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La domenica della nonviolenza. 274



 

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 274 del 20 novembre 2011

 

In questo numero:

1. Verso il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

2. Ricciardo Aloisi: Dal 4 al 25 novembre

3. Fosco Claroni: Con "Ogni vittima ha il volto di Abele" l'uscita dalla subalternita'

4. Lorenzo Galbiati: Non votare i partiti che sostengono la guerra

5. Angela Giuffrida: L'attuale militarismo maschile

6. Nicola Lo Bianco: Una questione politica, un impegno morale

7. Fedele Noscenzi: Un programma politico nonviolento

8. Un appello del Movimento Nonviolento, dell'Associazione per la pace, di Peacelink e del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: Ogni vittima ha il volto di Abele

 

1. EDITORIALE. VERSO IL 25 NOVEMBRE, GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

 

Vi e' una sola umanita'.

Tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

 

2. DOPO IL 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME. RICCIARDO ALOISI: DAL 4 AL 25 NOVEMBRE

 

Dopo l'esperienza delle commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre del 4 novembre "Ogni vittima ha il volto di Abele", un altro cruciale appuntamente e' la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre.

Per tutte le persone amiche della nonviolenza la lotta contro la violenza maschilista e patriarcale e' il primo impegno.

Perche' essa e' la radice e il paradigma di tutte le altre forme di violenza: e se non si sconfigge la violenza maschilista e patriarcale non vi e' speranza alcuna di liberare l'umanita' da tutte le altre forme di oppressione, tutte ad essa connesse, tutte su essa fondate.

 

3. DOPO IL 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME. FOSCO CLARONI: CON "OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE" L'USCITA DALLA SUBALTERNITA'

[Fosco Claroni e' un vecchio amico di questo foglio]

 

Una cosa fondamentale delle commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre - l'iniziativa "Ogni vittima ha il volto di Abele" svoltasi il 4 novembre in molte citta' italiane (ed in alcune, come Viterbo, e' ormai una tradizione decennale) - e' stata la fine della subalternita' alle oscene celebrazioni militari della guerra assassina.

Le persone amiche della nonviolenza hanno finalmente deciso di non sentirsi piu' in stato di minorita' rispetto ai poteri armati, ma di esserne alternativa cosciente ed autorevole, ed hanno deciso di assumere su di se' la commemorazione delle vittime della guerra - cosi' smascherando e denunciando gli scellerati festeggiamenti degli apparati assassini - nel giorno anniversario della fine della prima guerra mondiale, l'inutile strage" che ha infaustamente condizionato l'intera storia novecentesca e lo stato attuale del mondo.

Le persone amiche della nonviolenza che hanno aderito all'appello "Ogni vittima ha il volto di Abele" hanno deciso di porsi come suscitatrici di un impegno e una crescita morale e civile che porti l'intero popolo italiano, nella fedelta' alla sua legge fondamentale e nella memoria e nel nome delle vittime, ad opporsi concretamente alla guerra, e quindi a procedere al disarmo e alla smilitarizzazione. Ed hanno deciso di essere fin d'ora un esplicito e nitido punto di riferimento anche il 4 novembre, soprattutto il 4 novembre.

*

Per questo, come era detto chiaramente nell'appello di promozione dell'iniziativa, "queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente. Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire. Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne".

