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Archivi. 123



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 123 del 28 febbraio 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di febbraio 2003 (parte prima)

2. Giobbe Santabarbara: Piccolo discorso per un accostamento alla nonviolenza

3. Strade

4. Altre strade

5. Le false memorie

6. Lo spergiuro

7. Noi grandi elettori di Sharon

8. Tre trappole per il movimento per la pace

9. Per la propaganda della critica

10. Lettera aperta al comandante della base Usaf di Aviano

11. La strada lunga

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI FEBBRAIO 2003 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di febbraio 2003.

 

2. GIOBBE SANTABARBARA: PICCOLO DISCORSO PER UN ACCOSTAMENTO ALLA NONVIOLENZA

[Il piccolo discorso di cui qui di seguito presentiamo la traccia scritta, il nostro buon Giobbe doveva tenere in occasione di una commemorazione di Gandhi che poi non ebbe luogo poiche' la neve vi si frappose; dove si vede che le intemperie la vincono sulle occasioni, ma le parole la vincono comunque anche sulle intemperie]

 

1. Cosa e' la nonviolenza?

La nonviolenza e' un appello.

Un appello, una chiamata, una convocazione (con-vocazione, vocazione con).

Non e' un ricettario di cucina o di farmacia, non un menu' dei ristoranti dell'avvenire, non un orario dei treni della storia.

Non e' un'ideologia ne' una religione, non e' un insieme di dogmi (e piu' che una fede e' una scommessa - pascaliana, certo -, e piu' che un sistema e' una proposta - metodologica ed epistemologica oltre che morale, certo).

Ma neppure un insieme di istruzioni per l'uso, di trucchi, di regole da mandare a mente; non si prende in pillole e non ci si gioca a scacchi.

La nonviolenza e' un appello, un appello rivolto a te.

Poi decidi tu se ascoltarlo o no.

La nonviolenza ti chiama, e tu scegli.

*

2. Ma cosa ci chiede questo appello?

Innanzitutto rispetto per se stessi.

Invito al rigore intellettuale e morale. Prendere sul serio i nostri pensieri. Vivere come pensiamo che si dovrebbe vivere, come pensiamo che ci piacerebbe essere.

E poi rispetto per la vita (senza di cui e' la morte, il nulla).

Rispetto per la vita nostra, quella degli altri, il mondo.

E quindi e' un impegno preciso: non uccidere, salva la vita, degnificala.

E' quindi un invito alla responsabilita'; responsabilita' che e':

- l'attenzione, che e' il rispetto piu' intenso e profondo (Simone Weil);

- il rispondere, il rispondere al volto muto e sofferente dell'altro (Emmanuel Levinas);

- e quindi l'aver cura, l'aver cura dell'altro, e del tutto, e di se' (Hans Jonas).

*

3. Un appello alla lotta

Ma allora questo appello e' un appello all'azione, alla lotta.

La nonviolenza e' lotta contro la violenza (ergo contro l'inumano: contro tutto cio' che gli esseri umani opprime ed umilia ed annienta).

E la nonviolenza e' quindi anche lotta contro quella specifica violenza che e' la menzogna, che denegandoci nella nostra capacita' di capire, negandoci la nostra qualita' di esseri che hanno la facolta' di capire, vulnera e umilia e annichilisce la nostra dignita' umana in cio' che ci e' piu' peculiare: l'intelligenza, la coscienza (l'esser presenti a se stessi, il rendersi conto, il consentire, la consapevolezza).

In quanto lotta contro la violenza e lotta contro la menzogna, la nonviolenza e' impegno di giustizia e impegno di verita': quindi impegno di solidarieta' umana.

In quanto lotta contro l'inumano essa e' fondatrice di convivenza, e' politica nel senso forte del concetto, e' "vita activa", e' umanita' autocosciente e reciprocamente riconoscente (la politica, l'umanita' di Hannah Arendt).

In quanto lotta la nonviolenza e' conflitto e nel conflitto: suscitamento e gestione e risoluzione del conflitto; in quanto lotta contro l'ingiustizia e la menzogna e' resistenza contro l'inumano: resistenza contro la reificazione, contro il nulla, contro l'inerte, la morte.

La nonviolenza e' conflitto e nel conflitto, ed e' prassi di umanizzazione del conflitto e nel conflitto, riconoscimento e  promozione di umanita' in e per tutti gli esseri umani: la nonviolenza e' universalmente inclusiva.

