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Archivi. 94



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 94 del 30 gennaio 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di luglio 2008 (parte quinta e conclusiva)

2. La colpa e' dell'autista

3. Il razzismo e' l'emergenza

4. Una lettera alla Ministra dell'Ambiente del 26 luglio 2008

5. Una lettera al direttore sulla morte, il morire, il rispetto dell'umana dignita'

6. Simone de Beauvoir come educatrice. Una postilla

7. Col sorcio in bocca

8. Minima una postilla

9. Un confronto con Severino

10. La biosfera e l'onnicidio

11. Una propaganda menzognera

12. La guerra e noi

13. Il silenzio e il suo silenzio

14. Alla deriva e sotto il riflettore

15. Riti pagani alla Torre di settentrione della Citta' vecchia

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2008 (PARTE QUINTA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di luglio 2008.

 

2. EDITORIALE. LA COLPA E' DELL'AUTISTA

 

Chi redige i comunicati stampa della Nato asserisce che quando la Nato mitraglia e assassina civili innocenti la colpa e' di quei civili innocenti.

I civili: assassinati dai barbari.

Gli innocenti: assassinati dai colpevoli.

Le vittime: assassinate dai carnefici.

La guerra: nemica dell'umanita'.

*

Cessi la partecipazione militare italiana alla guerra terrorista e stragista, razzista e imperialista, mafiosa e totalitaria in Afghanistan.

Cessi la flagrante violazione della legalita' costituzionale e del diritto internazionale.

S'impegni l'Italia contro la guerra e le stragi, per salvare le vite, per costruire la pace.

*

La pace si costruisce con la pace.

La democrazia si costruisce con la democrazia.

Le armi servono a uccidere.

Gli eserciti servono a uccidere.

Pace, disarmo e smilitarizzazione sono la prima esigenza, l'urgenza suprema.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

3. LE ULTIME COSE. IL RAZZISMO E' L'EMERGENZA

 

Vi e' un'emergenza in Italia, gravissima: la presa di potere da parte di una coalizione razzista, anomica, barbara; la presa di potere da parte di un'associazione che pretende impunita' per i crimini commessi dal suo capo e i suoi sodali; la presa di potere da parte di un'organizzazione che vuole perseguitare ferocemente persone gia' vittime di gravissime violenze - dai profughi in fuga dalla fame e dalle guerre, ai bambini cui viene negata ogni assistenza.

Vi e' un'emergenza in Italia: un'emergenza criminale.

Vi e' la necessita' e l'urgenza di un impegno di tutte le persone di volonta' buona in difesa dello stato di diritto e della costituzione repubblicana, in difesa della legalita' e della democrazia, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Vi e' un'emergenza in Italia: occorre promuovere una resistenza nonviolenta contro tutti i poteri criminali.

 

4. DOCUMENTI. UNA LETTERA ALLA MINISTRA DELL'AMBIENTE DEL 26 LUGLIO 2008

 

Alla Ministra dell'Ambiente

Oggetto: richiesta di intervento a tutela dei rilevantissimi beni ambientali minacciati dalla realizzazione di un devastante mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame a Viterbo

*

Gentile Ministra,

le segnaliamo che una delle aree di maggior rilevanza ambientale e storico-culturale del Lazio, l'area termale del Bulicame a Viterbo, e' minacciata di irreversibile devastazione dalla realizzazione insensata e illegale di un devastante mega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma.

E non solo il bene naturalistico, storico-culturale, monumentale, terapeutico e sociale del Bulicame, ma anche l'emergenza archeologica del tracciato dell'antica via consolare Cassia, ed anche l'Orto botanico dell'Universita' degli Studi della Tuscia, ed anche le pregiate colture agricole di qualita' e biologiche, tutti beni siti nell'area che sarebbe piu' duramente investita dalla distruttiva opera aeroportuale.

