[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Telegrammi. 1226



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1226 del 27 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. La buona politica

2. A Viterbo un incontro di riflessione su "Dignita' umana e solidarieta' concreta"

3. Nello specchio delle Lettere a Lucilio

4. Alcuni testi del mese di luglio 2003 (parte prima)

5. Ancora dieci parole sul sentiero da Assisi a Gubbio

6. Due o tre cose che so sull'immigrazione

7. Ancora dieci parole della nonviolenza riflesse in dieci volti di donne

8. Sulle cosiddette gaffes del cavalier B.

9. Un 4 novembre dalla parte delle vittime, contro guerre, eserciti ed armi

10. Una sciocchezza ancora

11. Uomini in gabbia

12. Uomini e tigri

13. Ancora dieci parole sul sentiero da Assisi a Gubbio

14. Dieci quartine tra Assisi e Gubbio

15. In memoria di Alice Paul

16. La "Carta" del Movimento Nonviolento

17. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. LA BUONA POLITICA

 

La buona politica e' salvare le vite.

La buona politica e' non fare la guerra.

La buona politica e' l'amore per il mondo.

La buona politica e' la nonviolenza in cammino.

 

2. INCONTRI. A VITERBO UN INCONTRO DI RIFLESSIONE SU "DIGNITA' UMANA E SOLIDARIETA' CONCRETA"

 

Si e' svolto la mattina di martedi' 26 marzo 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione su "Dignita' umana e solidarieta' concreta".

 

3. INCONTRI. NELLO SPECCHIO DELLE LETTERE A LUCILIO

 

Si e' svolto la sera di martedi' 26 marzo 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un nuovo incontro di lettura e interpretazione dell'opera di Lucio Anneo Seneca.

In particolare e' stato letto e commentato il primo libro delle Lettere a Lucilio, evidenziandone temi politici e morali, di analisi fenomenologico-esistenziale, di ricerca storico-filosofica, ed ovviamente cogliendo altresi' le scintillanti soluzioni linguistiche e stilistiche che nella misura dell'essenzialita' ma anche con passaggi virtuosistici sono correlativo oggettivo di una riflessione ad un tempo acuminata e terapeutica.

La rilettura dell'opera di Seneca dal punto di vista di un'etica della Resistenza e di una cultura della nonviolenza e' un percorso di ricerca cominciato da mesi e che si protrarra' ancora nelle prossime settimane.

 

4. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2003 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di luglio 2003.

 

5. ANCORA DIECI PAROLE SUL SENTIERO DA ASSISI A GUBBIO

 

1. Forza della verita'

 

Tieniti stretto alla verita'

e non temere il male

affronta il male

e vincilo con la pieta'.

*

2. Coscienza

 

L'arte la fede la sapienza

tutto le e' di nutrimento

ma solo lei tutto feconda e avviva

nostra buona signora la coscienza.

*

3. Amore

 

Piu' passa il tempo e meno sono certo

di saper dire cosa essere possa

ma ovunque vedo splender la sua possa

che regge il mondo e salva dal dolore.

*

4. Festa

 

Che cosa resta quando s'arresta ogni podesta

e si ridesta l'ombra molesta estinte le gesta

omai digesta nella foresta ogni tempesta

se non quel lieve ricordo della festa?

*

5. Sobrieta'

 

Invigila te stesso, a te stesso

esser presente sappi.

e passa in largo giro la borraccia

nessuno dei compagni resti senza

un sorso d'acqua, un sorso d'amicizia.

*

6. Giustizia

 

Dapprima fu la spada, la bilancia

appresso venne, verra' poi l'aratro.

La rabbia, l'equilibrio, il nutrimento.

S'ha da decidere che far del ferro:

se forza, o legge, oppur misericordia.

*

7. Liberazione

 

Nel profondo lago nero del tuo cuore

si nasconde il primo nemico.

Nella lotta dentro te contro di te

comincia quel cammino che da' pace.

*

8. Potere di tutti

 

Solo se si e' deliberato in comune

potremo agire in comune.

*

9. Bellezza

 

E' quel che si oppone alla morte

e' la gioia che rinasce ad ogni aurora

e' la speranza di essere ascoltati

e' tutto il mare dentro la conchiglia.

