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Archivi. 151



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 151 del 28 marzo 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di novembre 2008 (parte quarta e conclusiva)

2. A Viterbo contro il mega-aeroporto fuorilegge e insensato

3. Meno armi circolano, piu' vite si salvano

4. L'ambientalista del no. Reo confesso

5. Associazione "Respirare": Ai convegnisti che si riuniscono oggi a Viterbo

6. Hic et nunc

7. Due terrorismi, che sono uno

8. Una campagna contro il commercio delle armi

9. L'argomento del "popolo deicida" e il preside in camicia nera

10. Agire subito contro le armi assassine

11. Forum comunitario di lotta alla violenza: Mi hanno ammazzato e non potro' votare. Un appello per il si' al referendum

12. Terroristi

13. Una modesta opinione

14. Burri

15. La guerra e il terrore

16. Domande sulla scuola

17. Obama e noi, ancora

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI NOVEMBRE 2008 (PARTE QUARTA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di novembre 2008.

 

2. A VITERBO CONTRO IL MEGA-AEROPORTO FUORILEGGE E INSENSATO

 

Si e' svolta a Viterbo nel pomeriggio del 21 ottobre 2008 un'iniziativa di informazione dei cittadini promossa dal "Centro di ricerca per la pace".

La struttura ecopacifista viterbese ha diffuso materiali informativi denunciando come il mega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma che una lobby politico-affaristica vorrebbe realizzare a Viterbo sia non solo nocivo e distruttivo, ma anche fuorilegge e insensato.

*

Il mega-aeroporto e' un'opera nociva e distruttiva, fuorilegge e insensata: perche' devasterebbe la zona termale del Bulicame; provocherebbe gravi danni alla salute e alla qualita' della vita di moltissimi cittadini con l'inquinamento - anche acustico - prodotto; perche' costituirebbe un immenso sperpero di fondi pubblici per un'opera che danneggia gravemente autentici beni economici e sociali dell'Alto Lazio (ambiente e cultura, termalismo, agricoltura, alta formazione, accoglienza e turismo di qualita' e residenziale) e i legittimi interessi ed i diritti soggettivi dei cittadini che vi risiedono.

*

Il mega-aeroporto e' un'opera nociva e distruttiva, fuorilegge e insensata: perche' e' del tutto priva di fondamentali requisiti stabiliti dalla vigente legislazione italiana ed europea; perche' confligge con le norme di salvaguardia previste dal Piano territoriale paesaggistico regionale; perche' l'iter autorizzativo sin qui seguito e' stato proceduralmente scorretto, carente e per alcuni aspetti fin scandaloso; perche' sussistono precisi elementi che a rigor di legge rendono irrealizzabile l'opera. Opera che non ha mai affrontato la procedura di Valutazione d'impatto ambientale, ne' quella di Valutazione ambientale strategica, ne' quella di Valutazione d'impatto sulla salute. E non solo: la mole dell'opera richiederebbe l'espletamento di una procedura autorizzativa preliminare da parte dell'Unione Europea, che invece non vi e' mai stata. E ancora: gli stessi fautori della dissennata opera hanno dovuto a piu' riprese ammettere che l'opera e' di fatto irrealizzabile alla luce di rilevanti ed ineludibili vigenti disposizioni normative e regolamentari.

*

Tutti i cittadini raggiunti dall'iniziativa di informazione odierna hanno espresso piena condivisione delle analisi formulate dal movimento che si oppone al mega-aeroporto e si impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti.

Soltanto una ristretta cricca di speculatori, di devastatori, di irresponsabili, e con essa un numero sempre piu' ridotto di persone ingannate e ignare delle reali conseguenze dell'opera, continua a voler realizzare questo mega-aeroporto nocivo e distruttivo, fuorilegge e insensato.

La gran parte della popolazione di Viterbo e dell'Alto Lazio, con tutta evidenza, appena e' adeguatamente informata della realta' effettuale, si oppone con decisione alla "ciampinizzazione" di Viterbo, ovvero all'enorme danno ambientale, sanitario ed economico che questa ennesima gravosissima servitu' speculativa provocherebbe al territorio e alle persone che qui vivono.

 

3. MENO ARMI CIRCOLANO, PIU' VITE UMANE SI SALVANO

 

Le armi sono nemiche dell'umanita'.

Produrle, commerciarle, detenerle, usarle sono fasi di un unico processo il cui esito e' mortale.

Sarebbe davvero necessario ed urgente riprendere quella grande iniziativa di civilta' che fu condotta anni fa in Brasile contro il commercio delle armi.

Meno armi circolano, piu' vite umane si salvano.

 

4. L'AMBIENTALISTA DEL NO. REO CONFESSO

 

Ebbene si', sono un "ambientalista del no".

Appartengo alla trista genia di coloro che ritengono che di fronte al male occorre dire no.

