra alle risorse del pianeta, ai beni comuni, alle migrazioni, all'ambiente. Guerre che vedono l'Italia protagonista, complice, responsabile, vittima.

I numeri sono entita' fredde, astratte, spersonalizzanti. Il loro uso puo' assuefare, normalizzare, virtualizzare. Ma ci sono numeri che il 4 novembre ministri, generali e cappellani si guarderanno bene dal menzionare. Come ad esempio quelli forniti dal Comando Nato di Bruxelles per quantificare le operazioni di morte realizzate in Libia. Dall'inizio di Unified Protector (31 marzo 2011) sino allo scorso 21 ottobre, ad esempio, sono state condotte 26.223 "sortite" di cui 9.634 Strike (quelle in cui c'e' il cosiddetto ingaggio di obiettivi). Ovviamente ci si guarda bene dal descrivere la tipologia degli obiettivi di cui si sta parlando. In linea con le guerre globali e permanenti del XXI secolo dove sono satelliti e computer a dirigere blitz e bombardamenti e dove vige il diktat di occultare qualsiasi scenario di distruzione in campo "avversario", falchi e strateghi di Bruxelles si guardano bene dal fornire i dati sui morti e i feriti. Non esistono. Non devono esistere. Ma quanti bambini, donne e uomini sono caduti sotto le bombe dei 9.634 Strike degli aerei Nato? Il 4 novembre faremmo bene a fermarci un attimo e pensarci.

Anche perche', sempre secondo la Nato, l'80% delle missioni aeree della coalizione anti-Gheddafi sono state lanciate da basi italiane (Decimomannu, Trapani-Birgi, Sigonella, Gioia del Colle, Aviano, Amendola e Pantelleria, con l'apporto di altre infrastrutture Usa, Nato e italiane come Camp Darby, Pisa, Napoli-Capodichino, Poggio Renatico, Augusta, ecc.).

Il 4 novembre dovrebbero riscendere in piazza gli indignati che si oppongono al modello globale neoliberista e al conseguente smantellamento dello stato sociale. Si', perche' la guerra, anzi le guerre del complesso militare-industriale nazionale, stanno dilapidando enormi risorse finanziarie, dissanguando i bilanci dello Stato e annientando le politiche di redistribuzione sociale. Per la Libia assistiamo a un tragico balletto delle cifre di spesa. Solo nei primi mesi di combattimento, l'intervento italiano e' costato 500 milioni di euro, ma alcuni analisti affermano che si sia gia' abbondantemente superato i 700 milioni. Del resto i costi operativi dei singoli mezzi impiegati raggiungono valori allucinanti: tra i 30 e i 65.000 euro per ogni ora di volo dei cacciabombardieri; 11.500 euro per un'ora di volo dei cargo C-130; 100.000 euro di carburante per ogni ora di navigazione della portaerei "Garibaldi" e del cacciatorpediniere "Andrea Doria". Senza dimenticare che ogni missile o bomba lanciata costa decine e decine di migliaia di euro: dieci strike, centinaia di migliaia di euro; cento strike, milioni. Operazioni doppiamente immorali, per il sacrificio delle vittime in Libia, per i milioni di disoccupati e per le famiglie precipitate al di sotto della soglia di poverta' nel nostro Paese.

Senza contare la guerra a Gheddafi, le missioni militari all'estero costeranno a fine 2011 un miliardo e mezzo di euro. Un insostenibile spreco di denaro imposto dai fabbricanti d'armi del complesso Finmeccanica e dal colosso degli idrocarburi Eni, le due holding che con il loro potere finanziario condizionano pesantemente le scelte di politica industriale, estera e della difesa. Come insostenibile e' il livello raggiunto dalle spese militari: sempre nel 2011, il solo bilancio del Ministero della difesa ammonta a 20.556.850.000 (venti miliardi e mezzo) di euro, 192 milioni in piu' del bilancio 2010. E questo mentre istruzione, universita', sanita', ambiente, pensioni e assistenza sociale hanno subito tagli draconiani. Vanno poi aggiunti i circa 3 miliardi di euro provenienti dai bilanci di altri ministeri che pero' hanno aperte finalita' militari. Dai fondi del ministero per lo Sviluppo economico si attinge per la ricerca e produzione dei nuovi cacciabombardieri "Eurofighter", delle unita' navali classe "Fremm" o per contribuire a favore delle industrie militari e spaziali nazionali; 753 milioni di euro sono stati sottratti dai fondi del ministero dell'Economia per prorogare gli interventi bellici in Afghanistan, Libano e nei Balcani; una percentuale ormai altissima del budget del Miur, il ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca viene destinata alla folle corsa spaziale e satellitare delle forze armate.

