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Telegrammi. 1228



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1228 del 29 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Segnalazioni librarie

2. Istanze egualitarie, libertarie e solidali nell'opera di Seneca

3. Peppe Sini: Mi sembrerebbe necessario...

4. Alcuni testi del mese di aprile 2003

5. Fermare la guerra con la nonviolenza, prima che la guerra annienti l'umanita'

6. Contro la guerra sciopero generale

7. Di rosse bandiere e di pistole fumanti

8. Due subalternita', anzi tre

9. Per Oscar Romero

10. Esseri umani

11. La scacchiera

12. Ancora una cantata dei morti invano

13. In memoria di Martin Luther King

14. In memoria di Primo Mazzolari

15. In memoria di Dietrich Bonhoeffer

16. Quello che oggi piu' occorre

17. Come opporsi alla guerra, in sette punti e una postilla (settembre 2001)

18. Una nota

19. La sentenza e' gia' stata eseguita

20. Un brutto sogno di Giuseppe Ca

21. Dopo la sconfitta

22. La "Carta" del Movimento Nonviolento

23. Per saperne di piu'

 

1. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Ingeborg Bachmann, Diario di guerra, Adelphi, Milano 2011, pp. 140, euro 11.

- Zygmunt Bauman, Le sorgenti del male, Erickson, Trento 2013, pp. 120, euro 10.

- Nando dalla Chiesa, L'impresa mafiosa. Tra capitalismo violento e controllo sociale, Cavallotti University Press, Milano 2012, pp. 168, euro 16,50.

- Stephane Hessel, Vivete!, Castelvecchi, Roma 2012, pp. 62, euro 6.

- Serge Latouche con Daniele Pepino, Fine corsa. Intervista su crisi e decrescita, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2013, pp. 104, euro 7.

- Stefano Rodota', Elogio del moralismo, Laterza, Roma-Bari 2011, 2013, pp. VI + 94, euro 6,90.

 

2. INCONTRI. ISTANZE EGUALITARIE, LIBERTARIE E SOLIDALI NELL'OPERA DI SENECA

 

Si e' svolto la sera di giovedi' 28 marzo 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un nuovo incontro di lettura e interpretazione dell'opera di Lucio Anneo Seneca.

Nel confronto con altri autori latini e soprattutto nel richiamo ai grandi filosofi della liberta' greci - in primo luogo naturalmente Socrate, ma anche Epicuro, oltre ovviamente alla tradizione stoica nella quale Seneca si inscrive -, ed ai simboli romani della grandezza morale e della resistenza al male fino a preferire la morte anziche' la resa, il filosofo afferma con una scrittura scintillante l'opposizione alla violenza, il cosmopolitismo, la solidarieta' con l'umanita' intera, le forti istanze egualitarie e libertarie che lascera' come preziosa eredita' alla civilta' umana e ai movimenti di liberazione.

 

3. DOCUMENTAZIONE. PEPPE SINI: MI SEMBREREBBE NECESSARIO...

[Riportiamo la seguente lettera personale inviata alcuni giorni fa ad alcuni mezzi d'informazione locali]

 

Leggo sulla stampa locale che alle imminenti elezioni comunali di Viterbo si presenteranno quasi solo liste sostenitrici di candidati a sindaco di destra. Di destra: ovvero a favore della disuguaglianza e quindi complici della violenza dei ricchi ai danni degli impoveriti, della violenza dei potenti ai danni dei deboli.

Anche quelle due o tre liste che forse di destra non sono, al di la' delle chiacchiere propagandistiche mi sembra che siano subalterne a ideologie di destra, o che si apprestino di fatto a sostenere candidati a sindaco palesemente di destra.

*

Mi sembrerebbe necessario che alle prossime elezioni comunali di Viterbo vi fosse anche almeno una lista di sinistra con un programma di sinistra e con una persona candidata a sindaco di sinistra.

Di sinistra: ovvero che affermasse l'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, la condivisione dei doveri, l'universale solidarieta' e la responsabilita' personale per il bene comune, secondo il motto "da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni". Una lista di sinistra: quindi che si caratterizzasse anche per l'opposizione alla guerra, al razzismo, ai poteri criminali, al regime della corruzione. Una lista di sinistra: quindi femminista, ecologista, nonviolenta. Una lista di sinistra: quindi impegnata per i diritti e la liberazione delle persone e delle classi sfruttate e oppresse. Una lista di sinistra: quindi che si impegnasse per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani e per difendere la biosfera casa comune dell'umanita' intera.

*

Una lista di sinistra che portasse nel Consiglio comunale le riflessioni e le proposte di rilevanti esperienze di solidarieta' e di lotta per i diritti, l'ambiente ed i beni comuni, esperienze di solidarieta' e di lotta che a Viterbo si sono date e tuttora proseguono.

*

Peppe Sini

Viterbo, 26 marzo 2013

 

4. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI APRILE 2003

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di aprile 2003.

 

5. FERMARE LA GUERRA CON LA NONVIOLENZA, PRIMA CHE LA GUERRA ANNIENTI L'UMANITA'

 

E' con la nonviolenza che dobbiamo fermare la guerra, poiche' solo la nonviolenza ne ha la forza.

E' con la nonviolenza che dobbiamo fermare la guerra: poiche' altrimenti quale che sia l'esito della guerra in corso, essa oltre alle stragi di cui consiste inevitabilmente generera' altre guerre ed altro terrorismo, in un

crescendo di morte e di odio che travolgera' l'umanita' intera. Il tempo e' poco, occorre agire adesso.

E' con la nonviolenza che dobbiamo fermare la guerra: ed e' in capo a noi questa responsabilita', a noi che viviamo nella ristretta area planetaria del privilegio, a noi che godiamo di diritti grandi e che abbiamo buone leggi, a noi che non siamo sbranati dalla fame, a noi che possiamo eleggere i parlamenti e i governi, a noi che ci troviamo nel campo degli aggressori, nella cittadella degli assassini.