Me lo ha insegnato una volta per sempre Hannah Arendt, quandi scrisse che "si puo' sempre dire un si' o un no", e che ad esempio di fronte al nazismo si doveva dire no.

*

Sono un ambientalista del no perche' alla follia nucleare dico no. Ho preso parte a dieci anni di lotte per fermare il nucleare negli anni '70 e '80 del secolo scorso, ero a Pian dei Cangani alla festa della primavera del '77 prima ancora che il cantiere cominciasse, ed ero dinanzi ai cancelli della centrale di Montalto (e ad essere investito dalla carica) ancora nell'ultima manifestazione per far rispettare la volonta' popolare espressa nel referendum che dopo la catastrofe di Cernobyl blocco' il crimine nucleare in Italia.

*

Sono un ambientalista del no perche' all'immane avvelenamento che verrebbe prodotto dalla centrale di Tor Valdaliga Nord riconvertita a carbone dico no. Mi sono battuto contro le servitu' energetiche e militari nell'Alto Lazio per piu' di trent'anni, non sono disposto a consentire questo nuovo crimine dell'Enel.

*

Sono un ambientalista del no perche' all'illegale e insensato mega-aeroporto a Viterbo dico no. Perche' devasterebbe per sempre l'area del Bulicame, perche' aggredirebbe e massacrerebbe la salute e i diritti di migliaia di viterbesi, perche' lo sciagurato incremento del trasporto aereo contribuisce in ingente misura alla catastrofe del surriscaldamento climatico globale.

*

E non mi fermo qui: ad esempio dico no anche agli ogm. Agli inceneritori. Alla scellerata privatizzazione dell'acqua.

Come dissi no a una devastante superstrada, la Supercassia. Che se non ci fossimo opposti avrebbe sventrato e distrutto per sempre tanta parte del bosco di Monte Fogliano, tanta parte della natura nel viterbese.

Come dico ancora no all'autostrada tirrenica, comunque camuffata.

*

E a dirla tutta per quanto mi riguarda dico no anche all'automobilismo privato: al punto che non ho mai neppure preso la patente di guida, e sono vissuto bene lo stesso fino a questa tarda eta'.

E dico no ai telefonini e a quel che implicano in termini di campi elettromagnetici e non solo, di sanguinario sfruttamento dell'Africa (le guerre infinite per il controllo delle aree di estrazione del coltan) e non solo, e mi si creda se dico che si vive meglio senza essere tenuti come cani al guinzaglio da quell'infernale macchinetta.

*

Del resto non sono solo un ambientalista del no, sono anche un pacifista del no.

Infatti dico no alle guerre. Dico no alle armi. Dico no agli eserciti e a tutti i gruppi armati. Dico no alle uccisioni: mi sta a cuore il diritto alla vita di ogni essere umano.

E dico no ai razzisti e ai predoni che ci governano, e ai poteri criminali, e all'intreccio tra politica corrotta, economia illegale e mafie.

E se dovessi ricondurre tutti questi no ad un solo criterio, dico no a chi vuole distruggere il mondo e calpestare la dignita' e i diritti dell'umanita'. E scusate se e' poco.

*

E' che ho letto Hannah Arendt e don Milani da giovane, e non te li scordi piu'. E' che ho avuto la fortuna dell'amicizia di Dario Paccino e di Alexander Langer e di Danilo Dolci e di Ernesto Balducci, e non te li scordi piu'. Per questo non mi offendo quando mi si definisce "ambientalista del no", anzi ne meno vanto. Lorsignori vorranno compatire.

 

5. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": AI CONVEGNISTI CHE SI RIUNISCONO OGGI A VITERBO

[Riportiamo il seguente appello diffuso dall'Associazione "Respirare" il 25 novembre 2008, dal titolo completo "Ai convegnisti che si riuniscono oggi a Viterbo nel 'VI forum internazionale dell'informazione per la salvaguardia della natura'"]

 

Egregi signori,

partecipando oggi e nei prossimi giorni al "VI forum internazionale dell'informazione per la salvaguardia della natura" che si tiene a Viterbo vorremmo che coglieste l'occasione anche per prender coscienza di tre vicende che minacciano questo territorio.

La prima: la minaccia dell'avvio di una centrale a carbone a Tor Valdaliga Nord, a Civitavecchia, che avra' ricadute catastrofiche per l'ambiente, per la salute e per l'economia del nostro territorio.

La seconda: la minaccia di nuovamente realizzare a Montalto di Castro una centrale nucleare, dopo che la volonta' popolare espressasi in un referendum nel 1987 sanci' la cessazione della follia atomica in Italia.

La terza: la minaccia di realizzare a Viterbo un nocivo e distruttivo mega-aeroporto che devasterebbe irreversibilmente l'area termale del Bulicame di enorme rilevanza naturalistica, storica, culturale, terapeutica ed economica, e provocherebbe disastrose conseguenze per la salute e il benessere dei cittadini.

