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Voci e volti della nonviolenza. 479



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 479 del 23 dicembre 2011

 

In questo numero:

1. Il programma del convegno e della festa per i cinquant'anni del Movimento Nonviolento il 20-22 gennaio 2012 a Verona

2. Dal quaderno di ruminazioni di Biroccio Birocci

3. Pierpaolo Calonaci: Magari la pace fosse fatta di sale...

4. Mao Valpiana: Intervento del Movimento Nonviolento dal palco della Rocca di Assisi alla conclusione della marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli del 25 settembre 2011

 

1. INIZIATIVE. IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO E DELLA FESTA PER I CINQUANT'ANNI DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO IL 20-22 GENNAIO 2012 A VERONA

[Riproponiamo il seguente invito dal Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org)]

 

Il Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini, compie 50 anni.

La festa di compleanno si terra' nei giorni 20-21-22 gennaio 2012 a Verona, al Teatro Camploy (zona Porta Vescovo).

Ci saranno ospiti, iniziative, mostre, cibo, musica, letture, film, riflessioni e proposte per fare memoria dei 50 anni passati e per iniziare insieme una nuova stagione. Sara' festa per tutti. Celebreremo il passato e organizzeremo il futuro.

Sono invitate tutte le persone, le associazioni, i gruppi, i movimenti dei piu' diversi ambienti culturali, politici, artistici, religiosi, intellettuali, e comunque tesi verso l'orizzonte nonviolento, che in questi cinque decenni hanno conosciuto, collaborato, condiviso, sostenuto il nostro Movimento e gli vogliono bene.

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Programma (provvisorio)

Venerdi' 20 gennaio 2012

Ore 21, Spettacolo/concerto, con Magical Mystery Orchestra (con archi, fiati e attore). Qualita', classicita', poetica. Le canzoni che i Beatles non hanno mai eseguito dal vivo: un'orchestra di 12 elementi con una musicalita' propria, realizza una personale interpretazione che unisce all'estremo rigore filologico una vena compositiva essenziale, attenta alla logica e allo spirito dei brani e dell'epoca in cui furono concepiti. Cinquant'anni di musica vitale.

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Sabato 21 gennaio

Ore 10, Convegno "50 anni di nonviolenza".

Goffredo Fofi: "Il contesto culturale e politico nel quale e' nato il Movimento Nonviolento".

Gianni Sofri: "L'influenza del pensiero di Gandhi nel Movimento Nonviolento di Aldo Capitini".

Daniele Lugli: "Il Movimento Nonviolento alla prova della visione di Capitini e delle sfide di oggi".

Interventi di "auguri" da parte di ospiti e amici.

Ore 15, Film "In marcia - Elementi di un'esperienza nonviolenta" di Roberto Rossi e Roberta Mani.

Presentazione dell'Archivio storico del Movimento Nonviolento, a cura di Andrea Maori.

Vignette, disegni, illustrazioni, fumetti, immagini, satira... in diretta con Mauro Biani

Interventi di "auguri" da parte di amiche e amici della nonviolenza: I sessione, L'obiezione; II sessione, L'ecologia; III sessione, L'apertura; IV sessione, L'omnicrazia.

"E se la patria chiama...": Dalla Marcia del '61 ad oggi, conversazione in musica con Fausto Amodei, padre italiano della canzone civile, satirica, antimilitarista. Conduce Enrico de Angelis.

Degustazione con i tre vini nonviolenti (Nebbiolo, Botticino, Cesanese), alla presenza dei produttori Beppe Marasso, Adriano Moratto, Mariano Mampieri.

Buffet aperi/cena.

Ore 21, Mille papaveri rossi. La pace nella canzone italiana.

Reading-concerto curato e condotto da Enrico de Angelis. Cantano Raffaella Benetti, Giuliana Bergamaschi, Claudia Bidoli, Grazia De Marchi, Laura Facci, Deborah Kooperman, Veronica Marchi, Ilaria Peretti, Alice Ronzani, Terry Veronesi. Suonano Enrico Breanza, Marco Pasetto, Gianni Sabbioni. Arrangiamenti di Enrico Breanza, Marco Pasetto, Enrico Terragnoli. Letture di Sandra Ceriani.

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Domenica 22 gennaio

Ore 9,30, "Il programma costruttivo".

