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Telegrammi. 1227



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1227 del 28 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Lo spettacolo del mezzodi'

2. Spartaco Magnacani: Tre destre e un centrosinistra (piuttosto di destra)

3. Comunicazione nonviolenta e formazione del caregiver. Un incontro a Viterbo

4. Alcuni testi del mese di luglio 2003 (parte seconda e conclusiva)

5. La meglio gioventu'

6. Di Franco Fortini e di noi medesimi

7. La scomparsa di Benny Carter e di Compay Segundo

8. A proposito di scorie nucleari

9. Ancora dieci parole riflesse in dieci volti sul sentiero da Assisi a Gubbio

10. Cessi l'illegale e criminale partecipazione militare italiana alla guerra in corso in Iraq

11. Tre lezioni dal popolo sardo

12. Del trarre i cadaveri nella polvere, e dell'apocalisse

13. Dieci parole e dieci volti da Assisi a Gubbio

14. Del colpo di stato in corso

15. La "Carta" del Movimento Nonviolento

16. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. LO SPETTACOLO DEL MEZZODI'

 

E' quello di cui dice Seneca nella settima lettera a Lucilio.

E tu non dimenticare mai la tua umanita', l'umanita' di tutti.

*

Cessi immediatamente la criminale partecipazione italiana alla guerra afgana che ogni giorno miete vittime innocenti.

Siano abrogate immediatamente le infami misure razziste che perseguitano, schiavizzano, mandano a morte i migranti.

 

2. RIFLESSIONE. SPARTACO MAGNACANI: TRE DESTRE E UN CENTROSINISTRA (PIUTTOSTO DI DESTRA)

 

E cosi' dopo vent'anni di berlusconismo il Parlamento italiano come ci e' consegnato dalle ultime elezioni si compone:

a) della destra estremista e golpista di Berlusconi (e dei suoi alleati: i razzisti della Lega, i neofascisti dal variegato siglario e dalla monocroma camicia, i sodali dei concorrenti esterni in associazione mafiosa, e cosi' via);

b) della destra golpista ad un tempo tecnocratica e prossenetico-clientelare degli ex-longevi vassalli berlusconiani Casini e Fini e del draculesco governo Monti;

c) della nuova destra populista e totalitaria cosiddetta grillina, sottoprodotto del berlusconismo (e della catastrofe morale, ideale ed organizzativa della sinistra italiana);

d) del centrosinistra della coalizione bersaniana, che di sinistra ha ben poco e su molte decisive questioni e' essa stessa piuttosto destrorsa anzicheno'.

Tre destre largamente mussoliniste, e un centrosinistra a un dipresso savoiardo. Non c'e' da stare allegri.

*

Correre il rischio di nuove elezioni subito che probabilmente darebbero di nuovo il paese in pasto al signor B.? Risponderemmo come Bartleby: preferirei di no.

Ergo: quid agendum?

Ragionevolmente: il centrosinistra vincitore delle elezioni sia pur di misura (ma con una salda maggioranza assoluta alla Camera, per effetto dell'infame legge elettorale) si adoperi intanto in qualche modo per arrivare con questo parlamento almeno fino al voto per il Presidente della Repubblica: il centrosinistra ha i numeri per eleggerlo e quindi lo faccia, e se avesse la stessa intelligenza di cui ha dato prova per le presidenze di Camera e Senato potrebbe anche fare una scelta di grande valore, ad esempio Rodota', a cui sarebbe difficile per qualunque persona provvista del ben dell'intelletto opporre un diniego, e che garantirebbe per i prossimi sette anni un fondamentale elemento di tenuta della democrazia e di rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana antifascista.

Poi: si tenti se possibile un governo - sia pur minoritario al senato - per realizzare provvedimenti su alcune limitate (ma cruciali) questioni su cui possa essere sostenuto anche da eventuali persone oneste elette casuamente nella lista della destra grillina - che su alcuni temi di difesa dell'ambiente, per una drastica riduzione del finanziamento pubblico al ceto politico e per la riduzione degli effettivi sprechi nella pubblica amministrazione potrebbero votare a favore di provvedimenti ragionevoli.

Di riforma elettorale e' implausibile parlare: sia per Berlusconi che per Grillo la legge attuale e' come il cacio sui maccheroni, e al di la' delle ciance e dei teatrini le loro truppe faranno le barricate per impedire ogni modifica della legge che il suo stesso creatore qualifico' con suina apposizione.

Infine: se non e' possibile fare di meglio, si torni alle elezioni.

*

E noi? Noi, ovviamente, dobbiamo continuare a fare quello che gia' facciamo: lottare mane e sera contro tutte le violenze, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la biosfera casa comune, per l'internazionale futura umanita'.

 

3. INCONTRI. COMUNICAZIONE NONVIOLENTA E FORMAZIONE DEL CAREGIVER. UN INCONTRO A VITERBO

 

Si e' svolto mercoledi' 27 marzo 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione, formazione e verifica su "Comunicazione nonviolenta e formazione del caregiver".

 

4. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2003 (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di luglio 2003.

 

5. LA MEGLIO GIOVENTU'

 

Degli amici che avevo al paese quando ero ragazzo non pochi sono morti massacrati dalla roba. Di overdose, di epatite, di aids, con una corda al collo. Si salvarono solo quelli che a cavallo tra gli anni sessanta e settanta incontrammo la lotta politica, che fu una ragione per vivere e per non farsi, per non farsi annientare. Ricordo ancora la notte che ficcai due dita in gola ad U. per farlo vomitare; o la notte che con L. e F. passammo in una cabina telefonica cercando inutilmente di dormire mentre tutt'intorno diluviava; o quando M. volle anche lui, per fiducia verso di me, candidarsi nella nostra lista alle elezioni comunali; o l'ultima birra con M. che poi si appese a un albero; o G. che piangeva sulla mia spalla e qualche giorno dopo non resse piu'. Sono troppi, non posso dir qui di tutti, ma nel mio cuore non ne ho dimenticato nessuno. E' anche per fedelta' a loro che ho tenuto duro.

