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Coi piedi per terra. 755



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 755 del 26 aprile 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di ottobre 2000 (parte terza e conclusiva)

2. Dieci frettolosi appunti (ed una finale licenza) di Giobbe Santabarbara su nonviolenza e religione

3. Abbozzo di un progetto per una campagna nonviolenta che impedisca la partecipazione italiana alla guerra (19 luglio 1999)

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI OTTOBRE 2000 (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di ottobre 2000.

 

2. DIECI FRETTOLOSI APPUNTI (ED UNA FINALE LICENZA) DI GIOBBE SANTABARBARA SU NONVIOLENZA E RELIGIONE

[Dal nostro scontroso amico e questionator perplesso Giobbe Santabarbara riceviamo e volentieri pubblichiamo questi frettolosi appunti sul tema del rapporto tra nonviolenza, religione e religioni]

 

I. Nonviolenza e' concetto di cui esistono tante definizioni ed interpretazioni quanti sono gli amici della nonviolenza. Sebbene quasi tutti condividano il riferimento a Gandhi come una fonte decisiva, non solo da Gandhi si mutuano aspetti diversi dandone sviluppi talora assai diversificati e fin dicotomici, ma se ne arricchisce la teoria-prassi con apporti originali o dedotti da altre figure, altre tradizioni; cosicche' dire di una persona che e' un pensatore nonviolento, o un militante nonviolento, o un amico della nonviolenza, e' dir molto ed insieme ancora molto poco. Poiche' la sua azione e la sua riflessione possono avere scaturigini, caratteri ed esiti tutt'altro che scontati, banali, omogenei.

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II. Per molti qualificati pensatori nonviolenti la nonviolenza non si da' senza un fondamento religioso.

Ad esempio la nonviolenza gandhiana, e specificamente il satyagraha, non potrebbe sussistere senza una scelta religiosa cogente: e' quella scelta religiosa cogente.

Paradossalmente la nonviolenza ha caratteristiche piu' laiche e metodologiche in altri pensatori e militanti che pure hanno una qualificazione accademica e professionale di addetto al culto religioso: si pensi a Martin Luther King.

In altri casi ancora la nonviolenza da' luogo ad un impegno che giunge fino alla fondazione di un vero e proprio "ordine" di tipo religioso: si pensi all'esperienza di Lanza del Vasto e dell'Arca.

O ancora, si da' l'esperienza di persone che muovendo da un impegno sacerdotale in una chiesa, giungono a proporre una riflessione nonviolenta di straordinaria apertura talche' essi parlano davvero per tutti, da "uomini planetari": e' la cifra e il tragitto di padre Ernesto Balducci.

E' noto che per Aldo Capitini il nesso tra religione e nonviolenza e' decisivo, ed e' altrettanto noto che la sua religione ha connotazioni assolutamente peculiari.

Si danno altresi' esempi di personalita' nonviolente che presentano ad un tempo caratteristiche mistiche ed attive, coniugando un impegno concreto connotato da quello che potrebbe apparire come un primato assoluto della prassi, con una meditazione ed espressione - ad esempio poetica - che piu' che contemplativa e' definibile peculiarmente come mistica. Si pensi a Danilo Dolci.

E naturalmente non e' mancato chi della nonviolenza ha dato un'interpretazione assolutamente laica ed altresi' svincolata dalla referenza religiosa; ed anche qui si danno numerose varianti: da chi della nonviolenza da' un'interpretazione prevalentemente antropologica, a chi ne da' un'interpretazione strettamente relazionale; da chi ne evidenzia come centrale l'aspetto metodologico di insieme di tecniche e di strategie comunicative, deliberative ed operative, a chi ne assume come centrale la dimensione sociale e politica; da chi la congiunge preminentemente a filoni di riflessione etica, a chi la connette a precisi presupposti ontologici o ermeneutici.

E naturalmente si danno interpretazioni ed assunzioni della nonviolenza in prospettive del tutto aliene da una dimensione trascendente, ed approcci non solo meramente immanenti, ma altresi' esplicitamente ateistici.

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III. Del resto, cosi' come il concetto di nonviolenza si apre a molteplici dimensioni e possibilita', anche quello di religione si articola in un ventaglio di ipotesi che giungono ad esiti sotto molti riguardi fin incommensurabili ed a tal punto l'un l'altro eterogenei e fin alieni da presentarsi infine come irriducibili ad un qualsivoglia denominatore comune.