Ed a questo si aggiunga anche il nocumento gravissimo per la salute e la qualita' della vita dei cittadini di Viterbo drivante dall'inquinamento provocato dal mega-aeroporto: in un ampio documento diffuso il 18 marzo scorso (e disponibile nel sito www.coipiediperterra.org) i medici dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia) hanno denunciato e dimostrato la gravita' della minaccia sanitaria.

Si consideri inoltre che il devastante mega-aeroporto e' del tutto privo di fondamentali requisiti previsti dalla vigente normativa italiana ed europea in materia di Valutazione d'impatto ambientale, di Valutazione ambientale strategica e di Valutazione d'impatto sulla salute; e' incompatibile con i fondamentali vincoli del Piano territoriale paesaggistico regionale; e' in conflitto con preesistenti insediamenti di altre istituzioni pubbliche e con peculiari attivita' e prerogative delle stesse di interesse strategico nazionale; e' in palese contrasto con la vigente legislazione di tutela dei beni archeologici, ambientali, culturali, sociali e in difesa della salute, della sicurezza, dei diritti soggettivi e dei legittimi interessi dei cittadini di Viterbo e dell'Alto Lazio.

Illustri personalita' come il magistrato Ferdinando Imposimato, la vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, padre Alex Zanotelli, come gli scienziati Angelo Baracca, Virginio Bettini, Lugi Cancrini, Marcello Cini, Paul Connett, Giorgio Cortellessa, Luca Mercalli, Stefano Montanari, Giuseppe Nascetti, Giorgio Nebbia, Gianni Tamino, Federico Valerio, altri cattedratici universitari come Rocco Altieri, Anna Bravo, Andrea Canevaro, Andrea Cozzo, Giovanna Fiume, Nella Ginatempo, Domenico Jervolino, Fulvio Cesare Manara, Raffaele Mantegazza, Arnaldo Nesti, Luigi Piccioni, Giuliano Pontara, Lorenzo Porta, Elena Pulcini, Claudio Riolo, Annamaria Rivera, Antonella Sapio, Giovanni Scotto, Sergio Tanzarella, Silvia Vegetti Finzi, e altre prestigiose figure della cultura e dell'impegno civile come Giovanni Berlinguer, Michele Boato, Giulietto Chiesa, Giancarla Codrignani, Marinella Correggia, Claudio Fava, Gennaro Francione, Monica Frassoni, Pupa Garribba, Dacia Maraini, Lea Melandri, Anna Puglisi, Brunetto Salvarani, Umberto Santino, Bruno Segre, Renato Solmi, Mao Valpiana ed innumerevoli altre ancora, hanno espresso una qualificata ed argomentata opposizione alla realizzazione del devastante mega-aeroporto.

Con la presente chiediamo quindi un immediato intervento del suo ministero, per quanto di competenza, affinche' i rilevanti beni ambientali e culturali (naturalistici, archeologici, monumentali, storico-culturali, terapeutici e sociali, scientifici, agricoli ed economici) minacciati dalla realizzazione del devastante mega-aeroporto siano salvati dal pericolo di una irreversibile distruzione; affinche' l'area termale del Bulicame venga difesa e valorizzata; affinche' la salute e la qualita' della vita della popolazione dell'Alto Lazio venga tutelata; affinche' la legislazione vigente venga rispettata ed applicata; affinche' il devastante mega-aeroporto non venga realizzato.

Distinti saluti,

la portavoce del Comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, Antonella Litta

il responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, Peppe Sini

Viterbo, 26 luglio 2008

 

5. UNA LETTERA AL DIRETTORE SULLA MORTE, IL MORIRE, IL RISPETTO DELLA DIGNITA' UMANA

 

Caro direttore,

non sono cattolico, e quindi i pronunciamenti magisteriali o pastorali della chiesa romana non hanno per me valore prescrittivo.

Come molte persone che hanno raggiunto una certa eta' ho visto soffrire ed ho visto morire persone molto a me care.

