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Ogni vittima ha il volto di Abele. 25



 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 25 del 31 ottobre 2011

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: C'e' un solo modo per estirpare la guerra

2. Un appello del Movimento Nonviolento, dell'Associazione per la pace, di Peacelink e del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: Ogni vittima ha il volto di Abele

3. Imma Barbarossa: Familismo e nazione

4. Luca Kocci: Un'azione di verita', verita' storica e verita' etica

5. Fulvio Cesare Manara: Nove sutre di Raimon Panikkar

6. Eusebio Palaioni: Innanzitutto salvare le vite

7. Enrico Peyretti: Ricordare le vittime, vedere le radici della violenza

8. Crispino Scotolatori: Se non ci si oppone alla guerra, tutto e' perduto

9. Peppe Sini: Uscire dalla subalternita', affermare la verita', agire la nonviolenza

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: C'E' UN SOLO MODO PER ESTIRPARE LA GUERRA

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del comitato scientifico e di garanzia della Fondazione Alexander Langer Stiftung; fa parte del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta istituito presso L'Ufficio nazionale del servizio civile; e' socio onorario del Premio nazionale "Cultura della pace e della nonviolenza" della Citta' di Sansepolcro; ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

C'e' un solo modo per estirpare la guerra dalla storia dell'umanita': scegliere la nonviolenza, e dunque non preparare piu' armi per il futuro.

 

2. INIZIATIVE. UN APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO, DELL'ASSOCIAZIONE PER LA PACE, DI PEACELINK E DEL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

*

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Associazione per la pace

per contatti: tel. (+39) 348392146, e-mail: luisamorgantini at gmail.com, sito: www.assopace.org

Peacelink

per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac at tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

3. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. IMMA BARBAROSSA: FAMILISMO E NAZIONE

[Ringraziamo Imma Barbarossa (per contatti: imma.barbarossa at rifondazione.it) per questo intervento.

Imma Barbarossa, docente, pubblica amministratrice, parlamentare, militante femminista e pacifista, e' impegnata - tra altre esperienze e iniziative - nella Convenzione permanente di donne contro le guerre. Tra le opere di Imma Barbarossa: (a cura di), La polveriera. I Balcani tra guerre umanitarie e nazionalismi, La Meridiana, Molfetta (Bari) 2004; (a cura di), Laicita' e spazio della polis, Edizioni Punto Rosso, Milano 2007; con Lina Bianconi (a cura di), Corpi/Anticorpi, Edizioni Punto Rosso, Milano 2010]

 

La nazione si e' fondata essenzialmente su due pilastri, l'esercito e la famiglia, intendo il ruolo subalterno delle donne. D'altronde il piu' grande impero dell'occidente, quello di Roma, inizia con un gruppo di uomini che rapiscono alcune donne (una per ciascuno?) di un'altra comunita', le costringono a una unione riparatrice e si annettono il territorio e la comunita' di appartenenza delle donne.

Inizia, prima ancora, con un gemello che, sulla base di un non ben certificato avvistamento di uccelli, delinea con l'aratro dei confini e uccide l'altro gemello che ha osato superare quei confini.

La storia (e il mito) ci insegna che le guerre tra stati, citta', nazioni avevano una conclusione comune: le citta' bruciate, i tesori trafugati, gli dei annessi, gli uomini uccisi o in catene (a seconda del rango), le donne stuprate e fatte schiave.

Non sto parlando della guerra di Troia, sto parlando della guerra nel cuore dell'Europa, nella ex Jugoslavia. C'e' un notissimo libro che s'intitola L'arma dello stupro e che ci invita a riflettere non solo sulla ferocia dello stupro "etnico", ma anche sulle ragioni profonde, antropologiche, culturali, simboliche.

Lo Stato nazione e' una costruzione maschile e obbedisce alle regole patriarcali: l'annessione del corpo delle donne alle appartenenze etniche, la consegna alle donne della trasmissione della genealogia maschile. Rada Ivekovic nota come lo stato nazione sia anche uno strumento con cui la contemporaneita' codifica l'assoggettamento delle donne avvalendosi, oltre che della forza, di un potente strumento ideologico, il postulato di un universalismo maschile dominante.