E per questo, come e' stato piu' volte rilevato in vari interventi (da uno dei quali citiamo testualmente), "proponendo l'iniziativa 'Ogni vittima ha il volto di Abele' abbiamo voluto che le persone amiche della nonviolenza cessassero di essere subalterne alle indecenti celebrazioni militari, ed assumessero su di se' la memoria delle vittime, la solidarieta' con le vittime, e quindi la rivendicazione del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso, e quindi l'impegno ad opporsi con la scelta della nonviolenza a tutte le guerre - ed agli strumenti ed apparati delle guerre: le armi e gli eserciti. Proponendo l'iniziativa 'Ogni vittima ha il volto di Abele' abbiamo voluto che le persone amiche della nonviolenza cessassero di essere marginali ma si percepissero rappresentative dell'intero popolo italiano e quindi assumessero su di se' il dovere civile della memoria delle vittime, il dovere morale e politico di suscitare e condurre l'opposizione alla guerra assassina, il diritto e il dovere di strappare la giornata del 4 novembre - anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale - dalle grinfie dei poteri assassini per farne un momento di verita', un kairos, in cui nella memoria e nel nome delle vittime delle guerre si esprime l'impegno a far cessare le guerre, ad attuare il disarmo, a smilitarizzare i conflitti... queste commemorazioni siano caratterizzate dal rigore, dal dolore, dalla severita', dalla solennita', dalla compassione. E proprio nel porsi all'ascolto delle vittime la cui vita fu troncata - e con essa la possibilita' di parola -, siano tali commemorazioni nonviolente caratterizzate dal silenzio. E nel silenzio si affermi l'immenso valore civile della memoria. Poiche' le commemorazioni nonviolente del 4 novembre sono gia', in se stesse, un gesto di opposizione alla guerra... un programma politico di costruzione della pace... un'azione diretta di coscientizzazione e di mobilitazione popolare. Facendo memoria delle vittime della guerra, dando concreta espressione al monito delle vittime della guerra, in nome delle vittime della guerra, le commemorazioni nonviolente del 4 novembre diranno con chiarezza quali siano i compiti dell'ora, quali siano gli obiettivi immediati per cui il popolo italiano deve lottare affinche' finalmente prevalga la vita e la dignita' di ogni singolo essere umano e quindi dell'umanita' intera. E cosi' e' stato in varie citta' d'Italia, ed e' ragionevole pensare che il prossimo anno l'iniziativa possa estendersi ancora di piu'".

*

Con questa fuoriuscita dalla subalternita' si avvia il percorso che deve portare non solo all'abolizione di ogni festeggiamento della guerra, dei suoi strumenti e dei suoi apparati; ma anzi e soprattutto deve portare all'abolizione tout court della guerra, dei suoi strumenti e dei suoi apparati, costruendo subito passo dopo passo l'alternativa del disarmo unilaterale, della smilitarizzazione, della riconversione a produzione civili dell'indusria bellica, della difesa popolare nonviolenta, dei corpi civili di pace.

Il percorso che dalla memoria delle vittime della guerra impegna l'umanita' intera, e quindi ogni suo ordinamento giuridico, ad opporsi alla guerra assassina fino alla sua abolizione; ad operare sempre e solo per salvare le vite e difendere e promuovere la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

4. DOPO IL 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME. LORENZO GALBIATI: NON VOTARE I PARTITI CHE SOSTENGONO LA GUERRA

[Ringraziamo Lorenzo Galbiati (per contatti: lorenz.news at yahoo.it) per questo intervento che estraiamo da una piu' ampia lettera.

Lorenzo Galbiati, docente nelle scuole medie superiori, socio e redattore di Peacelink, e' impegnato in varie iniziative di pace, solidarieta', nonviolenza]

 

La Giornata dell'Unita' Nazionale e delle Forze Armate e' una festa dell'Italia prefascista... Sappiamo bene cosa fosse l'Italia politica dopo la prima guerra mondiale: una fucina di esaltati guerrafondai, dai liberali ai futuristi, da alcuni socialisti ai fascisti in fasce.

La retorica bellicista non veniva meno neanche a sinistra. Alla memoria mi sovviene il film "Don Camillo e l'onorevole Peppone", in cui il sindaco comunista di Brescello, Peppone, nel fare il suo ultimo discorso di una campagna elettorale in nome della pace, viene suggestionato dalla musica di un canto della Grande guerra (messa in onda subdolamente da don Camillo) e da pacifista diventa un alpino combattente sulla linea del Piave che risponde: "Presente!" quando la Patria chiama...

Anziche' stupirsi un nonviolento puo' fare altro. Puo' fare un'incursione alla mostra delle Forze armate al Circo Massimo a Roma, come hanno fatto alcuni esponenti della Rete italiana per il disarmo per inscenare una insolita visita guidata all'archeologia della guerra esponendo cartelli con scritto "Stop F-35" davanti  ai mezzi militari in mostra. Oppure puo' partecipare a una manifestazione silenziosa davanti al sacrario di Piazzale Collenuccio di Pesaro, per commemorare tutte le vittime innocenti delle guerre e del militarismo, come ha sollecitato Luciano Capitini, nipote di Aldo. Manifestare si puo' sempre, e a volte si deve, o si dovrebbe. Ma piu' di ogni altra cosa, un nonviolento puo' usare l'arma piu' rudimentale della nonviolenza, quella che viene molto prima della disobbedienza civile, perche' lecita e anzi doverosa, e moltissimo prima del satyagraha, perche' non ha un risvolto spirituale. Puo' usare il voto. Di fronte alle feste in commemorazioni della guerra, un nonviolento puo', e forse dovrebbe, dichiarare il suo non-voto per i partiti che sostengono la guerra.