Nel corso del tempo, e ormai dalla seconda meta' degli anni Settanta, sempre piu' sono venuto accostandomi ad una persuasione che credo di aver definitivamente, laicamente abbracciato: la scelta della nonviolenza come proposta adeguata a fondare la civile convivenza e la cura reciproca. E' una scelta che so essere impegnativa, ma mi sembra sia ormai indispensabile se vogliamo che la civilta' umana non si estingua nella catastrofe ecologica che umani storici poteri schiavi dell'ideologia e delle prassi della violenza sopraffattrice e onnicida stanno provocando.

Dal modesto mio punto di vista - che per brevita' definiro' semplicemente materialista - non dubito che ogni essere umano abbia diritto ad interrompere la propria vita qualora essa gli fosse insostenibile. Ed insieme non dubito che e' compito di tutti gli altri esseri umani fare quanto e' in loro potere per sollevarlo da quei pesi che la vita intollerabile a quell'essere umano rendono. Lo dico in termini piu' serrati: riconosco ad ogni essere umano il diritto al suicidio, nego ad ogni essere umano il diritto all'omicidio (fatto salvo ovviamente il principio del diritto alla legittima difesa), attribuisco ad ogni essere umano il dovere di soccorrere - nella misura del possibile e del ragionevole - ogni altro essere umano. Non tocco qui la questione del rapporto con gli animali non umani e con la natura come complesso del vivente nel pianeta, ma mi sono altresi' persuaso del dovere (nella misura del ragionevole e del possibile, e fermo restando il diritto alla propria sopravvivenza e il principio secondo cui "ad impossibilia nemo tenetur") di rispettare la vita anche degli altri animali non umani e di prendersi cura della vita del pianeta.

So come tutti che i progressi scientifici e tecnologici applicati alla medicina hanno aperto questioni morali inedite fino a costituire un campo che chiamiamo oggi convenzionalmente bioetica in cui molti gravi interrogativi ci interpellano.

Credo che anche in questo ambito, come in tutti gli altri, occorra saper adeguare i criteri generali, ovvero astratti in quanto universali, alle situazioni concrete, incarnate in esistenze individuali e quindi uniche e non riproducibili.

Detesto la rozzezza e la protervia di alcuni proclami di strutture autoritarie i cui funzionari molti crimini hanno commesso ed avallato, questo non implica che trovi accettabile la futilita' e l'astrattezza di alcune repliche ad esse rivolte che trovo invero non adeguate e non convincenti.

Ad esempio trovo sovente squallidamente frivola e nominalistica la discussione sulla sacerta' della vita. E trovo ideologica nel senso della falsa coscienza sia la retorica della "vita" ipostatizzata e disumanata e disumanizzante, sia anche l'evocazione della famiglia linguistica (piu' che concettuale) del "vitalismo", che mi sembra piu' un trucco retorico per denigrare le concrete specifiche posizioni altrui - riportandole a una visione essenzialista ed arcaica pretesamente monolitica ed astratta - che non una formulazione chiarificatrice.

Trovo spaventosamente degradata una modalita' di discussione effettualmente a colpi di insulti che fin nei termini di cui si avvale, oltre che nei toni da caserma e da suburra, mi pare abissalmente inadeguata alle questioni tremende di cui si discute, sideralmente distante da quel rispetto della dignita' della persona umana a tutti gli esseri umani dovuto cui pure tutti gli interlocutori si appellano.

Mi scuso con tutti per esprimermi cosi' seccamente, ma mi sembra necessario poiche' ho la sensazione, tristissima, che gli interlocutori di questo pubblico discutere tendano sovente ad eludere le vera e sostanziali altrui ragioni (che possono essere valide indipendentemente dal fatto che chi le proferisce sia una persona stimabile o riprovevole): e non e' la prima volta che succede nel dibattito pubblico in questi anni in cui la societa' dello spettacolo ha fatto strame di molte cose le piu' intime e le piu' preziose, le piu' fragili e le piu' essenziali.