La nonviolenza e' la lotta la piu' limpida ed intransigente contro la violenza: questo e' il cuore del suo appello. E' appello, e' cuore, e' lotta. Ti chiama a una scelta.

*

4. Se questo e' vero

Se tutto questo e' vero, la nonviolenza esiste solo nella pratica, nella concreta opposizione alla violenza, nella concreta azione di riconoscimento e promozione di umanita'.

Essa non e' quindi una teoria astratta, ma una teoria-prassi, e' "esperienza e riflessione" unite in un sinolo inscindibile: la disgregazione di questa unita' dialettica e dinamica semplicemente la annienta. Non si puo' dare una nonviolenza solo teorica, o solo pragmatica: nell'esperienza senza riflessione (e quindi senza scelta morale e giudizio intellettuale) non vi e' piu' nonviolenza; nella riflessione senza esperienza (e quindi senza verifica e azione) nonviolenza non vi e' mai.

Esperimento e verifica, ricerca e prova intellettuale e morale, scelta operante: la nonviolenza e' un appello esigente, e una esatta coscienza (cum scientia); un'ipotesi di lavoro sperimentale e aperta, ma un lavoro non astratto, non alienato; un principio di ricomposizione, ma una ricomposizione nel vivo dell'umanita' vivente (e una ricomposizione agita nella chiarezza e attraverso il passaggio della distinzione e separazione, laddove occorre non eludere la contraddizione e il conflitto valorizzare: e una delle riflessioni decisive per l'accostamento alla nonviolenza a noi sempre e' parso essere costituita dalle Tre ghinee di Virginia Woolf, un libro il cui attraversamento e' ineludibile, un'autrice la cui riflessione e' ineludibile).

*

5. Potremmo dunque dire

- Potremmo allora dire che per accostarsi a Gandhi occorre innanzitutto bultmannianamente "demitizzare Gandhi", ovvero interpretarne la figura e la lezione non come un paradigma ipostatizzato, bensi' nell'attrito storico, nel contesto culturale e nella concretezza esistenziale. Demitizzare Gandhi significa non imbalsamare Gandhi, non alienarlo e non alienarcelo, bensi' farcene interrogare: una persona come noi, persona umana tra persone umane, quel che lui ha saputo fare, anche noi possiamo farlo.

- E potremmo altresi' dire che per accostarsi alla nonviolenza occorre marxianamente (ma anche: feuerbachianamente, luxemburghianamente, bonhoefferianamente) "deideologizzare" la percezione, e la ricezione, della nonviolenza. Deideologizzare la nonviolenza significa non farne una "ideologia di ricambio" (Basaglia), un feticcio, falsa coscienza, alienazione; ma valorizzarla per quello che e': appello alla lotta e lotta, strumento ermeneutico ed interrogazione radicale, apertura di umanita', apertura all'umanita'.

- Potremmo quindi dire che accostarsi alla nonviolenza significa fare la scelta che ci indicano tante tradizioni e tante figure grandi e massime della storia dell'umanita': che nessuno sia piu' allevato a scorpioni e frustate (l'immagine, si sa, e' di Rosa Luxemburg); che nessuno venga abbandonato alla solitudine (qui sovvengono parole indimenticabili di Qohelet, di Franz Kafka, di Etty Hillesum, di Primo Levi); che tutti gli esseri umani si sentano uniti in solidarieta' contro il male e la morte (Leopardi, naturalmente).

*

6. Questo

Per concludere con una citazione: "Questo mi hanno insegnato i miei maestri piu' grandi, superstiti dai campi di sterminio. Questo mi e' parso di capire nell'appello di Gandhi. Mi posi allora all'ascolto e in cammino. Cammino ancora, sempre ascoltando, talora dicendo parole, e quando ne ho la fortuna, raddrizzando torti" (Alfonso Chisciano).

*

7. E noi

E noi che veniamo dopo Auschwitz e dopo Hiroshima, dopo la shoah e dopo i gulag, noi che non possiamo permetterci illusioni poiche' sappiamo di quali concrezioni di male e' capace l'umanita'; noi che abbiamo qui e adesso di fronte a noi la prospettiva terribile di una nuova guerra che puo' facilmente diventare atomica e mondiale, e quindi provocare sofferenze inenarrabili e fin la distruzione della civilta' umana; noi che sappiamo che la guerra e' il piu' grande nemico dell'umanita'; ebbene, noi, alla guerra incombente ed ai suoi apparati, ed alle dittature, al terrorismo, alle ingiustizie globali, possiamo e dobbiamo contrapporre un impegno di resistenza, di pace, di riconciliazione.