*

10. Persuasione

 

In quel piu' profondo colloquio corale

in cui s'incontrano infine tutti i tu

e non v'e' piu' contesa di mio e di tuo

li' ci ritroveremo faccia a faccia.

Ogni giorno e' quel colloquio corale

ogni giorno devi fare la tua scelta.

 

6. DUE O TRE COSE CHE SO SULL'IMMIGRAZIONE

 

La prima: che ogni essere umano ha diritto ad esistere, e ad un'esistenza dignitosa. E che se nei luoghi dove gli e' capitato di venire al mondo e' vittima di soprusi e violenze, di fame e miseria, di persecuzione e di guerra, ebbene, e' suo diritto anche recarsi altrove, e trovare ospitalita' ed aiuto.

La seconda: che l'oppressione subita dai popoli del sud del mondo ha le sue radici qui: nelle societa' che ne rapinano le risorse (e che le risorse sprecano, l'ambiente devastano, i quattro quinti dell'umanita' opprimono gia' solo col tenore dei propri consumi). I selvaggi, i criminali, ahime', siamo noi.

La terza: che ci sarebbe un modo semplice semplice per evitare che continuino le stragi nel Mediterraneo, per evitare la riduzione in schiavitu' delle persone povere che giungono nel nostro paese, per contrastare le mafie transnazionali che si nutrono di carne umana, per rendere effettivo quanto stabilito dalla legge italiana nella Costituzione: e sarebbe di consentire a tutti gli esseri umani di poter entrare legalmente e in condizioni di sicurezza nel nostro come in tutti i paesi; sarebbe di realizzare un servizio di trasporto pubblico e gratuito per tutti i migranti che ipso facto anullerebbe il business mafioso della mobilita' resa illegale; sarebbe di cominciare ad affrontare le grandi questioni planetarie dell'ingiustizia globale (di cui le migrazioni, le migrazioni dalle immense aree rapinate e impoverite verso le fortificate cittadelle del privilegio e dello sperpero in cui crapulano i rapinatori, sono una delle conseguenze ineludibili ed inesorabili) in un'ottica appunto globale, che riconosca eguale dignita' ed eguali diritti a tutti gli esseri umani, e che la questione della "capacita' di carico" del territorio ponesse anch'essa in una visione di giustizia globale, ripartendo tra tutti i costi degli interventi necessari in una logica di condivisione delle risorse scarse, scelta di giustizia che implica che chi fino ad ora ha goduto dei frutti di una plurisecolare rapina debba rinunciare a molto di cio' che ad altri e' stato e viene ogni giorno sottratto.

Non credo ci sia bisogno di aggiungerne una quarta, ma visto che ci sono: coloro che i poveri recludono nei campi di concentramento; coloro che i poveri fanno morire affogati in mare; coloro che i poveri rendono schiavi lungo i viali e nelle periferie delle nostre citta'; coloro che emulano le leggi di Norimberga: e' di tutti costoro che dovremmo aver paura, anche e soprattutto quando vestono i panni di ministri della Repubblica; sono costoro che aiutano i dittatori politici economici e militari del nord e del sud a scuoiar viva l'umanita' presente; sono costoro che aiutano le mafie ad arricchirsi in un'orgia infinita di orrori; sono costoro i malfattori da ridurre in condizione di non nuocere piu' all'umanita' intera. Per affermare l'umana dignita' di ogni essere umano, per affermare il diritto e la democrazia, per costruire una societa' planetaria in cui si adempia l'antica profezia e speranza di un'umanita' autocosciente  e solidale: da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni.

 

7. ANCORA DIECI PAROLE DELLA NONVIOLENZA RIFLESSE IN DIECI VOLTI DI DONNE

 

1. Carla Lonzi, o della forza della verita'

 

Piu' passa il tempo e piu' diventa chiaro

che quelle parole scritte sulla carta vetrata

trent'anni fa, ancora c'interpellano.

 

Piu' passa il tempo e piu' diventa urgente

quel nitore di sguardo e di voce

per contrastare l'orrore presente.