Nei deliri collettivi dei Signori delle guerre, l'Italia si trasforma giorno dopo giorno in un'immensa portaerei di morte, dove si moltiplicano basi, porti e infrastrutture militari, e dove sempre maggiori porzioni di territorio vengono armate e militarizzate. Festeggeremo il 4 novembre a Vicenza, splendida citta' del Palladio convertita in alloggio-caserma per i para' Usa pronti all'uso in Africa e Medio Oriente; o in Sicilia, dove sta sorgendo uno dei quattro terminali terrestri del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare statunitense, il MUOStro di Niscemi, bomba ecologica che disperdera' microonde cancerogene per un raggio di oltre 140 km. Lo festeggeremo a Sigonella, dove in 15 anni e' stato speso un miliardo di dollari per trasformare lo scalo in un Hub, movimentare uomini, armi e munizioni in mezzo mondo e ospitare i famigerati Global Hawk, gli aerei senza pilota che disumanizzeranno ulteriormente le future guerre planetarie. Festeggeremo il 4 novembre nelle tante citta' di mare dove periodicamente approdano sottomarini e unita' navali a capacita' nucleare, decine di reattori desueti con il loro immane carico radioattivo. Lo festeggeremo infine con i corpi armati a cui e' stata affidata l'ultima delle guerre all'umanita', quella contro le migrazioni e i migranti: la Guardia costiera, le Capitanerie di porto e la Guardia di finanza, che accanto alla Marina militare, all'Aeronautica, all'Esercito, all'Arma dei Carabinieri e alla Polizia, presidiano i mari per impedire con ogni mezzo gli sbarchi di chi sogna ancora di poter sfuggire ai conflitti, ai disastri sempre meno naturali, alla fame e al sottosviluppo. Corpi militari che con i fondi "civili" europei acquistano sofisticati sistemi d'intercettazione radar da installare all'interno dei parchi e delle riserve naturali del sud Italia e della Sardegna. Crimini che si sommano ad altri crimini, ingiustizie ad ingiustizie, logiche di morte alla morte.

No, noi non festeggeremo il 4 novembre. Lo vivremo come un giorno di dolore e di lutto. E mostreremo tutta la nostra indignazione, contro le guerre, le armi, i militarismi e le militarizzazioni.

 

8. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. FRANCO PERNA: RICORDARE I MORTI DI TUTTE LE GUERRE

[Ringraziamo Franco Perna (per contatti: perfranco1 at hotmail.com) per questo intervento che estraiamo da una piu' ampia lettera.

Franco Perna e' una delle figure storiche della nonviolenza in Italia, di grandissima autorevolezza morale. "Provengo da un ambiente contadino, costretto a lasciare la scuola a dieci anni per lavorare. In seguito (meta' anni '50) ho ripreso a studiare pur continuando a lavorare. Nel 1958 collaborai brevemente con Danilo Dolci e piu' tardi anche con Aldo Capitini. Emigrato all'estero nel '59, ho svolto attivita' di coordinamento a livello internazionale con vari organismi, tra cui il Mir (Movimento Internazionale della Riconciliazione), Ccivs (Coordinating Commitee for International Voluntary Service - Unesco),  Sci (Servizio Civile Internazionale), Fwcc - Europe & Middle East (Friends World Committe for Consultation - Quakers). Per alcuni anni ho anche collaborato, su base free-lance, con le istituzioni europee (Francia, Lussemburgo e Belgio), con le Nazioni Unite (Iran) e con il Consiglio Ecumenico delle Chiese (Africa). Sono andato in pensione nel 1993 e attualmente vivo in Italia (con alcuni mesi all'anno in Sud Africa) assieme alla mia compagna, Asma, e alla nostra bimba (Mira, quasi 5 anni)"]

 

... sul 4 novembre: tu sai che io non celebro date, neppure i compleanni di famiglia. Per me tutti i giorni sono uguali. Certo provo orrore, e anche vergogna, che si debba ricordare questa data con parate militari, esaltando un tipo di orgoglio nazionale che mi lascia completamente freddo o addirittura m'indigna. Bene fa il Movimento Nonviolento ed altri gruppi a cogliere quest'opportunita' per incoraggiare la gente a ricordare i morti di tutte le guerre nel mondo, ma senza provocare nessuno, proprio come fece Capitini chiedendo qualche minuto di silenzio (che per me fu la cosa piu' significativa e commovente della giornata) verso la fine della prima marcia della pace e la fratellanza dei popoli, il 24 settembre 1961, sulla Rocca d'Assisi, con oltre ventimila presenti, appena prima di leggere la mozione conclusiva.

 

9. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. ANITA SONEGO: LA STRAGE, LE STRAGI

[Ringraziamo Anita Sonego (per contatti: ansonego at libero.it) per questo intervento.