*

Non scrivo queste righe per esprimere un'opinione in piu' sulla tragica vicenda di Eluana Englaro, credo che si possa anche non avere granitiche certezze, credo che si possa anche restare in silenzio dinanzi a situazioni che si avvertono come fortemente aporetiche.

Ovviamente per il dolore e per i sentimenti e per le opinioni - passate al crivello di una lunga terribile prova - dei familiari provo il massimo rispetto, e ad essi vorrei attestare per quello che puo' valere il mio affetto e la mia solidarieta'.

Ovviamente se vi fosse anche una minima possibilita' di una vita degna, di una vita umana - per la loro figlia diletta, come per qualunque altro essere umano -, credo che sarebbe compito di tutti coloro che sono in condizione di farlo, lontani o vicini che siano, di adoperarsi a tal fine.

Ovviamente nessuno puo' pretendere di sapere con sicurezza assoluta (di sapere in senso scientifico, non parlo delle certezze di fede) se vi sia attualmente una vita psichica in quel corpo, se vi sia una coscienza che sente e sa, si sente e si sa: e nessuno puo' pretendere di saperlo perche' dall'esterno possiamo sapere solo quello che le tecniche e gli strumenti di cui disponiamo ci consentono di percepire ed interpretare, ma queste tecniche e questi strumenti non sono ne' neutrali ne' onnicomprensivi ne' definitivi. Vi fu un tempo, or non e' guari, che per accertare la morte di una persona si collocava uno specchio o una candela dinanzi alle sue labbra e tanto bastava.

Non altro aggiungo, molti pensieri entro me rivolgendo. Solo un silenzio che vorrebbe essere fraterno.

*

E tornando a piu' generali considerazioni, per concludere questa gia' troppo lunga lettera direi questo: che molte cose non so, e nel dubbio sono contrario ad atti irreversibili. Ed il piu' irreversibile degli atti e' quello che sopprime per sempre un essere vivente con una esistenza storica reale. So bene che qui si spalanca un abisso di questioni gravissime, che afferiscono ai temi dell'autonomia nella costituzione dell'identita', ai temi del soffrire e del sentire, ai temi dell'alterita' e della relazione, ai temi della metafisica - ovvero di quella parte della nostra esistenza che va oltre il mero dato riduzionista della mole agitata da una mente considerata come semplice meccanismo inteso alla conservazione della vita e al soddisfacimento dei bisogni fisiologici immediati. So che non vi sono risposte semplici a questioni complesse. So che nei conflitti concernenti le cose ultime tutte le parti in causa che all'umano si sentano fedeli hanno sovente eccellenti ragioni. E queste mie ossute opinioni molto mi arrovellano.

*

Dando notizia su questo foglio di alcune opinioni e testimonianze che mi sembra meritino considerazione e che mi sembra non trovino adeguato ascolto, aggiungo quindi anche la mia perplessita'. Ed a chi legge propongo di valutare queste vicende con prudenza e con misericordia. Avendo pieta' dei vivi e dei morti, e della solitudine e della comunione dei morti e dei viventi.

*

Le invio questa lettera senza rileggerla, temendo che se la rileggessi troverei tante di quelle cose da aggiungere o togliere o equilibrare o approfondire con l'esito di non inviargliela piu', che e' il destino della quasi totalita' delle mie scritture epistolari.

Voglia gradire un cordiale saluto e mi creda il suo...

 

6. SIMONE DE BEAUVOIR COME EDUCATRICE. UNA POSTILLA

 

E' stata innanzitutto una grande educatrice.

Con l'opera memorialistica in primo luogo, con la quale ha dato conto della sua vita militante e del milieu dell'intellettualita' e dell'impegno politico in cui con Sartre visse; un'opera che e' una delle testimonianza alte del Novecento - anche quando unilaterale, e fin faziosa, anche quando ingannevole.

Con Il secondo sesso, ovviamente, un'opera attraverso cui tutte e tutti siamo dovuti passare. Ma anche con la meditazione sulla vecchiaia consegnata a La terza eta', e con la meditazione sulla morte e il morire frutto dell'intenso vissuto della scomparsa della madre, della scomparsa di Sartre.