Le reti alle quali il Movimento Nonviolento partecipa: Rete Ipri - Corpi Civili di Pace, Rete Disarmo, Campagna No F-35, Comitato italiano per una cultura di pace e nonviolenza, Movimento No Tav, Servizio Civile.

Ore 13, Conclusione: proposta di una campagna comune per il disarmo e contro le spese militari.

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Informazioni logistiche

Puoi contribuire alla buona riuscita della festa/convegno partecipando e facendo circolare la notizia.

Il miglior regalo per il festeggiato cinquantenne sara' la tua partecipazione personale alla festa.

Se vuoi, puoi anche contribuire alle molte spese sostenute per quest'iniziativa, con un contributo di sostegno (graditissimo) fiscalmente detraibile, sul conto corrente postale n.18745455 intestato a Movimento Nonviolento o bonifico bancario con codice Iban: IT 35 U 07601 11700 000018745455.

Il Teatro Camploy si trova a 500 metri dalla stazione ferroviaria di Verona Porta Vescovo.

Sul sito del Movimento Nonviolento le indicazioni per mangiare e dormire nelle vicinanze a prezzi contenuti.

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Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, sito: www.nonviolenti.org

 

2. AMICIZIE. DAL QUADERNO DI RUMINAZIONI DI BIROCCIO BIROCCI

[Ringraziamo il nostro buon amico Biroccio Birocci per averci messo a disposizione queste sue rozze e scorciate note]

 

1. Civilta'. La civilta' comincia con la lettura di due libri. Uno non basta, poiche' si corre il rischio di credere che tutto il sapere sia li'; dal secondo si scopre che esistono opinioni diverse, che il mondo e' bello perche' vario, che l'umanita' e' plurale, che non esiste solo l'orrore ma anche la testimonianza dell'orrore, ed altro ancora.

2. Autorita'. Se mi chiedi un autore, il mio autore e' Primo Levi; se mi chiedi due autori, sono Lucrezio e Leopardi; se mi chiedi tre autori, sono i tragici greci (tutti e tre uniti in un sol mazzo, chiedo venia), Dante e Cervantes; se mi chiedi quattro autori sono Hannah Arendt per il pensiero politico, Karl Marx per il metodo di indagine, la Bibbia come narrazione di tutte le narrazioni, Ludovico Geymonat per la scelta di fronte al fascismo e per la Storia del pensiero filosofico e scientifico; se mi chiedi (noi italiani...) una squadra di undici, tutti quelli sopra e aggiungi Shakespeare, con Aristotele allenatore.

3. Per un breve corso di etica e politica. Rosa Luxemburg, Virginia Woolf, Simone Weil, Hannah Arendt, Franca Ongaro Basaglia, Vandana Shiva. Non occorre altro, direi. E il settimo giorno riposo.

4. Brevissimo corso di logica. Lao Tse, Marivaux, Emmanuel Levinas.

5. Nonviolenza. E' solo la lotta contro la violenza. E' solo la lotta delle oppresse e degli oppressi contro la violenza. E' solo la lotta contro la violenza sociale, economica, politica. E poi e' la lotta contro la violenza dentro di me. La nonviolenza e' la lotta contro la violenza, null'altro. E' compassione e guarigione. Di nulla si illude, solo si adopera a ridurre la sofferenza nel mondo prestando aita ad gni persona perseguitata e offesa, minacciata e oppressa; solo s'impegna a contrastare ingiustizia e menzogna; solo si attua nel contrastare la violenza che nega la dignita' di tutti e di ognuno. La nonviolenza e' la lotta di liberazione delle classi e delle persone oppresse, null'altro. La nonviolenza e' la lotta che salva le vite. La nonviolenza e' la lotta che riconosce l'altro. La nonviolenza e' la lotta responsabile per il mondo vivente. La nonviolenza sa di non sapere, per questo si oppone ad ogni potere che grava e che spezza, per questo e' coerente nei mezzi e nei fini, per questo non separa ma unisce, dialoga sempre. La nonviolenza e' questa lotta contro la violenza, non altro. La nonviolenza e' questo potere dei senza potere. La nonviolenza e' questo tutto condividere, tutto considerare comune, tutto bene comune. Responsabilita' e condivisione. La nonviolenza e' la lotta per salvare l'umnaita' e la biosfera dalla criminale follia dei poteri dominanti. La nonviolenza e' nozione, percezione, progetto e pratica di un'umanita' libera perche' uguale in diritti, uguale in diritti perche' infinitamente differente in ogni persona, fraterna e sororale perche' infinitamente plurale, e sempre altra e sempre prossima. La nonviolenza e' lotta contro la violenza, qui ed ora. La nonviolenza e' questo respiro.