Questo impegno, io credo, richiede la scelta della nonviolenza. Questo impegno, io penso, nella sua forma piu' rigorosa e' la nonviolenza. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

E' merito grande di Gandhi, come dei martiri della Resistenza, come del movimento delle donne, avercelo insegnato.

Onorando oggi Gandhi noi rinnoviamo un impegno: contro la guerra e contro la violenza. Ciascuno ricordi che ognuno e' responsabile di tutto, che la guerra puo' essere impedita, e quindi deve essere impedita. Al lavoro, dunque.

 

3. STRADE

 

Per fare un pezzo di strada insieme non basta incontrarsi sulla stessa strada, bisogna anche andare nella stessa direzione.

 

4. ALTRE STRADE

 

E' vero che tutte le strade portano a Roma (come tutte le vite portano alla morte), ma diverso e' andarci in lettiga, da pellegrini, a cavallo, o in catene.

 

5. LE FALSE MEMORIE

 

Qui tutto e' tufo, tutto e' anima

tutto e' pioggia obliqua, tutto

e' acqua che scorre, tutto

e' filamenti di vento, seminagione

di nulla.

 

E in tanta disperazione

mi torni in mente tu.

 

6. LO SPERGIURO

 

Chi assume incarichi di governo del nostro paese giura, nelle mani del capo dello Stato, fedelta' alla Costituzione della Repubblica Italiana, che testualmente stabilisce e impone: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Dovrebbe bastare.

E quel governante che non si attiene a questo obbligo di legge cui ha giurato fedelta', e' un fuorilegge e un golpista.

E quel parlamento che non insorge in difesa della legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico.

E quel capo dello Stato che abdica al suo ruolo di supremo difensore e garante della legalita' costituzionale.

E questo e' tutto quanto abbiamo da dire su cio' che e' avvenuto ieri nel parlamento italiano.

Poi ne abbiamo anche un'altra di cosa da dire, anzi due, e sono le seguenti.

Che i golpisti che violano la Costituzione vanno perseguiti penalmente, processati e condannati ai sensi di legge.

E che e' dovere di ogni cittadino italiano inverare quel ripudio della guerra che e' legge dello stato, presidio di democrazia, eredita' della lotta antifascista; e norma e voce della coscienza di ogni essere umano; e primo dovere di ogni persona che abbia a cuore le sorti dell'umanita' intera.

Per amore e salvezza dell'umanita' intera e' dovere morale e civile di tutti opporsi alla guerra, impedire la guerra, che e' il crimine piu' scellerato di tutti i piu' scellerati crimini.

 

7. NOI GRANDI ELETTORI DI SHARON

 

La vittoria elettorale di Sharon (il corresponsabile delle stragi di Sabra e Chatila, e uno dei principali responsabili dell'escalation di violenze e orrori degli ultimi anni nei territori palestinesi occupati e in Israele) e' frutto anche degli errori e degli orrori nostri: e' conseguenza anche dell'infame e insensato atteggiamento strabico ed effettualmente ancora una volta oscenamente antisemita che inquina e pervade e corrompe larghissima parte del movimento pacifista europeo ed internazionale, e sulla decisiva vicenda israelo-palestinese lo rende non credibile, e quindi inascoltabile e quindi inascoltato.

E la nostra giusta e necessaria solidarieta' con il popolo palestinese sara' inefficace finche' non diventera' anche, limpida ed intransigente, la nostra solidarieta' con il popolo israeliano, e verra' percepita come tale. E finche' non diventera' anche opposizione ad ogni forma di totalitarismo e di razzismo, a cominciare da quello che risuona negli slogan hitleriani ancora scelleratamente tollerati nelle assise e nei cortei sedicenti pacifisti.

La lotta per la pace e il diritto e la liberazione dei popoli sara' inane finche' non fara', persuasa e fondante, la scelta della nonviolenza, la scelta della nonmenzogna, la scelta capitiniana dell'omnicrazia, il potere di tutti. Ovvero l'affermazione, ed il riconoscimento, del diritto ad esistere di tutti gli esseri umani.

 

8. TRE TRAPPOLE PER IL MOVIMENTO PER LA PACE

 

La prima e' quella dell'unanimismo: non si puo' essere tutti insieme appassionatamente.

I signori che sono pacifisti quando la guerra e' a distanza di qualche continente e che quando scendono in piazza qui brandiscono le spranghe o peggio, non sono nostri compagni.