Vi preghiamo di voler essere attenti a queste tre gravi minacce, e di volervi associare ai cittadini, ai movimenti e agli illustri scienziati che sono impegnati contro la centrale a carbone di Tor Valdaliga Nord, contro la dissennata ripresa del nucleare, contro il mega-aeroporto che devasterebbe ambiente e salute.

Un cordiale saluto,

L'associazione "Respirare"

Viterbo, 25 novembre 2008

 

6. HIC ET NUNC

 

I cosiddetti interventi dello stato a sostegno dell'economia, tradotti in lingua corrente consistono nell'utilizzo dei soldi dei poveri per regalarli ai ricchi.

Tornano in mente antiche parole sul comitato d'affari della borghesia.

E quanto al consenso totalitario sulle politiche classiste e rapinatrici e razziste dell'organo esecutivo del comitato d'affari suddetto torna in mente quell'altro antico detto secondo cui le idee dominanti sono le idee della classe dominante.

Chiamiamo nonviolenza la presa di coscienza da parte degli oppressi (ed ogni essere umano in qualche modo e misura lo e') della loro condizione di oppressione, e la volonta' buona di liberare se' e tutti in una relazione responsabile e solidale che miri ad instaurare giustizia e liberta'.

Chiamiamo nonviolenza la fuoriuscita dallo stato di narcosi e di minorita' e la lotta da condurre contro se stessi in quanto complici (ed ogni essere umano in qualche modo e misura lo e') dell'oppressione che pur si subisce, e la scelta di contrastare le strutture e le ideologie e le prassi della violenza radicalmente rifiutandole in primo luogo nel proprio condursi.

Chiamiamo nonviolenza la forza della verita', il rispetto per la vita, il principio responsabilita', il riconoscimento dell'altra e dell'altro, la scelta di contrastare menzogna e ingiustizia, l'opposizione nitida e intransigente alla violenza comunque essa si mascheri o pretenda di giustificarsi.

Chiamiamo nonviolenza la prassi storica che invera i diritti sanciti come propri di ogni essere umano e tra essi anche la cura per la casa comune in cui siamo e di cui siamo parte.

Chiamiamo nonviolenza la corrente calda del costituzionalismo, la corrente calda del movimento operaio, la corrente calda delle lotte anticoloniali ed antimperialiste ed antitotalitarie, la corrente calda della nuova ecologia. E soprattutto chiamiamo nonviolenza il femminismo, che ne e' il massimo inveramento storico.

Chiamiamo nonviolenza questa prospettiva socialista e libertaria di lotta per una societa' di persone libere ed eguali, in cui da ognuno si chieda secondo le sue capacita' e ad ognuno si dia secondo i suoi bisogni. Nella cura reciproca, e del mondo che e' comune.

 

7. DUE TERRORISMI, CHE SONO UNO

 

L'orrore delle stragi scatenate dai gruppi terroristi.

E l'orrore delle stragi scatenate dagli stati terroristi.

Ed ambedue tu devi contrastare, gli attentati e le guerre.

Scegliere occorre l'opposizione a tutte le uccisioni.

Scegliere occorre il disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti, la solidarieta' che ogni essere umano raggiunge, il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani.

Scegliere occorre la nonviolenza.

 

8. UNA CAMPAGNA CONTRO IL COMMERCIO DELLE ARMI

 

Una cosa che servirebbe davvero, poiche' salverebbe tante vite umane, sarebbe una campagna contro il commercio delle armi. Con la prospettiva di disarmare tutti. A cominciare dal possesso privato delle armi da fuoco.

Non e' un'idea nuova, ma un'idea grande si'. E non e' un'idea "utopica", ma concreta e ragionevole. Infatti in Brasile alcuni anni fa una campagna cosi' fu condotta, e mise capo finanche ad un referendum con cui si proponeva un intervento legislativo che proibisse il commercio delle armi.

Quel referendum fu perso, e fu una sconfitta per l'umanita'. Ma averlo proposto ed aver condotto una vastissima mobilitazione popolare per questo obiettivo di civilta' fu per l'umanita' comunque una vittoria, l'inizio di una lotta che dovra' pur riuscire vittoriosa se l'umanita' avra' un futuro, un futuro umano. E quella proposta dovra' essere nuovamente e nuovamente formulata, e quella lotta condotta, ovunque, fino a cominciare davvero il disarmo da qualche parte del mondo.

*

Certo, se si addivenisse alla proibizione del commercio delle armi da fuoco, non per questo cesserebbero di colpo le aggressioni, i ferimenti, gli omicidi, ma sarebbe piu' difficile eseguirli. E non sarebbe piccola cosa. Molte vite si salverebbero. Vite umane.