IV. Da Denis Diderot a Ludwig Feuerbach, da Karl Marx a Soeren Kierkegaard, da Rudolf Bultmann a Paul Ricoeur, da Simone Weil a Dietrich Bonhoeffer, da Martin Buber a Ernesto De Martino, da Walter Benjamin a Emmanuel Levinas, da Karl Barth a Italo Mancini, da Ernst Bloch a Enrique Dussel, da Sergio Quinzio a David Maria Turoldo - per dire i primi nomi che ci vengono in mente tra quelli che per chi scrive queste righe hanno contato (ma anche per dire alcuni autori la cui riflessione riteniamo utile ed assai frugifero intrecciare alla teoria-prassi nonviolenta, autori che riteniamo occorra valorizzare per l'elaborazione di una cultura della pace e della dignita' umana) - l'indagine sul religioso e sul sacro si configura come un territorio mentale ed esistenziale sconfinato e meraviglioso, dalle infinite dialettiche e dalle molteplici dimensioni. Son cose ovvie, ma e' pur opportuno non dimenticarle.

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V. La religione come "religio", ovvero come legame, collegamento, comunita' tra gli esseri umani; la religione come progetto e come tensione, come protesta e come ricerca, oltre e contro la finitudine e l'assurdo; la religione come tentativo di esperire un nesso che colleghi ed unifichi il campo del cielo stellato e quello della legge morale; ma anche la religione come alienata consolazione ed insieme come effettuale contestazione di un mondo ingiusto; la religione come sovrastruttura e come profondita'; come mascheramento e come disvelamento. Non e' facile dirne. Anche una formula apparentemente cosi' semplice come quella dell'"oppio dei popoli", indagata adeguatamente rivela una complessita' di intenti ed implicazioni e diffrazioni che puo' fin sbigottire chi ancora crede che il mondo sia riducibile ai cartelli segnaletici, chi non coglie che anche i cartelli segnaletici presuppongono e disvelano una complessita' che allude alla totalita' ed insieme la nega.

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VI. La personale opinione di chi scrive queste righe e' che sia possibile studiare, adottare, proporre la nonviolenza a partire da diverse opzioni religiose e non religiose. Che sia possibile ritenere la nonviolenza una scelta religiosa e religiosamente fondata; e che sia possibile ritenere la nonviolenza una scelta intellettuale e morale fondata su una visione del mondo non religiosa: materialistica, o esistenzialista nelle varianti immanentiste ed atee di questo filone di pensiero, o fallibilista, o ermeneutica, o contrattualista, o utilitarista. Ci sono esempi rilevanti per ciascuna di queste ipotesi.

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VII. Sarebbe da aggiungere almeno un accenno a un duplice decisivo rapporto: quello tra religione e linguaggio; e quello tra nonviolenza e comunicazione. Ma qui giunti adesso l'arte e i cesti deponiamo.

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VIII. Altro sarebbe da dire sulle relazioni tra sfera del sacro (e quindi del sacrificio) e sfera del potere (e quindi del politico). E sul rapporto ad esse sfere da parte della nonviolenza nella sua duplice e compresente specificazione di comunicazione interrogante e di cooperativo conflitto.

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IX. Una cosa e' esaminare il tema del rapporto tra nonviolenza e religione, ed altra cosa e' esaminare il tema del rapporto tra nonviolenza e religioni. Le rispettive indagini richiedono distinti approcci ermeneutici, specifici strumenti categoriali, peculiari forme di concreta verifica.

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X. Ma insomma, mi disse una volta il mio buon vecchio professore di retorica che tutti gli dicessero, tu alla fine del concionare tuo mai giungi ad una conclusione, ed invece di apprestare soluzioni o quantomeno additare sentieri, costantemente rimandi ad uno stallo, e ad uno scacco. Appunto in cio' individuo se non il mio compito, almeno la mia attitudine, e del resto abbiate la bonta' di sopportarmi, come io sopporto questa vita che e' cosi' amara che senza una reciproca benevolenza essa sarebbe davvero un troppo gravoso pondo. Ed anche questo e' dire di religione, e di nonviolenza, e delle nostre comuni perplessita', e del comune nostro dovere di reciproco sostegno.

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XI. Licenza

 

"Ohe, ma dico, Fortini, a sessant'anni

non sai ancora se Iddio c'e' o non c'e'?"

 

"Non c'e'!", grido, "non c'e'". (Ma Iddio mi danni

se lo so, dico tra me).