*

Se c'e' una cosa che non cesso di ripetere agli amici che mi richiedono di un parere sul che fare nelle piu' svariate situazioni difficili e' la seguente: che non si deve mai abbandonare nessuno. Tu volti la schiena, e l'orco lo inghiotte.

Ma dir questo ancora e' niente. Occorre anche saperle aiutare le persone. Che richiede conoscenza e non solo (ma anche) saggezza e misericordia. E' per questo che ho anche lungamente studiato oltre che meditato sull'argomento (e come non ricordare qui con gratitudine l'opera grande svolta dall'indimenticabile Giancarlo Arnao?); che ho cercato di combinare qualcosa di utile anche in questa materia nelle istituzioni in cui ho rappresentanto i cittadini; che mi e' capitato di dare consigli e di dare una mano (sempre inadeguata) sia ad amici - e sconosciuti - nelle peste, sia ad amici che operano nei servizi pubblici, in comunita', associazioni e centro sociali. E soprattutto ho tenuto aperta la porta di casa, ed ho cercato di accorrere ogni volta che mi hanno chiamato. Non sempre riuscendovi, non sempre arrivando in tempo. Ma anche quando nulla ho saputo o potuto fare, come ha detto una volta il mio amico G. almeno ho ascoltato.

*

E so, ovvero credo, alcune cose che vorrei frettolosamente aggiungere a quelle dette da Augusto qui sopra (tra molte altre che tralascio perche' penso che ogni lettore le abbia gia' ruminate da se' un'infinita' di volte: che occorre distinguere tra sostanza e sostanza, tra usi diversi, tra uso e abuso, eccetera; che occorre - come in tutti i campi - innanzitutto procedere nell'ottica della riduzione del danno e del salvare la pelle delle persone; che e' necessario combattere le mafie - per le quali il traffico di droghe come quello di armi e' uno dei business principali, e che nel contesto della crescente finanziarizzazione dell'economia e del consumismo piu' distruttivo costituiscono la punta di lancia della globalizzazione neoliberista - e i loro complici, e tra i loro complici ci sono non solo i piu' variegati potentati economici e vaste rappresentanze istituzionali e parte non piccola dei soggetti politici organizzati, ma anche, e con un ruolo decisivo, gli apparati ideologici, la cosiddetta industria culturale - in primis i mass-media, la pubblicita' - che veicola falsi bisogni e modelli comportamentali dereistici fino al delirio, consumisti fino al suicidio, immorali fino al crimine; e cosi' via). E le cose che vorrei aggiungere sono le seguenti.

Che le politiche e la legislazione vigenti nel nostro paese in questa materia sono criminali e criminogene: il Dpr 9 ottobre 1990, n. 309, sulle sostanze psicotrope e le tossicodipendenze particolarmente nel titolo VIII, agli articoli 72 e seguenti, e' semplicemente delirante e assassino. Ed ha rovinato la vita e guastato l'anima di innumerevoli giovani, ed ogni giorno miete nuove vittime, ragazzi innocenti. So di che parlo, con crescente fatica e frustrazione, e infinito strazio, ho cercato di assisterne e salvarne alcuni. E tremo a pensare alle ulteriori stragi che possono provocare in sovrappiu' i governanti odierni nella loro stupidita' e ferocia.

Che sarebbe necessario tirar fuori dalle galere tutti i tossicodipendenti, poiche' e' semplicemente insensato e catastrofico che stiano li'. Ne va sovente della loro vita o morte.

E ancora, che prima di pontificare in tanto dolorosa materia occorrerebbe accollarsi tutti il dovere di solidarieta', ascolto e aiuto alle e con le persone in difficolta', ed il carico di angoscia che ne consegue, e che oggi e' perlopiu' lasciato ai familiari - che sono sovente del tutto indifesi, ignari, abbandonati, e quindi in sommo grado inadeguati e tratti sovente alla disperazione -, ed ai pochi operatori che si danno da fare come possono (ed anch'essi, anche i migliori - e naturalmente qui non diciamo di ciarlatani, affaristi e torturatori - non sempre azzeccandoci). La lotta agli abusi autodistruttivi e ai trafficanti assassini ci riguarda tutti; il dovere di aiutare chi e' piu' in difficolta' ci convoca tutti.

E infine, che occorre avere delle ragioni per vivere. Per voler vivere. Per scegliere di convivere. In un mondo che sia riconoscibile, in cui si sia riconosciuti. E questo mondo della dignita' e della solidarieta' umana che l'antico esule di Treviri chiamo' il regno della liberta' comincia quando tu decidi che almeno tu lo fai esistere, e lo fai esistere con la tua azione buona, facendo la cosa giusta. E basta cosi'.

 

6. DI FRANCO FORTINI E DI NOI MEDESIMI

 

1. Ho cambiato casa diverse volte, ed ogni volta ho dovuto abbandonare cose e carte cui tenevo, il fardello del viandante deve essere leggero. Ho sempre avuto cura di salvare per prime e recare con me alcune brevi lettere di Franco Fortini, che e' di quelli da cui ho imparato di piu' (e non solo cose di grande momento, anche ad accettare il tratto dominante del mio carattere che mi fa sempre essere in disaccordo con tutti e a me stesso nemico).

2. Nella durezza - splendida di forza e di stile - delle scritture di Fortini ho sempre letto innanzitutto la pieta', il rivolgimento amoroso, e il ritegno e la generosita' grandi che aveva. Ed in quel che vi e' di sovrappiu' di gesto - e quindi di unilaterale e di ortativo - in cio' che scrive, credo di saper leggere qualcosa che parla alla parte piu' profonda del mio sentire, del mio consistere, del mio esistere: la coscienza della lacerazione, la contraddizione che lega in un unico nodo verita' ed errore, ed in quel nodo a un tempo siamo, e siamo tratti, e strozzati. Soli, tutti, insieme.

