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Telegrammi. 1229



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1229 del 30 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Afghanistan, Iraq, Siria, Corea...

2. Associazione "Respirare": Quando proprio non se ne puo' piu'

3. Alcuni testi del mese di aprile 2005

4. Un voto contro il colpo di stato, la guerra infinita e l'eruzione terroristica

5. Un volto

6. Chiedo scusa, vogliamo parlare del colpo di stato?

7. Solidarieta' con Farid Adly, minacciato di morte

8. La pace, la Costituzione

9. Nicola Calipari, un eroe della nonviolenza

10. Del buon uso delle vittorie elettorali

11. Esequie

12. Con Farid Adly

13. Le pensioni di Salo'

14. E' vero

15. En alabanza de un carpintero llamado Ricardo Orioles

16. Andre Gunder Frank

17. La "Carta" del Movimento Nonviolento

18. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. AFGHANISTAN, IRAQ, SIRIA, COREA...

 

Ma si potrebbero aggiungere tanti altri paesi, in cui infuriano guerre sanguinarie, in cui ogni giorno nuove stragi si aggiungono alle precedenti.

Il nocciolo della questione e' semplice: occorre abolire la guerra, occorre abolire gli eserciti, occore abolire le armi.

La guerra e' nemica dell'umanita'.

La sola politica degna e' quella che salva le vite.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. RIFLESSIONE. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": QUANDO PROPRIO NON SE NE PUO' PIU'

 

Quando proprio non se ne puo' piu': all'ordine del giorno di una delle prossime sedute del consiglio comunale di Viterbo torna il grottesco tentativo di riproporre la realizzazione a Viterbo del mega-aeroporto nocivo e distruttivo; mega-aeroporto illegale ed insensato che lo stesso Ministero dei Trasporti con l'"Atto di indirizzo per la definizione del piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale" emanato il 29 gennaio 2013 ha definitivamente bocciato.

Ma la lobby affaristica e devastatrice di estrema destra ed i complici insipienti ed irresponsabili - per usare un eufemismo, s'intende - che ha reclutato nel ceto politico insistono protervamente in un'azione semplicemente ignobile.

*

E sara' pertanto necessario ricordare una volta di piu' che "la realizzazione del mega-aeroporto nel cuore della preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame, di cui fece memoria Dante nella Divina Commedia, avrebbe avuto come inevitabili immediate e disastrose conseguenze: lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano; la devastazione dell'agricoltura della zona circostante; l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali; un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta'); il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu'; uno sperpero colossale di soldi pubblici; una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.  L'area del Bullicame va invece tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita. E nell'ambito della mobilita' la provincia di Viterbo ha bisogno piuttosto di migliorare la rete ferroviaria ed i collegamenti con Roma, Orte e Civitavecchia; una mobilita' adeguata e coerente con la difesa e la valorizzazione dei beni ambientali e culturali e delle vocazioni produttive dell'Alto Lazio".

*

E per dirsela tutta, forse varra' la pena di ripetere - con le medesime esatte parole - anche un piu' complessivo ragionamento che svolgemmo diversi anni fa e che ci sembra ancora adeguato.

Meno aerei e piu' biciclette.

Meno automobili e piu' ferrovie.

Meno oggetti e piu' informazioni.

Meno pacchi  e piu' internet.

Meno cemento e piu' alberi.

Meno imballi e piu' spazio.

Meno merci e piu' comunicazione.

Meno fretta e piu' pazienza.

Meno stress e piu' benessere.

Meno soperchierie e piu' sicurezza.

Meno ingordigia e piu' salute.

Meno stoltezze e piu' responsabilita'.

Meno profitto e piu' umanita'.

Meno sfruttamento e piu' misericordia.

Meno prepotenza e piu' saggezza.

Meno privilegi e piu' solidarieta'.

Meno sprechi e piu' sobrieta'.

Meno pubblicita' e piu' respiro.

Meno frastuono e piu' silenzio.

Meno consumismo e piu' integrita'.

Meno feticci e piu' relazioni umane.

Meno narcisismo e piu' condivisione.

Breve e' la vita, e preziosa: la coscienza la espande e fa bene alla salute, la propria e l'altrui.

Breve e' la vita, e preziosa: non la si sprechi, non la si devasti, non la si uccida.

Breve e' la vita, e preziosa: la tua, quella di ciascuno e di tutti.

*

L'associazione "Respirare" di Viterbo

Viterbo, 29 marzo 2013

L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.

 

3. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI APRILE 2005

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di aprile 2005.