I signori che sono contro la guerra quando sono all'opposizione in parlamento e sono a favore quando sono al governo, non sono nostri compagni.

Non sono nostri compagni i razzisti. E non sono nostri compagni i padroni di un ordine mondiale assassino e coloro che vivono dei privilegi che i padroni concedono loro.

Oso' dire un tal Vladimiro: meglio meno, ma meglio. Oseremmo dire noi oggi: meglio pochi, ma buoni.

Se non si fa la scelta della nonviolenza, della lotta nonviolenta, dell'azione diretta nonviolenta, non si e' ne' costruttori di pace, ne' oppositori della guerra, ne' niente di buono e giovevole in questo tragico frangente.

*

La seconda trappola e' quella della subalternita': ai potenti, ai loro apparati ideologici, alla violenza che - ha spiegato una volta per tutte Jean Marie Muller - e' sempre l'arma dei ricchi.

Ai potenti: imitandoli nella loro protervia, malizia, solipsismo, nel loro disprezzo per le ragioni altrui e dell'altrui capacita' di capire, proporre e dialogare. Ai mass-media del dominio: calibrando a loro uso e consumo il nostro agire e quindi facendocene insignorire, impagliacciare, alienare, annientare. Alla violenza: su cui non si puo' essere ambigui; chi non sceglie la nonviolenza e' un complice della guerra poiche' ne condivide la logica, dei suoi dividendi beneficia, se ne e' fatto in radice suddito e idolatra.

*

La terza e' quella della frivolezza. Piantiamola con le puerilita' e le carnevalate se vogliamo esser presi sul serio; piantiamola con le esagerazioni propagandistiche che ci rendono ridicoli; piantiamola di far la figura dei fessi prendendo per buone le stoltezze piu' appariscenti (ancora in questi giorni pressoche' tutti i media pacifisti continuano a riprodurre compuntamente e sciaguratamente propalare documenti e proclami che basterebbe leggerli con un briciolo di intelligenza per accorgersi che sono dei falsi, degli imbrogli e delle idiozie); piantiamola di usare un linguaggio, un repertorio simbolico, atteggiamenti e modalita' relazionali da ragazzini viziati, furbetti e goliardi e da vecchi ammuffiti marpioni che fanno il verso alla pubblicita', che e' la lingua e l'ideologia (la neolingua e il bispensiero) che della guerra - e dell'inquinamento, dello sfruttamento, dell'oppressione globale - e' veicolo e riflesso, portato ed innesco.

*

La maturita', che e' un altro nome della responsabilita', e' tutto.

 

9. PER LA PROPAGANDA DELLA CRITICA

 

Due postille soltanto, o rasoiate che dir si voglia.

*

La prima.

Resto sorpreso ogni volta che qualcuno organizza una manifestazione e la sua prima preoccupazione e' che la tv lo riprenda. Come quei viaggiatori che giunti dinanzi ad una delle sette meraviglie del mondo le voltano le spalle all'ansiosa ricerca di qualcuno da cui farsi fotografare, essendo il loro fine non di vedere il monumento ma di portare a casa una foto di loro davanti a quel monumento che non avranno visto ma che fara' da sfondo ai loro sorrisi beati.

Resto sorpreso perche' io credo di aver sempre saputo che dalla televisione parlano gli assassini, e che - come diceva la mia povera nonna Emilia - quello che dice la televisione "sono tutte bugie, non e' vero niente". La mia saggia nonna aveva ragione; e se fosse vissuta tanto da vedere la televisione di oggi forse userebbe un linguaggio piu' colorito.

Davvero qualcuno pensa che il valore di una manifestazione per la pace dipenda dalle telecamere presenti? E davvero qualcuno pensa che chi pensa cosi' possa essere di qualche utilita' nell'impegno contro la guerra?

Sveglia, ragazzi.

*

La seconda postilla.

Sarebbe bene infatti che la smettessimo di dipendere dai media del potere e pensassimo a dire noi quel che noi pensiamo, a fare noi un'informazione onesta e intelligente, a costruire noi nostri canali partecipativi non solo di informazione e documentazione, ma di conoscenza e dialogo, di comunicazione in senso forte (la comunicazione come la pensava Danilo Dolci); sarebbe bene che ci decidessimo a uscire dalla subalternita'.

Ed a questo proposito sarebbe ora che cominciassimo a preoccuparci delle idiozie che i nostri poveri e sovente distrattissimi mezzi d'informazione pacifisti diffondono, che tolgono credibilita' a tutto cio' che sui nostri fogli circola.