E con i racconti e i romanzi - forse ancor piu' che con gli altri saggi filosofici, coi reportage, con gli interventi di battaglia civile -, sovente cosi' prossimi alla restante sua produzione letteraria che talvolta ti chiedi se quello che stai leggendo e' saggio o romanzo o memoria o una forma intermedia a lei peculiare.

E' stata una grande educatrice, perche' militante e perche' testimone. Ed anche perche' si e' trovata nel cuore della piu' viva cultura europea del Novecento, ma vi si e' trovata perche' di quella cultura lei e il suo compagno sono stati uno dei cuori pulsanti.

Temo che i giovani di oggi non possano cogliere piu' la forza suscitatrice che Sartre e il Castoro furono tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del secolo scorso. Ma anch'io, che pur credo che sempre mi sentii del partito di Camus piu' che di quello dell'autore dell'Etre et le neant, ricordo come nella mia giovinezza Sartre fu uno dei nutrimenti maggiori, e come subito seppi che Simone non era "la compagna di", ma una pensatrice autonoma e grande e una militante per piu' versi di Sartre piu' acuta e piu' rigorosa - forse anche perche' piu' capace di ascolto e di cura di quanto i maschi non sappiano fare, massime con le loro compagne e collaboratrici donne: dentro ogni maschio trovi sempre un fascista - e le persone migliori tra i maschi lo sanno e sanno che contro se stessi combattere devono mattina e sera.

 

7. COL SORCIO IN BOCCA

 

Riferiscono le cronache e i presenti che nella seduta di venerdi' 25 luglio 2008 il consiglio comunale di Viterbo ha deliberato pressoche' all'unanimita' (unico voto contrario quello del consigliere Enrico Mezzetti, e merito gliene sia reso) di chiedere alla Regione Lazio che il territorio del Comune di Viterbo sia stralciato dal Piano territoriale paesaggistico regionale con la conseguente revoca delle norme di salvaguardia.

Che tradotto in lingua corrente significa che il Comune di Viterbo chiede alla Regione che a Viterbo non valgano le norme di tutela del territorio che valgono per tutto il resto del Lazio.

Una richiesta semplicemente grottesca ed abnorme sotto ogni profilo.

*

Far west

Non e' chi non veda l'irricevibilita' della richiesta: se la Regione accedesse all'idea che a Viterbo non debbano valere i vincoli e le norme del Piano regionale contro la speculazione e la devastazione del territorio, perche' dovrebbero valere altrove? Sarebbe il precedente in forza del quale ogni Comune del Lazio in cui domini una lobby speculativa potrebbe chiedere analogo stralcio, col risultato che chiunque puo' immaginare.

E non e' chi non veda l'insostenibilita' tecnica, amministrativa e procedurale di una tale deliberazione: predisposta in fretta e furia ed approvata in quattro e quattr'otto, quando gia' sono abbondantemente superati i termini originariamente previsti per la presentazione delle osservazioni al Piano, e quando e' palese che una tale richiesta e' inammissibile tanto de jure quanto de facto alla luce della normativa vigente - oltre che alla luce del rispetto dovuto all'intelligenza e la dignita' delle persone, e del rispetto dovuto al decoro, alla legittimita' ed alle funzioni delle istituzioni. Un piccolo, ignobile colpo di mano.

*

La lobby smascherata

Ma questa delibera insostenibile, inammissibile ed irricevibile, destinata peraltro a non avere efficacia perche' palesemente irragionevole e contra legem, che restera' negli annali come esempio di insipienza ed irresponsabilita' - ed usiamo degli eufemismi -, e' anche straordinariamente rivelatrice di una semplice verita' che andiamo enunciando da molti mesi.

La verita' che la realizzazione del devastante mega-aeroporto per voli low cost a Viterbo e' impossibile ed illegale.