3. Non mi si dica che queste parole di Franco Fortini, o quelle de I cani del Sinai, sono viziate di ideologia, o che sono dettate con voce strabica, e che non assurgono alla serena olimpicita' del consigliere segreto del principe. Per l'appunto Fortini non era e non volle mai essere consigliere segreto del principe (anche se ne tradusse magnificamente il Faust), ed aveva rifiutato di sedere alla mensa dove si divide il pane degli angeli, che e' la mensa degli sfruttatori. La voce di Fortini grida, e chi non sa capire perche' grida non perda tempo a leggerlo. Io sono di quelli che pensano che occorre gridare. E so che la voce arrochita del grido non rende giustizia al bel canto e fa parere chi la emette stravolto. Ma noi siamo davvero stravolti di fronte al dolore del mondo. Chi detiene la virtu' signorile del sorridere dinanzi alle stragi fara' buona figura in societa', ma non e' nostro amico, anzi. Nel campo delle vittime pianta la tua tenda.

4. C'e' bisogno di dirlo che Israele ci sta a cuore? Che l'ebraismo e' la gemma piu' preziosa della nostra storia? Che ogni vita umana va difesa? C'e' bisogno di dirlo che siamo amici della nonviolenza perche' siamo tutti - l'umanita' intera - figli della Shoah? C'e' biisogno di dirlo, o non lo vediamo da mille segni che il fascismo e il razzismo ogni giorno di piu' impestano il mondo? La nostra solidarieta', piena, con il popolo palestinese, e' anche la nostra solidarieta', piena, con il popolo israeliano; l'affermazione del diritto ad esistere per uno stato palestinese e' anche -  e non puo' non essere anche - l'affermazione del diritto ad esistere per lo stato di Israele. Ed e' la condanna di ogni terrorismo, individuale, di gruppo, di stato. Ed e' la rivendicazione di una comune umanita'. Di liberi e di eguali.

5. E in guisa di postilla. Molte criminali idiozie sono state colpevolmente dette e colpevolmente lasciate dire sulla situazione mediorientale e sul conflitto israelo-palestinese nel movimento per la pace. Almeno questo foglio non e' stato corrivo. Ed ha denunciato come rilevanti spezzoni di infame retorica razzista, antisemita e nazista si siano pervasivamente infiltrati sia nella sinistra politica piu' chiassosa e immorale, sia nei movimenti sociali di contestazione in cui i ragazzi piu' ingenui tra i piu' generosi rischiano di essere sedotti e traviati non solo da leader solipsistici ed irresponsabili e da longevi marpioni che dando altrui sulla voce pensano di poter evitare di fare i conti con le scelleraggini da essi medesimi dette o commesse nei decenni passati, ma anche da espliciti complici vecchi e nuovi dei vecchi e nuovi totalitarismi.

Cosi' stando, ahinoi, le cose, la voce - il magistero - di Franco Fortini e' utile anche a tal fine: a guardare con sguardo di falco nel nostro passato e nel nostro futuro, a denunciare le ambiguita' e la regressione infantilistica e psicotica presente nel presente movimento che vuole abolire lo stato di cose presenti, a rivendicare senza menzogne o edulcorazioni la storia delle oppressioni e delle resistenze, delle persecuzioni e delle lotte di liberazione e di solidarieta', e la riflessione - la tradizione di pensiero, di coscienza - che su essa storia si innerva, e che essa storia scuote e muove di contro al sempreuguale della violenza. La riflessione che incessantemente chiama. Chiama te all'impegno di verita' e giustizia, di resistenza e solidarieta'. Dalla parte dell'umano. Chiama te.

 

7. LA SCOMPARSA DI BENNY CARTER E DI COMPAY SEGUNDO

[Sono scomparsi ieri due grandi musicisti, il nordamericano Benny Carter (nato a New York nel 1907, pianista, clarinettista, direttore d'orchesta e compositore, una leggenda del jazz), e il cubano Compay Segundo (Maximo Francisco Repilado Munoz, nato nel 1907, uno dei maestri del son, divenuto celebre internazionalmente sul finire degli anni novanta con "Buena vista social club", il progetto musicale promosso da Ry Cooder e il film di Wim Wenders che lo documenta)]

 

La scomparsa di Benny Carter e Compay Segundo ci percuote e addolora, come quella di Luciano Berio, di Goffredo Petrassi.

Certo, nell'epoca della riproducibilita' tecnica dell'opera d'arte ci restano i nostri vecchi vinili che quelle voci e quei suoni - magari scricchiolanti - ci restituiscono ancora, e il film di Wenders, e quant'altro ancora.

Ma erano quelle persone la fonte della gioia, ed ora le tenebre le hanno inghiottite, come tutti ci inghiottiranno, e il saperlo non attenua ma rende piu' profondo il nostro smarrimento, il nostro lutto.

Ma questo momento, quando e' finita la corsa di chi ha combattuto la buona battaglia e non ha perso la fede nell'umano, e per quanto e' stato in suo potere ha voluto e saputo recare un sorso luminoso di felicita' all'umanita' dolente intera (e la musica o e' questo o e' nulla), e' anche il momento del grato orgoglioso saluto, dell'ultimo omaggio ai vecchi nocchieri che ieri hanno superato il filo dell'orizzonte, seguendo la virtu' e la conoscenza.

 

8. A PROPOSITO DI SCORIE NUCLEARI

 

Condividiamo e sosteniamo le mobilitazioni di quanti si oppongono alla decisione governativa di realizzare depositi di scorie nucleari senza il consenso delle popolazioni dei territori a tal fine autoritariamente individuati e aggrediti.

Crediamo infatti che la gestione delle scorie sia una grande, grandissima questione politica, su cui ci deve essere una riflessione pubblica la piu' ampia ed esplicita possibile, una riflessione informata e responsabile, senza trucchi, senza demagogie, senza colpi di mano, senza criminali idiozie che possono avere conseguenze irreparabili.