E per essere antipatico una volta di piu': non passa giorno che su qualche quotidiano, rivista, radio, sito e mailing list pacifista non viene riprodotto quell'appello del cosiddetto "vescovo cattolico americano contro G. W. Bush", che nei termini in cui e' proposto e' un falso; non passa giorno che qualcuno non rimetta in circolazione un delirante appello secondo cui l'Onu inviterebbe a inviare e-mail a un proprio sito contro la guerra, che e' un falso; non passa giorno che non vengano compuntamente ripetute all'infinito notizie cosi' patentementa false che ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere (ad esempio che il parlamento brasiliano starebbe per eccetera).

E ancora: non si riesce piu' a trovare una traduzione decente di testi di autori anche prestigiosi; trovare un articolo pacifista scritto in italiano decente e' piu' difficile che raggiungere Angelica nel Furioso; i piu' celebrati chiacchieroni pacifisti si sono abituati a spararle cosi' grosse che piu' grosse non si puo', e certi loro deliri vengono ripetuti all'infinito - di articolo in articolo, di volonatino in volantino - come fossero vangelo mentre restano deliri degni al piu' di una segnalazione al servizio di salute mentale. Ma insomma, cari amici, vogliamo metterci un po' di attenzione, di intelligenza e di onesta', in quel che scriviamo e diciamo? E vogliamo metterci un po' di attenzione, di intelligenza e di onesta', anche quando leggiamo e ascoltiamo? Dobbiamo proprio fare, del tutto specularmente, i laidi imitatori della propaganda dei guerrafondai?

E c'e' di peggio: si continua a lasciarsi infiltrare dalla piu' bieca propaganda antisemita di matrice fin linguisticamente hitleriana, come se niente fosse; si continua a permettere la propaganda totalitaria e menzognera la piu' spudorata come se fosse acqua fresca; si continua a non prendere sul serio la necessita' di uscire dalle ambiguita' sulla violenza; si continua a permettere a dei provocatori da lunga pezza smascherati come tali di essere persino tra i cosiddetti portavoce del "movimento" e tra gli organizzatori delle iniziative piu' importanti; si continua a permettere a molti di sputare nel piatto in cui mangiano, anzi trangugiano, invece di chiedere loro di decidere da quale parte stanno.

Pensiamo davvero di poter fare qualcosa di utile contro la guerra, di poter fare qualcosa di utile per la pace, facendo da scendiletto a chi costruisce le proprie carriere calpestando cadaveri? Pensiamo davvero di poter essere antirazzisti se permettiamo alla propaganda hitleriana di infiltrarsi nel movimento per la pace?

Pensiamo davvero che si possa essere per la pace senza fare la scelta della nonviolenza, la scelta della nonmenzogna?

Sveglia, ragazzi.

*

Non c'e' piu' spazio per le ambiguita', non c'e' piu' tempo per le bambocciate. Non c'e' piu' tempo. Solo la nonviolenza puo' fermare la guerra. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

10. LETTERA APERTA AL COMANDANTE DELLA BASE USAF DI AVIANO

 

Egregio signore,

nei prossimi giorni avvieremo ad Aviano e Pordenone gli opportuni colloqui con le istituzioni locali ed i necessari sopralluoghi sul terreno in vista della realizzazione dell'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere della pace con la quale impedire - nel caso abbia inizio la minacciata guerra illegale e criminale all'Iraq - i decolli degli aerei dalla base di Aviano, impedendo cosi' il coinvolgimento nella guerra della struttura di cui lei e' responsabile come del personale ai suoi ordini.

Avremmo naturalmente desiderio e piacere di interloquire anche con lei, e con la presente siamo a richiederle un incontro al fine di illustrarle le ragioni della nostra iniziativa, che peraltro lei gia' conoscera' poiche' gia' la realizzammo, purtroppo solo per poche ore, nel 1999 durante la guerra dei Balcani.

*

Le ragioni della nostra azione diretta nonviolenta

Egregio signore,

la guerra, come ebbe a dire Gandhi, consiste sempre nell'uccisione di esseri umani, nell'uccisione in massa di esseri umani che non hanno commesso alcun crimine.

La guerra che si sta preparando, e' convincimento comune, provocherebbe innumerevoli vittime.

Inoltre essa puo' degenerare, per ammissione stessa dei suoi principali promotori, in guerra nucleare, ovvero in una guerra che puo' mettere fine all'intera civilta' umana.