*

2. Maria Zambrano, o della coscienza

 

La coscienza e' l'esilio

e l'esilio e' il ritrovarsi.

 

Perso tutto, allora resti tu.

 

Ed il pensiero che pensa e che ricrea

un mondo intero infine abitabile

da tutte tutte le persone umane.

*

3. Marina Cvetaeva, o dell'amore

 

Nessuno mai amo' quanto Marina:

amo' la luce e la terra, i corpi e i sogni e le parole.

 

Amo' le vite delle persone

si oppose sempre al cenno del carnefice.

*

4. Violeta Parra, o della festa

 

Conosceva la tristezza dalla coda lunga

come la Ande e fino in Patagonia.

 

Sapeva stringere i denti e lottare

masticando le erbe piu' amare, senza arrendersi mai.

 

Smascherava i fascisti col grido e col riso

e col ragionamento,

insegnava ad ascoltare lo zittito, l'offesa, gli inermi.

 

Ed abbracciata alla chitarra con la voce

rompeva catene, cavalcava le nuvole, dava sollievo

muovendo al coro e alla danza.

 

Al popolo restituiva

la dignita' rubata dai padroni.

*

5. Georgia O'Keeffe, o della sobrieta'

 

Per arrivare all'essenzialita'

occorre liberarsi dai feticci

spogliarsi dai viluppi di fantasmi

alla lusinghe del superfluo dire no.

Ed asciugarsi, andare nel deserto.

 

E solo allora trovi la scala

che dalla terra porta alla luna.

*

6. Marianella Garcia, o della giustizia

 

Salvare anche i morti

restituir loro il volto,

allo scempio compiuto dai carnefici

opporre infinita la pieta'.

 

E cosi' salvare coloro che verranno

dalla ripetizione incessante dell'orrore,

cosi' salvare l'umanita' presente,

cosi' rendere bene per male.

*

7. Rosanna Benzi, o della liberazione

 

Io la ricordo come una voce

che mi giunse qualche volta da un telefono

da Genova, dal polmone d'acciaio.

 

Ma la ricordo anche come donna

che volle vivere una vita piena

di affetti e di lotte, di verita'

che affronta il dolore e nessuno abbandona

nelle fauci dell'orco, nessuno

nel pozzo nero della solitudine

lascia che sia gettato.

 

Di liberazione maestra

non piu' dimenticata.

L'apertura che Capitini disse

in lei si era incarnata.

*

8. Ginetta Sagan, o del potere di tutti

 

Partecipo' alla Resistenza

fondo' Amnesty International

rese l'umanita' piu' buona e piu' forte.

 

Ancora chiama la sua voce all'azione

e chiama te.

*

9. Emily Dickinson, o della bellezza

 

Si puo' condurre una vita segreta

e donare al mondo tanta luce

che io che leggo ogni volta mi chiedo

quanto dolore costo' tanta gioia

quanta fatica tale levita'.

 

Si puo' essere sola e in solitudine

essere gia' figura dell'intero

genere umano, e lieve silenziosa

essere gia' di quella

societa' delle estranee che il mondo

ha da salvare, da mettere al mondo.

*

10. Margarete Buber-Neumann, o della persuasione

 

I campi, e nei campi l'umanita'.

I campi, e contro i campi l'umanita'.

 

Dire la verita', salvare quel che resta

delle vittime, contrastare

il totalitarismo che genera i campi

ed ogni ora si riproduce.

Ed ogni ora devi contrastare.

 

Saper distinguere tra i ruoli, le idee

astratte, e concreta la carne che soffre.

Saper riconoscere il bene e non sottrarsi.

Fare la scelta di salvare le persone.

 

8. SULLE COSIDDETTE GAFFES DEL CAVALIER B.

 

Io non credo che il cavalier B. commetta delle gaffes per improntitudine.

Una persona che ha costruito un piccolo impero anche sulla capacita' di vendere un'immagine non commette gaffes con la frequenza e l'indecenza con cui lo fa il cavalier B.