Poiche' e' ovvio per noi che e' inammissibile sia che le scorie nucleari - cosi' come tutti i rifiuti altamente e prolungatamente tossici - vengano disperse in modo occulto (e magari per il tramite dei poteri criminali); sia che esse vengano razzisticamente e colonialisticamente stoccate nei paesi poveri del sud del mondo che strozzati dal bisogno venissero costretti a divenire le pattumiere del mondo (col rischio di esiti configurabili come veri e propri genocidi); sia che un ristretto gruppo di potere decida senza e contro la consapevolezza e la volonta' dei cittadini questo o quel sito in una delle nostre regioni (e non a caso nelle ignobili intenzioni governative sembra esservi il progetto di una nuova aggressione alla Sardegna gia' martoriata da una politica che per chiamare le cose col loro nome dovremmo chiamare di oppressione coloniale, comprensiva di insediamenti militari atomici di una potenza straniera - la piu' aggressiva e feroce di tutte le potenze).

Il nucleare, civile e militare, e' una follia. Ed occorrerebbe riprendere la mobilitazione per fermarne la proliferazione ovunque.

Ma certo occorre porsi anche, qui e adesso, il problema di come gestire, e dove collocare, le scorie ormai esistenti. E su questo occorre che si apra un dibattito pubblico, senza colpi di mano, senza inganni, senza illusioni.

*

Io che scrivo queste righe sono di quelli che negli anni settanta ed ottanta si batterono contro la prevista costruzione di nuove centrali nucleari in Italia e per lo smantellamento di quelle esistenti; molte preziose amicizie le ho strette dinanzi ai cancelli della centrale di Montalto di Castro (e ancor prima che i lavori del cantiere iniziassero, nella campagna di pian dei Cangani nel '77).

Le esperienze teoriche e pratiche compiute da un vasto movimento nel decennio che va dal Piano energetico nazionale che prevedeva decine di nuove centrali alla catastrofe di Cernobyl e alla vittoria referendaria, quelle esperienze meriterebbero di essere ripercorse, ripensate, rielaborate, trasmesse, poiche' contengono - e non solo in nuce - indicazioni feconde per l'agire oggi necessario.

E tra esse mi piace collocare il sorgere spontaneo e diffuso - finalmente a livello di consapevolezza e mobilitazione di massa, di partecipazione collettiva, di "democrazia partecipata" come si usa dire oggi con formula che trovo a dir poco tautologica - di una critica ad ogni autoritarismo e specialismo, di una critica pratica agli assetti, i procedimenti e gli esiti del sapere e del potere in aree - le scienze, la ricerca, le tecnologie, gli intellettuali "come addetti al controllo e all'oppressione" - precedentemente restate pressoche' immuni dalla grande ventata di aria pulita venuta dai movimenti che semplificando si ama definire del sessantotto studentesco e del sessantanove operaio (ma occorrerebbe dire delle esperienze e delle riflessioni nate intorno al lavoro dei gruppi che anche qui semplificando diremo di Franco Basaglia a Gorizia, di Giulio A. Maccacaro, del consiglio di fabbrica della Montedison di Castellanza, di Marcello Cini, di Dario Paccino, eccetera).

In questi ultimi dieci-quindici anni ho sovente avvertito acutamente come la coscienza ecologista (semplifico, lo so) mentre si andava estendendo a raggiungere gran parte delle classi e dei ceti come sensibilita' superficiale, si andava progressivamente impoverendo e banalizzando - e mercificando persino -, fino ad arrivare al punto che da qualche anno vengono spacciate per grandi novita' proposte di analisi e di intervento scandalosamente minimali e subalterne sulle questioni fondamentali dell'acqua, dell'aria, della terra, della salute, del sapere, dell'energia, dei consumi, della produzione e della riproduzione. Mentre sono cresciuti in progressione geometrica non solo l'inquinamento e la rapina delle risorse, lo scadimento della vita e dell'ambiente, ma anche l'ideologia dello spreco che fa si' che per trovare un militante del "movimento" che abbia rifiutato di avere l'automobile e il telefonino devi mettere un'inserzione sul corriere dei lunatici (ed infatti come bizzarra persona sei considerato da chi viene a sapere che non hai mai preso la patente di guida e un telefonino non sapresti neppure come accenderlo).

Cosicche' questa vicenda del tentativo del governo in carica di allocare con la forza e col segreto i veleni radioattivi in casa di persone ignare o indisponibili, e la necessita' di costruire un movimento di discussione e di lotta, di consapevolezza e di solidarieta' su questo, e' anche un'occasione per porci di nuovo quesiti di fondo, e costruire un movimento che sappia si' agire localmente, ma pensando globalmente, e che preferisca non eludere ma si faccia carico delle comuni responsabilita'. E ad esempio: vogliamo discuterne pubblicamente, collettivamente, di cosa farne delle scorie nucleari esistenti? Vogliamo cercare soluzioni di solidarieta' e di giustizia per riparare noi agli errori gia' da altri commessi? Vogliamo impedire nuovi abusi e nuove disennatezze? La politica dello struzzo servira' forse a carpire voti, ma non aiuta ne' l'umanita' vivente oggi, ne' le generazioni future.

 

9. ANCORA DIECI PAROLE RIFLESSE IN DIECI VOLTI SUL SENTIERO DA ASSISI A GUBBIO

 

1. Mary Wollstonecraft, della forza della verita'

 

Tutto puo' essere detto, ma prima

deve essere sentito, vissuto, e solo allora

tutto si fa chiaro, e tutto

il dolore il tormento la paura

si fa parola di rivendicazione

di umanita', cammino

di liberazione.

 

Per se', per tutte e tutti.

 

Conobbe tutto e non si arrese mai

sempre lotto' per la liberazione

di tutte, di tutti.

*

2. Edith Stein, della coscienza

 

Tutto e' pensiero e storia e tutto si rovescia

nella coscienza, e tutto vi si specchia.

 

Sta a te tenere limpido lo specchio

vedervi riflessa la via

tendere le braccia

salvare in te il mondo, aprire

porta dopo porta il varco

alla liberazione di tutti.

*

3. Ada Gobetti, dell'amore

 

Nessun uomo fu piu' intransigente di Piero Gobetti

ma una donna si', che ancora per molti anni

quella lotta comune che nel loro amore

era come una perla condusse.

 

Nessun uomo fu piu' educatore civile, al pubblico bene suscitatore

di Piero Gobetti, ma una donna si'

che per molti anni ancora quel magistero

seppe e volle recare, adempiere, consegnare

come un legato dai morti ai vivi.