 

5. DOPO IL 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME. ANGELA GIUFFRIDA: L'ATTUALE MILITARISMO MASCHILE

[Ringraziamo Angela Giuffrida (per contatti: frida43 at inwind.it) per questo intervento.

"Angela Giuffrida, gia' docente di filosofia, ha avviato una riflessione critica sul sistema concettuale dominante che ha portato all'elaborazione di una nuova teoria della conoscenza, contenuta nel saggio Il corpo pensa. Umanita' o femminita'?, pubblicato nel 2002 da Prospettiva Edizioni, e applicata nel saggio La razionalita' femminile unico antidoto alla guerra, pubblicato a marzo del corrente anno da Bonaccorso editore. 'E' in atto nel panorama culturale internazionale uno slittamento verso un diverso paradigma interpretativo che non ha trovato adeguata definizione. La teoria del corpo pensante risponde a tale necessita'. Non si arresta alla denuncia dei limiti e delle lacune del sapere convenzionale ma, evidenziando i meccanismi mentali sottesi, indica la via del loro superamento. Per promuovere la transizione da una impostazione mentale che coarta la vitale creativita' della specie ad una che la favorisce, Angela Giuffrida ha promosso corsi di studio e seminari, ha partecipato a convegni e ha scritto numerosi articoli'"]

 

La marcia per la pace Perugia-Assisi e l'iniziativa del  4 novembre "Ogni vittima ha il volto di Abele" hanno un grande valore perche' portano alla luce un altro punto di vista sul mondo che contraddice l'autistica chiusura del pensiero unico dominante.

Perche' tale sguardo sia capace di spostare incisivamente il fuoco delle comunita' umane dalla morte alla vita, occorre pero' una profonda riflessione sul pensiero della guerra. Sembra strano che nessuno indaghi in tale direzione se si pensa che il ricorso alla violenza e' il modo privilegiato con cui vengono risolte le controversie e che  tutti gli Stati, qualunque sia la forma di governo o il grado di ricchezza, investono la maggior parte delle risorse in spese militari, nonostante l'attuale militarismo maschile sia l'attivita' a piu' intensa dispersione di energia poiche' trasforma direttamente le energie in distruzione, senza appagare nessun bisogno umano fondamentale.

La guerra appare come un male necessario ed inestirpabile, ed in effetti tale rimarra' se non avremo il coraggio di riconoscere la sua fonte di produzione nell'irrazionalita' imperante. Alla base di ogni  guerra, infatti, c'e' il delirio di onnipotenza di una mente incapace di riconoscere l'altro, di attribuire valore alla vita, persino alla propria, e di rispondere alla complessita' e alla ricchezza del reale con ragionamenti complessi e flessibili.

 

6. DOPO IL 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME. NICOLA LO BIANCO: UNA QUESTIONE POLITICA, UN IMPEGNO MORALE

[Ringraziamo Nicola Lo Bianco (per contatti: nicolalobianco at alice.it) per questo intervento.

"Sono nato e vivo a Palermo. Ho insegnato Letteratura italiana e Latino nei licei. La consapevolezza civile e politica inizia con la partecipazione alle lotte studentesche ed operaie degli anni '60 e '70. La mia attivita' si svolge tra poesia e teatro, ma l'asse del mio impegno e' quello di docente, nel rapporto continuo con gli studenti alla ricerca di un accrescimento morale e civile in rapporto a un coinvolgimento  sociale attivo. Pubblicista, collaboro a diverse riviste, con note di costume, recensioni e brevi saggi critici su scrittori e poeti contemporanei, oltre a una serie di profili sui maestri della nonviolenza. Negli anni '60, insieme ad altri giovanissimi "ribelli", sono promotore de "I Draghi", gruppo teatrale di base, che negli anni successivi sara' punto d'incontro di autori e attori protagonisti di quella che e' stata definita "drammaturgia palermitana". Ho pubblicato "Rapsodia del centro storico" (Borgonuovosud, 1989), "Riflessioni di un insegnante solitario" (Borgonuovosud, 1995), "Monologo sulla strage degli innocenti" (Caputo tipografica, 2003), e piu' recentemente "Lamento ragionato sulla tomba di Falcone" (Coppola - Di Girolamo editori, 2010). Tra le opere teatrali  ricordo "Liberta' Provvisoria", "Cantica del lupo et altre stelle", "Bianchi e Neri", "Il muro il pane i bambini", "I tempi del poeta in piazza", "Sanfraso'", e piu' recentemente "Vicolo sedie volanti". Per conto del Comune di Misilmeri sono autore di una drammaturgia della Divina Commedia tradotta in siciliano. Nell'ottobre 2010, in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza, ho organizzato incontri su Gandhi e la nonviolenza, nelle scuole di Misilmeri e Trabia (Palermo). Cerco, dialogando con gli studenti nelle varie scuole, di avvicinarli alla poesia. Non disdegno appassionati recital di poesie mie e di altri poeti". Cfr. anche l'ampia intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 274]