E' con la nonviolenza che dobbiamo fermare la guerra, con la forza della nonviolenza che e' piu' grande della forza della macchina bellica.

E' con la nonviolenza che dobbiamo fermare la guerra, prima che la guerra annienti l'umanita'.

*

E allora: fedeli al dettato costituzionale, fedeli al diritto internazionale, blocchiamo l'operativita' della macchina belica dislocata nel territorio italiano.

E allora: fedeli al dettato costituzionale, fedeli al diritto internazionale, facciamo cessare la complicita' dello stato italiano con la guerra.

E allora: fedeli al dettato costituzionale, fedeli al diritto internazionale, denunciamo all'autorita' giudiziaria e all'autorita' di pubblica sicurezza, e facciamo arrestare, processare, condannare secondo la legge, i golpisti e stragisti che l'Italia hanno trascinato al sostegno della guerra terrorista.

E allora: fedeli al dettato costituzionale, fedeli al diritto internazionale, cacciamo subito il governo dei golpisti e degli stragisti imponendone le dimissioni, e imponendo un nuovo governo che ripristini la legalita' costituzionale, che rupidi la guerra, che si impegni per fermare la guerra.

E allora: fedeli al dettato costituzionale, fedeli al diritto internazionale, aiutiamo le vittime, e l'unico modo non ipocrita, non subalterno di aiutarle, e' far cessare la guerra.

E allora: fedeli al dettato costituzionale, fedeli al diritto internazionale, ciascuno si assuma le proprie responsabilita'. Ciascuno faccia cio' che e' in suo potere fare, cio' che e' suo dovere fare. Dobbiamo fermare la guerra: prima che la guerra annienti l'umanita'; dobbiamo fermare la guerra: con la nonviolenza.

*

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

6. CONTRO LA GUERRA SCIOPERO GENERALE

 

Non c'e' bisogno di molte parole, chiunque vede le stragi e chiunque sa che a questo cumulo di omicidi occorre opporsi.

Non c'e' bisogno di molte parole, chiunque sa quali poteri la guerra hanno deciso ed eseguono, quali poteri la guerra sostengono, quali poteri ne traggono profitti; e chiunque sa che a queste bande di assassini occorre opporsi.

Non c'e' bisogno di molte parole: il governo italiano e' nel novero dei sostenitori della guerra, e' un governo fuorilegge che ha violato la Costituzione cui pure aveva giurato fedelta' nelle mani del capo dello stato; non c'e' bisogno di molte parole: il presidente della Repubblica, di quella Costituzione supremo garante, ha consentito che venisse violata e che il nostro paese si trovi ora coinvolto, ancora una volta, in una guerra stragista e terrorista, colonialista e genocida; non c'e' bisogno di molte parole: il parlamento italiano a maggioranza ha deciso di sostenere l'illegalita', gli omicidi, le stragi, tradendo il mandato popolare, tradendo la legge a fondamento del nostro ordinamento giuridico. Non c'e' bisogno di molte parole, e' tutto cosi' orribilmente chiaro.

Le esplosioni e i roghi della Mesopotamia ad un tempo offuscano la coscienza del mondo e la illuminano di tragica luce, ne bruciano le viscere e ne aprono la vista: gettano orrendi una apocalittica luce sul presente, e nel profondo dell'anima di ognuno.

Nelle fiamme e nel fumo, nel fermentare dei corpi lacerati che ieri furono umanita' ed ora sono meno che sasso, meno che palta, risuona una voce che a te chiede, che a te si appella: che ti convoca, appunto.

Fermare la guerra e' oggi l'imperativo morale e civile dell'umanita' intera.

*

Cosa possiamo, cosa dobbiamo fare noi qui e adesso, in Italia, nel fresco lieve aprile del 2003?

Innanzitutto tre cose:

a) con l'azione diretta nonviolenta bloccare l'operativita' delle basi militari americane in Italia; bloccare i trasporti, tutti i trasporti, di materiale bellico e di truppe verso il fronte; contrastare la macchina bellica con la forza della nonviolenza: forza contro forza, la nonviolenza e' piu' forte.

b) con lo sciopero generale a oltranza imporre la caduta del governo del golpe e delle stragi, del governo fiancheggiatore della guerra illegale e criminale, del governo sostenitore di chi ha ordito e sta eseguendo crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.

c) continuare nella mobilitazione per la pace ed estenderla a quella parte della popolazione e a quella parte delle istituzioni che ancora non hanno preso coscienza e non sono intervenute in difesa della legalita' costituzionale e del diritto internazionale, che ancora non hanno aggiunto la loro forza alla forza di chi gia' ha iniziato a battersi per salvare innumerevoli vite umane innocenti, per salvare l'umanita' intera dal suo nemico piu' grande: la guerra.

La guerra, che consiste della commissione di innumerevoli omicidi; la guerra, che di tutte le dittature e' la piu' feroce; la guerra, che di tutti i terrorismi e' la magnificazione, la genitrice, l'archetipo.

Lo scontro in atto e' tra la guerra e l'umanita': o l'umanita' sconfigge la guerra, o la guerra annientera' l'umanita'.

*

Fermare la guerra: con l'azione diretta nonviolenta; con lo sciopero generale; con la denuncia e l'arresto e il processo e la condanna dei poteri golpisti e stragisti secondo legge; con l'azione delle istituzioni fedeli all'umanita' e al diritto; con la mobilitazione delle persone e dei popoli; con il disarmo e la solidarieta' con gli oppressi, con scelte di giustizia praticate fin nella quotidiana individuale condotta.

Molte sono le cose che si possono fare contro la guerra: ma tra esse qui e adesso l'azione diretta nonviolenta, lo sciopero generale, la denuncia dei golpisti stragisti, ci sembrano le fondamentali.

 

7. DI ROSSE BANDIERE E DI PISTOLE FUMANTI

 

Di cosa stiamo parlando? Mi chiedo e lo chiedo ogni giorno.