La costituzione dei soggetti e' finora avvenuta attraverso la capacita' di un soggetto (quello maschile) di universalizzare il proprio modello in quanto neutrale. La nazione idealmente pura e' maschile. Cio' che e' spurio deve essere controllato, nel corpo, nella sua capacita' riproduttiva, nella mente, nei desideri. Perche' questo compiutamente avvenga, non basta il vincolo della relazione tra i sessi o d'amore, ma c'e' bisogno di un'autorita' sovradeterminante, Dio Padre, che, attraverso le religioni, annette le donne ad una missione, la riproduzione del modello maschile, attraverso l'assoggettamento alla famiglia monogamica. Le religioni e le sante alleanze con gli stati nazione, il potere, la forza.

La nazione ha bisogno della famiglia e, ahime', persino della nostra Costituzione, che oggi difendiamo con le unghie e con i denti, la famiglia e' una "societa' naturale fondata sul matrimonio" (anche se, con buona pace della Chiesa cattolica e di D'Alema ultima versione, non viene detto matrimonio tra due persone di sesso diverso).

Qui, per concludere, mi preme sottolineare tre punti:

- Le donne sono sempre donne di qualcuno, dei padri o dei mariti. Da sempre nelle situazioni nazionalistiche stuprare una donna e' offendere l'etnia o la comunita' a cui essa "appartiene". Nella guerra della ex Jugoslavia questo e' avvenuto quando si parla di stupro etnico. Alle donne musulmane stuprate dai serbi si proibiva l'aborto per non uccidere i piccoli "cetnici": giacche' la donna e' il contenitore del seme maschile.

- Lo stato nazione e' fondato sulla ideologia dell'onore, l'onore degli uomini e' un valore in se', l'onore delle donne e' l'onore degli uomini a cui le donne appartengono.

- Lo stato nazione e' basato sui confini che includono per escludere. La maggior parte delle guerre sono avvenute per i confini. Ecco perche' ogni legge sulle migrazioni che tende a fissare limiti, referenze, condizioni etc. mi pare sempre fuori luogo. Ho sempre ritenuto che occorre lottare per una cittadinanza aperta, ho sempre pensato che gli uomini e le donne migranti debbano poter salire sui traghetti di linea pagando il semplice costo del biglietto. Come pure sono sempre stata perplessa sulla parola d'ordine, che pure ho sostenuto nelle manifestazioni in Palestina, di "due popoli due stati" a proposito di Israele e Palestina: sono contraria allo stato etnico, sono per una Palestina come luogo aperto, per uno stato d'Israele come stato plurale, ma questa e' un'utopia e non la vogliono nemmeno gli interessati, tranne qualche laico "illuminato".

Nei Forum sociali baschi e catalani si rifiutavano di esprimersi in spagnolo (in "castigliano"), nonostante avvenisse per motivi di costi di traduzioni multiple e non mi pare che si pensasse allo spagnolo come a una lingua di colonizzatori.

Ma tant'e': lo stato nazione e' una conquista della modernita', la sinistra si e' sempre battuta per l'autodeterminazione dei popoli, ma dopo l'89 nelle elezioni in Russia c'era una lista intitolata "Madre Russia"...

 

4. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. LUCA KOCCI: UN'AZIONE DI VERITA', VERITA' STORICA E VERITA' ETICA

[Ringraziamo Luca Kocci (per contatti: lkocci at tiscali.it) per questo intervento.

Luca Kocci e' insegnante e giornalista, e' redattore di "Adista" e collabora con Peacelink ed altri mezzi d'informazione impegnati per la pace e i diritti umani, e' il curatore dell'Annuario geopolitico della pace, opera di primaria utilita' per tutte le persone impegnate per la pace]

 

Il prossimo 4 novembre, anniversario della fine della prima guerra mondiale, ricordare le vittime invece della "vittoria" non e' un'operazione ideologica, ne' politica e nemmeno pacifista. E' un'azione di verita', verita' storica e verita' etica.