E naturalmente anche vite di altri animali, oggi uccisi dalla sciagurata insensata pratica della caccia, che soprattutto di armi da fuoco si serve (ed anche la caccia andrebbe abolita, qualunque persona ragionevole lo capisce).

Meno armi, una vita piu' sicura.

Meno armi, meno uccisioni.

Meno armi, piu' umanita'.

*

Ci sembra che sarebbe opportuno avviare una campagna oggi qui in Italia con questo obiettivo: abolire il commercio di armi da fuoco, proibire la detenzione di armi da fuoco, distruggere le armi da fuoco attualmente in circolazione (in Brasile nel corso della campagna si dava un rimborso a chiunque consegnava un'arma alle autorita' per distruggerla).

Cominciamo almeno a porre la questione.

 

9. L'ARGOMENTO DEL "POPOLO DEICIDA" E IL PRESIDE IN CAMICIA NERA

 

Il 25 gennaio 2008 il liceo scientifico di Ita ha celebrato, come ogni anno da quando e' stata istituita, la giornata della memoria della Shoah (la data precisa, il 27 gennaio, quest'anno cadeva di domenica, cosicche' l'iniziativa in quella scuola e' stata anticipata di due giorni). E tra altre iniziative - mostre, filmati - mi ha invitato a conversare con gli studenti di alcune classi.

E qui forse e' opportuno che aggiunga due notiziole.

La prima notiziola: in quel liceo lungo tutto questo decennio - per iniziativa di due insegnanti della scuola che sono anche due cari amici, e nell'ambito del piano dell'offerta formativa - ho condotto un corso di educazione alla pace e alla legalita' che iniziato con un limitato numero di incontri e' poi diventato di anno in anno un appuntamento pomeridiano praticamente settimanale lungo tutto l'anno scolastico, al quale hanno preso parte complessivamente centinaia di studenti.

La seconda notiziola: da diversi anni vengo invitato in alcune scuole a parlare della Shoah ed in particolare di Primo Levi, in memoria del quale promossi nel 1987 il primo convegno nazionale di studi. Lo faccio sentendolo come un dovere: sono una delle tante persone che furono raggiunte e toccate dalla testimonianza e dalla benevolenza di Primo Levi, e che dopo la sua morte decisero di fare quanto in loro potere affinche' la sua vicenda personale, la sua riflessione morale, il suo impegno civile non venissero dimenticati, affinche' la sua lezione continui a risuonare. Quando vengo invitato a parlarne nelle scuole lo faccio con sentimenti ambivalenti: so gia' che dovro' confrontarmi con parole ed atteggiamenti da cui verro' ferito, ma proprio per contrastare quelle parole e quegli atteggiamenti credo di dover parlare con chi non sa e potrebbe essere corrotto alla complicita' con il nazismo che sempre risorge.

E qui finisce questa lunga premessa.

*

L'argomento del "popolo deicida"

Quel 25 gennaio 2008 mi e' capitato che un ragazzo mi chiese di raccontare cosa fosse accaduto prima della Shoah, cosa avesse provocato la Shoah. Mi disposi a raccontare della persecuzione antiebraica dal tempo dell'impero romano, passando per le vicende antiche, il medioevo, l'eta' moderna, fino a quel culmine di orrore. Ma il ragazzo mi interruppe subito per proclamare che "gli ebrei avevano ucciso Gesu'" evincendone che quanto seguiva era conseguenza di quel crimine, che per lui cristiano cattolico apostolico romano costituiva il crimine supremo: il deicidio.

La cosa mi ha lasciato sbigottito: mi sono abituato nel corso degli anni a sentirmi schiaffeggiare col laido armamentario degli stereotipi vecchi e nuovi della propaganda antisemita, ma non mi era ancora mai capitato che un giovane dal viso angelico ed evidentemente di buone maniere mi squadernasse cosi' brutalmente, algidamente l'argomento del "popolo deicida". Mi illudevo che almeno dai tempi di Giovanni XXIII nessuno avesse piu' la folle protervia di enunciarlo.

Quel ragazzo voglio credere non sapesse e non immaginasse cosa significhi riproporre quello scellerato paralogismo. Ma non voleva neppure saperlo, infatti alla mia disponibilita' a far luce su tutti i termini della questione (in primis: che il potere di irrogare la pena capitale a Gesu' di Nazaret era nelle mani degli occupanti romani; in secundis: che la responsabilita' penale e' comunque personale e che e' barbarie somma il genocidio di un popolo intero quand'anche una o piu' persone ad esso appartenente avessero commesso un crimine di estrema gravita' - giacche' a questa stregua non un solo popolo scamperebbe allo sterminio -; eccetera eccetera) il giovane si alzo' in piedi dicendo di non voler affatto ascoltare quanto avessi da dire - qualunque cosa avessi da dire - e chiese d essere riportato in classe. Un altro studente - credo per amicizia - lo segui'. L'incontro con gli altri studenti, cui non nascosi il mio turbamento, continuo'.