 

4. UN VOTO CONTRO IL COLPO DI STATO, LA GUERRA INFINITA E L'ERUZIONE TERRORISTICA

 

Pensiamo tutto il male possibile di una campagna elettorale all'insegna della cialtroneria e della disonesta'. E vediamo bene che entrambi gli schieramenti hanno le mani sporche di sangue, e in entrambi gli schieramenti vi sono partiti e personaggi corrotti e totalitari cui non affideremmo giammai il nostro paese o la nostra citta'. Ma il voto di domenica e lunedi' in verita' riguarda altro.

*

Il voto di domenica e lunedi' e' divenuto nei fatti altra cosa: sara' la prima decisiva occasione in cui esprimere un voto contro il colpo di stato con cui l'attuale governo e il suo bivacco di manipoli sta distruggendo la Costituzione della Repubblica Italiana, sta distruggendo la repubblica italiana, le nostre istituzioni, il nostro ordinamento giuridico, il nostro stato di diritto, la nostra democrazia, la nostra liberta'.

Se la fazione golpista verra' sconfitta con lo strumento democratico del voto domenica e lunedi', ebbene, e' probabile che il tentativo di colpo di stato verra' rintuzzato e sventato, e' probabile che il Presidente della Repubblica prendera' coraggio e si ricordera' di essere supremo garante della Costituzione e del nostro ordinamento giuridico, e' probabile che il piano piduista non si compira', e' probabile che il golpe in corso neppure arrivi alla seconda lettura nei due rami del Parlamento.

*

E non solo questo: il voto di domenica e lunedi' sara' anche la prima vera occasione per esprimersi concretamente, efficacemente, contro la guerra infinita e il terrorismo di cui essa consiste e che essa suscita ed arma e promuove. Al di la' del folklore e delle ciance, col voto di domenica e lunedi' si puo' finalmente opporre in modo esplicito e cogente la volonta' di pace del popolo italiano al governo che ci tiene in guerra, che ci rende complici a un tempo della guerra e del terrorismo, e non solo complici ma anche bersagli e vittime di essa e di esso; col voto di domenica e lunedi' si puo' imporre al governo e al parlamento una radicale ed autentica soluzione di continuita' in politica estera, la cessazione della nostra partecipazione alla guerra, il rientro nel mandato e nei limiti tracciati dall'articolo 11 della Costituzione, il ritorno alla legalita' costituzionale ed internazionale. Un'Italia limpidamente impegnata per la pace, contro la guerra e contro il terrorismo, puo' dare un aiuto grande all'umanita' in questa tragica ora.

*

Il voto di domenica e lunedi' ha quindi una valenza politica forte: puo' essere un voto in difesa della legalita' costituzionale, dell'ordinamento giuridico democratico e della liberta' di tutti; un voto contro la guerra e contro il terrorismo; un voto per salvare ad un tempo vite umane, dignita' nazionale, civilta' giuridica, lo stato di diritto e il diritto a vivere e convivere, in pace e in solidarieta'.

Per questo occorre che il blocco golpista e razzista, criminogeno e belligeno, coagulatosi intorno alla figura, agli interessi e ai piani dell'attuale presidente del consiglio dei ministri, sia sconfitto da un pronunciamento popolare inequivocabile.

Altro che voto amministrativo: il voto di domenica e lunedi' puo' essere il piu' importante voto politico dal referendum su monarchia o repubblica del 2 giugno 1946. Peccato che quasi nessuno se ne sia accorto, che quasi nessuno lo dica.

*

Ma questo e' cio' che conta. E il resto e' silenzio, o - fatte le debite, ma scarse eccezioni - poco piu' che fastidioso brusio di piccoli arrampicatori sociali, di imbonitori in carriera che continuano a distrarre l'attenzione dei piu' mentre la casa brucia.

 

5. UN VOLTO

 

Cosi' a volte succede che nel buio

si insanguini un volto, una mano

ci implori - cosi' c'e'

chi ignora e chi invece ha nel cuore

la comunione dei vivi e dei morti.

(Giovanni Raboni, Quare tristis)

*

Non e' facile distinguere in questo momento tra cio' che e' servile omaggio al potere, ipocrita ricerca del consenso, conformismo indotto dai mass-media, o invece autentica commozione per la morte di un uomo che soprattutto in questi tempi ultimi, nel suo incedere nella vecchiaia e nella malattia, ad esse insieme cedendo e resistendo, sempre piu' persone hanno sentito e riconosciuto vicino, prossimo.

Ma questa commozione c'e', sincera, in tante e tanti, anche in coloro che a non poche opinioni ed iniziative di Giovanni Paolo II si opposero quando era un potente del mondo.