E' affermare la verita' storica, rifiutandone il suo strumentale uso pubblico - come fece fin da subito il fascismo, disseminando in tutta Italia monumenti ai caduti per tentare di edificare il nascente regime sul "sangue dei martiri" della grande guerra -, ricordare che nella prima guerra mondiale, limitandosi solo all'Italia, su un totale di 5.900.000 arruolati (un sesto dell'intera popolazione nazionle), si contarono 677.000 morti - 100.000 dei quali in prigionia -, un numero doppio di feriti, 470.000 fra renitenti - compresi quelli che furono protagonisti di episodi di autolesionismo per sfuggire al fronte - e disertori, 4.028 dei quali condannati a morte dai tribunali militari (750 effettivamente uccisi dai plotoni di esecuzione) e diverse centinaia fatti giustiziare sommariamente e senza processo direttamente al fronte per ordine dei generali.

E' verita' storica riproporre le domande che don Lorenzo Milani rivolse ai cappellani militari toscani nel 1965: "Poi siamo al '14. L'Italia aggredi' l'Austria con cui questa volta era alleata... Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti? Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una 'inutile strage'?".

E' verita' storica dire che la prima guerra mondiale fu una guerra imperialista, camuffata da guerra per sostenere la causa di liberazione dei popoli, esattamente come le "guerre umanitarie" di oggi.

E allora ricordare non la "vittoria" ma le guerre e le vittime di ieri, significa denunciare le guerre e commemorare le vittime di oggi e, purtroppo, anche di domani.

 

5. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. FULVIO CESARE MANARA: NOVE SUTRE DI RAIMON PANIKKAR

[Ringraziamo Fulvio Cesare Manara (per contatti: fulvio.manara at unibg.it) per questo intervento che estraiamo da una piu' ampia lettera.

Su Fulvio Cesare Manara dall'intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 401 riprendiamo la seguente breve notizia: "Mi sono laureato in filosofia presso l'Universita' degli studi di Milano, ho frequentato seminari di ricerca e studio negli Stati Uniti. Perfezionatomi poi a Padova in didattica della filosofia, sono attualmente Ricercatore presso la Facolta' di Scienze della Formazione dell'Universita' di Bergamo, dove mi occupo di educazione al pensare e comunita' di ricerca filosofica, di educazione alla nonviolenza e di formazione alla trasformazione nonviolenta dei conflitti. In qualita' di Professore Aggregato insegno "Pedagogia dei Diritti Umani". Opero anche quale formatore di formatori e intervengo in corsi di formazione in molti enti ed agenzie sia pubblici che del privato-sociale, in varie parti d'Italia. Nel settore disciplinare della didattica della filosofia ho pubblicato una quindicina di saggi e alcune recensioni, oltre al volume "Comunita' di ricerca e iniziazione al filosofare. Appunti per una nuova didattica della filosofia", Lampi di Stampa, Milano 2004. Nel settore degli studi sulla nonviolenza mi occupo continuativamente di etica della nonviolenza, settore in cui ho scritto una ventina tra saggi e articoli, ed ho pubblicato nel 2006 "Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi in un'eta' di terrorismi", Milano, Unicopli. Credo molto nei metodi attivi e nella esigenza di un sapere esperienziale, e cerco di mettere in opera esperienze di metodologia attiva: mi impegno in una formazione nelle competenze dell'ascolto attivo e della gestione del lavoro di gruppo, ed animo a mia volta all'ascolto attivo, alla comunicazione dialogale, al pensare insieme, ad una gestione di gruppo centrata sulla leadership partecipativa ed alla trasformazione nonviolenta dei conflitti".