Anita Sonego e' consigliera comunale di Milano. Nata nel 1945 in provincia di Treviso studia e si laurea alla Cattolica a Milano dove nel '68 partecipa al movimento degli studenti entrando, quindi, nel gruppo del "Manifesto". Iscritta alla Cgil-Scuola, insegna nelle scuole medie dell'hinterland e successivamente alle 150 ore. Lascia la militanza "partitica" partecipando al movimento delle donne. Nel 1987 fonda, assieme ad altre, la Libera Universita' delle Donne di cui e' presidente dal 1998. Nel 1996 da' vita al gruppo "Soggettivita' Lesbica"]

 

Che significa per me ricordare la strage della prima guerra mondiale in relazione alla "festa" del 4 novembre?

Senza dubbio ricordare/denunciare le guerre odierne ammantate, ora, non piu' da spirito "patriottico" ma da "intervento umanitario" (Afghanistan) o per "riportare la democrazia" (Libia) e via dicendo.

Mi pare che nemmeno la marcia Perugia-Assisi di quest'anno abbia denunciato con la dovuta forza lo scandalo della partecipazione dell'Italia alla guerra libica: come mai? Forse perche' tutte le forze politiche presenti in parlamento erano favorevoli a quella "missione"?

Le denunce generiche servono solo a metterci in pace con la nostra ipocrisia.

Troppo spesso gli interessi economici riescono ad offuscare le nostre coscienze e a tacitare le nostre voci...

Forse un po' piu' di "profetismo" non farebbe male a questa sinistra!

 

10. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. ANTONIO VIGILANTE: QUATTRO NOVEMBRE

[Ringraziamo Antonio Vigilante (per contatti: antoniovigilante at gmail.com) per questi versi.

Su Antonio Vigilante da una intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 291 riprendiamo la seguente scheda biografica: "Sono nato a Foggia, dove vivo, nel '71. Insegno scienze sociali nei licei e collaboro con l'universita' di Bari. Circa dieci anni fa ho cominciato a studiare con qualche sistematicita' la nonviolenza ed i suoi problemi. Ho cominciato scrivendo un libro su Capitini, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini (Edizioni del Rosone, Foggia 1999), poi una presentazione d'insieme del pensiero nonviolento (Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004), infine due libri su Gandhi: nel primo, Il Dio di Gandhi. Religione, etica e politica (Levante, Bari 2009), analizzo criticamente le sue convinzioni religiose, mentre nel secondo, La pedagogia di Gandhi (Edizioni del Rosone, Foggia 2010), studio le sue convinzioni e le sue pratiche educative. Attualmente sono impegnato in uno studio su Danilo Dolci. Ho un blog personale all'indirizzo: http://minimokarma.blogsome.com"]

 

In quest'angolo secoli di storia

umana si raccolgono tremanti

la gloria antica le antiche babeli

la mano che disegna l'orizzonte

la parola che domina l'essente

l'animale divino onnipotente,

in quest'angolo, ecco, trema e piange

frammento di terrore abbandonato

occhi di donna nome di nessuno.

 

Occhi di madre nome di nessuno

- sono forse quelle ossa di mio figlio?

no, non e' qui mio figlio, non e' qui

ha un nome lui e un viso da baciare

e il sorriso negli occhi il suo sorriso

no, non e' qui mio figlio, non e' qui -

le si raccoglie in grembo l'universo

e singhiozza il suo male originario.

 

Nome di dio, tu, nome di nessuno

nome del mite che ricerca il vero

e muore sulla croce come un ladro

dei diecimila esseri il piu' fragile

madre che non sa piu' d'essere madre

portata dal dolore dove l'essere

non ha nomi ne' storie ne' ricordi.

 

Saperti e' la mia fede, madre-dio

saperti accanto al corpo di tuo figlio

madonna tu della guerra mondiale

senza peccato e senza annunciazione

saperti senza nome e senza storia

carne che trema ebete in un angolo

e' la mia fede senza sacramenti

senza salvezza senza paradisi.

 

11. INCONTRI. IL 25 OTTOBRE SI E' SVOLTO A VITERBO UN INCONTRO DI RIFLESSIONE

 

Martedi' 25 ottobre 2011 si e' svolto a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace" un incontro del gruppo di lavoro su: "La nonviolenza in Italia oggi".

Al centro della riflessione l'analisi della situazione italiana ed internazionale attuale e le proposte costruttive della nonviolenza.

L'incontro e' inserito nel percorso di preparazione dell'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele" che si svolgera' il 4 novembre a Viterbo come in varie altre citta' d'Italia.

 

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

13. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 721 del 27 ottobre 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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