 

Al Comune di Misilmeri (Palermo), orgoglioso, peraltro, dei suoi monumenti ai Caduti e al Milite Ignoto, quest'anno, credo forse per la prima volta, nel corso delle celebrazioni ufficiali del 4 novembre, si sono pronunciate parole di esplicita condanna della guerra per bocca dell'assessore all'Istruzione.

E' un esempio per dire che il 4 novembre, quest'anno in modo particolare, non e' stata solo la giornata delle celebrazioni ufficiali.

Accanto ad esse si e' fatta sentire come una specie di controcanto la voce dei movimenti nonviolenti e pacifisti, che, tuttavia, non ha coperto il rimbombo della "Giornata delle Forze Armate", simbolo e vessillo di quale tipo di cultura sia portavoce l'attuale regime.

Si capisce che non ci contentiamo delle presenze a scadenza: queste giornate di piu' diffusa partecipazione al messaggio della nonviolenza sono piuttosto spinte ad ulteriori riflessioni, a fare piu' pressante la vigilanza attorno alle manovre guerresche in atto.

Subito, proprio nell'ambito di quello che lorsignori chiamano "risanamento del debito pubblico", si potrebbe continuare con i presidi attorno ai monumenti ai caduti, per far presente al "nuovo" governo di non sperperare 17 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35: per fare che? per usarli contro quali altre popolazioni? per farsi complici di quale altra ignominia?

Qual e' il prossimo "stato canaglia" da colpire? l'Iran ci ripetono i ben remunerati strilloni delle varie tv.

I paesi arabi, ormai da tempo, sono minacciati e sottoposti ad attacco militare; i popoli europei, piu' o meno, si ritrovano sotto l'attacco della  finanza europea e internazionale, che chiamano "i mercati", tacendo pero' che "speculazione" (e guerra) e' propriamente il meccanismo su cui si regge l'attuale sistema mondiale.

Strepitano, poi, e ci dicono di combattere l'economia mafiosa, ma non ci dicono che essa e' parte integrante, figlioccia di quell'usura che strangola e affama popoli e nazioni impunemente.

Vien da pensare che mai nel corso del Novecento la guerra e' cessata, che invero siamo permanentemente in guerra, che quella che stiamo vivendo e' una civilta' della guerra, guerra non solo militare, ma in ogni senso e direzione: dalla sussistenza alla natura, dall'informazione alla religione, dalla salute alla scienza, ecc.

Una guerra totale, che non si chiama mondiale, perche' in genere si tratta di pura e semplice aggressione a popoli deboli e sostanzialmente inermi.

Quando si parla di violenza, la nostra mente, naturalmente, va ad immagini sanguinose, di morte e devastazione, difficilmente colleghiamo la violenza a scelte ed atti compiuti in ambito economico e finanziario.

In tutto l'Occidente, li' dove non e' pensabile (sinora) l'impiego dei cacciabombardieri, la guerra ci vien fatta da un nemico invisibile, che non compare, che opera nell'ombra, ben protetto dalla complicita' della truppa politica e mediatica, che pero' entra nelle pieghe della vita di ciascuno di noi, detta statuti e privilegi, decide, "con la coscienza a posto" perche' obbedisce alle "leggi di mercato", la sopravvivenza o la rovina di milioni di persone.

A questo aspetto economico-finanziario a me pare che non si dia il dovuto rilievo, che non venga posto in piu' chiara evidenza la matrice che determina questo modo di essere della violenza nella trama dei rapporti interpersonali e sociali.

La precarieta', ad esempio, che viola, a parte ogni altra considerazione, l'integrita' fisica e morale, non e' un deprecabile dato sociologico, e' un crimine che riguarda tutti noi.

