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Archivi. 116



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 116 del 21 febbraio 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di dicembre 2002 (parte terza)

2. Gilgamesh e Aschenbach sull'orlo del cratere (con undici proposte pratiche per impedire la catastrofe)

3. Tre quartine sul concetto di coscienza

4. Una lettera aperta al presidente della Commissione Europea

5. Una minima bibliografia introduttiva sulla retorica

6. Ancora un contributo alla riflessione proposta da Giancarla Codrignani (quasi un'autobiografia)

7. Un'improvvisazione prosodica

8. Una lettera al Presidente della Repubblica Italiana

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI DICEMBRE 2002 (PARTE TERZA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di dicembre 2002.

 

2. GILGAMESH E ASCHENBACH SULL'ORLO DEL CRATERE (CON UNDICI PROPOSTE PRATICHE PER IMPEDIRE LA CATASTROFE)

 

Quando fu scatenata la prima guerra del Golfo scrivemmo che i bombardamenti cruentissimi su alcune delle piu' antiche citta' del mondo, la', tra il Tigri e l'Eufrate, su alcuni dei luoghi in cui la civilta' umana mosse i primi passi, erano anche l'equivalente siimbolico dell'uccidere i progenitori, del recidere le radici, dell'annichilire la civilta' umana tutta, ab ovo.

Un'intrapresa la cui follia criminale e' ad ognuno evidente. Dove fu scritto il codice di Hammurabi, dove per la prima volta Gilgamesh incontro' il dolore e la morte, nella patria da cui tutti pellegrini proveniamo, il

portare la morte definitiva, la devastazione senza scampo, lo scempio fin delle tombe, la fine irreversibile.

Lo diciamo in timore e tremore: nell'orrore e nella catastrofe del 1991 fummo comunque, noi genere umano, fortunati: non si scateno' un conflitto planetario, altre forze distruggitrici oltre quelle cola' agenti (e tra esse assassina l'italiana aviazione) non si scatenarono.

Ma ora una nuova guerra del Golfo si prepara, ed il suo principale promotore ha gia' detto che e' nel novero delle possibilita' l'uso delle armi nucleari, non piu' solo l'uranio impoverito che gia' tanta strage ha provocato ma le testate atomiche tout court, ovvero lo scatenamento di un conflitto senza confini e senza regole, in cui l'intera civilta' umana e' messa in pericolo.

Vi e' qualcosa in questa follia che ricorda non solo il terribile ciclo tebano, ma anche truci miti nordici: il crepuscolo degli dei; e dolenti emblemi della fine di una cultura, quella occidentale, come Aschenbach a Venezia.

*

C'e' una poesia di Primo Levi, io la sentii leggere da Ernesto Balducci a Viterbo, seduto al suo fianco, un giorno in cui tra le lacrime - commemoravamo appunto Primo Levi, che da poco ci aveva lasciati orfani - in molti giurammo a noi stessi che avremmo proseguito la sua lotta, che mai piu' avremmo permesso che tornasse Auschwitz, che tornasse Hiroshima. In quella poesia, La bambina di Pompei, il grande testimone della dignita' umana concludeva: "Potenti della terra padroni di nuovi veleni, / Tristi custodi segreti del tuono definitivo, / Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo. / Prima di premere il dito, fermatevi e considerate".

Io non so se tra i potenti della terra vi sia qualche persona la cui mente, non dico la cui anima, non sia del tutto offuscata; qualcuno che si renda conto a quale distretta siamo giunti, su quale "crinale apocalittico" tutti ci troviamo. Se vi e', e' il momento di rivelarsi, di agire, di fare quanto e' in potere di chi governa le relazioni internazionali o comunque su esse puo' influire per via diplomatica, politica ed economica, affinche' la guerra non si dia. Domani potrebbe essere troppo tardi.

*

Ma devo essere sincero, non ho mai avuto nessuna fiducia nei potenti. Mai, nessuna.

E quindi questa incombenza e' nostra: siamo noi, gente semplice, persone senza potere, che dobbiamo impedire la guerra.

E per impedire la guerra dobbiamo muovere da due convinzioni: che quand'anche le nostre forze fossero spaventosamente inadeguate, tutte dobbiamo suscitarle e investirle nel compito dell'ora: impedire la guerra.

E massime noi che godiamo di molti privilegi e che dobbiamo adesso spenderli senza risparmio per questo compito che l'intera umanita' concerne: impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.

Noi che viviamo in uno dei paesi il cui orientamento avra' un peso enorme nel decidere lo scatenamento o meno della guerra; noi che siamo parte di quella porzione ridottissima dell'umanita' la cui opinione e' "opinione pubblica", conta; noi che abbiamo strumenti di comunicazione potentissimi (anche questo computer su cui sto scrivendo, che non e' neppure mio ma che uso da anni; anche questa posta elettronica che ci consente di parlarci fra tanti ad un costo risibile); ebbene, noi piu' di altri abbiamo un dovere grande: impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.