Ma in quel vecchio sofferente che ora ha concluso il suo cammino su questa terra, in molte ed in molti abbiamo letto, come in uno specchio, in figura oltre che in enigma, qualcosa che ci tocca. Ne ha scritto Enrico Peyretti su questo foglio con parole nitide e forti.

E questa agonia non e' stata solo una facile preda del cannibalismo dei mass-media, ma anche una convocazione, un'interrogazione: ad un'ermeneutica piu' fonda e piu' densa, ben al di la' delle banalita' e del nichilismo cui e' dedita la societa' dello spettacolo. Sapevano tutto del cuore degli esseri umani e del mondo quei greci antichi che ci hanno lasciato in eredita' questa parola: agonia - la lotta, che e' per noi la lotta estrema, la lotta che non si puo' vincere e che nondimeno devi combattere.

Verra' poi il tempo dei bilanci critici, delle analisi adeguate, delle valutazioni complessive, dell'indicazione delle luci e delle ombre proprie di ogni umana vicenda. Ma questa e' l'ora della commozione che si scioglie in pianto. Non per il potente trionfante, per un uomo vecchio e malato di nome Karol, sapiente di molte esperienze, sofferente della sofferenza di tutti. In questa nudita', in questa fragilita', in questo scacco, in questo lutto, riconosciamo qualcosa che a tutti ci e' comune: l'umanita'.

*

 

I giovani, le loro rose

 

simili a te: i giovani

le loro rose, simili

 

a me: i giovani, i loro

torti, simili ai nostri

 

(Amelia Rosselli, Documento)

 

6. CHIEDO SCUSA, VOGLIAMO PARLARE DEL COLPO DI STATO?

 

Stancamente, laidamente, si trascina verso la conclusione una campagna elettorale condotta all'insegna del pettegolezzo e delle piccinerie, mentre avrebbe dovuto essere fiammeggiante e concentrata su due soli argomenti: il colpo di stato in corso, la guerra terroristica in corso.

La guerra terroristica che ha gia' fatto morire tanti innocenti, e fra essi non pochi nostri concittadini. La guerra di cui l'Italia e' complice per responsabilita' infame e assassina del nostro governo che ha imposto la partecipazione italiana ad essa in violazione della legalita' costituzionale e del diritto internazionale.

E il colpo di stato: la demolizione della Costituzione della Repubblica Italiana iniziata col voto della Camera e del Senato che in prima lettura hanno gia' approvato il massacro della parte seconda della Costituzione, sovvertendo le istituzioni e cosi' devastando anche i diritti delle persone.

*

Di questo si dovrebbe parlare in tutte le piazze, in tutte le case, e non del sesso degli angeli, delle promessicchie clientelari, degli imbrogli di tizio e di caio (che certo la dicono lunga sulla qualita' morale e civile di certi messeri, e ben richiederebbero l'intervento della magistratura penale), dei programmi onirici e del machiavellismo degli stenterelli.

Invece si ciancia d'altro: al punto che addirittura ha tenuto banco per settimane la presentazione di una lista composta anche da gruppi neonazisti che per legge dovrebbero essere sciolti sia in quanto associazioni a delinquere, sia in quanto ricostituzione di partito fascista.

Cosicche' e' probabile che la gran parte del popolo italiano chiamato alle urne in quasi tutte le regioni usera' del diritto piu' prezioso in un ordinamento democratico, il dirito di voto, basando la sua scelta su cento altri motivi tranne che sui due che piu' d'ogni altro contano: fermare il colpo di stato in corso; tirar fuori l'Italia dalla guerra onnicida.

Questo voto potrebbe e dovrebbe essere la prima risposta democratica e popolare esplicita, concreta, verificabile, al governo e alla maggioranza parlamentare che hanno infranto la legalita' costituzionale prima con la guerra e adesso col golpe; potrebbe e dovrebbe essere il modo, l'atto legittimo ed irrefutabile per imporre il rispetto del popolo italiano, della giustizia e della pace, della legalita' e della democrazia, dell'ordinamento giuridico fondato sulla divisione dei poteri e sulle guarentigie per tutti, della democrazia come metodo e come sistema, della democrazia come organizzazione istituzionale e come costume civile, della democrazia come inveramento di giustizia e liberta'.

Non cogliere questo kairos, e' peggio che un errore, e' un delitto.

*

Ho atteso che queste righe le scrivessero altri, altrove. Ma non avendole trovate su nessun giornale, allora le ho scritte qui io. In guisa di esortazione estrema, e a futura memoria.

 

7. SOLIDARIETA' CON FARID ADLY, MINACCIATO DI MORTE

 

Farid Adly, persona buona e coraggiosa, prestigioso giornalista impegnato per la verita' e i diritti di tutti, operatore di pace e di giustizia, costruttore di dialogo, amico della nonviolenza, ha ricevuto una grave minaccia di morte.