 

(Franco Fortini, Poesie inedite, Einaudi, Torino 1997)

 

3. ABBOZZO DI UN PROGETTO PER UNA CAMPAGNA NONVIOLENTA CHE IMPEDISCA LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GUERRA (19 LUGLIO 1999)

[Il testo che presentiamo di seguito e' stato scritto e diffuso dal responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo il 19 luglio 1999 ed ha avuto una circolazione limitatissima. Ci decidiamo oggi a diffonderlo piu' ampiamente, con alcune minime correzioni ed integrazioni, pur consapevoli dei suoi limiti e della sua forma di mera bozza da sviluppare.

La proposta e' semplice: prepararci da oggi a contrastare con la nonviolenza una eventuale nuova guerra cui l'Italia dovesse partecipare in recidiva violazione dell'art. 11 della Costituzione italiana che appunto proibisce la partecipazione italiana a qualsivoglia guerra che non sia di mera difesa.

La proposta e' impegnativa: contrastare davvero la guerra con la nonviolenza non e' come fare una manifestazione ogni tanto, richiede impegno, responsabilita', preparazione, discussione, approfondimento, disciplina, rigore morale e intellettuale: richiede quella che Gandhi chiamava "la nonviolenza dei forti".

La proposta e' solo abbozzata: vorremmo che veramente si riflettesse su di essa e si trovassero forme efficaci e limpide, assolutamente nonviolente, di intervento che salvi vite umane, impedisca le stragi, difenda la legalita' costituzionale e non metta in pericolo nessuno.

Aggiungiamo qui alle indicazioni bibliografiche provvisorie segnalate al punto 6, almeno le seguenti: il nostro lavoro La nonviolenza contro la guerra, scaricabile dalla home page di Peacelink; i materiali contenuti nel notiziario telematico "In cammino verso Assisi" (disponibile nell'archivio mailing list "pace" di Peacelink); ed i materiali pubblicati in questo notiziario (anch'esso disponibile nell'archivio mailing list "pace" di Peacelink)]

 

Primo abbozzo di un progetto per una campagna nonviolenta che blocchi una eventuale nuova partecipazione dell'Italia a una guerra con caratteristiche analoghe a quella condotta dalla Nato contro la Jugoslavia nei mesi scorsi.

Campagna nonviolenta il cui perno e' la realizzazione generalizzata di azioni dirette nonviolente consistenti nell'impedire il decollo dei bombardieri invadendo lo spazio aereo circostante e sovrastante le basi militari coinvolte con il lancio di "mongolfiere per la pace".

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0. Premessa

0.1. Questo progetto avrebbe dovuto essere elaborato prima della guerra della Nato contro la Jugoslavia per poter essere utilizzato in quella circostanza.

0.2. Purtroppo quella guerra ci colse impreparati.

Noi stessi ci attardammo per circa dieci giorni in iniziative inadeguate sia di carattere introflesso sia di carattere simbolico orientate pressoche' unicamente alla pressione sul governo, sul Parlamento, insomma su altri soggetti agenti, mentre fin dall'inizio avremmo dovuto agire per fermare direttamente noi la guerra.

Solo ai primi di aprile ci rendemmo pienamente conto che occorreva rinunciare all'illusione di poter persuadere, con piccole e grandi manifestazioni politiche e morali di fatto pressoche' meramente simboliche, il governo e il Parlamento a tornare sul terreno della legalita' ed a cessare la guerra; e che quindi la guerra poteva e doveva essere fermata da un intervento diretto delle popolazioni che materialmente bloccasse la sua esecuzione pratica, ovvero, per quanto riguardava il popolo italiano, impedisse il decollo dei bombardieri dalle basi site in territorio italiano; che occorreva quindi che ogni cittadino italiano assumesse la sua responsabilita' personale diretta ed irrinunciabile, e si adoperasse per fermare lui la guerra impedendo i bombardamenti bloccando il decollo dei bombardieri; ed ovviamente che questo doveva e poteva essere fatto esclusivamente con la nonviolenza per decisive ragioni non solo di efficacia ma di principio, di rigore intellettuale e morale, di coerenza democratica e fedelta' ai diritti umani ed all'umana dignita': poiche' solo la nonviolenza ed in particolare solo l'azione diretta nonviolenta ha le caratteristiche di intervento concreto e coerente che sono necessarie per contrastare la guerra direttamente ed efficacemente, dal basso, democraticamente, sul piano operativo vero e proprio.