Credo piuttosto, e lo dico da anni, che le gaffes del cavalier B. siano premeditate ed accuratamente mirate, ed abbiano per un verso la funzione del cane di Alcibiade, spostare cioe' l'attenzione su altro da cio' di cui invece dovremmo occuparci; per l'altro il significato di messaggi in codice, di decifrazione del resto neppure difficile: evocando, e in quel tono cosi' stupefacentemente e algidamente crasso e ripugnante, i lager, da un lato si ricorda ai signori neofascisti e razzisti della coalizione di governo che essi si trovano li' perche' il demiurgo B. ce li ha portati e ce li tiene, e quindi non lo tirassero troppo per la giacchetta; dall'altro si rassicura l'Attila americano che nell'Europa continentale ha una quinta colonna capace di mettere a posto - sia pure solo sul piano dell'insulto, ma nei consessi istituzionali anche i rituali contano - quei signori che osano talvolta - e sia pur appena un pocolino - recalcitrare agli ordini impartiti col frustino dall'imperator Stranamore.

Invece di lasciarci abbindolare dai numeri da avanspettacolo, e lasciarci trascinare nell'orgia del cattivo gusto e del combattimento nel fango, di ben altri aspetti dell'agire del cavalier B. dovremmo tutti preoccuparci e occuparci.

Ma fatta eccezione per alcuni servitori dello stato che sono direttamente minacciati e aggrediti (in un paese in cui molte delle piu' nobili e coraggiose persone delle istituzioni sono state prima vilipese, poi isolate, ed infine assassinate), e di coloro che immediatamente subiscono la feroce offensiva del governo contro le classi e le persone povere ed oneste, quasi nessuno ha voglia di occuparsene davvero perche' anche il sistema di potere del cavalier B., come gia' quello del cavalier M. in altri tempi, e' per cosi' dire "l'autobiografia di una nazione" con quel che questa locuzione implica e che lasciamo alla ruminazione del sagace lettore.

Non credo che sia possibile che in un paese (civile, moderno, eccetera) vada al potere una cordata di affaristi senza scrupoli, di personaggi apprezzati e sostenuti dai poteri occulti e criminali, di razzisti e neofascisti, di golpisti insomma e infine, senza che vi sia a monte una corruzione e una complicita' generalizzate.

Di questo dovremmo discutere, e della necessita' di iniziarla davvero una resistenza nonviolenta - non gli spettacolini, non le doppiezze, non le ambiguita' e le subalternita' correnti - in difesa delle istituzioni democratiche, del bene pubblico, della civile convivenza, della nostra stessa dignita', del diritto e dei diritti di tutti.

 

9. UN 4 NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME, CONTRO GUERRE, ESERCITI ED ARMI

 

Il 4 novembre del 2002 il Centro di ricerca per la pace di Viterbo ha realizzato una cerimonia di commemorazione delle vittime delle guerre, cerimonia austera e rigorosamente silenziosa di deposizione di fiori ai monumenti cittadini ai caduti, in alternativa alle celebrazioni cui partecipano gli apparati militari che le guerre eseguono e le persone uccidono.

L'iniziativa, denominata "Ogni vittima ha il volto di Abele" riprendendo la celebre frase di Heinrich Boell, verra' nuovamente realizzata quest'anno, e viene proposta alle persone e ai movimenti impegnati per la pace in altre citta' d'Italia affinche' il 4 novembre cessi di essere occasione di esibizione di eserciti ed armi e quindi di offesa alle persone uccise dalla guerra.

Soltanto con l'impegno perche' mai piu' vi siano guerra ne' eserciti ne' armi si fa degna memoria delle vittime, in commozione, rispetto, fraternita' e sororita' autentiche.

 

10. UNA SCIOCCHEZZA ANCORA

 

Continua ad andare di moda la stupidaggine di fare l'apoteosi della societa' civile e denigrare un generico e sfuggente oggetto chiamato "la politica". Ci duole dirlo, e' un'equivoca sciocchezza.