Lei capisce che in questa terribile situazione e' compito di ogni essere umano, e di ogni istituzione legale, fare tutto il possibile perche' la guerra non sia scatenata, perche' si salvino quante piu' vite umane sia possibile, perche' l'intera civilta' umana non sia messa in pericolo.

Non solo: le motivazioni stesse della guerra, come ufficialmente dichiarate dai promotori di essa, sono logicamente insensate e giuridicamente delittuose.

Se la motivazione efficiente a scatenare una guerra catastrofica per l'intera umanita' e' il possesso o la prospettiva del possesso di armi di distruzioni di massa, con questo criterio occorrerebbe scatenare una guerra contro innumerevoli paesi del mondo. Non le sembra folle e criminale?

Se la motivazione efficiente a scatenare una guerra catastrofica per l'intera umanita' e' il legame di personalita' di governo con poteri criminali e terroristici, con questo criterio occorrerebbe scatenare una guerra contro innumerevoli paesi del mondo. Non le sembra folle e criminale?

Se la motivazione efficiente a scatenare una guerra catastrofica per l'intera umanita' e' che il governo di un paese potrebbe a sua volta scatenare una guerra, con questo criterio occorrerebbe scatenare una guerra contro innumerevoli paesi del mondo. Non le sembra folle e criminale?

Occorre restare sul piano della realta' e sul piano del diritto: e' chi scatena una guerra ad essere l'aggressore. Una guerra di aggressione non puo' essere definita difesa.

Occorre restare sul piano della realta' e sul piano del diritto: se si sospetta qualcuno di voler usare armi di sterminio di massa il modo migliore per far si' che lo faccia e' scatenare una guerra.

Occorre restare sul piano della realta' e sul piano del diritto: se si vuole difendere la pace e la sicurezza, la guerra e' il modo piu' sicuro per impedire la pace e per distruggere la sicurezza.

Occorre restare sul piano della realta' e sul piano del diritto: se gli stati invece di combattere il terrorismo con gli strumenti della polizia e dei tribunali a loro volta commettono stragi indiscriminate di innocenti, essi stessi stati si fanno terroristi, promuovono il terrorismo, lo alimentano e lo riproducono in proporzioni sempre piu' enormi.

Occorre restare sul piano della realta' e sul piano del diritto: tra i mezzi e i fini vi e' un nesso cogente: la democrazia si difende con la democrazia, la pace si difende con la pace, i diritti umani si difendono con il rispetto dei diritti umani. Le uccisioni, e massime quel cumulo di uccisioni di cui consiste una guerra, costituiscono la violazione piu' radicale e flagrante dei diritti umani; la guerra costituisce palesemente l'esatto contrario della pace; la guerra e' nelle sue premesse, nella sua fenomenologia e nei suoi esiti precisamente il contrario di quella civile convivenza fondata su regole condivise di cui la democrazia consiste.

La guerra che si prospetta mette in pericolo l'intera umanita'; si puo' forse esitare su quale sia la cosa giusta, su quale sia il dovere nostro e di tutti, posti di fronte all'alternativa seguente: se permettere con la propria complicita' o anche solo con la propria ignavia che l'umanita' corra il pericolo di essere distrutta, o se invece si debba cercare di salvarla impedendo la guerra che l'intera umanita' minaccia?

Sono cose talmente banali che quasi si ha pudore e si prova disagio a dirle, ma tale e' la situazione odierna che occorre tornare a ripeterle.

Se poi veniamo in punto di diritto lei sapra' che la Repubblica Italiana, lo stato nel cui territorio la struttura che lei comanda e' ospitata, ha come fondamento del suo ordinamento giuridico una Costituzione che all'articolo 11 (uno dei "principi fondamentali", ovvero dei "valori supremi" del nostro ordinamento giuridico, della nostra repubblica, delle nostre liberta') "ripudia la guerra".

Il ripudio della guerra significa che la legge fondamentale del nostro paese fa obbligo a noi italiani di opporci con tutte le nostre forze alla guerra: e' la nostra legge, lei e' nostro ospite, anche lei e' vincolato a rispettarla in quanto in Italia si trova.

Lei sapra' anche, non ne dubitiamo, che la stessa Carta delle Nazioni Unite, comune punto di riferimento dell'enorme maggioranza degli stati della terra, fin dal suo preambolo esplicitamente attesta che motivo stesso dell'esistenza delle Nazioni Unite e' di impedire il ritorno del "flagello della guerra".

Come vede, tanto la legge italiana, quanto la Carta alla base dell'esistenza e della legittimita' dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, sono esplicite ed inequivocabili: chiedono ai popoli come agli stati di opporsi alla guerra.