Purtroppo anche quando giungemmo ad una piena consapevolezza di cio' che occorreva fare, e riuscimmo a tradurlo in una proposta operativa immediatamente praticabile (l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" con cui impedire il decollo dei bombardieri), e riuscimmo anche a sperimentarla con successo, e ci adoperammo a proporla al movimento pacifista tutto, non riuscimmo a persuadere altri (se non pochissimi, che ancora qui ringraziamo) e non riuscimmo a spostare il movimento pacifista su posizioni di lotta concreta, limpida ed efficace, ovvero sulla posizione della nonviolenza, e sulla pratica dell'azione diretta nonviolenta con cui materialmente e direttamente fermare i decolli dei bombardieri stragisti dalle basi site in territorio italiano.

Anzi, prevalsero purtroppo nel movimento pacifista posizioni di tutt'altro segno, contrarie alla nonviolenza, ambigue e strumentali, inadeguate e subalterne. In definitiva meramente simboliche, propagandistiche, talora palesemente strumentali, in certi casi perfino - per cosi' dire - "strabiche" e decisamente immorali, consapevolmente e quindi non innocentemente destinate all'inefficacia.

0.3. Abbiamo lungamente riflettuto su come sono andate le cose e sui motivi per cui non siamo riusciti a persuadere altri di cio' che era necessario e possibile, ovvero di una strategia centrata su azioni dirette nonviolente che potessero realmente e non simbolicamente bloccare i bombardamenti (e cosi' contribuire ad indicare la necessita' e la praticabilita' di un diverso ed efficace intervento per i diritti umani e la democrazia in Kosovo, realmente, coerentemente umanitario, cosi' come da anni lo praticano rilevanti esperienze di solidarieta' e riconciliazione pacifiste e nonviolente).

E siamo arrivati alle seguenti conclusioni:

a) e' mancata nella gran parte del movimento per la pace italiano la conoscenza della nonviolenza (ed ovviamente la mancanza di una adeguata conoscenza ha impedito che essa potesse essere scelta come valore e come proposta strategica ed operativa);

b) e' mancata la preparazione all'azione diretta nonviolenta di un numero sufficiente di persone: un'azione diretta nonviolenta come quella delle mongolfiere per la pace con cui invadere lo spazio aereo sovrastante le piste di decollo dei bombardieri, per poter essere praticata in modo ampio e prolungato - noi di fatto con un piccolo gruppo riuscimmo a farlo efficacemente solo per alcune ore l'11 aprile '99, e fummo bloccati prima ancora di riuscire a far levare una sola mongolfiera il primo maggio -, richiede molte persone e tutte precisamente preparate (anche ad affrontare la certezza della denuncia e la probabilita' dell'arresto e della detenzione);

c) e' mancata nel movimento pacifista italiano limpidezza di ragionamento e di comportamenti per vari concomitanti motivi che abbiamo altrove analizzato e proposto alla discussione; purtroppo quelli di noi che hanno cercato di operare per la chiarezza, contro le ambiguita' e le immoralita', si sono trovati ad essere minoritari, largamente inascoltati e di fatto sconfitti (pressoche' senza voce sui quasi tutti i pochi grandi mass-media vicini al movimento, cancellati dal volume delle proclamazioni delle grandi organizzazioni, quindi sconfitti nello scontro di linee strategiche - ma anche di scelte morali - con settori di movimento dalle collocazioni ambigue e dai comportamenti spregiudicati e per noi inammissibili);

d) ma e' mancato anche un piano operativo predisposto per tempo e per tempo studiato, pubblicamente proposto, largamente ed approfonditamente discusso, costruito insomma attraverso la piu' ampia partecipazione e visibilita', preparazione e critica, sperimentazione e verifica.

0.4. Con questo scritto ci proponiamo di iniziare ad elaborare e di proporre alla discussione del movimento pacifista italiano un piano operativo la cui finalita' e' appunto di fermare la partecipazione italiana ad una eventuale nuova guerra (con caratteristiche analoghe a quella recentemente svoltasi) con il nostro intervento diretto nonviolento.

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1. Fase preparatoria

1.1. Promozione della nonviolenza e formazione al suo uso

- diffusione a livello di massa della conoscenza della nonviolenza;

- training nonviolenti generici e specifici.