Dal vecchio Hegel apprendemmo che la societa' civile e' in primo luogo l'ambito dell'attivita' economica, prima ancora che l'opinione pubblica (che e' anch'esso concetto ambiguo e sfuggente, e soggetto sociale marcato dal privilegio quant'altri mai, quindi dalla complicita' - nella collocazione sociale, e si sa quel che ne segue - con la classe e l'ideologia dominanti); e quindi nella societa' civile ci stanno dalle multinazionali ai prosseneti, oltre naturalmente a tante brave persone (organizzate e non) per carita'. Farle tanti incondizionati complimenti non ci pare proprio una bella pensata.

Quanto poi alla "politica" come sentina di tutti i vizi, noi abbiamo invece sempre pensato che vi sia una buona ragione per cui ha acquisito una sempre piu' esplicita connotazione negativa la parola con cui i greci antichi chiamavano chi della politica, cioe' della cosa di tutti, non si occupava e solo attendeva a fare gli affari propri: "idiotes".

Che si sostenga senza ironia che la societa' civile debba dettar legge e i militanti e i rappresentanti politici debbano solo ascoltare ed eseguire, e' un'opinione che ci sembra a dir poco insensata. Ed e' peraltro l'opinione del Fmi, del Wto, e del fascismo oggi al potere nei paesi ricchi del pianeta.

Che sostenga questa opinione - senza rendersi conto di cosa implichi - chi per ragioni anagrafiche o d'altra natura non e' mai stato o non si e' mai sentito anche un militante politico, e' un'ingenuita' le cui cause possiamo capire (e beninteso resta un errore colossale) ma che la stessa cosa ripetano persone che trenta o vent'anni fa erano militanti politici e poi sovente dai rispettivi partiti - o peggio: patronati di sottogoverno - sono stati piazzati e sostenuti nelle ong e nelle onlus e nelle coop (sui cui bilanci, organigrammi, alleanze e coterie non sempre e' cosa buona e intelligente stendere un pietoso velo di silenzio), ebbene, sarebbe materia per la penna di Karl Kraus.

Del resto, si hanno mille ragioni di diffidare del governo di chi alle elezioni raccoglie e sovente carpisce la fiducia di molte persone, ma questo non implica che allora il governo della cosa pubblica vada affidato ipso facto a persone che sovente non prenderebbero neppure il voto della mamma, come ad esempio certi esuberanti ragazzi di sicuro avvenire che solo perche' piu' forte di altri urlano improperi hanno trovato largo credito nei mass-media come autoproclamatisi portavoce di sei miliardi di esseri umani, e solo perche' apparsi in tivu' a leggere farsesche e deliranti "dichiarazioni di guerra" sono stati poi promossi dai medesimi media e dall'ignavia dei piu' a ecolalici leader del cosiddetto movimento per la pace.

Son cose tristi, signora mia. Ma anche buffe.

 

11. UOMINI IN GABBIA

 

Nei mesi scorsi mi e' capitato piu' volte di entrare in visita nel carcere di Mammagialla a Viterbo.

Per poterlo fare ho dovuto sottoscrivere ogni volta una dichiarazione con la quale mi impegnavo a "non fare uso giornalistico" di cio' di cui venivo a conoscenza in quelle occasioni.

Pur trovando insensata ed indegna quella clausola, intendo continuare a rispettarla, poiche' vi ho impegnato la mia parola, ed essa per me ha un valore. Cio' che scrivero' qui prescinde dunque da quanto ho visto e sentito in quelle occasioni, e si fonda invece - per la parte, diciamo cosi', documentaria e specifica - su molti colloqui avuti con tanti amici che nel carcere lavorano come agenti di custodia, come personale civile o come volontari,  o che vi si sono trovati ristretti; colloqui avuti fuori da quelle mura, a voce o per iscritto.

*

Ho letto nell'edizione del 3 luglio 2003 del quotidiano "Il manifesto" la lettera che di seguito riproduco (e che ad oggi non mi risulta abbia ricevuto alcuna smentita).