Di una guerra scatenata da due stati che violando ogni legge e trattato hanno invaso un paese e stanno massacrando un popolo gia' vittima di una dittatura, di una guerra efferata e di un embargo genocida. Una guerra che e' un atto di terrorismo e che nuovo terrorismo scatenera'. Una guerra che mette l'umanita' intera nel piu' grave pericolo di catastrofe e di annientamento. Di questo stiamo parlando.

Di stragi e stragi e stragi, e conseguente disperazione che produrra' altre stragi e stragi e stragi. Di violenza assassina e assassina e assassina, e conseguente odio che altra generera' violenza assassina e assassina e assassina.

Di esseri umani uccisi, di ammucchiati squarciati corpi di esseri umani uccisi, di osceni ammassi di frattaglie di esseri umani uccisi, di cataste fumiganti di esseri umani uccisi, di cumuli putrefatti di esseri umani uccisi. Del cui svanire come persone e vita, della cui metamorfosi in concime, in ombra, in nulla, del cui fermentare e del cui effondersi come odore e pista di morte, cielo e terra sono ugualmente appestati.

E mentre i macellatori di carni umane giorno dopo giorno, ogni giorno di piu', adempiono alle loro basse opere di algidi, brillanti giovani allievi delle SS, puo' esservi esitazione su cosa della guerra debba pensarsi? Puo' esservi esitazione su cosa dobbiamo fare dinanzi alle stragi? Puo' esservi esitazione del nostro dovere di esseri umani mentre essseri umani vengono massacrati?

Fermare la guerra. Questo occorre.

Fermare la guerra.

E tutte le chiacchiere di questo basso mondo, tutte le astuzie della propaganda, non possono cancellare questo fatto roccioso e questa abissale consapevolezza: che la guerra consiste della commissione di omicidi, che troppi esseri umani stanno morendo assassinati, che l'intera umanita' e' in pericolo, che da questa infernale colata di sangue altre eruzioni di morte germineranno, che la guerra va fermata prima che essa annienti l'umanita'.

Il resto e' chiacchiera, chiacchiera irresponsbaile, chiacchiera assassina.

Il resto e' silenzio.

 

8. DUE SUBALTERNITA', ANZI TRE

 

La prima: la discussione ignobile e insensata, necrofila e narcotica, se sia preferibile una guerra lunga o una guerra corta. Noi pensiamo che simili esercizi da lugubri esteti rivelino un'insufficienza morale, una effettuale complicita'. Alla guerra bisogna opporsi e basta.

*

La seconda: la discussione se nella guerra in corso bisogna aiutare l'attivita' bellica di qualcuno. Noi pensiamo che alla guerra bisogna opporsi e basta. Chi propone di arruolarci in un esercito non e' contro la guerra, ne e' complice.

*

La terza: nella riflessione e nell'agire dei movimenti che si dicono pacifisti vengono al pettine nodi decisivi, deflagrano antiche insostenibili ambiguita'. Per uscirne e' necessario prendere una decisione: la scelta della nonviolenza. Chi non fa la scelta della nonviolenza non solo non contribuisce a costruire la pace, ma neppure si oppone effettualmente alla guerra, bensi' ne e' complice.

*

La guerra e' commissione di omicidi; le armi servono a uccidere; scopo degli eserciti e' ammazzare esseri umani. Solo la nonviolenza si oppone alla guerra, poiche' si oppone a tutti gli omicidi, e a tutte le armi e a tutti gli eserciti.

Di tutte le dittature la guerra e' la piu' feroce, poiche' essa e' dittatura onnicida e seminagione di nuovo odio, nuove violenze, nuova barbarie. Non e' ammissibile avere atteggiamenti ambigui.

Di tutti i terrorismi la guerra e' il piu' grande, poiche' essa e' strage che supera ogni altra strage e nuove stragi genera. Non e' lecito avere atteggiamenti ambigui.

La guerra minaccia di distruzione l'umanita' intera: e' compito di tutti gli esseri umani opporsi alla guerra. E solo la scelta della nonviolenza si oppone alla guerra in modo nitido ed intransigente, nell'unico modo possibile e adeguato. E' possibile avere atteggiamenti ambigui quando e' in gioco l'esistenza dell'umanita' intera?

La scelta che oggi si impone e' tra la guerra e' l'umanita'. Tra essere complici della guerra ed opporsi ad essa con la nonviolenza.

*

Nell'editoriale di ieri ci pare che Lidia Menapace abbia detto quello che era ed e' necessario, urgente e decisivo dire.

Occorre la scelta della nonviolenza se il movimento per la pace vuole essere persuaso e persuasivo, concreto ed efficace. Chi non passa per questo ponte, resta non al di qua dell'abisso, ma nell'abisso precipita.

La nonviolenza e' la necessaria resistenza all'inumano: la nonviolenza e' la Resistenza oggi necessaria. Solo la nonviolenza puo' fermare la guerra. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

9. PER OSCAR ROMERO

 

Prima di essere Romero Romero

non era ancora Romero. Tutti

dobbiamo divenire cio' che siamo

e che non siamo finche' non ci troviamo

a quell'antico bivio della scelta.

 

Era Romero uomo di fede

ma la sua fede non era ancora

la fede di Romero, prima occorse

che quella fede nella fede lo trovasse

gliela recasse un popolo piagato.

 

Cosi' dall'astratto al concreto

dicono certi antichi dottori

muovesi il mondo, il mondo vecchio e stanco

cosi' si mosse anche Oscar Romero

muovendo incontro a verita' e martirio.

 

Dicono: cosa si puo' fare? Nulla.

E dicono anche: cosa

si puo' fare? Tutto.

E non e' vero. Ma quel che e' da fare

tu fallo, e cosi' sia.

 

Sotto lo sguardo degli assassinati

Oscar Romero incontro' se stesso

sotto lo sguardo degli assassini

incontro' se stesso Oscar Romero.

 

Viene sempre quell'ora inesorabile

in cui devi levare la tua voce.

Tu non vorresti, vorresti restare

nel silenzio che sa molte lusinghe

molti segreti, e molti pregi reca.