Se sapremo far vincere in italia il rispetto della legalita' costituzionale che ripudia la guerra; se sapremo costringere il potere esecutivo e il potere legislativo e il capo dello stato a riconoscere e quindi proclamare che il popolo e la legge, la Repubblica insomma, impediscono all'Italia di avallare e di aderire alla guerra; allora questo avra' un peso e potra' indurre altre popolazioni a chiedere ai loro governanti un analogo pronunciamento.

In Italia e' possibile, oltre che necessario. E' la legge fondamentale del nostro ordinamento che lo afferma, quella legge che "hanno scritto i pugni dei morti": la Costituzione figlia della Resistenza; quell'articolo 11 che la guerra ripudia; impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.

*

Ma come riuscirci?

No, non sara' facile, e gia' troppi errori abbiamo fatto.

Si tratta di conquistare casa per casa, persona per persona, la maggioranza del popolo italiano ad un pronunciamento esplicito: impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.

No, non sara' facile, e di contro vi sara' una propaganda tanto menzognera quanto abile che cerchera' di convincere ancora una volta che la guerra e' igiene e belta'.

Si tratta allora di elaborare modalita' di azione adeguate, ma esse discendono dalla chiarezza e nettezza di posizioni, necessitano della forza della verita', altrimenti non riusciremo a impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.

*

E per dirlo una volta di piu', questo a nostro modesto avviso occorre:

I. Sul piano della consapevolezza:

a) ricordare incessantemente a tutti che la guerra consiste sempre di omicidi di massa, consiste dell'uccisione di tanti esseri umani;

b) ricordare incessantemente a tutti che una guerra come quella che si va preparando puo' rapidamente evolvere in guerra nucleare e in guerra mondiale, senza fronti e senza frontiere, mettendo in pericolo l'umanita' intera;

c) ricordare incessantemente a tutti, e soprattutto ai nostri decisori politici, che la legge fondamentale dello stato italiano proibisce la partecipazione italiana a questa guerra ed anzi vincola l'Italia ad opporsi ad essa.

II. Sul piano delle scelte di principio:

d) ricordare incessantemente a tutti che occorre opporsi al terrorismo, alle dittature e alle guerre, e che ci si puo' opporre efficacemente ad uno dei tre elementi solo se ci si oppone anche agli altri due, poiche' terrorismo, dittature e guerre si alimentano reciprocamente;

e) convocare tutti coloro che vogliono difendere il diritto alla vita di tutti gli esseri umani, la legalita' costituzionale e il diritto internazionale, la pace e il futuro dell'umanita', ad un impegno limpido ed intransigente contro la guerra;

f) ma questo impegno contro la guerra sara' credibile e quindi persuasivo e quindi efficace solo se sara' davvero limpido ed intransigente, e per essere tale esso deve consistere nella scelta teorica e pratica dell'accostamento alla nonviolenza come opposizione la piu' rigorosa alla violenza. Non e' piu' ammissibile alcune ambiguita' da parte di alcuno, i cialtroni e i mascalzoni devono essere allontanati dal movimento per la pace con la massima chiarezza.

III. Sul piano delle cose da fare con la massima urgenza:

g) una campagna immediata e capillare di accostamento, formazione e addestramento alla nonviolenza per tutte le persone che vogliono impegnarsi per la pace;

h) la preparazione di azioni dirette nonviolente per cercar di bloccare operativamente la macchina bellica; azioni dirette nonviolente cui possono partecipare solo persone adeguatamente preparate, rigorosamente disciplinate, fedeli fino in fondo alla nonviolenza;

i) la preparazione di una campagna di massa a livello nazionale di disobbedienza civile che miri a bloccare la catena di comando politica ed amministrativa di quei poteri golpisti e stragisti che cercassero di precipitare l'Italia in guerra con cio' infrangendo la Costituzione cui pure hanno giurato fedelta';

l) la preparazione di uno sciopero generale che si ponga come obiettivo le dimissioni di quel governo, di quel parlamento e di quel capo dello stato golpisti e stragisti che decidessero la partecipazione dell'Italia alla guerra;

m) una campagna di presentazione di denunce penali a carico dei golpisti e stragisti, da presentare massivamente a  tutte le istanze giudiziarie ed a tutti gli apparati delle forze dell'ordine, affinche' vengano arrestati, processati e  puniti secondo la legge quei governanti, quei legislatori e quel capo dello stato golpisti e stragisti che decidessero di violare la Costituzione decidendo la partecipazione italiana alla guerra.

*

Il tempo e' poco, molto cio' che occorre fare. E' necessario cominciare subito.