Poiche' chiedere che per l'intero territorio viterbese (ovvero per cospicue porzioni di esso) si deroghi dai vincoli del Piano territoriale paesaggistico regionale equivale ad un'ammissione bella e buona della illiceita' di quell'opera nociva e distruttiva: quel mega-aeroporto la cui realizzazione implicherebbe la devastazione dell'area termale del Bulicame, e danni enormi al termalismo, alle colture agricole di qualita', alle emergenze archeologiche, all'Orto botanico dell'Universita' ed all'attivita' scientifica ad esso connessa, agli ulteriori beni ambientali, culturali ed economici insistenti nell'area investita, ed ancora: implicherebbe danni enormi alla salute, alla sicurezza, alla qualita' della vita, ai diritti soggettivi ed ai legittimi interessi di migliaia di cittadini viterbesi.

*

Col sorcio in bocca

Con questa delibera ancora una volta la lobby del devastante mega-aeroporto si e' fatta cogliere "col sorcio in bocca", per usare di questa vernacolare ma icastica espressione.

*

La nave dei folli e la secessione ruspante

Ed anche se - per colmo di follia, o peggio - la Regione Lazio dovesse anch'essa prostituirsi alla lobby politico-affaristica del devastante mega-aeroporto, e consentire alla maxi-deroga dai vincoli del Piano, non si illudano i messeri che tanto danno vogliono provocare al territorio, alla salute e ai diritti dei cittadini viterbesi, poiche' basta ed avanza la vigente legislazione italiana ed europea a garantire che quell'opera dissennata non si realizzi perche' fuorilegge. E stando cosi' le cose o il Comune di Viterbo delibera la secessione della citta' dall'Italia e dall'Europa, oppure si adegua al rispetto delle leggi e rinuncia ad una protervia ed una follia con cui si e' baloccato fin troppo a lungo, a scandalo e danno di tutti i cittadini.

*

Ci rivedremo a Filippi

Attendiamo adesso che essa delibera sia ufficialmente affissa all'albo e resa di pubblico dominio, onde estrarne copia ed avviare anche quelle azioni previste dalla legge avverso gli atti che si ha ragione di ritenere inammissibili.

 

8. MINIMA UNA POSTILLA

 

Non soggettivita' vs oggettivita', ma intersoggettivita'.

Non descrizione vs interpretazione, ma comprensione.

Per comprensione intendendo la consapevolezza della propria medesima collocazione in quella trama relazionale di cui storia e morale, evento e valore, sono solo flusso e specola, immagine e parola - ma che e' un unico cosmo, che chiamiamo: civilta' umana, comune umanita'.

 

9. UN CONFRONTO CON SEVERINO

 

Per le persone amiche della nonviolenza un confronto con la meditazione di Emanuele Severino e' nutriente, anche nel conflitto, anche nell'aporia, anche nell'eventuale reciproco fraintendersi, inaudirsi, traudirsi e tradirsi.

Dei pensatori dei tempi nostri ancora capaci di ascoltare la voce della sapienza greca, Severino e' uno di quelli cosi' rigorosi, cosi' coerenti, da apparirne talvolta pietrificato.

Chiunque abbia letto l'Essenza del nichilismo ne avra' certo tratto un malessere prezioso, e sebbene a piu' riprese si abbia la sensazione di un ripetere all'infinito un solo cruciale pensiero, che basterebbe una mezza pagina per rendere intero, al contempo si avverte di esser di fronte a una sfida insieme ineludibile e irresolubile. Ma sono questi pensieri la scuola migliore, che non acquietano, che non assorbono, che non spengono. Ma paradossalmente convitano alla pugna, al conflitto, alla lacerazione, a uno sguardo secondo e ulteriore. Tutte cose che, ognuno lo sa, fanno un mare di bene alla nonviolenza in cammino.

 

10. LA BIOSFERA E L'ONNICIDIO

 

Questa sottile pellicola in cui e' tutta la vita del pianeta.