*

Al muro

Giorni dopo, quando torno in quella scuola per tenere l'incontro settimanale del corso di educazione alla pace, trovo affisso un cartello anonimo in cui senza fare il mio nome ma inequivocabilmente a me riferendosi mi si rivolgevano pomposamente grotteschi insulti (attribuendomi peraltro opinioni opposte alle mie), e si menava scandalo del mio notorio ateismo, il quale pervicace ateismo l'eroico anonimo estensore - che non pareva avere lo stile di un ragazzo - pretendeva di confutare in poche apodittiche righe non saprei dire se piu' patetiche o gradasse: orbene, e' in queste circostanze che una persona scopre la gioia di non vivere ai tempi di Giordano Bruno.

*

Una digressione, e una digressione nella digressione

Mi si consenta qui una digressione. Quella di additarmi alla pubblica indignazione in quanto ateo non e' un'idea originale: diversi anni fa un sindaco democristiano in una campagna elettorale che conduceva forse non troppo elegantemente fece affiggere un manifesto con una mia fotografia con su scritto che ero "Un nemico della nostra religione". Ma poiche' cio' in cui maggiormente ero impegnato all'epoca - e che piu' faceva infuriare i prominenti democristiani - era la lotta contro la mafia, mi chiedo ancora a quale religione si riferisse. E qui la digressione si conclude.

Ma solo per aprire una digressione nella digressione: a proposito di simili bandi, a tornare indietro nel tempo, nel lontano '77 mi ero gia' ritrovato esposto alla pubblica esecrazione con una mia fotografia su un manifesto affisso da baldi giovini che allora gravitavano nell'area della cosiddetta "autonomia", che in didascalia mi definivano addirittura come "un esorcista della nuova sinistra". E mi sono sempre chiesto come le persone normali potessero interpretare una simile locuzione: temo ne deducessero che fossi una sorta di guaritore e non, come immagino nelle intenzioni degli autori, un bieco moralista che con i suoi scrupoli era irriducibile ad ogni totalitaria ortodossia pretesamente rivoluzionaria e/o dadaista, e che meritavo per questo la gogna (degli sganassoni invece in quel torno di tempo mi fecero omaggio alcuni esuberanti ragazzotti neofascisti, ma questa e' un'altra storia; evidentemente gia' allora non ero simpatico a parecchia gente - ed e' stato un buon addestramento alla nonviolenza). Aggiungo in coda che i gentili promotori di quel lontano manifesto qualche anno dopo erano finiti nel craxismo e dintorni, io sono restato ancor oggi quello che ero allora, anche se la nuova sinistra d'antan nel frattempo e' invecchiata assai male, e quelli come me vengono ritenuti una specie in via di estinzione. E' proprio vero: queste cose, in guisa di petites madeleines, mi fanno tornar giovane. E qui si conclude la digressione nella digressione.

*

Il preside in camicia nera

Lo stesso giorno in cui lessi sul muro della scuola quel devoto cartello che mi fulminava come ateo pertinace e irredimibile ebbi un colloquio col preside, un preside che ama abbigliarsi in camicia nera e che nei suoi rapporti con studenti e insegnanti ha sovente proferito parole, compiuto gesti ed assunto atteggiamenti villani e inammissibili tali per cui piu' volte in precedenza alle sue vittime che mi chiedevano consiglio su come condursi nei suoi confronti avevo suggerito di essere per quanto possibile misericordiose verso l'autore di tali intemperanze, poiche' per abbandonarsi ad esse evidentemente doveva essere persona afflitta da un'intima sua sofferenza che ne offuscava la capacita' di comunicare in modo civile e secondo le mai abbastanza lodate buone maniere.

Ma qui aggiungo che un dirigente pubblico e un educatore - anzi: un dirigente scolastico, che agli educatori dovrebbe essere di guida, di esempio e di conforto - che in Italia si presenti a scuola indossando una camicia nera ed offenda gli studenti o e' persona stolida, oppure si rende conto di quale messaggio quell'abbigliamento e quelle posture trasmettano, poiche' i simboli contano: un messaggio che confligge con la natura antifascista della repubblica democratica, un messaggio che - se posso esprimere con franchezza la mia opinione - in una scuola non dovrebbe essere consentito recare.

Ma torniamo a quell'incontro. Esordi' promettendo che mai piu' avrei tenuto un corso di educazione alla pace in quella scuola e prorompendo incontrollatamente in espressioni grossolane e febbricitanti al tempo stesso, come a sfogarsi di un doloroso rancore lungamente, lungamente covato.