E per cominciare lanciamo un appello ancora al governo, al parlamento, al capo dello stato: dicano subito, dicano chiaro, dicano forte, che il nostro paese e' ancora uno stato di diritto fondato sulla Costituzione dellla Repubblica Italiana che "ripudia la guerra"; dicano subito, chiaro, forte all'Unione Europea, all'Onu, al governo americano che l'Italia per sua legge fondamentale non partecipera' a questa guerra, che l'Italia per sua legge fondamentale a questa guerra si oppone.

Lo dicano subito, lo dicano chiaro, lo dicano forte. Senza equivoci e senza sotterfugi. Ancora rivolgiamo loro questo appello.

Ma noi tutti frattanto prepariamoci, nessuna attesa e' piu' ammissibile, un difficile compito ci attende: difendere la legalita' costituzionale e il diritto internazionale, la democrazia e la civile convivenza, la pace e la civilta' umana, impedire la guerra, fare quanto in nostro potere per salvare innumerevoli vite umane.

 

3. TRE QUARTINE SUL CONCETTO DI COSCIENZA

[Nel trentesimo anniversario della legge 772 del 15 dicembre 1972 che ha riconosciuto e introdotto nella legislazione italiana l'obiezione di coscienza al servizio militare, il Centro di ricerca per la pace di Viterbo promuove un'iniziativa che ha anche il significato di contributo al percorso delle "Dieci parole della nonviolenza" promosso dal Movimento Nonviolento; tema dell'incontro il concetto di "coscienza". Le piste di riflessione che saranno particolarmente proposte ed esplorate sono le seguenti: a) coscienza come scienza dell'insieme, come conoscere insieme, come riconoscersi; responsabilita', condivisione, convivenza; b) alla scuola di Antigone; c) l'obiezione di coscienza ovvero l'affermazione della coscienza...]

 

E' la coscienza scienza dell'insieme

e insieme e' riconoscersi cosciente

dialogo dell'io e del tu, e al niente

opporre l'esserci e l'aprirsi seme.

 

Di Antigone la scuola dura e chiara

ti convoca a sapere che sei tu

il responsabile di cio' che piu'

ti preme: la tua azione non sia avara.

 

Nell'ora della scelta, che non cessa,

per buffo paradosso l'obiezione

netta della coscienza e' affermazione

della coscienza netta, in pace espressa.

 

4. UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

[La seguente lettera aperta e' stata diffusa dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo il 13 dicembre]

 

Signor Presidente, egregio dottor Romano Prodi,

le scriviamo per sottoporre alla sua attenzione una questione che molto ci angoscia, e per formularle una richiesta di urgente, personale intervento.

* Lei conosce

Lei conosce la condizione fatta dalla legislazione e dall'amministrazione pubblica italiane alle persone che nel nostro paese cercano di venire fuggendo da luoghi in cui imperano le dittature, le persecuzioni, la guerra, la miseria, la fame.

La Costituzione italiana stabilisce esplicitamente che le persone che nel loro paese non godono dei diritti democratici che essa Costituzione riconosce e garantisce ai cittadini italiani, per questo stesso fatto hanno diritto di ricevere asilo nel nostro paese; ma purtroppo altre leggi in vigore nel nostro paese - e palesemente in contrasto con il dettato costituzionale - questo diritto di asilo scandalosamente denegano, con esiti terribili.

E purtroppo coerentemente con queste scandalose leggi dagli esiti terribili, ed in effettuale violazione della Costituzione, i poteri pubblici attuano una politica di persecuzione anziche' di accoglienza nei confronti delle persone che nel nostro paese cercano e sperano di trovare rifugio.

Lei sa gia' quali siano le conseguenze di questa situazione:

- centinaia, e forse migliaia, di esseri umani hanno trovato la morte in mare nel disperato tentativo di raggiungere il nostro paese; ed ogni giorno nuove vittime possono aggiungersi a questa mostruosa strage degli innocenti;

- centinaia di migliaia di persone vivono nel nostro paese in condizioni di clandestinita', ovvero di paura e assenza di diritti, esposte ad ogni pericolo e soprattutto alle vessazioni dei poteri criminali contro cui nella maggioranza dei casi non possono chiedere soccorso ai pubblici poteri poiche' temono una duplice persecuzione per se' e per i loro cari;

- il trasporto in Italia di persone che per dettato costituzionale hanno diritto di asilo nel nostro paese e' colpevolmente affidato in monopolio ai poteri criminali piu' brutali, che lucrano immensi guadagni proprio in ragione della scelta delle istituzioni italiane di non rispettare la Costituzione e quindi di non consentire l'ingresso legale in condizioni di sicurezza e trasparenza;

- tutto cio' aumenta l'insicurezza di tutti e provoca altresi' ingentissimi sperperi di risorse pubbliche, con risultati peggio che inani, addirittura criminali e criminogeni.