1.2. Iniziative per il disarmo e la smilitarizzazione

- studio accurato del dispositivo bellico italiano ed internazionale in territorio italiano; studio degli attuali sistemi d'arma e dei loro punti vulnerabili con tecnologie ecologiche e nonviolente; costruire un osservatorio possibilmente con il coinvolgimento di enti locali, di istituti di ricerca, di dipartimenti universitari, che faccia costante monitoraggio; tale azione di studio e di monitoraggio ovviamente va condotta unicamente servendosi delle fonti ufficiali pubbliche e delle pubblicazioni scientifiche a tutti disponibili;

- proposta di un'iniziativa parlamentare e degli enti locali contro il segreto militare;

- iniziativa di coscientizzazione contro le violazioni della sovranita' popolare costituite dalla mancanza di democrazia su questioni strategiche, di politica della difesa, di politica internazionale;

- opposizione al cosiddetto "nuovo modello di difesa" e richiesta di una discussione e legiferazione parlamentare in materia;

- iniziativa contro il monopolio militare della Difesa, e valorizzazione ed attuazione della proposta strategica della difesa popolare nonviolenta (DPN) recentemente recepita nella legislazione italiana (legge 230/98);

- iniziativa contro la produzione di armi e per la riconversione a produzioni civili delle industrie armiere;

- lotta contro i poteri criminali e in difesa della legalita' e della democrazia;

 iniziativa perche' siano perseguiti penalmente i responsabili della violazione della Costituzione, della realizzazione della guerra della Nato contro la Jugoslavia, delle stragi e dei crimini in essa e durante essa nell'area investita avvenuti;

- iniziativa per la riduzione delle spese militari nel bilancio dello stato;

- iniziative per il disarmo;

- promozione di una campagna nonviolenta internazionale per l'abolizione della Nato.

1.3. Preparazione specifica all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace

- addestrarsi all'azione diretta nonviolenta con vere e proprie esercitazioni di simulazione;

- esercitarsi alla costruzione con tecnologie leggere, sicure, economiche ed ecosostenibili, di mongolfiere per la pace con cui invadere lo spazio aereo sovrastante e circostante le piste di decollo dei bombardieri;

- pianificare dettagliatamente l'organizzazione e la gestione di una campagna nonviolenta centrata su azioni dirette nonviolente per fermare la guerra;

- dare la massima pubblicita' a tutto cio', favorire la piu' ampia discussione e partecipazione, lavorare in modo assolutamente antiautoritario, condividendo responsabilita' e non eludendo alcun problema anzi promuovendo il confronto ed invitando gli oppositori della presente proposta a discutere insieme valorizzandone il punto di vista.

1.4. Aspetti organizzativi specifici

- costruzione di una rete nazionale in grado di tenersi collegata e di operare simultaneamente; essa potrebbe configurarsi come rete di protezione civile e come esperienza di Difesa Popolare Nonviolenta; e' evidente che tale rete, come tutta l'iniziativa proposta, deve avere completa pubblicita';

- dotarsi di propri strumenti di informazione organizzati secondo un sistema a rete in grado di tenere costantemente informata l'opinione pubblica italiana ed internazionale;

- mobilitazione degli enti locali e collaborazione piena con essi in tutte le forme possibili;

- avviare e mantenere costantemente un canale pubblico di comunicazione col governo, col Parlamento, e con i Ministeri della Difesa, dell'Interno e degli Esteri, ai quali rendere conto dell'attivita' intrapresa e delle sue finalita'; attribuiamo un'importanza fondamentale a questo punto per vari motivi: a) vincere la paura della possibile repressione; b) rifiutare la clandestinizzazione della proposta e del movimento che si oppone alla guerra con la nonviolenza; c) la nonviolenza e' incompatibile col segreto, col sotterfugio, con l'inganno: quindi occorre sempre annunciare pubblicamente precisamente cosa si stia facendo e quali intenzioni si abbiano; d) un atteggiamento limpido ci mettera' al sicuro da eventuali provocatori in quanto non ci sarebbero segreti da scoprire o strutture occulte in cui infiltrarsi, ma tutto sarebbe sempre e solo alla luce del sole; e) contrastare la guerra ed i suoi sostenitori precisamente sul terreno della legittimita' e della legalita' costituzionale, dimostrando che un governo che fa la guerra e' fuorilegge e che dovere del cittadino italiano e' opporsi alla guerra in difesa della Costituzione; f) puntare a rendere questa proposta parte di una riconosciuta attivita' di protezione civile e di Difesa Popolare Nonviolenta; g) dare conto periodicamente a tutti (e quindi anche in primo luogo ai potenziali avversari dell'azione diretta nonviolenta) dell'attivita' che si sta svolgendo.