 

Nessun uomo fu piu' di Piero Gobetti innamorato

della ragione e della virtu'

ma una donna si', che fu innamorata

della ragione, della virtu', di lui, del mondo.

 

Cadde giovane lui, lei

attraverso lunghi anni

sempre piu' giovane divenne e sempre

gentile e saggia seppe rimanere.

*

4. Isadora Duncan, della festa

 

Il corpo il movimento l'aria come acqua

tutto diviene luce quando la coscienza

si sente creatura fra creature

e si fa gesto, invito, amore, festa.

*

5. Ingeborg Bachmann, della sobrieta'

 

Concentrarsi, trovare il proprio centro

fare il vuoto, il deserto entro se',

 

e tendere alla patria da venire

e questa e' la virtu' dell'attenzione,

 

scavare la pietra del discorso

fino a raggiungere sorgiva la parola,

 

istituire cosi' quella comunita'

finora soltanto immaginata.

*

6. Anna Kuliscioff, della giustizia

 

In un possente rivolgimento d'amore

all'umanita' intera parlare la lingua

della carne che soffre, dello spirito che anela

dell'occhio che respira e che canta.

 

Col gesto largo del seminatore

fecondare il mondo, restituire

speranza agli oppressi, risanare

le ferite.

 

Il volto, il cuore d'Anna in sogno vidi

segno, impronta, aura della classe

che liberando se' liberi tutti.

*

7. Alice Paul, della liberazione

 

Una persona un voto. Lo diceva

in marcia per le vie della citta'.

 

Una persona un voto. Lo diceva

dal fondo della galera di qua e di la' dall'oceano

in sciopero della fame.

 

Una persona un voto. E poi ancora

la pace, il pane, le rose.

*

8. Flora Tristan, del potere di tutti

 

Noi che abbiamo conosciuto la miseria

e la miseria che sta sotto la miseria

ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:

da adesso no.

 

Noi che abbiamo sofferto la fame e le percosse

e cio' che genera la fame e le percosse

ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:

da adesso no.

 

Noi che ci siamo riconosciute e riconosciuti

uguali nella maschera del dolore e uguali nella sogno della gioia

ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:

da adesso no.

 

E avendo detto no allo sfruttamento

avendo detto no alla guerra e alla paura

e al calpestare gli altrui corpi piagati

ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:

da adesso si' che facciamo cominciare

la nuova storia.

*

9. Milena Jesenska', della bellezza

 

Vi e' una prima Milena, l'amica di Kafka

che e' il pozzo silenzioso che il praghese

colma delle parole in cui cerca di sciogliere

l'infinito auscultarsi nella notte: acque,

e delle acque la rottura che non viene

e il mistero che non affiora, e la luna,

la luna nel pozzo.

 

E vi e' una seconda Milena, la Milena restituita

da Margarete che la incontro' nel lager.

Oscuro mistero, che la sua vita

sia stata salvata dalla memoria

di chi la incontro' nell'inferno nazista.

 

Ed e' la Milena delle rotture

e del coraggio, la donna

che sa dire di no e di si',

che lotta inesausta, che e' uno

dei volti piu' belli della Resistenza.

*

10. Emma Thomas, della persuasione

 

Teneva insieme la vita attiva, poiche' senza le opere buone

le sofferenze dell'umanita' che incontri

tu alleviarle non puoi,

e la contemplativa,

poiche' nel silenzio e nella preghiera

libera e comune s'incontra l'altro e all'altro ci si apre.

 

Io sempre restai sconcertato di queste persone

cosi' diverse da me.

Molti anni mi occorsero per cogliere

quanto preziosa mi fosse la loro diversita', quanto

l'enigma che recano e' anche

uno specchio e un appello che mi tocca.

 

10. CESSI L'ILLEGALE E CRIMINALE PARTECIPAZIONE MILITARE ITALIANA ALLA GUERRA IN CORSO IN IRAQ

 

La guerra in Iraq continua. In forme, e' ovvio, diverse dalla prima sua fase, quella dei bombardamenti a tappeto sulle popolazioni inermi e dell'invasione armata. Adesso e' una guerra condotta da truppe di occupazione contro una popolazione che oppone una crescente resistenza alle truppe coloniali euroamericane.

E' una guerra, tutti lo sanno ed i suoi stessi sanguinari promotori lo ammettono, che viola il diritto internazionale e tende ad instaurare una nuova dominazione imposta con le armi in sostituzione della precedente dittatura (dittatura che per lunghi anni era stata anch'essa sostenuta dagli stessi potentati che hanno promosso la guerra in corso, guerra che continua come occupazione militare e senza ormai piu' alcuna mascheratura propagandistica, essendosi esaurito il pretesto del "pericolo Saddam" - per quello che valeva; con analoghe ed anche piu' cogenti ragioni si potrebbe sostenere che vi sia oggi nel mondo un ben piu' gigantesco e abissale "pericolo Bush").

L'Italia non puo' prendere parte a questa guerra, poiche' glielo proibisce l'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, che e' il fondamento del nostro ordinamento giuridico.

Il presidente della Repuibblica, il governo, il parlamento, dovrebbero ricordare che la loro autorita' dalla Costituzione discende, e che quando essi la violano si collocano fuori e contro la legge, divengono fuoorilegge, criminali, golpisti.

Cosi' stanno le cose.

Tutti sanno che e' del tutto menzognera la tesi che l'intervento militare italiano nell'Iraq occupato ed in guerra possa avere finalita' di aiuto alla popolazione; tutti sanno che in realta' l'intervento militare italiano in Iraq e' un atto di guerra, di partecipazione ad una occupazione militare illegale e criminale, di partecipazione ad una guerra in corso; e tutti sanno anche che alla radice di tale intervento c'e' la volonta' di compartecipare dei vantaggi economici della guerra e dell'occupazione, da pescecani, con la stessa scellerata logica con cui Mussolini invase la Francia al seguito dell'aggressione hitleriana.

