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Ogni vittima ha il volto di Abele. 23



 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 23 del 28 ottobre 2011

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: I costi

2. Un appello del Movimento Nonviolento, dell'Associazione per la pace, di Peacelink e del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: Ogni vittima ha il volto di Abele

3. "Circolo rosso&verde" di Pesaro: Il 4 novembre a Pesaro contro tutte le guerre

4. Elena Gajani Monguzzi: Contro tutte le guerre

5. Federico Ricci: Mai piu' guerre

6. Nanni Salio: 4 novembre, compresenza dei morti e dei viventi

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: I COSTI

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del comitato scientifico e di garanzia della Fondazione Alexander Langer Stiftung; fa parte del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta istituito presso L'Ufficio nazionale del servizio civile; e' socio onorario del Premio nazionale "Cultura della pace e della nonviolenza" della Citta' di Sansepolcro; ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

C'e' una sferzante vignetta del 1919, di Scalarini, il celebre disegnatore, che rappresenta una vecchia signora, l'Italia, mutilata e in carozzina, circondata dalle seguenti scritte: 507.193 morti; 984.00 feriti; 23.000 ciechi; 12.000 invalidi; 74.620 mutilati; 26.00 tubercolotici; 4.060 pazzi; 6.740 sordi; 19.600 neuropatici; 5.440 mutilati alla faccia; 120 senza mani; 3.260 muti; 90 miliardi di lire. Sono i costi dell'inutile strage del 1915-1918.

 

2. INIZIATIVE. UN APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO, DELL'ASSOCIAZIONE PER LA PACE, DI PEACELINK E DEL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

*

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Associazione per la pace

per contatti: tel. (+39) 348392146, e-mail: luisamorgantini at gmail.com, sito: www.assopace.org

Peacelink

per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac at tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

3. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. "CIRCOLO ROSSO&VERDE" DI PESARO: IL 4 NOVEMBRE A PESARO CONTRO TUTTE LE GUERRE

[Ringraziamo Alberto Milazzo (per contatti: albertomilazzo at alice.it) per averci inviato questo documento del "Circolo rosso&verde" di Pesaro (per contatti: circolorossoverde at gmail.com)]

 

"Solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che sono state uccise dalle guerre".

Nelle settimane scorse abbiamo diffuso due messaggi di Luciano Capitini sulla proposta del Movimento Nonviolento per una celebrazione del 4 novembre ispirata a questa affermazione.

Nel frattempo l'iniziativa e' stata ulteriormente precisata, tenendo ben ferme le caratteristiche gia' indicate nei precedenti interventi.

Ci incontreremo venerdi' 4 novembre, alle ore 18, a Pesaro, in piazzale Collenuccio, all'angolo di via Rossini, davanti al sacrario dei caduti partigiani e civili della guerra di Liberazione, per deporvi dei fiori, dopo aver ascoltato qualche parola di Luciano Capitini sul significato dell'iniziativa. Non ci saranno bandiere, ne' simboli di partito. Siete tutti invitati a partecipare e pregati di invitare altri.

 

4. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. ELENA GAJANI MONGUZZI: CONTRO TUTTE LE GUERRE

[Ringraziamo Elena Gajani Monguzzi (per contatti: elgajmon at gmail.com) per questo intervento.

Elena Gajani Monguzzi e' poetessa, docente, traduttrice, impegnata nella societa' civile, per i diritti umani di tutti gli esseri umani. "Traduttrice (e scrittrice a tempo guadagnato), attualmente mi occupo dell'inserimento scolastico dei figli dei migranti che manifestano evidenti difficolta' nei confronti delle nostre istituzioni formative. Durante questi ultimi due anni ho pero' avuto modo di fare due esperienze molto importanti: l'una nell'ambito del commecio equo e solidale e l'altra conducendo un'indagine sui generis tra le biblioteche considerate eccellenze in Italia in relazione alla letteratura per ragazzi (dai neonati agli adolescenti) e alla cura dedicata all'aspetto della multiculturalita'"]

 

Per tanti anni la scuola mi ha parlato della prima guerra mondiale come di un evento lungo e massacrante, che ha visto i soldati italiani passare attraverso la disfatta di Caporetto, la quale avrebbe dato loro l'impulso a riscattarsi per giungere alla vittoria finale.