A Farid Adly esprimiamo la nostra piena solidarieta'.

A tutti coloro che ci leggono chiediamo di prendere posizione, di diffondere la notizia, di esprimere sostegno a Farid, di far sapere a chi lo minaccia che Farid non e' solo con i suoi compagni di lotta di Acquedolci, ma che insieme a lui vi sono tantissime donne ed uomini che con lui lottano per la verita' e la giustizia, per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la difesa della biosfera e una societa' libera, giusta, solidale...

 

8. LA PACE, LA COSTITUZIONE

 

La clamorosa sconfitta elettorale del blocco governativo guerrafondaio e golpista.

Che sollievo, finalmente.

E che impegno da adempiere, che seme da far fruttificare.

 

9. NICOLA CALIPARI, UN EROE DELLA NONVIOLENZA

[Dal n. 34, dell'inverno 2005 di "Adesso sulla strada"... Nicola Calipari, nato a Reggio Calabria, laureato in giurisprudenza, con una straordinaria e prestigiosa esperienza nelle forze dell'ordine con ruoli di grande responsabilita' nella lotta contro il crimine, da due anni funzionario del Sismi, e' l'eroe che ha salvato la vita a Giuliana Sgrena, come gia' prima alle due Simone; e' stato ucciso il 4 marzo a Baghdad]

 

La tragica morte di Nicola Calipari ha rivelato l'esistenza di un eroe della nonviolenza che era funzionario del servizio segreto militare, ovvero ricopriva un ruolo che apparentemente non puo' che essere in netta contraddizione con la scelta della nonviolenza.

E invece quell'essere umano quel ruolo ricoprendo salvava vite umane, contrastava la guerra nel suo nocciolo duro, consistendo la guerra nell'uccisione di esseri umani; nel suo nocciolo duro praticava la nonviolenza, la nonviolenza che questo afferma: tu non uccidere, tu salva le vite umane, tu opponiti alla violenza, tu costruisci umanita', riconoscimento di umanita'; tu opponiti alla violenza nel modo piu' nitido e piu' intransigente; tu afferrati alla verita', quella interiore verita' che ciascuno reca nel cuore e che dice: sii responsabile per gli altri, ama il mondo, considera e tratta ogni altra persona cosi' come vorresti essere considerato e trattato tu.

*

La liberazione di Giuliana Sgrena, che resta una gioia grande sebbene funestata dal lutto immedicabile della morte del suo salvatore, ci restituisce piu' che una giornalista, ci restituisce una testimone di pace e un'amica della nonviolenza, una persona impegnata all'ascolto della voce delle vittime, una persona al servizio dell'unica causa al cui servizio vale la pena di mettersi: la causa dell'umanita', del diritto di tutti gli esseri umani e di ogni singolo essere umano a vivere, a vivere una vita dignitosa.

Che e' la causa della pace, della giustizia, dei diritti umani, della solidarieta' e della liberazione, della salvaguardia del creato.

Giuliana Sgrena da molti anni di questo impegno e' una protagonista, umile e nobile a un tempo, la sua liberazione dopo l'angoscia del rapimento ci restituisce una persona che molto ha gia' contribuito e molto ancora contribuira' al comune impegno per la pace.

*

Mentre scriviamo restano ancora ostaggi della guerra e del terrorismo (dell'occupazione militare straniera e dell'occupazione militare delle bande criminali, delle organizzazioni terroristiche e dei gruppi armati di ogni genere) tante persone sequestrate e imprigionate, come Florence Aubenas, e con esse l'intero popolo iracheno.

La guerra non sconfiggera' il terrorismo poiche' essa lo alimenta e riproduce, poiche' di esso essa e' la magnificazione. E il terrorismo non fara' cessare l'occupazione straniera, poiche' esso stesso e' occupazione straniera, straniera e nemica dell'umanita' intera, poiche' esso e' ancora guerra, di guerra frutto e di guerra seminagione. Essa guerra ed esso terrorismo sono parimenti orrore assoluto, disumanizzazione e morte.