Lei sa anche che questa inammissibile situazione e' avallata e in una certa misura addirittura surdeterminata dai cosiddetti "accordi di Schengen" che palesemente confliggono con quanto disposto dalla Costituzione della Repubblica Italiana e che quindi nessuna autorita' pubblica italiana avrebbe avuto il diritto di sottoscrivere perche' illegali in radice per il nostro ordinamento giuridico in quanto incostituzionali.

* Lei puo'

Lei, egregio dottor Prodi, in quanto Presidente della Commissione Europea, ha un ruolo rilevantissimo nell'articolazione del sistema istituzionale e dei poteri dell'Unione Europea.

Questo implica una ineludibile responsabilita'.

Lei puo' assumere un'iniziativa. Un'iniziativa di civilta', un'iniziativa che qualificherebbe straordinariamente il suo mandato, il suo operato; un'iniziativa di valore storico.

1. Assuma l'iniziativa di proporre la rinegoziazione degli accordi di Schengen, anche alla luce del fatto che essi sono nulli in radice per quanto concerne l'Italia poiche' effettualmente confliggono con l'art. 10 comma terzo della Costituzione della Repubblica Italiana e quindi erano e sono irricevibili nel nostro ordinamento.

2. Assuma l'iniziativa di evidenziare la primazia del diritto di asilo, e di proporre quindi conseguenti misure concrete in difesa ed a promozione del diritto di asilo, questo principio di civilta' giuridica senza il riconoscimento e l'inveramento del quale la stessa Dichiarazione universale dei diritti umani e' resa carta straccia, e soltanto trionfa l'egoismo piu' feroce e solipsistico, e si condannano innumerevoli esseri umani alla disperazione e alla morte.

Lei puo', con questa iniziativa, farsi promotore in ambito europeo della ragionevole proposta che consente di salvare la vita di innumerevoli esseri umani.

Lei puo', con questa iniziativa, farsi promotore in ambito europeo della ragionevole proposta che consente l'ingresso nella legalita' di centinaia di migliaia di persone attualmente costrette a vite di terrore in territorio europeo.

Lei puo', con questa iniziativa, farsi promotore in ambito europeo della ragionevole proposta che infligge il colpo piu' duro ai poteri criminali transnazionali che oggi lucrano immensi profitti sul traffico di esseri umani disperati e sulla condizione di clandestinita' e di soggezione fino alla schiavitu' di centinaia di migliaia di sorelle e fratelli in territorio europeo.

Lei puo', con questa iniziativa, farsi promotore in ambito europeo della ragionevole proposta che non solo invera il dettato della Costituzione della Repubblica Italiana e restituisce vigenza alla legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico nazionale, ma invera parte sostanziale e decisiva della stessa Dichiarazione universale dei diritti umani.

Lei puo', con questa iniziativa, farsi promotore in ambito europeo della ragionevole proposta che consente finalmente l'ingresso legale almeno in Italia a quanti ne hanno pieno diritto ed assoluta urgente necessita'.

Lei puo' decisivamente contribuire a salvare molte vite umane.

Lei puo' decisivamente contribuire a far trionfare la legalita' sul crimine.

Lei puo' dare un contributo storico alla costruzione di un'Europa della civilta' giuridica e dei diritti umani.

La preghiamo di dare ascolto a questo appello, di accogliere questa ragionevole proposta, di adoperarsi per essa, di farla propria e di farne oggetto di una sua iniziativa politica ed istituzionale.

Lei ne ha il potere. E naturalmente ha anche il potere di non farlo. Ma non vogliamo credere che preferirebbe una condotta omissiva dinanzi ad una richiesta di aiuto cosi' drammatica come quella che ci proviene dal dolore e dalle stragi di tanti innocenti.

* Lei deve

Lei puo'; e ci sia consentito di esprimere una franca opinione: lei deve.

Voglia gradire distinti saluti ed auguri di buon lavoro.

 

5. UNA MINIMA BIBLIOGRAFIA INTRODUTTIVA SULLA RETORICA

 

a) Due letture preliminari

- Raymond Queneau, Esercizi di stile, Einaudi, Torino 1983;

- Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971;

b) Trattati, sintesi e strumenti

- Renato Barilli, Retorica, Mondadori, Milano 1976, Isedi, Milano 1979, poi: Corso di retorica, Mondadori, Milano 1995;

- Roland Barthes, La retorica antica, Bompiani, Milano 1972, 1979;

- Vasile Florescu, La retorica nel suo sviluppo storico, Il Mulino, Bologna 1971;

- Gruppo "mi", Retorica generale, Bompiani, Milano 1976;

- Angelo Marchese, Dizionario di retorica e di stilistica, Mondadori, Milano 1978;

- Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano 1967, 1979;

- Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Bompiani, Milano 1988, 1997;

- Chaim Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell'argomentazione, due volumi, Einaudi, Torino 1966, 1976;

- Brian Vickers, Storia della retorica, Il Mulino, Bologna 1994;

c) classici

- Aristotele, Retorica, varie edizioni;

- Marco Tullio Cicerone, Bruto, Mondadori, Milano 1996;

- Marco Tullio Cicerone, Dell'oratore, Rizzoli, Milano 1994;

- Marco Tullio Cicerone, L'oratore, Mondadori, Milano 1968, 1998;

- La retorica a Gaio Erennio, Mondadori, Milano 1992, 1998;

- Marco Fabio Quintiliano, La formazione dell'oratore, tre volumi, Rizzoli, Milano 1997;

d) et coetera

- Theodor W. Adorno, Minima moralia, Einaudi, Torino 1954, 1979;

- Hannah Arendt, La vita della mente, Il Mulino, Bologna 1987, 1993;

- Roland Barthes, Miti d'oggi, Einaudi, Torino 1974;

- Umberto Eco, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano 1975, 1976;

- Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni, Boringheri, Torino 1973, Bollati Boringhieri, Torino 1997;

- Henri F. Ellenberger, La scoperta dell'inconscio, Boringhieri, Torino 1972;

- Hans-Georg Gadamer, Vertita' e metodo, Bompiani, Milano 2000;

- Luce Irigaray, Speculum, Feltrinelli, Milano 1975, 1989;

- Jan Kott, Shakespeare nostro contemporaneo, Feltrinelli, Milano 1964, 2002;

- Moliere, Tartufo, varie edizioni;

- Walter G. Ong, Oralita' e scrittura, Il Mulino, Bologna 1986, 1997;

- George Orwell, 1984, Mondadori, Milano 1950, 1973 e piu' volte ristampato;

- Vance Packard, I persuasori occulti, Einaudi, Torino 1958, Il Saggiatore, Milano 1968, 1978;

- Ferdinand de Saussure, Corso di linguistica generale, Laterza, Roma-Bari 1967, 1985;

- George Steiner, Dopo Babele, Sansoni, Firenze 1984, seconda edizione rivista, aggiornata e ampliata dall'autore: Garzanti, Milano 1994;

- Tzvetan Todorov, La conquista dell'America, Einaudi, Torino 1992;

- Frances A. Yates, L'arte della memoria, Einaudi, Torino 1972, 1993.

 

6. ANCORA UN CONTRIBUTO ALLA RIFLESSIONE PROPOSTA DA GIANCARLA CODRIGNANI (QUASI UN'AUTOBIOGRAFIA)

 

Ero giovane allora, e militante e "quadro" (qualunque cosa volesse poi dire, ma certe altre formule allora correnti mi sono sempre sembrate ancor piu' ridicole e insensate) della nuova sinistra. Mi ero deciso all'impegno politico nei primi anni '70, e non per entusiasmo della rivolta studentesca e operaia ma come meditata risposta alle bombe fasciste e alle stragi di stato. Pensavo, ricordo, che occorreva impedire che la barbarie trionfasse.

Da Leopardi giunsi a Marx, ma al Marx "che non era marxista", l'eretico che Stalin avrebbe mandato al gulag cosi' come il grande inquisitore di Dostoevskij avrebbe messo a morte quell'innocente degli innocenti. E nei gruppi di allora quello che sentii piu' vicino era quello che era in contatto e in sintonia coi dissidenti dell'est, "Il manifesto".

Naturalmente queste scelte uno le fa per le ragioni (pascaliane) del cuore, perche' ci si trova, per una questione di dignita'; la razionalizzazione viene dopo. Prima impari a parlare, molto piu' tardi studi la grammatica.

Non pensavo che avrei deciso della mia vita, credevo soltanto che per qualche anno avrei dato una mano a fermare la barbarie, poi sarei tornato ai miei studi e a una vita normale. Inutile dire come e' andata a finire.

*

Fu all'incirca alla meta' degli anni '70: ero segretario di una federazione provinciale del piccolo partito che "Il manifesto" aveva partorito nell'amplesso con la sinistra che da Giustizia e liberta' al Psiup teneva viva e unita l'eredita' di Piero Gobetti e di Rosa Luxemburg; ed era un partito, il nostro, fondato e guidato prevalentemente da donne. Tutti sapevamo che R. R., che veniva dalla Resistenza, era la persona cui Sartre poteva chiedere lumi e consiglio; tutti sapevamo che nell'Europa intera L. C. era piu' che una militante, era un simbolo; tutti sapevamo che L. M. era la Resistenza nel suo svolgimento e nella sua apertura piu' aggettanti e feconde, quasi un'autobiografia del nostro movimento in quanto recava di piu' luminoso (e stavo per scrivere numinoso, oh perbacco). Vi erano anche dirigenti maschi, certo, e tra essi un monumento come L. P., ma sapevamo tutti che erano quelle donne a dare senso alla nostra ricerca, alla nostra lotta, al partito antitotalitario, colto, ironico, intelligente ed intransigente che volevamo essere (e che forse nonostante tutte le sue incertezze e pusillanimita' era davvero, infatti una decina di anni dopo si suicido', come Virginia Woolf e tante altre esperienze e persone maestre).