6. Maestri. Diderot.

 

3. RIFLESSIONE. PIERPAOLO CALONACI: MAGARI LA PACE FOSSE FATTA DI SALE...

[Ringraziamo Pierpaolo Calonaci (per contatti: p_calonaci at hotmail.com) per questo intervento.

"Fiorentino, ho 39 anni, ho terminato il terzo anno alla Facolta' Teologica dell'Italia Centrale e sto completando il piano degli esami. All'interno della riflessione teologica-cattolica sto cercando di porre in giusta evidenza il tema della nonviolenza, non partendo dai dati convenzionalmente da cui tutti, sia filosofi che tecnici o intellettuali, la fanno risalire ma ricollegandola in maniera sorgiva alla riflessione mistica che e' la struttura essenziale del cristianesimo (l'amore per il mondo nelle sue necessita', l'amore per il nemico, l'accettazione della realta' cosi' com'e' senza fuggire, la complessita' della non-resistenza, la comprensione del dolore e della sofferenza, i rapporti di necessita' e di forza che ci legano, l'origine del male, il senso della gioia incastonato nella miseria di cui farci sani portatori, il tema centrale del distacco...). Particolarmente sto cercando di ripulire la parola nonviolenza da tutte quelle incrostazioni di stampo ideologico-religioso, partitico, sociale-associazionistico che la ricoprono; che ne fanno una questione di particolarismi legati al prestigio personale, di carriera, di guadagno, di orgoglio. Da quattro anni in alcune scuole superiori fiorentine, a titolo gratuito, sto introducendo, con un minimo di dodici ore, un progetto denominato "dal piombo della violenza all'oro della nonviolenza" dove, senza ne' schemi ne' idee preconfezionate, desidero incontrare i ragazzi per dialogare; comunicando insieme anche attraverso il prezioso lascito di Danilo Dolci e la maieutica. Dopo sei anni trascorsi a lavorare come giardiniere e potatore di alberi, a seguito della chiusura dell'azienda per la quale lavoravo, sto attendendo una cattedra come insegnante di religione. Da alcuni anni frequento alcuni gruppi di "auto-aiuto" insieme a persone con difficolta'". Cfr. anche la recente intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 307]

 

Questo titolo trova la sua rilevanza nel filo rosso che spero di tessere con i miei contributi su questo giornale telematico: risvegliare la coscienza che dallo Spirito di Verita' viene pungolata per riuscire a trovare dentro e fuori di se' una forma libera e autentica di espressione creativa. Liberati dalla menzogna e dall'interesse dell'ego centrato.

Una coscienza in pace non e' affatto quel fiume in cui scorrono "latte e miele"; un'anima inondata di pace, sublimata e meravigliosamente trasfigurata dalla pace nella Pace ("thaumazo dal greco, nel senso dell' eros platonico che esprime il turbamento, uno scuotimento che dice tensione, desiderio che fa cadere nell'amore la bellezza come una realta' che ci attrae, ci scuote" - appunti di Metafisica, prof. A. Jacopozzi), non e' un embrione di sentimentalismo romanticheggiante politicamente corretto in linea con le tendenze omogenee d'accettazione sociale presenti in ogni epoca storica.

Eccome se la pace contiene il sale! che non si puo' consumare direttamente dal palmo delle mani ma deve essere sapientemente mescolato all'acqua, al lievito e rende, invisibile ingrediente, la sua peculiarita' di pienezza per l'essere umano.

Non a caso la marcia del sale del 1930 nell'India di Gandhi trovo' in quell'elemento che noi consideriamo scontato il simbolo autentico di una liberazione costata il dono di se'. Nella pace della Sapienza il sale trova propriamente la sua nobile funzione, dice questa stupenda autrice Annick de Souzenelle nel libro "La lettera, strada di vita - Il simbolismo delle lettere ebraiche": "Il sale preserva dalla corruzione, sostiene la fatica, fa sciogliere la neve, l'acqua cristallizzata che non puo' piu' scorrere; allontana i parassiti come le sanguisughe. La Sapienza e' sapida, salata..." (dall'introduzione). E da quale lievito il santo, uomo del Dio della pace, e' introdotto nella Pace della giustizia concreta e quotidiana (al bando le astrazioni!) se non da quello di cui la Sapienza ha il sapore?