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2. Inizio dell'azione in caso di guerra

a) denuncia della violazione della Costituzione e del diritto internazionale;

b) ultimatum al governo chiedendo che ritorni nella legalita' costituzionale;

c) annuncio dell'iniziativa simultaneamente su tutto il territorio nazionale, con richiesta di autorizzazione all'azione diretta nonviolenta (consistente nell'impedire i decolli dei bombardieri occupando lo spazio aereo circostante e sovrastante le basi di decollo militari con "mongolfiere per la pace") sia a tutti gli enti locali nel cui territorio hanno sede le basi di guerra, sia centralizzata valida per tutte le basi e a partire da una data precisa e con proiezione illimitata nel futuro; richiesta di autorizzazione che specifichi anche la sua valenza di comunicazione dell'esecuzione dell'azione diretta nonviolenta anche in assenza di autorizzazione;

d) curare la presenza costante di mezzi di comunicazione ove si realizzi l'azione diretta nonviolenta;

e) devono agire solo dei "satyagrahi" (e' il termine gandhiano che designa i militanti nonviolenti), ovvero persone di provato rigore intellettuale e morale, scrupolosamente addestratesi per condurre tale iniziativa, disposte ai massimi sacrifici personali, che garantiscano di attenersi inflessibilmente alla nonviolenza;

f) e' importante la presenza di testimoni che non partecipino all'azione diretta nonviolenta, ma fungano da osservatori indipendenti ed imparziali;

g) e' fondamentale l'esclusione assoluta di persone incerte o ambigue, ed ovviamente di imbecilli e provocatori: deve essere assolutamente chiaro che la presenza di una sola persona che lanci ingiurie o commetta atti violenti o comunque interpretabili come tali implica l'immediata totale sospensione e sconfitta dell'azione diretta nonviolenta in corso;

h) vi deve essere un rapporto corretto con le autorita' legittime;

i) vi deve essere il rispetto assoluto per l'incolumita' personale e la dignita' umana di tutte le controparti e tutti i soggetti variamente coinvolti;

l) i "satyagrahi" impegnati nell'azione diretta nonviolenta devono assumere coscientemente e pienamente la responsabilita' delle loro azioni, ed accettare ed affrontare nonviolentemente tutte le conseguenze della loro iniziativa, incluso il pericolo di subire lesioni fisiche e la detenzione.

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3. sviluppi dell'azione

a) dinanzi agli arresti:

- i partecipanti all'azione diretta nonviolenta devono lasciarsi arrestare senza opporre alcuna resistenza;

- gli osservatori devono testimoniare, documentare e valorizzare tale condotta, a loro volta non devono fare alcun gesto violento ne' pronunciare alcuna dichiarazione offensiva;

- l'iniziativa deve svilupparsi come pianificata in forme assolutamente democratiche e trasparenti, attenendosi in ogni sua fase ed elemento alle regole della nonviolenza;

- richiesta della mobilitazione di massa in difesa della pace, della democrazia, dei diritti umani, della legalita' costituzionale e del diritti internazionale;

- richiesta di solidarieta' internazionale rivolta a tutti i movimenti pacifisti e per i diritti umani dei vari paesi del mondo;

- prosecuzione dell'azione diretta nonviolenta, eseguita sempre solo da persone preparatesi e rigorosamente fedeli ai valori e alle tecniche della nonviolenza ("satyagrahi");

- assicurare la continuita' del movimento e la sua intransigente adesione alla nonviolenza;

b) lancio di un appello alla disobbedienza civile come campagna di noncollaborazione con la guerra e con i poteri che violano la legalita' e realizzano stragi;

c) lancio di un appello allo sciopero generale contro la guerra e per la democrazia;

d) inizio della campagna di disobbedienza civile;

e) inizio dello sciopero generale.

Nota bene: ovviamente tanto una campagna di disobbedienza civile quanto la realizzazione di uno sciopero generale richiedono una preparazione notevole; in questo scritto non abbiamo approfondito la questione, ma se si comincia a lavorare sulla presente proposta occorrera' anche riflettere, discutere, lavorare su questi punti.