Tutti sanno, tutti sappiamo. Prima che i soldati italiani cola' dislocati si lordino le mani di sangue innocente e prima che comincino a tornare chiusi nelle bare - ci stanno a cuore anche le loro vite e le loro coscienze -, sarebbe bene che tutti ci impegnassimo affinche' l'Italia cessi di partecipare alla guerra; affinche' coloro che tale partecipazione hanno promosso, deliberato, permesso, sostenuto, vengano processati per i reati gravissimi con cio' stesso commessi; affinche' l'Italia si adoperi per la pace, il ripristino della legalita' internazionale, il rispetto e la promozione della democrazia e della solidarieta' tra i popoli, la messa a disposizione di aiuti umanitari affidati ad agenzie e organizzazioni umanitarie qualificate che in nessun modo siano complici della guerra, delle stragi e delle devastazioni, del colonialismo, delle dittature vecchie e nuove.

 

11. TRE LEZIONI DAL POPOLO SARDO

 

La lotta del popolo sardo contro le servitu' energetiche e militari e' la nostra lotta.

L'opposizione del popolo sardo a fare dell'isola l'armadio da scheletri in cui collocare le scorie nucleari millenariamente avvelenatrici e' la nostra opposizione.

L'opposizione del popolo sardo ai poligoni ed alle altre servitu' che militarizzano, colonizzano, minacciano e uccidono, e' la nostra opposizione.

La resistenza del popolo sardo a un modello di sviluppo e di gestione del territorio e delle relazioni sociali fondato sulla devastazione e sull'oppressione, sullo sfruttamento e sull'onnicidio, e' la nostra resistenza.

Questa resistenza, questa opposizione, questa lotta, propongono altresi' piu' generali indicazioni sulle quali varra' la pena di soffermarci a considerare.

La prima: poiche' nessun luogo del mondo deve esere ridotto a immondezzaio dei dissennati e venefici consumi altrui, e poiche' nessuna  popolazione deve subire la violenza di essere discarica e cavia degli altrui privilegi e violenze, la questione dei rifiuti altamente tossici pone l'esigenza che si cessino quelle produzioni e quei consumi che tali scorie producono; e che si cessi di scaricare su altri i residui cotaminanti e letali fin qui prodotti da un modello di sviluppo e di consumi la cui violenza e' ogni giorno vieppiu' palese. L'esito della lotta del popolo sardo contro le scorie nucleari deve essere che le scorie nucleari esistenti devono essere gestite in modo democratico, quindi informato e consapevole, pubblicamente e collettivamente discusso e deciso, con scelte condivise di corresponsabilita' comune; e che si cessi di produrne altre.

La seconda: che l'attivita' militare e' un male in se'. Essa e' finalizzata ad eseguire uccisioni durante le guerre ed a prepararne durante le pause tra una guerra e l'atra. Le strutture e gli strumenti alla guerra finalizzati sono costantemente cogentemente omicidi. Cosicche' l'unica posizione ragionevole in materia di "politica della difesa" e' il disarmo, il disarmo unilaterale (anche perche' saranno solo atti unilaterali di disarmo che potranno dare inizio a un disarmo generalizzato); l'abolizone degli eserciti e la cessazione della produzione oltre che del commercio e dell'uso delle armi; la scelta di un modello di difesa fondato sulla difesa popolare nonviolenta, sulla partecipazione democratica, sulla cooperazione tra i popoli, sull'affermazione intransigente di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani, e primo e basilare di tali diritti e' quello a non essere uccisi (cosicche' l'uccidere, e massime la guerra che e' l'uccidere sulla massima scala, e' sempre inammissibile, e' sempre nemico dell'umanita' intera, e' sempre il crimine piu' grande).

La terza: che il modello di sviluppo dominante, fondato sulla massimizzazione del profitto a scapito della natura e delle persone, della civile convivenza e delle generazioni future, e' un modello di sviluppo criminale e criminogeno; e che occorre quindi un'alternativa radicale: fondata sulla solidarieta' tra le persone e tra i popoli, tra l'umanita' e la natura, tra le generazioni presenti e future; fondata su scelte di giustizia, sul "principio responsabilita'".

Per sostenere la lotta del popolo sardo segnaliamo come utile punto di riferimento il comitato "Gettiamo le basi"...

 

12. DEL TRARRE I CADAVERI NELLA POLVERE, E DELL'APOCALISSE

 

1. Franco Fortini: "Verso il 1965 insegnavo italiano e storia in un istituto tecnico di Monza. Una mattina mostrai ai miei scolari una foto, credo svedese, che piu' tardi avrebbe anche avuto un premio internazionale; perche' nel nostro mondo invece di punire i colpevoli degli orrori si premia chi li fotografa. Rappresentava un carro armato americano nel Vietnam. Con la sua mole esso occupava quasi per intero il rettangolo dell'immagine. Dal carro armato una fune tesa verso lo spettatore strascicava per i piedi il corpo seminudo di un vietnamita. Lessi la pagina dell'Iliade. Achille perfora i tendini di Ettore e lo travolge intorno alle mura di Troia sotto lo sguardo dei suoi...". (E' l'incipit di un articolo di Fortini apparso sul "Corriere della sera" del 30 novembre 1983, poi col titolo Quelli di Grenada, in Insistenze, Garzanti, Milano 1985).

2. Piu' spregevole che mostrare i cadaveri martoriati delle due persone assassinate cui e' stata attribuita l'identita' di figli di Saddam Hussein, c'e' l'uso delle tecniche di maquillage e di chirurgia plastica per trasformare quei cadaveri in artefatti, in merci da ostentazione televisiva. Chi ha un tale disprezzo delle vite e  dei corpi e degli individui umani, non esitera' a scatenare l'apocalisse.

3. E per fermare l'apocalisse occorre la scelta - non solo morale e politica, ma giuriscostituente - della nonviolenza come fondamento delle relazioni tra gli esseri umani, fin al livello di quelle dette internazionali; occore il disarmo totale, la completa smilitarizzazione - e che qualcuno da qualche parte cominci senza piu' attendere che lo faccia qualcun altro; occorre la resistenza piu' nitida e piu' intransigente contro ogni fascismo, in difesa della vita e della dignita' di tutti gli esseri umani.