Vede quindi che sia per ragioni morali, sia per ragioni giuridiche, la guerra che si sta preparando e' un crimine, e ad essa ogni persona di volonta' buona, ed ogni istituzione legale, hanno il dovere di opporsi.

*

Le finalita' della nostra azione diretta nonviolenta

Egregio signore,

le finalita' della nostra azione nonviolenta per la pace sono semplici.

Impedendo agli aerei della sua base di decollare, ostruendo lo spazio aereo circostante e sovrastante la base con le nostre mongolfiere, intendiamo bloccare l'operativita' bellica della sua base, e con cio' ostacolare un ingranaggio della macchina bellica complessiva.

Speriamo che questa azione diretta nonviolenta sia anche un esempio che altri seguiranno: cosi' da poter in prospettiva bloccare l'intera macchina bellica.

Cosi' facendo, noi rispettiamo ed inveriamo quanto ci chiede la legge fondamentale del nostro paese, la Costituzione della Repubblica Italiana; cosi' facendo, noi rispettiamo ed inveriamo quanto ci chiede la Carta delle Nazioni Unite; cosi' facendo, noi rispettiamo ed inveriamo quanto a noi richiesto sia dalla legalita' costituzionale italiana, sia dal diritto internazionale.

*

La realizzazione della nostra azione diretta nonviolenta

Egregio signore,

il nostro intendimento e' di sovrastarvi sul piano della forza e di ridurvi in condizione di non nuocere; il nostro obiettivo e' di impedire materialmente la vostra partecipazione alla guerra e con cio' essere di ostacolo alla guerra.

Forse, detta cosi', questa affermazione potra' farla sorridere: di solito si pensa che il potere armato e' piu' forte del potere di chi e' disarmato. Di solito si pensa che la violenza prevale sul diritto. Non e' cosi': c'e' una cosa che e' piu' forte della violenza, ed e' la nonviolenza.

Noi pensiamo di sovrastarvi sul piano della forza, con la forza della nonviolenza: lo abbiamo gia' dimostrato nel 1999 per poche ore, lo faremo di nuovo, e questa volta agiremo per farlo non per poche ore, ma fino a ridurre a completa impotenza la vostra capacita' di uccidere.

Noi non siamo vostri nemici, noi abbiamo dalla nostra parte la protezione e la forza della legge italiana cui anche voi in quanto nostri ospiti dovete obbedienza. Noi agiremo restando sul territorio italiano, voi non potrete ne' ucciderci ne' aggredirci. E noi ostruiremo l'area di decollo dei vostri aerei e voi sarete costretti a non farli decollare.

Noi chiederemo alle forze dell'ordine italiane di essere presenti e di intervenire in difesa della legge italiana.

Noi chiederemo alle istituzioni italiane di essere presenti e di intervenire in difesa della legge italiana.

Voi dovrete rispettare la nostra legge.

Noi agiremo con la forza della nonviolenza, con la forza della legalita', con la forza del diritto. Voi non avrete pretesto alcuno per agire contro di noi. Vi dovrete inchinare al diritto. Sara' un bene anche per voi, per la vostra coscienza. Del resto, impedendovi di partecipare alla guerra noi agiremo anche per salvare le vostre vite.

Noi pensiamo di mettervi in condizione di non nuocere utilizzando la forza della legge.

Quand'anche un governo fedifrago, un parlamento fedifrago, un capo dello Stato fedifrago dovessere violare la legalita' costituzionale italiana avallando la guerra (purtroppo e' gia' accaduto piu' volte dal 1991 in qua, e gli sciagurati responsabili di questo crimine ancora non hanno subito il giusto e necessario procedimento penale e la necessaria e giusta condanna, ma il loro delitto non e' caduto in prescrizione), la legge resta in vigore e tutti i pubblici ufficiali italiani ad essa restano vincolati, e  tutti i cittadini italiani a difesa e ad inveramento di essa sono chiamati ad agire.

La nostra legge ci chiama a impedire la guerra, e poiche' nella guerra che si prospetta voi potreste essere coinvolti, la nostra legge ci chiama a impedire la vostra partecipazione ad essa.

Non dimenticate di essere nostri ospiti. Non dimenticate che dovete obbedienza e rispetto alle leggi del paese che vi ospita. Non dimenticate che il nostro ordinamento giuridico "ripudia la guerra". E non dimenticate che proprio perche' vi ospitiamo abbiamo a cuore anche la vostra incolumita', ed abbiamo quindi il dovere di impedirvi di fare del male ad altri e a voi stessi.