Un santo di pace e' un uomo che osserva la ferita: e sa che prima di guarirla occorre farla spurgare; sa stare faccia a faccia con se stesso... come le ferite che abbiamo (che inconsciamente o meno rimuoviamo o sostituiamo) e ripercuotiamo sugli altri se non le curiamo con il medicinale piu' adatto: la conoscenza o ritorno in se stessi o il divenire signori di se stessi tanto da osare abbandonarsi; sale di debolezza di ogni autentica conquista.

"La condizione e' questa: di essere degli spiriti incarnati che hanno un compito preciso sulla terra. Noi sappiamo per rivelazione che l'esistenza e' santa, anche l'esistenza del mondo materiale. Tutto e' benedizione nella vita e che oltre l'officina - la vita solamente materiale dedita al lavoro squassante della catena di montaggio, dell'ufficio, della scuola, di un certo tipo di preghiera - c'e' la casa che ci attende [...] Ma finche' noi impostiamo l'attivita' terrena ispirandoci a quella illuminazione che scende dall'alto, allora la vita intera e' libera. Dallo spirito della preghiera dobbiamo imparare a distaccarci, a non identificarci con la realta' terrena. [...] L'ambizioso si identifica con la sua carriera... l'avaro col denaro [...] Ma come giungere ad una posizione cosi' esatta davanti alla realta' materiale? Attraverso la purificazione del suo essere, attraverso la liberazione da quanto puo' alterare le sue capacita'" (G. Vannucci, Invito alla preghiera, pp. 31-32, Lef, Firenze).

"Lasciare il mondo significa qui non gia' cessare di interessarsi delle faccende quotidiane, ma piuttosto trascendere il mondo nel nostro incontro emotivo con esso. Cio' che in altre parole occorre e' che l'effettiva realta' del mondo, e qualsiasi accadimento entro esso, siano accolti con una disposizione di compostezza mentale, in uno stato di distacco, di imperturbabilita' e di equanimita'" (I. Tammelo, Riflessioni sulla giustizia di Meister Eckhart).

Dove abita questo atteggiamento di pace pronta al fuoco della purificazione? Sempre De Souzenelle ci dice che la lettera bet in ebraico e' l'iniziale della parola bayit che significa "casa" (A. de Souzenelle, La lettera strada di vita, p. 37) cioe' quel "luogo" che, "con la sua forma e destinazione, e' quella che riceve". La pace e' quindi il sapore essenzialmente gioioso di conquista e partenza ripetuta e costante di/da quella "casa" che ci riceve, ci accoglie, ci difende, ci stimola, ci libera consapevolmente al mondo. Infatti l'ebraico quadrato (quello moderno tanto per capirsi) riproduce il disegno della casa ampiamente aperto sulla sinistra.

In una casa dove regna davvero lo spirito della pace non ci sono muri dietro cui potersi difendere, dove trovare sicurezza nel benessere o tavolate piene di cibi serviti con la sofferenza di altri.

Mi sembra quanto mai attuale, no?

Ricordo dai balconi delle case di questo popolo ricco di storia e memorie sventolare tantissime bandiere con l'arcobaleno. Conserviamo ancora un po' di quella forza cromatica con la quale convertire quello sventolio in pensiero, che attualizzi il presente?

Ogni casa era identificata con il simbolo della pace. Il sale divento' per un attimo un sapore forte e tagliente, schietto e carico di una speranza forse incorruttibile e coraggiosa per spingere tutti a darsi una svegliata, prepararsi a curare le proprie e altrui ferite in modo da partorire non una bandiera ma l'adesione vitale alla pace. Niente di eccezionale e straordinario, niente di mediatizzabile, ma quel "concetto di responsabilita', ossia la concezione per cui vivere e' 'stare di fronte' a qualche cosa che ci interpella e esige da noi una risposta. Qualche cosa che non e' la semplice natura ma il fondamento stesso trascendente dell'uomo e della realta'. Solo la coscienza, come rapporto con questa realta' che e' altra, puo' rendere autentica la liberta' e frenare la schiavitu'" (R. Guardini, La Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 1994, p. 29).