Quando fui io a parlare, mi basto' a sgonfiare tanta prosopopea (esibita, immagino, per far colpo sulla vicepreside presente al colloquio) pronunciare la solita formula magica: ovvero dire che avrei querelato per diffamazione chiunque avesse osato propalare alcunche' di non veritiero sulla mia persona e sulla mia attivita' educativa. Funziona sempre con certi personaggi. Poi non querelo mai nessuno (sono abituato a sentir spropositi e chi li pronuncia suscita in me un sentimento di pena piu' ancora che di indignazione), ma dirlo gia' basta.

Il mio corso continuo' fino alla fine dell'anno scolastico.

*

Come e' andata a finire

Quest'anno non sono piu' stato invitato a tenere il corso di educazione alla pace e alla legalita' presso il liceo scientifico di Ita. Come il preside in camicia nera mi aveva preannunciato.

Mi dispiace per gli studenti (che - mi dicono - a decine si erano iscritti al mio corso anche quest'anno).

E mi dispiace per la scuola.

Dedichero' il tempo che mi si e' cosi' liberato alle buone letture ed alle azioni che i signori in camicia nera riterranno certo cattive: come continuare a raccontare cosa ho imparato da Primo Levi, continuare ad oppormi al razzismo e al fascismo, continuare ad oppormi alla guerra e ai poteri criminali. La vita e' una cosa meravigliosa.

*

Tre arabeschi ancora, e un tema di filosofia della storia

Ma non vorrei concludere cosi' solennemente. Aggiungiamo tre postille divertenti.

Postilla prima: dopo quel colloquio il preside in camicia nera cerco' qualcuno che potesse tenere il corso al posto mio. E mi dicono si sia dapprima rivolto ad un valente operatore scolastico che svolgeva altre attivita' con gli studenti. Mal gliene incolse: poiche' quell'operatore gli disse che lui stesso aveva partecipato anni addietro a un corso di formazione alla pace in cui proprio io ero relatore, e non era disponibile alla richiesta che gli veniva posta. Succede. La scuola ha poi chiesto di tenere il corso a un'associazione di volontariato che opera in America Latina e in Africa, e al parroco che la anima e fa cose eccellenti. Ma quanto il preside in camicia nera ha loro infine esplicitato che la loro presenza era richiesta in buona sostanza per allontanare la mia persona gli hanno risposto di non essere disponibili alla bisogna, anche perche' ci lega una lunga amicizia e una stima reciproca. Sono cose che capitano. Per essere quel vecchio impenitente ateo e trinariciuto che sono, mi ritrovo stranamente ad avere ancora un sacco di amici.

Postilla seconda: circa venticinque o trent'anni fa insegnavo, ahime', in una scuola privata. Un giorno tenni lezione sulla conquista dell'America e il colonialismo cinquecentesco. Spiegai che non di scoperta e civilizzazione si era trattato, ma di conquista, devastazione, saccheggio, schiavismo e genocidio, lessi brani di Las Casas, citai una vastissima bibliografia... Il giorno dopo fui convocato dal preside (che non aveva la camicia nera) il quale mi annuncio' che la scuola faceva a meno dei miei servigi dappoiche' ero persona non equanime non avendo messo in adeguato rilievo i grandi meriti della civilta' portata a quei popoli dai Conquistadores. Ebbi allora l'agio di spiegare agli studenti perche' li lasciavo, e cio' che ebbe a dire ("si parva licet componere magnis", come dicono gli azzeccagarbugli) una certa Simone Weil in un'analoga circostanza, quando l'autorita' scolastica l'allontano' dalla cattedra. Ripensando a questo episodio della mia lontana gioventu' e comparandolo alla piu' recente vicenda or mi sovviene che talora la storia si ripete, ma non saprei dire se nella classica sequenza, prima in tragedia e poi in farsa, o viceversa, o - ed e' forse questo il caso - di farsa in farsa (ma farse che forse rispecchiano e lumeggiano tragico un contesto).

Postilla terza a mo' di finalino: dimenticavo infine di aggiungere che non dovendo piu' ogni settimana sobbarcarmi le spese per l'autobus o il treno da Gherascopoli ad Ita e ritorno, visto che per quasi dieci anni ho tenuto quel corso del tutto gratis senza volere neppure il rimborso del viaggio, col mio allontanamento disposto dal preside in camicia nera ci risparmio anche un gruzzoletto di baiocchi, piccino ma che di questi tempi non dispiace ritrovarsi nella scarselletta. E ditemi voi, lettrici e lettori gentilissimi, se questo non e' un gran bel lieto fine.

*

E tu

Ma neppure cosi' vorrei concludere, poiche' si perde di vista il motivo principale per cui mi sono infine deciso a raccontare questa storia; ed aggiungiamo dunque una considerazione ancora sulla cosa che piu' conta.