Sara' in nome della legge, con la forza della legge, che vi impediremo di prender parte alla guerra, questo mostruoso crimine contro l'umanita'.

*

Un'ovvia assicurazione

Egregio signore,

Come forse gia' sapra', il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo e' una struttura impegnata per la nonviolenza e con la nonviolenza, cosicche' tutte le nostre iniziative hanno lo scopo di salvare vite umane e non di metterle in pericolo, ne' minacciarle, ne' offendere l'incolumita' e la dignita' di esseri umani.

Cosicche' ci sta a a cuore anche la vita, l'incolumita' e la dignita' sua e delle persone ai suoi ordini.

Con la nostra azione diretta nonviolenta in nessun momento metteremo in pericolo la vita, l'incolumita', la dignita' sua e dei suoi collaboratori.

Anche di questo abbiamo voluto fin d'ora esplicitamente informarla.

Cosi' come ci sembra che possa essere utile esplicitamente informarla che noi siamo tuttora oppositori della dittatura di Saddam Hussein e lo eravamo gia' quando scelleratamente il nostro paese, ed il suo, quella dittatura rifornivano di armi; che noi siamo intransigentemente oppositori del terrorismo e dei poteri criminali, delle dittature e del razzismo; che noi siamo intransigentemente impegnati per i diritti umani di tutti gli esseri umani, e contro tutte le guerre, contro tutti gli eserciti e contro tutte le armi.

Ed ugualmente ci pare utile informarla esplicitamente che noi siamo solidali con il popolo iracheno (vittima della dittatura, delle precedenti guerre, del criminale embargo, delle azioni aeree belliche angloamericane mai interrotte, della guerra che si prospetta), cosi' come con il popolo americano, con quello afghano come con quello palestinese, come con quello israeliano, come con tutti i popoli del mondo. Tutti i popoli hanno diritto a esistere, tutti gli esseri umani hanno diritto a vivere.

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Per saperne di piu' sull'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace

Egregio signore,

qualora desiderasse maggiori informazioni sull'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace, oltre a quelle che le inviammo a piu' riprese nel 1999 ci permettiamo di suggerirle di leggere quanto recentemente abbiamo riportato nel n. 491 del 29 gennaio 2003 del nostro notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino" (che trovera' agevolmente nella rete telematica, riprodotto alla data relativa, nella lista "Peacelink news" del sito pacifista di Peacelink - www.peacelink.it -, e che puo' anche richiederci direttamente al nostro indirizzo di posta elettronica: nbawac at tin.it).

*

Per concludere

Egregio signore,

ci perdonera' se questa lettera invece di inviargliela privatamente la diffondiamo subito anche ai mezzi d'informazione ed a molti altri interlocutori.

Ma stiamo parlando di una vicenda pubblica quanto altre mai. E la nostra iniziativa e' e deve essere pubblica: fa parte della scelta della nonviolenza di essere leali, onesti, veritieri, di annunciare sempre in anticipo le proprie intenzioni, di non nascondere nulla, di essere sempre pronti al dialogo, di avere a cuore l'incolumita' e la dignita' di tutti.

Avremmo davvero vivo piacere di poterla incontrare, di poter interloquire con lei, sia in un colloquio de visu che attraverso le altre forme di comunicazione che lei preferisse.

Vogliamo continuare a sperare che la guerra non ci sara', che la volonta' di pace autorevolmente espressa da tante donne ed uomini di volonta' buona, da tante autorita' morali e politiche, possa prevalere ed essere sufficiente ad impedire nuovi massacri.

Lo stesso annuncio fin d'ora della nostra azione diretta nonviolenta che realizzeremmo qualora la guerra iniziasse, e' ovviamente inteso a contribuire a prevenire e impedire la guerra, inducendo i poteri promotori della guerra a riflettere sul fatto che la loro potenza militare non e' poi cosi' incontrastabile come puo' sembrare a taluni.

Egregio signore,

voglia gradire distinti saluti ed auguri di buona permanenza nel nostro paese, saluti ed auguri che la preghiamo di estendere ai suoi familiari ed ai suoi collaboratori.

 

11. LA STRADA LUNGA

 

E' facendo la strada lunga che si ascoltano racconti meravigliosi, ti capitano avventure straordinarie e sorprendenti incontri, e cicatrizzano le ferite.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 123 del 28 febbraio 2013

 

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