Raimon (Raimundo) Panikkar e' nato a Barcellona il 3 novembre 1918 da madre spagnola e padre indiano, ed e' deceduto a Tavertet il 26 agosto 2010. Laureato in chimica, filosofia e teologia, ha insegnato in molte universita' europee, asiatiche ed americane; e' uno dei principali esperti di studi interculturali; ha pubblicato piu' di una quarantina di volumi in tutto il mondo, e piu' di millequattrocento articoli sulla storia delle religioni, la teologia, la filosofia della scienza, la metafisica, l'indologia, le relazioni e il dialogo tra culture e religioni; e' membro dell'Istituto Internazionale di Filosofia (Parigi), del Tribunale permanente dei popoli (Roma) e della Commissione dell'Unesco per il dialogo interculturale. Opere di Raimon Panikkar: tra i suoi numerosi libri cfr. Il dialogo intrareligioso, Cittadella, Assisi 1988; Trinita' ed esperienza religiosa dell'uomo, Cittadella, Assisi 1989; La torre di Babele, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1990; La sfida di scoprirsi monaco, Cittadella, Assisi 1991; Ecosofia: la nuova saggezza, Cittadella, Assisi 1993; Saggezza stile di vita, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1993; La pienezza dell'uomo. Una cristofania, Jaca Book, Milano 1999; L'esperienza filosofica dell'India, Cittadella, Assisi 2000; Il dialogo intrareligioso, Cittadella, Milano 2001; Ecosofia: la nuova saggezza. Per una spiritualita' della terra, Lampi di Stampa, 2001; Incontro delle religioni: l'indispensabile dialogo, Jaca Book, Milano 2001; I Veda. Mantramanjari. Testi fondamentali della rivelazione vedica, Rizzoli, Milano 2001; Pace e interculturalita', Jaca Book, Milano 2002; L'esperienza di Dio, Queriniana, Brescia 2002; Pace e disarmo culturale, Rizzoli, Milano 2003; (con Milena Carrara Pavan), Iniziazione ai veda. Compendio da I veda. Testi fondamentali della rivelazione vedica, Servitium, 2003; La nuova innocenza, tre volumi, Servitium, Palazzago (Bg); Gli inni cosmici dei Veda, Rizzoli, Milano 2004; (con Henri Le Saux, Odette Baumer-Despeigne), Alle sorgenti del Gange. Pellegrinaggio spirituale, Servitium, 2005; La dimora della saggezza, Mondadori, Milano 2005; L'esperienza della vita. La mistica, Jaca Book, Milano 2005; La nuova innocenza. Innocenza cosciente, Servitium, 2005; La porta stretta della conoscenza. Sensi, ragione e fede, Rizzoli, Milano 2005; Il Dharma dell'induismo. Una spiritualita' che parla al cuore dell'occidente, Rizzoli, Milano 2006; (con Milena Carrara Pavan), Pellegrinaggio a Kailasa, Servitium, 2006; Il silenzio del buddha. Un a-teismo religioso, Mondadori, Milano 2006; Tra Dio e il cosmo. Una visione non dualista della realta'. Dialogo con Gwendoline Jarczyk, Laterza, Roma-Bari 2006; Beata semplicita'. La sfida di scoprirsi monaco, Cittadella, Assisi 2007; Divinita', Emi, Bologna 2007; La gioia pasquale, la presenza di Dio e Maria, Jaca Book, Milano 2007; (con Gianfranco Ravasi), Le parole di Paolo, San Paolo Edizioni, 2007: Lo spirito della parola, Bollati Boringhieri, Torino 2007; Il Cristo sconosciuto dell'induismo. Verso una cristofania ecumenica, Jaca Book, Milano 2008; Mistica, pienezza di vita, Tomo 1 di Mistica e spiritualita', vol. I dell'Opera Omnia, Jaca Book, Milano 2008; Mito, simbolo, culto, Tomo 1 di Mistero ed ermeneutica, vol. IX dell'Opera Omnia, Jaca Book, Milano 2008; Pluralismo e interculturalita', Tomo 1 di Culture e religioni in dialogo, vol. VI dell'Opera Omnia, Jaca Book, Milano 2009; Visione trinitaria e cosmoteandrica: Dio-Uomo-Cosmo, vol. VIII dell'Opera Omnia, Jaca Book, Milano 2010; Vita e parola. La mia opera, Jaca Book, Milano 2010; Religione e religioni, vol. II dell'Opera Omnia, Jaca Book, Milano 2010. Si vedano anche gli atti del seminario animato da Panikkar su Pace e disarmo culturale, L'altrapagina, Citta' di Castello (Pg) 1987 (con interventi tra gli altri di Ernesto Balducci, Fabrizio Battistelli, Luigi Cortesi, Antonino Drago, Achille Rossi). Opere su Raimon Panikkar: Achille Rossi, Pluralismo e armonia: introduzione al pensiero di Raimon Panikkar, L'altrapagina, Citta' di Castello (Pg) s. d. ma 1990; Paulo Barone, Spensierarsi. Raimon Panikkar e la macchina per cinguettare, Diabasis, 2007]