Che e' la necessita' che nelle scuole si possa promuovere la verita', la pace e la legalita', e questo dovrebbe saperlo gia' ogni persona ragionevole e che vuol mantenere il rispetto di se', nel tempo in cui in violazione della Costituzione della Repubblica Italiana il nostro paese sta partecipando a quell'immane crimine che e' la guerra afgana, nel tempo in cui in Italia si perseguitano degli esseri umani con criminali disposizioni razziste da parte del governo come di sindaci dimentichi di cosa sia umanita', civilta', diritto.

Che e' la necessita' che nelle scuole si insegni che la Shoah e' immane un crimine con cui occorre fare i conti, che nulla giustifica un tale orrore, che certe ideologie e retoriche - come quelle dell'argomento del "popolo deicida" - sono gia' una effettuale complicita' col nazismo, col nazismo che torna. Con la camicia nera, o verde, o in doppiopetto. E tu il nazismo devi contrastare.

*

Congedo in forma di dialoghetto

- Lo vedi che alla fine non sei riuscito a evitare i toni da comizio? Che barba, sei proprio incorreggibile.

- E grido pure dai tetti.

 

10. AGIRE SUBITO CONTRO LE ARMI ASSASSINE

 

Agire subito contro le armi assassine occorre.

Riprendere e sviluppare occorre ovunque quella profetica proposta che le sorelle e i fratelli brasiliani han formulato con il referendum del 2005: abolire il commercio delle armi.

Meno armi circolano, piu' vite umane si salvano.

 

11. FORUM COMUNITARIO DI LOTTA ALLA VIOLENZA: MI HANNO AMMAZZATO E NON POTRO' VOTARE. UN APPELLO PER IL SI' AL REFERENDUM

[Da "La domenica della nonviolenza" n. 40 del 25 settembre 2005 riprendiamo il seguente testo preceduto dalla seguente nota introduttiva: "Ringraziamo Maria Eunice Kalil per averci inviato questo appello per il si' al referendum del 23 ottobre per la proibizione del commercio delle armi diffuso dal 'Forum comunitario di lotta alla violenza' di Bahia. Maria Eunice Kalil e' responsabile del 'Forum comunitario di lotta alla violenza' di Bahia, Brasile (per contatti: fccv at ufba.br). La traduzione italiana, non del tutto letterale, e' di Benito D'Ippolito"]

 

Mi hanno ammazzato. E non potro' votare

per il disarmo che salva la gente.

Rubato mi hanno i miei anni e la vita.

 

Mi hanno ammazzato a quindici, a vent'anni

ho perso il conto di quante pallottole

hanno ficcato a forza dentro me.

 

Pallottole vaganti, casuali,

sparate tra le risa, a passatempo,

le carni mi trafissero ugualmente

quelle per caso e quelle d'improvviso

nell'attimo rabbioso, o con la mente

gelida. Un lampo, e tu non sei piu' niente.

 

Per futili motivi mi ammazzarono

per un sorpasso e per una frenata

per uno sguardo, un capogiro, un bacio.

 

Mi hanno ammazzato perche' c'era un'arma.

 

E non potro' votare piu'. Sarete

voi a votare anche per me, votando

quel si' che altre salvera' persone.

 

Quel si' che e' il modo di fare felice

ed onorare me, e molti, e tutta

l'umanita'. Il disarmo dona vita.

 

Il 23 ottobre vota si'.

 

12. TERRORISTI

 

Anche coloro che conducono la guerra terrorista e stragista in Afghanistan lo sono.

Anche il governo italiano.

Con la complicita' di quanti in Italia si stracciano le vesti per il diritto alla vita di tutti i popoli tranne di quello afgano, al cui sterminio il nostro stato attivamente coopera.

A tutte le guerre e a tutte le uccisioni occorre opporsi.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

13. UNA MODESTA OPINIONE

 

In occasione della ricorrenza della "Giornata internazionale di solidarieta' con il popolo palestinese" indetta dall'Onu, si svolge oggi a Roma una manifestazione nazionale promossa dal Coordinamento delle comunita' palestinesi in Italia e da molte associazioni democratiche e movimenti di solidarieta'. Bene.

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Con tutto il cuore condividiamo la lotta del popolo palestinese per avere un proprio stato libero e sovrano.

Con tutto il cuore ci opponiamo alle politiche dei governi israeliani di negazione dei diritti del popolo palestinese.

Con tutto il cuore ci associamo a quanti chiedono la fine dell'occupazione dei territori su cui deve sorgere lo Stato di Palestina.

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Ma sappiamo anche che e' solo perche' esiste uno stato di Israele che oggi in Europa e altrove nel mondo e' piu' difficile una nuova Shoah.

Sappiamo che se non esistesse lo stato di Israele orde di antisemiti rigurgiterebbero dal sottosuolo a nuovamente eseguire la persecuzione e il genocidio.