Solo la scelta della nonviolenza puo' sconfiggere a un tempo guerra e terrorismo, puo' realizzare le condizioni che consentono e promuovono la convivenza umana, che schiudono all'umanamente attingibile felicita'. Solo la scelta della nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

*

Qui e adesso, nella drammatica concretezza della situazione che abbiamo di fronte, la nonviolenza deve sapere intervenire concretamente e massivamente per portare soccorsi e sollievo alla popolazione irachena, disarmando le mani e gli animi, facendo cessare guerra, occupazione militare e terrore, togliendo le armi agli armati, spezzando tutti i fucili, chiamando tutte e tutti a quella verita' che e' comune, al di la' del linguaggio in cui i diversi popoli, le diverse culture, le diverse tradizioni religiose o laiche la dicono: "Tu non uccidere" come comandano le tre religioni figlie del medesimo Abramo; satyagraha, "tieniti stretto a cio' che e' buono e vero sempre", come spiegava Gandhi; la "forza dell'amore" di Martin Luther King, il "rispetto per la vita" di Albert Schweitzer; la scelta di Simone Weil e di Etty Hillesum, di Virginia Woolf e di Hannah Arendt, la scelta di Marianella Garcia.

 

10. DEL BUON USO DELLE VITTORIE ELETTORALI

 

Far cessare la partecipazione italiana alla guerra.

Impedire la demolizione della Costituzione della Repubblica Italiana.

Avviare una politica interna ed internazionale fondata sull'autentica sicurezza che solo puo' discendere dal riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, dal pieno inveramento della legalita' costituzionale, dalla scelta della nonviolenza come grande proposta di impegno non solo teoretico e morale, ma giuridico e politico, delle persone e delle istituzioni.

Coraggio.

 

11. ESEQUIE

 

Essendo non piu' verdi gli anni miei ho accompagnato tanti, troppi funerali; e poiche' sotto la scorza dell'uomo di mondo e del vecchio lupo di mare sono restato nell'intimo un paesano, non ho mai dimenticato che al paese tutto il paese in silenzio e in cordoglio s'incolonnava dietro la bara quando moriva qualcuno, checche' se ne pensasse della vita sua, o del rito, o del predicatore. Poiche' al paese sapevamo che ogni persona e' parte dell'unica umanita'.

Cosicche' non mi appassionano i cavillosi distinguo durante le esequie, ne' il tanto cicalare, ne' l'avventarsi avvoltoio sui morti.

Il compianto, il silenzio. Vi sara' poi un tempo per altro, per tutto. Non ora, grazie. Ora il silenzio, e il compianto.

 

12. CON FARID ADLY

[Farid Adly, autorevole giornalista (apprezzato collaboratore del "Corriere della sera", "Il manifesto", Radio popolare di Milano, ed altre notissime testate) e prestigioso militante per i diritti umani, e' direttore dell'agenzia-stampa "Anbamed. Notizie dal Mediterraneo"; alcuni giorni fa ad Acquedolci, il centro siciliano in cui vive e lavora, ha subito una grave intimidazione mafiosa: e' stato minacciato di morte per impedirgli di svolgere il suo lavoro di inchiesta, documentazione e denuncia, con particolar riferimento alla sua concreta azione in difesa dell'ambiente, della legalita', dei diritti di tutti...]

 

A Farid Adly, prestigioso intellettuale e giornalista, vittima alcuni giorni addietro di una grave minaccia di morte, stanno pervenendo numerose, autorevoli attestazioni di solidarieta'.

Insieme a lui il prossimo venerdi' 15 aprile sara' ad Acquedolci, il centro dei Nebrodi in provincia di Messina in cui Farid Adly vive e lavora, il parlamentare europeo Claudio Fava, figlio del martire della resistenza antimafiosa Pippo Fava; insieme alle ore 21 in piazza del municipio terranno un comizio che sara' un momento forte di riflessione, di denuncia, di testimonianza, di resistenza e di liberazione; di lotta per la verita', per la legalita' e la democrazia, per i diritti di tutti, per la difesa della biosfera, per contrastare il potere mafioso e le mille forme di complicita' con la violenza, la menzogna, la corruttela.

Deve essere chiaro a tutti che Farid Adly non e' isolato: che lui ed i suoi compagni di lotta di Acquedolci hanno il sostegno persuaso, la solidarieta' autentica, l'aiuto concreto di tutte le donne e gli uomini che condividono la loro lotta per la salvaguardia della biosfera, per i diritti civili e sociali di tutti, per la convivenza democratica e lo stato di diritto.

Che le intimidazioni mafiose contro di lui non riguardano solo lui, ci riguardano tutti.

Che a lottare contro le intimidazioni mafiose, contro le devastazioni ambientali, contro una gestione discutibile - o pusillanime, o peggio - della cosa pubblica, non c'e' solo lui: ci siamo tutti.