 

... sto lavorando a un intervento che devo tenere al convegno di Assisi questa settimana su Raimon Panikkar.

E proporrei per il 4 novembre di riflettere sui suoi "nove sutra sulla pace" che qui ti traduco.

*

Raimon Panikkar, Nove sutra sulla pace:

1. La pace e' partecipazione al Ritmo dell'Essere.

2. E' difficile vivere senza pace esteriore, ma e' impossibile vivere senza pace interiore.

3. La pace non si conquista per se stessi ne' puo' essere imposta ad altri. E' un dono dello Spirito.

4. La vittoria non conduce mai alla pace.

5. Il disarmo militare presuppone un disarmo culturale.

6. Nessuna cultura, religione o tradizione puo' risolvere i problemi del mondo da sola.

7. La pace appartiene sostanziamente al mondo del mythos piu' che al mondo del logos.

8. La religiosita' puo' essere una via per la pace.

9. Solo il perdono, la riconciliazione e un dialogo costante possono rompere la legge del karma.

 

6. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. EUSEBIO PALAIONI: INNANZITUTTO SALVARE LE VITE

[Eusebio Palaioni e' un vecchio amico di questo foglio]

 

Merita il sostegno di ogni persona senziente e pensante l'iniziativa nonviolenta di commemorazione di tutte le vittime di tutte le guerre che si svolgera' il 4 novembre 2011 in molte citta' italiane. Commemorazione che ha il valore di un impegno: l'impegno ad opporsi alla guerra, l'impegno a impedire che altre guerre altre vittime provochino.

Tutte le guerre sono assassine: e tutti gli eserciti, e tutte le armi.

Occorre quindi opporsi a tutte le guerre, a tutti gli eserciti, a tutte le armi.

Salvare le vite e' il primo dovere di ogni essere umano.

E dunque, ripetiamolo una volta ancora, il 4 novembre nel ricordo e nel nome delle vittime le persone amiche della nonviolenza ancora una volta convocano il popolo italiano ad impegnarsi affinche':

- cessi immediatamente la partecipazione dello stato italiano alle guerre assassine in Afghanistan e in Libia;

- cessi immediatamente la persecuzione razzista dello stato italiano nei confronti di migranti e viaggianti;

- siano abrogate immediatamente le misure legislative ed amministrative anomiche e disumane in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista;

- cessi immediatamente il colossale infame sperpero dei pubblici denari per le armi, gli armigeri, le guerre e le stragi;

- si dimetta immediatamente il governo della guerra e del razzismo, delle uccisioni e delle persecuzioni;

- si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana che ripudia la guerra e riconosce e sostiene la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

 

7. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. ENRICO PEYRETTI: RICORDARE LE VITTIME, VEDERE LE RADICI DELLA VIOLENZA

[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: enrico.peyretti at gmail.com) per questo intervento.