E' da tutta la vita che ci battiamo per l'internazionale futura umanita', per un mondo in cui gli stati non abbiano piu' senso, e tutti gli esseri umani si riconoscano sorelle e fratelli, liberi ed eguali in diritti. Aderimmo giovani all'appello lanciato a Londra in quel lontano 1864, e non abbiamo piu' cambiato idea. Ma qui e adesso, a un'analisi concreta della situazione concreta, cosi' come occorre che esista uno Stato di Palestina, occorre che esista uno Stato di Israele.

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Pertanto chiunque oggi vuol solidarizzare con il popolo palestinese eviti di essere reticente ed ambiguo sul diritto di Israele ad esistere. Poiche' essere reticenti e ambigui su questo non aiuta la pace, non aiuta la giustizia, non aiuta l'umanita'.

 

14. BURRI

 

Forse fu un quarto di secolo fa, forse trent'anni, a Citta' di Castello. Nel silenzio di quelle stanze in cui erano esposte tante e tante opere di Burri ricordo ancora come percepissi il calore del sole che dalle finestre irrorava quel mondo contratto in tele che erano altro ed oltre: erano lo specchio di un mondo combusto e desolato, come dopo Hiroshima hanno saputo dire Beckett, Herzog e pochi altri.

C'era un che di claustrale e di amoroso: la cittadina umbra che e' la natura quando essa e' anche civile, quelle forme ormai raggelate ma che avevano sofferto il tormento del fuoco. Le plastiche, i catrami, le crepe della materia, e oltre i vetri e le mura la lieve citta', le dolci campagne.

Pensai che tutto cio' era come un'unica opera di Burri, l'epifania di una verita'. Ero giovane, ne fui confortato: nelle tragedie della storia il mondo esisteva ancora, si poteva ancora lottare, esser felici insieme. Abbracciai forte la donna che era con me. Me ne rammento ancora.

 

15. LA GUERRA E IL TERRORE

 

Cio' che e' accaduto in India e cio' che accade in Afghanistan hanno due evidenti legami.

Il primo: il terrorismo e' sempre assassino. Sia quando e' opera di singoli o di gruppi, sia quando e' opera di eserciti e di stati.

Il secondo: l'umanita' e' una, e il suo mondo e' interconnesso.

Ne consegue che ovunque si agisce per il disarmo, li' si aiuta l'umanita' intera. Ovunque si agisce per la giustizia, li' si aiuta l'umanita' intera. Ovunque si sceglie la nonviolenza, li' si aiuta l'umanita' intera.

Opporsi occorre a tutte le guerre, opporsi occorre a tutte le uccisioni, opporsi occorre a tutti gli armamenti.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

16. DOMANDE SULLA SCUOLA

 

Quanti genitori costruiscono giocattoli per i loro figli?

Quanti genitori non delegano alla televisione di educarli?

Quanti genitori ne hanno la fiducia?

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Deve essere la scuola un parcheggio?

Deve essere la scuola una caserma?

Deve essere la scuola un'osteria?

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Non si potrebbe insegnare la vita sobria, il saper aver cura di se', coltivare nell'orto cio' che mangi?

Non si potrebbe insegnare a non delegare ai tecnici la tua vita?

Non si potrebbe insegnare che le istituzioni non garantiscono l'autonomia della persona?

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Non dovrebbe servire la scuola a contrastare le ingiustizie?

Non dovrebbe servire la scuola a contrastare le menzogne?

Non dovrebbe servire la scuola a contrastare quella pigrizia che lascia ignoranti e rende servi?

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La scuola buona si fa con l'amore.

La scuola buona ti chiede fatica.

La scuola buona combatte il fascismo.

 

17. OBAMA E NOI, ANCORA

 

Pubblichiamo alcuni altri interventi intorno all'elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti d'America (uno precedente, gli altri successivi). Ed ancora una volta sottolineiamo tre questioni centrali.

La prima: la novita' dirompente dell'elezione di un nero nel luogo della maggior concentrazione di potere politico esistente oggi nel mondo.

La seconda: la mobilitazione che la candidatura di Obama ha suscitato e la relazione che tra la candidatura e la vittoria di Obama e i movimenti sociali che lo hanno sostenuto e le aspettative dei popoli oppressi e delle classi subalterne si e' data. Questa interazione (solidale e conflittuale ad un tempo) puo' avere sviluppi assai fecondi.

La terza: come questa situazione apra possibilita' nuove all'impegno nostro per la pace, la giustizia sociale, la solidarieta' tra i popoli e tra le persone, la scelta della nonviolenza.

Il punto non e': stare a guardare cosa potra', sapra', vorra' fare Obama; il punto e': facciamo noi quel che possiamo e dobbiamo; ovvero: influiamo noi con la nostra azione buona sulle sorti dell'umanita'.

Ancora una volta: sii tu il cambiamento che vorresti nel mondo.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

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Numero 151 del 28 marzo 2013

 

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