Anche in una delle facciate dell'Arengario di Monza, la mia citta' natale, e' incastonata una targa di quel famoso proclama: "La guerra contro l'Austria-Ungheria che sotto l'alta guida..."; proclama che fummo anche obbligati ad imparare a memoria, non ricordo piu' in quale anno (oltre, ovviamente, a non ricordare piu' l'intero proclama a memoria).

Sempre la scuola organizzava il coro sui gradini del monumento ai Caduti e cantavamo canzoni del Risorgimento, l'inno nazionale e, in chiusura, la "Leggenda del Piave".

Non ricordo neppure quando incominciai a sentirmi spiegare la faccenda della divisione tra interventisti e non, se mai mi sia stata spiegata a scuola (forse sono state le mie figlie che hanno, per prime in casa nostra, studiato la storia di quel dibattito).

In casa c'era papa', classe 1898, andato in guerra a diciassette anni, che ricordava sempre il terrore di loro giovani quando incominciarono a rendersi conto che le "barbe bianche" stavano scomparendo e nemmeno tanto lentamente: significava che stava per toccare a loro, ai piu' giovani, arruolati in sempre maggior numero; significava niente piu' tentativi di fuga, come quell'unico a cui aveva partecipato anche mio padre, con a casa i genitori e tutti gli abitanti dei grossi cortili che si davano da fare per scaldare piu' acqua possibile per far bollire le divise, per far lavare i giovani... per poi scongiurarli di tornare al fronte, dove, chissa', almeno una probabilita' di salvarsi ci sarebbe stata, mentre la diserzione avrebbe significato fucilazione certa.

In casa c'era mamma, classe 1906, che, a undici anni, venne mandata a smistare i panni intrisi di sangue che tornavano dal fronte: bisognava separare quelli recuperabili da quelli da bruciare per scaldarsi.

Mia madre ricordava la miseria, la mancanza di tutto, le file interminabili di vecchiette e vecchietti, bambini e bambine (gli uomini in eta' attiva erano al fronte, le donne a fabbricare armi) ai punti di distribuzione di un poco di pane e di uno "scartusell" (cartoccetto) di zucchero.

Mio padre torno', mia madre scampo' per miracolo alla spagnola, si incontrarono e si sposarono; nacquero mia sorella e mio fatello, che conobbero la seconda guerra mondiale.

Io ho sempre e solo manifestato contro tutte le guerre e continuero' a farlo perche' le carneficine e le barbarie anche peggiori di cui non ricordo di aver mai smesso di essere testimone non abbiano a ripetersi continuamente, perche' possano ingrossarsi le fila della ricerca di percorsi nonviolenti: e' utopico, lo so, facciamo che non diventi utopistico.

 

5. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. FEDERICO RICCI: MAI PIU' GUERRE

[Ringraziamo Federico Ricci (per contatti: orist022 at comune.modena.it, sinistrapermodena at comune.modena.it) per questo intervento.

Federico Ricci e' nato a Modena l'11 settembre 1969, e a Modena risiede. Psicologo e psicoterapeuta, libero professionista, docente incaricato di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni all'Universita' di Modena e Reggio Emilia. Ha all'attivo diverse pubblicazioni su riviste internazionali, saggi tematici nel campo della psicologia e due premi nazionali, come riconoscimento per le attivita' di ricerca e intervento realizzate dal 2004 a oggi. Nel dicembre 2006 consigliere della Circoscrizione Centro Storico (capogruppo Prc), a inizio 2007 presidente della Commissione Urbanistica. Sempre nel 2007 Responsabile delle Politiche del Lavoro del Prc di Modena. Nel 2008 aderisce a Rifondazione per la Sinistra (Nichi Vendola) e partecipa alla fondazione dell'associazione "La Sinistra per Modena", lasciando ogni incarico nel Prc. Nel gennaio 2009 e' capogruppo de "La Sinistra per Modena" nella Circoscrizione Modena 1, successivamente coordinatore cittadino di "Sinistra per Modena" e capolista per il Consiglio Comunale di Modena della lista "Sinistra per Modena". Da luglio 2009 e' capogruppo di "Sinistra per Modena" in Consiglio Comunale, dal 2010 coordinatore del Gruppo Comunicazione del Consiglio Comunale. Attualmente iscritto a "Sinistra Ecologia e Liberta' - con Vendola"]

 

Mi unisco con convinzione all'appello dei tanti che considerano il 4 novembre l'anniversario di un evento luttuoso. Un evento che ci aiuti a diventare sempre piu' e sempre meglio nonviolenti, una tappa di un cammino lungo e faticoso, ma necessario. Abbiamo infatti l'urgente necessita' di non combattere altre guerre, di non provocare altre inutili morti e altre gravi distruzioni. Niente da festeggiare il 4 novembre, ma molto da ricordare per agire in modo nonviolento.