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4. Possibili conseguenze dell'azione

a)  denuncia, e possibilita' di fermo ed arresto, per la fattispecie di reato di "attentato alla sicurezza dei trasporti" (in quanto si esegue o si cerca di eseguire l'iniziativa);

b) denuncia, e possibilita' di fermo ed arresto, per la fattispecie di reato di "istigazione a delinquere" (in quanto si propone l'iniziativa);

c) se l'iniziativa e' eseguita da persone adeguatamente addestrate, preparate e persuase, che aderiscono ai valori della nonviolenza e si attengono rigorosamente alle sue regole di condotta e tecniche di lotta, essa da parte degli esecutori non mette in pericolo l'incolumita' di alcuno e non lede la dignita' di alcuno: e' evidente pero' che i nonviolenti possono subire offese, minacce ed anche aggressioni. E devono essere preparati a fronteggiare da nonviolenti questa evenienza.

4.bis. Ma anche: possibili conseguenze della stessa proposta di iniziativa che qui formuliamo.

Non possiamo escludere che taluni possano ritenere che la formulazione di questa proposta, e la preparazione ad essa, pongano in essere fin d'ora la fattispecie di reato della "istigazione a delinquere", sebbene ci sembrerebbe una tesi illogica (peraltro: a nostro avviso proporre e realizzare un'azione che non provoca danni, che salva delle vite umane, che difende la legalita' costituzionale, non solo non ci sembra configurarsi in alcun modo come atto criminoso, ma ci sembra essere invece un dovere civile di ogni cittadino fedele al dettato costituzionale, oltre che alle leggi non scritte ma incise nella coscienza di ogni essere umano).

Questo punto svilupperemo prossimamente.

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5. Possibile modifica di scenari politici, giuridici e strategici

Riteniamo che il fatto stesso che si cominci a lavorare su questa proposta possa modificare lo scenario attuale: la consapevolezza che un governo puo' essere messo in mora se viola la Costituzione ed entra in guerra; la consapevolezza che la popolazione stessa puo' fermare una guerra illegale e criminale e si esercita e prepara a tal fine; la consapevolezza che la politica della difesa e la politica internazionale possono essere sottratte al monopolio di lobbies affaristiche e militari ed essere invece controllate dal basso attraverso un impegno democratico rigorosamente fedele alla legalita' costituzionale; ebbene, tutto cio' puo' avere un impatto immediato e fortissimo.

Anche questo punto svilupperemo prossimamente.

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6. Alcuni percorsi bibliografici di approfondimento

Anche questa bibliografia svilupperemo prossimamente.

Per ora rinviamo ad alcune altre nostre pubblicazioni tra cui Uomini di pace, Viterbo 1997, nuova edizione 1999; Nonviolenza: percorsi di lettura, Mestre 1998; Guida pratica all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace, Viterbo 1999, e ad una serie di materiali stesi in questi ultimi mesi e settimane e diffusi perlopiu' per via telematica.

6.1. La nonviolenza

a) concetti;

b) esperienze storiche;

c) tecniche;

d) addestramento.

6.2. Sull'impatto dell'iniziativa

a) sugli aspetti politici;

b) sugli aspetti giuridici;

c) sugli aspetti strategici;

d) sugli aspetti psicologici, massmediologici e culturali.

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7. Congedo ed appello

7.1. Questo progetto e' stato elaborato dal responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, che ne assume la piena responsabilita', ed e' proposto alla riflessione ed alla discussione di istituzioni, associazioni e movimenti impegnati per la pace, i diritti umani, la democrazia, la legalita' costituzionale e il diritto internazionale, contro i poteri criminali, e per la nonviolenza.

7.2. La nostra speranza e' di poterlo discutere con persone di volonta' buona, movimenti di pace e di solidarieta', associazioni di volontariato, enti locali, studiosi, rappresentanti delle istituzioni, sulla base di una condivisione piena della scelta della nonviolenza, della difesa della legalita' costituzionale, del diritto internazionale, della democrazia, di un impegno autentico e responsabile per la pace e i diritti umani.

7.3. Cosa chiediamo ai nostri interlocutori

- discutere realmente questa bozza di lavoro;

- cominciare a costruire una rete di riflessione, di contatti, di risorse conoscitive;

- iniziare l'addestramento all'azione diretta nonviolenta cosi' da poter disporre in prospettiva di un numero adeguato di persone sicuramente preparate ed affidabili.

Viterbo, 19 luglio 1999

 

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COI PIEDI PER TERRA

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Numero 755 del 26 aprile 2013

 

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