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; e' stato presidente centrale dal 1959 al 1961 della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana); ha insegnato nei licei Storia e Filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nonviolenta nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi; e' socio del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione. Ha curato il volume collettivo Al di la' del "non uccidere" (Cens, Liscate, Milano 1989, oggi editrice Servitium, Sotto il Monte); ha pubblicato Dall'albero dei giorni. Soste quotidiane su fatti e segni (Servitium, Sotto il Monte 1998); La politica e' pace (Cittadella Editrice, Assisi, 1998); Per perdere la guerra (Beppe Grande editore, Torino, 1999); Dov'e' la vittoria? Piccola antologia aperta sulla miseria e la fallacia del vincere (Il Segno dei Gabrielli editori, Nogarine, Verona, 2005); Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi (Pazzini editore, Villa Verucchio, 2005; Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento 2009; Dialoghi con Norberto Bobbio su politica, fede, nonviolenza, Claudiana, Torino 2011); e numerosi articoli su riviste e volumi collettivi. Ha tradotto il volume di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, (Edizioni Plus, Pisa University Press 2004). Siti internet: www.peacelink.it/peyretti, www.peacelink.it/pace/a/5745.html, www.ilfoglio.info, www.serenoregis.org; online e' reperibile la sua Bibliografia storica delle lotte nonviolente "Difesa senza guerra". Alcune recenti interviste ad Enrico Peyretti sono nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 264 e n. 420. Un'ampia bibliografia (ma da aggiornare) degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68]

 

... Il movimento nonviolento non e' pacifista: e' nonviolento. Il pacifismo e' troppo poco. Anche il bellicista fa la guerra per imporre la sua pace. Si puo' essere contrari alla guerra anche per comodo egoismo, e utilizzare altre violenze. La guerra ripugna all'essere umano sano, anche a chi vi si rassegna, la ritiene fatale, e persino vi collabora costretto controvoglia.

Ma la guerra e' soltanto conseguenza e strumento delle violenze strutturali e culturali. La nonviolenza lavora su questi due piani, contro le radici della guerra. E' alternativa alla violenza, non alla guerra, se non come buon effetto successivo.

Non mi pare che la guerra oggi sia cresciuta. I dati dicono che quantitativamente le guerre sono diminuite. Sono terribilmente cresciuti gli strumenti bellici ultradistruttivi, e il pericolo relativo. Ma mi pare molto diminuito il senso di fatalita' con cui le popolazioni, fino a 100 e anche 50 anni fa, pativano rassegnate le decisioni belliche dei potenti, come un doloroso fenomeno naturale. Il mito della violenza rivoluzionaria decisiva e rigeneratrice e' molto svanito: le nuove rivoluzioni fanno conto piu' sui mezzi nonviolenti popolari che su quelli violenti.

Avvengono atti violenti, ma le varie civilta' umane confidano nella violenza diretta meno che nel passato. In Italia gli omicidi privati sono in continuo calo. Forse non e' vero che l'uomo sia "piu' antiquato" di ieri, e che "nessun salto di civilta'" sia avvenuto. Forse non salti, ma faticosi cammini.

La cultura dei Diritti Umani entra nelle mentalita' correnti, certo con gravi limiti: e' "detta", proclamata (che non e' poco!), ma assai meno rispettata e applicata; e' intesa piu' come individualismo che come giustizia e solidarieta'. Ma e' il carattere piu' positivamente umano del nostro tempo.

Rimane la violenza delle diseguaglianze feroci, dell'industria militare che "deve" suscitare guerre, della finanza criminale che conduce la fredda guerra di sfruttamento e di fame; rimane l'idea (anche nella sinistra-centro) che la politica e' indissolubile dalla guerra (idea denunciata in "Stato e guerra" di Krippendorff; vedi interpretazione deformante dell'art. 11 della Costituzione); rimane la disorganizzazione dei movimenti e della cultura nonviolenta.

Proprio qui e' il punto: noi non dobbiamo tanto maledire la guerra maledetta, ma agire nello smascherare e mostrare a tutti la violenza incarnata:

1) nelle economie disumane e nelle discriminazioni giuridiche;

2) nelle culture violente: quelle antropologie, filosofie della storia, nichilismi, che danno valore di normalita' a cio' che viola la prima norma della vita (Albert Schweitzer): vivere insieme, e non contro.

Grazie a chi ci aiuta, anche discutendo, su questo cammino.

 

8. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. CRISPINO SCOTOLATORI: SE NON CI SI OPPONE ALLA GUERRA, TUTTO E' PERDUTO

[Crispino Scotolatori e' un vecchio amico di questo foglio]

 

Consiste la guerra di uccisioni. Di uccisioni di esseri umani.