Questa resistenza, questa scelta, questa necessita', questa urgenza, e' la nonviolenza. Non vi e' piu' alcuna alternativa al fascismo e all'apocalisse se non la nonviolenza. Chi non coglie questo, non coglie nulla, non coglie il nulla, non coglie il nulla che tutti ci sta gia' ingoiando, e metabolizzando, e annichilendo infine.

 

13. DIECI PAROLE E DIECI VOLTI DA ASSISI A GUBBIO

 

1. Olympe de Gouges, o la forza della verita'

 

Credette Olympe che la rivoluzione

fosse fatta per liberare tutti

- e dunque tutte -

e fosse fatta perche' le uccisioni

cessassero - ed a tutti

e tutte fosse la vita fatta salva.

 

Tratta al patibolo perche' affermava

sia l'uguaglianza che la differenza

tratta al patibolo perche' affermava

che e' delitto uccidere, e demenza.

*

2. Saffo, o della coscienza

 

Fu prima lei, nel corso della storia,

a educare alla nonviolenza

nitida e forte avendone coscienza.

E tu serbane grata la memoria.

*

3. Margarete Buber Neumann, o dell'amore

 

Essere stata tedesca quando la Germania

era il cuore e il vulcano dell'Europa

aver potuto chiamare signor padre

il grande Martin Buber, esser stata

subito e sempre contro il fascismo.

 

E nel partito e nel paese dei soviet

aver scoperto il fascismo dei maschi,

il fascismo di Stalin, il fascismo

degli apparati e dell'ideologia.

 

Poi il gulag, poi la consegna

ai nazisti ed il lager. E nel lager

resistere ancora, incontrarvi Milena.

 

Poi sopravvissuta e tornata dal ponte

dei corvi la lotta continuare ancora

per far memoria degli assassinati

e ancora e ancora per la verita'.

 

Contrastare le menzogne

affermare il buono e il giusto

continuare ad amare le persone.

 

Anche dei morti salvare la vita, la verita'

ultima. Mai

pronunciare la parola vile.

*

4. Bessie Smith, o della festa

 

Tenere nei polmoni e nella gola

del mondo tutta l'infelicita'

sapendo poi restituirne in canto

quanto ci unisce e trasformarlo in gioia.

*

5. Laura Conti, o della sobrieta'

 

Era ragazza ancora quando i nazi

calarono in Italia e necessario

fu scegliere e lei scelse di lottare

per l'umanita'.

 

Medico fu, perche' salvare vite

e' cosa buona, e per salvare vite

nel movimento fu anche lei operaio

per l'umanita'.

 

Capi' tra i primi i rischi per l'ambiente

se tutto il capitale surdetermina,

scienziata e militante per l'ambiente

e per l'umanita' sempre lotto'.

*

6. Luce d'Eramo, o della giustizia

 

Sempre scelse la strada piu' difficile.

Lei figlia di gerarca fu nel lager

per aver scelto la parte degli oppressi

per aver scelto la via della giustizia.

 

Sempre scelse la strada piu' difficile.

Della lucidita' che nel dolore

soffre di piu' e piu' se ne raffina

per aprir vie alla liberazione.

 

Sempre afferrarsi amo' alla verita'.

 

E questo agire chiamo nonviolenza.

*

7. Bertha von Suttner, o della liberazione

 

Che cosa resta di lei?

Ma la vera domanda e': perche'

a milioni, a miliardi si danno gli umani la morte?

 

E la vera risposta e' ancora quella

che diede allora la saggia e gentile:

giu' le armi.

 

E' il disarmo la scelta necessaria

per aprire la necessaria via.

*

8. Ruth First, o del potere di tutti

 

Convincerla  a piantarla di pensare, di parlare, di opporsi al razzismo

non era possibile.

Cosi' la spensero con un pacco bomba

un pomeriggio dell'ottantadue.

 

Era stato spedito quel pacco molti anni

prima, era l'anno sessantatre, fu allora

che non bastando quei centodiciassette

giorni di carcere il regime razzista

spedi' quel pacco che vent'anni dopo

la raggiunse a Maputo. Le poste

sudafricane erano forse lente

ma inesorabili. Lei

non aveva cessato un solo giorno

di lottare contro l'apartheid

di costruire il potere di tutti

di resistere ad ogni razzismo.

 

Non era possibile farla tacere

cosi' la spensero con un pacco bomba.

Ma ancora lotta, ancora parla, ancora pensa

Ruth ogni volta che qualcuno ovunque

nel mondo si ribella alla menzogna

alla violenza all'ingiustizia all'odio

ogni volta che ovunque qualcuno

afferma il potere di tutti, l'umanita' comune,

li' Ruth First e' stata ascoltata

e quindi il pacco bomba non riusci'

a raggiungere l'intento, nel tragitto

si perse, e Ruth First l'assassinata

e' ancora qui, ed e' invece crollato

il regime che pensava di annientarla.

*

9. Joyce Lussu, o della bellezza

 

Era cosi' temeraria

che la sua vita sembra un unico gettarsi

nella mischia infinita contro il fascismo.

Un tuffo senza respiro

per il pane, per la pace, per la terra:

una terra in cui vivere sia cosa

degna, sia cosa bella.

 

E insieme amava il racconto e le parole

che vengono da lontano, tradusse

poesie, che e' come dire

che seppe ascoltare, meditare, contemplare,

e anche cosi' dar mano a coltivare

una terra, edificare un mondo

in cui vivere sia cosa degna, sia

cosa bella.

*

10. Maria Montessori, o della persuasione

 

Capire che la pace li' comincia:

dall'accoglienza fatta ai bambini.

 

E costruire un mondo in cui bambini

e adulti infine possano convivere.

 

Non piu' stranieri, non piu' abbandonati,

non piu' nemici, non piu' aggressori,

ma una umanita' riconoscente.

 

14. DEL COLPO DI STATO IN CORSO

 

1. Ieri abbiamo pubblicato su questo foglio l'appello delle "Girandole" (frivolo pessimo nome ed ottime persone un po' ingenue e genuine ancora) affinche' si esprimesse solidarieta' ai magistrati Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, che un contributo grande hanno dato alla lotta contro la mafia, i poteri occulti e il regime della corruzione. Appello che riproponiamo adesso qui.