Ma viene sempre l'ora della voce.

 

Venne quell'ora per Oscar Romero

a rivelargli il volto e il nome suo

venne quell'ora recata dal silenzio

degli assassinati e recata dal silenzio

degli assassini, e giungi al paragone.

 

Prese ad un tempo la parola e la croce

e messosi alla scuola degli scalzi

ne fu piu' che avvocato, compagno.

Sapeva anche lui dove quella portava

strada, sapeva anche lui quale suono

avrebbe spento un giorno la sua voce.

 

Come chiodi che secco un martello

nel legno batte e conficca, il colpo

della pallottola irruppe nel suo corpo

fatto legno, fatto vino, fatto croce

fatto pane, fatto luce, per sempre

raggiunse Romero Romero, ormai voce

per sempre dell'intera umanita'.

 

10. ESSERI UMANI

[Si e' svolta ieri a Viterbo una manifestazione "contro la violenza" (e quindi non solo contro la guerra: ma per la pace e la nonviolenza, per i diritti e la dignita' umana) promossa dal Centro sociale occupato autogestito "Valle Faul". Riportiamo qui - ricostruita a memoria - una sintesi dell'intervento del responsabile del Centro di ricerca per la pace che ha cercato di cogliere ed esprimere il sentimento e il messaggio che dai tanti partecipanti al'liniziativa proveniva]

 

Siamo qui come persone, siamo qui perche' siamo persone: persone diverse l'una dall'altra, e questa diversita' e la nostra forza, la nostra ricchezza, la nostra bellezza. Siamo persone diverse ma ci unisce una convinzione: che noi diamo valore alla vita umana. Che noi ci sentiamo esseri umani, e vogliamo vivere. Che noi ci sentiamo esseri umani e ad ogni essere umano vogliamo che sia riconosciuto il diritto a vivere, il diritto alla vita, e a una vita dignitosa, il diritto alla dignita', la dignita' umana.

*

Per questo motivo, prima di ogni altra analisi economica o sociologica o politica o filosofica, noi siamo contro la guerra.

Siamo contro le uccisioni di esseri umani. Perche' noi siamo esseri umani.

Siamo contro la guerra che e' sempre uccisione di di esseri umani. E noi siamo esseri umani.

E siamo contro le armi, che servono a uccidere esseri umani. E noi siamo esseri umani.

E siamo contro gli eserciti, che servono a uccidere esseri umani. E noi siamo esseri umani.

E pensiamo quindi che si puo' essere limpidamente e concretamente contro la guerra solo se si e' anche contro le armi e gli eserciti, per il disarmo e la smilitarizzazione, per la difesa popolare nonviolenta. Perche' siamo esseri umani.

*

Ci sta a cuore la vita e la dignita' di ogni essere umano, siamo quindi contro ogni regime ed ogni azione che quella vita e quella dignita' calpesta.

E poiche' siamo contro tutte le dittature, a maggior ragione siamo contro la guerra, che e' la peggiore di tutte le dittature, che tutto e tutti annienta.

Si', ci sta a cuore la vita e la dignita' di ogni essere umano, siamo quindi contro ogni potere criminale ed ogni terrorismo, che quella vita e quella dignita' calpesta.

E poiche' siamo contro tutti i poteri criminali e tutti i terrorismi, a maggior ragione siamo contro la guerra, che e' il peggiore di tutti i crimini, il piu' grande dei terrorismi, che tutto e tutti annienta.

Gia', ci sta a cuore la vita e la dignita' di ogni essere umano, e dell'umanita' intera: e poiche' nell'epoca aperta da Auschwitz e da Hiroshima sappiamo che la violenza e' in grado di distruggere l'intera umanita', noi siamo contro la violenza che l'intera umanita' minaccia di distruzione. Noi siamo amici della nonviolenza.

E poiche' siamo contro la violenza che puo' distruggere l'umanita', a maggior ragione siamo contro la guerra, che e' la violenza sulla scala piu' grande, che e' il primo e il piu' grande e il piu' feroce nemico dell'umanita', che l'intera umanita' minaccia di annientamento.

*

Noi siamo qui per opporci alla guerra. Noi siamo qui perche' vogliamo fermare la guerra. Noi siamo qui perche' e' necessario fermare la guerra. E' anche possibile? Possiamo noi fermare la guerra?

Se rispondessimo di no, che fermare la guerra e' impossibile, sarebbe inutile che oggi fossimo qui. Ma noi crediamo che la guerra puo' essere fermata, che noi, qui, in Italia, adesso, possiamo contribuire con la nostra azione a fermare la guerra.

Ma come?

- Con l'azione diretta nonviolenta che blocchi l'operativita' di tutte le basi militari americane e Nato dislocate nel territorio italiano: dobbiamo assediarle e paralizzarle, dobbiamo invaderne lo spazio aereo per impedire i decolli degli aerei assassini, dobbiamo fermare ogni trasporto di armi, delle armi assassine. E dobbiamo anche fermare ogni produzione, commercio e uso di armi; dobbiamo opporci alle armi e agli eserciti tutti.

- Con lo sciopero generale ad oltranza contro la guerra: fino alla caduta del governo italiano che della guerra ha reso complice il nostro paese.

- Con la denuncia penale del governo, della maggioranza del parlamento e del presidente della Repubblica che avallando la guerra e cooperando con essa hanno tradito la Costituzione itaiana cui pure avevano giurato fedelta'. Dobbiamo denunciarli all'autorita' giudiziaria affinche' siano arrestati, processati e condannati per violazione della Costituzione e complicita' in crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; perche' golpisti e favoreggiatori della guerra illegale e criminale, terrorista e stragista.

*

Io trovo macabro che ci sia chi discute se sia meglio una guerra lunga o una guerra corta: noi siamo cotnro la guerra e basta, noi siamo contro la guerra sempre: poiche' la guerra e' sempre e solo cumulo di stragi e seminagione di nuovo odio, disumanita' e generazione di nuova disumanita'.