E accadde all'incirca alla meta' degli anni '70, che tante donne che nel partito erano, ci dissero che il partito era invece maschio, e non piu' agibile, e ci lasciarono. E' stato uno dei lutti della mia frenetica e perplessa gioventu'. Perche' riuscissi a elaborarlo e a trarne le ricche, preziose conseguenze ermeneutiche e deontologiche anni mi occorsero.

Ahime', anch'io giovinotto avevo una visione eroicistica e fin autosacrificale della nostra lotta, nutrita di quel Leopardi adolescenziale e piu' caduco (quello del "procombero' sol io" o giu' di li', cito a memoria), cosi' ridicolo a fronte del Leopardi maturo, grande ed immenso che e' il nostro maestro per sempre; ed ero anch'io inviluppato dai tentacoli delle suggestioni masochistiche ed effettualmente necrofile di cui la tradizione del movimento operaio e socialista purtroppo rigurgitava (i nostri martiri, ad ogni passo rievocati e purtroppo sovente tragicamente mummificati e cosi' traditi).

Ed anch'io giovinotto non coglievo che vi era un orizzonte di liberazione che era altra cosa, e irriducibile, rispetto all'orizzonte dell'emancipazione. Anch'io ce ne ho messo di tempo per uscire dall'universalismo asessuato e cogliere come la necessaria sostanza dell'egualitarismo fosse la dialettica conflittuale delle differenze. Avrei potuto e dovuto arrivarci prima, da scolaro di quel maesto di verita' come rovesciamento e superamento delle verita' divenute errori che era Franco Fortini, ma insomma non ero cosi' sveglio e prensile come pensavo di essere (e questa mia lentezza oggi penso che sia stata anche, con l'indolenza che sempre mi ha afflitto, ancora un dono, e dei piu' preziosi: prendendo la strada lunga si fanno sempre un sacco di buoni incontri).

Ma allora, allora, fu un trauma. E penso da anni che anche quel trauma sia stato - almeno per me - una benedizione.

Mi ha fatto uscire per sempre dal novero di quelli che hanno una weltanschauung totalitaria, ovvero riduzionista ad unum, e mi hanno aperto al mondo bello perche' vario. (Per gli appassionati del genere: ho colto l'errore celato nella verita' di quel lukacsiano "punto di vista della totalita'" cosi' smagliante e seducente nel saggio dedicato a Rosa Luxemburg marxista di Storia e coscienza di classe - e qui  chiudo la parentesi ad uso dei nostalgici della nostra gioventu').

E mi ha insegnato per sempre che il conflitto passa anche dentro ognuno di noi, ci solca e ci segna come una folgore.

Se sono diventato un amico della nonviolenza, come spontanea ed insieme caparbiamente cercata chiarificazione dei miei pensieri e delle mie scelte di allora come di oggi, non e' stato per Gandhi o per King o per Capitini (dinanzi ai quali mi inchino, ma nei confronti dell'elaborazione e delle proposte di ciascuno dei quali ho su piu' aspetti punti di vista anche molto differenziati, ed il bello della nonviolenza e' questo, che ognuno deve ripensarla e reinventarla da se', senza dogmi ne' ricettari), ma sulla base della mia stessa esperienza, e tra coloro che mi aprirono definitivamente all'esigenza di una chiarificazione e rigorizzazione logica e morale, doxica e prassica, ci furono certo l'incontro dell'esperienza della psichiatria democratica, l'essermi trovato a Montalto di Castro, la scoperta di Danilo Dolci, l'opposizione perseguitata all'est e le lotte del sud del mondo, e qualche anno dopo il movimento per la pace e quello antimafia, ma anche, e credo soprattutto, la lezione del movimento di liberazione delle donne.