"Sono detenuto nel carcere Mammagialla di Viterbo, sono qui per dirvi, quello che altrimenti nessuno saprebbe. Giovedi' sera, 26 giugno, alle 21.00 si e' impiccato alle sbarre della finestra M. C., 35enne, con una condanna definitiva da scontare di 10 mesi; era dentro da 3 mesi, durante i quali aveva chiesto piu' benefici di legge per scontare questo breve periodo agli arresti domiciliari, che non gli sono stati concessi. Si dice che abbia ricevuto una lettera d'addio dalla sua compagna e che per questo, da un po', non riusciva a 'reggere' la galera, aveva dato segni evidenti di sconforto e chiusura e per questo motivo molti compagni avevano notato che era a rischio. In questi casi ci si avvicina al compagno con parole e gentilezza varia, cercando di coinvolgerlo in piu' cose possibili perche' non 'svicoli via'. Ma Marco aveva gia' deciso di farla finita con questa vita e lo ha fatto. Nessuno dei cosiddetti operatori e specialisti e agenti addetti al controllo e alla nostra educazione e inserimento se n'e' accorto. Neanche il cappellano sapeva e/o veniva informato. E' il secondo compagno che perdiamo nel giro di pochi mesi, questo e' dovuto all'aumento di regole stupide e inutili anche all'interno di questo carcere viterbese, dettate dai vertici (come la nuova direzione) e a cui gli educatori e gli specialisti non possono opporsi perch" comandano loro. Quale apertura, quale inserimento, quale recupero" (Lettera firmata).

Non ho potuto effettuare riscontri per accertare se quanto riportato sia veridico, e non entro nel merito dei giudizi che la lettera contiene.

*

Ma per lunga frequentazione dei luoghi del potere giudiziario e della funzione penale questo so e posso e voglio e devo dire:

a) che le condizioni in cui sono tenute le persone detenute negli istituti di pena sono quasi sempre indegne ed orribili, e confliggono col dettato costituzionale che all'art. 27, comma terzo, testualmente recita: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanita'";

b) che almeno la gran parte della popolazione carceraria e' del tutto insensato che si trovi li', anzi la loro reclusione e' per essi e per la societa' cosa nociva in sommo grado;

c) che anche il personale carcerario vive una vita lavorativa (e quindi una vita tout court) di grande sofferenze e disagio, una vita alla quale nessun essere umano dovrebbe essere costretto.

E' dagli anni '70 che cerco di dare anch'io una mano a contrastare la feroce violenza delle istituzioni totali, luoghi incompatibili con la dignita' umana.

Ed e' da allora che sono consapevole che per contrastare i poteri criminali e la violenza diffusa il carcere e' peggio che inefficace, e' dannoso in misura devastante, e' barbaro e criminogeno.

Cosicche' mi pare ragionevole sostenere tutte le iniziative limpide e democratiche affinche':

1. ci sia meno carcere possibile, e si progredisca nella direzione a suo tempo indicata dall'appello "liberarsi dalla necessita' del carcere" promosso da figure autorevolissime dell'impegno civile, morale, scientifico e culturale come Franca Ongaro Basaglia;

2. ci siano piu' alternative possibili alla detenzione, estendendo le esperienze che vanno nella direzione proposta dalla riflessione di quel grande uomo di pace che e' stato l'indimenticabile Mario Gozzini;

3. si faccia tutto il possibile affinche' le condizioni di vita nei luoghi di pena siano rese sempre meno inique, serpme piu' coerenti col dettato costituzionale;

4. siano denunciati e puniti tutti coloro che commettono, e coloro che permettono che si commettano, violenze soprattutto nei luoghi in cui le persone sono gia' vulnerate nella pienezza dei loro diritti e quindi a maggior ragione hanno bisogno e diritto a rispetto, solidarieta', ascolto, difesa;

5. si realizzi subito un provvedimento di clemenza, dopo anni di rinvii ed inganni;

6. in particolare si realizzi subito anche un provvedimento di clemenza per i detenuti che sono tali solo perche' non hanno avuto un processo adeguato, come accade sovente agli immigrati che subiscono il carcere innanzitutto perche' sono poveri;

7. siano aboliti i cosiddetti "centri di permanenza temporanea", veri e propri campi di concentramento in cui sono detenute persone che non hanno commesso alcun delitto.

*

La situazione del carcere di Viterbo e' grave. Detenuti ed operatori (dipendenti e volontari) lo denunciano da tempo. Peraltro essa riflette una situazione generalizzata nel nostro paese.