Dovremmo prendere atto che ci troviamo a fronteggiare una situazione simile, per tanti aspetti, a un ennesimo dopoguerra: restano sul campo esseri umani vittime del lavoro, svalutazione, dimezzamento del potere d'acquisto, disoccupazione, crolli, devastazione del territorio, miserie, crucci e maledizioni, emigrazione.

Ma, a differenza dei dopoguerra guerreggiati, non ci lasciano alcuna speranza di ricostruzione, ci lasciano, come da tempo accade, il "si salvi chi puo'", che di fatto significa: si salvi chi ha piu' potere, chi piu' possiede, chi sa truffare, chi e' votato a delinquere.

La nonviolenza non e' una sovrapposizione, deve ritrovarsi tra le pieghe della vita individuale e collettiva come forma positiva di realizzazione, fondamento di qualsiasi approccio morale, sia esso laico che religioso.

La denuncia e il superamento del totalitarismo economico-finanziario non e' solo una questione politica, ma anche, e forse primieramente, un impegno morale, un paradigma di valori alternativi che sono propri del pensiero e della prassi nonviolenti.

Intanto, per contrastare l'idea della guerra come fattore ineluttabile della vicenda umana, la cultura della nonviolenza dovrebbe entrare a pieno titolo nella scuola.

 

7. DOPO IL 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME. FEDELE NOSCENZI:  UN PROGRAMMA POLITICO NONVIOLENTO

[Fedele Noscenzi e' un vecchio amico di questo foglio]

 

L'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele" di commemorazione delle vittime di tutte le guerre e di opposizione a tutte le guerre, iniziativa nonviolenta che quest'anno in tutta Italia ha avuto una straordinaria diffusione e un crescente radicamento, ha costituito la differenza specifica di questo 4 novembre 2011, strappadone il monopolio alle scellerate celebrazioni delle macchine belliche e facendone visibilmente un giorno di lutto e di lotta: di lutto per tutte le vittime della guerra, e di lotta contro tutte le guerre, le uccisioni e le persecuzioni.

Con cio' le persone amiche della nonviolenza hanno voluto assumere un ruolo non piu' subalterno ma consapevolmente, concretamente alternativo e tendenzialmente egemone; un ruolo rappresentativo dell'intero popolo italiano e della sua legge fondamentale, la Costituzione della Repubblica Italiana che ripudia e condanna la guerra, le uccisioni e le persecuzioni.

Ed a questa presa di coscienza e assunzione di responsabilita' ha fatto riscontro non piu' solo l'esprimere un generico ed effettualmente inane sdegno, ma anche e anzitutto il proporre un concreto programma politico nonviolento con proposte tanto immediate quanto di prospettiva.

Nell'immediato:

- che cessi immediatamente la partecipazione dello stato italiano alle guerre assassine;

- che cessi immediatamente la persecuzione razzista dello stato italiano nei confronti di migranti e viaggianti;

- che siano abrogate immediatamente le misure legislative ed amministrative anomiche e disumane in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista;

- che cessi immediatamente il colossale infame sperpero dei pubblici denari per le armi e gli eserciti, per le guerre e le stragi;

- che cessi immediatamente la devastazione della biosfera;

- che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana, al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Nella prospettiva:

- disarmo unilaterale;

- smilitarizzazione;

- abolizione della produzione e del commercio delle armi e riconversione dell'industria bellica a produzioni civili;

- realizzazione della Difesa popolare nonviolenta e dei Corpi civili di pace;

- politica internazionale di cooperazione e di solidarieta' nella consapevolezza che vi e' una sola umanita' di esseri umani tutti uguali in diritti e tutti responsabili per l'intera biosfera.

Su questo programma che ha caratterizzato nel ricordo e nel nome delle vittime delle guerre le commemorazioni nonviolente del 4 novembre proposte dall'appello "Ogni vittima ha il volto di Abele" puo' ora incontrarsi, riflettere e lavorare ogni persona ed esperienza che in Italia alla nonviolenza faccia riferimento.

 

8. DOCUMENTAZIONE. UN APPELLO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO, DELL'ASSOCIAZIONE PER LA PACE, DI PEACELINK E DEL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

[Riproponiamo il seguente appello, che valga anche per il prossimo anno]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

*

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Associazione per la pace

per contatti: e-mail: luisamorgantini at gmail.com, sito: www.assopace.org

Peacelink

per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac at tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA

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Numero 274 del 20 novembre 2011

 

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