Ma com'e' sbiadito quel ricordo. Quelle bandiere hanno solo sventolato, non hanno investito la coscienza quotidiana, non hanno modificato la percezione reale della grave situazione di cui siamo tutti allo stesso modo responsabili. Basta guardare il rapporto con l'ambiente; pieno di ambientalisti che vanno in macchina, di pacifisti da convegno di una pace che schiavizza, di villette o appartamenti costruiti cementando il terreno. "Poi la pioggia arriva... ed e' sicuramente colpa della natura"

Desidero soffermarmi sull'esistenza della marcia Perugia-Assisi: pare abbia assunto quella deformita' tipica di questo tempo; bella quanto si crede ma in quale rapporto qualitativo con la tensione verso la vera Bellezza, il Bene? Tutti si partecipa perche' ci si vuole bene. Poi tutti pendiamo dalle labbra del praticante di turno che sta al microfono per urlare il proprio successo di organizzatore. E giu' a contare la quantita' dei partecipanti...

Un segno giunse, terso come l'aria di alta montagna, per evidenziare questo stato di realta' insipida e annichilita, da una donna, Maria, poi Sorella Maria la Minore, fondatrice intorno agli anni Trenta del '900 dell'Eremo di Campello sul Clitunno (eremo tutt'ora in piena attivita', l'unico mai fondato sulla "Regola non bollata" di Francesco d'Assisi), alla prima marcia Perugia-Assisi. Ella commento' quella intenzione pacifista che l'animava con un piccolo canto, come un'allodola, con cui volle sottolineare che l'opera di pace scorre lungo altri crinali, lungo altre dimensioni piu' ampie, invisibili, maestose.

In un altro suo pensiero si legge: "Siamo tutti pellegrinanti verso l'Eterno. Camminiamo in pace, vincendo noi stessi... Lo sforzo per la pace giova vicino e lontano. Che sia pace sappiamo ma anche ci sfugge, e' l'inafferrabile, non dobbiamo stancarci... La pace e' di una radice molto amara (come l'ulivo), non bisogna stupirci se le circostanze attorno danno travaglio... Che aspirazione la pace a qualunque costo! Non attraverso una vittoria degli uni sugli altri, ma vincendo noi stessi. Per dare la pace non basta mettersi sul volto la maschera della pace, bisogna crearla dentro di noi" (cfr. Sorella Maria la Minore, in una piccola raccolta).

Tra l'altro avverti' nitidamente l'inquinamento delle ideologie dei partiti politici in quella manifestazione.

Segno profetico? E' dire poco poiche' i partiti, negli ultimi anni, sono entrati anche nella pace, trasformandola in un'astratta quanto irresponsabile via in cui si dicono le stesse cose che non danno fastidio e ci fanno trastullare nel continuo benessere. I "signori della pace" come quelli della guerra contrabbandano la linfa della pace con quella del proprio prestigio (gia' il nome che essi vollero dare alla marcia Perugia-Assisi dovrebbe fare riflettere "Tutti i diritti per tutti"... Che significa? Niente! Assolutamente nulla! Come dire "venite gente, affrettatevi, bomboloni ancora caldi! E tutti a ingozzarsi!).

Occorre riportare alla pace quel suo gusto "salato", lavorare coraggiosamente su se stessi, pronti ad assumere quel gusto apertamente fastidioso per quei palati ammalati di corruzione, di onori, di voti, di vita "bella".

L'uomo di pace, santo gia' in nuce su questa terra, non solo sara' chiamato ad approfondire il senso della giustizia, ma ad accogliere queste parole di Meister Eckhart: "e' un uomo giusto quello che e' formato e trasformato nella giustizia. Il giusto vive in Dio e Dio in lui. [...] Il giusto non cerca niente con le sue opere. Quelli che cercano qualcosa con le loro opere o che agiscono per un qualche perche', sono servi e mercenari".

Forse (forse?) oggi dovremmo cominciare a pensare una nuova marcia per la pace-sale che nel cammino riscopra le fondamenta della giustizia e del coraggio "... quel coraggio che abbandona il terreno protetto ed esce all'aperto perche' sente una chiamata; la forza di cominciare, che rinunzia alle cose conosciute e ne osa di nuove[...] Se quest'uomo e' puro in spirito e non confonde la chiamata con i desideri egoistici. Se e' pronto a prendere su di se' le angosce e i dolori del divenire" (R. Guardini, La Rosa bianca, Morcelliana, Brescia 1994, p. 38).