Opporsi alla guerra, opporsi alle uccisioni, e' il primo dovere di ogni essere umano decente.

Mentre la guerra e' in corso, mentre sono in corso i massacri, questo e' il compito primo e ineludibile: fermare i massacri, far cessare la guerra.

Nessuna iniziativa e nessun ragionamento ha alcun valore, se non ci si oppone alla guerra, se non ci si oppne alle uccisioni.

Se non ci si oppone alla guerra, tutto e' perduto.

*

L'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele", che il 4 novembre in molte citta' italiane comemmorera' le vittime di tutte le guerre, questo significato, questo fine ha: opporsi alla guerra e alle stragi. Qui e adesso. Come azione nonviolenta situata e concreta.

E giustamente e' stato scritto e ripetuto che essa ha precisi immediati obiettivi:

- che cessi immediatamente la partecipazione dello stato italiano alle guerre assassine in Afghanistan e in Libia;

- che cessi immediatamente la persecuzione razzista dello stato italiano nei confronti di migranti e viaggianti;

- che siano abrogate immediatamente le misure legislative ed amministrative anomiche e disumane in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista;

- che cessi immediatamente il colossale infame sperpero dei pubblici denari per le armi, gli armigeri, le guerre e le stragi;

- che si dimetta immediatamente il governo della guerra e del razzismo, delle uccisioni e delle persecuzioni;

- che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana che ripudia la guerra e riconosce e sostiene la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Pace, disarmo, smilitarizzazione. Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

9. OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE. PEPPE SINI: USCIRE DALLA SUBALTERNITA', AFFERMARE LA VERITA', AGIRE LA NONVIOLENZA

 

Sbaglia chi crede che il 4 novembre le persone amiche della nonviolenza debbano fare delle iniziative subalterne ad iniziative altrui, definite da volonta' altrui, posticciamente aggiunte all'altrui concezione ed opera; sbaglia chi pensa che la nonviolenza debba essere subalterna ancora una volta alla menzogna e alla violenza altrui.

In verita' l'iniziativa "Ogni vittima ha il volto di Abele" ha proprio l'intento di strappare dalle mani dei poteri assassini il ricordo pubblico della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale.

In verita' l'iniziativa "Ogni vittima ha il volto di Abele" ha proprio lo scopo di assumere il ricordo delle vittime della guerra nell'unico modo onesto, leale, veritiero: impegnandosi contro la guerra affinche' cessino i massacri.

In verita' dobbiamo far cessare l'infamia dei poteri assassini che il 4 novembre festeggiano se' medesimi e i crimini loro insultando le loro vittime.

In verita' il 4 novembre e' gia' giorno di lutto e di lotta. Un 4 novembre di azione nonviolenta per salvare le vite. Un 4 novembre per far cessare la guerra nel nome di tutte le vittime. Un 4 novembre in cui l'umanita' riconosce se stessa.

Ogni vittima ha il voto di Abele.

Vi e' una sola umanita'.

*

Ricordiamolo una volta di piu': le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono: "l'opposizione integrale alla guerra; la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo".

Opposizione integrale alla guerra: salvare le vite: e' il primo dovere.

Per questo il 4 novembre il ricordo delle vittime della guerra e' gia' in se stesso un programma politico di pace e di solidarieta'.

Il ricordo delle vittime della guerra pone gia' i compiti dell'ora:

- che cessi immediatamente la partecipazione dello stato italiano alle guerre assassine in Afghanistan e in Libia;

- che cessi immediatamente la persecuzione razzista dello stato italiano nei confronti di migranti e viaggianti;

- che siano abrogate immediatamente le misure legislative ed amministrative anomiche e disumane in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista;

- che cessi immediatamente il colossale infame sperpero dei pubblici denari per le armi, gli armigeri, le guerre e le stragi;

- che si dimetta immediatamente il governo della guerra e del razzismo, delle uccisioni e delle persecuzioni;

- che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana che ripudia la guerra e riconosce e sostiene la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

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Numero 25 del 31 ottobre 2011

 

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