Occore dare piena e trasparente attuazione alle guarentigie gia' previste dalla normativa nazionale vigente; occorre costruire un rapporto responsabile e solidale tra comunita' locali e popolazione detenuta; occorre affermare sul serio il riconoscimento di tutti i fondamentali diritti umani a tutti gli esseri umani, e sopratutto a coloro che si trovano - per le piu' diverse ragioni - in condizioni di diminuita liberta'.

Invecchio. Tre decenni fa pensavo che impegnandosi in molti limpidamente e tenacemente presto si sarebbe riusciti a promuovere un progresso civile tale che certe morti e certe violenze non si sarebbero piu' date, almeno nel nostro paese. Troppi orrori sono seguiti, una grande regressione si e' data, la nostra volonta' buona non e' valsa a impedire ne' gli uni ne' l'altra.

Ragione in piu' per continuare e rendere piu' efficace l'impegno in difesa dei diritti e della dignita' umana, per il superamento delle istituzioni totali, per l'umanizzazione della pena, per la civile convivenza, per uno stato di diritto che valorizzi l'eredita' grande di Cesare Beccaria, di Franco Basaglia, di Germano Greganti, per un'umanita' di liberi ed eguali.

 

12. UOMINI E TIGRI

 

Tu chiudi uomini in gabbia,

ed essi diventano tigri.

 

13. ANCORA DIECI PAROLE SUL SENTIERO DA ASSISI

 

1. Forza della verita'

 

Nella ricerca della verita'

con il rispetto della verita'

in saldo abbraccio alla verita'

preferisci soffrire e non far male.

*

2. Coscienza

 

Nella coscienza della sofferenza

nella coscienza della compresenza

nella coscienza della gaia scienza

si tempra e si rinsalda l'alma frale.

*

3. Amore

 

tolto il disegno resta il colore

tolta la forza resta il calore

tolta la speme resta il valore

tolta la terra resta ancora il sale.

*

4. Festa

 

Ogni giorno l'aurora dita rosate torna

ed ogni giorno reca nuova festa.

*

5. Sobrieta'

 

Cosi' esposti al bisogno, cosi' esposti

alla paura, questo solo farmaco

conosco che offra limpido un sollievo:

volere meno, avere meno, andare

piu' lentamente, piu' in profondita',

dividere quel che e' nella bisaccia

con lo straniero, e nel lungo cammino

saper godere del bene del mondo,

del raccontarsi le infinite storie.

*

6. Giustizia

 

Non ci fu data la scienza

del bene e del male, ci fu data

l'intelligenza del dolore e acuta

la percezione della nostra confusione.

 

Cosi' quasi ciechi e senza bordone

questo cammino abbiamo da fare

e cosi' fragili e stanchi come siamo

la violenza dobbiamo contrastare

ed all'ingiusto il giusto contrapporre

e nella nostra scarsa luce il bene opporre

al male.

*

7. Liberazione

 

E' liberta' incarnata ed in cammino,

se si fermasse, divenisse astratta,

la liberta' in un lampo si corrompe

e s'arrovescia. E' un fiore delicato:

come cessa di crescere gia' muore.

*

8. Potere di tutti

 

Ognuno ha un potere e quel potere

e' un seme prezioso che deve dare frutto.

 

Ma ogni potere e' una lama affilata

che puo' affettare il pane e puo' squarciare

cuori pulsanti.

 

Il potere di tutti e' la scelta

di dar valore alla vita di tutti

di riconoscere a tutti la forza

di capire, di decidere, di agire,

di orientare la forza al bene comune.

*

9. Bellezza

 

Nel polveroso turbine del tempo

perennemente in fuga e che incessante

tutto ti logora e tutto travolge

un sorso, un goccio, un'ombra di armonia

che allude a un ritrovarsi e' la belta'.

*

10. Persuasione

 

La persuasione e' la persuasione

del potere di tutti, fondato

sulla coscienza della compresenza.

 

Sentire presente in se'

l'umanita' intera

sentire il se' presente

nel flusso incessante della vita.

 

Sentire come empatia

sentire come ascolto profondo

afferramento alla verita'.