*

Ma c'e' di piu': Farid Adly all'impegno civile e professionale che ha fatto si' che da decenni in Italia ed in altri paesi del bacino del Mediterraneo sia uno dei piu' stimati operatori sia dell'informazione democratica, sia del dialogo interculturale, sia del pensiero e dell'azione di solidarieta', di giustizia e di pace, aggiunge una qualita' ulteriore: l'essere un amico della nonviolenza. Farid Adly e' quindi non solo un lottatore per la verita', la democrazia, i diritti, ma questo impegno adempie con quel peculiare rigore, quella particolare coerenza, quella profonda limpidezza ed intransigenza che il concetto di nonviolenza designa.

Ad Acquedolci insieme a Farid Adly e i suoi compagni ci sono anche le ombre grandi di Danilo Dolci, e di don Pino Puglisi, e di Peppino Impastato e di Pippo Fava e delle tante e dei tanti che all'intimidazione mafiosa e al saccheggio della natura e alla violenza sulle persone hanno resistito. Ed insieme ci sono e ci saranno le persone in carne ed ossa, gli esseri umani viventi, che di quelle ombre si sono messi alla scuola, che recano nel cuore l'eredita' di Ninni Cassara' e di Libero Grassi, di Giovanni Falcone e di Salvatore Carnevale.

*

A tutti i nostri lettori ed a tutte le nostre lettrici che non lo avessero gia' fatto chiediamo ancora di esprimere solidarieta' a Farid Adly, di prendere pubblicamente posizione, di far circolare l'informazione sulla lotta che Farid Adly sta conducendo, sul rischio cui e' esposto.

Se qualcuno puo' aver pensato che un singolo Farid Adly possa essere "mandato a casa in una bara" (questa l'esplicita minaccia proferita dal latore dell'intimidazione mafiosa la sera del 2 aprile), sappiano sia i sicari che i mandanti che a contrastare i loro crimini non c'e' un solo Farid Adly, ma innumerevoli: siamo tutti Farid Adly, come siamo tutti Fuenteovejuna...

 

13. LE PENSIONI DI SALO'

 

Non volevo crederci. Pensavo a una macabra burla. E invece qualcuno che siede in parlamento - e nei ranghi della maggioranza parlamentare che sostiene il governo in carica - ha proposto, presentando un disegno di legge, di equiparare il bene e il male, di ritenere gli aguzzini dell'ordine hitleriano benemeriti al pari di chi ad esso si oppose, di non piu' distinguere tra il carnefice e la vittima, tra chi massacrava innocenti e chi cercava di salvare vite umane. Pensavo a una macabra burla. Non volevo crederci.

*

Ma questo e' accaduto: che qualcuno che siede in parlamento, nel luogo in cui si fanno le leggi, ha proposto di dare ai torturatori complici di Hitler riconoscimenti morali e benefici economici per i servigi allora resi. I servigi resi a Hitler. Dare un premio agli armigeri dell'ordine hitleriano, ai complici della Shoah. Qualcuno questo ha proposto.

A quando le medaglie al valore per i killer della mafia? A quando la cittadinanza onoraria a chi ha resecato piu' gole? A quando i monumenti alle SS? A quando il Nobel per il genocidio?

*

Sia chiaro: a tutte le persone anziane deve essere data una pensione che consenta loro di vivere dignitosamente i tardi anni ed estremi; e se non hanno fonte alcuna di reddito cui attingere, se non hanno svolto un'attivita' lavorativa onesta e legale tale da aver diritto a una pensione conseguente, ebbene, a tutti comunque una pensione decente deve essere data, a tutti. Indipendentemente da ogni altra considerazione. Poiche' tutti gli esseri umani sono esseri umani. Nessuno escluso. Ed a tutti vanno riconosciuti tutti i diritti umani, ed innanzitutto il primo e fondamentale di essi: il diritto a vivere, a vivere una vita dignitosa.

Sia chiaro: tra i giovani reclutati - sovente a forza - nei ranghi della teppa di Salo' puo' ben essersi dato che ve ne fossero di inconsapevoli, di ignari, di disperati; dopo vent'anni di diseducazione fascista, nella fornace della guerra, avvezzi ai truci pensieri e alla visione della morte, nell'infamia allevati e dall'orrore avvolti, puo' capitare che giovani innocenti si trasformino in drago, o del drago in artigli. Non e' delle loro coscienze che qui si giudica. Non e' della coazione che subirono, e del travaglio, e di come seppero - coloro che seppero - riscattarsene poi: non pochi disertarono, non pochi passarono alla Resistenza, e tutti certo lungo sessant'anni avranno avuto modo di ripensare all'accaduto, con piu' nitida cognizione di causa.

Sono passati sessant'anni, e sono passati per tutti: per tutti coloro che sono sopravvissuti. Per coloro che furono assassinati la vita e il mondo finirono li'. E tuttavia qui non si giudica del mistero delle anime, degli abissi e dei peripli morali ed esistenziali degli individui singoli. Qui si tratta del giudizio storico e giuridico, morale e politico, sull'evento della Shoah.