*

Ed oggi, che la memoria di una nuova generazione d militanti e' cosi' appiattita e intorpidita sul presente anglofono e massmediatico, e plasmata su un linguaggio e un sentire e un piglio bellicistico e militaresco e autoritario e maschilista che fa si' che la guerra abbia gia' vinto anche dentro il movimento che crede di opporsi ad essa; oggi che come tutti i vecchi barbogi non riesco a evitare di essere un perenne brontolone rispetto ai piu' giovani quando li vedo che ripetono le carriere e le infamie ed i vicoli ciechi contro cui ci battemmo trent'anni fa senza riuscire a farla finita con i piccoli stalin sempre in carriera ed il loro guardaroba di casacche buone per tutte le stagioni; oggi sento che le parole di Giancarla Codrignani, e di Lidia (che poi sarebbe la medesima L. M. di cui sopra) e delle altre che in questi giorni hanno scritto su questo foglio a sostegno e sviluppo della lettera di Giancarla ai "pacifisti dimezzati", ci convocano ancora a una rottura (che insieme, va da se', e' anche una ricomposizione), a un nuovo conflitto in noi stessi che ci adegui al sentire, al capire, all'agire di cui vi e' piu' urgente bisogno se vogliamo fermare la guerra, la catastrofe.

Parole che ci fanno bene, riflessione non rinviabile.

Che le persone amiche della nonviolenza tutte si lascino scuotere fino alle radici dalla voce di Giancarla, di Lidia e delle altre, e massime i maschi tutti si dispongano ad una verifica di se' medesimi - verifica dei poteri, coscienza dei conflitti, percezione dell'altro da se' e accostamento-responsivita' al "visage" (Levinas) che ci interpella.

Se lice per un attimo solo alzarsi in piedi ed assumere il tono solenne, ma va da se' con l'ironia del caso: c'e' da liberarci di proprie interiori catene, ed abbiamo un mondo da salvare.

*

Tra le proposte che mi piacerebbe formulare particolarmente alle persone di sesso maschile amiche della nonviolenza c'e' quella di leggere almeno Sulla rivoluzione e Vita activa di Hannah Arendt, Le tre ghinee di Virginia Woolf, i Quaderni di Simone Weil, ed anche Massa e potere di Elias Canetti, Il principio responsabilita' di Hans Jonas, e Memoria del male, tentazione del bene di Tzvetan Todorov.

E tra le cose ragionevoli da fare per il movimento che si oppone alla guerra credo ci sarebbe quella di revocare tutti (dico: tutti) i portavoce maschi per qualche anno. Ci farebbe un gran bene, miei cari.

E dimenticavo: farla anche finita con le ambiguita', le gigionerie e gli slogan, che servono solo ad alimentare il fascismo che e' in noi e contro cui innanzitutto dovremmo lottare.

E adesso aspetto quieto quieto che Giancarla mi rifili un altro salutifero ceffone ancora; per dirla come il maestro di Candide ho infatti due guance.

 

7. UN'IMPROVVISAZIONE PROSODICA

[In occasione della commemorazione del trentennale della legge 772 del '72, il nostro collaboratore Benito D'Ippolito ha dettato questo intervento (il cui titolo completo e': "A trent'anni dalla legge 772 del 15 dicembre 1972 che riconobbe il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare. Un'improvvisazione prosodica") che volentieri ospitiamo]

 

Accadde in Grecia, accadde nella fosca

citta' in cui la famiglia dei regnanti

sbranava se' e rivelava al mondo

cosa si cela anche nella famiglia,

di che consista l'arte di governo.

Accadde a Tebe, sorse una fanciulla:

Antigone, che in faccia al re, al parente

al maschio, al suocero veniente, e al mondo

oso' dire di no al comando dato.

E fece nascere, un lampo dal suo petto

questa idea nuova, questa idea splendente

con cui l'umanita' non e' piu' serva

ma lotta infine per la vita vera:

coscienza.

 

Secoli corsero e ancora e ancora secoli

sempre re sempre capi sempre maschi

ordinavano il mondo e ordinavano alle genti

l'arte sublime di sfracellarsi i corpi

a maggior gloria del potere loro.

Secoli corsero e sorsero sovente

persone buone che all'ordine infame

seppero opporsi, e fecero sovente

di Antigone il cammino fino all'orco

della coscienza in nome.

 

Secoli corsero e giunse infine il secolo

della Shoah e della bomba atomica,

d'Hiroshima di Nagasaki di Auschwitz

il secolo, contratto in un momento: kairos

l'ora di verita', rivelazione

apocalypsis della potenza tecnica

di far cessare l'umanita' e il mondo.

 

E per salvare il mondo e per salvare

l'umanita' quella sola risorsa

di Antigone ci resta, la coscienza.

 

Trent'anni fa la legge del paese

dove il si' suona e in cui malvivo vivo

infine rese onore a quanti vollero

pensosi i propri passi e lenti mettere

alla sequela della saggia Antigone:

da allora e' legge anche dello stato

quella che sempre di coscienza e' stata

legge nei cuori incisa: non uccidere,

non fare scempio della vita altrui,

i corpi che son vivi o sono stati

tu non ridurli a cosa, non trattarli

come fu in sorte alla salma di Achab.