 

Della realta' di tutti lo splendore.

 

14. DIECI QUARTINE TRA ASSISI E GUBBIO

 

1. Forza della verita'

 

Oltre la coppa e lo stilo e' il nulla

ed anche questo canto certo e' nulla

due sole cose restano che valgono:

il pianto in comune, il riso in comune.

*

2. Coscienza

 

La parola e' piu' esigente del mondo

con la parola tu vai incontro al mondo

possa essere essa benedicente

possa essere essa portatrice di pace.

*

3. Amore

 

Ad eccezione del doloro tutto

dimenticai. Ma non dimenticai

la mano che mi si poso' sul volto.

Come una rosa fresca e profumata.

*

4. Festa

 

Mentre ceniamo insieme

mentre cantiamo insieme

si placa per un'ora questa furia

e per un'ora siamo ancora vivi.

*

5. Sobrieta'

 

Ascolta la voce del vento

ascolta l'orecchio del mare

ascolta la notte tutta occhi

e non negare mai la parola all'amico.

*

6. Giustizia

 

Non gravare su altri, sia lieve

il tuo camminare, il tuo parlare, il tuo sguardo.

Al curvo sii sostegno, a cio' che opprime

opponiti come una compatta roccia.

*

7. Liberazione

 

Tutto passera' presto, e' solo un attimo

ma questo attimo non sia sprecato.

Nulla passera' mai, per sempre resta

quello che hai fatto, quello che hai sperato.

*

8. Potere di tutti

 

E' nell'io la verita' del noi

ed e' nel noi la verita' dell'io.

Ma anche: e' nel tu la verita' dell'io

ed e' nel tutti la verita' dell'io, del tu, del noi.

*

9. Bellezza

 

Cosi' l'acqua dei sogni lava le angoscie

cosi' la luce del mondo risana le ferite

cosi' l'oblio rimuove le macerie

e la scoperta ci toglie il fiato ancora.

*

10. Persuasione

 

Anche di te vi e' bisogno

se questo sogno vogliamo trarre a vita

anche di te fa bisogno

per salvare di tutti la vita.

 

15. IN MEMORIA DI ALICE PAUL

[Ricorreva il 9 luglio l'anniversario della scomparsa di Alice Paul, la grande militante femminista nonviolenta. Nata l'11 gennaio 1885 da una famiglia quacchera nel New Jersey, militante femminista, pacifista, nonviolenta, dedico' la vita alla lotta per l'uguaglianza di diritti tra gli uomini e le donne, per la pace e la giustizia. Guido' fino alla vittoria la lotta per il riconoscimento del diritto di voto alle donne negli Stati Uniti, fu lei l'autrice dell'Equal Rights Amendment. Promosse movimenti e manifestazioni in America e in Inghilterra, sperimentando varie tecniche nonviolente; fu la principale organizzatrice della marcia delle donne del 3 marzo 1913 a Washington; per le sue lotte nonviolente fu piu' volte detenuta, nel vecchio continente e nel nuovo. E' scomparsa il 9 luglio del 1977...]

 

Sono passati cosi' tanti anni

e la memoria si affievolisce a tal punto

che nessuno ricorda piu' neppure

il colore delle rose dell'altr'anno

o la fragranza del pane di quando

eravamo giovani e affamati.

 

Quasi nessuno ricorda piu' le vittime

della guerra di pochi mesi fa

o di quelli che nel nostro paese

furono ammazzati dalla strategia

della tensione, dal terrorismo, dalla mafia.

 

Tutto e' appiattito su un presente

sottile come una lama

che diventa nulla.

 

Ma io ricordo ancora Alice Paul

con gratitudine le rendo omaggio

brucio per lei questo grano d'incenso.

 

So che senza di lei, senza Emmeline

ed infinite altre, anche la mia

sarebbe vita piu' oppressa e indegna.

 

16. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

17. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1226 del 27 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:

nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

 

Per non riceverlo piu':

nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

 

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web

http://web.peacelink.it/mailing_admin.html

quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

 

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica alla pagina web:

http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

 

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Gli unici indirizzi di posta elettronica utilizzabili per contattare la redazione sono: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com