Lasciare a se stessa questa dimensione ancora fortemente inattuata, in cui per converso la sicurezza del nostro tempo contemporaneo e' pericolosamente mischiata di una pace fatta con "burro e cannoni", non produrra' altro che la continuazione di quella colpevole "coscienza dei buoni" che viene poderosamente cosi' stigmatizzata col formarsi di nuove dittature, da cui le strutture delle odierne democrazie pare attingono, in cambio pero' di una grossa prestazione: "Togliere al singolo il peso di dover pensare con la propria testa, di dover giudicare, decidere, rispondere del proprio destino. Questa e' la grande tentazione. Cio' che e' avvenuto nel 1933 e che e' proseguito per dodici anni interi, con conseguenze, alla fine, che paiono del tutto apocalittiche, non si e' solo compiuto dall'alto in basso, ma anche dal basso verso l'alto" (R. Guardini, La Rosa bianca, Morcelliana, Brescia 1994, p. 28).

Egli parlava di quel totalitarismo che viene dall'interno.

 

4. DOCUMENTAZIONE. MAO VALPIANA: INTERVENTO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO DAL PALCO DELLA ROCCA DI ASSISI ALLA CONCLUSIONE DELLA MARCIA PERUGIA-ASSISI PER LA PACE E LA FRATELLANZA DEI POPOLI DEL 25 SETTEMBRE 2011

[Riproponiamo - e nuovamente ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per avercelo messo a disposizione - il testo dell'intervento da lui pronunciato a nome del Movimento Nonviolento alla conclusione della marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010.

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza al servizio militare nel 1950, collaboratore di Aldo Capitini e di Danilo Dolci, infaticabile promotore della nonviolenza, e' una delle figure di riferimento per i movimenti e le iniziative per la pace. Opere di Pietro Pinna: fondamentale e' La mia obiezione di coscienza, Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1994; numerosi suoi contributi sono stati pubblicati in vari volumi. Cfr. anche le interviste in "La nonviolenza e' in cammino" n. 381 e 472, "La domenica della nonviolenza" n. 21 (ripubblicato anche in "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 252), "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 285]

 

Oggi i giovani del 1961 hanno camminato con i giovani del 2011.

Abbiamo marciato tutti insieme seguendo due idee fondamentali: pace e fratellanza.

Pace e fratellanza sono il programma politico che Capitini ci ha indicato  nel 1961 e che ancora oggi e' il nostro programma politico.

Pace e fratellanza si raggiungono attraverso una strada maestra che e' quella del disarmo.

Disarmo significa riduzione drastica delle spese militari.

L'articolo 11 della Costituzione italiana dice:  "l'Italia ripudia la guerra". Per ripudiare la guerra noi oggi dobbiamo ripudiare gli strumenti che la rendono possibile: gli eserciti e le armi.

Ringraziamo il presidente della Repubblica del messaggio che ci ha inviato oggi, ma gli diciamo che l'articolo 11 vale sempre, vale anche per la guerra in Libia, e vale per la guerra in Afghanistan!

Non si possono difendere i diritti umani con i bombardamenti.

E solo quando realizzeremo e applicheremo veramente l'articolo 11 della Costituzione avremo la strada aperta per attuare concretamente tutti i dieci articoli precedenti: la pace, la giustizia, l'uguaglianza, il lavoro dignitoso per tutti, si possono ottenere solo attraverso l'abolizione della guerra e della sua preparazione.

La vera marcia, lo sappiamo, comincera' questa sera, quando ognuno di noi tornera' nella propria casa con l'impegno di realizzare il programma politico nonviolento: pace e fratellanza.

Per cominciare, dobbiamo partire da noi stessi, ognuno di noi deve fare il proprio disarmo.

Un disarmo unilaterale, un disarmo culturale. Fare cadere i muri dentro le nostre teste. Spezzare il proprio fucile.

Non aspettiamo che siano gli altri a disarmare, incominciamo noi!

Questa e' la chiave della nonviolenza:  partire dalla propria esperienza, mettere in gioco la propria vita.

Questo e' l'orizzonte che ci ha mostrato Aldo Capitini, questo e' il varco attuale della storia che Capitini ha indicato dalla Rocca di Assisi cinquant'anni fa.

Il Movimento Nonviolento, da lui fondato, prosegue il cammino nella direzione di una politica nonviolenta per l'opposizione integrale alla guerra.

Concludo portandovi il saluto di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza italiano che ha aperto la strada nel nostro paese all'obiezione di coscienza: obiettiamo alle armi, obiettiamo agli eserciti, obiettiamo alla guerra!

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 479 del 23 dicembre 2011

 

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