Uniamoci alla Rete Italiana Disarmo per ottenere normative e risorse che taglino le spese militari per redistribuire le risorse al miglioramento dello stato sociale. Una scelta che ci impegna a bloccare il tentativo del Governo di facilitare la vendita delle armi italiane nel mondo.

 

6. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. NANNI SALIO: 4 NOVEMBRE, COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI

[Ringraziamo Nanni Salio (per contatti: nanni at serenoregis.org) per questo intervento.

Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta' di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi "Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail: info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org). Opere di Giovanni Salio: Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace, vol. I. Le ragioni e il futuro,  vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G. Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001]

 

Chi meglio di Aldo Capitini ha saputo esprimere le insufficienze della realta' che ci circonda, sino a includere la vita di ogni essere, in una visione che anticipa quella di Raimon Panikkar della cosmoteandria (cosmo, divino, umano)?

Dice Capitini: "Quando incontro una persona, e anche un semplice animale, non posso ammettere che poi quell'essere vivente se ne vada nel nulla, muoia e si spenga, prima o poi, come una fiamma. Mi vengono a dire che la realta' e' fatta cosi', ma io non accetto. E se guardo meglio, trovo anche altre ragioni per non accettare la realta' cosi' com'e' ora, perche' non posso approvare che la bestia piu' grande divori la bestia piu' piccola, che dappertutto la forza, la potenza, la prepotenza prevalgano: una realta' fatta cosi' non merita di durare. E' una realta' provvisoria, insufficiente, ed io mi apro ad una sua trasformazione profonda, ad una sua liberazione dal male nelle forme del peccato, del dolore, della morte. Questa e' l'apertura religiosa fondamentale, e cosi' alle persone, agli esseri che incontro, resto unito intimamente per sempre qualunque cosa loro accada, in una compresenza intima, di cui fanno parte anche i morti...".

La compresenza capitiniana si applica a ogni vittima di tutte le guerre, passate presenti e future, e si applica in particolare anche a quei personaggi che il nostro mondo mediatico deumanizzante ha trasformato in icone, positive e negative: Che Guevara, Saddam Hussein, Osama Bin Laden, Gheddafi, per ricordarne solo alcune.

Vedere i corpi straziati di queste persone e delle innumerevoli vittime delle guerre dovrebbe muoverci a un rifiuto integrale della violenza in tutte le sue forme. Non meno drammatiche sono infatti le immagini delle innumerevoli vittime della violenza strutturale nella sua forma piu' endemica, quella della fame.

Ma tutto cio' non succede, o meglio non succede ancora, nonostante l'enorme quantita' di documentazione e di denunce degli orrori della guerra, da Bertha von Suttner (Abbasso le armi! Storia di una vita, a cura di Giuseppe Orlandi con prefazione di Laura Tirone, Centro Stampa Cavallermaggiore, 1996) alla raccolta di fotografie che illustrano il libro di Ernst Friedrich, Guerra alla guerra (Mondadori, Milano 2004), con la bella prefazione di Gino Strada (www.carmillaonline.com/archives/2004/11/001068.html ), alle immagini della distruzione nucleare di Hiroshima e Nagasaki, a tantissime altre.

L'umanita' e' affetta da una sorta di patologia dalla quale deve riuscire a guarire, se non vuole autodistruggersi. Oggi, la lotta contro la guerra e' una lotta contro il potere del complesso militare-industriale-corporativo-scientifico-mediatico. Siamo entrati in una pericolosa fase di crisi sistemica, prevista quarant'anni fa dal Club di Roma.

I movimenti che da piazza Tahrir a Wall Street stanno coinvolgendo soprattutto giovani e donne fanno ben sperare, ma a condizione che sappiano assumere pienamente mezzi e fini della lotta nonviolenta, seguendo le orme dei grandi maestri, da Gandhi a Capitini, da Mandela a Dolci. Anche i movimenti nonviolenti italiani debbono coinvolgersi in tali lotte, per aiutare a elaborare modelli di sviluppo, di difesa e di trasformazione nonviolenta dei conflitti che traducano in termini politici i principi fondamentali della nonviolenza.

 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Numero 23 del 28 ottobre 2011

 

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