Io trovo ignobile che ci sia chi si schiera e pretenderebbe di arruolarci con un esercito contro un altro. Noi siamo contro la guerra e basta, noi siamo contro la guerra sempre. Noi siamo contro tutte le armi, noi siamo contro tutti gli eserciti, noi siamo contro tutte le uccisioni.

Noi siamo contro la guerra e basta, noi siamo contro la guerra sempre: alla violenza della guerra, delle dittature, del terrore, delle ingiustizie, della disumanita', noi opponiamo la forza della nonviolenza, la forza dell'umanita', della dignita' umana, dell'umana solidarieta'.

*

Noi siamo contro la guerra, noi diamo valore alla vita umana, alla nostra vita, alla vita di tuti; noi lottiamo con la forza della nonviolenza contro tutte le guerre e contro tutte le violenze, contro tutte le armi e contro tutti gli eserciti; noi lottiamo per il diritto a esistere di ogni essere umano, per il diritto di ogni essere umano a una vita degna di essere vissuta.

Siamo esseri umani.

Vogliamo vivere.

 

11. LA SCACCHIERA

 

"La solidarieta' del mondo progressista per il popolo del Vietnam ricorda l'amara ironia che rappresentava, per i gladiatori del circo romano, l'incoraggiamento della plebe" (da una lettera ben nota del dottor Ernesto Guevara de la Serna)

 

Mentre scrivevo importantissimo un articolo

contro la guerra, il bimbo mio piccino

mi fa cadere con fracasso grande

dall'intarsiato suo bel tavolino

opima la scacchiera.

Il caro frugoletto e' qui che piange

per lo spavento, ma quella scacchiera

era dono e ricordo di famiglia

e adesso giace li', spezzata a un bordo

e mai ne trovero', ohime', l'eguale.

 

Quanti dolori deve sopportare

un uomo di buon cuore come me.

Ma non punii il bimbetto gemebondo,

siamo gente civile, e senza indugi

impartii l'ordine di pulir tutto

alla servetta, giovin clandestina

che di bonta' per impeto teniamo

quasi come se fosse una di casa.

 

E adesso, con augusta calma e forza

di volonta', il dolore gia' domato,

torniamo a scrivere che orrore grande

la guerra sia e come e' nostro impegno

convocar tutti ad opporsi alle stragi.

 

Che gran fatica e' vivere e che gioia

sentir di avere un'alma tanto magna.

 

12. ANCORA UNA CANTATA DEI MORTI INVANO

 

E noi siamo i soliti morti

i soliti morti invano

quelli come sempre poco furbi

che non sapevano guardar lontano

e quelli come sempre troppo furbi

che non sapevano guardar vicino.

Adesso siamo qui, presi all'uncino

nello sheol infrante estinte spoglie

morti per sempre come tutti i morti,

e come tutti i morti morti invano.

 

E noi anche avevamo attese e voglie

e vite personali e aspetto umano

di femmine e di maschi, e come foglie

discerpaci ed invola un vento vano.

E i sogni alati e le gioie e le doglie

tutto disparve qual miraggio arcano

quando al lume dei giorni e al buon cammino

per sempre ci strappo' il colpo assassino.

 

E voi che questa voce che si spegne

avete cuore di ascoltare ancora

sappiate che anche le nostre eran degne

di essere vissute vite, e l'ora

che ce le tolse - ed erano ancor pregne

di luce e di belta' che t'innamora -

non fu di caso o fato il cupo frutto:

furono uomini a rapirci tutto.

 

E tu che ancora senti e ancora vedi

a te affidiamo un'ultima parola:

ferma la guerra, con le mani e i piedi;

ferma la guerra e bruciati la gola

a forza di gridarlo; e se non cedi

vi e' speme che s'inceppi questa mola

e cessi questa storia di orchi e brace

e possa venir l'ora della pace.

 

Ma noi siamo solo i soliti morti

i soliti morti invano

quelli come sempre poco furbi

che non sapevano guardar lontano

e quelli come sempre troppo furbi

che non sapevano guardar vicino.

Adesso siamo qui, presi all'uncino

nello sheol infrante estinte spoglie

morti per sempre come tutti i morti,

e come tutti i morti morti invano.

 

13. IN MEMORIA DI MARTIN LUTHER KING

 

A una vita di studio e di preghiera

forse pensava King, recar conforto

con le parole lievi e la sincera

fede, traendo i di' in placido porto.

 

Conobbe allora quella piu' severa

prova, di opporre dritta lotta al torto:

uno volle essere di quella schiera

che cerca liberta', cammin non corto.

 

La verita' fa liberi, nutrice

a chi soffri' per lunga grave pieta,

la verita' che di pace e' radice

 

la verita' che e' in marcia e che disseta

chi ha sete di giustizia, e all'infelice

reca il sollievo della buona meta.

 

E con la forza quieta

del persuaso agire nonviolento

accese un lume che non sara' spento.

 

14. IN MEMORIA DI PRIMO MAZZOLARI

 

Veniva dalla Resistenza, don Primo Mazzolari

che reca dura la scienza

del bene e del male, il conoscere insieme

il valore del pane e del vino, la fame e la morte.

 

Veniva dalla campagna, don Primo Mazzolari

che conosce il ciclo dei giorni

e dei raccolti, e la disperazione

della grandine e della fame

e come gli uomini fecondino la terra

e tutto e' fatica e rigoglio.

 

Veniva dalla sequela, don Primo Mazzolari

credeva nell'assurdo di un figliuolo

dell'uomo che i potenti condannarono

a vile morte e che mori' indifeso.

 

Credeva nell'assurdo: il mansueto

che accetta l'ingiustizia di morire

e che cosi' di morte l'ingiustizia

per sempre smaschera

e annienta la violenza

con l'umile suo gesto di negare

di aggiungere violenza alla violenza.

 

Sapeva lottare, don Primo Mazzolari

con le arti della volpe e del leone,

con scienza di serpente e di colomba,

il lento lavoro della goccia

che scava la pietra stilla a stilla

a scheggia a scheggia scava la pietra.