 

Trent'anni fa giungeva a una vittoria

in questa terra almeno

la lotta che costo' il carcere a molti

(e ancora costa e a molti anche la vita

in tante terre dell'unico mondo).

La legge dello stato dichiarava

che giusto e' opporsi alla guerra e agli eserciti

poiche' ogni guerra e' massa di omicidi,

messe di vittime, irredimibil colpa,

poiche' ogni esercito e' scuola di assassinii.

 

Ma quella lotta deve proseguire:

ancora eserciti vi sono, e guerre

che possono portare alla catastrofe

dell'umanita' intera, all'estinzione

della comune impresa che chiamiamo

la civilta' delle donne e degli uomini.

 

E occorre allora ancora e ancora e ancora

lottare perche' sia abolita infine

la guerra, e gli strumenti suoi aboliti

anch'essi siano: eserciti, armi, imperi.

 

Molto e' da fare, alcune strade vedi

gia' chiare: la difesa popolare

nonviolenta, e nonviolente molte

azioni costruttive ed esperienze

storiche, le esperienze che ci insegnano

che puo' l'umanita' esser salvata

da un impegno comune che impedisca

le guerre e che sconfigga le oppressioni.

E' la speranza ed il messaggio grande

del movimento delle donne, il cuore

di quella - di ora e sempre - Resistenza.

 

Trent'anni fa, e pare quasi un soffio.

Che non si spenga il lume che da Tebe

accese Antigone e ancora ci rischiara.

 

8. UNA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

Signor Presidente della Repubblica,

i mezzi d'informazione riferiscono che il Ministro della Difesa avrebbe dichiarato che l'Italia metterebbe a disposizione di una eventuale guerra all'Iraq spazi aerei e basi, ovvero che l'Italia prenderebbe parte alla guerra.

Questa dichiarazione gia' di per se' costituisce una flagrante violazione dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana e favoreggia la preparazione di una guerra illegale e criminale che e' invece compito di ogni persona di volonta' buona scongiurare, una guerra che la legge fondamentale del nostro stato inequivocabilmente ripudia.

E' indispensabile un suo autorevole intervento in difesa della legalita' costituzionale di cui e' supremo garante.

Dica, senza esitazioni e senza ambiguita', che l'ordinamento giuridico italiano, la Repubblica Italiana, si fonda ancora sulla Costituzione che "ripudia la guerra". Dica che nel nostra paese vige ancora la legalita' costituzionale e repubblicana, e non la barbarie, l'anomia, il gangsterismo.

Richiami i ministri e i parlamentari al rispetto della Costituzione cui hanno giurato fedelta'.

Un suo silenzio potrebbe essere interpretato come complicita' con i golpisti e gli stragisti che stanno preparando la guerra e la partecipazione italiana alla guerra illegale e criminale.

*

Signor Presidente,

sia lei a guidare l'opposizione alla guerra e la difesa della legalita' costituzionale: poiche' questo e' attributo della sua alta funzione istituzionale.

Sia lei a dichiarare fuorilegge quei governanti e quei parlamentari che alla guerra illegale e criminale volessero far partecipare anche il nostro paese anziche' anch'essi impegnarsi - come impone il dettato costituzionale - affinche' la guerra sia impedita.

*

Signor Presidente,

fin d'ora anche a lei dichiariamo che qualora l'Italia prendera' parte alla guerra noi ci impegnemo in difesa della Costituzione, della legalita', della pace, del diritto alla vita di ogni essere umano.

E se la partecipazione italiana alla guerra consistera' nel mettere a disposizione dei bombardieri stragisti basi aeree in territorio italiano, noi fin d'ora ci predisporremo a riprendere, con piu' ampiezza e continuita', l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere della pace" che impedisca i decolli dei bombardieri dalle basi aeree site nel territorio italiano ostruendo lo spazio aereo di decollo antistante e sovrastante le basi medesime.

A tal fine fin d'ora torniamo a diffondere un appello all'azione diretta nonviolenta in difesa della legalita' e della pace ed inviamo a molti interlocutori un dossier documentario su quell'iniziativa che siamo pronti a riprendere e a nuovamente realizzare insieme ad ogni altra limpida e doverosa iniziativa nonviolenta che si rendesse opportuna e necessaria per difendere la legalita', la Costituzione, la Repubblica, e con esse la pace e le concrete vite degli esseri umani dalla guerra minacciate, se l'Italia fosse trascinata in guerra da dirigenti politici golpisti e stragisti, se fosse necessario ancora una volta tornare ad impegnarci direttamente e nonviolentemente per opporci alla guerra in quanto cittadini italiani impegnati in difesa della Costituzione, della legalita', della pace, del diritto alla vita di ogni essere umano.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Numero 116 del 21 febbraio 2013

 

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