*

Ogni persona merita rispetto per il mero fatto della sua umanita'; ed ogni persona anziana merita per il fatto stesso di essere anziana (poiche' senectus ipsa eccetera) cura, sollecitudine.

Ma dare un premio speciale agli esecutori della Shoah e' altra cosa.

Sostenere che la criminale masnada degli scellerati di Salo' vada considerata alla stregua di un potere legittimo; sostenere che quell'attivita' di persecuzione, di torture, di omicidi, di  deportazione di innocenti nei Lager nazisti sia un'attivita' legale; sostenere che non vada fatta distinzione tra gli esecutori della Shoah e coloro che contro lo sterminio si sono battuti: ebbene, tutto cio' non e' abominevole?

*

Anche questo foglio naturalmente si unisce alle voci delle associazioni dei deportati e dei resistenti, degli enti locali fedeli alla Costituzione democratica e antifascista, delle tante persone di volonta' buona che hanno gia' espresso la loro indignazione e la loro angoscia dinanzi a una proposta cosi' infame, cosi' obbrobriosa.

 

14. E' VERO

 

E' vero che il 25 aprile non e' la festa di tutti.

Gli estimatori e gli eredi delle SS oggi non festeggiano. Non festeggiano i discepoli dell'ordine hitleriano. Non festeggiano i torturatori, non festeggiano gli assassini, non festeggiano i costruttori e i guardiani dei Lager, i tagliagole, gli stragisti, i deportatori e i macellatori di carne umana.

Oggi festeggia solo l'umanita'.

 

15. EN ALABANZA DE UN CARPINTERO LLAMADO RICARDO ORIOLES

 

[Ci scrive il nostro amico Benito D'Ippolito: "Il titolo e' una reminiscenza - e un omaggio - a una poesia (En alabanza de un carpintero llamado Alfonso) di Nicasio Alvarez de Cienfuegos, l'autore di quella 'Rosa del desierto' che verosimilmente e' una delle fonti della Ginestra leopardiana. Erra, ahime', nello stabilire la genealogia del tema la nota di commento in Cienfuegos, Poesias, Castalia, Madrid 1969, 1980, p. 148; Cienfuegos mori' nel 1809, Leopardi compose la Ginestra - titolo completo, come ognun sa: 'La Ginestra / o il fiore del deserto' - nell'ultima fase della sua vita, probabilmente nel 1836 (si spense nel 1837, era nato nel 1798); sull'argomento cfr. anche Franco Meregalli, Presenza della letteratura spagnola in Italia, Sansoni, Firenze 1974, p. 55, e Walter Binni, La protesta di Leopardi, Sansoni, Firenze 1973, 1977, nota a p. 235. E visto che il filologo per diletto e' all'opera: a p. 165, proprio nel testo di En alabanza..., nell'ed. cit. (curata da Jose' Luis Cano, edizione che al di la' delle mende che qui segnaliamo resta semplicemente ammirevole) e' saltato un verso: cfr. la nota di Polt in John H. R. Polt (a cura di), Poesia del siglo XVIII, Castalia, Madrid 1987, p. 341. Chi scrive ignora se vi sia una traduzione italiana di Cienfuegos. En alabanza..., scrive Cano, 'es seguramente el poema mas revolucionario de Cienfuegos': forse non e' fuori luogo ricordarlo qui".

Riccardo Orioles e' giornalista eccellente ed esempio pressoche' unico di rigore morale e intellettuale (e quindi di limpido impegno civile); militante antimafia tra i piu' lucidi e coraggiosi, ha preso parte con Pippo Fava all'esperienza de "I Siciliani", poi e' stato tra i fondatori del settimanale "Avvenimenti", cura attualmente in rete "Tanto per abbaiare - La Catena di San Libero", un eccellente notiziario che puo' essere richiesto gratuitamente scrivendo al suo indirizzo di posta elettronica; ha formato al giornalismo d'inchiesta e d'impegno civile moltissimi giovani. Per gli utenti della rete telematica vi e' anche la possibilita' di leggere una raccolta dei suoi scritti (curata dallo stesso autore) nel libro elettronico Allonsanfan. Storie di un'altra sinistra. Sempre in rete e' possibile leggere una sua raccolta di traduzioni di lirici greci, ed altri suoi lavori di analisi (e lotta) politica e culturale, giornalistici e letterari. Due ampi profili di Riccardo Orioles sono in due libri di Nando Dalla Chiesa, Storie (Einaudi, Torino 1990), e Storie eretiche di cittadini perbene (Einaudi, Torino 1999). E' tale il rigore intellettuale e morale, il nitido impegno civile di Riccardo Orioles, che da anni la sua attivita' giornalistica si esercita al di fuori della certezza di una retribuzione, senza la copertura di una scrivania in una redazione, donando del tutto gratuitamente gli articoli della sua newsletter "Tanto per abbaiare - La catena di San Libero" a quei mezzi d'informazione che vogliano farne uso, alle persone che leggerli desiderano. Cosicche' non sara' fuori luogo invitare qui chi legge queste righe a sostenere questa straordinaria esperienza giornalistica: la "Catena di San Libero" e' una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro, non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro; esce dal 1999. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta...