 

E sapeva le parole, don Primo

Mazzolari, le parole che sanno

girare ruote e trascinare carri

muovere le montagne.

 

E se dovessi, cari, dire tutto

quel che mi pare di saper di lui

questo direi, che Primo Mazzolari

prese sul serio l'unico comando:

tu non uccidere.

 

Chi vuol rendergli onore

questo ricordi, a questo apprenda tutto

il cuor gentile suo:

tu non uccidere.

 

15. IN MEMORIA DI DIETRICH BONHOEFFER

 

I.

Quando impiccarono Dietrich Bonhoeffer

dal cielo si senti' come un sospiro

profondo.

Il buon Signore aveva perso un forte

e buon compagno, e ne gemeva triste.

 

All'ora nona si rirallegrava

il cielo tutto

che' Dietrich Bonhoeffer

compiuta la sua corsa era tornato

infine a casa.

 

II.

E voi miei cari a cui qui intorno al fuoco

in questa veglia io riracconto ancora

la storia vera e la vera leggenda

del buon Dietrich Bonhoeffer, resistete

come lui resistette.

 

E non crediate

che non ha senso questo nostro esistere

resistere, cercare, accarezzare

lottare per la vita e la giustizia.

 

16. QUELLO CHE OGGI PIU' OCCORRE

 

1. Non essere irresponsabili: la morte e' la morte, la guerra uccide, uccidono le armi, uccidono gli eserciti. A tutte le uccisioni devi opporti.

2. Non essere frivoli: in altri tempi si potra' perdere tempo in futili giochi. Ora occorre fermare la guerra.

3. Non essere astratti: cerchiamo di capirci: due cose possiamo e dobbiamo fare, qui e adesso:

a) bloccare la macchina bellica Usa in Italia: con l'azione diretta nonviolenta nostra, e con l'intervento degli enti locali fedeli alla Costituzione italiana;

b) cacciare il governo italiano golpista complice della guerra stragista e terrorista: con lo sciopero generale, e con la denuncia penale.

4. Non essere bugiardi: ogni esagerazione, ogni meschinita', ogni mezza verita' (che e' gia' una completa bugia), ogni ignoranza, ogni furberia da parte nostra, sono gia' un aiuto alla guerra, sono gia' complicita' con la guerra.

5. Non essere autistici: le manifestazioni per la pace devono servire a convincere altri all'impegno. Ciascuno di noi faccia un esame di coscienza sul suo modo di porsi e di condursi, sulla comprensibilita' e sull'altrui percezione delle nostre azioni.

6. Non essere fessi: se la nostra lotta non e' intransigente, essa non e' nulla. Se non riusciamo a fermare la guerra, tutto il nostro dire ed agire e' stato chiacchiera e fumo. Se non si sceglie la nonviolenza, siamo solo i buffoni del re.

7. Non essere le scimmie dei potenti: quelli tra noi che si sentono piccoli napoleoni sono solo dei fascisti; quelli tra noi che vanno e che mandano al macello sono solo dei fascisti; quelli tra noi che auspicano la catastrofe contribuiscono alla sua realizzazione.

Quello che oggi piu' occorre e' che la nostra azione sia limpida; quello che oggi piu' occorre e' la scelta della nonviolenza. Solo la nonviolenza puo' fermare la guerra. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

17. COME OPPORSI ALLA GUERRA, IN SETTE PUNTI E UNA POSTILLA (SETTEBRE 2001)

[Questo testo e' del 18 settembre 2001, ed apparve a suo tempo su questo notiziario. Giorni addietro una persona amica ce lo ha segnalato, e nuovamente qui lo pubblichiamo]

 

1. Illimpidendo noi stessi.

Interrogandoci sulle nostre ambiguita', sulle nostre complicita', sui nostri privilegi, sulle nostre menzogne, e depurandocene. Da Mohandas Gandhi a Danilo Dolci tutte le grandi lotte nonviolente sono cominciate con il raccoglimento interiore, l'esame e la purificazione di se'.

2. Col ripudio assoluto della violenza.

Che implica separarci nettamente, preliminarmente ed intransigentemente dai violenti e dagli ambigui. Far comunella con loro, o illudersi di poter percorrere insieme con loro un pezzo di strada, significa imboccare la strada sbagliata, e diventare loro complici.

3. Preparandoci all'azione diretta nonviolenta.

Per contrastare la guerra praticamente, operativamente, e non solo simbolicamente, non solo a chiacchiere. L'azione diretta nonviolenta contro la guerra o e' concreta o non e'.

Questo richiede una preparazione rigorosa, training di formazione, un'autentica persuasione alla nonviolenza, la profonda introiezione dei suoi valori, lo studio sistematico delle sue tecniche.

Ed occorre essere intransigenti nello stabilire che ad una azione diretta nonviolenta contro la guerra possono partecipare solo le persone che hanno fatto la scelta della nonviolenza, e che ad essa intendono attenersi fino in fondo; gli altri, i non persuasi, non possono partecipare poiche' sarebbero di pericolo per se' e per gli altri, e farebbero fallire irrimediabilmente l'azione nonviolenta anche solo con una parola sbagliata.

4. Preparando la disobbedienza civile di massa.

La quale disobbedienza civile e' una cosa seria che richiede serieta' di comportamenti e piena responsabilita', consapevolezza e preparazione.

Essa e' quindi il contrario delle iniziative equivoche ed irresponsabili che personaggi stolti e fin inquietanti hanno recentemente preteso di spacciare sotto questa denominazione.

5. Preparando lo sciopero generale contro la guerra.

E giovera' ripeterlo pari pari: preparando lo sciopero generale contro la guerra.

6. Ripudiando tutte le culture sacrificali.

Occorre affermare la dignita', l'unicita' e il valore assoluto di ogni vita, la propria  e l'altrui.

Chi pensa che si possa sacrificare anche una sola vita umana, ha gia' sancito in linea di principio la liceita' di ucciderci tutti, ed e' quindi complice della logica degli assassini.