La facilita' con cui tutto puo' essere devastato e distrutto, ucciso per sempre.

E il tuo dovere di impedire la catastrofe, il dovere di aver cura del mondo, il dovere di salvare le vite.

 

11. UNA PROPAGANDA MENZOGNERA

 

La propaganda dei voli low cost si basa su molte mistificazioni e su una radicale menzogna.

Ovviamente non e' affatto vero che i voli low cost "democratizzano" il trasporto aereo.

Il trasporto aereo da diporto e' hic et nunc incompatibile con la democrazia: l'esigua minoranza di privilegiati che se ne serve contribuisce ad opprimere l'assoluta maggioranza dell'umanita' che per i piu' molteplici motivi peraltro non vi ha accesso; contribuisce ad incentivare un modello di mobilita' assai energivoro ed assai inquinante a discapito di altri migliori; contribuisce a sostenere i profitti di imprese che oltre a violare sovente - e fin sistematicamente - i diritti dei lavoratori, devastano la biosfera, depredano il pubblico erario godendo di scandalose esenzioni ed agevolazioni, danneggiano l'umanita'; contribuisce al surriscaldamento del clima, all'ingiustizia nei rapporti tra nord e sud del mondo, a un modello di sviluppo ferocemente classista, razzista, antiecologico e onnidevastatore.

Occorre ridurre il trasporto aereo. Difendere l'unica Terra che abbiamo come casa comune. Riconoscere tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani. Fare scelte di giustizia, di solidareta', di condivisione. Vi e' una sola umanita'.

 

12. LA GUERRA E NOI

 

In Afghanistan e' in corso una guerra. Tutti lo sappiamo.

Una guerra terrorista e stragista, imperialista e razzista.

Una guerra alla quale l'Italia partecipa in violazione della legalita' costituzionale e del diritto internazionale.

Una guerra alla quale il popolo italiano ha il dovere di opporsi: chiedendo che cessi la partecipazione militare italiana e che anzi l'Italia si adoperi per far cessare la guerra, per salvare le vite, per costruire la pace con mezzi di pace.

E' il nostro compito, il nostro dovere.

Essere stati ed essere ancora acquiescenti con la guerra e' un crimine e un'infamia.

 

13. IL SILENZIO E IL SUO SILENZIO

 

Quei pacifisti che per ben due anni

hanno applaudito all'empia guerra afgana

e agli assassini reso omaggio e ricevuto

dagli assassini l'obolo previsto

per chi degli assassini si fa complice,

certo che tacciono ora

certo che ora anche se gridassero

sarebbe come se tacessero, la loro

parola ormai per sempre e' solo nulla.

 

14. ALLA DERIVA E SOTTO IL RIFLETTORE

 

Morivano tra i flutti e sotto l'occhio

gelido ed empio delle telecamere.

Morivano tra i flutti e sotto l'occhio

vacuo e lubrico delle telecamere.

 

Chi a sopravvivere s'era azzardato

veniva posto in gabbia per la colpa

di essere ancor vivo, di aver volto

e voce e cuore e fiele e carne umana.

 

Chi poi riusciva tra i piu' crudi stenti

ad arrivare a terra ed a sfuggire

ai mastigofori delle galere

ridotto a fame e a preda, alla paura

ed alla schiavitu' veniva. Questo

in quel paese detto del tramonto

in quegli anni accadeva.

 

In quel paese in cui l'umanita'

vaniva in cieco carcere, in oscura

selva d'orrore, coro di fantasime.

 

15. RITI PAGANI ALLA TORRE DI SETTENTRIONE DELLA CITTA' VECCHIA

 

La lama di ossidiana ostesa al sole

e al popolo in ginocchio, l'officiante

ministro proclamava che gradito

il sacrificio era agli alti dei

degli operai gia' morti nel cantiere

e il sacrificio ancora che verra'

della plebaglia etrusca che il veleno

inalera' negli anni che saranno.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

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Numero 94 del 30 gennaio 2013

 

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