Non occorre aggiungere che l'Alonso Quijano evocato nel sonetto, quando si fece cavaliere errante assunse il nome - glorioso nome, e imperituro - di don Quijote de la Mancha]

 

Restar fedele al vero ed all'umano

seguire ancora l'ardua e strana via

che insegno' e conobbe il buon Quijano

scelse Riccardo Orioles. Se follia

 

fu o saggezza, se incanto o malia

nulla rileva, ma se anche un sol grano

di quel suo seminare cortesia

fruttifica, non sara' stato vano

 

un cosi' lungo andare per deserti

un cosi' strenuo raddrizzare torti

un cosi' saldo aver pieta' dei morti

 

e dei viventi, e suscitare forti

nuovi compagni alla lotta, gli inerti

scuotendo ed avviando agli alti merti.

 

16. ANDRE GUNDER FRANK

 

E' stato uno dei nostri maestri.

Anche nei suoi libri noi allora giovani trovammo la lucidita' e la passione necessarie all'impresa che ardimmo concepire e che volemmo compiere, e che ha deciso delle nostre vite: scegliere per sempre la parte degli oppressi, rovesciare il mondo rovesciato, liberare Prometeo incatenato, costruire con pazienza la giustizia, aver cura degli uomini e del mondo, esercitare la misericordia.

Ma ho un ricordo anche della persona: gia' non eravamo piu' giovani, credo fossero ormai i primi anni '80, non ricordo in quale sala di Milano, a uno degli ultimi congressi del Partito di unita' proletaria per il comunismo, e forse l'ultimo vero; sul palco con Lucio Magri, o con Luciana Castellina, di certo con Samir Amin, non ricordo chi altri ma certo altri c'erano, Lidia Menapace, forse Eliseo Milani che ci ha lasciato alcuni mesi fa, c'era anche Andre Gunder Frank.

Non tenne una lunga relazione, prese in mano e srotolo' uno dei manifesti che annunciavano l'incontro, ne enunciavano il tema, e parlando con quell'italiano da poliglotta sapiente di tutte le lingue e le storie e le vite del mondo, accenno' parco, con parole sobrie, alla difficolta' dei compiti dell'ora e all'intreccio tra ogni aspetto del nostro agire e del nostro patire, nostro di tutte e di tutti, poiche' sapeva che unica e' la lotta, unica e la stessa la resistenza all'inumano. Non parlo' molto, e subito si sciolse in un sorriso, in un sorriso si accomiato', come il gatto del Cheshire. Noi nella sala ci scioglievamo in lacrime di commozione, di affetto, di gratitudine. Non ho dimenticato.

Come non ho dimenticato quella lezione di Vittorio Emanuele Giuntella a Roma che in un'aula universitaria corrusca e plumbea di scritte murali inneggianti alla piu' bestiale cupio dissolvi ci lesse un suo "piccolo tazebao" con cui, lui ufficiale degli alpini reduce dai Lager nazisti per essersi opposto dopo l'8 settembre all'ordine hitleriano, ci esortava con le parole di Gandhi alla resistenza contro l'inumano; o quella volta che Ernesto Balducci a Viterbo in un afoso pomeriggio lesse per noi la Bambina di Pompei di Primo Levi per scuoterci alla lotta contro ogni torpore, contro ogni barbarie; o quelle righe che mi scrisse Tomaso Serra che aveva combattuto in Spagna per la liberta' di tutti e per tutta la vita era restato fedele alla fraternita' anarchica che a tutti dona e ciascuno degnifica, e che mai cede alla menzogna e all'ingiustizia. Non ho dimenticato.

Ma forse qui occorre una chiusa meno solenne, e piu' brechtiana, e sia la seguente: e' a questi volti, a questi gesti, a queste voci che ripenso ogni volta che mi capita di rivedere quel punto di Casablanca in cui Henreid-Victor dice a Bogart-Rick tornato alla lotta antifascista "Ora so che vinceremo". Con gratitudine che non si estingue.

 

17. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

18. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1229 del 30 marzo 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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