Esso recita: "Vi invitiamo ad esprimere solidarieta', con parole vostre, ai magistrati Gherardo Colombo e Ilda Boccassini della procura di Milano indagati dal tribunale di Brescia. Gli indirizzi di posta elettronica dei magistrati sono: ilda.boccassini at giustizia.it, gherardo.colombo at giustizia.it".

2. E mentre questo accade, che ancora una volta dei magistrati leali e scrupolosi vengano ostacolati e diffamati (e troppi eroici servitori del diritto e della democrazia e dell'umanita' abbiamo visto nella nostra vita venir dapprima diffamati e poi isolati ed infine uccisi; troppi ne abbiamo visti per non tremarne ancora), accade altresi' che un ministro che grottescamente si fregia del titolo "della giustizia" decida unilateralmente di ostacolare della giustizia il corso in merito ai misfatti della ditta del padrone; che un senato e una camera ridotti a bivacco di manipoli e di clientes votino sull'attenti in pro del capo e padrone affinche' cio' che fino a ieri era illegale e immorale con un'alzata di mano diventi legale.

Ove fu scritta e giurata la Costituzione si recita adesso l'opera da tre soldi.

3. Leggo sui giornali: cosi' il senatore Andreotti fu complice della mafia, ma sono cose del passato. Ma io che sono di quelli che per aver dedicato trent'anni filati della mia vita ormai senescente alla lotta contro il sistema di potere andreottiano, contro i poteri criminali e  quelli occulti, e quelli corrotti e corruttori; io che conosco i nomi e ricordo i volti di tante persone che sono state assassinate dalla mafia mentre il piu' longevo e rappresentativo degli uomini di potere italiani, insignito del laticlavio a vita, ancora siede ove si fan le leggi; io non posso e non so e non voglio dimenticare. Mentre tutti dimenticano, io dimenticare non so. Non so dimenticare i morti che ho pianto, ed i vivi per cui tremo.

4. Ma chi ha preparato e consentito tutto questo? Chi lo ha avallato, chi vi ha cooperato? Chi ha aperto la strada al trionfo del crimine e del fascismo?

Chi e' sceso a patti con chi era sceso a patti scellerati e innominabili?

Chi ha votato quella legge dal rossiniano nome di Turco-Napolitano che ha riaperto i campi di concentramento in Italia per la prima volta dalla fine dell'occupazione nazista?

Quale governo nel '99 ha fatto strame della Costituzione e ci ha trascinato in una guerra illegale e criminale e stragista e onnicida dopo della quale e grazie alla quale la guerra e' tornata ad essere strumento principe della politica internazionale e tutti ci minaccia di morte?

Chi e' stato un'intera legislatura al potere e nulla ha fatto per difendere e far rispettare la legge in vigore smantellando come la legge imponeva l'armata mediatica del potentato eversore che oggi ha conquistato (vincendo le elezioni, certo: anche Mussolini, anche Hitler le vinse) il potere esecutivo e quello legislativo nel nostro paese?

E se vi sono milioni di persone che votano per il partito neofascista nel paese che ha conosciuto la dittatura mussoliniana e i suoi esiti; che votano per il partito razzista il cui leader lascia intender di proporre - e poi smentisce, va da se' - di cannoneggiare i migranti, nel paese che tanti figli per secoli ha visto costretti a emigrare in terre lontane; che votano per il partito apprezzato dai mafiosi e dai piduisti, nel paese delle stragi di mafia e di stato in cui i poteri occulti e quelli mafiosi sono stati raccordo cruciale tra politica ed economia corrotte e corruttrici; se vi sono milioni di persone che votano perche' i peggiori li opprimano: ebbene, cosa ci dice questo del nostro paese, e di noi stessi?

E possibile che non ci si avveda come la retorica e l'ideologia che ha portato al trionfo del cavalier B. ha inquinato e colonizzato anche settori ampi dei movimenti che a questo dispotismo di tipo nuovo si oppongono? Quasi ogni volta che sento parlare i cosiddetti leader italiani sia della sinistra politica e istituzionale (il cosiddetto centrosinistra, Prc incluso) sia della sinistra sociale (i movimenti e le associazioni, le onlus e le ong, e il cosiddetto "movimento dei movimenti") inorridisco a sentire come l'orizzonte di ragionamento in cui si collocano e' pressoche' sempre e solo subalterno, e non di rado inconsciamente - incoscientemente - imitativo: ipocrita, irresponsabile e autoritario.

Ahime', e' proprio vero: sono uno del secolo scorso, non riesco ad appassionarmi per i miti del XXI secolo. E' che ho gia' saputo del mito del XX secolo, e cosa ha provocato. Ed a quanti volessero di bel nuovo impegnarsi nella vita pubblica in pro dell'umanita' suggerirei che dapprima rileggessero Primo Levi, ed Hannah Arendt, e Tzvetan Todorov.

5. E per non farla piu' lunga e concludere su un punto decisivo: la responsabilita' del presidente della Repubblica e' grave, e' grande. Noi non amiamo certi toni grossolani cui si sono abbandonati di recente anche scrittori e pubblicisti che vengono oggi lodati - da un pubblico di militanti imbibiti di regressione e puerilita' - proprio per cio' che di piu' volgare e meno meditato scrivono, ma dobbiamo pur dir chiaro che il presidente della Repubblica ha il dovere di essere supremo garante della Costituzione, quindi della legalita', dello stato di diritto, della democrazia; se non adempie a questo compito commette un crimine, un crimine grave, il piu' grave che come figura istituzionale possa commettere. Al presidente della Repubblica chiediamo di uscire dall'ambiguita': ogni volta che sottoscrive ed avalla, e rende effettuale e cogente, una legge eversiva e criminale, non solo favoreggia un crimine grande ma ne commette in proprio uno piu' grande ancora.

Son cose tristi, lo sappiamo, e dirle in sommo grado spiace, ma tacerle non serve a nulla, anzi.

 

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

16. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1227 del 28 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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