7. Affermando la nonviolenza in tutte le sue dimensioni, anche come nonmenzogna e come noncollaborazione al male.

Mentire e' gia' disprezzare e denegare gli altri esseri umani in cio' che degli esseri umani e' piu' proprio: la facolta' di capire, la ragione. La nonviolenza e' sempre anche nonmenzogna.

Chiave di volta della nonviolenza e' la consapevolezza che occorre togliere il consenso ai facitori di male. Occorre esplicitamente noncollaborare con essi. La nonviolenza e' sempre negazione del consenso all'ingiustizia e alla violenza.

*

Postilla. Lo scatenamento di una guerra globale come quella che gli abominevoli attentati terroristici dell'11 settembre hanno innescato puo' provocare la fine della civilta' umana. E' bene non dimenticarlo mai.

Opposizione alla guerra e salvezza dell'umanita' vengono quindi a coincidere. Ma solo la nonviolenza puo' opporsi coerentemente e concretamente alla guerra. E dunque solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

Un movimento per la pace che non scelga la nonviolenza non e' un movimento per la pace.

 

18. UNA NOTA

 

... E' con dispiacere che dobbiamo segnalare come non si dedichi neppure una sola parola alla proposta della nonviolenza, il che significa in sostanza il rifiuto di fare questa che a noi pare una scelta necessaria e fondativa. Ed e' con dispiacere che dobbiamo segnalare come non vi sia una sola parola di riconoscimento della decisiva importanza, per una cultura della pace, della riflessione e delle pratiche del pensiero e del movimento delle donne: ancora una volta meta' dell'umanita' viene cancellata. Ed e' con dispiacere che dobbiamo segnalare come non si spenda una sola parola per dichiarare una netta opposizione all'antisemitismo che purtroppo alligna - fino al punto di riproporre pubblicamente espressioni prese di peso dal linguaggio hitleriano - anche in settori tuttora infiltrati nel movimento per la pace nell'indifferenza omertosa di troppi.

 

19. LA SENTENZA E' GIA' STATA ESEGUITA

 

Erano miei fratelli i cubani assassinati dopo "legale" condanna a morte a Cuba.

Ed erano miei fratelli Rachel e Tom, statunitense lei e inglese lui, uccisi in Palestina da un "esercito regolare" di occupanti.

Lo erano anche gli iracheni assassinati dalle bombe "liberatrici", e gli israeliani assassinati dai terroristi suicidi "in nome di Dio".

Perche' io metto tutte le vittime da una stessa parte, ed e' quella la mia parte, la parte delle vittime, la parte dell'umanita'. Perche' come ebbe a dire una volta Heinrich Boell sono consapevole che ogni vittima ha il volto di Abele.

E se non ci opponiamo a tutte le armi ed a tutti gli armigeri, a tutti i dittatori ed a tutti i terroristi, a tuti gli eserciti ed a tutti i carnefici, sempre piu' orribile sara' la nostra comune vicenda, sempre piu' infelice e turpe e scarso e incerto il futuro dell'umanita'.

Solo la scelta della nonviolenza, io credo, puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe; solo la scelta della nonviolenza puo' interrompere questa lugubre teoria di stragi, e salvare l'unica civilta' che io conosca e riconosca: la civilta' umana.

 

20. UN BRUTTO SOGNO DI GIUSEPPE CA

[E' un testo del 6 novembre 2000, non ricordo se fu gia' pubblicato allora su questo notiziario]

 

Ecco il sogno che ho fatto, mi dice Giuseppe Ca.

Che ero nella Germania nazista, ed ero una persona tranquilla e perbene, sensibile e gentile.

Detestavo che delle persone venissero aggredite, sapevo che certi venivano portati a forza in luoghi innominabili, capivo che qualcosa di brutto accadeva. E nel mio cuore me ne sdegnavo.

Ma avevo il mio lavoro, le mie cose, i miei interessi, e la politica non era affar mio.

Questo il sogno, e nel sogno un'angoscia opprimente, che persiste anche ora.

Che mai vorra' dire, mi chiede Giuseppe Ca.

*

Conosco da tanto Giuseppe Ca, so che e' una persona buona e mite.

Il sogno, presumo, significa questo:

- che nel paese in cui Giuseppe Ca vive, da due anni sono stati aperti e statuiti campi di concentramento in cui uomini innocenti hanno gia' trovato la morte, e taluni tra il fumo e le fiamme;

- in quel  paese una legge il regime ha imposto, per cui il fuggiasco che li' trovi scampo viene riconsegnato agli aguzzini cui era sfuggito;

- e in quel paese allo straniero non e' fatto luogo vicino al focolare, ma i mazzieri perlustrano le strade e lo riducono schiavo, lo riducono cencio, gli tolgono tutto e infine la vita.

*

Dunque Giuseppe Ca sente, e nella lingua dei sogni soltanto riesce a dirlo a se stesso, che nella sua vita diurna e cosciente anche lui persona mite e buona e' stato ridotto a complice di questo orrore, in quanto lo accetti come un dato di fatto e non vi si ribelli mane e sera.

Avverte, Giuseppe Ca, la tragica degradazione in cui tutti siamo precipitati, qui, in Italia, oggi.

*

Gli storici futuri si chiederanno come era possibile che in Italia, sul finire del secolo di Auschwitz e di Hiroshima, si accettava fossero legge i campi di concentramento, si catturavano le vittime sfuggite ai carnefici per riconsegnarle ai carnefici, si costringevano uomini e donne e bambini in schiavitu', di viva carne umana si facesse bassa macelleria.

E scriveranno, gli storici futuri, di noi, proprio di noi Giuseppe Ca, cio' che noi mille volte abbiamo pensato della giuliva popolazione del Reich millenario: che complici fummo dell'orrore.

Cosi' ho sentito, cosi' ridico.

 

21. DOPO LA SCONFITTA

 

Viviamo in un mondo cosi' tristo ed equivoco che non possiamo esimerci da una premessa inutile, che e' la seguente: primo: noi non abbiamo atteso l'invasione del Kuwait del 1990 per impegnarci contro la dittatura di Saddam Hussein: quando l'Italia lo riforniva di armi noi eravamo in piazza a protestare; secondo: contro ogni dittatura e' il nostro impegno, e contro ogni terrorismo, e contro ogni guerra; terzo: riteniamo sempre inammissibile l'uccisione di esseri umani, l'assassinio e' il crimine piu' orribile, e nessun motivo mai puo' giustificarlo. E detto questo andiamo a cominciare.

*

La sconfitta evocata dal titolo, l'ennesima, e' quella del movimento per la pace. Tanto piu' grave in quanto non la vuol riconoscere nelle sue dimensioni e nei suoi portati, nelle sue radici e nei suoi automatismi.

Ed e' una sconfitta che va analizzata a fondo se non si vuole essere ridotti a mere prefiche delle stragi presenti e future, o peggio a frivoli zimbelli e narcotici ornamenti della macchina di dominio ed annichilista che anche della guerra si avvale, o peggio ancora a frustrati che per disperazione conseguente alla mancata elaborazione del lutto rischiano d'inabissarsi in derive dereistiche ed autodistruttive.

E dunque: meno cortei e piu' incontri, meno slogan e piu' dialogo, meno semplificazioni ed esagerazioni e piu' amore della ricerca e dell'ascolto, meno bugie e sciocchezze e piu' verita' e rispetto degli altri e di se', meno narcisismo e sproloqui apodittici e piu' capacita' critica e autocritica, meno ciance frivole e roboanti proclami, e piu' rigoroso e intimo colloquiare.

Cominciamo a discutere seriamente delle nostre responsabilita'; e dei nostri scacchi, delle nostre contraddizioni, delle nostre incongruita' e inadeguatezze; e di cio' che pur sappiamo di sapere, sentiamo di sentire - e sia pure in modo sapienzale e non scientifico -; e dei nostri doveri, dei nostri urgenti ineludibili doveri.

Poniamoci alcune domande, proponiamoci alcune piste di ricerca.

*

La prima domanda e': potevamo fermare la guerra?

La nostra risposta e' si'. Ma occorreva essere concreti e limpidi nell'agire. Concreti e limpidi a un tempo. Si e' nell'insieme restati astratti e torbidi, subalterni. Se ne sono visti gli esiti.

*

La seconda domanda e': se era possibile, cosa ci e' mancato?

La consapevolezza della nostra forza, e la decisione a farne adeguato uso.

Ovvero:

- la scelta della nonviolenza;

- la preparazione ad agire la nonviolenza nel conflitto: e quindi anche la formazione alla teoria-prassi nonviolenta e l'addestramento all'azione diretta nonviolenta;

- la conoscenza e quindi la coscienza della forza della nonviolenza.

Non aver fatto in modo persuaso e collettivo, meditato e operativo, limpido e intransigente, la scelta della nonviolenza, ebbene, questa incapacita' o rimozione o denegazione ha ridotto il movimento per la pace nel suo insieme ancora una volta alla stregua di una massa dispersa e confusa, grande ma incerta, espressiva ma afasica; di persone di volonta' buona ma sovente alla merce' di demagoghi cialtroni piu' interessati alle loro immagini e carriere che a fermare la guerra nel solo modo in cui era possibile concretamente farlo: bloccando la macchina bellica con l'azione diretta nonviolenta; di esseri umani in cammino con un'idea chiara e forte ma scarsamente attrezzati quanto agli strumenti ermeneutici, comunicativi ed operativi necessari affinche' quella idea buona e giusta si traducesse in azione concreta ed efficace.

*

La terza domanda e': cosa fare ora?

- Occorre opporsi nitidamente e intransigentemente alle armi e agli eserciti: non ci si puo' opporre alla guerra in modo efficace e persuasivo se non si fa la scelta preliminare e fondante dell'opposizione nonviolenta alle armi e agli eserciti tutti; se non si assume l'impegno per il disarmo e l'iniziativa antimilitarista come chiavi di volta dell'azione per la pace; se non si promuove la difesa popolare nonviolenta come unica alternativa operativa in materia di politica della difesa e della sicurezza.

- Occorre praticare una strategia nonviolenta efficace di lotta contro le dittature e contro i poteri criminali. E noi pensiamo che vi siano gia' grandi esperienze storiche in cui la nonviolenza ha affrontato e sconfitto dittature e poteri criminali: studiarle occorre, ed agirne gli insegnamenti.

- Occorre un recupero della memoria, una rottura delle routine autoritarie e meccaniche, l'esplorazione di alternative di riconoscimento e di liberazione di umanita'.

- Occorre la rottura delle complicita' ideologiche e pratiche con un "disordine costituito" che condanna gran parte dell'umanita' presente alla sofferenza e minaccia di annientamento le generazioni future. Occorrono scelte personali e cogenti di verita' e giustizia, di responsabilita' e di condivisione, nei nostri stessi stili di vita, nei nostri consumi, nelle nostre relazioni.

- Occorre assumere la nonviolenza come metodo e come insieme di valori, come lotta la piu' nitida e la piu' intransigente contro l'ingiustizia e la violenza, come teoria-prassi necessaria ed urgente per affrontare gli orrori presenti e costruire con e nel nostro stesso agire relazioni di pace e di giustizia, di riconoscimento di umanita'.

*

Chiamiamo nonviolenza questo processo - esistenziale, gnoseologico, relazionale e storico - di autocoscienza e di solidarieta', di inveramento e di valorizzazione personale e reciproca, progressivamente inclusivo dell'umanita' intera.

Vediamo nelle esperienze e nelle riflessioni del movimento operaio e dei movimenti di liberazione, della Resistenza e soprattutto del movimento delle donne, gli elementi teorici e pratici che fondano storicamente, materialmente, tale prospettiva e tale impegno.

La nonviolenza e' in cammino.

 

22. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

23. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1228 del 29 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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